Santa Madre Teresa: “L’aborto è una guerra diretta, un diretto omicidio. Se una madre non vuole il suo bambino, lo dia a me, perchè io lo amo”.

madre-teresa-e-labortoMadre Teresa al conferimento del Premio Nobel per la pace, 1979: «L’aborto è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisca a me di uccidere te e a te di uccidere me. Noi combattiamo l’aborto con l’adozione. Se una madre non vuole il suo bambino, lo dia a me, perché io lo amo». Così si esprimeva Madre Teresa di Calcutta indicando nell’aborto il più grave pericolo per la pace del mondo, perché è un attentato all’umanità intera.

Madre Teresa di Calcutta è stata proclamata Santa, Domenica 4 settembre 2016, alle 10, in piazza San Pietro. Fu proprio Papa Francesco, lo scorso 15 marzo, a firmare il decreto di canonizzazione durante un concistoro ordinario. Il miracolo attribuito alla religiosa attiene ad una guarigione di un tumore al cervello di un giovane brasiliano, oggi 42enne, approvata dal Pontefice come straordinaria e immediata.
«Siamo convinti che sarà un grande evento», ha dichiarato Maria Luisa di Ubaldo, membro del direttivo nazionale del Movimento per la Vita «Da tutta Italia – ha aggiunto – stiamo ricevendo numerose adesioni. Per noi volontari del Movimento è un evento importante, ricorderemo una grande donna che con il Suo esempio ci ha insegnato a metterci al servizio del “più povero tra i poveri, IL BAMBINO NON NATO”, dandogli voce». 
http://www.prolife.it/2016/08/24/il-movimento-per-la-vita-celebra-madre-teresa-di-calcutta/

O Maria,icona-madonna-della-tenerezza
aurora del mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato
di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere,
di uomini e donne vittime di disumana violenza,
di anziani e malati uccisi dall’indifferenza
o da una presunta pietà.
Fa che quanti credono nel tuo Figlio
sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo
il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo
come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine
in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo
con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà,
la civiltà della verità e dell’amore.
A lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.

Lettera Enciclica Evangelium Vitae
San Giovanni Paolo II

Qui di seguito riproponiamo il discorso tenuto da Madre Teresa a Oslo, l’11 dicembre 1979, al conferimento del Nobel per la Pace. È un discorso che rimane di una attualità sorprendente, nell’indicare l’aborto come la principale minaccia alla pace, e anzi è anche profetico rispetto al destino della nostra società. Ma è un discorso importante anche per un altro motivo, di metodo. Davanti a un consesso laicista, interessato soltanto alla sua opera per i poveri, Madre Teresa con grande semplicità e con grande autorevolezza ha parlato di Cristo. Rileggendo queste parole si comprende cosa significhi testimoniare la fede in qualsiasi circostanza.

Poiché ci troviamo qui riuniti insieme penso che sarebbe bello per ringraziare Dio per il Premio Nobel per la Pace che pregassimo con una preghiera di San Francesco d’Assisi che mi sorprende sempre molto. Noi diciamo questa preghiera ogni giorno dopo la Santa Comunione, perché è molto adatta a ciascuno di noi, e penso sempre che quattro, cinquecento anni fa quando San Francesco d’Assisi compose questa preghiera dovevano avere le stesse difficoltà che abbiamo oggi, visto che compose una preghiera così adatta anche a noi. Penso che alcuni di voi ce l’abbiano già, dunque pregheremo insieme.

