La Chiesa contro la tratta di cristiane rapite in Pakistan da sfruttatori cinesi

In Cina, a causa della “politica del figlio unico” e dell’aborto forzato in massa di feti femminili, ci sono più uomini che donne. Ora, grazie anche agli accordi economico-commerciali tra i due paesi, le famiglie cinesi si riforniscono di “spose” dal Pakistan, soprattutto dalla minoranza cristiana, che è la più povera perchè è la più discriminata. 

La piaga dei matrimoni falsi fra ragazze pakistane e giovani cinesi che poi le costringono a prostituirsi, è stata denunciata dalla Chiesa cattolica già da molto tempo. Quelli di questi giorni sono i primi arresti in questo campo.

La prima a denunciare la tratta di donne cristiane è stata proprio la Chiesa cattolica, nel 2017. Lungo la cosiddetta Nuova via della Seta si instradano anche numerosi lavoratori cinesi: su suolo pakistano contraggono anche “matrimonio” per ingannare donne che poi sono costrette a diventare schiave della prostituzione e fattrici per i loro padroni.

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PRIMI ARRESTI IN PAKISTAN: GANG DI CINESI COINVOLTI NEI RAPIMENTI DI DONNE PAKISTANE E FALSI MATRIMONI

La Chiesa cattolica del Pakistan lancia un severo monito contro i matrimoni misti con mariti cinesi, sempre più in aumento nell’ultimo periodo anche grazie alle numerose imprese di Pechino sul suolo pakistano.

Padre Inayat Bernard, rettore della cattedrale del Sacro Cuore di Lahore, mette in guardia dagli accordi matrimoniali con uomini cinesi, che “potrebbero essere dannosi per le famiglie cristiane e soprattutto per le mogli” ingannate e costrette a diventare schiave. 

Shahid Anwar, coordinatore diocesano di Giustizia e pace a Faisalabad, racconta ad AsiaNews che “gli incidenti di matrimoni falsi fra cinesi e ragazze cristiane sono divenuti un numero spropositato. I gruppi criminali sfruttano povere famiglie cristiane e le accecano con promesse di denaro, poi usano le ragazze nell’industria del sesso, nei lavori forzati e in altre umilianti situazioni.  Il governo pakistano e il consolato cinese dovrebbero prendere azioni decise contro questo traffico di persone, verificando visti e certificati di matrimoni. Da parte sua, la società civile dovrebbe educare alla consapevolezza su questi traffici umani di massa, specie verso i bambini e le minoranze religiose, che sono le vittime più facili”.

Lungo la nuova via della seta, strascichi di violenza e soprusi

Diverse famiglie cristiane hanno sporto denuncia contro il traffico di donne a Lahore presso la Commissione nazionale Giustizia e pace della Conferenza episcopale. In Pakistan operano diverse aziende di Pechino legate al Corridoio economico sino-pakistano (China Pakistan Economic Corridor), uno dei progetti chiave della “Nuova Via della seta”, che impiegano manovalanza cinese. (Asia News)

Il metodo con cui operano queste organizzazioni criminali è stato spiegato da Jameel Ahmed Khan, un alto funzionario della Federal Investigation Agency (FIA) a Lahore. «I trafficanti predano donne e ragazze vulnerabili, offrendo lavoro e trasporto in Cina, poi le vendono, per cifre che vanno dai 3.000 a 13.000 dollari, a uomini cinesi. Una volta acquistate, donne e ragazze sono in genere bloccate in una stanza e violentate ripetutamente: l’obiettivo è farle rimanere gravide rapidamente». Secondo alcune stime dall’ottobre 2018 sarebbero almeno 1000 le ragazze pakistane vendute come “spose”. (Il Timone)

Un crimine sistematico contro l’umanità, e proprio nelle sue frange più deboli ed esposte: donne, spesso giovanissime, di una minoranza perseguitata, come è indubbiamente quella cristiana in Pakistan e non solo.

picchina18b-300x196Tragico (e prevedibile) frutto della politica del figlio unico in Cina: mancano all’appello milioni di donne, che in Cina sono state sistematicamente eliminate.  La famigerata legge sul figlio unico in vigore in Cina ha indotto il governo locale a tollerare (e in alcuni casi sostenere) il traffico di esseri umani e la schiavitù sessuale. È la denuncia contenuta nel Rapporto sul traffico di esseri umani presentato dal governo americano nel 2013.

Prima di soffermarci sull’orrore di questo vero e proprio mercato che ha addirittura qualcosa da aggiungere allo scempio della tratta di schiavi compiuto nei secoli passati, occorre riflettere sulla causa prima che lo ha innescato e continua ad alimentarlo.

Le donne in Cina sono state sistematicamente sterminate, prima della nascita o, in caso di inceppamento del controllo qualità, anche dopo.

La politica del figlio unico (in vigore dal 1979 al 2015, quando la Corte suprema cinese ha concesso alle famiglie di avere “addirittura” due figli) ha portato la maggior parte delle famiglie a privilegiare la nascita di figli maschi con metodi alquanto sbrigativi: aborti di massa di feti femminili. L’esito inevitabile è la tragica sproporzione tra uomini e donne e la difficoltà estrema per i maschi in età da prender moglie di riuscire a trovarla.

Il Pakistan, come l’India e altri paesi asiatici, però soffre già al suo interno dello stesso male auto inflitto. Gli esponenti del sesso femminile non sono graditi e per questo frequentemente soppressi. Prima di nascere, a ridosso del primo vagito, o a distanza di anni. Le sopravvissute possono anche ritrovarsi in un altro braccio della morte a rate: quello della prostituzione infantile, forzata ovviamente come l’assunzione di ormoni a cui le vittime minorenni sono sottoposte.

La denuncia del fenomeno è stata fatta da Human Rights Watch lo scorso dicembre:

La carenza di donne sta avendo conseguenze dannose in Cina e talvolta anche nei Paesi vicini. (…) I trafficanti predano donne e ragazze vulnerabili, offrendo lavoro e trasferimento in Cina, per poi venderle, per somme che vanno da 3 mila a 13 mila dollari, a famiglie cinesi che faticano a trovare una moglie per il proprio figlio. Una volta che sono state comprate, le donne e le ragazze vengono segregate in una stanza e ripetutamente violentate per renderle gravide in modo da poter garantire un figlio alla famiglia. Dopo aver partorito, alcune hanno il permesso di fuggire, ma non possono portare con loro i figli. Vi sono prove dell’esistenza di questa tratta delle ‘mogli’ anche in Cambogia, nella Corea del Nord e in Vietnam, e ne potrebbero emergere anche da altri Paesi confinanti con la Cina. L’importazione di donne non risolve la carenza, ma la diffonde. (Human Rights Watch)

Tra i paesi “fornitori” di spose per la Cina, Myanmar e quasi tutto il Sud Est asiatico

Lo stesso fenomeno era già stato denunciato riguardo al Myanmar, altro paese “fornitore” di spose forzate. Lo denunciava ad aprile Sophie Richardson, direttore cinese per HRW:

Human Rights Watch ha documentato il traffico di spose in Myanmar, dove ogni anno centinaia di donne e ragazze vengono ingannate attraverso false promesse di lavoro per recarsi in Cina, per poi essere vendute alle famiglie cinesi come spose e detenute in schiavitù sessuale, spesso per anni. Chi scappa spesso deve lasciare indietro i propri figli.I giornalisti hanno documentato forme simili di traffico di sposi da Cambogia, Laos, Corea del Nord e Vietnam.

Le vittime soprattutto tra la minoranza cristiana

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UNO DEI “MATRIMONI” FALSI: un cinese del racket dei rapitori e la giovanissima Mehak Parvez pakistana

Quello che colpisce e ci conferma nella certezza che non c’è limite alla malvagità umana- se non la pazienza di Dio- è che le vittime siano proprio le più giovani e le più indifese: in Pakistan infatti le spose rapite sono quasi tutte ragazze, poco più che bambine, cristiane

Sono scappate dai mariti che gestiscono un bordello illegale a Lahore, camuffato da agenzia matrimoniale, e volevano venderle in Cina: è la storia di due ragazze pakistane date in sposa a uomini cinesi senza scrupoli. 

Secondo quanto riporta Asia News due ragazze sono riuscite a fuggire ai loro “mariti” cinesi e a sottrarsi alla prostituzione nel bordello nel quale erano costrette. Si chiamano Samina e Tasawur Bibi e come loro centinaia di altre ragazze sono state consegnate ai clienti cinesi grazie ad un collaudato corridoio economico e criminale tra i due paesi. Complici anche pastori cristiani che falsificavano certificati religiosi per giustificare i matrimoni, soprattutto con i genitori delle ragazze.

Da novembre 2017 ad oggi sono stati celebrati almeno 700 matrimoni misti con modalità simili: proposta di matrimonio appoggiata dalla famiglia o da figure di rifermento locale, produzione di certificati falsi, consensi ottenuto con la costrizione, l’uso di droghe e minacce.

Come è successo a Muqadas Saddique, diciannovenne pakistana. A febbraio di quest’anno 2019 ha sposato a Islamabad Ma Shitao, cinese.

 Ad Asia News racconta: “Diverse donne del nostro quartiere mi avevano proposto le nozze. Sono andata a conoscere lo sposo insieme alla mia famiglia, ma non sapevo che avevano organizzato il matrimonio per il giorno stesso. Avevano preparato tutto con il loro pastore. Ci hanno drogato con del thè adulterato, così abbiamo acconsentito a tutto ciò che ci veniva chiesto”. La ragazza è tornata a casa il giorno dopo. “Avevo acconsentito al matrimonio – aggiunge – per dare un futuro migliore alle mie tre sorelle. Shitao è un alcolista. Lui e le altre donne mi hanno fatto firmare [i documenti delle nozze] con la forza. Voglio uscire da questa palude. Mio marito mi ricatta”. Padre Bernard protesta: “I media pakistani ignorano di proposito queste storie. Il governo non vuole presentare critiche che possano mettere a repentaglio il suo progetto-bandiera con l’amico di vecchia data. Ma le ripercussioni socio-culturali sono ormai evidenti nella società. I cinesi stanno abusando della nostra fiducia e della politica [preferenziale] dei visti. I bersagli più facili sono le famiglie povere”.

NEL MAGGIO 2019 I PRIMI ARRESTI DEI TRAFFICANTI CRIMINALI CINESI IN PAKISTAN –

Donne pakistane scappano da mariti cinesi: gestivano un bordello

http://www.asianews.it/notizie-it/Spose-pakistane-scappano-da-mariti-cinesi%3A-gestivano-un-bordello-47068.html

http://www.asianews.it/notizie-it/Vendevano-mogli-cristiane-pakistane-a-giovani-cinesi:-i-primi-arresti-46971.html

http://asianews.it/notizie-it/Chiesa-pakistana-contro-il-traffico-di-donne:-Usate-come-prostitute-da-mariti-cinesi-46390.html

https://www.voanews.com/a/pakistan-cracks-down-on-bride-trafficking-to-china/4912683.html

I Vescovi africani ai giovani: “Basta emigrazione irregolare-Non credete a false promesse che portano a schiavitù e morte”

Una preghiera a Dio affinché i giovani africani siano “più consapevoli dei pericoli dell’emigrazione irregolare” e credano “in se stessi e nella loro capacità di avere successo in Africa”.

Ad elevarla al cielo sono stati i vescovi delle conferenze nazionali e interterritoriali dell’Africa occidentale che costituiscono il Recowa-Cerao, Comitato per la Pace di RECOWA (REPCO), i quali si sono riuniti a Ouagadougou, in Burkina Faso, dal 14 al 20 maggio 2019, per la Terza Assemblea Plenaria.  Papa Francesco qui rappresentato dal Rev.mo mons. Luca Caveada, Incaricato d’affari nella Nunziatura Apostolica di Ouagadougou.

L’ incontro è stato presentato dall’Arcivescovo Ignatius A. KAIGAMA, Coadiutore dell’Arcidiocesi di Abuja, Amministratore Apostolico dell’Arcidiocesi di Jos e Presidente di RECOWA-CERAO che ha detto:

” Dobbiamo affrontare molte sfide come l’ingiustizia sociale, la corruzione, la tratta di esseri umani, lo sfruttamento da parte di industrie estrattive, l’abuso climatico, l’accaparramento di terreni, ecc., Ci fissano in faccia. Abbiamo l’obbligo di sviluppare una visione comune per affrontare questi mali prima che distruggano le fondamenta del nostro patrimonio comune.

Ricordiamoci che circa il sessantacinque percento della nostra popolazione sono giovani. Sfortunatamente, la maggior parte della popolazione in età lavorativa è disoccupata e quindi altamente esposta alla tratta di esseri umani, alla tossicodipendenza, alla violenza e alla migrazione forzata, e così via. Finché questi giovani rimangono disoccupati dopo aver completato l’istruzione e viaggiando nella nostra regione, sono facili prede per i signori della guerra e criminali politici che possono reclutarli per crimini violenti e terrorismo (cfr Papa Francesco in Christus Vivitnos., 20, 41, 73, 183).

Al termine dell’incontro i Vescovi hanno pubblicato un comunicato e un messaggio pastorale, in entrambi i documenti si fa riferimento alla piaga dell’emigrazione di massa, la quale priva l’Africa di forze giovani conducendole, spesso, verso viaggi insperati, sofferenze, morte.

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La piaga dell’emigrazione

Grazie all’impegno missionario e caritatevole della Chiesa, nonché all’abnegazione dei suoi figli – rilevano i presuli -, l’Africa negli ultimi anni ha mosso degli importanti passi in avanti. Tuttavia – si legge nel messaggio pastorale – non sono mancate “minacce inaspettate, tragedie senza precedenti e nuovi disastri che cercano di annientare tutti questi sforzi per lo sviluppo sociale e il progresso umano”.

L’elenco è lungo: epidemie, disastri ambientali, violenze settarie, attacchi alla democrazia, difficoltà a raggiungere riconciliazioni nazionali, le nuove forme di terrorismo e di povertà e, appunto, “l’emigrazione che colpisce giovani africani attratti dalla sete di una vita migliore, ma che si interrompe bruscamente tra le onde del Mediterraneo o nel deserto libico”.

Di qui l’esortazione al Signore per rendere “più consapevoli” i giovani dei “pericoli dell’emigrazione irregolare”. I vescovi lanciano un appello ad aiutare questa gioventù “a trovare opportunità per guadagnarsi da vivere”. Ma l’attenzione dell’Assemblea è rivolta anche a “tutti coloro che tornano da una sfortunata esperienza di emigrazione”. “Lavoriamo – affermano – perché possano trovare sempre nella Chiesa un’accoglienza pastorale e spirituale che permetta loro di reintegrarsi nel proprio Paese e nella propria comunità ecclesiale per vivere pienamente la propria fede”.

“Non credete alle false promesse che portano alla schiavitù”

Il messaggio dei vescovi si rivolge poi direttamente ai giovani:

“Voi rappresentate il presente e il futuro dell’Africa, che deve lottare con tutte le sue risorse per la dignità e la felicità dei suoi figli e figlie. In questo contesto, non possiamo tacere sul fenomeno delle vostre migrazioni, specialmente in Europa. 

I nostri cuori come pastori e padri soffrono nel vedere queste barche sovraccariche di giovani, donne e bambini in balia delle onde del Mediterraneo”. “Certo – prosegue il messaggio -, comprendiamo la vostra sete di felicità e di benessere che i vostri Paesi non vi offrono. Disoccupazione, miseria, povertà rimangono mali che umiliano. Tuttavia, non dovete sacrificare la vostra vita lungo strade pericolose e destinazioni incerte. Non lasciatevi ingannare dalle false promesse che vi porteranno alla schiavitù e ad un futuro illusorio! Con il duro lavoro e la perseveranza potrete avere successo in Africa e, cosa più importante, rendere questo continente una terra prospera”.

Il doppio appello

Il tema dell’emigrazione torna poi nel comunicato finale. “È triste notare che molti, nella loro ricerca di migliori condizioni di vita, sono stati vittime di rapitori, commercianti di schiavi. Molti sono morti in alto mare o nel deserto. Non dobbiamo permettere che una tale tragedia continui”, scrivono i vescovi dell’Africa occidentale.

 “Chiediamo ai nostri governi di promuovere una nuova cultura di leadership nel servizio, nella giustizia, nel patriottismo e di creare un ambiente favorevole affinché gli africani possano vivere e prosperare nel nostro continente”, scrivono i vescovi. “ Chiediamo che la libertà di religione sia protetta dalla legge, e chiediamo ai nostri governi di garantire la sicurezza della vita e della proprietà nel nostro continente, in particolare nella sub-regione dell’Africa occidentale. Preghiamo che Dio conceda il riposo eterno a tutte le vittime dei recenti attacchi e consoli tutti coloro che sono in lutto.”

E poi: “Dichiariamo che migranti e rifugiati africani costituiscono capitale umano e ricche risorse spirituali per i Paesi verso cui emigrano. Chiediamo quindi che la dignità dei migranti e dei rifugiati sia rispettata ovunque e sempre”.

Fonti

https://www.interris.it/religioni/i-vescovi-africani-ai-giovani–basta-emigrazione-irregolare

cadjos.org  https://www.cadjos.org/an-address-by-most-rev-ignatius-a-kaigama-president-of-recowa-cerao-at-the-3rd-plenary-assembly-in-ouagadougou-burkina-faso-13-to-20-may-2019/

La Chiesa celebra i martiri cattolici messicani Cristeros, che diedero la loro vita per non rinnegare Cristo

21 maggio La Chiesa celebra la figura di don Cristobal Magallanes Jara e di altri suoi 25 compagni, uccisi in Messico durante la persecuzione del governo massone contro i cattolici nei primi anni del Novecento.

Don Cristobal, nato a Totatiche il 30 luglio 1869, fu un semplice sacerdote e missionario tra gli indigeni “huichole” dove compì il suo apostolato, in particolare tra i giovani, suscitando innumerevoli vocazioni sacerdotali. Fu un fervente divulgatore della preghiera del Santissimo Rosario, forte della sua devozione alla Vergine Santissima. Le vocazioni sacerdotali erano ciò a cui maggiormente teneva. Quando i persecutori della Chiesa chiusero il seminario di Guadalajara, si offrì di fondare nella sua parrocchia un seminario per proteggere, orientare e formare i futuri sacerdoti, opera che non mancò di dare i suoi frutti. Proprio per la sua ostinazione e fede, venne fucilato il 25 maggio 1927 a Colotlán, nella Diocesi di Zacatecas.

San Giovanni Paolo II ha canonizzato lui e i suoi compagni nel 2000.Risultati immagini per cristeros
L’ eroica storia dei cristeros messicani è descritta molto bene nel film Cristiada, portato in Italia grazie alla Dominus Production di Federica Picchi.Risultati immagini per cristeros

Pochi conoscono la vicenda dei cattolici messicani che presero le armi per poter continuare a professare liberamente la propria fede.
È una storia che non si vuole raccontare. Ancora oggi, per molti, la Cristiada è un fatto scomodo. Basti pensare all’ostracizzazione subìta dal film, che, anche con un attore del calibro di Andy Garcia, è uscito in pochissime sale cinematografiche. E quando se ne parla, si cerca di dipingere i cristeros come reazionari e controrivoluzionari. In realtà non è affatto così.

Il grande merito del film  Cristiada (For Greater Glory) è quello di narrare un evento altrimenti sconosciuto come la rivolta del popolo cattolico contro le leggi del governo messicano negli anni Venti. In realtà, forti limitazioni del culto e della libertà religiosa erano iniziate nel 1914 quando l’esecutivo aveva già cominciato a perseguitare il clero e a limitare i riti. Fu però il 14 marzo 1926 che la repressione del governo guidato dal presidente Plutarco Elía Callés, detto “El turco”, insignito di prestigiose medaglie dalle logge massoniche, ebbe il suo apice.

Callés, rivoluzionario filosovietico, in un paese in cui la percentuale dei cattolici era del 95 per cento, fece espellere i sacerdoti nati all’estero, chiuse le scuole, gli ospedali, gli ospizi, gli orfanotrofi cattolici, nonché i seminari i cui studenti furono deportati. Abolì molte diocesi e ogni manifestazione pubblica della fede (persino farsi il segno di croce era rischioso).

Fu allora che il Messico insorse e accanto a quell’élite si schierò un popolo che chiedeva solo di poter continuare a professare la propria fede. Questo nel film è mostrato con dovizia di particolari storicamente documentati. Villani, contadini, artigiani equipaggiati inizialmente più di rastrelli che di fucili, riuscirono nell’insperata impresa di tenere testa a una forza governativa militarmente organizzata.Risultati immagini per cristerosImmagine correlata

L’esercito dei cristeros era un ben strano esercito. Armati di pistole e croci, si lanciavano in battaglia all’urlo «Viva Cristo rey», parole che apparivano anche sul loro vessillo accanto all’immagine della Madonna di Guadalupe. Gli storici raccontano che i cattolici messicani dalla fede granitica erano soliti organizzare Messe e confessioni tra una battaglia e l’altra, dandosi il cambio quando erano di vedetta in modo che ognuno potesse dedicare qualche ora all’adorazione eucaristica. I cristeros si facevano il segno della croce prima di ogni scontro e si salutavano così: «Preghiamo per noi e per essi».

Il più grande seminario del mondo
Questo è un particolare rivelatore dell’animo dei cristeros: non combattevano un regime per imporne un altro. La loro non fu una battaglia rivoluzionaria per rovesciare un potere e sostituirlo. La loro fu una guerra per poter continuare a professare pubblicamente quello che erano: cattolici.
Tant’è vero che, quando nel 1929 si arrivò a un accordo per il cessate il fuoco, i cristeros, in obbedienza alla Chiesa di Roma, deposero malvolentieri le armi, ben sapendo, come poi accadde, che il governo avrebbe ricominciato a impiccarli ai pali delle luce.Risultati immagini per cristeros

Nella pellicola è mostrata la figura di José Luis Sánchez del Rio, che a 14 anni divenne portabandiera dei cristeros. Catturato e torturato, José si rifiutò di pronunciare la frase: «Muerte a Cristo rey». Ucciso dopo molte torture, il 10 febbraio 1928, mentre urlava «viva Cristo re! Viva la Madonna di Guadalupe!», nel 2004 Giovanni Paolo II aveva emesso il decreto della sua beatificazione e l’anno seguente, sotto Benedetto XVI, era stato beatificato insieme ad altri 11 martiri assassinati negli anni della persecuzione religiosa in Messico «in odio alla fede», come ebbe cura di sottolineare il Papa, «cristiani attivamente impegnati nella difesa della libertà religiosa e della Chiesa». Il 16 ottobre 2016 Papa Francesco ha riconosciuto la sua santità, dopo che al ragazzino messicano trucidato dai soldati del presidente massone Plutarco Elías Calles sono stati riconosciuti due miracoli, il secondo dei quali avvenuto nel 2008: una bambina malata di Tbc e colpita da ictus guarì inspiegabilmente. 

Tertulliano ha scritto che «il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani». Oggi a Guadalajara c’è il più grande seminario del mondo, con oltre 1.200 seminaristi.

INNO DEI SANTI MARTIRI
Esultano in cielo i santi martiri,
che hanno seguito le orme di Cristo;
per suo amore hanno versato il sangue
e si allietano per sempre nel Signore.
Molte sono le prove dei giusti,
ma da tutte le salva il Signore;
Egli custodisce tutte le loro ossa,
neppure uno sarà spezzato.
La salvezza dei giusti viene dal Signore;
Egli è loro difesa nel tempo della prova.
I miti possederanno la terra
e godranno di una grande pace.
Conosce il Signore la vita dei buoni,
la loro eredità durerà per sempre.
Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
I giusti alzano il loro grido,
e il Signore li salva da tutte le loro angosce.
II sangue dei martiri
fu sparso per Cristo, esulta terra;
in Cielo essi raccolgono il premio eterno.
Hanno vinto per il sangue dell’Agnello
e per la testimonianza del loro martirio.
Esultate, dunque, o Cieli,
rallegratevi e gioite
Voi che abitate in essi.

Proposta laicista del PD: “Se copriamo le croci nei cimiteri, dov’è il problema?”

Infuria sul web la polemica per il video dell’intervento di Alessandra Moretti nel corso di una trasmissione televisiva. L’esponente renziana ha difeso l’iniziativa del sindaco Pd di Pieve di Cento, in provincia di Bologna, di coprire i simboli cristiani all’interno del cimitero (in foto). Un’iniziativa intrapresa per non “turbare” atei e  fedeli di altre religioni…

Perché la scelta di oscurare croci sulle tombe? Perché non si considerano le offese alla pietà dei defunti ed ai cittadini cristiani? Perchè invece non si valuta, al limite, “uno spazio aconfessionale” per chi lo desidera?

Interpellata da Paolo Del Debbio, nel corso della trasmissione Diritto e rovescio, la Moretti ha difeso la proposta choc dei suoi compagni di partito bolognese: «C’è la possibilità di coprire temporaneamente con delle tendini amovibili, che salgono e scendono, i simboli religiosi». Un’iniziativa che, secondo l’esponente dem, verrebbe fatta per non turbare i “laici”. Insomma, non si farebbe per i musulmani ma per non turbare gli atei che vanno in cimitero! Una toppa peggiore del buco. Non a caso il video (del 15 aprile 2019) sta imperversando sul web.

Scrive Don Aldo Buonaiuto, in merito alla controversa vicenda:

Nel “civilissimo” Occidente si verificano forme più silenziose e sofisticate di pregiudizio e opposizione verso i credenti e i simboli religiosi. Al cimitero di Pieve di Cento, in provincia di Bologna, si proporrebbe di oscurare le immagini sacre per permettere riti laici e di altre fedi, come se la croce fosse motivo di imbarazzo per una civiltà che proprio nel Cristianesimo affonda le proprie radici. A Milano, invece, la diocesi è rimasta sola a gridare la propria contrarietà nel deserto di valori di una società secolarizzata e disorientata che cavalca l’ultima “moda”:
conservare in casa le ceneri dei defunti. Nell’Occidente confuso, smemorato e impaurito dalla propria storia, a invocare un riscatto etico era stato dieci anni fa Benedetto XVI: “Il fondamentalismo religioso e il laicismo sono forme speculari ed estreme di rifiuto del legittimo pluralismo e del principio di laicità”. Un allarme rimasto inascoltato.

E così oggi la libertà religiosa è sempre più a rischio nel mondo e a minacciarla non è solo il fondamentalismo che terrorizza e schiavizza, ma anche, in maniera più subdola e velenosa, quel certo laicismo aggressivo e intollerante che mette in pericolo l’educazione dei giovani, l’obiezione di coscienza e l’identità culturale dei popoli. Al Consiglio per i diritti umani di Ginevra, la Santa Sede ha recentemente denunciato “un’ideologia secolarista-radicale che nega i sentimenti religiosi dei cittadini”.  ……Un popolo che assiste inerme alla distruzione della propria coscienza popolare sembra non meritarla. Nascondere le croci di un cimitero o tenere urne cinerarie in salotto (quasi una neo-pagana riedizione del culto dei Lari) non denotano una società capace di rispettare le convinzioni più profonde dei suoi membri. Il vero oscurantismo è ormai quello di chi nega la dimensione pubblica della fede e intende confinarla alla sfera privata, intima, nascosta, come fosse una debolezza, un cedimento irrazionale da assecondare, quasi vergognandosene, lontano dallo sguardo collettivo e personale di un’umanità affrancata dal bisogno di sacro.

Ma le cose non stanno così. Una civiltà che tutela la libertà di religione e di credo si dimostra più forte e non di certo più debole. Solo chi è sicuro e orgoglioso della propria identità ha la credibilità per poter dialogare con chiunque. Il prerequisito su cui costruire un’autentica cultura dei diritti umani è la salvaguardia del proprio patrimonio valoriale e religioso. Per essere davvero espressione della persona e dell’insieme delle sue dimensioni costitutive, una società deve vivere ed organizzarsi in modo da favorirne l’apertura alla trascendenza.

“Le leggi e le istituzioni di una società non possono essere configurate ignorando la dimensione religiosa dei cittadini”, ha ammonito la Santa Sede all’Onu. E invece questo “atteggiamento riduttivo” emana come un fumo tossico anche dalle agenzie internazionali. “In nome dei diritti umani si cerca di instaurare moderne forme di colonizzazione ideologica”, ha denunciato Papa Francesco di fronte ai diplomatici accreditati in Vaticano. All’opinione pubblica, anestetizzata da mass media plasmati dal “pensiero unico”, la fede viene sempre più spesso raffigurata come un retaggio antiquato di un’epoca tramontata. E, invece, la dimensione religiosa rischia di essere derubricata a sottocultura.

Nel silenzio del mainstream, si tende a deprivare la religione della sua funzione pubblica con il rischio di negare la libertà del credente. In realtà la religione rimane una dimensione essenziale della cultura.  I veri oscurantisti sono coloro che si affannano a cancellare i segni del sacro per confinare la fede nel dimenticatoio degli arnesi obsoleti. E’ una dimostrazione tangibile del vuoto valoriale di tanta parte, geografica ed esistenziale, della contemporaneità. Anche perché, come aveva genialmente intuito Honoré de Balzac, “una società di atei inventerebbe subito una religione”.

La reazione di Fratelli d’Italia

«Quanto accaduto al cimitero di Pieve di Cento con la velatura dei simboli cristiani per non “urtare” chi non è credente, è un gesto grave che offende tutti. È inaccettabile che l’amministrazione comunale di sinistra svenda i nostri valori per farsi un po’ di pubblicità. Ribadiamo come Fratelli d’Italia la tutela delle nostre radici e l’orgoglio della nostra identità cristiana», attacca il senatore Alessandro Balboni. Per Mauro Malaguti, coordinatore ferrarese di FdI «ll fanatismo di sinistra nel rispettare chiunque tranne le proprie tradizioni cristiane supera oramai quello di molti paesi islamici.. Questa è la “ricompensa” del Pd a tutti quei cattolici che ancora votano a sinistra».


ULTIMI AGGIORNAMENTI:  in data 30 aprile 2019, poi anche nei giorni successivi, l’On. Alessandra Moretti ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post dal titolo : “Mettiamo fine alla polemica delle tendine”, in cui afferma che, nella trasmissione televisiva di Del Debbio “Diritto e rovescio”, (come si vede nel video diffuso nel web), avrebbe solo riportato la proposta del sindaco di Pieve di Cento (Bologna) e che non sarebbe una sua idea, quella  “DI COPRIRE  temporaneamente CON TENDINE AMOVIBILI I SIMBOLI RELIGIOSI CRISTIANI per non turbare la sensibilità di laici durante le loro funzioni funebri “.

Prendiamo atto di questo pubblico chiarimento dell’On. Moretti, ma vorremmo rispettosamente precisare quanto segue:

1) IL TERMINE LAICO non significa “non credente” e quindi è usato impropriamente da molte persone. Come si evince dall’Enciclopedia Treccani, il termine laico indica: “Chi non appartiene allo stato clericale; sono quindi laici, nella Chiesa cattolica, i fedeli che non sono né chierici né religiosi, ossia tutte le persone battezzate che non hanno alcun grado nella gerarchia ecclesiastica”. 

STATO LAICO  è quello Stato come il nostro, “che riconosce l’eguaglianza di tutte le confessioni religiose, senza concedere particolari privilegi o riconoscimento ad alcuna di esse”. IL LAICISMO è invece ” l’atteggiamento di coloro che sostengono la necessità di escludere le dottrine religiose, e le istituzioni che se ne fanno interpreti, dal funzionamento della cosa pubblica in ogni sua articolazione”.

2) Prendiamo atto che oggi la sig. Moretti abbia ritrattato le sue dichiarazioni televisive, dicendo appunto che lei non ha intenzione di coprire i simboli religiosi cristiani: pero’ SAREBBE STATO OPPORTUNO CHE LO AVESSE DETTO IN TRASMISSIONE, dove invece le sue dichiarazioni risultavano a difesa del progetto del collega sindaco di Pieve di Cento. In merito al video diffuso in rete sulle dichiarazioni dell’On. Moretti, non pare ci sia stato alcun taglio o manomissione alle sue dichiarazioni, in quanto chi ha seguito la trasmissione per intero, ha ascoltato la descrizione minuziosa di QUESTO PROGETTO DI “TENDINE AMOVIBILI NEL CIMITERO PER COPRIRE I SIMBOLI RELIGIOSI”. Anche se queste “tendine amovibili” venissero apposte in una cappella sconsacrata, come spiegato dal Sindaco di Pieve di Cento, sarebbe comunque un oltraggio alle tombe dei CATTOLICI presenti in quella cappella. 

RIMANDIAMO ALLE DICHIARAZIONI DI DON ALDO BUONAIUTO NEL SITO IN TERRIS, CHE HANNO LA NOSTRA COMPLETA ADESIONE (e non credo proprio che anche Don Aldo Buonaiuto abbia capito male….):

https://www.interris.it/editoriale/sepolti-da-un-certo-laicismo

Oscurare le croci al cimitero? È polemica sul progetto del Comune di Pieve di Cento

Alcuni dei sacerdoti cattolici premiati nel 2019 per il loro altruismo eroico, ignorati dai media

I loro sforzi esemplari al servizio del prossimo per amore di Dio sono stati divulgati molto timidamente da pochi mezzi informativi

Tra gli sforzi di gran parte dei media per sfruttare al massimo e in modo parziale gli scandali degli abusi sessuali perpetrati da seminaristi o sacerdoti, passano sotto silenzio i tanti casi esemplari di religiosi e sacerdoti fedeli che si dedicano quotidianamente alla missione di servire il prossimo per amore nei confronti di Dio.

Ricordiamo solo tre dei più recenti, tutti di quest’anno e diffusi molto timidamente da ben pochi mezzi informativi.

Un francescano eletto miglior professore del mondo

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Youtube – Khaleej Times

Il francescano Peter Tabichi, del Kenya, è stato eletto miglior professore del mondo ricevendo il Global Teacher Prize 2019. Il premio viene offerto dalla Fondazione Varkey, un’entità che si dedica al miglioramento dell’istruzione per giovani indigenti. La cerimonia di premiazione si svolge a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Oltre al trofeo, il religioso francescano, che ha partecipato con altri 10.000 concorrenti di 179 Paesi, ha ricevuto un milione di euro, denaro da usare per attività educative.

“Ogni giorno in Africa giriamo pagina e iniziamo un nuovo capitolo. Oggi è un altro giorno. Questo premio è un riconoscimento non nei miei confronti, ma in quelli dei giovani di questo grande continente. Sono qui solo per quello che hanno raggiunto i miei allievi. Questo premio dà loro un’opportunità, dice al mondo che tutto è possibile. L’Africa produrrà scienziati, ingegneri e imprenditori il cui nome sarà un giorno conosciuto in ogni angolo del mondo”.

Le classi, che dovrebbero avere tra i 35 e i 40 allievi, arrivano ad avere il doppio degli studenti. Oltre a questo, insegnando in una scuola in cui c’è solo un computer e la connessione a Internet è precaria fra’ Peter Tabichi è costretto ad andare in un bar per scaricare i materiali necessari alle sue lezioni.

Secondo dati ufficiali, il lavoro del professor Tabichi ha fatto raddoppiare in tre anni il numero degli iscritti al primo anno, mentre i casi di mancanza di disciplina sono scesi da 30 a settimana ad appena 3. Nel 2017, solo 16 degli 59 allievi sono entrati all’università, mentre nel 2018 sono stati 26.

Alla cerimonia di premiazione, presentata dalla star del cinema australiano Hugh Jackman alla presenza del Primo Ministro degli Emirati arabi, il religioso ha voluto usare l’abito dell’ordine francescano, con il cordone a tre nodi, a simboleggiare povertà, castità e obbedienza.

Con informazioni di Gaudium Press

Sacerdote-pompiere tra gli eroi dell’incendio della cattedrale di Notre-Dame

In un’intervista al canale KTOTV, padre Jean-Marc Fournier, cappellano principale dei pompieri di Parigi, ha raccontato che era di turno il 15 aprile scorso, quando la cattedrale di Notre-Dame è andata a fuoco. È stato lui a riuscire a entrare nella cattedrale e a salvare uno dei più grandi tesori del cristianesimo che vi era custodito. I dettagli del suo atto coraggioso sono stati dibattuti da padre Paulo Ricardo sulle reti sociali. Il sacerdote brasiliano ha tradotto l’intervista al presbitero francese:

“Sono padre Fournier, cappellano principale della Brigata dei Pompieri di Parigi. Ero il cappellano di turno il 15 aprile, quando è scoppiato un enorme incendio nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Sono stato convocato immediatamente, e fin dal mio arrivo mi è sembrato che si dovessero fare due cose principali. La prima era salvare il tesoro inestimabile della corona di spine, e poi, ovviamente, Gesù presente nel Santissimo Sacramento.

Quando sono entrato nella cattedrale era un po’ avvolta dal fumo. Non c’era ancora calore. Davanti a noi avevamo una specie di visione di quello che poteva essere l’inferno, ovvero una cascata di fuoco che cadeva dalle aperture provocate sia dal crollo della [torre] ‘freccia’ che da varie aperture nel coro dei monaci.

Ero accompagnato da un ufficiale superiore, e abbiamo avuto difficoltà a trovare la persona in possesso del codice che permetteva di aprire la cassaforte in cui era custodita la reliquia sacra. Ci è voluto un po’ di tempo, e durante la ricerca, quella specie di caccia al codice, un’équipe di pompieri stava già lavorando per preservare le reliquie. Hanno dovuto colpire lo scrigno delle reliquie, che purtroppo è stato rovinato. Quando abbiamo trovato le chiavi siamo arrivati alle sante reliquie, in modo più o meno simultaneo. Sono state tolte e custodite nel luogo stesso delle operazioni, ma sotto la protezione delle forze dell’ordine, ovvero di funzionari del dipartimento di polizia. Abbiamo allora saputo che la Santa Corona è una reliquia del tutto unica e straordinaria, e che il Santissimo Sacramento è Nostro Signore realmente presente nel suo corpo, nella sua anima, nella sua divinità e nella sua umanità.

(…) Quando l’incendio ha iniziato a raggiungere la torre nord e abbiamo avuto paura di perderla, in quel preciso momento ho preso il Santissimo. Non ho voluto solo prendere Gesù, ho anche approfittato per dare una benedizione del Santissimo. Ero solo nella cattedrale, con tutto in fiamme, fuoco e cose incandescenti che cadevano dal tetto, e con quella benedizione ho provocato Gesù e gli ho chiesto di aiutarci a preservare la sua casa. Dobbiamo pensare che ci abbia ascoltato! E la manovra del generale è stata brillante! Probabilmente entrambe le cose. Non solo il fuoco è stato bloccato, ma la torre settentrionale è stata salvata, e con essa si è salvata anche la torre meridionale”.

Premio “Miglior cittadino dell’India” a un sacerdote cattolico

L’International Publishing House, casa editrice specializzata in testi biografici, ha conferito il 16 aprile il premio “Miglior cittadino dell’India” a padre Vineeth George, sacerdote cattolico claretiano di 38 anni, in segno di riconoscimento per il suo lavoro pastorale accanto alla popolazione emarginata del nord del Paese, a maggioranza induista.

Nato a Hyderabad, il sacerdote, ordinato nel gennaio 2014, si è formato presso la Loyola Academy, diretta dai Gesuiti, ma in un’intervista ad AsiaNews ha raccontato che la sua vocazione “è un dono nato nell’infanzia. Ho sempre pensato di usare i talenti che Dio mi ha dato a beneficio della Chiesa”.

Laureato presso l’Università Jain Deemed e con un post-lauream presso il Matrusri Institute, il giovane Vineeth ha lavorato presso la Dell Computer Corporation e la General Electric, oltre ad essere stato vice-direttore del quotidiano Deccan Chronicle e funzionario del Ministero dell’Energia indiano.

Nonostante l’ottima carriera che aveva davanti non era soddisfatto. Ha quindi lasciato tutto per entrare in seminario.

Il suo impegno pastorale non poteva che essere uno: cioè mettere le sue competenze al servizio degli ultimi del Paese, in particolare nei distretti rurali degli Stati settentrionali. “ Durante il seminario – racconta – mi sono occupato d’istruzione: prestavo servizio in un centro di formazione professionale in un un’area remota del distretto di Rewari, in Haryana, che fa parte dell’arcidiocesi di Delhi. La scuola si trova in un’area abitata solo da indù, dove non esiste la presenza dei cristiani. Il centro accoglie 30 ragazzi e ragazze che hanno abbandonato gli studi; le giovani seguono corsi di cucito ed estetica; i maschi quelli per diventare elettricisti e idraulici”.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, continua, “il mio primo incarico è stato nel distretto di Garhwa, nello Stato del Jharkhand. Sono stato l’assistente parroco della chiesa di St. Peter, nella diocesi di Daltonganj. Lì ero anche impegnato nell’insegnamento dell’inglese ai bambini tribali che frequentano la scuola adiacente la parrocchia”. Ora, insieme agli impegni del dottorato, è coinvolto in alcune attività pastorali nell’ arcidiocesi di Hyderabad e nella diocesi di Shamshabad.

Ora, insieme agli impegni del dottorato, è coinvolto in alcune attività pastorali nell’ arcidiocesi di Hyderabad e nella diocesi di Shamshabad.

(Foto dal profilo Facebook di p. Vineeth George)

Con informazioni delle agenzie AsiaNews e ACI Digital.

A Porta a Porta, si parla della persecuzione dei cristiani e non degli “adoratori della Pasqua”

Bisogna fare un applauso a Bruno Vespa e ai suoi ospiti. Ieri sera, in mezzo a un oceano di retorica mediatica e politicamente corretto, hanno avuto il merito di guardare la strage di Pasqua per quello che è: un eclatante atto di persecuzione verso i cristiani. Porta a Porta ha dedicato la prima parte della trasmissione di ieri sera su Rai 1 agli attentati in Sri Lanka con un titolo emblematico: “Perché ammazzano i cristiani?”.

LA “MODA” DI COLPIRE I CRISTIANI A PASQUA

Gli ospiti (Padre Bernardo Cervellera direttore di Asianews, Marco Tarquinio, Maurizio Molinari e Gabriele Iacovino) hanno provato a rispondere alla domanda. Il direttore di AsiaNews, in particolare, ha spiegato:

«Per la comunità dello Sri Lanka è uno shock, perché è una comunità che ha ottimi rapporti con tutti, musulmani e buddisti. La rivendicazione dell’Isis rende ancora più turpe il fatto. Il disegno è quello di colpire una comunità per fare sì che tutto il mondo ne parli, perché ormai è diventato quasi un cliché: colpire i cristiani a Pasqua è il modo migliore per far parlare tutto il mondo. Dire che si tratta di una rivendicazione per gli attacchi di Christchurch poi è assurdo e ingiusto: intanto il suprematista non era dello Sri Lanka e poi i cristiani di Nuova Zelanda e del mondo intero, soprattutto dell’Asia, quelli più vicini ai musulmani, hanno espresso tutto il loro dolore per quegli attentati».

Durante la trasmissione, Vespa ha ricordato i numeri incredibili della persecuzione dei cristiani nel mondo: 245 milioni di cristiani, uno su nove, sono perseguitati e nel 2018 ne sono stati uccisi 4.305, un aumento di quasi il 50 per cento rispetto ai 3.066 del 2017. Il conduttore di Porta a Porta ha anche riproposto un’intervista a Rebecca Bitrus, rapita da Boko Haram in Nigeria, che ha raccontato come si sia rifiutata più volte di abiurare la fede e convertirsi all’islam, nonostante le minacce da parte dei jihadisti. Allo stesso modo, sono stati ricordati i casi eroici di testimonianza della fede di Meriam Ibrahim Asia Bibi.

A Vespa va dunque il merito di aver riportato all’attenzione di tutti questi numeri e queste storie. Soprattutto, titolando la trasmissione “Perché ammazzano i cristiani?”, Rai 1 dimostra di non avere alcuna intenzione di lasciarsi sviare dall’ondata di politicamente corretto made in Barack Obama e Hillary Clinton, che hanno trasformato i cristiani in generici «Easter worshippers», “adoratori della Pasqua”…..220419tweets

I NOSTRI POLITICALLY CORRECT WORSHIPPERS

I progressisti di casa nostra, Oxford Dictionary alla mano, da giorni accusano i «sovranisti» di non conoscere l’inglese. Hanno cercato in ogni modo di spiegare come quelle parole non siano frutto del terrore di pronunciare la parola “cristiano”, ma una locuzione verbale comunemente utilizzata negli Stati Uniti. Wired e Open di Enrico Mentana su tutti ci hanno dato dentro con il “Fact Checking”, rispolverando vecchi tweet di Fox News e Breitbart.

Ma il loro è stato un buco nell’acqua, come spiegato egregiamente da Dagospia, che ieri scriveva:

«A Dagospia non frega nulla della polemica sulla locuzione Easter worshippers. Il problema è che la locuzione fa parte di quel portafoglio lessicale costruito in punta di piedi per evitare di offendere chicchessia. Il problema non sta nei sovranisti italiani che non sanno l’inglese, perché le critiche nascono in America. Hillary Clinton e Barack Obama quando twittarono a proposito della strage di Christchurch in Nuova Zelanda parlarono di muslim community. Applicando lo stesso codice precisino, avrebbero dovuto scrivere mosque-goers, coloro che si recano alla moschea. È un dato di fatto: dire ”cristiani” è pericoloso, sono terrorizzati che qualcuno usi le loro parole per fomentare uno scontro di civiltà, e per lo stesso motivo nessuno (dei politicamente correttissimi) dice più ”radicalismo islamico” o ”terrorismo islamico”. Tra i musulmani incazzati il problema non si pone, i cristiani li chiamano direttamente ”crociati” e fanno prima».

Bravo dunque Vespa e bravi i suoi ospiti che hanno avuto il coraggio di pronunciare la parola “cristiani” e  di ricordare che sono «il gruppo religioso più perseguitato al mondo». Se la Bbc, quella che ormai non parla più di «terroristi islamici» ma solo di generici «bombers» e «attackers», avesse osato fare una trasmissione simile avrebbe chiuso i battenti per sempre. Una volta tanto la Rai si è dimostrata all’altezza, alla faccia dei politically correct worshippers di casa nostra.

Del resto, cosa ci potevamo aspettare da Obama e Hillary Clinton, entrambi adoratori degli scritti del luciferiano Alinsky, “profeta sessantottino” ateo militante e simpatizzante del satanismo? la Clinton fece pure la tesi di laurea su Alinsky, satana worshipper….

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/07/19/il-luciferiano-alinsky-il-mentore-di-obama-e-di-hillary-clinton/

Fonte Tempi.it @LeoneGrotti

Don Aldo Buonaiuto, strage Sri Lanka:”Siamo di fronte ad una vera persecuzione dei cristiani e ad un clima di intolleranza verso chi crede in Cristo”

La Pasqua 2019 è stata segnata, ancora una volta, da terribili uccisioni di cristiani“. Con queste parole, Don Aldo Buonaiuto intervistato da Eleonora Daniele ha commentato alla trasmissione di Rai uno “Storie italiane” l’attacco terroristico di matrice islamista, avvenuto nello Sri Lanka il giorno di Pasqua, 21 aprile 2019: diversi kamikaze, del movimento islamista locale National Thowheed Jamath, NTJ, collegato alla rete internazionale jihadista, si sono fatti esplodere per colpire i fedeli cattolici che celebravano la Santa Messa di Pasqua in tre chiese, alle 8,45 circa del mattino; altri kamikaze hanno colpito alcuni hotel di lusso, vittime molti turisti stranieri.  Il peggiore attacco contro i cristiani avvenuto negli ultimi anni:  325 vittime, più di 500 feriti. Secondo l’Unicef sono 45 i minorenni morti negli attacchi a chiese e hotel. Più altre due innocenti: i figli di uno dei kamikaze, che la madre ha fatto esplodere con sé durante una perquisizione.

Attentato rivendicato oggi da Isis:

(ANSA) – COLOMBO, 23 APR – La Pasqua è “la festa degli infedeli”. Lo scrive l’Isis nel comunicato di rivendicazione della strage in Sri Lanka con cui ha diffuso la foto del ‘capo’ con i sette attentatori suicidi davanti a una bandiera dell’Isis.

“SIAMO DI FRONTE AD UNA VERA E PROPRIA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI che Papa Francesco ha definito ‘ecumenismo del sangue’ “, perchè i fondamentalisti islamici non fanno distinzione tra i cristiani, che siano cattolici o di altre confessioni cristiane.  Questa è stata l’ennesima testimonianza del fatto che i cristiani sono ancora perseguitati, come nell’antichità ed ancora di più che nei primi tempi dei martiri cristiani, come Papa Francesco denuncia da tempo.

“I martiri di oggi sono maggiori nel numero rispetto ai martiri dei primi secoli. E’ un esempio di fedeltà al Vangelo: essi testimoniano con coraggio la loro fedeltà a Cristo.” (Papa Francesco, Angelus,  26 dicembre 2016)

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Il 7 luglio 2018, a Bari, Papa Francesco aveva convocato un incontro di preghiera e riflessione con i capi delle Chiese d’Oriente. Oggetto: le persecuzioni contro i cristiani, tema ricorrente di questi anni di pontificato.
 “Quanti fratelli oggi subiscono persecuzioni per il nome di Gesù! Quando il loro sangue viene versato, anche se appartengono a Confessioni diverse, diventano insieme testimoni della fede, martiri, uniti nel vincolo della grazia battesimale.” 

Don Aldo Buonaiuto: “Sono veri martiri, la nostra libertà religiosa viene calpestata ogni giorno”.img800-sangue-in-sri-lanka--l-ultima-strage-di-cristiani-144119

Ha detto Don Aldo, analizzando dove questi fenomeni di sangue avvengono con più frequenza: “Nell’epoca della globalizzazione ai terroristi conviene colpire nelle periferie del mondo”. Perché sono meno preparate e più indifese. “Oggi”, ha aggiunto, “siamo tutti vicini a loro. Dobbiamo sentire che anche il nostro cuore sanguina nel dolore”.
 
Il cardinale Malcolm Ranjith arcivescovo di Colombo, in Sri Lanka, protesta con il governo e chiede maggiori indagini e maggiore protezione per le comunità cristiane:  questa strage si poteva evitare, il governo era stato avvisato dai servizi investigativi locali di “messaggi di preparazione di attacchi jihadisti”. Nella Settimana Santa nel Paese si è assistito ad alcuni episodi d’intolleranza nei confronti della comunità cristiana, che faceva temere il peggio per la festa di Pasqua. Il più eclatante è stato il sequestro di un vescovo anglicano tenuto in ostaggio in una chiesa metodista insieme ai fedeli, come ricorda Asia News.

I numeri dei cristiani perseguitati nel mondo58441495_2551534538250500_3389177694208917504_n

Le ultime rilevazioni dicono che un cristiano su 7 vive in Paesi dove sono presenti sentimenti e atti persecutori nei suoi confronti. Gli oppressi nel globo, statistiche alla mano, sono quasi 300 milioni. Dati che vengono confermati dallo sterminato elenco di stragi degli ultimi anni. Violenze che nella maggior parte dei casi vengono perpetrate durante le principali festività cattoliche, come la Pasqua o il Natale. Quindi in periodi ben precisi, perché i terroristi mirano sempre ad uccidere il maggior numero possibile di persone per dare più eco al loro gesto. Secondo il rapporto di World Watch List, la Corea del Nord è lo Stato che si accanisce nel modo più duro ed estremo: tra 50 e 70mila cristiani sono detenuti nei “campi di lavoro” gulag  dal regime ateo comunista. Seguono l’Afghanistan, la Somalia e la Libia. Lo Sri Lanka è in 46esima posizione. Ma la strage in Sri Lanka di oggi, una delle più sanguinose degli ultimi anni, cambierà senza dubbio questa amara “classifica”.

Vittime quotidiane della tratta di esseri umanicq5dam.thumbnail.cropped.750.422

Durante l’intervista a Storie italiane, sono andate in onda le immagini della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo. Don Aldo Buonaiuto:E’ stata una grande gioia, vedere che il Santo Padre abbia messo al centro del discorso della Via Crucis, le vittime della tratta di esseri umani”. Denunciata dal Papa come crimine contro l’umanità. Non è un mistero che “molte donne nel mondo vengono considerate come oggetti”. E ancora: “Mercificate e messe a disposizione di uomini senza scrupoli”. Per Don Buonaiuto:  “Drammi che sono costruiti ad arte da uomini malvagi, anzi disumani. La tratta degli esseri umani è una realtà presente anche nel mondo occidentale”:  forme di tratta come matrimonio coatto, schiavismo lavorativo, traffico di organi, (MAFIA NIGERIANA).

Ne ha parlato il Papa nella recente Conferenza internazionale SULLE VITTIME DELLA TRATTA: Al centro dei lavori, le azioni concrete e sinergiche della Chiesa universale per combattere il fenomeno, tra cui anche lo sfruttamento dell’immigrazione irregolare :  un contesto drammatico, ha detto la ragazza nigeriana oggi mediatrice culturale in un istituto religioso in Sicilia, in cui si inserisce anche una delle forme di magia più pericolose, quella dei riti voodoo

Don Aldo: “A coloro che sostengono che la prostituzione sia il mestiere più antico del mondo, noi diciamo che è una grande falsità”. Perché: “Come spiegava don Benzi, nessuna donna nasce prostituta, ma c’è qualcuno che la fa diventare tale. Quindi siamo di fronte alla più antica ingiustizia del mondo”.

