Santa Madre Teresa: “L’aborto è una guerra diretta, un diretto omicidio. Se una madre non vuole il suo bambino, lo dia a me, perchè io lo amo”.

madre-teresa-e-labortoMadre Teresa al conferimento del Premio Nobel per la pace, 1979: «L’aborto è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisca a me di uccidere te e a te di uccidere me. Noi combattiamo l’aborto con l’adozione. Se una madre non vuole il suo bambino, lo dia a me, perché io lo amo». Così si esprimeva Madre Teresa di Calcutta indicando nell’aborto il più grave pericolo per la pace del mondo, perché è un attentato all’umanità intera.

Madre Teresa di Calcutta sarà proclamata santa Domenica 4 settembre 2016, alle 10, in piazza San Pietro, dove Papa Francesco presiederà la solenne Liturgia Eucaristica e la Canonizzazione di Madre Teresa. Alle ore 12.00 seguirà la preghiera dell’Angelus. Fu proprio Francesco, lo scorso 15 marzo, a firmare il decreto di canonizzazione durante un concistoro ordinario. Il miracolo attribuito alla religiosa attiene ad una guarigione di un tumore al cervello di un giovane brasiliano, oggi 42enne, approvata dal Pontefice come straordinaria e immediata.
«Siamo convinti che sarà un grande evento», ha dichiarato Maria Luisa di Ubaldo, membro del direttivo nazionale del Movimento per la Vita «Da tutta Italia – ha aggiunto – stiamo ricevendo numerose adesioni. Per noi volontari del Movimento è un evento importante, ricorderemo una grande donna che con il Suo esempio ci ha insegnato a metterci al servizio del “più povero tra i poveri, IL BAMBINO NON NATO”, dandogli voce». 
http://www.prolife.it/2016/08/24/il-movimento-per-la-vita-celebra-madre-teresa-di-calcutta/

O Maria,icona-madonna-della-tenerezza
aurora del mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato
di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere,
di uomini e donne vittime di disumana violenza,
di anziani e malati uccisi dall’indifferenza
o da una presunta pietà.
Fa che quanti credono nel tuo Figlio
sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo
il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo
come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine
in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo
con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà,
la civiltà della verità e dell’amore.
A lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
Lettera Enciclica Evangelium Vitae
San Giovanni Paolo II

Qui di seguito riproponiamo il discorso tenuto da Madre Teresa a Oslo, l’11 dicembre 1979, al conferimento del Nobel per la Pace. È un discorso che rimane di una attualità sorprendente, nell’indicare l’aborto come la principale minaccia alla pace, e anzi è anche profetico rispetto al destino della nostra società. Ma è un discorso importante anche per un altro motivo, di metodo. Davanti a un consesso laicista, interessato soltanto alla sua opera per i poveri, Madre Teresa con grande semplicità e con grande autorevolezza ha parlato di Cristo. Rileggendo queste parole si comprende cosa significhi testimoniare la fede in qualsiasi circostanza.

Poiché ci troviamo qui riuniti insieme penso che sarebbe bello per ringraziare Dio per il Premio Nobel per la Pace che pregassimo con una preghiera di San Francesco d’Assisi che mi sorprende sempre molto. Noi diciamo questa preghiera ogni giorno dopo la Santa Comunione, perché è molto adatta a ciascuno di noi, e penso sempre che quattro, cinquecento anni fa quando San Francesco d’Assisi compose questa preghiera dovevano avere le stesse difficoltà che abbiamo oggi, visto che compose una preghiera così adatta anche a noi. Penso che alcuni di voi ce l’abbiano già, dunque pregheremo insieme.

Ringraziamo Dio per l’opportunità che abbiamo tutti insieme oggi, per questo dono di pace che ci ricorda che siamo stati creati per vivere quella pace, e Gesù si fece uomo per portare questa buona notizia ai poveri. Egli essendo Dio è diventato uomo in tutto eccetto che nel peccato, e ha proclamato molto chiaramente di essere venuto per portare questa buona notizia. La notizia era pace a tutti gli uomini di buona volontà e questo è qualcosa che tutti vogliamo, la pace del cuore, e Dio ha amato il mondo tanto da dare suo Figlio – è stato un dono – è come dire che a Dio ha fatto male dare, perché ha amato tanto il mondo da dare suo Figlio, e lo dette alla Vergine Maria, e Lei allora che cosa fece? Appena arrivò nella sua vita, fu subito ansiosa di darne la buona notizia, e appena entrò nella casa di sua cugina, il bambino – il bambino non ancora nato – il bambino nel grembo di Elisabetta, sussultò di gioia. Era un piccolo bambino non ancora nato, fu il primo messaggero di pace. Riconobbe il Principe della Pace, riconobbe che Cristo era venuto a portare una buona notizia per me e per te. E se non fosse abbastanza – se non fosse abbastanza diventare uomo – Egli morì sulla Croce per mostrare quell’amore più grande, e morì per voi e per me e per quel lebbroso e per quell’uomo che muore di fame e per quella persona nuda nelle strade non solo di Calcutta ma dell’Africa, e New York, e Londra, e Oslo – e insistette che ci amassimo gli uni gli altri come Lui ci ha amato.clipart florealLo abbiamo letto molto chiaramente nel Vangelo: “Amatevi come io vi ho amato, come io vi amo, come il Padre ha amato me così io amo voi”, e tanto più forte il Padre lo ha amato, tanto da donarcelo, e quanto ci amiamo noi, noi pure dobbiamo donarci gli uni agli altri finché non fa male. Non è abbastanza per noi dire: “Amo Dio, ma non amo il mio prossimo”. San Giovanni dice che sei un bugiardo se dici di amare Dio e non il prossimo. Come puoi amare Dio che non vedi se non ami il prossimo che vedi, che tocchi, con cui vivi? Così è molto importante per noi capire che l’amore, per essere vero, deve fare male. Ha fatto male a Gesù amarci, gli ha fatto male. E per essere sicuro che ricordassimo il Suo grande amore si fece Pane della vita per soddisfare la nostra fame del Suo amore. La nostra fame di Dio, perché siamo stati creati per questo amore. Siamo stati creati a Sua immagine. Siamo stati creati per amare ed essere amati, ed Egli si è fatto uomo per permettere a noi di amare come Lui ci ha amato. Egli è l’affamato, il nudo, il senza casa, l’ammalato, il carcerato, l’uomo solo, l’uomo rifiutato e dice: “L’avete fatto a Me”. Affamato del nostro amore, e questa è la fame dei nostri poveri. Questa è la fame che voi e io dobbiamo trovare, potrebbe stare nella nostra stessa casa.

Non dimentico mai l’opportunità che ebbi di visitare una casa dove tenevano tutti questi anziani genitori di figli e figlie che li avevano semplicemente messi in un istituto e forse dimenticati. Sono andata là, ho visto che in quella casa avevano tutto, cose bellissime, ma tutti guardavano verso la porta. E non ne ho visto uno con il sorriso in faccia. Mi sono rivolta alla Sorella e le ho domandato: come mai? Com’è che persone che hanno tutto qui, perché guardano tutti verso la porta, perché non sorridono? Sono così abituata a vedere il sorriso nella nostra gente, anche i morenti sorridono, e lei disse: questo accade quasi tutti i giorni, aspettano, sperano che un figlio o una figlia venga a trovarli. Sono feriti perché sono dimenticati – e vedete, è qui che viene l’amore.clipart florealCome la povertà arriva proprio a casa nostra, dove trascuriamo di amarci. Forse nella nostra famiglia abbiamo qualcuno che si sente solo, che si sente malato, che è preoccupato, e questi sono giorni difficili per tutti. Ci siamo, ci siamo per accoglierli, c’è la madre ad accogliere il figlio? Sono stata sorpresa di vedere in occidente tanti ragazzi e ragazze darsi alle droghe, e ho cercato di capire perché, perché succede questo, e la risposta è: perché non hanno nessuno nella loro famiglia che li accolga. Padre e madre sono così occupati da non averne il tempo. I genitori giovani sono in qualche ufficio e il figlio va in strada e rimane coinvolto in qualcosa. Stiamo parlando di pace.

Queste sono cose che distruggono la pace, ma io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molto chiaramente: “Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò. Ti ho inciso sul palmo della mano”. Siamo incisi nel palmo della sua mano, così vicini a Lui che un bambino non nato è stato inciso nel palmo della mano di Dio. E quello che mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che “Persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile, ma perfino se si potesse dimenticare, io non ti dimenticherò”. E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto. E noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti.Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla. Per questo faccio appello in India, faccio appello ovunque. Restituiteci i bambini, quest’anno è l’anno dei bambini. Che abbiamo fatto per i bambini? All’inizio dell’anno ho detto, ovunque abbia parlato ho detto: Quest’anno facciamo che ogni singolo bambino, nato o non nato, sia desiderato”. E oggi è la fine dell’anno, abbiamo reso ogni bambino desiderato?

Vi darò qualcosa di impressionante. Stiamo combattendo l’aborto con le adozioni, abbiamo salvato migliaia di vite, abbiamo inviato messaggi a tutte le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia: Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi”. Così ad ogni ora del giorno e della notte c’è sempre qualcuno, abbiamo parecchie ragazze madri. Dite loro di venire: “Noi ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino”. E abbiamo un’enorme domanda da parte di famiglie senza bambini, per noi questa è una grazia di Dio.clipart florealStiamo anche facendo un’altra cosa molto bella. Stiamo insegnando ai nostri mendicanti, ai nostri lebbrosi, agli abitanti degli slum, alla nostra gente sulla strada, i metodi naturali di pianificazione familiare. E solo in Calcutta in sei anni, nella sola Calcutta, abbiamo avuto 61.273 bambini in meno da famiglie che li avrebbero avuti, ma perché praticano questo metodo naturale di astinenza, di auto-controllo, con amore reciproco. Insegniamo loro il metodo della temperatura che è molto bello, molto semplice, e la nostra povera gente capisce. E sapete che cosa mi hanno detto? “La nostra famiglia è sana, la nostra famiglia è unita, e possiamo avere un bambino ogni volta che vogliamo”. Così chiaro, quelle persone nelle strade, quei mendicanti, e io penso che se la nostra gente può farlo tanto più potete voi e tutti gli altri che potete conoscere i metodi e i mezzi senza distruggere la vita che Dio ha creato in noi.

I poveri sono grandi persone. Possono insegnarci molte cose belle. L’altro giorno uno di loro è venuto a ringraziare e ha detto: “Voi che avete fatto voto di castità siete le persone migliori per insegnarci la pianificazione familiare”. Perché non è altro che auto-controllo per amore reciproco. E penso che abbiano detto una frase molto bella. E queste sono persone che magari non hanno niente da mangiare, magari non hanno dove vivere, ma sono grandi persone. I poveri sono persone meravigliose.clipart florealUna sera siamo uscite e abbiamo raccolto quattro persone per la strada. Una di loro era in condizioni terribili e ho detto alle Sorelle: “Prendetevi cura degli altri tre, io mi occupo di questa che sembrava stare peggio”. Ho fatto per lei tutto quello che il mio amore poteva fare. L’ho messa a letto, e c’era un tale meraviglioso sorriso sulla sua faccia. Ha preso la mia mano e ha detto solo una parola: “Grazie”, ed è morta. Non ho potuto non esaminare la mia coscienza di fronte a lei, e mi sono chiesta cosa avrei detto al suo posto. E la mia risposta è stata molto semplice. Avrei provato ad attirare un po’ di attenzione su di me, avrei detto che ho fame, che sto morendo, che ho freddo, dolore, o altro, ma lei mi ha dato molto di più. Mi ha dato il suo amore riconoscente. Ed è morta con il sorriso sul volto.

Come quell’uomo che abbiamo raccolto dal canale, mezzo mangiato dai vermi, e l’abbiamo portato a casa. “Ho vissuto come un animale per strada, ma sto per morire come un Angelo, amato e curato”. Ed è stato così meraviglioso vedere la grandezza di quell’uomo che poteva parlare così, poteva morire senza accusare nessuno, senza maledire nessuno, senza fare paragoni. Come un Angelo. Questa è la grandezza della nostra gente. Ed è per questo che noi crediamo che Gesù disse: “Ero affamato, ero nudo, ero senza casa, ero rifiutato, non amato, non curato, e l’avete fatto a me”.clipart florealCredo che noi non siamo veri operatori sociali. Forse svolgiamo un lavoro sociale agli occhi della gente, ma in realtà siamo contemplative nel cuore del mondo. Perché tocchiamo il Corpo di Cristo ventiquattro ore al giorno. Abbiamo ventiquattro ore di questa presenza, e così voi e io. Anche voi provate a portare questa presenza di Dio nella vostra famiglia, perché la famiglia che prega insieme sta insieme. E io penso che noi nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e armi, di distruggere per portare pace. Semplicemente stiamo insieme, amiamoci reciprocamente, portiamo quella pace, quella gioia, quella forza della presenza di ciascuno in casa. E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo.C’è tanta sofferenza, tanto odio, tanta miseria, e noi con la nostra preghiera, con il nostro sacrificio iniziamo da casa. L’amore comincia a casa, e non è quanto facciamo, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Sta a Dio Onnipotente. Quanto facciamo non ha importanza, perché Lui è infinito, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Quanto facciamo a Lui nella persona che stiamo servendo. Qualche tempo fa a Calcutta avemmo grande difficoltà ad ottenere dello zucchero, e non so come i bambini lo seppero, e un bambino di quattro anni, un bambino Hindu, andò a casa e disse ai suoi genitori: “Non mangerò zucchero per tre giorni, darò il mio zucchero a Madre Teresa per i suoi bambini”. Dopo tre giorni suo padre e sua madre lo portarono alla nostra casa. Non li avevo mai incontrati prima, e questo piccolo riusciva a malapena pronunciare il mio nome, me sapeva esattamente che cosa era venuto a fare. Sapeva che voleva condividere il suo amore. E questo è perché ho ricevuto tanto amore da voi tutti.

