BUONA PASQUA! GESU’ E’ VERAMENTE RISORTO!

« Perché cercate tra i morti colui che è vivo ? » (Lc 24,5)

 Beato Guerrico d’Igny nel dodicesimo secolo

Per me, fratelli, « il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1, 21). Parto dunque per la Galilea, per il monte che Gesù ci ha indicato (Mt 28, 10.16). Lo vedrò e lo adorerò affinché io non muoia più, perché chiunque vede il Figlio dell’Uomo e crede in lui ha la vita eterna ; « anche se muore, vivrà » (Gv 11, 25).

Oggi, fratelli, quale testimonianza sull’amore di Cristo, vi rende la gioia del vostro cuore ? Se vi è successo un solo giorno, di amare Gesù, sia vivo, sia morto, sia tornato alla vita, oggi in cui i messaggeri proclamano la sua risurrezione nella Chiesa, il vostro cuore esulta e esclama: « Mi hanno portato questa novella: Gesù, mio Dio, è vivo! Sentite queste parole, il mio cuore che si era assopito dalla tristezza, che languiva nella tiepidezza e lo scoraggiamento, ha ritrovato la vita. » Oggi, la dolce musica di questo lieto annuncio rianima i peccatori che giacevano nella morte. Altrimenti, non si potrebbe far altro che disperare e seppellire nell’oblio coloro che Gesù, tornando dagli inferi, avrebbe lasciati nell’abisso.

A questo riconoscerai che il tuo spirito ha ritrovato pienamente la vita in Cristo – se dice: « Se Gesù è vivo, questo mi basta! Se lui vive, io vivo, poiché la mia vita dipende da Lui. Egli è la mia vita, è il mio tutto. Cosa dunque potrebbe mancarmi, se Gesù è vivo ? Ancora meglio: Che tutto il resto mi manchi, non mi importa, purché Gesù sia vivo ! »

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Via Crucis con Papa Francesco. Veglia per asciugare le lacrime: sul Golgota è questione di Vita, unico antidoto alla banalità del male

Le lacrime e il sangue di santa Caterina da Siena. Il cielo intravisto dal recinto di un lager di Etty Hillesum. La kenosi come linguaggio di Dio di Christos Yannaras. Il valore redentivo della sofferenza di Dietrich Bonheffer. Sono le figure evocate nelle meditazioni della Via Crucis di quest’anno, scritte su incarico di Papa Francesco dalla biblista francese Anne-Marie Pelletier, già vincitrice del Premio Ratzinger nel 2014.

È una prima assoluta per una donna. Non a caso, la parola chiave dell’intero testo, che rifugge da ogni tipo di retorica, è nascita: come compimento della missione di misericordia di Dio, della sua intera esistenza che prima del Golgota era una vita in sospeso. Ed è di vita che grondano le riflessioni: senza mai mettere tra parentesi, ma al contrario mostrando fino alle estreme conseguenze il peso specifico del dolore della Croce. Vita come antidoto alla “banalità del male”: quella di Hannah Arendt, evocata – pur senza mai essere citata – nell’espressione che dà il titolo ad uno dei suoi libri più famosi. La banalità del male, oggi, ha uno spettro sempre più ampio. L’elenco di Pelletier è lungo, concreto e dettagliato, perché deve aiutare a scandagliare e misurare l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo. A fare come le donne che piangono Gesù: il pianto è segno di forza, non di debolezza, e va molto al di là degli stereotipi in cui ancora si cerca d’ingabbiare il mondo femminile. Ce lo insegna Francesco, con la rivoluzione della tenerezza che fin dall’inizio ha timbrato il suo pontificato e che è ancora viva nella memoria di uno dei momenti più intensi e originali del Giubileo della misericordia: la

Veglia per asciugare le lacrime

Tutto comincia sul Golgota, perché lì è una nascita che si compie.Contro tutte le apparenze, sul Golgota è questione di vita:

“Si tratta del nostro mondo, con tutte le sue cadute e i suoi dolori, i suoi appelli e le sue rivolte, tutto ciò che grida verso Dio, oggi, dalle terre di miseria o di guerra, nelle famiglie lacerate, nelle prigioni, sulle imbarcazioni sovraccariche di migranti. Tante lacrime, tanta miseria che non vanno perdute nell’oceano del tempo, ma sono raccolte da Lui, per essere trasfigurate nel mistero di un amore in cui il male è inghiottito”.

Quando Pietro incrocia lo sguardo di Gesù, dopo averlo tradito a tre riprese, “le sue lacrime scendono, amare eppure dolci, come acqua che lava una sporcizia”. E così che Pietro impara il perdono senza misura di colui che, prendendo la croce, “scende nel profondo della nostra notte”, raggiungendo “la terra spesso ingrata, a volte devastata, delle nostre vite”.maxresdefault

Le lacrime sono necessarie. “Il pianto delle donne non manca mai in questo mondo”, scende sulle loro guance, ma anche nel loro cuore, come le lacrime di sangue di cui parla Caterina da Siena, la prima donna proclamata dottore della Chiesa. Viviamo in un mondo in cui c’è molto da piangere:

“Pianto dei bambini terrorizzati, dei feriti nei campi di battaglia che invocano una madre, pianto solitario dei malati e dei morenti sulla soglia dell’ignoto. Pianto di smarrimento, che scorre sulla faccia di questo mondo che è stato creato, nel primo giorno, per lacrime di gioia, nella comune esultanza dell’uomo e della donna”.

Le lacrime sono necessarie. Come le lacrime di Etty Hillesum, donna forte d’Israele rimasta in piedi nella tempesta della persecuzione nazista. Nell’infermo che sommerge il mondo, lei osa pregare Dio: “Cercherò di aiutarti”, gli dice con audacia tutta femminile.

A volte, “il male ci lascia senza aiuto”. Per decifrarlo, bisogna apprendere la lingua di Dio, che si abbassa per raggiungerci là dove siamo, come insegna il teologo ortodosso Christos Yannaras. “Era necessario che la dolcezza di Dio visitasse il nostro inferno, era l’unico modo per liberarci dal male”: Dio è là dove non dovrebbe esserci e dove noi abbiamo bisogno che sia, tra i tanti esseri umani sfigurati che incrociano le nostre strade. Contro i violenti, la preghiera è quella dei monaci di Thibirine: “Disarmali! Disarmaci!”.

“Soltanto il Dio sofferente può salvare”. Sta in queste parole di Dietrich Bonhoeffer la “verità semplice e vertiginosa” della fede cristiana. Sul Golgota, anche Maria è arrivata al termine del cammino.

“In piedi, lei non diserta. Nel buio, ma con certezza, sa che Dio mantiene le promesse. Nel buio, ma con certezza, sa che Gesù è la promessa e il suo compimento”.

Acqua e sangue, vita e nascita sgorgano dal fianco del Crocifisso.Ricevendo tra le braccia il corpo nato dalla sua carne e reso immenso dal dolore, la Madre compie gesti che sono “carezza di rispetto”.

Grazie alla Madre, entrano in scena la tenerezza e la compassione: ora la missione di misericordia di Gesù è compiuta, “la violenza degli uomini omicidi è rifluita molto lontano. La dolcezza è ritornata nel luogo del supplizio”. Ogni lacrima sarà asciugata. Quando le donne preparano i profumi e gli aromi con cui renderanno l’ultimo omaggio al loro Signore, non sanno ancora che, il mattino dopo, troveranno una tomba vuota.

Fonte

http://agensir.it/chiesa/2017/04/14/via-crucis-anne-marie-pelletier-sul-golgota-si-compie-una-nascita/

 

San Giovanni Paolo II: un esorcista di nome Karol Wojtyla

La Chiesa ricorda la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II il 22 ottobre, nell’anniversario dell’inizio del suo pontificato. Il 22 ottobre 1978, papa Wojtyła fece storia con la sua celebre frase: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”.

Anche il 2 aprile è proclamata come giornata di Papa Giovanni Paolo II

Il 2 aprile 2005 si spegneva all’età di 84 anni Papa Giovanni Paolo II. In Canada, tramite l’approvazione di un disegno di legge, il 2 aprile è stato proclamato “Giornata di Papa Giovanni Paolo II”, e così sarà per tutti gli anni a venire.

Le motivazioni elencate riguardano soprattutto lo spessore internazionale dell’indimenticato Papa Wojtyla: “ riconosciuto come una figura che ha segnato la storia della Chiesa cattolica romana e del mondo, giocando un ruolo cruciale nella promozione dell’armonia e della pace tra le nazioni”. Ma anche l’amore del Papa verso i giovani, il suo impegno fondamentale per la “Giornata della Gioventù”, che è servita a riportare nella Chiesa l’entusiasmo giovanile, e nei giovani gli insegnamenti di Cristo.

Papa Giovanni Paolo II fu il primo Papa che, dopo quattrocento anni, affrontò il demonio pubblicamente in un rito di esorcismo. 

Dalle affermazioni di diversi sacerdoti esorcisti emerge che l’invocazione a San Giovanni Paolo II ha un impatto devastante sul diavolo, durante le benedizioni esorcistiche.

Papa Giovanni Paolo II nelle sue catechesi ha sempre parlato di satana come entità personale pervertita e pervertitrice, non una “metafora”: a Ponta Delgada (Azzor­re) ha gridato: «Giovani, smascherate il Maligno!»; nell’udienza generale del 22-7-1990 ha dichiarato: «Il diavolo è tentatore, è padre di menzogna, si vanta di essere il padrone del mondo, lotta contro l’avvento del Regno di Dio tra gli uomini. Se Cristo fosse stato sconfitto il diavolo avrebbe la vittoria definitiva della storia. Quel momento della lotta nel deserto è, dun­que, decisivo. Ogni tentazione al male può essere re­spinta, sull’esempio di Cristo, con la preghiera ed il digiuno (principale esorcismo, insieme al sacramento della Confessione)». Il Papa ha con­cluso riaffermando la potenza di Cristo sul male e su satana nell’avvento del Regno di Dio tra gli uomini.

Nel suo celebre discorso contro la mafia -a cui seguì un attentato, in cui “qualcuno” fece esplodere un ordigno in Laterano, la sera stessa- Giovanni Paolo II affermò: «La mafia è frutto del diavolo!».
«Siate sempre ben consapevoli delle condizioni sociali e culturali che oggi attentano, talvolta in modo subdolo, all’integrità e purezza della vita cristiana. “Il serpente mi ha ingannata”, lamenta Eva nella pagina biblica. Come al­l’origine, anche ai nostri tempi il demonio insidia l’uma­nità, quell’umanità che Dio non si stanca di ricercare, che anzi chiama con insistenza. Troppo spesso l’esperien­za ci mostra come l’uomo, irretito dal maligno, si lasci indurre ad incamminarsi sulla strada dell’ingiustizia, della sopraffazione, dell’egoismo che spegne in sé e negli altri la gioia di esistere.
Dal peccato che allontana Dio scaturisce una logica coer­citiva severa ed intransigente. Dalla violazione del precet­to divino derivano inclinazioni perverse, che ottenebrano la coscienza ed alterano la concreta valutazione del bene e del male. Quando questa tremenda progressione dell’in­ganno si estende sino a diventare espressione di vita col­lettiva, si realizza quel peccato sociale che, impossessan­dosi degli organismi e delle strutture scatena terribili po­tenze oppressive. Si hanno allora quelle forme di crimina­lità organizzata che mortificano e spezzano le coscienze, togliendo a tutti la serenità ed umiliando la speranza. Di fronte a tali sfide ,deve rispondere con umile fortezza il no­stro impegno di fede. Sacerdoti, siate seminatori di spe­ranza, testimoniate che i gravi problemi della Sicilia pos­sono oggi essere risolti, se noi riusciamo a rendere presen­te Gesù Cristo tra la gente» (San Giovanni Paolo II).

