Sant’Agostino ci insegna a pregare con amore per i nostri defunti che “dormono in attesa della incorruttibilità eterna”

” Il beato Apostolo San Paolo – nella 2Lettera ai Tessalonicesi 4,12- ci esorta a non affliggerci per coloro che dormono, vale a dire per i nostri carissimi defunti, come in genere gli altri che non hanno speranza, s’intende la speranza della Risurrezione e della incorruttibilità eterna. Appunto per questo, l’uso costante e rispondente alla realtà della Scrittura li chiama anche ” coloro che dormono “, e così, quando sentiamo ” dormienti “, non dubitiamo che si sveglieranno, come si canta nel Salmo: Forse chi dorme non si leverà a RISORGERE? (Salmo 40). Così, per i morti, in coloro che li amano c’è una specie di tristezza, in certo modo naturale. Non si tratta di una credenza, ma è la natura che in realtà ha orrore della morte. All’uomo non sarebbe capitata la morte se non fosse stata per la pena di una colpa che l’aveva preceduta. Perciò se gli animali, creati così che muoiono ciascuno a suo tempo, sfuggono la morte e amano la vita, quanto più l’uomo che era stato creato tale da vivere sempre, se avesse voluto vivere senza peccato? Ne segue pertanto che inevitabilmente ci rattristiamo quando quelli che amiamo, morendo, ci lasciano. Benché infatti sappiamo che i defunti non lasciano per sempre noi che restiamo, ma che precedono alquanto noi che li seguiremo, pure quella morte, da cui la natura rifugge, quando colpisce la persona cara, affligge in noi il sentimento dell’amore stesso. Per questo l’Apostolo non ci consiglia di non rattristarci, ma che la nostra pena non sia come quella degli altri che non hanno speranza. Rattristiamoci dunque per i nostri defunti quando inevitabilmente subiamo la separazione, ma con la speranza di riaverli vicino. In un senso siamo angosciati, nell’altro consolati; da una parte è colpita la debolezza, dall’altra si fortifica la fede; di là è nel dolore la condizione umana, di qua offre il rimedio la promessa divina”.  (Sant’Agostino, Discorso 172). Sant_Agostino

Sant’Agostino (354-430) vescovo vicino al suo popolo, pensatore acutissimo, scrittore, teologo, esegeta, filosofo, i cui scritti sono un tesoro della Patrologia cristiana, è considerato uno dei padri della Chiesa d’Occidente, insieme ad Ambrogio, Gregorio Magno e Girolamo, nonché uno dei più grandi teologi e filosofi della Chiesa: in diverse sue opere, Agostino affronta il mistero della morte e la certezza cristiana della Risurrezione delle anime e l’incorruttibilità dei corpi.

Agostino in un  brano del capitolo 29 del suo “Encheiridion” scrive: Nel tempo fra la morte e l’ultima resurrezione, le anime si trovano in un luogo sconosciuto, a seconda che un’anima sia meritevole del riposo o del castigo, cioè a seconda di quanto essa ha compiuto nella sua vita terrena”.

QUINDI, i defunti sono in un “luogo di attesa” e sono ‘dormienti’, per cui non possono assolutamente ‘comunicare con noi’, come invece affermano indovini e medium: ecco L’ERRORE TERRIBILE DELLO SPIRITISMO, verso cui la Parola di Dio ci mette in guardia (Deuteronomio 18,10), perchè è un inganno del Maligno e dei demoni che lo seguono: sono essi che si manifestano nelle pratiche medianiche e spiritiche, per trarci in inganno e distruggerci, togliendoci la Pace che solo in Dio è possibile trovare, perchè Dio E’ LA PACE.anastasis-full

L’ AMORE DI CRISTO CI UNISCE AI NOSTRI CARI DEFUNTI, quindi le nostre preghiere per loro portano benefici sia alle nostre anime che a quelle dei cari estinti, che rimangono uniti per sempre a noi nell’Amore.

Per S. Agostino non si può negare che le anime dei defunti per merito della pietà dei loro parenti ed amici ancora vivi, possano trovare sollievo, se viene offerto per loro il Sacrificio Eucaristico (Sante Messe offerte per i defunti), oppure vengono fatte elemosine nella Chiesa, tuttavia potranno trovarne beneficio soltanto coloro che in vita hanno meritato che un giorno tali opere possano loro giovare in Purgatorio.

DAL DISCORSO 172: “Le preghiere della Santa Chiesa, il sacrificio che dà la salvezza e le elemosine che si offrono a suffragio delle loro anime non si deve dubitare che aiutino i morti, perché da parte del Signore si usi loro una misericordia più grande di quella che meritarono i loro peccati. Tutta la Chiesa rispetta questa che è infatti la tradizione dei Padri: che si preghi per coloro che sono morti in comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, quando a suo tempo, proprio durante il sacrificio, vengono commemorati; e che si ricordi che il sacrificio viene offerto anche per loro. Pertanto, quando vengono compiute opere di misericordia per suffragarli, chi può dubitare che giovino a coloro per i quali non inutilmente vengono elevate preghiere a Dio? Non si deve affatto dubitare che questi suffragi tornino a vantaggio dei defunti, a quelli però che prima di morire vissero nella maniera per cui i suffragi possano essere loro utili dopo la morte. Infatti per quelli che hanno lasciato il corpo, senza la fede che opera per mezzo dell’amore, e senza i Sacramenti di essa, da parte dei parenti inutilmente si compiono i doveri di una simile pietà, del cui pegno, mentre vivevano quaggiù sono stati privi, o non accogliendo la grazia di Dio, o ricevendola senza frutto, e accumulando in sé ira, non misericordia. Non è che ai defunti si aggiungano nuovi meriti quando per loro i parenti compiono qualche opera buona, ma ricevano quanto meritano per le loro opere precedenti. Senza dubbio è limitato alla durata della vita terrena un operare tale che sia di qualche aiuto, una volta conclusa l’esistenza di quaggiù. In conseguenza, ciascuno, giungendo al termine di questa vita, potrà avere dopo di essa soltanto ciò che in essa ha meritato”.jesus-christ-as-incarnate-wisdom-athanasius-1-stained-glass-christ-and-angels

Nella sua opera “Sulla cura dovuta ai morti”Sant’Agostino spiega il significato delle apparizioni in sogno dei cari defunti: essendo “in un luogo di attesa”, i nostri cari defunti non possono nè apparire a noi nè comunicare con noi, ma gli Angeli di Dio su ordine del Signore possono inviarci sogni consolatori dei nostri cari estinti, per darci sante ispirazioni, per questo è molto importante pregare sempre i nostri Santi Angeli custodi e pregare gli Angeli per i nostri defunti: “Io sarei propenso a credere che questo può succedere per un intervento degli Angeli, permesso oppure voluto dall’Alto; così può sembrare che i morti dicano in sogno qualcosa, ma senza che coloro a cui appartengono quei corpi ne sappiano assolutamente nulla. Sono cose che avvengono talvolta con grande utilità, o perché arrecano un po’ di conforto ai vivi a cui appartengono quei morti che gli sono apparsi in sogno, oppure perché sono avvertimenti per la gente, affinché coltivi quel pio senso di umanità della sepoltura, la quale, anche se ai defunti non arreca alcun vantaggio, tuttavia il trascurarla sarebbe un’ingiustificabile mancanza di religiosità“. 

E’ evidente che incubi e apparizioni terrificanti dei defunti, nei nostri sogni, non vengono da Dio ma dalla nostra coscienza o dalla suggestione provocata dai demoni, ma anche da tutto ciò non dobbiamo temere nulla: LA PREGHIERA E LA FREQUENZA AI SACRAMENTI ALLONTANA OGNI “falsa visione” o SUGGESTIONE DIABOLICA.

Sant’Agostino, nella stessa opera,  aggiunge che Dio, attraverso le nostre preghiere, ci dona l’intercessione dei Santi e dei Martiri, sempre inviati da Lui in nostro aiuto, per questo viviamo nella Comunione dei Santi, che ci insegnano a “superare ogni affetto verso la materialità del corpo a favore di una fede suprema e splendida”.

“Le anime dei morti non conoscono quel che succede nel regno dei vivi: Se le anime dei morti si occupassero dei fatti dei vivi, e se, quando le vediamo nei sogni, fossero proprio esse a parlarci, per tacere di altre cose, la mia santa madre neanche una notte mi lascerebbe, lei che per terra e per mare mi è venuta sempre dietro per vivere con me….”

“Ciò che i defunti sanno riguardo ai vivi, possono averlo appreso da persone defunte dopo di loro, dagli Angeli o dallo Spirito di Dio:  Anche dagli Angeli, che sono presenti alle cose che avvengono quaggiù, i morti possono venire a sapere quanto Colui a cui tutto è soggetto, giudica che ciascuno debba sapere. Infatti se gli Angeli non avessero la possibilità di esser presenti nei luoghi dove si trovano sia i vivi che i morti, il Signore Gesù non avrebbe detto: Successe che il povero morì e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo – Luca 16, 22-29- Se essi portarono da qui a lassù quel poveretto come Dio volle, vuol dire che essi poterono trovarsi sia qui che lassù. Inoltre anche le stesse anime dei defunti possono venire a conoscenza, per rivelazione dello Spirito di Dio, di alcune cose che avvengono quaggiù e che è necessario che esse conoscano, e questo non solo nei riguardi di cose passate o presenti, ma anche future. Come non tutti gli uomini, ma solo i Profeti, mentre vivevano in questo mondo, conoscevano certe cose, e neanche essi conoscevano tutto, ma solo quello che la Provvidenza di Dio considerava di dover loro rivelare”.angel praying.jpg

In rete viene diffusa una Preghiera erroneamente attribuita a Sant’Agostino “Se mi ami non piangere”, che invece è stata scritta dal gesuita Padre Giacomo Perico (1911-2000) e si trova nella raccolta di preghiere e meditazioni Resta con noi, Signore, edita nel 2001 dalla San Paolo. Questa preghiera “Se mi ami non piangere”, rispecchia il pensiero di Sant’Agostino riguardo la morte e la Patria gloriosa che ci attende: Sant’Agostino scrisse infatti una LETTERA A SAPIDA PER LA MORTE DEL FRATELLO DIACONO (Lettera 263- scritta dopo il 395 d.C.), da cui traiamo alcuni passi sublimi:

“Egli (Gesù Cristo) si è degnato di morire per noi affinché vivessimo anche dopo morti, e affinché l’uomo non temesse la morte, come se questa fosse destinata a distruggere l’uomo, e affinché non venisse pianto nessuno dei morti come se avessero davvero perduto la vita, dal momento che per essi è morto Colui ch’è la Vita. Questi e altri simili a questi siano i tuoi divini conforti, in virtù dei quali arrossisca e sparisca l’umana tristezza.

Non deve farci adirare il dolore che provano i mortali per la perdita dei loro cari, è vero, ma il cordoglio dei Cristiani non dev’essere di lunga durata. Se dunque hai provato dolore, ormai deve bastare e non devi rattristarti alla maniera dei pagani che non hanno speranza. Così dicendo, l’Apostolo non ha inteso proibirci di rattristarci ma solo di rattristarci alla maniera dei pagani che non hanno speranza. Anche le pie e fedeli sorelle Marta e Maria piansero il proprio fratello Lazzaro, che pure un giorno sarebbe resuscitato, sebbene non sapessero che allora sarebbe tornato a questa vita; il medesimo Lazzaro lo pianse perfino Gesù che pure era sul punto di risuscitarlo, volendo così evidentemente farci intendere che, se non ce lo comanda con un precetto, ci permette col suo esempio di piangere anche noi i morti, che pure crediamo destinati a risorgere per la vera vita. E non per nulla la S. Scrittura dice nell’Ecclesiastico: Versa lacrime su chi muore e prorompi in lamenti, come se fossi stato colpito da una crudele sciagura; ma poco dopo soggiunge: Poi però consolati della tua tristezza, la tristezza infatti può causare la morte, e la tristezza del cuore abbatte le forze.angel heaven

Tuo fratello, cara figliuola, dorme nel corpo ma vive nello spirito; forse che uno che dorme non si ridesterà mai più? Dio, che ha accolto il suo spirito, gli restituirà il corpo che gli ha tolto non già perché andasse perduto ma perché è rinviato il tempo in cui gli sarà restituito. Non v’è quindi alcuna ragione d’affliggersi a lungo, ma piuttosto di rallegrarsi senza fine, dal momento che non perderai nemmeno la parte mortale di tuo fratello, che ora giace sotterra; quel corpo con cui ti si presentava, con cui ti rivolgeva la parola e conversava con te, con cui egli somministrava la voce tanto nota ai tuoi orecchi, quanto lo era la fisionomia che offriva ai tuoi occhi; sicché ovunque risonasse, solevi riconoscerlo anche senza vederlo. È appunto la privazione di queste cose per i sensi dei viventi la causa per cui ci rattrista l’assenza dei morti. Ma nemmeno i corpi verranno a mancarci per sempre, dato che non andrà perduto neppure un capello della testa e i corpi, sepolti per un certo tempo, verranno ripresi in modo che non saranno mai più sepolti, ma saranno trasfigurati e resi immutabili; per questo v’è maggior motivo di rallegrarsi nella speranza dell’inestimabile eternità che di rattristarsi per una perdita di brevissima durata. Questa speranza non l’hanno i pagani che ignorano la S. Scrittura e la potenza di Dio, il quale può rinnovare le cose andate in rovina e far tornare in vita quelle morte, restituire nella loro integrità quelle corrotte, riunire di nuovo quelle disgiunte e conservare senza fine quelle prima corrotte e arrivate alla fine. Questo ha promesso di fare Colui il quale ce ne dà la certezza in virtù delle promesse che ha già mantenute. Di queste verità spesso ragioni con te la tua fede, poiché la tua speranza non andrà delusa, anche se adesso la tua carità deve ancora aspettare”.

Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo; se tu potessi vedere e sentire
quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine
e in questa luce che tutto investe e penetra, tu non piangeresti se mi ami.
Qui si é ormai assorbiti dall’incanto di Dio e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo, quanto piccole e fuggevoli, al confronto!
Mi é rimasto un profondo affetto per te; una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te, é gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa, tu pensami così!
Nelle tue battaglie, nei tuoi momenti di sconforto e di stanchezza,
pensa a questa meravigliosa casa, dove non esiste la morte,
dove ci disseteremo insieme nel trasporto più intenso,
alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più se veramente mi ami!

Padre Giacomo Perico- Resta con noi, Signore! Preghiere e meditazioni, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2001.candelafiore

Fonti

http://www.augustinus.it/index2.htm

http://www.augustinus.it/italiano/cura_morti/cura_morti_libro.htm

http://www.augustinus.it/italiano/discorsi/discorso_223_testo.htm

Santa Monica, madre del grande Sant’Agostino di Ippona

Santa Monica, madre del grande Sant’Agostino di Ippona – Padre e Dottore della Chiesa –, era impegnata a 360 gradi con il figlio, studente brillante ma anche edonista, avendo anche avuto un figlio al di fuori del matrimonio ad appena 19 anni. Donna cristiana sposata con un pagano, Monica osservava il percorso del figlio e pregava con fervore che si convertisse a Cristo.

«C’era con noi mia madre ai cui meriti spetta tutto ciò che vivo», scrive Agostino nel 386 nel De beata vita. Ciò che vive è la grazia dell’incontro con Cristo. Agostino ha 32 anni. E Monica, sua madre, per vent’anni aveva pianto e pregato per quel figlio così amato, che fino ad allora aveva rifiutato la Verità.

La storia inizia in una data precisa: il 354. Allora, Monica non sa ancora cosa il Signore ha in serbo per lei: la santità sua e di quel figlio che diverrà pietra angolare per la Chiesa. È appena terminata la liturgia domenicale, Monica assapora l’aria profumata che arriva dai boschi che circondano la città, Tagaste, nella Numidia proconsolare (l’odierna Tunisia e parte dell’Algeria), a meno di cento chilometri dal mare. È felice, come tutte le volte che partecipa alla vita della comunità cristiana. Così l’hanno educata: forte nella fede in Cristo, dentro l’alveo della Chiesa cattolica. C’era stato un periodo, in cui in città serpeggiava l’eresia donatista: si auspicava un rigorismo morale estremo, una Chiesa solo per i giusti dove non c’era posto per i peccatori. La sua famiglia non vi aveva aderito, anzi, era rimasta un «membro sano» della Chiesa, una casa di credenti. Monica ricorda quel periodo burrascoso, quante persone, anche amici si erano allontanati. «Ma Cristo è venuto per la salvezza di tutti», pensava. E la sua fede si era rinsaldata. Nel 349, infine, la battaglia era stata vinta. Allora Monica aveva 18 anni. Ora ne ha 23, ed è incinta. Accelera il passo verso casa. Non le piace fermarsi a perdere tempo in chiacchiere e pettegolezzi. Molte donne la invidiano: Patrizio, il marito, la tiene in grande stima, non la picchia – fatto abbastanza usuale all’epoca – è orgoglioso della sua signora. Eppure Patrizio è pagano, ha un temperamento impetuoso e la tradisce. Monica lo sa, ma è certa che attraverso di lei potrà avvenire la sua conversione. Prega e quando vede che il momento è opportuno gli parla di quel Dio che la rende così felice. Patrizio nel 371 chiederà il Battesimo. Morirà quello stesso anno.

Il 13 novembre 354 nasce Agostino. Dopo di lui arrivano altri due figli: Navigio e Perpetua. Appena nato, Monica segna il primogenito con la croce di Cristo mediante l’iscrizione tra i catecumeni della Chiesa cattolica. Si dedica totalmente alla sua educazione. Gli trasmette la sua fede viva in Cristo, gli comunica la convinzione della presenza di Dio padre. Agostino scriverà spesso di «quella religione che mi fu inculcata fin dalla fanciullezza e che m’era penetrata fin nelle midolla».

Monica è lungimirante: Agostino ha bisogno di una buona formazione culturale. Fede e cultura: entrambe portano alla felicità. Come scriverà Jean Guitton: «Se vuoi essere cristiano, hai il dovere di essere intelligente». Agostino frequenta la scuola di Tagaste e poi di Madaura. È uno studente brillante. Troppo. A 16 anni è in piena crisi adolescenziale. Gli piace divertirsi. Monica prega per lui e cerca di ammonirlo. Non l’ascolta. Nel 371, per continuare gli studi si trasferisce a Cartagine, culla letteraria. Ha una vita dissennata tra spettacoli e amori, «non amavo ancora, ma amavo di amare». Sporadicamente va in chiesa, dove conosce una donna cristiana (Agostino non dirà mai il suo nome) a cui si lega e da cui ha un figlio: Adeodato. Nella sua ricerca affannosa della Sapienza, abbraccia la dottrina manichea.

E Monica? Monica con enormi sacrifici economici, essendo morto Patrizio, lo mantiene fino al 374, quando Agostino torna a Tagaste per insegnare Grammatica. Bussa alla sua porta, con sé ha la compagna e il figlio. Le racconta della nuova dottrina. Monica non lo sopporta e gli chiude la porta in faccia. Non ammette le scempiaggini manichee e in casa ha altri due figli da educare. Agostino trova alloggio da un lontano parente. Ma dove si sta perdendo quel figlio così amato?

Monica chiede a Dio cosa fare. E la risposta arriva di notte, in sogno: lei ritta su un regolo di legno con accanto Agostino. Il giorno dopo lo racconta al figlio e gli dice che può tornare con la compagna e il figlio a casa. Agostino esulta: «Vedi che devi stare con me?», ma lei, arguta, gli risponde: «Nel sogno non mi fu detto: là ove è lui sarai anche tu; ma là ove sei tu sarà anche lui».

Ma tutto sembra andare contro il sogno. Agostino fa proseliti e si allontana sempre di più dalla verità. Monica cerca aiuto presso un vescovo saggio. Questi si rifiuta: non è il momento, non lo ascolterebbe, ha la mente troppo annebbiata. Lei insiste e lui: «Sta in pace! Non può succedere che il figlio di così tante lacrime vada perduto».maam.jpg

Quella sera al porto

Agostino torna a Cartagine e Monica non molla. Si divide fra le due città, fra le due famiglie. Non smette di pregare. Sa che la sua presenza è importante per il figlio, anche se non condividono quasi più nulla. Agostino è sempre più insoddisfatto: la dottrina manichea non risponde alle sue vere domande. Medita di andare a Roma e a Milano: là, è sicuro, tra i grandi professori troverà la via della Sapienza. E la famiglia? Non ha dubbi: ci penserà Monica. Ma la madre non è d’accordo, ha paura di quel viaggio. E Agostino l’inganna. La sera della partenza lei lo raggiunge al porto. Lui la tranquillizza: «Non ti preoccupare, sono qui solo per salutare un amico. Vai in quella chiesa a pregare. Io ti raggiungo presto e torniamo insieme». Mentre lei è inginocchiata davanti all’altare e prega per quel figlio, lui salpa. Non la saluta nemmeno. A Monica ci vuole poco per capire l’inganno: la banchina è vuota, all’orizzonte vede la nave. Ora dovrà pensare alla donna e al nipote. Rientra in chiesa e si prostra a terra: piange e prega. Solo il suo Dio la può comprendere e aiutare. «Le lacrime di una tale donna che ti chiedeva la salvezza dell’anima di suo figlio, avresti potuto sdegnarle Tu, che così l’avevi fatta con la tua grazia, rifiutandole il tuo soccorso?».

A Roma Agostino si ammala gravemente fino quasi a morire. Nell’autunno del 384 ottiene la cattedra di Retorica a Milano. L’anno seguente, Monica lo raggiunge. Insieme a lei c’è la donna cristiana, il nipote Adeodato, il figlio Navigio e altri amici e cugini. La famiglia è ricomposta. Ma soprattutto lì l’attende una sorpresa: Agostino non è più manicheo. Certo, non è ancora cattolico, ma lei è certa che qui troverà la strada. «Credo in Cristo che prima di migrare da questo mondo ti avrò veduto cattolico convinto».

La Chiesa milanese è una comunità viva e a guidarla c’è Ambrogio Vescovo e futuro Santo. Monica ne ammira la forza culturale, la passione per il popolo. Lo segue in tutto anche quando, contro ogni tradizione, lui proibisce le cerimonie troppo fastose per i defunti. Lei obbedisce. Monica è in prima fila ogni domenica ad ascoltare le omelie del vescovo. E ne parla al figlio. Agostino attraverso di lei inizia a tentennare della filosofia scettica che aveva cominciato a seguire.

Un fatto lo spiazza. L’imperatrice Giustina richiede la Basilica Porziana per il vescovo ariano Mercurio. Ambrogio si rifiuta e con il popolo si rinchiude giorno e notte nella basilica. Il Dio di cui parla Ambrogio è una presenza che salva, che indica la via. Agostino vuole conoscerlo, stare con lui. Si avvicina alla verità. Riconosce l’autorità divina delle Scritture e la validità del credere. La Grazia ha operato: si converte. Quando lo comunica a Monica lei esulta e «cominciò a benedirti. E mutasti il suo lamento in gaudio». Rimane l’esigenza di mettere a posto la vita coniugale. Ma il Signore opera per vie «mirabili e segrete». La donna di Agostino decide di consacrarsi a Dio tornando in patria. Solo Monica ne comprende il sacrificio. Ora lui può ricevere il Battesimo. Nell’autunno del 386, con la piccola comunità di filosofi che lo segue, Agostino si ritira a Cassiciaco. Con loro c’è Monica. Li assiste nei bisogni quotidiani ed è ammessa alle loro dispute. E interviene con la saggezza della sua fede, lasciandoli a volte a bocca aperta.

Il Battesimo

La notte del 24 aprile 387, Sabato Santo, Agostino, Deodato e Alipio ricevono da Ambrogio il Battesimo. Tutto il popolo è presente. Monica in prima fila, con le vesti bianche in mano, sul piano del calpestìo della vasca, attende i tre rinati in Cristo.

L’estate dello stesso anno tutta la famiglia riparte per Tagaste. Si fermano a Ostia Tiberina per imbarcarsi. Qui il Signore fa il dono più grande a Monica. Una sera, madre e figlio sono appoggiati a una finestra contemplando le stelle del firmamento. E parlano. Solo Agostino può descrivere quel momento di estasi e comunione: «Cercavamo fra noi, alla presenza della verità, che sei Tu, quale sarebbe stata la vita eterna dei santi, che occhio non vide, orecchio non udì, né sorse in cuore dell’uomo. Aprivamo, avidamente, la bocca del cuore al getto supremo della Tua fonte, la fonte della vita, che è presso di Te, per esserne irrorati secondo il nostro potere e quindi concepire in qualche modo una realtà così alta». Per Monica tutto è compiuto.Dlmt974WwAAeUWG.jpg

La fedeltà di MONICA è stata premiata, e in una delle parti più toccanti delle Confessioni di Agostino il santo riferisce come Monica abbia identificato chiaramente la sua missione di vita con il portare alla vita di fede i propri figli. A Ostia gli disse:

“Figlio, nulla in questo mondo mi dà diletto. Non so cos’altro devo fare o perché sono ancora qui, visto che tutte le mie speranze in questo mondo si sono realizzate. Avevo una ragione per voler vivere un po’ di più: vederti diventare cristiano cattolico prima di morire. Dio ha effuso i suoi doni su di me a questo riguardo, perché so che hai rinunciato alla felicità terrena per essere suo servo. E allora cosa faccio qui?”. Alcuni giorni dopo si ammalò, e disse ad Agostino e al fratello di seppellirla lì – di non preoccuparsi dei suoi resti terreni –, ma chiese un favore: “Ricordami all’altare del Signore ovunque tu sia”.

Dopo solo nove giorni muore. Agostino la fa seppellire presso la chiesa di Santa Aurea in Ostia Antica. Nel 1430 il suo corpo viene traslato nella chiesa di Sant’Agostino a Roma.

Santa Monica è la santa patrona delle persone che vivono un matrimonio difficile, hanno figli difficili e pregano per la conversione dei familiari, in particolare dei figli. È l’amica consolatrice in cielo che comprende pienamente la disperazione dei genitori che si sentono impotenti e confusi mentre guardano i figli allontanarsi dalla Chiesa. Monica pregava e digiunava perché i suoi figli arrivassero a conoscere Cristo Gesù, ed è la compagna e l’intercessore di chiunque si senta confuso dal percorso dei propri figli.santino

PREGHIERA A SANTA MONICA
Voi benedetta, o avventurosa Santa Monica! ottenuto lo scopo al quale unicamente sospiravate, cioè la conversione del vostro Agostino, voi più non anelaste che al Paradiso; e ben presto esaudita, per divina disposizione non poteste compiere il vostro ritorno in patria, onde qui in Italia lasciaste le vostre spoglie mortali che a noi restano, glorioso e caro presidio, nella eterna città, in quel tempio stesso che è dedicato al glorioso vostro figlio. Accogliete, o gran Santa, sotto il vostro potente patrocinio tutte noi che, portando il nome di spose e di madri e con esso il grave peso dei doveri che ci incombono, abbiamo tanto bisogno di camminare sulle orme vostre luminose, facendoci imitatrici fedeli delle vostre sante virtù; siateci sempre propizia in ogni nostra necessità, assisteteci nella santa impresa di salvare i nostri figli affinchè ci sia concesso di venire insieme con essi a godere vicino a voi la gloria del Signore Nostro Gesù Cristo. Così sia.

 

Preghiera a Santa Monica per la conversione di un figlio o di un proprio familiare

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo,

Sotto il peso del mio fardello mi rivolgo a te, cara Santa Monica, e richiedo la tua assistenza e la tua intercessione.

Dal cielo, ti supplico di pregare davanti al Trono dell’Altissimo per il bene di mio figlio [Nome], che si è allontanato dalla fede e da tutto quello che abbiamo cercato di insegnargli.

So, cara Monica, che i nostri figli non appartengono a noi ma a Dio, e che Dio spesso permette questo errare come parte del percorso che porta a Lui. Anche tuo figlio Agostino ha errato; alla fine ha trovato la fede e ha creduto, diventando un vero maestro.

Aiutami, quindi, ad avere pazienza, e a credere che tutte le cose – anche questo allontanamento dalla fede – alla fine lavoreranno per i Suoi buoni scopi.

Per il bene dell’anima di mio figlio, prego per comprendere e confidare in questo.

Santa Monica, ti prego di insegnarmi a persistere nella preghiera pia come hai fatto tu per il bene di tuo figlio.

Ispirami a comportarmi in modi che non allontanino ulteriormente mio figlio da Cristo, e attira [Nome] gentilmente verso la sua luce meravigliosa.

Ti prego di insegnarmi quello che sai su questo doloroso mistero di separazione, e su come si riconcilia nel riorientamento dei nostri figli verso il cielo.

O Santa Monica, che hai tanto amato Cristo e la sua Chiesa, prega per me e per mio figlio [Nome], perché possiamo conquistare il cielo e unirci lì a te offrendo costanti e grate lodi a Dio,

Amen.Santino-Holy-Card-S-Santa-Monica-Basilica

Per approfondimenti http://www.santiebeati.it/dettaglio/24200

Santa Rosa da Lima, terziaria domenicana, prima Santa dell’America latina

La terziaria domenicana Santa Rosa da Lima (1586-1617) che si festeggia il 23 agosto è la prima santa dell’America del Sud ed è chiamata la mistica del Perù. Era figlia di nobili genitori spagnoli e si chiamava Isabella Flores y de Oliva.  La serva india che le faceva da balia, colpita dalla sua bellezza, decise di chiamarla Rosa, cioè con il nome del fiore più bello capace di esprimere al meglio la sua armonia.  Nome poi confermato alla Cresima e a vent’anni quando vestì l’abito del Terz’ordine domenicano, scegliendo come suo modello di vita, Santa Caterina da Siena. A Rosa si aggiunse allora anche il nome “di Santa Maria”, ad esprimere il tenerissimo amore che sempre la legò alla Vergine a cui ricorreva ad ogni istante per chiedere protezione.

Fin da piccola dimostrò una eccezionale capacità di sopportare il dolore, quando si schiacciò un dito, glielo amputarono senza che dalla sua bocca uscisse un solo lamento. La sua famiglia passò improvvisamente da una situazione di agiatezza economica ad una condizione di miseria. Così Rosa dovette presto guadagnarsi il pane lavorando di giorno e di notte. Il padre per assicurarle un futuro migliore la promise in sposa ad un giovane ricco della città di Lima, ma Rosa non accettò la proposta di nozze, anzi manifestò la sua intenzione  di abbracciare la vita di consacrazione religiosa. …

Mentre pregava davanti ad un’immagine della Vergine Maria con in braccio Gesù, un giorno da quel Bambino Rosa udì una voce che le disse: “Rosa, dedicami tutto il tuo amore …”. Non ebbe dubbi: da allora fu Gesù il suo amore esclusivo sino alla morte, un amore coltivato nella verginità, nella preghiera e nella penitenza.

…  Dopo le prime resistenze dei genitori la giovane entrò nel terz’ordine domenicano prendendo il nome di Rosa di Santa Maria.  All’epoca però non esistevano in Perù comunità religiose femminili organizzate, per cui la giovane ottenne di vivere i voti religiosi rimanendo a casa sua. Si era costruita una specie di cella monastica nell’angolo dell’orto della sua abitazione e lì condusse una vita di penitenza dormendo su un povero giaciglio. Di notte pregava e di giorno faceva il duro lavoro della bracciante. Rosa visse una vita ascetica indossando il cilicio e praticando lunghi digiuni e penitenze. Affascinata dalla terziaria domenicana santa Caterina da Siena, l’aveva presa come suo modello.

La sua vita così austera destò non pochi sospetti, a motivo anche delle sue celesti visioni, ma dalla Chiesa le vennero anche le conferme sulla giustezza del suo cammino. Con il trascorrere degli anni, alle volontarie sofferenze si aggiunsero quelle di una lunga malattia. La santa così supplicava Dio di dargli la forza di resistere: “ mio Dio, aumentate pure in me le sofferenze, perché aumenti il mio amore per voi”. Ai genitori che le consigliavano moderazione, preoccupati delle sue eccessive penitenze, Rosa rispondeva: “ Se gli uomini sapessero che cos’è vivere in grazia, non si spaventerebbero di nessuna sofferenza e patirebbero volentieri qualunque pena”. E’ il significato redentivo della Passione di Cristo che le si fece chiaro: il dolore vissuto con fede redime, salva. E il dolore dell’uomo può essere associato al dolore salvifico di Cristo. E’ una svolta interiore che coincise con la lettura di Santa Caterina, da cui imparò l’amore al sangue di Cristo e l’amore alla Chiesa. Ed è proprio nel suo romitorio in giardino che Santa Rosa riviveva nella carne la passione di Gesù, con due intenzioni: la conversione degli spagnoli e l’evangelizzazione degli indios.

Rosa  ebbe grande familiarità con il proprio Angelo Custode, ed egli l’ascoltava e le dava ordini e messaggi. Più di una volta quando la Santa era gravemente  ammalata, le portò le medicine necessarie per curarla. Una volta l’angelo fu visto accanto a Rosa alla finestra della sua cella, mentre entrambi contemplavano il cielo stellato.Saint_Rose_of_Lima_TG_583B__94545.1393622253.1280.1280.jpg

La santa ricevette anche frequenti visite da parte di Cristo che veniva a trovarla sotto le spoglie di Gesù Bambino e la chiamava con affetto: “Rosa del mio cuore”. La fanciulla aspettava sempre le visite del Divino Bambino ad un’ora precisa del giorno e se Egli qualche volta non appariva all’appuntamento, Rosa impaziente cantava versi patetici di rimprovero o di supplica. Una volta, una persona che si trovava vicino all’eremo nel momento in cui Rosa aspettava la visita quotidiana di Gesù, la udì distintamente ordinare al suo angelo custode di andare a andare a ricordare al Signore che l’ora della sua visita era passata.

Questa richiesta veniva dalla santa formulata attraverso un linguaggio ritmico, intonando come una sorta di cantico. Era tale il suo amore per Cristo e per la Chiesa che un giorno nel 1615 Rosa dovette difendere Lima dall’assalto dei calvinisti olandesi che, guidati dalla flotta dello Spitberg, assalirono la città. Rosa si avvicinò all’altare e abbracciò il Tabernacolo rimanendovi fino a quando la città non venne improvvisamente liberata a causa della morte fulminea dell’ammiraglio olandese.

Le si attribuiscono anche tante conversioni e altrettanti i miracoli. Quando ancora era in vita, Rosa venne esaminata da una commissione mista di religiosi e scienziati che giudicarono le sue esperienze mistiche come veri e propri “doni di grazia”, tanto che alla sua morte per l’enorme folla che partecipò al suo funerale, Rosa era già santa. Morì solo dopo aver rinnovato i suoi voti religiosi, ripetendo più volte: «Gesù, sii con me!». Era la notte del 23 agosto 1617. Dopo la morte, quando il suo corpo fu trasportato nella Cappella del Rosario, la Madonna da quella statua dinanzi alla quale la Santa tante volte aveva pregato le sorrise ancora, per l’ultima volta. La folla presente gridò al miracolo. Nel 1668, Rosa venne beatificata da Papa Clemente IX e canonizzata tre anni più tardi. 

Rosa in vita aveva condiviso le sofferenze degli indios che erano umiliati e vilipesi e quando morì al suo funerale accorse una tale folla a salutarla che la sua sepoltura fu più volte posticipata. Sulla sua tomba si sono verificati molti miracoli. Santa Rosa da Lima è sempre iconograficamente raffigurata con una ghirlanda di rose sul capo e in alcuni casi è lo stesso Gesù Bambino che gliela sorregge. S. Rosa attraverso la sua esperienza mistica e umana prende coscienza che senza la vera consapevolezza degli effetti che la “grazia divina” realizza in ognuno di noi, non è possibile comprendere il senso della vita e della nostra fede, come anche quello delle sofferenze che se non “offerte in unione a quelle di Cristo” diventano per noi incomprensibili e inaccettabili.

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Santa Rosa da Lima, con Maria Santissima e Gesù Bambino, Cattedrale di Valencia

SANTA ROSA DA LIMA: IL RICORDO DI PAPA FRANCESCO

Una mistica ma anche una testimone della fede cristiana “purissima”, con una vita d’esempio e clausura per offrire questo sacrificio per il bene della cristianità e del suo Paese; uno zelo incredibile offerto continuamente per i peccatori e per i popoli indigeni che ancora non conoscevano la vita e la fede in Cristo. Si doleva e “percuoteva” per chiedere la costante salvezza di Gesù per le loro vite e anche per la sua; due anni fa in Perù si è festeggiato i 400 anni dalla morte di Santa Rosa da Lima con il rito presieduto dall’inviato di Papa Francesco, il cardinale Raúl Eduardo Vela Chiriboga, arcivescovo emerito di Quito. In quell’occasione importante fu il messaggio del Pontefice che come tutti i sudamericani è dedito alla memoria e testimonianza della Santa d clausura; «fervente devozione verso Santa Rosa da Lima, perché ottenga da Dio molti benefici in tutta l’Arcidiocesi di Lima, nel Perù e in tutto il mondo». Ancora Papa Francesco, ricordando la figura di Santa Rosa da Lima, citava il Cantico dei Cantici: «donna cresciuta come un giglio tra le spine: si sottopose infatti a severe penitenze ardendo di passione amorosa per ottenere a tutti la vita eterna in Cristo».

PREGHIERE A SANTA ROSA DA LIMA

O ammirabile Santa Rosa, eletta da Dio ad illustrare con la più eccelsa santità di vita la nuova cristianità dell’America e specialmente la capitale dell’immenso Perù, voi che, appena letta la vita di Santa Caterina da Siena, vi prefiggeste di camminare sulle sue orme e nell’età tenerissima di cinque anni vi obbligaste con voto irrevocabile alla perpetua verginità, e radendovi spontaneamente tutti i capelli, rifiutaste col linguaggio il più eloquente i più vantaggiosi partiti che vi vennero offerti appena giunta alla giovinezza, impetrate a noi tutti la grazia di tenere una tale condotta d’edificar sempre i nostri prossimi, specialmente con una gelosa custodia della virtù della purezza, che è la più cara al Signore e la più vantaggiosa per noi.

3 Gloria al Padre
S. Rosa da Lima, prega per noiS.-Rosa-da-Lima

Fonti: Don Marcello Stanzione, Vaticanews

Le Quindici Orazioni di Santa Brigida di Svezia sulla Passione di N.S. Gesù Cristo

Santa Brigida di Svezia è stata una religiosa e mistica svedese, fondatrice dell’Ordine del Santissimo Salvatore delle Brigidine; fu proclamata santa da papa Bonifacio IX nel 1391 ed è patrona della Svezia.
Il 1 ottobre 1999 S. Giovanni Paolo II l’ha dichiarata compatrona d’Europa insieme a santa Caterina da Siena e santa Teresa Benedetta della Croce: “Indicandola come compatrona d’Europa, intendo far sì che la sentano vicina non soltanto coloro che hanno ricevuto la vocazione ad una vita di speciale consacrazione, ma anche coloro che sono chiamati alle ordinarie occupazioni della vita laicale nel mondo e soprattutto all’alta ed impegnativa vocazione di formare una famiglia cristiana”, scrisse San Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio con cui la proclamava, appunto, compatrona d’Europa, assieme a Santa Caterina da Siena e a Santa Teresa Benedetta della Croce. Il Papa sottolineò anche che “la Chiesa, pur senza pronunciarsi sulle singole rivelazioni, ha accolto l’autenticità complessiva della sua esperienza interiore” e circa un mese dopo, alla Celebrazione Ecumenica in memoria della Santa svedese, ricordò il suo impegno “per l’unità della fede e della Chiesa”. A dedicarle una catechesi dell’udienza generale è stato, poi, Benedetto XVI nel 2010 legando ancora la sua figura alla ricerca della piena unità di tutti i cristiani: “Santa Brigida – disse – testimonia come il Cristianesimo abbia profondamente permeato la vita di tutti i popoli” dell’Europa. 

DEVOZIONE DELLE QUINDICI ORAZIONI DI SANTA BRIGIDA
SULLA PASSIONE DI N.S. GESÙ CRISTO

Santa Brigida scrisse: “Ero immersa nelle più grandi amarezze della vita, il dolore, la malattia, la povertà, l’abbandono mi affliggevano. Con amore ogni sera ho letto queste orazioni e la mia vita si è miracolosamente trasformata e il Signore fedele alle sue promesse mi ha colmata di gioia, di benessere, di ricchezza, di consolazioni. Quello che Gesù ha fatto per me miserabile peccatrice, lo farà anche per te, mio amato fratello”. 

Le promesse di Gesù

Tutti questi privilegi sono stati promessi a Santa Brigida di Svezia da una immagine di Nostro Signore Gesù Cristo crocifisso, a condizione ch’ ella recitasse tutti i giorni queste Orazioni, e sono pure promessi a tutti coloro che le reciteranno devotamente ogni giorno durante il periodo di un anno. Nel caso vengano interrotte un giorno, è necessario ricominciare da capo. 

E’ ovvio che bisogna condurre una vita moralmente integra e che non serve recitare queste orazioni se poi non si è coerenti nel comportamento.

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IL CROCIFISSO LIGNEO CHE PARLO’ A SANTA BRIGIDA DI SVEZIA

GESU’ disse a Santa Brigida: “Ho ricevuto sul mio corpo 5480 colpi. Se tu vorrai onorarli, dirai 15 Pater e 15 Ave con le orazioni seguenti durante un anno. Trascorso l’anno, tu avrai salutato ognuna delle mie piaghe”.

Chiunque dirà queste orazioni durante un anno:

  1. Libererà 15 anime della sua stirpe dal Purgatorio,
  2. 15 giusti della stessa stirpe saranno confermati e conservati in grazia,
  3. e 15 peccatori della stessa stirpe saranno convertiti.
  4. La persona che le dirà avrà il primo grado di perfezione,
  5. e, 15 giorni prima di morire, le darò il mio prezioso Corpo di modo che sarà liberata dalla fame eterna, e le darò il mio prezioso Sangue a bere perché non abbia sete eternamente.
  6. 15 giorni prima di morire avrà una contrizione amara di tutti i suoi peccati e una perfetta conoscenza di essi.
  7. Metterò il segno della mia Croce vittoriosa davanti a lei per soccorrerla e difenderla contro gli attacchi dei suoi nemici.
  8. Prima di morire io verrò con la mia amatissima e cara Madre,
  9. Riceverò benignamente la sua anima e la condurrò alle gioie eterne,
  10. e, conducendola fino là, io le darò con singolare tratto: bere alla fonte della mia Deità; quello che non farò a quelli che non avranno recitato queste Orazioni.
  11. Occorre sapere che chiunque avesse vissuto durante 30 anni in peccato mortale e dirà devotamente o si sarebbe proposto di dire queste Orazioni, il Signore gli perdonerà tutti i suoi peccati,
  12. e lo difenderà dalle tentazioni,
  13. e gli conserverà i suoi 5 sensi,
  14. e lo preserverà dalla morte improvvisa,
  15. e salverà la sua anima dalle pene eterne,
  16. e otterrà tutto quello che domanderà a Dio e alla Santa Vergine Maria,
  17. e, se avesse vissuto sempre secondo la sua volontà e avesse dovuto morire domani; la sua vita si prolungherà;
  18. tutte le volte che reciterà queste Orazioni guadagnerà 100 giorni di indulgenza,
  19. e sarà sicuro di essere aggiunto al coro degli Angeli.
  20. Chi le insegnerà ad un altro, la sua gioia e il suo merito non finiranno, ma saranno stabili e dureranno eternamente.
  21. Dove sono e saranno dette queste Orazioni, Dio è presente con la sua grazia. santa brigida angeloPRIMA ORAZIONE

    Signore Gesù Cristo, eterna dolcezza di coloro che ti amano, felicità che sorpassa ogni gioia ed ogni desiderio, salvezza di coloro che si pentono, ai quali hai detto: “Le mie delizie sono con i figli degli uomini”, poiché ti sei fatto uomo per la loro salvezza, ricordati dell’amore che ti ha spinto ad assumere la nostra natura umana e di tutto quello che hai sopportato dall’inizio della tua incarnazione fino al momento della tua passione, a compimento del disegno di Dio, stabilito fin dall’eternità.

    Ricordati del dolore che hai sofferto nella tua anima quando hai detto: “La mia anima è triste fino alla morte” e quando, durante l’Ultima Cena, hai dato ai tuoi discepoli il tuo corpo come cibo ed il tuo sangue, come bevanda, hai lavato i loro piedi e li hai consolati amorevolmente predicendo la tua passione ormai vicina. Ricordati del timore, dell’angoscia e del dolore che hai sopportato nel tuo santissimo corpo, prima di salire sul legno della croce quando dopo aver pregato per tre volte il Padre, sudando sangue, ti sei visto tradito da uno dei tuoi discepoli, arrestato dal tuo popolo eletto, accusato da falsi testimoni e ingiustamente condannato a morte da tre giudici. Nel solenne tempo della Pasqua, sei stato tradito, deriso, spogliato dei tuoi vestiti, bendato e schiaffeggiato, legato alla colonna, flagellato e coronato di spine.

    In memoria di queste tue sofferenze, ti prego di concedermi, dolcissimo Gesù, prima della mia morte, il vero pentimento, una sincera Confessione e la remissione di tutti i miei peccati. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre santa_brigida_de_sueciaSECONDA ORAZIONE

    Gesù, vera gioia degli angeli e paradiso di delizie, ricordati degli orribili tormenti che hai provato quando i tuoi nemici, come leoni feroci, ti hanno circondato e colpendoti con schiaffi, sputi, graffi ed altri crudeli supplizi, ti hanno lacerato.

    Per le parole offensive, le violente percosse e i durissimi tormenti, con i quali i tuoi nemici ti hanno fatto soffrire, ti supplico, liberami dai miei nemici sia visibili che invisibili, e concedimi di ritrovare, all’ombra delle tue ali, la protezione della salvezza eterna. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaTERZA ORAZIONE

    Verbo incarnato, Creatore onnipotente del mondo, tu che sei infinito, incomprensibile e puoi racchiudere l’universo intero nel palmo della tua mano, ricordati dell’amarissimo dolore che hai sopportato quando le tue santissime mani e i tuoi santissimi piedi sono stati inchiodati al legno della croce. Quale dolore hai provato, o Gesù, quando i tuoi crocifissori hanno dilaniato le tue membra e slogato le tue ossa, tirando il tuo corpo per ogni verso, a loro piacere.

    Per la memoria di questi dolori da te sopportati sulla croce, ti prego di concedermi di amarti e di nutrire il giusto timore di Dio. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaQUARTA ORAZIONE

    Gesù, medico celeste, ricordati delle sofferenze e dei dolori che hai provato nel tuo corpo, già ferito e dolorante, mentre si levava in alto la croce. Dalla testa ai piedi, eri tutto un cumulo di dolore e, tuttavia, ti sei dimenticato di tanta sofferenza e hai offerto pietosamente al Padre preghiere per i tuoi nemici, dicendo:   “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Per questa smisurata carità e misericordia e per la memoria di questi dolori, concedimi di ricordare la tua amatissima passione, affinché essa mi giovi per una piena remissione di tutti i miei peccati. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.  

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre santa_brigida_de_sueciaQUINTA ORAZIONE

    Gesù, specchio di eterna chiarezza, ricordati dell’afflizione che hai provato quando, prevedendo la salvezza degli eletti mediante la tua passione hai visto anche che molti non l’avrebbero accolta.

    Per la profondità della misericordia che hai mostrato, non solo nel provare dolore dei perduti e dei disperati, ma anche verso il ladrone quando gli hai detto: “Oggi sarai con me nel Paradiso”, ti chiedo, pietoso Gesù, di riversarla sopra di me nell’ora della mia morte. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaSESTA ORAZIONE

    Gesù, Re amabile, ricordati del dolore che hai provato quando, nudo e disprezzato, pendevi dalla croce; senza avere, fra tanti amici e conoscenti che ti erano accanto, chi ti consolasse, eccetto la tua diletta Madre; a lei hai raccomandato il tuo discepolo prediletto, dicendo:  “Donna, ecco il tuo figlio!” ed al discepolo: “Ecco la tua Madre!”.Per la spada di dolore che le ha trapassato l’anima, pietosissimo Gesù, fiducioso ti prego di aver compassione di me in ogni afflizione e tribolazione sia fisica che spirituale e di consolarmi porgendomi aiuto e gioia in ogni prova ed avversità. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaSETTIMA ORAZIONE

    Signore Gesù Cristo, Fonte di dolcezza senza fine, che, mosso da un amore immenso, quando eri in Croce hai detto: “Ho sete”, cioè “Desidero sommamente la salvezza del genere umano”, ti preghiamo di accendere in noi il desiderio di operare santamente, spegnendo del tutto la sete dei nostri desideri peccaminosi e la ricerca dei piaceri del mondo. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaOTTAVA ORAZIONE 

    Signore Gesù Cristo, dolcezza dei cuori e soavità grandissima dello spirito, per l’amarezza dell’aceto e del fiele che hai bevuto per amore nostro, sulla Croce, concedi a noi peccatori, di cibarci degnamente del tuo corpo e del tuo sangue, rimedio e consolazione delle nostre anime, per tutta la vita e specialmente nell’ora della morte. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaNONA ORAZIONE 

    Signore Gesù Cristo, gioia della mente, ricordati dell’angoscia e del dolore che hai provato quando, per l’amarezza della morte e l’insulto dei Giudei, gridasti al Padre tuo: “Dio Mio, Dio Mio, perché Mi hai abbandonato?”. Per questo ti chiedo, mio Signore e mio Dio, di non abbandonarmi nell’ora della mia morte.  Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaDECIMA ORAZIONE 

    Signore Gesù Cristo, principio e termine ultimo del nostro amore, dalla pianta dei piedi alla cima del capo, ti sei completamente immerso nel mare delle sofferenze.

    Per le tue larghe e profondissime piaghe, ti prego di insegnarmi ad operare santamente, con vera carità e seguendo la tua legge e i tuoi precetti. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaUNDICESIMA ORAZIONE 

    Signore Gesù Cristo, abisso profondo di pietà e di misericordia, per la profondità delle piaghe che trapassarono non solo la tua carne e le midolla delle ossa, ma anche le più intime viscere, ti domando di sollevarmi dai peccati e nascondermi nelle aperture delle tue ferite. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaDODICESIMA ORAZIONE 

    Signore Gesù Cristo, specchio di verità, segno di unità e legame di carità, ricorda le innumerevoli ferite di cui è stato ricoperto il tuo corpo, lacerato e imporporato del tuo stesso preziosissimo sangue. Ti prego, con quello stesso sangue, scrivi nel mio cuore le tue ferite, affinché, nella meditazione del tuo dolore e del tuo amore, ogni giorno si rinnovi in me il dolore del tuo soffrire. Ciò accresca in me l’amore e la continua perseveranza nel renderti grazie, sino alla fine della mia vita; quando pieno di tutti i beni e di tutti i meriti che ti sei degnato donarmi dal tesoro della tua passione, verrò da te. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaTREDICESIMA ORAZIONE 

    Signore Gesù Cristo, Re invincibile ed immortale, ricordati del dolore che hai provato, quando venute meno tutte le forze del tuo corpo e del tuo Cuore, chinando il capo hai detto: “Tutto è compiuto!”.Per tale angoscia e dolore, ti prego di avere misericordia di me nell’ultima ora della mia vita, quando la mia anima sarà turbata dall’ansia dell’agonia. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaQUATTORDICESIMA ORAZIONE 

    Signore Gesù Cristo, unigenito del Padre altissimo, splendore e immagine della sua sostanza, ricordati dell’umile preghiera con la quale hai raccomandato il tuo spirito dicendo: “Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito”. E, dopo aver chinato il capo e aperte le viscere della misericordia per riscattarci, gridando hai emesso l’ultimo respiro.

    Per questa preziosissima morte ti prego, Re dei santi, dammi la forza di resistere alle tentazioni del diavolo, del mondo e della carne, affinché, morto al mondo, viva solo in te e, nell’ultima ora della mia vita, tu riceva il mio spirito che, dopo lungo esilio e pellegrinaggio, desidera ritornare alla sua patria. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre …santa_brigida_de_sueciaQUINDICESIMA ORAZIONE

    Signore Gesù Cristo, vera e feconda vita, ricordati dell’abbondante effusione del tuo sangue, quando chinato il capo sulla croce, il soldato ti ha squarciato il costato da cui sono uscite le ultime gocce di sangue ed acqua.

    Per la tua amarissima passione, ti prego, dolcissimo Gesù, ferisci il mio cuore, affinché, giorno e notte io versi lacrime di penitenza e di amore. Convertimi totalmente a te perché il mio cuore sia tua stabile abitazione, la mia conversione ti sia gradita ed il termine della mia vita sia così lodevole da meritare di lodarti in eterno insieme con tutti i santi. Amen.

    Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la nostra salvezza crocifisso, re del cielo, abbi pietà di noi.    

    Padre nostro…      Ave Maria…  Gloria al Padre … santa_brigida_de_sueciaPREGHIERA  “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio vivo, accetta questa preghiera con lo stesso immenso amore, con il quale hai sopportato tutte le piaghe del tuo Santissimo Corpo; abbi misericordia di noi, ed a tutti i fedeli, vivi e defunti, concedi la tua Misericordia, la tua Grazia, la remissione di tutte le colpe e le pene, e la Vita Eterna. Amen”.

    banner_giubilei.jpgFonte  http://www.brigidine.org/default.aspx?idl=43


DALLA LETTERA APOSTOLICA DI SAN GIOVANNI PAOLO II PER LA PROCLAMAZIONE DI S. BRIGIDA DI SVEZIA, SANTA CATERINA DA SIENA, SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE COMPATRONE D’EUROPAsanta brigida.jpg

SANTA BRIGIDA: La prima di queste tre grandi figure, Brigida, nacque da famiglia aristocratica nel 1303 a Finsta, nella regione svedese di Uppland. Ella è conosciuta soprattutto come mistica e fondatrice dell’Ordine del SS. Salvatore. Non bisogna tuttavia dimenticare che la prima parte della sua vita fu quella di una laica felicemente sposata con un pio cristiano dal quale ebbe otto figli. Indicandola come compatrona d’Europa, intendo far sì che la sentano vicina non soltanto coloro che hanno ricevuto la vocazione ad una vita di speciale consacrazione, ma anche coloro che sono chiamati alle ordinarie occupazioni della vita laicale nel mondo e soprattutto all’alta ed impegnativa vocazione di formare una famiglia cristiana. Senza lasciarsi fuorviare dalle condizioni di benessere del suo ceto sociale, ella visse col marito Ulf un’esperienza di coppia in cui l’amore sponsale si coniugò con la preghiera intensa, con lo studio della Sacra Scrittura, con la mortificazione, con la carità. Insieme fondarono un piccolo ospedale, dove assistevano frequentemente i malati. Brigida poi era solita servire personalmente i poveri. Al tempo stesso, fu apprezzata per le sue doti pedagogiche, che ebbe modo di esprimere nel periodo in cui fu richiesto il suo servizio alla corte di Stoccolma. Da questa esperienza matureranno i consigli che in diverse occasioni darà a principi e sovrani per la retta gestione dei loro compiti. Ma i primi a trarne vantaggio furono ovviamente i figli, e non a caso una delle figlie, Caterina, è venerata come Santa.

Ma questo periodo della sua vita familiare era solo una prima tappa. Il pellegrinaggio che fece col marito Ulf a Santiago di Compostela nel 1341 chiuse simbolicamente questa fase, preparando Brigida alla nuova vita che iniziò qualche anno dopo quando, con la morte dello sposo, avvertì la voce di Cristo che le affidava una nuova missione, guidandola passo passo con una serie di grazie mistiche straordinarie.

Lasciata la Svezia nel 1349, Brigida si stabilì a Roma, sede del Successore di Pietro. Il trasferimento in Italia costituì una tappa decisiva per l’allargamento non solo geografico e culturale, ma soprattutto spirituale, della mente e del cuore di Brigida. Molti luoghi dell’Italia la videro ancora pellegrina, desiderosa di venerare le reliquie dei santi. Fu così a Milano, Pavia, Assisi, Ortona, Bari, Benevento, Pozzuoli, Napoli, Salerno, Amalfi, al Santuario di san Michele Arcangelo sul Monte Gargano. L’ultimo pellegrinaggio, compiuto fra il 1371 e il 1372, la portò a varcare il Mediterraneo, in direzione della Terra santa, permettendole di abbracciare spiritualmente oltre i tanti luoghi sacri dell’Europa cattolica, le sorgenti stesse del cristianesimo nei luoghi santificati dalla vita e dalla morte del Redentore.sbrigd3

In realtà, più ancora che attraverso questo devoto pellegrinare, fu con il senso profondo del mistero di Cristo e della Chiesa che Brigida si rese partecipe della costruzione della comunità ecclesiale, in un momento notevolmente critico della sua storia. L’intima unione con Cristo fu infatti accompagnata da speciali carismi di rivelazione, che la resero un punto di riferimento per molte persone della Chiesa del suo tempo. In Brigida si avverte la forza della profezia. Talvolta i suoi toni sembrano un’eco di quelli degli antichi grandi profeti. Ella parla con sicurezza a principi e pontefici, svelando i disegni di Dio sugli avvenimenti storici. Non risparmia ammonizioni severe anche in tema di riforma morale del popolo cristiano e dello stesso clero (cfr Revelationes, IV, 49; cfr anche IV, 5). Alcuni aspetti della straordinaria produzione mistica suscitarono nel tempo comprensibili interrogativi, rispetto ai quali il discernimento ecclesiale si operò rinviando all’unica rivelazione pubblica, che ha in Cristo la sua pienezza e nella Sacra Scrittura la sua espressione normativa. Anche le esperienze dei grandi santi non sono infatti esenti dai quei limiti che sempre accompagnano l’umana recezione della voce di Dio.