Dal momento che sono arrivata qui sono stata semplicemente circondata da amore, da vero amore comprensivo. Si percepiva come se ciascuno in India, ciascuno in Africa fosse qualcuno molto speciale per voi. E mi sono sentita proprio a casa dicevo alla Sorella oggi. Mi sento in Convento con le Sorelle come se fossi a Calcutta con le mie Sorelle. Così completamente a casa qui, proprio qui. E così sono qui a parlarvi. Voglio che voi troviate il povero qui, innanzitutto proprio a casa vostra. E cominciate ad amare qui. Siate questa buona notizia per la vostra gente. E informatevi sul vostro vicino di casa. Sapete chi sono?clipart florealHo avuto un’esperienza veramente straordinaria con una famiglia Hindu che aveva otto bambini. Un signore venne alla nostra casa e disse: “Madre Teresa, c’è una famiglia con otto bambini, non mangiano da tanto tempo. Faccia qualcosa”. Così ho preso del riso e sono andata immediatamente. E ho visto i bambini, i loro occhi luccicanti per la fame. Non so se abbiate mai visto la fame. Ma io l’ho vista molto spesso. E lei prese il riso, lo divise, e uscì. Quando fu tornata le chiesi: “Dove sei andata, che hai fatto?” Lei mi dette una risposta molto semplice: “Anche loro hanno fame”. Quel che mi colpì di più fu che lei sapeva chi sono loro, una famiglia musulmana. Lei lo sapeva. Non portai più del riso quella sera perché volevo che godessero la gioia della condivisione. Ma c’erano quei bambini, che irradiavano gioia, condividendo la gioia con la loro madre perché lei aveva amore da dare. E vedete è qui che comincia l’amore: a casa…Sono molto grata per quello che ho ricevuto. È stata un’esperienza enorme e torno in India, tornerò la prossima settimana, il 15 spero, e potrò portare il vostro amore. E so bene che non avete dato del vostro superfluo, ma avete dato fino a farvi male. Oggi i piccoli bambini hanno, ero così sorpresa, c’è così tanta gioia per i bambini che hanno fame. Che i bambini come loro avranno bisogno di amore e cura e tenerezza, come ne hanno tanto dai loro genitori. Così ringraziamo Dio che abbiamo avuto questa opportunità di conoscerci, e questa conoscenza reciproca ci ha portati così vicini. E potremo aiutare non solo i bambini indiani e africani ma potremo aiutare i bambini del mondo intero, perché come sapete le nostre Sorelle stanno in tutto il mondo.

E con questo premio che ho ricevuto come premio di pace, proverò a fare una casa per molti che non hanno una casa. Perché credo che l’amore cominci a casa, e se possiamo creare una casa per i poveri, penso che sempre più amore si diffonderà. E potremo mediante questo amore comprensivo portare pace, essere la buona notizia per i poveri. I poveri della nostra famiglia per primi, nel nostro paese e nel mondo. Per poter fare questo, le nostre Sorelle, le nostre vite devono essere intessute di preghiera. Devono essere intessute di Cristo per poter capire, essere capaci di condividere. Perché oggi c’è così tanto dolore. Sento che la Passione di Cristo viene rivissuta ovunque di nuovo. Siamo noi là a condividere questa Passione, a condividere questo dolore della gente. In tutto il mondo, non solo nei paesi poveri, ma ho trovato la povertà dell’occidente tanto più difficile da eliminare.clipart florealQuando prendo una persona dalla strada, affamata, le do un piatto di riso, un pezzo di pane, l’ho soddisfatta. Ho rimosso quella fame. Ma una persona che è zittita, che si sente indesiderata, non amata, spaventata, la persona che è stata gettata fuori dalla società, quella povertà è così dolorosa e diffusa, e la trovo molto difficile. Le nostre Sorelle stanno lavorando per questo tipo di persone nell’occidente.

Allora dovete pregare per noi affinché siamo capaci di essere questa buona notizia, ma non possiamo farlo senza di voi, lo dovete fare qui nel vostro paese. Dovete arrivare a conoscere i poveri, magari la gente qui ha beni materiali, tutto, ma penso che se noi tutti cerchiamo nelle nostre case, quanto troviamo difficile a volte sia sorriderci reciprocamente, e che il sorriso è l’inizio dell’amore. E così incontriamoci sempre con un sorriso, perché il sorriso è l’inizio dell’amore, e quando cominciamo ad amarci è naturale voler fare qualcosa. Così pregate per le nostre Sorelle e per me e per i nostri Fratelli, e per i nostri Collaboratori che sono sparsi nel mondo. Essi possono rimanere fedeli al dono di Dio, amarlo e servirlo nei poveri insieme con voi. Quello che abbiamo fatto non avremmo potuto farlo se voi non lo aveste condiviso con le vostre preghiere, i vostri doni, questo continuo dare.Ma non voglio che mi diate del vostro superfluo, voglio che mi diate finché vi fa male. L’altro giorno ho ricevuto 15 dollari da un uomo che è stato sdraiato per venti anni, e l’unica parte che poteva muovere è la mano destra. E l’unica cosa di cui gode è fumare. E mi ha detto: non fumo per una settimana, e ti mando questi soldi. Deve essere stato un sacrificio terribile per lui, ma guardate quanto è bello, come ha condiviso, e con quei soldi ho comprato del pane e l’ho dato a quelli che sono affamati con gioia da tutte e due le parti, lui stava dando e i poveri stavano ricevendo. Questo è un dono di Dio per noi poter condividere il nostro amore con gli altri. E fate come se fosse per Gesù. Amiamoci gli uni gli altri come Egli ci ha amato. Amiamo Lui con amore indiviso. E la gioia di amare Lui e amarci gli uni gli altri, diamo ora, che Natale è così vicino. Conserviamo la gioia di amare Gesù nei nostri cuori. E condividiamo questa gioia con tutti quelli con cui veniamo in contatto. E questa gioia radiosa è vera, perché non abbiamo motivo di non essere felici, perché abbiamo Cristo con noi. Cristo nei nostri cuori, Cristo nel povero che incontriamo, Cristo nel sorriso che diamo e nel sorriso che riceviamo.clipart florealFacciamone un impegno: che nessun bambino sia indesiderato, e anche che ci accogliamo con un sorriso, specialmente quando è difficile sorridere. Non dimentico mai qualche tempo fa circa quattordici professori vennero dagli Stati Uniti da diverse università. E vennero a Calcutta nella nostra casa. Stavano parlando e dicevano di essere stati alla casa per i morenti. Abbiamo una casa per i morenti a Calcutta, dove abbiamo raccolto più di 36.000 persone solo dalle strade di Calcutta, e di questo grande numero più di 18.000 hanno avuto una bella morte. Sono semplicemente andati a casa da Dio; e sono venuti nella nostra casa e abbiamo parlato di amore, di compassione, e poi uno di loro mi ha chiesto: “Madre, per favore ci dica qualcosa che possiamo ricordare”. E ho detto loro: “Sorridetevi gli uni gli altri, dedicatevi del tempo nelle vostre famiglie. Sorridetevi”. E un altro mi ha chiesto: “Sei sposata?”, e ho detto: “Sì”, e trovo a volte molto difficile sorridere a Gesù perché può essere molto esigente a volte. Questo è qualcosa di vero, ed è là che viene l’amore, quando è esigente, e tuttavia possiamo darlo a Lui con gioia.Come ho detto oggi, ho detto che se non vado in Cielo per qualcos’altro andrò in Cielo per tutta la pubblicità, perché mi ha purificata e sacrificata e resa veramente pronta ad andare in Cielo. Penso che questo sia qualcosa, che dobbiamo vivere la nostra vita in modo bello. Abbiamo Gesù con noi e Lui ci ama. Se potessimo solo ricordarci che Gesù mi ama, e ho l’opportunità di amare gli altri come Lui ama me, non nelle grandi cose, ma nelle piccole cose con grande amore, allora la Norvegia diventerebbe un nido d’amore. E quanto bello sarà che da qui sia stato dato un centro per la pace. Che da qui esca la gioia per la vita dei bambini non nati. Se diventate una luce bruciante nel mondo della pace, allora veramente il Nobel per la pace è un dono per il popolo norvegese. Dio vi benedica!8c7fdc575b1b7bcd1e673b12e85a2fcf

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La Corona Angelica e la devozione a San Michele Arcangelo di S. Francesco

f824e9ceff1257d3978a67352a4693afLa devozione all’Arcangelo Michele, soprattutto nel suo santuario di Monte S.Angelo al Gargano, dove è apparso, nel Medioevo è particolarmente forte e divulgata. Anche San Francesco d’Assisi nel 1216 passò in visita al santuario di San Michele Arcangelo, ma, non sentendosi degno di entrare nella grotta, si fermò in preghiera e raccoglimento all’ingresso, baciando ripetutamente la terra e incidendo su una pietra il segno di croce in forma di “T” (Tau), segno che ancor oggi è visibile e venerato come una reliquia del passaggio del Santo di Assisi nella Celeste e angelica Basilica (in realtà è una copia, essendo il graffito originale andato distrutto dalle “orde” napoleoniche). Presso la porta della grotta, a sinistra, fu poi eretto un altare in onore del Santo e a ricordo del suo pellegrinaggio.

imageSappiamo che per prepararsi alla festa di San Michele Arcangelo, (29 SETTEMBRE), San Francesco d’Assisi osservava una sua speciale e personale quaresima. Fu proprio durante uno di quei ritiri in onore del Santo Arcangelo che ricevette le stimmate sul monte della Verna ( il 17 settembre 1224). 

Tale QUARESIMA MICHAELITICA suole cominciarsi circa dalla fine di agosto al 28 settembre, vigilia della festa di San Michele e dei Santi Arcangeli Gabriele e Raffaele (29 Settembre). E’ un periodo di particolari preghiere e “fioretti” in onore di San Michele Arcangelo, Principe della Milizia Celeste. Qui riportiamo la Corona Angelica o Rosario di San Michele Arcangelo con le litanie e la Consacrazione.

LA CORONA ANGELICA
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Questo pio esercizio fu rivelato dall’Arcangelo Michele stesso alla serva di Dio Antonia de Astonac in Portogallo. Il Principe degli Angeli apparendo alla Serva di Dio disse che voleva essere venerato con nove invocazioni in ricordo dei nove Cori degli Angeli. Ogni invocazione doveva comprendere il ricordo di un Coro angelico e la recita di un Padre nostro e tre Ave Maria. La Corona Angelica doveva concludersi con la recita di quattro Padre nostro: il primo in suo onore, gli altri tre in onore di S.Gabriele, S.Raffaele e degli Angeli custodi. L’Arcangelo promise ancora di ottenere da Dio che colui che l’avesse venerato con la recita di questa coroncina prima della Comunione, sarebbe stato accompagnato alla sacra Mensa da un Angelo di ciascuno dei novi Cori. A chi l’avesse recitata ogni giorno prometteva la continua particolare assistenza sua e di tutti gli Angeli santi durante la vita e in Purgatorio dopo la morte. La speranza di ricevere le grazie promesse e’ stata alimentata e sostenuta dal fatto che il Sommo Pontefice Pio IX fece arricchire di numerose indulgenze questo pio e salutare esercizio.

INIZIO DELLA PREGHIERA

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Recitare il Credo.

“San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, per essere salvati nell’estremo giudizio”

1 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del celeste Coro dei Serafini, ci renda il Signore degni della fiamma di perfetta carita’.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 1 Coro Angelico.


2 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele Arcangelo e del Coro celeste dei Cherubini, voglia il Signore darci grazia di abbandonare la vita del peccato e correre in quella della cristiana perfezione.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 2 Coro Angelico.


3 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele Arcangelo e del sacro Coro dei Troni, infonda il Signore nei nostri cuori lo spirito di vera e sincera umilta’.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 3 Coro Angelico.


4 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste delle Dominazioni, ci dia grazia il Signore di dominare i nostri sensi e correggere le corrotte passioni.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 4 Coro Angelico.


5 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del celeste Coro delle Potesta’, il Signore si degni di proteggere le anime nostre dalle insidie e tentazioni del demonio.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 5 Coro Angelico.


6 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro delle ammirabili Virtu’celesti, non permetta il Signore che cadiamo nelle tentazioni, ma ci liberi dal male.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 6 Coro Angelico.


7 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste dei Principati, riempia Dio le anime nostre dello spirito di vera e sincera obbedienza.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 7 Coro Angelico.


8 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste degli Arcangeli, ci conceda il Signore il dono della perseveranza nella fede e nelle opere buone.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 8 Coro Angelico.


9 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste di tutti gli Angeli, si degni il Signore concederci di essere da essi custoditi nella vita presente e poi introdotti nella gloria dei cieli.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 9 Coro Angelico.  

ALLA FINE DELLA CORONA: Un Padre nostro a San Michele. Un Padre nostro a San Gabriele. Un Padre nostro a San Raffaele. Un Padre nostro all’Angelo Custode.

PREGHIAMO

Onnipotente, sempiterno Dio, che con prodigio di bonta’ e misericordia, per la salvezza degli uomini hai eletto a Principe della tua Chiesa il glorioso San Michele, concedici, mediante la sua benefica protezione, di essere liberati da tutti i nostri spirituali nemici. Nell’ora della nostra morte non ci molesti l’antico avversario, ma sia il tuo Arcangelo Michele a condurci alla presenza della tua divina Maesta’. Amenconsacrazione a SAN MICHELE

LITANIE DI S.MICHELE ARCANGELO

Signore, pieta’ Signore, pieta’
Cristo, pieta’ Cristo, pieta’
Signore, pieta’ Signore, pieta’
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Padre celeste, che sei Dio abbi pieta’ di noi
Figlio redentore del mondo, che sei Dio abbi pieta’ di noi
Spirito Santo, che sei Dio abbi pieta’ di noi
Santa Trinita’, unico Dio abbi pieta’ di noi
Santa Maria prega per noi
S. Michele Arcangelo prega per noi
S. Michele Principe dei Serafini prega per noi
S. Michele Ambasciatore del Signore, Dio d’Israele prega per noi
S. Michele Assessore della SS. Trinita’ prega per noi
S. Michele Preposito del Paradiso prega per noi
S. Michele chiarissima stella dell’ordine angelico prega per noi
S. Michele Mediatore delle divine grazie prega per noi
S. Michele sole splendissimo di carita’ prega per noi
S. Michele primo modello di umilta’ prega per noi
S. Michele esempio di mansuetudine prega per noi
S. Michele prima fiamma di ardentissimo zelo prega per noi
S. Michele degno di ammirazione prega per noi
S. Michele degno di venerazione prega per noi
S. Michele degno di lode prega per noi
S. Michele ministro della divina clemenza prega per noi
S. Michele duce fortissimo prega per noi
S. Michele consolatore degli sfiduciati prega per noi
S. Michele Angelo di pace prega per noi
S. Michele consolatore dei malati prega per noi
S. Michele guida degli erranti prega per noi
S. Michele sostegno di coloro che sperano prega per noi
S. Michele custode di chi ha fede prega per noi
S. Michele protettore della Chiesa prega per noi
S. Michele dispensatore generoso prega per noi
S. Michele rifugio dei poveri prega per noi
S. Michele sollievo degli oppressi prega per noi
S. Michele vincitore dei demoni prega per noi
S. Michele nostra fortezza prega per noi
S. Michele nostro rifugio prega per noi
S. Michele nostro difensore prega per noi
S. Michele duce degli angeli prega per noi
S. Michele conforto dei Patriarchi prega per noi
S. Michele guida dei Profeti prega per noi
S. Michele guida degli Apostoli prega per noi
S. Michele sollievo dei Martiri prega per noi
S. Michele letizia dei Confessori prega per noi
S. Michele custode delle Vergini prega per noi
S. Michele onore di tutti i Santi prega per noi

PREGHIAMO

O Signore, la potente intercessione del tuo Arcangelo Michele ci protegga sempre e in ogni luogo: ci liberi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

1855900

Gli Angeli di Dio, nostre guide sulla via della santità

dal libro di Padre Gilles Jeanguenin, sacerdote esorcista: “GLI ANGELI, che ci guidano nell’aldilà”, Ed. San Paolo

Quando si accenna al ministero degli Angeli presso gli uomini, si fa spesso riferimento a quelli che ci hanno preso sotto le loro ali protettrici: gli Angeli custodi. Gli Angeli ci invitano a contemplare  quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano (1Cor 2,9).