Ringraziamo Dio per l’opportunità che abbiamo tutti insieme oggi, per questo dono di pace che ci ricorda che siamo stati creati per vivere quella pace, e Gesù si fece uomo per portare questa buona notizia ai poveri. Egli essendo Dio è diventato uomo in tutto eccetto che nel peccato, e ha proclamato molto chiaramente di essere venuto per portare questa buona notizia. La notizia era pace a tutti gli uomini di buona volontà e questo è qualcosa che tutti vogliamo, la pace del cuore, e Dio ha amato il mondo tanto da dare suo Figlio – è stato un dono – è come dire che a Dio ha fatto male dare, perché ha amato tanto il mondo da dare suo Figlio, e lo dette alla Vergine Maria, e Lei allora che cosa fece? Appena arrivò nella sua vita, fu subito ansiosa di darne la buona notizia, e appena entrò nella casa di sua cugina, il bambino – il bambino non ancora nato – il bambino nel grembo di Elisabetta, sussultò di gioia. Era un piccolo bambino non ancora nato, fu il primo messaggero di pace. Riconobbe il Principe della Pace, riconobbe che Cristo era venuto a portare una buona notizia per me e per te. E se non fosse abbastanza – se non fosse abbastanza diventare uomo – Egli morì sulla Croce per mostrare quell’amore più grande, e morì per voi e per me e per quel lebbroso e per quell’uomo che muore di fame e per quella persona nuda nelle strade non solo di Calcutta ma dell’Africa, e New York, e Londra, e Oslo – e insistette che ci amassimo gli uni gli altri come Lui ci ha amato.clipart florealLo abbiamo letto molto chiaramente nel Vangelo: “Amatevi come io vi ho amato, come io vi amo, come il Padre ha amato me così io amo voi”, e tanto più forte il Padre lo ha amato, tanto da donarcelo, e quanto ci amiamo noi, noi pure dobbiamo donarci gli uni agli altri finché non fa male. Non è abbastanza per noi dire: “Amo Dio, ma non amo il mio prossimo”. San Giovanni dice che sei un bugiardo se dici di amare Dio e non il prossimo. Come puoi amare Dio che non vedi se non ami il prossimo che vedi, che tocchi, con cui vivi? Così è molto importante per noi capire che l’amore, per essere vero, deve fare male. Ha fatto male a Gesù amarci, gli ha fatto male. E per essere sicuro che ricordassimo il Suo grande amore si fece Pane della vita per soddisfare la nostra fame del Suo amore. La nostra fame di Dio, perché siamo stati creati per questo amore. Siamo stati creati a Sua immagine. Siamo stati creati per amare ed essere amati, ed Egli si è fatto uomo per permettere a noi di amare come Lui ci ha amato. Egli è l’affamato, il nudo, il senza casa, l’ammalato, il carcerato, l’uomo solo, l’uomo rifiutato e dice: “L’avete fatto a Me”. Affamato del nostro amore, e questa è la fame dei nostri poveri. Questa è la fame che voi e io dobbiamo trovare, potrebbe stare nella nostra stessa casa.

Non dimentico mai l’opportunità che ebbi di visitare una casa dove tenevano tutti questi anziani genitori di figli e figlie che li avevano semplicemente messi in un istituto e forse dimenticati. Sono andata là, ho visto che in quella casa avevano tutto, cose bellissime, ma tutti guardavano verso la porta. E non ne ho visto uno con il sorriso in faccia. Mi sono rivolta alla Sorella e le ho domandato: come mai? Com’è che persone che hanno tutto qui, perché guardano tutti verso la porta, perché non sorridono? Sono così abituata a vedere il sorriso nella nostra gente, anche i morenti sorridono, e lei disse: questo accade quasi tutti i giorni, aspettano, sperano che un figlio o una figlia venga a trovarli. Sono feriti perché sono dimenticati – e vedete, è qui che viene l’amore.clipart florealCome la povertà arriva proprio a casa nostra, dove trascuriamo di amarci. Forse nella nostra famiglia abbiamo qualcuno che si sente solo, che si sente malato, che è preoccupato, e questi sono giorni difficili per tutti. Ci siamo, ci siamo per accoglierli, c’è la madre ad accogliere il figlio? Sono stata sorpresa di vedere in occidente tanti ragazzi e ragazze darsi alle droghe, e ho cercato di capire perché, perché succede questo, e la risposta è: perché non hanno nessuno nella loro famiglia che li accolga. Padre e madre sono così occupati da non averne il tempo. I genitori giovani sono in qualche ufficio e il figlio va in strada e rimane coinvolto in qualcosa. Stiamo parlando di pace.

Queste sono cose che distruggono la pace, ma io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molto chiaramente: “Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò. Ti ho inciso sul palmo della mano”. Siamo incisi nel palmo della sua mano, così vicini a Lui che un bambino non nato è stato inciso nel palmo della mano di Dio. E quello che mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che “Persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile, ma perfino se si potesse dimenticare, io non ti dimenticherò”. E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto. E noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti.Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla. Per questo faccio appello in India, faccio appello ovunque. Restituiteci i bambini, quest’anno è l’anno dei bambini. Che abbiamo fatto per i bambini? All’inizio dell’anno ho detto, ovunque abbia parlato ho detto: Quest’anno facciamo che ogni singolo bambino, nato o non nato, sia desiderato”. E oggi è la fine dell’anno, abbiamo reso ogni bambino desiderato?

Vi darò qualcosa di impressionante. Stiamo combattendo l’aborto con le adozioni, abbiamo salvato migliaia di vite, abbiamo inviato messaggi a tutte le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia: Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi”. Così ad ogni ora del giorno e della notte c’è sempre qualcuno, abbiamo parecchie ragazze madri. Dite loro di venire: “Noi ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino”. E abbiamo un’enorme domanda da parte di famiglie senza bambini, per noi questa è una grazia di Dio.clipart florealStiamo anche facendo un’altra cosa molto bella. Stiamo insegnando ai nostri mendicanti, ai nostri lebbrosi, agli abitanti degli slum, alla nostra gente sulla strada, i metodi naturali di pianificazione familiare. E solo in Calcutta in sei anni, nella sola Calcutta, abbiamo avuto 61.273 bambini in meno da famiglie che li avrebbero avuti, ma perché praticano questo metodo naturale di astinenza, di auto-controllo, con amore reciproco. Insegniamo loro il metodo della temperatura che è molto bello, molto semplice, e la nostra povera gente capisce. E sapete che cosa mi hanno detto? “La nostra famiglia è sana, la nostra famiglia è unita, e possiamo avere un bambino ogni volta che vogliamo”. Così chiaro, quelle persone nelle strade, quei mendicanti, e io penso che se la nostra gente può farlo tanto più potete voi e tutti gli altri che potete conoscere i metodi e i mezzi senza distruggere la vita che Dio ha creato in noi.