L’attività dell’Associazione Papa Giovanni XXIII

In seguito nella trasmissione Storie italiane è stata mostrata l’intervista drammatica di una giovane donna torturata dai suoi aguzzini e costretta a prostituirsi. Così la Daniele ha sottolineato l’importante opera della Comunità Giovanni XXIII e don Aldo ha precisato: “E’ una grande famiglia che accoglie tutte le vittime della tratta. Innanzitutto voglio fare un grande ringraziamento a Giovanni Paolo Ramonda, presidente della comunità Giovanni XXIII”. Una realtà presente in  circa 47 Paesi e portata avanti da tante persone: tra cui la maggior parte sono laici e molti giovani. “I nostri volontari, alle donne in strada fanno una domanda diversa: quanto soffri? E non quanto costi”.  Un invito alla riflessione per gli uomini che cadono in questa tentazione.  “Esorto loro a pensare un po’ di più quando hanno questa perversa istintività. Hanno di fronte persone, e non cose. Sono donne che sono state obbligate a vendersi”.  “Don Oreste Benzi l’aveva capito 40 anni fa quando veniva deriso. Oggi, invece, tutti sanno che sulle strade ci stanno le schiave. E chi fa finta di non capirlo ne è complice”.  Una delle piaghe del mondo moderno: “ Se non ci fosse la domanda, la tratta non esisterebbe”. 

Pasqua, eterno simbolo di rinascita

Eppure la speranza e il riscatto non abbandonano mai uomini e donne che hanno fede. “Nella Veglia di Pasqua, in cui tradizionalmente si rinnovano le nostre promesse battesimali, ho battezzato la figlia di una di quelle ragazze liberate“. Come ci ha insegnato Sant’Agostino: “Questa notte santa è la madre di tutte le veglie”. In cui il Signore passa per liberare il suo popolo oppresso dalla schiavitù. Dalle acque del Battesimo emerge un persona nuova, simbolo di resurrezione.

ACS Aiuto alla Chiesa che Soffre: Risultati immagini per acs aiuto alla chiesa che soffre” Sosteniamo una fattiva battaglia culturale e politica affinché il diritto alla libertà religiosa dei cristiani torni ad essere diritto di serie A”.  Aiuto alla Chiesa che Soffre è una fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata. In pochi anni il sostegno di ACS ha raggiunto rapidamente America Latina, Asia e Africa, ed oggi la fondazione pontificia realizza oltre 5.300 progetti umanitari e pastorali l’anno in 148 paesi nel mondo. immagine_1556011636

ATTACCHI IN SRI LANKA. IL VESCOVO DI CHILAW AD ACS: «PREGATE PER NOI E PER TUTTI I CRISTIANI CHE SOFFRONO A CAUSA DELLA FEDE»: «Quello commesso domenica è un crimine contro l’umanità – afferma monsignor Mendis – La nostra Pasqua si è trasformata da un giorno di festa ad uno di lutto. Ma sono certo che i nostri fedeli sapranno far fronte a tanto dolore con coraggio e fede».

Fonti:

Un jihadista marocchino pianifica di immolarsi a Siviglia durante la Settimana Santa, 48 ore dopo l’incendio di Notre Dame.

Il suo nome è Zouhair El Bouhdidi. Marocchino, 23 anni, studente all’Università di Siviglia, che ora è detenuto in Marocco in un’operazione congiunta della polizia spagnola e marocchina.

 La fondazione Al-Muntasir Media aveva lanciato un messaggio in cui faceva appello alle cellule dormienti e ai “lupi” solitari” che, secondo questi jihadisti legati a Daesh, si trovano in Spagna. L’obiettivo è attaccare le celebrazioni della Settimana Santa. Il messaggio è stato scoperto da fonti antiterroriste.

Il messaggio ha lo scopo di incitare i lupi solitari a commettere attacchi, per i quali fanno una domanda pubblica: “Dove sei adesso, mujahideen di Allah, quando sei necessario?”

L’uomo aveva pianificato un attacco suicida, con conseguente strage, durante le processioni della Settimana Santa a Siviglia. Questo doveva accadere 48 ore dopo l’incendio di Notre Dame:  tutto ciò trasforma la persecuzione contro i cattolici e la dilagante Cristianofobia  in qualcosa di innegabile, che i governi internazionali non possono più nascondere e fingere di non vedere e, fino ad oggi, la classe dirigente occidentale ha perso troppo tempo. 

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Cattolici in preghiera davanti a Notre Dame in fiamme, 15.04.2019

ALLA LUCE DI QUESTA NOTIZIA, continuano i  sospetti sull’incendio di Notre Dame : troppi attacchi precedenti contro le chiese cattoliche e molte domande senza risposta. Sebbene l’incendio di Notre Dame abbia portato il popolo francese a preghiere collettive, non organizzate, nella agnostica Parigi,( Il sangue dei martiri è il seme di nuovi cristiani), sebbene persino il sindaco di Parigi abbia definito la Cattedrale di Notre Dame “LUOGO DI CULTO CATTOLICO”, (non solo “attrazione turistica e artistica di Parigi”, come è stato scritto sui giornali in questi giorni), la verità è che abbiamo raggiunto un momento in cui  uno su nove cattolici nel mondo soffre la persecuzione sanguinosa, mentre  l’ Occidente continua ad ignorare nell’indifferenza dei media e nella disinformazione. La persecuzione innalza la fede, ma innesca anche la sensazione della fine di un ciclo.

Vatican box notre dame

Ad esempio, in questi giorni è stata molto diffusa in rete l’ immagine in cui il Vaticano e Notre Dame appaiono in fiamme (nell’immagine qui a fianco), come simbolo della rinnovata Passione di Cristo: l’incendio di Notre Dame ha toccato il cuore della Cristianità, ha rafforzato la fede di molti e ha provocato una reazione diversa da quella prevista dai presunti responsabili….(se mai verranno scoperti e se mai verrà diffusa la verità).  Ma ha anche reso evidente a tutti che la persecuzione dei cristiani ha raggiunto l’Occidente.  Apparentemente, l’Europa ha anche bisogno di “amore ferito” per reagire e uscire dalla sua tiepidezza. Solo se lasciamo che Dio entri nel cuore del mondo, il mondo può essere umano.

Fonti

https://www.hispanidad.com/confidencial/arrecia-la-persecucion-contra-los-cristianos-un-marroqui-pretendia-inmolarse-en-sevilla-durante-la-semana-santa_12009225_102.html

https://www.larazon.es/espana/detenido-en-marruecos-un-presunto-yihadista-que-pretendia-atentar-en-sevilla-EL22924011

Il sacerdote che nell’incendio di Notre Dame ha salvato la Corona di Spine di Cristo e il Santissimo Sacramento

IN FOTO: il sacerdote Jean Marc Fournier, cappellano dei Vigili del Fuoco di Parigi, durante l’incendio della cattedrale di Notre Dame, e la Sacra reliquia della Corona di Spine di Cristo.

Nel tardo pomeriggio, ore 18,50 circa del 15 aprile 2019, Lunedì della Settimana Santa, ha avuto inizio l’incendio della Cattedrale di Notre Dame a Parigi, -non solo un’opera grandiosa dell’arte gotica francese, ma un luogo sacro a Nostra Signora, Madre di Cristo, cuore del Cristianesimo che ha dato origine all’Europa–  500 Vigili del Fuoco hanno messo a rischio la loro vita per estinguere le fiamme di quello che, ad oggi, è stato confermato essere un “disastro colposo” su cui sono in corso indagini….Come sono ancora in corso indagini sull’incendio della splendida chiesa di Saint Sulpice, avvenuto il 17 marzo scorso a Parigi e a cui i media hanno dato scarsa rilevanza, sorvolando sulla gravità di cio’ che sta accadendo in Occidente…Infatti è evidente che da tempo nella laicista Francia e in quasi tutto l’Occidente, che ha dimenticato le sue nobili radici cristiane, sia in atto una tragica escalation di atti di vandalismo e discriminazione anticristiana che violano i diritti umani e la sicurezza delle nazioni europee.  Una circostanza non secondaria visto che la Francia negli ultimi anni è stata più volte colpita dai terroristi dell’Isis. E proprio nel 2016 jihadisti avevano minacciato di incendiare Notre Dame, cattedrale presa di mira molte volte anche da attacchi blasfemi delle femministe Femen e di esponenti dei movimenti LGBT.  Non sembra affatto casuale l’incendio divampato ieri a Notre Dame: è ancora più triste e drammatico, dato che siamo nel pieno delle celebrazioni della Settimana Santa che portano alla Pasqua. img800-inferno-a-notre-dame--in-fiamme-il-cuore-della-cristianit-143992

Tra quegli uomini che hanno sfidato l’incendio di Notre Dame, spicca l’eroismo del sacerdote Jean Marc Fournier, cappellano dei Vigili del fuoco di Parigi, che per primo entrò nella cattedrale mentre bruciava ed il tetto stava crollando. Dall’espressione del suo volto in foto, capiamo il suo sgomento e la premura nel voler salvare ciò che di più caro ai cristiani era custodito all’interno della Cattedrale: la reliquia della Corona di Spine di Cristo,(un cerchio intrecciato e tenuto assieme da un filo d’oro con 70 spine attaccate), portata in Francia da Gerusalemme nel XIII secolo da re Luigi IX, ed il Santissimo Sacramento. Il sacerdote aveva le chiavi ed i codici di accesso a Notre Dame, per cui è riuscito, attraversando le fiamme, ad aprire le teche delle sacre reliquie e del tabernacolo. “Ho consegnato la Corona di Spine di Cristo alla Polizia, ed ho portato in salvo le Ostie del Santissimo Sacramento”, ha detto il cappellano Jean Marc Fournier ai giornalisti della CNN.D4OUp6JWwAEMEeN

Padre Jean Marc Fournier per questa sua azione tempestiva, nell’inferno dell’incendio di Notre Dame, è stato elogiato come un eroe sui social media, anche su Twitter, dove il direttore della rete televisiva cattolica francese KTO, ha elogiato il cappellano.  Il coraggio del sacerdote era già conosciuto: il 13 novembre del 2015 padre Fournier si era precipitato all’interno del Bataclan a Parigi, per soccorrere le vittime dell’attentato dell’ Isis.  “Il cappellano pregava per i morti e confortava coloro che erano feriti o che avevano perso i propri cari. “

“Padre Fournier è un eroe assoluto”, ha detto a Sky News un membro dei servizi di emergenza . “Non ha mostrato alcuna paura mentre si dirigeva verso le reliquie all’interno della cattedrale, e si è assicurato che fossero salvate. Si occupa di vita e di morte ogni giorno, e non mostra alcuna paura. ”

Il sacerdote è entrato nella diocesi presso le Forze armate francesi nel 2004, viaggiando per sette anni in tutto il mondo al seguito dell’esercito come cappellano militare. In Afghanistan è sfuggito a un’imboscata a Uzbin nella quale sono morti dieci soldati francesi. «Durante il mio primo viaggio in Afghanistan ero terrorizzato: tutto ciò che vedevo rappresentava un pericolo potenziale», ha raccontato in un’intervista a Famille Chretienne. «Potevo vivere nel terrore durante le missioni, oppure affidarmi alla Provvidenza. Ho scelto la seconda: fa’ ciò che devi, avvenga quel che può».

Padre Jean-Marc Fournier ha 50 anni e nella sua impresa è stato aiutato da volontari che hanno formato una catena umana così da riuscire a entrare e assicurare la salvezza delle opere all’interno della cattedrale di Notre-Dame. Se avessero tardato anche solo un quarto d’ora o mezz’ora, nulla si sarebbe salvato: le fiamme stavano divampando più velocemente a causa del vento e delle strutture in legno crollate. Molte delle reliquie ed opere d’arte salvate sono state trasferite al municipio di Parigi o al museo del Louvre, tra di esse anche una sacra tunica indossata dal re francese San Luigi e un pezzo della Vera Croce su cui Cristo venne crocifisso.57114752_1315833551916193_7686869842015551488_n

Davanti alla Cattedrale di Notre Dame sfigurata, visitata annualmente da oltre 12 milioni di persone, l’emozione era ancora nell’aria mentre i passanti osservavano il terribile spettacolo fumante, alcuni posavano rose sulla piazza della cattedrale, in molti si sono riuniti per pregare il Rosario e innalzare canti a Nostra Madre, la Santa Vergine Maria. “A tutti i sacerdoti di Parigi: i vigili del fuoco continuano a lottare per salvare le torri di Notre-Dame. Se volete, potete suonare le campane delle vostre chiese per invitare alla preghiera“. Questo l’appello lanciato dall’arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, nel tardo pomeriggio. Un appello non rimasto inascoltato: in serata tutte le chiese di Parigi hanno fatto suonare, a lutto, le proprie campane.incendio-notre-dame-107020.660x368

Dall’inizio del 2019 in Francia si è assistito ad un’ondata di satanico vandalismo anticristiano che spazia dall’abbattimento e dalla distruzione di statue e tabernacoli, fino a veri e propri incendi,  come quello del 17 marzo scorso nella chiesa di Saint Sulpice a Parigi. A Nimes, nella cattedrale di Notre-Dame des Enfants è stata disegnata una croce con escrementi umani. Non è andata meglio a Dijon dove, nella chiesa di Notre-Dame, le Ostie consacrate sono state rimosse dal tabernacolo, sparse a terra e calpestate.

A Lavaur, invece, la parrocchia è stata recentemente assalita da giovani uomini in apparente stato di ubriachezza. Il braccio di una statua del Cristo crocifisso è stato “distorto” per fargli fare un gesto osceno. In totale sono state più di una dozzina le chiese francesi vandalizzate e profanate, solo dall’inizio del 2019.d6aff6eccbdbfdfd4621f7f956c75510

Tutti questi atti vandalici non sono stati oggetto di alcuna rivendicazione né risultano firmati con qualsivoglia sigla. Il solo trait d’union di tutte queste profanazioni, è stato notato, un feroce odio anticristiano,  agito con chiara finalità offensiva e dissacratoria.

Rispetto a tutto ciò, la Conferenza episcopale francese ha scelto il basso profilo, verosimilmente per non rischiare ulteriori atti vandalici di carattere ritorsivo. Quel che è certo, ad ogni modo, è che purtroppo l’anticattolicesimo non è soltanto qualcosa di francese, come dimostra l’agghiacciante notizia, giunta pochi giorni fa da Montreal, dove un prete canadese, rettore dell’oratorio di Saint Joseph, è stato addirittura accoltellato durante la Messa del mattino, prima d’essere ricoverato in ospedale fortunatamente senza risultare in pericolo di vita.

C’è anzitutto una regia, come si diceva poc’anzi, dei mass media, sempre pronti a generalizzare i pregiudizi contro la Chiesa ma totalmente assenti quando invece si tratta di denunciare le aggressioni anticristiane.

In secondo luogo, uno stratagemma per far letteralmente sparire l’odio anticristiano dalla cronaca è quello, dinnanzi ad un’aggressione che ha per vittima uno o più cristiani, di puntare il dito sulla poca chiarezza delle dinamiche (come è avvenuto anche stavolta per l’incendio di Notre Dame) e delle ragioni di simili atti di violenza.  Tutto viene minimizzato e ricondotto a caso isolato.

Un terzo modo per sostenere l’odio anticristiano, quando veicolato tramite un film, uno spettacolo teatrale, una scultura, un dipinto, una canzone o una vignetta – come spesso purtroppo capita – è quello di parlare se non apertamente di capolavoro, quanto meno di opera d’arte, facendo finta d’ignorare un’ostilità che poi, alla fine, può sfociare come in Francia, con chiese saccheggiate e profanate. Con l’omicidio di un sacerdote come è avvenuto a Padre Hamel, mentre celebrava Messa, il 13 aprile 2017. 

E ringraziamo Dio che stavolta a Notre Dame non ci sono state vittime… 

Mons. Éric de Moulins-Beaufort, vescovo di Reims e neo-eletto presidente dei vescovi francesi, ha espresso profondo sconcerto per il devastante incendio che ha divorato la cattedrale di Notre Dame: “La caduta della guglia ha una portata simbolica notevole. Rappresentava un dito teso verso Dio”. Quel contatto autentico con Dio, che il laicismo dilagante in Francia sta cercando da tempo di distruggere, ma non ci è riuscito. La struttura della Cattedrale di Notre Dame è stata salvata, così come nel cuore di tutti si è risvegliato, insieme allo sgomento, la consapevolezza del proprio bisogno di riscoprire e di salvaguardare la propria identita’ cristiana.57410746_2455346554484615_336361802600284160_n

Fonti

https://edition.cnn.com/2019/04/16/europe/notre-dame-chaplain-artifacts-intl/index.html

https://www.rt.com/news/454058-paris-st-sulpice-fire/

https://www.express.co.uk/news/world/1102958/christian-persecution-france-catholic-church-christianity-religion-edouard-phillipe-isis

https://www.lastampa.it/2019/04/10/vaticaninsider/padre-hamel-consegnato-in-vaticano-il-dossier-per-il-processo-di-beatificazione-qNukT2PocS2FgAwCNJc2CM/pagina.html?fbclid=IwAR3WSqFWfeZGVBMjeQQSC4Dtt83lGbMfL0vMb2-R0ND61zwLBJhkzfUJNxE

https://observatorioantisectas.blogspot.com/2019/04/odio-progre-marxista-en-el-incendio-de.html

Primo anniversario del martirio di Padre Jacques Hamel, sacerdote ucciso dai jihadisti in Europa

85 anni, assassinato mentre celebrava la Messa: mercoledì 26 luglio 2017 il mondo ricorda padre Jacques Hamel il primo sacerdote ucciso dalla mano di jihadisti in questo secolo in Europa, a Rouen, in alta Normandia, il 26 luglio del 2016: 

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/07/26/padre-jacques-hamel-sacerdote-martire-ucciso-da-isis-in-francia-mentre-celebrava-la-santa-messa/

Papa Francesco ha concesso la dispensa per aprire, il 13 aprile 2017, la fase diocesana del processo di Beatificazione di Padre Jacques Hamel. Intanto nell’arcidiocesi di Rouen è già iniziato il processo di beatificazione per il sacerdote, senza attendere i cinque anni canonici necessari all’avvio di una causa. Un’accelerazione approvata da Papa Francesco che, ricevendo una delegazione della diocesi francese il 14 settembre 2016, aveva detto al vescovo Lebrun: «Esponi la sua foto perché lui è già beato. È un martire, e i martiri sono già beati!». 

La chiesa di Padre Hamel era quella di Saint-Etienne-du-Rouvray, S. Stefano, il primo martire cristiano. Un caso, ma anche un incredibile richiamo a rileggere la vita del sacerdote francese alla luce di quella del protomartire e dei tanti che Papa Francesco, anche nella Messa di suffragio per il sacerdote, ha chiamato “fratelli perseguitati perché fedeli testimoni del Vangelo”:

“Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo. In questa storia, arriviamo al nostro père Jacques: lui fa parte di questa catena di martiri. I cristiani che oggi soffrono – sia nel carcere, con la morte o con le torture – per non rinnegare Gesù Cristo, fanno vedere proprio la crudeltà di questa persecuzione. E questa crudeltà che chiede l’apostasia, diciamo la parola: è satanica”.

E’ Satana l’autore delle persecuzioni, come testimoniano anche le ultime parole di padre Jacques innanzi ai suoi assassini: “Vattene Satana!”. Ma Gesù è quello che i martiri seguono, è Lui, il “primo martire”, il “loro unico pane”, dice Francesco, “non hanno bisogno di altro”:

“Il martire può essere pensato come un eroe, ma il fondamentale del martire è che è stato un graziato: è la grazia di Dio, non il coraggio, quello che ci fa martiri”.

A Roma, padre Jacques è già celebrato come un martire. Il suo breviario è attualmente in mostra per i pellegrini della basilica di San Bartolomeo sull’Isola Tiberina, nella cappella chiamata “Nuovi martiri in Europa”. La chiesa, sotto la cura della Comunità di Sant’Egidio, che Papa Francesco ha visitato lo scorso 22 aprile, è rinomata per accogliere e onorare reliquie, oggetti personali, ricordi di tutti coloro che sono stati uccisi per la loro fede. Il libro di preghiera di Hamel è aperto a lunedì 25 luglio 2016, vigilia del suo assassinio, accanto ad esso si trovano le reliquie dei sacerdoti spagnoli uccisi durante la Guerra civile e la stola e la croce di don Pino Puglisi, il prete palermitano freddato nel 1993 dai sicari di Cosa Nostra. Questa cappella è diventata presto la più visitata di tutta la Chiesa. 

Tanti i martiri di oggi, più numerosi dei primi tempi, come ci ricorda Francesco, anche se i media non ne parlano. In effetti “tuttora non si ha piena coscienza di quanto grande sia stato il sacrificio in nome della fede negli ultimi due secoli”, afferma don Angelo Romano, rettore della Basilica di San Bartolomeo, Memoriale romano dei “Nuovi Martiri” del XX e XXI secolo:

“Martìri di massa che hanno interessato intere comunità ecclesiali”, ricorda don Angelo, al fianco delle quali ci sono i cosiddetti “martiri nascosti”,ovvero uomini e donne impegnati a fare fratellanza, a trovare nuove strade per vivere il Vangelo, “cristiani che amano in modo gratuito in un mondo materialista e individualista”. “E’ questo che attrae, essere simili a Gesù”, aggiunge don Angelo, “proprio come è successo con padre Jacques, la cui morte in Francia ha portato una vera scossa”. In questo senso, conclude il sacerdote, si comprende quando il Papa dice che “il sangue dei martiri è seme di cristiani”: “non c’è dubbio che il Signore ha vinto il male e noi dobbiamo essere all’altezza del compito che ci ha assegnato, ossia l’annuncio del Vangelo ad un mondo che ne ha tanto bisogno”.

L’arcivescovo di Rouen Mons Lebrun a maggio ha istituito il processo formale durante il quale saranno ascoltati i testimoni dell’assassinio di Padre Jacques Hamel, alcuni membri della famiglia e degli amici musulmani del sacerdote. 

Tutti questi saranno presenti alla Messa di mercoledì 26 luglio 2017 alle ore 9, nella chiesa di Sant’Etienne-du-Rouvray, presieduta dall’arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun. 

La celebrazione sarà ripresa in diretta da un canale televisivo locale e dal network cattolico KTO, al termine verrà inaugurato ufficialmente dalle autorità un monumento dedicato al sacerdote martire. Un modo per sottolineare che la morte di padre Hamel non è stato solo un attacco contro un sacerdote, ma anche dei valori che sostengono la società e la civiltà europea.  La celebrazione  vedrà dei momenti fortemente simbolici. Ad esempio, durante la liturgia saranno posti in vari lati della Chiesa quattro composizioni floreali, una con i fiori provenienti dal giardino di padre Hamel, un’altra sarà poggiata davanti alla statua di Maria dissacrata durante l’attacco.

La preghiera di Roselyne Hamel (sorella di padre Jacques), “possa il sacrificio di mio fratello aiutare gli uomini a vivere insieme in pace”:

“Jacques aveva 85 anni, quando due giovani, radicalizzati da un discorso di odio, hanno pensato di compiere un atto eroico passando alla violenza omicida. Alla sua età Jacques era fragile, ma era anche forte. Forte della sua fede in Cristo, forte del suo amore per il Vangelo e per la gente, chiunque fosse e — ne sono certa –anche per i suoi assassini”. La morte di padre Hamel, per la sorella, “è in linea con la sua vita di sacerdote, che era una vita donata: una vita offerta al Signore, quando ha detto ‘sì’ nel momento della sua ordinazione, una vita al servizio del Vangelo, una vita donata per la Chiesa e per la gente, soprattutto per i più poveri, che ha servito sempre nelle periferie di Rouen”. Secondo Roselyne, “c’è un paradosso: lui che non ha mai voluto essere al centro, ha consegnato una testimonianza per il mondo intero, la cui larghezza non possiamo ancora misurare….è di grande conforto vedere quanti nuovi incontri, quanta solidarietà e quanto amore sono stati generati dalla testimonianza di Jacques”.

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/07/25/martiri_come_padre_hamel_seguono_ges%C3%B9_e_attraggono_fedeli_/1326969

http://www.lastampa.it/2017/07/21/vaticaninsider/ita/news/padre-jaques-hamel-chiesa-e-stato-insieme-per-celebrare-il-primo-anniversario-della-morte-B0k5rRulfpuBueMyW3qNOM/pagina.html

https://agensir.it/quotidiano/2017/4/22/preghiera-per-i-nuovi-martiri-roselyne-hamel-sorella-di-padre-jacques-possa-il-sacrificio-di-mio-fratello-aiutare-gli-uomini-a-vivere-insieme-in-pace/

Mons Gallagher: convegno a Milano in difesa della libertà religiosa dei cristiani sempre più discriminati in Europa

Ormai “anche in Europa si nota una crescita inquietante di forme di intolleranza e di episodi di discriminazione nei confronti dei cristiani”. A ricordarlo è stato monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, che ha aperto alla Università Cattolica di Milano un convengo  sul tema: “Dalla Cristiada alle sfide dell’attualità. Il cammino della libertà religiosa” organizzato dall’Ateneo e dall’Universidad Panamericana.

Mons. Paul Richard Gallagher ha tenuto oggi all’Università Cattolica di Milano una relazione sul tema “La Santa Sede e la difesa del diritto alla libertà religiosa da Pio XI a Francesco”. 

Libertà religiosa sempre più compromessa nel mondo
Il presule ha osservato come “nell’ultimo periodo, su scala mondiale, senza eccezione per il continente europeo”, si sia testimoni “di come il rispetto per la libertà religiosa viene sovente compromesso, con un preoccupante peggioramento delle condizioni di tale libertà fondamentale, che in diversi casi ha raggiunto il grado di una persecuzione aperta, in cui sempre più spesso i cristiani sono le prime vittime, benché non le sole. Fattori determinanti di queste situazioni allarmanti sono certamente riconducibili al permanere di Stati autoritari e non democratici. A ciò si aggiunga la constatazione che anche in molti Paesi di antica tradizione democratica la dimensione religiosa tende ad essere vista con un certo sospetto, sia a causa delle problematiche inerenti al contesto multiculturale sia per l’affermarsi ideologico di una visione secolarista, secondo cui le religioni rappresenterebbero una forma di ‘sotto-cultura’, portatrici di un passato da superare”.

Merito del Cristianesimo separazione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio
E’ quanto mai necessario ricordare oggi – ha proseguito – che “è un merito storico e sofferto del Cristianesimo avere contribuito a creare, nella separazione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio, la possibilità di sviluppo di uno Stato laico, inteso non come uno Stato totalmente avulso dalla religione, o peggio ancora come uno Stato agnostico, ma come uno Stato che, consapevole del valore del riferimento religioso per i suoi cittadini, garantisce a ciascuno il diritto di vivere secondo la propria coscienza la dimensione religiosa”.

Anche in Europa cristiani discriminati
“Purtroppo, anche in Europa – ha rilevato mons. Gallagher – si nota una crescita inquietante di forme di intolleranza e di episodi di discriminazione nei confronti dei cristiani. A titolo informativo, solo nel biennio 2014-2015, l’Osservatorio per l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa ha ricevuto circa 1.700 segnalazioni di casi di intolleranza e di discriminazione contro i cristiani nel vecchio continente.  Si tratta di un fenomeno che sta attirando un’attenzione crescente anche in ambito internazionale”.

Si chiede libertà per tutti, ma si nega la libertà religiosa 
In proposito, ricorda che, già nel gennaio 2015, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato una Risoluzione, dal titolo “Combattere l’intolleranza e la discriminazione in Europa, in particolare verso i Cristiani”, nella quale, tra le altre cose, “si invitano gli Stati membri a prendere adeguate misure per assicurare che ad ogni persona in Europa sia accordata la protezione effettiva della libertà di religione. Nell’attuale contesto, appare perciò intrinsecamente contraddittorio chiedere la libertà per tutti e, in nome di quella stessa libertà, negarla ad alcuni gruppi, specialmente a quelli religiosi. Deve, dunque, essere un dovere delle istituzioni contrastare ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento religioso e, in prospettiva positiva, promuovere e proteggere la libertà religiosa allo stesso modo e con tutti gli strumenti impiegati per la difesa di ogni altro diritto fondamentale”.  

Ma la questione che resta aperta è comunque cosa si intenda effettivamente per libertà religiosa in una società, che non va confusa con “libertà di culto”.

Risulta così evidente che il concetto cattolico di libertà non collima affatto con quello liberale. Infatti, non a caso nel primo Concistoro di Leone XIII viene creato Cardinale il teologo e filosofo John Henry Newman, che si oppose già da anglicano alla società liberale: lotta al liberalismo quale principio antidogmatico. Si tratta di impostazione filosofica e teologica, in cui l’errore non è ammissibile, dove non è concepibile una equiparazione tra verità ed errore”.

Grave crisi internazionale
“Il mondo – ha detto il presule – sta attraversando un momento di grave crisi internazionale, come non si era più visto dalla fine del secondo conflitto mondiale. Sfide epocali si affacciano all’orizzonte della nostra società, mentre i valori portanti dell’umanesimo cristiano sembrano affievoliti nella coscienza di molti. Il rischio più grave che corriamo di fronte a fenomeni di tale portata – ha concluso – è quello di chiuderci in noi stessi, di cedere a quella ‘globalizzazione dell’indifferenza’ tante volte denunciata da Papa Francesco”.

L’effettivo riconoscimento della libertà religiosa quale primo e più importante fra i diritti umani fondamentali è la chiave per affrontare la crisi in cui è precipitato oggi il mondo, segnato da nuove persecuzioni religiose che vedono i cristiani tra le prime vittime. Così mons. Ivan Jurkovič, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, intervenuto il 7.03.2017 all’apertura di un incontro di alto livello sul tema “Rispetto reciproco e coesistenza pacifica condizione della pace interreligiosa e della stabilità: sostenere cristiani e altre comunità”

Difendere la dimensione pubblica della libertà religiosa
“Nonostante i numerosi sforzi per promuovere e rafforzare la libertà religiosa – ha detto l’arcivescovo – stiamo di fatto assistendo a un continuo peggioramento, se non a un vero e proprio attacco contro questo diritto inalienabile in diverse parti del mondo”. Una libertà – ha puntualizzato – che ha una rilevanza pubblica, perché la scelta di una fede incide “ad ogni livello della vita sociale e politica”, tanto più oggi che “la religione ha assunto una rinnovata importanza a causa dei complessi rapporti tra le scelte personali di fede di ciascuno e la loro espressione pubblica”.

Reagire alle violenze contro i cristiani e le altre comunità religiose
Proprio per queste implicazioni – ha rimarcato l’Osservatore permanente – tale scelta “deve essere libera da vincoli e costrizioni” e va tutelata dalle autorità pubbliche. In questo senso, la grande attenzione puntata oggi contro responsabili delle violazioni dei diritti umani fanno ben sperare che la comunità internazionale reagirà all’inaudita violenza contro i cristiani e le altre comunità religiose e che essa non sia caduta in quella “globalizzazione dell’indifferenza” tante volte denunciata da Papa Francesco.

Cristiani oggi perseguitati più che nei primi secoli del cristianesimo
Dopo essersi soffermato in particolare sulle persecuzioni dei cristiani in Medio Oriente, peggiori – ha detto – di quelle subite nei primi secoli del cristianesimo, mons. Jurkovič ha insistito sulla dimensione pubblica della libertà religiosa che non può essere ridotta a mero fatto individuale o al solo culto, perché per la sua stessa natura trascende “la sfera privata degli individui e delle famiglie”. Le varie tradizioni religiose, infatti,  “servono la società innanzitutto con il messaggio che proclamano”, con il loro invito alla conversione, alla riconciliazione, al sacrificio per il bene comune, alla compassione per i bisognosi.

Le religioni un alleato prezioso nella difesa della dignità umana
In un mondo “dove convinzioni deboli abbassano anche il livello etico” e sempre più soggetto alla “globalizzazione del paradigma tecnocratico”, che cerca di “eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una ricerca superficiale di unità”, ha detto in conclusione il rappresentante della Santa Sede, le religioni “hanno il diritto e il dovere di dire apertamente che è possibile costruire una società in cui un sano pluralismo che rispetta le differenze e le valorizza come tali è un alleato prezioso nell’impegno a difendere la dignità umana e una via per la pace nel nostro mondo”. 

 

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/30/mons_gallagher_cristiani_sempre_pi%C3%B9_discriminati_in_europa/1302280

http://www.acistampa.com/story/gallegher-la-liberta-religiosa-non-e-liberalismo-5739

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/08/intervento_di_mons_ivan_jurkovi%C4%8D_sulla_libert%C3%A0_religiosa/1297249

«Le benedizioni pasquali a scuola sono legittime». Sconfitta l’assurda battaglia dei laicisti

Oggi il Consiglio di Stato ha finalmente messo la parola fine alla ennesima assurda battaglia dei laicisti contro i cattolici cominciata due anni fa a Bologna e alla quale Tempi ha dedicato un ampio servizio l’anno scorso.

IL CASO. Nel 2015 il Consiglio di istituto dell’Ic20 di Bologna, che raggruppa due scuole elementari e una media, in totale 1.100 alunni e relative famiglie, autorizza i sacerdoti del quartiere a entrare nei locali della struttura per impartire la benedizione pasquale. Il rito è destinato solo a chi lo desideri e si tiene al di fuori dell’orario di lezione, tuttavia la decisione infastidisce ugualmente un gruppo di una quindicina di genitori e insegnanti, i quali, non riuscendo a impedire l’indigeribile atto, pensano bene di fare ricorso al Tar dell’Emilia Romagna. La sentenza del tribunale amministrativo, che il 9 febbraio 2016, a benedizione ormai bell’e fatta, ha annullato la delibera contestata del Consiglio d’istituto, è stata poi impugnata dal ministero dell’Istruzione.

LE RAGIONI DEI GIUDICI. Ora il Consiglio di Stato scrive che sono più che legittime le benedizioni come quelle di Bologna, e cioè «facoltative e fuori dalle lezioni». In questo senso, sono assimilabili alle «altre attività parascolastiche». In particolare, le benedizioni «non possono minimamente ledere, neppure indirettamente, il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero».

DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA. Se la benedizione venisse impedita si tratterebbe di discriminazione religiosa: «Non può attribuirsi alla natura religiosa di un’attività una valenza negativa tale da renderla vietata o intollerabile unicamente perché espressione di una fede religiosa, mentre, se non avesse tale carattere, sarebbe ritenuta ammissibile e legittima». Tra l’altro i musulmani, circa il 20 per cento del totale degli alunni, erano d’accordo con il rito.

L’UNICA «IMPOSIZIONE». Si conferma dunque quanto scritto l’anno scorso da Tempi dopo aver parlato con Daniela Turci, dirigente scolastica dell’Ic20 e consigliere comunale in forza Pd. «I ricorrenti al Tar – ha sempre spiegato Turci – si sono attaccati a pretesti inesistenti e l’unico tentativo di “imposizione” in questa storia è stato proprio il loro, poiché invece “la maggioranza dei consiglieri non voleva opporre un divieto” alla domanda dei sacerdoti, non voleva precludere loro il perimetro della scuola “perché quel muro rappresenta l’esclusione. E l’esclusione fa male, fa male a chi crede che lasciar entrare un religioso non mini assolutamente la laicità dello Stato: non si obbliga nessuno a fare nulla, si offre solo un luogo per un rito che è segno di pace”. La famosa differenza fra alzare muri e aprire porte».

DOCUMENTO DEL CONSIGLIO DI STATO

Cons. St., sez. VI, 27 marzo 2017, n. 1388

Religione – Religione cattolica – Benedizione pasquale – Nelle scuole – Va fatta fuori l’orario delle lezioni.

         La “benedizione pasquale” nelle scuole deve essere effettuata fuori l’orario delle lezioni, non potendo in alcun modo incidere sullo svolgimento della didattica e della vita scolastica in generale, e ciò non diversamente dalle diverse attività “parascolastiche” che, oltretutto, possono essere programmate o autorizzate dagli organi di autonomia delle singole scuole anche senza una formale delibera (1).

(1) Ha chiarito il Consiglio di Stato che la benedizione pasquale è un rito religioso, rivolto all’incontro tra chi svolge il ministero pastorale e le famiglie o le altre comunità, nei luoghi in cui queste risiedono, caratterizzato dalla brevità e dalla semplicità, senza necessità di particolari preparativi. Il fine di tale rito è anche quello di ricordare la presenza di Dio nei luoghi dove si vive o si lavora, sottolineandone la stretta correlazione con le persone che a tale titolo li frequentano. Non avrebbe senso infatti la benedizione dei soli locali, senza la presenza degli appartenenti alle relative comunità di credenti, non potendo tale vicenda risolversi in una pratica di superstizione.

Tale rito dunque, per chi intende praticarlo, ha senso in quanto celebrato in un luogo determinato, mentre non avrebbe senso (o, comunque, il medesimo senso) se celebrato altrove; e ciò spiega il motivo per cui possa chiedersi che esso si svolga nelle scuole, alla presenza di chi vi acconsente e fuori dall’orario scolastico, senza che ciò possa minimamente ledere, neppure indirettamente, il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero e che dunque, non partecipando all’evento, non possa in alcun senso sentirsi leso da esso.

Ha aggiunto la Sezione che non può logicamente attribuirsi al rito delle benedizioni pasquali, con le limitazioni stabilite nelle prescrizioni annesse ai provvedimenti impugnati, un trattamento deteriore rispetto ad altre diverse attività “parascolastiche” non aventi alcun nesso con la religione, soprattutto ove si tenga conto della volontarietà e della facoltatività della partecipazione nella prima ipotesi, ma anche che nell’ordinamento non è rinvenibile alcun divieto di autorizzare lo svolgimento nell’edificio scolastico, ovviamente fuori dell’orario di lezione e con la più completa libertà di parteciparvi o meno, di attività (ivi inclusi gli atti di culto) di tipo religioso.

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/Approfondimenti/Regioni/Religionecattolica/ConsigliodiStato27marzo2017n.1388/index.html

Arcidiocesi di Bologna critica duramente la Procura per archiviazione del caso di foto offensive del circolo Lgbt contro la fede cattolica

“E se in quelle foto si fossero rappresentati dei giudici, in toga e tocco, o simboli della religione ebraica o islamica, sarebbe stata analoga la reazione della Procura?”Risultati immagini per cassero bologna

L’Arcidiocesi di Bologna, guidata da mons.Matteo Zuppi, critica duramente la Procura della Repubblica che ha chiesto l’archiviazione del fascicolo, a carico di ignoti, per le foto blasfeme ed oscene contro la fede cattolica, pubblicate due anni fa sulla pagina Facebook del Cassero (Il Cassero LGBT center è sede del comitato provinciale Arcigay), relativo alle immagini della festa «Venerdì credici» organizzata nel marzo 2015 al circolo Arcigay il Cassero: blasfemìa contro Cristo nel momento in cui la Diocesi celebra la Quaresima e la Passione di Cristo. Un editoriale pubblicato il 5 marzo 2017 sul settimanale della diocesi Avvenire – Bologna Sette critica duramente la richiesta dei pm di chiudere il fascicolo, escludendo così l’offesa alla religione cattolica. È la motivazione della Procura che risulta inaccettabile alla Curia di Bologna: l’idea cioè che le immagini pubblicate sulla pagina Facebook del Cassero, tra cui una che ritraeva tre uomini travestiti da Gesù e da ladroni mimare pratiche sessuali, non fossero «rivolte a manifestare spregio e vilipendio del credo cristiano-cattolico».

«Lascia perplessi — si legge nell’editoriale del settimanale diocesano — che la Procura arrivi a sostenere che l’offesa gratuita e vilipendiosa arrecata ai simboli della religione cristiana, nella quale si riconoscono milioni di cittadini (non solo cattolici), perché di questo si tratta al di là di ogni dubbio, possa costituire l’oggetto del tutto lecito di un’associazione, per di più sostenuta con denaro pubblico». Per l’Arcidiocesi «viene da chiedersi cosa distingua una simile rappresentazione da un’azione denigratoria: se al posto di Gesù e dei ladroni si fossero rappresentati dei giudici, in toga e tocco, o simboli della religione ebraica o islamica, sarebbe stata analoga la reazione della Procura? In realtà anche la satira, così utile quando stimola con intelligenza la riflessione, incontra dei limiti, che derivano dalla salvaguardia di un clima di pacifica convivenza fondata sul rispetto reciproco e sul buon gusto”.

A due anni di distanza, insomma, la polemica sulle controverse foto del Cassero non si è ancora spenta. All’epoca sul tema era intervenuto l’allora arcivescovo Carlo Caffarra, che aveva definito le immagini «un insulto di inarrivata bassezza e di diabolica perfidia a Cristo in Croce». Da più parti era arrivata la richiesta al Comune di interrompere i rapporti con il circolo. Palazzo d’Accursio, dal canto suo, aveva invitato il Cassero ad assumersi «la responsabilità di una grave offesa». Anche prima della richiesta di archiviazione della Procura, a cui si opporranno gli autori della denuncia da cui è stato aperto il fascicolo (l’ex consigliera comunale di Ncd Valentina Castaldini e i consiglieri di Forza Italia Marco Lisei e Galeazzo Bignami), le polemiche sul Cassero non si sono mai sopite. Nei mesi scorso il centrodestra bolognese si era opposto all’assegnazione diretta dell’ex Salara ad Arcigay. 

L’OFFESA E L’INSULTO  CONTRO IL SENTIMENTO RELIGIOSO NON SONO MAI LIBERTA’ DI ESPRESSIONE, checcè ne dica il circolo Lgbt Cassero, che ha replicato con un comunicato, in cui protesta contro l’ Arcidiocesi di Bologna, guidata dal vescovo Zuppi, per la veemenza del suo pubblico intervento di pochi giorni fa contro il circolo e contro la Procura; in questo comunicato, il circolo Arcigay afferma “quelle foto sono state rimosse dai canali dell’associazione e non volevano essere offensive”… Strano: è noto infatti che il circolo Arcigay Cassero fa da tempo propaganda allo ‘sbattezzo’ dalla Chiesa cattolica, (analogamente al circolo satanista bolognese dei Bambini di satana), quindi dire che quelle foto non “volevano essere offensive” è davvero un’ipocrisia… E poi, continua affermando che quelle foto blasfeme erano una protesta in difesa della libertà di espressione, analoga alle vignette del giornale satirico Charlie Ebdo, che proprio nel 2015 venne colpito dalla strage islamista….Sappiamo bene che Charlie Ebdo con le sue vignette (spesso blasfeme contro la fede cattolica) non ha risparmiato denigrazione nemmeno per la disgrazia ed il dolore dei terremotati italiani! I vignettisti Charlie Ebdo sono stati denunciati dal comune di Amatrice per il vilipendio delle vittime del sisma e per diffamazione aggravata.

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/terremoto-il-comune-di-amatrice-querela-charlie-hebdo-per-la-vignetta-sul-sisma-diffamazione-aggravata-_3030683-201602a.shtml

C’è da chiedersi quanta ignoranza alberghi nella mente di certe persone che volutamente “ignorano” che Isis perseguita soprattutto i cristiani, proprio come fanno loro, che  per “difendere i loro millantati diritti” calpestano quelli degli altri  e vilipendono il sentimento religioso di milioni di persone; c’è da chiedersi  quali poteri occulti proteggano certe “associazioni” che per affermare se stessi hanno bisogno (come i satanisti) di denigrare LA CROCE E LA PASSIONE DI CRISTO, massimo simbolo di pace e sacrificio di sè per amore del prossimo e di difesa del valore di ogni essere umano. 

 

Fonte

http://www.bolognatoday.it/cronaca/zuppi-critica-procura-archiviazione-foto-blasfeme-cassero.html

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/03/04/news/bologna_foto_blasfeme_in_circolo_arcigay_la_chiesa_contro_i_pm_che_archiviano_l_inchiesta-159776295/

Vescovi spagnoli denunciano atti blasfemi contro la fede cristiana nel festival di carnevale di Las Palmas, Canarie

Lunedi 27 febbraio 2017 il festival di carnevale di Las Palmas, Isole Canarie (Spagna), si è rivelato uno degli eventi più blasfemi contro i cristiani, (molto simile ad una sorta di messa nera satanica), una ripugnante manifestazione di odio contro Cristo, contro la S. Vergine Maria e contro la Chiesa cattolica, violando il sentimento religioso di tutti i cristiani. Il primo premio di questo “gran galà” di carnevale è stato vinto dalla “performance” del Drag queen denominato  Sethlas, che ha messo in scena un numero osceno per deridere la S. Vergine Maria e la crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Il numero consisteva nello strip del drag queen travestito da Vergine Maria. Successivamente, egli ha rappresentato Cristo crocifisso che scende dalla croce mentre intona versi blasfemi e provocatori, il tutto circondato da un balletto in cui venivano derisi sacerdoti e suore, simulando una processione religiosa.

L’irriverenza, la provocazione e la mancanza di rispetto caratterizzano le prestazioni di chi è stato scelto come “vincitore del carnevale”. L’indignazione contro questo “spettacolo” si è levata unanime dai social network, dove molti hanno scritto che questa è una violazione dei diritti dei cristiani; molti hanno domandato perchè gli spettacoli di Drag queen non deridono l’Islam o altre credenze… 

In questa situazione, il vescovo delle isole Canarie, Mons Francisco Cases, ha scritto una lettera aperta  “a chi vorrà leggermi” in cui egli  desolato afferma di vivere “il giorno più triste della mia permanenza alle isole Canarie” dove trionfa “la frivolezza blasfema di drag queen, attraverso i voti e gli applausi di una folla inferocita“. Questa ‘performance’ infatti, che non ha nulla di artistico ma più che altro ha molti richiami  al satanismo, è stata votata anche attraverso i telefonini dei telespettatori… 

“La prima cosa che mi sento di dire con il cuore spezzato è chiedere perdono al nostro Salvatore e alla Sua e nostra Madre benedetta. Perdona il mio popolo, Signore. Perdona i tuoi figli, Madre, e perdona me che devo rispondere davanti a Te per tutti loro. Perdona a tanti nella comunità cristiana che non danno una testimonianza concreta”, ha detto il vescovo Mons Francisco nella lettera resa pubblica dal vescovado delle isole Canarie.

E dopo aver chiesto se non ci sono limiti alla libertà di espressione in offese così gravi contro il sentimento religioso di tutti i cattolici, il vescovo ha invitato i fedeli alla Messa di riparazione e di lode a Dio e alla S.Vergine e per chiedere perdono per questi atti blasfemi, celebrazione che si è tenuta il primo venerdì di Quaresima, venerdì 3 marzo alle 19.30 nella cattedrale.

Il Presidente della Conferenza Episcopale spagnola il Cardinale Ricardo Blázquez ha respinto e denunciato questo “spettacolo” come una grave violazione del rispetto del sentimento religioso dei cristiani.

Il Presidente del Consiglio di governo dell’isola di Tenerife, Carlos Alonso, ha affermato nel suo profilo Facebook che “questo spettacolo di drag queen è un’offesa, non è vera libertà nè festa di carnevale, dal momento che offende i valori di tante persone: questo è un reato nel codice penale”.

Assurdità ancora più grande è che il drag queen suddetto, il cui vero nome è Borja Castillas, è un educatore di bambini, si dichiara ateo e vuole essere professore di religione: è evidente quale “culto” vuole insegnare ai bambini… 

In sole 24 ore, più di 27 mila persone hanno firmato una petizione per denunciare  l’atto blasfemo di drag queen nel festival di Carnevale di Las Palmas.

La richiesta è stata aperta dalla Asociación Enraizados (Una voce cattolica nella vita pubblica) che, come specificato in una nota, ha ottenuto che la televisione spagnola provvedesse subito alla rimozione dal suo sito della registrazione dello spettacolo blasfemo. Nel suo comunicato, la Asociación Enraizados chiede le dimissioni dei responsabili pubblici della giunta che ha patrocinato il festival di Carnevale di Las Palmas, in quanto hanno permesso che tale “spettacolo” blasfemo avesse luogo e sono responsabili di violazione del codice penale (offesa al sentimento religioso della maggioranza dei cittadini che appartengono alla fede cattolica). Si chiede inoltre che gli sponsor di questo spettacolo oltraggioso si dissocino da tale manifestazione: si invita i cattolici a boicottare acquisti da tali sponsor. 

http://enraizados.org/alertas/el-carnaval-de-las-palmas-falta-el-respeto-a-los-cristianos-pide-responsabilidades/

Il Presidente dell’Asociación Enraizados, chiede preghiere di riparazione a tutti i cattolici, specialmente in questo periodo di Quaresima.  

nowenna20fatima2020200x100PREGHIERA DELL’ANGELO DELLA PACE A FATIMA:

“Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze, con cui Egli  è continuamente offeso. Per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e per intercessione del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori. Amen. “

 

 

 

 

Fonti

https://infovaticana.com/2017/02/28/carnaval-canarias-blasfema-la-santisima-virgen-cristo-crucificado/

https://www.aciprensa.com/noticias/video-carnaval-de-canarias-premia-a-drag-queen-que-se-disfrazo-de-virgen-maria-87722/

http://www.religionenlibertad.com/desolado-obispo-canarias-denuncia-una-carta-frivolidad-55179.htm

Video appello del Papa: aiutare i cristiani perseguitati. Impegno Quaresima: “in Paradiso non si va in carrozza, ma uscendo dalla schiavitù del peccato”

 

Papa Francesco invita ad “aiutare i cristiani perseguitati”, cattolici, ortodossi, protestanti. Nel videomessaggio per l’intenzione di preghiera del mese di marzo ricorda che sono tante le persone “perseguitate a motivo della loro fede, costrette ad abbandonare le loro case, i loro luoghi di culto, le loro terre, i loro affetti”. “Vengono perseguitate e uccise perché cristiani, senza fare distinzione, da parte dei persecutori, tra le confessioni a cui appartengono”.

Quindi, fa una domanda: “Quanti di voi pregano per i cristiani che sono perseguitati?”. E incoraggia a farlo con lui, “perché sperimentino il sostegno di tutte le Chiese e comunità nella preghiera e attraverso l’aiuto materiale”. Il videomessaggio mostra cristiani delle varie confessioni, chiese distrutte, fedeli di tutte le razze in preghiera e finisce con l’immagine di persone che aiutano in modo concreto chi è vessato per la sua fede. 

Quaresima, cammino verso la Luce del Signore Risorto

La Quaresima, che inizia con il Mercoledì delle Ceneri, è tempo di penitenza ma anche di speranza, un tempo che accompagna alla Pasqua, alla Resurrezione del Signore che ha salvato l’uomo dalla schiavitù del peccato. Lo ha detto Papa Francesco all’udienza generale, in un’assolata Piazza San Pietro, davanti a 10mila fedeli, spiegando anche ai fedeli che, come era solito dire Don Bosco, “in Paradiso non si va in carrozza”.La Quaresima è un “cammino di speranza”, quaranta giorni che prendono “luce dal mistero pasquale”, il periodo verso il quale sono orientati. Papa Francesco presenta questo tempo di preparazione alla Pasqua come il cammino verso il Signore Risorto, “che è la Luce”,  che chiama “ad uscire” dalle tenebre:

“La Quaresima è un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a sé stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente ‘dall’alto’, dall’amore di Dio (cfr Gv 3,3). Ecco perché la Quaresima è, per sua natura, tempo di speranza”.

L’Esodo, l’uscita dalla schiavitù verso la libertà e la salvezza
Il Papa richiama il Libro dell’Esodo, che racconta l’uscita degli Israeliti dall’Egitto, la loro condizione di schiavitù, di popolo oppresso costretto ai lavori forzati. L’esodo verso la Terra della libertà che gli ebrei vivranno attraverso il deserto guidati da Mosé, incaricato dal Signore, durerà simbolicamente 40 anni, durante i quali il Signore dà loro la legge, per educarli ad amare Lui e ad amarsi tra loro come fratelli. 40 anni, spiega il Papa, è “il tempo di vita di una generazione” la quale, nonostante la tentazione del ritorno in Egitto, giunge alla Terra promessa:

“Tutto questo cammino è compiuto nella speranza: la speranza di raggiungere la Terra, e proprio in questo senso è un “esodo”, un’uscita dalla schiavitù alla libertà. E questi 40 giorni sono anche per tutti noi un’uscita dalla schiavitù, dal peccato, alla libertà, all’incontro con il Cristo Risorto. Ogni passo, ogni fatica, ogni prova, ogni caduta e ogni ripresa, tutto ha senso solo all’interno del disegno di salvezza di Dio, che vuole per il suo popolo la vita e non la morte, la gioia e non il dolore”.

Non si va in paradiso in carrozza

“La Pasqua di Gesù è il suo esodo”, continua il Papa, un esodo con il quale Lui apre la via “per giungere alla vita piena, eterna e beata” e la apre arrivando fino “alla morte di croce”, è il Suo Sangue a salvare gli uomini “dalla schiavitù del peccato”:

“Ma questo non vuol dire che Lui ha fatto tutto e noi non dobbiamo fare nulla, che Lui è passato attraverso la croce e noi “andiamo in paradiso in carrozza”. Non è così. La nostra salvezza è certamente dono Suo, ma, poiché è una storia d’amore, richiede il nostro “sì” e la nostra partecipazione al Suo amore, come ci dimostra la nostra Madre Maria e dopo di lei tutti i santi”. 

La conversione è un cammino da rinnovare sempre

E’ questa la dinamica del tempo di Quaresima, l’esodo di Cristo che apre agli uomini la strada del deserto dietro di Lui:

“Lui è tentato per noi, e ha vinto il Tentatore per noi, ma anche noi dobbiamo con Lui affrontare le tentazioni e superarle. Lui ci dona l’acqua viva del suo Spirito, e a noi spetta attingere alla sua fonte e bere, nei Sacramenti, nella preghiera, nell’adorazione; Lui è la luce che vince le tenebre, e a noi è chiesto di alimentare la piccola fiamma che ci è stata affidata nel giorno del nostro Battesimo”.

La Quaresima è dunque «segno sacramentale della nostra conversione», del cammino “dalla schiavitù alla libertà”, un cammino da rinnovare sempre – conclude il Papa – in cui si forma la speranza che, forgiata dalle prove, dalle tentazioni, dalle illusioni, dai miraggi, è forte e salda ”sul modello di quella della Vergine Maria, che in mezzo alle tenebre della passione e della morte del suo Figlio continuò a credere e a sperare nella sua risurrezione, nella vittoria dell’amore di Dio”.