Alcuni autori (specialmente quelli moderni New Age ) hanno confuso la missione degli Angeli con una specie di copertura assicurativa multirischi: è tuttora presente il rischio di ridurre l’attività angelica a protezione specialmente sul piano materiale  (o peggio: per speculare sul futuro, “connettersi con gli angeli”, eresia spiritica New Age e qui sicuramente gli Angeli veri ci voltano le spalle, perchè solo Dio conosce e stabilisce i tempi futuri; gli Angeli ci insegnano a non angustiarci ed a fidarci dei progetti di Dio: questa smania di “investigare sul futuro”  la ispirano i servi del Maligno, gli angeli decaduti che si servono di maghi medium ed operatori dell’occulto per incatenarci alle angosce ed alle ossessioni).  

corpus-christi-weninger-04Agli Angeli non ripugnano i nostri interessi umani, però la loro funzione non può ridursi alla custodia della nostra vita materiale: gli Angeli sono prima di tutto i nostri formatori e guide sulla via della santità. 

Non bisogna dimenticare che i nostri amici celesti sono innanzitutto i nostri pedagoghi e guide spirituali: essi innalzano a Dio la nostra preghiera, Gli presentano le nostre buone opere, ci ispirano cose buone e consone alla volontà divina, ci aiutano a distaccarci dai beni temporali per disporci a ricevere le ricchezze infinite del Cielo.jesus-christ-as-incarnate-wisdom-athanasius-1-stained-glass-christ-and-angels

La grazia della salvezza proviene unicamente da Cristo, che ha salvato l’intera umanità con il proprio sacrificio sulla Croce. Gli Angeli sono subordinati all’autorità del Figlio di Dio: Gli obbediscono e Lo servono con immenso amore. Non si deve mai dimenticare che Gesù è il Signore ed il Capo degli Angeli!  La vocazione primaria degli spiriti beati è quella di contemplare lo splendore di Dio e di cantare continuamente le Sue Lodi. Senza mai interrompere la loro adorazione e preghiera, gli Angeli intervengono come messaggeri di Dio presso gli uomini. E’ ovvio che, nel portare a termine il loro compito, mostrano una fedeltà ed un amore che non hanno pari sulla terra.

“GLI ANGELI CI AMANO PERCHE’ CRISTO CI HA AMATI” dice San Bernardo di Chiaravalle (1090/1153) nel Sermone I per la festa di San Michele Arcangelo. guardian-angelGli spiriti celesti, infatti, nel vedere l’amore che Dio ha per noi, non possono che amarci come fratelli. Amiamoli e mostriamoci riconoscenti verso di loro, perchè essi si prendono costantemente cura della nostra vita corporale e spirituale. Il consiglio di San Bernardo cade a proposito: “Considerateli vostri intimi amici, gli Angeli, fratelli miei; fateli oggetto di un’assidua considerazione e stabilite un dialogo devoto con loro che vi assistono e confortano giorno e notte…Saranno gli Angeli ad accompagnare l’anima fedele: Cristo, infatti, ha affidato ai propri angeli l’incarico di custodirti ovunque andrai, in maniera che i tuoi piedi non inciampino…Essi scendono dal Cielo per consolarci, visitarci e aiutarci” (Commento al Salmo 90, Collana Patristica e del Pensiero Cristiano, Ed. Paoline, pag. 191).

Origene (185/ 254) dichiara che gli spiriti beati aiutano le anime a convertirsi, cioè a cercare Dio per conoscerLo ed amarLo sopra ogni cosa. I nostri celesti compagni partecipano delle situazioni umane e reagiscono con sentimenti: essi gioiscono e fanno festa perchè un peccatore si è ravveduto e ritorna al Signore: “Così vi dico, gli angeli di Dio fanno gran festa per un solo peccatore che si converte” (Vangelo di Luca, 15,10).

Sant’Eugenio de Mazenod (1782/1861) enumera i servizi caritatevoli che i nostri generosi amici ci offrono: “Quest’angelo custode è con noi per illuminarci, difenderci, sostenerci e condurci sulla via della salvezza. Inoltre, ci preserva dai pericoli che minacciano la nostra vita temporale, combatte per noi i demoni e ci fa vedere i loro tranelli, ci aiuta a praticare la virtù, offre a Dio la nostra preghiera, prega per noi e con noi, ci assiste nel momento temibile della morte e, dopo, conduce con allegria la nostra anima in Cielo, se essa è stata trovata fedele alle sue ispirazioni”.the-principalities-army-o

E’ stato il beato Francesco D’Estaing, vescovo di Rodez, in Francia, (1460/1529), a scrivere che gli spiriti beati assistono i sofferenti con carità e grande premura: “Gli Angeli ci consolano quando siamo nella pena, nella prova o messi a confronto con la malattia e con la morte prossima. Inoltre essi ci visitano, ci confortano, ci difendono contro lo spirito del male e, dopo averci dato la vittoria, ci accompagnano in Cielo o in Purgatorio.”

Sebbene questi esseri spirituali siano soltanto canali attraverso i quali l’amore di Dio riversa i Suoi benefici sull’umanità, “non mostriamoci ingrati verso costoro che con tanto zelo obbediscono al Signore ed accorrono in soccorso sapendoci in qualche necessità”. (San Bernardo). 

Le vie di questo mondo sono certamente costellate da tanti pericoli, ma il male peggiore tra tutti è quello di perdere la nostra anima. Il rifiutare l’amore di Dio e il disprezzare la Sua Grazia fanno dell’uomo l’avversario della propria salvezza. E’ per colpa dell’odio verso Dio che gli angeli ribelli e orgogliosi hanno perso il loro posto nel Cielo e sono decaduti e precipitati nell’inferno, che è disperazione eterna, da loro stessi voluta ed in cui vogliono trascinare anche l’umanità intera.stmike

Ubbidienti alla volontà di Dio, gli Angeli buoni volano velocemente in soccorso alla fragilità umana: Dio infatti ha mandato i Suoi Angeli ed essi “ti sosterranno con le loro mani perchè il tuo piede non abbia ad inciampare in una pietra” (Vangelo di Luca, 4, 11); e non appena saremo giunti al termine della vita, afferma San Bernardo, “essi ci solleveranno ancora sulle loro mani”.

Ecco una bella testimonianza di San Pio da Pietrelcina (1887/1968), a proposito dell’amichevole presenza dell’Angelo custode:padrepioeangelodiguidoreni

“Prendete la bella abitudine di pensar sempre a lui. Che vicino a noi sta uno spirito celeste, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, ci guida, ci protegge come un amico, un fratello, deve pur riuscire a noi sempre di consolazione, specie nelle ore per noi più tristi. Sappiate che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le vostre buone opere che compite, i vostri desideri santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata, non vi lamentate di non avere un’anima amica, a cui potete aprirvi ed a lei confidare i vostri dolori: per carità, non dimenticate questo invisibile compagno, sempre presente ad ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi” (Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario II, Corrispondenza con la nobildonna Raffaellina Cerase).

Tale presenza accanto a noi ci riempie di gioia e di gratitudine verso Dio. La Provvidenza ci avrebbe affidato a questi pedagoghi divini se non fosse per incitarci a seguire le loro buone ispirazioni e a imitare la loro carità? Essi pregano per noi e ci aiutano a progredire nel cammino verso il Signore malgrado gli alti e bassi della vita. credo2b6

L’ uomo non è sulla terra che “per popolare il Cielo”, scriveva San Francesco di Sales.

Rendiamo grazie al Padre celeste che ci ha dato simile compagno di viaggio perchè non ci smarriamo per le vie del mondo: “Ecco, io mando un angelo davanti a te per vegliare su di te nel cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Sii attento davanti a lui, ascolta la sua voce, non ribellarti a lui, perchè non sopporterà la vostra trasgressione, poichè il Mio Nome è in lui. Se tu ascolti la sua voce e farai quello che ti dirò, sarò nemico dei tuoi nemici e avversario dei tuoi avversari: poichè il mio angelo andrà davanti a te” (Esodo, 23,20 ).

Facciamo nostra la bella preghiera di Santa Gertrude al suo angelo custode:
“O Sant’Angelo di Dio, a cui sono stata data in custodia per una meravigliosa provvidenza! Ti ringrazio per i tanti soccorsi di cui hai circondato la mia vita temporale e quella ancora più preziosa della mia anima. Ti rendo grazie perchè mi assisti così fedelmente, mi proteggi così costantemente, mi difendi così potentemente contro gli attacchi dell’angelo delle tenebre. Sia benedetta  quell’ora in cui hai iniziato ad adoperarti per la mia salvezza! Il Cuore di Gesù, riempito d’ Amore per i Suoi figli, ti ricompensi per quello che hai fatto per me. O Angelo mio tutelare, provo grande rimpianto per le mie resistenze alle tue ispirazioni, per la mia poca attenzione verso la tua santa presenza e per le numerose colpe con le quali ho rattristato te, mio migliore e più fedele amico. Perdonami: non smettere di illuminarmi, di guidarmi, di riprendermi. Non abbandonarmi, neppure un solo istante, fino a quello che sarà l’ultimo della mia vita. Che la mia anima, portata sulle tue ali, trovi allora misericordia presso il suo Giudice e pace eterna tra gli eletti”.angels-hymn2

Sfatare secoli di bugie anticattoliche che non fanno onore agli storici: il nuovo libro di Rodney Stark

Lo storico e sociologo della religione più riconosciuto a livello internazionale, Rodney Stark ha deciso di scrivere Bearing False Witness: Debunking Centuries of Anti-Catholic History (“Falsa testimonianza. Sfatare secoli di storia anticattolica”), un atto d’accusa contro gli «illustri bigotti» (gli storici che non fanno onore alla storia, perchè sono in realtà anticattolici militanti), che spacciano per storia certe menzogne sulla Chiesa.

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RODNEY STARK

Lo ha scritto non per un impulso partigiano a difendere una bandiera che non è mai stata sua, dato che Stark non è cattolico, si è sempre dichiarato agnostico, dopo essere cresciuto in una famiglia luterana  in cui veniva costantemente indottrinato “sulla perversione dei cattolici”. Piuttosto «ho scritto questo libro per difendere la storia».

Sociologo della religione e professore alla Baylor University, ateneo del Texas dove dirige l’Istituto di studi sulla religione, Stark è autore di decine di titoli di successo in molti paesi del mondo (apprezzati in Italia La vittoria della ragione e La vittoria dell’Occidente, dedicati alla «negletta storia» di come sia stato proprio il disprezzato cristianesimo a produrre la libertà, il progresso e la ricchezza della nostra civiltà). In Bearing False Witness ha raccolto i dieci «miti anticattolici» in cui si è imbattuto più spesso nel corso dei suoi innumerevoli studi. Dieci menzogne e false accuse che secondo Stark hanno avuto e hanno nel pensiero comune «conseguenze troppo pervasive per essere lasciate a confutazioni sparse».

Facendo nomi e cognomi e decine di citazioni, Stark massacra nel libro quelli che lui chiama «illustri bigotti», i colleghi studiosi che invece di comportarsi come tali «hanno abbracciato avidamente» le bufale anticattoliche, essendo «così convinti della depravazione e della stupidità della Chiesa cattolica romana da non aver bisogno di cercare conferme ulteriori», sebbene qualcuno di loro dovesse essersi accorto che tante di quelle storie erano «saltate fuori dal nulla». Vedi per esempio la leggenda che vuole che Cristoforo Colombo abbia scoperto l’America nel tentativo di dimostrare con la navigazione che “la Terra è tonda e non piatta, come invece ancora credevano i cardinali spagnoli avversari della sua impresa”. Una panzana pura e semplice inventata di sana pianta nel 1828 da uno scrittore, Washington Irving, noto più che altro per avere creato il cavaliere senza testa di Sleepy Hollow, eppure rimasta «nei libri di testo e nella cultura popolare per decenni anche dopo che gli studiosi erano risaliti alle sue origini fraudolente» (in Austria e Germania nel 2009 si insegnava ancora nelle scuole).

L’ostilità degli “illustri bigotti” alla Chiesa, spiega Stark, viene da lontano. «La Riforma e le successive guerre di religione generarono aspri odii e false accuse» che «hanno resistito» nei secoli. «Troppo ancora ne rimane nella cultura popolare delle nazioni protestanti», aggiunge. E se nell’antica Roma, secondo la tesi di E. Mary Smallwood ripresa nel libro, era «l’esclusività» degli ebrei e dei cristiani a generare impopolarità e persecuzione, negli ultimi secoli «l’antagonismo del politeismo rispetto al monoteismo che motivava l’antisemitismo e l’anticristianesimo è stato sostituito dall’antagonismo laicista verso tutte le religioni che comprendano insegnamenti tradizionali e pretese di verità».

Secondo Stark «furono Voltaire e i suoi colleghi a inventare i secoli bui, e lo fecero allo scopo di poter proclamare che stavano liberando la civiltà dall’arretratezza religiosa». Mentre nella realtà un Medioevo oscurantista non è mai esistito.