Uno degli antibiotici più efficaci per combattere il maligno è il SANTO ROSARIO e San Giovanni Paolo II raccomandava fortemente questa preghiera, così come esortava la Santissima Vergine Maria a Fatima:Risultati immagini per SAN GIOVANNI PAOLO ii PREGA ROSARIO
«Recitiamo con costanza il Rosario nelle comunità ecclesiali e nelle nostre famiglie. Esso in seguito alle ripetute invocazioni unirà i cuori, ravviverà i legami, rafforzerà la nostra speranza e donerà a noi tutti la pace e la gioia di Cristo, che è nato, morto e risorto per noi.
Recitare il Rosario infatti significa mettersi alla scuola di Maria ed apprendere da Lei,  Madre e Disce­pola del Cristo, come vivere in profondità ed in pie­nezza le esigenze della fede cristiana. Ella fu la prima credente, e della vita ecclesiale, Ella nel Cenacolo fu centro di unità e di carità tra i primi discepoli di suo Figlio.
Nella recita del Santo Rosario non si tratta tanto di ripetere delle formule quanto piuttosto di entrare in colloquio confidenziale con Maria, di parlarLe, di ma­nifestarLe la propria disponibilità nell’accettare i dise­gni di Dio, di prometterLe fedeltà in ogni circostanza, soprattutto in quelle più difficili e dolorose, sicuri del­la sua protezione, e convinti che Ella ci otterrà dal suo Figlio tutte le grazie necessarie alla nostra sal­vezza.
Recitando il Santo Rosario, infatti, noi contem­pliamo il Cristo da una prospettiva privilegiata, cioè da quella stessa di Maria, sua Madre; meditiamo cioè i misteri della vita, della passione e della resurrezione del Signore con gli occhi e col cuore di Colei che fu più vicina a suo figlio.
Siamo assidui alla recita del Rosario sia nella co­munità ecclesiale sia nell’intimità delle nostre famiglie: esso, sulla scia delle ripetute invocazioní, unirà i cuori, riaccenderà il focolare domestico, fortificherà la nostra speranza e otterrà a tutti la pace e la gioia del Cristo nato, morto e risorto per noi»’ (S. Giovanni Paolo II, Osservatore Romano, 3-4, ottobre 1988 ).

Dalle affermazioni di diversi esorcisti emerge che l’invocazione a San Giovanni Paolo II ha un impatto devastante sul diavolo. Mons. Andrea Gemma nel suo libro “Confidenze di un esorcista” afferma che il maligno, durante gli esorcismi, reagisce violentemente all’invocazione del nome del Pontefice mariano, San Giovanni Paolo II, il cui pontificato – per sua stessa ammissione – lo ha molto disturbato.peccato4Durante un esorcismo, afferma Mons.Gemma, il diavolo avrebbe ammesso : “Il vecchiaccio (così chiama Giovanni Paolo II) ci ha fatto un enorme danno: ci ha strappato molti giovani….”
Fra Benigno, esorcista ufficiale della diocesi di Palermo, conferma nel suo libro “Il diavolo esiste” di avere ottenuto diverse liberazioni per intercessione di Giovanni Paolo II a partire dal giorno della sua morte.
Appoggiando sul capo dei posseduti una corona del Santo Rosario, appartenuta al Papa mariano, assiste sempre a violente reazioni da parte delle persone colpite da disturbi malefici importanti.

400 anni dopo, il papa “venuto da lontano” realizzò un rito di esorcismo all’interno della Città del Vaticano, come ha documentato il giornalista David Murgia in una trasmissione della televisione dei vescovi italiani, TV2000.

Quando era sacerdote – secondo le fonti di TV2000 –, il giovane Wojtyła aveva compiuto il rito dell’esorcismo su varie persone con mali inspiegabili e presuntamente possedute.

Jacques-Paul Martin, ex prefetto della Casa Pontificia durante il pontificato di Giovanni Paolo II, ha confermato in un libro postumo che nel 1982 il pontefice polacco ha affrontato il diavolo in Vaticano liberando una giovane donna vittima di possessione diabolica. Il parroco di Santa Assunta (Cesi-Terni), padre Baldini Ferroni, accompagnò Francesca e la sua famiglia in Vaticano e ha raccontato alcuni dettagli di quanto accadde. Era il 27 marzo 1982, e Francesca e la sua famiglia erano in Piazza San Pietro. I medici non riuscivano a risolvere l’enigma e la donna era affidata a un sacerdote esorcista e al suo parroco. 

Il rito di esorcismo avvenne il 4 aprile 1982, il quarto anno del pontificato. Racconta Padre Gabriele Amorth: “Lo ricordo perfettamente. Conosco Francesca, la giovane che era presente quella mattina all’udienza papale in Vaticano. In precedenza, il vescovo della diocesi a cui la ragazza apparteneva le chiese se fosse disposto a esorcizzarla, e il Papa diede il suo assenso, senza problema. E il Papa procedette subito dopo all’esorcismo, nella sua cappella privata in Vaticano. Francesca non faceva altro che sputare e strisciare contorcendosi al suolo. Le persone che attorniavano il Papa non credevano ai loro occhi: ‘Non abbiamo mai visto una scena come quelle che si descrivono nel Vangelo’, ammettevano, sbalorditi.

Il primo a essere impressionato fu il Papa stesso, secondo la testimonianza del cardinale francese Jacques Martin, secondo il quale Woytila confessò poi a Ottorino Alberti, vescovo di Spoleto: ‘Non mi è mai accaduto nulla di simile nella vita…’. Giovanni Paolo II in effetti diceva: ‘Tutto quello che accade nei Vangeli, accade anche oggi’. Però oltre a pensarlo, e a dirlo, Giovanni Paolo II finiva per sperimentarlo egli stesso. Anche se il suo esorcismo fu di una certa efficacia, per liberare Francesca completamente ci vollero cinque anni interi di benedizioni.

Dopo aver compiuto il rito, Giovanni Paolo II chiese ai presenti di stare tranquilli e di continuare a pregare per Francesca, che oggi è sposata, ha quattro figli e conduce una vita normale. Non è rimasta in lei alcuna traccia della possessione, come ha confermato il suo parroco a David Murgia.

Al riguardo, padre Amorth commentava di aver realizzato il rito dell’esorcismo a varie persone che anche dopo vent’anni non erano state liberate completamente. Si verificavano sempre benefici, ma liberarle era “un’altra cosa”, diceva.

La lotta spirituale di Wojtyła contro il demonio

Karol Józef Wojtyła considerava la lotta spirituale contro il principe degli “spiriti impuri” e il grande tentatore equivalente a diffondere la Parola di Dio. Molti sono i suoi discorsi e le menzioni alle menzogne e alle seduzioni del peccato.

Il 9 marzo 2003, durante l’Angelus in Piazza San Pietro, l’anziano papa, già malato, avvertì il mondo del contesto internazionale di guerra e della necessità di convertire i cuori alla vera pace.

“Al riguardo, è quanto mai eloquente l’icona di Cristo che smaschera e vince le menzogne di Satana con la forza della verità, contenuta nella Parola di Dio”, disse.

Il futuro santo, molto noto ai suoi collaboratori per la sua spiritualità e la forte preghiera, assicurò che “nell’intimo di ogni persona risuonano la voce di Dio e quella insidiosa del maligno. Quest’ultima cerca di ingannare l’uomo seducendolo con la prospettiva di falsi beni, per distoglierlo dal vero bene, che consiste proprio nel compiere la volontà divina”.

In varie occasioni papa Wojtyła ha affermato che l’opera del demonio si manifesta attraverso il male della droga, della guerra, della decadenza morale, della persecuzione dei cristiani e delle ideologie del momento.

Giovanni Paolo II, ricordava a TV2000 padre Amorth in una delle ultime interviste concesse ai mezzi di comunicazione, ha fatto tanti discorsi su Satana a livello dottrinale, ma il più noto è stato quello davanti alla grotta di San Michele Arcangelo, vicino San Giovanni Rotondo.

Il 24 maggio 1987, durante la sua visita in Puglia, Giovanni Paolo II chiese aiuto all’arcangelo Michele per lottare contro il diavolo. “Il Demonio è tuttora vivo ed operante nel mondo”, affermò. “Il male che è in esso, il disordine che si riscontra nella società, l’incoerenza dell’uomo, la frattura interiore della quale è vittima non sono solo le conseguenze del peccato originale, ma anche effetto dell’azione infestatrice ed oscura del Satana, di questo insidiatore dell’equilibrio morale dell’uomo”.

“È vero che ‘le porte degli inferi non prevarranno’, secondo l’assicurazione del Signore, ma questo non significa che siamo esenti dalle prove e dalle battaglie contro le insidie del maligno”, sottolineò.

Il diavolo confessa perché teme Giovanni Paolo II

Padre Amorth dichiarò a TV2000 di aver scoperto che San Giovanni Paolo II era un potente intercessore per lottare contro il diavolo e liberare gli indemoniati.

Nel libro scritto a quattro mani con il giornalista Paolo Rodari, raccontò anche di aver chiesto al diavolo più di una volta perché temeva tanto Giovanni Paolo II.

In primo luogo, diceva, il demonio gli aveva risposto che il papa santo aveva sbaragliato i suoi piani sulla Terra. Amorth interpretò la risposta del demonio con la caduta del comunismo e del marxismo nell’ex Unione Sovietica.

In secondo luogo, l’esorcista morto quasi novantenne a settembre disse che il diavolo era furioso con Giovanni Paolo II perché gli aveva strappato dalle mani molti giovani, che si erano convertiti grazie a lui. Alcuni magari erano già cristiani ma non praticanti, ma poi con il papa polacco erano tornati a praticare la loro fede.

Padre Amorth sottolineò che Giovanni Paolo II e padre Pio erano alleati contro il demonio, ma che la loro azione non si poteva paragonare a quella della Vergine Maria, Madre di Gesù.

Una volta, Padre Amorth chiese a Satana perché si spaventasse di più quando invocava la Madonna che quando invocava Cristo, e il demonio rispose che per lui era peggio essere umiliato da una creatura umana che essere umiliato da Lui.

Va sottolineato che durante il pontificato di Giovanni Paolo II nella diocesi di Roma si è stabilito come priorità il fatto di rispolverare l’antico rito dell’esorcismo e di formare sacerdoti per questa missione spirituale di guarigione e liberazione.

Nel luglio 2014, infatti, la Congregazione per il Clero, con la benedizione di papa Francesco, ha riconosciuto giuridicamente l’Associazione Internazionale Esorcisti (Aie).

PREGHIERA PER OTTENERE LE GRAZIE PER INTERCESSIONE DI SAN GIOVANNI PAOLO II

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O Trinità Santa, ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa san Giovanni Paolo II e per aver fatto risplendere in lui la tenerezza della Tua paternità, la gloria della Croce di Cristo e lo splendore dello Spirito d’amore.

Egli, confidando totalmente nella Tua infinita misericordia e nella materna intercessione di Maria, ci ha dato un’immagine viva di Gesù Buon Pastore e ci ha indicato la santità come misura alta della vita cristiana ordinaria quale strada per raggiungere la comunione eterna con Te. Concedici, per sua intercessione, secondo la Tua volontà, la grazia che imploriamo … Amen.