Non v’è dubbio, tuttavia, che riconoscendo la santità di Brigida, la Chiesa, pur senza pronunciarsi sulle singole rivelazioni, ha accolto l’autenticità complessiva della sua esperienza interiore. Ella si presenta come una testimone significativa dello spazio che può avere nella Chiesa il carisma vissuto in piena docilità allo Spirito di Dio e nella piena conformità alle esigenze della comunione ecclesiale. In particolare, poi, essendosi le terre scandinave, patria di Brigida, distaccate dalla piena comunione con la sede di Roma nel corso delle tristi vicende del secolo XVI, la figura della Santa svedese resta un prezioso “legame” ecumenico, rafforzato anche dall’impegno in tal senso svolto dal suo Ordine.

Fonte https://www.culturacattolica.it/cristianesimo/testimoni-vite-di-santi/vite-dei-santi/le-sante-patrone-d-europa

Natività di San Giovanni Battista

Giovanni Battista è l’unico santo, oltre la Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. Fu il più grande fra i profeti perché poté additare l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù. Giovanni è il Precursore del Cristo con la parole con la vita. Il battesimo di penitenza che accompagna l’annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito. La data della festa, tre mesi dopo l’annunciazione e sei prima del Natale, risponde alle indicazioni dell’evangelista San Luca. (Mess. Rom.)

Martirologio Romano: 24 GIUGNO Solennità della Natività di san Giovanni Battista, precursore del Signore: già nel grembo della madre, ricolma di Spirito Santo, esultò di gioia alla venuta dell’umana salvezza; la sua stessa nascita fu profezia di Cristo Signore; in lui tanta grazia rifulse, che il Signore stesso disse a suo riguardo che nessuno dei nati da donna era più grande di Giovanni Battista.

PREGHIERA A SAN GIOVANNI BATTISTA

1) O glorioso S. Giovanni Battista, che fra i nati di donna fosti il profeta più grande: benché santificato sin dal seno materno, tu vorresti ritirarti nel deserto per dedicarti alla preghiere ed alla penitenza. Ottienici dal Signore il distacco da ogni ideale terreno per avviarci verso il raccoglimento del dialogo con Dio e la mortificazione delle passioni. 

GLORIA AL PADRE… 

2) O zelantissimo precursore di Gesù che pur senza operare alcun miracolo attirasti a te le folle per prepararle ad accogliere il Messia e ad ascoltare le sue parole di vita eterna, ottienici la docilità alle ispirazioni del Signore in modo che con la testimonianza della nostra vita possiamo condurre le anime a Dio, quelle soprattutto che hanno più bisogno della sua misericordia. GLORIA AL PADRE… 

3) O martire invitto che per la fedeltà alla Legge di Dio e per la santità del matrimonio ti opponesti agli esempi di vita dissoluta a costo della libertà e della vita, ottienici da Dio una volontà forte e generosa affinché, vincendo ogni umano timore, osserviamo la Legge di Dio, professiamo apertamente la fede e seguiamo gli insegnamenti del Maestro Divino e della sua santa Chiesa. GLORIA AL PADRE… 

PREGHIAMO :  

San Giovanni Battista, che fosti chiamato da Dio a preparare la via al Salvatore del mondo e invitasti le genti alla penitenza e alla conversione, fa che il nostro cuore sia purificato dal male perché diveniamo degni di accogliere il Signore. Tu che avesti il privilegio di battezzare nelle acque del Giordano il Figlio di Dio fatto uomo e di indicarlo a tutti quale Agnello che toglie i peccati del mondo, ottienici l’abbondanza del doni dello Spirito Santo e guidaci nella via della salvezza e della pace. Amen.

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“Il suo nome sarà Giovanni” Vangelo Luca 1,57-66.80

La Chiesa celebra la festa di tre natività soltanto: quella di Cristo, quella della Madonna e quella del Precursore. Per gli altri Santi, infatti, si festeggia non la loro nascita nella carne, bensì la loro entrata nel Cielo.
San Giovanni Battista occupa quindi senz’altro una posizione eminente nella schiera dei Santi. Secondo la Tradizione è in Paradiso il più alto dopo la Madonna (certo, dobbiamo anche riservare il posto di San Giuseppe!), perché assomiglia di più a Nostro Signore, e perché, anche se non fu preservato come Maria Santissima dal peccato originale, fu purificato e consacrato nel grembo di sua madre Elisabetta nel giorno della Visitazione.
È difficile pronunciare il panegirico di San Giovanni Battista. Cosa possiamo aggiungere di più dopo che Nostro Signore stesso l’ha lodato, dicendo che: “Fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni”?
Mi accontenterò di tre sguardi, tre “istantanee” su Giovanni Battista: contempliamo l’austerità del Profeta nel deserto; la fortezza del Testimone della luce; l’umiltà del Precursore che si scansa davanti a Colui che annuncia.dia de São João 2

Primo sguardo: il deserto, l’ascetismo

«Che cosa siete andati a vedere nel deserto?» chiedeva Gesù parlando del Battista. «Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re» (Lc 7,24).
Ecco il primo aspetto della personalità di San Giovanni Battista, quello che ci fa maggiormente impressione: Giovanni nel deserto, l’aria scontrosa, vestito di pelle di cammello, cibandosi di cavallette e di miele selvatico come un orso (cf. Mc 1,6). Che personaggio strabiliante!
Quello che stupisce prima di tutto del più grande di tutti i Profeti è l’austerità della sua vita, il suo amore alla solitudine e il suo spirito di preghiera. A noi che siamo prigionieri della nostra comodità e che ci perdiamo nelle cose vane, San Giovanni Battista viene a ricordare il ruolo del silenzio, del distacco e della mortificazione per ogni anima che vuole darsi a Dio. San Giovanni Crisostomo, quando descrive la vita del Battista, si meraviglia dolorosamente: «Se un uomo di tale santità ha vissuto una vita così austera, come, noi, che crolliamo sotto il peccato, non faremmo la più piccola penitenza?». Che lezione per noi! Il primo predicatore del Vangelo, il più grande testimone della verità, quello che additò la Verità stessa, fu anzitutto un’anima solitaria, distaccata da tutto, che fuggiva i piaceri e le mondanità. Giovanni non frequentò i palazzi dei Re, non fu di quei “predicatori” che cercano prima di tutto di farsi valere, di risplendere nel loro apostolato, e che in realtà non fanno altro che predicare se stessi.
Questo distacco, questa austerità del Battista si vede anche nella sua conversazione. Il primo predicatore del Vangelo non è un chiacchierone. Ciò è paradossale soltanto per coloro che hanno dimenticato che “il silenzio è il padre dei predicatori”. Quando i sacerdoti e i leviti gli chiedono: «Tu, chi sei?», risponde di punto in bianco: «Io non sono il Cristo». «Sei tu Elia?». «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». «No». Non si potranno mai abbastanza ammirare la brevità e la semplicità di queste risposte. Sono quelle di un’anima silenziosa che cerca soltanto la verità e che dimentica il proprio interesse. «Est, est. Non, non». “Che il vostro sì sia sì, che il vostro no sia no” (cf. Mt 5,37). San Giovanni Battista è puro e trasparente come il diamante. E del diamante possiede anche la durezza.

Secondo sguardo: la fortezza

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San Giovanni Battista: battesimo di Gesù

«Cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?». Sicuramente no. Giovanni Battista non fu un uomo che si piega sotto la spinta di qualsiasi vento. Viveva solo per Dio, completamente staccato dall’opinione degli uomini, non dava retta alle dicerie… Non cercava di piacere; non accarezzava i suoi contemporanei, i “media” del suo tempo, dicendo loro soltanto quello che volevano sentire. Come si rivolgeva loro? «Razza di vipere!» (Lc 3,7). E cosa dice? Quale è il tema della sua predica? Anzitutto i Novissimi e l’urgenza che c’è di convertirsi. «Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco» (Mt 3,10). Certo, l’immagine che il Profeta infallibile ci dà del Salvatore del mondo non è sdolcinata: «Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile» (Mt 3,12). La predicazione di San Giovanni non è un raccolta di cose pie e sentimentali. Ma la preferiamo così. E tremiamo di essere anche noi della paglia…
Giovanni, qua, sembra terribile. Terribile perché parla in nome delle esigenze dell’Amore oltraggiato, terribile perché deve scuotere l’indifferenza del mondo. Attraverso i secoli, viene a sollevare anche noi dalla nostra torpidezza e dalla nostra tiepidezza. San Giovanni è un testimone della luce e ci ricorda che – oggi come nel suo tempo – non può esistere un compromesso tra la luce e le tenebre, tra Cristo e Belial.
E perché non cerca di piacere al mondo, ai potenti e ai “media” dell’epoca? Perché vuole anzitutto essere vero, la sua testimonianza ci tocca. Ci insegna cos’è la testimonianza. Come battezzati e soprattutto cresimati, tutti noi siamo chiamati a testimoniare. Cos’è un testimone? Il testimone è colui sulla cui parola riposa la nostra fede come su una roccia. Non crediamo alla parola di un uomo che cambia sempre, che si sottomette alla moda, che è tutto preoccupato di sentire da che parte tira il vento. «Io credo soltanto alle storie i cui i testimoni si farebbero sgozzare», diceva Pascal. Giovanni Battista fu uno di quelli. Storicamente fu il primo a confessare la Divinità di Cristo: «Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (Gv 1,34); «Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me» (Gv 1,16). Ed è anche il primo che confessa la sua azione redentrice: «Ecce Agnus Dei», «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29).
Tuttavia, San Giovanni non è morto per aver confessato la Divinità di Cristo, né per averlo designato come il Messia. Il suo martirio è per noi molto significativo. È morto per aver denunciato un adulterio, un matrimonio illegittimo. Il primo martire, quello che nella Santa Messa il Sacerdote cita prima di Santo Stefano (cf. Canone Romano), fu un martire della legge naturale! È morto, insomma, per aver detto di no a una legge civile che contraddirebbe la legge morale.

Terzo sguardo: la dolcezza e l’umiltà del Precursore2-Natividade-de-São-João-Batista.gif

Ciò non deve stupirci. La grande santità si caratterizza soprattutto dall’unione delle virtù le più diverse, che solo Dio può unire così intimamente. È l’unione della fortezza con la dolcezza, dell’amore per la verità o la giustizia, con la misericordia per i peccatori. Questa unione è sempre il frutto di una grande vicinanza con Dio, perché quello che è diviso nella natura, si unisce nel regno di Dio, specialmente in Dio stesso. La santità è un’immagine dell’unione misteriosa delle perfezioni le più diverse, dell’infinita giustizia e dell’infinita misericordia, nell’eminenza della Deità, nella vita intima di Dio.
San Giovanni Battista, il temibile profeta che annunciava la collera che viene, fu anche dolce e umile di cuore, come Colui del quale ha reso testimonianza. Guardiamolo. Fin dall’inizio del suo ministero si mostra pieno di bontà per i piccoli e gli umili. Ai pubblicani di buona volontà dice soltanto: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Ai soldati: «Non maltrattate nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Quest’alleanza di forza e di dolcezza spiega anche l’ammirazione che ha potuto suscitare nei suoi discepoli. Come Gesù, Giovanni Battista fu molto amato. I suoi discepoli non lo dimenticheranno mai. Per esserne convinti basti rileggere le righe che gli dedicherà, ormai molto anziano, il più puro e il più delicato di tutti i suoi discepoli. Comincerà così il suo Vangelo: «In principio era il Verbo», e poi, subito, si ricorderà del suo maestro: «Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni». Però Giovanni l’Evangelista, anche lui, lascerà il Battista per Gesù.
E il Battista si è rallegrato di vedere partire i suoi migliori discepoli. Qua, anche, sta la sua grandezza: nella sua umiltà. Ha accettato di spogliarsi, cioè di essere un precursore e soltanto questo. Ha avuto questa abnegazione – così rara tra i precursori – di cedere il primo posto, quando la sua missione fu compiuta.

San Giovanni Battista ha accettato di essere un puro strumento, in totale dipendenza dall’azione del Padre. Dirà: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo» (Gv 3,27). L’unica cosa importante per San Giovanni fu di essere fedele al dono che gli era fatto. Era la voce, e adesso risuona la Parola; era la lampada, che doveva abituare gli occhi alla luce, e adesso risplende il Sole. E Giovanni non se ne rattrista, bensì se ne rallegra: «Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo» (Gv 3,29). Al contrario di alcuni dei suoi discepoli, che si offendono perché le folle lo stanno lasciando per seguire Gesù, Giovanni sa vedere al di là delle apparenze. Con lo spirito di profezia, contempla la meraviglia che sta per compiersi: questa meraviglia è la presenza dello Sposo. Lo Sposo è il Verbo di Dio. La sposa, è la natura umana che si unisce a Lui. È anche la Chiesa che sta nascendo.
La stessa realtà, cioè che quelli che lo seguivano adesso seguono Gesù, butta i suoi discepoli nella tristezza, perché si fermano alle cose materiali, ma fa esultare Giovanni di gioia, perché ne penetra il contenuto spirituale: «Ora questa mia gioia è piena» (Gv 3,29). Alla tristezza carnale dei discepoli si oppone la gioia spirituale di Giovanni. Non per caso, nella colletta della sua Messa, chiediamo la gioia spirituale.

Giovanni è l’uomo della gioia divina in mezzo ai distacchi umani.
Giovanni Battista è stato completamente distaccato. Non ha cercato altro che la verità, ha dimenticato se stesso, non ha voluto vedere niente altro che il Signore. Quando sarà venuto il momento non esiterà ad insorgere contro Erode, per difendere la verità. In questi tempi duri di dittatura del relativismo, che il suo esempio luminoso ci dia forza e coraggio per testimoniare anche noi la Verità!bfstjohnbaptist.jpg

Autore: Padre Dominicus Re

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

Coroncina dei 7 Doni dello Spirito Santo- Beata Elena Guerra

Beata Elena Guerra l’Apostola dello Spirito Santo scrisse questa Coroncina composta da sette invocazioni da recitarsi in sequenza, nelle quali viene rispettivamente invocato lo Spirito di Sapienza, di Intelletto, di Consiglio, di Fortezza, di Scienza, di Pietà e di santo Timore. Al termine di ciascuna strofa si implora: «Padre santo, nel Nome di Gesù, manda il tuo Spirito a rinnovare il mondo».vaticano-investiga-suposto-milagre-pela-intercessao-da-beata-elena-guerra

E’ una preghiera molto preziosa, perchè ispirata da Dio alla Beata Elena Guerra, che fu tenuta in grande considerazione da Papa Leone XIII, a cui Elena scrisse nel 1895 proprio per raccomandare a tutti i cristiani questa preghiera, affinchè ritornassero a scoprire la potenza dei Doni dello Spirito Santo e la missione di apostolato: «Al mondo mancano la verità e l’amore, perché il mondo ha allontanato da sé lo Spirito di Dio. Tutti ammettono che il mondo si sta dirigendo verso la rovina totale, ma che cosa facciamo per accelerare il necessario ritorno dello Spirito di Dio nel cuore degli uomini?».  L’esperienza mistica della beata trova connotazione su questa linea bene demarcata in cui lo Spirito santo le si rivela come amore in atto, amore che amando insegna ad amare: «La bell’opera di infiammare i cuori di amor di Dio è proprio del medesimo Amore. Venne l’Amore e l’uomo amò». Gesù accese l’amore nei cuori degli apostoli quando «mandò a essi lo Spirito santo, cioè l’Amore sostanziale e personale di Dio stesso».

 «Tutti i benefici della redenzione sono di infinita eccellenza, ma quello che di tutto è compimento e corona è l’infusione dello Spirito di Dio nelle creature»

Lo Spirito di Dio discende nel Figlio per effondersi nell’umanità. Il Consolatore libera dallo spirito del mondo attraendo a sé, provvedendo a ogni bisogno con cura e tenerezza. Al centro della spiritualità di Elena Guerra è posta la rinascita nello Spirito santo che si origina con il battesimo: «Appena uscita dal grembo di mia madre, Tu, Signore, mi hai abbracciata e lavata con l’acqua del battesimo rendendomi tua figlia. […] Rinati attraverso l’acqua, dobbiamo rinascere […] nello Spirito Santo. Solo Tu, Signore, mi puoi far comprendere e mettere in pratica questa beata rinascita. […] Affinché la mia vita sia una continua comunione, un’ininterrotta rinascita e una crescita nello Spirito Santo». Rinascere nello Spirito, rinvia alla «rinascita dall’alto» a cui accenna il testo giovanneo (cfr. Giovanni 3, 3-8), fa pensare allo Spirito santo come a un abbraccio luminoso che si effonde per accogliere e rigenerare l’intera umanità.

CORONCINA DEI SETTE DONI DELLO SPIRITO SANTOholy-spirit-devotion-3-1014x487 (1)

(della B. Elena Guerra)

O Dio, vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre…

1.  Vieni, o Spirito di Sapienza, distaccaci dalle cose della terra, e infondici amore e gusto per le cose del cielo.

Padre Santo, nel Nome di Gesù manda il tuo Spirito a rinnovare il mondo  (7 volte)

Poi si conclude:

O Maria, che per opera dello Spirito Santo concepisti il Salvatore, prega per noi. 

2. Vieni, o Spirito d’Intelletto, rischiara la nostra mente alla luce dell’eterna verità e arricchiscila di santi pensieri.

Padre Santo, nel Nome di Gesù manda il tuo Spirito a rinnovare il mondo  (7 volte)

Poi si conclude:

O Maria, che per opera dello Spirito Santo concepisti il Salvatore, prega per noi.

3. Vieni, o Spirito di Consiglio, rendici docili alle tue ispirazioni e guidaci sulla via della salute.

Padre Santo, nel Nome di Gesù manda il tuo Spirito a rinnovare il mondo  (7 volte) 

 Poi si conclude:

O Maria, che per opera dello Spirito Santo concepisti il Salvatore, prega per noi.

4. Vieni, o Spirito di Fortezza, e dacci forza, costanza e vittoria nelle battaglie contro i nostri nemici spirituali.

Padre Santo, nel Nome di Gesù manda il tuo Spirito a rinnovare il mondo  (7 volte) 

Poi si conclude:

O Maria, che per opera dello Spirito Santo concepisti il Salvatore, prega per noi.

5. Vieni, o Spirito di  Scienza, sii Maestro delle anime nostre, e aiutaci a mettere in pratica i tuoi insegnamenti.

Padre Santo, nel Nome di Gesù manda il tuo Spirito a rinnovare il mondo  (7 volte) 

Poi si conclude:

O Maria, che per opera dello Spirito Santo concepisti il Salvatore, prega per noi.

6. Vieni, o Spirito di Pietà, vieni a dimorare nel nostro cuore per possederne e santificarne tutti gli affetti.

Padre Santo, nel Nome di Gesù manda il tuo Spirito a rinnovare il mondo  (7 volte)

 Poi si conclude:

O Maria, che per opera dello Spirito Santo concepisti il Salvatore, prega per noi.

7. Vieni, o Spirito di Santo Timore, regna sulla nostra volontà, e fa’ che siamo sempre disposti a soffrire ogni male anziché peccare.

Padre Santo, nel Nome di Gesù manda il tuo Spirito a rinnovare il mondo  (7 volte)

Poi si conclude:

O Maria, che per opera dello Spirito Santo concepisti il Salvatore, prega per noi.


Si termina la coroncina con le seguenti invocazioni alla Vergine Maria.

 Invocazioni a Maria  per ottenere lo Spirito SantoND-du-St-Esprit

1. O Purissima Vergine Maria, che nella tua Immacolata Concezione fosti fatta dallo Spirito Santo eletto Tabernacolo della Divinità, prega per noi.

Affinché il Divin Paraclito venga presto a rinnovare la faccia della terra. Ave Maria…

2. O Purissima Vergine Maria, che nel  mistero dell’Incarnazione fosti fatta dallo Spirito Santo vera Madre di Dio, prega per noi.

Affinché il Divin Paraclito venga presto a rinnovare la faccia della terra. Ave Maria…

3. O Purissima Vergine Maria, che stando in orazione con gli Apostoli nel cenacolo fosti sovrappiena di Spirito Santo, prega per noi.

Affinché il Divin Paraclito venga presto a rinnovare la faccia della terra. Ave Maria….

PREGHIAMO:

Venga il tuo Spirito, Signore, e ci trasformi interiormente con i suoi Doni: crei in noi un cuore nuovo, affinché possiamo piacere a Te e conformarci alla tua Volontà. Amen.unnamed-8-740x228

 

http://www.osservatoreromano.va/it/news/apostola-dello-spirito-santo

Preghiere a Sant’Antonio da Padova

Cos’è “La preghiera” per Sant’Antonio? Lui stesso ce lo spiega chiaramente nei suoi “Sermoni”:

“Preghiera è dirigere i nostri affetti verso Dio; è un devoto e amichevole parlare con Lui. E’ la tranquillità della mente illuminata dall’alto. Preghiera è anche richiesta per ottenere i beni temporali necessari per questa vita terrena. Ma quelli che pregano chiedono al Signore con autentico spirito cristiano di sottomettere la propria volontà alla Sua: solo il Padre celeste sa di cosa abbiamo veramente bisogno su questa terra. Infine, Preghiera è ringraziare, cioè riconoscere i benefici ricevuti, e offrire tutto il nostro impegno a Dio, cosicché la nostra Preghiera possa essere permanente.”

INVOCAZIONE A SANT’ANTONIO

Caro sant’Antonio, rivolgo a te la mia preghiera, fiducioso nella tua bontà compassionevole che sa ascoltare tutti e consolare: sii il mio intercessore presso Dio.

Tu che conducesti una vita evangelica, aiutami a vivere nella fede e nella speranza cristiana; tu che predicasti il messaggio della carità, ispira agli uomini desideri di pace e di fratellanza; tu che soccorresti anche con i miracoli i colpiti dalla sofferenza e dall’ingiustizia, aiuta i poveri e i dimenticati di questo mondo.

Benedici in particolare il mio lavoro e la mia famiglia, tenendo lontani i mali dell’anima e del corpo; fa’ che nell’ora della gioia, come in quella della prova, rimanga sempre unito a Dio con la fede e l’amore di figlio. Amen.

 PREGHIERA A SANT’ANTONIO per una grazialitany19

O glorioso Sant’Antonio, 
mio grande avvocato, 
per la fiducia e l’amore che ho riposto in te, 
concedi
uno sguardo benigno a mio favore.

Grande Santo, 
tu che operi tanti miracoli 
e doni molte grazie 
a coloro che ti invocano, abbi compassione anche per questo servitore devoto 
che ha tanto bisogno del tuo aiuto.

Dì una parola al Bambino Gesù, 
che sei così felice di stringere tra le tue braccia, 
e ottienimi da Lui la grazia che umilmente ti chiedo … 
chiedere la grazia)

Ammirabile sant’Antonio, glorioso per fama di miracoli e per predilezione di Gesù, venuto in sembianze di Bambino a riposare tra le tue braccia, ottienimi dalla Sua bontà la grazia che desidero ardentemente nell’interno del mio cuore. Tu, così pietoso verso i miseri peccatori, non badare ai miei demeriti, ma alla gloria di Dio, che sarà ancora una volta esaltata da te e alla mia salvezza eterna, non disgiunta dalla richiesta che ora sollecito vivamente.

(Si dica la grazia che si ha nel cuore)

Della mia gratitudine, ti sia pegno la mia carità verso i bisognosi con i quali, per grazia di Gesù redentore e per la tua intercessione, mi sia dato entrare nel regno dei cieli. Amen.

Se cerchi i miracoliragusa-celebra-sant-antonio-padova-4101

Se cerchi i miracoli,
la morte, l’errore, la calamità
e il demonio sono messi in fuga,
gli ammalati divenir sani.

Il mare si calma,
le catene si spezzano;
ritrovano le cose perdute
i giovani ed i vecchi.

S’allontanano i pericoli,
scompaiono le necessità;
lo attesti chi ha sperimentato
la protezione del Santo di Padova.

Il mare si calma,
le catene si spezzano;
ritrovano le cose perdute
i giovani ed i vecchi.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio,
ora e sempre,
nei secoli dei secoli.

Il mare si calma,
le catene si spezzano;
ritrovano le cose perdute
i giovani ed i vecchi.

+ Amen.

“O LINGUA BENEDETTA”news_855
O lingua gloriosa! O prodigiosa lingua! Il buon Dio ha voluto conservarvi miracolosamente intatta in premio dei vostri meriti su questa terra. Approfittate di questi meriti a mio vantaggio! Parlate, glorioso S. Antonio al Signore per me!

Il buon Dio vi ha conservato la Lingua intatta perché parlaste una voce che eccitasse in me fiducia verso di Voi. Ed io ne ho tanta!
Tutto da Voi mi aspetto. Perciò io mi rivolgo a Voi, perché mi otteniate questa grazia. Parlate a Dio per me; se questa grazia è per il bene dell’ anima mia, il buon Dio non ve la negherà di certo e io loderò il vostro nome soccorrendo i vostri orfanelli. Io vi ringrazierò specialmente facendo di tutto per venire in Cielo a cantare unito alla vostra Lingua  eterne lodi al nostro buon Dio. Così sia.

O lingua benedetta  che hai tanto benedetto il Signore e l’ hai fatto benedire da molti ora si vede chiaramente quanta grazia hai trovato presso Dio.

Prega per noi glorioso Sant’ Antonio
Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.
O Dio onnipotente, Tu solo compi prodigi e miracoli; fa ti preghiamo, che come hai conservata incorrotta dopo la sua morte la lingua di S. Antonio, tuo confessore, così noi per i suoi meriti ed il suo esempio possiamo sempre benedirti e lodarti. Per Cristo nostro Signore.  Amen.


PREGHIERE DI SANT’ANTONIO ALLO SPIRITO SANTOholy-spirit-devotion-3-1014x487 (1)

1. Ti imploriamo, Spirito Santo,
di versare come un buon samaritano
la medicina della tua misericordia
sulle ferite della nostra anima.

Fasciale con le bende della tua grazia,
carica il nostro spirito sul giumento dell’obbedienza,
portaci al rifugio della conversione,
affidaci alla custodia della contrizione di spirito,
perché rimaniamo a lungo sotto le tue cure,
finché, con il denaro della vera penitenza,
recuperiamo la salvezza perduta.

E, dopo averla ritrovata,
fa’ che possiamo avere la forza
di ritornare sulla strada che porta a te,
dalla quale abbiamo deviato.

Con il tuo aiuto,
tu che, con il Padre, e il Figlio,
vivi e regni unico Dio per i secoli eterni. Amen.


2. Santo Spirito,
ti chiediamo con umiltà e devozione
di infondere in noi la tua grazia,
perché possiamo celebrare la festa dello Spirito
nell’osservanza dei tuoi comandamenti
e nella mortificazione dei nostri sensi.

Riempici di sincera contrizione;
accendi sopra di noi la fiamma della testimonianza,
e, resi così luminosi,
possiamo meritare di vedere
nello splendore dei suoi santi
il Dio altissimo.

Con il tuo aiuto,
tu che sei trino e unico Dio,
benedetto nei secoli dei secoli. Amen.xcwkxop1

Ascensione di Nostro Signore Gesù

L’Ascensione di Gesù si celebra quaranta giorni dopo la Pasqua e conclude la permanenza visibile di Dio fra gli uomini. È preludio della Pentecoste e segna l’inizio della storia della Chiesa. L’episodio è descritto dai Vangeli di Marco e Luca e negli Atti degli Apostoli. Con la solennità dell’Ascensione di Gesù al Cielo si conclude la vita terrena di Gesù che con il suo corpo, alla presenza degli apostoli, si unisce fisicamente al Padre, per non comparire più sulla Terra fino alla sua Seconda venuta (Parusìa) per il Giudizio finale. Nel Credo degli Apostoli viene menzionata con queste parole: «Gesù è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine». Essa è conosciuta sia con termine greco Analepsis (salire su) sia con Episozomene (salvezza). Quest’ultimo termine sottolinea che Gesù salendo al cielo ha completato l’opera della redenzione.

Dopo l’ascensione i discepoli «ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato.»(Atti 1:12). La tradizione ha consacrato questo luogo come il Monte dell’Ascensione.  Il monte Oliveto, da cui Gesù salì al Cielo, fu abbellito da sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino con una bella basilica; verso la fine del secolo IV, la ricca matrona Poemenia edificò un’altra grande basilica, ricca di mosaici e marmi pregiati, sul tipo del Pantheon di Roma, nel luogo preciso dell’Ascensione segnato al centro da una piccola rotonda. Poi nelle alterne vicende che videro nei secoli contrapposti Musulmani e Cristiani, Arabi e Crociati, alla fine le basiliche furono distrutte; nel 1920-27 per voto del mondo cattolico, sui resti degli scavi fu eretto un grandioso tempio al Sacro Cuore. La prima testimonianza della festa dell’Ascensione, è data dallo storico delle origini della Chiesa, il vescovo di Cesarea, Eusebio (265-340).

 Il Catechismo della Chiesa Cattolica dà all’Ascensione questa definizione: “Dopo quaranta giorni da quando si era mostrato agli Apostoli sotto i tratti di un’umanità ordinaria, che velavano la sua gloria di Risorto, Cristo sale al cielo e siede alla destra del Padre. Egli è il Signore, che regna ormai con la sua umanità nella gloria eterna di Figlio di Dio e intercede incessantemente in nostro favore presso il Padre. Ci manda il suo Spirito e ci dà la speranza di raggiungerlo un giorno, avendoci preparato un posto”. 

San Luca, Lc 24,46-53, ci ha lasciato due racconti dell’Ascensione, che presentano lo stesso avvenimento in una luce diversa: nel vangelo il racconto costituisce quasi una dossologia: il finale glorioso della vita pubblica di Gesù; negli Atti  At 1,1-11, l’Ascensione è vista come il punto di partenza dell’espansione missionaria della Chiesa (questa è pure la prospettiva degli altri due sinottici: Mt 28 e Mc 16).

Un’umanità nuova inaugurata da Cristo Signore
L’insieme delle letture invita ad andare al di là dell’avvenimento dell’Ascensione descritto in termini spazio-temporali: la «elevazione» al cielo del Signore risorto, i «quaranta giorni» dopo la Pasqua, sono solo un modo per indicare la conclusione di una fase della storia della salvezza e l’inizio di un’altra.
Quel Gesù con il quale i discepoli hanno «mangiato e bevuto» continua la sua permanenza invisibile nella Chiesa. Essa è chiamata a continuare la missione e la predicazione di Cristo e riceve il compito di annunciare il Regno e rendere testimonianza al Signore. Per questo gli angeli, dopo l’Ascensione del Risorto, invitano gli apostoli a non attardarsi a guardare il cielo (Atti 1:11): l’avvenimento a cui hanno assistito non coinvolge solamente loro; al contrario, da esso prende il via un dinamismo universale, «salvifico» e «missionario» che sarà animato dallo Spirito Santo. Immagine correlata

Nessuno è mai salito al cielo,
fuorché il Figlio dell’uomo  che è disceso dal cielo

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. sull’Ascensione del Signore, ed. A. Mai, 98, 1-2; PLS 2, 494-495)

Oggi, come avete sentito, fratelli, Nostro Signore Gesù Cristo è salito in cielo: salga con Lui anche il nostro cuore. Ascoltiamo l’Apostolo che dice: Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra (Col 3,1-2). Infatti, come Egli è salito in cielo e non si è allontanato da noi, così anche noi siamo già lassù con Lui, sebbene nel nostro corpo non sia ancora accaduto ciò che ci viene promesso. Egli ormai è stato innalzato sopra i cieli. In verità, non dobbiamo disperare di raggiungere la perfetta ed angelica dimora celeste, per il fatto che Egli ha detto: Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo (Gv 3,13). Ma ciò è stato detto perché siamo uniti a Lui: Egli è infatti il nostro capo e noi il suo corpo. Se, quindi, Egli sale in cielo, noi non ci separiamo da Lui. Colui che è disceso dal cielo non ci nega il cielo; ma in un certo modo ci dice: “Siate le mie membra, se volete salire in cielo”. Dunque fortifichiamoci intanto in ciò che più desideriamo vivamente. Meditiamo in terra ciò che ci aspettiamo di trovare nei cieli. Allora ci spoglieremo della carne mortale, ora spogliamoci dell’uomo vecchio. Un corpo leggero si alzerà nell’alto dei cieli, se il peso dei peccati non opprimerà lo spirito.

Preghiera

Inno per la festa dell’Ascensione
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Eterno, Altissimo Signore,
che hai redento il mondo;
tu, distrutto il regno della morte,
hai fatto trionfar la grazia.

Alla destra del Padre tu sali,
o Gesù, quale giudice tu siedi;
non dalla terra, ma dal ciel tu hai
ricevuto ogni tuo potere.

Tu sali per accogliere l’omaggio
del mondo triplice creato,
celeste, terrestre ed infernale,
che, sottomesso, a te il ginocchio piega.

Tremano gli angeli vedendo
la sorte capovolta dei mortali:
pecca l’uomo, redime l’Uomo;
regna Dio, l’Uomo Dio.

Nostra gioia sii tu che in ciel n’attendi
per farti premio a noi; tu che governi
con la destra la macchina del mondo
tu che oltrepassi ogni mondana gioia.

Quaggiù rimasti, noi ti supplichiamo,
le nostre colpe nell’oblio perdona,
in alto i cuori verso te solleva
porgi l’aiuto di tua superna grazia.

Sicché quando improvviso tornerai
giudice sulle nubi luminoso,
le meritate pene allontanate,
le perdute corone a noi ridar tu possa.

A te, Signor, sia gloria
risorto dalle strette della morte,
e al Padre, e al Santo Spirito,
ora e nei secoli perenni. Amen.

Aeterne Rex altissime, Ascensione, liturgia horarum, hymn. ad off. lectionis

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PREGHIERA PER L’ ASCENSIONE di GESU’

La tua ascensione al cielo, Signore, mi colma di gioia perché è finito per me
il tempo di stare a guardare ciò che fai
e comincia il tempo del mio impegno.
Ciò che mi hai affidato,
rompe il guscio del mio individualismo
e del mio stare a guardare
facendomi sentire responsabile
in prima persona della salvezza del mondo.
A me, Signore, hai affidato il tuo Vangelo,
perché lo annunciassi su tutte le strade del mondo.
Dammi la forza della fede,
come ebbero i tuoi primi apostoli,
così che non mi vinca il timore,
non mi fermino le difficoltà,
non mi avvilisca l’incomprensione,
ma sempre e dovunque, io sia tua lieta notizia,
rivelatore del tuo amore,
come lo sono i martiri e i santi
nella storia di tutti i popoli del mondo. Risultati immagini per ascension jesus

Testimonianze di grazie ricevute con l’intercessione di Santa Rita

Santa Rita da Cascia è sicuramente fra le sante più amate e conosciute nel mondo, le testimonianze dei miracoli accaduti per sua intercessione presso Dio (sia da viva, sia subito dopo la sua morte ovvero il suo ritorno alla Casa del Padre),  sono talmente numerose, che è stata proclamata dal popolo dei fedeli “santa dei casi impossibili”. Riportiamo qui alcuni casi di guarigione miracolosa scientificamente inspiegabili, avvenuti grazie alla intercessione di Santa Rita, riportati nel sito della Basilica della Santa a Cascia.

1) Una gravidanza difficile, testimonianza di Elisabetta Tatti

Per raccontare quanto è accaduto, devo tornare all’anno 2009, quando ero incinta. La gravidanza era sopraggiunta quando ormai mio marito ed io eravamo considerati non fertili. All’inizio del 6° mese, a causa di forti contrazioni uterine, fui ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma. Mi riscontrarono una dilatazione di 2 cm. Si doveva con ogni mezzo impedire il parto, poiché la bambina che portavo in grembo difficilmente sarebbe sopravvissuta dopo la nascita. Mi venne chiesto di sottopormi ad un cerchiaggio d’urgenza in quanto il parto era imminente. Non avevo alcuna scelta. Se la bambina fosse nata in quel momento, a 23 settimane, avrebbe avuto possibilità di sopravvivenza quasi nulle. L’intervento fu fissato per il 22 maggio e, appena seppi la data prescelta, provai un senso di fiducia nel mio cuore: mi affidai immediatamente a Santa Rita. Ma le cose non dovevano essere così semplici. Il cerchiaggio venne eseguito, ma si era verificata la complicazione temuta: rottura delle membrane e perdita di liquido amniotico, che avrebbero potuto in qualsiasi momento indurre il parto prematuro. Me la presi con Santa Rita, chiedendole perché mai il giorno della sua festa avesse permesso l’inizio della morte di mia figlia. Intanto mia sorella Valentina, il giorno 22 maggio, si era recata a Cascia per partecipare alle celebrazioni in onore della Santa e, infine, era venuta da me in ospedale a Roma per portarmi le rose benedette.

Il 24 maggio, cominciai la Novena a Santa Rita per i casi disperati. Misi i petali di rosa sul ventre e pregai. Sentivo vicinissima Santa Rita. Il secondo giorno scomparvero le perdite di liquido amniotico e i medici ne furono stupiti. Dopo due settimane, contro ogni aspettativa, il parto prematuro fu scongiurato. Nessuno però si aspettava che la gravidanza potesse procedere di molto, invece la bimba nacque nella 36esima settimana, quando ormai era perfettamente in grado di sopravvivere. Oggi la mia bambina, che si chiama Mariam, è bellissima e l’ho già portata al Santuario di Santa Rita una prima volta! Lode al Signore che per mezzo dei santi fa cose meravigliose.

2) Per un’amica, testimonianza di Tamara

Santa Rita è entrata nella mia vita per caso. Un’amica della nostra parrocchia doveva sottoporsi a un esame diagnostico ospedaliero pericolosoEra veramente spaventata e chiedeva preghiere. Quel giorno era proprio il 22 maggio, festa di Santa Rita. Così, abbiamo detto un rosario in famiglia per lei, raccomandandola alla santa e abbiamo anche chiesto che smettesse di fumare.

Beh, inutile dire che la Santa degli Impossibili ci ha ascoltate senza tentennamenti. Mentre la signora veniva sedata con un calmante, un medico ha aperto la porta e ha detto: «Questa signora non ha bisogno di questo esame».

Inoltre da quel giorno ha smesso di fumare senza nessun problema. È una testimonianza piccola, fatta con il cuore.

3) Miracolo di uno sconosciuto, testimonianza di Rosario Bottaro

4) Nonostante il linfoma di Hodgkin, testimonianza di Maggie Patron Costas

Vorrei testimoniare quello che per noi è un miracolo della nostra venerata Santa Rita. Mia figlia aveva 26 anni e stava per sposarsi, quando le hanno trovato il linfoma di HodgkinAbbiamo sempre pregato molto Santa Rita durante il suo lungo trattamento, che mia figlia ha ben sopportato ed è risultato un successo. Andavamo sempre il giorno 22 di ogni mese a pregare nella chiesa di Santa Rita a Buenos Aires. Io lo facevo già da più di trent’anni. Abbiamo deciso di venire a Cascia per ringraziare la Santa nella sua terra. Senza che ce ne fossimo accorti siamo arrivati lì esattamente il giorno 22, era il 22 settembre del 2006.

Mia figlia pregava soprattutto per potere avere un bambino, dopo tutto quello che aveva sopportato e che poteva impedire la maternità. Noi ringraziavamo per la salute di mia figlia, pur sapendo che sarebbe stato difficile che lei restasse incinta.

La Santa ci ha ascoltato e… che meraviglia! Il 22 di settembre del 2007, esattamente un anno dopo il giorno della nostra visita a Cascia, è nata Felicitas Rita, la sua prima figlia.

La salute di mia figlia è andata per il meglio, ha avuto una seconda figlia, Catalina Rita, e adesso è incinta di nuovo e la data di nascita che le ha dato il suo dottore è il 22 di maggio, giorno della festa della Patrona dei casi impossibili!

Noi crediamo ai miracoli e ringraziamo Santa Rita con tutto il nostro cuore.

5) Un figlio miracolato, testimonianza di Sr. Pierangela Perre

Vorrei parlare di mia sorella, Teresa Perre Aloisi, emigrata in Australia e rimasta vedova (del fu Antonio Aloisi) in giovane età con sei figli. Donna carismatica, Teresa ha sempre condotto la sua vita con profonda fede e carità cristiana, in mezzo alle preoccupazioni e alle occupazioni giornaliere, aiutando la numerosa famiglia con dedizione e generosità.

La sua costante preghiera verso Santa Rita, patrona dei casi impossibili, ha fatto sì che si compisse il miracolo verso suo figlio Francesco, che ormai era in coma da otto mesi e non dava più segni di vita.

Improvvisamente ha aperto gli occhi, tornando alla vita proprio nel momento in cui Teresa stava recitando la sua novena alla Santa, mentre diceva queste parole: “Fonte di ogni bene, fonte di ogni consolazione, ottienimi la grazia che desidero, tu, che sei la Santa degli impossibili, l’avvocata dei casi disperati. Santa Rita, per le pene da te sofferte, per le lacrime d’amore da te vissute, vieni in mio aiuto, parla e intercedi per me, che non oso chiedere presso il Cuore di Dio, Padre di misericordia. Non allontanare da me il tuo sguardo, il tuo cuore, tu, esperta nel soffrire, fa’ capire le pene del mio cuore. Consolami e confortami dandomi se tu vuoi la guarigione di mio figlio Francesco e questo ho chiesto e questo ho ottenuto!”.

Spero che possa essere di conforto a tutti coloro che, con molta pazienza, sapranno cogliere queste parole: la preghiera opera miracoli.

Tra i testimoni di questa grazia ricevuta: Michele e Maria Sergi e famiglia, Anna Romeo e famiglia, Lena e Rocco Catanzariti e famiglia, Domenica e Sam Ciampa.santa-Rita13

Ecco una preghiera tradizionale a Santa Rita per ottenerne l’intercessione nelle cause impossibili:

O Santa Patrona di chi è nel bisogno, Santa Rita, le cui suppliche davanti al tuo Divin Signore sono quasi irresistibili, che con la tua prodigalità nel garantire favori sei stata chiamata Avvocata delle cause disperate e perfino dell’Impossibile; Santa Rita, così umile, così pura, così mortificata, così paziente e con un amore così compassionevole per il tuo Gesù Crocifisso da poter ottenere da Lui qualunque cosa tu chieda, e per questo tutti ricorrono con fiducia a te aspettandosi, se non sempre aiuto, almeno conforto; accogli la nostra richiesta, mostrando il tuo potere nei confronti di Dio a favore di chi ti supplica; sii generosa con noi, come hai fatto in tanti casi meravigliosi, per la maggior gloria di Dio, per la diffusione della tua devozione e la consolazione di chi confida in te.

Ti promettiamo, se la nostra richiesta verrà esaudita, di glorificarti rendendo noto il tuo favore, di benedire e cantare le tue lodi per sempre. Confidando nei tuoi meriti e nel tuo potere davanti al Sacro Cuore di Gesù, ti preghiamo di far sì che [menzionare la richiesta]. Prega per noi, Santa Rita, perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Fonte: www.santaritadacascia.org

Resurrexit sicut dixit Cristo è veramente risorto, Alleluja!

REGINA DEL CIELO rallegrati
(Questa preghiera viene rivolta a Maria SS.ma, Madre del Risorto e, dal 1742,  viene tradizionalmente cantata o recitata nel tempo pasquale, cioè dalla domenica di Pasqua fino al giorno di Pentecoste in sostituzione dell’Angelus. La sua composizione risale al X secolo, ma l’autore è sconosciuto. La tradizione vuole che Papa Gregorio Magno (540-604), una mattina di Pasqua in Roma, udì degli angeli cantare le prime tre righe del Regina Cœli, alla quale aggiunse la quarta)

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia:images
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,
è risorto, come aveva promesso, alleluia.
Prega il Signore per noi, alleluia.

V.) Rallegrati, Vergine Maria, alleluia.
R). Perchè il Signore è veramente risorto, alleluia!

Preghiamo – O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo
Figlio hai ridonato la gioia al mondo intero, per intercessione
di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia senza fine
della vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.

Gloria al Padre…
L’eterno riposo…

IN LATINO:Jan 1-Gospels

Regina coeli, laetare, alleluia:
Quia quem meruisti portare, alleluia.
Resurrexit sicut dixit, alleluia.
Ora pro nobis Deum, alleluia.

V. Gaude et laetare, Virgo Maria, Alleluia,
R. Quia surrexit Dominus vere, alleluia.

Oremus: Deus qui per resurrectionem Filii tui, Domini nostri Iesu Christi, mundum laetificare dignatus es: praesta, quaesumus, ut per eius Genetricem Virginem Mariam, perpetuae capiamus gaudia vitae. Per eundem Christum Dominum nostrum.
R. Amen.

« Perché cercate tra i morti Colui che è vivo ? » (Lc 24,5)f864130049689fc92dc55f6680d52346

 Beato Guerrico d’Igny nel dodicesimo secolo

Per me, fratelli, « il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1, 21). Parto dunque per la Galilea, per il monte che Gesù ci ha indicato (Mt 28, 10.16). Lo vedrò e lo adorerò affinché io non muoia più, perché chiunque vede il Figlio dell’Uomo e crede in lui ha la vita eterna ; « anche se muore, vivrà » (Gv 11, 25).

Oggi, fratelli, quale testimonianza sull’amore di Cristo, vi rende la gioia del vostro cuore ? Se vi è successo un solo giorno, di amare Gesù, sia vivo, sia morto, sia tornato alla vita, oggi in cui i messaggeri proclamano la sua risurrezione nella Chiesa, il vostro cuore esulta e esclama: « Mi hanno portato questa novella: Gesù, mio Dio, è vivo! Sentite queste parole, il mio cuore che si era assopito dalla tristezza, che languiva nella tiepidezza e lo scoraggiamento, ha ritrovato la vita. » Oggi, la dolce musica di questo lieto annuncio rianima i peccatori che giacevano nella morte. Altrimenti, non si potrebbe far altro che disperare e seppellire nell’oblio coloro che Gesù, tornando dagli inferi, avrebbe lasciati nell’abisso.

A questo riconoscerai che il tuo spirito ha ritrovato pienamente la vita in Cristo – se dice: « Se Gesù è vivo, questo mi basta! Se lui vive, io vivo, poiché la mia vita dipende da Lui. Egli è la mia vita, è il mio tutto. Cosa dunque potrebbe mancarmi, se Gesù è vivo ? Ancora meglio: Che tutto il resto mi manchi, non mi importa, purché Gesù sia vivo ! ».Gesu-e-la-discesa-agli-inferi-per-salvare-le-anime-prigioniere_articleimage

CRISTO E’ RISORTO! Il Figlio di Dio ha assunto carne e sangue come noi, « per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita » ( Ebrei 2,14s ).

Nella notte o alle prime luci dell’alba di quel Primo Giorno dopo il sabato poche persone furono le sole spettatrici dell’evento più significativo della storia umana e subito, impaurite e tremanti, corsero a dare notizia  ai capi del popolo di Israele. Questi prezzolarono le guardie, imponendo loro di divulgare una falsa verità.religiosi_010-gesù-risorto

  Nello stesso tempo alcune donne, che avevano seguito Gesù dalla Galilea, in quella stessa mattina si recavano al sepolcro per completare l’opera della sepoltura, quando videro il masso, che ostruiva il sepolcro, rotolato via e la tomba priva del corpo di Gesù. Stupite e incerte, furono le prime a ricevere il lieto annunzio:

 “Gesù è risorto ! Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?”

  Da allora questo annunzio risuona sempre ed è portato a conoscenza fino agli estremi confini della terra dalla predicazione apostolica di generazione in generazione e fino alla fine dei tempi.

La Risurrezione di  Gesù irrompe nella storia di questa nostra umanità e ne inverte il cammino, dando all’uomo, in ricerca del significato del suo vivere e del suo morire, la consapevolezza del suo essere nella conoscenza della Verità e della meta finale del suo camminare nel tempo.

« E’ stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio » ( Lettera Ebrei 9,27 ).

Una sola volta!  La dottrina della reincarnazione è incompatibile con la fede cristiana.

Come viene proposta a noi in Occidente essa è frutto, tra l’altro, di un madornale errore.

All’origine, e in tutte le religioni in cui essa è professata come parte del proprio credo, la reincarnazione non significa un supplemento di vita, ma di sofferenza; non è motivo di consolazione, ma di spavento. Con essa si viene a dire all’uomo: « Bada, che sei fai il male, dovrai rinascere per espiarlo! ».

È una minaccia e un castigo. È come dire a un carcerato, alla fine della sua detenzione, che la sua pena è stata raddoppiata e tutto deve ricominciare da capo.

Noi abbiamo addomesticato tutto, adattandolo alla nostra mentalità occidentale materialistica e secolarizzata.

Abbiamo fatto della dottrina della reincarnazione, inventata quando non si conosceva ancora la Resurrezione di Cristo, un alibi per sfuggire alla serietà della vita e della morte.

Il rimedio vero è quello che la Chiesa ricorda in questo giorno dell’anno: « Uno è morto per tutti! ». 2Cor 5,14

« Cristo ha sperimentato la morte a vantaggio di tutti! ». (Ebrei 2,9)

Per premunirsi contro la morte, non dobbiamo fare altro ormai che stringerci a Lui.  Ancorarci a Cristo, mediante la fede, come si àncora una barca al fondo marino, perché possa resistere nella tempesta che sta per sopraggiungere.

La Resurrezione di Gesù vince il terrore della morte, annientando questa con la vittoria della Vita; distrugge il peccato, spalanca all’uomo la porta dell’immortalità e della sua partecipazione alla Vita stessa di Dio;  restituisce all’uomo ciò che il peccato aveva tolto: la  dignità di figlio di Dio, la vita immortale, la  sovranità sugli stessi angeli.

 Questo evento così straordinario e meraviglioso è avvenuto nel silenzio della notte.

Dio opera nel silenzio, perché l’uomo non venga sopraffatto dalla grandezza del Suo agire,  ma possa liberamente decidersi a seguirlo nella fede e riconoscere dalle Sue opere l’amore infinito per la Sua creatura.

 La Pasqua di Gesù è la vera gioia per l’uomo, perché ridona vita, libera dall’incertezza, infonde vigore, ravviva la speranza, addita agli smarriti la meta sicura, sconfigge il male, dona all’uomo il Bene assoluto: Dio Trinità Padre,  Figlio,  Spirito Santo.

   “Alla vittima pasquale s’innalzi oggi il sacrificio di lode. L’agnello ha redento il suo gregge, l’Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre. Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto: ma ora, vivo, trionfa”.

“La morte è stata ingoiata per la vittoria.
Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?

 Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!  Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore”. 1Corinzi 15,54-58

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SANTA BERNARDETTE, LA VEGGENTE DI LOURDES CHE SFIDÒ IL POTERE

Quando avvenne la prima apparizione, l’11 febbraio 1858, presso la rupe di Massabielle, a Lourdes, sui Pirenei francesi, aveva 14 anni. A lei, povera e analfabeta, appare più volte la «Signora» in quello che sarebbe diventato un centro di culto mariano fra i più importanti della storia. Subì numerosi interrogatori ufficiali perché sospettata di impostura e tenne testa a tutti con tenacia. Si rifugia a Saint-Gildard, casa madre della Congregazione delle Suore della Carità di Nevers, dove muore a 35 anni. Pio XI la proclama santa nel 1933.CgKcIVTWsAAwtxJ

È patrona dei pastori, il nome deriva dal tedesco e significa “ardita come orso”. Quando, l’11 febbraio del 1858, la Vergine le apparve per la prima volta a presso la rupe di Massabielle, sui Pirenei francesi, Bernadette Soubirous aveva compiuto 14 anni da poco più di un mese. Era nata, infatti, il 7 gennaio 1844. A lei, povera e analfabeta, ma dedita con il cuore al Rosario, appare più volte la «Signora». Nell’apparizione del 25 marzo 1858, la Signora rivela il suo nome: «Io sono l’Immacolata Concezione». Quattro anni prima, Papa Pio IX aveva dichiarato l’Immacolata Concezione di Maria un dogma, ma questo Bernadette non poteva saperlo. La lettera pastorale firmata nel 1862 dal vescovo di Tarbes, dopo un’accurata inchiesta, consacrava per sempre Lourdes alla sua vocazione di santuario mariano internazionale. La sera del 7 Luglio 1866, Bernadette Soubirous decide di rifugiarsi dalla fama a Saint-Gildard, casa madre della Congregazione delle Suore della Carità di Nevers. Ci rimarrà 13 anni. Costretta a letto da asma, tubercolosi, tumore osseo al ginocchio, all’età di 35 anni, Bernadette si spegne il 16 aprile 1879, mercoledì di Pasqua. Beatificata nel 1925, papa Pio XI l’ha proclamata santa l’8 dicembre 1933.

GLI INTERROGATORI SERRATI

santa_bernardetta_soubirous_n_1734944Fin dall’inizio delle apparizioni ella si trova implicata in una situazione del tutto paradossale: lei, che non sa né leggere, né scrivere e comprende soltanto il patois, si fa portavoce di un avvenimento soprannaturale, che fa eco in tutto il mondo. Bernadette che, dall’11 febbraio al 16 luglio 1858, aveva assistito a 18 apparizioni dell’Immacolata Concezione nella grotta di Massabielle, riesce a sbaragliare tutti: subisce numerosi interrogatori ufficiali perché è sospettata di impostura. Vogliono farla crollare, affinché cessi quell’incontrollato flusso di persone alla grotta delle guarigioni… Ma sono tutti sconcertati dalla sua limpidezza. Le sue risposte alla santa Giovanna d’Arco schivano tutte le trappole: non si confonde mai e non si contraddice. Scriverà di lei Monsignor Bertrand-Sévère Laurence, Vescovo di Tarbes, nella Lettera pastorale del 18 gennaio 1862: «Chi non ammira, avvicinandola, la semplicità, il candore, la modestia (…)? Mentre tutti parlano delle meraviglie che le sono state rivelate, solo lei mantiene il silenzio; parla soltanto quando viene interrogata (…) alle numerose domande che le vengono poste, dà, senza esitare, risposte nette, precise, pertinenti e piene di convinzione. (…) Sempre coerente, nei vari interrogatori a cui è stata sottoposta, ha mantenuto tutte le volte la stessa versione, senza togliere o aggiungere nulla». È semplice e mite, ma risoluta nella sua posizione e non è disposta a patteggiare con nessuno, così come non rinuncia al suo Rosario da quattro soldi: rifiuta a Monsignor Thibault, Vescovo di Montpellier, di scambiarlo con uno in oro e benedetto dal Papa. Di fronte agli scettici irriducibili si limita a dire: «Non sono stata incaricata di farvi credere. Sono stata incaricata di riferire». Fin dai tempi delle apparizioni esprime la volontà di farsi suora, senza che questo riguardi i tre segreti che la Vergine le aveva confidato e che lei non ha mai rivelato. Dove avrebbe potuto, meglio che nella vita religiosa, mettere in pratica quelle consegne di «preghiera» e di «penitenza per la conversione dei peccatori» che aveva ricevuto? Diventa suora della Carità e dell’Istruzione cristiana di Nevers. Fin dai tempi del noviziato Bernadette è stata una presenza costante in infermeria, malata al punto da essere ammessa a fare la professione in Articulo mortis, il 25 ottobre 1866.

IL DONO DELL’ACQUA MIRACOLOSA

Nonostante le sue sofferenze, il rumore assordante, intorno a lei, non cessa, anzi. Con frequenza incessante è chiamata in parlatorio per incontri e domande. A suo avviso i circa cinquanta vescovi che sono andati a trovarla avrebbero fatto meglio a «restare nelle loro diocesi». Impara a leggere e a scrivere. Ha una buona mano per cucire e ricamare e poi è bravissima ad animare i giochi dei bambini. Vivace, disapprova ogni ipocrisia, ogni menzogna, ogni ingiustizia. Ha il carattere fiero, serio, onesto della sua gente, per cui ogni promessa è sacra. Si è fatta religiosa per nascondersi in Dio e invece, per obbedienza, deve essere in prima linea perché è sulla bocca di tutti. Questo problema viene da lei risolto nell’ottobre del 1873 ed è una specie di patto che si rifà alle parole dell’Immacolata: «Mi recherò con gioia in parlatorio (…). Dirò a Dio: sì, ci vado, a condizione che un’anima esca dal purgatorio o che convertiate un peccatore». La Madonna a Lourdes lasciò il dono dell’acqua miracolosa. Non parlò, però, dei malati fisici, bensì dei malati nell’anima e per essi Bernadette diede la sua giovane vita. Il peccato è il principale nemico dell’uomo, quello che corrompe e allontana da Dio sia spiritualmente che fisicamente. La salma incorrotta della bellissima santa Bernadette Soubirous è ancora lì, nella cappella del convento di Saint-Gildard, a testimoniare che la guarigione dell’anima è più importante della guarigione del corpo.