Al contrario, «la chiave più importante per l’ascesa della civiltà occidentale – si legge nel libro – è stata la dedizione di tante menti brillanti alla ricerca della conoscenza. Non di un’illuminazione. Non dell’illuminismo.  Della conoscenza! E la gran parte degli scienziati erano proprio cattolici ». Per Stark è assolutamente sensato il fatto che molte di queste “menti brillanti” fossero cristiani medievali, perché, ci spiega, «il cristianesimo è una religione teologica (basata sul ragionamento intorno a Dio) che non solo è coerente con gli sforzi scientifici di spiegare il mondo, ma che ha dato vita alla scienza: la scienza non è accaduta altrove, poiché le religioni che guardavano l’universo come un mistero impenetrabile rendevano assurdo ogni sforzo scientifico». Ma nel tempo le opinioni di Voltaire e degli illuministi «furono accreditate da alcuni intellettuali che si opponevano a tutte le religioni e da molti altri che credevano erroneamente che quei filosofi stessero solo rivelando i peccati del cattolicesimo», continua lo studioso.

rodney-stark-Bearing-False-Witness-copertinaComodi pregiudizi
C’è un motivo se «oggi ormai perfino le enciclopedie popolari riconoscono che i secoli bui del Medioevo erano un mito». Significa che almeno su questa leggenda lo studio della storia ha prevalso sull’ideologia. Succede continuamente, solo che nessuno se ne accorge. Per smontare le dieci bufale storiche anticattoliche Stark stesso si appoggia sulle «opinioni prevalenti fra gli esperti qualificati», peccato che, da una parte, questi ultimi «scrivono sempre l’uno per l’altro e non si impegnano a condividere il loro sapere con il pubblico di lettori generale»; mentre, dall’altra, gli “illustri bigotti” continuano a godere di una credibilità sorprendente, almeno a livello mediatico. Anche quando le loro tesi disoneste sono state già smentite e loro stessi hanno ammesso la propria ostilità alla Chiesa.

È il caso – ricostruito nel libro – di John Cornwell, celebre autore de Il Papa di Hitler, pietra miliare della propaganda anti-Pio XII, screditato abbondantemente e ripetutamente eppure ogni volta rilanciato dalla stampa o riciclato in altri testi, errori compresi. Il fatto è che, commenta amaramente Stark, «alla stampa piacciono sempre gli scandali e le notizie negative». E poi «i media sono davvero prevenuti nei confronti della religione».

Se è vero che gli “illustri bigotti” alimentano «molto anticattolicesimo “informato”», godendo di un’immeritata copertura mediatica, come può prevalere la verità nella battaglia delle idee? Stark non ha dubbi: «Perché fidarsi dei “miei” esperti piuttosto che di quelli che hanno opinioni anticattoliche? Perché le mie opinioni si basano sul consenso di storici autorevoli e qualificati, che io cito attentamente, mentre le sciocchezze anticattoliche non hanno sostenitori qualificati». E come sono considerati, nell’ambiente accademico e dal pubblico, gli studi di Stark? «I miei libri hanno raccolto buone recensioni da parte degli studiosi. Non che mi importi davvero. Quanto al pubblico, dia un’occhiata su Amazon alle recenti recensioni di Bearing False Witness scritte dai lettori: sono sorprendentemente positive».

Nel primo capitolo,  l’autore si esercita nello smontare l’idea che «per secoli la persecuzione degli ebrei è stata giustificata [dalla Chiesa] nel nome di Dio». Un pregiudizio talmente radicato nell’immaginario collettivo che metterlo in dubbio risulterebbe quasi improponibile perfino a certi cattolici disinformati… Invece il professore della Baylor University, sulla base dei documenti storici e non certo di posizioni “papiste” precostituite, dice a Tempi di aver scoperto già molto tempo fa che, in realtà, « l’odio verso gli ebrei non è affatto una “invenzione” cattolica. Al contrario, quello che ho appreso in seguito è la larga misura con cui la Chiesa aveva protetto gli ebrei dalla violenza».

INTERVISTA A RODNEY STARK tratto da Catholic World Report

CWR: Perché i vari storici, come ad esempio Gibbons, hanno presentato gli antichi pagani come benevoli e  tolleranti verso il cristianesimo, quando le prove storiche concrete dimostrano il contrario ? Qual è stato l’effettivo rapporto tra il cristianesimo e il paganesimo nei primi secoli di esistenza della Chiesa?

Dr. Stark:  Gibbons ed altri contemporanei hanno scritto con l’intento di attaccare il Cristianesimo manipolando la storia. La verità storica è che sorprendentemente, una volta che i pagani non furono più in grado di perseguitare i cristiani, vennero praticamente ignorati dalla Chiesa e dagli imperatori e sono lentamente scomparsi.

CWR:  Le Crociate e l’ Inquisizione continuano ad essere presentate come eventi che hanno coinvolto “la barbarie cristiana e l’uccisione di milioni di persone”. Perché  quei miti sono ancora così diffusi e popolari, soprattutto dopo che gli studiosi hanno trascorso decenni a correggere e chiarire queste menzogne?

Dr. Stark:  Storici competenti hanno rivelato che le Crociate furono legittime guerre difensive e che l’Inquisizione non fu così sanguinosa e violenta. Ho il sospetto che questi miti siano invenzioni troppo preziose per il movimento anti-cattolico che non vuole arrendersi alla rivelazione dei veri fatti storici.

CWR:  Nell’affrontare il tema”Protestantesimo e Modernità”, lei ha affermato categoricamente che la tesi di Max Weber secondo cui  il protestantesimo avrebbe fatto nascere il capitalismo e la modernità è “una sciocchezza”. Quali sono i principali problemi con la tesi di Weber?

Dr. Stark:  Il problema è semplicemente che il capitalismo era completamente sviluppato e fiorente in Europa molti secoli prima della Riforma protestante.

Polemica contro Obama
Anche quando si arriva a lambire l’attualità, Stark non si fa molti problemi a rovesciare le visioni mainstream. Nel volume scrive che le prime offensive della civiltà cristiana (non della Chiesa) contro le altre religioni e le eresie avvennero nel secolo XI, quando cioè la supremazia cristiana si vide minacciata dall’espansione dell’islam. Ma è sbagliato teorizzare che oggi in Occidente stia accadendo qualcosa di analogo. Lo “scontro di civiltà” non è un frutto marcio della nostra islamofobia. Dice Stark a Tempi: «Non credo che l’Occidente cristiano stia diventando intollerante. Credo che l’Occidente non-cristiano stia diventando intollerante: in alcuni paesi europei ci sono leggi contro il cosiddetto hate speech che vietano la lettura in pubblico di alcuni passaggi della Bibbia».

Nel libro c’è poi un accenno polemico a Barack Obama, che l’anno scorso ha contribuito a diffondere la lettura anticattolica delle crociate (autentico cavallo di battaglia per Stark) dichiarando che non tutta la violenza religiosa nella storia è venuta dall’islam, e che anche i cristiani «hanno compiuto azioni terribili nel nome di Cristo». Il commento di Stark è asciutto: «Se il terrorismo proseguirà, e lo farà – ci dice – le visioni come quella di Obama saranno screditate: io sono convinto che assisteremo a una rinascita del sostegno nei confronti dell’impegno giudeo-cristiano».

E Stark, non cattolico, non battista e non più luterano, in cosa crede? «Ho perso la fede luterana quando ero un ventenne e sono rimasto senza fede (ateo mai) fino alla sessantina, quando anni passati a scrivere sulla religione mi hanno portato a concludere che il cristianesimo offre la spiegazione della vita più plausibile».

Fonti

https://www.amazon.com/Bearing-False-Witness-Debunking-Anti-Catholic/dp/1599474999

http://www.catholicworldreport.com/Blog/4766/why_is_this_noncatholic_scholar_debunking_centuries_of_anticatholic_history.aspx

Intervista a Rodney Stark: le bugie anticattoliche | Tempi.it

Indonesia. Kamikaze tenta di uccidere sacerdote cattolico: “È stato ispirato dall’attentato a padre Jacques”

Strage evitata per un soffio in Indonesia. Un aspirante kamikaze dell’Isis non è riuscito a farsi esplodere in una chiesa piena di fedeli durante la messa domenicale, riuscendo solo a ferire il parroco. Il 17enne che ieri 28 agosto 2016 ha tentato di uccidere un sacerdote mentre celebrava la Messa nella chiesa di St. Joseph a Medan (nord Sumatra) è stato ispirato dall’attentato compiuto ai danni di p. Jacques Hamel a Saint-Etienne-du-Rouvray. Lo ha dichiarato Mardiaz Kusin Dwihananto, capo della polizia di Medan, che ha aggiunto: “Dopo aver visto l’attacco terroristico in Francia su internet, il sospettato ha provato a fare la stessa cosa qui”.reuters1683786_articolo

Domenica 28 agosto 2016. Ivan Armadi Hasugian era seduto tra i fedeli durante la messa celebrata dal sacerdote cappuccino Padre Albert Pandiangan di 60 anni. Dopo aver tentato di fare esplodere un ordigno artigianale nascosto nello zaino, il ragazzo armato di coltello e di ascia si è lanciato contro il sacerdote sull’altare. P. Albert, che aveva appena finito di proclamare il Vangelo, è riuscito a schivare il colpo, rimanendo ferito in modo lieve al braccio sinistro. A quel punto i fedeli hanno bloccato l’attentatore, consegnandolo alla polizia.

Ivan Armadi Hasugian ha ricevuto alcune ferite al volto e alla schiena a causa del cattivo funzionamento dell’ordigno.  La bomba che aveva nello zaino non è esplosa, ma ha solo preso fuoco.

Gli agenti hanno requisito tutti gli oggetti appartenenti all’attentatore, fra cui lo zaino, il coltello e un biglietto con il logo di ISIS con la scritta araba “La ilaha illalla”, che significa “non c’è altro Dio all’infuori di Allah”.bom-gereja-medan-senjata

La polizia di Medan ha aggiunto che il movente del gesto potrebbe essere la promessa di una ricompensa da 10 milioni di rupie fatta al ragazzo da due uomini non identificati.

Ivan Armadi Hasugian avrebbe incontrato queste persone alcuni giorni prima dell’attacco. Diversi testimoni presenti in chiesa riferiscono di aver visto due persone fuggire dal luogo sacro quando l’esplosione della bomba è fallita.

L’Indonesia è il più grande Paese musulmano al mondo per numero di credenti e la maggioranza della sua popolazione pratica un Islam moderato, ma negli ultimi anni ha visto l’emergere di gruppi fondamentalisti ed è stata obiettivo di una raffica di attacchi terroristici, il più grave dei quali è stata la strage di Bali nel 2002, in cui morirono 202 persone.

Fonti

http://www.asianews.it/notizie-it/Un-17enne-tenta-di-uccidere-un-sacerdote:-%E2%80%9C%C3%88-stato-ispirato-dall%E2%80%99attentato-a-p.-Jacques%E2%80%9D-38420.html

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/28/indonesia_attacco_ad_una_chiesa,_ferito_un_sacerdote/1254195

Il vero significato della frase “Ama e fa’ ciò che vuoi”: solo Cristo è Amore e Verità, non il relativismo.

28 agosto  Memoria liturgica di SANT’AGOSTINO, vescovo d’Ippona e Dottore della Chiesa.
http://www.santiebeati.it/dettaglio/24250

«Ama e fa’ ciò che vuoi»: è una delle frasi più famose e più citate di S.Agostino. Pochi però sanno in quale contesto essa si trovi e che cosa significasse nelle intenzioni dell’autore e la interpretano secondo il loro capriccio. Il contesto è l’interpretazione della Prima lettera di Giovanni, alla quale il vescovo d’Ippona dedicò un ciclo di dieci omelie, le prime otto predicate dal 14 aprile (domenica di Pasqua) al 21 aprile (ottava di Pasqua) del 407. Ecco allora l’invito:

«AMA E FA’ CIO’ CHE VUOI (Dilige et quod vis fac)»: NON UN’ ESALTAZIONE DEL SENTIMENTALISMO E DEL CAPRICCIO PERSONALE, BENSI’ UN’ESORTAZIONE ALLA RESPONSABILITA’ PER IL BENE DEL PROSSIMO.

“Ama e fa’ ciò che vuoi ” è il contrario del “Fa’ ciò che vuoi”, dogma dei satanisti e occultisti: volutamente, Aleister Crowley, considerato il padre del satanismo moderno, coniò questo dogma, eliminando dalla famosa frase di S.Agostino la parola più importante, “Ama”. GESU’ E’ IL VERO AMORE, Deus caritas est (1 Giovanni 4).

Qual’è la sintesi della dottrina di Crowley ? “Fa’ quello che vuoi!”:

è l’esatto opposto di quello che Gesù ci insegna con le Parole (sia fatta la Tua volontà, mio cibo è fare la volontà del Padre) e con la Vita (nel Getsemani: Non la mia ma la Tua volontà). E con la voglia di fare quello che vogliamo noi ci dobbiamo fare i conti tutti i giorni. La vera forza di Satana oggi è il relativismo, che ci porta a relativizzare tutto, non c’è più un confine fra bene e male, sono io che lo stabilisco. Il male ha alla base il peccato di orgoglio, di voler essere il dio della propria vita. S.Agostino ci esorta a non abbassare mai la guardia. E Benedetto XVI papa emerito disse in una famosa omelia : “Anche le possibilità del male sono aumentate e si pongono come tempeste minacciose sopra la storia. (…) Noi da soli siamo troppo deboli per sollevare il nostro cuore fino all’altezza di Dio. Non ne siamo in grado. Proprio la superbia di poterlo fare da soli ci tira verso il basso e ci allontana da Dio”. (Benedetto XVI, Omelia per la Domenica delle palme, 17 aprile 2011)san-agostino1
Quando faccio la mia volontà (e per quante volte abbia visto come sia fallimentare, sono sempre tentato di farla), finisco inesorabilmente nel rovente abbraccio del diavolo. Il “Fa’ quello che vuoi”, portato alle sue estreme conseguenze, conduce alla morte. Ecco il passo in cui il sinistro Aleister Crowley, nel suo Liber Legis lo spiega:

Non c’è altro dio che l’uomo.