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/02/videomessaggio_del_papa_per_i_cristiani_perseguitati/1296016

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/01/papa_quaresima_%C3%A8_speranza,in_paradiso_non_si_va_in_carrozza/1295735

Dopo la cacciata di Isis, la cattedrale di Mosul ritorna ai cristiani

5 febbraio 2017: Nel video, il momento in cui  l’arcivescovo Nicodemo M. Sharaf Daoud, il Metropolita Siro Ortodosso di Mosul, insieme con l’arcivescovo Mor Timothius Shamani di Mar Mousa A. Mattai e alcuni monaci e laici scendono in piazza per rimuovere la grande bandiera dipinta da ISIS, dalla facciata di una chiesa a Mosul.
La chiesa siro-ortodossa di Mosul dedicata a Sant Efrem, un tempo utilizzata dai jihadisti dell’auto-proclamato Stato islamico (Daesh) come sede del Consiglio di stato dei Mujahidin, situata in un’area della città già riconquistata dall’esercito iracheno, è stata visitata da Mar Nicodemus Daoud Matti Sharaf, vescovo siro ortodosso di Mosul. Alcune foto pubblicate dal sito ankawa.com mostrano la chiesa gravemente danneggiata ma non distrutta, dopo più di due anni e mezzo di occupazione jihadista e dopo l’offensiva militare compiuta dall’esercito iracheno e dai raid della coalizione internazionale a guida Usa per riconquistare Mosul.
Il vescovo che ha sconvolto il mondo nel 2014, quando piangeva sconsolato per l’invasione dello Stato Islamico di Mosul, è ora tornato per recuperare la cattedrale come chiesa cristiana e demolire i resti del gruppo islamico.
Domenica 5 febbraio 2017 è già contrassegnato come un giorno speciale nella storia dei cristiani d’Oriente, in particolare quelli della città irachena di Mosul, che è stata oppressa dal sedicente Stato Islamico.
Quel giorno, l’esiliato arcivescovo Nicodemo M. Sharaf Daoud, della diocesi siro ortodossa di Mosul, è ritornato nella cattedrale distrutta e devastata di Sant’ Ephrem nella parte orientale della città.
Durante l’occupazione decennale della città, lo Stato Islamico ha usato questa chiesa come una moschea, mentre ha installato il suo quartier generale presso la sede degli arcivescovi.
“Due anni e mezzo dopo essere stato costretto a fuggire per salvarmi la vita, ho potuto vedere alcune immagini dell’ Arcivescovo nella sua cattedrale, che è la più grande chiesa a Mosul, circondato da macerie, nascondendosi il viso tra le mani, mentre piangeva “, spiega Eduard Pröls, direttore delle campagne CitizenGO in Germania.
Pröls , che negli ultimi anni ha viaggiato diverse volte in Iraq per sostenere i cristiani perseguitati, spiega queste immagini : “Sono stato profondamente toccato nel cuore, perché io ho incontrato più volte il vescovo Nicodemo negli ultimi mesi”.
L’ultima volta che aveva avuto l’opportunità  di incontrare l’arcivescovo era stata nel monastero di Mar Mattai, uno dei più antichi del Cristianesimo, che si trova su una montagna a 35 km da Mosul: “Solo cinque mesi fa, nel settembre 2016, quando nessuno credeva veramente che Mosul sarebbe stata liberata”.
“Questo monastero è stato molto vicino alla linea del fronte che divide il territorio conquistato da parte dello Stato Islamico dal mondo libero. Quando il cielo è limpido, si può vedere Mosul da lì “, ricorda Pröls.
Questo incontro ha avuto luogo solo cinque mesi fa, nel settembre 2016, quando nessuno credeva veramente che Mosul sarebbe stata liberata. Il mese successivo, la liberazione parziale della città è stata raggiunta, mentre la parte occidentale della città, attraverso il fiume Tigri, è sotto il controllo dei terroristi.
Dopo due anni e mezzo, prima di tutto nella cattedrale di Sant’ Efrem a Mosul ritorna la preghiera.
L’ Arcivescovo pochi mesi prima piangeva sconsolatamente, perché dopo diversi secoli i cristiani non potevano più andare a pregare a Mosul, ora è tornato Domenica scorsa e, insieme con l’arcivescovo Mor Timothius Mousa A. Shamani di Mar Mattai e alcuni monaci e laici, ha pregato nella chiesa devastata, per la prima volta dopo la liberazione.
Pröls spiega sul sito della piattaforma MasLibres.org: “il momento più emozionante è stato quando, aiutati da un rampone, i vescovi, monaci e tutto il gruppo sono scesi in strada e insieme hanno incrinato la grande bandiera dello Stato islamico dipinta sulle pareti della chiesa “, come mostrato nel video.
, Osservatorio Antisette

Le Foibe -Giorno del Ricordo – per non Dimenticare-…imparerà mai l’uomo dai suoi errori….

10 FEBBRAIO Le Foibe -Giorno del Ricordo

Le «foibe», cioè le fosse, le numerose profonde cavità naturali carsiche di cui è disseminata la regione dell’estremo nord-est italiano. Con questo stesso termine intendiamo indicare una tragedia grande e ignorata nella quale piombarono le popolazioni italiane del confine orientale vittime del terrore comunista.

http://www.youtube.com/watch?v=h_n_afXJOkU&feature=player_embedded

La catena dell’intolleranza e delle persecuzioni
può essere spezzata solo con l’amore e il perdono,
come ci ha insegnato Gesù dalla Croce,
ma a condizione di
NON DIMENTICARE.
Perchè l’uomo fatica ad imparare dai propri errori,
e la storia, fatta di corsi e ricorsi,
troppe volte ci ripropone eventi ai quali non dovremmo più assistere:
come la pulizia etnica nella ex Jugoslavia
o il martirio dei cristiani nel mondo.
Per questo è importante il ricordo,
per evitare il ripetersi di queste atrocità.

PREGHIERA PER I MARTIRI DELLE FOIBE
O Dio, Signore della vita e della morte,
della luce e delle tenebre,
dalla profondità di questa terra e di questo nostro dolore noi gridiamo a Te.
Ascolta, o Signore, la nostra voce.
Noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere e deporre i nostri fiori,
ma anche per apprendere l’insegnamento che sale dal sacrificio di questi Morti.
E ci rivolgiamo a Te, perché Tu hai raccolto l’ultimo loro grido, l’ultimo loro respiro.
Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra,
costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell’amore le vie della pace.
Ebbene, Signore, Principe della Pace, concedi a noi la Tua pace.
Dona conforto alle spose, alle madri, alle sorelle, ai figli
di coloro che si trovano in tutte le foibe di questa nostra triste terra,
e a tutti noi che siamo vivi e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore
la pena per questi Morti, profonda come le voragini che li accolgono.
Tu sei il Vivente, o Signore, e in Te essi vivono.
Che se ancora la loro purificazione non è perfetta,
noi Ti offriamo, o Dio Santo e Giusto, la nostra preghiera,
la nostra angoscia, i nostri sacrifici,
perché giungano presto a gioire dello splendore del Tuo Volto.
E a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza e bontà.
Tu ci hai detto: “Beati i misericordiosi perché saranno chiamati figli di Dio,
beati coloro che piangono perché saranno consolati”,
ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia
perché saranno saziati in Te, o Signore,
perché è sempre apparente e transeunte il trionfo dell’iniquità.
+ Mons. Antonio Santin Vescovo di Trieste (1959)Risultati immagini per una candela per i martiri delle foibeIl “Giorno del Ricordo” è stato istituito dal Parlamento italiano con la legge 30 marzo 2004, n. 92, e viene celebrato il 10 febbraio con l’obiettivo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe
e dell’esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati nel secondo dopoguerra.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre tutta l’Italia, veniva liberata dall’esercito Anglo-Americano, a Trieste e nell’Istria (sino ad allora territorio italiano) si viveva l’inizio di una tragedia:
350.000 italiani abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti incalzati dalle bande armate jugoslave, miliziani della dittatura comunista di Tito;
molti furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento.
Tra l’ottobre del 1943 e il maggio del 1945 almeno cinquemila persone (ma forse molte di più) tra istriani e triestini, militari, finanzieri, marinai, maestri elementari, impiegati comunali, minatori, italiani ma anche slavi, antifascisti e fascisti,
furono torturati e uccisi dai miliziani di Tito.
Catturati nei luoghi di lavoro e nelle abitazioni, vennero imprigionati e poi gettati, molti ancora vivi, dentro le “foibe”: voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato,
create dall’erosione dell’acqua sull’altipiano del Carso, e profonde fino a 200 metri.

Una pagina triste della nostra storia
un silenzio doloso.

IL MARTIRIO DEI SACERDOTI CATTOLICI UCCISI DAI PARTIGIANI COMUNISTI
La storia delle foibe è legata al trattato di pace firmato a Parigi il 10 Febbraio 1947, che impose all’Italia la cessione alla Jugoslavia di Zara – in Dalmazia –, dell’Istria con Fiume e di gran parte della Venezia Giulia, con Trieste costituita territorio libero tornato poi all’Italia alla fine del 1954.

Dal 1947 al 1954 le truppe jugoslave di Tito, in collaborazione con i comunisti italiani, commisero un’opera di vera e propria pulizia etnica mettendo in atto gesti di inaudita ferocia.

Sono 350.000 gli Italiani che abbandonarono l’Istria, Fiume e la Dalmazia, e più di 20.000 le persone che, prima di essere gettate nelle foibe (cavità carsiche profonde fino a 200 metri), subirono ogni sorta di tortura. Intere famiglie italiane vennero massacrate, molti venivano legati con filo spinato a cadaveri e gettati nelle voragini vivi, decine e decine di sacerdoti furono torturati e uccisi. Nella sola foiba di Basovizza sono stati ritrovati quattrocento metri cubi di cadaveri.

Per decenni questa barbarie è stata nascosta, tanto che l’agenzia di stampa “Astro 9 colonne”, nel fare un conteggio dei lanci di agenzia pubblicati dal dopoguerra ad oggi sul tema delle foibe, ha scoperto che fino al 1990 erano stati poco più di 30.

Negli anni Novanta l’attenzione per il tema è aumentata: oltre 100 fino al 1995, l’anno successivo i lanci sono stati ben 155. Negli anni recenti ogni anno ce ne sono stati addirittura più di 200.
Calcolare esattamente il numero delle vittime è difficile, ma sono stati almeno 50 i sacerdoti uccisi dalle truppe comuniste di Tito.

Interpellato da ZENIT, Piero Tarticchio, che all’epoca dei fatti aveva sette anni, ha ricordato la tanta gente che partecipò al funerale del suo parente don Angelo Tarticchio, parroco di Villa di Rovino e attivo nell’opera caritativa di assistenza ai poveri, ucciso il 19 settembre del 1943 e sepolto il 4 novembre.

Il sacerdote venne preso di notte dai partigiani jugoslavi, insultato e incarcerato nel castello dei Montecuccoli a Pisino d’Istria. Dopo averlo torturato, lo trascinarono presso Baksoti (Lindaro), dove assieme a 43 prigionieri legati con filo spinato venne ucciso con una raffica di mitragliatrice e gettato in una cava di bauxite.

Tarticchio ha raccontato che il 31 ottobre, quando venne riesumato il cadavere, si vide che in segno di scherno gli assassini avevano messo una corona di filo spinato in testa a don Angelo. Don Tarticchio viene oggi ricordato come il primo martire delle foibe.

Un’altra delle vittime fu don Francesco Bonifacio, un sacerdote istriano che per la sua bontà e generosità veniva chiamato in seminario “el santin”. Cappellano a Volla Gardossi, presso Buie, don Bonifacio era noto per la sua opera di carità e zelo evangelico. La persecuzione contro la fede delle truppe comuniste era tale che non poté sfuggire al martirio.

La sera dell’11 settembre 1946 venne preso da alcune “guardie popolari”, che lo portarono nel bosco. Da allora di Don Bonifacio non si è saputo più nulla; neanche i resti del suo cadavere sono mai stati trovati.

Il fratello, che lo cercò immediatamente, venne incarcerato con l’accusa di raccontare storie false. Per anni la vicenda è rimasta sconosciuta, finché un regista teatrale è riuscito a contattare una delle “guardie popolari” che avevano preso don Bonifacio.

Questi raccontò che il sacerdote era stato caricato su un’auto, picchiato, spogliato, colpito con un sasso sul viso e finito con due coltellate prima di essere gettato in una foiba. Per don Francesco Bonifacio il 26 maggio 1997 è stata introdotta la causa di beatificazione, per essere stato ucciso “in odium fidei”.

In “odium fidei” fu ucciso il 24 agosto del 1947 anche don Miroslav Buselic, parroco di Mompaderno e vicedirettore del seminario di Pisino.

A causa della guerra in molte parrocchie della sua zona non era stato possibile amministrare la cresima, così don Miroslav accompagnò monsignor Jacob Ukmar per amministrare le cresime in 24 chiese diverse. I comunisti, però, avevano proibito l’amministrazione.

Alla chiesa parrocchiale di Antignana i comunisti impedirono l’ingresso a monsignor Ukmae e don Miroslav. Nella chiesa parrocchiale di Pinguente una massa di facinorosi impedì la cresima per 250 ragazzi, lanciando uova marce e pomodori, tra insulti e bestemmie.

Il 24 agosto nella chiesa di Lanischie, che i comunisti chiamavano “il Vaticano” per la fedeltà alla chiesa dei parrocchiani, monsignor Ukmar e don Milo riuscirono a cresimare 237 ragazzi.

Alla fine della liturgia i due sacerdoti si chiusero in canonica insieme al parroco, ma i comunisti fecero irruzione, sgozzarono don Miroslav e picchiarono credendolo morto monsignor Ukmar, mentre don Stjepan Cek, il parroco, riuscì a nascondersi.

Alcuni testimoni hanno raccontato che prima di essere sgozzato don Miloslav avrebbe detto “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

Al funerale i comunisti non permisero ai treni pieni di gente di fermarsi, nemmeno nelle stazioni vicine. Al processo i giudici accusarono monsignor Ukmar e il parroco di aver provocato gli incidenti, così il monsignore, dopo aver trascorso un mese in ospedale per le percosse ricevute, venne condannato ad un mese di prigione. Il parroco fu invece condannato a sei anni di lavori forzati.

Su don Milo, il tribunale del popolo sostenne che non era provato che “fosse stato veramente ucciso”. Poteva essersi “suicidato a scopo intimidatorio”. Le prove erano però così evidenti che l’assassino venne condannato a cinque mesi di prigione per “troppo zelo nella contestazione”.

Nel 1956, in pieno regime comunista la diocesi avviò segretamente il processo di beatificazione di don Miloslav Buselic, ed è diffusa ancora oggi la fama di santità di don Miro tra i cattolici d’Istria.
(12 Febbraio 2006) © Innovative Media Inc.

Il martirio dei preti italiani negli anni 1944-1947
tratto da: Agenzia Zenit, 22 gennaio 2006.

Come in Spagna, emerge il martirio dei preti italiani negli anni 1944-1947. Si parla di un totale accertato di 129 sacerdoti

Roma – Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando sembrava che le violenze e le barbarie fossero finite insieme al regime nazista, si scatenò la violenza delle bande armate comuniste che fecero migliaia di morti. Tra questi più di 129 sacerdoti e migliaia di cattolici. Per ricordare quelle vittime e cercare di capire come e perché furono uccise tante persone, Marco Pirina insieme ad alcuni amici ha fondato il Centro Studi Storici “Silentes Loquimir” (Silenziosamente parliamo) e dopo aver recuperato nel 1992 i resti di 68 persone gettati in una Foiba, ha condotto una serrata ricerca di documenti, testimonianze, rapporti delle forze dell’ordine, ritagli di giornali dell’epoca per “ridare dignità alla memoria di infoibati e scomparsi”. Dalle ricerche del Centro Studi Storici “Silentes Loquimir” sono nati due volumi di circa 500 pagine ciascuno, con il titolo “1945-1947 Guerra Civile” e “1945-1947, la Rivoluzione Rossa”. Per questo lavoro di ricerca nel 2003 con legge regionale 2/2003 “Silentes Loquimir” è stato riconosciuto come Istituto di Ricerche Storiche di notevole interesse regionale. Dato il notevole interesse suscitato dalla storia di quel periodo, “Zenit” ha voluto intervistare Marco Pirina.

Nel corso delle sue ricerche lei ha documentato la strage perpetrata nei confronti di quanti si opponevano o potevano essere di ostacolo alla diffusione dell’ideologia comunista nel periodo fra il 1944 e il 1947. Può fornirci alcuni dati, quante furono le vittime, quanti gli “scomparsi”?
Pirina: Partiamo da un dato scientifico, che sono le denunce presentate alle autorità giudiziarie, carabinieri, ecc nel territorio italiano. Escludendo le zone dell’Istria e della Dalmazia, che non erano più sotto il controllo dell’autorità italiana, e dove comunque fu compiuta una strage da parte delle truppe di Tito, abbiamo un totale degli scomparsi che è di 50.380, di cui oltre 12.000 gli scomparsi senza un fiore, cioè delle persone di cui non si è mai trovato il corpo. Di queste vittime solo una piccola parte era coinvolta con il passato regime fascista.

Quanti di questi erano sacerdoti o seminaristi e quanti esponenti e militanti di associazioni cattoliche?
Pirina: I dati certi documentano la responsabilità provata di militanti comunisti nell’assassinio di 110 sacerdoti. Analizzando gli scomparsi provincia per provincia siamo arrivati a contare un totale di 129 sacerdoti uccisi. Di 19 non si conoscono gli assassini, anche se sembra un dato certo che a guerra finita, con i nazifascisti sconfitti, soprattutto i partigiani socialcomunisti nutrivano un odio sistematico contro la religione cattolica ed erano anche in grado di organizzare ed eseguire omicidi. Per quanto riguarda i dirigenti cattolici, basti dire che solo a Bologna sono scomparsi circa 160 coltivatori cattolici, che non volevano far parte delle cooperative rosse e non erano d’accordo a essere sottomessi alle organizzazioni comuniste. I militanti comunisti non hanno avuto pietà neanche dei partigiani cattolici che combattevano i nazifascisti.

Tra l’8 e il 12 febbraio 1945 a Porzûs in Friuli un gruppo di partigiani cattolici appartenenti alla brigata Osoppo venne massacrata da una brigata comunista guidata da Mario Toffanin. Tra le vittime Ermes, nome di battaglia di Guido, fratello dello scrittore Pierpaolo Pasolini. I comunisti uccisero i partigiani cristiani perché si opponevano alla politica di alleanza con le truppe di Tito che voleva l’annessione di territori italiani alla Slovenia.

Per la causa di beatificazione e canonizzazione del seminarista Rolando Rivi, la Chiesa cattolica parla di martirio cioè di un crimine commesso in odio alla fede. Quante e quali altre storie di martirio lei conosce?
Pirina: Le storie di martirio sono molte e diverse, ne ricordo alcune. Don Francesco Bonifacio, un sacerdote docile e pio, dedicato a opere di carità e zelo, l’11 agosto del 1946 venne prelevato a casa dalle cosiddette guardie popolari, venne ucciso e gettato in una foiba. Di lui non si saprà più nulla. Nel 1998, dopo che è stata pubblicata una sua biografia è stata introdotta la causa di beatificazione. Don Giovanni Dorbolò infoibato il primo maggio 1945; don Nicola Fantela affogato a Ragusa con la pietra al collo il 25 ottobre 1944; don Ugo Bardotti, ucciso a Cevoli (Pi) il 4 febbraio 1951, sulla cui lapide è scritto: Ucciso in odio alla fede. L’aspetto più agghiacciante di queste storie è l’odio esercitato contro la fede cattolica e contro i sacerdoti che ne erano espressione. Gli assassini non si sono accontentati di ucciderli. Si tratta di sacerdoti che non avevano fatto male a nessuno, anzi erano esempi di carità e aiuto per tutti. Don Giuseppe Lendini fu ucciso a Crocetta di Pavullo in provincia di Modena, il 21 luglio 1945. I suoi assassini lo hanno picchiato e torturato per costringerlo a bestemmiare. Quando venne ritrovato il corpo, varie ossa erano state spezzate, crivellato di proiettili con il cranio fracassato e privo degli occhi. Don Giuseppe Tarozzi, di Riolo di Castefranco, è stato tagliato a pezzi e messo in un forno. Don Carlo Terenziani è stato cosparso di vino prima di finirlo con colpi di mitraglia. Don Giuseppe Jemmi fu picchiato a sangue insultato e sbeffeggiato dai partigiani comunisti prima di essere falciato da una raffica di mitra. Sul suo cappello fu appiccicata una stella rossa. Nel 2004 l’Osservatore Romano ha chiesto che si iniziasse il processo di beatificazione per don Jemmi.

Storie molto simili ai martiri di Spagna?
Pirina: Molti dei commissari politici delle formazioni partigiane e garibaldine avevano combattuto in Spagna negli anni 1935-1936, quando si sparava sui crocifissi, sulle chiese, sulle statue e le immagini di Maria, quando vennero trucidati suore, sacerdoti, attivisti di associazioni cattoliche. Così si é ripetuto in Italia parte di quello che avevano già fatto in Spagna. Al funerale di don Ugo Bardotti, il Vescovo di San Miniato non esitò ad accomunare l’assassinio del sacerdote della sua diocesi, al “clero martire della guerra di Spagna e alla Chiesa perseguitata nel blocco sovietico dell’Est Europa”.

Il Papa: basta violenze contro i cristiani; necessaria l’unione di tutti i cristiani di fronte alle persecuzioni

San Paolo indica la strada: “l’amore di Cristo ci invita alla riconciliazione”(2 Corinzi 5: 14). I Cristiani possono essere sempre strumenti di pace!

I cristiani sono chiamati a testimoniare l’amore di Cristo anche di fronte alle violenze e persecuzioni. E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza ai membri della Commissione mista Internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali (27 gennaio 2017). Il sangue dei martiri, ha detto il Pontefice, è ancora oggi seme di nuovi cristiani e strumento di pace e comunione.

Testimoniare Gesù anche quando si è perseguitati, quando si è vittime di atti terribili e persecuzioni. Papa Francesco ha colto l’occasione dell’incontro con la Commissione di dialogo tra cattolici e ortodossi orientali per mostrare la sua vicinanza ai tanti cristiani che oggi soffrono a causa dei fondamentalismi.

Di fronte a violenze e persecuzioni, cristiani siano uniti

“Molti di voi – ha rilevato – appartengono a Chiese che assistono quotidianamente all’imperversare della violenza e ad atti terribili, perpetrati dall’estremismo fondamentalista”:

“Siamo consapevoli che situazioni di così tragica sofferenza si radicano più facilmente in contesti di povertà, ingiustizia ed esclusione sociale, dovute anche all’instabilità generata da interessi di parte, spesso esterni, e da conflitti precedenti, che hanno prodotto condizioni di vita miserevoli, deserti culturali e spirituali nei quali è facile manipolare e istigare all’odio. Ogni giorno le vostre Chiese sono vicine alla sofferenza, chiamate a seminare concordia e a ricostruire pazientemente la speranza, confortando con la pace che viene dal Signore, una pace che insieme siamo tenuti a offrire a un mondo ferito e lacerato”.

Vicino a popolazioni provate da guerre e persecuzioni
Ancora, riecheggiando San Paolo, il Papa ha evidenziato che “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme”. Si è quindi unito nella preghiera alle Chiese che soffrono, “invocando la fine dei conflitti e la vicinanza di Dio per le popolazioni provate, specialmente per i bambini, i malati e gli anziani”:

“In modo particolare ho a cuore i vescovi, i sacerdoti, i consacrati e i fedeli, vittime di rapimenti crudeli, e tutti coloro che sono stati presi in ostaggio o ridotti in schiavitù”.

Rispondere con il Vangelo alla logica della violenza
Il Papa ha così rivolto il pensiero ai tanti martiri “che hanno dato coraggiosa testimonianza a Cristo”. Essi, ha ammonito, “ci rivelano il cuore della nostra fede, che non consiste in un generico messaggio di pace e di riconciliazione, ma in Gesù stesso, crocifisso e risorto: Egli è la nostra pace e la nostra riconciliazione”:

“Come discepoli suoi, siamo chiamati a testimoniare ovunque, con fortezza cristiana, il suo amore umile che riconcilia l’uomo di ogni tempo. Laddove violenza chiama violenza e violenza semina morte, la nostra risposta è il puro fermento del Vangelo, che, senza prestarsi alle logiche della forza, fa sorgere frutti di vita anche dalla terra arida e albe di speranza dopo le notti del terrore”.

Il sangue dei martiri seme di nuovi cristiani e di pace
“Il centro della vita cristiana, il mistero di Gesù morto e risorto per amore – ha soggiunto – è il punto di riferimento anche per il nostro cammino verso la piena unità”. Ed ha affermato che la vita di martiri richiama “alla comunione, a camminare più speditamente sulla strada verso la piena unità”. “E noi – ha aggiunto a braccio – cosa aspettiamo?”:

“Come nella Chiesa primitiva il sangue dei martiri fu seme di nuovi cristiani, così oggi il sangue di tanti martiri sia seme di unità fra i credenti, segno e strumento di un avvenire in comunione e in pace”.

(Da Radio Vaticana)  

Invocazioni per l’unità dei cristiani

 O Dio, per la tua maggior gloria, raduna i cristiani dispersi.

Perchè il mondo creda in te, raduna i cristiani dispersi.

Perchè trionfi il bene e la verità, raduna i cristiani dispersi.

 Perchè vi sia un solo gregge sotto la guida di un solo pastore, raduna i cristiani dispersi.

 Perchè sia confuso l’orgoglio di satana, raduna i cristiani dispersi.

 Perchè regni infine la pace nel mondo, raduna i cristiani dispersi.

 PREGHIAMO

Padre santo, che per mezzo del Figlio tuo hai voluto riunire

tutti i popoli nell’unità di una sola famiglia,

concedi che tutti coloro che si gloriano del nome cristiano

sappiano superare ogni divisione e divengano una cosa sola

nella verità e nella carità.

Fa’ che tutti gli uomini siano presto illuminati dalla luce

della vera fede e si incontrino in comunione fraterna nell’unica Chiesa.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

Giornata della Memoria: ricordiamo anche i 45 milioni di cristiani uccisi per la loro fede, nel XX secolo, il secolo dei totalitarismi assassini

Nella giornata della memoria, 27 gennaio si fa memoria dell’olocausto degli ebrei, perpetrato dai fautori del Nazionalsocialismo. Ma l’olocausto degli ebrei non è stato l’unico sterminio di cui si è macchiata l’umanità “civile” nel secolo scorso.
Ricordiamo anche i 45 milioni di cristiani, uccisi per la loro fede. E’ stato un genocidio religioso, attuato fondamentalmente dai due totalitarismi del secolo XX: il Nazismo e il Comunismo. Del tremendo olocausto ebraico, che ha causato 6 milioni di vittime, non dobbiamo mai dimenticarci, affinchè non accada mai più. Di quello cristiano, che nel secolo scorso ha causato un numero di vittime superiore di nove volte, e che oggi è ancora in atto, pochi si ricordano.

Richard Rubenstein, un rabbino ebreo, di fronte allo scandalo dei campi di concentramento, scrisse che Dio è morto ad Auschwitz: è la “teologia della morte di Dio”, divulgata negli anni ’60. Invece, i discepoli di Cristo, che ha vinto la morte ed è Signore dei risorti, approfittano delle giornate della memoria per elevare lo sguardo della loro intelligenza al disegno salvifico unico e universale di Dio, disegno che si compie nella storia e ha come sola causa Dio stesso, Amore oblativo.

Giustamente si deplora il folle piano di annientamento che i nazisti hanno attuato nei confronti del popolo ebreo, ma anche i cristiani sono state vittime del regime nazionalsocialista, soltanto nella Polonia gli ecclesiastici uccisi dai nazisti furono 6.400.

La repressione hitleriana contro i cattolici risulta essere stata particolarmente feroce soprattutto e anzitutto in quella Polonia rivendicata e poi invasa dal Reich. La Polonia dei lager, primo fra tutti quello di Auschwitz-Birkenau a Oswiecim, luogo del supremo martirio di cristiani e di ebrei a cominciare dal frate minore conventuale san Massimiliano Kolbe (1894-1941) e dalla suora carmelitana scalza santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, ebrea convertita (1891-1942).

Alla fine della Seconda guerra mondiale, le vittime cattoliche polacche mietute dai tedeschi contano 4 vescovi, 1996 sacerdoti, 113 chierici e 238 religiose. I deportati nei campi di prigionia e di sterminio sono stati in totale 3642 sacerdoti, 389 chierici, 341 conversi e 1117 suore.

A migliaia furono i cristiani annientati nella Russia Sovietica, tra il 1917 e 1925, scomparvero nel nulla 200 mila cattolici.
Come è potuto e può ancor oggi accadere che dell’esistenza di questo fiume di sangue la nostra cultura abbia così scarse memoria e consapevolezza? 
Infatti l’Occidente è stato finora cieco e muto, si è rifiutato di vedere e di parlare, c’è stata una sottile ipocrisia della nostra cultura (dai massmedia all’Università, alle varie associazioni politiche).

Per il 27 gennaio la Legge 211 del 20 luglio del 2000 ha istituito in Italia, come in molti altri Paesi del mondo, il «Giorno della memoria» per trasmettere alle giovani generazioni la consapevolezza della Shoah, per rendere omaggio alle vittime e a chi si oppose al progetto di sterminio nazista, sacrificando la propria libertà e la propria vita. Come data è stato scelto il 27 gennaio perché proprio questo giorno nel 1945 venivano aperti i cancelli del campo di sterminio nazista di Auschwitz. 

A pochi giorni di distanza, il 10 febbraio si celebra il «Giorno del ricordo» istituito con la Legge 92 del 30 marzo 2004, per rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le VITTIME DELLE FOIBE , dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Almeno diecimila persone, negli anni drammatici a cavallo del 1945, sono state torturate e uccise a Trieste e nell’Istria controllata dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito.
La prima giornata ha lo scopo di educare i giovani al rispetto reciproco, al rifiuto di qualsiasi manifestazione di razzismo e di antisemitismo, e ai valori fondanti di una moderna società civile.
La seconda giornata ha anche lo scopo di valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate.

Dobbiamo avere memoria dell’esempio, coraggio, amore e testimonianza autenticamente evangelica di quei cristiani che, nelle barbarie perpetrate dal Nazismo e dal Comunismo, misero a repentaglio la loro vita – e in alcuni casi la persero – per cercare di salvare le vittime innocenti della persecuzione.
Quei “giusti” che è importante ricordare, perché solo guardando alla luce di quelle perle spesso nascoste di bene possiamo stare di fronte all’abisso del male, a quella tragedia avvenuta nel cuore dell’Europa solo settant’anni fa.

S. Giovanni Paolo II “I cristiani d’Europa e del mondo, chini in preghiera sul limitare dei campi di concentramento e delle prigioni, devono essere riconoscenti per quella loro luce: era la luce di Cristo, che essi hanno fatto risplendere nelle tenebre” (Lettera apostolica per il quarto centenario dell’unione di Brest, 12 novembre 1995, N.4).

LUOGHI COMUNI SU CHIESA E NAZISMO
La simpatia della Chiesa verso il nazismo è una delle più deboli leggende nere, ma anche una tra le più diffuse e persistenti. Su questo argomento sono sorti tanti luoghi comuni divenuti spesso cavalli di battaglia per gli anticlericali che sogliono paragonare il cattolicesimo al partito nazionalsocialista. Si sostiene, per esempio, che il Vaticano avrebbe mandato al potere i nazisti, persuadendo il Partito del Centro a votare per Hitler in cambio della promessa di un Concordato, per poi abbandonare il partito una volta che questo fu stipulato. Nella realtà, la prospettiva di un concordato non ebbe alcuna parte nei negoziati tra il Centro e Hitler in vista della votazione del decreto dei pieni poteri e il partito cattolico non si sciolse per via delle pressioni vaticane (lo stesso Pacelli apprenderà dell’autoscioglimento dai giornali), ma per via delle minacce che già avevano colpito tutte le forze politiche.

Inoltre, il Concordato venne stipulato non per ricavare vantaggi, nonostante molti continuino a ripeterlo, ma per difendersi dai nazisti. La gerarchia ecclesiastica era ben consapevole della loro inaffidabilità tanto che il cardinale Faulhaber affermò: “con il Concordato siamo impiccati, senza il Concordato saremmo impiccati, torturati e squartati” (M. Burleigh, In nome di Dio Bergamo 2007 pp. 203-207).

Un’altra bufala riguarda il fatto che Hitler fosse cattolico. Se è vero, infatti, che nei discorsi pubblici ci teneva a presentarsi come il difensore della cristianità contro il bolscevismo, è pur vero che privatamente fu assai critico verso il cristianesimo che considerava una religione ebraica (come documentato nelle “Conversazioni a tavola”) e che tali affermazioni pubbliche erano contraddette dalla sua politica ecclesiastica. Infatti, durante tutto il periodo del Terzo Reich entrambe le Chiese furono perseguitate e, come rileva lo storico Sergio Romano, “se avesse vinto la guerra, Hitler avrebbe trattato le Chiese cristiane come stati sconfitti”. Gli abitanti della Germania erano per la maggior parte cristiani (formalmente), ma molti alti gerarchi nazisti (tra cui Hitler stesso) erano fieri avversari del cristianesimo come Martin Bormann, Heinrich Himmler, Alfred Rosenberg, Baldur von Schirach e si proponevano d’eliminarlo. Il moto dell’esercito tedesco “Gott mis uns” (“Dio è con noi”), era già presente fin dai tempi degli imperatori tedeschi e il regime nazista scelse di tenerlo per non accentuare i dubbi già presenti della classe degli ufficiali tedeschi verso il regime.

Non vi fu, inoltre, alcuna alleanza tra i papi e il nazismo per un fronte comune contro il comunismo, anzi durante la guerra la Santa Sede si rifiutò di benedire l’attacco tedesco alla Russia, sia per via del suo atteggiamento improntato alla neutralità, sia perché entrambe le dittature erano anticristiane come spiegò monsignor Domenico Tardini (allora segretario di Stato vaticano) in un colloquio con l’ambasciatore italiano Bernardo Attolico: «[Il comunismo] È il peggiore nemico della Chiesa. Ma non è l’unico. Il nazismo ha fatto, e sta facendo, una vera e propria guerra alla Chiesa» (A. Tornielli. Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro, Milano 2007 pp. 359-360).

Per contrastare l’idea di questa supposta alleanza basterebbe far presente la lettera circolare di Herman Goring intitolata “Decreto sul cattolicesimo politico” nella quale ordinava a tutte le autorità politiche e giudiziarie di procedere contro ogni tentativo dei cattolici d’immischiarsi negli affari dello stato o l’idea accarezzata da Hitler di far prigioniero il papa documentata da una nota del diario di Goebbels del luglio del ’43 (M. Phayer, Il papa e il diavolo, Roma 2008 p. 121).

Una “prova” che i critici del papato portano a sostegno del filonazismo di Pio XII è il presunto aiuto del Vaticano alla fuga di alcuni nazisti (spesso negando o minimizzando l’apporto dato dal papa alla fuga o al nascondiglio di ebrei e partigiani durante la guerra). È noto infatti, che il vescovo Alois Hudal aiutò a far fuggire molti gerarchi:  un indizio che agisse per sua iniziativa sta nel fatto che il vescovo austriaco era malvisto negli ambienti vaticani tanto che nelle sue memorie Hudal si lamentò dell‘ostilità subita da Pio XII e da Montini e attaccò il rifiuto delle gerarchie ecclesiastiche a formare un’alleanza con la Germania per fermare il “comunismo ateo”. All’epoca poi, il papa autorizzò il gesuita americano Edmund Walsh a presentare un dossier al Tribunale dei Crimini di guerra a Norimberga in cui si documentavano i crimini e le atrocità dei nazisti (David G. Dalin, “La storia come calunnia. Daniel Goldhagen diffama la Chiesa Cattolica”).

Il fatto che Pio XII non avesse denunciato pubblicamente durante la guerra le atrocità naziste non implica in alcun modo una qualche simpatia per il regime tedesco perché il papa durante la guerra non denunciò pubblicamente neppure le atrocità di Stalin, preferendo agire di nascosto per aiutare le vittime dei totalitarismi e scegliendo di scomunicare i comunisti solo quattro anni dopo la fine del conflitto ossia quando i nazisti non potevano più sfruttare la sua condanna anticomunista a scopo di propaganda. Al contrario, l’antipatia di Achille Ratti e di Pacelli nei confronti del regime tedesco e della sua ideologia è ben nota e documentata, ma poco importa ai calunniatori della Chiesa che alla storia preferiscono la propaganda.

REPRESSIONE HITLERIANA CONTRO I CATTOLICI
Hitler, nemico giurato della Chiesa

Nel 1933, la Santa Sede firma il Concordato con la Germania nazionalsocialista. Il 14 marzo 1937, Papa Pio XI promulga l’enclica Mit Brennender Sorge: è la scomunica del “cristianesimo tedesco” e della “superiorità della razza” teorizzate dal Terzo Reich. Pochi giorni dopo, il 19 marzo, con l’enciclica Divini Redemptoris il pontefice scomunica anche il comunismo ateo regnante in Unione Sovietica.

A tal proposito Brigitte Hamann ha curato una ricerca unica nel suo genere, andando a ripercorrere la giovinezza di Hitler, a ripescare i giornali avidamente letti da Hitler all’epoca del suo “apprendistato” giovanile, e a ricordare i pensatori cui Hitler dovette molte delle idee che poi, una volta al potere, avrebbe portato avanti con fredda determinazione.  Anzitutto, nota la Hamman, il padre di Hitler, Alois, è un “anticlericale”, avverso alle scuole religiose, cresciuto nel mito di Bismarck, l’autore della grandezza prussiana, ma anche di una forte persecuzione della Chiesa.

Anche il giovane Adolf viene allevato sin da piccolo agli ideali del padre, in particolare al nazionalismo pangermanista. Tra i pensatori che Hitler ha modo di apprezzare negli anni della sua formazione vi sono una serie di personalità bizzare, dedite a studi esoterici e alla politica. Il primo di questi è il viennese Guido von List, che si attribuisce il predicato nobiliare “von” perché appartenente, a suo dire, alla “razza dei dominatori ariani”.

Il von List è un personaggio barbuto, con l’aria profetica, fondatore di associazioni segrete e autore di romanzi e di scritti teorici, in cui addita soprattutto i nemici della razza ariana: “la Chiesa cattolica, gli ebrei, i massoni”. Tutti in un unico minestrone. “Il clero romano”, sostiene, mira ad “annientare e soffocare costumi e abitudini tedeschi, mentalità tedesca e diritto tedesco”.

LE CONVERSAZIONI A TAVOLA DI HITLER

“Conversazioni a tavola di Hitler”, da poco ristampato in Italia, dopo 50 anni, dalla Libreria editrice Goriziana (2010).

Si tratta dei discorsi tenuti da Hitler “all’apice del suo successo, durante il primo anno della sua guerra d’aggressione contro la Russia. Con la prospettiva di una vittoria totale, Hitler guarda fiduciosamente alla realizzazione di tutti i piani ambiziosi già adombrati sedici anni prima nel Mein Kampf” ( dall’introduzione di Hugh R. Trevor Roper).

Questi discorsi, confidenziali, con gli invitati che di volta in volta accedono a lui, vengono trascritti a partire dal 5 luglio 1941 per ordine di Martin Bormann, capo della cancelleria del partito e segretario del Fuhrer.
Bormann, per capire brevemente l’uomo, è considerato l’ “uomo ombra” di Hitler ed è un violentissimo nemico del cristianesimo, oltre che degli ebrei. “La religione cristiana, scrive, è un veleno, di cui poi è molto difficile liberarsi e che infetta i bambini”.

Spinto proprio da questa convinzione egli si occupa “con particolare tenacia di prosciugare le fonti economiche delle Chiese. Durante tutta la guerra ordinò la requisizione di patrimoni di istituzioni ecclesiastiche, pretese da loro contributi finanziari sempre maggiori” e fa tutto quello che è in suo potere, per rendere difficile la vita dei credenti e per assoggettare i religiosi che “si rifiutano di fungere da strumenti” del regime.

Anzitutto Hitler ritiene che il Cristianesimo sia una delle manifestazioni della perfidia ebraica: parla quindi esplicitamente di “cristianesimo ebraico”. “Il cristianesimo, afferma la notte del 20 febbraio 1942, costituisce il peggiore del regressi che l’umanità abbia mai potuto subire, ed è stato l’Ebreo, grazie a questa invenzione diabolica, a ricacciarla quindici secoli indietro”.  Il cristianesimo infatti si è posto alla testa dei più miserabili, degli schiavi, dei malriusciti, con le sue teorie “egualitarie” nate per “conquistare un’enorme massa di gente priva di radici”.

 Soprattutto è interessante  che Hitler condivida coi comunisti-bolscevichi, verso cui dichiara il suo odio, e con cui si alleerà per scatenare il secondo conflitto mondiale, due idee:

La prima: che il cristianesimo sia contro la scienza e la ragione (oltre che dello Stato laico).

La seconda: che sia condannato a sparire col tempo, automaticamente, soffocato dall’affermarsi del nazismo trionfante e liberatore.

Anche Marx aveva creduto lo stesso; anche i bolscevichi spiegavano, in quegli stessi anni, che la Chiesa non avrebbe retto il confronto con la scienza, la modernità ed il progresso, e sarebbe sparita da sola, una volta instaurata la società giusta, perfetta, egualitaria, in una parola, comunista. Senza bisogno di persecuzioni (che invece, poi, ci furono eccome).

Hitler, anche qui in perfetta sintonia col pensiero marxista – che sarebbe giunto a condannare la teoria del Big Bang come evidentemente creazionista-, non crede all’idea biblica, ma si schiera per una evoluzione auto-guidata da una forza creatrice e divina immanente.

In più occasioni egli ribadisce che la visione scientifica della realtà non vede uno “iato tra il mondo organico e il mondo inorganico”, checché ne dica la Chiesa. Non vi è infatti, in una visione panteista, una vera differenza ontologica tra uomini e animali (di qui anche la sua passione per il vegetarianesimo e i suoi continui richiami al suo amore per gli animali).

Inoltre, nella visione evoluzionista di Hitler, l’uomo come individuo singolo, coerentemente, non esiste. Ciò che conta è solo la razza, la specie: “ho imparato che la vita è una lotta crudele, il cui unico fine è la conservazione della specie. L’individuo può scomparire, purché ci siano altri uomini a sostituirlo”.

Proprio in nome di questa visione arriva a giustificare le guerre in cui milioni di singoli uomini periscono, per il bene della razza ariana. Hitler giunge persino ad accenti violentemente ecologisti: “l’uomo è indubbiamente il microbo più pericoloso che si possa immaginare. Sfrutta il suolo che ha sotto i piedi”, causando le “catastrofi che si verificano periodicamente sulla faccia della terra”. Non crede dunque ad un Dio personale, che crea ed ama ogni sua singola creatura.

Rimane una domanda: come valutava Hitler l’azione della Chiesa rispetto al nazismo?

Lui, personalmente, non aveva dubbi: “Ho conquistato lo Stato a dispetto della maledizione gettata su di noi dalle due confessioni”, quella cattolica e quella protestante (13 dicembre 1941); “Un male che ci rode sono i nostri preti delle due confessioni. Attualmente non posso dar loro risposta che si meritano, ma essi non perderanno nulla ad aspettare. Ogni cosa è trascritta nel mio registro. Verrà il momento in cui regolerò i miei conti con loro e non prenderò vie traverse” (8 febbraio 1942); “Ora la principale attività dei preti consiste nel minare la politica nazionalsocialista” (7 aprile 1942); i preti oggi ci insultano e ci combattono, “si pensi per esempio alla collusione tra la Chiesa e gli assassini di Heydrich… Mi è facile immaginare che il vescovo von Galen sappia perfettamente che a guerra finita regolerò fino al centesimo i miei conti con lui…” (4 luglio 1942); “Il clero è un rettile…il vescovo Preysing è un rettile… La Chiesa cattolica non ha che un desiderio: la nostra rovina” (11 agosto 1942)…

(Fonti: Francesco Agnoli “Novecento: il secolo senza croce”- SugarCo 2011- articoli di UCCR)

 

ACS Aiuto alla Chiesa che soffre: aiutare i cristiani perseguitati per sconfiggere il virus dell’estremismo islamista

L’ISIS ha firmato la rivendicazione dell’attentato compiuto il 31 dicembre 2016 nella discoteca Reina di Istanbul (39 morti e 69 feriti), e lo ha fatto precisando che l’attacco è stato portato contro uno dei nightclub “dove i Cristiani celebrano la loro festa apostatica”. Il messaggio politico è diretto alla “protettrice della croce”, cioè la Turchia http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/istanbul-capodanno-strage-discoteca-reina-club-killer-fuga-f1a9c3bb-1fb9-4628-9dfe-f731132a474c.html

La discoteca si trova a Ortakoy, la parte più europea di Istanbul. “L’ISIS conferma la propria strategia politica, dimostrando di avere le idee perversamente chiare. Dobbiamo domandarci se in Europa siamo in grado di contrapporre una strategia altrettanto chiara ed efficace.”. Il Direttore di ACS-Italia (Aiuto alla Chiesa che soffre,  fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata), Alessandro Monteduro, commenta così la rivendicazione del sedicente Stato Islamico.

“Dobbiamo essere consapevoli che l’ideologia dell’estremismo politico-religioso di matrice islamica è viva, e si diffonde sotto diverse sigle. La nostra Fondazione non entra nel merito delle valutazioni politiche, ma di certo dobbiamo dire che il sostegno ai Cristiani e alle altre minoranze perseguitate non è un semplice atto di carità”.

“Ogni contributo a favore dei perseguitati in Medio Oriente, e nelle altre aree di crisi, prosegue Monteduro, “è estremamente prezioso per loro, ma garantisce anche altri effetti positivi, di cui beneficiano tutti: rafforza il loro tessuto sociale, generando anticorpi contro il virus dell’estremismo, e permette a singoli e gruppi la permanenza in patria, scongiurando il fenomeno dei flussi migratori non volontari. Favorisce anche il depotenziamento del terrorismo diffuso in Occidente, e la riduzione della pressione migratoria, che genera conflitti sociali.”.

La minaccia terroristica purtroppo non è distante da noi, perché, “come spiega il comunicato dell’ISIS, per loro noi siamo parte del grande nemico occidentale. Dobbiamo essere consapevoli che la solidarietà nei confronti dei nostri fratelli perseguitati, ovunque essi siano, ci consolida come comunità e ci rende capaci di respingere gli attacchi, attacchi che possono provenire dall’esterno, ma anche dall’interno, da giovani che trovano un senso esistenziale solo all’ombra delle bandiere nere. Sono persone che si formano e si informano in Europa, ma la cui matrice culturale resta l’estremismo islamico.”. Per tutti questi motivi, conclude il Direttore di ACS-Italia “quando un italiano sostiene i progetti a favore dei Cristiani perseguitati aiuta concretamente i suoi fratelli, ma indirettamente aiuta anche i propri figli a vivere in una società libera dal terrore.”.

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/monteduro-acs-italia-aiutare-i-cristiani-perseguitati-per-sconfiggere-il-virus-dellestremismo/

La Chiesa con ACS in onore di Asia Bibi: nel 2017 importanti interventi in aiuto alle donne cristiane perseguitate in Pakistan

Rapimenti, matrimoni forzati, espropri di case e terreni, attentati contro chiese e luoghi di ritrovo, e l’ingiusta legge anti-blasfemia brandita come una spada per silenziare le minoranze religiose. Il Pakistan rientra sicuramente in quel novero di Paesi in cui i soprusi contro la comunità cristiana assumono i contorni di una sistematica persecuzione avallata da molti settori delle società e degli apparati dello Stato.

Per questo motivo la sezione italiana della fondazione pontificia Aiuto alla chiesa che soffre (Acs- Italia) ha deciso di iniziare il 2017 finanziando due progetti tesi ad aiutare le donne cristiane pakistane:Formiano giovani ostetriche e Aiutiamo le donne povere. Il primo programma è condotto dalla Women Shelter Organization, un’organizzazione fondata nel 1987 per prendersi cura delle donne che, specie nelle aree rurali, hanno subito violenze domestiche e abusi sessuali, e di quante sono costrette ai matrimoni forzati. L’iniziativa per la formazione di ostetriche riguarderà 75 professioniste in 15 aree del distretto di Faisalabad, che saranno preparate a prestare assistenza sanitaria alle donne in procinto di partorire nelle aree rurali.

Il secondo progetto, Aiutiamo le donne povere, ha l’obiettivo di sostenere l’attività del “Crisis Intervention Center” di Lahore. Il Centro è stato fondato dalle Suore del Buon Pastore per aiutare ragazze e donne povere, e in situazione di difficoltà psicologica. In particolare sono seguite le ragazze madri che per questa loro condizione di solito vengono emarginate dalla società. Negli ultimi quattro anni le Suore del Buon Pastore hanno salvato 62 donne, soprattutto grazie anche alla cura dell’aspetto spirituale delle ragazze che si rivolgono a questa struttura. Ovviamente le ospiti vengono aiutate anche dai punti di vista sanitario e legale, e le analfabete imparano a leggere e scrivere. ” L’aiuto che abbiamo promesso attraverso il progetto Aiutiamo le donne povere servirà a coprire i costi operativi del Centro per i prossimi 5 anni”, afferma Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia, che riferisce quanto Suor Maqsood Kala RGS ha comunicato alla fondazione: «Il vostro aiuto ci consente di aiutare le donne, affinché vivano una vita dignitosa. Grazie da tutte noi!».

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ASIA BIBI con due dei suoi 5 figli, prima dell’arresto per “blasfemia” nel 2010

Entrambi i progetti sono dedicati ad ASIA BIBI, spiega Alessandro Monteduro. La donna cattolica, madre di cinque figli, ha appena passato l’ottavo Natale in carcere, mentre resta in attesa della decisione della Corte suprema, riguardo alla sospensione della condanna a morte subita per un’infondata accusa di blasfemia. Nel suo povero Natale, celebrato in carcere in un incontro di soli trenta minuti con il marito e le due figlie, Asia Bibi lancia un solo messaggio al mondo che segue col fiato sospeso la sua vicenda: «Vorrei solo dire che non odio nessuno. Non odio quanti mi hanno fatto soffrire in tutti questi anni. Perdono tutti e prego per quanti mi hanno fatto del male».  

Dopo le parole di perdono e di benedizione, «Asia ha voluto ringraziare nuovamente Papa Francesco e quanti continuano a pregare per lei», riferisce Nadeem, tutore della famiglia di Asia Bibi«E ha espresso la convinzione che, grazie alla volontà di Dio, sarà presto libera». 

Benedire una vita sfregiata da un’ingiusta condanna a morte e benedire i propri persecutori non è opera umana e non può essere che dono inestimabile della grazia di Dio

“Il ruolo e la figura di Asia Bibi resta centrale ed esemplificativo della condizione delle donne cristiane e della battaglia per la libertà religiosa in Pakistan”, sottolinea Monteduro. Nel Paese asiatico, nato nel 1947 dalla separazione dall’India, l’Islam è religione di Stato e la conoscenza del Corano è di fatto obbligatoria se si vuole migliorare il proprio stato sociale, esiste inoltre un gruppo di avvocati, il Khatm-e-Nubuwwat Lawyers’ Forum, che ha lo scopo dichiarato di far applicare rigorosamente la legge anti-blasfemia. Succede così che siano almeno 17 i condannati per blasfemia rinchiusi nei bracci della morte. Ed è in questo contesto che molti cristiani vivono un calvario quotidiano rispetto al quale – denuncia il Direttore di Acs – la comunità internazionale non mostra la benché minima intenzione di intervenire. 

Nessuna voce si alza nemmeno dalle platee del femminismo internazionale se si tratta di condannare la piaga dei matrimoni forzati ai danni delle donne non musulmane. Secondo alcune stime riportate da Acs, ogni anno almeno mille giovani cristiane e indù vengono sposate e convertite contro il loro volere. Conversione all’Islam che viene usata come scappatoia legale, per evitare conseguenze penali, da parte di coloro che compiono stupri e rapimenti. Emblematico il recente caso di Nabila Bibi, rapita davanti alla sua famiglia da quattro scagnozzi per conto di un ricco signore musulmano, il quale  ha potuto fare affidamento anche sulle reticenze della polizia nel raccogliere la denuncia del padre della ragazza.

La connivenza delle forze di sicurezza e delle autorità politiche locali è anche alla base del fenomeno del land-grabbing, ovvero l’appropriazione indebita di terreni di cui sono vittime i contadini cristiani più poveri. Proprio ieri l’agenzia Fides ha dato notizia dell’ultimo episodio, registrato nel distretto di Hyderabad, a Sukkur, dove apparti mafiosi in combutta con la polizia hanno pianificato un’aggressione contro gli abitanti cristiani, cercando di scacciarli dalle loro proprietà. Il cristiano Munawar Gill, residente nell’area, ed ex funzionario della diocesi anglicana di Hyderabad, ha spiegato che nelle scorse settimane alcuni uomini di sono presentati nell’area dell’insediamento cristiano di Sukkur, mostrando una documentazione falsa e rivendicando il diritto di proprietà.

Chi si oppone a questo stato delle cose rischia la vita, come il governatore del Punjab ucciso nel gennaio del 2011 dalla sua guardia del corpo per aver criticato la legge sulla blasfemia; solo due mesi più tardi la stessa sorte è toccata al ministro Shahbaz Bhatti, colpito dagli estremisti il 2 marzo del 2011 per aver tentato di modificare questa norma. E nel 2014 non è andata meglio all’avvocato per i diritti umani, Rashid Rehman, uno dei pochi legali che hanno avuto il coraggio di difendere in tribunale persone accusate di blasfemia.