I poveri sono grandi persone. Possono insegnarci molte cose belle. L’altro giorno uno di loro è venuto a ringraziare e ha detto: “Voi che avete fatto voto di castità siete le persone migliori per insegnarci la pianificazione familiare”. Perché non è altro che auto-controllo per amore reciproco. E penso che abbiano detto una frase molto bella. E queste sono persone che magari non hanno niente da mangiare, magari non hanno dove vivere, ma sono grandi persone. I poveri sono persone meravigliose.clipart florealUna sera siamo uscite e abbiamo raccolto quattro persone per la strada. Una di loro era in condizioni terribili e ho detto alle Sorelle: “Prendetevi cura degli altri tre, io mi occupo di questa che sembrava stare peggio”. Ho fatto per lei tutto quello che il mio amore poteva fare. L’ho messa a letto, e c’era un tale meraviglioso sorriso sulla sua faccia. Ha preso la mia mano e ha detto solo una parola: “Grazie”, ed è morta. Non ho potuto non esaminare la mia coscienza di fronte a lei, e mi sono chiesta cosa avrei detto al suo posto. E la mia risposta è stata molto semplice. Avrei provato ad attirare un po’ di attenzione su di me, avrei detto che ho fame, che sto morendo, che ho freddo, dolore, o altro, ma lei mi ha dato molto di più. Mi ha dato il suo amore riconoscente. Ed è morta con il sorriso sul volto.

Come quell’uomo che abbiamo raccolto dal canale, mezzo mangiato dai vermi, e l’abbiamo portato a casa. “Ho vissuto come un animale per strada, ma sto per morire come un Angelo, amato e curato”. Ed è stato così meraviglioso vedere la grandezza di quell’uomo che poteva parlare così, poteva morire senza accusare nessuno, senza maledire nessuno, senza fare paragoni. Come un Angelo. Questa è la grandezza della nostra gente. Ed è per questo che noi crediamo che Gesù disse: “Ero affamato, ero nudo, ero senza casa, ero rifiutato, non amato, non curato, e l’avete fatto a me”.clipart florealCredo che noi non siamo veri operatori sociali. Forse svolgiamo un lavoro sociale agli occhi della gente, ma in realtà siamo contemplative nel cuore del mondo. Perché tocchiamo il Corpo di Cristo ventiquattro ore al giorno. Abbiamo ventiquattro ore di questa presenza, e così voi e io. Anche voi provate a portare questa presenza di Dio nella vostra famiglia, perché la famiglia che prega insieme sta insieme. E io penso che noi nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e armi, di distruggere per portare pace. Semplicemente stiamo insieme, amiamoci reciprocamente, portiamo quella pace, quella gioia, quella forza della presenza di ciascuno in casa. E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo.C’è tanta sofferenza, tanto odio, tanta miseria, e noi con la nostra preghiera, con il nostro sacrificio iniziamo da casa. L’amore comincia a casa, e non è quanto facciamo, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Sta a Dio Onnipotente. Quanto facciamo non ha importanza, perché Lui è infinito, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Quanto facciamo a Lui nella persona che stiamo servendo. Qualche tempo fa a Calcutta avemmo grande difficoltà ad ottenere dello zucchero, e non so come i bambini lo seppero, e un bambino di quattro anni, un bambino Hindu, andò a casa e disse ai suoi genitori: “Non mangerò zucchero per tre giorni, darò il mio zucchero a Madre Teresa per i suoi bambini”. Dopo tre giorni suo padre e sua madre lo portarono alla nostra casa. Non li avevo mai incontrati prima, e questo piccolo riusciva a malapena pronunciare il mio nome, me sapeva esattamente che cosa era venuto a fare. Sapeva che voleva condividere il suo amore. E questo è perché ho ricevuto tanto amore da voi tutti.