1 – l’uomo ha diritto di vivere secondo la sua stessa legge – di vivere come vuole: di lavorare come vuole: di giocare come vuole: di riposare come vuole: di morire quando e come vuole

2 – l’uomo ha diritto di mangiare quello che vuole: di bere quello che vuole: di stare dove vuole: di muoversi come vuole sulla faccia della terra

3 – l’uomo ha diritto di pensare quello che vuole: di dire quello che vuole: di scrivere quello che vuole: di disegnare, dipingere, scolpire, e così via, modellare, costruire come vuole: di vestirsi come vuole

4 – l’uomo ha diritto di amare come vuole – “Prenditi tutto l’amore che vuoi, quando, dove e con chi vuoi”

5 – l’uomo ha diritto di uccidere coloro che volessero negargli questi diritti

Quest’ultima frase ci rivela il vero volto del satanismo e di chi abbocca al suo amo più efficace: “fai quello che vuoi”….. è LA PORTA DELLA MORTE. L’AMORE TOTALE DI CRISTO E’ LA PORTA DELLA VITA.

AMA E FA’ CIO’ CHE VUOI
La frase in questione si trova nell’omelia 7, predicata sabato 20 aprile del 407 d.C.

Agostino sta commentando i versetti 4-12 del capitolo 4 dell’epistola giovannea, un passaggio cruciale del testo sacro, lì dove Giovanni afferma solennemente che «DIO E’ AMORE » e che «in questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio […] come vittima di espiazione per i nostri peccati».

Nel consegnare suo Figlio al sacrificio della croce, Dio ha dunque rivelato ciò che Egli è, ossia Amore. Anche Giuda, potrebbe obiettare qualcuno, ha consegnato Gesù alla morte, ma il suo fu tradimento; forse che anche Dio ha tradito Suo Figlio? No, risponde Agostino, perché il medesimo atto cambia di valore a seconda dell’intenzione con cui viene compiuto: nel caso di Dio, si trattava di amore, nel caso di Giuda di tradimento.
Così, anche noi dobbiamo anzitutto porre alla base del nostro agire l’amore per il prossimo; in questo modo, ad esempio, sgridare potrà essere un atto d’amore (come succede tra padre e figlio), mentre al contrario essere gentili senza amore potrebbe essere solo un comportamento interessato (come tra mercante e cliente).

Riportiamo qui sotto parte del testo integrale della stupenda omelia agostiniana, RILEGGIAMOLA, FACCIAMO NOSTRE QUESTE SANTE PAROLE.

VOI, O MIEI FIGLIOLI, GIA’ SIETE DA DIO E L’AVETE VINTO (1 Gv 4, 4): chi avete vinto se non l’ANTICRISTO?
Poco prima Giovanni aveva affermato: Chiunque dissolve Gesù Cristo e afferma che Egli non è venuto nella carne, non proviene da Dio (1 Gv 4, 3). Vi abbiamo spiegato, se ricordate, come tutti coloro che violano la carità negano che Gesù Cristo sia venuto nella carne. Non c’era bisogno che Gesù arrivasse in terra se non a causa della carità.

Egli ci raccomanda quella carità di cui parla Lui stesso nel Vangelo: Nessuno può aver maggior amore di chi dà la vita per i suoi amici (Gv 15, 13). Il Figliuolo dell’uomo avrebbe mai potuto dare per noi la Sua vita, senza rivestirsi della carne, nella quale potesse morire? Chi dunque viola la carità, qualunque cosa dica con la lingua, nega con la sua vita che Cristo è venuto nella carne; ed egli è un anticristo, dovunque si trovi, in qualsiasi luogo sia entrato.

Che cosa dice Giovanni a quelli che sono cittadini della patria alla quale sospiriamo? Voi lo avete vinto. Come l’hanno vinto? Perché Colui che sta in voi è più grande di colui che è nel mondo (1 Gv 4, 4).

Perché costoro non attribuissero alle proprie forze la vittoria e non venissero vinti dall’arroganza che è frutto di superbia (il diavolo vince chi riesce a rendere superbo) ma conservassero, secondo il Suo volere, l’umiltà, che cosa dice loro? Lo avete vinto. Chiunque sente dire: avete vinto, alza la testa, si pavoneggia, e vuole essere lodato. Ma non esaltarti, considerando invece Chi in te ha vinto. Perché hai vinto?
Perché Colui che sta in voi è più grande di colui che è nel mondo. Sii umile !
È un bene per te che Lui ti diriga e Lui stesso guidi il cammino. Se non avessi Lui seduto in sella, potresti alzare la testa, potresti dar calci: ma guai a te, che resteresti senza un reggitore; perché questa libertà ti conduce alle belve per essere da loro divorato.

Dice l’apostolo Paolo:
L’amore di Dio è diffuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5, 5); e da qui comprendiamo che è lo Spirito Santo l’AMORE. È esso, infatti, quello Spirito Santo, che i cattivi non possono ricevere; è esso la fonte di cui la Scrittura dice: Abbi una sorgente d’acqua in tua esclusiva proprietà e nessun estraneo la usi con te (Prv 5, 16-17).

Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto:
AMA E FA’ CIO’ CHE VUOI; sia che tu taccia, taci per amore;
sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il Bene.

In questo sta l’Amore. In ciò si è manifestato l’Amore di Dio in noi: che Dio mandò il Figlio Suo Unigenito in questo mondo, affinché noi viviamo per mezzo Suo. In questo è l’Amore, non nel fatto che noi abbiamo amato, ma nel fatto che Lui stesso ci ha amati. Noi non abbiamo amato Lui per primi: infatti Egli per questo ci ha amati, perché Lo amassimo. E Dio mandò il Figlio Suo quale propiziatore per i nostri peccati: propiziatore, sacrificatore. Egli immolò la vittima per i nostri peccati. Dove trovò la vittima? Dove trovò quella vittima pura che voleva offrire? Non la trovò e offrì Se Stesso. Carissimi, se Dio così ci amò, dobbiamo anche noi amarci vicendevolmente (1 Gv 4, 9-11).

Verso la fine dell’omelia Agostino torna a ricordare ai suoi ascoltatori che l’Amore non è buonismo ed acquiescenza verso i propri capricci , ma espressione di una magnanimità che solo da Dio deriva e che solo a Lui possiamo chiedere. Un amore che ci rende veri, e veramente liberi: 92e0mhfSe volete conservare la carità, fratelli, innanzitutto non pensate che essa sia avvilente e noiosa; non pensate che essa si conservi in forza di una certa mansuetudine, anzi di remissività e di negligenza. Non così essa si conserva. Non credere allora di amare il tuo servo, per il fatto che non lo percuoti; oppure che ami tuo figlio, per il fatto che non lo castighi; o che ami il tuo vicino allorquando non lo rimproveri; questa non è carità, ma trascuratezza.

Sia fervida la carità nel correggere, nell’emendare… Non voler amare l’errore nell’uomo, ma l’uomo; Dio infatti fece l’uomo, l’uomo invece fece l’errore. Ama ciò che fece Dio, non amare ciò che fece l’uomo stesso…Anche se qualche volta ti mostri crudele, ciò avvenga per il desiderio di correggere. Ecco perché la carità è simboleggiata dalla colomba che venne sopra il Signore. Quella figura cioè di colomba, con cui venne lo Spirito Santo per infondere la carità in noi. Perché questo? Una colomba non ha fiele: tuttavia in difesa del nido combatte col becco e con le penne, colpisce senza amarezza. Anche un padre fa questo; quando castiga il figlio, lo castiga per correggerlo…ma è senza fiele. Tali siate anche voi verso tutti… Chi è quel padre che non dà castighi? E tuttavia sembra che egli infierisca. L’amore infierisce, la carità infierisce: ma infierisce, in certo qual modo, senza veleno, al modo delle colombe e non dei corvi”. 

http://www.augustinus.it/italiano/commento_lsg/omelia_07.htm

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“Abbiamo perso tutto ma non il coraggio della fede”: i miracoli d’amore ed il coraggio di “angeli del soccorso” nell’ora del dolore.

dercole-1Fin dalle prime ore dell’alba del 24 agosto 2016, il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni d’Ercole si è recato nelle zone colpite della sua diocesi. Appena sentita la scossa, ha preso la macchina in piena notte e si è recato subito nel luogo della sua diocesi più colpito dal terremoto: Pescara del Tronto. Arrivato lì, buio e grida. Poi con le luci dell’alba, la scena di un paese completamente raso al suolo come un “bombardamento che ha distrutto tutto”.

“La solidarietà è molta e per la verità anch’io mi sono messo ad aiutarli, perché ho visto uno di questi ragazzi sotto le macerie. Direi che c’è tanta tristezza, tanta disperazione e tanta solidarietà, tutte insieme. Questa è la vita…E’ importante che i pastori siano presenti fra la loro gente. C’è la collaborazione di tutti e insieme a me si sono messi a scavare anche alcuni sacerdoti. Ha scavato con me il direttore della Caritas e poi sono arrivati adesso anche alcuni frati, che abbiamo accolto e che stanno lavorando.

Oggi 27 agosto i funerali di Stato. Le foto dei bambini accanto alle loro bare sono l’immagine più commovente dei funerali di 35 delle quasi 300 vittime del terribile terremoto che ha ferito il cuore dell’Italia. Un dolore che, sottolinea anche il vescovo D’Ercole, non sembra aver risposta. Dolore, dunque, commozione, ma anche compostezza, una testimonianza di dignità che colpisce. Significativo il luogo dei funerali: la palestra di Ascoli, uno spazio che richiama immediatamente l’allegria di ragazzi che giocano e che, invece, oggi è il luogo del dolore, dell’ultimo commosso saluto ad una madre, un padre, un figlio.

D’Ercole: e adesso che si fa? La domanda che rivolgiamo anche a Dio
Dolore e sgomento. Anche un vescovo, ammette mons. D’Ercole durante l’omelia, si pone angosciato delle domande di fronte ad una tragedia simile, domande che non può non rivolgere al Signore:

“Questa notte, preparandomi a parlare a voi e a tutte le persone convenute, ho rivolto questa domanda a Dio: ‘E adesso che si fa?’. Gli ho presentato l’angoscia di tante persone, e gli ho detto: ‘Signore, ma queste persone che hanno perso tutto, che sono state strappate alla loro famiglia, che sono state sventrate dal terremoto, ora che fai? Che fai?”.

Abbiamo perso tutto, ma non il coraggio della fede
Anche Giobbe, prosegue il vescovo, richiamando la Prima Lettura, era un uomo giusto che sembra abbandonato da Dio, ma anche nel momento più duro non smette di rivolgersi a Lui:

“Se appena voi guardate oltre le lacrime, voi scorgerete qualcosa di più profondo. Anche voi con me oggi, potete testimoniare che il terremoto, con la sua violenza, può togliere tutto – tutto! – eccetto una cosa: il coraggio della fede”.

Nel corso dell’omelia per le vittime del sisma ad Ascoli il vescovo D’Ercole ha citato Guareschi e un episodio in cui don Camillo fa una predica dopo un’alluvione: i cittadini si rivolgevano a Dio e chiesero il perché di quella tragedia. D’Ercole ha ricordato quindi le parole di don Camillo: “Le acque escono tumultuose dal letto del fiume e tutto travolgono: ma un giorno esse torneranno placate nel loro alveo e ritornerà a splendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete perso la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa”.

Il vescovo, sottolinea, è un padre e per questo deve stare in mezzo alla gente, soprattutto quando soffre. Un’esperienza, ricorda, che ha già vissuto nel dopo terremoto dell’Aquila quando era vescovo ausiliare. Oggi anche mons. Petrocchi, pastore del capoluogo abruzzese, devastato dal terremoto del 2009 è presente come anche il sindaco della città, Cialente. La fede, sottolinea ancora mons. D’Ercole, è la scialuppa di salvataggio in un mare in tempesta.

Le nostre campane torneranno a suonare, Dio non ci abbandona
Racconta dunque del Crocifisso presente nella palestra, recuperato proprio da mons. D’Ercole in una chiesa distrutta ad Arquata. Proprio poco distante da quella chiesa, racconta commosso il vescovo, i vigili del fuoco ritrovano due bambine abbracciate tra loro, due sorelle: una ce l’ha fatta, l’altra è morta stringendo a sé la sorella, come a farle da scudo dalla morte che l’ha strappata via:

“Amici, le torri campanarie dei nostri paesi, che hanno dettato i ritmi dei giorni e delle stagioni, sono crollate, non suonano più. Ma un giorno, esse continueranno a suonare, riprenderanno a suonare; e sarà il giorno della Pasqua. ‘Al tuo Dio, don Giovanni, importa nulla se noi moriamo?’, mi ha detto un giorno. Dio – sì, è vero – pare tacere. Le nostre sembrano delle chiamate che non hanno risposta. Dio però – lo so, lo sento – è un padre; e un padre non può mai rinnegare la sua paternità”.

La fede ci aiuterà a superare il terremoto
Mons. D’Ercole si rivolge in particolare ai giovani, li esorta a non avere paura, ad avere speranza nella ricostruzione:

“I sismologi tentano in tutti i modi di prevedere il terremoto, ma solo la fede ci insegna come superarlo. La fede, la nostra difficile fede, ci indica come riprendere il cammino. E io ve lo indico con due immagini: con i piedi per terra e il volto rivolto verso il Cielo”.

Ora non abbandonateci, noi non perderemo il coraggio
Il vescovo di Ascoli ha quindi ringraziato il Papa, i vescovi,(La CEI ha stanziato un milione di euro per i terremotati)  le istituzioni, i volontari, tutti coloro che hanno stretto in un abbraccio le comunità sconvolte dal terremoto. Ha invitato le istituzioni a non abbandonare i terremotati. Un impegno che lui stesso prende come pastore del suo gregge:

“Diversi di voi mi hanno detto: ‘Non ci abbandonare’. Per quanto mi riguarda, finché vivrò, non vi abbandono. Non abbiate paura. Non abbiate paura di gridare la vostra sofferenza. Ne ho vista tanta, ma mi raccomando: non perdete il coraggio, perché solo insieme potremo ricostruire le nostre case e le nostre chiese!”

Sono ore di dolore, sono anche ore d’amore e di coraggio, che brillano di abbracci umanitari, di solidarietà fraterna, di aiuto autentico, nelle quali, ai demoni cattivi dell’inefficienza, della corruzione e dell’ingordigia, che sono i veri attori del recente disastro nel Lazio, nelle Marche e nell’Umbria, solo apparentemente naturale, si contrappongono gli angeli del soccorso e del bene, le migliaia di persone impegnate con straordinario e allo stesso tempo ordinario eroismo nelle operazioni di ricerca e di recupero dei fratelli e delle sorelle in umanità rimasti sepolti, vivi o senza più respiro, sotto le macerie del terremoto, che nella notte di mercoledi 24 agosto è arrivato improvviso a sconvolgere Amatrice, Accumuli e Pescara del Tronto, l’Italia tutta.