E poi ci sono gli attentati; l’ultimo, la scorsa Pasqua, ha colpito le famiglie cristiane riunite in un parco di Lahore, 78 le vittime totali, tra cui anche 31 bambini. In un quadro che resta negativo, l’iniziativa di Acs assume quindi la forza di un gesto che rompe il muro di silenzio e di intolleranza che pesa sulla coscienza di tutta la comunità internazionale.

Fonti

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/due-progetti-per-iniziare-il-2017-aiutiamo-le-donne-cristiane-in-pakistan-a-vivere-con-dignita/

http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/23/nuovo_natale_in_carcere_per_asia_bibi/1281280

Mary Wagner, cattolica, in carcere perchè lotta contro l’aborto in USA

Mary Wagner, 42 anni, è stata di nuovo arrestata il 12 dicembre 2016 presso la clinica abortista Bloor West in Canada, solo perchè pregava davanti alla clinica, donava rose bianche e la Medaglia miracolosa della Madonna alle donne, cercando di dissuaderle dall’ uccisione del proprio bimbo in grembo, dalla violenza dell’aborto…L’ipocrita accusa che Mary subisce dal governo americano, da dieci anni a questa parte, sarebbe quella di infrangere  il divieto di manifestare entro un certo raggio di metri dall’ingresso dagli ospedali del paese. Il diritto alla vita dei bambini non nati e l’obiezione di coscienza non hanno alcun valore per la legge. 

Suor Immolatia della Fraternità dei Poveri di Gesù Cristo, una fraternità cattolica fondata quindici anni fa in Portogallo per aiutare tutti i poveri, i senzatetto e i carcerati, ha visto l’arresto di Mary Wagner ed in un’intervista a Lifesite news ci parla di lei: 

“Mary è prigioniera per amore e per testimoniare la santità della vita attraverso il rifiuto di obbedire a leggi ingiuste; indirizzando la sua libertà verso Dio e per conto di chi non ha voce, bambini non ancora nati indifesi e le loro madri. Mary anche se dietro le sbarre, è più libera di tutti noi “, ha dichiarato Suor Immolatia, ” Non c’è vera libertà se non al servizio di ciò che è buono e giusto”.

Mary Wagner capì che questa era la sua missione durante la giornata mondiale della gioventù di Denver nel 1993, quando ad appena 19 anni si convertì sentendo san Giovanni Paolo II tuonare contro l’aborto e l’eutanasia, chiedendo ai giovani di “uscire per le strade e nei luoghi pubblici come i primi apostoli”. Avvertendo una grande chiamata la giovane non si sottrasse, anche se all’inizio pensò di doversi sacrificare per riparare all’aborto tramite una vita contemplativa. Ma la preghiera la condusse a comprendere che la sua missione per dare voce ai senza voce più poveri, i bambini in grembo, doveva essere pubblica. 

“Dobbiamo fare tutto per Cristo”. Questa l’unica ragione valida per muoversi, scrisse tempo fa in una lettera pasquale dal carcere: “Cristo nascosto nelle dolorose sembianze dei poveri, così poveri che non riusciamo nemmeno a vederli o sentirli”.

Il vescovo di Bombay, Oswald Gracias, fra i cardinali chiamati da Papa Francesco per la riforma della curia, andò a trovarla in carcere nell’agosto del 2013. Uscito non ebbe più dubbi: “Mi si è chiarito che Mary ha una missione” e che il suo non “è un futile esercizio per combattere i mulini a vento e anche se avesse salvato una sola vita ne sarebbe valsa la pena”, perché “Dio la chiama a fare questo, a testimoniare il dono e la santità della vita umana”. Allora parlò anche il cappellano del carcere, Paul Hrynczyszyn: “Penso che sia una santa”, disse. Anche perché “aiuta molte donne a tornare alla fede”.wagnerDopo quest’ultimo arresto, per cui Mary ha passato un altro Natale in prigione, il commento più bello è stato quello della sua amica e sostenitrice, suor Immolatia:

“La mia risposta alle espressioni di disagio legate all’arresto è che l’amore radicale e sovversivo che Mary sta vivendo, il sacrificio personale e gli stenti sono necessari”.  Mary, anche questa volta è entrata nella clinica per pregare le madri di non uccidere i bambini in grembo, offrendo loro un mazzo di rose rosse e bianche, con una medaglia della Madonna miracolosa e un bigliettino con le informazioni per trovare aiuto nell’affronto della gravidanza. Siccome poi è girato il video dell’arresto, in cui Mary Wagner ha il volto molto provato, suor Immolatia ha continuato: “Le persone me lo hanno descritto come afflitto e triste”. E “in effetti il suo volto è espressione del suo cuore agonizzante, ma bisogna che comprendiamo quale sia la fonte del suo dolore: era davanti a tante donne che avevano programmato la morte dei loro figli. Lei era lì testimone di questa scena orribile e il fatto che ha trovato cuori così duri e chiusi al Vangelo della vita è stato come una spada per l’anima di Mary”.

Ma a chi si è limitato allo sdegno di fronte all’arresto di Wagner, Suor Immolatia si è rivolta così: “L’unica risposta adeguata è quello che credo Gesù, come Mary, direbbe: “Non piangete per me, non lamentatevi per il mio arresto e detenzione, piangete piuttosto per questi, i più piccoli dei nostri fratelli e sorelle, i Santi Innocenti, che sono massacrati, fatti a pezzi, le cui grida fragili non vengono sentite, i cui corpi smembrati e insanguinati vengono gettati nella pattumiera o trattati come materiali da ricerca”. Soprattutto, “non considerate il suo sacrificio personale come il fatto di essere rinchiusi in una prigione provinciale. Perché Mary sebbene sia dietro a delle sbarre di ferro è più libera di tutti noi, diventando una prigioniera di amore e una testimone della santità della vita con il suo rifiuto di obbedire alle leggi ingiuste, con l’indirizzare la sua libertà verso Dio, a fianco dei senza voce e degli indifesi non nati e delle loro madri. Mary è libera nel vero senso della parola”.

La sua pace è tale che tante carcerate grazie a lei e con lei si riconciliano con Dio e ricominciano a pregare, soprattutto per i bambini uccisi e per le loro madri.

La prossima comparizione in tribunale di Mary Wagner è in programma per il 29 dicembre, alle Room 111, tribunale Old City Hall tribunale , alle ore 9:00

Per coloro che vogliono scrivere a Mary e sostenerla, il suo indirizzo è: Mary Wagner, c/o Centro Vanier  carcere femminile, PO Box 1040, 655 Martin St., Milton, ON, L9T 5E6.

Fonte

https://www.lifesitenews.com/news/pro-life-prisoner-mary-wagner-will-remain-in-jail-for-christmas

 

“La Chiesa insieme a Papa Francesco sta lavorando su diversi fronti per la liberazione di Padre Tom”: Mons Hinder

Dopo mesi di silenzio, il 27 dicembre 2016 è emerso un video di p. Tom Uzhunnalil, il salesiano indiano sequestrato da un commando estremista riconducibile allo Stato islamico (ISIS) ai primi di marzo nel sud dello Yemen. Nel filmato caricato su Facebook e YouTube (clicca qui per vederlo), il sacerdote declina le proprie generalità e si rivolge al governo indiano e alla comunità cattolica, fra cui Papa Francesco, chiedendo aiuto. 

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PADRE TOM NEL VIDEO

P. Tom nel video racconta che “sono trascorsi diversi mesi” dal giorno del sequestro e “i miei rapitori hanno contattato a più riprese il governo indiano”, nel tentativo di raggiungere un accordo “per il mio rilascio”. Commentando il video, il ministero indiano degli Esteri (Mea) ha parlato di contatti regolari con le autorità locali in Yemen per giungere alla liberazione del sacerdote.  

Dal 4 marzo 2016 p. Tom Uzhunnalil è nelle mani del gruppo jihadista, con tutta probabilità legato allo Stato Islamico ISIS, che ha assaltato una casa di riposo per malati e anziani delle missionarie della Carità ad Aden, nel sud dello Yemen. Nell’attacco sono state massacrate quattro suore di Madre Teresa e altre 12 persone, presenti all’interno della struttura.

A Pasqua erano circolate voci – senza fondamento – di un piano elaborato dai rapitori che prevedeva la tortura, l’uccisione e la crocifissione del sacerdote il 25 marzo 2016, in concomitanza con il Venerdì Santo. Voci smentite a più riprese dai salesiani e dal Vicariato d’Arabia, ma che hanno alimentato i timori sulla sorte del sacerdote indiano. In risposta, la Famiglia salesiana aveva chiesto di pregare in occasione del Giovedì Santo e nelle principali celebrazioni della festa.

“L’elemento positivo” del video diffuso ieri dai sequestratori di p. Tom è “il fatto che il sacerdote è, o sembra essere, ancora vivo”; di contro, vi è anche un “aspetto negativo, sembra infatti che egli parli sotto pressione e secondo le indicazioni dei rapitori”. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen), commentando il filmato in cui il salesiano indiano si rivolge al governo di New Delhi, alla comunità cattolica e a papa Francesco chiedendo aiuto per la sua liberazione. “È evidente – prosegue il prelato – che p. Tom è stato informato male, perché non è vero che non è stato fatto nulla sinora. Non posso fornire dettagli, ma si sta lavorando su diversi fronti per cercare di ottenere il rilascio”.  

Dal primo giorno del suo sequestro la Chiesa ha rilanciato numerosi appelli “fino ai più alti livelli” per assicurarne la liberazione e sono in atto “sforzi concreti” in collaborazione con canali diplomatici internazionali e locali. E lo stesso papa Francesco, ricorda il vicariato d’Arabia, ha ricordato in passato il sacerdote indiano chiedendo la sua liberazione e quella di tutte le persone imprigionate nelle aree teatro di conflitti armati.

E lo stesso mons. Hinder nel contesto delle recenti celebrazioni natalizie ha rinnovato l’appello alla preghiera per il rilascio di p. Tom. In particolare, durante la messa del 25 dicembre, in cui ha pregato assieme alle decine di migliaia di fedeli riuniti nella chiesa parrocchiale di san Giuseppe ad Abu Dhabi per la salute del sacerdote indiano. Preghiere e vicinanza sono state espresse anche dalle varie comunità salesiane sparse per il mondo e dalla Conferenza episcopale indiana.

La nota del vicariato ricorda che le informazioni ufficiali e affidabili sulla sorte di p. Tom si possono trovare sul sito stesso del vicariato (http://www.avosa.org) o sul portale del salesiani (http://www.infoans.org). “Chiediamo ai fedeli – conclude il messaggio – di non farsi immischiare in un ciclo di disturbo e di diffusione di notizie non confermate sui social media, ma di continuare a pregare per p. Tom e per i canali aperti nel tentativo di giungere alla sua liberazione”. (DS)

Papa Francesco proprio il 26 dicembre, festa del protomartire Santo Stefano, ha pregato all’Angelus per tutti i martiri cristiani di oggi, affermando che il martirio “continua ad essere presente nella storia della Chiesa, da Stefano fino ai nostri giorni”. “Il mondo odia i cristiani per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché Lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvage. Per questo c’è opposizione tra la mentalità del Vangelo e quella mondana. Seguire Gesù vuol dire seguire la Sua Luce, che si è accesa nella notte di Betlemme, e abbandonare le tenebre del mondo”. E a braccio ha aggiunto: “Ricordiamo che Gesù stesso pregò il Padre per proteggerci dal cattivo spirito mondano… Siamo vicini anche con il nostro pianto a quanti subiscono oggi il martirio. I martiri di oggi sono in numero maggiore rispetto a quelli dei primi secoli e uccisi con la stessa crudeltà”.

Fonte

http://www.asianews.it/notizie-it/Mons.-Hinder:-elementi-%E2%80%9Cpositivi-e-negativi%E2%80%9D-dal-video-di-p.-Tom,-lavoriamo-per-la-liberazione–39506.html

http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-S.-Stefano,-anche-oggi-la-Chiesa-sperimenta-dure-persecuzioni-fino-alla-suprema-prova-del-martirio-39498.html

 

Aleppo, Siria: “noi che conviviamo con la morte, vediamo che Dio c’è sempre”

Tratto da Acs «Il crocifisso è crivellato di colpi e mutilato, e tuttavia è restato sulla croce cinque anni, solidale con le nostre sofferenze e il nostro isolamento. È là, sfigurato come la nostra città, e ci mostra il dolore di Dio di fronte alla brutalità degli uomini». Sono parole dei Padri Gesuiti della Comunità di san Vartan di Aleppo (Siria), raccolte da Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Sabato scorso, 10 dicembre, alle 17.45, quattro granate da obici hanno colpito la loro residenza. La messa quotidiana prevista per quell’ora – hanno affermato i religiosi – era stata provvidenzialmente celebrata in altro luogo di culto, e solo per questo è stata evitata una strage. I danni all’edificio sono stati tuttavia consistenti.

I Gesuiti tuttavia non perdono la speranza: «Di fronte ad una catastrofe la gente pensa che Dio non avrebbe dovuto permetterla. Ma noi che conviviamo con la morte, evitabile se si lasciasse la città, vediamo che Dio c’è sempre. La sua Provvidenza allevia il male, nella misura permessa dalla libertà dell’uomo».

A due ore di auto da Aleppo ci sono i villaggi di Michrefeh, Rable e Ain Hlaquim, appartenenti alla diocesi di Laocidea. Ad un’altitudine di 700 metri vivono alcune migliaia di famiglie, e per assicurare a 600 di esse il riscaldamento, Aiuto alla Chiesa che Soffre – Italia sta raccogliendo fondi con un’apposita campagna natalizia. E sempre a Laodicea la Fondazione sta finanziando un altro progetto per garantire latte e pannolini a 650 bambini, d’intesa con Mons. Antoine Chbeir, vescovo maronita del nord della Siria. Due progetti per dimostrare la libera solidarietà della comunità italiana, e per collaborare con la Provvidenza che, come ci hanno detto i Gesuiti di san Vartan, allevia il male della martoriata nazione siriana.

PROGETTI PER AIUTARE I CRISTIANI IN SIRIA

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/monteduro-tre-progetti-aiutare-cristiani-perseguitati-iraq-siria/

 

Grave attentato contro i cristiani copti in Egitto. “Uniti nel sangue dei nostri martiri”, le parole del Papa al Patriarca della chiesa copto-ortodossa

L’ 11 dicembre 2016 in Egitto si è consumato uno degli attentati più gravi contro la comunità cristiana copta. L’ordigno è esploso nella piccola cappella di san Pietro e Paolo, adiacente alla cattedrale copta di san Marco, nella capitale del Cairo. Almeno 25 morti e 35 feriti gravi.  Una bomba con 12 kg di tritolo era stata posizionata all’interno del settore femminile della chiesa.

Durante la S. Messa i fedeli hanno udito l’esplosione e visto volare brandelli di corpi e sangue provenienti dal lato delle donne, che in genere trovano posto nella zona di destra della chiesa. Hanna Kamel un testimone, afferma che almeno 10 donne sono morte sul colpo. “Stavamo per pregare quando è avvenuta l’esplosione. Io e i miei amici eravamo fuori perchè la chiesa era piena di fedeli. C’era sangue dappertutto”.

“Uniti nel sangue dei nostri martiri”. Così Papa Francesco nella telefonata a Sua Santità Tawadros II, Patriarca della Chiesa copto-ortodossa d’Alessandria d’Egitto, per esprimere le proprie condoglianze riguardo all’attacco alla cattedrale copta di San Marco in Abassiya, al Cairo.  Il Pontefice ha espresso la propria vicinanza al Patriarca e alla comunità copta “così duramente colpita”, specialmente alle donne e ai bambini che rappresentano il numero più alto fra le vittime. Tawadros II ha ricordato l’espressione di Papa Francesco, pronunciata durante il loro incontro in Vaticano, ossia l’“ecumenismo del sangue”.egypt-christians-brotherhood-clashes

L’Egitto subisce da tempo attentati terroristi. Due giorni fa a Giza sei poliziotti sono stati uccisi a un posto di blocco da un gruppo vicino ai Fratelli Musulmani, gruppo islamista chiamato Hasm. Nel Sinai si susseguono uccisioni contro le forze dell’ordine, ma anche contro civili e fedeli cristiani, ad opera di gruppi legati allo Stato islamico. La comunità cristiana (il 10% della popolazione in Egitto) subisce da decenni discriminazioni e violenze, accresciutesi dopo la cacciata del presidente Mohamed Morsi dal potere ad opera dell’ex generale Abdel Fattah Al Sissi. Morsi è un alto esponente dei Fratelli musulmani.

La condanna dell’Islam sunnita
Da parte sua, l’università di Al Azhar, la più autorevole istanza dell’islam sunnita, ha condannato l’atto terrorista ed annullato la celebrazione della festa per la nascita del profeta Maometto, per partecipare al lutto nazionale per le vittime dell’attentato contro i cristiani.

Il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sis ha annunciato i primi risultati delle indagini sull’ attentato alla chiesa copta, per il quale non esistono ancora rivendicazioni ufficiali. Lo ha detto nel corso della cerimonia funebre al Cairo, in commemorazione delle vittime, che si è svolta il 12 dicembre: l’attacco alla Chiesa è stato messo a segno da un ventiduenne, un kamikaze che risponderebbe al nome di Shafik Mahmoud Mohamed Mostafa, proveniente dalla città di Fayyum, un’oasi sul Nilo a un centinaio di chilometri a sud del Cairo, considerata una roccaforte dei Fratelli musulmani. Il terrorista indossava un giubbotto esplosivo. Le forze di sicurezza hanno inoltre arrestato tre uomini e una donna all’interno delle indagini per l’attentato e sono alla ricerca di altri due latitanti.

Destabilizzare il Paese.Lo scopo di questi attacchi è la destabilizzazione del Paese e della sua sicurezza – commenta  monsignor Antonios Aziz Mina, vescovo copto cattolico di Guizeh –

i cristiani sono le vittime ma anche il pretesto per dimostrare che l’Egitto non è sicuro. Colpendo la componente cristiana si vuole colpire anche l’economia, il turismo, seminare il terrore in ogni strato della popolazione. È un momento di grande dolore, abbiamo il cuore spaccato ma questo è il prezzo da pagare per la democrazia”.

I sospetti per questo ennesimo attentato ricadono sui gruppi salafiti jihadisti, attivi soprattutto nel Sinai, (alcuni sostenitori dello Stato islamico hanno esultato, festeggiando sui social network), ma con cellule anche nella capitale e contro i quali il presidente Abdel Fatah al-Sisi, salito al potere nel 2013 dopo aver esautorato il presidente Mohammed Morsi, sta conducendo una dura campagna di repressione. Per mons. Aziz Mina l’attacco alla chiesa cristiano copta si inserisce nel novero di quelli contro la polizia avvenuti a Giza nella zone delle Piramidi, due giorni fa:  “Anche lì abbiamo avuto dei morti. Nella zona del Sinai da tempo è in atto una serie di attentati contro esercito e polizia. Lo scopo – ripete – è destabilizzare l’Egitto. E se cade l’Egitto ci saranno ripercussioni molto gravi per tutta la regione mediorientale”.

La risposta deve essere concertata e non può fermarsi alla sola repressione.“Oggi più che mai serve il coinvolgimento del movimento democratico e civile. Per i terroristi qualsiasi governo che dovesse succedersi è un nemico da combattere. Ma – ricorda il vescovo copto cattolico – milioni di egiziani hanno detto ‘no’ al fondamentalismo e all’integralismo.

Ogni goccia di sangue versata dai martiri per l’Egitto è un mattone per la sua ricostruzione democratica.

Passo fondamentale – conclude mons. Aziz Mina – sarà seguire la nuova Costituzione. Fino ad ora il cammino è stato piuttosto timido anche perché i fondamentalisti, presenti nei vari strati della società, tendono a frenare questo passaggio verso la democrazia che vuole libertà di coscienza e di pensiero. La nuova carta costituzionale è la salvezza del Paese.

Noi sentiamo sempre la vicinanza di Sua Santità Papa Francesco – non soltanto per la nostra Chiesa ma per tutti i cristiani del Medio Oriente. Lui è sensibile e segue la nostra situazione. I cristiani in Medio Oriente sono rimasti pochissimi dopo tutto quello che sta succedendo in Iraq e in Siria.

Chiediamo alla comunità internazionale di fare qualcosa contro il terrorismo.

FONTI http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/12/papa_a_tawadros_ii_uniti_nel_sangue_dei_martiri/1278433

http://agensir.it/mondo/2016/12/12/bombe-in-chiesa-tra-i-fedeli-in-fila-per-la-comunione-il-difficile-cammino-dellegitto-verso-la-democrazia/

http://www.tempi.it/vogliono-farci-paura-sono-malati-di-violenza#.WE-ThtThCt8

Kirill: “Uniti ai cattolici, per difendere famiglia e cristiani perseguitati”

Kirill of Moscow - “Christmas service at Cathedral of Christ the Savior” 6 January 2011Il patriarca russo-ortodosso Kirill era ieri a Parigi, dove ha consacrato la nuova cattedrale russo-ortodossa. In occasione della sua presenza in Francia, l’esponente ortodosso ha rilasciato un’intervista al quotidiano Le Figaro in cui ha parlato di ecumenismo, terrorismo, rinascita della fede in Russia,

“Conserviamo l’integrità delle nostre tradizioni, mentre lavoriamo insieme – ha detto a tal proposito -. Il nostro obiettivo non è di trasformarci gli uni gli altri dentro questo dialogo ma, insieme, di trasformare il mondo attorno a noi, pieno di sofferenze e ingiustizie che minacciano la dignità dell’uomo che viene da Dio”. Entrando più nel dettaglio delle relazioni con la Chiesa cattolica, Kirill le ha definite “dinamiche”.

Famiglia, secolarismo e cristiani perseguitati sono i pilastri intorno ai quali ruota questa collaborazione. “Siamo pronti — ha aggiunto — a far fronte insieme agli attacchi portati al concetto tradizionale di famiglia, ai tentativi di imporre un secolarismo militante che minaccia l’identità cristiana”. Inoltre “mai la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica resteranno indifferenti alla sorte dei cristiani, di qualunque confessione siano, perseguitati non importa in quale parte del mondo”. Il Patriarca ammette che esistono importanti “divergenze dottrinali”, che non inficiano però la collaborazione, e ritiene che chi, nel mondo ortodosso, critica l’avvicinamento con Roma non è informato sulla natura di queste relazioni.

Il suo sguardo si sposta poi in Russia, dove – ha detto – “il livello di libertà di cui godiamo attualmente è senza precedenti non solo rispetto all’epoca sovietica ma anche al periodo sinodale nell’impero russo, durante il quale la Chiesa era ridotta al livello di ministero degli affari spirituali”. Ecco allora che l’aumento di fedeli che vanno a Messa, le nuove vocazioni e la costruzione di nuove chiese in Russia sono “un vero miracolo sopraggiunto dopo le tenebre del regime ateo”. Ottimismo anche riguardo i rapporti con le altre Chiese ortodosse: dopo Creta, al di là delle incomprensioni, “il processo preconciliare proseguirà, non si è interrotto”.

Venendo alla questione dell’estremismo islamico, Kirill sottolinea l’importanza di mantenere la religione nell’ambito pubblico. Egli ritiene che “il sostegno alle comunità religiose tradizionali è la migliore protezione contro l’estremismo, il miglior vaccino contro l’ideologia atea che si espande come un virus”.

https://it.zenit.org/articles/kirill-uniti-ai-cattolici-per-difendere-famiglia-e-cristiani-perseguitati/

Il Messico respinge il matrimonio gay, grazie al Family Day

A fronte di una élite politica massonica e anti-cristiana, in Messico c’è un popolo profondamente radicato nel cattolicesimo e nel buon senso, degno erede dei Cristeros degli anni Venti e Trenta.

Per chi pensa che i Family Day non abbiano alcun potere di interferire con l’attività di governi e parlamenti, circa la legiferazione sul matrimonio gay, ecco una smentita a portata di mano. In Messico contro il cosiddetto gaymonio e l’educazione gender nelle scuole erano scesi in piazza oltre due milioni di persone lo scorso settembre in due distinte manifestazioniLa pagina Twitter del Frente Nacional por la Familia

Il presidente messicano Enrique Peña Nieto da mesi va ribadendo la sua ferma volontà di introdurre il cosiddettomatrimonio gay, con annesso diritto di adozione per le coppie omosessuali. La gente però si è ribellata e, raccolta sotto le bandiere del Frente Nacional por la Familia, è scesa massivamente in piazza a difendere la famiglia naturale.

Ciò nonostante, Peña Nieto ha scelto di andare avanti per la sua strada, ignorando la volontà popolare. Il tutto, ovviamente, in nome dell’uguaglianza, della lotta alla discriminazione e dei “diritti umani”. Messico_famiglia_buona-notizia

Nei giorni scorsi però il suo disegno di legge è stato clamorosamente bloccato dallaCommissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati. Con 19 voti contrari, 8 a favore e 1 astensione, il tentativo del governo (con l’appoggio della Corte Suprema) di distruggere il concetto stesso di matrimonio è stato fermato. I motivi, in realtà, non sembrano essere così nobili, in quanto i parlamentari che hanno respinto il progetto di legge si sono giustificati ricordando che dovrebbero essere i singoli Stati federati a occuparsi del tema e non il Governo centrale.

Quel che è certo è che i parlamentari hanno sancito come l’iniziativa presidenziale presentasse delle “inconsistenze giuridiche”. La palla dunque ora passerà ai singoli stati, ma tornerà indietro depotenziata del carico ideologico che Enrique Peña Nieto gli aveva voluto dare. Un’occasione da parte del nuovo nunzio apostolico in Messico, l’italiano Franco Coppola, per dirsi soddisfatto, anche se ha invitato tutti gli attori della contesa a “mettersi attorno a un tavolo per riprendere il dialogo e mettere da parte gli insulti”.

Un riferimento, quello di Coppola, all’Arcivescovo di Città del Messico Norberto Rivera che recentemente si è dovuto ‘scusare’ per alcune parole giudicate offensive da parte delle comunità omosessuale: gli attacchi contro la Chiesa cattolica da parte del governo e delle lobby, spesso hanno messo alla gogna molti sacerdoti, già duramente provati in queste aree dalla violenza delle gang dei Narcos…quindi il richiamo al dialogo da parte del nunzio apostolico è comprensibile, anche se sappiamo che gli impedimenti provengono dalla controparte…

In ogni caso il Frente Nacional por la Familia ha celebrato questa importante vittoria. È il segno – hanno scritto in un comunicato – che i politici hanno ascoltato la voce dei cittadini e dei vescovi messicani, che in gran parte si sono schierati a favore del Frente Nacional por la familia, che  contemporaneamente rilancia la proposta di legge di iniziativa popolare per inserire nella Carta il riconoscimento del matrimonio come unione stabile di un uomo e una donna. Un’iniziativa che è arrivata alla Camera forte di oltre 250mila firme raccolte in poche settimane in tutto il Messico.  

Manifestare è stato dunque utilissimo e pertanto si continuerà a farlo, congiuntamente ad interventi sui politici  affinché la famiglia e il diritto dei genitori di educare i figli in base ai propri valori siano tutelati dall’azione governativa.

Fonte: El Universal

Giovani donne cristiane, attaccate dai militanti di Isis, salvate dalla Vergine Maria a Kirkuk

Sette studentesse universitarie di Kirkuk (Iraq) ritengono che sia merito della Vergine Maria se si sono salvate dopo otto ore terribili nascoste sotto i propri letti mentre i combattenti dello Stato Islamico usavano la loro stanza come nascondiglio durante un assalto alla città avvenuto venerdì 21 ottobre 2016.

“La Vergine Maria era con loro”, ha riferito padre Roni Momika alla Catholic National Agency il 23 ottobre 2016.new-iraqui-priestIl sacerdote, che svolge il suo ministero nei campi di rifugiati di Ankawa ad Erbil, nel nord dell’Iraq, era in contatto via telefono cellulare con due delle ragazze mentre si nascondevano sotto i letti. Le due giovani gli hanno riferito minuziosamente ciò che stava accadendo.

“Gli uomini dell’ISIS sono entrati a casa delle nostre studentesse”, ha dichiarato il sacerdote. Quando le giovani hanno sentito giungere i militanti, si sono nascoste rapidamente sotto quattro letti in una delle stanze, dove sono rimaste mentre i combattenti usavano la camera per mangiare, pregare, nascondersi dalle Forze Armate irachene e curare due dei loro uomini rimasti feriti.

Padre Momika ha detto alle ragazze di non dimenticare la loro fede e di “pregare la Vergine Maria, che arriverà in vostro aiuto”.

In quello che sia il sacerdote che le ragazze considerano un miracolo, “i combattenti dell’ISIS non le hanno viste”. Una delle giovani ha detto in seguito: “Quando i militanti dell’ISIS sono entrati nella nostra stanza, non ci hanno viste e abbiamo sentito che la Vergine Maria chiudeva i loro occhi impedendo loro di individuarci”.

L’attacco a Kirkuk ha avuto luogo nel contesto di un’offensiva più ampia da parte degli eserciti curdo e iracheno per riconquistare la città di Mosul, di cui lo Stato Islamico si è impadronito nel 2014 e che ha dichiarato un califfato.

Padre Momika ha spiegato che le sette ragazze sono tra gli oltre 100 rifugiati che assistono alle lezioni universitarie a Kirkuk dopo essere stati cacciati dalle loro città dall’ISIS nel 2014.

Molte delle ragazze sono di Mosul e di città vicine come Bartella, Alqosh e Telskuf, e tutte prima dell’invasione studiavano all’università di Mosul.

Le loro famiglie vivono nei campi di rifugiati di Erbil, ma visto che non potevano continuare a studiare lì si sono iscritte all’università di Kirkuk. Dato che viaggiare avanti e indietro ogni giorno era pericoloso, vivono nelle case che la Chiesa affitta in città, tornando a Erbil nei fine settimana.

Due confratelli di padre Momika, padre George Jahola e padre Petros, ordinato con lui il 5 agosto 2016, sono andati sabato a Kirkuk per prendere le ragazze e riportarle a Erbil.

Padre Momika ha anche parlato della liberazione della sua città natale, Qaraqosh. La città è stata precedentemente considerata come la capitale cristiana dell’Iraq prima dell’invasione nel 2014 che ha costretto 120.000 persone ad evacuare le loro case in una sola notte. La maggior parte dei suoi abitanti vivono ora in campi profughi a Erbil.

Sabato scorso, forze irachene e curde sono entrate a Qaraqosh, che si trova a circa 20 miglia da Mosul. Anche se si dice che la città sia in gran parte vuota, militanti dello Stato islamico hanno distrutto gran parte della città. Hanno lasciato le mine disseminate lungo la strada per Mosul.

Padre Momika ha detto che i soldati iracheni hanno sollevato la bandiera irachena a Qaraqosh, in sostituzione di quella dello Stato Islamico.

“Qaraqosh è stata liberata”, ha detto. Egli ha avvertito che ci sono ancora pericoli, come i combattenti del gruppo Stato islamico che si nascondono ancora in tutta la città.

Padre Momika ha detto che i combattenti dello Stato islamico “hanno fatto un grande, buco profondo” nel terreno, si sono calati in esso e si sono fatti saltare in aria, quando hanno visto che gli eserciti iracheni e curdi stavano avanzando.

Il sacerdote, che era ancora un seminarista quando fu costretto a fuggire dalla città, ha detto che trova difficile parlare di quello che è successo a Qaraqosh, “perché abbiamo visto alcune foto, e ci hanno molto rattristato”.

“Ci sono un sacco di posti distrutti e le nostre chiese bruciate da ISIS, hanno spezzato tutte le nostre croci che erano al di sopra delle chiese”, ha detto. Una chiesa molto importante nella regione è stata distrutta. “E ‘difficile per noi, perché è la nostra storia. Si tratta di una grande chiesa in Medio Oriente, a Qaraqosh, “ha detto, spiegando che la situazione è simile per la vicina città di Bartella. Quel villaggio cristiano è stato recentemente liberato dall’esercito iracheno.

Egli ha espresso la speranza che non ci sia più alcun attacco dei militanti dello Stato islamico in Qaraqosh, dato che la città è ora al sicuro nei prossimi giorni. La sua richiesta:”Pregate per noi”.

varie-milano-574344-610x43129 OTTOBRE 2016 EVENTO DI ACS ITALIA: Sul Grattacielo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia, in occasione dell’evento internazionale di sabato 29 ottobre comparirà una scritta luminosa, visibile anche da grande distanza: HELP CHRISTIANS. L’iniziativa, unica nel suo genere, intende attirare l’attenzione nazionale e internazionale sul dramma della persecuzione anticristiana.

“Nonostante la costante diffusione di informazioni, in Europa e altrove manca un fermo sostegno a favore delle minoranze perseguitate e discriminate” afferma in un colloquio con ACS-Italia Mons. Rabban Al-Qas, Vescovo di Zakho e Amadya dei Caldei (Kurdistan iracheno). Per questo motivo “apprezzo le iniziative della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. In aprile, a Roma, Fontana di Trevi è stata illuminata di rosso per ricordare il sangue dei Cristiani perseguitati. In novembre anche la Cattedrale di Westminster, a Londra, si vestirà di luce rossa con lo stesso scopo. E grande conforto traggo dall’iniziativa di sabato prossimo: ho saputo infatti che sul Grattacielo Pirelli di Milano comparirà la scritta “Help Christians”. Una grande scritta luminosa su di un grattacielo in una grande città europea: nessuno potrà ignorarla! I Cristiani iracheni sono contenti di questo!” commenta Mons. Al-Qas. La scritta luminosa sul “Pirellone” di Milano denuncerà la persecuzione anticristiana durante i lavori di un convegno internazionale organizzato da ACS-Italia, Regione Lombardia e redazione de “Gli Occhi della Guerra”. “Siamo grati a tutti gli organizzatori: l’impegno delle Istituzioni e dei media è fondamentale. Per vincere il network del terrore e della persecuzione è necessario un network composto da realtà internazionali come ACS, Istituzioni e media” aggiunge il Vescovo di di Zakho e Amadya.

Fonti

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/evento-di-acs-italia-regione-lombardia-e-gli-occhi-della-guerra-help-christians-sul-pirellone-per-ricordare-la-persecuzione-anticristiana-nel-mondo/

http://www.catholicnewsagency.com/news/christian-girls-who-barely-escaped-isis-credit-mary-for-their-safety-33101/

IN PIAZZA LA PREGHIERA DEL ROSARIO IN COMUNIONE CON I CRISTIANI PERSEGUITATI

Come reagire alla notizia di nuovi bombardamenti ad Aleppo che hanno massacrato altri innocenti (fra cui bambini)? In cosa sperare quando si legge di giovani mamme sole, i cui mariti sono morti trucidati dalla persecuzione dei cristiani in Medio Oriente? Dove cercare aiuto quando le potenze internazionali non hanno alcun interesse a porre davvero fine ai conflitti? Cosa fare di fronte a un esodo che ormai da anni sta portando alla scomparsa della Chiesa in Iraq e alla sua erosione in Siria?barracatolicactv_12a

Dall’agosto del 2014 di fronte all’escalation della barbarie, ogni 20 del mese, un gruppo di laici dando vita al Comitato Nazarat ha cominciato a riunirsi la sera in piazza Tre Martiri a Rimini per recitare il Rosario e invitare a parlare coloro che vivono il dramma delle persecuzioni in prima persona. Da allora l’iniziativa del comitato si è allargata in altre città e il 20 di ottobre 2016 partirà anche a Milano (ore 19 in piazza della Scala).

http://www.newsrimini.it/2016/10/2642069/

La supplica, infatti, si fa sempre più urgente in un momento in cui, oltre all’esodo drammatico che sta portando alla scomparsa del cristianesimo in Iraq e in Siria, continuano i bombardamenti che domenica scorsa hanno fatto domandare ancora una volta al sacerdote di Aleppo Padre Ibrahim Alsabagh così:ibrahim “Carissimi, vi chiedo una preghiera per noi ad Aleppo. Questa notte, tutta la città non ha potuto dormire e fino ad adesso continuano i bombardamenti su tutte le nostre zone. Abbiamo cancellato il catechismo dei bambini, conservando solo la S. Messa loro alle 11,00. Abbiamo passato momenti molto difficili negli ultimi giorni ma oggi la situazione è ancora più difficile. Lasciamoci aiutare a prendere maggiore coscienza del valore della preghiera, con questa frase presa dall’omelia di questa mattina di Papa Francesco durante la canonizzazione di sette nuovi santi: ‘Questi sette testimoni canonizzati hanno combattuto la buona battaglia della fede e dell’amore con la preghiera: per questo sono rimasti saldi nella fede, con il cuore generoso e fedele. Per il loro esempio e la loro intercessione, Dio conceda anche a noi di essere uomini e donne di preghiera; di gridare giorno e notte a Dio, senza stancarci; di lasciare che lo Spirito Santo preghi in noi, e di pregare sostenendoci a vicenda per rimanere con le braccia alzate, finché vinca la Divina Misericordia’. Mi permetto quindi di invitare ciascuno di noi a continuare la preghiera incessante per la Pace ad Aleppo e per tutta l’amata Siria affinché vinca la Divina Misericordia. Unione di preghiera”. 

Padre Ibrahim Alsabagh è un francescano che opera nella parrocchia di rito latino di Aleppo, praticamente situata sulla linea del fronte; circa due mesi fa, la sua chiesa è stata colpita da una bomba e anche recentemente l’area del convento è stata bersagliata da bombe. Nonostante questo, lui e i suoi confratelli restano li, per rispondere ai bisogni spirituali e materiali dei fedeli cristiani ma anche di tante famiglie musulmane. Una presenza umanamente quasi impossibile in mezzo alle difficoltà e alle privazioni provocate dalla guerra, ma sorretta da una fede semplice e incrollabile.

Dall’urto del messaggio inviato dal sacerdote in Italia si capisce bene che il Rosario recitato in piazza non serve semplicemente a chiedere il miracolo della speranza per i nostri fratelli perseguitati, ma a svegliare dal sonno della fede l’Occidente gridando appunto “giorno e notte a Dio, senza stancarci” e quindi chiedendo“di pregare sostenendoci a vicenda”.sotto2bla2btua2bprotezione Insieme al comitato pregheranno, come ogni mese, anche decine di monasteri, parrocchie e gruppi di preghiera. Persino ad Erbil un gruppo di cristiani si ritrova lo stesso giorno a recitare il Rosario in comunione con gli italiani. In ogni piazza, poi, si ergeranno le voci delle vittime, di sacerdoti o reporter per rendere consapevoli i cittadini anche di quello che la stampa tace. Basti pensare a quanto scritto ad ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre) sabato scorso dalle carmelitane di Aleppo: “I bombardamenti sulla parte est di Aleppo sono numerosi, ma la situazione nella parte occidentale della città non è migliore, nonostante i media non ne parlino. Questa parzialità dell’informazione ci fa soffrire, perché siamo quotidianamente testimoni delle sofferenze vissute nei numerosi quartieri occidentali della città: morti e feriti si contano anche lì a decine ogni giorno. Un sacerdote – affermano le Carmelitane –  è arrivato da noi in lacrime: abita a Midan, un quartiere popolare da tre anni incessantemente bersaglio di attentati. Da una settimana non fa altro che dare sepoltura alle vittime civili (…) domandiamo la fine dei combattimenti in ogni parte della città, oltre ad un’informazione un po’ più obiettiva”. 

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/grido-di-dolore-delle-carmelitane-di-aleppo-non-possiamo-piu-accettarlo/

Ad Aleppo i Cristiani sono passati da 160.000 presenze prima della guerra a 40.000 nello scorso aprile. Le stime più aggiornate (settembre) parlano di 35.000 cristiani. Aiuto alla Chiesa che Soffre, solo nelle ultime settimane, ha garantito alla diocesi di Aleppo progetti per 110.000 euro, e altri, per un totale di 250.000 euro, sono in fase di finanziamento.

Le testimonianze di questi due anni hanno poi fatto emergere ciò che ha ricordato recentemente a La Nuova BQ l’archimandrita melchita Mtanios Haddad: “Sia i cristiani che i musulmani devono, prima di tutto, poter tornare in Siria. Quando apriamo tutte le porte, senza controllare chi entra, non facciamo altro che permettere ai terroristi di infiltrarsi fra gli emigranti (…) Se volete aiutarci realmente, aiutateci a vivere in pace a casa nostra, con la nostra dignità di cristiani siriani”. Motivo per cui “questa gente, cacciata dalle loro case, derubata dei proprio beni, minacciata affinché rinnegasse il proprio credo non ci ha chiesto di imbracciare la armi, di ospitarli, di dare loro cibo, soldi o vestiti.

Ci ha solo chiesto di continuare a pregare”, si legge sul sito del comitato (www.nazarat.org):  “Una preghiera che li aiuti a resistere, senza scappare” e una testimonianza che tocchi i cuori induriti nell’indifferenza.

Josè Sanchez Del Rio, il piccolo grande Santo dei Cristeros messicani, ucciso in odio alla fede cattolica dal governo massonico

Nel suo viaggio apostolico in Messico, nel febbraio 2016, Papa Francesco ha reso omaggio nella Cattedrale di Morelia alla statua lignea che ritrae il piccolo martire per la fede Josè Sanchez Del Rio, il piccolo Santo dei Cristeros (cattolici messicani perseguitati dal governo ateo-massonico nel 1926-1929, cristiani attivamente impegnati nella difesa della libertà religiosa e della Chiesa)  mentre rotola sotto i colpi dei suoi assassini; il Papa ha pregato sulla sua tomba, dove giace il suo corpo miracolosamente incorrotto. Nella Cattedrale, il Papa ha salutato anche la bambina che ha ricevuto il miracolo grazie al quale il 14enne che è stato riconosciuto martire per la fede il 22 giugno 2004 da San Giovanni Paolo II e beatificato da Benedetto XVI nel 2005, salirà sugli altari domenica 16 ottobre 2016 con la proclamazione della sua santità. 

In onore della canonizzazione del piccolo grande Santo dei Cristeros cattolici messicani, domenica sera 16 ottobre alle ore 21,00 su Tv 2000 potremo vedere, in prima visione televisiva, IL FILM KOLOSSAL “CRISTIADA”, che per anni è stato “censurato” sia nei cinema sia nelle tv, pur essendo uno stupendo Kolossal storico, con un grande cast di attori come Andy Garcia.

Cristiada narra una pagina storica cruda, ma emozionante nella storia dell’America Latina (1926-1929): l’unione del popolo cattolico Messicano contro il governo massonico del sanguinario presidente Plutarco Elìas Calles. E’ un film molto scomodo per l’ideologia del ‘politicamente corretto’,  perchè mette in luce la storia vera e volutamente nascosta ai più da decenni: la persecuzione anticristiana dei regimi totalitari atei massonici, come fu quello del presidente massone Calles, soprannominato Nerone per la efferatezza dei crimini perpetrati contro i cristiani messicani , “in nome dello stato laico” (la menzogna dietro la quale ancora oggi si perseguita la libertà religiosa dei cristiani, come il diritto all’obiezione di coscienza…)

FACCIAMO MEMORIA del piccolo grande martire  Josè Sanchez Del Rio, che  era la mascotte dei “Cristeros” che lo chiamarono “Tarcisius” come il giovane romano, ucciso per aver difeso l’Ostia consacrata.beatojosesanchezdelrio_facebookbeatojosesanchezdelrio_dominiopublico_140616

Correva l’anno 1926 e, se non fosse stato per la crescente ostilità del governo massonico di Plutarco Elías Calles contro la Chiesa, si sarebbe detto, che nello Stato di Michoacán, in Messico, il tempo si fosse fermato. Questa zona agricola, situata tra grandi montagne e laghi, è stata segnata dalla infaticabile opera di evangelizzazione dei missionari francescani, agostiniani e di altri ordini religiosi cosa che, alleata col temperamento rude dei suoi abitanti, avvezzi all’inclemenza del clima, e alla relativa lontananza dalle grandi città, aveva dato vita a una delle regioni più cattoliche del Messico e forse dell’America.

Il Bajío – cioè l’insieme formato dagli Stati di Jalisco, Aguas Calientes, Guanajuato, Querétaroy e Michoacán – è la zona che più martiri ha dato alla Chiesa Cattolica nell’America del secolo XX e rimane ancor oggi un vivaio di vocazioni religiose.

Il bambino che voleva guadagnarsi il Cielo

Il coraggio non è da tutti, ma chi non ce l’ha può anche chiederlo, come grazia particolare, a chi di coraggio ne ha avuto da vendere. Coraggioso, nonostante sia poco più che un bambino, José Luis Sanchez Del Rio lo è sempre stato, ma a 14 anni, visitando la tomba di Anacleto Gonzalez Flores, ucciso per la sua ferma professione di fede ed ora proclamato beato, gli chiede il suo stesso coraggio per testimoniare Gesù anche fino alla morte. L’occasione non gli manca di certo, perché quelli sono gli anni della “GUERRA CRISTERA”, combattuta dai cattolici messicani come reazione alle leggi antireligiose instaurate dal governo massonico del dittatore Calles, che dapprima umiliano e poi perseguitano apertamente la Chiesa. Josè, nato il 28 marzo 1913, a poco più di dieci anni già svolge un apostolato in mezzo ai suoi compagni, insegnando loro a pregare e accompagnandoli in chiesa per adorare l’Eucaristia. Allo scoppio della “guerra cristera” nel 1926 i suoi due fratelli maggiori si arruolano in quella sorta di esercito popolare che cerca di ridonare al Messico la sua libertà religiosa: lui no, perché è poco più di un bambino. In effetti, nell’agosto del 1926 giunse nel piccolo villaggio la notizia che era proibito il culto cattolico pubblico. La famiglia Sanchez Del Rio si riunì costernata e, mentre i figli più piccoli si stavano preparando ad andare ad aiutare il loro papà nei lavori agricoli, Miguel, il più vecchio, decise di prendere le armi, con dei suoi amici, i fratelli Gálvez, per difendere Cristo e la sua Chiesa.

Vedendo questo, José chiese il permesso ai suoi genitori di arruolarsi anche lui nell’Esercito in difesa della fede cristiana, che si era formato al comando del generale Prudêncio Mendoza. Sua madre, tuttavia, si oppose. – Figlio mio, un ragazzo della tua età va più ad intralciare che ad aiutare l’esercito. – Ma, mamma, non è mai stato tanto facile guadagnarsi il Cielo come in questo momento! Non voglio perdere quest’occasione.

Udendo questa risposta, sua madre gli diede il permesso, ma pose come condizione che egli stesso scrivesse al generale Prudenzio Mendoza, chiedendo se lo accettava. La risposta di costui fu negativa. Senza perdersi di coraggio, José scrisse una nuova lettera, chiedendo al generale di essere ricevuto, se non come combattente, almeno come soldato ausiliare della truppa: lui avrebbe potuto prendersi cura dei cavalli, cucinare e prestare altri servizi ai soldati. Vedendo la grandezza d’animo e l’entusiasmo di quest’adolescente, il generale gli rispose che lo avrebbe accettato. Così, con la benedizione della sua mamma cattolica, egli partì per l’accampamento dei Cristeros, molto contento di poter lottare per Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe.

Combattente eroicojose-sanchez-sahuayoNell’accampamento, in poco tempo, l’ultimogenito della famiglia Sanchez del Río conquistò l’affetto e la fiducia dei “Cristeros”. La sua allegria contagiava tutti, e fin dall’inizio egli ebbe l’incarico di guidare la truppa nella preghiera del Rosario, alla fine di ogni giornata. Grazie al suo valore e buon comportamento, il generale Luis Guizar Morfin gli affidò l’incarico di attaccante del distaccamento. Poco dopo, con la promozione a porta-bandiera, José Sánchez del Rio vedeva realizzarsi il suo più ardente desiderio: essere nel campo di battaglia, come soldato di Cristo.

Proprio al generale Luis Guizar Morfin, nel corso della cruenta battaglia del 6 febbraio 1928 durante la quale il cavallo del graduato viene ucciso, il piccolo Josè cede la propria cavalcatura per consentirgli di mettersi in salvo, perché, dice, “la vostra vita è più utile della mia”. Non solo: con il suo fucile copre le spalle al generale fino a che gli restano colpi in canna. Scontato che, poco dopo, sul quel ragazzino, disarmato e appiedato, le truppe federali riescano facilmente a mettere le mani. Fu fatto prigioniero e condotto dal generale nemico, che lo rimproverò per il fatto di lottare contro il governo. – Generale, sappia che io sono caduto prigioniero, non perché mi sia arreso, ma perché sono terminate le mie pallottole, perció, se ne avessi avute di più , avrei continuato a lottare.

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Vedendo tanta decisione e ardore, il generale lo invitò ad unirsi alle truppe del governo, dicendogli: – Sei un ragazzino valoroso, vieni con noi e starai molto meglio che con i “cristiani”. – Mai, mai! Preferisco morire! Mai mi unirò ai nemici di Cristo Re! Mi faccia fucilare! -Il generale lo fece rinchiudere nel carcere di Cotija.
Per colmo dello scherno lo rinchiudono nel battistero della sua chiesa, ormai ridotta a stalla ed a carcere dei “Cristeros”. La sacrestia era occupata dai galli da combattimento del deputato anticattolico Rafael Picazo, che lì realizzava frequentemente orge con i suoi amici.

Nel vedere la sua nuova prigione, José rimase indignato. Era la stessa chiesa che, poco tempo prima, egli frequentava con la sua famiglia per pregare l’Angelus e il Rosario. Era quella la medesima sacrestia dove lui era solito andare, dopo la messa, per chiedere ritagli di ostia al vecchio parroco. L’avevano trasformata in un antro di banditi! Quando si vide solo nella penombra, il giovane soldato del Cristo Re riuscì a sciogliere la corda che lo legava, si diresse alle gabbie dove stavano i galli da combattimento del deputato e gli tagliò il collo. Poi dormì serenamente.

Il giorno dopo, non appena venne a conoscenza dell’accaduto, il deputato Picazo corse alla sacrestia-prigione, dove, pieno di indignazione, interrogò il giovane prigioniero. “La casa di Dio è un luogo per pregare, non per far da deposito di animali”, gli rispose costui. Pieno di collera, Picazo, lo minacciò di morte ma ricevette questa serena risposta: “Da quando ho preso le armi, sono disposto a tutto. Mi faccia fucilare!”
Dall’esterno lo sentono cantare e pregare ad alta voce, anche quando lo percuotono, lo seviziano e lo insultano. Non gli fanno alcun processo, perché sarebbe imbarazzante per i suoi carcerieri processare un ragazzo; tentano piuttosto di fargli rinnegare la fede promettendogli, oltre alla libertà, denaro a profusione, una brillante carriera militare, addirittura l’espatrio negli Stati Uniti: tutte offerte respinte con sdegno al grido di “Viva Cristo Re, viva la Madonna di Guadalupe”.

Una croce tracciata col proprio sanguejose-sanchez-del-rio_2
Il venerdì, giorno 10, verso le sei del pomeriggio, una scorta lo portò, di nuovo, alla caserma. Dopo che il piccolo Josè è riuscito a convincere i genitori a non pagare il riscatto chiesto loro dal governo, lì, saputa la sua condanna a morte, scrisse ad una delle sue zie, la quale era riuscita a portargli la Comunione di nascosto, l’ultima lettera della sua vita:

Sahuayo, 10 febbraio Cara zia, Sono condannato a morte, alle otto e mezza di questa sera arriverà il momento che ho tanto desiderato. Ti ringrazio per tutto quanto tu e Maddalena mi avete fatto.
Non sono in condizione di scrivere alla mamma. (…) Porta i miei saluti a tutti e ricevi, come sempre e per l’ultima volta, il cuore di questo nipote che ti vuole molto bene e desidera vederti. Cristo vive, Cristo regna, Cristo impera! Viva Cristo Re! Viva Santa Maria di Guadalupe! – José Sánchez del Rio, che è morto in difesa della fede. Non fare a meno di venire.
Addio.

Alle undici della sera giunse il momento tanto atteso. L’odio dei nemici della Chiesa era tale che, con un coltello affilatissimo, gli strapparono la pelle della pianta dei piedi e lo obbligarono a camminare dalla caserma fino al cimitero, calpestando pietre e terra. Nessun lamento uscì dalle labbra in mezzo a tanta tortura. Arrivò al cimitero cantando inni religiosi.

Portato fin sull’orlo di una fossa che in breve sarebbe stata la sua, alcuni soldati gli diedero alcune pugnalate non mortali, per vedere se egli rinnegava la sua fede con questo supplizio. In tono di scherno e con l’intenzione di distruggere psicologicamente l’eroe della fede, il capitano comandante della scorta gli chiese se aveva un messaggio per i suoi genitori. Egli rispose: “Sì, dica loro che ci rivedremo in Cielo”. In seguito, chiese al capitano di essere fucilato con le braccia in croce. Come unica risposta, costui estrasse la pistola e gli sparò un colpo alla tempia.

Sentendosi ferito a morte, José raccolse con la sua mano destra un po’ di sangue che gli scorreva abbondantemente sul collo, tracciò con questo una croce sulla terra e vi si prostrò sopra, in segno di adorazione. Così, nell’ultima ora della notte del 10 febbraio 1928, la sua anima salì al Cielo e fu ricevuta con giubilo dal suo amato Cristo Re e dalla sua amatissima Madre, la Vergine di Guadalupe.

Un’ altra delle testimonianze del martirio è la lettera che José inviò a sua madre il 6 febbraio, quattro giorni prima di morire. In mezzo a poca luce, cattivo odore, e attorniato da delinquenti, riuscì a scrivere una lettera:

Cotija, 6 febbraio 1928 “Mia cara mamma, Sono caduto prigioniero durante il combattimento di oggi. Credo che sarò fucilato, ma non importa, mamma.
Ti devi rassegnare alla volontà di Dio. Muoio molto contento perché muoio al fianco di Nostro Signore. Non preoccuparti della mia morte, che è ciò che mi lascia inquieto; al contrario, di’ ai miei due fratelli che seguano l’esempio dato dal loro fratello più piccolo. Tu devi fare la volontà di Dio, abbi forza e mandami la tua benedizione, insieme a quella di mio padre. Salutami tutti, per l’ultima volta. Ricevi il cuore di questo figlio che ti vuole tanto bene e che desiderava vederti prima di morire. Ti prometto che in Paradiso preparerò un buon posto per tutti voi. Firmato: Il tuo Josè, che muore in difesa della fede cattolica per amore di Cristo Re e della Madonna di Guadalupe”.- José Sánchez del Río.

(Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2006, n. 25, p. 23 – 25)

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Il corpo incorrotto del piccolo San Josè

Solidarietà al sindaco di Favria, a cui è stato dittatorialmente negato il diritto all’obiezione di coscienza. Il coraggio dei sindaci obiettori.

L’ obiezione di coscienza per motivi etici e religiosi è un diritto inalienabile dell’individuo. Sono più di  400 i sindaci italiani che si rifiutano di celebrare le unioni civili. Pronto un appello dei sindaci al Capo dello Stato perchè venga tutelato il diritto di obiezione di coscienza. La Cirinnà è una legge iniqua, dispendiosa e inutile: sono ferme in Italia le richieste per le unioni civili. A Roma solo nove richieste! Tra i capoluoghi di provincia – riferisce La Stampa – sono fermi a zero unioni civili Campobasso e L’Aquila. E meno male che questa legge sarebbe dovuto essere “un passo in avanti per l’Italia”…https://it.zenit.org/articles/unioni-civili-la-carica-dei-sindaci-obiettori/

Prove tecniche di regime dittatoriale: IL CASO DEL SINDACO DI FAVRIA. Il sindaco di Favria (Torino) Serafino Ferrino si è rifiutato, per motivi di coscienza etica e religiosa,  di celebrare un’unione civile tra due persone omosessuali che si erano rivolte a lui e finisce nel mirino dell’Arcigay che vuole denunciarlo. Il Comune potrebbe essere commissariato.

Il sindaco è già finito alla gogna mediatica: alla Rai Tv di regime di Stato, la multimilionaria “comica/conduttrice” e serva del regime Luciana Littizzetto, nella trasmissione con Fabio Fazio del 2 ottobre 2016, ha denigrato il sindaco di Favria, facendolo apparire come “un fuorilegge su cui pende una taglia” (siamo nel Far West all’italiana) e ha lanciato frecciate di sarcasmo (leggi: discriminazione) contro il pacifico movimento delle Sentinelle in Piedi a cui il sindaco appartiene e che difende la famiglia naturale e la sacralità del matrimonio…La Littizzetto è strapagata per fare la servetta del regime, con battute studiate a tavolino, per colpire la vittima designata…

Stranamente, però, la strapagata Luciana non ha citato Papa Francesco che proprio ieri ha dichiarato che “Oggi esiste una guerra mondiale per distruggere il matrimonio, la si fa con le leggi e la dittatura ideologica del gender è il grande nemico” : un bello schiaffo alle leggi del “cattolico Renzi” & compagni.

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/10/02/papa-in-georgia-ce-una-guerra-mondiale-per-distruggere-il-matrimonio-e-lideologia-gender-e-il-grande-nemico/

Molto dignitosamente il sindaco Ferrino ha replicato in un’intervista alla NBQ: “Non sto violando la legge, sto rispettando il mio credo. Sono pronto a tutto, sono cattolico praticante, questa sarà la mia testimonianza. Sono contrario alle unioni gay, ciò non ha nulla a che vedere con gli omosessuali, ma io credo che la famiglia sia fatta da un uomo e una donna per creare dei figli”.  

E ha continuato: “Chiedo che a livello parlamentare si approvi un emendamento per permettere a noi amministratori di essere obiettori di coscienza”. Ferrino ha parlato con gli organizzatori del Family Day: “Mi dicono che già più di 400 sindaci, dopo l’approvazione della legge Cirinnà, ha fatto opposizione”.

Intanto le Associazioni ProVita e Giuristi per la Vita hanno offerto «pieno sostegno anche a livello giuridico» ai sindaci obiettori. Quelli che hanno chiesto (invano) al Parlamento di prevedere l’obiezione di coscienza nella legge sul matrimonio gay. 

Questo caso riporta in primo piano il problema della mancata obiezione di coscienza a causa di una legge iniqua, la Cirinnà, imposta dittatorialmente e fatta in fretta e furia, senza un referendum (per paura di fare un flop) e senza tenere conto delle massicce manifestazioni di piazza delle famiglie italiane che difendono i diritti della famiglia naturale. Una legge che parla tanto di “diritti”, ma invece calpesta la Costituzione ed i diritti della maggioranza del popolo italiano. 

La Cirinnà investe anche, in ambito cattolico, gli esperti di morale. Secondo l’Avvocato Gianfranco Amato dei Giuristi per la Vita, che sta seguendo il caso del primo cittadino di Cascina Sabrina Ceccardi e che ora è stato avvicinato dal sindaco “disobbediente” di Favria tutto si risolve con la sentenza della Corte Costituzionale n. 467 del 1991 in cui la Consulta afferma una tutela della coscienza individuale quando sono in gioco valori morali importanti», come quelli interessati dalla legge Cirinnà «che ha un carattere sostanziale per la nostra società».

In queste ore il cellulare di Serafino Ferrino, sindaco di centrodestra eletto con una civica al suo quarto mandato da primo cittadino, è bollente. “Meno male che ci sono dei giornalisti che non mi massacrano”, sorride al telefono con la Nuova BQ che, come tanti giornali ieri lo ha chiamato per sapere se è impazzito o no.

“Ma quale matto! – prosegue – ho semplicemente obbedito alla mia coscienza. E adesso mi stanno facendo la guerra tutti, ma pazienza. Vorrà dire che daremo la nostra testimonianza in questo modo”.

La vicenda dell’obiezione di coscienza per i sindaci di fronte alla legge Cirinnà, che non la prevede e stando a quanto dichiarato dall’esponente Pd madrina delle unioni civili, non verrà mai concessa, è questione che sta facendo arrovellare giuristi e politici. E che non sarà risolta a breve perchè implica molte questioni morali di cui tenere conto, ma l’uscita per certi versi clamorosa di Ferrino, istigata da un preciso disegno di colpire i sindaci più esposti, è destinata a creare un vero e proprio caso esemplare.

La Nuova BQ lo ha intervistato scoprendo, tra l’altro, che la coppia che si è presentata nel suo ufficio, non ha neppure la residenza a Favria. Coincidenze?

Sindaco, adesso come si muoverà?

Francamente non lo so. Ho avuto un colloquio con l’avvocato Gianfranco Amato dei Giuristi per la vita che mi assisterà in questa vicenda. C’è una sentenza della Corte Costituzionale del ’91 che tutela chi ha scrupoli di coscienza per ragioni religiose e ideologiche, anche se la legge non lo prevede.

Perché l’ha fatto?

Per ragioni etiche e morali, perché sono cattolico praticante e perché come sindaco ho il dovere di oppormi ad una legge ingiusta.

I giornali stanno scrivendo che lei è un habitué delle Sentinelle in Piedi, come se fosse un marchio di appartenenza…

E’ vero, partecipo alle veglie di Ivrea. Sono un cattolico che cerca di fare il politico seguendo il Magistero della Chiesa. Nessuno può impedirmi di professarlo.

Adesso che cosa succederà?

Il responsabile dell’anagrafe procederà con la registrazione dell’atto senza passare dal mio consenso.

Quindi non concederà la delega?

No, questi signori sono venuti da me chiedendo l’unione civile. Io ho detto soltanto che la mia coscienza me lo impediva e che non l’avrei fatta. Così si sono rivolti all’ufficiale di stato civile che non sapeva come comportarsi.

Di chi si tratta?

Di una coppia omosessuale.

Di Favria?

No, si sono rivolti a noi perché a Favria c’è una villa del ‘700 che viene spesso utilizzata come luogo per i matrimoni.

Cioè: sta dicendo che l’unico motivo per cui vogliono sposarsi a Favria è per la location?

Così hanno detto, ma è chiaro che forse avevano altri obiettivi.

Quali?

Bè, io avevo già espresso la mia contrarietà…

Sostiene che ci può essere un disegno preordinato di andare a colpire i sindaci contrari?

Tutto può essere. Ma non mi curo di queste strategie.

La stanno massacrando mediaticamente…

Lo vedo…Arcigay ha già detto che mi denuncerà.

Lei solleva una questione spinosa: se concede una delega ad un altro, come per un matrimonio civile, non si tratta di una vera obiezione di coscienza, perché dal punto di vista morale sta cooperando ad un atto che la sua coscienza ritiene malvagio, se non la concede deve intervenire d’ufficio il Prefetto che incarica un altro. Ma si potrebbe configurare l’ipotesi di violazione di un obbligo di legge. Lo sa che provvedimenti potrebbe prendere gli Interni?

Sì. Sono consapevole che potrebbe arrivare anche lo scioglimento e il conseguente commissariamento.

Non la preoccupa?

Certo, ma se decideranno di farmi cadere per questo, vorrà dire che perderò la poltrona, ma avrò dato una testimonianza cristiana vera.

E lei ha delegato qualcuno?

No.

Il Prefetto è già intervenuto?

No, può darsi che mi chiamino. Lo dico col cuore in mano: non sto violando la legge, sto rispettando il mio credo.

Che cosa dicono in famiglia?

Mia moglie mi sostiene anche se è molto preoccupata dell’esposizione mediatica a cui sto andando incontro. In 37 anni di attività politica e amministrativa non era mai accaduto.

Lo sa che il leader del Family Day Massimo Gandolfini sta mappando i sindaci che vogliono chiedere l’obiezione di coscienza per proporre una modifica alla Cirinnà che contempli una forma di obiezione di coscienza?

Sono sicuro che siamo in tanti.renzi_ci_ricorderemo_1

Fonti

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-unioni-civiliil-primo-sindacodisobbediente-17517.htm

http://www.giuristiperlavita.org/

Messico, terzo sacerdote ucciso in una settimana. La lotta dei sacerdoti cattolici contro il narcosatanismo

Roma, 26 set 2016.- Il corpo crivellato di corpi di un sacerdote, che era scomparso in Messico occidentale, è stato rinvenuto. L’hanno riferito le autorità messicane.  Si tratta del terzo caso nel Paese solo nell’ultima settimana. Sempre lunedì scorso infatti i corpi di altri due sacerdoti rapiti erano stati trovati sul ciglio di una strada di Veracruz, sulla costa orientale del Paese. Ieri Domenica 25 settembre all’Angelus la preghiera del Papa per il “caro popolo messicano”, “perché – ha detto Francesco – cessi la violenza che in questi giorni ha colpito anche alcuni sacerdoti”.

Padre José Alfredo Lopez Guillen, che era scomparso lunedì dalla sua canonica a Janamuato, nello stato di Michoacan, è stato trovato sabato notte in un terreno. Aveva ferite da arma da fuoco ed era morto da 120 ore, ha precisato il procuratore dello stato. 

“E’ con profonda tristezza che diamo notizia del fatto che il corpo di Alfredo Lopez Guillen è stato trovato, preghiamo per la sua anima”, ha twittato l’arcidiocesi di Morelia, la capitale di Michoacan.

Secondo il Centro multimediale cattolico, che segnala le violenze contro i religiosi, 14 sacerdoti sono stati assassinati in Messico da dicembre 2012, quando il presidente Enrique Penha Nieto è arrivato al potere, lo stesso presidente che oggi in Messico ignora le richieste del popolo e discrimina tutti coloro (specialmente i cattolici) che si oppongono all’agenda globale che impone matrimoni gay e gender.

Gli altri due sacerdoti trovati morti, Alejo Nabor Jimenez Juarez e Jose Alfredo Suarez de la Cruz, sono stati rinvenuti lunedì, lo stesso giorno in cui è scomparso Guillen, nello stato orientale di Veracruz.  LA LOTTA DEI SACERDOTI CONTRO LE GANG DEI NARCOSATANISTI ed il culto a “santa muerte” in Messico

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/09/21/messico-due-sacerdoti-rapiti-ed-uccisi-la-lotta-dei-sacerdoti-cattolici-contro-le-gang-dei-narcosatanisti-ed-il-culto-a-santa-muerte/

Sulla situazione, Paolo Ondarza ha intervistato la collega messicana Mercedes De La Torre, collega spagnola della Radio Vaticana:

R. –Ha fatto molto piacere ricevere questo messaggio dal Papa, direttamente dall’Angelus, perché sono tanti i messicani che lo seguono in diretta dall’altra parte del mondo. E’ interessante ricordare che il Papa aveva inviato un telegramma recentemente, in cui esprimeva le vive condoglianze e diceva di voler condannare questi attentati alla vita e alla dignità delle persone e chiedeva al Clero e agli agenti pastorali della diocesi di continuare con energia la loro missione ecclesiale, nonostante le difficoltà e seguendo l’esempio di Gesù, il Buon Pastore.

D. – Come vive la Chiesa questi momenti così drammatici? Come i vivono i sacerdoti?

R. – Fa sempre piacere sentire che il Papa è vicino, perché noi messicani amiamo tanto il Pontefice: sia Giovanni Paolo II, che è venuto cinque volte, sia Benedetto XVI e sia adesso Francesco, che è anche latinoamericano. Come lo vive il Messico? Lo vive con tristezza, con paura. Tutti i messicani sono “guadalupani” e quasi tutti si dicono cattolici. Il clero, la Conferenza episcopale sta rispondendo con molta unità a questo messaggio di preghiera, di condanna alla criminalità e allo stesso tempo di fiducia e di speranza. Il cardinale Alberto Suárez Inda, che è proprio l’arcivescovo di Michoacan e che è stato il pastore di padre Lopez Guillen, poco tempo fa in un videomessaggio chiedeva ai rapitori di rispettare l’integrità di questa vita, perché così potesse tornare presto all’esercizio del suo ministero; lui chiedeva a Dio la pace, il rispetto della vita e la conversione di chi fa queste cose.

D. – Questi sacerdoti sono, dunque, degli esempi molto forti per i fedeli e la Chiesa messicana. Si può cercare di capire perché sono stati colpiti alcuni sacerdoti e cosa c’è dietro questi sequestri?

R. – E’ molto difficile fare una panoramica di questa situazione. So che c’è una situazione molto complicata in tanti Paesi dell’America Latina e nel caso del Messico, purtroppo, ci sono diversi cartelli sia del narcotraffico che di altri tipi di criminalità organizzata. Allo stesso tempo, però, il popolo vive anche con fiducia, con speranza.

Il popolo messicano è un popolo che non si arrende mai: prova anche a pregare, perché arrivi la pace dall’alto. Grazie a Dio, la Madonna di Guadalupe, che protegge il popolo messicano, dice che i messicani non sono mai da soli e che Lei, la Madonna, li proteggerà. 

http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/26/messico_ucciso_il_terzo_sacerdote_sequestrato/1260766

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Messico: due sacerdoti rapiti ed uccisi. La lotta dei sacerdoti cattolici contro le gang dei narcosatanisti ed il culto a “santa muerte”

I TANTI SACERDOTI MARTIRI DI CUI I GRANDI MEDIA NON PARLANO. ENNESIMO BRUTALE ATTACCO ANTICRISTIANO DEI NARCOSATANISTI(stesse modalità di Isis)…

Mentre in Italia si sta a perdere tempo con leggi inique come quella della legalizzazione della marijuana, spinte dalle sparate del presidente Obama “promarijuana”, i massacri del potente business dei narcosatanisti continuano. E di questi massacri i grandi media (men che meno Obama) si preoccupano.

Due sacerdoti, Alejo Nabor Jimenez Juarez e Jose Alfredo Juarez de la Cruz sono stati trovati morti il 19 settembre 2016 dopo essere stati sequestrati e torturati nello Stato di Veracruz, sulla costa del Golfo del Messico. Stando alle informazioni degli investigatori, i due religiosi erano stati rapiti la sera di domenica scorsa 18 settembre 2016, dalla parrocchia di Nuestra Senora de Fatima, nell’estrema periferia della città di Poza Rica. I loro corpi sono stati ritrovati sul ciglio della strada. Il terzo sequestrato, l’autista, è stato invece trovato vivo e ora è sotto protezione della Polizia locale che al momento non ha dato dettagli su quanto è avvenuto. L’area dove sono stati sequestrati i sacerdoti è tristemente famosa per la presenza e il dominio incontrastato dei cartelli del narcotraffico.  Il Consiglio messicano dei vescovi esprime il dolore e l’indignazione di fronte alla violenza nei confronti dei due sacerdoti, per questo nuovo fatto di sangue che colpisce la Chiesa cattolica nel Paese. (R.P.)

SATANISMO DILAGANTE IN MESSICO: intere famiglie, minacciate dalle gang sataniste dei NARCOTRAFFICANTI, ricevono aiuto e protezione dai sacerdoti cattolici, anch’essi soggetti a minacce da parte delle gang criminali (Notizia da BBC News http://www.bbc.co.uk/news/magazine-25032305) cimitero-messico-narcosIN FOTO: Tombe nel cimitero di Juarez, dove sono sepolte le innumerevoli vittime dei narcotrafficanti,(da BBC News http://www.bbc.co.uk/news/magazine-24772724)

Fino a poco tempo fa, girava in Facebook un video orrendo: la decapitazione di una donna messicana, attuata da un leader della gang del narcotraffico, col volto coperto da maschera, che dichiarava ” Questo è quello che succede a tutti quelli nel cartello del Golfo. Questo è da parte dei Los Zetas ” e poi seguivano 40 secondi di omicidio a sangue freddo….Ci sono volute migliaia di controversie e dibattiti contro Facebook , affinchè la direzione rimuovesse questo video cruento, persino l’intervento del primo ministro inglese Cameron, che ha accusato Facebook di irresponsabilità nell’aver permesso il caricamento del video…
Ma questa è solo la punta dell’iceberg: in Messico ci sono numerosi siti web legati ai narcokillers che caricano video del genere. Altro fatto inquietante è che, pur essendo il volto della povera vittima ben visibile, nessuno si sia fatto avanti per riconoscerla e darle un nome, neppure i parenti. Un opprimente spettro di omertà e paura incombe sulla popolazione: i Los Zetas sono una delle gang di narcosatanisti più potenti in sud America.

LA BATTAGLIA DEI SACERDOTI CATTOLICI IN MESSICO: “MOLTI CI CHIEDONO DI PRATICARE ESORCISMI. QUI IL SATANISMO E’ DIFFUSO SOPRATTUTTO DALLE GANG LEGATE AL NARCOTRAFFICO, CHE PRATICANO SACRIFICI UMANI ANCHE DI BAMBINI”. 
Dal 2006 questi terribili fatti sono in aumento: 70,000 persone sono morte, inclusi addetti alle forze di sicurezza, poliziotti e molti civili innocenti. Negli ultimi anni, in Messico si assiste a scene infernali: ritrovamenti di corpi smembrati di bambini , corpi torturati appesi dai ponti sulle strade.

Padre Carlos Triana, sacerdote esorcista a Città del Messico, afferma:

“Mai come oggi si è scatenata una violenza simile da parte dei cartelli della droga e mai come oggi sono richiesti esorcismi da moltissime famiglie, quasi ogni giorno. I casi di possessione sono in aumento. E’ evidente l’azione del demonio in queste potenti strutture dedite al male.”
“Questo non era mai accaduto prima “, afferma Padre Francisco Bautista ,un altro sacerdote esorcista di Città del Messico. Raramente il demonio possiede interamente una persona,in questi casi interviene il Vescovo della diocesi, che nomina i sacerdoti esorcisti; a volte sono necessari esorcismi minori,come le preghiere di liberazione,soprattutto un cammino di vera conversione della persona stessa.
Secondo Padre Bautista, la crescente richiesta di esorcismi è dovuta al fatto che un gran numero di messicani segue il culto satanico di SANTA MUERTE, la divinità rappresentata in forma femminile di scheletro vestito con un abito nuziale e mantello, che tiene una falce in una mano e un globo nero nell’altra, LA CUI CERIMONIA PRINCIPALE AVVIENE NELLA NOTTE DEL 31 OTTOBRE,”festa della Morte”, in coincidenza con Halloween, “questo culto seguito soprattutto dai trafficanti di droga, che chiedono protezione ai demoni per evitare arresti della polizia ed avere soldi e successo, ed in cambio offrono sacrifici umani. Tutto questo ha portato all’aumento delle violenze in Messico. C’è una grande infestazione di demoni in Messico, perchè la gente ha aperto le porte alla morte, non solo con i riti satanici, con il narcotraffico, ma anche con la liberalizzazione dell’aborto.”

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ADORATORI DI SANTA MUERTE E GANG DEL NARCOTRAFFICO

Il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Consiglio Pontificio per la cultura, ha di recente affermato che il culto della “Santa Muerte” è un culto satanico di morte, che ha avuto origine in culti pagani, quindi è antireligioso e anticristiano. Inoltre ha sottolineato il collegamento di questo culto blasfemo con le gang del narcotraffico (http://www.bbc.co.uk/news/world-latin-america-22462181)

(Condannati all’ergastolo 7 satanisti legati a gang di narcotrafficanti che seviziarono e uccisero il bambino Ramoncito http://www.gris-imola.it/ultime_notizie/Condannatiallergastolo7satanisticheseviziaronoeucciseroRamoncitoragazzoargentinodi12ann.php?page=33).
A Monterrey c’è ultimamente un aumento di rapimenti di persone e di bambini, persone abusate e uccise in riti satanici. Padre Ernesto Caro, sacerdote esorcista a Monterrey, ha amministrato molti esorcismi negli ultimi anni e afferma di aver esorcizzato diversi membri di gang dedite al narcotraffico, molti di essi consacrano la loro vita al servizio della Santa Muerte in un vero e proprio patto di sangue, ma poi ne subiscono le drammatiche conseguenze su loro stessi e alcuni sono poi costretti, loro malgrado, a rivolgersi ai sacerdoti esorcisti per venirne fuori…e confessano i loro crimini .
“Un uomo che ho esorcizzato, consacrato alla Santa Muerte, confessò che aveva provato piacere nel torturare le sue vittime, nel tagliarle a pezzi , nel sentire il loro dolore. Altri li aveva sepolti vivi. Il culto alla Santa Muerte è il primo passo verso il satanismo e verso l’adesione a queste gang criminali, ecco perchè quell’uomo era stato scelto per commettere i delitti più efferati.
A molti messicani viene insegnato che questo culto ottiene subito potere, successo, soldi e protezione dalla polizia….In questo culto, ci cadono anche molte persone disperate per le loro condizioni di vita miserevoli, che in Messico purtroppo sono tante e che vengono condizionate a credere che si tratti di un rito buono, che porta fortuna..

Santa Muerte è il culto praticato da tutti i trafficanti di droga, ma anche da diversi politici e poliziotti corrotti, da molti artisti…
Il numero dei seguaci è esploso nei primi anni 90, dopo il crollo economico”.

Padre Ernesto Caro afferma inoltre che dal 2006 vi è stato un notevole aumento di crimini e sacrifici umani, i cui resti sono stati trovati proprio nelle vicinanze di templi eretti in onore alla Santa Muerte, in aree dove il narcotraffico è più diffuso. Proprio in queste aree, il presidente Felipe Calderon dal 2006 ha inviato truppe dell’esercito per contrastare le gang del narcotraffico ed anche per contrastare il culto di Santa Muerte. Nel 2012 la polizia nel Nord del Messico, a Sonora, ha arrestato 8 persone accusate di aver ucciso due bambini di 10 anni ed una donna in sacrifici rituali che erano collegati al culto di Santa Muerte. I corpi furono trovati intorno all’altare eretto per la Santa Muerte: il loro sangue era stato raccolto in apposite ampolle e posto ai piedi della statua della morte ghignante.

Papa Francesco in Messico:  sacerdoti a rischio vita 

http://www.tempi.it/papa-francesco-in-messico-il-paese-dove-i-sacerdoti-rischiano-la-vita-ogni-giorno#.V-LqGtSLSt8

http://diariolatino.net/mexico-asesinan-a-dos-sacerdotes-en-veracruz/

http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/20/messico_uccisi_due_sacerdoti_nello_stato_di_veracruz/1259473

L’Ungheria, con la Conferenza episcopale, istituisce un dipartimento in difesa dei cristiani perseguitati

L’Ungheria di Viktor Orban ha deciso di istituire un dipartimento ministeriale per la difesa dei cristiani e delle minoranze religiose. A spiegare le ragioni del nuovo dipartimento è stato il ministro delle risorse umane, Zoltan Balog, intervistato dalla Cna: «Oggi il cristianesimo è diventato la religione maggiormente perseguitata, per cui su cinque persone uccise per motivi religiosi quattro sono cristiane». Sono 81 i paesi nel mondo in cui i cristiani sono perseguitati, con 200 milioni «che vivono in zone in cui subiscono discriminazioni. Milioni di vite cristiane sono minacciate dai seguaci delle ideologie religiose radicali». Balog non si riferisce solo alla minaccia islamica: «Il nostro interesse – ha proseguito – non è solo per il Medio Oriente, ma anche per tutte le forme di discriminazione e persecuzione dei cristiani in tutto il mondo».

SOSTEGNO ECONOMICO. Non si può dire che quella dell’Ungheria sia un’operazione di facciata, perché il nuovo dipartimento ha già messo a disposizione 3 milioni di euro per l’aiuto alle minoranze perseguitate nelle loro terre di provenienza. Attraverso la Conferenza episcopale ungherese sono infatti stati destinati 300 mila euro agli studenti in Medio Oriente e alla costruzione di scuole a Erbil, mentre il governo ha stanziato fondi per l’educazione di 400 bambini rifugiati nei campi profughi. In tutto, la Chiesa e il governo insieme sostengono l’educazione dei bambini di 740 famiglie cristiane e di altre minoranze religiose rifugiate nei campi della Giordania, dell’Iraq e del Libano.

NELLA TERRA D’ORIGINE. La decisione di intraprendere una via per favorire concretamente i perseguitati è stata presa dopo la partecipazione di Orban e Balog al raduno annuale per i legislatori cattolici che si è svolto a fine agosto a Frascati, alle porte di Roma. Sebbene sia il premier sia il ministro fossero gli unici protestanti presenti, di fronte all’assemblea che ha sollevato il problema come il più urgente (vista anche la testimonianza di diversi esponenti della chiesa mediorientale) Orban ha dichiarato che «l’Ungheria avrebbe agito contro le persecuzioni cristiane, pronta a supportare le comunità la cui esistenza stessa è minacciata». Così l’Ungheria ha deciso di sostenere moralmente e finanziariamente i profughi affinché, ha detto il ministro, «possano perseverare a rimanere nelle loro terre d’origine». Perché «aiutare a migliorare la situazione nei paesi d’origine potrebbe rendere possibile alle minoranze perseguitare di rimanere nelle loro case o vicino ad esse».

Articolo di Benedetta Frigerio per Tempi

IL COMUNE DI AMATRICE QUERELA LA “SATIRA” DI CHARLIE HEBDO SUI TERREMOTATI: “vilipendio delle vittime”

io-non-sono-charlie12 settembre 2016 Il Comune di Amatrice ha depositato questa mattina, presso la procura del tribunale di Rieti, una denuncia-querela per diffamazione aggravata relativa alla vicenda delle vignette pubblicate dal periodico francese Charlie Hebdo. L’atto è stato presentato dall’avvocato Mario Cicchetti, in qualità di legale dello stesso Comune colpito dal sisma del 24 agosto. Il periodico francese Charlie Hebdo, nella prima vignetta dedicata al terremoto del centro Italia, secondo quanto espongono nella querela i legali del Comune di Amatrice, aveva raffigurato le vittime del sisma “in modo tale da somigliare a degli stereotipati piatti della tradizione culinaria italiana”, mentre una seconda vignetta “aveva attribuito la colpa della devastazione del centro Italia alla mafia”.

“Si tratta di un macabro, insensato e inconcepibile vilipendio delle vittime di un evento naturale – spiega l’avvocato Mario Cicchetti -. La critica, anche nelle forme della satira, è un diritto  sia in Italia che in Francia, ma non tutto può essere ‘satira’ e in questo caso le due vignette offendono la memoria di tutte le vittime del sisma, le persone che sono sopravvissute e la città di Amatrice”. Ad avviso dello stesso legale “appare assolutamente configurabile la diffamazione aggravata e non si può ritenere in alcun modo sussistente l’esimente del diritto di critica nella forma della satira”. In merito alla competenza territoriale, l’avvocato Cicchetti evidenzia “come il reato si sia, senza dubbio, consumato sul territorio italiano in quanto la condotta diffamatoria, per quanto intrapresa con la pubblicazione della vignette in Francia, si è perfezionata in Italia attraverso la loro percezione e diffusione sia sui media tradizionali sia sui social network”.

Con la denuncia-querela si chiede che il Procuratore della Repubblica di Rieti disponga le indagini al fine di accertare se nella vicenda della pubblicazione delle vignette siano configurabili ipotesi di reato a carico degli autori, Felix e Coco, e dei direttori responsabili della testata. “La condotta diffamatoria è cominciata in Francia con la pubblicazione delle vignette, e si è perfezionata in Italia – spiega ancora il legale Cicchetti- si tratta del ‘reato di evento’: il reato si consuma non tanto al momento della diffusione, della pubblicazione ma al momento della percezione dello stesso e le offese sono state percepite da più persone, da più fruitori della rete”.

“L’ITALIA S’E’ DESTA” L’Italia si sveglia solo adesso, dopo aver diffuso ovunque lo slogan  Je suis Charlie…

MEGLIO TARDI CHE MAI ma, come avevamo già detto QUI https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/09/03/i-vignettisti-atei-militanti-di-charlie-ebdo-dissacrano-anche-il-dolore-degli-italiani-lambasciata-francesecharlie-non-ci-rappresenta-ma-non-erano-tutti-je-suis-charlie/,

la querela a questo giornaletto “satirico” affiliato alla massoneria, andava fatta molto tempo fa, quando Charlie Ebdo pubblicava feroci attacchi osceni contro la fede cristiana, molto di più che contro l’islam. ALLA SATIRA CI DEVE ESSERE UN LIMITE: non è più satira quando viola i fondamentali diritti umani (ESISTE IL REATO DI VILIPENDIO AL SENTIMENTO RELIGIOSO ED ALLA PIETA’ PER I DEFUNTI) e viene usata come propaganda ateomilitante contro ciò che per la maggioranza delle persone è sacro, come la pietà per i defunti. In questo mondaccio dove è reato penale – giustamente – rovesciare un secchio di pattumiera, andrebbe vietato e punito trattare il corpo sacro dei nostri fratelli come carne trita per il ragù di un branco di nichilisti (atei e massoni).

Noi non siamo come i campioni del “pensiero unico” (cinico e bugiardo), che vorrebbero imporre per legge ciò che solo loro sostengono. Libertà per tutti, ma nel rispetto per gli altri, rispetto che “Charlie” ha sempre calpestato ed offeso.

NO AL TERRORISMO E ALLA JIHAD. MA IO NON SONO CHARLIE. PERCHE’ LA SATIRA ANTICRISTIANA DI CHARLIE E’ COME LA CRUDELTA’ DEI FONDAMENTALISTI ISLAMICI. IO SONO DI CRISTO.

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Sisma-il-Comune-di-Amatrice-querela-Charlie-Hebdo-54640b79-53bd-4132-a781-4c74307dc563.html

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/09/12/terremoto-amatrice-querela-charlie-hebdo-per-diffamazione-aggravata_QJUWztFPXzeEhQ4OgNZXVN.html

Il governo esclude don Di Noto e la sua Meter Onlus dall’Osservatorio antipedofilia da lui stesso fondato: “l’ideologia gender fa il gioco dei pedofili”

27026529Il 30 agosto 2016 il ministro Maria Elena Boschi ha nominato il nuovo Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, ignorando ed escludendo l’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto che da quasi 30 anni combatte contro la pedofilia ed i cyber orchi: Meter è stata la prima Associazione ad occuparsi di questa battaglia, salvando tantissimi bambini e denunciando altrettanti pedofili e siti pedopornografici alla Polizia a livello internazionale, (qui la notizia).

Leggiamo questo post di Don Fortunato Di Noto sulla sua pagina di Fb di Lunedì 5 settembre 2016:

“Fanno le nuove nomine e i rappresentanti delle associazioni per l’Osservatorio nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia in Italia e non nominano Meter Onlus ? Inserendo sempre e solo le solite. Ma che vi sembra? Mi appello alla Vostra e nostra protesta. Ne fui paladino per la costituzione..per protestare osservatoriopedofilia@governo.it”

La denuncia di don Di Noto: «L’ideologia gender fa il gioco dei pedofili». La sua  intervista rilasciata alla Nuova Bussola Quotidiana

Lo sdegno e le proteste seguite all’esclusione di Meter dall’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia hanno indotto il governo a fare subito un passo indietro. Era stata infatti proprio L’associazione guidata da Don Fortunato Di Noto a far nascere quell’Osservatorio e a contribuire, più di ogni altra realtà, alle segnalazioni alle autorità competenti. Tutto è rientrato con una telefonata tra il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi,( che ora dice che è stata una “dimenticanza”) ed il sacerdote di Avola. Eppure resta un interrogativo legittimo: a chi dà fastidio Don Fortunato di Noto e la sua battaglia contro la pedopornografia sul web? foto-don-di-noto

Don Fortunato può spiegarci cosa è successo?

È stata una vicenda troppo grottesca, inverosimile. Non voglio vantarmi, ma se dobbiamo essere onesti con la storia va detto che noi di Meter siamo stati gli antesignani nella lotta alla pedopornografia. Abbiamo passato le fatiche di Ercole anche solo per dare gli strumenti legislativi per combattere questo fenomeno. Il primo provvedimento al mondo su questo tema risale al 1997 e porta il mio nome. L’Osservatorio nazionale nasce da una mia proposta che fu accolta dall’allora ministro delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo e tanti lavori sono stati fatti nell’ambito del progetto “Ciclope”. Poi, a dire il vero, questo osservatorio non ha funzionato sempre bene. E per lungo tempo sotto il governo Renzi la delega alle Pari Opportunità è stata vacante finché qualche mese fa è stata assegnata al ministro Boschi, alla quale spetta il dovere di convocare l’Osservatorio.

Il governo si giustifica dicendo che si è trattato di una “semplice svista”

Certo che è strano perché non siamo degli sconosciuti, ogni anno mandiamo una relazione al Dipartimento Pari opportunità che produce il rapporto annuale proprio sulla base del lavoro delle associazioni più importanti , che sono appena tre o quattro. Quindi non è che il Dipartimento non ci conosceva. Ma evitiamo polemiche e prendiamo per buono questa versione. Guai a frammentarsi e a dividersi in questa battaglia, lo dico sempre: più ci dividiamo e più sarà difficile contrastare questo fenomeno.

La grande stampa ha ignorato la vostra esclusione. Si preferisce mettere in prima pagina i preti pedofili e non raccontare cosa fanno molti rappresentanti del clero per combattere la pedofilia

Chi compie questi atti può essere un medico, un insegnate o un prete; la pedofilia non è legata ad una figura in particolare, certo fa più audience la pedofilia nel clero, ma in tutti i casi ci vuole tolleranza zero. Però è anche vero che solo la stampa cattolica ci ha sostenuto e ha parlato di questa incredibile esclusione, non c’è stato un solo giornale nazionale laico che ci abbia dato voce. Se fossi stato coinvolto in un caso di pedofilia sono sicuro che sarei stato in apertura dei telegiornali. Spesso riesco a far conoscere il nostro lavoro solo grazie all’attenzione della stampa cattolica.

Forse perché la pedofilia resta un tabù in molti ambienti culturali. Non se ne parla mai abbastanza, salvo poi gridare allo scandalo quando succedono i vari fatti di cronaca

Negli ultimi 20 anni ho fatto 3000 convegni in Italia e all’estero, ora c’è molta disponibilità a comprendere cosa succede. Noi non creiamo allarmismi, spieghiamo che è una nuova forma di schiavitù.  Esistono ancora ambienti più restii di altri, che hanno dei pregiudizi. Il programma Le Iene mi intervistò con il suo modo di fare polemico e incalzante e partendo dal presupposto che nella Chiesa esiste il problema della pedofilia, eppure la “iena” Matteo Viviani dopo avermi incontrato si è letteralmente convertito al fatto che un sacerdote sia in prima fila nella lotta alla pedopornografia. D’altra parte, io ho iniziato quando ancora non erano usciti tutti gli scandali sulla pedofilia nel clero.  E’ sbagliato dividersi su questo dramma o fare speculazioni politiche, insomma qui parliamo di bambini da zero a 12 anni, la prostituzione minorile è già un’altra cosa! E in questo contesto esiste una corrente culturale che vuole far passare questa violenza sui bambini come un normale orientamento sessuale. In alcuni Paesi ci sono dei veri e propri gruppi di pressione che chiedono che venga normata la possibilità di fare sesso con i bambini. 

Gruppi organizzati di pedofili che cercano di normalizzare il fenomeno: in Olanda c’è un movimento dei pedofili ed esiste anche una giornata internazionale della pedofilia indetta dai pedofili di tutto il mondo. Ma come è possibile tollerare tutto questo?

Siamo stati noi a scoprire e denunciare per primi questa giornata che ricadde nel giorno della nascita dell’autore di Alice nel paese delle meraviglie, lo scrittore inglese Lewis Carroll. Esiste un movimento che si chiama Fronte di liberazione dei pedofili e il sottoscritto ha subito minacce da alcuni esponenti di questa organizzazione. A volte sono stato messo sotto scorta per la quantità di minacce ricevute da pedofili conclamati.

L’ideologia gender intende relativizzare ogni aspetto del sesso di nascita del bambino, questo è un pericolo ulteriore? 

Quello del gender è problema molto serio e delicato, rientra nel colonialismo relativista come ha più volte sottolineato papa Francesco. Noi sappiamo benissimo che ci sono frange internazionali che fanno forti pressioni affinché il bambino diventi un uomo indistinto dal punto di vista sessuale. Questo fa il gioco dei pedofili perché loro guardano ai bambini al di là del sesso di appartenenza. I pedofili sono attratti dai bambini prepuberi. Per intenderci dirò una cosa brutale ma che rende l’idea: un pedofilo non andrebbe mai con una bambina che ha già le mestruazioni. Infatti in molti casi è più giusto parlare di “infantofilia”. Per il pedofilo ha poca importanza il sesso del bambino, che sia maschio o femmina. Per loro è importante che il bambino non abbia caratteristiche sessuali mature. Allora il gender si collega a questi moti relativisti culturali, ecco possiamo dire che il gender crea un terreno fertile a queste tendenze. Insomma in natura nasciamo maschi o femmine e negare questo crea già qualcosa di sbagliato.  

C’è anche la questione dell’ipersessualizzazione della società che non aiuta. Il sesso sbattuto in faccia in ogni istante della giornata alimenta alcuni fenomeni?  

Ma certo, siamo in una società ipocrita che fa la battaglia contro il burkini e poi grida contro la mercificazione del corpo delle donne e si meraviglia se delle ragazze vanno in giro senza mutande sul red carpet. Si confonde il pudore con la repressione. Io non sono moralista, un adulto fa quello che vuole del suo corpo, ma sono contro l’abuso dei minori. Alcuni studi di società di marketing americane hanno dimostrato che i bambini stanno diventando un oggetto di desiderio sessuale anche nelle pubblicità. In realtà questa, infatti, è una società che odia i bambini, è pedofobica, vuole renderli subito adulti eliminando l’infanzia. Ci sono movimenti in tutta Europa che dicono che non c’è alcun male se un bambino di sette anni fa sesso con uno di due. Sono esempi che non cito per caso, tanto per dire, ma tutte teorie e proposte che ho trovato nella Rete sui siti frequentati dai pedofili.

La scorsa primavera ha partecipato a Palermo, insieme con Massimo Gandolfini, alla Marcia per la Vita. Non pensa di aver dato fastidio a qualcuno?

Io sono prete se non difendo la vita, ciò che è fragile, ciò che è più debole, ciò che e più piccolo, ma che prete sono? I bambini non sono deboli? Il condizionamento mentale dei bambini non è fragile? Insomma mi limito ad attenermi alla dottrina sociale della Chiesa, ma è normale che si dà fastidio a chi la pensa diversamente.

Proprio a Palermo la scorsa settimana un sacerdote ha benedetto l’unione omosessuale tra due donne. Nella Chiesa italiana ci sono sensibilità molto diverse

Noi siamo chiamati nell’accoglienza e a non discriminare nessuno, però bisogna dire la verità, se io sto nella Chiesa cattolica romana apostolica questo mi impone una fedeltà ad alcuni principi. Poi se sei un libero battitore è un’altra cosa, dici quello che vuoi. Ma la profezia è sempre nella verità, i profeti si sono fatti ammazzare perché dicevano la verità, sull’oppressione dei popoli, sulla mentalità corrotta. E se noi non perdiamo la vita per la verità per cosa vogliamo perderla?.

Quindi rispettare l’innocenza dei bambini sta sopra ogni cosa? 

Ovviamente, fin dal concepimento! Nessun mercato fatto sulla pelle dei bambini può essere tollerato, né ideologico né commerciale. Se non partiamo da questo presupposto, qual è il problema se io mi compro un bambino? Io sono andato in Romania molte volte, ho vissuto nelle fogne di Bucarest, ebbene avrei potuto comprarmi un bambino per pochi euro, ma un bambino non si compra! Il mercato della vita umana e della creazione non può esistere.

Meter come opera? Che rapporti avete con gli inquirenti? 

Noi monitoriamo la Rete, questo non significa demonizzarla; mi hanno definito il sacerdote della periferie digitali, che sono le forme di naufragio di persone adulte. La nostra attività rientra nell’Osservatorio mondiale contro la pedofilia (Osmocop), che è un ufficio di Meter, quindi coordiniamo e cerchiamo di avere un mappatura del fenomeno della pedopornografia nel mondo. Abbiamo un protocollo ufficiale con la Polizia postale. Ma noi inoltriamo le segnalazioni anche a tutte le polizie etere, dopo il monitoraggio inoltriamo tutto alle autorità. Poi saranno le autorità a fare le dovute indagini.

Può darci qualche dato per avere contezza del fenomeno?

Tenga conto che ogni anno normalmente segnaliamo circa 10mila riferimenti pedopornografici, tra siti e quant’altro, per un ammontare di circa un milione di foto e 500mila video. I bambini coinvolti sono circa 700mila. Il mercato della divulgazione è enorme con giri d’affari non indifferenti, è un fenomeno criminale sfruttato a fini di lucro.

Oggi Domenica 11 settembre si vede con il ministro Boschi cosa le dirà?

Innanzi tutto saremo due ministri, uno della Chiesa e uno dello Stato, il problema è che il mio ruolo durerà tutta la vita. Quindi le dirò che il servizio all’infanzia deve essere una priorità e non una moda passeggera e le dirò che non possiamo permetterci di frantumare il fronte della lotta contro la pedofilia. 

Fonti:

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/05/07/il-prete-delle-periferie-digitali-la-missione-di-don-fortunato-di-noto/

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-laccusa-di-don-di-noto-il-cacciatore-di-cyber-orchi-lideologia-gender-fa-il-gioco-dei-pedofili-17370.htm

 

Persecuzione anticristiana del regime comunista ateo in Armenia: più di 250 vescovi e sacerdoti uccisi in odio alle fede. Documenti segretati dal regime.

«Il primo genocidio del XX secolo, disse Papa Francesco nell’aprile 2015, è stato il genocidio degli Armeni  prima nazione cristiana , insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi». Infatti documenti segretati dal regime comunista sovietico, ora hanno pienamente rivelato che, dopo lo sterminio di oltre un milione di Armeni perpetrato dai Turchi nel 1915, il popolo armeno dovette subire un altro terrore di massa e massacro collettivo che furono convalidati e firmati dai compagni comunisti dell’Armenia sovietica. La documentazione e la ricerca tuttora incompleta sulle decisioni e procedure ufficiali della famosa troika sovietica Nkvd (una speciale commissione istituzionale, utilizzata come strumento di punizione extragiudiziaria, senza regolare processo), rivela i nomi di più di 250 chierici, uccisi ed esiliati tra gli anni 1920-1950. 

Il culmine di questa politica e persecuzione anti religiosa fu l’assassinio per strangolamento del catholicos Khoren I (1932-1938) per mano degli agenti della polizia segreta presso la sua sede di Etchmiadzin il 6 aprile 1938. Prima di ciò, tutti i 70-75 membri del clero di Etchmiadzin, a parte sette, furono arrestati, esiliati e giustiziati per «attività anti-rivoluzionarie». Quattro mesi dopo l’omicidio di Khoren I, il 4 agosto 1938, il Governo sovietico armeno emanò un decreto segreto per l’eliminazione del catholicossato armeno di Etchmiadzin. Nello stesso giorno un altro appello segreto a Stalin fu firmato dal segretario generale del Comitato centrale del Partito comunista in Armenia che accusava Etchmiadzin di attività anti-comuniste e chiedeva il permesso del Politburo per attuare la decisione dell’eliminazione del catholicossato. Nel 1940 erano rimaste in Armenia solo nove chiese in funzione, mentre prima del 1917, solo la diocesi di Artsakh (Karabakh) aveva 208 chiese, 14 monasteri, e 236 preti.

Durante i 30 anni e più di persecuzione comunista (1920-1950) l’identità cristiana armena affrontò un altro orrore della storia umana, il “fideicidio”, che aveva per scopo l’eliminazione totale della fede cristiana e della Chiesa come istituzione. La figura di Khoren I, come capo della Chiesa armena, rappresenta così l’immagine collettiva del clero martirizzato nell’Armenia sovietica. È importante notare che già nel 1938, l’editoriale di «Hask», mensile ufficiale del catholicossato della Grande casa di Cilicia, pur assumendo la versione comunista ufficiale della morte di Khoren I per un improvviso attacco cardiaco, lo definì «santo martire». Inoltre, nell’editoriale del mensile ufficiale del patriarcato armeno di Gerusalemme «Zion» (maggio 1938), il patriarca di Gerusalemme arcivescovo Torkom Gooshakian, uno dei più stretti collaboratori di Khoren , lo dichiarò «pontefice santo e martirizzato».

Tutte queste indicazioni di testimoni oculari contemporanei indicano implicitamente che, nonostante le pressioni del Governo sovietico per far accettare la versione ufficiale della morte di Khoren I, vi era la ferma convinzione, soprattutto nella diaspora armena, che il catholicos fosse stato ucciso per essersi rifiutato di consegnare i tesori della Chiesa. Tuttavia, bisogna tener presente che i tesori di Etchmiadzin erano stati già confiscati in massima parte negli anni Venti, e che la maggior parte degli edifici e delle opere d’arte religiose erano state alienate da quasi tutte le diocesi e le parrocchie dell’Armenia.

Il motivo dell’uccisione del catholicos non fu soltanto il desiderio del Governo locale armeno di confiscare totalmente i tesori di Etchmiadzin, ma fu semplicemente provocato dall’adozione della nuova costituzione dell’Unione sovietica nel dicembre 1936. L’articolo 124 della Costituzione formulava la libertà religiosa in questi termini: «Allo scopo di assicurare ai cittadini la libertà di coscienza, la Chiesa nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è separata dallo Stato, e la scuola dalla Chiesa. La libertà di culto religioso e la libertà di propaganda antireligiosa sono riconosciute per tutti i cittadini». Il nuovo atteggiamento del Governo sovietico incoraggiò evidentemente i capi della Chiesa in tutte le parti dell’Unione sovietica, e anche in Armenia, dove la libertà di religione creò un’atmosfera più o meno accettabile. I documenti di archivio riferiscono che nel 1935 le chiese e le parrocchie rimaste in Armenia erano coinvolte attivamente nella vita del Paese, mentre continuavano ad assicurare allo stesso tempo il servizio liturgico e missionario specialmente tra i rifugiati dall’Armenia occidentale. Inutile dire che per il Governo comunista una tale presenza attiva della Chiesa nella vita del popolo armeno non poteva essere accettabile. Ecco perché quasi tutti i dignitari ecclesiastici (vescovi e archimandriti), subito dopo la morte di Khoren I furono arrestati e giustiziati.

Nel 1937, il periodo più oscuro della persecuzione contro la chiesa, più di 45 dignitari ecclesiastici furono giustiziati. Quindi, la decisione del Governo sovietico di eliminare definitivamente il centro spirituale di tutti gli armeni fu anche dovuta al fatto che nel 1936, secondo un sondaggio non ufficiale dell’opinione pubblica, la maggior parte degli armeni si identificavano come cristiani.

L’indipendenza dell’Armenia dopo decenni di governo ateo ha portato molti sviluppi positivi nella vita della Chiesa armena. Le nuove pubblicazioni di materiali e documenti segreti sull’esecuzione e l’esilio del clero armeno negli anni 1920-1950 contribuirono largamente alla comune comprensione nazionale di ciò che la testimonianza e il martirio cristiano della Chiesa armena erano stati durante il periodo sovietico. A partire dal 7 settembre 1996 quando il corpo di Khoren I fu sepolto di nuovo a Etchmiadzin, la sua figura è diventata sempre più emblematica come immagine collettiva del martirio del clero armeno nell’Armenia sovietica.

Tuttavia, con l’indipendenza, la Chiesa e il popolo armeno hanno dovuto affrontare anche molte sfide. Una di esse — forse la più attuale — è la riconsiderazione del concetto di testimonianza e di martirio cristiano come un modo per essere in comunione con quanti hanno dato la loro vita per Cristo, ma che non sono stati riconosciuti come tali nella vita della Chiesa. In questo senso il martirio di più di duecento preti e vescovi durante il periodo sovietico in Armenia chiede di essere ufficialmente riconosciuto, avendo come esempio, ovviamente, la via percorsa dai martiri del genocidio armeno, che sono diventati da “vittime” a “vincitori”.

L’Osservatore Romano, 10 settembre 2016

ICONA DEI SANTI MARTIRI CRISTIANI ARMENI22-srbapatker

I vignettisti (atei militanti) di Charlie Ebdo dissacrano anche il dolore degli italiani. Ambasciata francese:”Charlie non ci rappresenta”. Ma non erano tutti #Je suis Charlie?

L’INSULTO E LA MANCANZA DI RISPETTO PER LA DIGNITA’ UMANA NON SONO “LIBERTA’ DI ESPRESSIONE”. Arriva l’ ennesima boutade dissacrante dei vignettisti di Charlie Ebdo sul ” Terremoto all’italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne” –

Quella in foto è la vignetta pubblicata dall’ultimo numero di Charlie Hebdo e ci dà la misura della stupidità e dell’indifferenza di certe pretese democrazie e libertà civili di avanguardia che sono TOTALITARISMI ...  La vignetta è uscita sull’ultima pagina del numero di Charlie Ebdo uscito il 31 agosto 2016. Il disegno, firmato dal vignettista Felix, vorrebbe interpretare in salsa “ironica” il dramma che ha colpito il nostro Paese nel Centro Italia, il 24 agosto 2016, con quasi 300 morti, interi paesi rasi al suolo e migliaia di sfollati. Un ferito insanguinato con la didascalia “Penne al pomodoro”, un’altra con quella “Penne gratinate”, i corpi sepolti con la scritta “Lasagne”.  Nella stessa ultima pagina della vignetta sul sisma, il drammatico tema della sciagura in Italia viene affrontato in un colonnino con una serie di battute: “circa 300 morti in un terremoto in Italia. Ancora non si sa se il sisma abbia gridato ‘Allah akbar’ prima di tremare”.

Gli attentati islamisti, come quello che accadde nel 2015 contro la sede dei vignettisti di Charlie Ebdo, vanno severamente ed unanimemente condannati, sempre e dovunque!  MA ANCHE L’INSULTO SISTEMATICO E LE IMMONDE VIGNETTE “DENIGRATORIE” POSSONO UCCIDERE LA DIGNITA’ UMANA E LA VERA DEMOCRAZIA. L’ostentato ateismo dei vignettisti di Charlie Ebdo e la blasfemia contro la fede cristiana e contro la Chiesa cattolica (molto più che sull’Islam) sono da sempre stati la bandiera ideologica  di questi vignettisti: l’insulto contro il sentimento religioso di un intero popolo non è satira e tantomeno è libertà di espressione prendersi gioco delle tragedie altrui.

Oggi questa vignetta dissacrante contro il dolore degli italiani, colpiti nuovamente dalla disgrazia del sisma, fa indignare tutti; ma quando noi cristiani ci indignavamo per le vignette oscene e blasfeme di Charlie Ebdo contro la Santissima Trinità e contro Cristo e contro tutto ciò che è sacro per il Cristianesimo, (vignette blasfeme che avevano l’obiettivo di sostenere i matrimoni gay), ci veniva intimato di tacere, perchè “siamo in uno stato laico”!!!

http://www.nocristianofobia.org/vignetta-blasfema-contro-la-trinita-il-caso-charlie-hebdo/

Poche ora fa è arrivato il messaggio dell’Ambasciata francese: “Quella vignetta di Charlie Ebdo non ci rappresenta”: MA COME, LA FRANCIA NON ERA TUTTA #JE SUIS CHARLIE? Poi è arrivata la precisazione del giornale su Facebook con un altro disegno online: “Italiani, non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, ma la Mafia”, si legge nella nuova vignetta.

Charlie Hebdo, vignette su terremoto in Italia: persone sepolte come strati di lasagne. Ambasciata Francia: "Non ci rappresenta"

MA CON QUALE DIRITTO UN GIORNALE FALSAMENTE SATIRICO di propaganda ateo/massonica si permette di irridere il dolore di un popolo e di strumentalizzare le tragedie per denigrarlo pubblicamente? Il nostro governo ha indubbiamente molte colpe, ma ci chiediamo: Come mai i vignettisti francesi di Charlie Ebdo non fanno vignette contro il loro governo, che ha lasciato più volte il suo popolo in balìa degli attentati islamisti? Non erano forse cittadini francesi  i terroristi che commisero le numerosi stragi in Francia?