Dal momento che sono arrivata qui sono stata semplicemente circondata da amore, da vero amore comprensivo. Si percepiva come se ciascuno in India, ciascuno in Africa fosse qualcuno molto speciale per voi. E mi sono sentita proprio a casa dicevo alla Sorella oggi. Mi sento in Convento con le Sorelle come se fossi a Calcutta con le mie Sorelle. Così completamente a casa qui, proprio qui. E così sono qui a parlarvi. Voglio che voi troviate il povero qui, innanzitutto proprio a casa vostra. E cominciate ad amare qui. Siate questa buona notizia per la vostra gente. E informatevi sul vostro vicino di casa. Sapete chi sono?clipart florealHo avuto un’esperienza veramente straordinaria con una famiglia Hindu che aveva otto bambini. Un signore venne alla nostra casa e disse: “Madre Teresa, c’è una famiglia con otto bambini, non mangiano da tanto tempo. Faccia qualcosa”. Così ho preso del riso e sono andata immediatamente. E ho visto i bambini, i loro occhi luccicanti per la fame. Non so se abbiate mai visto la fame. Ma io l’ho vista molto spesso. E lei prese il riso, lo divise, e uscì. Quando fu tornata le chiesi: “Dove sei andata, che hai fatto?” Lei mi dette una risposta molto semplice: “Anche loro hanno fame”. Quel che mi colpì di più fu che lei sapeva chi sono loro, una famiglia musulmana. Lei lo sapeva. Non portai più del riso quella sera perché volevo che godessero la gioia della condivisione. Ma c’erano quei bambini, che irradiavano gioia, condividendo la gioia con la loro madre perché lei aveva amore da dare. E vedete è qui che comincia l’amore: a casa…Sono molto grata per quello che ho ricevuto. È stata un’esperienza enorme e torno in India, tornerò la prossima settimana, il 15 spero, e potrò portare il vostro amore. E so bene che non avete dato del vostro superfluo, ma avete dato fino a farvi male. Oggi i piccoli bambini hanno, ero così sorpresa, c’è così tanta gioia per i bambini che hanno fame. Che i bambini come loro avranno bisogno di amore e cura e tenerezza, come ne hanno tanto dai loro genitori. Così ringraziamo Dio che abbiamo avuto questa opportunità di conoscerci, e questa conoscenza reciproca ci ha portati così vicini. E potremo aiutare non solo i bambini indiani e africani ma potremo aiutare i bambini del mondo intero, perché come sapete le nostre Sorelle stanno in tutto il mondo.

E con questo premio che ho ricevuto come premio di pace, proverò a fare una casa per molti che non hanno una casa. Perché credo che l’amore cominci a casa, e se possiamo creare una casa per i poveri, penso che sempre più amore si diffonderà. E potremo mediante questo amore comprensivo portare pace, essere la buona notizia per i poveri. I poveri della nostra famiglia per primi, nel nostro paese e nel mondo. Per poter fare questo, le nostre Sorelle, le nostre vite devono essere intessute di preghiera. Devono essere intessute di Cristo per poter capire, essere capaci di condividere. Perché oggi c’è così tanto dolore. Sento che la Passione di Cristo viene rivissuta ovunque di nuovo. Siamo noi là a condividere questa Passione, a condividere questo dolore della gente. In tutto il mondo, non solo nei paesi poveri, ma ho trovato la povertà dell’occidente tanto più difficile da eliminare.clipart florealQuando prendo una persona dalla strada, affamata, le do un piatto di riso, un pezzo di pane, l’ho soddisfatta. Ho rimosso quella fame. Ma una persona che è zittita, che si sente indesiderata, non amata, spaventata, la persona che è stata gettata fuori dalla società, quella povertà è così dolorosa e diffusa, e la trovo molto difficile. Le nostre Sorelle stanno lavorando per questo tipo di persone nell’occidente.