Pater Ave Gloria

San Giovanni Paolo II, prega per noi

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Santa Teresa di Lisieux rivela come vincere le tentazioni con atti di umiltà obbedienza e semplicità

Nelle vite di tutti i Santi, ci sono stati periodi di lotta spirituale e di aridità. Padre Ángel Rossi, nel suo libro Teresa de Lisieux: la mimada, la misionada, la doctora, spiega il combattimento spirituale di Santa Teresina, che ci mostra come si possono superare le tempeste del cuore, quando il diavolo cerca di intrappolarci e confonderci con sentimenti e pensieri di angoscia che ci opprimono. Santa Teresa di Lisieux stava per pronunciare i voti per entrare al Carmelo e, proprio il giorno prima di quel momento che tanto aveva desiderato, non sentì più la Presenza di Gesù nella sua decisione,  non provava più gioia, come agli inizi della sua scelta vocazionale, ma solo aridità ed inadeguatezza:

  Non c’è bisogno di tante spiegazioni per capire che questa lotta sta nel demolire la presenza maligna. E’ utile  vedere come saggiamente Teresina risolve questo ostacolo. Fa due cose che sono essenziali per discernere, che possono aiutarci a superare le nostre tempeste interiori.

Il primo è applicare un criterio d’oro di Sant’ Ignazio di Loyola, che esprime una delle sue regole di discernimento: ” in tempo di desolazione e di crisi, non dobbiamo cambiare i nostri propositi “. Teresina non cambia la sua decisione di prendere i voti, anche se d’ improvviso si trova in aridità spirituale. “Quando si è in mezzo alla tempesta, non bisogna toccare gli obiettivi che ci eravamo prefissati, quando eravamo bendisposti prima che cominciasse la prova:  lo Spirito del Male, infatti, sta cercando di farci desistere o, almeno, di togliere il fervore del cuore, dell’anima”. Teresina ricorda che lei era felice di prendere i voti e che, quando aveva deciso, le sembrava di volare dalla gioia; non c’erano nuvole di tempesta o dubbi nella sua decisione. E improvvisamente ora, nel momento più importante, irrompe inaspettatamente questo inferno dell’indecisione e dell’aridità. Pertanto, la prima cosa molto saggia da fare, spiega Padre Rossi, è:  ” nessun cambiamento nel tempo della desolazione “.

Il secondo punto importante è che lei non si isola, ma denuncia ciò che sta accadendo e apre il suo cuore condividendo la sua crisi con il suo direttore spirituale. Racconta quanto segue:

“Ah! Come descrivere l’angoscia della mia anima? Mi era sembrato che, se avessi comunicato le mie paure al mio superiore, avrebbe potuto impedirmi di pronunciare i miei voti. Tuttavia, avrei preferito fare la volontà di Dio e tornare nel mondo, piuttosto che rimanere nel Carmelo e disobbedire al mio superiore. Ho quindi lasciato la voce al mio maestro e gli ho confessato la confusione del mio stato d’animo. Per fortuna, lui ha visto più chiaramente di me e mi ha rassicurato del tutto. Inoltre, l’atto di umiltà che avevo fatto, ha messo in fuga il demonio, che pensava che forse non avrei avuto il coraggio di confessare la mia tentazione “.

Sant’ Ignazio di Loyola è chiaro, come nella Regola 14, parla di come si dovrebbe agire quando si è tentati dal diavolo, “dobbiamo denunciare la tentazione e non dobbiamo fare ciò che lo spirito ci indica, tacendo ed isolandoci”.  Sant’ Ignazio dice che il diavolo è come un vano amante, che non vuole che la donna confessi al marito  la  sua presenza molesta che la sta provocando; il silenzio infiamma la tentazione, ma se la moglie la confessa, il vano amante sarà scoperto e punito. Sant’ Ignazio invitava a confessare, a dichiarare la tentazione ed in questo modo ne saremo liberati. Santa Teresina afferma, dopo aver confessato la sua tentazione al proprio padre spirituale: “In questo atto di semplicità, in questo atto di umiltà, ho messo in fuga le tentazioni del male”.

E’ nel territorio della semplicità e dell’ umiltà che lo spirito del Male, al momento della scoperta, viene sconfitto ed è costretto a fuggire.

Padre Angel Rossi indica le tre tattiche che Santa Teresina usava  per vincere la tentazione:theresepainting

1) Affrontare direttamente il Male con la verità o “ucciderlo con l’indifferenza”, dando le spalle alla tentazione

2) Andare direttamente da Gesù e dirgli quello che si sta passando, attraverso il proprio direttore spirituale o nel Sacramento della Confessione, ricorrendo a qualcuno che abbia più esperienza spirituale di noi per raccontare ciò che proviamo, ma soprattutto rendere la tentazione un oggetto di preghiera.

3) Offrire quello che si sta vivendo con dolore come preghiera di riparazione unendosi alla Comunione dei Santi.

Su questa terza tattica, quella dell’offerta, padre Rossi dice:

Ci fa bene sapere che mentre soffriamo forse vicino a noi o molto lontano ci sono altre persone che stanno soffrendo lo stesso, o ancor di più. Sapere che il nostro dolore di ora può essere fecondo in un ambito che neanche immaginiamo, per via della Comunione dei Santi.

La mia preghiera di oggi, la mia sofferenza di oggi, dice Van der Meer, è come un seme che prendo e ho il coraggio di gettare in aria, confidando nel fatto che i venti dello Spirito lo porteranno dove Egli ritiene sia più conveniente, e lì germinerà e darà frutto, un frutto che forse non vedremo mai durante la nostra vita terrena, ma vedremo in cielo, dove parte della gioia sarà quando il Signore ci presenterà quelle persone delle quali ci siamo presi misteriosamente cura con la nostra preghiera o la nostra offerta, e soprattutto quando ci presenterà quelle a cui dobbiamo il miracolo di credere. Il Signore, oltre all’abbraccio che speriamo di ricevere da Lui, ci chiamerà e ci dirà:

“Sei in Cielo per quella vecchietta che ha offerto il suo dolore, per quel bambino che recitava ogni sera un Padre Nostro”

“Ah, ma io non li conosco”

“E questo cosa c’entra?”, ci dirà il Signore.

E così ci presenterà persone che non abbiamo mai visto, o forse al contrario incontreremo gente che era così vicina a noi che non ci siamo nemmeno resi conto di quanto si prendeva cura di noi “invisibilmente”, con il suo amore o il suo dolore offerto.

Fonti

http://radiomaria.org.ar/programacion/santa-teresita-la-confianza-medio-la-prueba/

http://radiomaria.org.ar/programacion/comunion-de-los-santos/

 

Vescovo di Norcia: “Politiche europee difendano famiglia e diritto dei bambini ad avere papà e mamma”

Un appello a difendere la famiglia e il diritto dei bambini ad una mamma e ad un papà; ma anche l’esortazione a guardare a san Benedetto come modello attuale per l’Europa e per la ricostruzione. 

Di fronte al pressing mediatico e giudiziario che rischia di diventare una dittatura minacciando seriamente la famiglia e il diritto dei bambini ad un papà e una mamma, non è possibile tacere. Così in sintesi l’arcivescovo di Spoleto Norcia, mons. Renato Boccardo, questa mattina 21/03/ 2017 a Norcia durante la Messa per la festa di San Benedetto, patrono d’Europa.  E’ stata la prima Eucarestia celebrata all’interno delle mura cittadine dopo il violento terremoto del 30 ottobre scorso, che ha distrutto gran parte dei centri abitati della Valnerina.

La prima messa nel centro di Norcia dopo il sisma
Numerosi i fedeli radunatisi attorno alla statua bianca di San Benedetto, miracolosamente integra, nella piazza centrale. Con loro, giunte da Trevi,  anche le monache benedettine di S. Antonio, il cui monastero è in gran parte da demolire.  Sullo sfondo la facciata “ingabbiata” di quella che era la basilica edificata sul luogo di nascita di Benedetto  e della sua gemella Scolastica. E’ stato un momento di grande speranza, dopo tanta paura  e desolazione.

Mons. Boccardo: anche noi come Benedetto dobbiamo ricostruire
“Benedetto è stato un grande ricostruttore – ha detto mons. Renato Boccardo – Anche noi dobbiamo ricostruire: le ferite del recente terremoto sono ancora sanguinanti e ci vorrà tempo perché si mutino in cicatrici. L’eredità benedettina, decisiva per la nascita dell’Europa e delle sue radici cristiane, è stata indicata dal presule  come riferimento attuale per il Vecchio Continente.

Politiche difendano famiglia e diritto bambini ad avere papà e mamma
L’auspicio espresso è stato che le politiche europee siano orientate alla promozione e difesa della famiglia  “costituita dall’unione stabile di un uomo e di una donna” e “ad assicurare ai bambini l’indispensabile presenza di un papà e di una mamma”. Anche in Italia – ha rilevato l’arcivescovo –  questi principi fondamentali del vivere comune sembrano essere seriamente minacciati, quando il desiderio di qualcuno pretende di essere riconosciuto come diritto garantito dalla legge e quando i tribunali si sostituiscono ai legislatori, esercitando un pressing giudiziario e mediatico che rischia di diventare – o forse è già diventata – una vera dittatura culturale”.

Non tacere di fronte a dittatura culturale
Non possiamo assistere in silenzio a queste aggressioni sistematiche agli ambiti in cui si forma, cresce e si sviluppa il nucleo più profondo dell’umano” ha aggiunto con l’auspicio che la società attuale non stia diventando decadente come quella contemporanea a Benedetto. “ Come cristiani, non vogliamo far mancare il nostro contributo responsabile nella promozione della giustizia e della pace, nella ricerca del bene di tutti, nell’accoglienza senza discriminazioni».

A Norcia tra pochi giorni le celebrazioni del 60.mo del Trattato di Roma
A Norcia, in segno di solidarietà con le popolazioni colpite dal sisma, il prossimo 24 marzo, nell’ambito delle celebrazioni del 60° anniversario del Trattato di Roma è in programma una riunione dei presidenti dei gruppi dell’Europarlamento e dei membri dell’ufficio di presidenza. «È un’occasione propizia – ha detto mons. Boccardo – affinché quanti eletti a Bruxelles e a Strasburgo confermino il sogno europeo e si domandino se il progetto che stanno realizzando rimane fedele all’intuizione dei padri fondatori”: un’Unione Europea fondata non su una base individualistica e materialista, ma  culturale e spirituale. Al termine della Messa la processione col reliquiario di S. Benedetto si è snodata lungo le vie del centro storico, dove poco prima aveva sfilato il corteo storico con i suoi colori accesi e il festoso rullo di tamburi.

CARDINALE BAGNASCO: NO ADOZIONE A COPPIE DELLO STESSO SESSO, NO EUTANASIA. LA FAMIGLIA, costituita da uomo e donna, va sostenuta e difesa.

Il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale, in occasione della prolusione del Consiglio Permanente della Cei, ha detto: “C’è ancora più bisogno d’Europa – afferma il cardinale – ma ad una condizione: che l’Europa non diventi altro rispetto a se stessa, alle sue origini giudaico-cristiane, alla sua storia, alla sua identità continentale, alla  sua pluralità di tradizioni e culture, ai suoi valori, alla sua missione”.  E questo vale anche per i migranti, verso i quali “l’Unione Europea deve uscire dai propri ambienti chiusi, e arrivare idealmente fino alle nostre coste; deve farsi più responsabile e meno giudicante”.

Tra i temi caldi in agenda c’è il testamento biologico. Per Bagnasco “la legge sul fine vita, è lontana da un’impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato. In realtà, la vita è un bene originario. Si rimane sconcertati – dice – anche vedendo il medico ridotto a un funzionario notarile”.

” No poi all’adozione di  bambini da parte di coppie dello stesso sesso. La famiglia costituita invece dall’unione tra un uomo e una donna va sostenuta anche perché è il primo e efficace ammortizzatore sociale”. 