Sono i vigili del fuoco, i militari del’Esercito e dell’Aeronautica, gli operatori della Protezione civile, i volontari della Croce Rossa e del Soccorso Alpino, e non solo. Oltre 5400 persone, tra cui molti cittadini comuni, parenti di sangue o della famiglia umana, anche “stranieri, che non avevano mai vissuto gli effetti di un terremoto”, accorsi a donarsi senza risparmio, con eroismo di cuore e di fatica, ai limiti del martirio d’amore. Tra loro anche sei vigili del fuoco dello Stato più piccolo al mondo, la Citta del Vaticano, mandati da Papa Francesco per fare sentire l’abbraccio della Chiesa agli amatriciani, i più colpiti.

Sul web gira un video in queste ore, con il titolo appunto “Gli angeli del soccorso”: un doveroso riconoscimento a chi cammina “in cima a cumuli di macerie” per portare la luce della speranza, la forza della comunione fraterna, la gioia del non essere soli e abbandonati al buio dei rottami di edifici crollati e di vite ferite. “Si calano giù dall’elicottero”, “si arrampicano su edifici spezzati”, “spostano rovine in cerca di persone ancora in vita”, “scavano a mani nude”, dice il testo. Le loro mani sono le mani di Dio che s’intrecciano a quelle di chi è colpito dalle calamità naturali o da eventi traumatici esistenziali ed è tentato dalla disperazione o perfino di scagliarsi contro un Cielo che appare troppo lontano e indifferente. Grazie a loro, a questi angeli umani, umanissimi, si comprende il significato autentico dell’espressione biblica: “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò”. Il loro volto è il volto di Dio, il loro sorriso è il sorriso di Dio, la loro forza è la forza di Dio, il loro respiro affannato è il soffio d’amore del Padre, la loro ombra sulle macerie è il tocco gentile del Cielo sulla Terra scossa dal dolore.

Sono, questi eroi del quotidiano, l’orgoglio e il vanto di una umanità troppo spesso umiliata da ominicchi e quaquaraqua che agiscono soltanto per soddisfare interessi personalissimi, scialacquando il patrimonio spirituale che centinaia di migliaia di secoli di vita terrena avrebbero dovuto rendere ricco e solido. Ai dilapidatori di umanità in stili di vita egoistici, individualistici e materialistici, si contrappongono pacificamente, con l’energia eccezionale della testimonianza, gli angeli del soccorso, coloro che operano nel silenzio per dare la risposta di Dio, concreta, ai lamenti dolorosi degli esseri umani.

Così, in un miracolo d’amore, l’urlo ancestrale che si ripete dall’alba della storia umana lì dove accade il male: “Dov’è Dio?”, si trasforma nella domanda, più giusta e mite: “Io, dove sono?”. Angeli o demoni siamo anche noi, esseri umani, sulla Terra. Sta a noi scegliere da che parte stare.    

Fonti : In Terris

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/24/sisma_mons_dercole_disperazione_ma_anche_solidariet%C3%A0/1253353

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/27/funerali_sisma_d%E2%80%99ercole_con_l%E2%80%99aiuto_di_dio_ci_rialzeremo/1254033

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/08/27/sisma-vescovo-cita-guareschi-omelia-don-camillo-su-alluvione_bfbcb287-1714-478e-8ec3-261b63cead10.html

 

Isis e i bambini addestrati dal Male: settarismo e manipolazione mentale

Il video del bambino kamikaze a Kirkuk, fermato dalla polizia.Sotto la maglietta, una cintura esplosiva.

22 agosto 2016. Gli agenti curdi lo hanno scoperto e immobilizzato. Ha solo 12 anni. Indossa la maglia col numero 10 di Messi, il campione del Barcellona. Un paio di taglie più grandi della sua. Sotto la maglietta, la polizia di Kirkuk, capitale del Kurdistan iracheno, scopre una cintura esplosiva. Gli agenti riescono a fermare il giovanissimo kamikaze prima che si faccia saltare in aria all’interno di una moschea sciita.  Come mostrano le immagini diffuse dai media curdi, i due agenti tengono le braccia del ragazzo e aspettano per più di 20 minuti, fino a quando gli artificieri riescono a disinnescare il giubbotto. Secondo la polizia di Kirkuk, il giovane kamikaze ha confessato più tardi di essere stato addestrato e inviato in missione dal padre. Poco prima della sua cattura, un altro ragazzo si è fatto esplodere nel quartiere di Wasit. Era il fratello del dodicenne arrestato, che ha rivelato alla polizia di essere un rifugiato da Mosul. Sabato sera, un bambino più o meno della stessa età è stato l’autore della strage (più di 50 morti e 70 feriti) avvenuta in una festa di matrimonio curdo a Gaziantep, nella Turchia meridionale. Lo sposo è un esponente dell’ Hdp, il partito filo-curdo. Lo scrive la Bbc online. Lui e sua moglie erano arrivati a Gazantiep dal villaggio curdo di Siirt, più a est, per sfuggire agli scontri armati tra ribelli e militari. Il ritardo di molti ospiti al ricevimento ha impedito che il bilancio della strage fosse ancora più pesante, riferiscono i media locali. Gli sposi sono rimasti feriti, ma non sono in pericolo di vita.
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Kirkuk è una città multietnica, ricca di petrolio, sulla quale i peshmerga curdi hanno consolidato il controllo nella speranza di poterla integrare formalmente con il territorio amministrato dal governo autonomo del Kurdistan. Le milizie curde portano avanti contro i miliziani del ‘califfo’ una guerra senza quartiere e, ancora di recente, hanno avuto un ruolo determinante nella riconquista della strategica città siriana di Mambij.

Non è una fantasia cinematografica, ma una realtà quella dell’uso sempre più frequente di baby kamikaze già utilizzati negli attentati terroristici in Medio Oriente, ma anche in Nigeria dove il gruppo fondamentalista Boko Haram da sempre usa piccoli attentatori suicida, uno su cinque ha meno di 15 anni. Ora i bambini sono diventati anche un piccolo esercito del ‘Califfato’. Degli 89 attacchi suicidi compiuti da minorenni, almeno una decina di questi avevano tra gli otto e i nove anni.

Li chiamano i Leoncini di Abu Bakr Al Baghdadi, il Califfo di Isis : il loro giovane cervello è facilmente plasmabile così li si manipola mentalmente, vengono cresciuti a mitra e a ideologia della jihad dell’ISIS, per combattere chiunque non si sottometta al Califfato, contro gli ‘infedeli occidentali’ e all’occorrenza i bambini diventano  bombe umane, messi in mostra in centinaia di video di propaganda del terrore. Il più piccolo ha solo  quattro anni. Molti vengono reclutati in Europa insieme all’intera famiglia con la quale partono per la Siria: dove arrivano da ogni parte del mondo.

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Khaled Sharrouf e figli, il boia australiano di Isis

Dall’Australia con moglie e figli è arrivato Khaled Sharrouf, che ha mostrato i suoi bambini, da lui addestrati, che imbracciano il kalashnikov e le teste mozzate, in una serie di selfie pubblicati sui social. Crescono spietati come adulti ma sono pur sempre bambini e fa impressione vedere il 12enne fermato nel Kurdistan iracheno con indosso una cintura esplosivo maldestramente nascosta sotto la maglietta del calciatore Messi che gli viene tolta sotto il suo sguardo terrorizzato. E il bambino turco che ha ucciso 51 persone tra cui anche molti bambini e un neonato di tre mesi, forse non sapeva che quella cintura che gli avevano messo addosso avrebbe mietuto vittime tra cui suoi coetanei. Sembra infatti che il dispositivo fosse telecomandato a distanza e fatto esplodere all’insaputa di chi lo portava. Se non indottrinati, i bambini infatti non scelgono la guerra.

I terroristi “giocano” con l’anima dei bambini, peraltro spesso imbottiti di droghe oltre che di idee malsane di potere e nichilismo.

E il Male prende corpo nelle sue forme più terribili: odio, droga, denaro, sopraffazione, morte, disperazione che passano per mani innocenti. E’ questa la vera guerra che si sta combattendo, ed è la più difficile.

 

Lukas: autobiografia di un giovane ex satanista in Germania

Libro Testimonianza autobiografica di Lukas: Lukas, Quattro anni all’inferno, Ed TEA, 1999.

All’inizio e alla fine del libro è riportata la testimonianza del sacerdote cattolico don Jurgen Hauskeller, che ha conosciuto e seguito Lukas per aiutarlo nel cammino di  liberazione dalla setta satanista in cui era finito, e la testimonianza della responsabile di un gruppo antisette internazionale e che ha una sede anche in Germania, che conosce bene Lukas, pseudonimo di un ex satanista che oggi aiuta i fuoriusciti dalle sette, ma che per molto tempo è vissuto in anonimato e sotto scorta, perchè braccato dagli ex “confratelli”.

PREMESSA  da Il culto di Satana oggi, di don Jurgen Hauskeller: QUANDO SI SA, NON SI PUO’ PIU’ FAR FINTA DI NON SAPERE

“Il satanismo è un frutto deviato della nostra società occidentale, è il rovesciamento della mentalità biblica e dell’azione liturgica e sacramentale della Chiesa di Cristo una e santa e cattolica. 

La lettura riflessiva di questo libro potrà impressionare, ma è la realtà di centinaia di migliaia di persone, in prevalenza ADULTI in ogni nazione, mentre in tutto l’Occidente, cosiddetto civilizzato, siamo già a qualche milione di adepti.

Sottovalutare questo fenomeno sta già portando a terribili conseguenze.

Abbiamo oggi una sottocultura dell’ideologia del satanismo fatta di video, opere letterarie e musica, indirizzata soprattutto ad un pubblico di giovanissimi, che nel periodo dello sviluppo spirituale e intellettuale, essendo alla ricerca del senso della vita, possono facilmente essere plasmati per divenire strumenti perfetti dell’organizzazione segreta, tanto segreta all’esterno come all’interno della sua struttura gerarchica. Struttura tenuta unita dal ricatto, dall’odio e dalla paura e dal tornaconto personale (sesso, denaro, droga, potere e impunibilità senza limiti). Paura certissima e reale, della infallibile impunibilità dell’organizzazione e della impossibilità di sfuggirle. La quasi capillare presenza dei gruppi satanisti nella maggior parte dei nostri comuni è purtroppo dimostrata da alcuni fatti di cronaca nera legati al satanismo, dove gli/le omicidi/e improvvisati/e vengono catturati/e, ma nulla si riesce mai a sapere dei leader del gruppo, in nessun caso. La cronaca purtroppo, non ci può parlare dei riti collettivi con orge e sacrifici di animali, di cosa avviene durante la profanazione di chiese e cimiteri, e tutto quello che comporta. Purtroppo,  i crimini e gli omicidi sono presenti anche quando il satanismo è in una forma iniziale. Anche in questo stadio iniziale e poco professionistico, questi gruppi sono sempre potenzialmente pericolosi.

Da una ricerca condotta nel 1994 – dall’Istituto di psicologia dell’Università di Friedrich Schiller di Jena, risulta, in base ad un questionario che il 35,3% degli studenti ha avuto esperienze pratiche nel campo dell’occultismo (cartomanzia, pendolino, sedute spiritiche) mentre l’1% ha avuto esperienze con le messe nere. La situazione non dovrebbe essere molto diversa da altre parti della Germania e del mondo “civilizzato”. Il fascino della magia, la forza d’attrazione delle cattive azioni, un’ideologia che garantisce forza, esige durezza ed esalta la violenza come strumento che rappresenta una realtà eccitante e misteriosa, sono tutti fattori che esercitano su certi giovani un grande potere d’attrazione. In Germania esiste una forte organizzazione dedita al culto di Satana, che strutturata sotto forma di logge, simile a quelle massoniche, e gode di una fitta rete di collegamenti internazionali. Il livello di segretezza dei gruppi satanisti è assoluto, di solito chi decide di uscirne deve fare i conti con la quasi certezza di essere ucciso o di vedere uccisi i suoi più cari parenti per ritorsione. Lo stato di diritto avanza richieste molto esigenti in fatto d’elementi di prova, vittime e testimoni, ed è per questo che finora i tentativi di perseguirli sono falliti.  Disinformazione, indifferenza e impreparazione a confrontarsi con una realtà così terribile, vanno di pari passo. Certo vi sono singoli casi che suscitano scalpore, ma poi tutto cade nell’oblio. Solo in Inghilterra, dietro dibattito parlamentare si è avuta l’istituzione di una commissione speciale di Scotland Jard.   E’ necessario un personale specializzato sia di polizia, che di magistratura per arginare e contrastare questo che rappresenta uno dei più inquietanti fenomeni contemporanei.

Siamo di fronte ad una setta con ramificazioni mondiali ed il cui vertice piramidale è negli Stati Uniti di America, dove i satanisti hanno uno status giuridico e pagano le tasse.

L’indottrinamento e la propaganda mediatica, l’isolamento dal contesto sociale, il crimine, lo stupro, le orge, l’omicidio rituale sono realtà intrinseche. La distruzione del cristianesimo e dell’umanesimo è il conseguente obiettivo.

Dall’analisi di questo libro si evince come le comunità sataniste più fiorenti si trovino in Germania, Francia, Inghilterra e in America, dove gli adepti più zelanti, si recano per fare il tirocinio, Lukas fu predestinato o a diventare sacerdote o a morire.

E’ impressionante conoscere le statistiche delle persone che scompaiono nel nulla, non è assurdo ritenere – dalla testimonianza sconcertante di questo documento – che un numero impressionante di persone può essere stata vittima di questa potentissima, internazionale e ricchissima organizzazione segreta. Molti sono uccisi, solo perché venendo a conoscenza di un amico satanista hanno cercato di distoglierlo e hanno tentato di aiutarlo ad uscire dall’organizzazione.

La risoluzione di queste problematiche non può essere mai affrontata se non da potenti organizzazioni governative. Certi omicidi, inoltre, devono essere commessi per dimostrare d’essere degni di un avanzamento nell’organizzazione, che dispone di mezzi economici e di coperture a tutti i livelli della società civile, politica, militare così come tra l’altro è per la massoneria.”20101219_maghi

LA STORIA AUTOBIOGRAFICA DI LUKAS

Lukas è il finto nome, di copertura, con cui si fa chiamare nel libro un ragazzo di 19 anni che ha fatto parte in Germania di una setta satanista potente e violenta. Quando scrive il libro ha 21 anni. È un ragazzo che aveva scelto di vivere in un riformatorio quando ancora era minorenne per allontanarsi dal suo patrigno che lo picchiava. Aveva una sorella, che durante i giorni liberi andava a trovare. Aveva anche una fidanzata e una vecchia amica.