In vita ha sofferto profondamente, ma la dolce espressione sul suo viso riflette la sua gioia eterna. we3-saint-ernadette-sarcophagus-raanus-flavus-cc1

Quando la tomba di Bernadette è stata aperta nel 1909, 30 anni dopo la sua morte, il suo corpo è stato trovato incorrotto. Lo stesso è accaduto nel 1919 e nel 1929.

Il rosario che teneva tra le mani era arrugginito e rovinato e il suo abito era a brandelli, ma il fegato, in genere uno dei primi organi a decomporsi, era intatto, come i denti e le unghie delle mani. Nei suoi resti sono stati trovati anche alcuni liquidi corporei.

Nel 1925 il corpo ha iniziato ad essere esposto pubblicamente, prima in uno dei giardini del convento, e in seguito nella cappella. Le mani e il volto erano coperti da un sottile strato di cera, che venne applicato per coprire la decolorazione.

L’aspetto della santa colpisce i visitatori per la dolcezza dell’espressione del volto. Una statua di Maria figura nella cappella accanto ai piedi di Bernadette, a ricordare che la sua anima ora conversa liberamente con la Madonna in Paradiso come ha fatto sulla Terra quelle 18 volte più di un secolo e mezzo fa.

IL TESTAMENTO SPIRITUALE DI SANTA BERNADETTEbernadettepray

“Per l’indigenza di mamma e papà per la rovina del mulino, per il vino della stanchezza, per le pecore rognose : grazie, mio Dio! Bocca di troppo da sfamare che ero; per i bambini accuditi, per le pecore custodite, grazie! Grazie o mio Dio, per il Procuratore, per il Commissario, per i Gendarmi, per le dure parole di Peyremale. Per i giorni in cui siete venuta, Vergine Maria, per quelli in cui non siete venuta, non vi saprò rendere grazie altro che in Paradiso. Ma per lo schiaffo ricevuto, per le beffe, per gli oltraggi, per coloro che mi hanno presa per pazza, per coloro che mi hanno presa per bugiarda, per coloro che mi hanno presa per interessata. GRAZIE, MADONNA !

Per l’ortografia che non ho mai saputa, per la memoria che non ho mai avuta, per la mia ignoranza e per la mia stupidità, grazie! Grazie, grazie, perché se ci fosse stata sulla terra una bambina più stupida di me, avreste scelto quella! Per la mia madre morta lontano, per la pena che ebbi quando mio padre, invece di tendere le braccia alla sua piccola Bernadette, mi chiamò Suor Maria Bernarde: grazie, Gesù! Grazie per aver abbeverato di amarezza questo cuore troppo tenero che mi avete dato. Per Madre Giuseppina che mi ha proclamata: “Buona a nulla”. GRAZIE!

Per i sarcasmi della madre Maestra, la sua voce dura, le sue ingiustizie, le sue ironie, e per il pane della umiliazione, grazie! Grazie per essere stata quella cui la Madre Teresa Poteva dire :”Non me ne combinate mai abbastanza”. Grazie per essere stata quella privilegiata dai rimproveri, di cui le mie sorelle dicevano: “Che fortuna non essere come Bernadette Grazie di essere stata Bernadette, minacciata di prigione perché vi avevo vista, Vergine Santa ! Guardata dalla gente come bestia rara; quella Bernadette così meschina che a vederla si diceva: “Non è che questa?!”. Per questo corpo miserando che mi avete dato, per questa malattia di fuoco e di fumo, per le mie carni in putrefazione, per le mie ossa cariate, per i miei sudori, per la mia febbre, per i miei dolori sordi e acuti, GRAZIE MIO DIO!

Per quest’anima che mi avete data, per il deserto della aridità interiore, per la vostra notte e per i vostri baleni, per i vostri silenzi e i vostri fulmini; per tutto, per Voi assente e presente, grazie! Grazie o Gesù!.”

Santa Bernardette Soubirous

Fonti

Famiglia cristiana, 14.04.2019

Aleteia https://it.aleteia.org/2017/10/13/a-lourdes-visitate-il-corpo-incorrotto-di-santa-bernadette/

Via Crucis con Papa Francesco. Veglia per asciugare le lacrime: sul Golgota è questione di Vita, unico antidoto alla banalità del male

Le lacrime e il sangue di santa Caterina da Siena. Il cielo intravisto dal recinto di un lager di Etty Hillesum. La kenosi come linguaggio di Dio di Christos Yannaras. Il valore redentivo della sofferenza di Dietrich Bonheffer. Sono le figure evocate nelle meditazioni della Via Crucis di quest’anno, scritte su incarico di Papa Francesco dalla biblista francese Anne-Marie Pelletier, già vincitrice del Premio Ratzinger nel 2014.

È una prima assoluta per una donna. Non a caso, la parola chiave dell’intero testo, che rifugge da ogni tipo di retorica, è nascita: come compimento della missione di misericordia di Dio, della sua intera esistenza che prima del Golgota era una vita in sospeso. Ed è di vita che grondano le riflessioni: senza mai mettere tra parentesi, ma al contrario mostrando fino alle estreme conseguenze il peso specifico del dolore della Croce. Vita come antidoto alla “banalità del male”: quella di Hannah Arendt, evocata – pur senza mai essere citata – nell’espressione che dà il titolo ad uno dei suoi libri più famosi. La banalità del male, oggi, ha uno spettro sempre più ampio. L’elenco di Pelletier è lungo, concreto e dettagliato, perché deve aiutare a scandagliare e misurare l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo. A fare come le donne che piangono Gesù: il pianto è segno di forza, non di debolezza, e va molto al di là degli stereotipi in cui ancora si cerca d’ingabbiare il mondo femminile. Ce lo insegna Francesco, con la rivoluzione della tenerezza che fin dall’inizio ha timbrato il suo pontificato e che è ancora viva nella memoria di uno dei momenti più intensi e originali del Giubileo della misericordia: la

Veglia per asciugare le lacrime

Tutto comincia sul Golgota, perché lì è una nascita che si compie.Contro tutte le apparenze, sul Golgota è questione di vita:

“Si tratta del nostro mondo, con tutte le sue cadute e i suoi dolori, i suoi appelli e le sue rivolte, tutto ciò che grida verso Dio, oggi, dalle terre di miseria o di guerra, nelle famiglie lacerate, nelle prigioni, sulle imbarcazioni sovraccariche di migranti. Tante lacrime, tanta miseria che non vanno perdute nell’oceano del tempo, ma sono raccolte da Lui, per essere trasfigurate nel mistero di un amore in cui il male è inghiottito”.

Quando Pietro incrocia lo sguardo di Gesù, dopo averlo tradito a tre riprese, “le sue lacrime scendono, amare eppure dolci, come acqua che lava una sporcizia”. E così che Pietro impara il perdono senza misura di colui che, prendendo la croce, “scende nel profondo della nostra notte”, raggiungendo “la terra spesso ingrata, a volte devastata, delle nostre vite”.maxresdefault

Le lacrime sono necessarie. “Il pianto delle donne non manca mai in questo mondo”, scende sulle loro guance, ma anche nel loro cuore, come le lacrime di sangue di cui parla Caterina da Siena, la prima donna proclamata dottore della Chiesa. Viviamo in un mondo in cui c’è molto da piangere:

“Pianto dei bambini terrorizzati, dei feriti nei campi di battaglia che invocano una madre, pianto solitario dei malati e dei morenti sulla soglia dell’ignoto. Pianto di smarrimento, che scorre sulla faccia di questo mondo che è stato creato, nel primo giorno, per lacrime di gioia, nella comune esultanza dell’uomo e della donna”.

Le lacrime sono necessarie. Come le lacrime di Etty Hillesum, donna forte d’Israele rimasta in piedi nella tempesta della persecuzione nazista. Nell’infermo che sommerge il mondo, lei osa pregare Dio: “Cercherò di aiutarti”, gli dice con audacia tutta femminile.

A volte, “il male ci lascia senza aiuto”. Per decifrarlo, bisogna apprendere la lingua di Dio, che si abbassa per raggiungerci là dove siamo, come insegna il teologo ortodosso Christos Yannaras. “Era necessario che la dolcezza di Dio visitasse il nostro inferno, era l’unico modo per liberarci dal male”: Dio è là dove non dovrebbe esserci e dove noi abbiamo bisogno che sia, tra i tanti esseri umani sfigurati che incrociano le nostre strade. Contro i violenti, la preghiera è quella dei monaci di Thibirine: “Disarmali! Disarmaci!”.

“Soltanto il Dio sofferente può salvare”. Sta in queste parole di Dietrich Bonhoeffer la “verità semplice e vertiginosa” della fede cristiana. Sul Golgota, anche Maria è arrivata al termine del cammino.

“In piedi, lei non diserta. Nel buio, ma con certezza, sa che Dio mantiene le promesse. Nel buio, ma con certezza, sa che Gesù è la promessa e il suo compimento”.

Acqua e sangue, vita e nascita sgorgano dal fianco del Crocifisso.Ricevendo tra le braccia il corpo nato dalla sua carne e reso immenso dal dolore, la Madre compie gesti che sono “carezza di rispetto”.

Grazie alla Madre, entrano in scena la tenerezza e la compassione: ora la missione di misericordia di Gesù è compiuta, “la violenza degli uomini omicidi è rifluita molto lontano. La dolcezza è ritornata nel luogo del supplizio”. Ogni lacrima sarà asciugata. Quando le donne preparano i profumi e gli aromi con cui renderanno l’ultimo omaggio al loro Signore, non sanno ancora che, il mattino dopo, troveranno una tomba vuota.

Fonte

http://agensir.it/chiesa/2017/04/14/via-crucis-anne-marie-pelletier-sul-golgota-si-compie-una-nascita/

 

San Giovanni Paolo II: un esorcista di nome Karol Wojtyla

La Chiesa ricorda la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II il 22 ottobre, nell’anniversario dell’inizio del suo pontificato. Il 22 ottobre 1978, papa Wojtyła fece storia con la sua celebre frase: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”.

Anche il 2 aprile è proclamata come giornata di Papa Giovanni Paolo II

Il 2 aprile 2005 si spegneva all’età di 84 anni Papa Giovanni Paolo II. In Canada, tramite l’approvazione di un disegno di legge, il 2 aprile è stato proclamato “Giornata di Papa Giovanni Paolo II”, e così sarà per tutti gli anni a venire.

Le motivazioni elencate riguardano soprattutto lo spessore internazionale dell’indimenticato Papa Wojtyla: “ riconosciuto come una figura che ha segnato la storia della Chiesa cattolica romana e del mondo, giocando un ruolo cruciale nella promozione dell’armonia e della pace tra le nazioni”. Ma anche l’amore del Papa verso i giovani, il suo impegno fondamentale per la “Giornata della Gioventù”, che è servita a riportare nella Chiesa l’entusiasmo giovanile, e nei giovani gli insegnamenti di Cristo.

Papa Giovanni Paolo II fu il primo Papa che, dopo quattrocento anni, affrontò il demonio pubblicamente in un rito di esorcismo. 

Dalle affermazioni di diversi sacerdoti esorcisti emerge che l’invocazione a San Giovanni Paolo II ha un impatto devastante sul diavolo, durante le benedizioni esorcistiche.

Papa Giovanni Paolo II nelle sue catechesi ha sempre parlato di satana come entità personale pervertita e pervertitrice, non una “metafora”: a Ponta Delgada (Azzor­re) ha gridato: «Giovani, smascherate il Maligno!»; nell’udienza generale del 22-7-1990 ha dichiarato: «Il diavolo è tentatore, è padre di menzogna, si vanta di essere il padrone del mondo, lotta contro l’avvento del Regno di Dio tra gli uomini. Se Cristo fosse stato sconfitto il diavolo avrebbe la vittoria definitiva della storia. Quel momento della lotta nel deserto è, dun­que, decisivo. Ogni tentazione al male può essere re­spinta, sull’esempio di Cristo, con la preghiera ed il digiuno (principale esorcismo, insieme al sacramento della Confessione)». Il Papa ha con­cluso riaffermando la potenza di Cristo sul male e su satana nell’avvento del Regno di Dio tra gli uomini.

Nel suo celebre discorso contro la mafia -a cui seguì un attentato, in cui “qualcuno” fece esplodere un ordigno in Laterano, la sera stessa- Giovanni Paolo II affermò: «La mafia è frutto del diavolo!».
«Siate sempre ben consapevoli delle condizioni sociali e culturali che oggi attentano, talvolta in modo subdolo, all’integrità e purezza della vita cristiana. “Il serpente mi ha ingannata”, lamenta Eva nella pagina biblica. Come al­l’origine, anche ai nostri tempi il demonio insidia l’uma­nità, quell’umanità che Dio non si stanca di ricercare, che anzi chiama con insistenza. Troppo spesso l’esperien­za ci mostra come l’uomo, irretito dal maligno, si lasci indurre ad incamminarsi sulla strada dell’ingiustizia, della sopraffazione, dell’egoismo che spegne in sé e negli altri la gioia di esistere.
Dal peccato che allontana Dio scaturisce una logica coer­citiva severa ed intransigente. Dalla violazione del precet­to divino derivano inclinazioni perverse, che ottenebrano la coscienza ed alterano la concreta valutazione del bene e del male. Quando questa tremenda progressione dell’in­ganno si estende sino a diventare espressione di vita col­lettiva, si realizza quel peccato sociale che, impossessan­dosi degli organismi e delle strutture scatena terribili po­tenze oppressive. Si hanno allora quelle forme di crimina­lità organizzata che mortificano e spezzano le coscienze, togliendo a tutti la serenità ed umiliando la speranza. Di fronte a tali sfide ,deve rispondere con umile fortezza il no­stro impegno di fede. Sacerdoti, siate seminatori di spe­ranza, testimoniate che i gravi problemi della Sicilia pos­sono oggi essere risolti, se noi riusciamo a rendere presen­te Gesù Cristo tra la gente» (San Giovanni Paolo II).

Uno degli antibiotici più efficaci per combattere il maligno è il SANTO ROSARIO e San Giovanni Paolo II raccomandava fortemente questa preghiera, così come esortava la Santissima Vergine Maria a Fatima:Risultati immagini per SAN GIOVANNI PAOLO ii PREGA ROSARIO
«Recitiamo con costanza il Rosario nelle comunità ecclesiali e nelle nostre famiglie. Esso in seguito alle ripetute invocazioni unirà i cuori, ravviverà i legami, rafforzerà la nostra speranza e donerà a noi tutti la pace e la gioia di Cristo, che è nato, morto e risorto per noi.
Recitare il Rosario infatti significa mettersi alla scuola di Maria ed apprendere da Lei,  Madre e Disce­pola del Cristo, come vivere in profondità ed in pie­nezza le esigenze della fede cristiana. Ella fu la prima credente, e della vita ecclesiale, Ella nel Cenacolo fu centro di unità e di carità tra i primi discepoli di suo Figlio.
Nella recita del Santo Rosario non si tratta tanto di ripetere delle formule quanto piuttosto di entrare in colloquio confidenziale con Maria, di parlarLe, di ma­nifestarLe la propria disponibilità nell’accettare i dise­gni di Dio, di prometterLe fedeltà in ogni circostanza, soprattutto in quelle più difficili e dolorose, sicuri del­la sua protezione, e convinti che Ella ci otterrà dal suo Figlio tutte le grazie necessarie alla nostra sal­vezza.
Recitando il Santo Rosario, infatti, noi contem­pliamo il Cristo da una prospettiva privilegiata, cioè da quella stessa di Maria, sua Madre; meditiamo cioè i misteri della vita, della passione e della resurrezione del Signore con gli occhi e col cuore di Colei che fu più vicina a suo figlio.
Siamo assidui alla recita del Rosario sia nella co­munità ecclesiale sia nell’intimità delle nostre famiglie: esso, sulla scia delle ripetute invocazioní, unirà i cuori, riaccenderà il focolare domestico, fortificherà la nostra speranza e otterrà a tutti la pace e la gioia del Cristo nato, morto e risorto per noi»’ (S. Giovanni Paolo II, Osservatore Romano, 3-4, ottobre 1988 ).

Dalle affermazioni di diversi esorcisti emerge che l’invocazione a San Giovanni Paolo II ha un impatto devastante sul diavolo. Mons. Andrea Gemma nel suo libro “Confidenze di un esorcista” afferma che il maligno, durante gli esorcismi, reagisce violentemente all’invocazione del nome del Pontefice mariano, San Giovanni Paolo II, il cui pontificato – per sua stessa ammissione – lo ha molto disturbato.peccato4Durante un esorcismo, afferma Mons.Gemma, il diavolo avrebbe ammesso : “Il vecchiaccio (così chiama Giovanni Paolo II) ci ha fatto un enorme danno: ci ha strappato molti giovani….”
Fra Benigno, esorcista ufficiale della diocesi di Palermo, conferma nel suo libro “Il diavolo esiste” di avere ottenuto diverse liberazioni per intercessione di Giovanni Paolo II a partire dal giorno della sua morte.
Appoggiando sul capo dei posseduti una corona del Santo Rosario, appartenuta al Papa mariano, assiste sempre a violente reazioni da parte delle persone colpite da disturbi malefici importanti.

400 anni dopo, il papa “venuto da lontano” realizzò un rito di esorcismo all’interno della Città del Vaticano, come ha documentato il giornalista David Murgia in una trasmissione della televisione dei vescovi italiani, TV2000.

Quando era sacerdote – secondo le fonti di TV2000 –, il giovane Wojtyła aveva compiuto il rito dell’esorcismo su varie persone con mali inspiegabili e presuntamente possedute.

Jacques-Paul Martin, ex prefetto della Casa Pontificia durante il pontificato di Giovanni Paolo II, ha confermato in un libro postumo che nel 1982 il pontefice polacco ha affrontato il diavolo in Vaticano liberando una giovane donna vittima di possessione diabolica. Il parroco di Santa Assunta (Cesi-Terni), padre Baldini Ferroni, accompagnò Francesca e la sua famiglia in Vaticano e ha raccontato alcuni dettagli di quanto accadde. Era il 27 marzo 1982, e Francesca e la sua famiglia erano in Piazza San Pietro. I medici non riuscivano a risolvere l’enigma e la donna era affidata a un sacerdote esorcista e al suo parroco. 

Il rito di esorcismo avvenne il 4 aprile 1982, il quarto anno del pontificato. Racconta Padre Gabriele Amorth: “Lo ricordo perfettamente. Conosco Francesca, la giovane che era presente quella mattina all’udienza papale in Vaticano. In precedenza, il vescovo della diocesi a cui la ragazza apparteneva le chiese se fosse disposto a esorcizzarla, e il Papa diede il suo assenso, senza problema. E il Papa procedette subito dopo all’esorcismo, nella sua cappella privata in Vaticano. Francesca non faceva altro che sputare e strisciare contorcendosi al suolo. Le persone che attorniavano il Papa non credevano ai loro occhi: ‘Non abbiamo mai visto una scena come quelle che si descrivono nel Vangelo’, ammettevano, sbalorditi.

Il primo a essere impressionato fu il Papa stesso, secondo la testimonianza del cardinale francese Jacques Martin, secondo il quale Woytila confessò poi a Ottorino Alberti, vescovo di Spoleto: ‘Non mi è mai accaduto nulla di simile nella vita…’. Giovanni Paolo II in effetti diceva: ‘Tutto quello che accade nei Vangeli, accade anche oggi’. Però oltre a pensarlo, e a dirlo, Giovanni Paolo II finiva per sperimentarlo egli stesso. Anche se il suo esorcismo fu di una certa efficacia, per liberare Francesca completamente ci vollero cinque anni interi di benedizioni.

Dopo aver compiuto il rito, Giovanni Paolo II chiese ai presenti di stare tranquilli e di continuare a pregare per Francesca, che oggi è sposata, ha quattro figli e conduce una vita normale. Non è rimasta in lei alcuna traccia della possessione, come ha confermato il suo parroco a David Murgia.

Al riguardo, padre Amorth commentava di aver realizzato il rito dell’esorcismo a varie persone che anche dopo vent’anni non erano state liberate completamente. Si verificavano sempre benefici, ma liberarle era “un’altra cosa”, diceva.

La lotta spirituale di Wojtyła contro il demonio

Karol Józef Wojtyła considerava la lotta spirituale contro il principe degli “spiriti impuri” e il grande tentatore equivalente a diffondere la Parola di Dio. Molti sono i suoi discorsi e le menzioni alle menzogne e alle seduzioni del peccato.

Il 9 marzo 2003, durante l’Angelus in Piazza San Pietro, l’anziano papa, già malato, avvertì il mondo del contesto internazionale di guerra e della necessità di convertire i cuori alla vera pace.

“Al riguardo, è quanto mai eloquente l’icona di Cristo che smaschera e vince le menzogne di Satana con la forza della verità, contenuta nella Parola di Dio”, disse.

Il futuro santo, molto noto ai suoi collaboratori per la sua spiritualità e la forte preghiera, assicurò che “nell’intimo di ogni persona risuonano la voce di Dio e quella insidiosa del maligno. Quest’ultima cerca di ingannare l’uomo seducendolo con la prospettiva di falsi beni, per distoglierlo dal vero bene, che consiste proprio nel compiere la volontà divina”.

In varie occasioni papa Wojtyła ha affermato che l’opera del demonio si manifesta attraverso il male della droga, della guerra, della decadenza morale, della persecuzione dei cristiani e delle ideologie del momento.

Giovanni Paolo II, ricordava a TV2000 padre Amorth in una delle ultime interviste concesse ai mezzi di comunicazione, ha fatto tanti discorsi su Satana a livello dottrinale, ma il più noto è stato quello davanti alla grotta di San Michele Arcangelo, vicino San Giovanni Rotondo.

Il 24 maggio 1987, durante la sua visita in Puglia, Giovanni Paolo II chiese aiuto all’arcangelo Michele per lottare contro il diavolo. “Il Demonio è tuttora vivo ed operante nel mondo”, affermò. “Il male che è in esso, il disordine che si riscontra nella società, l’incoerenza dell’uomo, la frattura interiore della quale è vittima non sono solo le conseguenze del peccato originale, ma anche effetto dell’azione infestatrice ed oscura del Satana, di questo insidiatore dell’equilibrio morale dell’uomo”.

“È vero che ‘le porte degli inferi non prevarranno’, secondo l’assicurazione del Signore, ma questo non significa che siamo esenti dalle prove e dalle battaglie contro le insidie del maligno”, sottolineò.

Il diavolo confessa perché teme Giovanni Paolo II

Padre Amorth dichiarò a TV2000 di aver scoperto che San Giovanni Paolo II era un potente intercessore per lottare contro il diavolo e liberare gli indemoniati.

Nel libro scritto a quattro mani con il giornalista Paolo Rodari, raccontò anche di aver chiesto al diavolo più di una volta perché temeva tanto Giovanni Paolo II.

In primo luogo, diceva, il demonio gli aveva risposto che il papa santo aveva sbaragliato i suoi piani sulla Terra. Amorth interpretò la risposta del demonio con la caduta del comunismo e del marxismo nell’ex Unione Sovietica.

In secondo luogo, l’esorcista morto quasi novantenne a settembre disse che il diavolo era furioso con Giovanni Paolo II perché gli aveva strappato dalle mani molti giovani, che si erano convertiti grazie a lui. Alcuni magari erano già cristiani ma non praticanti, ma poi con il papa polacco erano tornati a praticare la loro fede.

Padre Amorth sottolineò che Giovanni Paolo II e padre Pio erano alleati contro il demonio, ma che la loro azione non si poteva paragonare a quella della Vergine Maria, Madre di Gesù.

Una volta, Padre Amorth chiese a Satana perché si spaventasse di più quando invocava la Madonna che quando invocava Cristo, e il demonio rispose che per lui era peggio essere umiliato da una creatura umana che essere umiliato da Lui.

Va sottolineato che durante il pontificato di Giovanni Paolo II nella diocesi di Roma si è stabilito come priorità il fatto di rispolverare l’antico rito dell’esorcismo e di formare sacerdoti per questa missione spirituale di guarigione e liberazione.

Nel luglio 2014, infatti, la Congregazione per il Clero, con la benedizione di papa Francesco, ha riconosciuto giuridicamente l’Associazione Internazionale Esorcisti (Aie).

PREGHIERA PER OTTENERE LE GRAZIE PER INTERCESSIONE DI SAN GIOVANNI PAOLO II

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O Trinità Santa, ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa san Giovanni Paolo II e per aver fatto risplendere in lui la tenerezza della Tua paternità, la gloria della Croce di Cristo e lo splendore dello Spirito d’amore.

Egli, confidando totalmente nella Tua infinita misericordia e nella materna intercessione di Maria, ci ha dato un’immagine viva di Gesù Buon Pastore e ci ha indicato la santità come misura alta della vita cristiana ordinaria quale strada per raggiungere la comunione eterna con Te. Concedici, per sua intercessione, secondo la Tua volontà, la grazia che imploriamo … Amen.

Pater Ave Gloria

San Giovanni Paolo II, prega per noi

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Santa Teresa di Lisieux rivela come vincere le tentazioni con atti di umiltà obbedienza e semplicità

Nelle vite di tutti i Santi, ci sono stati periodi di lotta spirituale e di aridità. Padre Ángel Rossi, nel suo libro Teresa de Lisieux: la mimada, la misionada, la doctora, spiega il combattimento spirituale di Santa Teresina, che ci mostra come si possono superare le tempeste del cuore, quando il diavolo cerca di intrappolarci e confonderci con sentimenti e pensieri di angoscia che ci opprimono. Santa Teresa di Lisieux stava per pronunciare i voti per entrare al Carmelo e, proprio il giorno prima di quel momento che tanto aveva desiderato, non sentì più la Presenza di Gesù nella sua decisione,  non provava più gioia, come agli inizi della sua scelta vocazionale, ma solo aridità ed inadeguatezza:

  Non c’è bisogno di tante spiegazioni per capire che questa lotta sta nel demolire la presenza maligna. E’ utile  vedere come saggiamente Teresina risolve questo ostacolo. Fa due cose che sono essenziali per discernere, che possono aiutarci a superare le nostre tempeste interiori.

Il primo è applicare un criterio d’oro di Sant’ Ignazio di Loyola, che esprime una delle sue regole di discernimento: ” in tempo di desolazione e di crisi, non dobbiamo cambiare i nostri propositi “. Teresina non cambia la sua decisione di prendere i voti, anche se d’ improvviso si trova in aridità spirituale. “Quando si è in mezzo alla tempesta, non bisogna toccare gli obiettivi che ci eravamo prefissati, quando eravamo bendisposti prima che cominciasse la prova:  lo Spirito del Male, infatti, sta cercando di farci desistere o, almeno, di togliere il fervore del cuore, dell’anima”. Teresina ricorda che lei era felice di prendere i voti e che, quando aveva deciso, le sembrava di volare dalla gioia; non c’erano nuvole di tempesta o dubbi nella sua decisione. E improvvisamente ora, nel momento più importante, irrompe inaspettatamente questo inferno dell’indecisione e dell’aridità. Pertanto, la prima cosa molto saggia da fare, spiega Padre Rossi, è:  ” nessun cambiamento nel tempo della desolazione “.

Il secondo punto importante è che lei non si isola, ma denuncia ciò che sta accadendo e apre il suo cuore condividendo la sua crisi con il suo direttore spirituale. Racconta quanto segue:

“Ah! Come descrivere l’angoscia della mia anima? Mi era sembrato che, se avessi comunicato le mie paure al mio superiore, avrebbe potuto impedirmi di pronunciare i miei voti. Tuttavia, avrei preferito fare la volontà di Dio e tornare nel mondo, piuttosto che rimanere nel Carmelo e disobbedire al mio superiore. Ho quindi lasciato la voce al mio maestro e gli ho confessato la confusione del mio stato d’animo. Per fortuna, lui ha visto più chiaramente di me e mi ha rassicurato del tutto. Inoltre, l’atto di umiltà che avevo fatto, ha messo in fuga il demonio, che pensava che forse non avrei avuto il coraggio di confessare la mia tentazione “.

Sant’ Ignazio di Loyola è chiaro, come nella Regola 14, parla di come si dovrebbe agire quando si è tentati dal diavolo, “dobbiamo denunciare la tentazione e non dobbiamo fare ciò che lo spirito ci indica, tacendo ed isolandoci”.  Sant’ Ignazio dice che il diavolo è come un vano amante, che non vuole che la donna confessi al marito  la  sua presenza molesta che la sta provocando; il silenzio infiamma la tentazione, ma se la moglie la confessa, il vano amante sarà scoperto e punito. Sant’ Ignazio invitava a confessare, a dichiarare la tentazione ed in questo modo ne saremo liberati. Santa Teresina afferma, dopo aver confessato la sua tentazione al proprio padre spirituale: “In questo atto di semplicità, in questo atto di umiltà, ho messo in fuga le tentazioni del male”.

E’ nel territorio della semplicità e dell’ umiltà che lo spirito del Male, al momento della scoperta, viene sconfitto ed è costretto a fuggire.

Padre Angel Rossi indica le tre tattiche che Santa Teresina usava  per vincere la tentazione:theresepainting

1) Affrontare direttamente il Male con la verità o “ucciderlo con l’indifferenza”, dando le spalle alla tentazione

2) Andare direttamente da Gesù e dirgli quello che si sta passando, attraverso il proprio direttore spirituale o nel Sacramento della Confessione, ricorrendo a qualcuno che abbia più esperienza spirituale di noi per raccontare ciò che proviamo, ma soprattutto rendere la tentazione un oggetto di preghiera.

3) Offrire quello che si sta vivendo con dolore come preghiera di riparazione unendosi alla Comunione dei Santi.

Su questa terza tattica, quella dell’offerta, padre Rossi dice:

Ci fa bene sapere che mentre soffriamo forse vicino a noi o molto lontano ci sono altre persone che stanno soffrendo lo stesso, o ancor di più. Sapere che il nostro dolore di ora può essere fecondo in un ambito che neanche immaginiamo, per via della Comunione dei Santi.

La mia preghiera di oggi, la mia sofferenza di oggi, dice Van der Meer, è come un seme che prendo e ho il coraggio di gettare in aria, confidando nel fatto che i venti dello Spirito lo porteranno dove Egli ritiene sia più conveniente, e lì germinerà e darà frutto, un frutto che forse non vedremo mai durante la nostra vita terrena, ma vedremo in cielo, dove parte della gioia sarà quando il Signore ci presenterà quelle persone delle quali ci siamo presi misteriosamente cura con la nostra preghiera o la nostra offerta, e soprattutto quando ci presenterà quelle a cui dobbiamo il miracolo di credere. Il Signore, oltre all’abbraccio che speriamo di ricevere da Lui, ci chiamerà e ci dirà:

“Sei in Cielo per quella vecchietta che ha offerto il suo dolore, per quel bambino che recitava ogni sera un Padre Nostro”

“Ah, ma io non li conosco”

“E questo cosa c’entra?”, ci dirà il Signore.

E così ci presenterà persone che non abbiamo mai visto, o forse al contrario incontreremo gente che era così vicina a noi che non ci siamo nemmeno resi conto di quanto si prendeva cura di noi “invisibilmente”, con il suo amore o il suo dolore offerto.

Fonti

http://radiomaria.org.ar/programacion/santa-teresita-la-confianza-medio-la-prueba/

http://radiomaria.org.ar/programacion/comunion-de-los-santos/

 

Vescovo di Norcia: “Politiche europee difendano famiglia e diritto dei bambini ad avere papà e mamma”

Un appello a difendere la famiglia e il diritto dei bambini ad una mamma e ad un papà; ma anche l’esortazione a guardare a san Benedetto come modello attuale per l’Europa e per la ricostruzione. 

Di fronte al pressing mediatico e giudiziario che rischia di diventare una dittatura minacciando seriamente la famiglia e il diritto dei bambini ad un papà e una mamma, non è possibile tacere. Così in sintesi l’arcivescovo di Spoleto Norcia, mons. Renato Boccardo, questa mattina 21/03/ 2017 a Norcia durante la Messa per la festa di San Benedetto, patrono d’Europa.  E’ stata la prima Eucarestia celebrata all’interno delle mura cittadine dopo il violento terremoto del 30 ottobre scorso, che ha distrutto gran parte dei centri abitati della Valnerina.

La prima messa nel centro di Norcia dopo il sisma
Numerosi i fedeli radunatisi attorno alla statua bianca di San Benedetto, miracolosamente integra, nella piazza centrale. Con loro, giunte da Trevi,  anche le monache benedettine di S. Antonio, il cui monastero è in gran parte da demolire.  Sullo sfondo la facciata “ingabbiata” di quella che era la basilica edificata sul luogo di nascita di Benedetto  e della sua gemella Scolastica. E’ stato un momento di grande speranza, dopo tanta paura  e desolazione.

Mons. Boccardo: anche noi come Benedetto dobbiamo ricostruire
“Benedetto è stato un grande ricostruttore – ha detto mons. Renato Boccardo – Anche noi dobbiamo ricostruire: le ferite del recente terremoto sono ancora sanguinanti e ci vorrà tempo perché si mutino in cicatrici. L’eredità benedettina, decisiva per la nascita dell’Europa e delle sue radici cristiane, è stata indicata dal presule  come riferimento attuale per il Vecchio Continente.

Politiche difendano famiglia e diritto bambini ad avere papà e mamma
L’auspicio espresso è stato che le politiche europee siano orientate alla promozione e difesa della famiglia  “costituita dall’unione stabile di un uomo e di una donna” e “ad assicurare ai bambini l’indispensabile presenza di un papà e di una mamma”. Anche in Italia – ha rilevato l’arcivescovo –  questi principi fondamentali del vivere comune sembrano essere seriamente minacciati, quando il desiderio di qualcuno pretende di essere riconosciuto come diritto garantito dalla legge e quando i tribunali si sostituiscono ai legislatori, esercitando un pressing giudiziario e mediatico che rischia di diventare – o forse è già diventata – una vera dittatura culturale”.

Non tacere di fronte a dittatura culturale
Non possiamo assistere in silenzio a queste aggressioni sistematiche agli ambiti in cui si forma, cresce e si sviluppa il nucleo più profondo dell’umano” ha aggiunto con l’auspicio che la società attuale non stia diventando decadente come quella contemporanea a Benedetto. “ Come cristiani, non vogliamo far mancare il nostro contributo responsabile nella promozione della giustizia e della pace, nella ricerca del bene di tutti, nell’accoglienza senza discriminazioni».

A Norcia tra pochi giorni le celebrazioni del 60.mo del Trattato di Roma
A Norcia, in segno di solidarietà con le popolazioni colpite dal sisma, il prossimo 24 marzo, nell’ambito delle celebrazioni del 60° anniversario del Trattato di Roma è in programma una riunione dei presidenti dei gruppi dell’Europarlamento e dei membri dell’ufficio di presidenza. «È un’occasione propizia – ha detto mons. Boccardo – affinché quanti eletti a Bruxelles e a Strasburgo confermino il sogno europeo e si domandino se il progetto che stanno realizzando rimane fedele all’intuizione dei padri fondatori”: un’Unione Europea fondata non su una base individualistica e materialista, ma  culturale e spirituale. Al termine della Messa la processione col reliquiario di S. Benedetto si è snodata lungo le vie del centro storico, dove poco prima aveva sfilato il corteo storico con i suoi colori accesi e il festoso rullo di tamburi.

CARDINALE BAGNASCO: NO ADOZIONE A COPPIE DELLO STESSO SESSO, NO EUTANASIA. LA FAMIGLIA, costituita da uomo e donna, va sostenuta e difesa.

Il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale, in occasione della prolusione del Consiglio Permanente della Cei, ha detto: “C’è ancora più bisogno d’Europa – afferma il cardinale – ma ad una condizione: che l’Europa non diventi altro rispetto a se stessa, alle sue origini giudaico-cristiane, alla sua storia, alla sua identità continentale, alla  sua pluralità di tradizioni e culture, ai suoi valori, alla sua missione”.  E questo vale anche per i migranti, verso i quali “l’Unione Europea deve uscire dai propri ambienti chiusi, e arrivare idealmente fino alle nostre coste; deve farsi più responsabile e meno giudicante”.

Tra i temi caldi in agenda c’è il testamento biologico. Per Bagnasco “la legge sul fine vita, è lontana da un’impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato. In realtà, la vita è un bene originario. Si rimane sconcertati – dice – anche vedendo il medico ridotto a un funzionario notarile”.

” No poi all’adozione di  bambini da parte di coppie dello stesso sesso. La famiglia costituita invece dall’unione tra un uomo e una donna va sostenuta anche perché è il primo e efficace ammortizzatore sociale”. 

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/21/mons_boccardo_impossibile_tacere_su_attacchi_a_famiglia/1300123

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/20/card_bagnasco_il_lavoro_sia_una_priorit%C3%A0_per_la_politica/1299990

San Giuseppe, Patrono della Chiesa e protettore della famiglia

Per secoli i cristiani si sono rivolti a San Giuseppe come potente patrono e fedele custode, padre e amico. Il 19 marzo è la Solennità di san Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. Indicato come Gloria della Vita Domestica, Patrono dei Morenti e Terrore dei Demoni, San Giuseppe padre adottivo del Figlio di Dio è anche un padre per coloro che sono diventati figli e figlie di Dio attraverso il sacramento del Battesimo. Patrono della Chiesa universale per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste.
Sicuramente è il degno e potente protettore di ogni famiglia cristiana, come lo fu della Sacra Famiglia.

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Santi e papi nel corso dei secoli hanno sperimentato e lodato il grande potere di intercessione di San Giuseppe. “Vorrei poter persuadere tutti gli uomini ad essere devoti a questo santo glorioso”, ha scritto Santa Teresa d’Avila nella sua autobiografia, “perché so per lunga esperienza quali benedizioni possa ottenere per noi da Dio….Io non capisco come si possa pensare a Maria tutta occupata nelle sue cure al Bambino Gesù, senza ringraziare S. Giuseppe per tutti gli aiuti, che prestò in quel tempo alla Madre e al Figlio! S. Giuseppe è maestro d’orazione e di vita interiore: chi non ha chi gl’insegni a pregare, prenda per maestro questo glorioso Santo, e non fallirà la strada. Egli è il mio avvocato e protettore”.

S. Francesco di Sales ha scritto di lui:

” San Giuseppe non è solo patriarca, ma corifeo dei patriarchi; non è solo confessore, ma più che confessore, perché nella sua confessione sono racchiuse la dignità dei vescovi e la generosità dei martiri e di tutti gli altri Santi. Quale unione tra S. Giuseppe e Maria! Per questa unione Nostro Signore, come apparteneva a sua Madre, apparteneva anche a S. Giuseppe, non secondo la natura, ma secondo la grazia; perché questa unione lo faceva partecipe di tutto ciò che apparteneva alla sua Sposa: Maria, quasi specchio, riceveva nella sua anima i raggi del Sole eterno di giustizia, e l’anima di Giuseppe, quasi altro specchio, anch’essa di faccia a Maria ne raccoglieva perfettamente i raggi riflessi. Più perfetto degli Angeli nella verginità, eminentissimo in sapienza, compitissimo in ogni sorta di perfezione, anch’egli morì di amore, non altrimenti della Vergine sua Sposa, e, com’Essa, fu sollevato in anima e corpo al cielo”.

“Tutti i cristiani, di qualsivoglia condizione e stato, hanno ben motivo di affidarsi e abbandonarsi all’amorosa tutela di San Giuseppe”, ha scritto papa Leone XIII nella sua enciclica sulla devozione a San Giuseppe, la Quamquam pluries.

Papa Benedetto XVI ha incoraggiato in modo particolare le coppie sposate e i genitori a rivolgersi a San Giuseppe dicendo: “Solo Dio poteva dare a Giuseppe la forza di far credito all’angelo. Solo Dio vi darà, cari fratelli e sorelle che siete sposati, la forza di educare la vostra famiglia come Egli vuole. DomandateGlielo! Dio ama che gli si domandi quello che egli vuole donare. DomandateGli la grazia di un amore vero e sempre più fedele, ad immagine del Suo amore. Come dice magnificamente il Salmo: il suo ‘amore è edificato per sempre, [la sua] fedeltà è più stabile dei cieli’ (Sal 88, 3)”.

Papa San Giovanni Paolo II, con papa Benedetto e i loro predecessori, ci ha presentato San Giuseppe come modello di vita interiore, sottolineando il silenzio del santo, che parla più forte di quanto facciano le parole. “I Vangeli parlano esclusivamente di ciò che Giuseppe ‘fece’”, ha detto il pontefice polacco. “Tuttavia, consentono di scoprire nelle sue ‘azioni’, avvolte dal silenzio, un clima di profonda contemplazione. Giuseppe era in quotidiano contatto col mistero ‘nascosto da secoli’, che ‘prese dimora’ sotto il tetto di casa sua”.

Il Santo Padre Francesco ha deciso di far inserire nelle preghiere eucaristiche del Messale Romano II, III, e IV la menzione di san Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria, proprio come Papa Giovanni XXIII aveva fatto inserendo il nome del Custode del Redentore nel Canone Romano. Papa Francesco ha una grande devozione personale a san Giuseppe, tanto da averlo con il simbolo nel suo stemma (il fiore di nardo) e sentendo come un segno che l’inizio del suo ministero petrino coincidesse con la festa del 19 marzo.

” Nei Vangeli – dice Papa Francesco – san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Impariamo da San Giuseppe a Custodire Gesù con Maria, custodire l’intera creazione, custodire ogni persona, specie la più povera, la famiglia, e anche noi stessi, vigilando sui sentimenti e sul nostro cuore”.

Che cosa sappiamo di Giuseppe? (dagli scritti di San Josè Maria Escrivà, “È Gesù che passa”, 40)
Sappiamo che era un lavoratore come milioni di uomini in tutto il mondo; esercitava il mestiere faticoso e umile che Dio, prendendo la nostra carne e volendo vivere per trent’anni come uno qualunque tra di noi, aveva scelto per sé. La Sacra Scrittura dice che Giuseppe era artigiano. Immagine correlata

Una grande personalità

Dai racconti evangelici risalta la grande personalità umana di Giuseppe: in nessuna circostanza si dimostra un debole o un pavido dinanzi alla vita; al contrario, sa affrontare i problemi, supera le situazioni difficili, accetta con responsabilità e iniziativa i compiti che gli vengono affidati.

La purezza nasce dall’amore
Per praticare la virtù della castità non c’è bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore. La purezza nasce dall’amore, e non sono un ostacolo per l’amore puro la forza e la gioia della giovinezza. Erano giovani il cuore e il corpo di Giuseppe quando contrasse matrimonio con Maria, quando conobbe il mistero della sua Maternità divina, quando le visse accanto rispettando quell’integrità che Dio affidava al mondo come uno dei segni della sua venuta tra gli uomini. Chi non è capace di capire tale amore vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità.

Ogni giorno, il lavoro
Giuseppe, dunque, era un artigiano della Galilea, un uomo come tanti altri…
Ma, in ebraico, il nome Giuseppe significa Dio aggiungerà. Dio aggiunge alla vita santa di coloro che compiono la sua volontà una dimensione insospettata: quella veramente importante, quella che dà valore a tutte le cose, quella divina. Alla vita umile e santa di Giuseppe, Dio aggiunse — mi si permetta di parlare così — la vita della Vergine Maria e quella di Gesù, Nostro Signore. Dio non si fa battere in generosità. Giuseppe poteva far sue le parole di Maria, sua sposa: Quia fecit mihi magna qui potens est, grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, quia respexit humilitatem, perché ha guardato la mia piccolezza.

Un uomo comune su cui Dio fece affidamento
Giuseppe era infatti un uomo comune su cui Dio fece affidamento per operare cose grandi. Seppe vivere come voleva il Signore in tutti i singoli eventi che composero la sua vita. Per questo la Sacra Scrittura loda Giuseppe affermando che era giusto. E, nella lingua ebraica, giusto vuol dire servitore irreprensibile di Dio, esecutore della volontà divina; significa anche buono e caritatevole verso il prossimo. In una parola, il giusto è colui che ama Dio e dimostra questo amore osservando i comandamenti e orientando la vita intera al servizio degli uomini, propri fratelli.

PREGHIERE A SAN GIUSEPPE

Glorioso san Giuseppe Preghiera di San Francesco di Sales per una particolare necessità

Glorioso san Giuseppe,
la cui potenza si estende a tutte le nostre necessità,
e sai rendere possibili le cose più impossibili,
rivolgi i tuoi occhi di padre buono
sugli interessi dei tuoi figli.
Negli affanni e nelle pene che ci opprimono,
ricorriamo con fiducia a Te!
Degnati di prendere sotto la tua caritatevole protezione
questo affare importante e difficile,
causa delle nostre preoccupazioni.
Amen.

IL NOME TUO, O GIUSEPPE, E’ IL CONFORTO DEI MORTALI

Attraici a Te, amabilissimo Giuseppe: noi ti seguiremo!
Angeli del Cielo, Santi e Sante del Paradiso,
voi che gioite quando l’amabile nome di Giuseppe risuona nella Città Santa,
insegnateci la stima che dobbiamo nutrirne
ed il rispetto con cui dobbiamo pronunziarlo!
Il nome tuo, o Giuseppe, letizia del Cielo,
è l’onore della Terra, è il conforto dei mortali:
rinvigorisce gli stanchi, consola gli afflitti, risana gli infermi,
ammorbidisce i cuori induriti,
aiuta nelle tentazioni, libera delle insidie del demonio,
ottiene ogni sorta di beni a quelli che lo invocano
e partecipa della potenza dei santi nomi di Gesù e di Maria.
Possa un nome sì bello essere scritto a caratteri di stelle nelle volte del firmamento,
affinché sia veduto e pronunziato da tutto il mondo!
Possa essere scolpito dall’amore nostro, affinché tutti gli uomini lo amino e lo onorino!
Possa essere nella mia bocca e nel mio cuore!
Amen.

Beato Bartolo Longo

CONSACRAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA E DI SE STESSI A SAN GIUSEPPE, di Papa Leone XIIIRisultati immagini per san giuseppe patrono chiesa cattolica

O beato Giuseppe, che Dio ha scelto per portare il nome e svolgere il ruolo di padre agli occhi di Gesù, tu che sei stato dato da Lui come sposo purissimo a Maria sempre Vergine e come capo della Santa Famiglia sulla terra, tu che il Vicario di Cristo ha scelto come Patrono ed Avvocato della Chiesa universale, fondata da Cristo Signore stesso, con la fiducia più grande possibile io imploro il tuo aiuto potentissimo per questa stessa Chiesa che lotta sulla terra.

 Ti supplico, proteggi, con una sollecitudine particolare e con questo amore veramente paterno di cui ardi, il Pontefice romano, tutti i vescovi ed i preti uniti alla Santa Sede di Pietro.

Sii il difensore di tutti quelli che penano per salvare le anime che sono angosciate ed immerse nelle avversità di questa vita.

Fa’ in modo che le persone si sottomettano spontaneamente alla Chiesa che è il mezzo assolutamente necessario per ottenere la salvezza.

Degnati di accettare, santissimo Giuseppe, il dono che ti faccio. Mi voto completamente a te, affinche tu voglia essere, sempre, per me un padre, un protettore ed una guida lungo il cammino della salvezza. Dammi un cuore puro, un amore ardente per la vita interiore. Fa’ che io stesso segua le tue tracce e che rivolga tutte le mie azioni alla grande gloria di Dio, unendole agli affetti del Divino Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato della Vergine Madre.

Prega infine per me, affinché io possa partecipare alla pace ed alla gioia di cui tu hai goduto un tempo, morendo così santamente. Amen.

 Leone XIII – 1885

A TE, O BEATO GIUSEPPE Preghiera di Papa Leone XIII

 A Te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, 

e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che Ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, 
e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, Te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.

Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: 

allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; 

assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; 

estendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen.

CONSACRAZIONE DELLA FAMIGLIA AL GLORIOSO SAN GIUSEPPERisultati immagini per san giuseppe patrono della chiesa universaleGlorioso San Giuseppe, guarda a noi prostrati alla tua presenza, con il cuore pieno di gioia perché ci annoveriamo, sebbene indegni, nel numero dei tuoi devoti. Desideriamo oggi in un modo speciale, mostrarti la gratitudine che riempie le nostre anime per i favori e le grazie così segnalate che continuamente riceviamo da Te.

Grazie, amato San Giuseppe, per gli immensi benefici che ci hai dispensato e costantemente ci dispensi. Grazie per tutto il bene ricevuto e per la soddisfazione di questo giorno felice, poichè io sono il padre (o..madre-figlio-a) di questa famiglia che desidera essere consacrata a Te in modo particolare. Occupati, o glorioso Patriarca, di tutte le nostre necessità e delle responsabilità della famiglia.

Tutto, assolutamente tutto, noi affidiamo a Te. Animati dalle tantissime attenzioni ricevute, e pensando a quello che diceva la nostra Madre Santa Teresa di Gesù, che sempre mentre visse le ottenesti la grazia che in questo giorno ti supplicava, noi osiamo fiduciosamente pregarti, di trasformare i nostri cuori in vulcani ardenti di vero amore. Che tutto quanto ad essi si avvicina, o con essi in qualche modo si relaziona, rimanga infiammato da questo rogo immenso che è il Cuore Divino di Gesù. Ottienici la grazia immensa di vivere e morire d’amore.

Donaci la purezza, l’umiltà del cuore e la castità del corpo. Infine, Tu che conosci meglio di noi stessi le nostre necessità e le nostre responsabilità, occupati di esse e accoglile sotto il tuo patrocinio.

Aumenta il nostro amore e la nostra devozione alla Santissima Vergine e conducici per mezzo di Lei a Gesù, perchè così avanziamo sicuri per il cammino che ci porta alla felice eternità. Amen.

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San Gabriele dell’Addolorata, il santo della gioia cristiana

Il santo dei giovani, il santo dei miracoli, il santo del sorriso: con questi tre appellativi è conosciuto San Gabriele dell’Addolorata.

Il santo della gioia cristiana. La scelta della vita religiosa per lui fu radicale fin dall’inizio. Aveva trovato finalmente la sua felicità. Scriveva ai familiari: “La mia vita è una continua gioia. Non cambierei un quarto d’ora di questa vita“. (Scritti, p. 185, 192, 206, 322)

La sua fu una vita semplice, senza grandi gesta, contrassegnata dall’eroicità del quotidiano, che viveva da innamorato del Crocifisso e della Madonna. San Gabriele è il santo dei miracoli, invocato in ogni parte del mondo come potente intercessore presso Dio. Sulla sua tomba continuano ad accadere numerosi prodigi e sono tanti coloro che raccontano grazie e guarigioni da lui ottenute. Si contano a migliaia gli ex voto portati dai devoti al santuario in segno di riconoscenza.

San Gabriele è il santo del sorriso. Il papa Giovanni Paolo II durante la sua visita al santuario nel 1985 confermò che “la gioia cristiana è la nota caratteristica di san Gabriele“. Seppe vivere sempre con gioia ed entusiasmo la sua esistenza. Né le varie sofferenze della sua vita, né la morte in giovane età riuscirono a spegnere il suo sorriso.

PREGHIERA A S. GABRIELE DELL’ ADDOLORATA (Festa 27 febbraio)Risultati immagini per SAINT GABRIEL OF OUR LADY OF SORROW

Amabile giovane Gabriele, santo del sorriso, con il tuo ardente amore a Gesù Crocifisso e la tenera devozione a Maria Addolorata ti rendesti in terra esemplare di ogni virtù. A te ricorriamo pieni di fiducia invocando il tuo soccorso e la tua protezione. Guarda i mali che ci affliggono, i pericoli e le insidie, che da ogni parte ci assediano. Tu che passasti fra le seduzioni del mondo senza mai compromettere la tua onestà, aiutaci a vivere con generosità di cuore, gli impegni del nostro battesimo. Rendici testimoni della fede in mezzo alla società in cui viviamo. Proteggi la nostra famiglia, guida tutti sulla via della verità e della pace. Le grazie concesse ai tuoi devoti  sono tante che noi non possiamo né vogliamo dubitare dell’efficacia della tua intercessione. Ti preghiamo di ottenerci le grazie particolari che con piena fiducia ti domandiamo, per la gloria di Dio e la salvezza della nostra anima. Fa’ che affrontiamo con gioia e coraggio le vicende della vita presente per essere un giorno felici con te nella patria celeste. Amen

– San Gabriele, Santo del sorriso, porta nel mio cuore, il sorriso di Dio! (3 v.) – 3 Gloria al Padre… – San Gabriele dell’Addolorata, prega per noi.

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PENSIERI DI SAN GABRIELE

Se sei nei pericoli Essa accorre a liberartiRisultati immagini per SAn gabriele dell'addolorata prega per noi

«Se tu sei nei pericoli, Essa tosto accorre a liberarti.
Se sei afflitto ti consola.
Se infermo ti solleva.
Se bisognoso ti soccorre.
Né guarda già quello che uno sia stato, solo che essa veda un cuore che desidera di amarlo che tosto accorre e gli apre il seno della sua misericordia, lo abbraccia e lo difende, lo tiene consolato e perfino lo serve, l’accompagna in questo poco tempo che viaggia per l’eternità, e poi (o fratello mio, per questo è quello che più consola!) in quel punto in cui per coloro che hanno amato le creature, con amarezza indicibile tutto finisce… quelli che amano veramente Maria si consolano, e invitano a morte».
(Così scriveva al fratello Michele due mesi prima di morire)


A chi riteneva la sua devozione quasi eccessiva, e invadente, distinta da Dio, egli rispondeva: “Il Signore ha fatto grande la Madonna perché vuole che sia onorata. L’ha onorata tanto Lui, perché non onorarla noi? Con ciò diamo grande onore a Dio. Siamo dunque larghi con la Madonna, e la Madonna sarà larga con noi”.

La miracolosa guarigione di S. Gemma Galgani per intercessione di San GabrieleSan Gabriele e Santa Gemma Galgani

San Gabriele dell’Addolorata, ebbe un ruolo molto importante nella vita di Santa Gemma. Per lui la santa di Lucca aveva una devozione straordinaria ( al tempo di Gemma San Gabriele era Venerabile, non ancora Santo), al punto da considerarlo suo patrono e protettore. Gabriele apparse a Gemma molte volte, dandole consigli e parole d’incoraggiamento dal Cielo.

Per intercessione di San Gabriele, Gemma guarì da una grave malattia che l’affliggeva, ed in una delle sue apparizioni, egli pose la stemma passionista sul fianco della Santa di Lucca dicendole profeticamente: “Tu sarai passionista.”

Gemma cominciò ad ammalarsi di una curvatura alla spina dorsale. Inoltre contrasse la meningite, che la lasciò temporaneamente sorda. Dei grossi ascessi le si formarono in testa, le caddero i capelli, e infine le membra divennero paralizzate. Il medico curante tentò molti rimedi nessuno dei quali ebbe successo. Gemma peggiorava.

Gemma cominciò una devozione al Venerabile Gabriele Possenti dell’Addolorata (ora San Gabriele). Sul suo letto di malata lesse la storia della sua vita. Più tardi scrisse del Venerabile Gabriele:

“Da quel giorno che il mio nuovo protettore Venerabile Gabriele mi aveva salvata l’anima, cominciai ad averne divozione particolare: la sera non trovavo il sonno, se non avevo l’immagine Sua sotto al guanciale, e cominciai fino d’allora a vedermelo vicino (qui non so spiegarmi: sentivo la sua presenza). In ogni atto, in ogni azione cattiva che avessi fatta, mi tornava alla mente Confratel Gabriele, e mi astenevo” (Autobiografia, p.245).

Gemma, che ora aveva vent’anni, sembrava in punto di morte. Fu suggerita una novena come l’unica via di salvezza. A mezzanotte del 23 febbraio 1899, Gemma udì il rumore di un rosario e si accorse che il Venerabile Gabriele le stava davanti. Le parlò così:

“Vuoi guarire? . . . prega con fede il Cuore di Gesù; ogni sera, fino che non sarà terminata la Novena, io verrò qui da te, e pregheremo insieme il Cuor di Gesù” (Autobiografia, p.248).

Il primo giorno di marzo la novena finì. La grazia fu accordata: Gemma era guarita. Quando si alzò, coloro che le stavano intorno piangevano di gioia. Sì, era stato compiuto un miracolo!

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VITA E STORIA DI SAN GABRIELE DELL’ADDOLORATA

stgabril-13190145-e1422925416745San Gabriele nasce da famiglia aristocratica ad Assisi (Perugia) il 1° marzo 1838, da Sante Possenti, governatore della città, e Agnese Frisciotti. Lo battezzano lo stesso giorno con il nome dell’illustre concittadino, Francesco. Nel 1841 Sante è nominato assessore al tribunale di Spoleto (Perugia), dove si trasferisce con tutta la famiglia.

A tredici anni Francesco affronta gli studi liceali nel collegio dei gesuiti. E’ intelligente, esuberante, vivace, gli piace studiare, riesce ottimamente soprattutto nelle materie letterarie. Compone poesie in latino, le recite scolastiche lo vedono sempre protagonista. Vince numerosi premi scolastici. Elegante, vivace, spigliato, diventa un punto di attrazione per la sua allegria. Gli piace seguire la moda, veste sempre a puntino. Vuole primeggiare in tutto, “la bella vita non gli dispiace”.