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/21/mons_boccardo_impossibile_tacere_su_attacchi_a_famiglia/1300123

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/20/card_bagnasco_il_lavoro_sia_una_priorit%C3%A0_per_la_politica/1299990

San Giuseppe, Patrono della Chiesa e protettore della famiglia

Per secoli i cristiani si sono rivolti a San Giuseppe come potente patrono e fedele custode, padre e amico. Il 19 marzo è la Solennità di san Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. Indicato come Gloria della Vita Domestica, Patrono dei Morenti e Terrore dei Demoni, San Giuseppe padre adottivo del Figlio di Dio è anche un padre per coloro che sono diventati figli e figlie di Dio attraverso il sacramento del Battesimo. Patrono della Chiesa universale per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste.
Sicuramente è il degno e potente protettore di ogni famiglia cristiana, come lo fu della Sacra Famiglia.

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Santi e papi nel corso dei secoli hanno sperimentato e lodato il grande potere di intercessione di San Giuseppe. “Vorrei poter persuadere tutti gli uomini ad essere devoti a questo santo glorioso”, ha scritto Santa Teresa d’Avila nella sua autobiografia, “perché so per lunga esperienza quali benedizioni possa ottenere per noi da Dio….Io non capisco come si possa pensare a Maria tutta occupata nelle sue cure al Bambino Gesù, senza ringraziare S. Giuseppe per tutti gli aiuti, che prestò in quel tempo alla Madre e al Figlio! S. Giuseppe è maestro d’orazione e di vita interiore: chi non ha chi gl’insegni a pregare, prenda per maestro questo glorioso Santo, e non fallirà la strada. Egli è il mio avvocato e protettore”.

S. Francesco di Sales ha scritto di lui:

” San Giuseppe non è solo patriarca, ma corifeo dei patriarchi; non è solo confessore, ma più che confessore, perché nella sua confessione sono racchiuse la dignità dei vescovi e la generosità dei martiri e di tutti gli altri Santi. Quale unione tra S. Giuseppe e Maria! Per questa unione Nostro Signore, come apparteneva a sua Madre, apparteneva anche a S. Giuseppe, non secondo la natura, ma secondo la grazia; perché questa unione lo faceva partecipe di tutto ciò che apparteneva alla sua Sposa: Maria, quasi specchio, riceveva nella sua anima i raggi del Sole eterno di giustizia, e l’anima di Giuseppe, quasi altro specchio, anch’essa di faccia a Maria ne raccoglieva perfettamente i raggi riflessi. Più perfetto degli Angeli nella verginità, eminentissimo in sapienza, compitissimo in ogni sorta di perfezione, anch’egli morì di amore, non altrimenti della Vergine sua Sposa, e, com’Essa, fu sollevato in anima e corpo al cielo”.

“Tutti i cristiani, di qualsivoglia condizione e stato, hanno ben motivo di affidarsi e abbandonarsi all’amorosa tutela di San Giuseppe”, ha scritto papa Leone XIII nella sua enciclica sulla devozione a San Giuseppe, la Quamquam pluries.

Papa Benedetto XVI ha incoraggiato in modo particolare le coppie sposate e i genitori a rivolgersi a San Giuseppe dicendo: “Solo Dio poteva dare a Giuseppe la forza di far credito all’angelo. Solo Dio vi darà, cari fratelli e sorelle che siete sposati, la forza di educare la vostra famiglia come Egli vuole. DomandateGlielo! Dio ama che gli si domandi quello che egli vuole donare. DomandateGli la grazia di un amore vero e sempre più fedele, ad immagine del Suo amore. Come dice magnificamente il Salmo: il suo ‘amore è edificato per sempre, [la sua] fedeltà è più stabile dei cieli’ (Sal 88, 3)”.

Papa San Giovanni Paolo II, con papa Benedetto e i loro predecessori, ci ha presentato San Giuseppe come modello di vita interiore, sottolineando il silenzio del santo, che parla più forte di quanto facciano le parole. “I Vangeli parlano esclusivamente di ciò che Giuseppe ‘fece’”, ha detto il pontefice polacco. “Tuttavia, consentono di scoprire nelle sue ‘azioni’, avvolte dal silenzio, un clima di profonda contemplazione. Giuseppe era in quotidiano contatto col mistero ‘nascosto da secoli’, che ‘prese dimora’ sotto il tetto di casa sua”.

Il Santo Padre Francesco ha deciso di far inserire nelle preghiere eucaristiche del Messale Romano II, III, e IV la menzione di san Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria, proprio come Papa Giovanni XXIII aveva fatto inserendo il nome del Custode del Redentore nel Canone Romano. Papa Francesco ha una grande devozione personale a san Giuseppe, tanto da averlo con il simbolo nel suo stemma (il fiore di nardo) e sentendo come un segno che l’inizio del suo ministero petrino coincidesse con la festa del 19 marzo.

” Nei Vangeli – dice Papa Francesco – san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Impariamo da San Giuseppe a Custodire Gesù con Maria, custodire l’intera creazione, custodire ogni persona, specie la più povera, la famiglia, e anche noi stessi, vigilando sui sentimenti e sul nostro cuore”.

Che cosa sappiamo di Giuseppe? (dagli scritti di San Josè Maria Escrivà, “È Gesù che passa”, 40)
Sappiamo che era un lavoratore come milioni di uomini in tutto il mondo; esercitava il mestiere faticoso e umile che Dio, prendendo la nostra carne e volendo vivere per trent’anni come uno qualunque tra di noi, aveva scelto per sé. La Sacra Scrittura dice che Giuseppe era artigiano. Immagine correlata

Una grande personalità

Dai racconti evangelici risalta la grande personalità umana di Giuseppe: in nessuna circostanza si dimostra un debole o un pavido dinanzi alla vita; al contrario, sa affrontare i problemi, supera le situazioni difficili, accetta con responsabilità e iniziativa i compiti che gli vengono affidati.

La purezza nasce dall’amore
Per praticare la virtù della castità non c’è bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore. La purezza nasce dall’amore, e non sono un ostacolo per l’amore puro la forza e la gioia della giovinezza. Erano giovani il cuore e il corpo di Giuseppe quando contrasse matrimonio con Maria, quando conobbe il mistero della sua Maternità divina, quando le visse accanto rispettando quell’integrità che Dio affidava al mondo come uno dei segni della sua venuta tra gli uomini. Chi non è capace di capire tale amore vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità.

Ogni giorno, il lavoro
Giuseppe, dunque, era un artigiano della Galilea, un uomo come tanti altri…
Ma, in ebraico, il nome Giuseppe significa Dio aggiungerà. Dio aggiunge alla vita santa di coloro che compiono la sua volontà una dimensione insospettata: quella veramente importante, quella che dà valore a tutte le cose, quella divina. Alla vita umile e santa di Giuseppe, Dio aggiunse — mi si permetta di parlare così — la vita della Vergine Maria e quella di Gesù, Nostro Signore. Dio non si fa battere in generosità. Giuseppe poteva far sue le parole di Maria, sua sposa: Quia fecit mihi magna qui potens est, grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, quia respexit humilitatem, perché ha guardato la mia piccolezza.

Un uomo comune su cui Dio fece affidamento
Giuseppe era infatti un uomo comune su cui Dio fece affidamento per operare cose grandi. Seppe vivere come voleva il Signore in tutti i singoli eventi che composero la sua vita. Per questo la Sacra Scrittura loda Giuseppe affermando che era giusto. E, nella lingua ebraica, giusto vuol dire servitore irreprensibile di Dio, esecutore della volontà divina; significa anche buono e caritatevole verso il prossimo. In una parola, il giusto è colui che ama Dio e dimostra questo amore osservando i comandamenti e orientando la vita intera al servizio degli uomini, propri fratelli.

PREGHIERE A SAN GIUSEPPE

Glorioso san Giuseppe Preghiera di San Francesco di Sales per una particolare necessità

Glorioso san Giuseppe,
la cui potenza si estende a tutte le nostre necessità,
e sai rendere possibili le cose più impossibili,
rivolgi i tuoi occhi di padre buono
sugli interessi dei tuoi figli.
Negli affanni e nelle pene che ci opprimono,
ricorriamo con fiducia a Te!
Degnati di prendere sotto la tua caritatevole protezione
questo affare importante e difficile,
causa delle nostre preoccupazioni.
Amen.

IL NOME TUO, O GIUSEPPE, E’ IL CONFORTO DEI MORTALI

Attraici a Te, amabilissimo Giuseppe: noi ti seguiremo!
Angeli del Cielo, Santi e Sante del Paradiso,
voi che gioite quando l’amabile nome di Giuseppe risuona nella Città Santa,
insegnateci la stima che dobbiamo nutrirne
ed il rispetto con cui dobbiamo pronunziarlo!
Il nome tuo, o Giuseppe, letizia del Cielo,
è l’onore della Terra, è il conforto dei mortali:
rinvigorisce gli stanchi, consola gli afflitti, risana gli infermi,
ammorbidisce i cuori induriti,
aiuta nelle tentazioni, libera delle insidie del demonio,
ottiene ogni sorta di beni a quelli che lo invocano
e partecipa della potenza dei santi nomi di Gesù e di Maria.
Possa un nome sì bello essere scritto a caratteri di stelle nelle volte del firmamento,
affinché sia veduto e pronunziato da tutto il mondo!
Possa essere scolpito dall’amore nostro, affinché tutti gli uomini lo amino e lo onorino!
Possa essere nella mia bocca e nel mio cuore!
Amen.

Beato Bartolo Longo

CONSACRAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA E DI SE STESSI A SAN GIUSEPPE, di Papa Leone XIIIRisultati immagini per san giuseppe patrono chiesa cattolica

O beato Giuseppe, che Dio ha scelto per portare il nome e svolgere il ruolo di padre agli occhi di Gesù, tu che sei stato dato da Lui come sposo purissimo a Maria sempre Vergine e come capo della Santa Famiglia sulla terra, tu che il Vicario di Cristo ha scelto come Patrono ed Avvocato della Chiesa universale, fondata da Cristo Signore stesso, con la fiducia più grande possibile io imploro il tuo aiuto potentissimo per questa stessa Chiesa che lotta sulla terra.

 Ti supplico, proteggi, con una sollecitudine particolare e con questo amore veramente paterno di cui ardi, il Pontefice romano, tutti i vescovi ed i preti uniti alla Santa Sede di Pietro.

Sii il difensore di tutti quelli che penano per salvare le anime che sono angosciate ed immerse nelle avversità di questa vita.

Fa’ in modo che le persone si sottomettano spontaneamente alla Chiesa che è il mezzo assolutamente necessario per ottenere la salvezza.

Degnati di accettare, santissimo Giuseppe, il dono che ti faccio. Mi voto completamente a te, affinche tu voglia essere, sempre, per me un padre, un protettore ed una guida lungo il cammino della salvezza. Dammi un cuore puro, un amore ardente per la vita interiore. Fa’ che io stesso segua le tue tracce e che rivolga tutte le mie azioni alla grande gloria di Dio, unendole agli affetti del Divino Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato della Vergine Madre.

Prega infine per me, affinché io possa partecipare alla pace ed alla gioia di cui tu hai goduto un tempo, morendo così santamente. Amen.

 Leone XIII – 1885

A TE, O BEATO GIUSEPPE Preghiera di Papa Leone XIII

 A Te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, 

e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che Ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, 
e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, Te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.

Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: 

allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; 

assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; 

estendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen.

CONSACRAZIONE DELLA FAMIGLIA AL GLORIOSO SAN GIUSEPPERisultati immagini per san giuseppe patrono della chiesa universaleGlorioso San Giuseppe, guarda a noi prostrati alla tua presenza, con il cuore pieno di gioia perché ci annoveriamo, sebbene indegni, nel numero dei tuoi devoti. Desideriamo oggi in un modo speciale, mostrarti la gratitudine che riempie le nostre anime per i favori e le grazie così segnalate che continuamente riceviamo da Te.