Allora dovete pregare per noi affinché siamo capaci di essere questa buona notizia, ma non possiamo farlo senza di voi, lo dovete fare qui nel vostro paese. Dovete arrivare a conoscere i poveri, magari la gente qui ha beni materiali, tutto, ma penso che se noi tutti cerchiamo nelle nostre case, quanto troviamo difficile a volte sia sorriderci reciprocamente, e che il sorriso è l’inizio dell’amore. E così incontriamoci sempre con un sorriso, perché il sorriso è l’inizio dell’amore, e quando cominciamo ad amarci è naturale voler fare qualcosa. Così pregate per le nostre Sorelle e per me e per i nostri Fratelli, e per i nostri Collaboratori che sono sparsi nel mondo. Essi possono rimanere fedeli al dono di Dio, amarlo e servirlo nei poveri insieme con voi. Quello che abbiamo fatto non avremmo potuto farlo se voi non lo aveste condiviso con le vostre preghiere, i vostri doni, questo continuo dare.Ma non voglio che mi diate del vostro superfluo, voglio che mi diate finché vi fa male. L’altro giorno ho ricevuto 15 dollari da un uomo che è stato sdraiato per venti anni, e l’unica parte che poteva muovere è la mano destra. E l’unica cosa di cui gode è fumare. E mi ha detto: non fumo per una settimana, e ti mando questi soldi. Deve essere stato un sacrificio terribile per lui, ma guardate quanto è bello, come ha condiviso, e con quei soldi ho comprato del pane e l’ho dato a quelli che sono affamati con gioia da tutte e due le parti, lui stava dando e i poveri stavano ricevendo. Questo è un dono di Dio per noi poter condividere il nostro amore con gli altri. E fate come se fosse per Gesù. Amiamoci gli uni gli altri come Egli ci ha amato. Amiamo Lui con amore indiviso. E la gioia di amare Lui e amarci gli uni gli altri, diamo ora, che Natale è così vicino. Conserviamo la gioia di amare Gesù nei nostri cuori. E condividiamo questa gioia con tutti quelli con cui veniamo in contatto. E questa gioia radiosa è vera, perché non abbiamo motivo di non essere felici, perché abbiamo Cristo con noi. Cristo nei nostri cuori, Cristo nel povero che incontriamo, Cristo nel sorriso che diamo e nel sorriso che riceviamo.clipart florealFacciamone un impegno: che nessun bambino sia indesiderato, e anche che ci accogliamo con un sorriso, specialmente quando è difficile sorridere. Non dimentico mai qualche tempo fa circa quattordici professori vennero dagli Stati Uniti da diverse università. E vennero a Calcutta nella nostra casa. Stavano parlando e dicevano di essere stati alla casa per i morenti. Abbiamo una casa per i morenti a Calcutta, dove abbiamo raccolto più di 36.000 persone solo dalle strade di Calcutta, e di questo grande numero più di 18.000 hanno avuto una bella morte. Sono semplicemente andati a casa da Dio; e sono venuti nella nostra casa e abbiamo parlato di amore, di compassione, e poi uno di loro mi ha chiesto: “Madre, per favore ci dica qualcosa che possiamo ricordare”. E ho detto loro: “Sorridetevi gli uni gli altri, dedicatevi del tempo nelle vostre famiglie. Sorridetevi”. E un altro mi ha chiesto: “Sei sposata?”, e ho detto: “Sì”, e trovo a volte molto difficile sorridere a Gesù perché può essere molto esigente a volte. Questo è qualcosa di vero, ed è là che viene l’amore, quando è esigente, e tuttavia possiamo darlo a Lui con gioia.Come ho detto oggi, ho detto che se non vado in Cielo per qualcos’altro andrò in Cielo per tutta la pubblicità, perché mi ha purificata e sacrificata e resa veramente pronta ad andare in Cielo. Penso che questo sia qualcosa, che dobbiamo vivere la nostra vita in modo bello. Abbiamo Gesù con noi e Lui ci ama. Se potessimo solo ricordarci che Gesù mi ama, e ho l’opportunità di amare gli altri come Lui ama me, non nelle grandi cose, ma nelle piccole cose con grande amore, allora la Norvegia diventerebbe un nido d’amore. E quanto bello sarà che da qui sia stato dato un centro per la pace. Che da qui esca la gioia per la vita dei bambini non nati. Se diventate una luce bruciante nel mondo della pace, allora veramente il Nobel per la pace è un dono per il popolo norvegese. Dio vi benedica!8c7fdc575b1b7bcd1e673b12e85a2fcf

La Corona Angelica e la devozione a San Michele Arcangelo di S. Francesco

f824e9ceff1257d3978a67352a4693afLa devozione all’Arcangelo Michele, soprattutto nel suo santuario di Monte S.Angelo al Gargano, dove è apparso, nel Medioevo è particolarmente forte e divulgata. Anche San Francesco d’Assisi nel 1216 passò in visita al santuario di San Michele Arcangelo, ma, non sentendosi degno di entrare nella grotta, si fermò in preghiera e raccoglimento all’ingresso, baciando ripetutamente la terra e incidendo su una pietra il segno di croce in forma di “T” (Tau), segno che ancor oggi è visibile e venerato come una reliquia del passaggio del Santo di Assisi nella Celeste e angelica Basilica (in realtà è una copia, essendo il graffito originale andato distrutto dalle “orde” napoleoniche). Presso la porta della grotta, a sinistra, fu poi eretto un altare in onore del Santo e a ricordo del suo pellegrinaggio.

imageSappiamo che per prepararsi alla festa di San Michele Arcangelo, (29 SETTEMBRE), San Francesco d’Assisi osservava una sua speciale e personale quaresima. Fu proprio durante uno di quei ritiri in onore del Santo Arcangelo che ricevette le stimmate sul monte della Verna ( il 17 settembre 1224). 

Tale QUARESIMA MICHAELITICA suole cominciarsi circa dalla fine di agosto al 28 settembre, vigilia della festa di San Michele e dei Santi Arcangeli Gabriele e Raffaele (29 Settembre). E’ un periodo di particolari preghiere e “fioretti” in onore di San Michele Arcangelo, Principe della Milizia Celeste. Qui riportiamo la Corona Angelica o Rosario di San Michele Arcangelo con le litanie e la Consacrazione.