Organizza partite di caccia, partecipa a passeggiate e scampagnate, va volentieri a teatro col padre e le sorelle, va a ballare (in città è anche conosciuto come “il ballerino”), anima le serate nei salotti di Spoleto, legge i romanzi e lo attirano gli autori del tempo, il Manzoni, il Grossi, il Tommaseo. Ma è anche di animo buono, generoso, sensibile alle sofferenze dei poveri, ama la preghiera. Sprizza vita da tutti i pori. Niente di strano se qualche ragazza fa sogni su di lui. Lui si presenta sempre più ricercato nei vestiti e sempre più raffinato nelle sale da ballo e nei salotti.

E’ un bel ragazzo e ne è consapevole. Alto (circa m.1,70), snello, moro, viso rotondo fragile, occhi neri vividi, labbra ondulate con finezza sempre in sorriso, capelli castano scuri dal ciuffo ribelle.  Egli “aveva sortito da natura un carattere molto vivace, soave, gioviale, insinuante, insieme risoluto e generoso, ed aveva un cuore sensibile e pieno d’affetto…  di parola pronta, propria, arguta, facile e piena di grazia, che colpiva e metteva in attenzione”.

I ripetuti lutti familiari e alcune brutte malattie in cui è incappato gli hanno fatto apparire le gioie umane brevi ed inconsistenti; come l’ultimo dramma, la morte dell’amatissima sorella Maria Luisa, il 17 giugno 1855. Segue un anno tribolato senza riuscire a fare una scelta. Le cose non sono più quelle di prima, l’idea del convento torna con più insistenza. Il 22 agosto 1856, durante la processione, quando  l’immagine della Madonna del duomo passa davanti a lui, gli risuonano nel cuore chiare parole: “Francesco, cosa stai a fare nel mondo? Segui la tua vocazione!”.

Questa volta non riesce a resistere. Il 6 settembre parte da Spoleto e va a Morrovalle (Macerata) per iniziare il noviziato. Lui, il ballerino elegante, il brillante animatore dei salotti di Spoleto, ha scelto di entrare nell’istituto austero dei passionisti, fondato nel 1720 da San Paolo della Croce con lo scopo di annunciare, attraverso la vita contemplativa e l’apostolato, l’amore di Dio rivelato nella Passione di Cristo.

A 18 anni dunque Francesco volta pagina, affronta una nuova vita e cambia anche nome: d’ora in poi si chiamerà Gabriele dell’Addolorata, perché sia chiaro che il passato non esiste più. La scelta della vita religiosa è radicale fin dall’inizio: si butta anima e corpo, da innamorato, per sempre. Ha trovato finalmente la pace del cuore e la felicità.

Non gli fanno certo paura le lunghe ore di preghiera, le penitenze e i digiuni, perché ha trovato quello che cercava: Dio che gli riempie il cuore di gioia. Lo scrive subito al papà: “La mia vita è una continua gioia…La contentezza che io provo è quasi indicibile… Non cambierei un quarto d’ora di questa vita”. Il 22 settembre 1857 emette la professione religiosa.

Il 10 luglio 1859 arriva nel conventino dei passionisti a Isola del Gran Sasso (Teramo) per prepararsi al sacerdozio con lo studio della teologia. A fine 1861 si ammala di tubercolosi; ogni cura risulta vana. Non riesce a diventare sacerdote anche perché difficoltà politiche impediscono nuove ordinazioni. Gabriele si rende conto che non c’è niente da fare. Il viaggio è già finito. Ma non si sconvolge. E’ proprio quello che aveva chiesto qualche anno prima. Quel che conta è solo la volontà di Dio. “Così vuole Dio, così voglio anch’io”, scrive. La mattina del 27 febbraio 1862 “al sorgere del sole” Gabriele saluta tutti, promette di ricordare in paradiso, chiede perdono e preghiere. Poi muore confortato dalla visione della Madonna che invoca per l’ultima volta: “Maria, mamma mia, fa’ presto”.Risultati immagini per saint gabriel of lady of sorrow

La sua è ritenuta da tutti la morte di un santo. Tutti ricordano i suoi brevi giorni, all’apparenza comuni. Il quotidiano è stato il suo pane, la semplicità il suo eroismo. Le piccole fragili cose di ogni giorno che diventavano grandi per lo spirito con cui le compiva. Lo ripeteva spesso: “Dio non guarda il quanto ma il come; la nostra perfezione non consiste nel fare le cose straordinarie ma nel fare bene le ordinarie”. Tutti ricordano la sua vita trascorsa all’ombra del Crocifisso e di Maria Addolorata, che è stata la ragione della sua vita. Il suo direttore, padre Norberto Cassinelli, rivela a tutti il segreto della sua santità: “Gabriele ha lavorato con il cuore”. Nel 1866 la comunità passionista di Isola è costretta ad abbandonare il conventino ai piedi del Gran Sasso, in forza del decreto di soppressione dei religiosi. La tomba di Gabriele sembra abbandonata per sempre, ma non è così. Qui si chiude solo la prima fase della storia del giovane passionista.

La seconda fase inizia nel 1892, a trent’anni dalla morte di Gabriele, quando sulla sua tomba accadono i primi strepitosi prodigi. Il 17 e 18 ottobre 1892 si procede alla riesumazione sotto stretta sorveglianza della gente che non vuole sentire parlare di trasferimento delle ossa. Sono presenti dalle quattro alle settemila persone. In quella stessa giornata si parla di “almeno sette prodigi di rilievo”. Così Gabriele resta definitivamente in Abruzzo e da allora ha inizio una catena ininterrotta di prodigi, grazie e miracoli operati per sua intercessione. Gabriele viene dichiarato beato da san Pio X il 31 maggio 1908 e in suo onore viene innalzata la prima basilica. Il 13 maggio 1920 Benedetto XV lo proclama santo e nel 1926 diventa compatrono della gioventù cattolica italiana. Nel 1959 Papa Giovanni XXIII lo proclama patrono principale d’Abruzzo. Risultati immagini per san gabriel de la dolorosa

Fonte

http://www.sangabriele.org/san-gabriele-delladdolorata/la-storia-del-santo/

Preghiere al Volto Santo di Gesù

La festa del S. Volto di Gesù si celebra il martedì che precede il giorno delle Ceneri, inizio della Quaresima. Il Santo Volto è il Redentore Gesù che si imprime e si rivela nella Santa Sindone.

Host Sacro visto attraverso il Volto Santo Velo di Manoppello Foto Paul Badde
VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

Proprio quel Gesù che è stato, è e sarà moltiplicato in ogni S. Eucarestia dei tempi, e che Unico mi guarda adesso dal Cielo e mi ama, desiderando di vedere, nel nostro volto, la Sua Immagine. Fu Papa S. Giovanni Paolo II ad usare per la prima volta l’espressione “il Volto eucaristico di Cristo”.

“Nascondimi, o Gesù che ami immensamente, al riparo del Tuo Volto [Sal 30,21], da tutti coloro che mi tendono insidie e la mia anima non resti confusa quando tratterà alla porta con i suoi nemici [Sal126,5]; colmala invece di gioia con il Tuo dolcissimo Volto [Sal 15,11]”. (Preghiera di S. Gertrude la grande).

 “Lui è sempre alla ricerca di te; come puoi non rivolgere gli occhi della tua anima a contemplarLo ? “- S. Teresa d’Avila

PREGHIERA QUOTIDIANA DI OFFERTA AL VOLTO SANTO DI GESÙ
Volto santo del mio dolce Gesù, espressione viva ed eterna dell’amore e del martirio divino, sofferto per l’umana Redenzione, Ti adoro e ti amo. Ti consacro oggi e sempre tutto il mio essere.
Ti offro per le mani purissime della Regina Immacolata le preghiere, le azioni, le sofferenze di questo giorno, per espiare e riparare i peccati delle povere creature.
Fa di me un tuo vero apostolo, che il tuo sguardo soave mi sia sempre presente;
e si illumini di misericordia nell’ora della mia morte. Amen

PREGHIERA AL VOLTO SANTO DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO (si può pregare anche come Novena per nove giorni consecutivi)

O Gesù, che nella Tua crudele Passione divenisti “l’obbrobrio degli uomini e l’uomo dei dolori”, io venero il Tuo Volto Divino, sul quale splendevano la bellezza e la dolcezza della divinità e che è divenuto per me come il volto di un lebbroso…
Ma io riconosco sotto quei tratti sfigurati il Tuo infinito amore, e mi consumo dal desiderio di amarTi e di farTi amare da tutti gli uomini.
Le lacrime che sgorgano con tanta abbondanza dagli occhi Tuoi sono come perle preziose che mi è caro raccogliere per riscattare con il loro infinito valore le anime dei poveri peccatori.
O Gesù, il tuo Volto adorabile rapisce il mio cuore.
Ti supplico di imprimere in me la Tua somiglianza divina e di infiammarmi del Tuo amore affinché possa giungere a contemplare il Tuo Volto glorioso.
Nella mia presente necessità accetta l’ardente desiderio del mio cuore accordandomi la grazia che Ti chiedo. Così sia.
«Signore, nell’ora della nostra morte guardaci con lo sguardo pietoso con il quale guardasti il ladro pentito».

TRIDUO AL VOLTO SANTO DI GESÙ (pregare per tre giorni consecutivi in preparazione della festa del Volto Santo di Gesù)
1) Volto Santo di Gesù, unico mio bene, a Te ricorro con fiducia ed imploro questa grazia…. Per le tue sante lacrime consolami, o Gesù, ed esaudiscimi per l’intercessione di Maria Santissima e di S. Giuseppe.
Pater – Ave – Gloria.
2) Volto Santo di Gesù, mio amore e mio tutto, a Te ricorro con viva fede, non sarò delusa. La soavità dei Tuoi occhi divini mi attira e di Te m’innamora, guardami, o Gesù e concedimi questa grazia….
Pater – Ave – Gloria.
3) Volto Santo di Gesù, mia gioia e mio tesoro, a Te ricorro piena di fiducia nelle Tue infinite misericordie. Sono indegna è vero di essere esaudita, eppure spero, o Gesù dalla Tua bontà questa grazia che umilmente Ti chiedo…
Pater – Ave – Gloria.
Signore, mostraci il Tuo Volto e saremo salvi !

CONSACRAZIONE AL S. VOLTO DI GESU’
Dolcissimo Signore Gesù, Tu conosci il nostro presente e conosci, Signore, il nostro futuro. Noi, o Signore, niente sappiamo del nostro futuro, ma noi, Gesù, prostrati dinanzi a Te consacriamo e raccomandiamo a Te, o Signore, il nostro futuro. Sia impresso nel nostro cuore, o Signore, il Tuo Volto Benedetto impresso nel nostro cuore e impresso nel nostro pensiero. Impresso, Signore, con tanta potenza come è restato impresso nella S. Sindone; e, conforme, o Gesù, nella S. Sindone nessuna potenza Lo potè cancellare, così, Gesù, nessuna avversità della vita, nessun nemico, o Signore, nessun avvenimento sia capace, o Signore, cancellare dal nostro cuore il SS. Tuo Volto, togliere dal nostro pensiero il Santissimo Volto Tuo, o Gesù, portarLo sempre nel cuore e nel pensiero, e, finalmente, o Signore, per tutta quanta l’eternità lodarLo, benedirLo nella pace degli eletti, e dire a Te tutta la profonda riconoscenza nostra, insieme alle Pie Donne, insieme ai SS. Martiri, insieme ai SS. Confessori, insieme alle SS. Vergini, o Signore Gesù, che Ti vollero sempre bene, Ti vollero sempre amare e tutto vollero affrontare per Te, tutto soffrire per Te. E finalmente, ecco: nel trionfo finale, Signore, godono! O Gesù, concedi anche a noi di lodarTi con queste creature da Te benedette, da Te santificate. Eternamente! Gloria al Padre…

II Servo di Dio Don Ildebrando Gregori OSBCS

CANTICO AL VOLTO SANTO, di S. Teresa di Lisieux
O GESÙ! la Tua ineffabile immagine é la Stella che guida i miei passi. Il Tuo dolce Volto, lo sai bene, e per me è cielo quà giù. Il mio amore scopre il fascino dei tuoi occhi abbelliti dal pianto. Attraverso le mie lacrime sorrido quando contemplo i tuoi dolori. Oh! si, per consolarti voglio vivere ignorata e solitaria. La bellezza, che Tu sai velare, mi fa scoprire tutto il suo mistero e vorrei volare verso di Te! La mia sola patria é il tuo Volto, il mio Regno d’amore, il mio ridente prato, il dolce Sole di ogni giorno, il giglio della valle il cui olezzo misterioso consola la mia anima esiliata, facendole gustare la pace dei cieli. È il mio riposo, la mia dolcezza, la mia cetra melodiosa. II Tuo Volto, o mio dolce Salvatore, il mazzetto di mirra che voglio custodire sul mio cuore. II Tuo Volto é la mia sola ricchezza, il mio solo Tesoro, non domando altro. Nascondendomi continuamente in Esso, ti rassomiglierò. O Gesù! Lascia in me la divina impronta dei tuoi lineamenti pieni di dolcezza e presto diventerò santa attirando a Te i cuori! Perché possa recarti una gran messe dorata, degnati d’incendiarmi del tuo fuoco, dandomi presto l’Etemo bacio della Tua bocca adorata.

S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo.
 LA DEVOZIONE AL VOLTO SANTOveudeveronica2Antichissima tradizione, fissata nella sesta stazione della Via Crucis, della pia donna di nome Veronica che, vedendo Gesù salire faticosamente verso il Calvario oppresso dalla pesante Croce, e, osservando il Suo Volto livido, sfigurato dai colpi, tutto coperto di polvere, di sputi, di sudore, di ferite e di sangue, si commuove, ne sente viva pietà e subito vuole recare un po’ di conforto al Suo Divin Maestro. Con intrepido coraggio sfidando il furore dei soldati, si avvicina a Gesù, gli si prostra innanzi e poi, con gesto delicato, asciuga il Volto della Vittima Divina.  Gesù gradisce quel gesto. La ringrazia con dolce sguardo e la premia imprimendo le meste Sue sembianze in quel candido lino.
Gesù stesso ci invita a fermare il nostro sguardo compassionevole sul Suo Santo Volto,
così villanamente e crudelmente oltraggiato nella Sua Passione.
Egli, che non volle aver sollievo in nessuna parte del Suo Corpo, dispose che una donna Gli tergesse il Volto; la generosità di quest’anima riparatrice ci insegna quanto Gesù desideri che sia Adorato e Onorato il Suo Divin Volto.Risultati immagini per "SIGNORE, MOSTRACI IL TUO VOLTO E NOI SAREMO SALVI" (salmo 79) Questa devozione si è diffusa in modo particolare grazie ad un’anima privilegiata Madre Maria Pierini De Micheli, suora delle Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires,  morta in odore di santità. Nel mese di Giugno 1938 mentre pregava davanti al Santissimo Sacramento, nella cappella del suo Istituto a Milano in via Elba 18, in un globo di luce si presentò la Santissima Vergine Maria, con un piccolo scapolare in mano ( lo scapolare fu poi sostituito dalla medaglia per ragioni di comodità, con l’approvazione ecclesiastica): esso era formato di due flanelline bianche, unite da un cordoncino: in una flanellina era impressa l’immagine del Santo Volto di Gesù, con questa dicitura intorno: “Illumina, Domine, vultum tuum super nos”  (Signore, guardaci con misericordia) nell’altra era impressa un’Ostia, circondata da raggi, con questa scritta intorno: “Mane nobiscum, Domine”  (resta con noi, o Signore).

La Santissima Vergine si accostò alla Suora  e le disse:Risultati immagini per "SIGNORE, MOSTRACI IL TUO VOLTO E NOI SAREMO SALVI" (salmo 79)“Questo scapolare, o la medaglia che lo sostituisce, è un pegno d’amore e di misericordia, che Gesù vuole dare al mondo, in questi tempi di sensualità e di odio contro Dio e la Chiesa. …Si tendono reti diaboliche per strappare la fede dai cuori. …E’ necessario un rimedio divino. E questo rimedio è il Santo Volto di Gesù. Tutti coloro che indosseranno uno scapolare come questo, o una medaglia simile, e faranno, potendo, ogni martedì una visita al SS.Sacramento, in riparazione degli oltraggi, che ricevette il Santo Volto del mio Figlio Gesù, durante la sua passione e che riceve ogni giorno nel Sacramento Eucaristico:

1 – Saranno fortificati nella fede.
2 – Saranno pronti a difenderla.
3 – Avranno le grazie per superare le difficoltà spirituali interne ed esterne.
4 – Saranno aiutati nei pericoli dell’anima e del corpo.
5 – Avranno una morte serena sotto lo sguardo del mio Divin Figlio.

Il culto della medaglia del S.Volto ebbe l’approvazione ecclesiastica il 9 agosto 1940 con la benedizione del Beato Card.Ildefonso Schuster, monaco benedettino, devotissimo del S.Volto di Gesù, allora Arcivescovo di Milano. Superate molteplici difficoltà, la medaglia fu coniata ed iniziò il suo cammino. Grande apostolo della medaglia del S.Volto di Gesù fu il servo di Dio, Abate Ildebrando Gregori, monaco benedettino silvestrino, dal 1940 padre spirituale della serva di Dio Madre Pierina De Micheli. Egli fece conoscere la medaglia, con la parola e con le opere in Italia, in America, in Asia e in Australia. Essa è ora diffusa in ogni parte della terra e nel 1968, con la benedizione del Santo Padre, Paolo VI, fu deposta sulla luna dagli astronauti americani.

E’ mirabile constatare che la medaglia benedetta viene accolta con riverenza e devozione da cattolici, ortodossi, protestanti e persino dai non cristiani. Tutti coloro che hanno avuto la grazia di ricevere e portare con fede la sacra icona, persone in pericolo, ammalati, carcerati, perseguitati, prigionieri di guerra, anime tormentate dallo spirito del male, individui e famiglia angustiate da ogni genere di difficoltà, hanno sperimentato sopra di sé una particolare protezione divina, hanno ritrovato la serenità, la fiducia in se stessi e la fede in Cristo Redentore. Dinanzi a tali prodigi quotidianamente operati e testimoniati, sentiamo tutta la verità della Parola di Dio, e spontaneo sgorga dal cuore il grido del salmista:

“SIGNORE, MOSTRACI IL TUO VOLTO E NOI SAREMO SALVI” (salmo 79)

http://www.missionariavoltosantomadrepierina.it/devozione_volto_santo_madre_pierina_de_micheli.html

http://www.preghiereperlafamiglia.it/il-volto-santo-di-gesu.htm

IL PRIMATO DEL PAPA, spiegato da Sant’ Agostino

    S. Agostino, Vescovo e dottore della Chiesa (354 –430 dopo Cristo)

“DISCORSO 76  SUL VANGELO DI MT 14, 24-33: SUL SIGNORE CHE CAMMINAVA SULLE ACQUE DEL MARE E SUL TIMORE DI PIETRO”

1. Il brano del Vangelo letto or ora ci racconta come Cristo Signore camminò sulle acque del mare e come l’apostolo Pietro camminando sull’acqua ebbe paura e tentennò e, poiché non aveva fede, stava affondando ma poi, riconoscendo la propria debolezza, venne di nuovo a galla; questo brano ci suggerisce che il mare è la vita presente e che l’apostolo Pietro invece è la figura dell’unica Chiesa. Lo stesso Pietro infatti, ch’è il primo nella serie degli Apostoli e assai ardente nell’amore per il Cristo, è spesso lui il solo che risponde per tutti gli altri.
Infine quando il Signore Gesù Cristo domandò ai discepoli chi la gente pensasse che egli fosse e i discepoli avevano riferito le diverse opinioni della gente, avendo il Signore chiesto di nuovo e avendo detto: Ma voi chi dite che sono io? fu proprio Pietro che rispose: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Diede la risposta uno solo per molti, l’unità che tiene uniti molti.

Allora il Signore gli disse: Beato te, Simone, figlio di Giona, poiché questa verità non te l’ha rivelata né la carne né il sangue, ma il Padre mio celeste. Poi soggiunse: E io ti dico. Come se avesse voluto dire: «Poiché tu mi hai detto: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, anch’io ti dico; Tu sei Pietro». Prima infatti si chiamava Simone. Questo nome di Pietro gli fu posto dal Signore e questo nome aveva un significato simbolico, quello cioè di rappresentare la Chiesa. La pietra infatti era Cristo, Pietro era il popolo cristiano. Poiché «pietra» è il nome primitivo; Pietro quindi deriva da «pietra», non pietra da «Pietro», come il nome di Cristo non deriva da «Cristiano», ma è il nome di «Cristiano» che deriva da Cristo. Tu, dice dunque, sei Pietro e su questa pietra che tu hai riconosciuta pubblicamente, su questa pietra che tu hai riconosciuta come vera, dicendo: ‘Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivente’, io edificherò la mia Chiesa, cioè sopra Me stesso, Figlio del Dio vivente, io edificherò la mia Chiesa- Edificherò te su di Me, non Me sopra di te.

2. In verità alcuni, i quali volevano che la Chiesa fosse edificata sugli uomini, andavano dicendo: Io sono di Paolo; io invece sono di Apollo; io al contrario sono di Cefa, cioè di Pietro. Altri però, che non volevano che la Chiesa fosse edificata su Pietro, ma sulla pietra, affermavano: Io invece sono di Cristo. L’apostolo Paolo quindi, quando venne a sapere ch’era preferito lui e Cristo veniva disprezzato: Può forse – disse – essere diviso Cristo? E’ stato forse crocifisso per voi Paolo? Siete forse stati battezzati nel nome di Paolo? Come nessuno era battezzato nel nome di Paolo, cosi neppure nel nome di Pietro, ma tutti nel nome di Cristo; in tal modo Pietro veniva edificato sulla pietra, non già la pietra su Pietro.

3. Il medesimo Pietro dunque, cosi chiamato dalla « pietra », proclamato beato, lui ch’era figura della Chiesa, che aveva il primato sugli Apostoli, immediatamente dopo aver sentito ch’era beato, ch’era Pietro, che doveva essere edificato sulla pietra, avendo sentito che il Signore avrebbe sofferto la passione, poiché aveva preannunciato ai suoi discepoli che sarebbe sopravvenuta presto, ne provò dispiacere. Ebbe paura di perdere il Cristo che andava incontro alla morte, ch’egli aveva dichiarato sorgente della vita. Rimase sconvolto e disse: « Dio non voglia, Signore. No, questo non avverrà mai. Abbi misericordia di te stesso, o Dio; non voglio che tu muoia ». Pietro diceva a Cristo: « Non voglio che tu muoia », ma meglio diceva Cristo: «Io voglio morire per te»“.

PERTANTO, DOBBIAMO CONSIDERARE FALSI ED ERETICI QUEI “PRESUNTI MESSAGGI E APPARIZIONI”, proclamati da sedicenti veggenti:  certi messaggi, di cui si dice che vengono dal Cielo e che raccomandano cose belle come la devozione al Rosario e alla pratica della Confessione e nello stesso tempo mettono sfiducia nel Papa perché lo presentano “come il falso profeta”, come “colui che prepara la strada all’anti-Cristo”, dobbiamo dire che si tratta di un’astuzia diabolica, poichè NEGANO IL PRIMATO DEL PAPA e parlano di “due chiese, due papi, del falso papa, Giuda sul trono di Pietro” (vedi i ‘messaggi’ del FALSO ‘FENOMENO ANGUERA’, LA FALSA VEGGENTE ‘MARIA DIVINA MISERICORDIA’, la setta “NUOVA GERUSALEMME DI GALLINARO”, LA FALSA VEGGENTE ‘Luz de maria’, e similari, come le false ‘profezie’ attribuite a Malachia e altri Santi).
Il diavolo in genere non si presenta come tale perché metterebbe spavento. “Si maschera – invece -da angelo di luce” (2 Cor 11,14) “perché è menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44). 

Come potranno certe rivelazioni private essere autenticate dalla Chiesa o dal papa quando di lui dicono che è un falso profeta e prepara la strada all’anti-Cristo?
Predicono uno scisma nella Chiesa…Ma non si accorgono che con le loro ‘rivelazioni’ e i loro ‘contenuti’ lo scisma lo stanno già attuando loro.
Anche questa è astuzia diabolica.

Pietro il Papa è la pietra alla quale dobbiamo far riferimento per volontà di Gesù Cristo. San Paolo ricorda che in quanto cristiani siamo “edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2,20). E questo per volontà del Signore. spirito-santo-papa-francesco

“E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16,18).
San Tommaso commenta: “Ti combatteranno, ma non ti vinceranno.
Chi sono le porte degli inferi? Gli eretici: perché come si entra in casa attraverso la porta, così per mezzo di essi si va all’inferno. Ugualmente queste porte sono i tiranni: i demoni, i peccati.
E sebbene le altre chiese possano essere sopraffatte dagli eretici, la chiesa di Roma non fu mai depravata dagli eretici perché era fondata su questa pietra. Perciò a Costantinopoli vi furono eretici, e la fatica degli apostoli fu resa vana, mentre la sola Chiesa di Pietro rimase inviolata” (Commento al Vangelo di Matteo 16,18).

Inoltre il Signore ha detto: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32). 

Commenta San Tommaso: “E questo non solo si riferisce alla Chiesa di Pietro, ma alla fede di Pietro, e perciò a tutta la Chiesa occidentale. Perciò credo che gli Occidentali devono avere maggiore riverenza per Pietro che per gli altri apostoli” (Commento al Vangelo di Matteo 16,18).

Pertanto per la nostra fede poggiata in Cristo dobbiamo ritenere che la fede di Pietro (e cioè del Papa) non verrà mai meno.
Ce lo ha assicurato Cristo stesso.

Padre Angelo Bellon 

http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=

Papa: “Cirillo e Metodio, i Santi che hanno fatto più forte l’Europa”

Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede, nati a Tessalonica (attuale Salonicco, Grecia) all’inizio del sec. IX, evangelizzarono i popoli della Pannonia e della Moravia. Crearono l’alfabeto slavo e tradussero in questa lingua la Scrittura e anche i testi della liturgia latina, per aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti. Per questa missione apostolica sostennero prove e sofferenze di ogni genere. Papa Adriano II accreditò la loro opera, confermando la lingua slava per il servizio liturgico. Cirillo morì a Roma il 14 febbraio 869. Giovanni Paolo II con la lettera apostolica “Egregiae virtutis” del 31 dicembre 1980 li ha proclamati, insieme a San Benedetto abate, patroni d’Europa. (Mess. Rom.)

Coraggio, preghiera e umiltà: questi sono i tratti che contraddistinguono i grandi “araldi” che hanno aiutato a crescere la Chiesa nel mondo, che hanno contribuito alla sua missionarietà. Papa Francesco ne ha parlato oggi nella Messa mattutina a Casa Santa Marta ispirandosi alla Liturgia e al modello dei Santi Cirillo e Metodio patroni d’Europa che la Chiesa festeggia il 14 febbraio.

Cirillo e Metodio hanno fatto più forte l’Europa
C’è bisogno di “seminatori di Parola”, di “missionari, di veri araldi” per formare il popolo di Dio, come lo sono stati Cirillo e Metodio, “bravi araldi”, fratelli intrepidi e testimoni di Dio, che hanno “fatto più forte l’Europa”, di cui sono Patroni. Ne parla la Prima Lettura di oggi, con le figure di Paolo e Barnaba, e il Vangelo di Luca, con i “settentadue discepoli inviati dal Signore due a due”.

La Parola di Dio non è una proposta, serve coraggio per farla penetrare
Il primo tratto dell’”inviato” che Francesco mette in luce è la “franchezza”, che include “forza e coraggio”:

“La Parola di Dio non si può portare come una proposta – “ma, se ti piace …” – o come un’idea filosofica o morale, buona – “ma, tu puoi vivere così …” … No. E’ un’altra cosa. Ha bisogno di essere proposta con questa franchezza, con quella forza, perché la Parola penetri, come dice lo stesso Paolo, fino alle ossa. La Parola di Dio deve essere annunciata con questa franchezza, con questa forza … con coraggio. La persona che non ha coraggio – coraggio spirituale, coraggio nel cuore, che non è innamorata di Gesù, e da lì viene il coraggio! – no, dirà, sì, qualcosa di interessante, qualcosa di morale, qualcosa che farà bene, un bene filantropico, ma non c’è la Parola di Dio. E questa è incapace, questa parola, di formare il popolo di Dio. Solo la Parola di Dio proclamata con questa franchezza, con questo coraggio, è capace di formare il popolo di Dio”.

Senza preghiera la Parola di Dio diventa una conferenza
Dal Vangelo di Luca, capitolo 10, sono tratti gli altri due caratteri propri di un “araldo” della Parola di Dio. Un Vangelo “un po’ strano” afferma il Papa,  perché ricco di elementi circa l’annuncio. “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai. Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe” ripete Francesco, ed è così dunque, dopo il coraggio ai missionari serve la “preghiera”:

“La Parola di Dio va proclamata con preghiera, pure. Sempre. Senza preghiera, tu potrai fare una bella conferenza, una bella istruzione: buona, buona! Ma non è la Parola di Dio. Soltanto da un cuore in preghiera può uscire la Parola di Dio. La preghiera, perché il Signore accompagni questo seminare la Parola, perché il Signore annaffi il seme perché germogli, la Parola. La Parola di Dio va proclamata con preghiera: la preghiera di quello che annuncia la Parola di Dio”.

Il vero predicatore è umile, altrimenti finisce male
Nel Vangelo è scritto anche “un terzo tratto interessante”. Il Signore invia i discepoli “come agnelli in mezzo ai lupi”:

“Il vero predicatore è quello che si sa debole, che sa che non può difendersi da se stesso. ‘Tu vai come un agnello in mezzo ai lupi’ – ‘Ma, Signore, perché mi mangino?’ – ‘Tu, vai! Questo è il cammino’. E credo che sia Crisostomo che fa una riflessione molto profonda, quando dice: ‘Ma se tu non vai come agnello, ma vai come lupo tra i lupi, il Signore non ti protegge: difenditi da solo’. Quando il predicatore si crede troppo intelligente o quando quello che ha la responsabilità di portare avanti la Parola di Dio vuol farsi furbo, ‘Ah, io me la cavo con questa gente!’, così, finirà male. O negozierà la Parola di Dio: ai potenti, ai superbi “

E per sottolineare l’umiltà dei grandi araldi, Francesco cita un episodio a lui raccontato di uno che “si vantava di predicare bene la Parola di Dio e si sentiva lupo”. E dopo una bella predica, racconta il Papa, “è andato in confessionale ed è caduto lì un pesce grosso, un grande peccatore, e piangeva, …voleva chiedere perdono”. E “questo confessore”, prosegue Francesco, ”incominciò a gonfiarsi di vanità” e la “curiosità” gli fece chiedere quale Parola pronunciata lo avesse toccato “a tal punto da spingerlo a pentirsi”. “E’ stato quando lei ha detto”, conclude il Papa, ”passiamo a un altro argomento”. “ Non so se sia vero”  chiarisce Francesco, ma di certo è vero che “si finisce male” se si porta la Parola di Dio, “sentendosi sicuri di sé e non come un agnello” che sarà il Signore a difendere.

Coraggiosi, in preghiera e umili come i Santi Cirillo e Metodio 
Dunque questa è la missionarietà della Chiesa e i grandi araldi, ribadisce in conclusione Francesco, “che hanno seminato e hanno aiutato a crescere le Chiese nel mondo, sono stati uomini coraggiosi, di preghiera e umili”. Ci aiutino i Santi Cirillo e Metodio, è la preghiera del Papa, “a proclamare la Parola di Dio” secondo questi criteri come hanno fatto loro.

PREGHIERA AI SANTI CIRILLO E METODIOst_cyril_methodiusO Santi Cirillo e Metodio, che con ammirevole dedizione avete portato ai popoli assetati di verità e di luce la fede: fate che la Chiesa tutta proclami sempre il Cristo crocifisso e risorto, Redentore dell’ uomo!

O Santi Cirillo e Metodio, che nel vostro difficile e duro apostolato missionario siete rimasti sempre profondamente legati alla Chiesa di Costantinopoli e alla Sede Romana di Pietro: fate che le due Chiese sorelle, la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa, superati nella carità e nella verità gli elementi di divisione, possano raggiungere la piena unione auspicata!

O Santi Cirillo e Metodio che, con sincero spirito di fraternità avete avvicinato i popoli diversi per portare a tutti il messaggio di amore universale predicato da Cristo: fate che i popoli del Continente Europeo, consapevoli del loro comune patrimonio cristiano, vivano nel reciproco rispetto dei giusti diritti e della solidarietà e siano operatori di pace tra tutte le nazioni del mondo!

(Dalla preghiera di Papa S. Giovanni Paolo II, 14 febbraio 1981)

INNO (dalla Liturgia delle Ore)

Risuoni nella Chiesa
da oriente ad occidente
l’ecumenica lode
di Cirillo e Metodio.

Maestri di Sapienza
e padri nella fede
splendono come fiaccole
sul cammino dei popoli.

Con la potenza inerme
della croce di Cristo
raccolsero le genti
nella luce del Regno.

Nella preghiera unanime
delle lingue diverse
si rinnovò il prodigio
della Chiesa nascente.

O Dio trino e unico,
a te l’incenso e il canto,
l’onore e la vittoria,
a te l’eterna gloria. Amen.

ORAZIONE

O Dio, ricco di misericordia,
che nella missione apostolica dei santi fratelli Cirillo e Metodio
hai donato ai popoli slavi la luce del Vangelo,
per la loro comune intercessione fa’ che tutti gli uomini accolgano la tua parola
e formino il tuo popolo santo concorde nel testimoniare la vera fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Fonti

https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1981/documents/hf_jp-ii_hom_19810214_basilica-sanclemente.html

http://www.santiebeati.it/dettaglio/22825

http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/14/papa_essere_missionari_coraggiosi,_in_preghiera_e_umili_/1292376

La vera storia di San Valentino, la sua lotta per difendere la sacralità del matrimonio dalla poligamia dei pagani

-14 febbraio Fiori, caramelle, cuori rossi e romanticismo. Questo è ciò che è diventata la festa commerciale del giorno di San Valentino.
Ma la vera origine di questa festa cristiana, che riguarda la vera espressione dell’Amore, fino alla donazione totale di sè, è molto più profonda.
Padre Frank O’Gara di Whitefriars Street Church a Dublino, in Irlanda, spiega la vera storia di un uomo coraggioso che lottò fino al martirio per difendere la fede cristiana e la sacralità del Matrimonio, di un Santo, oltre la vetrina della festa commerciale: “San Valentino è conosciuto come il santo patrono degli innamorati, ma prima di tutto lui è il Santo che ha difeso l’unione sacra del Matrimonio” –

La più antica notizia di S.Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei secc.V-VI dove compare il suo anniversario di morte: il 14 febbraio 273. Il suo corpo fu trasportato a Terni dal LXIII miglio della Via Flaminia. Fu tra i primi vescovi di Terni, consacrato da S.Feliciano vescovo di Foligno nel 197. Preceduto da S.Pellegrino e S.Antimo, fratello dei SS.Cosma e Damiano. S.Valentino fu sepolto in un’area cimiteriale nei pressi dell’attuale Basilica di Terni. Ancora oggi nella Festa della Promessa, il giorno del Santo, i fidanzati giunti a Terni da mezzo mondo si scambiano un voto d’amore, poi gli sposi che hanno raggiunto il venticinquesimo o il cinquantesimo anno di matrimonio possono rinnovare l’impegno del loro legame.

L’EDITTO DELL’IMPERATORE CLAUDIO CHE IMPEDIVA I MATRIMONI.400-556
“San Valentino soldato romano convertito al cristianesimo, fu  martirizzato in Roma per non aver voluto abiurare la sua fede. Diventò un vescovo della Chiesa cattolica, nel momento in cui ci fu un imperatore romano, Claudio, che perseguitava la Chiesa in quel particolare momento,” spiega Padre O’Gara, “L’imperatore Claudio aveva emanato un editto, che proibiva il matrimonio dei giovani. Questa legge era basata sulla convinzione che i soldati non sposati combattevano molto meglio dei soldati sposati, perché i soldati sposati pensavano troppo a proteggere le loro mogli e i loro figli, quindi non erano pronti a sottomettersi all’Imperatore e a morire in guerra.”

Penso che dobbiamo tenere a mente che la società in cui viveva San Valentino era un regime totalitario pagano e dissoluto, l’Impero romano “, afferma Padre O’Gara. “La poligamia era propagandata, per rendere l’uomo schiavo dello Stato, in modo che non si creassero legami affettivi profondi verso un’unica donna e verso la propria famiglia. Eppure, proprio in quel periodo, la fede cristiana si stava diffondendo, nonostante le persecuzioni violentissime, molti romani si stavano convertendo a Cristo, perchè il Suo Vangelo donava la vera libertà. La Chiesa, al contrario del mondo pagano, continuava a difendere e incoraggiare il Sacramento del Matrimonio come vincolo sacro tra un uomo e una donna per la vita intera. 
Valentino dava molto fastidio all’Impero romano, perchè andava contro l’Editto di Claudio e segretamente incoraggiava le coppie a sposarsi in Chiesa e a credere nel sacro vincolo di fedeltà e amore eterno tra un uomo ed una donna, uniti nell’Amore di Cristo:  celebrò il matrimonio fra il legionario romano Sabino ed una giovane cristiana Serapia“.
Valentino alla fine venne catturato, imprigionato e torturato, accusato di aver eseguito cerimonie di matrimonio contro il comando dell’imperatore Claudio.

Ci sono molte narrazioni di miracoli che circondano la figura di San Valentino in carcere: “Uno degli uomini addetti a giudicare in linea con il diritto romano, al momento era un uomo chiamato Asterio, la cui figlia era cieca. Valentino pregò tanto per la guarigione della ragazza, con tale effetto sorprendente, che la ragazza riacquistò la vista ed entrambi, padre e figlia, si convertirono a Cristo. “
Nell’anno 269 dC, Valentino venne condannato ad una esecuzione capitale, svoltasi in tre parti: pestaggio, lapidazione, e infine, la decapitazione, tutto a causa del suo prodigarsi per il matrimonio cristiano. La storia racconta che le ultime parole che ha scritto erano di incoraggiamento alla fede in Cristo, in una lettera alla figlia di Asterio, la ragazza che aveva riacquistato la vista miracolosamente, questa lettera ha ispirato le missive romantiche di oggi , che vengono ancora firmate così, “dal tuo Valentino”.Immagine correlata“La vera storia di San Valentino ha un grande significato per me come sacerdote,” spiega Padre O’Gara, “è che c’è un momento in cui si deve porre la nostra vita in linea con quello in cui si crede. E con la potenza dello Spirito Santo possiamo farlo anche in punto di morte”.

Il martirio di San Valentino non è passato inosservato al grande pubblico. In realtà, Whitefriars Street Church è una delle tre chiese in Irlanda che ospitano alcune reliquie di San Valentino. Oggi, molte persone fanno il pellegrinaggio alla chiesa per onorare il coraggio e la memoria di questo santo cristiano.

“Il Matrimonio cristiano è benedetto dalla potenza dello Spirito Santo, che effonde il vero Amore nell’uomo e nella donna, nella famiglia che dalla loro unione nascerà , in cui il sacrificio e la donazione verso l’altro vengono rafforzati dalla presenza dell’Amore di Cristo, non solo dall’amore romantico. 
Il Matrimonio cristiano è una grande benedizione per tutta l’umanità e va difeso, in particolare nel mondo moderno; ancora oggi nonostante il dilagare del relativismo molte persone incontrano Dio attraverso suo Figlio, Gesù Cristo, e la loro vita riacquista il vero valore e la dignità perduta.”

“Se Valentino fosse qui oggi, avrebbe detto alle coppie sposate che arriva un momento in cui l’amore diventa anche sacrificio.
Non sarà facile mantenere il vostro impegno e le vostre promesse di matrimonio. Non stupitevi se l’ ‘amore romantico’ che avete per qualcuno cambia, non è più trascinante come all’inizio: l’amore è costanza, è impegno, fino alla donazione di sè e così, con l’aiuto di Cristo, diventa vero Amore, molto più maturo e completo.
L’amore – l’amore umano è meraviglioso e benedetto da Dio. Ma diventa vero Amore quando si è disposti anche a portare la croce insieme. Questo è ciò che San Valentino significa per me.”

PREGHIERA A SAN VALENTINO VESCOVO E MARTIRE, PROTETTORE DEGLI INNAMORATI

Reliquie del Santo nella Basilica di Terni

Glorioso San Valentino, dagli splendori della gloria dove state beato in Dio, rivolgete pietoso lo sguardo sui vostri devoti, che fidenti nella potenza di intercessione che godete in Cielo per le sante opere vostre, invocano il vostro amoroso patrocinio.
Benedite le nostre famiglie, i terreni e le industrie nostre, tenendo lontani da noi i castighi, che purtroppo abbiamo meritato coi nostri peccati.
Ma soprattuto sostenete e avvalorate in noi quella Fede, senza la quale è impossibile salvarsi e della quale voi foste apostolo e martire invitto.
Proteggete, o gran Santo, la Chiesa di Gesù nelle lotte funeste, che tanto la travagliano in questi tempi infelicissimi, e fate che sempre più cresca lo stuolo dei santi e valorosi lieviti, che, informati dal vostro spirito, camminino sulle vostre orme luminose, a gloria di Dio, a onore della Chiesa, a salute delle anime nostre.

Nel mio cuore, Signore, si è acceso l’amore per una creatura che tu conosci e ami.

Fa che non sciupi questa ricchezza che mi hai messo nel cuore.

Insegnami che l’amore è un dono e non può mescolarsi con nessun egoismo,

che l’amore è puro e non può stare con nessuna bassezza,

che l’amore è fecondo

e deve, fin da oggi, produrre un nuovo modo di vivere in me e in chi mi ha scelto.

Ti prego, Signore, per chi mi aspetta e mi pensa,

per chi ha messo in me tutta la sua fiducia,

per chi mi cammina accanto, rendici degni l’uno dell’altra.

E per intercessione di San Valentino fa che fin da ora

le nostre anime posseggano i nostri corpi e regnino nell’amore. 

Così sia. Pater, Ave, Gloria.

Fonte http://www.cbn.com/spirituallife/ChurchandMinistry/churchhistory/st_valentine_the_real_story.aspx

http://www.santiebeati.it/dettaglio/40850

 

La Chiesa beatifica il martire giapponese Takamaya Ukon, samurai di Cristo

7 febbraio 2017  Oggi è stato beatificato il martire giapponese Justus Takayama Ukon (1552 – 5 Febbraio 1615), signore feudale e samurai, vissuto nel XVI secolo. Sposato e padre di 5 figli, scelse la via dell’esilio piuttosto che abiurare la fede cristiana. La Messa di Beatificazione ad Osaka, in Giappone, è stata presieduta dal card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Oggi una SUA STATUA domina la Plaza Dilao a Manila nelle Filippine, dove Ukon è morto in esilio: il nuovo beato (IN FOTO) è vestito con il costume tipico dei samurai, ma la katana (la spada tradizionale dei guerrieri giapponesi) è rivolta verso il basso. Su di essa campeggia un’immagine di Gesù crocifisso.

I cattolici giapponesi sono una piccola realtà che viene dalla persecuzione più crudele, ma il Cielo premia chi è fedele.
Il popolo dei kakure kirishitan (i cattolici clandestini giapponesi) ha sempre considerato Ukon un “martire bianco” e oggi la Chiesa Cattolica dà ragione al popolo.

Un guerriero con la katana, la spada dei guerrieri Giapponesi, rivolta verso il basso, sormontata da una croce. La statua di Ukon, il samurai di Cristo, rappresenta la parabola della sua vita: da daimyo, grande signore feudale, potente in battaglia, un povero ed esiliato fino alla morte. Nato nel 1552, viene battezzato a 12 anni quando suo padre abbraccia la fede cristiana attraverso la predicazione del gesuita san Francesco Saverio. Signori feudali, i Takayama arrivano a dominare la regione di Takatsuki e Ukon si impegna per la diffusione del cristianesimo con la fondazione di Seminari e la formazione di missionari e catechisti: nei suoi territori da una popolazione di 30mila persone, circa 25 mila abbracciarono la fede cattolica.

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Statue di San Francesco Saverio, al centro, con i suoi discepoli giapponesi Anjiro (sinistra) e Bernardo, a Xavier Park, (Kagoshima, Giappone)

 Il cardinale Angelo Amato :

Ukon aveva colto IL MESSAGGIO centrale di Gesù, che è la legge della carità. Per l’ epoca, lui era  un signore feudale molto misericordioso con i suoi sudditi, aiutava i poveri, dava il sostentamento ai samurai bisognosi. Fondò la Confraternita della Misericordia. Visitava gli ammalati, era generoso nell’elemosina, portava assieme al padre Dario la bara dei defunti, per coloro non avevano famiglia, e provvedeva a seppellirli. Tutto ciò provocava stupore e desiderio di imitazione “.

Le persecuzioni iniziarono nel 1587 quando lo shogun Hideyoschi ordina l’espulsione dei missionari. Ukon e suo padre rinunciano agli onori, scegliendo la povertà. Vennero poi le crocifissioni, infine nel 1614, quando lo Shogun Tokugawa bandì definitivamente il cristianesimo, Ukon per non abiurare va in esilio nelle Filippine assieme a 300 Cristiani. Morirà circa 40 giorni dopo il suo arrivo.Risultati immagini per Dom Justo Takayama

Ancora il cardinale Amato:

“Educato all’onore e alla lealtà, fu un autentico guerriero di Cristo, non con le armi di cui era esperto, ma con la Parola e l’Esempio. La fedeltà al Signore Gesù era così fortemente radicata nel suo cuore, da confortarlo nella persecuzione, nell’esilio, nell’abbandono. La perdita della sua posizione di privilegio e la riduzione ad una vita povera e di nascondimento non lo rattristarono, ma lo resero sereno e perfino gioioso perché si manteneva fedele alle promesse del Battesimo “.

” ‘Via della Spada, Via della Croce … Tante domande mi risuonavano in testa giorno e notte …’. Sono parole del film-documentario ‘Ukon il samurai – La via della spada, la via della Croce’ descrive proprio questo cammino di spoliazione. Ma come avviene il processo di conversione per Ukon?

La regista del film, Lia Beltrami :

Antica immagine di Ukon in preghiera, nel periodo di esilio

“La vita di Ukon percorre, possiamo dire, tre fasi di conversione: il Battesimo, quando era ancora piccolo, assieme al padre, il momento in cui si trova in mezzo ad un combattimento, in cui capisce che non è quella la sua via e quando si trova a dover scegliere tra due grandi signori feudali. La scelta di uno avrebbe provocato una persecuzione contro la Chiesa nascente, mentre la scelta dell’altro l’avrebbe portato a perdere i suoi familiari che erano stati sequestrati. Lui sceglie di non entrare nella logica del mondo, ma di rinunciare a tutto, di rinunciare allo stato di signore, di rinunciare al castello per seguire la via della Croce “.

Ukon non abbandona la cultura giapponese, che anzi valorizzerà sempre. Ancora Lia Beltrami:  “Ukon vive pienamente e fino in fondo il suo essere giapponese e non pone mai in conflitto la nuova religione, il cristianesimo. Takayama Ukon è conosciuto in tutto il Giappone, anche non cristiano, come “Gran Maestro della Cerimonia del Thè”: là dentro, nella stanza spogliata di tutto, dove ci si trova di fronte al proprio interlocutore, quella è la via per annunciare il Vangelo, quella è la via della missione negli ultimi anni della sua vita”.

Affascinato dal messaggio di Gesù che dona la sua vita per amore, Ukon capì che quello era il vero sacrificio e il vero onore.

Il film SILENCE

Il popolo dimenticato dei kirishitan  torna anche per merito del cinema. Martin Scorsese nel film Silence, interpretato da Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano e Ciarán Hinds. Dal punto di vista pastorale, la Commissione nazionale valutazione film della Cei (www.cnvf.it) lo ha riconosciuto come complesso, problematico e adatto per dibattiti, per recuperare la storia dei missionari in Oriente, ma anche riflettere sulle persecuzioni dei cristiani oggi.

La storia è quella dell’omonimo romanzo firmato nel 1966 dal controverso scrittore cattolico giapponese Shusaku Endo (1923-1996), tradotto in italiano a Milano come Silenzio da Rusconi nel 1982 e riedito con il medesimo titolo da Corbaccio nel 2013.
Nella Nagasaki del 1633, il padre gesuita portoghese Cristóvão Ferreira (1580?-1650), già coraggioso missionario nel pieno della persecuzione, cede alla violenza e rinuncia alla fede. Quando la notizia giunge a Roma, due giovani confratelli, Sebastian Rodrigues e Francisco Garpe, increduli, si mettono sulle sue tracce. In Giappone si scontrano però con la dura realtà della cristianofobia e del tradimento. Finirà tutto in silenzio, il silenzio sperimentato da Gesù sulla Croce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?».

Il dramma dei kirishitan, costretti per secoli a nascondersi come topi in una patria ostile chiusasi ermeticamente a guscio, e la sfida dell’apostasia sono stati i motivi di una continua conversione a Cristo durata tutta l’esistenza terrena del romanziere Endo. Su influsso di Endo, un altro scrittore giapponese, Otohiko Kaga, nato nel 1929, vivente, già docente universitario di Psicologia, si è convertito al cattolicesimo a 58 anni. Memorabile è il suo romanzo storico sulla Seconda guerra mondiale, Ikari no nai fune, del 1982, tradotto in inglese negli Stati Uniti come Riding the East Wind, ma importantissimo è il suo Takayama Ukon, del 1999, tradotto in tedesco e in russo, il romanzo della vita appunto del nuovo Beato. 

Fonti:

http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/07/domani_la_beatificazione_di_ukon/1290711

http://agensir.it/italia/2017/01/12/silence-di-martin-scorsese-nelle-pieghe-del-silenzio/

Preghiere per la Festa della Presentazione del Signore Gesù al Tempio

LA CANDELORA Festa delle luci (cfr Lc 2,30-32), ebbe origine in Oriente con il nome di ‘Ipapante’, cioè ‘Incontro con il Signore Gesù’. Nel sec. VI si estese all’Occidente con la solenne benedizione e processione delle candele, simbolo di GESU’, LUCE PER ILLUMINARE LE GENTI E GLORIA DEL SUO POPOLO ISRAELE . La presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e con l’offerta della Vergine Madre e la profezia di Simeone apre il cammino verso la Pasqua. (Mess. Rom.)
Secondo la legge giudaica, tutti i primogeniti appartenevano al Signore e i loro genitori dovevano riscattarli con un agnello o due colombe, che venivano offerti in sacrificio al posto dei loro figli. Maria si sottomette a questa legge; ma sapeva benissimo che, presentando Gesù al Tempio, anziché sottrarre il suo primogenito al sacrificio, faceva proprio l’offerta di quel sacrifico che Egli avrebbe un giorno consumato sul Calvario per la nostra Redenzione. La festa di oggi, detta anche spesso della “Candelora”, è una festa sia del Signore che della Madonna, che si offre alla Volontà di Dio per prepararsi a seguire la missione di Gesù e partecipare anche alle Sue sofferenze per la nostra salvezza. Le parole di Simeone che annunziano in Gesù “la luce che illumina tutte le genti” sono per la Chiesa un’occasione per celebrare una vera festa di luce.  La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di quaranta giorni dopo il parto di un maschio: da Natale ad oggi sono trascorsi infatti 40 giorni; ma Maria è già la Donna tutta Pura, la tutta Santa, quindi il suo umile gesto è in realtà simbolico della offerta di Se stessa alla missione redentrice di Gesù.

L’OFFERTA DI CRISTO E DI SE STESSI AL PADRE

Gesù è il grande dono di Dio all’umanità

ed è l’unica offerta degna che noi possiamo fare a Lui.

Tu, Maria, nella Presentazione offri Gesù ed inizi un cammino

che ti conduce alla croce; una spada trapasserà la tua anima.

La Chiesa ed ogni cristiano continua ad offrire Gesù Eucaristia

e ad offrirsi con Lui al Padre.

Ave Maria :

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

O Signore, noi nella Messa ti offriamo come Maria

Cristo, tuo figlio.

Concedi a noi di saper offrire la nostra vita insieme alla sua.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

Preghiera a Maria nella presentazione di Gesù al Tempio

O Maria, tu oggi sei salita umilmente al Tempio, 

portando il tuo divin Figlio e lo hai offerto al Padre 

per la salvezza di tutti gli uomini. 

Oggi lo Spirito Santo ha rivelato al mondo che Cristo 

è la gloria di Israele e la luce delle genti.

Ti preghiamo, o Vergine santa, presenta anche noi, 

che pure siamo tuoi figli,al Signore e fa’ che, rinnovati nello spirito, 

possiamo camminare nella luce di Cristo 

finché lo incontreremo glorioso nella vita eterna.

Preghiera di presentazione al Tempio

O Dio, fonte e principio di ogni luce,

che oggi hai rivelato al santo vecchio Simeone il Cristo,

vera luce di tutte le genti,

benedici questi ceri e ascolta le preghiere del tuo popolo,

che viene incontro a te con questi segni luminosi e con inni di lode;

guidalo sulla via del bene,

perché giunga alla luce che non ha fine.

Per Cristo nostro Signore.

La presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme è strettamente collegata col mistero dell’Epifania.

L’Epifania mette infatti in evidenza la presenza e l’azione dello Spirito Santo, che guida gli uomini ad incontrare e a riconoscere il Salvatore e a darne poi testimonianza. Lo Spirito Santo discenderà sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste. Nel momento della presentazione la sua presenza anticipa e prepara quel giorno. Anticipa e prepara, 30 anni prima, l’epifania sulla riva del Giordano e tutta la missione messianica di Gesù di Nazaret. Al tempo stesso, la presentazione di Gesù al tempio esprime in maniera drammatica le modalità di tale missione salvifica. Rivolgendosi a Maria, la Madre di Gesù, Simeone dice:Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori(Lc 2, 34-35). Illuminato dallo Spirito Santo, Simeone vede nel Bambino, presentato a Dio da Maria e Giuseppe, Colui che è venuto per prendersi cura dei figli di Abramo. “Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo” (Eb 2, 17).
(Dall’omelia di San Giovanni Paolo II, Basilica Vaticana – Martedì, 2 febbraio 1993)

PREGHIERA ALLA SACRA FAMIGLIA per tutte le famiglie cristiane
di Pio XII Risultati immagini per presentation of jesus temple
O sacra Famiglia, Trinità della terra, o Gesù, Maria e Giuseppe, sublimi modelli e tutori delle famiglie cristiane, a voi ricorriamo, non solo per confortarci con la soave contemplazione dei vostri amabili esempi, ma anche per implorare la vostra protezione e promettervi costante fedeltà nel sentiero che c’indicate.

La vostra pace, la vostra inalterabile serenità ristorano i nostri travagliati spiriti tra le angustie di una vita sempre più complicata e difficile, mostrandoci eloquentemente che soltanto in un focolare adorno e arricchito con le virtù domestiche che voi c’insegnaste, i nostri cuori potranno trovare il riposo e la felicità, cui tanto anelano.

Però, come potrà la tenera pianta della famiglia difendersi contro l’ardore delle passioni sfrenate, i moti insidiosi della ribellione, che quasi in ogni luogo serpeggiano, l’uragano della vita odierna, che si direbbe voglia tutto sconvolgere?
Come, se non facendo noi che le sue radici penetrino profondamente nella terra generosa della pietà cristiana; implorando per essa l’irrigamento abbondante della divina grazia, specialmente con la partecipazione comune ai santi Sacramenti; animandola con un vero spirito di fede, che c’induca a superare la concezione materialistica della vita; unendo tutti i suoi rami con lo stretto vincolo di un amore, che, se non fosse anche soprannaturale, passerebbe come tutte le cose di quaggiù; consolidandola nel suo proprio essere mediante il fermo proposito di adempire ognuno di noi i nostri doveri in tutto ciò che ci impone il giusto ordine familiare; sostenendola nelle asprezze di questo terreno esilio, in cui talvolta manca anche una onesta dimora e fa difetto un sufficiente sostentamento.

Nel disordine delle idee che spesso turba le menti, noi proclamiamo altamente la santità, l’unità e la missione divina della famiglia cristiana, cellula della società e della Chiesa, e ciascuno al suo posto — genitori e figli —, con modestia ma con fermezza, c’impegniamo di fare quanto è in nostro potere, affinché così santi ideali siano nel mondo una realtà.

Aiutaci tu, o Giuseppe, specchio della più ammirabile paternità nella cura assidua che sapesti prestare al Salvatore e alla Vergine, seguendo fedelmente le ispirazioni divine; vieni in nostro soccorso, o Maria, la più amante, la più fida e la più pura di tutte le spose e di tutte le madri; assistici tu, o Gesù, che per esserci in ogni cosa di fulgida norma volesti farti il più sottomesso dei figli. Siate tutti e tre sempre a noi vicini, nelle ore liete e nelle tristi, nei nostri lavori e nel nostro riposo, nelle nostre ansie e nelle nostre speranze, vicini a quelli che nascono e a quelli che muoiono.

E otteneteci che tutti i focolari, santi a imitazione del vostro, siano per tutti i loro membri scuole di virtù, asili di santità, cammino sicuro verso quella eterna beatitudine che per vostra intercessione fiduciosamente speriamo. Così sia.