Grazie, amato San Giuseppe, per gli immensi benefici che ci hai dispensato e costantemente ci dispensi. Grazie per tutto il bene ricevuto e per la soddisfazione di questo giorno felice, poichè io sono il padre (o..madre-figlio-a) di questa famiglia che desidera essere consacrata a Te in modo particolare. Occupati, o glorioso Patriarca, di tutte le nostre necessità e delle responsabilità della famiglia.

Tutto, assolutamente tutto, noi affidiamo a Te. Animati dalle tantissime attenzioni ricevute, e pensando a quello che diceva la nostra Madre Santa Teresa di Gesù, che sempre mentre visse le ottenesti la grazia che in questo giorno ti supplicava, noi osiamo fiduciosamente pregarti, di trasformare i nostri cuori in vulcani ardenti di vero amore. Che tutto quanto ad essi si avvicina, o con essi in qualche modo si relaziona, rimanga infiammato da questo rogo immenso che è il Cuore Divino di Gesù. Ottienici la grazia immensa di vivere e morire d’amore.

Donaci la purezza, l’umiltà del cuore e la castità del corpo. Infine, Tu che conosci meglio di noi stessi le nostre necessità e le nostre responsabilità, occupati di esse e accoglile sotto il tuo patrocinio.

Aumenta il nostro amore e la nostra devozione alla Santissima Vergine e conducici per mezzo di Lei a Gesù, perchè così avanziamo sicuri per il cammino che ci porta alla felice eternità. Amen.

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http://www.preghiereperlafamiglia.it/San-Giuseppe.htm

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20200

San Gabriele dell’Addolorata, il santo della gioia cristiana

Il santo dei giovani, il santo dei miracoli, il santo del sorriso: con questi tre appellativi è conosciuto San Gabriele dell’Addolorata.

Il santo della gioia cristiana. La scelta della vita religiosa per lui fu radicale fin dall’inizio. Aveva trovato finalmente la sua felicità. Scriveva ai familiari: “La mia vita è una continua gioia. Non cambierei un quarto d’ora di questa vita“. (Scritti, p. 185, 192, 206, 322)

La sua fu una vita semplice, senza grandi gesta, contrassegnata dall’eroicità del quotidiano, che viveva da innamorato del Crocifisso e della Madonna. San Gabriele è il santo dei miracoli, invocato in ogni parte del mondo come potente intercessore presso Dio. Sulla sua tomba continuano ad accadere numerosi prodigi e sono tanti coloro che raccontano grazie e guarigioni da lui ottenute. Si contano a migliaia gli ex voto portati dai devoti al santuario in segno di riconoscenza.

San Gabriele è il santo del sorriso. Il papa Giovanni Paolo II durante la sua visita al santuario nel 1985 confermò che “la gioia cristiana è la nota caratteristica di san Gabriele“. Seppe vivere sempre con gioia ed entusiasmo la sua esistenza. Né le varie sofferenze della sua vita, né la morte in giovane età riuscirono a spegnere il suo sorriso.

PREGHIERA A S. GABRIELE DELL’ ADDOLORATA (Festa 27 febbraio)Risultati immagini per SAINT GABRIEL OF OUR LADY OF SORROW

Amabile giovane Gabriele, santo del sorriso, con il tuo ardente amore a Gesù Crocifisso e la tenera devozione a Maria Addolorata ti rendesti in terra esemplare di ogni virtù. A te ricorriamo pieni di fiducia invocando il tuo soccorso e la tua protezione. Guarda i mali che ci affliggono, i pericoli e le insidie, che da ogni parte ci assediano. Tu che passasti fra le seduzioni del mondo senza mai compromettere la tua onestà, aiutaci a vivere con generosità di cuore, gli impegni del nostro battesimo. Rendici testimoni della fede in mezzo alla società in cui viviamo. Proteggi la nostra famiglia, guida tutti sulla via della verità e della pace. Le grazie concesse ai tuoi devoti  sono tante che noi non possiamo né vogliamo dubitare dell’efficacia della tua intercessione. Ti preghiamo di ottenerci le grazie particolari che con piena fiducia ti domandiamo, per la gloria di Dio e la salvezza della nostra anima. Fa’ che affrontiamo con gioia e coraggio le vicende della vita presente per essere un giorno felici con te nella patria celeste. Amen

– San Gabriele, Santo del sorriso, porta nel mio cuore, il sorriso di Dio! (3 v.) – 3 Gloria al Padre… – San Gabriele dell’Addolorata, prega per noi.

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PENSIERI DI SAN GABRIELE

Se sei nei pericoli Essa accorre a liberartiRisultati immagini per SAn gabriele dell'addolorata prega per noi

«Se tu sei nei pericoli, Essa tosto accorre a liberarti.
Se sei afflitto ti consola.
Se infermo ti solleva.
Se bisognoso ti soccorre.
Né guarda già quello che uno sia stato, solo che essa veda un cuore che desidera di amarlo che tosto accorre e gli apre il seno della sua misericordia, lo abbraccia e lo difende, lo tiene consolato e perfino lo serve, l’accompagna in questo poco tempo che viaggia per l’eternità, e poi (o fratello mio, per questo è quello che più consola!) in quel punto in cui per coloro che hanno amato le creature, con amarezza indicibile tutto finisce… quelli che amano veramente Maria si consolano, e invitano a morte».
(Così scriveva al fratello Michele due mesi prima di morire)


A chi riteneva la sua devozione quasi eccessiva, e invadente, distinta da Dio, egli rispondeva: “Il Signore ha fatto grande la Madonna perché vuole che sia onorata. L’ha onorata tanto Lui, perché non onorarla noi? Con ciò diamo grande onore a Dio. Siamo dunque larghi con la Madonna, e la Madonna sarà larga con noi”.

La miracolosa guarigione di S. Gemma Galgani per intercessione di San GabrieleSan Gabriele e Santa Gemma Galgani

San Gabriele dell’Addolorata, ebbe un ruolo molto importante nella vita di Santa Gemma. Per lui la santa di Lucca aveva una devozione straordinaria ( al tempo di Gemma San Gabriele era Venerabile, non ancora Santo), al punto da considerarlo suo patrono e protettore. Gabriele apparse a Gemma molte volte, dandole consigli e parole d’incoraggiamento dal Cielo.

Per intercessione di San Gabriele, Gemma guarì da una grave malattia che l’affliggeva, ed in una delle sue apparizioni, egli pose la stemma passionista sul fianco della Santa di Lucca dicendole profeticamente: “Tu sarai passionista.”

Gemma cominciò ad ammalarsi di una curvatura alla spina dorsale. Inoltre contrasse la meningite, che la lasciò temporaneamente sorda. Dei grossi ascessi le si formarono in testa, le caddero i capelli, e infine le membra divennero paralizzate. Il medico curante tentò molti rimedi nessuno dei quali ebbe successo. Gemma peggiorava.

Gemma cominciò una devozione al Venerabile Gabriele Possenti dell’Addolorata (ora San Gabriele). Sul suo letto di malata lesse la storia della sua vita. Più tardi scrisse del Venerabile Gabriele:

“Da quel giorno che il mio nuovo protettore Venerabile Gabriele mi aveva salvata l’anima, cominciai ad averne divozione particolare: la sera non trovavo il sonno, se non avevo l’immagine Sua sotto al guanciale, e cominciai fino d’allora a vedermelo vicino (qui non so spiegarmi: sentivo la sua presenza). In ogni atto, in ogni azione cattiva che avessi fatta, mi tornava alla mente Confratel Gabriele, e mi astenevo” (Autobiografia, p.245).

Gemma, che ora aveva vent’anni, sembrava in punto di morte. Fu suggerita una novena come l’unica via di salvezza. A mezzanotte del 23 febbraio 1899, Gemma udì il rumore di un rosario e si accorse che il Venerabile Gabriele le stava davanti. Le parlò così:

“Vuoi guarire? . . . prega con fede il Cuore di Gesù; ogni sera, fino che non sarà terminata la Novena, io verrò qui da te, e pregheremo insieme il Cuor di Gesù” (Autobiografia, p.248).

Il primo giorno di marzo la novena finì. La grazia fu accordata: Gemma era guarita. Quando si alzò, coloro che le stavano intorno piangevano di gioia. Sì, era stato compiuto un miracolo!

https://sangabriele.wordpress.com/san-gabriele-e-santa-gemma/

VITA E STORIA DI SAN GABRIELE DELL’ADDOLORATA

stgabril-13190145-e1422925416745San Gabriele nasce da famiglia aristocratica ad Assisi (Perugia) il 1° marzo 1838, da Sante Possenti, governatore della città, e Agnese Frisciotti. Lo battezzano lo stesso giorno con il nome dell’illustre concittadino, Francesco. Nel 1841 Sante è nominato assessore al tribunale di Spoleto (Perugia), dove si trasferisce con tutta la famiglia.

A tredici anni Francesco affronta gli studi liceali nel collegio dei gesuiti. E’ intelligente, esuberante, vivace, gli piace studiare, riesce ottimamente soprattutto nelle materie letterarie. Compone poesie in latino, le recite scolastiche lo vedono sempre protagonista. Vince numerosi premi scolastici. Elegante, vivace, spigliato, diventa un punto di attrazione per la sua allegria. Gli piace seguire la moda, veste sempre a puntino. Vuole primeggiare in tutto, “la bella vita non gli dispiace”.

Organizza partite di caccia, partecipa a passeggiate e scampagnate, va volentieri a teatro col padre e le sorelle, va a ballare (in città è anche conosciuto come “il ballerino”), anima le serate nei salotti di Spoleto, legge i romanzi e lo attirano gli autori del tempo, il Manzoni, il Grossi, il Tommaseo. Ma è anche di animo buono, generoso, sensibile alle sofferenze dei poveri, ama la preghiera. Sprizza vita da tutti i pori. Niente di strano se qualche ragazza fa sogni su di lui. Lui si presenta sempre più ricercato nei vestiti e sempre più raffinato nelle sale da ballo e nei salotti.

E’ un bel ragazzo e ne è consapevole. Alto (circa m.1,70), snello, moro, viso rotondo fragile, occhi neri vividi, labbra ondulate con finezza sempre in sorriso, capelli castano scuri dal ciuffo ribelle.  Egli “aveva sortito da natura un carattere molto vivace, soave, gioviale, insinuante, insieme risoluto e generoso, ed aveva un cuore sensibile e pieno d’affetto…  di parola pronta, propria, arguta, facile e piena di grazia, che colpiva e metteva in attenzione”.

I ripetuti lutti familiari e alcune brutte malattie in cui è incappato gli hanno fatto apparire le gioie umane brevi ed inconsistenti; come l’ultimo dramma, la morte dell’amatissima sorella Maria Luisa, il 17 giugno 1855. Segue un anno tribolato senza riuscire a fare una scelta. Le cose non sono più quelle di prima, l’idea del convento torna con più insistenza. Il 22 agosto 1856, durante la processione, quando  l’immagine della Madonna del duomo passa davanti a lui, gli risuonano nel cuore chiare parole: “Francesco, cosa stai a fare nel mondo? Segui la tua vocazione!”.

Questa volta non riesce a resistere. Il 6 settembre parte da Spoleto e va a Morrovalle (Macerata) per iniziare il noviziato. Lui, il ballerino elegante, il brillante animatore dei salotti di Spoleto, ha scelto di entrare nell’istituto austero dei passionisti, fondato nel 1720 da San Paolo della Croce con lo scopo di annunciare, attraverso la vita contemplativa e l’apostolato, l’amore di Dio rivelato nella Passione di Cristo.