Vengono in mente LE VIGNETTE CHE LA PROPAGANDA NAZISTA E SOVIETICA DIFFONDEVANO PER DENIGRARE GLI EBREI ED I CRISTIANILe vignette sono anche un modo efficace per trasmettere odio e pregiudizi, compreso l’antisemitismo e l’anticristianesimo.

Nel libro «Cristiani ed ebrei nel giudizio dei nazisti e nei tempi presenti» (Resch Verlag)  l’autore, lo storico e saggista Konrad Löw, già docente all’università di Bayreuth,  apporta una grande e dettagliata documentazione storica sull’odio nazista contro la Chiesa cattolica e sulla protezione degli ebrei da parte dei cattolici. I nazisti invocavano «l’indispensabile arma dello spirito del sangue e della terra contro la peste ebraica e contro il cristianesimo». Nel libro vengono riportati gli articoli e le VIGNETTE pubblicate dai giornali Das Schwarze Korps (organo ufficiale delle SS) e Der Stürmer (giornale razzista). Löw fa notare come i nazisti indicavano ebrei e cattolici sempre insieme contro il regime. In una vignetta pubblicata nel 1938, un ebreo, un sacerdote cattolico ed un imprenditore capitalista cercano di fermare la svastica nazista che ruota come le lancette dell’orologio della storia.

IL PAPA SU CHARLIE EBDO: LIMITI ALLA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE . “Tanta gente che prende in giro, diciamo “giocattolizza” la religione degli altri, questi provocano. E questa è una eredità dell’illuminismo.”

http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=132723

Il massone illuminista francese Voltaire, ferocemente anticristiano schiavista e razzista, scriveva in una lettera del 1763 a Thériot : “Calunniate calunniate sempre e arditamente come demoni, QUALCOSA RESTERA'”: sembra che le varie propagande nazicomuniste lo abbiano preso in parola!  IN FOTO: il massone Voltaire; al centro una sua lettera con il motto “ècrasez l’infame” (“Schiacciate l’infame” cioè la Chiesa cattolica) e infine stampa anticlericale francese che riprende la stessa parola d’ordine di Voltaire e degli illuministi.

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Tra l’altro, al contrario di quanto i più pensano, Voltaire non disse mai quel «non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle», frase che invece dobbiamo alla scrittrice britannica Evelyn Beatrice Hall (1868–1956).

GUARDA CASO, dopo che ci fu la strage perpetrata dai terroristi islamisti nella sede di Charlie Ebdo, il 7 gennaio 2015,  UNA NOTA RIVISTA DELLA LOGGIA MASSONICA ITALIANA “Giordano Bruno” scriveva: “ CHARLIE HEBDO: DUE MASSONI FRA I CADUTI: caduti gli estremi difensori della libertà di pensiero,  i nostri confratelli massoni del Grande Oriente di Francia”…

Se per la Massoneria la satira di Charlie Ebdo è “nobile libertà di pensiero” allora stiamo a posto…è tutto molto diabolicamente chiaro purtroppo: la blasfemia anticristiana di Charlie Ebdo è propaganda militante laicista. E la vignetta orribile contro le vittime italiane del sisma è una delle conseguenze abbiette di questo totalitarismo, mascherato da “progressismo”. Non è casuale il fatto che la Loggia massonica si indigni solo per le vittime dell’attentato islamista contro Charlie Ebdo, non per il genocidio dei cristiani perpetrato dagli stessi terroristi di Isis.

Fonti:

http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/02/news/charlie_hebdo_vignetta_su_terremoto_in_italia-147049959/

http://www.nocristianofobia.org/vignetta-blasfema-contro-la-trinita-il-caso-charlie-hebdo/

http://www.franoi.net/scatechismo/hitlerfermatecattolici.htm

Indonesia. Kamikaze tenta di uccidere sacerdote cattolico: “È stato ispirato dall’attentato a padre Jacques”

Strage evitata per un soffio in Indonesia. Un aspirante kamikaze dell’Isis non è riuscito a farsi esplodere in una chiesa piena di fedeli durante la messa domenicale, riuscendo solo a ferire il parroco. Il 17enne che ieri 28 agosto 2016 ha tentato di uccidere un sacerdote mentre celebrava la Messa nella chiesa di St. Joseph a Medan (nord Sumatra) è stato ispirato dall’attentato compiuto ai danni di p. Jacques Hamel a Saint-Etienne-du-Rouvray. Lo ha dichiarato Mardiaz Kusin Dwihananto, capo della polizia di Medan, che ha aggiunto: “Dopo aver visto l’attacco terroristico in Francia su internet, il sospettato ha provato a fare la stessa cosa qui”.reuters1683786_articolo

Domenica 28 agosto 2016. Ivan Armadi Hasugian era seduto tra i fedeli durante la messa celebrata dal sacerdote cappuccino Padre Albert Pandiangan di 60 anni. Dopo aver tentato di fare esplodere un ordigno artigianale nascosto nello zaino, il ragazzo armato di coltello e di ascia si è lanciato contro il sacerdote sull’altare. P. Albert, che aveva appena finito di proclamare il Vangelo, è riuscito a schivare il colpo, rimanendo ferito in modo lieve al braccio sinistro. A quel punto i fedeli hanno bloccato l’attentatore, consegnandolo alla polizia.

Ivan Armadi Hasugian ha ricevuto alcune ferite al volto e alla schiena a causa del cattivo funzionamento dell’ordigno.  La bomba che aveva nello zaino non è esplosa, ma ha solo preso fuoco.

Gli agenti hanno requisito tutti gli oggetti appartenenti all’attentatore, fra cui lo zaino, il coltello e un biglietto con il logo di ISIS con la scritta araba “La ilaha illalla”, che significa “non c’è altro Dio all’infuori di Allah”.bom-gereja-medan-senjata

La polizia di Medan ha aggiunto che il movente del gesto potrebbe essere la promessa di una ricompensa da 10 milioni di rupie fatta al ragazzo da due uomini non identificati.

Ivan Armadi Hasugian avrebbe incontrato queste persone alcuni giorni prima dell’attacco. Diversi testimoni presenti in chiesa riferiscono di aver visto due persone fuggire dal luogo sacro quando l’esplosione della bomba è fallita.

L’Indonesia è il più grande Paese musulmano al mondo per numero di credenti e la maggioranza della sua popolazione pratica un Islam moderato, ma negli ultimi anni ha visto l’emergere di gruppi fondamentalisti ed è stata obiettivo di una raffica di attacchi terroristici, il più grave dei quali è stata la strage di Bali nel 2002, in cui morirono 202 persone.

Fonti

http://www.asianews.it/notizie-it/Un-17enne-tenta-di-uccidere-un-sacerdote:-%E2%80%9C%C3%88-stato-ispirato-dall%E2%80%99attentato-a-p.-Jacques%E2%80%9D-38420.html

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/28/indonesia_attacco_ad_una_chiesa,_ferito_un_sacerdote/1254195

Dopo il sisma del 2012, la Regione Emilia Romagna versa 600mila euro per la moschea, già finanziata dal Qatar(fondamentalismo islamico); alle chiese cattoliche distrutte, niente.

IN FOTO: IL DUOMO DI MIRANDOLA, ANCORA IN MACERIE. Dal terribile sisma di maggio 2012 in tutta la diocesi di Carpi, Modena, sono appena 4 le chiese riaperte al culto. Le altre 50 sono ancora chiuse, alcune con i rinforzi di sostegno, altre completamente sbarrate.

A Mirandola infatti, di fatto la concattedrale della diocesi, l’edificio è lasciato come quella notte in cui la Bassa emiliana dovette svegliarsi di soprassalto e iniziare il lungo calvario chiamato terremoto. Don Carlo Truzzi, parroco di Mirandola, amareggiato ha detto alla Nuova Bussola Quotidiana: “La Moschea è stata riaperta e il nostro Duomo no – lo dice con disappunto, ma senza voler fare polemica alcuna con gli enti locali -. Però non so altro, perché non sono stato invitato all’inaugurazione della moschea”.

Il centro culturale islamico che sorge in via Serafina dove un tempo c’erano le scuole della frazione è stato completamente risistemato e messo in sicurezza. Con un costo di circa un milione di euro, donati per 600mila euro dalla Regione Emilia Romagna e per i restanti 400mila euro da una fondazione islamica con sede in Qatar.

Si tratta della Qatar Charity Foundation, che ha sborsato la cifra per i fedeli musulmani di Mirandola, ma non solo. Come ha riportato il Corriere nei giorni scorsi, questa primavera è arrivato lo sceicco in persona ad inaugurare diversi centri islamici tra Vicenza, Brescia e Piacenza. La Fondazione si occupa di finanziare, grazie alle ingenti disponibilità economiche degli stati arabi molte moschee in Occidente. Sempre il Corriere ricordava la vicinanza del Qatar alla Fratellanza musulmana, portatrice come noto di una visione politica e radicale dell’Islam. Più altri sospetti avanzati da Washington e dal governo israeliano sulle “amicizie” dell’organizzazione “no profit” del Qatar.

Nel frattempo la chiesa locale è ancora in ginocchio, a parte le donazioni della Caritas diocesana; la Regione Emilia Romagna ha usato i soldi dei contribuenti solo per finanziare la moschea.

Antonio Platis, consigliere comunale di Forza Italia ci spiega: “Proprio ieri il sindaco di Mirandola ha dichiarato che non è compito del Comune fare controlli e verifiche sui finanziamenti alla moschea”. Da qui l’interrogativo? Chi controlla i fondi che arrivano? “Nessuno, evidentemente, ecco perché con il capogruppo in Regione azzurro Enrico Aimi abbiamo presentato un’interpellanza e una richiesta di accesso agli atti per capire che tipo di controlli sono stati effettuati su quella ingente donazione dato che si tratta a tutti gli effetti di un cofinanziamento regionale. Tanto più che questa è una zona calda: l’anno scorso è stato espulso l’imam di Camposanto, un comune confinante con Mirandola”.

ESPULSO IMAM JIHADISTA residente a Reggio Emilia…CHE PARTECIPAVA ALLE PRIMARIE DEL PD. Quelle relazioni pericolose tra Pd e Islam radicale

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/07/27/terroristi-islamici-arrestati-nel-savonese-scoperto-profilo-whatsapp-donna-con-mitra-espulso-un-imam-jihadista/

Platis aggiunge che “il sindaco Maino Benatti è il primo responsabile della sicurezza dei cittadini. Cittadini tra l’altro che, ad esempio i commercianti, non possono spostare un euro senza che siano minimamente tracciati”. Alle osservazioni il sindaco ha risposto rispolverando il più classico degli slogan antiamericani: “Se i soldi arrivano dagli Usa vanno sempre bene?”. Una presa di posizione che ha lasciato sconcertati non pochi.

Ma da Platis si apprende anche un’altra chicca. Finalmente il Ministero dei Beni Culturali ha sbloccato oltre 50 milioni di euro per il restauro e la messa in sicurezza delle chiese della Bassa modenese, reggiana, mantovana e bolognese, che sono state colpite dal sisma.

“A Mirandola ne arriveranno appena tre – prosegue – ma non saranno destinati al Duomo, che è di proprietà della Diocesi, bensì alla chiesa di San Francesco, di proprietà del Comune”. Si tratta di un tempio dalla storia antica, la terza chiesa francescana dopo Assisi e Roma per “anzianità” e soprattutto il cosiddettoPantheon Mirandolese perché è al suo interno che sono conservate le spoglie mortali dei Pico, i signori che nel 500 dominavano in zona.

“Però, nonostante i cittadini avessero fatto una petizione per riaprire al culto la chiesa, il finanziamento sembra che sia destinato a restaurare sì la chiesa, ma a tenerla come museo del terremoto. Una sorta di museo a cielo aperto a futura memoria del sisma”.

Vallo a spiegare allo Stato che il miglior modo per ricordarsi di un terremoto è rimettere in sicurezza le chiese perché possano tornare ad ospitare fedeli. A Mirandola si sta pensando diversamente.

“Il fatto è che non riaprire al culto questa chiesa è un chiaro messaggio di come vogliamo far andare questo Paese”, conclude l’azzurro. Intanto gli islamici si godono la loro nuova moschea facendosi fotografare con le autorità al taglio del nastro. La Santa Messa invece è come tutti i giorni e per molto tempo ancora in un container.

I cittadini emiliani terremotati dal 2012 non hanno più le loro case e le loro chiese, ma i musulmani hanno tutti gli aiuti dalla Regione da sempre governata dal Pd…

Fonti

http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2016/05/25/news/apre-la-nuova-moschea-di-mirandola-sala-preghiere-e-scuola-1.13533684

Andrea Zambrano su La Nuova Bussola Quotidiana

Aiuto alla Chiesa che Soffre al Meeting di Rimini 2016: I volti della persecuzione anticristiana, gli interventi per non lasciarli soli

Ora che in Europa le chiese vengono colpite ed i sacerdoti trucidati esattamente come accade in Medio Oriente, non è più possibile distogliere lo sguardo dalla persecuzione anticristiana. Ora che la jihad bussa alle nostre porte, la mancata conoscenza del dramma vissuto dai nostri fratelli nella fede in tutto il mondo, non può essere più perdonata.

Sono tante le iniziative concrete di “Aiuto alla Chiesa che Soffre” in favore dei cristiani perseguitati. Aiuto alla Chiesa che soffre risponde al terrorismo con azioni concrete di aiuto speranza ed evangelizzazione.

Aiuto alla Chiesa che Soffre sarà dal 19 al 25 agosto al meeting di Rimini 2016 con una rassegna di 500 metri quadri sulla persecuzione anticristiana dal titolo: “La vostra resistenza è martirio, rugiada che feconda”. I volti della persecuzione anticristiana, gli interventi per non lasciarli soli.

Al termine del percorso espositivo vi sono tre diverse ambientazioni: l’area giochi del parco di Lahore dove è avvenuto l’attentato il 27 marzo scorso, l’aula del Garissa University College in cui il 2 aprile 2015 sono stati uccisi 148 studenti cristiani, il tavolo del caffè di Dacca teatro della strage del 1° luglio scorso.

Una scritta sulla parete dice «Può accadere ovunque e a chiunque per ragioni di fede». Sotto le tre ambientazioni: piccoli particolari che indicano una normalità spezzata dalla violenza. L’orsacchiotto di uno dei 30 bambini uccisi nell’attentato al parco Gulshan-e-Iqbal di Lahore. La tesi che Mary Muchire Shee, appena eletta Miss Garissa University, non scriverà mai perché la sua vita è stata spezzata assieme a quella di 147 suoi colleghi studenti che come lei non conoscevano i versetti del Corano o non hanno saputo rispondere a domande sul Profeta Maometto. Il menù della Holey Artisan Bakery di Dacca che le vittime hanno sfogliato appena pochi istanti prima di essere torturate e uccise per la stessa colpa: appartenere ad una fede diversa da quella islamica.

Nel muro di fronte si contrappongono altre tre ambientazioni che mostrano, come spiega lo slogan sulla parete, «La risposta concreta di Aiuto alla Chiesa che Soffre alla persecuzione». Tre esempi di progetti strettamente legati agli altrettanti attentati rappresentati. Di fronte a chi, come accaduto a Lahore, spezza vite innocenti, ACS semina la fede nel cuore dei bambini attraverso la Bibbia del Fanciullo, la bibbia illustrata che è stata tradotta in 180 lingue di diffusa in oltre 52 milioni di copie in tutto il mondo. Al Meeting di Rimini ACS ha portato una selezione di traduzioni in 137 diversi idiomi dei cinque continenti. Dall’urdu del Pakistan, al sango del Centrafrica, dal tigrè dell’Eritrea al quechua del Perù, dal pidgin della Papua Nuova Guinea all’armeno.

acs-meeting-mostraLa risposta agli studenti uccisi a Garissa sono gli oltre 11mila seminaristi formati ogni anno grazie al sostegno di ACS, molti dei quali (circa il 35%) sono africani. Migliaia di “soldati della fede” rappresentati da una scrivania ricoperta di testi sacri che la fondazione pontificia ha portato al Meeting.

E infine di fronte alla strage avvenuta a Dacca, ACS realizzerà un gesto concreto assieme alla famiglia di una delle vittime, Simona Monti. A chi uccide i cristiani la fondazione ACS risponde fortificando la comunità cristiana locale, con la costruzione di una chiesa in Bangladesh. La Chiesa di San Michele Arcangelo sorgerà presto ad Harintana, ma a Rimini ne è stato riprodotto l’altare. Calice e paramenti sacri raffigurano realmente il dono alla minoranza cristiana bengalese, nato dalla barbarie fondamentalista.

Queste ambientazioni non sono tuttavia l’unico elemento esperienziale della rassegna di ACS. Lungo il percorso espositivo i visitatori si trovano ad attraversare un tunnel nel quale sono ricordati alcuni “martiri” cristiani assassinati in odio alla fede. Da padre Jacques Hamel a don Andrea Santoro, da Shahbaz Bhatti al piccolo Emmanuel Dike. Mentre la loro foto viene proiettata sulle pareti buie del tunnel, una voce ricorda i loro nomi accostati al motivo della loro morte: «ucciso perché cristiano».

Immagini e scene che intendono far riflettere i visitatori su quanto accade ancora oggi a milioni di cristiani nel mondo, e che indubbiamente suscitano numerosi interrogativi. Interrogativi cui risponderanno i sacerdoti testimoni della Chiesa sofferente e perseguitata che ogni giorno, durante tutto l’orario di apertura del meeting, condividono con i visitatori il loro vissuto personale e le sofferenze delle loro comunità.

Per saperne di più, il Giornale ha intervistato il direttore di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, il dottor Alessandro Monteduro.

Dottor Monteduro, come è nata questa mostra?

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” ha, tra gli altri, un compito essenziale: tenere alta la bandiera della testimonianza. La testimonianza che, assieme alla preghiera e alla raccolta di fondi per sostenere i Cristiani perseguitati, è la missione principale della Fondazione. Con questa mostra non solo abbiamo voluto raccontare, in un modo particolarmente coinvolgente, il dramma delle persecuzioni contro i Cristiani, ma abbiamo voluto raccontare anche la speranza che può nascere dalle persecuzioni.

Sui muri dell’esposizione avete deciso di posizionare una scritta molto forte: “Può accadere ovunque e a chiunque per ragioni di fede”. Quasi a voler dire che nel mirino degli islamisti finiscono pure gli islamici.

Innanzitutto rifiuto di attribuire la qualifica “religiosa” a una serie di atti criminali, che ne sono una tragica antitesi. Perché è esattamente ciò che vuole l’Isis. Quest’ultimo infatti propaganda di guidare la ricostruzione dell’antico Califfato, e per farlo individua un nemico, i “crociati”, inserendo in tale denominazione tutti gli occidentali. Assecondare tale contrapposizione è un errore da evitare assolutamente. Del resto l’aggressione terroristica di Isis affonda le sue radici, tra l’altro, nella divisione interna all’Islam, una guerra che si trascina da secoli tra sciiti e sunniti. Noi cosiddetti “crociati” siamo solamente l’ultimo tassello. Per questo possiamo parlare di persecuzioni di tutte le fedi.

Oltre all’esposizione, però, avete attuato una serie di iniziative concrete contro l’estremismo…

E questa è la speranza che nasce dalla persecuzione. Con questa mostra ricostruiamo i luoghi teatro dell’orrore, a Garissa, Lahore e Dacca. Ma ricostruiamo plasticamente anche la nostra idea di speranza. Abbiamo deciso dunque di portare, seppur simbolicamente, la tesi di laurea che Mary Muchire Shee, una ragazza uccisa dai jihadisti di Al Shabaab, non ha potuto discutere. L’abbiamo portata a termine noi pensando a lei. In Bangladesh, dove il mese scorso abbiamo vissuto la strage degli italiani, grazie anche alla iniziativa della famiglia di una delle vittime, Simona Monti, costruiremo una chiesa. E Acs al Meeting edificherà un altare che simbolicamente la rappresenterà. In Pakistan, davanti alla strage di bambini di Lahore, abbiamo deciso di diffondere le Bibbie del fanciullo. Ne porteremo a Rimini 137 copie, in altrettanti differenti idiomi. I terroristi uccidono le classi dirigenti del futuro, noi invece seminiamo la Fede nei loro cuori.

Ma i preti vengono uccisi anche in Europa, come è successo a padre Jacques…

E noi rispondiamo, grazie alla generosità di migliaia di benefattori, formando mille nuovi sacerdoti, in tutto il mondo. La speranza deve sempre prevalere sulla persecuzione.

Per saperne di più: acs-italia.org/mostrameeting2016

La denuncia del Card Bagnasco: “L’Europa vuole creare un ordine mondiale senza Dio. Decadenza dell’Europa laicista: cristiani perseguitati da leggi ingiuste”.

Anche oggi i cristiani sono martiri. Lo sono nelle forme sanguinose che vengono sperimentate. Ma lo sono anche in altre forme, “raffinate, ma non meno crudeli, legalizzate ma non meno ingiuste”. È la denuncia del Cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. Che, nella festa di San Lorenzo, cui è dedicato il Duomo di Genova, punta il dito contro l’Europa che “considera il cristianesimo divisivo”, e in un mondo che “in nome di valori come l’uguaglianza, la tolleranza e i diritti” pretende “di emarginare il cristianesimo” e di creare “un ordine mondiale senza Dio”.

Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana muove il suo ragionamento proprio dalla vita del martire Lorenzo. Lorenzo fu ucciso dall’imperatore Valeriano nel III secolo, eppure – osserva il Cardinale – “se osserviamo il mondo, di Valeriani ne troviamo moltitudini”.san lorenzo martire

La gloria di San Lorenzo diacono e martire 

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/08/10/la-gloria-di-san-lorenzo-diacono-e-martire/

“La persecuzione – argomenta – oggi ha assunto molte forme: mentre continuano quelle classiche, che conosciamo da una storia che si credeva lontana, oggi si aggiungono forme raffinate, ma non meno crudeli, legalizzate, ma non meno ingiuste”. Formule di cui l’Occidente “è esperto, malato come è delle proprie fallimentari ideologie”. E l’Europa, “il continente dei diritti”, sempre più “discrimina il cristianesimo, dimenticando che la razza umana è una razza religiosa”.

Per il Cardinale Bagnasco è evidente che la religione fa paura. Faceva paura all’imperatore Valeriano, fa paura alla classe politica. Ma “i vari imperatori del mondo possono spogliare la Chiesa da ogni risorsa, screditarla in ogni modo, ridurla a impotenza nel fare le opere del Vangelo, ma nessuno potrà toglierle il Vangelo, la gioia del suo Signore”.

Sottolinea il Cardinale: come Valeriano “illuso della sua potenza” fu sconfitto da “un uomo inerme”, “nessun potente della terra potrà possedere per sempre il cuore dell’uomo attraverso la propaganda delle menzogne, con promesse truccate, democrazie apparenti”. Certo, la coscienza “può rimanere stordita per molto tempo”, ma prima o poi “succede qualcosa che la risveglia e la rigenera”.

“Nessuno si illuda, il cristianesimo potrà essere ridotto in visibile minoranza, ma non potrà mai essere cancellato”, esclama l’arcivescovo di Genova. Che vede in questa “marginalizzazione del cristianesimo” dalla sfera pubblica il tentativo di “creare un ordine mondiale senza Dio, dove le diversità da una parte vengono esaltate e da un’altra vengono schiacciate”.

Vale per tutti, Europa e mondo. Ma è evidente che il Cardinale Bagnasco pensa all’Europa quando spiega che “la volontà prepotente di omologare, di voler condizionare le visioni profonde della vita e dei comportamenti, il sistematico azzeramento delle identità culturali, assomigliano non ad un cammino verso una Unione Europea armonica e solidale, certamente necessaria, ma piuttosto verso una dannosa rifondazione continentale che i popoli sentono pesante e arrogante, dove il cristianesimo viene considerato divisivo perché non si prostra agli imperatori di turno”.

Il giudizio del Cardinale Bagnasco è netto: “La storia attesta che quando i potenti si concentrano sulla propria sopravvivenza per ragioni per ambizioni personali, è l’ora della decadenza”. Perché emarginare il cristianesimo dalla sfera pubblica “è segno non di intelligenza, ma di paura; è non comprendere, offuscati dai pregiudizi, che la società non può che averne del bene”. In fondo, nota il presidente della CEI, è “la luce del Vangelo, e non le inaffidabili maggioranze” ad aver creato “la civiltà europea e il suo umanesimo”.

Di fronte a un continente che balbetta, il Cardinale si domanda se “una laicità che diventa laicismo” e “ottusa” possa portare da qualche parte, e si chiede quali siano i valori di cui si parla tanto. Nel giorno del martire Lorenzo, la preghiera di Bagnasco è un grido di speranza: “Il Signore ci aiuti a tornare saggi, di quella saggezza che non ha paura di Dio”. Perché “la crisi del mondo è innanzitutto una crisi spirituale”. Ma questo va compreso. “Dobbiamo tornare a pensare con la nostra testa!”, esclama il Cardinale.

Fonti

http://www.acistampa.com/story/la-denuncia-di-bagnasco-si-vuole-un-ordine-mondiale-senza-dio-3966#.V6siNOvESig.twitter

Renzi vieta la benedizione di un’autostrada. Il Vescovo: “Non calpestare le radici cristiane del popolo!”

Il premier italiano Matteo Renzi ha esplicitamente vietato la celebrazione religiosa prevista per l’inaugurazione dell’autostrada Ss77 ‘Val di Chienti’ che collega Foligno a Civitanova.

A darne notizia, parlando all’emittente diocesana Radio Gente Umbra, è stato il vescovo di Foligno mons. Gualtiero Sigismondi che ha comunque preso parte al rito laico con “serena amarezza” dovendo recitare in segreto la preghiera preparata per quel giorno. Il Vescovo ha ricevuto l’ordine da parte dell’Anas che, 24 ore prima dell’inaugurazione prevista per il 28 Luglio, ha comunicato la volontà della Presidenza del Consiglio di vietare la celebrazione religiosa per sostituirla con una cerimonia laica, priva di riferimenti confessionali. Al Vescovo è stato dunque impedito di benedire l’opera e i lavoratori.

“Seppure con serena amarezza ho comunque voluto partecipare a quel momento, visto che negli anni ho celebrato più volte l’Eucaristia all’interno dei cantieri delle gallerie, insieme agli operai”.

Il Vescovo ha criticato il tentativo del governo di voler “calpestare, sradicare ed ignorare” le radici cristiane della regione:

“Nel silenzio ho comunque benedetto quella strada, già benedetta dai pellegrini che ne hanno tracciato il percorso e dal sudore della fronte di chi l’ha realizzata. Le radici cristiane della nostra terra non possono essere ignorate, calpestate o sradicate: soltanto un’identità spirituale, e dunque culturale, più chiara e serena, senza complessi, è la via maestra, l’autostrada, per continuare ad attraversare i giorni della storia”

Dopo otto anni di lavoro l’autostrada è stata inaugurata ed aperta il 28 luglio. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato il Premier Renzi col ministro Graziano del Rio due politici che si autodefiniscono “cattolici praticanti” ma che, a quanto pare, non hanno avuto problemi ad escludere dall’evento pubblico la fede e la religiosità del popolo che ha lavorato nella costruzione e che usufruirà di questa importante via di comunicazione. “Questa strada è il paradigma del rilancio del paese. Accade che imprese che sembravano impossibili a un certo punto si realizzano”, ha detto Renzi cavalcando l’onda di entusiasmo per la tanto attesa infrastruttura, in vista del referendum costituzionale.

Renzi non ha disdegnato di ricordare con nostalgia gli anni della sua formazione con gli scout quando a Nocera Umbra era in “In un campo scout per aiutare le popolazioni umbre colpite dal terremoto” e già sentiva parlare di questa strada. Un generosissimo e volenteroso “scout” diventatoPremier, che ora però mette da parte la Chiesa e zittisce il Vescovo per mostrarsi eroe nazionale e fautore di un’opera così tanto attesa e necessaria per l’Umbria e le Marche.

Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno dal 2008, ha affermato che gli sarebbe piaciuto chiamare quella strada “Freccia Lauretana” in onore all’antico cammino percorso dai pellegrini in viaggio verso la Vergine di Loreto. Ecco la preghiera preparata dal Vescovo per l’occasione:

“Dio di infinita Misericordia, che sei sempre vicino ai tuoi figli pellegrini nel tempo e nello spazio, benedici quanti hanno progettato e realizzato questa arteria stradale che, correndo lungo il tracciato dell’antica Via Lauretana, merita il nome di Freccia Lauretana. Accogli in Paradiso coloro che sono morti nei cantieri di questa grande opera e concedi ai loro familiari di fermarsi nell’area di servizio della speranza Pasquale. Accompagna quanti transiteranno per questa via che collega l’Appennino all’Adriatico, unendo l’altezza e la bellezza dei monti alla profondità e alla limpidezza del mare. Il tuo Angelo santo li preceda e li accompagni. Amen”.

Il triste episodio fa pensare – per opposizione – a ciò che è successo a giugno a Panamá, dove si sono da poco conclusi i lavori per l’ampliamento del Canale, una delle opere di ingegneria più maestose e impegnative che siano mai state affrontate. Il governo, guidato dal presidente cattolico Juan Carlos Varela, non ha disdegnato di organizzare una Messa di rendimento di grazie per l’ampliamento del Canale di Panamá: presente tutta la Conferenza Episcopale del paese e le più alte cariche dello Stato assieme al Presidente della vicina Costa Rica. Un evento solenne, presieduto dall’arcivescovo della Capitale mons. Ulloa, un evento di cui la Presidenza del Governo non si vergogna ma, al contrario, si inorgoglisce.

Questo esempio può aiutarci a riflettere. Rendere grazie a Dio per la buona riuscita dell’impresa delle proprie mani è forse cosa troppo bigotta per i nostri politici? Ringraziare Dio e chiedere di benedire e di proteggere il suo popolo, non dovrebbe rappresentare un motivo di vergogna o di fastidio per un Capo di Stato cattolico. Non si capisce se questa decisione sia frutto di pressioni esterne provenienti dall’Europa che conta (il solito ritornello “E’ l’Europa che ce lo chiede”) o se sia frutto di una personale radicalizzazione del Premier che in nome del laicismo ha deciso di nascondere, poco a poco, i cristiani e il cristianesimo dentro le sacrestie come garanzia di progresso e in nome di un’errata concezione di laicità dello stato. Può, un cristiano impegnato in politica, pensare di fare a meno di Dio nel suo impegno per la nazione e la società?

Ma Renzi, di cosa hai paura?

«Vattene, Satana!»: le ultime parole di padre Jacques Hamel. In suo onore, l’iniziativa concreta di Aiuto alla Chiesa che soffre: il sostegno alla formazione di 1000 sacerdoti in tutto il mondo.

“Il Sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” Tertulliano.

Quella che segue è una rapida traduzione dell’omelia, riportata dal sito aleteia.org, pronunciata dall’arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun, durante la Messa funebre del 2 agosto 2016 in onore di padre Jacques Hamel, assassinato mentre celebrava la Messa nella sua chiesa di Saint Etienne du Rouvray, in Normandia.  L’Arcivescovo Lebrun si è rallegrato per la scelta della famiglia Hamel di leggere un passo delle Beatitudini del vangelo secondo Matteo noto come il “discorso della montagna”, in cui Gesù dice: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. All’interno della splendida cattedrale gotica di Rouen, una delle più importanti di Francia, per l’occasione sono arrivate oltre duemila persone.

“Dio è imparziale, dice l’apostolo Pietro. Accoglie qualsiasi Nazione che lo teme e le cui opere sono giuste”. Cari amici, il sacerdote Jacques Hamel non ha più di che temere Dio. Ora si presenta con le sue opere buone. Ovviamente non siamo i giudici del cuore del nostro fratello, ma tante testimonianze non possono essere sbagliate. Padre Jacques Hamel aveva un cuore semplice. Era lo stesso con la sua famiglia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, con le sue nipoti e i suoi nipoti, in città con i suoi vicini e nella sua comunità con i fedeli cristiani.

58 anni di sacerdozio! 58 anni al servizio di Gesù come sacerdote, ovvero servitore della sua Parola, della sua Eucaristia – la sua Eucaristia e la Sua carità. [Davanti a questo] mi sento molto piccolo. Di Gesù, Pietro ha detto “Ovunque andasse, faceva del bene”. Jacques, sei stato un discepolo fedele di Gesù. Ovunque tu sia andato, hai fatto del bene.

In occasione della Pasqua scorsa, Jacques, hai scritto ai tuoi parrocchiani: “Cristo è risorto, è un mistero, un segreto, un segreto che Dio ci dà da condividere”. Forse questo mistero, questo segreto, questa fiducia nel Cristo risorto, è radicata nell’esperienza di morte in Algeria che, ci ricorda la vostra famiglia, avete incontrato e conoscete tanto bene. Forse questo mistero, questo segreto, è quello che vinceva i cuori nella nostra assemblea: sì, Cristo è risorto. La morte non è l’ultima parola.

Per te, Jacques, la resurrezione di Cristo non è una lezione di catechismo, ma una realtà, una realtà per il nostro cuore, per il segreto del cuore, una realtà allo stesso tempo da condividere con gli altri, come una confidenza rivelata con fiducia. E Dio sa, [mentre ci troviamo] di fronte alla realtà della tua morte brutale, ingiusta e terribile, che ora devi entrare nei nostri cuori per aiutarci a trovare la luce.

Fratelli e sorelle, siamo onesti con noi stessi. Conoscete la storia di Gesù, che nessuno storico può ritenere una favola. Pietro ha detto l’essenziale: Gesù di Nazareth, giusto e buono, guariva quanti erano oppressi dal demonio, perché Dio era con lui; colui che è stato ucciso sul legno della croce, Dio lo ha risuscitato il terzo giorno. Fratelli e sorelle, siamo semplici e onesti. È nel nostro cuore, nelle profondità del nostro cuore che dobbiamo dire “Sì” o “No” a Gesù, “Sì” o “No” alla via di verità e pace, “Sì” o “No” alla vittoria dell’amore sull’odio, “Sì” o “No” alla sua resurrezione.

La morte di Jacques Hamel mi ha chiamato a pronunciare un franco “Sì” – no, non un “Sì” tiepido –, un “Sì” alla vita, come il “Sì” di Jacques alla sua ordinazione. E dobbiamo rispondere sempre “Sì”. Dio non ci forzerà mai. Dio è paziente, e Dio è misericordioso. Anche quando io, Dominique, ho resistito e ho detto “No” all’amore, anche quando ho detto a Dio “Ci penserò, ne riparliamo dopo”, anche quando ho dimenticato, Dio è paziente. Dio mi aspetta per via della sua infinita misericordia.

Ma oggi il mondo può aspettare per forgiare la catena dell’amore che sostituirà quella dell’odio? Ci saranno altri omicidi prima che ci convertiamo all’amore, e alla giustizia che costruisce l’amore – giustizia e amore tra individui e popoli, da qualsiasi lato del Mediterraneo si trovino? Troppe morti in Medio Oriente, troppe morti in Africa, troppe morti in America! Troppe morti violente! Basta! È abbastanza!

Il male è un mistero, e i suoi orrori trovano il loro culmine con il contributo umano. Non è quello che intendevi, Jacques, con le tue ultime parole? Sei caduto a terra dopo la prima coltellata; hai cercato di respingere il tuo assalitore con i piedi, e hai detto: “Vattene, Satana!” Hai detto ancora: “Lontano da me, Satana!” In questo hai espresso la tua fiducia nell’umanità, creata buona, ma alla mercé del demonio.

“Gesù sanava tutti quelli che erano oppressi dal diavolo”, dice il Vangelo. Non vogliamo scusare gli assassini – quelli che stringono un patto col diavolo! Ma sappiamo, perché lo dice la Scrittura, che con Gesù ogni uomo, ogni donna, ogni persona umana può cambiare il proprio cuore con la grazia di Dio. E allora dobbiamo ricordare le parole di Gesù, anche se possono sembrare al di là delle nostre forze: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. Di fronte alla violenza diabolica, a queste frenesie demoniache che portano alla morte, ricordiamo nel nostro cuore che Dio ci ha modellati per l’amore; lasciamo vincere l’amore. Ricordiamo che la Madonna chiede di pregare perché Dio li liberi dalle grinfie del demonio. Preghiamo per loro in questo modo; chiediamolo a Gesù, “che sanava tutti quelli che erano oppressi dal diavolo”.

Roselyne, Chantal, Gerald e le vostre famiglie, la vostra strada è difficile. Lasciatemi esprimere la mia ammirazione e quella di tanti altri per la vostra dignità. Vostro fratello, vostro zio, era un pilastro, e continua a esserlo. Non sta a me definire padre Jacques “martire”, ma come non riconoscere le fecondità del sacrificio che ha vissuto in unione con il sacrificio di Gesù, che celebrava fedelmente nell’Eucaristia? Le parole e i gesti di molti dei nostri amici musulmani, le loro visite, non vengono accolti a cuore leggero.

Mi rivolgo anche a voi, membri della comunità cattolica. Siamo feriti, costernati ma non distrutti. Mi rivolgo a voi, battezzati nella nostra Chiesa cattolica, soprattutto se non venite spesso in chiesa, se avete dimenticato la strada. Con il vescovo Georges Pontier, Presidente della Conferenza Episcopale Francese, al mio fianco, vi estendo un semplice appello a compiere un primo passo, semplice come la vita di padre Jacques Hamel:

In ricordo di Padre Hamel, vi invitiamo a visitare una chiesa nei giorni a venire,
per rendere ancora più evidente il vostro rifiuto della profanazione dei luoghi sacri,
per dichiarare che la violenza non prevarrà nel vostro cuore,
per chiedere a Dio la grazia,
per accendere una candela in chiesa con segno di risurrezione;
per radunarvi insieme lì e aprire il vostro cuore a ciò che è più profondo;
per pregare, se possibile, per implorare misericordia.
Il 15 agosto, Festa dell’Assunzione, sarà un giorno appropriato. La Vergine Maria vi accoglierà in tutta la sua tenerezza.
Ricordiamoci di nostra Madre e preghiamo,
Dio, non voltarti dall’altra parte quando i tuoi figli, che guardano a te, ti invocano!
Dio, porta a compimento nei nostri cuori ciò che tuo Figlio Gesù ha iniziato!

Se sei stato lontano dalla Chiesa da molto tempo, potresti accettare questo invito a tornare. Quale migliore risposta possiamo dare alla malvagità avvenuta durante la messa, se non quella di tornare, di essere nuovamente presenti e di dare testimonianza ancora una volta del più grande atto di sacrificio (attraverso il quale il mondo è salvato e la ristorazione è resa possibile).

La migliore risposta alla morte di Jacques Hamel è che tante persone tornino, di nuovo, a partecipare alla Messa.

Il 15 agosto, festa dell’Assunzione, è un giorno favorevole. La Vergine Maria verrà da voi nelle chiese con tutta la sua tenerezza. Andate, pregate con tutto il vostro cuore il 15 agosto. Ricordiamo nostra madre e preghiamo: O Maria, Dio non è insensibile alla supplica dei tuoi figli che si rivolgono a te! Dio, porta a compimento nel nostro cuore quello che tuo Figlio Gesù ha iniziato! Dio, grazie per il tuo figlio Jacques: consola la sua famiglia e fai sorgere tra di noi, tra i partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù, nuovi profeti del tuo amore! Amen!

Dominique Lebrun, arcivescovo di Rouen

Azione straordinaria di Aiuto alla Chiesa che soffre: in memoria di Padre Jacques, formiamo mille soldati della fede

 Aiuto alla Chiesa che Soffre ha deciso di onorare la memoria di Padre Jacques Hamel, barbaramente sgozzato il 26 luglio 2016, con un’azione concreta: il sostegno alla formazione di 1000 sacerdoti in tutto il mondo.

Tutto il mondo ha conosciuto il parroco francese soltanto la mattina in cui è stato ucciso, nel momento in cui celebrava la Messa nella Chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino Rouen. «Noi di Aiuto alla Chiesa che Soffre – aggiunge Monteduro – siamo convinti che, esattamente come ogni altro ministro di Dio, desiderasse vedere la propria vocazione rinnovata nelle migliaia di giovani che in tutto il mondo rispondono “sì” alla chiamata del Signore. È il nostro modo, come sempre concreto, di reagire alla barbarie».

Mille sacerdoti in ricordo di padre Jacques Hamel. Per onorare la memoria del parroco francese brutalmente ucciso il 26 luglio scorso, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha lanciato una campagna straordinaria che sosterrà negli studi mille seminaristi in tutto il mondo. Dalla Colombia alla Bosnia-Erzegovina, da Cuba alla Nigeria, dall’India alla Romania, dall’Angola al Madagascar, sono in totale 21 le diocesi che beneficeranno di questo aiuto.

In molte delle aree più povere e delle terre di persecuzione, nonostante le gravi difficoltà, vi è un alto numero di giovani che desidera diventare sacerdote. Spesso però in questi stessi paesi, i seminari non possono accogliere tutti gli studenti perché non hanno strutture adeguate. «Abbiamo scelto i seminari che avevano maggiormente bisogno di aiuto – sottolinea il direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro – per permettere loro di accogliere molti più studenti e di formare quelli che noi riteniamo essere i nuovi “soldati della fede”».

Ancora una volta una reazione concreta della fondazione pontificia agli attacchi che purtroppo si sono susseguiti nelle ultime settimane. ACS costruirà infatti anche una chiesa in Bangladesh, con il sostegno della famiglia di Simona Monti, una delle vittime italiane della strage di Dacca.

«Anche il supporto alla formazione dei nuovi sacerdoti – aggiunge Monteduro – è una risposta concreta al fondamentalismo perché, soprattutto nei paesi in cui la minaccia estremista è maggiormente presente, i ministri di Dio devono possedere gli strumenti adeguati per promuovere il dialogo e contribuire ad una coesistenza pacifica fra tutti i gruppi religiosi, ponendo un freno a conflitti e pregiudizi che possono favorire il diffondersi di gruppi oltranzisti».

In tutto il mondo la Chiesa è in prima linea nella promozione del dialogo religioso, e al tempo stesso offre ai giovani valori alternativi a quelli della violenza. Il contributo delle scuole cattoliche è determinante nella diffusione, anche al di fuori della comunità cristiana, di valori quali la pace e il rispetto reciproco. «Ecco perché formare sacerdoti ben preparati è una potente arma contro il fondamentalismo. Ed è inoltre fondamentale che la presenza cristiana sia visibile e radicata, specie in quelle società sotto attacco da parte degli estremisti».

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/acs-1000-nuovi-soldati-della-fede-per-padre-jacques-anche-questa-e-una-risposta-allestremismo/

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In onore di Padre Jacques, il dipinto dell’artista musulmano Moubine

Fonti

http://www.normandie-actu.fr/va-t-en-satan-les-derniers-mots-de-jacques-hamel-pretre-tue-pres-de-rouen_222757/

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/rouen-in-migliaia-al-funerale-di-padre-jacques-%7C-l-arcivescovo-tutti-voi-siete-la-sua-famiglia-_3023801-201602a.shtml

Parigi, “profanazione di Stato”: cattolici si oppongono alla demolizione della chiesa di Santa Rita. La polizia irrompe durante la celebrazione della S. Messa

Nella capitale francese, già sconvolta da attentati terroristici e persino dallo sgozzamento di un prete, la ruspa laicista procede a larghe falcate verso la scristianizzazione del paese e non si ferma di fronte alla pietà, alla fede, al sacro, al divino che vengono cacciati a suon di manganello. Sembrano scene del terrore jihadista, invece è il terrore giacobino a colpire, e il laicismo francese dimostra di essere molto simile ai “metodi di Isis”.

Le scene che si sono consumate la mattina del 3 agosto 2016 a Parigi, nella chiesa di Santa Rita, sembrano raccontare l’ennesimo sgombero di un palazzo occupato da parte di attivisti per il diritto alla casa. Ma sono sacerdoti e fedeli cattolici pestati e strattonati dalla polizia francese! 

In questo modo è stato disonorato anche un martire come padre Jacques Hamel, che per celebrare la messa nella sua chiesa ha dato la vita, solo una settimana fa. Numerosi cittadini francesi, anche attraverso i Social network, hanno protestato perché l’operazione si «è svolta in un momento in cui tutta la comunità cristiana è in lutto» per l’uccisione di padre Jacques Hamel.

Pare proprio che questi cattolici parigini abbiano raccolto l’invito lanciato da Papa Francesco da Cracovia, qualche giorno fa, a “scendere dal divano”. Lo hanno fatto per difendere le mura della loro chiesa, dedicata a Santa Rita, da una decisione che è segno evidente di un’Europa che lascia seccare le sue radici cristiane: essere abbattuta per far posto a un parcheggio per auto.

Quella che la questura pensava fosse una formalità, si è trasformata stamattina in un lavoro impervio. Freddo e lapidario il comunicato emanato dalla Polizia una volta tornata la calma presso la chiesa di Santa Rita: “Trenta persone si sono radunate all’interno dell’edificio per opporsi alla presa di possesso del luogo. La loro evacuazione è stata completata senza incidenti”. Ma le documentazioni video e fotografiche dimostrano il contrario! 

Tanto più che l’irruzione all’interno dell’edificio sacro è avvenuta mentre si stava celebrando una Messa. Lo ha raccontato su Twitter Frédéric Lefebvre, politico di centro-destra, già ministro del Commercio ai tempi della presidenza Sarkozy. Anche lui era presente stamattina, mischiato tra i fedeli insieme ad esponenti del Front National e deputati dell’Ump (maggior partito di centro-destra) come Philippe Goujon, sindaco del distretto di Parigi in cui si trova la chiesa. 

Il subbuglio intorno al destino di questo luogo sacro va avanti da tempo. L’associazione titolare della chiesa (la belga Les Chapelles Catholiques et Apostoliques) ha messo in vendita la struttura nel lontano 2000. Ma soltanto dieci anni dopo la Commissione francese che si occupa di questi casi ha dato l’autorizzazione per la cessione, ritenendo che non ci fossero motivi artistici o urbanistici tali da impedire che ciò avvenisse. È così che l’associazione titolare ha ceduto l’edificio alla società immobiliare Garibaldi, che ne ha stabilita la demolizione per costruire sul posto un parcheggio.

A seguito della transazione, si è formato tuttavia un ampio fronte di oppositori, che va dal mondo politico a quello intellettuale e che comprende anche la celebre Brigitte Bardot. La decisione della Commissione fu contestata nel 2014 anche da un gruppo di architetti, che evidenziò la singolarità degli archi di stile neo-gotico della chiesa, costruita agli inizi del ‘900.

Tutto inutile. Il potere dei soldi ha prevalso sul senso del sacro e pure sulle considerazioni artistiche. Il 5 ottobre 2015 sarebbe dovuta avvenire la demolizione, se non fosse che l’energia di un gruppo di fedeli si è messa di traverso.

Fin dalla cessione dell’edificio, infatti, i cattolici parigini (guidati dal clero dell’Istituto del Buon Pastore) hanno ricominciato ad animare Santa Rita. Messe quotidiane, rosari di gruppo, battesimi e finanche la benedizione degli animali, che avviene ogni anno ad inizio novembre, da qualche anno sono tornati ad essere tratti distintivi di questa chiesa. Pertanto la demolizione prevista in autunno è slittata a data da destinarsi.

Venditori ed acquirenti si sono allora rivolti alla giustizia francese. Lo scorso 6 gennaio (curiosa coincidenza con l’Epifania) il Tribunale amministrativo di Parigi ha ordinato una data definitiva per la demolizione. Di qui l’intervento di stamattina della polizia, per dare esecuzione alla sentenza dei giudici.

Si prevede pertanto che tra poche ore quest’ennesimo simbolo della civiltà cristiana in Europa cadrà sotto i colpi delle ruspe. Tra pochi mesi, al suo posto, sorgerà un grigio parcheggio. Gli automobilisti parigini avranno un servizio in più nella loro città, ma rinunceranno a un patrimonio di bellezza nonché a una fonte di spiritualità e a un pezzo delle proprie radici.

Il destino che attende Santa Rita è lo stesso che è spettato a tantissime altre chiese in Francia e in altri Paesi al di sopra delle Alpi. Dal 2000 al 2013 sono state rase al suolo 20 chiese in Francia e, secondo un rapporto del Senato francese, altre 250 si apprestavano alla stessa sorte. La società dei consumi spazza via ogni luogo che non genera profitto. Ciò che non potrà spazzare via è però la fede indomita di uomini e donne come quelli che stamattina hanno opposto resistenza all’interno di Santa Rita. 

D’altra parte non c’è da stupirci se Parigi è la stessa città che pochi giorni fa ha chiuso la bocca al cardinale arcivescovo André Vingt-Trois che dal pulpito, mentre ricordava il povero confratello primo martire cattolico della violenza jihadista, denunciava il terribile vuoto di valori e di prospettive della nostra società. Un vuoto animato dal silenzio dei genitori davanti ai loro figli e il fallimento della trasmissione di valori comuni, il silenzio delle élite davanti alle devianze dei costumi e la legalizzazione di queste devianze. Per quelle parole Vingt-Trois è stato accusato dalla gauche al potere di “omofobia”. E nessuno si è affrettato a riconoscere il diritto calpestato di un pastore d’anime di dire e denunciare il male che sta avanzando.

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/08/02/arcivescovo-di-parigi-insultato-perche-ha-denunciato-il-laicismo-occidentale-che-ha-permesso-il-dilagare-della-minaccia-jihadista-una-giornalista-musulmana-denuncia-le-stesse-cose-anche-lei-accusa/

C’è un avvertimento di un grande uomo di Francia, IL SANTO CURATO D’ARS, che queste scene di violenza le aveva prefigurate: “Togliete le messe dalle chiese e i diavoli balleranno sugli altari”. San Giovanni Maria Vianney, patrono dei sacerdoti, sapeva che il diavolo non vede l’ora di distruggere la fede. Così sul futuro parcheggio di rue François Bonvin, in assenza di altari, i diavoli balleranno sui tetti delle auto cariche di borse della spesa…La Francia giacobina e laicista, invasa dal terrorismo, pianga se stessa.

Fonti

Parigi. Cattolici sulle barricate per difendere una chiesa dalla demolizione

Arcivescovo di Parigi insultato perchè ha denunciato il laicismo occidentale, che ha permesso il dilagare della minaccia jihadista. Una giornalista musulmana denuncia le stesse cose: anche lei accusata di “razzismo”.

ECCO PERCHE’ IL TERRORISMO ISLAMISTA DILAGA IN FRANCIA. È dal primo attentato dell’Isis in Francia contro la redazione di Charlie Hebdo e il supermercato ebraico Hyper Cacher, compiuto non da stranieri ma da francesi nati e cresciuti all’ombra della Tour Eiffel, che il paese si interroga su come mai ci siano così tanti francesi che odiano il proprio paese. La Francia, che dovrebbe essere il “paradiso della libertà e dei diritti”, vive nel vuoto e nel terrore.

LAICISMO. Chiunque abbia parlato di un problema interno all’islam è stato messo a tacere e accusato di islamofobia.  E’ innegabile che l’islam sia diviso e che al suo interno vi siano ideologie politiche totalitarie e violente, che ora, a causa di una scellerata politica occidentale, stanno prendendo il sopravvento anche in Europa, istigate da predicatori di odio senza controlli e diventati “cittadini francesi”: il buonismo opportunista di certo “progressismo laicista”, non fa altro che favorire il dilagare del terrorismo islamista. Chiunque abbia parlato di una perdita di identità della Francia, sostituita da un vuoto laicismo e da un feroce nichilismo, è stato denunciato e deriso come “estremista nostalgico delle crociate”. Ma il problema insito nell’islam è un problema che nasce dalla politica di conquista da quelle nazioni che finanziano i miliziani di Isis per i propri obiettivi di potere. Le gloriose Crociate salvarono l’Europa unita contro l’invasione islamica, ed il revisionismo storico moderno lo ha dimostrato ampiamente.

Uno dei commenti più lucidi sul male che affligge l’Europa è arrivato proprio da una musulmana, Hind Fraihi, che prima di tutti denunciò l’islam radicale che serpeggiava nel quartiere di Bruxelles Molenbeek.3719046-9788817089784

«BRUXELLES E’ RIFUGIO PER I JIHADISTI. ». A Tempi Hind Fraihi dichiarò all’indomani degli attentati nella capitale belga: «La responsabilità è della politica. Se certi politici hanno permesso tutto questo è per avere voti. Volevano accattivarsi la comunità musulmana per motivi elettorali. Siccome non hanno una visione seria sull’immigrazione, non accettano critiche al principio della tolleranza. Qualunque aspetto negativo viene censurato ma così, purtroppo, non li si può neanche correggere. 

Io denunciavo estremismo e radicalizzazione, che erano visibili e tangibili. Le mie conclusioni erano politicamente scorrette e sono stata accusata di razzismo.

L’EUROPA NON SA COSA OFFRIRE.
L’Europa dovrebbe offrire a questi giovani [che diventano terroristi] un’alternativa. Il problema è che non ce l’ha. Non ha più un’ideologia dominante, non ha più un’identità precisa: c’è solo l’individualismo, ma questo separa le persone, non le unisce. L’Europa deve cambiare. Finché ci saranno solo materialismo, capitalismo e individualismo difficilmente la situazione migliorerà. Così, infatti, non si aiutano i giovani, li si divide, al massimo si creano tra di loro connessioni economiche, ma nessun rapporto umano».

L’ARCIVESCOVO DI PARIGI MESSO IN CROCE. Ancora oggi, all’indomani dell’ennesimo attentato, nel quale un sacerdote è stato sgozzato in Normandia di fianco all’altare in chiesa mentre diceva la messa, è vietato denunciare questo grande male della Francia.

Ci ha provato, con un’omelia coraggiosa pronunciata durante la funzione a Notre Dame in suffragio di padre Jacques Hamel, il cardinale arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois. Ed è stato per questo messo in croce e insultato.