Pio XII

 
Fonti

San Giovanni Bosco e gli Angeli custodi: preghiere per ottenere grazie

Preghiera a S. Giovanni Bosco per ottenere Grazie

O glorioso Santo,

voi vedete da quanti mali noi siamo afflitti ed oppressi;
è incerto l’oggi, più incerto il domani,
e il dolore è divenuto il compagno indivisibile
della nostra esistenza.
Deh, o San Giovanni Bosco, muovetevi a pietà della nostra
misera condizione!
Anche voi soffriste il disagio, la miseria, l’abbandono,
la calunnia, la persecuzione;
e fu l’esperienza del dolore che vi rese il conforto,
l’aiuto di quanti ricorsero a voi.
Ora che siete in Cielo, presso la Sorgente Eterna della carità,
voi sentite certamente più viva compassione per le nostre sventure,
ed io a voi fiducioso ricorro per ottenere la grazia di…. (esprimere…).
O glorioso Santo,
a voi nulla nega il Signore,
perchè tanto lavoraste in terra per la sua gloria e per il suo onore;
intercedete per me,
impetratemi la grazia implorata se essa torna utile all’anima mia,
ed ottenetemi la conformità al divino volere e la perseveranza nel bene,
onde anch’io possa venire un giorno a lodare e ringraziare insieme con voi il Signore in Paradiso.
Così sia.

Quando satana insinua la mente dei giovani… – San Giovanni BoscoALLEGRIA DON BOSCO

 Il primo inganno che il demonio suole usare per ingannare le anime dei giovani è lo Scoraggiamento.

«Come è possibile – insinua il maligno – che tu possa per cinquanta, sessant’anni o più vivere nella virtù e lontano dai piaceri?».
Quando il demonio ti suggerisce questo, tu rispondigli così: «Chi mi assicura che io giungerò fino a quell’età? La mia vita è nelle mani di Dio e può anche darsi che oggi sia l’ultimo giorno della mia vita. Quanti ragazzi della mia età ieri erano allegri e pieni di salute ed oggi sono già nella tomba! E non potrebbe accadere altrettanto anche a me? E se anche dovessi faticare alcuni anni per il Signore, non ne sarò ricompensato in modo sovrabbondante da una eternità di gloria e di gioia in Paradiso?».
Il secondo inganno del demonio è di farti credere che la vita santa ti farà cadere nella tristezza.
«Tu sei giovane – insinua il demonio – e se ti metti a pensare all’eternità e all’Inferno diventerai melanconico e potresti anche impazzire».
A queste insinuazioni tu risponderai così: «È vero che il pensiero di un’eternità infelice e di un supplizio che non finirà è un pensiero tetro e spaventoso, ma se può farmi impazzire al solo pensarvi, che cosa sarà mai l’andarvi? È meglio pensarci adesso e non caderci in avvenire, che allontanarne ora il pensiero e poi cadervi per l’eternità!».
D’altra parte, o caro giovane, se il pensiero dell’Inferno ci riempie di terrore, il pensiero del Paradiso ci riempie di gioia.
I santi infatti, pur pensando all’eternità delle pene non erano tristi, ma allegri, perché avevano fiducia di evitarle vivendo sempre in pace con Dio.

Fatti dunque coraggio! il demonio ha paura della gente allegra!

Prova a servire il Signore e vedrai quanto è dolce e soave amarLo con tutto il cuore.

S. Giovanni Bosco e gli Angeli3eabb2dd56

Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 a Castelnuovo d’Asti. Figlio di poveri contadini a vent’anni decise di entrare, come esterno, in seminario. Dovendo pagare la pensione mensile, Giovanni dovette lavorare molto pur di racimolare qualche soldo per coprire le spese di vitto e di alloggio. Nelle domeniche e nei giorni festivi egli si dedicava ai giovani. Per loro fondò la “Società dell’allegria”, preludio della fondazione dell’Oratorio, stabilendo le basi di uno dei cardini del suo sistema educativo. Ordinato sacerdote il 5 giugno 1841 il giorno dopo celebra la sua prima messa all’altare dell’Angelo custode nella chiesa di san Francesco d’Assisi a Torino. Don Bosco intuì la propria vocazione all’apostolato della gioventù visitando un gruppo di giovani detenuti in carcere. Da quel giorno impegnò ogni sua energia per evitare che tanti giovani si perdessero su strade sbagliate. Fondò l’istituto religioso dei Salesiani e quello femminile delle figlie di Maria Ausiliatrice, ai quali infuse il suo spirito di amore e di dedizione per l’educazione cristiana della gioventù.

Incontrò numerosi contrasti e incomprensioni, ma non si scoraggiò. Molti furono coloro che lo avversarono, dalla polizia ai benpensanti; decisivo fu il sostengo dell’Arcivescovo di Torino che approvò il suo Oratorio definendolo, “la parrocchia della gioventù senza parrocchia”.

L’Oratorio nacque dalla compassione di Giovanni Bosco per un intera generazione di giovani che cresceva degradata abbrutita, illusa, svuotata e cinica, che cresceva senza conoscere Cristo. A chi gli chiedeva le coordinate del suo metodo educativo, rispondeva con tre parole: Ragione, Religione e Amorevolezza. Grande educatore , istituì scuole, laboratori artigianali, collegi e in tutto impegnò la Congregazione religiosa da lui fondata che perpetuerà nel tempo la sua opera. E’ l’iniziatore delle prima scuole professionali, dalle quali, dovevano uscire non tanto uomini colti, ma operai onesti e capaci. Il prete ha giocato anche un ruolo politico sorprendente nell’Italia del suo tempo.

Lo stesso pontefice, Pio IX, gli aveva affidato addirittura il ruolo di suo rappresentante segreto nei confronti del nuovo Stato invasore e laicista che in quegli anni aveva incarcerato sacerdoti, vescovi e cardinali, aggredito la Chiesa in ogni modo, soppresso gli ordini religiosi e incamerato i loro beni. Tutto avvenne per opera delle società segrete, storicamente conosciute sotto il nome di Carbonari, Franchi, Muratori, Giacobini e Illuminati, nomi diversi di gruppi appartenenti allo stesso movimento che mirava a sovvertire l’ordine sociale puntando a schiantare la Chiesa. Egli non si limitò a denunciare la prepotenza del potere laicista, ma si adoperò per strappare palmo a palmo allo Stato spazi di libertà per la Chiesa e per le sue opere.

Per volere di Papa Pio IX inaugurò a Roma, nel 1887, la Basilica del Sacro Cuore, nelle vicinanze della Stazione ferroviaria di Termini. Quando don Bosco vide che anche quel suo sogno si era avverato pianse di gioia. Colui che amava definirsi il “prete nella casa del povero come nel palazzo del re”, si spense.  S. Giovanni Bosco morì  il 31 gennaio 1888 ed è attualmente sepolto nel Santuario di Maria Ausiliatrice a Torino. Venne beatificato da Pio XI il 2 giugno 1929 che successivamente, il 1 aprile del 1934, lo dichiarò santo.10_2_guardian3

Nel corso della sua complessa e ricchissima esperienza mistica, Don Bosco dimostrò spesso molta attenzione per gli angeli custodi, cercando di inculcarne la devozione tra i tanti giovani che gli vivevano accanto ogni giorno. “Ravvivate la fede nell’angelo custode – diceva spesso – che è con voi ovunque siate. Santa Francesca Romana se lo vedeva sempre davanti con le mani incrociate sul petto e gli occhi rivolti al Cielo; ma per ogni sua anche più piccola mancanza, l’angelo si copriva come per vergogna il volto e talora le voltava le spalle”.

Il 31 agosto 1844, la moglie dell’ambasciatore del Portogallo fu avvertita da Don Bosco di fare molta attenzione ad un imminente pericolo: “Lei signora, oggi ha da viaggiare – disse alla donna – si raccomandi molto al suo angelo custode perché l’assista e non abbia a spaventarsi del fatto che le accadrà”. La signora fu un po’ impaurita, ma non diede molta importanza all’avvenimento. Partì in carrozza con la figlia e la domestica, ma durante il viaggio i cavalli si imbizzarrirono senza che il cocchiere fosse in grado di fermarli: la carrozza rischiava così di ribaltarsi con danni forse irreparabili per le persone. Benché spaventata la donna ricordò quanto le aveva detto Don Bosco e invocò il proprio angelo custode perché l’aiutasse: immediatamente i cavalli si ammansirono e il viaggio riprese senza interruzioni concludendosi serenamente.2-camerette-23b

Uno tra gli episodi più singolari che costituiscono il notevole corpo di fatti miracolosi che hanno accompagnato Don Bosco riguarda la vicenda del cane nero che appariva quando il santo era in pericolo e allontanava i malintenzionati con il suo aspetto certamente poco rassicurante. Infatti, Don Bosco fu oggetto di attentati orditi da chi voleva fermare la sua grande opera. Ogni qualvolta qualcuno lo aggrediva o cercava di ucciderlo, il cane appariva dal nulla e allontanava gli aggressori. Don Bosco chiamò quel cane Grigio e sostenne che sotto le spoglie dell’animale si celava il suo angelo custode. Per oltre trent’anni gli fu accanto, salvandolo dai pericoli o mettendolo in guardia quando si approssimava qualche rischio. L’angelo custode ebbe senza dubbio un modo insolito per manifestarsi, ma le celesti creature sanno comunicare con gli uomini attraverso strade spesso “strane”, anche misteriose, ma sempre in grado di cogliere nel segno.

Consapevole dell’importanza degli angeli custodi, Don Bosco si soffermò in più occasioni su questi esseri di puro spirito, cercando di diffonderne la devozione. Durante un’omelia parlò dell’angelo custode ai suoi giovani, esortandoli a invocare l’aiuto del loro compagno celeste ogni volta che si fossero trovati in difficoltà. Uno di questi giovani, pochi giorni dopo, mentre lavorava in un cantiere, fu coinvolto in grave incidente: l’impalcatura sulla quale si trovava crollò rovinosamente al suolo. Tutti i muratori che erano sopra morirono; solo il giovane fedele rimase illeso dopo aver esclamato: “Angelo mio, aiutami!”. Il suo angelo custode gli aveva salvato la vita.

Tra i tanti opuscoli che don Bosco compose e stampò c’è anche “Il devoto dell’Angelo Custode” dove il santo piemontese scrive: “Bontà grande ed incomprensibile ci dimostra il nostro celeste Padre nel darci un Angelo per custode.
Questa bontà divina è quella che ci vuol figliuoli, e degni figliuoli di sì gran Padre.
A tal fine c’ impresse nel crearci la sua immagine e le sue fattezze, e ci designò eredi di tutti i beni paterni lassù in cielo.

Un argomento che mostra l’eccellenza dell’uomo è certamente il fatto che egli ha un Angelo per custode. Creato che ebbe Iddio il cielo, la terra e tutte le cose che nel cielo e nella terra si contengono, lasciò che esse seguissero per loro conto il corso delle leggi naturali secondo l’ordine della quotidiana provvidenza che le conserva. Dell’uomo non fu così. Oltre ad averlo arricchito di nobili facoltà sia spirituali che corporali, costituito a provvedere a tutte le altre creature, volle che un celeste spirito se ne prendesse cura. Così, fin dal primo istante che l’uomo compare al mondo, egli l’assiste notte e giorno. Lo accompagna nel viaggio lungo le strade; lo difende dai pericoli sia dell’anima che del corpo, l’avvisa di ciò che è bene perché lo segua. Grande dignità dell’uomo, grande bontà di Dio, incalzante dovere per noi di corrispondervi!”.

Estratto dall’opera “Il Divoto dell’Angelo Custode” di Don Giovanni Bosco (1815 – 1888).
L’intero libretto è disponibile in formato PDF al seguente link: Il Divoto dell’Angelo Custode

 (Tratto da articolo di Don Marcello Stanzione)

Conversione di San Paolo Apostolo: preghiere e riflessioni dei Santi

25 gennaio, Conversione di San Paolo Apostolo http://www.santiebeati.it/dettaglio/2070

O Dio, che hai illuminato tutte le genti con la parola dell’apostolo Paolo, concedi anche a noi, che oggi ricordiamo la sua conversione, di essere testimoni della tua verità e di camminare sempre nella via del Vangelo, Per Cristo Nostro Signore.

“Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in Lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen”. (San Paolo, 1 Lettera a Timoteo, cap 1, 15).

Questa festa, istituita in Galilea nel secolo VIII in occasione della traslazione di alcune reliquie dell’apostolo, entrò nel calendario romano solo sul finire del secolo X. La «conversione» di san Paolo, fermato da Cristo sulla via di Damasco, sta alla base di molti e importanti elementi della sua dottrina, in particolare del tema della potenza della grazia divina, capace di trasformare il feroce Saulo persecutore della Chiesa nell’«Apostolo» per eccellenza. Questa conversione è certamente uno dei più importanti avvenimenti della storia della Chiesa, che è debitrice a Paolo dello slancio dell’ evangelizzazione tra i pagani, e della prima riflessione teologica sul messaggio cristiano.

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Statua di SAN PAOLO, in S. Giovanni in Laterano, Roma

Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorso 279

Il persecutore trasformato in predicatore

Dall’alto dei cieli la voce di Cristo ha travolto Saulo: egli ha ricevuto l’ordine di non continuare le persecuzioni, è caduto faccia a terra. Bisognava che fosse prima atterrato e poi rialzato; prima colpito, poi guarito. Poiché Cristo non sarebbe mai vissuto  con lui, se Saulo non fosse morto alla sua precedente vita di peccato. Caduto a terra, cosa sente? “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo” (At 26,14). E lui risponde: “Chi sei, o Signore?” Allora la voce dall’alto continua: “Io sono Gesù, che tu perseguiti”. Le membra sono ancora sulla terra, il capo grida dall’alto dei cieli; non dice: “Perché perseguiti i miei servi?”, ma “Perché mi perseguiti?”

      E Paolo, che aveva messo tutto il suo zelo nel perseguitare, si dispone a obbedire: “Cosa vuoi che io faccia?” Già  il persecutore è trasformato in predicatore, il lupo si trasforma in pecora, il nemico in difensore. Paolo comprende ciò che deve fare: se è diventato cieco, se la luce del mondo gli è stata tolta per un periodo, è per far brillare nel suo cuore la luce interiore. La luce è tolta al persecutore per essere ridata al predicatore; nel momento stesso in cui non vedeva più nulla di questo mondo, ha visto Gesù. E’ un simbolo per i credenti: chi crede in Cristo deve fissare su di Lui lo sguardo dell’anima, senza tener conto delle cose esteriori…

SANTA TERESA DI LISIEUX trova la sua vocazione, leggendo le LETTERE DI SAN PAOLO APOSTOLO

Therese de Lisieux

“Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarvi finalmente una risposta. Aprii le lettere di San Paolo per cercare qualche risposta. Mi caddero sotto gli occhi i capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi.
Nel primo lessi che non tutti possono essere apostoli, profeti, dottori ecc… che la Chiesa è composta da diverse membra e che l’occhio non potrebbe essere al tempo stesso la mano. La risposta era chiara ma non appagava i miei desideri, non mi dava pace. Come la Maddalena chinandosi continuamente sul sepolcro vuoto finì per trovare quello che cercava, così, abbassandomi fino alle profondità del mio nulla, mi elevai tanto in alto che riuscii a raggiungere il mio scopo…
Therese de LisieuxSenza scoraggiarmi continuai la lettura e questa frase mi rincuorò: «Cercate con ardore i doni più perfetti; ma io vi mostrerò una via ancora più eccellente».
E l’Apostolo spiega come tutti i doni più perfetti non sono niente senza l’Amore… che la Carità è la via eccellente che conduce sicuramente a Dio. Finalmente avevo trovato il riposo!… considerando il corpo mistico della
Chiesa, non mi ero riconosciuta in nessuno dei membri descritti da San Paolo: o meglio, volevo riconoscermi in tutti!

La Carità mi diede la chiave della mia vocazione.
Capii che se la Chiesa aveva un corpo, composto da diverse membra, il più necessario, il più nobile di tutti non le mancava: capii che la Chiesa aveva un cuore e che questo cuore era acceso d’Amore.
Capii che solo l’Amore faceva agire le membra della Chiesa: che se l’Amore si dovesse spegnere, gli Apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i Martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue… capii che l’Amore racchiudeva tutte le Vocazioni, che l’Amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi!… Insomma che è Eterno!… allora, nell’eccesso della mia gioia delirante ho esclamato: O Gesù mio Amore… la mia vocazione l’ho trovata finalmente! La mia vocazione è l’Amore!… si, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei Tu che me l’hai dato: nel Cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l’Amore!”

Preghiera per la conversione

GESÙ, SULLA VIA DI DAMASCO SEI APPARSO A SAN PAOLO
IN UNA LUCE SFOLGORANTE E HAI FATTO SENTIRE LA TUA VOCE
PORTANDO ALLA CONVERSIONE CHI PRIMA TI PERSEGUITAVA.

COME SAN PAOLO, MI AFFIDO OGGI ALLA POTENZA DEL TUO PERDONO,
LASCIANDOMI PRENDERE PER MANO DA TE,
AFFINCHÈ IO POSSA USCIRE DALLE SABBIE MOBILI
DELL’ORGOGLIO E DEL PECCATO,
DELLA MENZOGNA E DELLA TRISTEZZA,
DELL’EGOISMO E DI OGNI FALSA SICUREZZA,
PER CONOSCERE E VIVERE LA RICCHEZZA DEL TUO AMORE.

MARIA MADRE DELLA CHIESA,
MI OTTENGA IL DONO DELLA VERA CONVERSIONE
PERCHÈ QUANTO PRIMA SI REALIZZI L’ANELITO DI CRISTO
“UT UNUM SINT” (AFFINCHÈ SIANO UNA COSA SOLA)

SAN PAOLO, INTERCEDI PER NOI.

Paolo sopportò ogni cosa per amore di Cristo

Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo20400e
Che cosa sia l’uomo e quanta la nobiltà della nostra natura, di quanta forza sia capace questo essere pensante, lo mostra in un modo del tutto particolare Paolo. Ogni giorno saliva più in alto, ogni giorno sorgeva più ardente e combatteva con sempre maggior coraggio contro le difficoltà che incontrava. Alludendo a questo diceva: Dimentico il passato e sono proteso verso il futuro (cfr. Fil 3, 13). Vedendo che la morte era ormai imminente, invita tutti alla comunione di quella sua gioia dicendo: «
Gioite e rallegratevi con me» (Fil 2, 18). Esulta ugualmente anche di fronte ai pericoli incombenti, alle offese e a qualsiasi ingiuria e, scrivendo ai Corinzi, dice: Sono contento delle mie infermità, degli affronti e delle persecuzioni (cfr. 2 Cor 12, 10). Aggiunge che queste sono le armi della giustizia e mostra come proprio di qui gli venga il maggior frutto, e sia vittorioso dei nemici. Battuto ovunque con verghe, colpito da ingiurie e insulti, si comporta come se celebrasse trionfi gloriosi o elevasse in alto trofei. Si vanta e ringrazia Dio, dicendo: Siano rese grazie a Dio che trionfa sempre in noi (cfr. 2 Cor 2, 14). Per questo, animato dal suo zelo di apostolo, gradiva di più l’altrui freddezza e le ingiurie che l’onore, di cui invece noi siamo così avidi. Preferiva la morte alla vita, la povertà alla ricchezza e desiderava assai di più la fatica che non il riposo. Una cosa detestava e rigettava: l’offesa a Dio, al quale per parte sua voleva piacere in ogni cosa.
Godere dell’amore di Cristo era il culmine delle sue aspirazioni e, godendo di questo suo tesoro, si sentiva più felice di tutti. Senza di esso al contrario nulla per lui significava l’amicizia dei potenti e dei principi. Preferiva essere l’ultimo di tutti, anzi un condannato, però con l’amore di Cristo, piuttosto che trovarsi fra i più grandi e i più potenti del mondo, ma privo di quel tesoro. Il più grande ed unico tormento per lui sarebbe stato perdere questo amore.

 

S.Francesco di Sales:”Non bisogna lasciarsi scoraggiare dalle chiacchere della gente”

San Francesco di Sales, Dottore della Chiesa, Filotea, Parte IV, Capitolo I

NON BISOGNA LASCIARSI SCORAGGIARE DALLE CHIACCHIERE DELLA GENTE

Appena la gente si accorgerà che hai deciso di seguire la vita devota, scoccherà contro di te mille frecciatine di compatimento e altrettanti dardi di pesante maldicenza: i più arrabbiati daranno al tuo cambiamento il nome di ipocrisia, di bigotteria, di tradimento; diranno che il mondo ti ha voltato le spalle ed allora ti sei consolata volgendoti a Dio; i tuoi amici poi, da parte loro, si affretteranno a sommergerti di rimproveri, tanto prudenti e pieni di carità, a loro avviso. Sanno già che diventerai triste, perderai credito di fronte alla gente, sarai insopportabile, invecchierai prima del tempo, le cose di casa tua andranno a rotoli; ti ricorderanno che bisogna vivere nel mondo stando alle sue regole, che l’anima si può salvare anche senza tante storie; e simili sciocchezze.

Filotea, credimi, sono tutte chiacchiere stupide e inutili; a quella brava gente non importa proprio niente né della tua salute, né dei tuoi affari.

Se voi foste del mondo, dice il Salvatore, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma siccome voi non siete del mondo, vi odia.

Ho visto gentiluomini e dame passare intere notti di seguito a giocare agli scacchi e alle carte. Esiste forse un’occupazione più vuota, più triste e più massacrante di quella? Eppure la brava gente non mette parola: gli amici non se ne sono minimamente preoccupati; se invece noi facciamo un’ora di meditazione, oppure ci vedono alzarci al mattino un po’ più presto per prepararci alla santa Comunione, tutti si precipitano dal medico per farci curare dallo stato ansioso e dall’itterizia. Passa trenta notti a ballare e nessuno troverà da ridire; per la sola veglia della notte di Natale, il giorno dopo, chi ha la tosse e chi il mal di pancia.

Chi non si accorge subito che il mondo è un giudice ingiusto? Gentile ed accomodante con i suoi figli, ma duro e senza pietà per i figli di Dio.

Per andare a genio al mondo dobbiamo andare a braccetto con lui. E poi non riesci ad accontentarlo nemmeno lo stesso perché è matto: è venuto Giovanni, dice il Salvatore, che non mangia e non beve e voi dite che ha il diavolo; è venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve e voi dite che è un samaritano.

E’ proprio vero, Filotea, se per far piacere agli altri, ci lasciamo andare a ridere, a giocare, a ballare con la gente di mondo, il mondo ne sarà scandalizzato; se non lo facciamo ci accuserà  di essere ipocriti e tristi; se ci vestiamo bene, penserà che abbiamo un motivo nascosto; se andiamo alla buona, ci farà passare per gente senza educazione; la nostra allegria sarà per lui dissolutezza, la mortificazione, tristezza; ci guarda tanto di traverso che per quanto ci sforziamo, non gli andremo mai a genio.

Le nostre imperfezioni le ingigantisce e le classifica peccati, i nostri peccati veniali li fa mortali; i nostri peccati di debolezza li trasforma in peccati di malizia. Dovrebbe invece sapere, come dice S. Paolo, la carità è benigna, il mondo, al contrario, è cattivo; dovrebbe sapere anche che la carità non pensa male; al contrario, il mondo pensa sempre male, e se proprio non gli riesce di accusare le nostre azioni, accusa le nostre intenzioni. I montoni possono avere le corna o non averle, essere bianchi o essere neri, il lupo, appena gli riuscirà, li sbranerà.

E’ un po’ la stessa cosa per noi fare quello che vogliamo, il mondo ci farà sempre guerra; se ci fermiamo un po’ davanti al confessore, si chiederà che cosa gli stiamo raccontando; se invece ci sbrighiamo, dirà che abbiamo taciuto metà! Sorveglierà tutti i nostri movimenti e per un piccolo scatto di collera dirà che siamo insopportabili; la cura dei nostri affari la chiamerà avarizia, la nostra dolcezza, stupidità; quanto ai figli del mondo, la loro collera è sincerità, la loro avarizia abilità amministrativa; le libertà che si prendono, franchezza: i ragni rovinano sempre l’opera delle api!

Filotea, lasciamo perdere questo cieco: lascialo urlare finché non si stancherà, come fa il barbagianni per spaventare gli uccelli del giorno. Restiamo fermi nei nostri propositi, sarà la perseveranza a dimostrare che è sul serio e con sincerità che ci siamo votati a Dio e incamminati nella vita devota.

Le comete e i pianeti hanno apparentemente la stessa luminosità; solo che le comete scompaiono in poco tempo, perché hanno soltanto una luminosità transitoria, mentre i pianeti godono di una luce continua; lo stesso si può dire dell’ipocrisia e della virtù; esternamente si assomigliano molto, ma volendo, si possono distinguere con sicurezza l’una dall’altra: l’ipocrisia non dura nel tempo e si scioglie come nebbia al sole, mentre la virtù autentica rimane stabile e costante.

Non è un vantaggio da poco, per ben cominciare il cammino della devozione, ricevere calunnie e improperi: evitiamo, in tal modo, il pericolo della vanità e dell’orgoglio, che sono come le levatrici d’Egitto, cui l’infernale Faraone aveva dato l’ordine di uccidere i nati maschi di Israele il giorno stesso della nascita.

Noi siamo crocifissi per il mondo e il mondo è crocifisso per noi; il mondo ci considera pazzi? e noi consideriamolo matto!39689be69f9b79df50e53fcbd6c75b64

San Francesco di Sales: la virtù della Gioia cristiana sconfigge tristezza e agitazione

COME VINCERE LA  TRISTEZZA – San Francesco di Sales – Filotea, Parte IV
Capitolo XII

Dice S. Paolo che la tristezza secondo Dio opera la penitenza per la salvezza; la tristezza del mondo, invece, opera la morte. La tristezza può essere quindi buona o cattiva: dipende dagli effetti che produce in noi. E’ certo che ne fa più di cattivi che di buoni, perché di fatto i buoni effetti sono soltanto due: la misericordia e la penitenza; quelli cattivi invece sono sei: l’angoscia, la pigrizia, lo sdegno, la gelosia, l’invidia, l’impazienza. Il che ha fatto dire al Saggio: La tristezza ne uccide molti e non giova a nulla; infatti contro due soli rigagnoli buoni che zampillano dalla sorgente della tristezza, ce ne sono sei di cattivi!

Il nemico si serve della tristezza per portare le sue tentazioni contro i buoni; da un lato cerca di rendere allegri i peccatori nei loro peccati, e dall’altro cerca di rendere tristi i buoni nelle loro opere buone; e come non gli riuscirebbe di attrarre al male se non presentandolo in modo piacevole, così non potrebbe distogliere dal bene se non facendolo trovare sgradevole.

Il maligno gode nella tristezza e nella malinconia, perché lui è, e lo sarà per l’eternità, triste e malinconico; per cui vorrebbe che tutti fossero così!  

La cattiva tristezza turba l’anima, la mette in agitazione, le dà paure immotivate, genera disgusto per l’orazione, assopisce e opprime il cervello, priva l’anima di consiglio, di proposito, di senno, di coraggio e fiacca le forze. In conclusione, è come un duro inverno che cancella tutta la bellezza della terra e manda in letargo gli animali; infatti la tristezza toglie ogni bellezza all’anima e la rende quasi paralizzata e impotente in tutte le sue facoltà.
Filotea, se mai dovesse capitarti di essere afflitta da questa cattiva tristezza, metti in atto i seguenti rimedi. Dice S. Giacomo: Se qualcuno è triste, preghi: la preghiera è il rimedio più efficace perché innalza lo spirito a Dio, nostra unica gioia e consolazione; nella preghiera poi, serviti di affetti e parole interiori ed esteriori, che portano alla fiducia e all’amore di Dio, come: 0 Dio di misericordia, mio buon Signore, Salvatore mio misericordioso, Dio del mio cuore, mia gioia, mia speranza, mio caro Sposo, Amore dell’anima mia, e simili.
Combatti con forza la tendenza alla tristezza; e anche se hai l’impressione che tutto quello che stai facendo in quel frangente rimanga distante e freddo, triste e fiacco, non rinunciare a farlo; il nemico che vuole per mezzo della tristezza far morire le nostre buone opere, vedendo che non sospendiamo di farle, e che compiute con sforzo valgono di più, cesserà di tormentarci.
Canta dei canti spirituali; spesso il maligno abbandona il campo di fronte a quest’arma. Un esempio ci viene dallo spirito maligno che assediava e possedeva Saul, la cui violenza era dominata soltanto dalla salmodia.
E’ cosa buona occuparsi in atti esteriori e variarli più che possiamo, per distrarre l’anima dall’oggetto della tristezza, purificare e riscaldare gli spiriti; questo perché la tristezza è una passione fredda e arida.
Compi atti esteriori di fervore, anche se non ci trovi alcuna attrattiva: abbraccia il Crocifisso stringendolo al cuore, baciagli i piedi e le mani, alza gli occhi e le mani al cielo, indirizza la tua Voce a Dio con parole di amore e di fiducia simili a queste: Il mio Amore è mio e io sono sua. Il mio Amore è come un mazzetto di mirra che riposa sul mio seno. I miei occhi si posano su di te, o mio Dio, e dicono: Quando mi consolerai? 0 Gesù, sii Gesù per me; Viva Gesù, e anche la mia anima vivrà. Chi mi separerà dall’amore del mio Dio? E simili.
La disciplina moderata è buona contro la tristezza, perché questa mortificazione esteriore volontaria, chiama la consolazione interiore e l’anima, provando dolori dal di fuori, si distrae da quelli che l’affliggono di dentro.
La frequenza alla Santa Comunione è ottimo rimedio; perché questo pane celeste dà forza al cuore e gioia allo spirito.
Manifesta tutti i tuoi sentimenti, gli affetti, i pensieri alla tua guida e confessore, con umiltà e sincerità; cerca la conversazione di persone spirituali e frequentale più che puoi in tali circostanze.
In conclusione, rimettiti tra le mani di Dio, e preparati a sopportare con pazienza questa fastidiosa tristezza, come giusta punizione per le tue stupide gioie; e sii certa che Dio, dopo averti messa alla prova, ti libererà da questo male.4374877_53c46
L’AGITAZIONE – S. Francesco di Sales: La Filotea: Parte IV – Dal Cap. XI
L’agitazione non è una semplice tentazione, ma una fonte dalla quale e a causa della quale ci vengono molte tentazioni: per questo te ne parlo un po’.
La tristezza è la sofferenza di spirito che noi proviamo per il male che si trova in noi contro la nostra volontà, sia che si tratti di un male esteriore, come povertà, malattia, disprezzo, oppure anche interiore, come ignoranza, aridità, ripugnanza, tentazione.
Quando l’anima avverte in sé un male, prova contrarietà: questa è la tristezza; subito desidera liberarsene e cerca il mezzo per disfarsene; fin qui ha ragione, perché ciascuno, per natura, tende al bene e fugge ciò che reputa male.
Se l’anima cerca i mezzi per liberarsi dal suo male per amore di Dio, li cercherà con pazienza, dolcezza, umiltà e serenità, aspettando la propria liberazione più dalla bontà e dalla Provvidenza di Dio che dai propri sforzi, dalle proprie capacità e dalla propria diligenza. Se invece cerca la propria liberazione per amor proprio, si agiterà e si altererà nella ricerca dei mezzi, come se dipendesse più da lei che da Dio: non dico che lo pensi, ma si comporta come se lo pensasse.
Se non trova subito quello che sta cercando, entra in uno stato di grande agitazione ed impazienza, che non le tolgono il male, ma anzi lo peggiorano; l’anima entra in uno stato di angoscia e smarrimento senza confini, con un tale cedimento del coraggio e della forza, che le sembra che il suo male sia senza rimedio. A questo punto la tristezza, che in partenza era giusta, genera l’agitazione; e l’agitazione in seguito aumenta la tristezza, il che è molto pericoloso.
L’agitazione è uno dei mali peggiori che possa colpire l’anima, eccettuato il peccato. Allo stesso modo che le sedizioni e i turbamenti interni di uno Stato lo rovinano completamente e lo rendono incapace di opporre resistenza agli aggressori esterni, così il nostro cuore, quando è turbato e agitato dentro di sé, perde la forza di conservare le virtù che aveva acquistato e, nello stesso tempo, perde anche la capacità di resistere alle tentazioni del nemico, il quale, come dice il proverbio, in tal caso, si impegna a fondo per pescare in acque torbide.
L’agitazione viene da un desiderio smodato di liberarci dal male che ci opprime o di acquistare il bene che speriamo; tuttavia nulla peggiora il male e allontana il bene quanto l’agitazione e la precipitazione. Gli uccelli rimangono presi nelle reti e nei lacci, soprattutto perché quando vi si impigliano, si dibattono e si agitano disperatamente per venirne fuori, e così si inviluppano sempre più.
Quando dunque sentirai il desiderio di essere liberata da qualche male e di pervenire a qualche bene, prima di tutto mettiti calma e serena, fa calmare il tuo intelletto e la tua volontà, e poi, con moderazione e dolcezza, insegui pure il sogno del tuo desiderio, prendendo con ordine i mezzi idonei; quando dico con moderazione, non intendo dire con negligenza, ma senza precipitazione, senza turbamento e agitazione; diversamente, invece di raggiungere l’oggetto del tuo desiderio, rovinerai tutto e ti troverai peggio di prima.
La mia anima è sempre nelle mie mani, Signore, e non ho dimenticato la Tua legge, diceva Davide.
Rifletti più di una volta al giorno, ma almeno sera e mattina, se è vero che hai il dominio della tua anima; esaminati per renderti conto se non te l’abbia sottratta qualche passione o l’agitazione. Mantieni il cuore ai tuoi ordini, oppure ti è sfuggito di mano per impegolarsi in qualche passione sregolata di amore, di odio, di invidia, di ingordigia, di paura, di noia, di gioia? Se per caso si fosse smarrito, prima di tutto, trovalo!
Riportalo con garbo alla presenza di Dio, e sottoponi di nuovo i tuoi affetti e i tuoi desideri all’obbedienza e alla guida della sua divina volontà. Dobbiamo comportarci come coloro che temono di perdere qualche cosa che sta loro molto a cuore e la tengono molto stretta. Seguendo il grande Re Davide, diremo: Mio Dio, la mia anima è in pericolo, ecco perché la tengo sempre stretta nella mia mano; e così non ho dimenticato la tua legge.
Per piccoli che siano e di poca importanza, non permettere ai tuoi desideri di provocare agitazione in te; e sai perché? ai piccoli seguiranno quelli più grandi e quelli più impegnativi e troveranno il tuo cuore già aperto al turbamento e al disordine.
Quando ti accorgerai che stai per cadere nell’agitazione, raccomandati a Dio e decidi di non fare assolutamente nulla di quanto pretende da te il desiderio, finché l’agitazione non sia completamente sopita, a meno che non si tratti di cosa che non può essere differita; nel qual caso, con un impegno dolce e sereno, devi contenere la spinta del tuo desiderio, controllandolo e moderandolo nella misura del possibile, e realizza quello che devi realizzare non seguendo il tuo desiderio, ma seguendo la ragione.
Se puoi manifestare la tua agitazione -a chi ha la guida della tua anima, o almeno a qualche amico nel quale hai fiducia, ma che sia devoto, fallo senza esitazione: presto ritroverai la calma perché la comunicazione delle sofferenze del cuore fa all’anima lo stesso effetto che il salasso al corpo di chi ha una febbre insistente: è il rimedio dei rimedi.
S. Luigi di Francia diceva al figlio: ” Se hai nel cuore un malessere, dillo subito al tuo confessore o ad una brava persona, e così il tuo male diverrà leggero per il conforto che ne hai avuto “.
Fonte

Sant’Antonio abate, vittorioso sugli inganni del maligno

“I demoni invidiano noi cristiani ed escogitano di tutto per ostacolare la nostra strada verso il Cielo per non farci arrivare Lì da dove sono caduti loro… Pertanto è necessario pregare molto e praticare l’ascesi in modo da ricevere dallo Spirito Santo il dono di discernere gli spiriti. L’arma potente contro di loro è una vita onesta e l’ incrollabile fiducia in Dio. Se, dunque, vogliamo disprezzare il nemico, ricordiamo le grazie del Signore, e la nostra anima sia sempre lieta nella speranza ( Rm 12,12)”. SANT’ANTONIO ABATE.sant_antonio_abate_animaliPREGHIERE A SANT’ANTONIO ABATE
Gloriosissimo S. Antonio,
esempio luminoso di penitenza e di fortezza cristiana,
ardente di zelo per la salvezza delle anime
e di carità per il bene del prossimo,
Voi che otteneste da Dio la speciale virtù di liberare l’aria,
la terra, il fuoco e gli animali da ogni morbo e da ogni malefica influenza,
fate che con una santa vita imitiamo le vostre eroiche virtù
e che anche quaggiù in terra sperimentiamo
il vostro valevole patrocinio, ricevendo copiosissime
le vostre benedizioni su tutto ciò che serve
per la nostra alimentazione e pei nostri lavori,
sui corpi e sulle anime nostre.
Così sia.
Gloria, Pater.

O glorioso Sant’Antonio, abate, che per seguire fedelmente Gesù
rinunciasti a tutte le ricchezze umane e abbracciasti volontariamente la povertà evangelica, insegnaci a distaccare il nostro cuore dai beni terreni per non divenirne schiavi.
Tu che vivesti nell’ardente amore di Dio e del prossimo,
superando ogni egoismo, ottienici di praticare la vera carità e di avere il cuore aperto a tutte le necessità dei nostri fratelli.
Ottienici dal Signore la grazia di essere sempre vittoriosi nel duro scontro con il potere delle tenebre e la forza contro le insidie del maligno.
Fa’ che, liberi da ogni compromesso con il male, diventiamo ricchi di Dio.
Amen
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SANT’ANTONIO ABATE vittorioso sugli inganni del maligno

E’ conosciuto come il Santo con il porcellino forse perché il maiale aveva notevole importanza nell’economia dei monasteri e il roseo e grasso maialetto diventava il simbolo della salute e della prosperità. Un tempo la sua immagine infatti veniva collocata dai contadini in tutte le stalle e nelle case contadine raffigurato come un vegliardo, dalla fluente barba bianca, che indossava il saio e che poggiava su un bastone la Croce Egiziana. La sua mano in atto benedicente, sovrasta uno stuolo di animali domestici che allora popolavano le aie dei casali contadini: i buoi, asini, cavalli, pecore e capre, e pennuti. C’è chi afferma che il motivo per cui Antonio è rappresentato con ai piedi il roseo porcellino è legato al diavolo, con il quale il Santo aveva ingaggiato lotte tremende con forti tentazioni di ogni genere, e che potrebbe aver assunto anche le sembianze del porcellino.

Nella sua grotta scavata nella sabbia, visse in dimestichezza e amicizia con tutti gli animali, persino con i leoni e altre fiere che, ammansite, andavano a trovarlo. Nel deserto patì le note “Tentazioni di Sant’Antonio”, più volte raffigurate nella pittura. Il diavolo gli appariva sotto le sembianze angeliche, umane e bestiali nel tentativo di trarlo in inganno; era infastidito dalla sua ascetica e dalla preghiera.

Si racconta che un giorno un abate domandò ad Antonio che cosa era importante fare. Antonio disse: “Non fidarti della tua giustizia; sii contenuto nel ventre e nella lingua e non rimpiangere il passato”.

I demoni, che riconobbero in lui un potenziale avversario di grande pericolosità, lo infastidirono in ogni modo pensabile.
All’inizio cercarono di importunarlo con i rimorsi per aver regalato la sua ricchezza (“la cupidigia è l’origine di ogni male”). Poi lo inquietarono con la preoccupazione per sua sorella e con i desideri di fama e comodità. Quando questi pensieri non riuscivano a far abbandonare al giovane la retta via, cercavano di stancarlo con visioni sulla durezza di una vita virtuosa piena di sacrifici e gli facevano notare la caducità del corpo nel corso di una lunga vita (cfr. St. Athanasius, Vita di Sant’Antonio, cap. 5).
Il nemico, costretto alla fuga dalla rettitudine del santo, si servì di armi più potenti tentandolo giorno e notte con visioni sensuali. Trovandosi nella stessa situazione Padre Pio dichiarò : “Il Maligno insinua nella mente e nel cuore pensieri impuri e disperazione” (Lettere I,33). “Il demone non desiste e, cosa ancor più dolorosa, insinua costantemente pensieri scoraggianti” (Lettere I,87). Pregando, digiunando e meditando sulla passione di Cristo e sulle sofferenze dell’inferno, Antonio respinse gli attacchi del diavolo: Per grazia di Dio però sono quello che sono! (1 Cor 15,10). Dopo queste tentazioni il Maligno cercava di adularlo facendogli nascere il desiderio della fama.

Anche in questa occasione Sant’Antonio si umiliò: “Il Signore è con me, è in mio aiuto; sfiderò i miei nemici” (Sal 118,7). Persino dopo queste vittorie Antonio non cessava la sua vigilanza in preghiera e disciplina e s’impose ancora più duri digiuni e penitenze. Non temeva di debilitare il suo corpo perché sapeva “quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12,10).
“A questo punto il diavolo non ce la faceva più perché temeva che Antonio volesse riempire il deserto con la sua ascesi, e così, di notte lo avvicinò con una schiera di demoni colpendolo così violentemente che Antonio rimase a terra senza parole per il dolore” (Athanasius, Vita di Sant’Antonio, Cap. 8). Su intervento divino arrivarono amici che portarono il malcapitato in città e lo curarono. Antonio, a mezzanotte della prima notte, si svegliò e insistette con gli amici per essere riportato nella sua cella nel deserto. Quando fu di nuovo da solo, egli pregò e, sebbene non riuscisse a reggersi in piedi, gridò ai demoni: “Sono Antonio, eccomi di nuovo; non temo i vostri colpi; anche se mi torturate ancora di più, nulla mi separerà dall’amore di Cristo (cfr. Rm 8,25).10442516_372387009608122_8285258944499845708_nPoi intonò il salmo “Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme” (26,3) (ibidem Cap. 9).
 Antonio ripose sempre la sua fiducia nel Signore e uscì vincitore dalla lotta. Infine Dio lo irradiò di luce; i demoni fuggirono da lui.

S.Antonio rimproverò il suo Angelo custode:
“Dov’ eri? Perché non sei venuto all’inizio a porre fine alle mie sofferenze? E una Voce gli disse: “Antonio, io ero sempre qui, ma aspettavo per vedere la tua resistenza. Dato che hai affrontato la prova senza soccombere, io verrò sempre in tuo aiuto e ti farò conoscere in tutto il mondo” (ibidem Cap 10).

Dopo quasi quattro generazioni di esperienza nella preghiera e nella lotta spirituale Antonio era diventato un maestro del discernimento. Alla fine della sua vita poteva dire: “I demoni invidiano noi cristiani ed escogitano di tutto per ostacolare la nostra strada verso il cielo per non farci arrivare lì da dove sono caduti loro… Pertanto è necessario pregare molto e praticare l’ascesi in modo da ricevere dallo Spirito Santo il dono di discernere gli spiriti (ibidem Cap. 22). “l’arma potente contro loro è una vita onesta e la fede incrollabile (fiducia) in Dio” (ibidem Cap. 30). “L’assalto e l’apparizione del maligno sono però turbolenti, strepitosi, avvengono con baccano e grida assordanti come da gioventù violenta o ladri. Per questo, nascono subito nell’anima terrore, smarrimento, disordine nei pensieri, odio di familiari, timore della morte; e poi il desiderio del male, trascuratezza nelle virtù e sconvolgimento del carattere” (ibidem Cap. 36). La loro presenza causa un tipo di oscurità confusa, mentre balenano false luci stimolanti e false sensazioni di sicurezza e vanità.

I santi Angeli, invece, ispirano sempre tranquillità e una profonda pace interiore, ci conducono alla mitezza di Cristo, che loro stessi manifestano nella loro missione a noi poveri peccatori:
“la loro apparizione avviene con calma e con discrezione da suscitare immediatamente gioia…e coraggio. Poiché il Signore, che è la nostra gioia e la nostra forza è con loro…nasce nell’anima il desiderio del divino e del futuro e il desiderio di unirsi a loro (agli Angeli)…” (ibidem Cap. 35).
“La luce che gli Angeli comunicano esalta sempre Dio. L’anima anela intensamente a Dio e vive un meraviglioso distacco dalle cose di questo mondo. E’ vero – osserva Antonio – l’iniziale presenza dell’Angelo ispira timore, che però si trasforma presto in reverenza e fiducia amorevole in Dio.

Egli consiglia: “Una visione vi può procurare spavento, ma se questo spavento lascia subito lo spazio ad una gioia indicibile e provate benessere, coraggio, forza e ordine nei pensieri… e amore per Dio, allora rallegratevi e pregate, poiché la gioia e la tranquillità dell’anima sono indice della santità di tale apparizione. Così gioiva Abramo quando vide il Signore (cfr. Gv 8,56) e Giovanni esultava di gioia nel grembo di sua madre quando sentì la voce della Madre di Dio” (ibidem Cap. 36). trad_sand_andunie4Sant’ Antonio abate, per la lotta spirituale, ci dà questo consiglio :

“Coraggio e rallegriamoci perché saremo salvi. Non dobbiamo mai dimenticare che il Signore Gesù, Colui che ha scacciato e sconfitto i demoni, è con noi.
Dobbiamo considerare e ricordarci sempre che i nemici non ci toccheranno perché il Signore è con noi. Quando (i demoni) vengono, si comportano a seconda di come ci trovano e conformano i loro inganni al nostro stato d’animo. Se ci trovano scoraggiati e disorientati, accorrono subito come dei ladri che trovano un posto incustodito, gonfiando ulteriormente questo nostro stato d’animo. Se ci vedono timorosi e vigliacchi allora incrementano il nostro timore con apparizioni e minacce…

Se invece, ci trovano gioiosi nel Signore, meditando i Suoi doni e i Suoi futuri e se confidiamo che tutto è nelle mani di Dio, sapendo che un demone non può nulla contro un cristiano, come pure non ha alcun potere su di nessun altro: se vedono l’anima salvaguardata grazie a tali pensieri, se ne vanno vergognati…
Se, dunque, vogliamo disprezzare il nemico, ricordiamo le grazie del Signore, e l’anima sia sempre lieta nella speranza (cfr Rm 12,12)” (ibidem Cap 42).

Don Marcello Stanzione, M.S.M.A.

Sant’ Antonio Abate http://www.santiebeati.it/dettaglio/22300

Gennaio, mese della devozione a Gesù Bambino

Tutto il mese di gennaio è dedicato a Gesù Bambino. E tra i tanti santi che hanno avuto la grazia di contemplarlo o meglio ancora tenerlo fra le braccia, vi è la straordinaria storia del Ven. P. Cirillo, grazie al quale trae origine la devozione al Gesù Bambino di Praga.

Diversi sono gli apostoli della devozione a Gesù Bambino, tra questi ricordiamo: San Francesco d’Assisi, ideatore del presepio, Sant’Antonio da Padova, San Nicola da Tolentino, San Giovanni della Croce, San Cristoforo, Sant’Ignazio, San Stanislao, Santa Veronica Giuliani, Santa Teresa di Gesù Bambino ecc.. che ebbero la fortuna di contemplare il piccolo Gesù sensibilmente o di stringerlo fra le braccia. Grande impulso venne dalla Ven. Suor Margherita del Santissimo Sacramento (sec. XVII) e dal Ven. p.Cirillo, carmelitano, con il celebre Bambino di Praga (sec. XVII)

La devozione a Gesù Bambino di Praga ebbe origine nel convento dei Carmelitani Scalzi in Praga (Cecoslovacchia) l’anno 1628.bambino20di20praga35k9346

“Un giorno, la principessa Polissena di Lobkowitz, una grande benefattrice dei frati, regalò loro una statua di Gesù Bambino. Si tratta di una statua in cera, poco meno di mezzo metro, abbigliata con abiti regali, alla foggia spagnola del secolo XVI. Nel consegnarla – come racconta la Cronaca – essa disse al Priore: Padre mio, vi consegno ciò che ho di più caro. Onorate questo Gesù Bambino, e non mancherete mai di nulla. Era l’anno 1628.

Antiche fonti e una veneranda tradizione familiare di casa Lobkowitz affermano che la madre di Polissena, Maria Manriquez de Lara, nata principessa Pignatelli, aveva portato quella statua dalla Spagna, passandola poi come regalo di nozze a sua figlia.

P. Gianluigi preparò a Gesù Bambino una solenne accoglienza. Pensava alla Madre Teresa di Gesù che aveva scritto nel Cammino di perfizione: (26,9): “Buon mezzo per mantenervi alla presenza di Dio è di procurarvi una immagine o pittura che vi faccia devozione… per servirsene a intrattenervi spesso con lui: ed egli vi suggerirà quello che dovete dire“.

Tra i religiosi c’era un novizio già sacerdote, P. Cirillo della Madre di Dio. Stava attraversando prove interiori d’ogni genere. Nei giorni del Natale del 1629 improvvisamente si senti invaso da una grande pace. Ritrovò se stesso e scoprì chiarezza di fede e di dedizione a Dio. Profondamente convinto che tutto gli fosse venuto da Gesù Bambino, si dedicò a diffonderne la devozione. Diviene il grande apostolo di Gesù Bambino di Praga.

Purtroppo a causa dei continui torbidi militari, i Superiori si videro costretti a sfollare i novizi (fra cui Padre Cirillo) a Monaco di Baviera. La situazione politica era diventata nuovamente più drammatica che mai. La guerra continuava. Lo svedese Gustavo Adolfo era entrato in Germania. Questa sembrava ormai irrimediabilmente perduta per la Chiesa cattolica, perché Gustavo Adolfo era intenzionato a fondare un impero di pretta marca protestante. Mentre egli espugnava le regioni occidentali, piombò in Boemia il principe elettore di Sassonia con la sua armata, e il 15 novembre 1634 pose l’assedio a Praga. Espugnata, chiese e monasteri vennero profanati. La medesima sorte toccò a Santa Maria della Vittoria. Tutti i carmelitani erano fuggiti, tranne il Sottopriore e un suo fratello laico. Gli eretici saccheggiano la chiesa e il convento, incarcerando anche i due coraggiosi carmelitani.

La statua di Gesù Bambino dopo avere avuto le mani mozzate, fu gettata nei rifiuti, tra le rovine. Così rimaneva per sette anni.

Nell’anno 1637 – dopo sette anni di assenza – per ordine dei Superiori tornò a Praga il P. Cirillo della Madre di Dio, che da novizio era stato tanto devoto di Gesù Bambino ed aveva avuto modo di sperimentare spesso il suo benefico aiuto. Ma era appena entrato nella capitale boema quando irruppero nuovamente gli Svedesi e assediarono la città. Villaggi e castelli in fiamme, che segnavano la via da essi battuta, non lasciavano dubbi sulla sorte che attendeva la popolazione. In questo frangente così pericoloso per tutti, il Priore del convento esortò alla preghiera e alla penitenza per stornare l’incombente tragedia.

Tale situazione rappresentò per Padre Cirillo la migliore occasione per riportare in onore il suo prediletto Gesù Bambino che, dopo lunghe ricerche, era stato ritrovato dietro un altare, carico di polvere e di sudiciume. Chiese al P. Priore di potere collocare il Piccolo Gesù al suo posto nell’oratorio: il che gli venne subito concesso volentieri. Pieno di santa fiducia, egli raccomandò a Gesù i confratelli, il bene del convento, della città, e l’intero paese. La sua preghiera fu esaudita: Praga rimase immune dall’invasione nemica, in convento tornò la benedizione di Dio, e con essa la tranquillità e la pace.

Padre Cirillo sentiva in cuore una profonda gratitudine. Si proponeva di onorare sempre più il caro Gesù Bambino e di farsi suo apostolo. Un giorno, in uno degli intensi momenti di preghiera dinanzi alla statua, gli sembrò di udire le seguenti parole cariche di rimprovero: Abbiate pietà di me, ed io avrò pietà di voi! Ridatemi le manine mozzate dagli eretici. E la famosa frase:. Quanto più voi mi onorerete, tanto più io vi favorirò!.

Si recò immediatamente dal suo Priore e gli mostrò il Bambino mutilato. Gli chiese il permesso di fare ricostruire le manine a Gesù Bambino, ma ne ricevette un secco rifiuto: la cassa del convento era vuota, e si doveva pensare a faccende più urgenti. Profondamente afflitto, P. Cirillo si volse a chiedere aiuto a Dio, e questo non si fece attendere a lungo. In quei giorni era giunto a Praga un certo Signore Mauskonig di Aussig, iscritto alla confraternita dello Scapolare. Chiese di confessarsi proprio dal Padre Cirillo. Al termine della confessione disse:

“Reverendo Padre, sono convinto che il buon Dio mi abbia condotto a Praga perché io mi prepari alla morte qui, e faccia a loro un po’ di bene. Chiedo pertanto a vostra Reverenza di raccomandarmi a Dio, e se dovessi morire qui, i Padri abbiano la bontà di seppellire il mio cadavere nella loro cripta“. Detto questo, egli consegnò al Padre Cirillo cento fiorini: un dono considerevole per quei tempi.

Raggiante di gioia, Padre Cirillo portò l’elemosina ricevuta al suo Superiore. Certo, almeno ora egli non avrebbe respinto la sua richiesta di fare restaurare Gesù Bambino, perché sarebbe bastato appena un fiorino o poco più per saldare le spese di riparazione. Ma contro ogni sua attesa, il buon Padre ricevette nuovamente una risposta negativa. Anzi, avvenne che persino la statua venisse tolta dall’oratorio. La Cronaca narra che il religioso, cui era affidata la cura dell’oratorio, andò per le spicce: rimosse dall’altare la statua di Gesù Bambino e la portò al suo vecchio posto, in mezzo al ciarpame di scarto. Credeva con questo di interpretare le intenzioni del Superiore, la cui poca stima nei confronti di Gesù Bambino gli era fin troppo nota.

Padre Cirillo andò a prendere la statua di Gesù Bambino e se lo portò in cella, dove passava lunghe ore prostrato ai suoi piedi, chiedendo perdono e indulgenza per l’incomprensione dei suoi confratelli. Nel frattempo, proponeva di fare tutto ciò che era in suo potere, pur di rimettere al suo posto d’onore Gesù Bambino.gesu-bambino-di-praga5

Apparizione miracolosa a Conyers

Si narra che un giorno, poco prima della recita del mattutino di mezzanotte della festa dedicata all’Immacolata Concezione, mentre P. Cirillo pregava insistentemente la Madonna che si prendesse a cuore una degna sistemazione della statua del suo santissimo Figlio, un repentino impulso interiore lo spinse alla finestra della sua cella, che guardava verso la chiesa. Là vide, nel tenue chiarore lunare, come una nuvoletta che scendeva lentamente sopra il coro. Questa andò man mano assumendo sempre più chiaramente la figura di una Madonna, circondata da una ghirlanda di stelle. La Vergine allargò le braccia sul coro quasi ad indicare il luogo in cui la statua del suo Divino Figlio avrebbe dovuto da allora in poi essere venerata.

Apparizione della Madonna a Conyers

L’apparizione durò circa un quarto d’ora, fino che suonò la campana che chiamava i religiosi al mattutino di mezzanotte. Il giorno seguente, P. Cirillo volle verificare esattamente quale posto avesse fissato la beatissima Vergine, e individuò proprio sopra il coro, un locale che già in precedenza si era pensato di adattare ad oratorio.

Sotto il governo del nuovo Priore della casa, Padre Domenico, il vento sembrò voltarsi a favore di Gesù Bambino. E così, poco dopo che questi ebbe preso possesso, P. Cirillo ripetè il tentativo, chiedendogli il permesso di fare restaurare il simulacro mutilato di Gesù Bambino. Il Superiore non si dimostrò del tutto contrario, ma accennò pure lui all’indigenza in cui versava il convento. Alla fine, gli disse per consolarlo: Se Gesù Bambino ci darà per primo la sua benedizione, io farò riparare la sua statua.

Poco dopo il colloquio P. Cirillo fu improvvisamente chiamato in chiesa: all’altare della Madonna lo attendeva una Dama, la quale gli consegnò una offerta e sparì senza pronunziare parola. Chi era quella sconosciuta? Tutti i tentativi per sapere qualcosa si dimostravano infruttuosi, così che il buon Padre si convinse fermamente che la sua generosa benefattrice fosse la Madonna in persona.

Raggiante di contentezza, egli portò l’elemosina avuta al suo Priore, ricordandogli la promessa. Stavolta ricevette il sospirato permesso, a patto però che le spese non superassero il mezzo fiorino. Un fratello laico venne incaricato di portare il simulacro da un esperto maestro artigiano. Ma tornò indietro senza avere combinato nulla: mezzo fiorino era troppo poco; il maestro, per il lavoro da farsi, voleva un fiorino intero.

Ancora una volta P. Cirillo si rifugiò in preghiera. Mentre era immerso in orazione, udì una voce sommessa che pareva sussurrargli: Mettimi nell’entrata della sagrestia; verrà ben qualcuno che s’impietosirà di me. Non se lo fece ripetere due volte. Era trascorsa sì e no un’ora, allorché entrò un signore. Vide la statua mutilata e si offrì a farla riparare a sue spese.