A 18 anni dunque Francesco volta pagina, affronta una nuova vita e cambia anche nome: d’ora in poi si chiamerà Gabriele dell’Addolorata, perché sia chiaro che il passato non esiste più. La scelta della vita religiosa è radicale fin dall’inizio: si butta anima e corpo, da innamorato, per sempre. Ha trovato finalmente la pace del cuore e la felicità.

Non gli fanno certo paura le lunghe ore di preghiera, le penitenze e i digiuni, perché ha trovato quello che cercava: Dio che gli riempie il cuore di gioia. Lo scrive subito al papà: “La mia vita è una continua gioia…La contentezza che io provo è quasi indicibile… Non cambierei un quarto d’ora di questa vita”. Il 22 settembre 1857 emette la professione religiosa.

Il 10 luglio 1859 arriva nel conventino dei passionisti a Isola del Gran Sasso (Teramo) per prepararsi al sacerdozio con lo studio della teologia. A fine 1861 si ammala di tubercolosi; ogni cura risulta vana. Non riesce a diventare sacerdote anche perché difficoltà politiche impediscono nuove ordinazioni. Gabriele si rende conto che non c’è niente da fare. Il viaggio è già finito. Ma non si sconvolge. E’ proprio quello che aveva chiesto qualche anno prima. Quel che conta è solo la volontà di Dio. “Così vuole Dio, così voglio anch’io”, scrive. La mattina del 27 febbraio 1862 “al sorgere del sole” Gabriele saluta tutti, promette di ricordare in paradiso, chiede perdono e preghiere. Poi muore confortato dalla visione della Madonna che invoca per l’ultima volta: “Maria, mamma mia, fa’ presto”.Risultati immagini per saint gabriel of lady of sorrow

La sua è ritenuta da tutti la morte di un santo. Tutti ricordano i suoi brevi giorni, all’apparenza comuni. Il quotidiano è stato il suo pane, la semplicità il suo eroismo. Le piccole fragili cose di ogni giorno che diventavano grandi per lo spirito con cui le compiva. Lo ripeteva spesso: “Dio non guarda il quanto ma il come; la nostra perfezione non consiste nel fare le cose straordinarie ma nel fare bene le ordinarie”. Tutti ricordano la sua vita trascorsa all’ombra del Crocifisso e di Maria Addolorata, che è stata la ragione della sua vita. Il suo direttore, padre Norberto Cassinelli, rivela a tutti il segreto della sua santità: “Gabriele ha lavorato con il cuore”. Nel 1866 la comunità passionista di Isola è costretta ad abbandonare il conventino ai piedi del Gran Sasso, in forza del decreto di soppressione dei religiosi. La tomba di Gabriele sembra abbandonata per sempre, ma non è così. Qui si chiude solo la prima fase della storia del giovane passionista.

La seconda fase inizia nel 1892, a trent’anni dalla morte di Gabriele, quando sulla sua tomba accadono i primi strepitosi prodigi. Il 17 e 18 ottobre 1892 si procede alla riesumazione sotto stretta sorveglianza della gente che non vuole sentire parlare di trasferimento delle ossa. Sono presenti dalle quattro alle settemila persone. In quella stessa giornata si parla di “almeno sette prodigi di rilievo”. Così Gabriele resta definitivamente in Abruzzo e da allora ha inizio una catena ininterrotta di prodigi, grazie e miracoli operati per sua intercessione. Gabriele viene dichiarato beato da san Pio X il 31 maggio 1908 e in suo onore viene innalzata la prima basilica. Il 13 maggio 1920 Benedetto XV lo proclama santo e nel 1926 diventa compatrono della gioventù cattolica italiana. Nel 1959 Papa Giovanni XXIII lo proclama patrono principale d’Abruzzo. Risultati immagini per san gabriel de la dolorosa

Fonte

http://www.sangabriele.org/san-gabriele-delladdolorata/la-storia-del-santo/

Preghiere al Volto Santo di Gesù

La festa del S. Volto di Gesù si celebra il martedì che precede il giorno delle Ceneri, inizio della Quaresima. Il Santo Volto è il Redentore Gesù che si imprime e si rivela nella Santa Sindone.

Host Sacro visto attraverso il Volto Santo Velo di Manoppello Foto Paul Badde
VOLTO SANTO DI MANOPPELLO

Proprio quel Gesù che è stato, è e sarà moltiplicato in ogni S. Eucarestia dei tempi, e che Unico mi guarda adesso dal Cielo e mi ama, desiderando di vedere, nel nostro volto, la Sua Immagine. Fu Papa S. Giovanni Paolo II ad usare per la prima volta l’espressione “il Volto eucaristico di Cristo”.

“Nascondimi, o Gesù che ami immensamente, al riparo del Tuo Volto [Sal 30,21], da tutti coloro che mi tendono insidie e la mia anima non resti confusa quando tratterà alla porta con i suoi nemici [Sal126,5]; colmala invece di gioia con il Tuo dolcissimo Volto [Sal 15,11]”. (Preghiera di S. Gertrude la grande).

 “Lui è sempre alla ricerca di te; come puoi non rivolgere gli occhi della tua anima a contemplarLo ? “- S. Teresa d’Avila

PREGHIERA QUOTIDIANA DI OFFERTA AL VOLTO SANTO DI GESÙ
Volto santo del mio dolce Gesù, espressione viva ed eterna dell’amore e del martirio divino, sofferto per l’umana Redenzione, Ti adoro e ti amo. Ti consacro oggi e sempre tutto il mio essere.
Ti offro per le mani purissime della Regina Immacolata le preghiere, le azioni, le sofferenze di questo giorno, per espiare e riparare i peccati delle povere creature.
Fa di me un tuo vero apostolo, che il tuo sguardo soave mi sia sempre presente;
e si illumini di misericordia nell’ora della mia morte. Amen

PREGHIERA AL VOLTO SANTO DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO (si può pregare anche come Novena per nove giorni consecutivi)

O Gesù, che nella Tua crudele Passione divenisti “l’obbrobrio degli uomini e l’uomo dei dolori”, io venero il Tuo Volto Divino, sul quale splendevano la bellezza e la dolcezza della divinità e che è divenuto per me come il volto di un lebbroso…
Ma io riconosco sotto quei tratti sfigurati il Tuo infinito amore, e mi consumo dal desiderio di amarTi e di farTi amare da tutti gli uomini.
Le lacrime che sgorgano con tanta abbondanza dagli occhi Tuoi sono come perle preziose che mi è caro raccogliere per riscattare con il loro infinito valore le anime dei poveri peccatori.
O Gesù, il tuo Volto adorabile rapisce il mio cuore.
Ti supplico di imprimere in me la Tua somiglianza divina e di infiammarmi del Tuo amore affinché possa giungere a contemplare il Tuo Volto glorioso.
Nella mia presente necessità accetta l’ardente desiderio del mio cuore accordandomi la grazia che Ti chiedo. Così sia.
«Signore, nell’ora della nostra morte guardaci con lo sguardo pietoso con il quale guardasti il ladro pentito».

TRIDUO AL VOLTO SANTO DI GESÙ (pregare per tre giorni consecutivi in preparazione della festa del Volto Santo di Gesù)
1) Volto Santo di Gesù, unico mio bene, a Te ricorro con fiducia ed imploro questa grazia…. Per le tue sante lacrime consolami, o Gesù, ed esaudiscimi per l’intercessione di Maria Santissima e di S. Giuseppe.
Pater – Ave – Gloria.
2) Volto Santo di Gesù, mio amore e mio tutto, a Te ricorro con viva fede, non sarò delusa. La soavità dei Tuoi occhi divini mi attira e di Te m’innamora, guardami, o Gesù e concedimi questa grazia….
Pater – Ave – Gloria.
3) Volto Santo di Gesù, mia gioia e mio tesoro, a Te ricorro piena di fiducia nelle Tue infinite misericordie. Sono indegna è vero di essere esaudita, eppure spero, o Gesù dalla Tua bontà questa grazia che umilmente Ti chiedo…
Pater – Ave – Gloria.
Signore, mostraci il Tuo Volto e saremo salvi !

CONSACRAZIONE AL S. VOLTO DI GESU’
Dolcissimo Signore Gesù, Tu conosci il nostro presente e conosci, Signore, il nostro futuro. Noi, o Signore, niente sappiamo del nostro futuro, ma noi, Gesù, prostrati dinanzi a Te consacriamo e raccomandiamo a Te, o Signore, il nostro futuro. Sia impresso nel nostro cuore, o Signore, il Tuo Volto Benedetto impresso nel nostro cuore e impresso nel nostro pensiero. Impresso, Signore, con tanta potenza come è restato impresso nella S. Sindone; e, conforme, o Gesù, nella S. Sindone nessuna potenza Lo potè cancellare, così, Gesù, nessuna avversità della vita, nessun nemico, o Signore, nessun avvenimento sia capace, o Signore, cancellare dal nostro cuore il SS. Tuo Volto, togliere dal nostro pensiero il Santissimo Volto Tuo, o Gesù, portarLo sempre nel cuore e nel pensiero, e, finalmente, o Signore, per tutta quanta l’eternità lodarLo, benedirLo nella pace degli eletti, e dire a Te tutta la profonda riconoscenza nostra, insieme alle Pie Donne, insieme ai SS. Martiri, insieme ai SS. Confessori, insieme alle SS. Vergini, o Signore Gesù, che Ti vollero sempre bene, Ti vollero sempre amare e tutto vollero affrontare per Te, tutto soffrire per Te. E finalmente, ecco: nel trionfo finale, Signore, godono! O Gesù, concedi anche a noi di lodarTi con queste creature da Te benedette, da Te santificate. Eternamente! Gloria al Padre…

II Servo di Dio Don Ildebrando Gregori OSBCS

CANTICO AL VOLTO SANTO, di S. Teresa di Lisieux
O GESÙ! la Tua ineffabile immagine é la Stella che guida i miei passi. Il Tuo dolce Volto, lo sai bene, e per me è cielo quà giù. Il mio amore scopre il fascino dei tuoi occhi abbelliti dal pianto. Attraverso le mie lacrime sorrido quando contemplo i tuoi dolori. Oh! si, per consolarti voglio vivere ignorata e solitaria. La bellezza, che Tu sai velare, mi fa scoprire tutto il suo mistero e vorrei volare verso di Te! La mia sola patria é il tuo Volto, il mio Regno d’amore, il mio ridente prato, il dolce Sole di ogni giorno, il giglio della valle il cui olezzo misterioso consola la mia anima esiliata, facendole gustare la pace dei cieli. È il mio riposo, la mia dolcezza, la mia cetra melodiosa. II Tuo Volto, o mio dolce Salvatore, il mazzetto di mirra che voglio custodire sul mio cuore. II Tuo Volto é la mia sola ricchezza, il mio solo Tesoro, non domando altro. Nascondendomi continuamente in Esso, ti rassomiglierò. O Gesù! Lascia in me la divina impronta dei tuoi lineamenti pieni di dolcezza e presto diventerò santa attirando a Te i cuori! Perché possa recarti una gran messe dorata, degnati d’incendiarmi del tuo fuoco, dandomi presto l’Etemo bacio della Tua bocca adorata.