LA CORONA ANGELICA
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Questo pio esercizio fu rivelato dall’Arcangelo Michele stesso alla serva di Dio Antonia de Astonac in Portogallo. Il Principe degli Angeli apparendo alla Serva di Dio disse che voleva essere venerato con nove invocazioni in ricordo dei nove Cori degli Angeli. Ogni invocazione doveva comprendere il ricordo di un Coro angelico e la recita di un Padre nostro e tre Ave Maria. La Corona Angelica doveva concludersi con la recita di quattro Padre nostro: il primo in suo onore, gli altri tre in onore di S.Gabriele, S.Raffaele e degli Angeli custodi. L’Arcangelo promise ancora di ottenere da Dio che colui che l’avesse venerato con la recita di questa coroncina prima della Comunione, sarebbe stato accompagnato alla sacra Mensa da un Angelo di ciascuno dei novi Cori. A chi l’avesse recitata ogni giorno prometteva la continua particolare assistenza sua e di tutti gli Angeli santi durante la vita e in Purgatorio dopo la morte. La speranza di ricevere le grazie promesse e’ stata alimentata e sostenuta dal fatto che il Sommo Pontefice Pio IX fece arricchire di numerose indulgenze questo pio e salutare esercizio.

INIZIO DELLA PREGHIERA

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Recitare il Credo.

“San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, per essere salvati nell’estremo giudizio”

1 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del celeste Coro dei Serafini, ci renda il Signore degni della fiamma di perfetta carita’.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 1 Coro Angelico.


2 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele Arcangelo e del Coro celeste dei Cherubini, voglia il Signore darci grazia di abbandonare la vita del peccato e correre in quella della cristiana perfezione.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 2 Coro Angelico.


3 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele Arcangelo e del sacro Coro dei Troni, infonda il Signore nei nostri cuori lo spirito di vera e sincera umilta’.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 3 Coro Angelico.


4 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste delle Dominazioni, ci dia grazia il Signore di dominare i nostri sensi e correggere le corrotte passioni.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 4 Coro Angelico.


5 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del celeste Coro delle Potesta’, il Signore si degni di proteggere le anime nostre dalle insidie e tentazioni del demonio.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 5 Coro Angelico.


6 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro delle ammirabili Virtu’celesti, non permetta il Signore che cadiamo nelle tentazioni, ma ci liberi dal male.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 6 Coro Angelico.


7 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste dei Principati, riempia Dio le anime nostre dello spirito di vera e sincera obbedienza.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 7 Coro Angelico.


8 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste degli Arcangeli, ci conceda il Signore il dono della perseveranza nella fede e nelle opere buone.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 8 Coro Angelico.


9 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste di tutti gli Angeli, si degni il Signore concederci di essere da essi custoditi nella vita presente e poi introdotti nella gloria dei cieli.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 9 Coro Angelico.  

ALLA FINE DELLA CORONA: Un Padre nostro a San Michele. Un Padre nostro a San Gabriele. Un Padre nostro a San Raffaele. Un Padre nostro all’Angelo Custode.

PREGHIAMO

Onnipotente, sempiterno Dio, che con prodigio di bonta’ e misericordia, per la salvezza degli uomini hai eletto a Principe della tua Chiesa il glorioso San Michele, concedici, mediante la sua benefica protezione, di essere liberati da tutti i nostri spirituali nemici. Nell’ora della nostra morte non ci molesti l’antico avversario, ma sia il tuo Arcangelo Michele a condurci alla presenza della tua divina Maesta’. Amenconsacrazione a SAN MICHELE

LITANIE DI S.MICHELE ARCANGELO

Signore, pieta’ Signore, pieta’
Cristo, pieta’ Cristo, pieta’
Signore, pieta’ Signore, pieta’
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Padre celeste, che sei Dio abbi pieta’ di noi
Figlio redentore del mondo, che sei Dio abbi pieta’ di noi
Spirito Santo, che sei Dio abbi pieta’ di noi
Santa Trinita’, unico Dio abbi pieta’ di noi
Santa Maria prega per noi
S. Michele Arcangelo prega per noi
S. Michele Principe dei Serafini prega per noi
S. Michele Ambasciatore del Signore, Dio d’Israele prega per noi
S. Michele Assessore della SS. Trinita’ prega per noi
S. Michele Preposito del Paradiso prega per noi
S. Michele chiarissima stella dell’ordine angelico prega per noi
S. Michele Mediatore delle divine grazie prega per noi
S. Michele sole splendissimo di carita’ prega per noi
S. Michele primo modello di umilta’ prega per noi
S. Michele esempio di mansuetudine prega per noi
S. Michele prima fiamma di ardentissimo zelo prega per noi
S. Michele degno di ammirazione prega per noi
S. Michele degno di venerazione prega per noi
S. Michele degno di lode prega per noi
S. Michele ministro della divina clemenza prega per noi
S. Michele duce fortissimo prega per noi
S. Michele consolatore degli sfiduciati prega per noi
S. Michele Angelo di pace prega per noi
S. Michele consolatore dei malati prega per noi
S. Michele guida degli erranti prega per noi
S. Michele sostegno di coloro che sperano prega per noi
S. Michele custode di chi ha fede prega per noi
S. Michele protettore della Chiesa prega per noi
S. Michele dispensatore generoso prega per noi
S. Michele rifugio dei poveri prega per noi
S. Michele sollievo degli oppressi prega per noi
S. Michele vincitore dei demoni prega per noi
S. Michele nostra fortezza prega per noi
S. Michele nostro rifugio prega per noi
S. Michele nostro difensore prega per noi
S. Michele duce degli angeli prega per noi
S. Michele conforto dei Patriarchi prega per noi
S. Michele guida dei Profeti prega per noi
S. Michele guida degli Apostoli prega per noi
S. Michele sollievo dei Martiri prega per noi
S. Michele letizia dei Confessori prega per noi
S. Michele custode delle Vergini prega per noi
S. Michele onore di tutti i Santi prega per noi