Lo sconosciuto signore si chiamava Daniel Wolf. Un tempo era stato commissario generale dell’amministrazione imperiale, ed era vissuto agiatamente. Ma ora si trovava in cattive acque, tanto che i suoi creditori non si contavano più. Quasi non bastasse, da un po’ di tempo da questa parte era in perpetua lite con la moglie, al punto di pensare già ad una separazione. Ora, proprio quando si ebbe portato a casa la statua di Gesù Bambino, trovò uno scritto della Camera Imperiale che gli assegnava ben 3.000 fiorini per i suoi servizi prestati in precedenza. Più d’una volta aveva sollecitato questa liquidazione, senza mai ricevere nemmeno un cenno di risposta. Intanto finirono anche i suoi dissapori con la moglie, sicché da allora in poi i due coniugi vissero sempre in ottima armonia.

Allorché i restauri al piccolo Gesù furono terminati, egli pieno di gratitudine lo riportò al convento. Lo consegnò al sacrestano perché lo sistemasse in un posto onorifico. Ma poco dopo, per la disattenzione, il buon fratello lo lasciò cadere. Nello stesso istante irruppe in sacrestia un pazzoide, che si scagliò furibondo sul povero sacrista tentando di strozzarlo. E ci sarebbe anche riuscito se per puro caso non fosse capitato li P. Cirillo, e non lo avesse liberato dalle mani di quell’energumeno.

Padre Cirillo guardò profondamente abbattuto la statua nuovamente mutilata. Fortuna volle che alla stessa ora giunse in sacrestia ancora Daniel Wolf, il quale, non appena ebbe visto l’accaduto, si offerse generosamente a fare riparare la statua un’altra volta.

Se la portò quindi a casa. Appena giunto nella abitazione trovò ad aspettarlo un funzionario venuto a pagargli i 3.000 fiorini promessi. Il mattino seguente, Daniel Wolf, portò il simulacro di Gesù Bambino da un esperto falegname, intenditore artista, che abitava nelle vicinanze. Ordinò al contempo una preziosa vetrinetta dalle pareti di cristallo, affinché la statua fosse meglio protetta per il futuro, comprando anche candelieri e alcuni vasi di fiori. Per tutti questi lavori avrebbe dovuto pagare ben 25 fiorini: il che rappresentava una richiesta assai esagerata da parte del falegname. Si capisce: costui era protestante, e s’era messo d’accordo con il fabbro che l’aiutava, luterano pure lui, per imbrogliare ben bene il gonzo papista.

Daniel Wolf pagò la somma richiesta senza una parola di rimostranza. Ma i due bestemmiatori furono entrambi portati via in tre giorni dalla peste che allora infuriava a Praga.

Poco dopo Daniel Wolf avrebbe sperimentato ancora una volta la speciale protezione del celeste Bambino. Aveva deposto i 3.000 fiorini ricevuti, assieme ad alcuni altri oggetti di valore, in una cassetta ermeticamente chiusa. Una notte i ladri si introdussero in casa sua, trovarono la cassetta e se la svignarono. Ma non avevano ancora lasciato la casa che furono spaventati da un improvviso e terribile fracasso, tanto da piantare li tutto e da darsi a precipitosa fuga. Così Gesù Bambino ricompensò la magnanimità dell’uomo che aveva sentito pietà della sua statua.

LA CAPPELLA DEDICATA A GESU’ BAMBINO
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Nel frattempo la fama del taumaturgico Gesù Bambino si era diffusa in città e nei dintorni. La baronessa Kolowrat, malata sul punto di morire, era tornata in vita quando le avevano portato e fatto baciare Gesù Bambino.

Padre Cirillo propose pertanto alla comunità di rendere accessibile al pubblico la statua, esponendola in chiesa alla venerazione di tutti. La sua proposta incontrò l’approvazione dei Padri, sicché durante l’Avvento del 1639 si poté venerare per la prima volta il Piccolo Re esposto sull’altare della Beata Vergine.

Tra i molti devoti che avevano affidato le loro preoccupazioni e le loro richieste a Gesù Bambino, c’era anche una ricca Dama, il cui nome viene con molto tatto sottaciuto dalla Cronaca, perché era stata in un primo tempo una grande benefattrice del convento. Costei si era pazzamente innamorata di quel Gesù Bambino, al punto di volerlo ad ogni costo presso di sè in permanenza. Così un bel giorno proprio verso il mezzodì, quando in chiesa non c’era nessuno, comandò alle sue due cameriere di salire sull’altare e portare via alla chetichella il simulacro del Piccolo Gesù.

Quando poco dopo P. Cirillo ne notò la scomparsa, si sentì di nuovo invaso da un cocente dolore. Ogni ricerca ed ogni indagine risultò vana. Il suo diletto Gesù Bambino era sparito. Dove avrebbe potuto scoprire qualche traccia?… Ora ecco che improvvisamente udì una voce consolatrice che gli sussurrò: Sta tranquillo! Tra breve Gesù Bambino verrà ritrovato, e il sacrilegio verrà esemplarmente punito. E così avvenne davvero.

La peste nera s’era ancora una volta scatenata come un flagello su Praga e le due cameriere complici del furto furono tra le sue prime vittime. Padre Cirillo venne chiamato presso le malate per ascoltare l’ultima confessione. La prima delle due serve confesso piena di pentimento il misfatto commesso, e tornò ben presto in salute. L’altra invece rifiutò persino i sacramenti e morì tra atroci sofferenze. La Dama s’ammalò di gotta convulsiva e perse ogni suo avere.

Padre Cirillo riportò in convento il suo Gesù Bambino e prese tutte le precauzioni affinché da allora in poi fosse sempre ben vigilato.

Le tante preghiere esaudite e i prodigiosi fatti avvenuti avevano portati i Padri alla convinzione che a Gesù Bambino si dovesse edificare una cappella propria. Un benefattore aveva lasciato in eredità al convento 3.000 fiorini con la preghiera di fare costruire in chiesa un altare dedicato alla SS. Trinità. Perciò si stabili di ricavare sopra tale altare una nicchia in parete, dove si potesse esporre alla pubblica venerazione la statua di Gesù Bambino.

Con ciò, si era fatto un bel passo avanti; mancava però sempre una cappella dedicata esclusivamente a Gesù Bambino. Ma ecco che la divina provvidenza venne ancora in aiuto. Uno giorno, si era nel 1642, Padre Cirillo fu chiamato dal barone Lobkowitz, che aveva fatto tanto bene alla comunità. Durante quella visita, il barone gli chiese se avesse qualche desiderio a proposito del suo Gesù Bambino, e soggiunse subito: Farei tanto volentieri qualcosa per Gesù Bambino. Padre Cirillo capì che era giunto il momento di chiedere una cappella per il suo Beniamino. Il barone si entusiasmò all’idea.

Nello stesso anno si iniziarono i lavori nel posto indicato dalla Madonna e il 4 gennaio 1644, nella festa del SS. Nome di Gesù, il Priore celebrò la prima Santa Messa nel cosiddetto Fremitorium Dulcis Pueri Jesu, come fu chiamata la nuova cappella. Il 3 maggio 1648 essa fu solennemente consacrata dal Cardinale Arcivescovo di Praga. In quella occasione, il Pastore della Diocesi accordò anche la facoltà di celebrare l’Eucaristia nel Santo romitorio di Gesù Bambino.

Personaggi distinti dell’aristocrazia, quali il conte Filippo di Mausfeldt, maresciallo dell’Impero, e lo stesso Imperatore Ferdinando III visitarono la cappella. Non solo i dignitari, ma anche l’umile gente di Praga accorreva dal suo Piccolo Gesù portando ai suoi piedi ogni sorta di preoccupazioni e di bisogni: egli non lasciava mai ritornare a casa nessuno senza consolarlo.

Ciò che Padre Cirillo aveva bramato e sognato per tanti anni s’era finalmente trasformato in realtà. Padre Cirillo, però, non aveva ancora terminato la sua missione terrena. Nel nome del suo Gesù Bambino, avrebbe dovuto convertire gli infedeli, scacciare i demoni e persino ridonare la salute ai morenti. La Cronaca in questo campo sovrabbonda di episodi di avvenimenti di ogni genere, che contribuirono a diffondere la fama del piccolo Gesù Bambino. P. Cirillo morì il 4 febbraio 1675. Circondato dai confratelli e munito dei santi sacramenti, egli attese tranquillo la venuta del suo Piccolo Gesù. Aveva 8 anni.

Gesù Bambino di Arenzano – Italia

Anche in Italia c’è un Gesù Bambino di Praga molto conosciuto. Il santuario ad Arenzano, frutto dell’opera del padre Leopoldo Beccaro, fu il primo in Italia dedicato al Bambino Gesù. La chiesa dei Carmelitani Scalzi, che porta il titolo di basilica minore, fu inaugurata nel 1908, consacrata nel 1928 ed ampliata nel 1966. Il santuario è uno dei più importanti santuari Liguri.

Informazioni e orari S. Messe su http://www.pragjesu.info/it/

Fonte: http://www.santissimo.it/natale/Gesu.Bamb.di.Praga.html

Preghiera speciale al Sacro Cuore di Gesù contro ogni paura

Signore Gesù, io credo alle Tue parole: “Non abbiate paura, sono Io!…Ricevete lo Spirito Santo”. sacre_coeur_jesus_fsspx_1_0.jpg

Sacro Cuore di Gesù, corro e vengo da Te,
perché sei il mio unico rifugio, la mia unica consolazione,
la mia unica certezza, la mia unica e salda speranza.

Sei il rimedio infallibile e sicuro per tutti i miei mali,
la speranza per le mie miserie, il riparo dei miei errori,
la luce nei miei dubbi e nelle mie agonie, la consolazione quando mi sento abbandonato.

Tu colmi le mie lacune e sei la certezza nelle mie richieste.
Sei l’infallibile e infinita Fonte di luce e forza, di benedizione e pace.

Sono certo che non ti stancherai mai, mai, di me,
che non mi abbandonerai mai, che non smetterai mai di amarmi,
aiutandomi e proteggendomi sempre,
perché l’amore del tuo Cuore per me è infinito e assoluto.

Abbi pietà di me, Signore, per la tua grande misericordia,
e fai con me, di me e per me tutto ciò che vuoi,
tenendomi sempre e per sempre nel tuo Cuore amorevole.

Mi abbandono a te, Cuore del mio Amore,
con la fiducia totale che non mi abbandonerai mai,
che non sarò mai solo.
Amen.

Ti ringrazio perché lo so che non mi hai dato uno spirito di paura, ma uno Spirito di pace e di gioia, uno Spirito d’ amore e di unità. Grazie perché Tu ripeti al mio cuore: “Io dico che se tu credi, vedrai la gloria di Dio!”. È il Tuo Volto, Signore, che io cerco; mostrami il Tuo Volto. Io credo che niente è impossibile a Dio ed ogni potere è stato dato a Suo Figlio, Gesù. Io credo, Signore, ma aumenta la mia fede e perché questa mia fede sia rafforzata, dammi i segni che hai promesso a coloro che crederanno in Te. Con Te, Signore, non ho più paura di alcun male e mi sento sicuro  (pregare Salmo 90):  cf0eb92545610cb090d59f1ac29bf40b

“Tu che abiti al riparo dell’Altissimo e dimori all’ombra dell’Onnipotente, dì al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido».

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza; non temerai i terrori della notte né la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra; ma nulla ti potrà colpire. Solo che tu guardi, con i tuoi occhi vedrai il castigo degli empi. Poiché tuo rifugio è il Signore e hai fatto dell’Altissimo la tua dimora, non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda. Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede. Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi.

Lo salverò, perché a me si è affidato; lo esalterò, perché ha conosciuto il mio Nome. Mi invocherà e gli darò risposta; presso di lui sarò nella sventura, lo salverò e lo renderò glorioso. Lo sazierò di lunghi giorni e gli mostrerò la mia salvezza.”ea642e0389878976a28525193b65e7c1

Mi metto sotto la protezione del Sangue di Gesù e non ho più paura dei trabocchetti dei malvagi, degli spiriti del male, di qualunque maledizione o infestazione. Nel Nome di Gesù, aggrappato alla Sua santa Croce, niente mi può turbare. Se Gesù stesso è con me, chi sarà contro di me?

Con Lui nulla mi fa paura: la malattia, la morte, la povertà, l’ abbandono, non possono nulla contro di me. In Nome di Gesù Cristo, per la forza del suo Sangue, per la potenza dello Spirito Santo, scaccia dal mio cuore, dalla mia mente e dal mio corpo ogni spirito di paura e di turbamento.

Prendo autorità su tutto questo. Sono sicuro che con Gesù, Signore della mia vita, vivrò nella fiducia, lodandolo senza fine. Mia luce e mia salvezza è il Signore. Alleluia. (Pregare il Salmo 114):

“Amo il Signore perché ascolta il grido della mia preghiera. Verso di me ha teso l’orecchio nel giorno in cui lo invocavo.

Mi stringevano funi di morte, ero preso nei lacci degli inferi. Mi opprimevano tristezza e angoscia e ho invocato il nome del Signore: «Ti prego, Signore, salvami». Buono e giusto è il Signore, il nostro Dio è misericordioso. Il Signore protegge gli umili: ero misero ed egli mi ha salvato.

Ritorna, anima mia, alla tua pace, poiché il Signore ti ha beneficato; Egli mi ha sottratto dalla morte, ha liberato i miei occhi dalle lacrime, ha preservato i miei piedi dalla caduta. Camminerò alla presenza del Signore sulla terra dei viventi.”

1 Padre Nostro, 1 Ave Maria, 1 Gloria. Amen.

RINNOVARE LE PROMESSE DEL BATTESIMO COME RINUNCIA A SATANA

Per mezzo del Battesimo siamo diventati partecipi del mistero pasquale di Cristo, siamo stati sepolti insieme con Lui nella morte, per risorgere con Lui a vita nuova.1835056-bigthumbnail

D. Rinunciate al peccato, per vivere la libertà dei figli di Dio?

R. Rinuncio.

D. Rinunciate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato?

R. Rinuncio.

D. Rinunciate a Satana, origine e causa di ogni peccato?

R. Rinuncio.

D. Rinunciate a ogni forma di magia, di spiritismo, di cartomanzia e di superstizione in genere?

R. Rinuncio.

D. Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra?

R. Credo.

D. Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?

R. Credo.

D. Credete nello Spirito Santo, la santa Chiesa Cattolica, la comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?

R. Credo.

D. Credete che solo in Gesù Cristo possiamo trovare la salvezza dai mali che ci affliggono e che solo a Lui dobbiamo affidarci?

R. Credo.

PREGHIAMO. Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha liberati dal peccato e ci ha fatti rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo, ci custodisca con la sua grazia in Cristo Gesù nostro Signore, per la vita eterna. Amen.

Fonti: Milizia di San Michele Arcangelo  e Associação Apostolado do Sagrado Coração de Jesus 

S. Angela da Foligno Maestra dei teologi

 Pensieri e visioni mistiche di Santa Angela


La Santa Eucaristia:  Durante la Messa, nell’elevazione, la voce dell’Angelo le dice: “Qui è tutta la gioia degli angeli, qui è la letizia dei santi, qui è tutta la tua felicità” (IX, 228-33). “In questo momento il Figlio di Dio, nella Sua umanità e divinità, si trova sull’altare ed è in compagnia di una immensa moltitudine di angeli” (VII, 214-239).

“Non c’è nessuno che possa portare scuse perché chiunque può amare Dio, ed Egli non chiede all’anima se non che gli voglia bene, perché Egli l’ama ed è il Suo amore”.

“Nessun uomo si salva senza la luce divina, la quale fa sì che uno inizi, progredisca e raggiunga l’apice della perfezione. Perciò, se vuoi cominciare il cammino e desideri questa luce divina, prega. Se vuoi la fede, prega; se vuoi la speranza, prega; se vuoi la carità, prega;  se vuoi l’obbedienza, la castità, l’umiltà, la mansuetudine, la fortezza, prega. Qualunque virtù tu desideri, prega. E prega leggendo nel libro della vita, cioè nella vita del Dio-Uomo Gesù, che fu povertà, dolore, disprezzo e vera obbedienza. Quando sarai entrato nella via del progresso spirituale, molte tribolazioni e tentazioni dei demoni, del mondo e della carne in vario modo ti molesteranno e ti affliggeranno orribilmente. Ebbene, se vuoi vincere, prega. Quando l’anima vuole pregare di più, è necessario che vada a farlo con purezza spirituale e fisica e con rettitudine. Bisogna che cambi il male in bene e non faccia, come molti malvagi, il contrario…”.

 “Quanto più pregherai, tanto maggiormente sarai illuminato; quanto più sarai illuminato, tanto più profondamente e intensamente vedrai il Sommo Bene, l’Essere sommamente buono; quanto più profondamente e intensamente lo vedrai, tanto più lo amerai; quanto più lo amerai, tanto più ti diletterà; e quanto più ti diletterà, tanto maggiormente lo comprenderai e diventerai capace di capirlo. Successivamente arriverai alla pienezza della luce, perché capirai di non poter comprendere” ( p. 184).
Dal Liber di S. Angela da Foligno.angelafoligno

La mistica del Medioevo Angela da Foligno è Santa. Papa Francesco ha stabilito la sua iscrizione nel catalogo dei Santi il 9 ottobre 2013, senza bisogno del riconoscimento di un miracolo e del processo di canonizzazione, estendendo il culto liturgico alla Chiesa universale, dopo avere accolto la relazione del cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Il “Martirologio Romano”, il libro liturgico che determina Feste, Santi e Beati, la descrive così: “A Foligno in Umbria, Angela, che, morti il marito e i figli, seguendo le orme di san Francesco, si diede completamente a Dio e affidò alla propria autobiografia le sue profonde esperienze di vita mistica”.

Muore a Foligno il 4 gennaio 1309. Angela da Foligno (1248-1309) è considerata una delle principali mistiche italiane del Medioevo e per questo ha ricevuto i titoli di “Maestra dei teologi” e di “Mistica per antonomasia” tanto che può essere paragonata a Santa Caterina da Genova e anche a Santa Caterina da Siena e anche a Santa Teresa d’Avila. La sua conversione era avvenuta intorno ai 37 anni d’età, facendo una confessione generale a frate Arnaldo, suo parente che in seguito diventerà suo segretario nella redazione delle sue visioni. All’inizio Angela fu donna di mondo e moglie non proprio esemplare ma  provata dal dolore per la perdita improvvisa della madre,  del marito e dei figli cadde in uno stato di profonda disperazione. Si chiuse in solitudine ed imparò che le vie di Dio erano diverse dalle sue. Dio la lasciò a lungo piangere finchè contemplando la croce, ebbe le prime visioni del Cristo Crocifisso che donò un senso nuovo a tutta la sua vita. Le apparve in sogno san Francesco d’Assisi che la incoraggiò a percorrere la via della perfezione.  Dopo aver venduto e dato ai poveri tutte le sue ricchezze, entrò nel 1291 nel Terzo Ordine francescano. Intraprese un pellegrinaggio ad Assisi dove sperimentò la prima di una lunga serie di sconvolgenti esperienze mistiche che la portarono al centro dell’attenzione dei maggiori dotti del suo tempo. Da allora Angela concentrò tutta la meditazione e l’ascesi sulla figura di Cristo sofferente sulla croce e sulla Santissima Trinità. La sua guida spirituale, fra Arnaldo da Foligno, raccolse le sue visioni in un “Memoriale”, che ancora oggi costituisce una delle opere più insigni della spiritualità cattolica.  

GESU’ AD ANGELA:– “Non ti ho amata per scherzo, ma con perfettissimo e tenero amore” (meditando la Passione).
– “Io non ti ho servita per finta. Io non ti ho trattata con distanza”.
– “Angela, sia che tu mangi, sia che beva sempre mi piacerà, se tu mi ami”.
– “Io per te fui crocifisso, ebbi fame e sete e per te sparsi il mio sangue, tanto ti ho amata”.
– “A chiunque mi voglia sentire nell’anima, io non mi sottraggo. A chiunque mi voglia vedere, con massimo piacere mi mostro. Con grandissimo diletto parlo a chiunque voglia rivolgermi la parola”.
– “Domanda qualunque grazia per te, per i tuoi compagni e per chiunque altro e preparati a riceverla, perché sono molto più pronto io a dare che tu a ricevere”.

Angela divenne l’amica e l’assistente più assidua degli ammalati e dei lebbrosi. E’ comunemente conosciuta per il gesto da lei compiuto, con profonda umiltà, di bere l’acqua in cui aveva poco prima lavato le piaghe di un appestato. Gradualmente attorno a lei si raccolse a Foligno un gruppo sempre più numeroso di figli e figlie spirituali attratti dalla sua santità.

Angela così scrisse riguardo agli Spiriti Celesti: “Nella festa degli angeli di settembre, mentre ero nella chiesa dei frati minori di Foligno con l’intenzione di comunicarmi, quando si avvicinò il momento della comunione, io allora, e anche prima, avevo così pregato gli angeli:” O ministri del Dio che sta qui, che avete il compito di servirlo e mostrarlo agli altri, presentatemelo tale e quale il Padre lo consegnò agli uomini, presentatemelo dapprima vivo, povero, addolorato, bastonato, sanguinante e dipoi morto sulla croce”: E allora gli angeli dissero con un’unzione d’indicibile cortesia: “ O tutta piacevole e amabile a Dio, eccoti servita: ce l’hai presente. Anzi ti è concesso che tu possa mostrarlo e farlo conoscere agli altri”. Difatti lo vedevo presente come avevo chiesto ai santi angeli. Lo vedevo chiaramente con gli occhi della mente, prima vivo, poi addolorato, sanguinante e crocifisso, infine morto sulla croce. Sentivo un dolore acutissimo, mi sembrava che il cuore si screpolasse per una visione così dolorosa. Provavo d’altra parte una tale gioia per la presenza degli angeli e i loro discorsi mi riempirono di così tanta felicità che non avrei mai creduto che i santissimi angeli fossero così gentili e capaci di donare alle anime tali delizie. Avevo pregato gli Angeli, in modo particolare i Serafini e i Santissimi Custodi mi dissero: Ora ricevi quello che i Serafini possiedono e potrai così partecipare alla loro gioia”. Un’altra volta  Angela da Foligno così scrisse: “Scorsi nella mia anima due gioie perfettamente distinte: una proveniva da Dio, l’altra dagli Angeli e non si assomigliavano. Ammiravo la magnificenza di cui il Signore era circondato e chiesi come si chiamava ciò che stavo osservando. Sono i Troni disse la voce, e la moltitudine era abbagliante e infinita tanto che, se il numero e la misura non fossero leggi della Creazione, avrei creduto che la folla sublime davanti ai miei occhi fosse innumerevole e smisurata. Non scorgevo né l’inizio né la fine di quella folla il cui numero trascende le nostre cifre”. L’importanza degli spiriti celesti nella mistica di Angela da Foligno è documentata anche dall’iconografia che ritrae la Santa mentre riceve l’Eucarestia direttamente da un angelo, questo ricorrente tema pittorico della comunione angelica si rifà ad un episodio del 29 settembre 1308, festa di san Michele Arcangelo,quando Angela desidererebbe confessarsi per ricevere la comunione ma, non trovandosi un sacerdote libero da altri impegni, incomincia a pensare alla lode che gli angeli rendono a Dio e, subito rapita in estasi, ha la visione di una grande moltitudine di spiriti celesti che la conducono a un altare e le parlano: “Le dissero: “Questo è l’altare degli angeli”. Su di esso gli stessi angeli le mostrarono la loro lode, Colui che è ogni lode, e le dissero:

” In Colui che è sull’altare c’è la perfezione e il compimento del Sacrificio che tu desideri”. Poi aggiunsero: “Preparati a ricevere Colui che ti ha sposata con l’anello del suo amore. L’unione è già stata fatta, ma Egli vuole rinnovarla”. Questa unione sponsale con Cristo, già misticamente contratta nel 1291 nella sua abitazione al ritorno dal pellegrinaggio di Assisi, si compie ora di nuovo e l’evento procura ad Angela un senso di serenità e beatitudine che l’accompagnerà per diversi giorni.

Nel settembre del 1308 Angela è costretta a letto colpita da grave malattia. I suoi discepoli che formano il “cenacolo”, allertati, incominciano ad accorrere da ogni parte per assisterla con amore filiale, raccoglierne gli ultimi insegnamenti e riceverne la benedizione. Benché soffra molto, riesce a comunicare ai discepoli anche altre esperienze mistiche che sta vivendo negli ultimissimi giorni di vita e che hanno come interlocutore Gesù Cristo, che si rivolge a lei con queste dolcissime parole: “ Vieni, o sposa mia diletta, mia bella, da me amata con predilezione. Vieni perché tutti i santi t’aspettano con grande letizia. Non incaricherò né gli angeli né gli altri santi di condurti a me. Verrò io personalmente e ti prenderò con me”. Il 3 gennaio 1309 cessano tutti i dolori e Angela rimane in totale tranquillità fisica e spirituale fino alla sera del giorno seguente quando, dopo compieta, circondata da molti frati e figli spirituali, entra nell’eternità con il suo sposo. E’ il 4 gennaio del 1309 e Angela ha 61 anni.

Don Marcello Stanzione

PREGHIERA A SANTA ANGELA DA FOLIGNO

Angela, con meraviglia nuova sentiamo l’eco del tuo nome nelle litanie dei Santi; nella tua vita riconosciamo l’iniziativa mirabile dell’amore di Dio, “origine e fonte di ogni santità”, e con entusiasmo sincero invochiamo la tua intercessione.
Tu hai sperimentato che “niente è più infido del cuore”, abisso insondabile; aiutaci a credere che “Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa”. Tu hai avvertito la tristezza del peccato e la ricchezza della divina misericordia; ottienici di portare frutti di vera conversazione: “l’umiltà, la pazienza, la mansuetudine”.
Tu hai scoperto all’ombra della Croce che il dolore è il sigillo dell’amore; donaci di essere “lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”.
Tu hai percorso il sentiero d’alta quota della mistica trovando riparo a la mensa pasquale dello “stupore eucaristico”; rendi il nostro cuore “semplice, umile e libero”.
Tu hai temprato “la tenerezza femminile con un coraggio “virile”; dacci la forza di seguire il Signore e di servire la Chiesa, sua Sposa, nella fedeltà di una dedizione totale.
Tu hai meritato il titolo di “maestra dei teologi” ricercando “l’armonia tra la sapienza umana e la verità rivelata”, concedici di “raffinare al fuoco il cuore e la mente”.
Tu hai seguito i passi di San Francesco d’Assisi, “uomo cattolico e tutto apostolico”; ravviva in noi lo slancio missionario degli inizi della predicazione del Vangelo.
Angela, nel firmamento dei Santi brilla la tua luce che ci protegge, ci istruisce e ci guida; nella tua testimonianza di fede il Signore “ci offre un esempio, nell’intercessione un aiuto, nella comunione di grazia un vincolo di amore fraterno”.

Amen.
+ Gualtiero Sigismondi
Vescovo di Foligno http://santaangeladafoligno.com/

DISTINGUERE TRA VERI E FALSI MISTICI

Ci sono due tipi di mistica. La prima è quella a cui ci si riferisce spesso nelle riviste (esplicitamente non religiose) e qui fa capolino la New Age di cui apparentemente oggi si parla di meno ma solo perché molti suoi concetti sono già stati assimilati e sono parte della cultura dominante.
Ebbene in queste forme di neomisticismo l’io è considerato l’autorità finale, sia rispetto alla pratica religiosa sia rispetto ad un credo già strutturato, come nel Cristianesimo. Siamo di fronte alla religione «fai-da-te», ad una religiosità senza Dio, creata su misura del proprio «io» e dei propri bisogni. Tanto che si potrebbe cambiare il primo dei Comandamenti in «Non avrai altro dio che il tuo io». È una mistica insomma senza un riferimento al Totalmente Altro, che è Dio (come nel Cristianesimo), senza un Tu Trascendentale con cui confrontarsi, seguendo il quale ri-programmarsi e a cui finalmente affidarsi.
Ben diverso il secondo concetto di mistica, quello cristiano.
Così scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica (2014):
«Il progresso spirituale tende all’unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama “mistica”, perché partecipa al mistero di Cristo mediante i Sacramenti – “i santi misteri” – e, in lui, al mistero della SS. Trinità. Dio ci chiama tutti a questa unione intima con lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti».
Come dire tutti chiamati alla vita mistica, ma pochi (purtroppo?) gli eletti. Tutti i credenti infatti possono avere il sentimento e la convinzione della presenza immediata e trasformante di Dio nel loro cuore (specialmente dopo certe esperienze spirituali forti), poi magari tutto si indebolisce o svanisce divorato dalla fretta e dalle preoccupazioni quotidiane. Invece l’unione spirituale o mistica di quelli che chiamiamo… i mistici (santi e sante) non è passeggera, non è contingente o parziale ma abituale, è inoltre costante o per lo meno ritrovata con facilità lungo la giornata.
I mistici pur immersi nella normale quotidianità sembrano sempre animati e guidati da una luce intima trascendente, che ridona le giuste proporzioni a tutto il resto che è e rimane per loro terreno, parziale, contingente e transeunte. E di questo processo Dio ha l’iniziativa. È Lui che dilata l’anima e la guida, è sempre Lui che la orienta, la rinforza e la sostiene. Lui solo ne è l’alimento costante e la gioia totale e totalizzante.

http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Santo_del_mese/01-Gennaio/Beata_Angela_da_Foligno.html

Devozione al Santissimo Nome di Gesù

 J H S Trigramma del S.Nome di Gesù creato dal francescano San Bernardino da Siena(1380-1444): il culto al S. Nome di Gesù ha origine dai primi apostoli, S. Pietro e San Paolo, si è poi sviluppato nel Medioevo.

L’apostolo della devozione al Santissimo Nome di Gesù fu San Bernardino da Siena:

Predicatore instancabile in giro per l’Italia, propagò la devozione al Santo Nome di Gesù facendo incidere il monogramma «YHS» su tavolette di legno,  colorate in oro e azzurro sulle quali era dipinto o inciso il trigramma IHS sormontato da una croce e inscritto in un sole, che dava a baciare al pubblico al termine delle prediche.

 

Il simbolo consiste in un sole raggiante in campo azzurro, sopra vi sono le lettere IHS che sono le prime tre del nome Gesù in greco ΙΗΣΟΥΣ (Iesûs), ma si sono date anche altre spiegazioni, come l’abbreviazione di “In Hoc Signo (vinces)” il motto costantiniano, oppure di “Iesus Hominum Salvator”.
Ad ogni elemento del simbolo, San Bernardino applicò un significato, il sole centrale è chiara allusione a Cristo che dà la vita come fa il sole, e suggerisce l’idea dell’irradiarsi della Carità. (http://www.santiebeati.it/dettaglio/25625)

S. Giovanni Crisostomo: «Il Nome di Gesù e la Potenza della Croce tengono per noi cristiani il luogo d’incantesimi spirituali.
Questo incanto, non solamente caccia il dragone dalla sua caverna e lo precipita nel fuoco, ma rimedia ancora alle ferite da esso fatte all’anima nostra. Il Nome di Gesù suona terribile ai demoni i quali appena uditolo menzionare si dileguano; riesce salutare a guarirci delle nostre infermità e agitazioni. Divenga esso dunque il nostro ornamento e sia per noi un muro di difesa». (Homil. VIII ad pop.)

Mottetto del 1603 a 8 voci, composto da Pierre Bonhomme (1555-1617) per la festa del Santissimo Nome di Gesù (3 GENNAIO) 

In nomine Jesu omne genu flectatur,
coelestium, terrestrium, et infernorum,
et omnis lingua confiteatur
quia Dominus noster Jesus Christus
in gloria est Dei Patris.

Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e negli inferi
e ogni lingua proclami
che il Signore nostro Gesù Cristo
è nella gloria di Dio Padre
(Cf. San Paolo Lettera ai Filippesi 2,10-11)

S. Pietro: Non da altri abbiamo salute se non da Gesù di Nazareth; perché non vi è sotto il cielo altro nome nel quale dobbiamo essere salvati (Act. IV, 12); ma per questo nome augusto tutti possono avere salvezza… Due soli nomi vi sono nel mondo, portatori di pace, di ordine, di armonia, di virtù e di felicità e sono i dolci, potenti nomi di Gesù e di Maria.

Il Santissimo Nome di Gesù, 1° seda le tempeste e calma gli uragani di qualunque passione; 2° sparge la grazia e la misericordia; 3° nutre l’anima e l’infiamma di amore celeste; 4° porta conforti ineffabili e divini; 5° procura una buona fama; 6° bandisce la tristezza e rallegra il cuore; 7° dà vigore ai martiri e a tutti i fedeli che combattono per la fede; fa che trionfino generosamente di tutti gli ostacoli, di tutti i patimenti, di tutte le prove, di tutte le persecuzioni e della morte stessa; questo sacro Nome corona i vincitori; 8° medica tutte le piaghe, cura tutte le infermità dell’anima e del corpo; 9° incatena il demonio, il mondo e la concupiscenza della carne.holy_name_picTutti i Padri della Chiesa ci dicono che il demonio nessuna cosa teme tanto, quanto l’invocazione del Nome di Gesù. «I demoni, dice S. Giustino, impauriscono di questo nome che li fa tremare; e anche ora ci obbediscono, se nel nome di Gesù Cristo crocefisso li scongiuriamo… In qualunque luogo suoni il nome del Signore, quivi tutte le cose riescono a bene (Hom. VIII)». «Basta la sola invocazione del Nome di Gesù, soggiunge Teodoreto, per far sì che l’avversario nostro ci rispetti e ci tema grandemente (Epist. ad Philemon)». Scrive Tyreus, che “è severamente proibito ai fattucchieri e a quanti si consacrano di proposito al demonio, d’invocare o ricordare in qualunque modo nei loro notturni convegni, il Nome di Gesù, ancorché avessero rinnegato il divin Salvatore. Noi sappiamo che il diavolo e tutta la sua corte scompaiono immediatamente, quando alcuno della setta pronunzia, anche senza averne intenzione, il Nome di Gesù” (TYREUS, de Daemon. c. XLII, n. 22).

S. Bernardino da Siena scrisse: «Abbi sempre Gesù nel cuore, e l’immagine del Crocefisso non si allontani mai dalla tua mente. Sia Gesù tuo cibo e tua bevanda, tua dolcezza e tua consolazione, tuo miele e tuo desiderio, tua lettura e tua meditazione, tua preghiera e tua contemplazione, vita, morte e risurrezione tua. Gesù è miele alla bocca, melodia all’orecchio, letizia al cuore (Serm. XV in Cantic.)».

LA DEVOZIONE al SANTO NOME di GESU’

Gesù rivelò alla Serva di Dio Suor Saint-Pierre, carmelitana di Tour (1843), l’Apostola della Riparazione:

“Il mio nome è da tutti bestemmiato:
gli stessi fanciulli bestemmiano e l’orribile peccato ferisce apertamente il mio Cuore.
Il peccatore con la bestemmia maledice Dio,
lo sfida apertamente, annienta la Redenzione, pronuncia da sé la propria condanna.
La bestemmia è una freccia avvelenata che mi penetra nel Cuore.
Io ti darò una freccia d’oro per cicatrizzarmi la ferita dei peccatori ed è questa:

Sempre sia lodato, benedetto, amato, adorato, glorificato
il Santissimo, il Sacratissimo, l’adoratissimo – eppure incomprensibile – Nome di Dio
in cielo, in terra o negli inferi, da tutte le creature uscite dalle mani di Dio.
Per il Sacro Cuore di nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell’altare. Amen

Ogni volta che ripeterai questa formula ferirai il mio Cuore d’amore.
Tu non puoi comprendere la malizia e l’orrore della bestemmia.
Se la mia Giustizia non fosse trattenuta dalla misericordia, schiaccerebbe
il colpevole verso il quale le stesse creature inanimate si vendicherebbero,
ma io ho l’eternità per punirlo.
Oh, se sapessi quale grado di gloria ti darà il Cielo dicendo una sola volta:
O ammirabile Nome di Dio!
in spirito di riparazione per le bestemmie”

CORONCINA RIPARATRICE al SANTISSIMO NOME di GESU’jesus-host-paintingSui grani grossi della Corona del Santo Rosario:
si recita il Gloria e la seguente efficacissima preghiera suggerita da Gesù stesso:

Sempre sia lodato, benedetto, amato, adorato, glorificato
il Santissimo, il Sacratissimo, l’adoratissimo – eppure incomprensibile – Nome di Dio in cielo, in terra o negli inferi, da tutte le creature uscite dalle mani di Dio.
Per il Sacro Cuore di nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell’altare. Amen

Sui grani piccoli si dice 10 volte:
Cuore Divino di Gesù, converti i peccatori, salva i moribondi, libera le Anime sante del Purgatorio

Si conclude con:
Gloria al Padre, Salve o Regina e l’Etemo riposo…

LITANIE al SS. NOME di GESU’10897947_1011808042182198_829669947507762232_n

Signore, pietà
Signore, pietà –

Cristo, ascoltaci
Cristo, ascoltaci

Cristo, esaudiscici
Cristo, esaudiscici

Padre del cielo che sei Dio,
abbi pietà di noi
Figlio, redentore del mondo, che sei
Dio, abbi pietà di noi

Spirito Santo, che sei Dio,
abbi pietà di noi
Santissima Trinità, che sei Dio,
abbi pietà di noi
Gesù, Figlio del Dio vivo,
abbi pietà di noi
Gesù, splendore del Padre,
abbi pietà di noi
Gesù, vera luce eterna,
abbi pietà di noi
Gesù, Re di gloria,
abbi pietà di noi

Gesù, sole di giustizia,
abbi pietà di noi
Gesù, Figlio della Vergine Maria,
abbi pietà di noi
Gesù, amabile,
abbi pietà di noi
Gesù, ammirabile,
abbi pietà di noi
Gesù, Dio forte,
abbi pietà di noi
Gesù, padre per sempre,
abbi pietà di noi
Gesù, angelo del gran consiglio,
abbi pietà di noi
Gesù, potentissimo,
abbi pietà di noi
Gesù, pazientissimo,
abbi pietà di noi
Gesù, obbedientissimo,
abbi pietà di noi
Gesù, mite ed umile di cuore,
abbi pietà di noi
Gesù, amante della castità,
abbi pietà di noi
Gesù, che tanto ci ami,
abbi pietà di noi
Gesù, Dio della pace,
abbi pietà di noi
Gesù, autore della vita,
abbi pietà di noi
Gesù, modello di ogni virtù,
abbi pietà di noi
Gesù, pieno di zelo per le anime,
abbi pietà di noi
Gesù, che vuoi la nostra salvezza,
abbi pietà di noi
Gesù, nostro Dio,
abbi pietà di noi
Gesù, nostro rifugio,
abbi pietà di noi
Gesù, padre dei poveri,
abbi pietà di noi
Gesù, tesoro di ogni credente,
abbi pietà di noi
Gesù, buon pastore,
abbi pietà di noi
Gesù, vera luce,
abbi pietà di noi
Gesù, eterna sapienza,
abbi pietà di noi
Gesù, infinita bontà,
abbi pietà di noi
Gesù, nostra via e nostra vita,
abbi pietà di noi
Gesù, gioia degli angeli,
abbi pietà di noi
Gesù, re dei patriarchi,
abbi pietà di noi
Gesù, maestro degli apostoli,
abbi pietà di noi
Gesù, luce degli evangelisti,
abbi pietà di noi
Gesù, Parola di vita,
abbi pietà di noi
Gesù, forza dei martiri,
abbi pietà di noi
Gesù, sostegno dei confessori,
abbi pietà di noi
Gesù, purezza delle vergini,
abbi pietà di noi
Gesù, corona di tutti i santi,
abbi pietà di noi

Sii indulgente,
perdonaci, Gesù
Sii indulgente,
ascoltaci, Gesù

Da ogni male,
liberaci, Gesù
Da ogni peccato,
liberaci, Gesù
Dalla tua ira
liberaci, Gesù
Dalle insidie del diavolo,
liberaci, Gesù
Dallo spirito impuro,
liberaci, Gesù
Dalla morte eterna
liberaci, Gesù
Dalla resistenza alle tue ispirazioni,
liberaci, Gesù
Da tutti i nostri peccati,
liberaci, Gesù
Per il mistero della tua santa incarnazione, liberaci, Gesù
Per la tua nascita
liberaci, Gesù
Per la tua infanzia,
liberaci, Gesù
Per la tua vita divina,
liberaci, Gesù
Per il tuo lavoro,
liberaci, Gesù
Per le tue fatiche,
liberaci, Gesù
Per la tua agonia e per la tua passione, liberaci, Gesù
Per la tua croce e il tuo abbandono,
liberaci, Gesù
Per le tue sofferenze,
liberaci, Gesù
Per la tua morte e sepoltura,
liberaci, Gesù
Per la tua resurrezione,
liberaci, Gesù
Per la tua ascensione
liberaci, Gesù
Per averci dato la SS. Eucaristia,
liberaci, Gesù
Per le tue gioie,
liberaci, Gesù
Per la tua gloria,
liberaci, Gesù

Agnello di Dio,che togli i peccati del mondo,
perdonaci o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati dei mondo,
esaudiscici o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati dei mondo,
abbi pietà di noi

Preghiamo:

Dio onnipotente ed eterno che ci hai voluto salvare nel Nome del Tuo Figlio Gesù,
poiché in questo Nome è riposta la nostra salvezza,
fa’ che in ogni circostanza sia per noi segno di vittoria.

Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

Preghiere alla Santa Famiglia

ATTO DI CONSACRAZIONE DELLA FAMIGLIA ALLA SANTA FAMIGLIA composta da Papa Leone XIII

O Gesù, Redentore nostro amabilissimo,

che venuto ad illuminare il mondo

con la dottrina e con l’esempio

volesti passare la maggior parte della tua vita terrena

umile e soggetto a Maria e a Giuseppe

nella povera Casa di Nazareth,

santificando quella Famiglia

che doveva essere l’esempio di tutte le famiglie cristiane,

accogli benigno la nostra famiglia,

che ora a Te si affida e si consacra!

Difendila, custodiscila, stabilisci in essa il tuo santo timore,

la pace e la concordia della carità cristiana affinché,

uniformandoci al divino Modello della tua Famiglia,

possiamo conseguire insieme,

nessuno escluso, la beatitudine eterna.

O Maria, Madre amorosa di Gesù e Madre nostra,

con la tua pietosa intercessione,

rendi accetta a Gesù questa umile offerta

ed ottienici le sue grazie e benedizioni!

O Giuseppe, Custode santissimo di Gesù e di Maria,

aiutaci con le tue preghiere

in ogni necessità spirituale e materiale

affinché possiamo, con Maria e con Te,

benedire eternamente il nostro Redentore Gesù!

Amen.

PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA, SUBLIME MODELLO DELLE FAMIGLIE CRISTIANE composta da Pio XIIhome1O Sacra Famiglia, Trinità della terra, o Gesù, Maria e Giuseppe,
sublimi Modelli delle famiglie cristiane,
a Voi ricorriamo,
non solo per confortarci con la soave contemplazione
dei vostri amabili esempi,
ma anche per implorare la vostra protezione
e promettervi costante fedeltà nel sentiero che ci indicate.
Aiutaci Tu, o Giuseppe, 
specchio della più ammirabile paternità
nella cura assidua 
che sapesti prestare al Salvatore e alla Vergine,
seguendo fedelmente le ispirazioni divine;
vieni in nostro soccorso, o Maria,
la più pura di tutte le spose e di tutte le madri;
assistici Tu, o Gesù, che volesti farti il più sottomesso dei figli!
Siate tutti e tre sempre a noi vicini,
nelle ore liete e nelle tristi,
nei nostri lavori e nel nostro riposo,
nelle nostre ansie e nelle nostre speranze!
E otteneteci che tutti i focolari, 
santi a imitazione del vostro,
siano per tutti i loro membri scuole di virtù, 
asili di santità,
cammino sicuro verso quella eterna beatitudine,
che per vostra intercessione fiduciosamente speriamo!
Così sia.

Preghiera alla Santa Famiglia di San Giovanni Paolo II:g78
«O Santa Famiglia di Nazareth, comunità d’amore di Gesù, Maria e Giuseppe, modello e ideale di ogni famiglia cristiana, a te affidiamo le nostre famiglie.

Apri il cuore di ogni focolare domestico alla fede, all’accoglienza della Parola di Dio, alla testimonianza cristiana, perché diventi sorgente di nuove e sante vocazioni.

Disponi le menti dei genitori, affinché con carità sollecita, cura sapiente e pietà amorevole, siano per i figli guide sicure verso i beni spirituali ed eterni.

Suscita nell’animo dei giovani una coscienza retta ed una volontà libera, perché crescendo in sapienza, età e grazia, accolgano generosamente il dono della vocazione divina.

Santa Famiglia di Nazareth, fa’ che tutti, contemplando ed imitando la preghiera assidua, l’obbedienza generosa, la povertà dignitosa e la purezza verginale vissuta in te, ci disponiamo a compiere la volontà di Dio e ad accompagnare con previdente delicatezza quanti tra noi sono chiamati a seguire più da vicino il Signore Gesù, che per noi ha dato sé stesso. Amen».

LA PREGHIERA DI PAPA FRANCESCO ALLA SANTA FAMIGLIAImmagine correlata

 Gesù, Maria e Giuseppe
a voi, Santa Famiglia di Nazareth,
oggi, volgiamo lo sguardo
con ammirazione e confidenza;
in voi contempliamo
la bellezza della comunione nell’amore vero;
a voi raccomandiamo tutte le nostre famiglie,
perché si rinnovino in esse le meraviglie della grazia.

 Santa Famiglia di Nazareth,
scuola attraente del santo Vangelo:
insegnaci a imitare le tue virtù
con una saggia disciplina spirituale,
donaci lo sguardo limpido
che sa riconoscere l’opera della Provvidenza
nelle realtà quotidiane della vita.

 Santa Famiglia di Nazareth,
custode fedele del mistero della salvezza:
fa’ rinascere in noi la stima del silenzio,
rendi le nostre famiglie cenacoli di preghiera
e trasformale in piccole Chiese domestiche,
rinnova il desiderio della santità,
sostieni la nobile fatica del lavoro, dell’educazione,
dell’ascolto, della reciproca comprensione e del perdono.

 Santa Famiglia di Nazareth,
ridesta nella nostra società la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
bene inestimabile e insostituibile.
Ogni famiglia sia dimora accogliente di bontà e di pace
per i bambini e per gli anziani,
per chi è malato e solo,
per chi è povero e bisognoso.

 Gesù, Maria e Giuseppe
voi con fiducia preghiamo, a voi con gioia ci affidiamo.

 (Preghiera recitata davanti all’icona della Santa Famiglia in occasione della Giornata della Famiglia, 27 ottobre 2013)

 Corona alla Santa Famiglia per la salvezza delle nostre famiglie7f0048b1030b4c70b70e28fd9dff3e05

 Preghiera iniziale:

 Mia Sacra Famiglia del Cielo, 

guidaci per il retto cammino, coprici con il Tuo Sacro Manto, 

e proteggi le nostre famiglie da ogni male 

durante la nostra vita qui sulla terra e per sempre. 

Amen. 

 Padre nostro; Ave o Maria; Gloria al Padre

«Sacra Famiglia e mio Angelo custode, pregate per noi».

 Sui grani grossi: 

Dolce Cuore di Gesù, sii il nostro amore. 

Dolce Cuore di Maria, sii la nostra salvezza. 

Dolce Cuore di S. Giuseppe, sii il custode della nostra famiglia. 

 Sui grani piccoli: 

Gesù, Maria, Giuseppe, Vi amo, salvate la nostra famiglia.

 Alla fine: 

 Sacri Cuori di Gesù, Giuseppe e Maria 

tenete la nostra famiglia unita in santa armonia. 

Santa Lucia, la luce della fede

Riempi di gioia e di luce il tuo popolo, o Signore, per l’intercessione gloriosa della santa vergine e martire Lucia, perchè noi, che festeggiamo la sua nascita al cielo, possiamo contemplare con i nostri occhi la tua gloria. Amen. 

Santa Lucia proprio per il suo nome è invocata come protettrice della vista (Lucia = luce). Dante, il sommo poeta italiano, ne era molto devoto. Anzi vedeva in lei il simbolo della grazia illuminante e la associava a S. Maria di Nazaret e a Beatrice: queste erano le tre donne, grazie alle quali egli si era potuto salvare dalle tenebre della “selva oscura” ritrovando la “diritta via” che aveva smarrito. divisore_candela_1O gloriosa Santa Lucia, vergine e martire, che morendo hai preannunciato il trionfo della Chiesa Cattolica, ottienile da Dio pace e unità. A noi che fiduciosi ti invochiamo, ottienici un aumento di fede, di speranza e di carità verso Dio e verso il prossimo. Soccorri la nostra patria, le nostre famiglie, la nostra società, bisognosa soprattutto della luce del Vangelo. Fà che la pace di Cristo regni sempre nei nostri cuori. O Santa della luce, protettrice della vista, donaci occhi sani e limpidi e purezza di costumi. Sostienici nella lotta contro il male e conservaci sempre la vista del corpo e quella dell’anima, cioè la fede. Amen.

– 3 Gloria al Padre…
– Santa Lucia, prega per noi 

Vita, martirio e culto di Santa Luciasantalucia_ctv1

Gli atti del martirio di Lucia di Siracusa sono stati rinvenuti in due antiche e diverse redazioni: l’una in lingua greca il cui testo più antico risale al sec. V (allo stato attuale delle ricerche); l’altra, in quella latina, riconducibile alla fine del sec. V o agli inizi del sec. V. Proprio nelle catacombe di Siracusa, le più estese al mondo dopo quelle di Roma, è stata ritrovata un’epigrafe marmorea del IV secolo che è la testimonianza più antica del culto di Santa Lucia. ll culto di Lucia diventa, nel corso dei secoli e nei vari luoghi una promessa di luce, sia materiale che spirituale. E proprio a tale fine l’iconografia, già a partire dal sec. XIV, si fa interprete e divulgatrice di questa leggenda, raffigurando la santa con simboli specifici e al tempo stesso connotativi: gli occhi, che Lucia tiene in mano (o su un piatto o su un vassoio), che si accompagnano sovente alla palma, alla lampada (che è anche uno dei simboli evangelici più diffuso e più bello, forse derivato dall’arte sepolcrale) e, meno frequenti, anche ad altri elementi del suo martirio, come ad es. il libro, il calice, la spada, il pugnale e le fiamme.divisore_candela_1

La vergine e martire Lucia nacque in Siracusa, sul finire del terzo secolo, da ricca e nobile famiglia. Ancor bambina, perdette il padre, rimanendo sotto la custodia della madre Eutichia. Eutichia soffriva da molti anni un flusso di sangue, così ostinato, che aveva fatto ingenti spese per consultare medici, senza ricavarne nessun giovamento. L’amorosa figliuola le stava sempre al fianco, prestandole i servigi più delicati e le cure più affettuose.

Nel febbraio dell’anno 304 madre e figlia si recano a Catania, per pregare sulla tomba di S.Agata. Il 5 febbraio, giorno sacro a sant’Agata, arrivano a Catania. Recatesi al sepolcro di sant’Agata, udirono leggere il Vangelo dell’emorroissa, la donna che toccando il lembo della veste di Gesù ebbe la guarigione. Lucia, disse alla madre: << Madre, se credi a quello che ora si è letto, crederai pure che Agata, la quale ha patito per Cristo, può chiedere per te a Gesù la guarigione: se vuoi, dunque, tocca con fede il suo sepolcro e sarai guarita .>>
Lucia ed Eutichia, avvicinatesi al sepolcro, s’inginocchiarono, pregando la martire tra le lacrime. Mentre stavano in preghiera, Lucia fu presa da una visione e vide, in mezzo a schiere di angeli, sant’Agata che rivolta a lei, le diceva: << Lucia sorella mia, vergine di Dio, perché domandi a me quello che tu stessa puoi concedere ? La tua fede ha giovato a tua madre, ed ecco che è divenuta sana. Tu ti sei consacrata a Dio nella verginità e perciò come per me la città di Catania viene ricolma di grazie del cielo, così per te lo sarà la città di Siracusa.>>

Ritornata a Siracusa, Lucia per ringraziare il Signore per la guarigione della madre, decide di dare tutta la sua dote ai poveri e di consacrarsi a Dio, così come era nel suo cuore a Dio.
E avendo cominciato a vendere le sue sostanze ed a fare la distribuzione ai poveri, ne pervenne la notizia alle orecchie di un giovane, che desiderava la mano di Lucia: il quale, vedendosi deluso nelle sue speranze, per vile vendetta la denunziò come cristiana, al prefetto di Siracusa, Pascasio.
Era l’anno 304: i feroci imperatori, Diocleziano e Massimiano avevano emanato un editto di sterminio contro i cristiani; e, in tutto l’impero, i seguaci di Cristo morivano, tra i più feroci tormenti.1414
Lucia, già matura per il cielo, vide avvicinarsi anche per lei l’ora del combattimento desiderato. Presa dai soldati e condotta dinnanzi al tribunale di Pascasio, si mostrò serena e lieta in volto. Il prefetto, sapendo che essa apparteneva a nobile famiglia e vedendo che era giovanissima e di una rara bellezza, la trattò dapprima con buone maniere, consigliandola a lasciare la superstizione cristiana e ad offrire incenso agli idoli pagani . La rimproverò pure perché sciupava la dote che poteva servire allo sposo .

Lucia disse : << Io sono cristiana e non adoro false divinità; ma il vero Dio, che sta nei cieli, creatore del mondo, e Gesù Cristo, che ci ha redenti. In quanto poi alla mia dote, io sola ne posso disporre e perciò con tutto il cuore l’ho distribuita alle vedove, agli orfani , ai poveri e ai ministri di Dio>>.

Pascasio rispose: << Tu hai dissipato le tue sostanze con uomini dissoluti . >>
Ma Lucia piena di Spirito Santo disse:<< Io ho posto al sicuro il mio patrimonio e il mio corpo non conosce l’impurità. Voi invece siete schiavi della corruzione del corpo e allontanate le anime degli uomini dal Dio vivente per farle servire al diavolo e agli angeli suoi. Preferite le ricchezze passeggere ai beni eterni . >>
Pascasio, cieco dalla rabbia, le disse : << Queste belle parole cesseranno, quando verremo ai tormenti . >>
<< Le parole di Dio non cesseranno mai >> rispose Lucia .
<< Tu dunque sei Dio ? >> riprese quegli.
E Lucia :<< Io sono la serva del Dio eterno, il quale ha detto: Quando sarete condotti dinanzi ai re e ai principi non vi date pensiero del come di ciò che dovete dire , perché non siete voi che parla ma lo Spirito Santo che parla in voi . >>lucylucy
Pascasio disse : <<Dentro di te c’è dunque lo Spirito Santo ? >>
Lucia rispose : << L’apostolo dice : Coloro che vivono castamente e pienamente sono tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in essi . >>
E Pascasio in tono minaccioso: << Ti farò condurre in un luogo infame ,dove sarai, costretta a vivere nel disonore ; e così lo Spirito Santo fuggirà da te. >> La vergine, nella sua calma imperturbabile , rispose ancora: << Non viene deturpato il corpo , se non dal consenso della volontà. Se tu comandi che io subisca una violenza ,contro la mia volontà, la mia castità avrà il merito di una doppia corona . >>

Pascasio confuso e adirato, ordinò che trascinasse la Santa Vergine in un luogo infame(il lupanare o luogo di prostituzione), radunando, per maggior vergogna, tutto il popolo .
Ma avvenne un grande prodigio! Lo Spirito Santo diede a Lucia tale immobilità, da non poterla quelli rimuovere. Vi provarono i più robusti soldati, ma Lucia resta ferma, mentre quei forti cadono spossati. La legano ai piedi e alle mani, con delle corde, e incominciarono a tirare tutti insieme; ma quella rimane incrollabile come un monte .
Pascasio, furibondo, dà ordine di far venire molte paia di buoi. Sforzi inutili! Quegli animali, non riescono a smuovere la vergine di Cristo, che lo Spirito Santo mantiene immobile. 

Pascasio, sempre più cieco dalla rabbia, le grida: << Quali sono le tue arti magiche ? >>
La Santa rispose : << Queste non sono arti magiche, ma è la potenza di Dio, il quale ha detto: << Cadranno mille alla tua sinistra e diecimila alla tua destra, ma nessuno arriverà ad avvicinarsi a te. Misero Pascasio, a che ti affliggi? Perché impallidisci? Perché ti struggi di furore? Hai avuto già la prova che io sono tempio di Dio: credi ormai . >>
Ma quegli diventa maggiormente furibondo e ordina che sia acceso un gran fuoco attorno a lei , che vi si getti pece, resina olio, affinché la vergine sia consumata al più presto. Vano tentativo anche questo! Le fiamme ardono ma non toccano la santa martire, la quale , sorridente alla letizia degli angeli , canta inni al Signore .
Gli amici di Pascasio la tolgono di là, per finirla col pugnale. Mentre il carnefice si accinge a vibrare il colpo fatale , Lucia , piegate le ginocchia, prega e dice agli astanti: << Fra breve sarà data pace alla Chiesa di Dio. Diocleziano e Massimiano cadranno dall’impero e finiranno miseramente. Come la città di Catania ha in venerazione sant’Agata, così anche voi onorerete me, per grazia del Signor nostro Gesù Cristo, osservando di cuore i comandamenti di Dio . >>
Dette queste parole, cadde trafitta e l’anima generosa volò verso Gesù il suo Sposo divino. 
Era il 13 dicembre 304, giorno che fu assegnato, a caratteri d’oro, nella storia di Siracusa e della Chiesa cattolica.Il culto a Santa Lucia

Per editto imperiale del 290, era concesso ai cristiani di assistere alla morte dei fratelli di fede e di seppellirli.
Onde Eutichia e altre devote matrone siracusane seppellirono il corpo glorioso della santa Martire in una tomba , all’ ingresso delle catacombe di Acradina.
Sul sarcofago scolpirono la colomba, spiccata dall’arca di Noè per annunziare al mondo la pace.
E la pace difatti , giusta la profezia di S. Lucia, fu data poco dopo alla chiesa da Costantino il Grande; mentre Pascasio, Diocleziano e Massimiano perivano miseramente.
Presso il sito , dove la Santa rese lo spirito a Dio, i siracusani edificarono, nell’ anno 310 , un bel tempio, sotto il papa S . Gregorio Magno, che propagò il culto di S. Lucia e ne inserì il nome nel Canone della Messa, vi fu annesso un monastero di benedettini.
Il culto della Santa si diffuse rapidamente,subito dopo la sua morte, in tutta la cristianità. 
Nell’ anno 384 , il siracusano S . Urso , vescovo di Ravenna , le dedicò un tempio in quella città.