S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo.
 LA DEVOZIONE AL VOLTO SANTOveudeveronica2Antichissima tradizione, fissata nella sesta stazione della Via Crucis, della pia donna di nome Veronica che, vedendo Gesù salire faticosamente verso il Calvario oppresso dalla pesante Croce, e, osservando il Suo Volto livido, sfigurato dai colpi, tutto coperto di polvere, di sputi, di sudore, di ferite e di sangue, si commuove, ne sente viva pietà e subito vuole recare un po’ di conforto al Suo Divin Maestro. Con intrepido coraggio sfidando il furore dei soldati, si avvicina a Gesù, gli si prostra innanzi e poi, con gesto delicato, asciuga il Volto della Vittima Divina.  Gesù gradisce quel gesto. La ringrazia con dolce sguardo e la premia imprimendo le meste Sue sembianze in quel candido lino.
Gesù stesso ci invita a fermare il nostro sguardo compassionevole sul Suo Santo Volto,
così villanamente e crudelmente oltraggiato nella Sua Passione.
Egli, che non volle aver sollievo in nessuna parte del Suo Corpo, dispose che una donna Gli tergesse il Volto; la generosità di quest’anima riparatrice ci insegna quanto Gesù desideri che sia Adorato e Onorato il Suo Divin Volto.Risultati immagini per "SIGNORE, MOSTRACI IL TUO VOLTO E NOI SAREMO SALVI" (salmo 79) Questa devozione si è diffusa in modo particolare grazie ad un’anima privilegiata Madre Maria Pierini De Micheli, suora delle Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires,  morta in odore di santità. Nel mese di Giugno 1938 mentre pregava davanti al Santissimo Sacramento, nella cappella del suo Istituto a Milano in via Elba 18, in un globo di luce si presentò la Santissima Vergine Maria, con un piccolo scapolare in mano ( lo scapolare fu poi sostituito dalla medaglia per ragioni di comodità, con l’approvazione ecclesiastica): esso era formato di due flanelline bianche, unite da un cordoncino: in una flanellina era impressa l’immagine del Santo Volto di Gesù, con questa dicitura intorno: “Illumina, Domine, vultum tuum super nos”  (Signore, guardaci con misericordia) nell’altra era impressa un’Ostia, circondata da raggi, con questa scritta intorno: “Mane nobiscum, Domine”  (resta con noi, o Signore).

La Santissima Vergine si accostò alla Suora  e le disse:Risultati immagini per "SIGNORE, MOSTRACI IL TUO VOLTO E NOI SAREMO SALVI" (salmo 79)“Questo scapolare, o la medaglia che lo sostituisce, è un pegno d’amore e di misericordia, che Gesù vuole dare al mondo, in questi tempi di sensualità e di odio contro Dio e la Chiesa. …Si tendono reti diaboliche per strappare la fede dai cuori. …E’ necessario un rimedio divino. E questo rimedio è il Santo Volto di Gesù. Tutti coloro che indosseranno uno scapolare come questo, o una medaglia simile, e faranno, potendo, ogni martedì una visita al SS.Sacramento, in riparazione degli oltraggi, che ricevette il Santo Volto del mio Figlio Gesù, durante la sua passione e che riceve ogni giorno nel Sacramento Eucaristico:

1 – Saranno fortificati nella fede.
2 – Saranno pronti a difenderla.
3 – Avranno le grazie per superare le difficoltà spirituali interne ed esterne.
4 – Saranno aiutati nei pericoli dell’anima e del corpo.
5 – Avranno una morte serena sotto lo sguardo del mio Divin Figlio.

Il culto della medaglia del S.Volto ebbe l’approvazione ecclesiastica il 9 agosto 1940 con la benedizione del Beato Card.Ildefonso Schuster, monaco benedettino, devotissimo del S.Volto di Gesù, allora Arcivescovo di Milano. Superate molteplici difficoltà, la medaglia fu coniata ed iniziò il suo cammino. Grande apostolo della medaglia del S.Volto di Gesù fu il servo di Dio, Abate Ildebrando Gregori, monaco benedettino silvestrino, dal 1940 padre spirituale della serva di Dio Madre Pierina De Micheli. Egli fece conoscere la medaglia, con la parola e con le opere in Italia, in America, in Asia e in Australia. Essa è ora diffusa in ogni parte della terra e nel 1968, con la benedizione del Santo Padre, Paolo VI, fu deposta sulla luna dagli astronauti americani.

E’ mirabile constatare che la medaglia benedetta viene accolta con riverenza e devozione da cattolici, ortodossi, protestanti e persino dai non cristiani. Tutti coloro che hanno avuto la grazia di ricevere e portare con fede la sacra icona, persone in pericolo, ammalati, carcerati, perseguitati, prigionieri di guerra, anime tormentate dallo spirito del male, individui e famiglia angustiate da ogni genere di difficoltà, hanno sperimentato sopra di sé una particolare protezione divina, hanno ritrovato la serenità, la fiducia in se stessi e la fede in Cristo Redentore. Dinanzi a tali prodigi quotidianamente operati e testimoniati, sentiamo tutta la verità della Parola di Dio, e spontaneo sgorga dal cuore il grido del salmista:

“SIGNORE, MOSTRACI IL TUO VOLTO E NOI SAREMO SALVI” (salmo 79)

http://www.missionariavoltosantomadrepierina.it/devozione_volto_santo_madre_pierina_de_micheli.html

http://www.preghiereperlafamiglia.it/il-volto-santo-di-gesu.htm

IL PRIMATO DEL PAPA, spiegato da Sant’ Agostino

    S. Agostino, Vescovo e dottore della Chiesa (354 –430 dopo Cristo)

“DISCORSO 76  SUL VANGELO DI MT 14, 24-33: SUL SIGNORE CHE CAMMINAVA SULLE ACQUE DEL MARE E SUL TIMORE DI PIETRO”

1. Il brano del Vangelo letto or ora ci racconta come Cristo Signore camminò sulle acque del mare e come l’apostolo Pietro camminando sull’acqua ebbe paura e tentennò e, poiché non aveva fede, stava affondando ma poi, riconoscendo la propria debolezza, venne di nuovo a galla; questo brano ci suggerisce che il mare è la vita presente e che l’apostolo Pietro invece è la figura dell’unica Chiesa. Lo stesso Pietro infatti, ch’è il primo nella serie degli Apostoli e assai ardente nell’amore per il Cristo, è spesso lui il solo che risponde per tutti gli altri.
Infine quando il Signore Gesù Cristo domandò ai discepoli chi la gente pensasse che egli fosse e i discepoli avevano riferito le diverse opinioni della gente, avendo il Signore chiesto di nuovo e avendo detto: Ma voi chi dite che sono io? fu proprio Pietro che rispose: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Diede la risposta uno solo per molti, l’unità che tiene uniti molti.

Allora il Signore gli disse: Beato te, Simone, figlio di Giona, poiché questa verità non te l’ha rivelata né la carne né il sangue, ma il Padre mio celeste. Poi soggiunse: E io ti dico. Come se avesse voluto dire: «Poiché tu mi hai detto: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, anch’io ti dico; Tu sei Pietro». Prima infatti si chiamava Simone. Questo nome di Pietro gli fu posto dal Signore e questo nome aveva un significato simbolico, quello cioè di rappresentare la Chiesa. La pietra infatti era Cristo, Pietro era il popolo cristiano. Poiché «pietra» è il nome primitivo; Pietro quindi deriva da «pietra», non pietra da «Pietro», come il nome di Cristo non deriva da «Cristiano», ma è il nome di «Cristiano» che deriva da Cristo. Tu, dice dunque, sei Pietro e su questa pietra che tu hai riconosciuta pubblicamente, su questa pietra che tu hai riconosciuta come vera, dicendo: ‘Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivente’, io edificherò la mia Chiesa, cioè sopra Me stesso, Figlio del Dio vivente, io edificherò la mia Chiesa- Edificherò te su di Me, non Me sopra di te.

2. In verità alcuni, i quali volevano che la Chiesa fosse edificata sugli uomini, andavano dicendo: Io sono di Paolo; io invece sono di Apollo; io al contrario sono di Cefa, cioè di Pietro. Altri però, che non volevano che la Chiesa fosse edificata su Pietro, ma sulla pietra, affermavano: Io invece sono di Cristo. L’apostolo Paolo quindi, quando venne a sapere ch’era preferito lui e Cristo veniva disprezzato: Può forse – disse – essere diviso Cristo? E’ stato forse crocifisso per voi Paolo? Siete forse stati battezzati nel nome di Paolo? Come nessuno era battezzato nel nome di Paolo, cosi neppure nel nome di Pietro, ma tutti nel nome di Cristo; in tal modo Pietro veniva edificato sulla pietra, non già la pietra su Pietro.

3. Il medesimo Pietro dunque, cosi chiamato dalla « pietra », proclamato beato, lui ch’era figura della Chiesa, che aveva il primato sugli Apostoli, immediatamente dopo aver sentito ch’era beato, ch’era Pietro, che doveva essere edificato sulla pietra, avendo sentito che il Signore avrebbe sofferto la passione, poiché aveva preannunciato ai suoi discepoli che sarebbe sopravvenuta presto, ne provò dispiacere. Ebbe paura di perdere il Cristo che andava incontro alla morte, ch’egli aveva dichiarato sorgente della vita. Rimase sconvolto e disse: « Dio non voglia, Signore. No, questo non avverrà mai. Abbi misericordia di te stesso, o Dio; non voglio che tu muoia ». Pietro diceva a Cristo: « Non voglio che tu muoia », ma meglio diceva Cristo: «Io voglio morire per te»“.

PERTANTO, DOBBIAMO CONSIDERARE FALSI ED ERETICI QUEI “PRESUNTI MESSAGGI E APPARIZIONI”, proclamati da sedicenti veggenti:  certi messaggi, di cui si dice che vengono dal Cielo e che raccomandano cose belle come la devozione al Rosario e alla pratica della Confessione e nello stesso tempo mettono sfiducia nel Papa perché lo presentano “come il falso profeta”, come “colui che prepara la strada all’anti-Cristo”, dobbiamo dire che si tratta di un’astuzia diabolica, poichè NEGANO IL PRIMATO DEL PAPA e parlano di “due chiese, due papi, del falso papa, Giuda sul trono di Pietro” (vedi i ‘messaggi’ del FALSO ‘FENOMENO ANGUERA’, LA FALSA VEGGENTE ‘MARIA DIVINA MISERICORDIA’, la setta “NUOVA GERUSALEMME DI GALLINARO”, LA FALSA VEGGENTE ‘Luz de maria’, e similari, come le false ‘profezie’ attribuite a Malachia e altri Santi).
Il diavolo in genere non si presenta come tale perché metterebbe spavento. “Si maschera – invece -da angelo di luce” (2 Cor 11,14) “perché è menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44). 

Come potranno certe rivelazioni private essere autenticate dalla Chiesa o dal papa quando di lui dicono che è un falso profeta e prepara la strada all’anti-Cristo?
Predicono uno scisma nella Chiesa…Ma non si accorgono che con le loro ‘rivelazioni’ e i loro ‘contenuti’ lo scisma lo stanno già attuando loro.
Anche questa è astuzia diabolica.

Pietro il Papa è la pietra alla quale dobbiamo far riferimento per volontà di Gesù Cristo. San Paolo ricorda che in quanto cristiani siamo “edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2,20). E questo per volontà del Signore. spirito-santo-papa-francesco

“E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16,18).
San Tommaso commenta: “Ti combatteranno, ma non ti vinceranno.
Chi sono le porte degli inferi? Gli eretici: perché come si entra in casa attraverso la porta, così per mezzo di essi si va all’inferno. Ugualmente queste porte sono i tiranni: i demoni, i peccati.
E sebbene le altre chiese possano essere sopraffatte dagli eretici, la chiesa di Roma non fu mai depravata dagli eretici perché era fondata su questa pietra. Perciò a Costantinopoli vi furono eretici, e la fatica degli apostoli fu resa vana, mentre la sola Chiesa di Pietro rimase inviolata” (Commento al Vangelo di Matteo 16,18).