PREGHIAMO

O Signore, la potente intercessione del tuo Arcangelo Michele ci protegga sempre e in ogni luogo: ci liberi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

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Gli Angeli di Dio, nostre guide sulla via della santità

dal libro di Padre Gilles Jeanguenin, sacerdote esorcista: “GLI ANGELI, che ci guidano nell’aldilà”, Ed. San Paolo

Quando si accenna al ministero degli Angeli presso gli uomini, si fa spesso riferimento a quelli che ci hanno preso sotto le loro ali protettrici: gli Angeli custodi. Gli Angeli ci invitano a contemplare  quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano (1Cor 2,9).

Alcuni autori (specialmente quelli moderni New Age ) hanno confuso la missione degli Angeli con una specie di copertura assicurativa multirischi: è tuttora presente il rischio di ridurre l’attività angelica a protezione specialmente sul piano materiale  (o peggio: per speculare sul futuro, “connettersi con gli angeli”, eresia spiritica New Age e qui sicuramente gli Angeli veri ci voltano le spalle, perchè solo Dio conosce e stabilisce i tempi futuri; gli Angeli ci insegnano a non angustiarci ed a fidarci dei progetti di Dio: questa smania di “investigare sul futuro”  la ispirano i servi del Maligno, gli angeli decaduti che si servono di maghi medium ed operatori dell’occulto per incatenarci alle angosce ed alle ossessioni).  

corpus-christi-weninger-04Agli Angeli non ripugnano i nostri interessi umani, però la loro funzione non può ridursi alla custodia della nostra vita materiale: gli Angeli sono prima di tutto i nostri formatori e guide sulla via della santità. 

Non bisogna dimenticare che i nostri amici celesti sono innanzitutto i nostri pedagoghi e guide spirituali: essi innalzano a Dio la nostra preghiera, Gli presentano le nostre buone opere, ci ispirano cose buone e consone alla volontà divina, ci aiutano a distaccarci dai beni temporali per disporci a ricevere le ricchezze infinite del Cielo.jesus-christ-as-incarnate-wisdom-athanasius-1-stained-glass-christ-and-angels

La grazia della salvezza proviene unicamente da Cristo, che ha salvato l’intera umanità con il proprio sacrificio sulla Croce. Gli Angeli sono subordinati all’autorità del Figlio di Dio: Gli obbediscono e Lo servono con immenso amore. Non si deve mai dimenticare che Gesù è il Signore ed il Capo degli Angeli!  La vocazione primaria degli spiriti beati è quella di contemplare lo splendore di Dio e di cantare continuamente le Sue Lodi. Senza mai interrompere la loro adorazione e preghiera, gli Angeli intervengono come messaggeri di Dio presso gli uomini. E’ ovvio che, nel portare a termine il loro compito, mostrano una fedeltà ed un amore che non hanno pari sulla terra.

“GLI ANGELI CI AMANO PERCHE’ CRISTO CI HA AMATI” dice San Bernardo di Chiaravalle (1090/1153) nel Sermone I per la festa di San Michele Arcangelo. guardian-angelGli spiriti celesti, infatti, nel vedere l’amore che Dio ha per noi, non possono che amarci come fratelli. Amiamoli e mostriamoci riconoscenti verso di loro, perchè essi si prendono costantemente cura della nostra vita corporale e spirituale. Il consiglio di San Bernardo cade a proposito: “Considerateli vostri intimi amici, gli Angeli, fratelli miei; fateli oggetto di un’assidua considerazione e stabilite un dialogo devoto con loro che vi assistono e confortano giorno e notte…Saranno gli Angeli ad accompagnare l’anima fedele: Cristo, infatti, ha affidato ai propri angeli l’incarico di custodirti ovunque andrai, in maniera che i tuoi piedi non inciampino…Essi scendono dal Cielo per consolarci, visitarci e aiutarci” (Commento al Salmo 90, Collana Patristica e del Pensiero Cristiano, Ed. Paoline, pag. 191).

Origene (185/ 254) dichiara che gli spiriti beati aiutano le anime a convertirsi, cioè a cercare Dio per conoscerLo ed amarLo sopra ogni cosa. I nostri celesti compagni partecipano delle situazioni umane e reagiscono con sentimenti: essi gioiscono e fanno festa perchè un peccatore si è ravveduto e ritorna al Signore: “Così vi dico, gli angeli di Dio fanno gran festa per un solo peccatore che si converte” (Vangelo di Luca, 15,10).