Nel secolo VII , sant’ Adelmo in Inghilterra e S . Giovanni Damasceno in Oriente la celebrarono nei loro scritti.
Dante Alighieri e Cristoforo Colombo ne furono devotissimi: l ‘ uno, che attribuì alla sua intercessione la guarigione da una grave infermità agli occhi, ne fece uno dei principali personaggi della Divina Commedia,‘ l’altro ne pose il nome a un isola delle Piccole Antille , scoperta il 13 dicembre. 
Caduta Siracusa , nell’ anno 878 , nelle mani dei Saraceni , il corpo di S. Lucia fu tenuto dai siracusani gelosamente nascosto nelle catacombe. Il generale greco Giorgio Maniace , impadronitosi della città nel 1040, lo chiese e lo trasportò a Costantinopoli, facendone un dono all’imperatrice Teodora.
I Crociati veneziani , dopo la conquista del 1204 , lo portarono a Venezia , dove oggi si venera nella chiesa parrocchiale di S . Geremia, su di un altare laterale dentro un’urna di marmo cipollino.
Nel 1904 ,il Cardinale Patriarca di Venezia ne fece la giuridica ricognizione e ne constatò la meravigliosa conservazione.
Il corpo della Santa è mummificato e conserva la pelle, molle al tatto. I piedi appaiono intatti; vi si scorge un’ unghia nel piede destro. Manca buona parte del braccio sinistro , che in vari tempi fu concesso , come reliquia , a papi e sovrani . 

Si vede pure ( cosa rarissima nei corpi dei martiri ) la traccia del suo martirio: un profondo buco vicino al petto, sul lato destr
o. 

Una delle più antiche tradizioni veronesi racconta che le spoglie della santa siracusana passarono da Verona durante il loro viaggio verso la Germania intorno al sec. X, fatto che spiegherebbe anche la diffusione del culto della santa anche nel nord Europa.

Le reliquie della Santa sono state, in ogni tempo, strumenti delle meraviglie del Signore, per le infermità agli occhi. divisore_candela_1

Fonti: 

http://www.santiebeati.it/dettaglio/25550

http://www.chiesamadrecarlentini.it/chiesa_madre_carlentini_Festa_santa_lucia_vita_martirio.htm

Novena e preghiere a Gesù Bambino

5006960fee712f5daede2092aac8c0e1La devozione al S. Gesù Bambino di Praga è una forma o espressione particolare della devozione a Gesù Bambino e ai misteri della Sua santa Infanzia: devozione, questa, che fa parte della spiritualità cristiana che è molto sentita nel Carmelo Teresiano sin dalle origini ed ha costituito un oggetto particolarmente amato della sua vita di preghiera contemplativa e di apostolato e che è frutto di molti miracoli e grazie.  L’esperienza di tante anime – basti pensare a S. Teresa di Gesù Bambino con la sua « piccola via dell’infanzia spirituale» – è una testimonianza convincente che la devozione alla santa Infanzia di Gesù, vivificata dalla meditazione amorosa dei Suoi misteri e dall’impegno nell’imitare le Sue virtù, è uno stimolo potente per il progresso nel fervore della vita cristiana:  

“Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un “Sì ” al suo “Seguimi”, allora siamo suoi, e libera è la via perché la sua vita divina possa riversarsi in noi. Questo è l’ inizio della vita divina in noi. Essa non è ancora la contemplazione beata di Dio nella luce della gloria; è ancora l’ oscurità della fede, però non è più di questo mondo ed è già un’ esistenza nel regno di Dio. II regno di Dio cominciò sulla terra quando la Vergine santissima pronunciò il suo “fìat”, ed ella ne fu la prima serva. E quanti prima e dopo la nascita del Bambino professarono la loro fede in lui con le parole e le azioni – san Giuseppe, santa Elisabetta, suo figlio e tutti coloro che circondavano la mangiatoia – entrarono similmente in esso” (Santa Teresa Benedetta della Croce, carmelitana).

La statua miracolosa di GESU’ BAMBINO si presenta con la corona ed in abito regale, perchè Gesù Bambino vuole essere il Re dei nostri cuori e vuole dimorare in noi. All’infanzia, alla gioventù smarrita e a tutte le famiglie, la devozione a Gesù Bambino offre un rimedio salvifico ed efficace che redime e salva. La promessa di Gesù Bambino nella miracolosa apparizione nel Santuario di Praga: “Più voi mi onorerete, più io vi favorirò”. 

NOVENA A GESU’ BAMBINO DI PRAGAmenino-jesus-de-praga1 ° giorno:

O Bambino Gesù, eccomi ai tuoi piedi. Mi rivolgo a Te che sei tutto. Ho tanto bisogno del tuo aiuto! Donami, o Gesù, uno sguardo di pietà e, poiché sei onnipotente, soccorrimi nella mia necessità..

1 Pater, 1 Ave, 1 Gloria

Per la tua divina Infanzia, o Gesù, concedimi la grazia che insistentemente ti chiedo (si esprime) se è conforme al tuo beneplacito ed al mio vero bene. Non guardare alla mia indegnità, ma alla mia fede ed alla tua misericordia infinita.

Inno: (da ripetere per i nove giorni assieme alla preghiera)

Gesù, dolce ricordo, che dà le gioie del cuore; ma più che il miele e tutte le cose e dolce la Sua presenza. Niente si canta di più soave, niente si ode di più lieto, niente si pensa di più dolce di Gesù, Figlio di Dio.

Gesù, speranza per quelli che si pentono, quanto pietoso sei per quelli che ti pregano, quanto buono per quelli che ti cercano, ma che cosa sei per quelli che ti trovano?
Nè la lingua basta a dirlo nè lo scritto ad esprimere: chi ha provato può credere che cosa sia amare Gesù.. Sii, Gesù, nostra gioia tu che sei il premio futuro. La nostra gloria sia in Te sempre per tutti i secoli. Amen.

Preghiamo:
Dio, che costituisti l’Unigenito tuo Figlio Salvatore del genere umano e ordinasti che si chiamasse Gesù, concedi propizio che di Colui il cui Santo Nome veneriamo in terra possiamo godere in cielo anche la vista. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.litany20b-cc22 ° giorno:

O splendore dei Padre celeste, nel cui volto rifulge il raggio della divinità, io t’adoro profondamente, mentre ti confesso vero Figlio di Dio vivo. T’offro, o Signore, l’umile omaggio di tutto il mio essere. Deh! ch’io non abbia mai a separarmi da Te, mio sommo Bene.

1 Padre nostro, 1 Ave Maria, 1 Gloria

Per la tua divina Infanzia, o Gesù, concedimi la grazia che insistentemente ti chiedo (si esprime) se è conforme al tuo beneplacito ed al mio vero bene. Non guardare alla mia indegnità, ma alla mia fede ed alla tua misericordia infinita.

Inno: (da ripetere per i nove giorni assieme alla preghiera)

Gesù, dolce ricordo, che dà le gioie del cuore; ma più che il miele e tutte le cose e dolce la Sua presenza. Niente si canta di più soave, niente si ode di più lieto, niente si pensa di più dolce di Gesù, Figlio di Dio.

Gesù, speranza per quelli che si pentono, quanto pietoso sei per quelli che ti pregano, quanto buono per quelli che ti cercano, ma che cosa sei per quelli che ti trovano?
Nè la lingua basta a dirlo nè lo scritto ad esprimere: chi ha provato può credere che cosa sia amare Gesù.. Sii, Gesù, nostra gioia tu che sei il premio futuro. La nostra gloria sia in Te sempre per tutti i secoli. Amen.

Preghiamo:
Dio, che costituisti l’Unigenito tuo Figlio Salvatore del genere umano e ordinasti che si chiamasse Gesù, concedi propizio che di Colui il cui Santo Nome veneriamo in terra possiamo godere in cielo anche la vista. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.cropped-iop12-12-20153 ° giorno:

O Santo Bambino Gesù, nel contemplare il tuo volto da cui traspare il più dolce sorriso, mi sento animato da viva fiducia. Sì, tutto spero dalla Tua bontà. Irradia, o Gesù, su di me e su quanti mi sono cari i tuoi sorrisi di grazia, ed io esalterò la tua infinita misericordia.

1 Padre nostro, 1 Ave Maria, 1 Gloria

Per la tua divina Infanzia, o Gesù, concedimi la grazia che insistentemente ti chiedo (si esprime) se è conforme al tuo beneplacito ed al mio vero bene. Non guardare alla mia indegnità, ma alla mia fede ed alla tua misericordia infinita.

Inno: (da ripetere per i nove giorni assieme alla preghiera)

Gesù, dolce ricordo, che dà le gioie del cuore; ma più che il miele e tutte le cose e dolce la Sua presenza. Niente si canta di più soave, niente si ode di più lieto, niente si pensa di più dolce di Gesù, Figlio di Dio.

Gesù, speranza per quelli che si pentono, quanto pietoso sei per quelli che ti pregano, quanto buono per quelli che ti cercano, ma che cosa sei per quelli che ti trovano?
Nè la lingua basta a dirlo nè lo scritto ad esprimere: chi ha provato può credere che cosa sia amare Gesù.. Sii, Gesù, nostra gioia tu che sei il premio futuro. La nostra gloria sia in Te sempre per tutti i secoli. Amen.

Preghiamo:
Dio, che costituisti l’Unigenito tuo Figlio Salvatore del genere umano e ordinasti che si chiamasse Gesù, concedi propizio che di Colui il cui Santo Nome veneriamo in terra possiamo godere in cielo anche la vista. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Immagine correlata4 ° giorno:

O Bambino Gesù, la cui fronte è recinta di corona, io ti riconosco per mio assoluto sovrano. Non voglio più servire al demonio, alle mie passioni, al peccato. Regna, o Gesù, su questo povero cuore, e rendilo tutto tuo per sempre.

1 Pater, 1 Ave, 1 Gloria

Per la tua divina Infanzia, o Gesù, concedimi la grazia che insistentemente ti chiedo (si esprime) se è conforme al tuo beneplacito ed al mio vero bene. Non guardare alla mia indegnità, ma alla mia fede ed alla tua misericordia infinita.

Inno: (da ripetere per i nove giorni assieme alla preghiera)

Gesù, dolce ricordo, che dà le gioie del cuore; ma più che il miele e tutte le cose e dolce la Sua presenza. Niente si canta di più soave, niente si ode di più lieto, niente si pensa di più dolce di Gesù, Figlio di Dio.

Gesù, speranza per quelli che si pentono, quanto pietoso sei per quelli che ti pregano, quanto buono per quelli che ti cercano, ma che cosa sei per quelli che ti trovano?
Nè la lingua basta a dirlo nè lo scritto ad esprimere: chi ha provato può credere che cosa sia amare Gesù.. Sii, Gesù, nostra gioia tu che sei il premio futuro. La nostra gloria sia in Te sempre per tutti i secoli. Amen.

Preghiamo:
Dio, che costituisti l’Unigenito tuo Figlio Salvatore del genere umano e ordinasti che si chiamasse Gesù, concedi propizio che di Colui il cui Santo Nome veneriamo in terra possiamo godere in cielo anche la vista. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.container_bg5 ° giorno:

Io ti contemplo, o Redentore dolcissimo, rivestito d’un manto di porpora. E la Tua divisa regale. Come essa mi parla di sangue! Quel Sangue che hai sparso tutto per me. Fa’, o Gesù Bambino, che io corrisponda a tanto tuo sacrificio, e non ricusi, quando m’offrirai qualche pena, di soffrire con Te e per Te.

1 Padre nostro, 1 Ave Maria, 1 Gloria

Per la tua divina Infanzia, o Gesù, concedimi la grazia che insistentemente ti chiedo (si esprime) se è conforme al tuo beneplacito ed al mio vero bene. Non guardare alla mia indegnità, ma alla mia fede ed alla tua misericordia infinita.

Inno: (da ripetere per i nove giorni assieme alla preghiera)

Gesù, dolce ricordo, che dà le gioie del cuore; ma più che il miele e tutte le cose e dolce la Sua presenza. Niente si canta di più soave, niente si ode di più lieto, niente si pensa di più dolce di Gesù, Figlio di Dio.

Gesù, speranza per quelli che si pentono, quanto pietoso sei per quelli che ti pregano, quanto buono per quelli che ti cercano, ma che cosa sei per quelli che ti trovano?
Nè la lingua basta a dirlo nè lo scritto ad esprimere: chi ha provato può credere che cosa sia amare Gesù.. Sii, Gesù, nostra gioia tu che sei il premio futuro. La nostra gloria sia in Te sempre per tutti i secoli. Amen.

Preghiamo:
Dio, che costituisti l’Unigenito tuo Figlio Salvatore del genere umano e ordinasti che si chiamasse Gesù, concedi propizio che di Colui il cui Santo Nome veneriamo in terra possiamo godere in cielo anche la vista. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.Immagine correlata6 ° giorno:

O amabilissimo Bambino, nel mirarti sorreggere il mondo, il mio cuore si riempie di gaudio. Fra gli innumerevoli esseri che sostieni, vi sono anch’io. Tu mi vedi, mi sorreggi ad ogni istante, mi custodisci come cosa tua. Veglia, o Gesù, su quest’umile essere e sovvieni alle molte sue necessità.

1 Padre nostro, 1 Ave Maria, 1 Gloria

Per la tua divina Infanzia, o Gesù, concedimi la grazia che insistentemente ti chiedo (si esprime) se è conforme al tuo beneplacito ed al mio vero bene. Non guardare alla mia indegnità, ma alla mia fede ed alla tua misericordia infinita.

Inno: (da ripetere per i nove giorni assieme alla preghiera)

Gesù, dolce ricordo, che dà le gioie del cuore; ma più che il miele e tutte le cose e dolce la Sua presenza. Niente si canta di più soave, niente si ode di più lieto, niente si pensa di più dolce di Gesù, Figlio di Dio.

Gesù, speranza per quelli che si pentono, quanto pietoso sei per quelli che ti pregano, quanto buono per quelli che ti cercano, ma che cosa sei per quelli che ti trovano?
Nè la lingua basta a dirlo nè lo scritto ad esprimere: chi ha provato può credere che cosa sia amare Gesù.. Sii, Gesù, nostra gioia tu che sei il premio futuro. La nostra gloria sia in Te sempre per tutti i secoli. Amen.

Preghiamo:
Dio, che costituisti l’Unigenito tuo Figlio Salvatore del genere umano e ordinasti che si chiamasse Gesù, concedi propizio che di Colui il cui Santo Nome veneriamo in terra possiamo godere in cielo anche la vista. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.Risultati immagini per novena infant jesus7 ° giorno:

Sul tuo petto, o Bambino Gesù, sfavilla una croce. E il vessillo della nostra Redenzione. Anch’io, o divin Salvatore, ho la mia croce, che, sebbene leggera, troppo spesso mi opprime. Aiutami Tu a sostenerla, perché la porti sempre con frutto. Ben sai quanto sono debole e vile!

1 Padre nostro, 1 Ave Maria, 1 Gloria

Per la tua divina Infanzia, o Gesù, concedimi la grazia che insistentemente ti chiedo (si esprime) se è conforme al tuo beneplacito ed al mio vero bene. Non guardare alla mia indegnità, ma alla mia fede ed alla tua misericordia infinita.

Inno: (da ripetere per i nove giorni assieme alla preghiera)

Gesù, dolce ricordo, che dà le gioie del cuore; ma più che il miele e tutte le cose e dolce la Sua presenza. Niente si canta di più soave, niente si ode di più lieto, niente si pensa di più dolce di Gesù, Figlio di Dio.

Gesù, speranza per quelli che si pentono, quanto pietoso sei per quelli che ti pregano, quanto buono per quelli che ti cercano, ma che cosa sei per quelli che ti trovano?
Nè la lingua basta a dirlo nè lo scritto ad esprimere: chi ha provato può credere che cosa sia amare Gesù.. Sii, Gesù, nostra gioia tu che sei il premio futuro. La nostra gloria sia in Te sempre per tutti i secoli. Amen.

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Insieme con la Croce, sul tuo petto io scorgo, o Bambino Gesù, un aureo cuoricino. E l’immagine del Cuor tuo, veramente d’oro per infinita tenerezza. Tu sei l’Amico vero, che generosamente si prodiga, anzi s’immola per la persona amata. Riversa ancora su di me, o Gesù, l’ardore della tua carità, e insegnami a corrispondere una volta a tanto tuo amore.

1 Pater, 1 Ave, 1 Gloria

Per la tua divina Infanzia, o Gesù, concedimi la grazia che insistentemente ti chiedo (si esprime) se è conforme al tuo beneplacito ed al mio vero bene. Non guardare alla mia indegnità, ma alla mia fede ed alla tua misericordia infinita.

Inno: (da ripetere per i nove giorni assieme alla preghiera)

Gesù, dolce ricordo, che dà le gioie del cuore; ma più che il miele e tutte le cose e dolce la Sua presenza. Niente si canta di più soave, niente si ode di più lieto, niente si pensa di più dolce di Gesù, Figlio di Dio.

Gesù, speranza per quelli che si pentono, quanto pietoso sei per quelli che ti pregano, quanto buono per quelli che ti cercano, ma che cosa sei per quelli che ti trovano?
Nè la lingua basta a dirlo nè lo scritto ad esprimere: chi ha provato può credere che cosa sia amare Gesù.. Sii, Gesù, nostra gioia tu che sei il premio futuro. La nostra gloria sia in Te sempre per tutti i secoli. Amen.

Preghiamo:
Dio, che costituisti l’Unigenito tuo Figlio Salvatore del genere umano e ordinasti che si chiamasse Gesù, concedi propizio che di Colui il cui Santo Nome veneriamo in terra possiamo godere in cielo anche la vista. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.9 ° giorno:

La tua destra onnipotente, o Grande Piccino, quante benedizioni ha mai versato su quelli che ti onorano e t’invocano! Benedici anche a me, o Bambino Gesù; all’anima mia, al mio corpo, ai miei interessi. Benedici alle mie necessità per soccorrerle, ai miei desideri per compierli. Ascolta pietoso i miei voti, ed io benedirò ogni giorno il Nome tuo Santo.

1 Padre nostro, 1 Ave Maria, 1 Gloria

Per la tua divina Infanzia, o Gesù, concedimi la grazia che insistentemente ti chiedo (si esprime) se è conforme al tuo beneplacito ed al mio vero bene. Non guardare alla mia indegnità, ma alla mia fede ed alla tua misericordia infinita.

Inno: (da ripetere per i nove giorni assieme alla preghiera)

Gesù, dolce ricordo, che dà le gioie del cuore; ma più che il miele e tutte le cose e dolce la Sua presenza. Niente si canta di più soave, niente si ode di più lieto, niente si pensa di più dolce di Gesù, Figlio di Dio.

Gesù, speranza per quelli che si pentono, quanto pietoso sei per quelli che ti pregano, quanto buono per quelli che ti cercano, ma che cosa sei per quelli che ti trovano?
Nè la lingua basta a dirlo nè lo scritto ad esprimere: chi ha provato può credere che cosa sia amare Gesù.. Sii, Gesù, nostra gioia tu che sei il premio futuro. La nostra gloria sia in Te sempre per tutti i secoli. Amen.

Preghiamo:
Dio, che costituisti l’Unigenito tuo Figlio Salvatore del genere umano e ordinasti che si chiamasse Gesù, concedi propizio che di Colui il cui Santo Nome veneriamo in terra possiamo godere in cielo anche la vista. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

 PREGHIERA AL SANTO BAMBINO GESU’ 512px-child_jesus_of_prague_original_statue

O Gesù, che hai voluto farti bambino, mi avvicino a Te con fiducia.

Credo che il tuo amore premuroso prevenga ogni mia necessità, e anche per l’intercessione della tua santa Madre, Tu possa veramente venire incontro a ogni mia necessità, spirituale e materiale, se ti prego secondo la tua Volontà.

Ti amo con tutto il cuore e con tutte le forze del mio animo.

Ti chiedo perdono se la mia debolezza mi induce al peccato.

Ripeto con il tuo Vangelo Signore, se Tu vuoi puoi guarirmi.

A Te lascio decidere il come e il quando.

Sono disposto anche ad accettare la sofferenza, se questa è la tua Volontà, ma aiutami a non indurirmi in essa, rendendola infruttuosa.

Aiutami a essere servitore fedele, e ad amare, per amor tuo, divino Bambino, il mio prossimo come me stesso.

Bambino onnipotente, ti prego con insistenza di assistermi in questo momento nella mia attuale circostanza (qui si può esprimere). Donami la grazia di rimanere in Te, di essere posseduto e possederti interamente, con i tuoi genitori, Maria e Giuseppe, nella lode eterna dei tuoi celesti servitori. Amen.

Venerabile Padre Cirillo, carmelitano, propagatore della devozione al Santo Bambino di Praga (sec. XVII).

Atto di consacrazione personale a GESU’ BAMBINOfree-shipping-classic-religion-figure-mary-font-b-baby-b-font-font-b-jesus-b-font

Dolcissimo Bambino Gesù, per le mani di Maria tua Madre, che alla tua nascita ti ha stretto teneramente al suo Cuore Immacolato, io oggi mi consacro a te.

Gesù, mio divino salvatore, vengo a te, piccolo e povero con il mio carico di miseria, ma con tanta fiducia nel cuore, credendo alla potenza salvante del tuo Amore misericordioso.

Gesù, mio piccolo re, ti offro il mio cuore, perché sia per te una piccola dimora di pace. Ti offro il mio corpo, con tutti i doni di natura e di grazia che tu mi hai donato. Usami, fa di me quello che vuoi, perché il tuo Regno si estenda fino ai confini della terra.

Ti offro le gioie, le sofferenze, il lavoro, tutti i miei pensieri, le mie preoccupazioni, tutti i miei desideri di bene, ogni parola che esce dalla mia bocca, ogni respiro. Gesù, mi abbandono a te, tutto di me ti appartiene, tutto è tuo. Nelle tue mani è la mia vita.

Amen.

Fonti

STORIA E SPIRITUALITA’ DEL SANTO BAMBINO DI PRAGA

http://www.karmel.at/prag-jesu/italiano/ita/jezuit.htm

Santuario Arenzano  http://www.gesubambino.org/

San Francesco d’Assisi, il “regista” del primo Presepe

IL PRESEPE: FEDE, STORIA E TRADIZIONE
La nostra società, detta “società dei consumi” perché, a nostro parere, si sta rapidamente consumando, ha fatto di tutto per insegnarci che il Natale è un orrendo guazzabuglio che serve principalmente ad incrementare il commercio nei più diversi settori e ad elevare il tasso di colesterolo. E che non è il caso di fare il presepe per non turbare la pace sociale, sconvolgendo atei o islamici…Ma non dimentichiamo che l’Italia è la patria del presepe e il paese in cui questa tradizione si è di più radicata, per ricordarci che il Natale è la festa della nascita di Gesù, è l’annuncio di quel paradosso che vede il Salvatore del mondo adagiato in una mangiatoia, e dei miseri pastori scelti come primi testimoni dell’evento che ha riscritto la storia degli uomini.

Il termine latino “praesepium” (da “prae”: innanzi e “saepes”: recinto) vorrebbe propriamente indicare la stalla e anche la mangiatoia che di solito si pone nella stalla, e ancor più particolarmente la greppia nella grotta di Betlemme dove, secondo la tradizione evangelica, fu adagiato Gesù Bambino. Con il tempo, il significato della parola italiana “presepio” si è esteso anche all’apparato che si dispone nelle chiese e nelle case per ricordare simbolicamente la nascita del Redentore.

Tale raffigurazione plastica costituisce la nota più gentile e più cara del rito cristiano e specialmente cattolico. A San Francesco d’Assisi è attribuita la pia consuetudine di costruire a Natale la scena dell’evento mistico.Il grande santo italiano ebbe sempre una devozione particolare per Gesù Bambino.
A Greccio, in Umbria, San Francesco per la prima volta arricchì la Messa di Natale con la presenza di un presepio vivente, episodio poi magistralmente dipinto da Giotto nell’affresco della Basilica Superiore di Assisi.
GRECCIO, LA BETLEMME FRANCESCANA

Come narra Tommaso da Celano, il frate che raccontò la vita del santo, Francesco, nel Natale del 1222 si trovava a Betlemme dove assisté alle funzioni liturgiche della nascita di Gesù. Ne rimase talmente colpito che, tornato in Italia, chiese a Papa Onorio III di poterle ripetere per il Natale successivo, 1223. Ma il Papa, essendo vietati dalla chiesa i drammi sacri, gli permise solo di celebrare la messa in una grotta naturale invece che in chiesa. Ottenuto questo permesso dal Papa, S.Francesco, rattristato perché gli pareva che il popolo intendesse il Natale solo come occasione di feste e banchetti e non come ricorrenza religiosa, volle “rappresentare” col maggior verismo possibile l’avvenimento del Natale, ricordando anche l’origine umilissima di nostro Signore.

5b1a17d0156e98098206c2c76480c2cfQuando giunse la notte santa, accorsero dai dintorni contadini di Greccio e alcuni Frati che illuminarono la notte con le fiaccole. Ora, proprio nelle campagne di Greccio vi era una grotta usata da alcuni contadini come ricovero temporaneo per le bestie, e Francesco chiese di poterla utilizzare “A Gloria di Nostro Signore, per rappresentarvi la Sua nascita e la Sua Santa Famiglia”. Egli stesso intagliò nel legno la figura di un bimbo che pose in una mangiatoia; portati poi nella grotta un asino e un bue veri, chiese ad alcuni popolani di voler interpretare i personaggi di Maria, di Giuseppe e dei Pastori che per primi videro il Salvatore.
Ardente di fede, innalzò un’orazione chiedendo a Dio la grazia che potesse scendere dal Cielo il Divino fanciullo. La sua preghiera fu esaudita: nel medesimo istante, Gesù Cristo, sotto l’aspetto di un grazioso bambino, comparve a riposare su quelle paglie, che divennero subito portentose per il risanamento di ogni male su cui venivano applicate.20683_565737610109402_1204131994_n

Diffusasi la notizia del gran prodigio, si universalizzò allora il costume di rappresentare con il presepio la nascita del Redentore. Quella che doveva essere una “sacra rappresentazione” limitata alla Notte di Natale si ripeté invece per giorni e giorni, perché la voce di quanto aveva realizzato San Francesco si era sparsa con eccezionale rapidità, e dai paesi vicini si mosse una moltitudine di persone che voleva vedere il “presepe”. E questo fu l’inizio di una tradizione italiana portata poi per il mondo dai frati.

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SANTUARIO DI GRECCIO: sotto la mensa dell’altare, LA ROCCIA VIVA SULLA QUALE S.FRANCESCO COLLOCO’ IL SIMULACRO DI GESU’ BAMBINO

Quando San Francesco ideò il primo presepe era già in fama di grande santità: sarebbe morto tre anni dopo, e dopo soli due anni dalla morte (caso unico nella storia della Chiesa) proclamato Santo. Ogni suo gesto, ogni sua parola erano tenuti in grandissimo conto da tutta la cristianità e la rappresentazione della nascita di Cristo fu subito imitata. Naturalmente il presepe vivente, di grande suggestione, non era però sempre di facile realizzabilità e soprattutto era vivo il desiderio di portare il presepe in ogni casa.

La tradizione vuole che San Francesco, gravemente sofferente di malattie agli occhi, affidò l’anno successivo (siamo dunque nel 1224) ad un suo zelante frate il compito di scolpire alcune statuine in legno di Gesù Bambino, per portarle nei numerosi paesi che le chiedevano, volendo realizzare delle “sacre rappresentazioni” con una statuina proveniente dal convento di colui che per il popolo era già un Santo. Le statuine di Gesù Bambino furono così ben realizzate da indurre San Francesco a invitare il frate, che si era rivelato un così abile intagliatore, a scolpire anche gli altri personaggi, affinché il presepe potesse anche entrare nelle case a confortare ogni famiglia.

LA NATIVITA’: CRISTIANESIMO E STORICITA’ presepeSono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività.
Nei loro brani c’è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Si narra infatti della umile nascita di Gesù, come riporta Luca, “in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo” dell’annunzio dato ai pastori; dei magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re. Questo avvenimento così familiare e umano se da un lato colpisce la fantasia dei paleocristiani rendendo loro meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo, dall’altro li sollecita a rimarcare gli aspetti trascendenti quali la divinità dell’infante e la verginità di Maria. Così si spiegano le effigi parietali del III secolo nel cimitero di S. Agnese e nelle catacombe di Pietro e Marcellino e di Domitilla in Roma che ci mostrano una Natività e l’adorazione dei Magi, ai quali il vangelo apocrifo armeno assegna i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma soprattutto si caricano di significati allegorici i personaggi dei quali si va arricchendo l’originale iconografia.
RITROVAMENTO ARCHEOLOGICO, una delle prime immagini del PRESEPE: su un sarcofago del IV secolo, in Sicilia, appaiono i Re Magi che portano i doni a Gesù Bambino in braccio a Maria Santissima
http://rarika-radice.blogspot.it/2008/12/su-un-sarcofago-del-iv-secolo-in.html

Il bue e l’asino, aggiunti da Origene, interprete delle profezie di Abacuc e Isaia, divengono simboli del popolo ebreo e dei pagani; i Magi il cui numero di tre, fissato da S. Leone Magno, ne permette una duplice interpretazione, quali rappresentanti delle tre età dell’uomo: gioventù, maturità e vecchiaia e delle tre razze in cui si divide l’umanità: la semita, la giapetica e la camita secondo il racconto biblico; gli angeli, esempi di creature superiori; i pastori come l’umanità da redimere e infine Maria e Giuseppe rappresentati, a partire dal XIII secolo, in atteggiamento di adorazione proprio per sottolineare la regalità dell’infante.
Anche i doni dei Magi sono interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità: l’incenso, per la sua Divinità, la mirra, per il suo essere uomo, l’oro perché dono riservato ai re.

A partire dal IV secolo la Natività diviene uno dei temi dominanti dell’arte religiosa.

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Natività, Giotto

In questa produzione spiccano per valore artistico: la Natività e l’adorazione dei Magi del dittico a cinque parti in avorio e pietre preziose del V secolo che si ammira nel Duomo di Milano e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia, e a Roma quelli delle Basiliche di S. Maria in Trastevere e della Basilica di Santa Maria Maggiore. Dal secolo XIV la Natività è affidata all’estro figurativo degli artisti più famosi che si cimentano in affreschi, pitture, sculture, ceramiche, argenti, avori e vetrate che impreziosiscono le chiese e le dimore della nobiltà o di facoltosi committenti dell’intera Europa, valgano per tutti i nomi di Giotto, Filippo Lippi, Piero della Francesca, il Perugino, Dürer, Rembrandt, Poussin, Zurbaran, Murillo, Correggio, Rubens e tanti altri.

I PRIMI PRESEPI
Il primo presepe con personaggi a tutto tondo risalirebbe al 1283, e fu opera di Arnolfo di Cambio che scolpì otto statue rappresentanti i personaggi della Natività ed i Magi. Tale presepe si trova ancora nella basilica romana di S. Maria Maggiore.

Si tratta della prima rappresentazione scultorea della Natività della storia.  Fu commissionata da Papa Niccolò IV (tra il 1290 e il 1291 circa), il primo frate francescano ad essere divenuto papa che, oltre a essere affezionato al presepe di fatto “inventato” da Francesco d’Assisi,  con la sacra rappresentazione della Natività di Gesù desiderava rendere onore alle reliquie ospitate appunto nella Basilica di Santa Maria Maggiore, nella cui cripta sotto l’altare principale sono tuttora conservate: si tratta di assi di legno che la tradizione ha perpetrato come resti della mangiatoia in cui Gesù Bambino fu deposto la notte della sua nascita. Per questo la basilica posta sulla sommità del colle Esquilino è conosciuta anche come “Sancta Maria ad Praesepem”. E molti cristiani si recavano a visitarla con la stessa devozione con la quale i pellegrini confluivano a Betlemme, in Giudea, alla grotta considerata luogo di nascita di Gesù e dove per desiderio di sant’Elena (madre dell’imperatore Costantino) sorse, nel 326, la Basilica della Natività.

Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti modellano statue di legno o terracotta che sistemano davanti a un fondale pitturato riproducente un paesaggio che fa da sfondo alla scena della Natività; il presepe è esposto all’interno delle chiese nel periodo natalizio. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani.
Nel ’600 e ’700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un’impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo rappresentati nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago: nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate. Risultati immagini per presepe napoletano 700Ulteriore novità è la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare l’impressione del movimento, abbigliati con indumenti propri dell’epoca e muniti degli strumenti di svago o di lavoro tipici dei mestieri esercitati e tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi particolari. Questo per dare verosimiglianza alla scena delimitata da costruzioni riproducenti luoghi tipici del paesaggio cittadino o campestre: mercati, taverne, abitazioni, casali, rovine di antichi templi pagani. 

La diffusione a livello popolare si realizza pienamente nel ’800 quando ogni famiglia in occasione del Natale costruisce un presepe in casa riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali – statuine in gesso o terracotta, carta pesta e altro – forniti da un fiorente artigianato. In questo secolo si caratterizza l’arte presepiale della Puglia, specialmente a Lecce, per l’uso innovativo della cartapesta, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di fil di ferro e stoppa.
A Roma le famiglie importanti per censo e ricchezza gareggiavano tra loro nel farsi costruire i presepi più imponenti, ambientati nella stessa città o nella campagna romana, che permettevano di visitare ai concittadini e ai turisti. Famosi quello della famiglia Forti posto sulla sommità della Torre degli Anguillara, o della famiglia Buttarelli in via De’ Genovesi riproducente Greccio e il presepe di S. Francesco o quello di Padre Bonelli nel Portico della Chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente meccanico con la ricostruzione del lago di Tiberiade solcato dalle barche e delle città di Gerusalemme e Betlemme.

PRESEPIO MECCANICO DI STEYR, AUSTRIA

E volendo dare un’occhiata fuori dai nostri confini, non possiamo non citare la città austriaca di Steyr, in cui la tradizione del presepe viene fatta risalire al 1695 quando un giovane di nome Ferdinand Sertl, epilettico, si affidò a Nostro Signore per guarire dalla malattia che lo affliggeva. Pose all’interno di un albero cavo una statuina in cera di Gesù Bambino e vi pregò dinanzi quotidianamente per lungo tempo, finché non ottenne la grazia della guarigione. Attorno alla statuina miracolosa venne costruita in un primo tempo una cappella e poi, nel 1708, l’attuale santuario, affollatissimo durante la messa natalizia di mezzanotte. A Steyr il periodo dell’Avvento vede fiorire moltissime iniziative, tutte incentrate sul presepe, e in particolare sui presepi meccanici. Proprio a pochi passi dal Santuario che abbiamo citato si può ammirare il presepe permanente denominato “Karl Klauda”, in cui ogni figura è in movimento, con un complesso sistema di trasmissioni a catene ed ingranaggi, realizzato in ben quaranta anni di lavoro. Steyr vanta anche il primato del presepe più grande del mondo, il “Pottmesser”, che viene montato ogni anno su un’area di 60 metri quadrati, ed è formato da 778 statue di legno di 20 – 30 centimetri di altezza.Oggi dopo l’affievolirsi della tradizione negli anni ’60 e ’70, causata anche dall’introduzione dell’albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all’impegno di religiosi e privati che con associazioni come quelle degli Amici del Presepe, Musei tipo il Brembo di Dalmine di Bergamo, mostre, tipica quella dei 100 Presepi nelle Sale del Bramante di Roma; dell’Arena di Verona, rappresentazioni dal vivo come quelle della rievocazione del primo presepio di S. Francesco a Greccio e i presepi viventi di Rivisondoli in Abruzzo o Revine nel Veneto e soprattutto la produzione di artigiani presepisti, napoletani e siciliani in special modo, eredi delle scuole presepiali del passato, hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d’Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana del presepe.

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SAN NICOLA, IL SANTO DEL DONO: LA VERA STORIA DI ‘BABBO NATALE’

San Nicola è uno dei santi più venerati ed amati al mondo. Egli è certamente una delle figure più grandi nel campo dell’agiografia. Tra il X e il XIII secolo non è facile trovare santi che possano reggere il confronto con lui quanto a universalità e vivacità di culto.
Ogni popolo lo ha fatto proprio, vedendolo sotto una luce diversa, pur conservandogli le caratteristiche fondamentali, prima fra tutte quella di difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie. Egli è anche il protettore delle fanciulle che si avviano al matrimonio e dei marinai, mentre l’ancor più celebre suo patrocinio sui bambini è noto soprattutto in Occidente. La sua vita è nota soprattutto per alcuni miracoli che caratterizzano Nicola come una persona attenta alle necessità degli altri, tanto da essere identificato da molti come il SANTO DEL DONO. Gli scritti di S. Andrea di Creta e di S. Giovanni Damasceno ci confermano la vera storia del Vescovo Nicola. Nicola si occupò anche del bene dei suoi concittadini, dei più poveri, ottenne dei rifornimenti durante una carestia e ottenne la riduzione delle imposte dall’Imperatore.
San Nicola – proprio per la sua grande fama di taumaturgo, protettore dei bambini e delle fanciulle- è diventato il proverbiale Babbo Natale, che a dicembre continua a dispensare i suoi doni. turkish-st-nicholas-images

Nicola nacque a Pàtara di Licia, in Asia Minore (attuale Turchia), tra il 260 e il 280, da Epifanio e Giovanna che erano cristiani.
Fu cresciuto cristianamente, quindi, ma perse prematuramente i genitori a causa della peste,per aver curato degli ammalati: dai suoi genitori, Nicola ereditò grandi ricchezze ma soprattutto il dono della carità verso il prossimo. Nicola nacque in quell’epoca in cui il messaggio di Gesù cominciava a diffondersi, anche se i Cristiani erano ancora molto perseguitati per la loro fede dagli Imperatori Romani che dominavano persino in quelle regioni.
In seguito Nicola lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra dove venne ordinato sacerdote. Alla morte del vescovo metropolita di Myra, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo.
Imprigionato ed esiliato nel 305 dall’imperatore Diocleziano, fu poi liberato da Costantino nel 313 e riprese l’attività apostolica.
Si tramanda che fu uno dei 318 partecipanti al Concilio di Nicea del 325, durante il quale avrebbe condannato duramente l’arianesimo, difendendo la verità cattolica. 

I MIRACOLI DI SAN NICOLA Ne raccogliamo alcuni, i più importanti:

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SAN NICOLA DI BARI VESCOVO DI MYRA

Nicola, già vescovo, resuscitò tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne. Anche per questo episodio S. Nicola è venerato come protettore dei bambini.
Il miracolo delle navi frumentarie
Durante una carestia che aveva colpito Mira, Nicola fece distribuire al popolo parte del grano contenuto nelle stive di una nave egiziana; ma quando il grano fu pesato si vide che non era affatto diminuito. Il grano ricevuto in dono bastò alla gente per due anni; anzi poiché ne era stata conservata una parte per la semina, la popolazione godette a lungo di quel dono ricevuto da Dio per mezzo del suo servo Nicola.

San Nicola salva i marinai durante una tempesta1206
Verso I’anno 300 d.C. una ciurma di marinai, abituati a ruberie e a violenze, navigava verso Mira, al largo del Mar Egeo. Ad un tratto, una tempesta li sorprese con tanta furia che i naviganti, in pericolo di morte, chiesero l’aiuto dei Signore invocando l’intercessione del Vescovo Nicola. E fu tanta la fede dei marinai nella loro preghiera che il Vescovo, proprio nel momento di maggior angoscia, apparve loro e li aiutò a governare l’imbarcazione. Appena i marinai raggiunsero il porto di Mira, non videro più Nicola, ma sentirono il desiderio di ringraziare Dio. Entrati nella chiesa dove Nicola era Vescovo non riconobbero il loro salvatore perchè sembrava un semplice sacerdote, ma appena lui si avvicinò lo riconobbero e lo ringraziarono, ricevendo da lui l’invito a vivere sulla via della virtù e del bene.

San Nicola salva tre ragazze da un infelice destinosao2bnicolau_003
Il numero tre ricorre spesso nella storia del santo e nell’iconografia tradizionale, non a caso, viene rappresentato, oltre che con la mitra e il bastone pastorale, con tre sacchetti di monete, o tre palle d’oro che, in sostanza, fanno riferimento alla vicenda del santo più nota, denominata praxis de tribus filiabus. Si racconta che un cittadino di Patara caduto in totale miseria non vide altra soluzione per le tre figlie che quella di farle prostituire, data l’impossibilità di offrire loro una dote e, dunque, di trovare marito. Nicola, venuto a sapere di questo, per tre sere di seguito fece trovare sopra il tavolo della cucina del suo coetaneo una borsa piena d’oro, facendola passare dalla finestra senza farsi vedere. In questo modo salvò l’onore delle tre fanciulle, che una dopo l’altra presero marito (una versione racconta che la terza sera il santo trovò la finestra della cucina chiusa, così si arrampicò sul tetto, gettando il terzo “sacco” giù dal camino).

Morì a Myra il 6 dicembre, presumibilmente nell’anno 343, forse nel monastero di Sion, e già allora si diceva compisse miracoli; tale convinzione si consolidò dopo la sua morte, con il gran numero di leggende che si diffusero ampiamente in Oriente, a Roma e nell’Italia meridionale. Le sue spoglie furono conservate con grande devozione di popolo, nella cattedrale di Myra fino al 1087.
Grande è la venerazione a lui tributata dai cristiani ortodossi. Quando Myra cadde in mano musulmana, Bari (al tempo dominio bizantino) e Venezia, che erano dirette rivali nei traffici marittimi con l’Oriente, entrarono in competizione per il trafugamento in Occidente delle reliquie del santo. Una spedizione barese di 62 marinai, tra i quali i sacerdoti Lupo e Grimoldo, partita con tre navi di proprietà degli armatori Dottula, raggiunse Myra e si impadronì delle spoglie di Nicola che giunsero a Bari il 9 maggio 1087: Nicola di Myra diventa, così, Nicola di Bari. Dopo la collocazione provvisoria in una chiesa cittadina, il 29 settembre 1089, le spoglie di Nicola trovano sistemazione definitiva nella cripta, già pronta, della basilica che si sta innalzando in suo onore. È il Papa in persona, Beato Urbano II (Ottone di Lagery, 1088-1099), a deporle sotto l’altare della cripta. Da allora S. Nicola divenne patrono di Bari e le date del 6 dicembre (giorno della morte del santo) e 9 maggio (giorno dell’arrivo delle reliquie) furono dichiarate festive per la città.image

Tra il 5 e il 6 dicembre in tutto il mondo si celebra la tradizionale festa di San Nicola, tra solenni processioni con la statua del santo vescovo di Myra e grandi falò in suo onore. Le tradizioni e i racconti relativi al santo, come i miracoli effettuati sia in vita che da morto, sono innumerevoli e variano da paese a paese. Dal camino, nella calza o nelle scarpe san Nicola, anche dopo la morte, ha continuato a portare doni ai bambini di tutto il mondo sino ai giorni nostri (solitamente si dice che lui si occupa di quelli buoni, prendendosi nota nel corso dell’anno di chi si è comportato bene, mentre il suo aiutante, che cambia nome e sembianze a seconda della zona geografica in cui ci si trova, lascia del carbone a chi è stato disobbediente).

In Olanda il 6 dicembre san Nicola assieme al fedele compagno Zwarte Piet, letteralmente “Piero il Nero” (si dice sia lui ad infilarsi nei camini delle case per portare i regali), gira per le strade di Amsterdam, di cui è il Santo Patrono, in sella ad un cavallo bianco distribuendo dolci e regali a tutti i bambini; in Austria sfila con dei personaggi chiamati Krampus, che minacciano di portare via i bambini disobbedienti; a Trieste, Gorizia e in Trentino Alto Adige si tramanda la leggenda secondo cui il santo regalò a tre bambini poveri tre mele rosse che si tramutarono in oro e per questo, il giorno della vigilia, i bambini scrivono una letterina al santo che lasceranno sul tavolo della cucina dove la mattina seguente troveranno una grossa cesta colma di frutta, cioccolato, mandorlato e giocattoli (questa tradizione è molto viva anche nella piccola isola di Murano, nota per la produzione del vetro, i cui abitanti scelsero san Nicola come patrono dei vetrai).

IL MODERNO BABBO NATALE

E’ noto a tutti, o quasi, che la figura di San Nicola Vescovo ha dato origine al personaggio di Santa Claus (le analogie tra i due sono più che evidenti). Il culto del Santo, infatti, fu portato a New York dai coloni olandesi con il nome di Sinterklaas, che divenne tra i coloni inglesi Santa Claus; furono poi gli scrittori americani a dare vita al personaggio folkloristico che conosciamo e a tracciarne la personalità, mescolando i numerosi racconti relativi il santo vescovo di Myra con elementi legati alla cultura anglosassone.

Clement Clarke Moore, professore di Esegesi Biblica e Letteratura greca e orientale presso il Seminario Teologico della Chiesa Protestante di New York, nel 1822 scrisse A Visit from St. Nicholas, un racconto per bambini dove Santa Claus viene descritto come “un vecchio elfo paffuto e grassottello”, dal viso simpatico e la testa sporca di fuliggine, dalla barba bianca come la neve e il vestito rosso, che in sella ad una slitta trainata da renne porta doni ai bambini facendoli passare dai camini delle case la sera della vigilia di Natale; nel 1863 il disegnatore statunitense di origine tedesca Thomas Nast ne riprodusse l’immagine, ma la consacrazione definitiva, però, avvenne nel 1931 ad opera di Haddon Hubbard Sundblom che, prendendo spunto dal racconto di Moore e dai disegni di Nast, ritrasse, per la campagna pubblicitaria della Coca Cola, l’immagine di Babbo Natale come oggi lo conosciamo.

PREGHIERE A SAN NICOLA VESCOVO DI MYRA E DI BARI santo7730big
Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto donarci come protettore il glorioso San Nicola, da quella sede di luce in cui egli gode la tua divina presenza, rivolgi a noi i tuoi occhi misericordiosi. Concedici gli aiuti e le grazie opportune alle presenti nostre necessità sia spirituali che temporali. Ricordati della tua Chiesa, nel suo popolo e nei suoi Pastori, perché sia illuminata dalla tua verità e infiammata dalla tua carità. Converti, per intercessione del nostro Santo Patrono, a fermi propositi di bene coloro che vivono avvolti nelle tenebre dell’ignoranza e dell’errore. Consola gli afflitti, provvedi i bisognosi, conforta i pusillanimi, difendi gli oppressi, assisti gli infermi e fa’ che tutti possiamo sperimentare gli effetti del valevole patrocinio di San Nicola presso di Te, supremo datore di ogni bene. Per Cristo nostro Signore. Amen. Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e conduca alla vita eterna. Amen. –

Preghiera per i cristiani perseguitati
O santo vescovo di Cristo, Nicola, che durante la tua vita terrena fosti vittima della persecuzione e fosti invocato da tre comandanti dell’esercito ingiustamente processati e condannati per sedizione, continua a dimostrare quanto valga la tua intercessione presso il Signore. Anche oggi sono numerosi coloro che sono ingiustamente condannati. Intercedi presso Dio affinché tutti coloro che esercitano il potere, in tutti i paesi del mondo, comprendano il valore sacro della vita e della libertà umana. Ti preghiamo in particolare, o glorioso Taumaturgo, per coloro che soffrono per aver testimoniato la loro fede, affinché abbiano la forza di perdonare i loro persecutori, sull’esempio di ciò che fece sulla croce Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Fonti: dalla Basilica di San Nicola di Bari  

http://www.basilicasannicola.it/page.php?id_cat=210&id_sottocat1=212&titolo=Preghiere+a+San+Nicola

6 dicembre San Nicola di Bari 
http://www.santiebeati.it/dettaglio/30300

Sant’Agostino: “Svegliati uomo, per te Dio si è fatto uomo”

Meditazioni per il cammino di Avvento

“Chiamiamo Natale del Signore il giorno in cui la sapienza di Dio si manifestò in un bambino e il Verbo di Dio, che si esprime senza parole, emise vagiti umani. La divinità nascosta in quel bambino fu tuttavia indicata ai Magi per mezzo di una stella e fu annunziata ai pastori dalla voce degli angeli. Con questa festa che ricorre ogni anno celebriamo dunque il giorno in cui si adempì la profezia:

La verità è sorta dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo (Ps 84, 12).

La Verità che è nel seno del Padre è sorta dalla terra perché fosse anche nel seno di una madre. La Verità che regge il mondo intero è sorta dalla terra perché fosse sorretta da mani di donna. La Verità che alimenta incorruttibilmente la beatitudine degli angeli è sorta dalla terra perché venisse allattata da un seno di donna. La Verità che il cielo non è sufficiente a contenere è sorta dalla terra per essere adagiata in una mangiatoia. Con vantaggio di chi un Dio tanto sublime si è fatto tanto umile? Certamente con nessun vantaggio per sé, ma con grande vantaggio per noi, se crediamo.

Ridestati, uomo: per te Dio si è fatto uomo. Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà (Ef 5,14). Per te, ripeto, Dio si è fatto uomo. Saresti morto per sempre se Lui non fosse nato nel tempo. Mai saresti stato liberato dalla carne del peccato, se Lui non avesse assunto una carne simile a quella del peccato. Ti saresti trovato sempre in uno stato di miseria, se Lui non ti avesse usato misericordia. Non saresti ritornato a vivere, se Lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti venuto meno, se Lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto, se Lui non fosse arrivato.   

Sant’ Agostino, Sermone 185, 1

Sant’Atanasio «Dio si è fatto uomo perché noi uomini diventassimo dèi, cioè partecipi della vita divina» (De Incarnatione, 54). L’Avvento è tempo fecondo per crescere nella speranza, per imparare il vangelo dell’umiltà e dell’attesa. È il paradosso cristiano: il Bambino davanti a cui ci commuoviamo è il nostro Maestro. La debolezza della Sua umanità, la nostra forza. Afferma il grande mistico Meister Eckhart: «Il dono più grande è che siamo figli di Dio e che Egli generi in noi suo Figlio». Perché «il più nobile desiderio di Dio è generare. Egli non è soddisfatto prima di aver generato in noi suo Figlio. Nello stesso modo, l’anima non è mai soddisfatta, se in essa non nasce il Figlio di Dio. È allora che scaturisce la grazia».

Lasciamoci rigenerare da Gesù Bambino, che il nostro cuore sia la Sua culla e la Sua dimora, ogni singolo giorno, come pregava Santa Teresa di Gesù Bambino:

“T’amo, Gesù, tende a Te la mia anima… Sii Tu il mio dolce sostegno, regna nel mio cuore, dammi il tuo sorriso, per un giorno solo, per oggi, per oggi!   Vergine immacolata, dolce stella che irraggi Gesù e unisci a Lui, Madre, lascia ch’io mi nasconda sotto il tuo velo, e sia per oggi!”

Poesia “Il mio canto d’oggi” 1 giugno 1894, S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

Preghiere per la Solennità di Cristo Re dell’universo

Al termine dell’Anno liturgico si celebra la 34a domenica del cosiddetto «Tempo ordinario». La solennità, che cade di norma negli ultimi dieci giorni di novembre, è dedicata a Gesù Cristo Re dell’universo. In tal modo si vuole sottolineare che Cristo redentore è il Signore della storia, l’inizio e la fine del tempo.
L’istituzione della festa fu decisa da papa Pio XI, l’11 dicembre 1925, a conclusione del Giubileo che si celebrava in quell’anno. Come ha scritto lo studioso padre Francesco Maria Avidano, la relativa devozione si pone in riparazione del grido blasfemo contro Gesù, riportato dai Vangeli: «Non abbiamo altro re che Cesare».
Nei tre giorni precedenti (o nei nove giorni precedenti) la solennità di Cristo Re, i devoti recitano una specifica preghiera, che qui di seguito riportiamo. Le invocazioni domandano in particolare che il Cuore di Gesù trionfi su tutti gli ostacoli al regno del suo amore. Mediante l’intervento della Madonna, poi, si auspica che tutti i popoli – disuniti dalla ferita del peccato – si sottomettano all’amore di Cristo.

NOVENA o TRIDUO per la Solennità di Cristo Rej_christthekingangels(queste preghiere si possono recitare ogni giorno per intero, per nove giorni o per tre giorni consecutivi prima della Solennità di Cristo Re)

1. O Gesù, per mezzo di Maria, Madre tua e Mediatrice di tutte le grazie, affretta la venuta del tuo regno nelle anime; trionfa su tutti gli ostacoli al regno del tuo amore in noi e compensa il tuo Cuore della freddezza con cui Ti abbiamo servito.
Gloria al Padre…
– Sacro Cuore di Gesù, venga il tuo Regno nel mondo intero.
– Per mezzo di Maria, tua Santa Madre.

2. O Gesù, per mezzo di Maria, Madre tua e Mediatrice di tutte le grazie, affretta la venuta del tuo regno nelle famiglie: riconsacrate nella tua ineffabile carità, godano quella tranquillità e quella pace che solo il tuo regno può portare.
Gloria al Padre…
– Sacro Cuore di Gesù, venga il tuo Regno nel mondo intero.
– Per mezzo di Maria, tua Santa Madre.

3. O Gesù, per mezzo di Maria, Madre tua e Mediatrice di tutte le grazie, affretta la venuta del tuo regno su tutti i popoli: presto si formi con tutte le genti quell’unico ovile, sotto un solo pastore, come Tu stesso ci hai insegnato a domandare, per la salvezza dell’umanità.
Gloria al Padre…
– Sacro Cuore di Gesù, venga il tuo Regno nel mondo intero.
– Per mezzo di Maria, tua Santa Madre.

PREGHIERA:
O Dio onnipotente ed eterno che hai voluto rinnovare tutte le cose nel tuo diletto Figlio Re dell’universo, concedi propizio che tutte le Nazioni disunite dalla ferita del peccato si sottomettano al suo soavissimo impero. Per lo stesso Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Preghiera a Cristo Re dei re
di S. Efrem il Siro.
Signore, Cristo Gesù, Re dei re,
che hai potere sulla vita e sulla morte, tu conosci gli intimi segreti
e non ti sono ignoti né i miei pensieri
né i miei sentimenti.
Signore, Cristo Gesù, Re dei re,
Tu conosci l’estrema fragilità
del mio cuore, della mia volontà,
da’ forza alla mia debolezza
e sostienimi nei miei affanni.
Signore, Cristo Gesù, Re dei re,
Tu che sei il mio sostegno,
dimentica i miei numerosi peccati
e perdona tutti i miei tradimenti.
Signore, Cristo Gesù, Re dei re, ti lodo e ti glorifico,
nonostante la mia indegnità,
perché con me la tua misericordia
non ha limite.
Sei il mio aiuto e il mio protettore.
Il tuo nome sia sempre lodato!
A te, o Dio nostro, la gloria!
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Nel giorno della Solennita’ di Cristo Re è concessa l’Indulgenza Plenaria ai Fedeli alle consuete condizioni:
– Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);
– Avere un distacco totale da qualunque colpa;
– Partecipazione alla Messa e Comunione Eucaristica;
– Recitare Il CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;
Il PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
UNA PREGHIERA SECONDO LE INTENZIONI DEL PAPA (ad esempio Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
– Recita dell’ATTO DI CONSACRAZIONE DEL GENERE UMANO A CRISTO RE: Papa Leone XIII, l’11 giugno 1899, consacrò la Chiesa, il mondo e tutto il genere umano a Cristo.3ckaraokechristusvincit

ATTO DI CONSACRAZIONE DEL GENERE UMANO A CRISTO RE
(Indulgenza plenaria, se si recita pubblicamente nella solennità di Cristo Re; parziale, invece, se si recita privatamente)

« O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguarda a noi umilmente prostrati innanzi a Te. Noi siamo Tuoi, e Tuoi vogliamo essere; e per vivere a Te più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al Tuo Sacratissimo Cuore ».

« Molti, purtroppo, non Ti conobbero mai; molti, disprezzando i Tuoi comandamenti, Ti ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al Tuo Sacratissimo Cuore ».