Inoltre il Signore ha detto: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32). 

Commenta San Tommaso: “E questo non solo si riferisce alla Chiesa di Pietro, ma alla fede di Pietro, e perciò a tutta la Chiesa occidentale. Perciò credo che gli Occidentali devono avere maggiore riverenza per Pietro che per gli altri apostoli” (Commento al Vangelo di Matteo 16,18).

Pertanto per la nostra fede poggiata in Cristo dobbiamo ritenere che la fede di Pietro (e cioè del Papa) non verrà mai meno.
Ce lo ha assicurato Cristo stesso.

Padre Angelo Bellon 

http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=

Beati Giacinta e Francesco Marto, i piccoli veggenti di Fatima

Giacinta Marto è la pastorella delle apparizioni di Fatima elevata all’onore degli altari da Giovanni Paolo II il 13 maggio 2000 insieme al fratello Francesco. Nata l’11 marzo 1910 la piccola aveva solo 7 anni quando la “bianca Signora” apparve ai due fratelli e alla cugina Lucia. Di temperamento vivace (come tante bambine della sua età amava molto ballare) si lasciò completamente trasformare dall’incontro con la Madonna. Vittima della terribile epidemia di “spagnola” che colpì in quegli anni l’Europa, Giacinta morì il 20 febbraio 1920 a nove anni e undici mesi. Francesco, di un anno più grande, era già morto l’anno prima. Giacinta Marto è la più giovane dei beati proclamati in questi anni da S.Giovanni Paolo II: proprio nel decreto sulle virtù eroiche dei due giovani pastorelli di Fatima, la Chiesa afferma che anche i bambini possono percorrere in pienezza la via della santità.

 PREGHIERA AI BEATI FRANCESCO E GIACINTA MARTORisultati immagini per fátima

 Nostra Signora di Fatima,
Tu che hai scelto Francesco e Giacinta,
due poveri e semplici pastorelli,
per annunciare al mondo
i desideri del tuo Cuore lmmacolato,
aiutaci ad accogliere il tuo messaggio di conversione,
perché liberati dal peccato
possiamo vivere una vita nuova.

 Beati Francesco e Giacinta,
voi che foste capaci
di una preghiera intensa,
fate che il momento
della preghiera quotidiana
diventi per noi il cuore
di ogni nostra giornata.

 Voi che, seppur bambini,
foste capaci di offrire grandi sacrifici
in dono alla Vergine Maria
per la salvezza dei peccatori,
aiutateci a non sprecare
le piccole croci quotidiane,
ma a renderle offerta preziosa e gradita a Dio
per la salvezza del mondo.
Nostra Signora di Fatima,
per intercessione dei Beati Pastorelli
Francesco e Giacinta,
veglia su tutti i bambini del mondo,
soprattutto quelli più poveri e abbandonati.
Fa’ che anche loro possano trovare,
nel tuo Cuore lmmacolato e materno,
rifugio e protezione.

 Beati Francesco e Giacinta,
Pastorelli di Fatima,
pregate per noi!

“Esprimo la mia riconoscenza a Giacinta per i sacrifici per il Santo Padre, che aveva visto soffrire”
(S. Giovanni Paolo II).

Chi era la piccola Giacinta Marto? E come è possibile che una bambina di soli dieci anni – ne aveva sette al tempo delle apparizioni – possa aver scalato in così poco tempo la vetta della santità tanto da indurre la Chiesa a elevarla alla gloria degli altari?

Aljustrel (Fatima), la casa natale di Giacinta e Francesco Marto.
Aljustrel (Fatima), la casa natale di Giacinta e Francesco Marto (foto Del Canale).

«Io prometto…»

Giacinta conduceva le pecore al pascolo con suo fratello Francesco in uno sperduto villaggio del Portogallo, alla Cova da Iria. Non aveva ancora fatto la prima Comunione quando le apparve la “Bella Signora”, il 13 maggio 1917.

Entrambi i fratelli non erano particolarmente devoti. Lo conferma il modo piuttosto birichino che essi avevano di recitare il rosario: dicevano Padre nostro e poi subito infilavano le parole Ave Maria, una dietro l’altra, fino al Pater successivo. Così il rosario finiva in un baleno e loro potevano tornare, senza rimorsi, ai loro giochi.

Per primo apparve l’Angelo, insegnando loro una preghiera: «Mio Dio, io credo, adoro, spero e ti amo! Ti domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non ti amano…». Per poi aggiungere: «Pregate così. I Cuori santissimi di Gesù e Maria sono attenti alle vostre suppliche».

In seguito ai bambini – con Giacinta e Francesco c’era anche la cugina di qualche anno più grande, Lucia dos Santos – apparve la Vergine il 13 maggio 1917, chiedendo preghiere e sacrifici per i peccatori, la consacrazione al suo Cuore immacolato, ed annunciando infine una «grande promessa».

In che cosa consiste questa grande promessa di Fatima?

«Io prometto – disse la Vergine – di assistere nell’ora della morte, con le grazie necessarie alla salvezza, coloro che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la Comunione, diranno una corona del rosario e mi faranno compagnia per un quarto d’ora meditando i misteri del rosario, con l’intenzione di offrirmi riparazione».

La tomba di Giacinta nel Santuario-Basilica di Fatima.
La tomba di Giacinta nel Santuario-Basilica di Fatima (foto Giuliani).

Unione mistica con Gesù

In pochi anni di vita Giacinta raggiunse un’unione così elevata con Nostro Signore Gesù Cristo, che può essere arrivata a quel livello chiamato da alcuni teologi “scambio di cuori”. Ella disse: “Io non so com’è: sento Nostro Signore dentro di me, capisco tutto ciò che mi dice, benché non Lo veda e non ascolti la Sua voce!”

Ma non ci dimentichiamo! Se Giacinta arrivò in così poco tempo a questo livello di unione con Dio fu perché seppe capire e praticare teneramente la devozione a Nostra Signora. Seguiamo allora anche noi, il consiglio che diede a Lucia nel suo ultimo congedo: “Dì a tutta la gente che Dio ci concede le grazie per mezzo del Cuore Immacolato di Maria. Ah! Se io potessi mettere nel cuore di tutta la gente il fuoco che ho dentro il mio petto, che mi brucia e mi fa amare tanto il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria!” 

Un dono totale

La consacrazione a Maria non deve essere un effimero entusiasmo, un fervore solo esteriore, ma un dono totale. Il dono di sé, nelle facoltà del corpo e dello spirito, a colei che è la cristifera, la soglia che ci introduce a Cristo, cuore del mistero trinitario. «Io prometto», dice la Vergine, e la sua non è una promessa alla maniera degli uomini, così facili a tirarsi indietro, così inclini al cambiamento. È una promessa che vale come salvacondotto per la vita eterna.

«Pregate molto»

Fin dal tempo delle prime apparizioni, Giacinta prese l’abitudine di dare la sua merenda ai poveri. Per saziare gli stimoli della fame si nutriva alla meglio con radici, ghiande, frutti selvatici. «Così si convertiranno più peccatori», diceva.

Sicura, per la promessa della Madre celeste, di dover lasciare presto la terra, Giacinta preferiva spesso saltare la scuola per fermarsi in chiesa a pregare.

Le sue giornate e quelle di Francesco erano puntellate di giaculatorie, atti d’amore a Gesù e Maria.

«Nella vicenda di questi due bambini – ha sottolineato Stefano De Fiores all’indomani della beatificazione dei fratelli Marto – c’è un piccolo trattato di antropologia cristiana. Chi è l’uomo? La tradizione illuminista lo vide una coscienza in grado di determinarsi. È una grande acquisizione. Ma ha rischiato di chiudere l’uomo su se stesso. Francesco e Giacinta, invece, vedono l’altro non come un estraneo, ma come qualcuno con cui solidarizzare fino al punto di assumersene il peso. È l’idea di un’antropologia relazionale, che in qualche modo è anche un riflesso della vita trinitaria».

Dopo le apparizioni, la piccola Marto cominciò a trascorrere lunghe ore in preghiera, specialmente nella recita del rosario, tanto raccomandato dalla Madonna. Le parole della Vergine si stamparono indelebilmente nel suo cuore, furono il faro di tutte le sue azioni. «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate che molte, molte anime vanno all’inferno perché non vi è chi preghi e si sacrifichi per loro. Siete disposti a offrirvi al Signore, pronti a fare sacrifici e ad accettare volentieri tutte le sofferenze che egli vorrà mandarvi, in riparazione di tanti peccati con i quali viene offesa la sua divina maestà, per ottenere la conversione dei peccatori e in riparazione delle offese fatte contro l’immacolato Cuore di Maria?».

Giacinta, Francesco e Lucia, i tre piccoli veggenti di Fatima 

 «O mio Gesù…» 

Giacinta praticava l’immolazione nascosta per salvare i peccatori, portando una corda stretta attorno al corpo e sopportando in spirito di penitenza ogni contrarietà. Alla fine della sua vita, gravemente ammalata, fu internata in un ospedale di Lisbona, dove morì da sola. «O mio Gesù – furono le sue parole – ora puoi convertire molti peccatori, perché questo sacrificio è molto grande…».

Modello di santità

«Alla scuola della Vergine, l’anima progredisce di più in una settimana che in un anno fuori della sua scuola!», sosteneva il grande devoto di Maria, Grignion di Montfort. Queste parole nella vita di Giacinta si sono realizzate alla lettera. La pedagogia squisitamente materna di Maria in pochi anni ha fatto sì che Giacinta giungesse alle vette della santità. Del resto, «Giacinta era bambina soltanto negli anni», aveva detto di lei la cugina Lucia.

Un procedimento lungo e complesso, con difficoltà quasi insormontabili, ha portato Giacinta – e il fratello Francesco – sugli altari. Il processo canonico circa l’eroicità delle loro virtù ha contribuito ad accertare, contro la convinzione dominante in precedenza, che anche i bambini possono essere santi.

La loro causa di beatificazione, infatti, era rimasta bloccata per vari decenni perché, secondo la dottrina tradizionale, si richiedeva che l’esercizio eroico delle virtù cristiane (quelle teologali di fede, speranza e carità e quelle cardinali di prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) dovesse avvenire «per un periodo duraturo», il che escludeva dal prendere in considerazione dei fanciulli.

Nel 1981 il Dicastero per le cause dei santi dedicò un’assemblea allo studio di tale possibilità e la risposta da parte di teologi, giuristi, pedagoghi e psicologi fu affermativa. L’abolizione di quella restrizione, suffragata dai più moderni studi di psicologia infantile, ha così aperto la strada della santità canonica per i due fanciulli di Fatima e per altri che verranno dopo di loro.

La santità di Giacinta è stata nell’aver aderito pienamente al messaggio di Fatima. Quel messaggio era il Vangelo di Gesù predicato dalla Madonna. La piccola Marto, dunque, viene proposta come modello di santità non perché ha vissuto col fratellino Francesco l’esperienza di veggente della più importante apparizione mariana del ’900, ma, come ha efficacemente ribadito il postulatore della causa, il gesuita Paolo Molinari, «per come dei bambini hanno saputo sviluppare il loro spirito di fede nel Signore e mettere in pratica quello che la Madonna aveva loro detto: pregare il rosario e sacrificarsi per i peccatori».

(Rivista Arautos do Evangelho, Maggio/2004, n. 29, p. 12 a 15)

Invito all’approfondimento: S. De Fiores, Il segreto di Fatima. Una luce sul futuro del mondo, San Paolo 2008, pp. 136, € 10,00; M. Carraro, I pastorelli di Fatima, Emp 2008, pp. 168, € 10,00.

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