Tutto comincia quando, a 15 anni, in una discoteca gli si accosta un suo vecchio amico di infanzia,Peter, che non vedeva da tempo e che lo invita ad una seduta spiritica. Accetta, perché si stava annoiando. Ma non lo porterà a giocare con la tavoletta Ouija, ma in una riunione di una setta satanista. Era un capannone abbandonato nella periferia della sua città. C’era gente incappucciata, candele, un altare con simboli satanisti, una croce rovesciata e delle catene, per immobilizzare una persona. Ebbe paura, voleva fuggire. Ma quando il sacerdote-capo gli si accostò, gli ordinò di bere da un calice che conteneva sangue per liberarlo dal suo “essere cristiano”. Era circondato da 4 guardie del corpo, che lo costrinsero a bere. Restò lì per ore a seguire la “messa nera” in latino, come gli altri, e alla fine il sacerdote minacciò di morte lui e i suoi familiari e amici se il sabato dopo non si fosse ripresentato. Lukas comincia così il suo calvario nella setta. Non trovando una via di uscita, accetta di adattarsi alla setta, non sapendo quello che avrebbe dovuto fare. Sapendo che le donne dei membri della setta dovevano necessariamente farne parte, decise di tagliare con la sua fidanzata, per non farla entrare nella setta. La umiliò, la insultò. E non si fece più sentire da lei.

La setta voleva renderlo totalmente dipendente, e voleva far scomparire in lui ogni sentimento, ogni forma di compassione, ogni traccia di bene, per poter diventare vero discepolo di Satana. Questo avvicinamento a Satana per la setta comportava 6 prove da superare. Man mano che si superavano, si entrava a far parte di una cerchia più interna della setta.

La prima prova consistette nel picchiare a sangue uno sconosciuto. Lo fece. E durante la messa nera, in cui fu esaltato davanti agli altri membri, dovette staccare a morsi la testa ad un criceto vivo ed ingoiarla. Ogni volta doveva vincere la repulsione per ciò che gli veniva ordinato di fare, perché sentiva di non avere altra scelta. Alla fine della “messa” venne legato su dei binari. Restò lì circa un’ ora quando sentì i fischi del treno e vide in lontananza una luce avvicinarsi. Svenne. Al risveglio gli stavano tatuando del simboli satanici sul corpo e gli dicono che tutto era stato un trucco psicologico per provare la resistenza dei nuovi adepti. In quel periodo dovette continuare a bere sangue, che comprava da un macellaio.satanismo_calabria_627_x_430

Durante una messa nera, ricevettero la visita di un capo di una setta americana; alla fine della celebrazione, Lukas riuscì a “leggergli” nel pensiero la frase: “Io credo in Satana, sono un demonio”; in Lukas cominciò a farsi forte il desiderio di scappare, e l’uomo glielo lesse nel pensiero e gli disse: “Se te ne vai morirai, ma fino alla morte conoscerai un’infelicità senza fine”. È una frase che, dice Lukas, gli ritornerà da allora spesso in mente.

Neanche l’idea del suicidio era realizzabile, perché se l’avesse fatto, un suo familiare o un suo amico sarebbe finito sull’altare dei sacrifici.

Il solstizio d’estate (il 24 giugno) era una delle date più importanti. Ci fu una messa nera, durante la quale molti sacerdoti venuti da fuori si unirono ad una donna incatenata all’altare. Alla fine fu uccisa. Ma durante la celebrazione Lukas e un altro non resistettero. Lukas girò lo sguardo e l’altro svenne. Per questo furono puniti in modo orribile. Un giorno fu punito con la morte un membro della setta che più volte aveva avuto rapporti con donne estranee alla setta e frequentato dei cristiani.

La seconda prova consistette nel picchiare a sangue la sua più cara amica, l’unica rimastagli dopo che aveva lasciato la fidanzata. Sotto gli occhi delle guardie del sacerdote satanista, la picchiò ai fianchi e allo stomaco, fino a lasciarla per terra. Preso da fortissimi rimorsi, però, la cercò negli ospedali, ma lei spaventata non volle più vederlo. Era incinta ed aveva perso il bambino e non poteva più averne. È il rimorso più grande che oggi perseguita ancora Lukas.

Per un periodo, Lukas fu inviato insieme a Peter in America per seguire un corso di “istruzione” in un’altra setta. Per due settimane dovevano restare nell’albergo a studiare le regole del satanismo e partecipare la sera alla messa nera. In America, scrive Lukas, ogni messa nera si concludeva con un sacrificio umano, di gente senza tetto o sbandati attirati con qualche scusa o persone conosciute in giro. Aveva solo due ore di libertà. Lì fece esperienza di quale forza possono avere i capi sui membri. Un giorno ebbe la visita del capo americano. Lo fece stendere su un letto e cominciò a parlargli con calma, in inglese anche se lui non capiva. Erano passate alcune ore. Poi il leader satanista americano se ne andò. Quando Peter tornò, gli mostro una foto che lo ritraeva mentre faceva un rituale sessuale con due donne. Il leader satanista gli aveva tolto la capacità di ricordare e gli aveva fatto fare ciò che lui voleva.

Al ritorno in Germania dovette superare la terza prova: uccidere un agnello durante un rito, estraendogli il cuore. Il leader della setta gli insegnò come farlo.

Intanto aveva conosciuto in una discoteca due ragazzi, un fratello e una sorella; erano diventati amici e con loro per la prima volta si era confidato. I due volevano aiutarlo, ma lui si rifiutava e non diceva loro delle minacce di morte che gli aveva lanciato il leader della setta. Un giorno i due fratelli gli dissero che dovevano partire per l’America e che l’avrebbero portato con loro. Ma tre giorni prima uno dei due,il ragazzo, viene trovato morto. Lukas verrà a sapere che era stato eliminato dalla setta, perchè Lukas si era confidato con lui….ma alla sorella Lukas non lo dirà mai e non la rivedrà più, perché lei partirà da sola per l’America.

Il suo amico Peter gli confida che aveva tentato una volta di fuggire. Aveva cambiato città. Ma lo avevano trovato e lo avevano punito. Gli impressero dei segni sul corpo, simbolo del tradimento, ma non lo uccisero. Peter si era fermato alla terza prova perché non trovava il coraggio di uccidere una persona, il cognato, come il capo aveva ordinato.

Dopo alcuni mesi Lukas viene rimandato in America per seguire un nuovo corso, su come uccidere un essere umano e torturarlo durante un rito. Lì in spiaggia conosce una ragazza: si innamorano, ma per non rischiare che fosse uccisa, la tiene lontana e riparte senza darle modo di rintracciarlo. Prima di partire Lukas dovette assistere ad una messa nera in cui fu sacrificato un bambino.

Gli capiteranno molte altre volte gli episodi di vuoti di memoria come quello accaduto in America, dopo i quali non ricorderà che cosa aveva fatto per un paio di ore.

Non riusciva a dormire e per farlo doveva bere spesso. Si svegliava di soprassalto, con la paura addosso, dopo aver fatto un incubo ricorrente: vedeva attorno a sé sangue, cadaveri e un uomo con un coltello che si avvicinava ad una donna e glielo infila tra le costole. Poi si guardava intorno, lo notava e gli si avvicinava alzando il coltello. A quel punto si svegliava.

Durante un messa nera si era accorto che un altro lo stava tenendo d’occhio, perché avrebbe dovuto tenere lo sguardo fisso sul sacerdote. Lukas venne punito ed escluso per tre settimane dagli incontri. Dovrà però guardarsi tutte le videocassette delle messe nere a cui non aveva partecipato.

Un giorno vengono a prenderlo per prepararsi alla quarta prova: uccidere una ragazza di sedici anni durante una messa nera. Nei giorni seguenti decide di farla finita con la setta: non poteva uccidere una persona. Rimase nascosto in casa per due settimane, ma alla terza lo presero per strada. Si giustificò dicendo che era ubriaco, e, solo perché era stato fino ad allora un discepolo perfetto, il leader satanista gli credette. Ma doveva vedere le videocassette delle messe saltate. Il videoregistratore era stato però confiscato dal responsabile dell’istituto, in cui Lukas viveva. In quel caso le regole della setta prevedevano che bisognava infliggersi punizioni, qualora si fossero saltati i comandi del leader. E le guardie del capo satanista, che lo tenevano d’occhio intorno all’istituto, avrebbero dovuto vederlo. Per autopunirsi, si stese nudo su un letto di vetri rotti. Quando entrò il responsabile dell’istituto che aveva sentito i rumori e lo scoprì, Lukas  lo minacciò con una scheggia. Fu chiamata la polizia e per paura di finire in commissariato (dove la setta aveva un membro) Lukas cercò di mostrarsi di nuovo ragionevole. Lo rilasciarono.

Ma il giorno dopo i responsabili dell’istituto erano infuriati. Allora decise di confidarsi e di dire tutto. Fu difficile credergli, ma alla fine lo fecero e gli trovarono un’altra sistemazione, con la custodia di altri due assistenti. Gli imposero di liberarsi di tutto il materiale satanista che aveva in camera e frequentare un centro di consulenza per le vittime delle sette. All’inizio parlava molto poco con i consulenti, ma quando si tenne una riunione con altri ragazzi vittime di altre sette Lukas cominciò ad aprirsi.

Intanto quelli della setta avevano trovato la sua nuova casa. E per farglielo capire imbrattavano le pareti esterne con simboli satanici, o gli facevano recapitare un cuore o un topo morto.

I consulenti del centro vittime delle sette gli impiantarono in camera una linea telefonica per poter chiamare la polizia. Si misero d’accordo per vegliarlo di notte a turno. Alla fine Lukas riusciva a prendere sonno solo con un coltello in mano. Ma cominciava a sentirsi un problema per tutti. Decise di suicidarsi, ma fu scoperto. Allora in cucina prese due coltelli e si precipitò fuori dove si appostavano le guardie del sacerdote. Ma fu bloccato dai responsabili dell’istituto, che a quel punto gli proposero di farsi ricoverare in una clinica psichiatrica, anche per sfuggire alle ritorsioni della setta. Erano passati 5 mesi, ed altri 5 li trascorse in una clinica lontana. Lì conobbe una ragazza, la sua attuale compagna. Si trasferirono in un’altra città. Peter non l’ha più rivisto, ma ha voluto scoprire che fine avesse fatto. Si arrischiò a chiamare la sorella, che gli disse che se n’era andato senza lasciare traccia. Peter è considerato “uno scomparso”.

Per molto tempo, continuano a tormentarlo incubi e la paura di essere trovato. Non frequenta luoghi affollati, si è fatto cancellare i tatuaggi che la setta gli aveva fatto, ma moltissime cicatrici gli sono rimaste, perciò non frequenta piscine. In auto tiene una pistola e non esce mai senza un coltello, non per uccidere ma per uccidersi nel caso dovesse essere trovato. Nel sonno spesso cade in trance, parla in latino, si colpisce da solo, tenta di gettarsi dalla finestra, e nessuno riesce a svegliarlo. Il giorno dopo non ricorda niente. La ragazza dorme spesso per terra per non essere colpita. Ma soprattutto è perseguitato da senso di colpa per il male e le sofferenze che ha procurato.

Il libro si conclude con una nota di Lukas di alcune righe, intitolata “Avvertimento ai miei ex confratelli” e dice: “Per motivi di sicurezza ho depositato presso vari notai tutti i nomi che conosco, tanto di vivi quanto di morti, oltre alle indicazioni di località. Qualora a me, ai miei parenti o ai miei amici dovesse accadere qualcosa che possa sembrare una vendetta da parte dei seguaci di Satana, i notai hanno istruzioni di aprire le buste e di dare inizio alle indagini”. Nella postfazione parla la responsabile del centro di consulenza antisette, la quale spiega il graduale ma risolutivo percorso spirituale di Lukas che, grazie al sacerdote cattolico ed ai consulenti che lo hanno seguito per anni, è riuscito a liberarsi ed a guarire interiormente. Oggi Lukas fa da consulente lui stesso, testimoniando ad altre persone che è possibile venire fuori da una setta.

In Germania alcune grosse sette conosciute sono la Fraternitas Saturni e la Church of the Final Judgement che hanno sedi a Francoforte, Berlino, Amburgo, Monaco, Friburgo e Lubecca. La Church of the Final Judgement ha raccolto un grande numero di adepti soprattutto in California ed ha influenzato la setta del serial killer Charles Manson.st_michael_7902g

 

La devozione a Maria S. Madre di Cristo è sempre esistita dalle prime comunità cristiane

Testimonianze delle prime comunità cristiane sul culto mariano.