« O Signore, sii il Re non solo dei fedeli, che non si allontanarono mai da Te, ma anche di quei figli prodighi che Ti abbandonarono; fa’ che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. Sii il Re di coloro, che vivono nell’inganno e nell’errore, o per discordia da Te separati: richiamali al porto della verità, all’unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore ».

« Largisci, o Signore, incolumità e libertà sicura alla Tua Chiesa, concedi a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine: fa’ che da un capo all’altro della terra risuoni quest’unica voce: Sia lode a quel Cuore Divino, da cui venne la nostra Salute; a Lui si canti Gloria e Onore nei secoli dei secoli. Amen!
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ATTO DI RIPARAZIONE – (Si concede l’indulgenza parziale al fedele che recita piamente questo atto di riparazione. Si è soliti recitarlo insieme all’atto di consacrazione):

O Gesù dolcissimo, il Tuo immenso Amore per gli uomini viene ripagato con tanta ingratitudine, per questo, prostrati davanti a Te, intendiamo riparare la freddezza e l’indifferenza con cui viene ferito il Tuo Sacro Cuore.
Anche noi, a volte, ci siamo macchiati degli stessi peccati e con profondo pentimento e vergogna imploriamo la Tua Misericordia anzitutto per noi, impegnandoci a espiare volontariamente le nostre e le altrui infedeltà, per estendere a loro i frutti della Tua Misericordia.
Promettiamo di voler riparare i nostri e gli altrui peccati, come di cercare di impedire, con tutte le nostre forze, le offese contro di Te, avvicinandoTi il maggior numero possibile di anime.
Accogli o Gesù, per intercessione di Maria, questa volontaria offerta di riparazione e conservaci fedeli nella Tua obbedienza e nel Tuo servizio fino alla morte, affinché possiamo tutti, un giorno, giungere in Paradiso, dove Tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, per tutti i secoli dei secoli. Amen. Amen! ».

STORIA DELLA SOLENNITA’ DI CRISTO REj_christthekingangels

Questa festa fu introdotta da papa Pio XI, con l’enciclica “Quas primas” dell’11 dicembre 1925, a coronamento del Giubileo che si celebrava in quell’anno.
Egli dimostrava che la regalità di Cristo implicava (ed implica) necessariamente il dovere per i cattolici di fare quanto in loro potere per tendere verso l’ideale dello Stato cattolico: “Accelerare e affrettare questo ritorno [alla regalità sociale di Cristo] coll’azione e coll’opera loro, sarebbe dovere dei cattolici”. Dichiarava, quindi, di istituire la festa di Cristo Re, spiegando la sua intenzione di opporre così “un rimedio efficacissimo a quella peste, che pervade l’umana società. La peste della età nostra è il così detto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi”.
Tale festività coincide con l’ultima domenica dell’anno liturgico, con ciò indicandosi che Cristo Redentore è Signore della storia e del tempo, a cui tutti gli uomini e le altre creature sono soggetti. Egli è l’Alfa e l’Omega, come canta l’Apocalisse (Ap 21, 6). Gesù stesso, dinanzi a Pilato, ha affermato categoricamente la sua regalità. Alla domanda di Pilato: “Allora tu sei re?”, il Divino Redentore rispose: “Tu lo dici, io sono re” (Gv 18, 37).
Pio XI insegnava che Cristo è veramente Re. Egli solo, infatti, Dio e uomo – scriveva il successore Pio XII, nell’enciclica “Ad caeli Reginam” dell’11 ottobre 1954 – “in senso pieno, proprio e assoluto, … è re”.
Il suo regno, spiegava ancora Pio XI, “principalmente spirituale e (che) attiene alle cose spirituali”, è contrapposto unicamente a quello di Satana e delle potenze delle tenebre. Il Regno di cui parla Gesù nel Vangelo non è, dunque, di questo mondo, cioè, non ha la sua provenienza nel mondo degli uomini, ma in Dio solo; Cristo ha in mente un regno imposto non con la forza delle armi (non a caso dice a Pilato che se il suo Regno fosse una realtà mondana la sua gente “avrebbe combattuto perché non fosse consegnato ai giudei”), ma tramite la forza della Verità e dell’Amore.
Gli uomini vi entrano, preparandosi con la penitenza, per la fede e per il battesimo, il quale produce un’autentica rigenerazione interiore. Ai suoi sudditi questo Re richiede, prosegue Pio XI, “non solo l’animo distaccato dalle ricchezze e dalle cose terrene, la mitezza dei costumi, la fame e sete di giustizia, ma anche che essi rinneghino se stessi e prendano la loro croce”. cristo_re_sacro_cuore_1_tondo_sfondo
Tale Regno, peraltro, già mistericamente presente, troverà pieno compimento alla fine dei tempi, alla seconda venuta di Cristo, quando, quale Sommo Giudice e Re, verrà a giudicare i vivi ed i morti, separando, come il pastore, “le pecore dai capri” (Mt 25, 31 ss.). Si tratta di una realtà rivelata da Dio e da sempre professata dalla Chiesa e, da ultimo, dal Concilio Vaticano II, il quale insegnava a tal riguardo che “qui sulla terra il Regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione” (costituzione “Gaudium et spes”).
Con la sua seconda venuta, Cristo ricapitolerà tutte le cose, facendo “cieli nuovi e terra nuova” (Ap 21, 1), tergendo e consolando ogni lacrima di dolore e bandendo per sempre il peccato, la morte ed ogni ingiustizia dalla faccia della terra. Sempre il Concilio scriveva che “in questo regno anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio” (costituzione dogmatica “Lumen Gentium”).
Per questo i cristiani di ogni tempo invocano, già con la preghiera del Padre nostro, la venuta del Suo Regno (“Venga il tuo Regno”) ed, in modo particolare durante l’Avvento, cantano nella liturgia “Maranà tha”, cioè “Vieni Signore”, per esprimere così l’attesa impaziente della parusia (cfr. 1 Cor 16, 22).

Aggiunge ancora Pio XI che nondimeno sbaglierebbe colui il quale negasse al Cristo-uomo il potere su tutte le cose temporali, “dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create”. Tuttavia – precisa – Cristo, quando era sulla terra, si astenne dall’esercitare completamente questo suo dominio, permettendo – come anche oggi – che “i possessori debitamente se ne servano”.

Questo potere abbraccia tutti gli uomini. Ciò lo aveva anche chiaramente espresso Leone XIII, nell’enciclica “Annum sacrum” del 25 maggio 1899, con cui preparava la consacrazione dell’umanità al Sacratissimo Cuore di Gesù nell’anno santo del 1900. Papa Pecci aveva scritto in effetti che “il dominio di Cristo non si estende soltanto sui popoli cattolici, o a coloro che, rigenerati nel fonte battesimale, appartengono, a rigore di diritto, alla Chiesa, sebbene le errate opinioni li allontanino da essa o il dissenso li divida dalla carità; ma abbraccia anche quanti sono privi di fede cristiana, di modo che tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo”.
L’uomo, misconoscendo la regalità di Cristo nella storia e rifiutando di sottomettersi a questo suo giogo che è “dolce” ed a questo carico “leggero”, non potrà trovare alcuna salvezza né troverà autentica pace, rimanendo vittima delle sue passioni, inimicizie ed inquietudini. È Cristo soltanto la “fonte della salute privata e pubblica”, diceva Pio XI. “Né in alcun altro vi è salvezza, né sotto il cielo altro nome è stato dato agli uomini, mediante il quale dobbiamo essere salvati” (At 4, 12).

Lontano da Lui l’uomo ha dinanzi chimere e sistemi ideologici totalizzanti e fuorvianti; non cercando il suo Regno e la sua Giustizia, il genere umano ha di fronte a sé i vari “-ismi” della storia che, diabolicamente, in nome di un falso progresso sociale, economico e culturale, degradano ogni uomo, negandone la dignità.
Ed il XX secolo non ha mancato di fornirne dei tragici esempi con i vari regimi autoritari, comunisti e nazista (che la Chiesa ha condannato vigorosamente), riproponendo, per l’ennesima volta, il duro scontro tra Regno di Cristo e regno di Satana, che durerà sino alla fine dei tempi.
Basti qui far riferimento, a titolo esemplificativo, giusto al solo travagliato periodo del pontificato di papa Ratti per averne una pallida idea.

Con l’enciclica “Mit brennender Sorge”, del 14 marzo 1937 – tra i cui estensori vi era pure il cardinale segretario di Stato e futuro papa Pio XII, Eugenio Pacelli – il Pontefice romano disapprovava il provocante neopaganesimo imperante in Germania (il nazismo), il quale rinnegava la Sapienza Divina e la sua Provvidenza, che “con forza e dolcezza domina da un’estremità all’altra del mondo” (Sap. 8, 1), e tutto dirige a buon fine; deplorava anche certi banditori moderni che perseguono il falso mito della razza e del sangue; biasimava, infine, le liturgie del Terzo Reich tedesco, veri riti paganeggianti, qualificate come “false monete”.

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Stendardo dei Cristeros messicani

In Messico, “totalmente infeudato dalla massoneria”, dove gli Stati Uniti avevano favorito – in nome dei loro interessi economici – la nascita di uno Stato dichiaratamente anticlericale ed anticristiano, furono promulgate pesanti leggi restrittive della libertà della Chiesa cattolica, stabilendo l’espulsione dei sacerdoti non sposati, la distruzione delle chiese e la soppressione persino della parola “adios”. Il fanatico anticlericale governatore dello Stato messicano di Tabasco, Tomás Garrido Canabal, autore di queste misure repressive, nella sua fattoria, “La Florida”, giunse a chiamare, in segno di dispregio, un toro “Dio”, ad un asino diede nome “Cristo”, una mucca “Vergine di Guadalupe”, un bue ed un maiale “Papa”. Suo figlio lo chiamò “Lenin” e sua figlia “Zoila Libertad”. Un nipote fu chiamato “Luzbel” [Lucifer], un altro figlio “Satan”.
Si costituì allora un esercito di popolo, i “cristeros”, i quali combattevano al grido di “Viva Cristo Re! Viva la Vergine di Guadalupe! Viva il Messico!”. Con le stesse parole sulle labbra versavano il loro sangue in quella terra anche numerose schiere di martiri, mentre i loro carnefici esclamavano, riempiendo ceste di vimini con le teste mozzate dei cattolici, “Viva Satana nostro padre”. Si trattò di un vero “olocausto” passato sotto silenzio ed ignorato. Alcuni dei valorosi martiri cristiani messicani, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, hanno raggiunto la gloria degli altari, come il gesuita Miguel Agustin Pro, fucilato senza processo. Le sue ultime parole furono giusto “Viva Cristo Re!”.
Questa grave situazione di persecuzione religiosa fu riprovata da Pio XI con le encicliche “Nos Es Muy Conocida” del 28 Marzo 1937 ed “Iniquis Afflictisque” del 18 novembre 1926.

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stendardo dei Cristeros

Una netta opposizione fu, infine, manifestata nei confronti della Russia sovietica, contro il comunismo ateo, condannato dall’enciclica “Divini Redemptoris” del 19 marzo 1937, e nei riguardi della Spagna repubblicana, dichiaratamente antireligiosa.
Qui, il governo repubblicano socialista di Manuel Azaña Y Díaz proclamò che “da oggi la Spagna non è più cristiana”, mirando a “laicizzare” lo Stato. La nuova costituzione vanificava ogni potere della Chiesa, la religione cattolica era ridotta al rango d’associazione, senza sostegno finanziario da parte statale, senza scuole, esposta agli espropri; con il decreto 24 gennaio 1932 era dichiarata l’estinzione della compagnia di Gesù e se ne confiscavano i beni; era introdotto, nel 1932, il divorzio e il matrimonio civile ed abolito il reato di bestemmia; circa seimila religiosi furono massacrati. Pio XI reagì duramente con l’enciclica “Dilectissima Nobis” del 3 giugno 1933.

Questi esempi dimostrano lo scontro plurisecolare, sin dalla fondazione del Cristianesimo, tra il Regno di Cristo e quello di Satana, e come, anche in epoca contemporanea, la regalità di Cristo sia contestata, preferendo ad essa degli “idoli” politici, economici, sociali e pseudo-religiosi.5001062_bb942

Santa Elisabetta della Trinità: la preghiera come “musica interiore”, un continuo scambio d’amore con Dio

Nel Giubileo della Misericordia, il 16 ottobre 2016, la Chiesa ha celebrato  la canonizzazione di Elisabetta della Trinità, la mistica carmelitana francese, maestra spirituale per i suoi insegnamenti sulla presenza interiore di Dio e sull’ adorazione interiore. Il mistero divino è stato rivelato a lei non da un’infusione improvvisa di grazia, ma attraverso le esperienze e le lezioni che ha imparato lungo il cammino difficile della sua breve ma intensissima vita di 26 anni sulla terra. La prima lezione che Elisabetta imparò fu come controllare il proprio temperamento irrequieto.

Elisabetta nacque a Digione nel 1880 da Maria Rolland e da Joseph Catez, un ufficiale dell’esercito francese. Elisabetta era considerata una bambina non facilmente malleabile, dal carattere forte, a volte irascibile e impetuosa. Chi la preparò a ricevere la Prima Comunione affermò che Elisabetta aveva “un temperamento tale che sarebbe diventata o un angelo o un demonio”. Sappiamo come andò a finire: ma quanto lavoro spirituale, quanta pazienza da parte sua e della madre, della sorella e anche del padre, che le morì tra le braccia, per arresto cardiaco, quando lei aveva solo sette anni. Quanto impegno ascetico nella fanciullezza e adolescenza, quando sembra tutto più difficile e complicato.

Così lei stessa scrisse di sé:

“Amavo molto la preghiera e così tanto il buon Dio, che anche precedentemente alla Prima Comunione non riuscivo a comprendere che si potesse dare il proprio cuore ad un altro. Già fin d’allora ero risoluta a non amare che Lui e a non vivere che per Lui”.

LA PREGHIERA COME “MUSICA INTERIORE”

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Come una risposta musicale alla sua preghiera, lo studio del pianoforte offrì ad Elisabetta l’opportunità di imparare la padronanza di sé e di scoprire anche il metodo del dialogo cuore a cuore con Dio. All’età di 8 anni, Elisabetta venne iscritta presso il Conservatorio di Musica di Digione e fu presto immersa nella disciplina della pratica quotidiana, imparò l’ obbedienza ad un istruttore e l’ umile accettazione della critica. Sviluppò un raffinato senso di bellezza e di auto-espressione, e all’età di 13 anni, vinse il primo premio nel concorso annuale della scuola. Un membro del pubblico, ammirato dalla bravura della bambina prodigio,  dopo il suo spettacolo affermò: “Tutto il suo corpo è stato spostato dalla sua anima, ma senza esagerare. Tutto sembrava misurato come se fosse guidato da una MUSICA INTERIORE “…

Per Elisabetta, la “musica interiore” era la reciprocità della preghiera, lo scambio d’amore con Dio che sentiva presente nella sua anima.elizabeth7La grande svolta per lei si ebbe il 19 aprile 1890. Per lei il grande giorno. Quello della Prima Comunione. Scrisse: “In quel grande giorno noi ci siamo dati totalmente l’uno all’altro”. Una promessa di amore totale e reciproco con il Cristo Eucaristico, a cui rimase fedele fino alla fine.

È giusto però ricordare che per il grande appuntamento eucaristico, sua madre ha giocato un ruolo fondamentale. Fu lei che disse alla bambina, talvolta irrequieta e difficile:

“Se vuoi fare la Prima Comunione devi assolutamente cambiare”.Elisabetta prese molto sul serio la raccomandazione materna. Quella frase cadeva su un terreno fertile e già preparato. Sono infatti numerose le testimonianze che affermarono che il carattere di Elisabetta era cambiato “in modo impressionante”, ed “in maniera quasi impossibile”. Aveva solo dieci anni ma lei aveva capito che l’Eucarestia è il mistero dell’Amore Infinito di Cristo per noi e voleva assolutamente essere preparata a quello scambio di amore. Si sentì voluta e amata da Cristo e ricambiò in modo travolgente e totale questo amore. In una delle sue lettere alla madre (n. 150) ne riconoscerà il merito scrivendole:

“Mamma cara, se io L’amo, un po’ sei tu che hai orientato il cuore della tua bambina verso di Lui. Mi hai preparata così a quel primo incontro, quel grande giorno in cui ci siamo donati totalmente l’uno all’altro”.

ELISABETTA, CIOE’ LA “CASA DI DIO”silence-ble4Un altro incontro, molto importante e provvidenziale, Elisabetta lo ebbe nel pomeriggio di quel gran giorno. A qualche centinaio di metri dalla sua abitazione c’era il monastero carmelitano con una chiesa annessa che la famiglia Catez frequentava. Elisabetta poteva addirittura vederlo dalla sua cameretta. Quel pomeriggio la priora del monastero le disse che Elisabetta significava «Casa di Dio» e le regalò un’immaginetta su cui aveva scritto:

“Il tuo nome benedetto nasconde un mistero, che si è compiuto in questo gran giorno. Bambina mia, il tuo nome è sulla terra, «Casa di Dio» (= Elisabetta), di un Dio che è Amore”.

Forse parole di circostanza, ma quell’intuizione sul nome Elisabetta fu come una rivelazione e fece colpo su di lei.

Il pensiero di “essere abitata da Dio” (dalla Trinità) e di dover sempre accoglierLi con sommo amore la seguirà fino alla fine della vita.blessed-elizabeth-of-the-trinity-featured-w740x493

Convinta che era stata chiamata ad una vita di preghiera contemplativa, nel 1901, Elisabetta mise da parte la sua carriera musicale e le molte attività sociali a cui era chiamata (concerti in tutta Europa) ed entrò nel monastero carmelitano di Digione.

Lì, nella solitudine e nel silenzio della sua minuscola cella, ha riversato il suo cuore in una lettera a sua madre:

“Mi sembra che ho trovato il mio paradiso in terra, dal momento che il cielo è Dio, e Dio è nella mia anima. Il giorno in cui ho capito questo, tutto è diventato chiaro per me. Vorrei sussurrare questo segreto a coloro che amo, così anche loro potrebbero sempre aggrapparsi a Dio attraverso tutto ciò. ” 

“Sento tanto amore attorno alla mia anima. È come un oceano in cui mi getto e mi perdo… Egli è in me e io in Lui. Non ho che da amarlo e da lasciarmi amare, ad ogni istante e in ogni cosa: svegliarmi nell’amore, muovermi nell’amore, addormentarmi nell’amore, con l’anima nella sua anima, il cuore nel suo cuore, e gli occhi nei suoi occhi…”(Lettera 146).bl-elizabethofthetrinityAttraverso molte lettere, Elisabetta cominciò a “sussurrare questo segreto” alla famiglia ed agli amici e insegnò loro il suo metodo di adorazione.

“E’ così semplice. L’Adoratore Divino è dentro di noi, quindi abbiamo la sua preghiera; cerchiamo di offrirla, in comunione con Lui e preghiamo con la sua anima. La Vergine Maria è il modello di adorazione…Con quale pace, con quale raccoglimento Maria si avvicinava a ogni cosa, faceva ogni cosa! Come anche le cose più banali erano da lei divinizzate. In tutto e per tutto la Vergine Maria restava in adorazione del dono di Dio. Ciò non le impediva di prodigarsi al di fuori, quando si trattava di esercitare la carità.”bl-e-of-t-ill-near-death-full-pic

Seguendo l’esempio di Maria, Elisabetta praticava l’adorazione interiore aumentata dalla carità, in misura particolarmente toccante durante i mesi agonizzanti finali della sua vita. Mentre il suo giovane corpo veniva meno tra il morbo di Addison e la tubercolosi, non ha mai ceduto alla autocommiserazione, ma ha mantenuto il raccoglimento interiore in Dio, protendendosi sempre con amore verso gli altri.

Già anni prima mentre aspettava la maggiore età per farsi carmelitana, fu un padre domenicano a introdurla nella prospettiva trinitaria e ad insegnarle a pregarLi e ad adorarLi, non singolarmente ma come i Tre Insieme, come Trinità appunto. E nella contemplazione e adorazione di questo mistero di Amore Trinità, Elisabetta seppe trovare la pace e la forza di sopportare quella terribile malattia, che, come confidò una volta alla superiora, l’aveva addirittura portata fino al pensiero del suicidio. Ma aveva superata la crisi con il pensiero che Dio era presente in lei, che la guardava con infinito amore e che la teneva sempre per mano. eliz-2-800x418

Una mattina, alzando lo sguardo dal suo letto dell’infermeria verso gli occhi preoccupati e tristi della sua priora, Elisabetta le disse: “O Madre, non preoccuparti per me. Il buon Dio mi ha dato tanta grazia. Questa mattina mi ha donato questa parola in profondità dentro di me: ‘Se uno mi ama, il Padre mio lo amerà; noi verremo a lui e prenderemo dimora in lui ‘. In quel momento, ho sperimentato la verità di tutto questo. Non posso descrivere come le tre divine Persone si sono rivelate, ma le ho viste mentre tenevano un’amorevole conversazione dentro di me, e ancora mi sembra di vederle. Come è grande Dio e come ci ama!”. E il 9 novembre 1906 Elisabetta andò a vivere per sempre in cielo quel mistero di Amore Infinito Trinità che lei aveva tanto amato e contemplato già in terra.

Durante la sua vita sulla terra, Elisabetta ha imparato ad “aggrapparsi a Dio attraverso tutto”; ora, continua a condividere le sue lezioni dal cielo. Se potessimo offrire una preghiera a imitazione della sua spiritualità, la preghiera perfetta è quella che compose per se stessa: “Possa la mia vita essere una preghiera continua, un lungo atto d’amore.”

“Mi sembra che in cielo la mia missione sarà quella di attrarre le anime, aiutandole a uscire da se stesse per aderire a Dio, con un movimento del tutto semplice e pieno di amore e di custodirle in quel grande silenzio interiore che permette a Dio di imprimersi in loro e di trasformarle in lui stesso” (Lettera del 28 ottobre 1906).

PREGHIERA ALLA SANTISSIMA TRINITA’ di Santa Elisabetta della Trinitàceiling-fresco-in-the-russian-orthodox-church-of-the-holy-trinity-jerusalem-israel-middle-east

O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente, per dimorare in Te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità. Che niente possa turbare la mia pace e farmi uscire da te, mio Immutabile, ma che ogni istante mi conduca più addentro a quella profondità del tuo mistero.
Pacifica la mia anima, fa’ di lei il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo; che io non ti lasci lì solo, mai, ma che sia presente tutta intera, completamente risvegliata nella mia fede, tutta adorante, tutta abbandonata alla tua azione creatrice.
O Cristo mio amato, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa per il tuo Cuore; vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti… fino a morirne! Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di rivestirmi di Te stesso, di identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima, di sommergermi, di invadermi, di sostituire Te a me, affinché la mia vita non sia più che una irradiazione della tua Vita. Vieni in me come Adoratore, come Redentore, come Salvatore. O Verbo, eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarti; voglio farmi del tutto docile per imparare tutto da Te; poi, attraverso tutte le notti e ogni forma di vuoto o di impotenza, voglio fissare sempre te e dimorare sotto la tua grande luce. O mio astro amato, incantami, così che io non possa più uscire dal tuo vivo splendore.
O Fuoco che “consumi”, Spirito d’amore, vieni sopra di me affinché si realizzi in me come una incarnazione del Verbo; ch’io Gli sia una umanità aggiunta, nella quale Egli possa rinnovare tutto il suo Mistero.
E tu, o Padre, chinati sulla tua povera piccola creatura, coprila con la tua ombra e non vedere in lei che il Figlio amato nel quale hai posto tutta la tua compiacenza.
O miei Tre, mio tutto, mia Beatitudine, Infinita Solitudine, Immensità in cui mi perdo, io mi abbandono a Voi come una preda. Seppellitevi in me, affinché io mi seppellisca in Voi, nell’attesa di poter contemplare, nella vostra stessa luce, l’abissale grandezza.sabeth1

 

Fonte http://www.ncregister.com/site/article/may-my-life-be-a-continual-prayer

Norcia, colpo al cuore dell’Europa cristiana. Basilica distrutta dal sisma, la preghiera dei benedettini: “Noi risorgeremo, è la promessa di Nostro Signore”.

 Un terremoto che ha terrorizzato ancora una volta molti paesi dell’Italia Centrale ma che ha del miracoloso, visto che, fortunatamente, nonostante le scosse e la paura non si registrano vittime. I fedeli hanno interpretato tutto come un miracolo e sono stati in molti che a Norcia si sono raccolti in preghiera in piazza, di fronte alla Chiesa crollata, ennesimo tragico simbolo del sisma che negli ultimi 2 mesi sta mettendo alla prova tutta la popolazione. A Norcia, in piazza dedicata a San Benedetto, patrono d’Europa, si sono radunate tante persone inginocchiate a terra per pregare davanti alla basilica della città, di cui è rimasta in piedi soltanto la facciata. I monaci di Norcia hanno accolto i fedeli in preghiera ed esteso la cosa anche sul web grazie al loro account Twitter.++ Terremoto: crollata basilica San Benedetto a Norcia ++“Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi” (Sap 1,13).

La terra trema ancora. Questa mattina, 30 ottobre 2016,  alle 7.40 una nuova fortissima scossa di magnitudo 6.5 è stata avvertita in Umbria, con epicentro tra Norcia, Preci e Castel Sant’Angelo sul Nera. Il terremoto è stato a 10 chilometri di profondità. Secondo quanto ha riferito l’Ansa nei primissimi minuti seguenti il terremoto la scossa è stata avvertita fortissima in tutto il centro Italia ma anche lungo tutto lo stivale, da Bolzano alla Puglia. Al momento ci sono diversi feriti, ma non abbiamo notizie di vittime, ha detto il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio.  I feriti sarebbero una decina, di lieve entità, tranne una persona che viene segnalata di qualche gravità. Inoltre, tre persone sono state estratte vive dalle macerie a Tolentino, dove si sono avuti diversi crolli a seguito dell’ultima scossa. Ma il simbolo di questa nuova scossa è la Basilica di San Benedetto a Norcia, che è stata completamente rasa al suolo, è rimasta in piedi soltanto la facciata. I Padri Benedettini sono stati soccorsi, alcuni  di loro riportano ferite di lieve entità. Subito dopo il sisma si sono messi in preghiera davanti alla Basilica distrutta, simbolo dell’Europa cristiana dato che Norcia è il centro della spiritualità di San Benedetto, patrono d’Europa. 

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SIGNIFICATIVA la riflessione che Padre Cassian Folsom, superiore del convento, fece proprio per il giornale  La Nuova Bussola Quotidiana, in occasione del terremoto del 24 agosto scorso che danneggiò la chiesa costringendo i padri a chiuderla. Una riflessione di dolore e di speranza che ci sembra quanto mai attuale oggi, in un tempo in cui il Creato ci ricorda verità profonde ed ineluttabili della nostra esistenza. 

 Abbiamo altre esperienze di terremoti nei sedici anni passati qua a Norcia, ma mai niente di simile. Fa una gran paura sentire la terra ruggire e vedere l’edificio dondolare di qua e di là quasi fosse ubriaco. Istintivamente siamo tutti usciti e ci siamo assembrati fuori, nella piazza davanti al monastero. Ci siamo stretti l’uno all’altro per via del freddo, mentre nuove scosse facevano scricchiolare la terra sotto i nostri piedi. I monaci e i cittadini si sono tutti ritrovati spontaneamente sotto la statua di San Benedetto che si trova al centro della piazza. I monaci hanno iniziato a pregare il Rosario e molti cittadini si sono uniti a loro. Quindi abbiamo ringraziato Dio con tutto il cuore per averci risparmiato la vita.

Dall’altro lato della montagna, ad Amatrice e ad Accumoli, il terremoto ha livellato le città, lasciandosi appresso morte e distruzione. Ci sentiamo in lutto per la tragica morte di queste persone e siamo addolorati per i parenti e gli amici. Infatti, come dicono le Scritture: “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi” (Sap 1,13). La morte improvvisa è particolarmente dolorosa, perché non ti dà il tempo di prepararti. Ecco perché San Benedetto prescrive ai suoi monaci di “prospettarsi sempre la possibilità della morte”, in modo che siano sempre pronti, anche di fronte ad una morte violenta e improvvisa che arriva inaspettata nel mezzo della notte.

L’entità dei danni a Norcia è grave. Non si tratta di un solo terremoto, ma di molti terremoti, con scosse continue, perfino ora che scrivo (48 ore dopo). Nel monastero abbiamo avuto molti danni superficiali, abbastanza facili da riparare, ma sono presenti anche danni strutturali molto più gravi. L’ufficiale della Protezione Civile venuto a fare un’ispezione nel pomeriggio del primo giorno, ci ha esortati a lasciare l’edificio, in quanto alcune parti di esso non erano sicure. Le scosse successive hanno aggiunto danni ai danni. La basilica di San Benedetto è stata gravemente colpita. Il muro dietro l’altare di San Benedetto si è crepato e gli stucchi sono crollati. Se un monaco si fosse trovato a celebrare la messa davanti a quell’altare (come spesso capita la mattina presto) sarebbe morto. La facciata si è separata dal corpo della chiesa. Non sappiamo ancora in che condizione siano i nostri lavori di restauro, sui quali abbiamo investito tanto lavoro e tante risorse! La chiesa è chiusa e ci vorranno mesi, forse un anno, per ripararla. Naturalmente la realtà dei fatti è che viviamo in una zona sismica. Alcune persone subiscono uragani, altre cicloni o tifoni; noi abbiamo terremoti.

Ci sono due tipi di comportamenti rispetto a fatti di questo tipo. Uno, è una specie di rassegnazione. L’altro, è affidare tutto alla provvidenza divina. I monaci fanno un voto di stabilità. Uno dei frutti di questo voto è quello che chiamiamo “amore del luogo”. Noi amiamo questo luogo. E lo ricostruiremo.

C’è un’interpretazione spirituale che possiamo dare al terremotoMi viene in mente un’antifona pasquale: “Ecce terraemotus factus est magnus…”(Ed ecco avvenne un grande terremoto…). L’antifona fa riferimento alla reazione della creazione di fronte alla Resurrezione di Cristo. Anche noi risorgeremo di nuovo alla fine dei giorni, quando il Signore verrà a giudicare i vivi e i morti. Un tempo era normale meditare sui Novissimi (morte, giudizio, paradiso, inferno). Sarebbe bello riprendere questa consuetudine.

Ci sono due simboli che possiamo trarre da questa storia e che ci invitano a fare riflessioni importanti. Innanzitutto, la Basilica di San Benedetto e l’altare del santo sono gravemente danneggiati. La cultura cattolica della civiltà occidentale sta crollando. Ce l’abbiamo davanti agli occhi. Il secondo simbolo è l’assembramento di persone attorno alla statua di San Benedetto in piazza, unite nella preghiera. Questo è l’unico modo di ricostruire.

Padre Cassian Folsom, Priore del monastero di Norcianorcia1PREGHIERA a SAN BENEDETTO, PATRONO D’EUROPA

A te oggi rivolgiamo la nostra supplica ardente, glorioso san Benedetto, 

messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, araldo
della religione di Cristo“, ed imploriamo la tua protezione sulle singole anime,
sui monasteri che seguono la tua santa Regola, sull’Europa, sul mondo intero.

Insegnaci ancora il primato del culto divino, donaci di comprendere quanto sia grande e fecondo il dono della pace, aiuta tutti coloro che si sforzano di ricomporre l’unità spirituale dei vari popoli, spezzata da tanti eventi dolorosi,
così che per la tua protezione ritorniamo tutti quanti ad essere fratelli in Cristo.
Amen.

 

I consigli di Santa Teresa d’Avila per il combattimento spirituale e le sue visioni degli Angeli di Dio

Santa Teresa d’Avila (S.Teresa di Gesù), Carmelitana, nacque in Spagna nel 1515 e morì la notte del 15 ottobre 1582 ad Alba de Tormes, ripetendo umilmente due espressioni: “Alla fine, muoio da figlia della Chiesa” e “E’ ormai ora, mio Sposo, che ci vediamo”. Un’esistenza consumata all’interno della Spagna, ma spesa per la Chiesa intera. Riforma l’Ordine carmelitano con l’intenzione di meglio servire e meglio difendere la “Santa Chiesa Cattolica Romana”, ed è disposta a dare la vita per essa (cfr Vita 33, 5). Beatificata dal Papa Paolo V nel 1614 e canonizzata nel 1622 da Gregorio XV, è proclamata “Dottore della Chiesa” dal Servo di Dio Paolo VI nel 1970.

 Santa Teresa ebbe una potenza spirituale da intimidire cardinali e principi regnanti, da imporsi con la sua saggezza e il suo coraggio; con i suoi scritti e con i suoi straordinari carismi ed esperienze. E’ evidente che questi doni mistici non sono fini a se stessi, ma sono dati da Dio per distaccare l’anima dalle caducità dei beni terreni e farla progredire nel cammino delle virtù spirituali, a beneficio di tante anime.

Consideriamo ora come si inseriscono gli Angeli eletti e quelli decaduti nelle vicende umane di Santa Teresa, nel suo cammino interiore, nelle sue esperienze mistiche. Le fonti, che ci offrono notizie a riguardo, sono gli scritti della Santa, soprattutto l’autobiografia in cui ella descrive le sue visioni soprannaturali di Angeli e di demoni.

Abbiamo la visione di una lotta tra Angeli e demoni, la santa scrive:

“Il giorno della SS.ma Trinità, mentre ero in estasi… vidi una gran lotta tra Angeli e demoni e non riuscivo a capire il significato di quella visione…mi vedevo intorno una gran turba di essi (demoni) e mi sembrava di essere circonfusa di una luce chiarissima che non permetteva loro di avvicinarsi. Capivo allora che Dio vegliava su di me perché non si accostassero in modo da farmi recare offesa a Dio”. E’ una visione che simboleggia la missione degli Angeli quali custodi, inviati da Dio a proteggere i fedeli nel momento di grave pericolo, sventando le insidie e le tentazioni del diavolo.

Riguardo agli Angeli di Dio vi è la famosa visione del Trono divino. Essa avvenne assai probabilmente durante la permanenza di Santa Teresa a Toledo nel 1562. Ascoltiamo il racconto di questo episodio, come narra la Santa nell’autobiografia:

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Visione di Santa Teresa: Maria Santissima e Gesù circondati da miriadi di Angeli Santi

Mi sembra di vedere aprirsi il cielo… mi fu mostrato il Trono… mi sembrava che fosse sorretto da certi animali… pensai che essi fossero il simbolo degli evangelisti (Ap 4,6-8). Non vidi né come fosse il Trono, né chi sedesse sopra, ma solo una moltitudine di Angeli che mi parvero di una bellezza senza confronto, superiore a quella degli angeli fino allora visti in cielo. Pensai che fossero serafini o cherubini, perché la loro gloria è assai diversa da quella degli altri, e mi apparivano infiammanti d’amore di Dio. La differenza, come ho detto, è grande e così grande anche il gaudio che allora sentivo in me, da non potersi descrivere né dire, né poter essere immaginato da chi non ne abbia fatto esperienza”. 

Vi è pure la visione della Madonna accompagnata dagli Angeli:  “ La vigilia di S. Sebastiano – ricorda S. Teresa – il primo anno del mio priorato all’Incarnazione, nel momento in cui cominciammo la Salve Regina, vidi la Madre di Dio, accompagnata da una grande moltitudine di angeli, scendere verso il seggio della priora, dov’è la statua di nostra Signora e collocarsi lì. Mi sembrava di vedere Angeli sopra la cornice dei gessi e sopra gli appoggiatoi degli stalli; non però in forma corporea, perché la visione era intellettuale”. Questa visione evidenzia bene l’unione della liturgia terrestre con quella celeste; la partecipazione degli Angeli, i liturghi del Cielo, alla preghiera corale che si eleva a Dio dai monasteri. Il loro attorniare la Madre di Dio come cortigiani regali dimostra il servizio a cui Dio ha deputato gli Angeli, quali mediatori presso la Regina del cielo, obbedienti agli ordini della loro Sovrana, che se ne serve in favore dei suoi devoti.

Famosa è la trasverberazione del cuore di S.Teresa d’Avila ad opera di un Serafino, essa infatti ha ispirato diverse opere d’arte, in particolare quella immortalata nel marmo del Bernini che ci ha offerto (nel 1646) un intramontabile capolavoro.

bernini-teresaL’opera si trova nella chiesa di S.Maria della Vittoria in Roma. La grazia straordinaria della trasverberazione del cuore di S.Teresa è commemorata, nell’Ordine Carmelitano, il 26 agosto. Il cuore trasverberato della Santa, conservato in un prezioso reliquiario, è esposto alla venerazione dei fedeli nella chiesa del Monastero di Alba de Tormes ed appare ferito in più punti.coraz25c325b3n2bde2bsanta2bteresa

Ecco come S.Teresa narra l’eccezionale dono divino, ripetutosi più volte nella sua vita:In questa visione piacque al Signore che lo (l’Angelo) vedessi così: non era grande, ma piccolo e molto bello, con il volto così acceso da sembrare uno degli Angeli molto elevati in gerarchia che pare brucino tutti in ardore divino: credo che siano quelli chiamati cherubini (Serafini). Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avesse un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, così profondamente che mi giungeva fino alle viscere, e quando lo estraeva sembrava portarselo via, lasciandomi tutta infiammata di grande amore di Dio. Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere gemiti, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non c’era da desiderare la fine, né l’anima poteva appagarsi d’altro che di Dio. Non è un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po’, anzi molto. E’ un idillio così soave quello che si svolge tra l’anima e Dio, che supplico la divina bontà di farlo provare a chi pensasse che mento”.

Anche S.Giovanni della Croce, il Dottore mistico del Carmelo nella “Fiamma via d’amore” parla in termini simili di questa altissima esperienza divina, precisando che Dio si serve dell’opera dei Serafini (=Coloro che ardono e riscaldano), gli Spiriti più vicini a Lui, che hanno con Lui la più eccelsa somiglianza d’amore, per produrre un’esperienza d’amore divino così forte che si manifesta come fuoco che brucia e penetra profondamente il cuore umano.

CONSIGLI PER IL COMBATTIMENTO SPIRITUALEsanta teresa d'avilaNella “Vita” S.Teresa ricorda che, in un periodo di dubbi interiori nel timore di non essere nella volontà di Dio, di non camminare nella verità “prendevo per protettori alcuni Santi, perché mi liberassero dal demonio; facevo novene, mi raccomandavo a S.Ilarione (un eremita leggendario del Monte Carmelo, sec. IV) e a San Michele Arcangelo, che invocavo con rinnovata devozione…”. In Spagna, S.Michele, il debellatore di Satana, il protettore della cristianità, era venerato da molto tempo:  nel sec. XII l’Arcangelo guerriero era apparso durante l’assedio di Saragozza da parte di Alfonso d’Aragona, ritenuto il liberatore della città dagli Arabi. Con questa peculiare caratteristica di vincitore nelle battaglie della fede contro il demonio, lo prega S.Teresa. 

Nella sua vita sono numerose  le apparizioni demoniache, a cui ella si oppone facendo segni di croce e aspergendo il luogo dintorno con l’acqua santa, che porta sempre con sé anche nei suoi viaggi spostandosi da un punto all’altro della Spagna per fondare i monasteri della Riforma. Per favorire la sua orazione apostolica ed accrescere il suo desiderio di cooperare alla salvezza delle anime, il Signore concede alla Santa visioni mistiche che hanno per oggetto ora l’inferno, “il luogo che i demoni mi avevano preparato e che io avevo meritato per i miei peccati” (se non si fosse convertita); ora lo scempio che i demoni fanno sui peccatori in vita.

Santa Teresa nel “Cammino di perfezione” mette in guardia contro le tentazioni e i tranelli del demonio, specificandoli e dando opportuni consigli pratici nella guerra accanita che gli Spiriti maligni fanno alle anime di vita interiore.82f38ac24464eeb5f8e1188f911e8dd8

E’ un insegnamento prezioso, perennemente valido per chi vuole battere il cammino della santità. Questi deve anzitutto tenere presente che “l’avversario cerca di nuocerci con tutti i mezzi dovunque può – scrive S.Teresa – E siccome egli non disarma mai, non dobbiamo disarmare neanche noi”. Al principio della vita di perfezione, il demonio cerca di allontanare l’anima dall’intimo colloquio con Dio, col pretesto della sua indegnità; oppure le fa desiderare gusti e consolazioni, procurandoglieli egli stesso, perché cada nella vanità. Bisogna opporsi con l’umiltà, seguire la via della croce e non desiderare altro.  

La Santa sottolinea poi quanto è essenziale la preghiera; pregare, dice, “significa frequentare con amicizia, poiché frequentiamo a tu per tu Colui che sappiamo che ci ama”:_DSC7280.jpg

Dalle «Opere» di santa Teresa di Gesù
(Opusc. «Il libro della vita», cap. 22, 6-7, 14)

” Chi ha come amico Cristo Gesù e segue un capitano così magnanimo come Lui, può certo sopportare ogni cosa; Gesù infatti aiuta e dà forza, non viene mai meno ed ama sinceramente. Infatti ha sempre riconosciuto e tuttora vedo chiaramente che non possiamo piacere a Dio e da Lui ricevere grandi grazie, se non per le mani della sacratissima umanità di Cristo, nella quale Egli ha detto di compiacersi.
Ne ho fatto molte volte l’esperienza, e me l’ha detto il Signore stesso. Ho visto nettamente che dobbiamo passare per questa porta, se desideriamo che la somma Maestà ci mostri i suoi grandi segreti. Non bisogna cercare altra strada, anche se si è raggiunto il vertice della contemplazione, perché per questa via si è sicuri. E’ da Lui, Signore nostro, che ci vengono tutti i beni. Egli ci istruirà.
Meditando la Sua vita, non si troverà modello più perfetto. Che cosa possiamo desiderare di più, quando abbiamo al fianco un così buon amico che non ci abbandona mai nelle tribolazioni e nelle sventure, come fanno gli amici del mondo? Beato colui che Lo ama per davvero e Lo ha sempre con sé! Guardiamo il glorioso apostolo Paolo che non poteva fare a meno di avere sempre sulla bocca il Nome di Gesù, perché l’aveva ben fisso nel cuore. Conosciuta questa verità, ho considerato e ho appreso che alcuni santi molto contemplativi, come Francesco, Antonio da Padova, Bernardo, Caterina da Siena, non hanno seguito altro cammino. Bisogna percorrere questa strada con grande libertà, abbandonandoci nelle mani di Dio. Se Egli desidera innalzarci fra i principi della sua corte, accettiamo volentieri tale grazia.
Ogni volta poi, che pensiamo a Cristo, ricordiamoci dell’amore che lo ha spinto a concederci tante grazie e dell’accesa carità che Dio ci ha mostrato dandoci in Lui un pegno della tenerezza con cui ci segue: amore infatti domanda amore. Perciò sforziamoci di considerare questa verità e di eccitarci ad amare. Se il Signore ci facesse la grazia, una volta, di imprimerci nel cuore questo amore, tutto ci diverrebbe facile e faremmo molto, in breve e senza fatica”. 

1015LLa preghiera è vita e si sviluppa gradualmente di pari passo con la crescita della vita cristiana: comincia con la preghiera vocale, passa per l’interiorizzazione attraverso la meditazione e il raccoglimento, fino a giungere all’unione d’amore con Cristo e con la Santissima Trinità. 

Quando viene una grande brama di vedere Dio, se è promossa dal Signore, comporta luce, discrezione ed equilibrio; un desiderio sfrenato, invece, è favorito dal demonio. La pace è generalmente un segno della presenza dello Spirito buono; ma vi è anche una falsa pace, quella di chi, pur essendo invischiato in peccati gravi, vive molto tranquillo, senza che gli rimorda la coscienza. Questa pace, sentenzia S. Teresa, “è indizio che egli e il demonio sono amici”. La Santa mette infine in guardia contro le doti e le parole di adulazione. Se vi dicono che siete santa opponetevi con una guerra interiore: “guadagnerete in umiltà e il demonio che vi sta spiando resterà umiliato”.

Riguardo alla paura che possono incutere gli angeli delle tenebre, Santa Teresa scrive:

“Se il Signore è così potente, come io vedo e so, se i demoni sono i suoi schiavi – e di ciò non si può dubitare, perché è verità di fede – essendo i servi di questo Re e Signore, che male possono essi farmi? Perché io non debbo aver forza di combattere contro tutto l’inferno?… Ho ora un tale dominio su di essi, dono certamente del Signore, da non dar loro ormai più importanza che se fossero mosche. Mi sembra che siano così codardi che, vedendosi disprezzati, restano senza forza… Piacesse a Dio che può venirci maggior danno da un peccato veniale che da tutto l’inferno messo insieme, perché è proprio così”.

Chi cammina nel timore e nell’ amore del Signore non può temere nulla dai demoni. E conclude: “Non capisco la paura di chi grida: Demonio ! demonio ! mentre potremmo dire: Dio ! Dio ! e far tremare tutti gli spiriti maligni. Si, perché sappiamo ormai che non possono muoversi se il Signore non lo permette”.

Fonti: Don Marcello Stanzione; Catechesi di Benedetto XVI su Santa Teresa d’Avila   

Preghiera di Santa Teresa D’Avila allo Spirito Santoteresa d'avila 2.jpg

O Spirito Santo,
sei tu che unisci la mia anima a Dio:
muovila con ardenti desideri
e accendila con il fuoco
del tuo amore.
Quanto sei buono con me,
o Spirito Santo di Dio:
sii per sempre lodato e Benedetto
per il grande amore che effondi su di me!

Dio mio e mio Creatore
è mai possibile che vi sia
qualcuno che non ti ami?
Per tanto tempo non ti ho amato!
Perdonami, Signore.

O Spirito Santo,
concedi all’anima mia
di essere tutta di Dio e di servirlo
senza alcun interesse personale,
ma solo perchè è Padre mio e mi ama.

Mio Dio e mio tutto,
c’è forse qualche altra cosa
che io possa desiderare?
Tu solo mi basti. AMEN.

Preghiera a Santa Teresa d’Avila per ottenere una grazia

Amorosissimo Signore nostro Gesù Cristo, vi ringraziamo del gran dono dell’amor di Dio concesso alla vostra diletta S. Teresa e per il singolare privilegio che le avete concesso della ferita del cuore; e per i meriti vostri e di questa vostra santa sposa Teresa vi preghiamo di donarci una simile ferita d’amore, ed esaudirci, dandoci quelle grazie che per sua intercessione vi chiediamo.
Pater, Ave, Gloria
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Preghiere di San Francesco d’Assisi Patrono d’Italia

Preghiera a San Francesco, Patrono d’Italia

Memoria liturgica 4 ottobre 

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21750

O Serafico San Francesco, Patrono d’Italia,
tu che rinnovasti il mondo nello spirito di Gesù Cristo, ascoltaci!
L’avidità delle ricchezze, l’insidia dei piaceri,
la follia del disordine tornano ad offuscare le menti e ad agghiacciare i cuori.
Tu che fosti segnato dalle stimmate della Passione,
fa che il Sangue di Cristo infiammi tutti i popoli e ci comunichi la tua luce,
il tuo amore, il tuo spirito.
Tu conosci le anime, le opere,
le ansie e le speranze nostre: benedicile!
Proteggi la Chiesa,
proteggi l’Italia di cui sei Patrono,
proteggi il mondo intero,
suscita sul cammino di tutti gli uomini un desiderio fecondo di Pace e Bene,
nel quale soltanto è perfetta letizia.
Così sia.

PREGHIERE DI SAN FRANCESCO D’ASSISIbenedizione

Benedizione a Frate Leone
Il Signore ti benedica e ti custodisca. Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Volga a te il suo sguardo e ti dia pace. Il Signore ti benedica.
Frate Leone, colto sacerdote e abile calligrafo, fu uno dei compagni prediletti da Francesco (è sepolto accanto a Francesco). Questi lo volle come suo confessore e segretario inseparabile, tanto da essere protagonista di molti episodi della vita del Santo. Frate Leone era amato da San Francesco per due virtù particolari, la semplicità e la purezza di cuore, per le quali venne chiamato dal Santo “pecorella di Dio”. A lui San Francesco confidò la dimora della «vera e perfetta letizia», lo volle al suo fianco quando compose la Nuova Regola, e, dopo aver ricevuto le Santissime Stimmate sul Monte La Verna, elesse frate Leone, tra gli altri più semplice e più puro, lasciandogli vedere e toccare quelle sante piaghe. A sottolineare il profondo legame tra i due, rimane come testimonianza anche la nota formula manoscritta della Benedizione che San Francesco dedicò a frate Leone, e la lettera che il Santo scrisse a frate Leone in risposta a un momento di sconforto.
La “chartula” è certamente una delle reliquie più preziose conservate nella basilica di S. France­sco in Assisi. Si tratta infatti di un rarissimo autografo del Santo ( se ne trova solo un altro nel duomo di Spoleto), un foglietto scritto subito dopo la stigmatizzazione sul monte della Verna, nel settembre del 1224. Contiene, da un lato, il testo delle «Lodi di Dio Altissimo» e, dall’altro, la «Benedizione a frate Leone». Riporta anche ben visibile il “Tau”, simbolo della Croce di Cristo con il quale Francesco si firmava.


SAN FRANCESCO, ALTER CHRISTUS: uomo nuovo, perchè Redento da Cristo.

Preghiera davanti al Crocifissofrancesco-abbraccia-Cristo-1
O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre
del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umiltà profonda.
Dammi, Signore,
senno e discernimento
per compiere la tua vera
e santa volontà.
Amen.

In un romanzo di Niko Kazantzakis, «Il poverello di Assisi», pubblicato negli anni Settanta, si legge che un giorno, frate Leone, sempre attento a ciò che stava accadendo nella vita del padre e fratello Francesco, mentre si trovavano a La Verna, lo sentì piangere e, anche se con difficoltà, lo intese pronunciare questa frase: «L’amore non è amato, l’amore non è amato». Con grande rispetto, come si entra nel santuario della più profonda intimità di un uomo di Dio, Leone gli chiese: «Perché piangi fratello Francesco?» Francesco non rispose, semplicemente continuò: «L’amore non è amato, l’Amore non è amato».

Leone, forse per consolarlo, ma anche sinceramente convinto di quello che gli voleva dire, interruppe il pianto di Francesco e replicò: «Francesco, non credi di aver già fatto abbastanza per Gesù, lasciando tuo padre e tua madre, e indicando ai tuoi amici un futuro luminoso?» E Francesco rispose: «No, non basta».

«Ma Francesco – continuò Leone – non hai già fatto abbastanza spogliandoti dei tuoi bei vestiti e restando nudo davanti a tutti, andando a mendicare per le strade della tua città, abbracciando un lebbroso… fino al punto da essere preso per folle?» Francesco ancora rispose. «No, non abbastanza».

Per la terza volta, Leone insistette: «Francesco, non ti bastano le sofferenze nella carne che ti procurano le stimmate, la ribellione e la disobbedienza di alcuni dei nostri fratelli, la malattia degli occhi?». E Francesco di nuovo, e questa volta ad alta voce gridò: «No, non basta, non basta, non basta». E così concluse: «Scrivi e ricorda nel tuo cuore, frate Leone, Dio non è mai abbastanza».

«Dio non è mai abbastanza», questa è la risposta sconcertante di S. Francesco. Anche se per Dio e nel suo nome, egli in realtà aveva già fatto tante cose, tuttavia, questo ancora non bastava, ancora sentiva di dover gridare: «L’amore non è amato». Era il grido di un amante che sempre ha l’impressione di fare troppo poco per l’amato… S. Francesco ci insegna così la grandezza della vocazione, CHE E’ QUELLA DI OGNI BATTEZZATO- non solo dei religiosi-  in cui Dio non è «soddisfatto», non si accontenta di una parte della nostra vita, di un momento di preghiera, di una parte del nostro tempo… Dio vuole tutto il nostro essere, tutto il nostro cuore, chiede di essere amato con tutto noi stessi (mente, cuore, intelligenza, forze, volontà, passione):  in chi è disposto a spendersi per il Signore in tal modo, GESU’ RIVELA TUTTO IL SUO AMORE E LA SUA POTENZA, come è avvenuto in San Francesco, Alter Christus.  Francesco ha trovato nella relazione con il Crocifisso-Risorto il senso della sua vita, il motivo vero del canto e della lode. Sentirsi amati è il segreto della vera felicità. L’umano di Francesco è redento, ossia dialogico, capace di compatire, di vedere la vita, il mondo, le persone, gli altri, con gli occhi di Dio, con i sentimenti di Cristo, fino a nascondersi nel cuore stesso di quel Verbo della vita fattosi carne che sempre ha cercato, amato, contemplato. Il dono delle stigmate, infatti, fu per il Poverello la certezza che l’amore per sempre di Dio per le sue creature non viene mai meno. 


Saluto alla Beata Vergine Maria

[259] Ave, Signora, santa regina, santa Madre di Dio, Maria che sei vergine fatta Chiesa ed eletta dal santissimo Padre celeste, che ti ha consacrata insieme col santissimo suo Figlio diletto e con lo Spirito Santo Paraclito; tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene. Ave, suo palazzo, ave, suo tabernacolo, ave, sua casa. Ave, suo vestimento, ave, sua ancella, ave, sua Madre. [260] E saluto voi tutte, sante virtù, che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo venite infuse nei cuori dei fedeli, perché da infedeli fedeli a Dio li rendiate.
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Le Fonti Francescane: DELLA VERA E PERFETTA LETIZIA. [278]

Lo stesso [fra Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria [degli Angeli], chiamò frate Leone e gli disse: “Frate Leone, scrivi”. Questi rispose: “Eccomi, sono pronto”. “Scrivi – disse – quale è la vera letizia”. “Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’Ordine, scrivi: non è vera letizia. Cosi pure che sono entrati nell’Ordine tutti i prelati d’Oltr’Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d’lnghilterra; scrivi: non è vera letizia. E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia”. “Ma quale è la vera letizia?”. “Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, alI’estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d’acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: “Chi è?”. Io rispondo: “Frate Francesco”. E quegli dice: “Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai”. E poiché io insisto ancora, I’altro risponde: “Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te”. E io sempre resto davanti alla porta e dico: “Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte”. E quegli risponde: “Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là”. Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell’anima”.

 Esortazione alla Lode di Dio
(Lode di Dio nel luogo dell’Eremita)
Temete il Signore e rendetegli onore.
Il Signore è degno di ricevere la lode e l’onore.
Voi tutti che temete il Signore, lodatelo.
Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Lodatelo, cielo e terra. Lodate il Signore, o fiumi tutti.
Benedite il Signore, o figli di Dio.
Questo è il giorno fatto dal Signore,
esultiamo e rallegriamoci in esso.
Alleluia, alleluia, alleluia! Il Re di Israele.
Ogni vivente dia lode al Signore.
Lodate il Signore, perché è buono;
tutti voi che leggete queste parole,
benedite il Signore.
Benedite il Signore, o creature tutte.
Voi tutti, uccelli del cielo, lodate il Signore.
Servi tutti del Signore, lodate il Signore.
Giovani e fanciulle lodate il Signore.
Degno è l’Agnello che è stato immolato
di ricevere la lode, la gloria e l’onore.
Sia benedetta la santa Trinità e l’indivisa Unità.
San Michele arcangelo, difendici nel combattimento.

SALUTO ALLE VIRTU’ [Fonti Francescane]st-francis-stained-glass-window-880x550

256 Ave, regina sapienza, il Signore ti salvi con tua sorella, la santa e pura semplicità. Signora santa povertà, il Signore ti salvi con tua sorella, la santa umiltà. Signora santa carità, il Signore ti salvi con tua sorella, la santa obbedienza. Santissime virtù, voi tutte salvi il Signore dal quale venite e procedete. [257] Non c’è assolutamente uomo nel mondo intero, che possa avere una sola di voi, se prima non muore [a se stesso]. Chi ne ha una e le altre non offende, tutte le possiede, e chi anche una sola ne offende non ne possiede nessuna e le offende tutte. e ognuna confonde i vizi e i peccati.

[258] La santa sapienza confonde Satana e tutte le sue insidie. La pura santa semplicità confonde ogni sapienza di questo mondo e la sapienza della carne. La santa povertà confonde la cupidigia, I’avarizia e le preoccupazioni del secolo presente. La santa umiltà confonde la superbia e tutti gli uomini che sono nel mondo e similmente tutte le cose che sono nel mondo. La santa carità confonde tutte le diaboliche e carnali tentazioni e tutti i timori carnali. La santa obbedienza confonde tutte le volontà corporali e carnali e ogni volontà propria, e tiene il suo corpo mortificato per l’obbedienza allo spirito e per l’obbedienza al proprio fratello; e allora l’uomo è suddito e sottomesso a tutti gli uomini che sono nel mondo, e non soltanto ai soli uomini, ma anche a tutte le bestie e alle fiere, così che possano fare di lui quello che vogliono per quanto sarà loro concesso dall’alto del Signore.

LODI DI DIO ALTISSIMOsan-francesco-1

[261] Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose. Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo, Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra. Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi, Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero. Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza, Tu sei umiltà, Tu sei pazienza, Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete. Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza, Tu sei giustizia, Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza. Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine. Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore, Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio. Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità. Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

PREGHIERA “ABSORBEAT” [277] Rapisca, ti prego, o Signore, I’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell’amor mio.3c19060805722fe5ccd5643e55c37b05

Le 7 preghiere scritte da San Francesco d’Assisi

San Francesco e gli Angeli