L’OMELIA. Mercoledì il cardinale ha detto dal pulpito: «La crisi che attraversa oggi la nostra società ci spinge in modo inesorabile a riconsiderare quali sono per noi i beni più preziosi. Si invocano spesso i valori, come una sorta di talismano, per i quali dovremmo resistere costi quel che costi. Ma siamo meno prolissi sul loro contenuto, e questo è il problema. (…) Per quali valori siamo pronti a vendere tutto ciò che possediamo per acquistarli e proteggerli? Forse che, finalmente, i nostri aggressori ci hanno resi attenti a identificare l’oggetto della nostra resistenza?».

«LEGALIZZAZIONE DELLE DEVIANZE». Mai, continua il cardinale, «abbiamo conosciuto più prosperità, comodità di vita e sicurezza come oggi in Francia. Tanti beni prodotti e condivisi, per quanto in modo ineguale, non ci impediscono di essere avvinghiati dall’angoscia. È perché abbiamo così tanto da perdere che abbiamo così paura?». A questo punto, monsignor Vingt-Trois, denuncia il vuoto, il «silenzio» nel quale si inserisce la minaccia jihadista che paralizza il paese: «Silenzio dei genitori davanti ai loro figli e fallimento della trasmissione di valori comuni. Silenzio delle élite davanti alle devianze dei costumi e legalizzazione di queste devianze. Silenzio del voto attraverso l’astensione. Silenzio al lavoro, silenzio a casa, silenzio in città. A quale scopo parlare? Le tante paure costruiscono la paura collettiva e la paura ci blocca. La paura ci spinge a nascondere e a nasconderci. (…) Dove troveremo la forza di affrontare questi pericoli? Per noi che crediamo in Gesù Cristo, la speranza è confidare nella Sua Parola».

«OMOFOBO E VIOLENTO». Il riferimento alle «devianze dei costumi» e alla «legalizzazione delle devianze» non è passato inosservato. Esther Benbassa, senatrice dei Verdi, ha subito accusato il cardinale di aver pronunciato «frasi indegne». Corinne Narassiguin, portavoce del partito socialista, si è detta «indignata» dal modo in cui il prelato ha «denunciato il matrimonio gay in un’omelia sulla speranza davanti al terrorismo». L’ex ministro di centrodestra Roselyne Bachelot ha infine denunciato la «violenza inaudita» delle parole del monsignore promettendo di «continuare la battaglia contro tutte le discriminazioni».

COME VOLEVASI DIMOSTRARE. L’entourage di Vingt-Trois ha fatto notare che il cardinale non si riferiva tanto al matrimonio gay in particolare, quanto a «una serie di misure relative alla bioetica, all’inizio e alla fine della vita, alla famiglia».

In particolare i socialisti guidati dal presidente François Hollande, in pochi anni, hanno legalizzato il matrimonio e l’adozione gay, la fecondazione eterologa per coppie di lesbiche, l’utero in affitto (chiedendo ai giudici di non condannare chi lo pratica all’estero), la sedazione terminale (versione neanche tanto light dell’eutanasia), hanno aperto le stanze del buco dove drogarsi in modo legale, hanno reso l’aborto un diritto universale (nel 2015 sono state 218.100 le interruzioni di gravidanza) e hanno reso obbligatorio l’insegnamento della teoria gender in tutte le scuole. Teoria che Papa Francesco definisce continuamente “colonizzazione ideologica simile ai totalitarismi del XX secolo”.

L’arcivescovo di Parigi ha denunciato questa offensiva laicista ed è stato additato come «violento» e «omofobo». Vincent Neymon, portavoce della Conferenza episcopale francese, ha commentato l’accaduto con le parole giuste: «Vingt-Trois ha avuto il coraggio di affermare ciò in cui crede. Questa polemica è la perfetta illustrazione di ciò che ha voluto dire il cardinale».

In Francia (e NON SOLO) c’è una sinergia evidente fra islamismo e laicismo. Uniti nel criminalizzare soprattutto la religione cattolica. Chiaro che poi si arriva alla uccisione dei sacerdoti. Chi semina arroganza raccoglie omicidi. Il laicismo francese è arrivato al punto di vietare l’ esibizione dei simboli religiosi nelle scuole (alla faccia della libertà) , mandare in galera chi si metteva le magliette della Manif pour Tous, assolvere le Femen che entravano seminude nelle cattedrali vandalizzando gli arredi sacri (condannando invece i sagrestani che cercavano di impedirlo), e anche distruggere delle statue dedicate a Giovanni Paolo II (https://it.zenit.org/…/francia-tribunale-ordina…/), perchè avevano delle croci “troppo grandi”. Senza parlare delle sparate di certi ministri massoni di Hollande che dichiaravano apertamente la loro intenzione di promuovere la “religione repubblicana” al posto della Cattolica. Vedi ad esempio qui: http://www.tempi.it/francia-peillon-carta-laicita…
Uno dei principali sostenitori dei “diritti gay” (Pierre Bergé) voleva abolire tutte le feste religiose, per instaurare il loro “regime totalitario” di repressione dei diritti altrui http://www.tempi.it/francia-berge-feste-cristiane…

Purtroppo le conseguenze del caos generato dal laicismo sono così palesi e lo sono sempre state nel corso della storia recente (vedi totalitarismi atei assassini del XX secolo) che solo un ottuso non le vuole riconoscere.

PER VINCERE IL TERRORISMO ISLAMISTA, L’EUROPA DEVE RIAPPROPRIARSI DELLA SUA VERA IDENTITA’ CULTURALE CRISTIANA.

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SANTI PATRONI E PATRONE DELL’EUROPA

Bene che i musulmani siano venuti in chiesa il 31 luglio 2016 e che mostrino il loro rispetto e la loro solidarietà coi cristiani nel condannare il settarismo omicida islamista e dei criminali che lo finanziano. Ma dai bei gesti si deve passare ai fatti: questo incontro non deve essere strumentalizzato dal sincretismo religioso, che non può e non potrà mai sussistere.  Il Cristianesimo ha una Sua grandiosa Identità: la Parola di Dio, il Verbo di Dio, Nostro Signore Gesù Cristo e solo la Sua Parola non passerà mai. 

Il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha commentato questo evento di incontro tra cattolici e musulmani con la speranza che “sia l’inizio di un percorso nuovo”. L’islam deve uscire dall’ipocrisia e dai legami con il radicalismo islamico, come deve farlo l’Occidente con il laicismo dilagante e con la sua tacita connivenza con i finanziatori di Isis.. Dove si esalta l’odio e si istiga al suicidio ed allo sterminio, alla schiavitù ed alla sete di potere e conquista, c’è settarismo, non vera religione.

Per noi cattolici questo momento deve essere un incentivo a difendere ancora di più i nostri valori e tradizioni cristiane, che i musulmani che vivono nel nostro paese devono imparare a conoscere e rispettare. Una lezione di civiltà religiosa per chi, invece, in Italia, in occasione delle principali festività religiose cattoliche, ha proposto di non celebrarle pubblicamente, nelle scuole o addirittura nelle chiese, per non “turbare” la sensibilità dei musulmani. Tutto ciò va condannato, come ha dimostrato la giornalista musulmana coraggiosa Hind Fraihi, che ha messo a repentaglio la sua vita per condannare il radicalismo islamista.

«Vingt-trois omofobo». Perché vince il terrorismo | Tempi.it

Rituale satanico pubblico in Usa, previsto per il 15 Agosto 2016, Festa Assunzione della Beata Vergine Maria. Petizioni in tutto il mondo contro atto di odio anticristiano, permesso dal governo americano.

VI PREGHIAMO DI PARTECIPARE A QUESTE PETIZIONI. Questa è una causa che riguarda tutti i cristiani.  Con analoghe petizioni, siamo riusciti  a fermare nel 2014 la celebrazione di una messa nera prevista nell’Università di Harvard. Basta solo inserire proprio nome e email.

https://americaneedsfatima.org/forms/e16541.html?lang=en

http://www.tfpstudentaction.org/stop-black-mass-oklahoma-city.html

Facciamo sentire la nostra protesta e soprattutto la nostra testimonianza in tutto il mondo:  si tratta di una pubblica discriminazione anticristiana e profanazione blasfema, per cui chiediamo al governatore dello Stato di Oklahoma di non permettere la “celebrazione” di una messa nera il 15 agosto 2016, nel Centro Civico Music Hall di Oklahoma City, che è un teatro comunale aperto al pubblico, previa vendita biglietti ( la messa nera è una inversione della Messa cattolica, atto blasfemo contro Cristo nella S. Eucaristia). 

Nell’evento satanista della setta Chiesa di Ahriman, previsto per il 15 AGOSTO 2016, (solennità cattolica dell’Assunzione della Beata Vergine Maria) che si terrà presso il Centro Civico Music Hall di Oklahoma City, lo “spettacolo” blasfemo sarà diviso in due parti: prima la messa nera, poi saranno utilizzati  lo zolfo, il sangue mestruale, il cuore di un maiale che verrà mangiato crudo pubblicamente, per dissacrare una statua di gesso della Vergine Maria. Quest’ultimo rituale è denominato  “la consumazione di Maria” (the Consumption of Mary).

L’OFFESA CONTRO UNA FEDE RELIGIOSA, QUELLA CRISTIANA, CON ATTI INTENZIONALMENTE SACRILEGHI E OLTREMODO INCIVILI, NON E’ LIBERTA’ DI ESPRESSIONE, MA E’ VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI.

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SATANISTA ADAM DANIELS e compagna…

Il leader della setta satanista, Adam Daniels, ha pubblicamente affermato che le celebrazioni di quest’anno della sua setta “chiesa di Ahriman”, includono “la consumazione di Maria”,  come un modo per illustrare la magia nera e gli insegnamenti della “sua chiesa satanista teista”, per distinguersi dal satanismo ateo razionalista.

Secondo il rituale, i celebranti danzeranno in senso antiorario intorno alla “statua corrotta di Maria”, evocando il demone/dea indù Jai Kali  Maa, poi la testa della statua verrà recisa, “per scatenare l’apertura della Bocca dell’Inferno”…A giudicare da come Adam Daniels e la sua compagna si sono ridotti con questi “rituali”, la loro salute mentale lascia molto a desiderare…

All’interno della statua vi è il cuore vero di un maiale, ha declamato Daniels in un’intervista… Dopo che la statua sarà distrutta, una satanista tirerà fuori  il cuore di maiale dalle ceneri e lo mangerà,  “consumando Maria” e così termina questa pubblica schifezza anticristiana, brutale ed incivile. 

Alla fine, tutto questo orribile “show” non fa altro che confermare cosa sia realmente il satanismo, altro che “religione o filosofia”…Adam Daniels ha detto che le pratiche della sua “chiesa satanista”attingono alla magia nera, all’occulto, al Zoroastrismo ed al tantrismo e all’induismo. Daniels ha detto che la magia satanica e i riti tradizionalmente satanisti richiedono sacrifici animali e richiedono anche di mangiare carne umana, (quindi anche sacrifici umani! ndr), ma la sua chiesa ha trovato alternative…Ad esempio, afferma Daniels, “la sua congregazione beve il fluido mestruale umano invece di sangue animale”…

ma che intelligentoni! che brave personcine questi satanisti, ma sono dei “veri cittadini americani” e “non fanno nulla di male” ?!?

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IL SATANISTA ADAM DANIELS SCHEDATO COME ABUSATORE SESSUALE

Il leader della Chiesa satanista di Ahriman, ADAM BRIAN DANIELS, è noto alle forze dell’ordine come ABUSATORE SESSUALE DI MINORENNI, per cui è già stato in carcere ed è schedato….ma l’attuale governo americano (con Obama oggi, e con la Clinton sarà ancora peggio) permette ogni sorta di discriminazione anticristiana, per timore di dover affrontare lunghe e costose cause legali contro i satanisti che si ‘appellano al primo emendamento’, cioè alla “libertà di culto”…  nella Costituzione degli Stati Uniti d’America si legge che l’America è una nazione cristiana, come disse il Presidente Abraham Lincoln. Non solo: il governo permette a delinquenti già segnalati di continuare a fare propagande oscene e blasfeme in pubblico…Uno dei legislatori di Oklahoma, membro della Camera dei Rappresentanti, Earl Sears, ha definito la proposta dei satanisti “un affronto a tutte le persone rispettabili del paese.”

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IL SATANISTA ADAM DANIELS, CON TUNICA DA SACERDOTE CATTOLICO, IN SPREGIO ALLA CHIESA CATTOLICA….TIENE UN PUGNALE IN MANO ED IL SIMBOLO DEL SATANISMO, IL BAPHOMET/CAPRONE, ALLE SUE SPALLE.

L’ Arcivescovo Paul Coakley dell’Arcidiocesi di Oklahoma City ha rilasciato una dichiarazione ai media, descrivendo la messa nera, che Adam Daniels e seguaci si appresterebbero a compiere, come una “inversione satanica e una distorsione delle credenze più sacre non solo dei cattolici, ma di tutti i cristiani”.

Già nel 2014 l’Arcivescovo aveva avuto diverse controversie anche legali con i satanisti, che anche nel 2014 avevano sfidato la Chiesa cattolica con una proposta di messa nera pubblica: Daniels e i suoi seguaci  satanisti volevano profanare una Santa Ostia consacrata rubata in una Chiesa cattolica, ma l’Arcivescovo Paul Coakley vinse la causa contro i satanisti e l’Ostia rubata  venne restituita alla Chiesa cattolica e non venne permessa la profanazione. Quest’anno si aggiunge anche l’atto dissacratorio contro la Vergine Maria.

In principio, la attuale proposta di “rituale pubblico” dei satanisti prevedeva anche la messa al rogo di alcune pagine del Corano, ma sembra che questo atto non sia stato accettato dalle autorità di Oklahoma City: “Si permette l’atto di odio contro la Chiesa cattolica e contro tutti i cristiani, ma  se si tratta di un evento di odio antisemita o di atti sacrileghi contro il Corano e contro la religione musulmana, questi non vengono consentiti dal governo: la messa nera E’ un orribile atto di discriminazione anticristiana e deve suscitare l’indignazione pubblica di tutti, credenti o no”, aveva detto l’Arcivescovo Paul Coakley nel 2014. 

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L’ARCIVESCOVO PAUL COAKLEY

ODIO ANTICRISTIANO: il governo americano che permette questo atto di discriminazione contro la fede cattolica, sta violando la Costituzione.

Il governo federale riconosce la Chiesa di Ahriman come “organizzazione religiosa legittima”, ha detto Daniels. Quindi, anche se offende tutti i cristiani, il governo americano gli consente di fare questo “rituale” in un teatro aperto al pubblico…

“Non stiamo facendo nulla contro la legge, nulla di male”, ha detto Daniels. “Stiamo facendo un rituale contro il diritto canonico e contro la Chiesa cattolica, questo sì certo “, ammette Daniels.

ARCHBISHOP COAKLEY ELEVATES CHALICE DURING MASS AT BASILICA OF ST. PAUL OUTSIDE THE WALLS IN ROME
ARCIVESCOVO DI OKLAHOMA CITY, PAUL COAKLEY

Che il satanismo sia una falsa “religione o ideologia” basata sull’odio contro Cristo e soprattutto contro la Chiesa cattolica, non è una novità, è un odio antico quanto il mondo, e quello che sta accadendo ne è ulteriore prova. La migliore risposta di fronte a tanto odio è L’UNIONE DI TUTTI I CRISTIANI NELLA PREGHIERA E NELLA TESTIMONIANZA.62c54f7df37e171e0e59aed4109bbb5a Anche stavolta, l’Arcivescovo Paul Coakley e tutta la diocesi di Oklahoma City si stanno attivando per una S.Messa in riparazione ai sacrilegi ed una processione e preghiera pubblica per onorare la Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

ISAIA CAPITOLO 5, 20 e seguenti

Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro. Guai a coloro che sono gagliardi nel mescere bevande inebrianti, a coloro che assolvono per regali un colpevole e privano del suo diritto l’innocente. Perciò, come una lingua di fuoco divora la stoppia e una fiamma consuma la paglia, così le loro radici diventeranno un marciume e la loro fioritura volerà via come polvere, perché hanno rigettato la legge del Signore degli eserciti, hanno disprezzato la parola del Santo di Israele. 

TUTTE LE CHIESE CATTOLICHE, specialmente quelle dello Stato di Oklahoma, stanno organizzando Messe di riparazione, Veglie di Adorazione Eucaristica, Novene in onore dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, processioni e riunioni di preghiera pubblica del Santo Rosario, anche di fronte all’Oklahoma Civic Center, tutto per riparare agli atti sacrileghi e per protestare pacificamente contro questo vile attacco di odio satanico anticristiano, previsto per il 15 agosto 2016. UNIAMOCI TUTTI SPIRITUALMENTE.

Fonti

http://www.catholic.org/news/hf/faith/story.php?id=68581

https://americaneedsfatima.org/Campaigns/black-mass-in-oklahoma-city-2016.html

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La denuncia di Padre Eid, parroco siriano: “La Francia ha nutrito il mostro jihadista, che ora divora anche i francesi e l’Europa”

IN FOTO Il memoriale per Padre Jacques Hamel all’esterno del Municipio della città di Saint-Etienne-du Rouvray, vicino Rouen, Francia. Candele e fiori sono stati depositati davanti al municipio della cittadina, mentre alcune persone hanno lasciato piante e messaggi d’affetto all’esterno dell’abitazione del parroco, Padre Jacques, ucciso nell’attentato rivendicato da ISIS del 26 luglio 2016.

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PADRE EID, PARROCO DI MALOULA IN SIRIA

«La Francia ha nutrito un mostro e ora questo mostro le si ritorce contro, divorando i figli e i cittadini francesi». Così padre Toufic Eid, parroco siriano di Maloula, ha commentato l’attentato di ieri 26 luglio 2016, quando due terroristi islamici hanno fatto irruzione nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray (Normandia), vicino a Rouen, prendendo in ostaggio i fedeli presenti alla Messa del mattino e sgozzando padre Jacques Hamel e un fedele, che ancora  è in bilico tra la vita e la morte.

AVEVAMO AVVISATO I FRANCESI. Padre Eid conosce bene il «mostro» che sta devastando di attentati la Francia. Maloula, villaggio siriano di cui è parroco, è stata conquistata dai jihadisti nel 2013 e riconquistata poi dall’esercito di Assad nel 2014. La furia islamista, oltre ad aver distrutto chiese e conventi, ha anche dato vita a tre martiri cristiani, uccisi in odium fidei. «Sono desolato», ha dichiarato in un’intervista a Boulevard Voltaire. «Faccio le mie condoglianze alla Chiesa e a tutti i francesi, sono sconvolto. Noi purtroppo avevamo avvisato i francesi che si sarebbe arrivati a questo punto».

«FEDE E VERITÀ». Il sacerdote accusa infatti da anni i paesi europei, e in particolare la Francia, di aver fatto di tutto per spodestare Bashar al-Assad e lasciare così la Siria in mano a una coalizione di milizie islamiste. Questo intervento non ha fatto che favorire lo Stato islamico e la sua ideologia. «In questo momento», continua, «i cattolici devono restare forti nella fede ma anche nella verità. Devono chiedere allo Stato non solo di abbattere questi terroristi, ma anche di andare alla radice di questo terrorismo».

POLITICA INSENSATA. Per il parroco di Maloula, «la polizia non basta, la politica francese deve fare i conti con se stessa e rivedere tutte le sue azioni degli ultimi anni. Queste hanno portato all’esodo migratorio dei siriani in Europa», che tanto sta mettendo in difficoltà l’Unione Europea. «È una politica che non ha senso, controproducente. I francesi devono ammettere i loro errori e cooperare con il governo siriano. Devono anche rivedere i rapporti con i loro “amici” internazionali che finanziano e sponsorizzano questo terrorismo e questa ideologia».

«RICONOSCERE I PROPRI ERRORI». Ecco perché padre Eid chiede «ai politici francesi di essere sinceri e di riconoscere i propri errori e cambiare di conseguenza le loro politiche. Ai cristiani invece dico che anche noi abbiamo avuto i nostri martiri. La speranza è una sfida per i cristiani. Bisogna pregare molto e lavorare molto, anche politicamente però. Dobbiamo conservare la fede e restare forti nella verità».

PROBLEMI DELL’ISLAM. In questo senso, è utile leggere le affermazioni di un esperto di islam come padre Samir Khalil Samir, gesuita e docente presso il Pontificio istituto orientale di Roma. Ha scritto su AsiaNews: «Ancora oggi la soluzione è l’integrazione, non il rifiuto dei migranti», però bisogna avere il coraggio di dire che «l’islam fa fatica a integrarsi perché ha una cultura in molti punti opposta a quella attuale dell’occidente. Dal punto di vista religioso, sociale, dei rapporti uomo-donna, in rapporto al mangiare… è un sistema completo. Che la religione sia diversa, questo non è un problema. Ma il fatto è che nell’islam la religione è legata a un sistema politico, sociale, culturale, storico, di costume, che influenza tutto».

L’IPOCRISIA DEI POLITICI CHE VOGLIONO RACCOGLIERE VOTI DAGLI IMMIGRATI ISLAMICI. Oggi, continua il gesuita, «l’influsso radicale e islamista rende l’integrazione molto più difficile». E «si deve anche avere il coraggio di dire anche che l’islam ha elementi di violenza nel Corano e nella vita di Maometto. Se invece si continua a dire che “l’islam è una religione di pace”, creiamo solo confusione e mistificazione». Per padre Samir, i politici continuano a fare affermazioni di questo tipo solo «per avere i voti delle comunità islamiche».

«MOSCHEE SALAFITE IN FRANCIA». Questo è vero soprattutto in Francia: «Da alcuni anni in Francia il governo può donare terreni per moschee e centri islamici con affitti gratuiti per 99 anni. Così stanno riempiendo la Francia di moschee finanziate da Paesi che sostengono il terrorismo. Fra i politici c’è una perdita del senso morale, dato che sono disposti a tutto pur di accumulare voti. E c’è anche un pizzico di ignoranza: nessuno direbbe che nel Corano non vi sono versetti violenti! Ignoranza e perdita di senso morale sono una miscela esplosiva».

Attacco alla libertà religiosa. Odio anticristiano. L’Europa rischia l’escalation del Medio Oriente.

Così Alessandro Monteduro, direttore della sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che Soffre, Associazione di Diritto Pontificio, reagisce all’attacco dei terroristi di ISIS nella Chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray, vicino Rouen in Normandia, in cui è stato ucciso il sacerdote Padre Jacques Hamel, mentre celebrava la S.Messa. 

«Oggi si è verificata una vera e propria barbarie, ma non possiamo indignarci soltanto in drammatiche occasioni», continua Monteduro, ricordando come già negli ultimi anni sempre più chiese e simboli cristiani siano stati attaccati, distrutti e profanati in Francia. «Esattamente come in Medio Oriente, alla distruzione dei luoghi di culto seguono crimini violenti ai danni dei sacerdoti e dei fedeli».

«La persecuzione dei cristiani, come abbiamo visto oggi, non è lontana da casa nostra – afferma il direttore di ACS-Italia – Iniziamo a ribellarci, in primis la comunità internazionale, contrastando la decristianizzazione che da tempo dilaga in Europa.

È anche la mancata difesa della nostra fede a renderci maggiormente vulnerabili».

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/rouen-leuropa-rischia-lescalation-del-medio-oriente/

“Possiamo ascoltare in questo tempo l’invito di Dio a prendere cura di questo mondo, per renderlo, là dove viviamo, più caloroso, più umano, più fraterno”. Quando, all’inizio dell’estate, Padre Jacques Hamel ha lanciato ai suoi fedeli questo appello, di certo non immaginava che sarebbe diventato il suo testamento spirituale.

UN OMAGGIO A PADRE JACQUES, le sue parole alla S.Messa di Natale del 2009: “Gesù è venuto per i deboli e per i poveri. Il Figlio di Dio non ha avuto paura di nascere in una stalla per noi, di farsi piccolo e vulnerabile per noi. Gesù è vicino ai più deboli.”  

 

Padre Jacques Hamel, sacerdote martire, ucciso da Isis in Francia, mentre celebrava la Santa Messa

Padre Jacques Hamel è il primo sacerdote cattolico morto in Europa in odio alla fede cristiana, per mano degli jihadisti dell’Isis. Christine Boutin (partito cristiano democratico francese) ha dichiarato: «Orrore in Francia: un prete sgozzato durante la Messa, delle suore prese in ostaggio. Preghiamo per i primi martiri del XXI secolo in Francia».

180b3d5e981dfc1f7c998e9922efafe5_xlDue terroristi hanno preso in ostaggio questa mattina 26 luglio 2016 quattro persone nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino a Rouen (Normandia, Francia settentrionale) : Padre Jacques il parroco, una suora e tre fedeli, mentre Padre Jacques, 86 anni, stava celebrando la Santa Messa alle ore 9. Secondo fonti della polizia citate dal Figaro, il prete Padre Jacques è stato sgozzato dagli attentatori, che parlavano arabo. Il ministero dell’Interno riporta anche che un fedele è in bilico gravissimo tra la vita e la morte, dopo che i terroristi hanno cercato di tagliargli la gola. Quando la notizia si è diffusa in tutto il mondo e la polizia è intervenuta, era già troppo tardi. I due terroristi sono stati abbattuti dai reparti speciali della polizia francese mentre cercavano di scappare dalla chiesa.

Hanno compiuto il loro barbaro attacco al nome di “Daesh! Daesh!” acronimo arabo dell’Isis, usato come un insulto nel Medio Oriente (tanto è vero che è una parola vietata all’interno del Califfato), ma usato genericamente da chiunque, arabo o francese, islamico o non musulmano che sia, viva in Occidente. L’Isis ha rivendicato l’attentato compiuto da “Due soldati dello Stato Islamico”, come riporta l’agenzia Amaq del Califfato, ma anche se non lo avesse rivendicato, ormai il piano di Isis è evidente (e di chi ha creato Isis, con la complicità di tante potenze mediorientali ed occidentali…).  

LA SUORA TESTIMONE: «PARLAVANO ARABO». «Sono entrati bruscamente. Parlavano in arabo. Erano armati di coltelli», ha raccontato la dinamica dell’attentato Suor Danielle che è riuscita a scappare e dare l’allarme. «Hanno fatto una sorta di sermone in arabo, vicino all’altare. È stato orribile». Prima di sgozzare padre Jacques, i due terroristi di Saint Etienne-du-Rouvray lo hanno costretto«a mettersi in ginocchio, lui ha cercato di difendersi e lì è cominciato il dramma. Hanno filmato tutto. Sono scappata nel momento in cui hanno cominciato ad aggredire padre Jacques. Non so neanche se si sono accorti che me ne andavo. Sto aspettando notizie delle mie consorelle».  http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/rouen_suora_testimone_isis-1878011.html

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PADRE JACQUES HAMEL

E’ UN ATTACCO A TUTTA LA CRISTIANITA’, che Isis, finanziata da superpotenze mondialiste,  sta conducendo da tempo in Medio Oriente, in Nigeria, in Pakistan, perpetrando il genocidio dei cristiani, ma l’Europa inebetita se ne accorge solo oggi!  Il martirio di questo ministro di Dio, Padre Jacques, mentre celebrava la Santa Messa, è UNO SCHIAFFO A QUELL’EUROPA CIECA E LAICISTA che ha rinnegato le sue Radici Cristiane e che ora , presa solo dal materialismo dall’edonismo e dall’indifferentismo, si sveglia in un bagno di sangue che sta dilagando per le strade e per le città d’ Europa e dimostra di essere  incapace di difendere se stessa.

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CHIESA DI SAINT ETIENNE DU ROUVRAY, vicino a Rouen, dove il sacerdote è stato ucciso

La Normandia e in particolare la Seine-Maritime sono tra le terre più cattoliche di Francia. Il capoluogo infatti, Rouen, situato a pochi chilometri dal luogo dove è avvenuto l’attentato, è soprannominato la città delle 100 campane. 

IL PRECEDENTE. Non si tratta del primo attentato a una chiesa in Francia. Il 19 aprile 2015 uno studente 24enne di origine algerina ha cercato di entrare nella chiesa Sainte-Thérèse di Villejuif (Val-de-Marne). Avrebbe fatto sicuramente una strage di cristiani, visto che la chiesa era piena e lui era armato di kalashnikov, se solo non si fosse sparato per sbaglio su un piede prima di entrare. Dopo aver telefonato al 118 di Parigi la polizia l’ha neutralizzato.

Anche stavolta i notiziari in principio hanno parlato di “due squilibrati, depressi”, sempre e solo “squilibrati e depressi o omofobi” sarebbero i terroristi islamisti? Pietose bugie mediatiche: questi mostri sono stati allenati e programmati da tempo a studiare e portare a termine questi attentati.  Dopo aver sempre parlato vagamente di “terrorismo”, stavolta il presidente François Hollande ha dichiarato subito che “c’è l’Isis dietro questo assassinio codardo” e la Francia “combatterà l’Isis con ogni mezzo” a sua disposizione….

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FEMEN ASSALTANO LA CATTEDRALE DI NOTRE DAME

Perchè Hollande non ha il coraggio di ammettere che “questo assassinio codardo” colpisce un sacerdote cattolico e dunque TUTTA LA CRISTIANITA’? …Hollande, il massone, che ha sempre discriminato i cristiani ed ha sempre difeso le Femen “setta anticristiana”, quando seminude invadevano e vandalizzavano la Cattedrale di Notre Dame….il governo francese le fece pure assolvere: anche Hollande è tra le file dei “colpevoli codardi”. 

BRACCIALETTO ELETTRONICO. Secondo la Tribune de Genève, uno dei terroristi era un francese di 19 anni, arrestato all’aeroporto di Ginevra il 14 maggio 2015, dopo essere stato respinto dalla Turchia. «A. K. aveva tentato due volte di raggiungere la Siria, prima via Monaco, senza successo, poi via Ginevra. Era stato estradato in Francia e accusato di crimini in vista di preparare atti terroristici». Ritenuto un potenziale jihadista e conosciuto dalle autorità francesi, era stato liberato nel marzo 2016 con il braccialetto elettronico!!! La procura si era appellata alla decisione del giudice, invano. Il giovane viveva a casa dei genitori a Saint-Etienne-du-Rouvray e godeva di un permesso per uscire tutte le mattine tra le 8.30 e le 12.30. Infatti ha colpito proprio nel suo orario di libera uscita. Anche il secondo attentatore era nato a Rouen.

Dopo questo attentato, i servizi segreti francesi saranno almeno costretti a rivedere i loro parametri! Forse…A policeman secures the position in front of the city hall after two assailants had taken five people hostage in the church at Saint-Etienne-du -Rouvray near Rouen in Normandy

Nonostante i due uomini non fossero considerati “all’altezza del compito”, infatti, la scelta del bersaglio rivela il modus operandi dell’Isis. E’ un punto di aggregazione di fedeli cristiani e un bersaglio ad alto impatto mediatico, perché in questo modo tutta la cristianità è stata attaccata. La presa di ostaggi non era volta ad ottenere specifiche concessioni, ma solo a prolungare la crisi, attirando sul posto polizia e soprattutto i media. Attaccando una chiesa di provincia, vicino a casa loro, invece, i terroristi si sono assicurati un bersaglio “morbido”, sicuramente non presidiato, facile da colpire.

UN GRIDO DI TUTTA L’UMANITA’. Monsignor Dominique Lebrun, arcivescovo di Rouen, ha lasciato precipitosamente Cracovia, dove si trovava per la Giornata mondiale della gioventù, per tornare in Francia. Ha dichiarato: “Io grido verso Dio con tutti gli uomini di buona volontà. Oso invitare anche i non credenti a unirsi a questo grido! Sarò da questa sera nella mia diocesi vicino alle famiglie e alla comunità parrocchiale scioccata. La Chiesa cattolica non può prendere altre armi diverse dalla preghiera e dalla fraternità tra gli uomini”.

“È una nuova notizia terribile, che si aggiunge purtroppo ad una serie di violenze che in questi giorni ci hanno già sconvolto, creando immenso dolore e preoccupazione” si legge nella dichiarazione della Santa Sede sui fatti di Rouen. Padre Federico Lombardi sottolinea che il Papa è informato e “partecipa al dolore”: “Il Papa è informato e partecipa al dolore e all’orrore per questa violenza assurda, con la condanna più radicale di ogni forma di odio e la preghiera per le persone colpite. Siamo particolarmente colpiti perché questa violenza orribile è avvenuta in una chiesa, un luogo sacro in cui si annuncia l’amore di Dio, con la barbara uccisione di un sacerdote e il coinvolgimento dei fedeli. Siamo vicini alla Chiesa in Francia, alla Arcidiocesi di Rouen, alla comunità colpita, al popolo francese”. 

“Un atto terroristico vile e barbaro contro un sacerdote. Solidarietà ai cristiani”. Con queste durissime parole il Conseil Français du Culte Musulman, l’organo rappresentativo ufficiale delle comunità islamiche francesi, condanna l’attacco alla chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, in Normandia.

Padre Jacques Hamel era nato nel 1930 a Darnétal, comune vicino a Saint-Etienne du Rouvray. Ordinato sacerdote nel 1958. Nel 2008 aveva festeggiato i 50 anni di sacerdozio. Aiutava il parroco Auguste Moanda Phauati, e di tanto in tanto celebrava qualche Messa proprio come è accaduto questa mattina quando i due attentatori hanno fatto irruzione nella chiesa vicino a Rouen e lo hanno sgozzato.

«Era un prete coraggioso – lo ricorda Moanda -. I sacerdoti hanno il diritto di andare in pensione a 75 anni, ma lui si sentiva ancora forte. Diceva: “Non ci sono abbastanza preti e, siccome posso ancora essere utile, preferisco continuare a lavorare”».

DIO TI BENEDICA PADRE JACQUES E TI ACCOLGA TRA LE SCHIERE DEGLI ANGELI E DEI SANTI, insieme ai milioni di martiri cristiani dimenticati, sacerdoti suore missionari laici cristiani, uccisi dall’ indifferenza di chi sa e potrebbe prevenire questi attentati e proteggere il popolo inerme, uccisi dall’ antico odio satanico contro il Sacro Corpo Mistico di Cristo. 1877798_jacques_hamel

Fonti: Tempi, La Nuova Bussola Quotidiana, Il Messaggero, Huffington Post, Sir, Avvenire

 

In onore di Simona Monti, morta martire nella strage di Dacca, i familiari faranno opere di bene per i cristiani perseguitati

Famiglia di Simona Monti, uccisa a 33 anni assieme al bambino che portava in grembo: «Consideriamo martirio la morte di Simona. Faremo un’opera di bene in favore dei cristiani perseguitati in odio alla fede»

tratto da ACS, AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE– «Simona è stata uccisa in odio alla fede e per questo abbiamo voluto ricordarla anche sostenendo i cristiani perseguitati». Così don Luca Monti, fratello della vittima, spiega la decisione di fare una donazione ad Aiuto alla Chiesa che Soffre in onore di Simona, uccisa a 33 anni assieme al bambino che portava in grembo nel tragico attentato alla Holey Artisan Bakery di Dacca, avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 luglio 2016.

La famiglia Monti contribuirà, tramite ACS, alla costruzione della Chiesa di San Michele ad Harintana, piccola cittadina del Bangladesh meridionale appartenente alla diocesi di Khulna. «La nostra è una famiglia cristiana – afferma don Luca, parroco della Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Santa Lucia di Serino in provincia di Avellino – e consideriamo martirio la morte di Simona e di tutte le altre vittime di quel drammatico attacco. Abbiamo quindi preferito delle esequie semplici, per poter realizzare un’opera di bene in favore dei cristiani perseguitati. E lo abbiamo fatto attraverso Aiuto alla Chiesa che Soffre, perché è una fondazione pontificia e perché realizza splendidi progetti per i nostri fratelli perseguitati in odio alla fede».

Una risposta concreta all’orrore dell’estremismo per favorire, in un Paese colpito dal fondamentalismo come il Bangladesh, il dialogo interreligioso e sostenere le minoranze. La famiglia Monti contribuirà quindi a donare un luogo in cui pregare alla comunità cristiana di Harintana, finora costretta a percorrere alcuni chilometri ed attraversare un fiume per raggiungere la chiesa più vicina. «Abbiamo scelto questo progetto perché ci dà speranza sapere che la Chiesa di San Michele rappresenterà un incentivo per i cristiani del Bangladesh, affinché non abbiano paura e non si arrendano anche di fronte alla violenza. E poi lo abbiamo fatto per Simona, perché speriamo che la locale comunità abbia la bontà di pregare per la sua anima e per la nostra famiglia».

Di sua sorella don Luca ricorda in particolare la dedizione al lavoro e la «amorevole determinazione». Il sacerdote nota inoltre come al di là della grande sofferenza, la famiglia Monti tragga forza dalla consapevolezza che Simona sia stata uccisa in ragione della sua fede. «È stato molto toccante ascoltare mio padre dire: “Ho dato a Dio un figlio sacerdote ed una figlia martire”».

Dal gennaio 2015 ad oggi, ACS ha realizzato interventi in Bangladesh per oltre 750mila euro. 

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/la-famiglia-monti-costruira-una-chiesa-in-bangladesh-con-aiuto-alla-chiesa-che-soffre-simona-e-una-martire-e-noi-sosterremo-i-cristiani-perseguitati/

«Avete trucidato mia sorella incinta. Vi rispondo col Perdono»

A suo fratello Don Luca Monti, Simona  aveva confidato la gravidanza e gli aveva detto che voleva partorire in Italia accantonando per almeno un anno i viaggi di lavoro che l’avevano portata prima in Cina e poi in Bangladesh, dove ha trovato una orribile morte. Simona è stata trucidata da un commando Isis che ha assaltato l’Holey Artesan Bakery, dove sono rimasti uccisi altri 8 italiani.

“Questa esperienza di martirio per la mia famiglia e il sangue di mia sorella Simona spero possano contribuire a costruire un mondo più giusto e fraterno” ha detto, da uomo di fede, il fratello Luca, parlando a nome di tutta la famiglia.

Simona Monti conosceva il cinese e altre lingue straniere, viveva da tempo in Bangladesh dove lavorava per una azienda di abbigliamento di Revello (la Mauli SpA) e prima di Dacca – dove, da circa un anno, si occupava di controllo qualità nelle ditte fornitrici locali  – aveva vissuto in Cina, sempre per la Mauli.

L’ultima volta che Simona Monti aveva sentito la famiglia era stato venerdì sera alle ore 20 di Dacca. Simona aveva comunicato alla mamma che sarebbe andata a cena con amici nel locale poi preso d’assalto dai terroristi dell’Isis.

La notizia ha sconvolto Magliano Sabina (Rieti) dove la famiglia di Simona Monti è molto conosciuta e stimata. Il destino, o più prosaicamente dei terroristi animati da folli propositi suicidi, l’hanno strappata alla vita troppo presto.

“Degli 11 italiani presenti nel ristorante durante l’attacco islamista 9 sono stati trucidati, uno è riuscito a fuggire e salvarsi, mentre l’altro era dato per disperso, rintracciato poi in serata. Alla vostra religione del terrore rispondo con il Vangelo del perdono, sperando che questo martirio familiare e il sangue di Simona contribuisca a creare un mondo più giusto e fraterno” – dice il fratello parroco di Santa Lucia di Serino in provincia di Avellino. Proprio nel paese irpino è stata organizzata una veglia di preghiera. E’ il grande abbraccio di amore e fede che l’Irpinia stringe intorno a don Luca.

http://www.ottopagine.it/av/cronaca/83758/avete-trucidato-mia-sorella-incinta-vi-rispondo-col-perdono.shtml

 

 

La UE impone la politica dittatoriale del gender…ma un’ Europa che vuole snaturare la vera famiglia e limitare la libertà di parola, è solo un totalitarismo.

Il 17 giugno 2016 tutti i 28 stati membri europei hanno firmato un documento chiamato “List of actions by the Commission to advance LGBTI equality, redatto per conto della Commissione europea dalla Commissione per la Giustizia, i Consumatori e l’Uguaglianza di Genere.
Si tratta di una serie di azioni concrete per diffondere il credo della teoria del gender in tutta Europa: “intraprendere ampie ed inclusive campagne di comunicazione” affinchè “i cittadini UE cambino positivamente il loro atteggiamento nei confronti delle persone LGBTI”;  dareuna maggiore visibilità alle questioni trans e intersessuali all’interno della UE”;  farrispettare le leggi esistenti che limitano la libertà di parola, ospitando incontri tematici riguardo l’effettiva prosecuzione dei crimini e discorsi d’odio omofobico e transfobico”; implementare “la legislazione a livello nazionale riguardo i crimini e i discorsi d’odio, la non discriminazione e le questioni transgender”;  combattere le discriminazioni all’interno delle scuole; istituire un sistema di controllo per verificare se gli Stati membri si adeguano alle direttive europee su questa materia: in particolare la UE dovrà prestare “attenzione al godimento dei diritti fondamentali da parte delle persone LGBTI in occasione della verifica dei diritti fondamentali di qualsiasi proposta politica”.

Un documento quindi che ci fa comprendere come l’Unione europea sia gravemente bulimica di omosessualità. La Disunione europea, che impone l’austerità agli stati sudditi, per promuovere il benessere intoccabile dell’èlite. Una finta Unione che impone i propri diktat e non rispetta i diritti di tutti, IN PRIMIS I DIRITTI DELLE FAMIGLIE, ma impone solo quelli che fanno comodo alle lobby.

L’Unione Europea si è fondamentalmente dimostrata inemendabile, incorreggibile, insanabile. Oggi possiamo dire che l’unione europea, auspicata nel dopoguerra da grandi personalità come un traguardo di pace e di prosperità, si è realizzata in un modo inatteso, che non può non suscitare dubbi e perplessità in un attento osservatore.Nel cammino per costruire l’Europa unita tocca ripartire quasi da zero, con un progetto di Europa federalista, autonomista, che abbia al centro le comunità e non i mercati, che si fondi sui popoli e sulle regioni e non sui trattati internazionali massonici che annientano le sovranità popolari. Serve un’Europa non omologante, non volta a livellare le culture, ma ricca delle mille culture che la compongono, e che le voglia tutelare. Ma allora serve un’Europa che sia l’esatto contrario dell’UE.Quella che è andata formandosi negli ultimi decenni infatti, è un’Europa che ha scelto, sotto molti aspetti, un percorso di discontinuità anche traumatica con la sua millenaria storia, facendo scelte che rappresentano una svolta gravida di conseguenze culturali, sociali e antropologiche: basti pensare, per esempio, all’esplicita rinuncia al riferimento alle radici giudaico-cristiane nella propria Costituzione.

Papa Francesco:  «Solo un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose cristiane, sapendone cogliere la ricchezza e le potenzialità, può essere più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto ideale a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente, perché è proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza».

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Il 25 novembre 2014 Papa Francesco ha visitato a Strasburgo il Parlamento Europeo. In due testi molto impegnativi, Papa Francesco ha collegato l’attuale grave crisi dell’Europa e delle sue istituzioni al rifiuto di riconoscere le radici cristiane e di aprirsi al trascendente, abbandonando la nozione di verità e degenerando nel relativismo e nel soggettivismo, promossi dagli «imperi invisibili» dei poteri forti, nemici della vita, della famiglia e della libertà religiosa.

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LE RADICI CRISTIANE D’EUROPA: L’IDENTITA’ DELL’EUROPA E’ IL CRISTIANESIMO

Papa Francesco ha ricordato ai deputati la visita di San Giovanni Paolo II nel 1988 e il suo appello perché le istituzioni europee riconoscessero le radici cristiane del continente.

Da dove viene questa crisi dell’Europa? I «Padri fondatori dell’Unione europea», che erano cristiani, volevano fondare una nuova Europa sulla «fiducia nell’uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell’uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente». Il cittadino non basta. Il soggetto economico non basta. Occorre riconoscere nell’uomo «lo stretto legame che esiste fra queste due parole: “dignità” e “trascendente”». Ma questo che cosa significa? Francesco ha ricordato il ricco Magistero di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI sull’Europa.

Nel nostro continente è nata l’autentica nozione dei diritti della persona, che trova il suo fondamento «nel pensiero europeo, contraddistinto da un ricco incontro, le cui numerose fonti lontane provengono “dalla Grecia e da Roma, da substrati celtici, germanici e slavi, e dal cristianesimo che li ha plasmati profondamente” dando luogo proprio al concetto di “persona”».

La storia recente dell’Unione Europea, ha ammonito Francesco, mostra però pure «alcuni equivoci che possono nascere da un fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Vi è infatti oggi la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali, sono tentato di dire “individualistici”, che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico, quasi come una “monade” (μονάς), sempre più insensibile alle altre “monadi” intorno a sé.». Riprendendo un pensiero di Benedetto XVI, Francesco ha aggiunto che «al concetto di diritto non sembra più associato quello altrettanto essenziale e complementare di dovere», così separando impropriamente la dimensione individuale dei diritti dal bene comune. «Infatti, se il diritto di ciascuno non è armonicamente ordinato al bene più grande, finisce per concepirsi senza limitazioni e dunque per diventare sorgente di conflitti e di violenze».

Nel concetto naturale e cristiano dei diritti e dei doveri c’è molto di più. «Parlare della dignità trascendente dell’uomo, significa fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male, a quella “bussola” inscritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell’universo creato», che ha fatto dell’uomo un «essere relazionale» che vive dei legami con gli altri e con Dio. Al contrario, ha detto il Papa, «una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami».

Questa solitudine «è stata poi acuita dalla crisi economica, i cui effetti perdurano ancora con conseguenze drammatiche dal punto di vista sociale….è andata crescendo la sfiducia da parte dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose. Da più parti si ricava un’impressione generale di stanchezza, e d’invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace.

Una «concezione omologante della globalità colpisce la vitalità del sistema democratico depotenziando il ricco contrasto, fecondo e costruttivo, delle organizzazioni e dei partiti politici tra di loro. Così si corre il rischio di vivere nel regno dell’idea, della sola parola, dell’immagine, del sofisma… e di finire per confondere la realtà della democrazia con un nuovo nominalismo politico.

Mantenere viva la democrazia in Europa richiede di evitare tante “maniere globalizzanti” di diluire la realtà: i totalitarismi del relativo, i fondamentalismi astorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza». Questa non è libertà ma cedimento alla «pressione di interessi multinazionali non universali», «sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti».

Sconosciuti sì, ma di cui sappiamo che non amano «la famiglia, cellula fondamentale ed elemento prezioso di ogni società. La famiglia unita, fertile e indissolubile porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro. Senza tale solidità si finisce per costruire sulla sabbia, con gravi conseguenze sociali».0772a42

Fonti

Discorso Papa Francesco al Parlamento Europeo 

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/november/documents/papa-francesco_20141125_strasburgo-parlamento-europeo.html

UE impone il gender

http://ec.europa.eu/justice/discrimination/files/lgbti_actionlist_en.pdf

http://osservatoriogender.famigliadomani.it/28-paesi-firmano-accordo-congiunto-unasse-europeo-promuovere-gender-diktat/

 

Criticare il gender non è reato: respinta la denuncia al card. Cañizares, Arcivescovo della città di Valencia.

I giudici di Valencia finalmente hanno riscontrato che le accuse e la denuncia delle lobby/comunità LGBT contro il card. Antonio Cañizares, Arcivescovo della città di Valencia (in foto), sono totalmente inconsistenti ed inammissibili! Lo stesso quindi dicasi delle false accuse mosse contro il nostro don Massimiliano Pusceddu: criticare il gender non è reato e non è “omofobo” chi difende la famiglia naturale.   

I giudici avevano sei mesi per decidere se procedere o archiviare il caso, ma hanno impiegato appena una settimana. Tanto era inconsistente l’accusa, per cui il Tribunale Superiore di Giustizia della Comunidad Valenciana ha rapidamente dichiarato inammissibile la denuncia nei confronti del card. Antonio Cañizares, Arcivescovo della città spagnola.

Contro di lui si erano scagliate le ire di alcuni gruppi femministi e della comunità lgbt, nonché di un’associazione dedita all’accoglienza degli immigrati. Dopo che il porporato aveva osato criticare l’ideologia gender e una legge locale che consente ai minori di cambiar sesso anche senza l’autorizzazione dei genitori, invitando i cattolici all’obiezione di coscienza, essi avevano adito le vie legali per “incitamento all’odio contro omossesuali e femministe”.

Le toghe, tuttavia, non hanno riscontrato alcun profilo di reato. Sulla base della Costituzione spagnola e della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, hanno ritenuto infatti che le dichiarazioni dell’Arcivescovo di Valencia attengono alla libertà d’espressione.

Si legge nelle motivazioni addotte dai giudici che “la tolleranza verso tutti i tipi di idee, che è tutelata dalla libertà ideologica e di espressione, non significa condiscendenza, accettazione o comprensione, ma solo che le idee, in quanto tali, non debbono essere perseguite penalmente”.

Di qui la decisione di non avviare alcuna indagine nei confronti di Cañizares, al fine di “evitare di sottoporre una persona a un procedimento penale a seguito di denunce imprudenti e/o a seguito di fatti che non costituiscono evidentemente un reato penale”.

Mentre le associazioni che hanno sporto denuncia si sono precipitate a far ricorso, al card. Cañizares ha espresso “vicinanza e sostegno” il segretario generale della Conferenza episcopale spagnola, mons. José Maria Gil Tamayo. Questi ha sottolineato come la sentenza sia giusta, in quanto i vescovi spagnoli dovrebbero avere la libertà di insegnare il Vangelo.

Un altro esponente dell’episcopato iberico si è mobilitato questa settimana per attestare il proprio sostegno a Cañizares. Si tratta di mons. Jesus Sanz, Arcivescovo di Oviedo, che ha fatto recapitare al suo collega di Valencia una lettera nella quale sottoscrive le parole di condanna nei confronti del gender. Anche mons. Sanz definisce “dannosa” tale ideologia “in tutte le sue varianti e strategie”, di carattere “demagogico, politico e culturale”.

L’Arcivescovo di Oviedo si scaglia inoltre contro la strumentalizzazione che alcuni di questi gruppi denuncianti hanno fatto di Papa Francesco, al quale – hanno annunciato – invieranno una petizione per chiedergli di condannare le parole di Cañizares.

Mons. Sanz ricorda che il Pontefice non perde occasione per biasimare il gender, da lui definito uno “sbaglio della mente umana”.

Non è mancato, nella lettera di Sanz, un riferimento ai manifesti blasfemi affissi sui muri di Valencia da gruppi omosessuali. Il presule ha rilevato che il clima di anti-clericalismo in Spagna è testimoniato da episodi di tal risma, che purtroppo non sono isolati.

Egli ha citato un’altra espressione di odio verso la fede cattolica che si verificò nel marzo 2011 nella cappella dell’Università Complutense: decine di persone tra cui l’attivista del partito d’estrema sinistra Podemos, Rita Maestre, assaltarono, profanandolo, il luogo sacro.

L’invito di Sanz è però a non disperare. Del resto la Spagna è storicamente un Paese che attira i rancori violenti della sovversione anti-clericale proprio per la robusta fede in Cristo che l’ha sostenuta nel corso dei secoli. E che non è tramontata, come dimostra la fiumana di persone che ha accompagnato la statua della Virgen de los Desamparados per le strade di Valencia. Il card. Cañizares non è solo.

Fonte

Criticare il gender non è reato: respinta la denuncia al card. Cañizares

Papa Francesco torna a denunciare il genocidio degli armeni e lo paragona all’attuale MARTIRIO DEI CRISTIANI: “oggi i cristiani sono perseguitati più che al tempo dei primi martiri”.

 

Il Papa in Armenia per l’omaggio alle vittime del genocidio. Il Papa si è recato alla “Fortezza delle rondini”, il mausoleo del genocidio, il luogo più sacro per gli armeni.

“Qui prego, col dolore nel cuore, perché non vi siano più tragedie come questa, perché l’umanità non dimentichi, sappia vincere con il bene il male. Dio conceda all’amato popolo armeno e al mondo intero pace e consolazione. Dio custodisca la memoria del popolo armeno, la memoria non va annacquata né dimenticata, la memoria è fonte di pace e di futuro”: sono queste le parole vergate di pugno dal Papa sul Libro d’Onore del Memoriale del genocidio armeno. –

http://it.radiovaticana.va/news/2016/06/25/il_papa_al_memoriale_che_ricorda_il_massacro_degli_armeni/1239882

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In Armenia, prima Nazione cristiana, Paese che “conosce la persecuzione” e ha subito il primo “genocidio” del ‘900, papa Francesco, rischiando un incidente diplomatico, torna a denunciare che oggi “i cristiani, come e forse più che al tempo dei primi martiri, sono in alcuni luoghi discriminati e perseguitati per il solo fatto di professare la loro fede”. Parole forti nel Paese che ha vissuto il “Metz Yeghérn”, il “Grande Male”, come gli armeni chiamano la persecuzione turca che tra il 1915 e il 1916 provocò almeno un milione e mezzo di morti.

“Grande male”, che “inaugurò purtroppo il triste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso”, evocato oggi dal Papa – che ha parlato di “genocidio”, parola invisa ai turchi – nel discorso che ha rivolto il 24 giugno 2016 alle autorità politiche, ai rappresentanti della società civile e del mondo della cultura e ai membri del corpo diplomatico nel Salone principale del Palazzo presidenziale di Yerevan, presenti circa 250 persone.

Già  il 12 aprile 2015 in un saluto speciale rivolto ai fedeli di rito armeno Papa Francesco, richiamando le parole di Giovanni Palo II del 2001, disse che quello subito dal popolo armeno costituiva a tutti gli effetti «il primo genocidio del XX secolo». Questo suo chiaro riferimento causò l’irritata reazione dei turchi che arrivarono perfino a richiamare in patria (“per consultazioni”) il proprio ambasciatore Mehmet Pacaci. In Turchia si parlò di “inaccettabile calunnia”.