L’apologetica ha molte cose da dire riguardo la Vergine Maria. Sapete che la dottrina cattolica sulla Madonna, il culto che la Chiesa e i cattolici rendono alla Madre di Dio, le verità dogmatiche che La riguardano e che i cattolici sono tenuti a credere vengono contestate, tutte o in parte, dal mondo protestante e dai Testimoni di Geova.
 Secondo costoro, la Chiesa altera la verità del Vangelo quando afferma e insegna che ogni cristiano è chiamato a venerare la Madre di Dio, a pregarla, a crederLa mediatrice tra Dio e gli uomini di tutte le grazie.
 Per loro, la venerazione della Madre di Dio nasconde o diminuisce il vero culto che si deve prestare soltanto a Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo (per i protestanti), o che è solo Padre (per i Testimoni di Geova).
 Naturalmente, ogni cattolico, e ogni apologeta, trae spunto da queste contestazioni per approfondire le ragioni della sua fede e per rispondere punto per punto alle accuse.
 Ci serviremo, per questa esegesi, di un opuscolo di Padre Tornese dedicato alla “Madonna contestata” e integrerò quanto scrive Padre Tornese con informazioni e dati che traggo dalla preziosissima  Enciclopedia Cattolica, che ho esaminato alla voce “Maria”. Chiederemo alla storia di indicarci che cosa pensavano i primi cristiani della Madre di Dio. Vogliamo sapere se anch’essi veneravano Maria, come noi cattolici oggi. O se, al contrario, hanno “ragione” protestanti e Testimoni di Geova.
Sgomberiamo subito il campo da ogni confusione di carattere dottrinale e spieghiamo bene che cosa intende la dottrina cattolica per culto mariano, per culto prestato alla Vergine Maria.
Il culto di Maria viene definito “iperdulia”. È un termine che significa prestare un onore speciale, superiore all’onore che si deve ai santi.
 Perché un cattolico presta alla Vergine Maria un onore speciale? La risposta è semplice: a causa della sua singolare eccellenza, della sua eccezionale e singolare dignità, perché è la Madre di Dio ed è la Regina di tutti i santi.
 Chiarito che cosa si intende per venerazione di Maria, non possiamo più cadere nel tranello che ci tendono i Testimoni di Geova, quando accusano noi cattolici di “adorare” Maria. I cattolici non adorano Maria, adorano solo Dio. I cattolici venerano Maria, che è cosa ben diversa dall’adorare.
Protestanti e Testimoni di Geova contestano il culto a Maria, insegnato dalla Chiesa cattolica. Per la verità, va detto che molti di loro portano un certo rispetto per la Madre di Gesù, ma non comprendono come sia possibile prestarLe culto.
 Torniamo alla nostra domanda: per quale ragione noi cattolici prestiamo un culto a Maria, veneriamo la Vergine Madre di Dio. In primo luogo: la ragione per la quale i cattolici venerano Maria si trova nel Vangelo. Ivi è raccontato, in modo illuminante, che l’angelo Gabriele e santa Elisabetta hanno rivolto a Maria parole piene di venerazione profonda.
L’angelo Gabriele e santa Elisabetta hanno trattato Maria con autentica venerazione. Dunque noi cattolici – lo ricordino Protestanti o Testimoni di Geova – quando veneriamo Maria non facciamo altro che imitare l’angelo Gabriele e santa Elisabetta.maxresdefault2
 Conosciamo le parole che l’angelo rivolge a Maria, ricordate da san Luca: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” . Dunque, quando noi cattolici veneriamo la Madonna pregando l’Ave Maria, non facciamo altro che ripetere il saluto dell’angelo.
 Proseguiamo. Conosciamo le parole che santa Elisabetta rivolge a Maria quando la Madre di Gesù va a trovarla, parole anch’ esse riportate dal Vangelo di san Luca: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” (Lc 1 ,42). Vedete bene che quando veneriamo la Madonna pregando l’Ave Maria, noi cattolici altro non facciamo che aggiungere, al saluto angelico, le parole di santa Elisabetta.
 E se ci pensiamo bene! qui delle due; l’una: o queste parole, piene di venerazione, queste affermazioni dell’angelo e di santa Elisabetta erano sbagliate – e allora bisogna concludere che l’angelo inviato da Dio e santa Elisabetta hanno sbagliato, e ha sbagliato anche san Luca, perché non ha contestato quelle parole – oppure quelle parole erano appropriate, erano doverose e allora facciamo bene noi cattolici a ripeterle, a venerare la Madre di Dio pregando l’Ave Maria, imitando l’angelo Gabriele e santa Elisabetta.
In secondo luogo: i cattolici invocano Maria, la credono capace di intercedere presso Dio, le rivolgono preghiere chiedendole di intervenire presso suo Figlio per ottenete i favori di Dio.
Protestanti e Testimoni di Geova contestano questo potere di intercessione della Vergine Maria, contestano che Maria sia Mediatrice tra i cristiani e Dio. Per loro, questa sarebbe una invenzione della Chiesa cattolica e un allontanamento dal Vangelo.
 Quali ragioni, quali motivi abbiamo noi cattolici per sostenere, giustificare e difendere dalle contestazioni la verità del potere di intercessione di Maria?
 Rispondiamo semplicemente. La prima ragione, come sempre, sta nel Vangelo. Per chi lo sa leggere, l’episodio del primo miracolo di Gesù, compiuto a Cana di Galilea, riportato dal Vangelo di san Giovanni, è illuminante, esemplare e chiarissimo.
Durante il banchetto nuziale, al quale era stato invitato anche Gesù, viene a mancare il vino e Maria interviene, intercede, fa da mediatrice tra gli invitati a nozze e Gesù stesso.
 E che cosa succede? Succede che Gesù dice a sua Madre che non è ancora giunta la sua ora, quindi che non aveva in conto di manifestare il suo potere, ma, per l’intercessione di Maria, che si era rivolta a suo Figlio, Gesù rimedia: l’acqua viene trasformata in vino.
 Dunque, quando noi cattolici chiediamo l’intercessione di Maria non facciamo altro che chiedere alla Madre di Dio di fare ciò che ha fatto a Cana, è cioè di rivolgersi a suo Figlio per i nostri bisogni.
 Qui si potrebbe chiedere a Protestanti e a Testimoni di Geova di spiegarci dove sbagliamo noi cattolici, quando chiediamo a Maria di comportarsi come si è comportata a Cana, ottenendo da suo Figlio Gesù un vero miracolo.
Ma l’apologetica può ricordare anche altre ragioni per giustificare la verità cattolica. Infatti, se passiamo dalla Sacra Scrittura alla storia, vediamo che anche i cristiani dei primi secoli invocavano Maria, La pregavano, consapevoli del suo potere di intercedere presso Dio.
 La storia, dunque, conferma la verità cattolica sul culto a Maria.483x309
Pensate che la più antica e famosa preghiera rivolta a Maria, SUB TUUM PRAESIDIUM, è stata trovata in un papiro egiziano, copto, che secondo molti studiosi risale al 111 dopo Cristo, quindi in epoca antichissima. Ed è una preghiera, una richiesta di intercessione rivolta dai primi cristiani alla Vergine Maria.
Ascoltiamo questa preghiera antichissima:
“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”.
 Dunque, se noi cattolici invochiamo Maria e le chiediamo di intercedere presso Dio, di proteggerci e di liberarci dai pericoli, facciamo quello che hanno sempre fatto i veri cristiani, dalle origini e fino ai nostri giorni.
In terzo luogo, noi cattolici prestiamo culto a Maria cercando di imitarne le virtù. Questo culto è fondato sulla specialissima e singolare santità di Maria, che l’angelo ha chiamato “Piena di Grazia”.

La storia offre conferme. Se visitate le catacombe di Priscilla, a Roma, le catacombe dove si radunavano i primi cristiani, troverete una rappresentazione che risale al III secolo dove si vede bene la figura di un vescovo che, nell’atto di imporre il sacro velo ad una vergine cristiana, le addita come modello Maria, che è lì dipinta col bambino Gesù in braccio.

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CATACOMBE DI PRISCILLA, ROMA: LA PIU’ ANTICA IMMAGINE DI MADONNA CON GESU’ BAMBINO
 Come vedete, i primi cristiani erano convinti che la Vergine Maria fosse un esempio da imitare, specialmente da coloro che sceglievano la verginità consacrata come stile di vita al servizio di Dio.
La storia conferma che i cattolici, venerando Maria e cercando di imitarla non inventano niente di nuovo, ma ripetono ciò che i veri cristiani hanno sempre fatto.
 Proseguiamo nella nostra riflessione. Nella storia della Chiesa, il Concilio di Efeso dell’anno 431, ricopre una tappa importante. È il Concilio nel quale la Chiesa proclama solennemente Maria come “Madre di Dio”.
 Il Concilio era stato convocato per contrastare la tesi del Patriarca di Costantinopoli Nestorio, che non riconosceva questo titolo a Maria. Se tuttavia teniamo presente che il Concilio di Efeso venne celebrato in un edificio dedicato a Maria, risulta dimostrato che anche prima di quel Concilio il culto a Maria era praticato nella Chiesa.
Noi cattolici dobbiamo respingere come storicamente infondata la tesi che il culto di Maria sarebbe cominciato proprio con il Concilio di Efeso.
 Se torniamo nelle catacombe di Priscilla, sulla via Salaria a Roma, possiamo osservare un epitaffio, cioè un’iscrizione che generalmente si poneva sulla tomba di un defunto, posto davanti al loculo di un morto di nome Vericundus. Il nome di questo defunto è tracciato su due tegole tra loro unite, che chiudono il loculo.
Bene, fra queste due tegole, proprio sulla calce che le unisce, spicca, dipinta probabilmente dalla stessa mano che tracciò il nome del defunto, una “M” e secondo la nota studiosa Margherita Guarducci questa “M” rappresenta Maria.
 Il nome di Maria veniva così inserito nel nome di Vericundus per augurare al defunto la protezione della Vergine Maria nel mondo ultraterreno, nell’al di là.
 Ora, tenete presente che questo epitaffio risale al II secolo e ci dimostra come fin dai tempi della Chiesa antica i veri cristiani – come facciamo oggi noi cattolici – affidavano anche a Maria l’anima del defunto. Ma vedete bene, con questo esempio, che 300 anni prima del Concilio di Efeso si invocava Maria a protezione delle anime dei defunti. coemeterium-maius-orante-xp(FOTO: lunetta del Cimitero maggiore a Roma del sec. IV, dove Maria nell’atteggiamento dell’orante, tiene il piccolo Signore Gesù davanti a sé ed è fiancheggiata dai monogrammi cristologici che, solitamente affiancati all’alfa e omega, diventano simbolo della divinità di Gesù. E’ colei che secondo la profezia di Isaia presenta al mondo l’incarnazione del Verbo).
Ma andiamo avanti. Nel famoso “muro G”, che conteneva le ossa dell’ apostolo Pietro identificate da Margherita Guarducci, sono state trovate molte scritte, databili all’inizio del IV secolo, quindi antichissime.
 Ora, tra questi graffiti, che venivano incisi per impetrare ai cristiani defunti la felicità del Paradiso, si trova molte volte una acclamazione di vittoria di Cristo, di sua Madre Maria e dell’apostolo Pietro. Vi è persino un graffito in cui il nome di Maria appare per intero e non abbreviato, come si usava fare in antichità. Questo vuol dire che i Cristiani dei primi secoli associavano alla vittoria di Cristo la vittoria di Maria e del principe degli apostoli.
 Capite bene che attribuendo a Maria la vittoria sul demonio noi cattolici crediamo ciò che i primi cristiani hanno sempre creduto e che ci è testimoniato da preziosissimi documenti storici.
 Non solo. A dimostrazione che il culto di Maria è antichissimo nella Chiesa, si può dire che risulta ormai certo che prima del Concilio di Efeso, dell’anno 431, furono istituite varie feste in onore di Maria, a Betlemme, Gerusalemme e a Nazareth.
Una solennità mariana esisteva a Costantinopoli, prima del Concilio di Efeso: sembra autentico un discorso di san Proclo, patriarca di Costantinopoli nell’anno 429, nel quale si fa cenno chiarissimo ad una solennità della Vergine Maria. Dunque, prima del Concilio di Efeso, Maria veniva festeggiata anche liturgicamente.
Troviamo preghiere bellissime rivolte a Maria, di Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant’Ambrogio, san Gerolamo e di sant’Agostino.
Come si vede, la Vergine Maria era venerata, e a Lei si rivolgevano preghiere, fin dall’antichità.
 La devozione a Maria non nasce con il Concilio di Efeso dell’anno 431, ma è sempre stata presente nella Chiesa, fin dalle origini, fin dai primi secoli.
 Come possiamo dubitare che i cristiani non abbiano messo in pratica quelle parole così profonde, pronunciate da Maria e tramandate dal vangelo di san Luca: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”?
 Ecco, noi cattolici pregando e venerando Maria non facciamo altro che obbedire al Vangelo che ci dice di chiamare, di considerare, di credere “beata” Maria, la Madre di Gesù.
 Vorrei concludere questa conversazione dedicata alle ragioni e alle prove del culto mariano, praticato fin dai tempi della Chiesa primitiva, rivolgendo l’attenzione proprio a Nazareth, cioè alla località dove l’angelo Gabriele rivolse a Maria il famoso saluto: “Ave piena di Grazia”.
Perché rivolgiamo l’attenzione a Nazareth? Perché proprio in questo luogo santo, dove oggi sorge la famosa Basilica dell’Annunciazione, si sono trovate prove antichissime del fatto che i cristiani pregavano la Vergine Maria, proprio come facciamo oggi noi cattolici.
 In una colonna antichissima, forse del II, massimo del III secolo, è stata trovata un’iscrizione in lingua greca, che è stata scritta da una pellegrina la quale, in ginocchio (così scrive), “sotto il luogo sacro di Maria” ha inciso il proprio nome e quello dei suoi cari, per affidarli alla Madonna.
 Abbiamo così la prova che a Nazareth, già nel II, massimo nel III secolo, i cristiani affidavano alla protezione di Maria se stessi e i propri cari. In quella iscrizione, oltretutto, la pellegrina dice di avere eseguito i riti e le preghiere prescritte; o di avere ornato religiosamente l’immagine di Maria (qui il testo greco autorizza l’uno e l’altra interpretazione).
 Traggo questa informazione preziosissima, grazie alla quale sappiamo che in età antichissima, a Nazareth, i cristiani pregavano Maria con riti e preghiere, da un opuscolo, intitolato:
“La chiesa primitiva nei ricordi di Nazareth”, che ho comprato proprio a Nazareth in occasione del mio viaggio di nozze.
 E non solo. Contemporaneamente alla scoperta di questa importantissima e antichissima iscrizione, ne veniva trovata un’altra, sempre del II, massimo del III secolo, che porta la testimonianza sicura del culto mariano che i cristiani prestavano a Maria.
In questa iscrizione si può leggere chiaramente il saluto angelico:

“Ave Maria” (in greco antico Chaire Maria,”Rallegrati o Maria”). L’espressione ripete il saluto alla Vergine dell’angelo Gabriele; e afferma in sostanza la fede dei primi cristiani nella maternità divina di Maria. È senza dubbio la più antica invocazione alla Madonna, rinvenuta nella casa stessa dove secondo la tradizione visse la Vergine Maria. Questo antichissimo graffito, antecedente di qualche secolo al concilio di Efeso che renderà ufficiale il culto a Maria, smentisce le fantasiose costruzioni di alcuni studiosi i quali affermavano che esso sarebbe stato derivato da un culto a una divinità femminile pagana (vedi in merito Padre Bellarmino Bagatti, Nazaret nell’archeologia. Storia di Gesù, Rizzoli, vol. I, pag. 79ss.)

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Nel cerchio bianco, il celebre graffito greco XH MARIA: “Chaire Maria”, il saluto dell’Angelo Gabriele a Maria
La storia, i documenti, le prove, le testimonianze danno ragione ai cattolici che, venerando Maria, pregandola, chiedendole aiuto e intercessione presso Dio, fanno ciò che hanno sempre fatto tutti i veri cristiani, dalle origini ai nostri giorni.
Gianpaolo Barra, direttore de “il Timone”
IL TIMONE – Gennaio/Febbraio 2003 (pag.64-65-66)