L’incidente diplomatico fece sobbalzare qualche sedia in Segreteria di Stato, ma il Papa nell’omelia di Santa Marta del 13 aprile disse chiaramente che «non bisogna avere paura di chiamare le cose con il proprio nome». La cosa poi rientrò, grazie a un paziente lavoro di ricucitura con i turchi, e tutto lasciava presagire che quella parola non si sarebbe più pronunciata. Invece ieri Papa Francesco l’ha pronunciata di nuovo. 

La parola non era contenuta nel testo consegnato ai giornalisti e, dunque, nulla lasciava pensare che avrebbe subito affermato che quanto accadde nel 1915, e che solo Papa Benedetto XV aveva avuto il coraggio di denunciare apertamente,era un genocidio.

«Quella tragedia, quel genocidio – ha aggiunto nel suo discorso davanti al presidente Serzh Sargsyan, alle autorità politiche e diplomatiche dell’Armenia,- inaugurò purtroppo il triste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso, rese possibili da aberranti motivazioni razziali, ideologiche o religiose, che ottenebrarono la mente dei carnefici fino al punto di prefiggersi l’intento di annientare interi popoli».

Così il «Grande male», il “Metz Yeghéer” come lo chiamano in Armenia, è stato nuovamente indicato come «genocidio», senza tanti giri di parole. Non solo, Papa Francesco ha fatto anche un’altra sottolineatura a braccio che è molto significativa.

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GENOCIDIO ARMENI

«È tanto triste – ha specificato Papa Francesco- sia in questo armeno come negli altri due (riferendosi al genocidio degli ebrei e quello causato dal comunismo, nda), le grandi potenze internazionali guardavano da un’altra parte».

Qui il Papa ha fatto riferimento esplicito all’attuale persecuzione dei cristiani:

«Oggi, in particolare i cristiani, come e forse più che al tempo dei primi martiri, sono in alcuni luoghi discriminati e perseguitati per il solo fatto di professare la loro fede, mentre troppi conflitti in varie aree del mondo non trovano ancora soluzioni positive, causando lutti, distruzioni e migrazioni forzate di intere popolazioni. È indispensabile perciò che i responsabili delle sorti delle nazioni intraprendano con coraggio e senza indugi iniziative volte a porre termine a queste sofferenze, facendo della ricerca della pace, della difesa e dell’accoglienza di coloro che sono bersaglio di aggressioni e persecuzioni, della promozione della giustizia e di uno sviluppo sostenibile i loro obiettivi primari».

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PAPA FRANCESCO IN ARMENIA CON IL PATRIARCA KAREKIN II

Anche per questo il lavoro ecumenico con la Chiesa Apostolica Armena, una chiesa molto vicina a quella cattolica e antichissima, diventa importante. Lo ha ricordato il Papa durante la visita di preghiera alla cattedrale apostolica, rivolgendosi al Patriarca Karekin II. «Il mondo – ha ricordato ancora Francesco – è purtroppo segnato da divisioni e conflitti, come pure da gravi forme di povertà materiale e spirituale, compreso lo sfruttamento delle persone, persino di bambini e anziani, e attende dai cristiani una testimonianza di reciproca stima e fraterna collaborazione, che faccia risplendere davanti ad ogni coscienza la potenza e la verità della Risurrezione di Cristo».

Questa testimonianza dei cristiani, nella persecuzione che stanno subendo in Medio Oriente, per il Papa prende la forma del «martirio», come aveva ricordato in un recente incontro a Roma incontrando la comunità di Villa Nazareth. Lì aveva specificato che la parola «genocidio» non si addice, appunto, a questa persecuzione che è un «martirio». Mentre, ancora una volta, ha fatto capire che la parola «genocidio» va benissimo quando si tratta delle immani tragedie del secolo scorso.

IL RUOLO FONDAMENTALE DEL VATICANO PER FERMARE IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI: Intervista a Valentina Vartui Karakhanian, che è l’autrice, insieme a Omar Viganò, del volume La Santa Sede e lo sterminio degli armeni nell’impero ottomano” (edizioni Guerini e Associati, pp. 294, euro 25,50, prefazione di Antonia Arslan), che svela i documenti dell’archivio segreto del Vaticano e «il lavoro fondamentale fatto dalla Santa Sede e dal Papa per porre fine al genocidio»

 

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PAPA BENEDETTO XV

Che contributo dà questo volume nel sottrarre dall’oblio il genocidio armeno?
Tratta di un aspetto specifico della vicenda del genocidio cominciato il 24 aprile del 1915, ossia del ruolo della Santa Sede nel cercare di fermare la strage negli anni della Prima guerra mondiale. Come diplomati alla scuola di archivistica vaticana, io e Omar Viganò, abbiamo tracciato l’operato della diplomazia della Santa Sede, selezionando i principali documenti degli archivi segreti vaticani, da cui emerge la centralità del suo ruolo nel frenare le deportazioni. Il Vaticano lavorò tramite i suoi diplomatici nei vari paesi coinvolti nel conflitto mondiale. Determinante fu poi l’azione di monsignor Angelo Maria Dolci, delegato apostolico della Santa Sede a Costantinopoli. Infine, furono fondamentali gli interventi della Segreteria di Stato e sopratutto di papa Benedetto XV.

Come agì il Papa?
Ci sono tre passaggi fondamentali descritti da tre lettere indirizzate al sultano Mehmet V per supplicarlo di porre fine al genocidio. Sono contenuti nel Libro Bianco della diplomazia vaticana, nel quale esiste un capitolo dedicato all’Armenia. Qui le deportazioni avvenivano in maniera massiccia, sebbene fossero nascoste dalla guerra: si diceva che la gente moriva per il conflitto, mentre era vittima di un accurato progetto di sterminio di massa. Per questo vescovi, sacerdoti, fedeli scrissero al Papa chiedendo aiuto. Papa Benedetto XV disse quindi al sultano che l’urlo di dolore era giunto alle sue orecchie e gli chiese di arrestare le deportazioni in quella che definì una “misera nazione”. Alla terza missiva il Pontefice ottenne quanto aveva domandato.

http://www.30giorni.it/articoli_id_8992_l1.htm

Ieri papa Francesco ha parlato di nuovo di «genocidio». Perché si teme ancora oggi di parlare di questo episodio storico?
Le ragioni sono tante, ma quello che ci tengo a sottolineare ora è che questo popolo chiede giustizia da anni affinché sia riconosciuto quanto ha subìto. Io stessa sono una armena vittima della diaspora e quindi nata e cresciuta in Georgia. E mi sono sempre chiesta perché non avessi potuto vivere nella mia nazione di appartenenza, che per noi è come la terra promessa.

Impressiona che Hitler, quando gli dissero che la Shoah sarebbe stata ricordata, rispose che, al contrario, il genocidio armeno sarebbe caduto nell’oblio della storia. Hitler si ispirò al genocidio degli Armeni per perpetrare quello degli ebrei.

I documenti, anche di fonte turca, in particolare dei primi processi tenuti prima dell’instaurazione del regime nazionalista di Atatürk, e le testimonianze dell’epoca mostrano che non si è trattato affatto di una serie di incidenti e di maltrattamenti più o meno casuali, come sostengono ancora oggi i turchi, ma di un piano deliberato, ben organizzato, con un uso pianificato delle risorse, che aveva lo scopo della distruzione del popolo armeno dalle sue terre d’origine (il Caucaso meridionale, l’Anatolia orientale, il territorio fra la valle dell’Eufrate e la Siria settentrionale) e dal resto dell’impero ottomano. Furono prima eliminati intellettuali e leader politici, poi la popolazione fu rastrellata, in parte uccisa sul posto, in parte distrutta in “marce della morte” verso il deserto, che furono imitate dai nazisti nella fase finale della Shoah.

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Hitler con il Grande Muftì turco 1941

Al genocidio degli armeni parteciparono anche ufficiali tedeschi che utilizzarono l’esperienza venticinque anni dopo contro il popolo ebraico. Fra loro vi era anche il futuro muftì di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini, collaboratore attivo dei nazisti e amico personale di Hitler.

Quello che occorre evidenziare è che il Papa ha parlato del genocidio durante le celebrazioni del suo centesimo anniversario, nel 2015, e che anche il Parlamento tedesco lo ha riconosciuto. Occorre continuare per questa via, affinché si comprenda l’origine di quanto è accaduto. Altrimenti la violenza potrebbe ripetersi.

Che speranza nutre per la visita di papa Francesco?
In questo momento quello che mi aspetto come persona e come armena è un incoraggiamento a non disperare, nonostante l’oblio storico, nonostante l’isolamento del nostro paese e nonostante il conflitto con l’Azerbaigian che si è riacceso lo scorso aprile nella zona di Nagorno-Karabakh, a maggioranza armena. Un conflitto che dura da oltre un quarto di secolo e con pochi tentativi di intervento. Ci ha comunque colpito che il Santo Padre abbia detto che verrà come pellegrino nella nostra terra, la prima nazione cristiana del mondo, perché questo è già parte dell’incoraggiamento e della consolazione che attendiamo. Penso che il Papa ci aiuterà a continuare a sperare e a mantenerci fedeli al nostro paese, nonostante tutto.

 Il momento più significativo del viaggio sarà la visita del Papa in un luogo storico religioso importantissimo per gli armeni, il monastero da cui San Gregorio l’illuminatore, liberato dal Re, convertì l’Armenia che nel 301 divenne la prima nazione cristiana. Da questo sito il Pontefice libererà due colombe bianche verso il monte Ararat (citato nella Bibbia e fino a cui arrivò l’Arca di Noè), un tempo nel territorio armeno ma ora parte della Turchia. Un gesto significativo, che vale più di tante parole.

Fonti Viaggio del papa in Armenia | Tempi.it

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/06/25/il-papa-in-armenia-per-lomaggio-alle-vittime-del-genocidio_3aa07b1e-4a68-4292-bf76-b957d0724227.html

Asia Bibi ha cominciato l’ottavo anno di carcere, solo perchè è CRISTIANA. In cella ha rifiutato di convertirsi all’islam.

«GESÙ MI DARÀ LIBERTÀ»

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Asia Bibi, donna di fede cattolica, sposata e madre di cinque figli , ha cominciato il suo ottavo anno di carcere in Pakistan: è stata infatti incarcerata in base a false accuse di blasfemia il 19 giugno del 2009, dopo essere stata aggredita da due colleghe musulmane, solo perchè aveva preso dell’acqua dal pozzo per ristorarsi durante il lavoro nei campi ed è stata accusata di aver infettato la fonte…

RIFIUTO DELLA CONVERSIONE. Il reato di blasfemia in Pakistan prevede pene che arrivano fino alla pena capitale e l’8 novembre 2010 il giudice Naveed Iqbal ha condannato Asia Bibi all’impiccagione. Prima di emanare il verdetto, le ha offerto la possibilità di salvarsi: assoluzione in cambio della conversione all’islam. Lei gli ha risposto: «Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui».

TAGLIA DA 50 MILIONI. Dopo quattro mesi e cinque rinvii, il 16 ottobre 2014 l’Alta corte di Lahore ha confermato la sentenza di morte nel processo di appello. Il 24 novembre gli avvocati della donna hanno depositato l’ultimo ricorso alla Corte suprema: se questa non revocherà la condanna, solo la grazia presidenziale di Mamnoon Hussain potrà salvarla.
Asia Bibi si trova nel carcere di Multan, cucina da sola i propri pasti perché si teme che qualcuno possa avvelenarla. È in cella da sola e le guardie responsabili della sua sicurezza sono state vagliate dall’intelligence per escludere estremisti. Estremisti islamici hanno posto sulla sua testa una taglia da 50 milioni di rupie (circa 430 mila euro) e a marzo l’imam Abdul Aziz, capo dell’ultra estremista Moschea rossa di Islamabad, ha lanciato questo appello alle autorità del paese: «Giustiziate al più presto la blasfemia Asia Bibi e non piegatevi alla pressione internazionale».

La lunga prigionia le ha causato più volte problemi psicologici e fisici. In uno degli ultimi messaggi, fatto pervenire al mondo dai suoi avvocati, ha scritto: «Presto sarò di nuovo in mezzo a voi, per la grazia del Signore (…). Dio Onnipotente è pronto a rispondere alle vostre preghiere e a tutti gli sforzi che state continuando a fare per me e per la mia famiglia».san_pietro_liberato

A Tempi ha dichiarato l’anno scorso: «credo nel nome di Gesù che la potenza della Sua mano mi darà la libertà, proprio come ha fatto con Pietro. Quando si trovava in carcere, lo Spirito Santo è venuto e ha aperto la porta della sua cella. Io mi aspetto un miracolo come questo».

Padre Cervellera: sul caso di Asia Bibi, Papa Francesco segue la linea della prudenza indicata dalla Chiesa pakistana, ma continua a lottare per lei attraverso vie diplomatiche.

Come scrive uccronline.it (29 aprile 2016), diversi polemisti mediatici di Papa Francesco, lo accusano di fregarsene della vita di questa donna, preoccupandosi di incontrare vip e personalità famose ma di non trovare il tempo per promuovere appelli pubblici di liberazione nei suoi confronti. In realtà le preoccupazioni del papa per Asia e i cristiani perseguitati nel mondo sono forti. E se non si è più espresso sul caso è perché ci sono direttive ben precise: la prudenza di Papa Francesco è la stessa utilizzata da Pio XII nei confronti degli ebrei, per non provocare mali peggiori, magari per vendetta.

Asia Bibi ha scritto proprio a Papa Francesco (non certo a chi lo critica), chiedendogli semplicemente di pregare per lei (e non di esprimersi pubblicamente), aggiungendo: «ti esprimo tutto il mio ringraziamento per la tua vicinanza». Evidentemente si tratta di una vicinanza che arriva alla donna tramite vie nascoste ai media, come ha spiegato l’esperto vaticanista John L. Allen: «papi e funzionari del Vaticano hanno sempre pesato le parole con attenzione, per paura che dire qualcosa di provocatorio possa peggiorare le cose. In questo contesto si apprezza il fatto che il Vaticano possa preferire operare dietro le quinte».

Lo ribadisce ad Aleteia Padre Bernardo Cervellera, missionario Pime e direttore di Asianews. ««Lei sa che tutti i cristiani del mondo, il Papa in prima persona, la sostengono. Ma ora dobbiamo solo attendere, per evitare che ci siano nuove manifestazioni e minacce verso i giudici. Purtroppo non si riesce a fissare il processo d’Appello, in primo luogo perché i giudici hanno bisogno di sentirsi liberi e ogni volta sono pronti per fissare la data, crescono puntualmente le manifestazioni dei fondamentalisti che minacciano di uccidere i giudici e assassinare la stessa Asia Bibi poiché in Pakistan sono già capitati episodi di omicidi di donne in carcere».

IL “SUGGERIMENTO”

Il direttore di AsiaNews sottolinea: «Il processo d’Appello dovrebbe portare alla scarcerazione di Asia perché l’accusa di blasfemia non regge ed è il frutto di un odio, un disprezzo anti-cristiano. Ecco perché anche alcune personalità della Chiesa pakistana ci hanno consigliato di tenere un profilo basso su questo caso, non cercare clamore, né altro». Ed è qui che si innesca la delicata posizione del pontefice.

SPECULAZIONI RISCHIOSE

«Lui vuole aiutare Asia – spiega Padre Bernardo – e sa che per aiutarla bisogna mantenere questa linea di cautela, di discrezione. Al contrario accendere i riflettori con interventi pubblici sulla donna pachistana può sortire l’effetto contrario. Per tutti noi, in primis conAsianews che segue da vicino quotidianamente le dinamiche dei cristiani nel sud-est asiatico, sarebbe semplice condannare, gridare contro questo o quello, lanciare sottoscrizioni di firme, ecc, ma è meglio non procedere in questa direzione».

IL RUOLO DEL GOVERNO

Padre Bernardo evidenzia anche un altro aspetto che giustifica la prudenza vaticana e occidentale sul caso Bibi. «Un problema serio è quello del governo pachistano che non garantisce efficaci misure di sicurezza, non supporta l’azione di polizia e militari e questo spiega perché i fondamentalisti fanno così paura e continuano nelle loro azioni intimidatorie nei confronti delle minoranze. Non è ancora ben chiaro se il governo sia inetto o colluso. Un motivo in più – chiosa il missionario e giornalista – per evitare sovraesposizioni distruttive e poco efficaci nella risoluzione del caso Bibi».

LA PRUDENZA DI BENEDETTO XVI

La prudenza di Papa Francesco nei confronti dei fondamentalisti, si legge ancora su uccronline.it, è ribadita dall’arcivescovo Jacques Behnan Hindo, capo dell’arcieparchia siro-cattolica di Hassakè-Nisibi in Siria – in prima linea a fianco dei cristiani perseguitati – secondo cui «il momento è delicato e ogni iniziativa o parola non calibrata e presa senza ponderazione può aumentare i rischi per tutti».

E’ la stessa prudenza di Benedetto XVI, che ha sempre condannato gli attentati e la persecuzione dei cristiani senza mai generalizzare sulla fede musulmana, piuttosto accusando la strumentalizzazione della religione (tanto che nel 2009 la Chiesa di Benedetto XVI fu accusata dal rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, di avere “reazioni ammiccanti all’islam”).

Padre Douglas Bazi,accoglie l’invito di Aiuto alla Chiesa che Soffre e chiede alle istituzioni italiane di riconoscere ufficialmente come genocidio quello compiuto dallo Stato Islamico ai danni dei cristiani:«È un genocidio sistematico»

«Rimanere in silenzio vuol dire condividere le idee di chi ci perseguita. Allora non rimanete in silenzio. Se potete non limitatevi a guardare, fate qualcosa». Così padre Douglas Bazi, sacerdote dell’arcidiocesi caldea di Erbil, accoglie l’invito di Aiuto alla Chiesa che Soffre e chiede alle istituzioni italiane di riconoscere ufficialmente come genocidio quello compiuto dallo Stato Islamico ai danni delle minoranze religiose in Iraq e Siria.

Il sacerdote iracheno ha vissuto sulla propria pelle il dramma dei cristiani iracheni. Nel 2006 è stato rapito e torturato da alcuni estremisti, mentre dall’agosto 2014 gestisce due centri di accoglienza per i rifugiati cristiani fuggiti dalle violenze dell’Isis ad Ankawa, sobborgo di Erbil.

Ad ACS spiega che il riconoscimento del genocidio, da parte dell’Italia e in generale della comunità internazionale, avrebbe effetti nel breve e nel lungo periodo. «Nell’immediato spingerebbe il governo iracheno a stanziare maggiori aiuti per l’emergenza. La mia gente vive in caravan prefabbricati da ormai 18 mesi ed ha bisogno di case, di assistenza medica, di dignità». Nel lungo periodo un simile provvedimento potrebbe fare in modo che il governo di Bagdad conceda pari diritti e libertà religiosa alle minoranze religiose, donando loro una prospettiva di vita nel paese.

Padre Bazi chiama inoltre in causa le responsabilità della comunità internazionale in merito alla recente storia irachena e alla sorte dei cristiani. «Nel 2003 hanno deciso di attaccare l’Iraq per liberarci da un dittatore, ma da quel giorno il paese è sprofondato in un tragico conflitto settario. Noi cristiani allora eravamo un milione e 300mila, oggi siamo appena 200mila. Quindi, per favore, prendetevi le vostre responsabilità, aiutateci».

Nel fare appello ancora una volta alle istituzioni italiane affinché riconoscano il genocidio, padre Bazi ribadisce nuovamente la vera sorte delle minoranze in Iraq e in Siria. «Non guardate a noi come alle vittime di un conflitto. Non sarebbe giusto. Quanto accade è un genocidio sistematico».

Tratto da Acs  

 

Il video sul genocidio dei nostri fratelli cristiani che scuote le coscienze del mondo.

Tutti abbiamo sentito parlare di ciò che vivono i nostri fratelli cristiani in Medio Oriente. Oggi è in atto un genocidio sistematico dei nostri fratelli cristiani  in molte parti del mondo. Davvero li consideriamo nostri fratelli? La loro sorte ha delle conseguenze sulla nostra quotidianità? Quanto pensiamo a loro? Quanto preghiamo per loro?  Quanti danni provocano nel mondo l’oblio e l’indifferenza!   

PAPA FRANCESCO SOSTIENE LA CAMPAGNA “SII LA MISERICORDIA DI DIO”  DI “AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE” PER LA REALIZZAZIONE DI OPERE DI MISERICORDIA NEL MONDO, IN PARTICOLARE PER I CRISTIANI PERSEGUITATI, RACCOLTA FONDI CHE DURERA’ DAL 17 GIUGNO AL 4 OTTOBRE 2016

Questi video hanno l’obiettivo di farci prendere coscienza di ciò che accade ai nostri fratelli cristiani e di agire di conseguenza.

DOVE STA TUO FRATELLO? E’ il titolo del prossimo video. E’ la domanda che Dio lancia all’umanità, interrogandoci personalmente per ognuno dei nostri fratelli assassinati, torturati, abbandonati, umiliati, che Egli ci ha affidato. Il sangue dei nostri fratelli grida verso il Cielo, mentre molti vivono addormentati nella mediocrità di un mondo egoista ed indifferente verso il prossimo. Il genocidio dei cristiani, dei “Nazareni”, oggi è molto più grande rispetto alle persecuzioni contro i cristiani dei primi secoli. Tanti testimoni di Cristo oggi donano il loro sangue per non rinnegare la loro fede, tanti sopportano con speranza e fortezza ogni genere di sofferenza, per vivere con autenticità la loro fede in Cristo.

Unisciti anche tu alle preghiere dei nostri fratelli in Iraq, Siria, in Nigeria, in altri paesi, e testimonia anche tu la tua fede con la tua stessa vita e fai conoscere al mondo il genocidio che i nostri fratelli stanno soffrendo.

Sebbene l’odio, la violenza e le atrocità perpetuate non ci debbano lasciare indifferenti, il video è incentrato sull’amore, sulla luce che splende nelle tenebre. E dato che soltanto l’amore può costruire, soltanto l’amore può salvare e cambiare il mondo, è proprio su esso che ci dobbiamo concentrare, in modo da diventare cristiani migliori. 

I nostri fratelli e sorelle perseguitati nel mondo sono fede diventata vita, vita che è annuncio del Vangelo. È testimonianza pura. Martirio nel senso più vero della parola.

La necessità dell’Eucaristia, l’allegria e la speranza di fronte alla morte, la fede – purificata dal dolore – come luce che mostra il senso della vita, la sicurezza di chi si affida alle mani di Dio, l’azione dello Spirito Santo protagonista della testimonianza e dei sacrifici dei credenti, il perdono verso chi ci fa del male, l’amore come comandamento che riassume la nostra fede e ci permette di darne testimonianza al mondo. Tutte queste cose meravigliose sono gli aspetti della nostra fede che, incarnati in questi nostri fratelli, ci permettono di vedere il volto di Dio.

Come si dice nel video, i martiri scuotono quel cristianesimo che si adegua agli standard del mondo. Ci riportano a seguire con ardore il Signore. Ci chiedono di pregare per loro, che vivono esperienze così amare.

Un intervistato ha detto: “Possiamo noi avere la fede che hanno loro“. Che questa esclamazione diventi la nostra preghiera. Quanto siamo disposti a sacrificare per la nostra fede?

Quali sono i 10 Paesi dove i cristiani sono più perseguitati:

Nella World Watch List 2016 al primo posto c’è la Corea del Nord. In Nigeria invece il maggior numero di cristiani uccisi. Nella graduatoria quasi tutti i paesi sono a maggioranza musulmana.

La persecuzione dei cristiani nel mondo nel 2015 è aumentata del 2,6 per cento. Secondo la World Watch List 2016 – pubblicata in Italia dall’organizzazione umanitariaPorte Aperte – tra novembre 2014 e novembre 2015 sono stati uccisi 7.100 cristiani rispetto ai 4.344 del 2014. Le chiese attaccate, invece, sono state oltre 2.400 contro le 1.062 del 2014 (Tempi.it, 13 gennaio).

COME AVVIENE LA PERSECUZIONE

La World Watch List elenca i primi 50 paesi secondo l’intensità della persecuzione che i cristiani affrontano per il fatto di confessare e praticare la loro fede, prendendo in esame 6 aree della loro vita: il privato, la famiglia, la comunità in cui risiedono, la chiesa che frequentano, la vita pubblica del paese in cui vivono e il grado di violenze che subiscono. Più alta è la posizione, più è la persecuzione (members.opendoorsusa.org/site/Survey, 13 gennaio).open doors.jpg

LA LEADERSHIP DELLA COREA DEL NORD

In cima alla lista si conferma per il quattordicesimo anno consecutivo la Corea del Nord, dove predomina l’ateismo di Stato. Il leader Kim Jong-Un si oppone in modo violento a qualsiasi ideologia o fede che sia differente dal pensiero del regime comunista (Agensir, 13 gennaio). I cristiani in Corea del Nord cercano di nascondere la propria fede il più possibile per evitare l’arresto e la deportazione nei campi di lavoro in cui si troverebbero tra i 50mila e i 70mila cristiani.

MUSULMANI E CON GOVERNI INSTABILI

Dopo la Corea, nei primi dieci paesi al mondo dove la persecuzione è più grave figurano: Iraq, Eritrea, Afghanistan, Siria, Pakistan, Somalia, Sudan, Iran e Libia. La maggioranza dei Paesi presenti in classifica sono a maggioranza musulmana, ma quasi tutti si distinguono per una situazione politica instabile.

IL MACABRO DOMINIO DELLA NIGERIA

Anche se non rientra tra i primi dieci paesi persecutori, quello dove nel 2015 sono stati uccisi più cristiani è la Nigeria con 4.028 morti su un totale di 7.100: più di tutti gli altri messi insieme. Al secondo posto c’è il Centrafrica con 1.269 morti. Fino alla settima posizione troviamo altrettanti paesi africani: Ciad, Rd Congo, Kenya, Camerun e Libia.

DALLA TURCHIA AL MESSICO

Tra gli Stati “inattesi” nella graduatoria, nota ancora Agensir, spiccano l’ “occidentale” Turchia al 45° posto, la Colombia al 46° posto, e il Messico al 40° posto. Nel caso della Colombia si tratta formalmente un Paese democratico, dove la libertà religiosa è garantita, ma ci sono grandi aree sotto il controllo della criminalità organizzata, dei cartelli della droga e di gruppi rivoluzionari paramilitari: un contesto dove l’impunità è la norma e tutti gli abitanti soffrono di questo conflitto, dunque anche la componente cristiana. Nel caso messicano le persecuzioni riguardano i cristiani e i sacerdoti cattolici che tentano di migliorare una realtà sociale corrotta e manipolata.

Fonte  http://catholic-link.com/2016/06/15/video-cristianos-perseguidos-matas-mueres-fe/

 

Solidarietà a don Massimiliano Pusceddu, che ha difeso la famiglia naturale: contro di lui un attacco violento, organizzato dai mass media che hanno volutamente falsificato le sue parole

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La Gaystapo, dopo aver accusato di “omofobia”, tra i tanti, anche Dolce & Gabbana (e sono entrambi gay dichiarati) perchè hanno difeso la famiglia naturale e si sono schierati contro l’utero in affitto, pratica disumana di compravendita di bambini e di corpi femminili, ora SPARA A VISTA su chiunque difenda la famiglia naturale e la sacralità del matrimonio.

Oggi basta che un prete si esprima contro la legge delle unioni civili, per diventare un “mostro” da sbattere in prima pagina, anche se sta affermando la verità detta IN PRIMIS DA PAPA FRANCESCO (“il Gender è colonizzazione ideologica, che attraverso le scuole tenta di ridefinire l’istituzione del matrimonio” e distruggere la famiglia”.“Il Gender è totalitarismo che costituisce una grave minaccia per la famiglia, è come le dittature del secolo scorso, nazifascismo e comunismo, coi lager o campi di rieducazione” 

http://it.radiovaticana.va/news/2015/01/20/papa_colonizzazione_ideologica_gender_contro_famiglia/1119063)

Addirittura chi difende la famiglia naturale, diventa il vero responsabile della strage di Orlando (Florida): stavolta è il caso di un sacerdote della diocesi di Cagliari, parrocchia di Vallermosa, don Massimiliano Pusceddu, conosciuto da tutti per il suo aiuto donato a tante persone sofferenti nello spirito, attraverso il suo gruppo di preghiera “Apostoli di Maria”.

Condannato alla GOGNA MEDIATICA dall’ampio servizio che il sito del Corriere della Sera ha dedicato a don Massimiliano Pusceddu, definito «prete anti-gay», e ora addirittura oggetto di una petizione indirizzata al Papa, in cui se ne chiede la rimozione, e che – dice il Corriere – ha già raccolto migliaia di firme…  Il Corriere  manipola e falsifica le parole del sacerdote, affermando che don Pusceddu in una omelia del 28 maggio 2016, pochi giorni prima della strage nel locale gay della città di Orlando in Florida, avrebbe detto che «gli omosessuali, come ricorda Dio, meritano la morte».

In realtà, don Pusceddu non ha affatto detto questo, ma ha ripetuto LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO CONTRO “lo tsunami del GENDER, ideologia demoniaca” e IN DIFESA DELLA FAMIGLIA (incontro con i Vescovi italiani, maggio 2014), basta ascoltare l’omelia di don Pusceddu per rendersene conto. nogender

Eppure, ancor prima del Corriere, altri giornali avevano montato il caso del prete che «vuole la morte dei gay»: Il Fatto quotidiano, L’Unione Sarda e anche la trasmissione radiofonica La Zanzara, in cui peraltro don Pusceddu ha spiegato il senso delle sue parole.

Ma il vero capo d’accusa è il giudizio riservato alla legge sulle unioni civili che don Max definisce « un colpo al cuore della famiglia» e lo ha fatto citando la Genesi e ricordando che «la verità va predicata sempre». Don Max  ha ribadito che il primo luogo di trasmissione della fede è la famiglia, e lo dice il Catechismo della Chiesa cattolica e LO HA DETTO E RIPETUTO PAPA FRANCESCO…

copertina-opere-mis-copia_20160407092211126676Del resto don Pusceddu lo ha detto chiaramente: non dobbiamo compiacere il mondo, la nostra mentalità deve essere quella di Cristo. Ed ha sottolineato che una delle opere di misericordia è CORREGGERE CHI SBAGLIA, ammonire il peccatore AFFINCHE’ SI CONVERTA. Ma ciò deve essere fatto con carità. Lo ha detto e ripetuto Papa Francesco: “La correzione fraterna è un atto per guarire il corpo della Chiesa: tu come fratello devi aiutare a correggere l’altro, la vera correzione fraterna è dolorosa perché è fatta con amore, in verità e con umiltà, ma è sempre dovere cristiano”.

http://www.news.va/it/news/il-papa-vera-correzione-fraterna-e-dolorosa-perche

«Noi abbiamo la Parola di Dio – ha detto don Max– da qui dobbiamo partire, dobbiamo predicare quello che c’è scritto qui». Ed è a questo punto che ha citato la lettera di San Paolo ai Romani (capitolo 1, versetti 26 e seguenti) in cui l’Apostolo Paolo parla di “passioni infami, rapporti contro natura…atti ignominiosi uomini con uomini, donne con donne”: San Paolo sottolinea la morte spirituale di queste anime, che giustificano ed approvano il loro stato di peccato.

E’ evidente che San Paolo non parla affatto di “pena di morte o di stragi in locali gay” (LA STRAGE DI ORLANDO E’ UN ATTO TERRORISTICO ISLAMISTA, confermato da ISIS, ma questo i media si dimenticano di sottolinearlo!), ed è necessario ricordare che la Chiesa, secondo la Parola di Cristo, condanna il peccato, ma ha misericordia per il peccatore che si pente sinceramente e cerca di seguire Cristo.

“Don Pusceddu? Presto non basteranno le carceri per i cosiddetti omofobi”

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LA JIHAD “ARCOBALENO” CONTRO I CRISTIANI

Alberto Agus, ex candidato sindaco di Cagliari per il Popolo della famiglia, interviene e dice la sua sul caso di don Pusceddu: “”Ho visto il video incriminato di Don Massimiliano Pusceddu, che ricordo a tutti, riguarda un’omelia fatta durante una celebrazione eucaristica dove il sacerdote esercitava non solo da credente, ma anche da cittadino italiano il suo diritto a confessare il proprio credo religioso come sancito dall’art. 19 della Costituzione e il diritto alla libera manifestazione del pensiero come manifestato dall’art. 21 della Costituzione.
Solo chi è completamente a digiuno di cultura cattolica, oppure è in totale malafede, non ha colto, o voluto cogliere la differenza tra morte spirituale e morte fisica, e pertanto è assurda e interessata l’accusa a lui contestata.
Ma il punto è un altro, come sempre.

L’attacco violento, organizzato, prevenuto ed atteso perpetrato dal mondo mass mediatico nei confronti di questo prete, dimostra un sola certezza, ovvero che, se dovesse essere approvata la legge Scalfarotto sul reato di omofobia, a quel punto non basterebbero le pubbliche dimore (carceri) per contenere i cosiddetti omofobi.

O forse mi sbaglio, magari sarebbe più semplice abiurare alla propria libertà di pensiero, all’esercizio del culto della propria fede religiosa e per molti il problema sarebbe risolto, Don Massimiliano ha scelto di essere fedele. 

MASSIMA SOLIDARIETA’ a Don Massimiliano come uomo, come prete, come uomo libero.

Fonti:

http://www.castedduonline.it/cagliari/centro-storico/37387/don-pusceddu-presto-non-basteranno-le-carceri-per-gli-omofobi.html

Catechismo della Chiesa cattolica 

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm

Spagna: agli atti blasfemi delle lobby Lgbt contro la fede cristiana, i cattolici rispondono in forze, con la preghiera. Migliaia di cattolici in piazza per la Santa Vergine

La Chiesa militante è ancora viva. Lo hanno dimostrato non con sterili profluvi di parole, ma con una testimonianza visibile e massiccia, scandita dalla preghiera, i migliaia di cattolici scesi in strada a Valencia, giovedì 16 giugno 2016, ad onorare Maria Santissima.

Si sono riuniti nel tardo pomeriggio in Piazza della Vergine, rispondendo così alla convocazione del loro Arcivescovo, il card. Antonio Cañizares Llovera, di un atto di riparazione nel quale si è pregato il Santo Rosario, seguito da una Messa celebrata nella Cattedrale della città.

Il porporato ha deciso di mobilitare in questo raduno spirituale i fedeli della diocesi dopo che, nei giorni scorsi, sui muri della città spagnola erano apparsi dei manifesti blasfemi, che ritraevano un bacio tra la Virgen de los Desamparados e la Virgen de Montserrat (due Madonne particolarmente venerate a Valencia e in Catalogna) con la frase “Contro la sacra oppressione. Ama come ti pare”.

La sacrilega rappresentazione era stata affissa per pubblicizzare un “gay pride” nella città.

http://www.abc.es/espana/comunidad-valenciana/abci-cartel-manifestacion-orgullo-valencia-muestra-virgenes-besandose-boca-201606121024_noticia.html?ns_campaign=GS_MS&ns_mchannel=abc_es&ns_source=TW&ns_fee=0&ns_linkname=CM_general

Anche la Conferenza episcopale spagnola era intervenuta con una nota, nella quale si evidenzia che un simile manifesto “va ad alimentare una spirale che attenta contro il libero esercizio della libertà religiosa, così come la libera predicazione del Vangelo in una società pluralista”.

Spirale che aveva conosciuto appena qualche giorno prima un’altra tappa. Il card. Cañizares aveva osato criticare una legge in discussione nel Parlamento della Comunidad Valenciana, la quale, se approvata, obbligherebbe le scuole statali a svolgere corsi di educazione sessuale a bambini anche piccoli, prevedendo persino il cambio di sesso nei confronti dei minori, mediante percorsi farmacologici e chirurgici, anche senza il permesso dei genitori.

Contro Cañizares si era scatenato un fuoco di fila mediatico, come ha riportato ZENIT. La procura di Valencia ha aperto un fascicolo a seguito della denuncia presentata da alcuni gruppi Lgbt nei suoi confronti, le toghe hanno confermato di aver avviato l’esame e che entro sei mesi decideranno se procedere o archiviare il caso. L’Arcivescovo di Valencia rischia una pena fino a tre anni, tale è la massima punizione prevista dalla legge per il reato di “incitamento all’odio”.

Malgrado la dura accusa ricevuta, il card. Cañizares giovedì scorso è apparso sereno, intento a rispondere con la preghiera a chi predica ostilità avvelenando il clima sociale e offendendo la sensibilità religiosa.

Egli ha precisato che questo atto di riparazione è offerto “per l’unità e la convivenza”, pertanto non va confuso con un “gesto politico o di protesta”. I fedeli – ha proseguito – si recano a pregare senza brandire alcun vessillo e senza ostentare sigle, ma “semplicemente mantenendo il senso religioso che questo atto richiama”.

L’Arcivescovo di Valencia ha chiesto di pregare per le vittime di Orlando, così come per tutte le vittime di violenze e terrorismo. Inoltre “per tutti coloro che sono perseguitati o maltrattati a motivo della loro fede, per la cessazione di ogni violenza contro la persona umana e la sua dignità”.

virgeniHa sottolineato poi che rendere omaggio alla Virgen de los Desamparados –Madonna degli Abbandonati, protettrice della città di Valencia, la cui statua è stata portata in processione – è un gesto in favore di tutti, nessuno escluso, perché questa Madonna “è parte della nostra identità culturale”, anche se taluni vorrebbero cancellarla a colpi di ideologia.

Non è mancato, nella sua omelia, un riferimento proprio all’ideologia gender. Ha ribadito che si tratta della “peggiore di tutte le ideologie della storia”, perché ha la pretesa di eliminare il concetto di “creazione” a beneficio di un’autodeterminazione dell’uomo nei confronti della propria natura.

Ha rilevato che, se avesse timore ad esprimersi così, lui sarebbe “un cattivo vescovo”. Per questo continuerà ad insegnare la verità, “anche se alcuni non lo tollerano”, alludendo a “gruppi politici o poteri economici”. Con riferimento alla legge la cui critica gli è costata la gogna pubblica, il cardinale ha invitato i cattolici a fare obiezione di coscienza.

“Devo andare controcorrente anche se questo è politicamente scorretto, come ha fatto Gesù”, ha soggiunto, ricevendo gli applausi scroscianti dei fedeli accalcati nella Cattedrale.  Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo Cañizares ha impiegato molto tempo per uscire, giacché in tanti lo hanno avvicinato per manifestargli il loro sostegno e la filiale obbedienza. A concelebrare insieme a lui, come riferisce l’agenzia spagnola AciPrensa, c’erano quasi cento sacerdoti, tra i quali alcuni vescovi.

Fonti

https://www.aciprensa.com/noticias/profanan-imagen-de-la-virgen-maria-para-convocar-marcha-gay-en-valencia-34639/

Giovane cantante,uccisa in odio alla fede cristiana. La testimonianza di fede di Christina sta facendo il giro del mondo.

Christina Grimmie è stata uccisa venerdì 10 giugno 2016 da un uomo che si era mescolato tra la folla dei suoi fan, il 27enne Kevin James Loibl: le ha sparato mentre firmava autografi fuori da un teatro di Orlando (Florida), dove si era appena esibita, la stessa città in cui due giorni dopo un terrorista islamista di Isis ha compiuto la strage alla discoteca gay Pulse. 

Christina Grimmie era una giovanissima cantante di 22 anni, uscita dal programma televisivo The Voice of America. L’uomo le ha sparato davanti alla sua famiglia e poi si è ucciso a sua volta. Un gesto folle, che in tanti stanno riconducendo alla fede cristiana di Christina. La polizia di Orlando considera l’omicidio della cantante un CRIMINE DI ODIO VERSO LA FEDE CRISTIANA, infatti nel computer del killer e sul suo cellulare sono stati trovati molti messaggi di odio verso i cristiani.

Christina cantava spesso brani che rispecchiavano la sua fede e ne parlava apertamente e senza alcuna vergogna nelle sue interviste.

Grimmie, che divenne famosa su YouTube nel luglio 2009, ha destato grande attenzione per la sua interpretazione del brano “solo in Cristo, In Christ alone“. Lei considerava se stessa come una “cristiana a tempo pieno, che ama Gesù”, unico “Signore e Salvatore” e cantava per Lui.  Il suo libro preferito era la Bibbia, ha detto in un’intervista al  Gospel Herald.

Le parole del suo brano di successo dicono : «Solo in Cristo si trova la mia speranza. Lui è la mia luce, la mia forza, la mia canzone, questa pietra angolare, questa terra ferma. Il mio Consolatore, il mio Tutto in tutto, qui nell’amore di Cristo, io sto». T.J. Wilkins, un concorrente che aveva gareggiato con Christina a The Voice ha ricordato che «la cosa di cui amava parlare maggiormente era la sua fede e il suo amore per Gesù». Quando la Island Records ha offerto a Grimmie un contratto, lei è stata irremovibile nel rimanere attaccata alle sue radici, si legge.

Christina aveva anche un suo sito web ed è bellissimo leggere cosa scrive in un suo articolo intitolato “Perchè ci chiamiamo cristiani”, ne traduciamo un brano:

«Credo che difficilmente le persone che ci sono vicine riescano a percepire cosa significa chiamarsi   cristiani, in America abbiamo dimenticato del tutto cosa significa essere “seguaci di Cristo». E ancora: «C’è da ricordare che la fede cristiana è l’unica religione al mondo incentrata non su una serie di regole, ma su una relazione con una Persona . Gesù è l’Unico che ha portato su di Sè la nostra pena, è l’Unico che ci permette di entrare nello Spirito di Dio. Mentre le altre religioni dicono ‘fa’ questo’,  ‘sacrifica quello’ nell’illusione di trovare la verità e la luce, Gesù ci dice : “Io sono la Verità e la luce”.  Il cristianesimo è una relazione, non una lista di cose da fare. Quando ami Qualcuno, Lo segui e fai tutto quello che Lui ti dice, così questo è essere cristiani, seguire Gesù,  perchè ti fidi di Colui che è l’Amore.» 

Il suo scritto pubblicato nel suo sito web conclude con queste parole indelebili, che rivelano la profondità della fede di Christina che, pur essendo così giovane, è di esempio a tutti noi, è una anima autentica che vivrà in eterno :

«Dobbiamo essere risvegliati alla grandezza del Vangelo ogni giorno. Da dove cominciamo? Facciamo quello che dice Gesù. Anche se perdiamo la nostra vita, non c’è nulla di più importante che seguire Gesù con tutto ciò che noi siamo. La mia fervente preghiera è che tutti noi possiamo conoscere Gesù profondamente e sapere cosa ci chiede, quando dice: “Seguimi”. Possano i nostri occhi essere aperti per sapere esattamente cosa significa dire “io sono cristiano”».

Il fratello di Grimmie , Marcus, è stato considerato un eroe per aver salvato innumerevoli vite, quando ha affrontato rapidamente il killer, appena ha sentito gli spari. Il killer Kevin Loibl si è ucciso poco dopo.

La testimonianza di fede di Christina sta facendo il giro del mondo: il suo talento donato tutto per Gesù è un seme di grande luce per molti giovani.

Fonte:

http://christiantimes.com/article/the-voice-alum-christina-grimmie-shot-dead-after-concert-because-of-her-christian-faith/57108.htm

 

Christina canta il suo successo “IN CHRIST ALONE”

Aumento di conversioni da Islam a Cristianesimo. «Scoprire che Dio è amore è rivoluzionario».

Intervista al giornalista libanese Camille Eid, che descrive un fenomeno non quantificabile ma «sicuramente in aumento». «Scoprire che Dio è amore è rivoluzionario»

Negli ultimi anni si sente parlare di un numero crescente di catecumeni cristiani provenienti dalla religione di Maometto. Una analisi dell’Interdisciplinary Journal of Research on Religion parla addirittura di un incremento globale nel mondo di circa 10 milioni di convertiti dall’islam al cristianesimo. Dudley Woodbury, studioso della materia, conta 20 mila battesimi all’anno solo negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Europa, invece, a Pasqua si è diffusa la notizia di 196 conversioni nella diocesi di Amburgo.

Camille Eid, scrittore e giornalista libanese, coautore del libro I cristiani venuti dall’Islam, spiega a tempi.it quello che è «un fenomeno sicuramente incalcolabile ma, altrettanto certamente, in crescita costante».

Recentemente si sente parlare di conversioni dall’islam al cristianesimo come di una vera e propria tendenza. Di cosa si tratta precisamente?
È troppo difficile avere statistiche precise, perché c’è sempre un margine che sfugge. I dati disponibili sono quelli delle Chiese che comunicano la percentuale annuale di battezzati provenienti dall’islam. Se si guarda a questi indici si riscontra ovunque un incremento costante, sia in Europa sia nei paesi a maggioranza musulmana. Eppure questa non può essere che la punta dell’iceberg, visto che in alcuni Stati la conversione dall’islam è vietata dalla legge e non esistono registri di questo tipo, eppure sappiamo che anche lì le conversioni al cristianesimo sono in aumento.

Come lo sappiamo se non sono registrate?
In Algeria la stampa conduce da tempo una battaglia contro le conversioni al cristianesimo sempre più pressante, che fa pensare che siano in crescita. Padre Pierre Humblot, sacerdote recentemente espulso dall’Iran dopo 45 anni di missione e ora residente in Francia, ha parlato di 300 mila iraniani convertiti, un fenomeno di massa. Il che è incredibile, dato che nel paese le celebrazioni cristiane in lingua locale sono vietate. In Tunisia, invece, la figlia dell’ex presidente Moncef Marzouki ha addirittura scritto una tesi sul fenomeno delle conversioni al cristianesimo nel suo paese. Un altro tassello del mosaico è rappresentato da quello che avviene durante una trasmissione della tv cristiana nordafricana Al Hayat, condotta da un marocchino convertito dall’islam e figlio di un imam: durante il suo programma vengono raccontate le storie di ex musulmani e arrivano chiamate dal pubblico di persone convertite o che addirittura si convertono grazie alla trasmissione. Sono giordani, egiziani, tunisini, marocchini, ma anche francesi. Il conduttore confuta poi le basi dell’islam. Commovente la puntata in cui il conduttore ha raccontato della propria esclusione da parte della famiglia e della rabbia del padre, il quale, però, prima di morire, gli ha inviato una lettera in cui ha scritto la preghiera del Padre Nostro. Le puntate caricate su YouTube circolano parecchio anche in rete.

Se alla luce di quanto dice è ragionevole credere che il fenomeno sia in aumento, come si fa a capire quale sia la sua incidenza?
Non si può dire, ma da quanto si evince le cifre che ci sfuggono potrebbero essere davvero importanti. Anche perché un tempo i regimi riuscivano a frenare con successo la diffusione della Buona Novella, impedendo il proselitismo e la vendita del Vangelo, mentre oggi con internet è molto più facile scoprire i contenuti del cristianesimo.

Secondo lei cosa spinge un musulmano a convertirsi?cristiani-iraq-ansa
Fino un decennio fa, molti musulmani convivevano con i cristiani nei loro paesi d’origine, ma senza avere accesso alla Bibbia. Insieme alla scoperta del Vangelo dell’amore e della verità, sono spinti a cercare risposte altrove rispetto a un islam sempre più repressivo. Scoprire che Dio è amore è rivoluzionario.

Un bel paradosso: l’Occidente si arrende all’ideologia nichilista islamista e gli islamici si convertono al cristianesimo. Come mai?
È doppiamente paradossale: molti occidentali sono attratti dall’ideologia della morte fino al punto di lasciare tutto per andare a combattere con l’Isis, mentre chi ha subìto la violenza del fondamentalismo islamico e la sottomissione senza ragioni agli ordini della legge coranica, di fronte ai comandamenti dell’amore cambia. Ma molti lo fanno proprio a partire dal Corano. Infatti, intuendo che Gesù non può essere solo un profeta si incuriosiscono e lo riscoprono come Dio nel Vangelo.

Recentemente ha fatto notizia il caso della diocesi di Amburgo che quest’anno ha accolto nella chiesa 196 catecumeni provenienti dalla religione islamica. È un nuovo trend?
Sicuramente l’immigrazione massiccia, dovuta alla guerra in Siria e Iraq e accolta dai tedeschi, è uno dei fattori di questo trend crescente. Ma non basta a spiegarlo, dato che in Germania la maggioranza dei convertiti è di origine iraniana o afghana, ma anche marocchina. Inoltre si è parlato della diocesi di Amburgo ma non bisogna dimenticare i catecumeni delle altre città tedesche che non sono stati conteggiati. In Europa ci sono poi i registri francesi che parlano di 4 mila battezzati all’anno di cui il 4 per cento circa si converte dall’islam. I dati più recenti dell’Austria, che risalgono allo scorso aprile, ci parlano invece del battesimo di circa 40 siriani, afghani e iraniani.

Nel caso di Amburgo qualcuno sospetta che gli immigrati chiedano il battesimo per essere registrati come convertiti al solo fine di ottenere asilo politico.
Chi lo sostiene ignora i rischi che corrono le persone che si convertono. Inoltre fra i convertiti francesi, per esempio, ci sono storie di uomini che dopo il battesimo sono diventati sacerdoti oppure hanno cominciato a parlare della loro fede agli altri.

Che ostacoli può trovare un musulmano che vuole convertirsi?
Da una parte tante famiglie che misconoscono i propri membri che abbandonano l’islam. Ricordo la storia di un marocchino convertito, di cui la famiglia celebrò il funerale con una bara vuota. Successivamente lui divenne un sacerdote. In ogni caso la legislazione islamica di diversi paesi mediorientali è un grande freno alla libertà religiosa, perché prevede per i convertiti la perdita dell’eredità o anche la condanna per apostasia, punita con il carcere o anche con la morte.

La Chiesa può porre dei limiti rispetto a chi chiede il battesimo?
Ci sono sacerdoti che hanno una giusta cautela, chiedono prima la lettura di alcuni testi e poi cominciano il cammino catecumenale. Altri tendono a nascondere i battesimi per salvaguardare i catecumeni, sapendo che ci sono persone battezzate in Occidente, mandate nei loro paesi di origine con la scusa di passare lì le vacanze estive e mai più ritornate. Esiste però il problema delle Chiese cattoliche di alcuni paesi mediorientali che impediscono le conversioni per non avere problemi con i rispettivi governo. So di persone rifiutate dalla Chiesa cattolica e accolte da quella protestante, che non ha relazioni istituzionali con i governi: questo è gravissimo perché il battesimo non va mai rifiutato.

C’è altro che sfugge alle statistiche?
Sì, i battezzati attraverso il sangue e quelli battezzati attraverso la bramosia. I primi sono i martiri uccisi perché scoperti prima di poter ricevere il battesimo, i secondi sono quelli che hanno desiderato fortemente di entrare nella Chiesa, ma che per circostanze non hanno potuto farlo. Anche questi non sono calcolabili.

Fonte L’aumento di conversioni da islam a cristianesimo | Tempi.it

Pakistan: segni di pace. Musulmani aiutano i cristiani a ricostruire la loro chiesa

Il villaggio si trova vicino a Gojra, dove nel 2009 dieci cristiani furono uccisi, e quattro chiese e 40 case furono distrutte da una folla di musulmani

Un gruppo di pakistani musulmani nel Punjab sta aiutando i cristiani a ricostruire la chiesa del villaggio, distrutta dalle piogge monsoniche. L’evento è inedito e rappresenta già di per sé una notizia, ma il caso è ancora più importante se il villaggio in questione si trova a un tiro di schioppo da Gojra.

STRAGE DI GOJRA. Non è la prima volta che i musulmani contribuiscono all’edificazione di un luogo di culto cattolico. Nel 2005 fu finanziata una chiesa nel sotto-distretto di Gojra Tehsil. L’area, però, divenne famosa solo nel 2009 per un episodio tragico: a seguito di false accuse di blasfemia, dieci cristiani furono uccisi, otto dei quali arsi vivi, mentre quattro chiese furono completamente distrutte nel corso di un violento attacco insieme a 40 case.

«NON DEVE PIÙ ACCADERE». «Dopo gli scontri cerchiamo di unire le persone», racconta alla Bbc Ijaz Farooq, musulmano di Khaksabad, spiegando perché sta aiutando i cristiani a costruire una chiesa. «Abbiamo aumentato le nostre attività perché fatti come quelli del 2009 non succedano più. Costruendo questa chiesa vogliamo mostrare che siamo uniti come comunità». Secondo quanto riportato in precedenza da AsiaNews, un ricco musulmano della zona ha anche donato duemila rupie per la costruzione della chiesa.

«IMPORTANTE GESTO DEI MUSULMANI». Anche Faryal Masih, cristiano, è impegnato nella costruzione: «Da quando sono bambino qui abbiamo sempre vissuto insieme, cristiani e musulmani. Ci rechiamo ai rispettivi matrimoni e festival religiosi. Spero e prego che i cristiani non debbano più passare attraverso eventi come quelli di Gojra».
Padre Aftab James, sacerdote di una parrocchia vicina, mostra apprezzamento verso l’iniziativa: «Che i musulmani costruiscano una chiesa è significativo. Dimostra che esistono anche persone che vogliono spegnere il fuoco che altri appiccano». Il riferimento ovviamente è alla persecuzione dei cristiani, aumentata negli ultimi anni soprattutto nel Punjab.

Fonti Pakistan. Musulmani costruiscono una chiesa | Tempi.it

Aumento di conversioni e vocazioni religiose cattoliche in Pakistan: “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”

Per padre Inayat Bernard, rettore del Seminario minore di Santa Maria, «il terrorismo rafforza la nostra fede, non la intacca».

Le vocazioni religiose crescono, anzi esplodono in Pakistan, dove i cattolici rappresentano appena l’1 per cento della popolazione e dove la persecuzione è costante. È infatti il paese di Asia Bibi, la donna cattolica detenuta da quasi sette anni per aver bevuto un bicchiere d’acqua ed essersi rifiutata di abiurare la propria fede, di Shahbaz Bhatti, ministro cattolico pakistano ucciso nel 2011, per la sua politica in difesa dei diritti dei cristiani

Shahbaz Bhatti: un uomo con un sogno