Sant’Eugenio de Mazenod (1782/1861) enumera i servizi caritatevoli che i nostri generosi amici ci offrono: “Quest’angelo custode è con noi per illuminarci, difenderci, sostenerci e condurci sulla via della salvezza. Inoltre, ci preserva dai pericoli che minacciano la nostra vita temporale, combatte per noi i demoni e ci fa vedere i loro tranelli, ci aiuta a praticare la virtù, offre a Dio la nostra preghiera, prega per noi e con noi, ci assiste nel momento temibile della morte e, dopo, conduce con allegria la nostra anima in Cielo, se essa è stata trovata fedele alle sue ispirazioni”.the-principalities-army-o

E’ stato il beato Francesco D’Estaing, vescovo di Rodez, in Francia, (1460/1529), a scrivere che gli spiriti beati assistono i sofferenti con carità e grande premura: “Gli Angeli ci consolano quando siamo nella pena, nella prova o messi a confronto con la malattia e con la morte prossima. Inoltre essi ci visitano, ci confortano, ci difendono contro lo spirito del male e, dopo averci dato la vittoria, ci accompagnano in Cielo o in Purgatorio.”

Sebbene questi esseri spirituali siano soltanto canali attraverso i quali l’amore di Dio riversa i Suoi benefici sull’umanità, “non mostriamoci ingrati verso costoro che con tanto zelo obbediscono al Signore ed accorrono in soccorso sapendoci in qualche necessità”. (San Bernardo). 

Le vie di questo mondo sono certamente costellate da tanti pericoli, ma il male peggiore tra tutti è quello di perdere la nostra anima. Il rifiutare l’amore di Dio e il disprezzare la Sua Grazia fanno dell’uomo l’avversario della propria salvezza. E’ per colpa dell’odio verso Dio che gli angeli ribelli e orgogliosi hanno perso il loro posto nel Cielo e sono decaduti e precipitati nell’inferno, che è disperazione eterna, da loro stessi voluta ed in cui vogliono trascinare anche l’umanità intera.stmike

Ubbidienti alla volontà di Dio, gli Angeli buoni volano velocemente in soccorso alla fragilità umana: Dio infatti ha mandato i Suoi Angeli ed essi “ti sosterranno con le loro mani perchè il tuo piede non abbia ad inciampare in una pietra” (Vangelo di Luca, 4, 11); e non appena saremo giunti al termine della vita, afferma San Bernardo, “essi ci solleveranno ancora sulle loro mani”.

Ecco una bella testimonianza di San Pio da Pietrelcina (1887/1968), a proposito dell’amichevole presenza dell’Angelo custode:padrepioeangelodiguidoreni

“Prendete la bella abitudine di pensar sempre a lui. Che vicino a noi sta uno spirito celeste, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, ci guida, ci protegge come un amico, un fratello, deve pur riuscire a noi sempre di consolazione, specie nelle ore per noi più tristi. Sappiate che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le vostre buone opere che compite, i vostri desideri santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata, non vi lamentate di non avere un’anima amica, a cui potete aprirvi ed a lei confidare i vostri dolori: per carità, non dimenticate questo invisibile compagno, sempre presente ad ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi” (Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario II, Corrispondenza con la nobildonna Raffaellina Cerase).

Tale presenza accanto a noi ci riempie di gioia e di gratitudine verso Dio. La Provvidenza ci avrebbe affidato a questi pedagoghi divini se non fosse per incitarci a seguire le loro buone ispirazioni e a imitare la loro carità? Essi pregano per noi e ci aiutano a progredire nel cammino verso il Signore malgrado gli alti e bassi della vita. credo2b6

L’ uomo non è sulla terra che “per popolare il Cielo”, scriveva San Francesco di Sales.

Rendiamo grazie al Padre celeste che ci ha dato simile compagno di viaggio perchè non ci smarriamo per le vie del mondo: “Ecco, io mando un angelo davanti a te per vegliare su di te nel cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Sii attento davanti a lui, ascolta la sua voce, non ribellarti a lui, perchè non sopporterà la vostra trasgressione, poichè il Mio Nome è in lui. Se tu ascolti la sua voce e farai quello che ti dirò, sarò nemico dei tuoi nemici e avversario dei tuoi avversari: poichè il mio angelo andrà davanti a te” (Esodo, 23,20 ).

Facciamo nostra la bella preghiera di Santa Gertrude al suo angelo custode:
“O Sant’Angelo di Dio, a cui sono stata data in custodia per una meravigliosa provvidenza! Ti ringrazio per i tanti soccorsi di cui hai circondato la mia vita temporale e quella ancora più preziosa della mia anima. Ti rendo grazie perchè mi assisti così fedelmente, mi proteggi così costantemente, mi difendi così potentemente contro gli attacchi dell’angelo delle tenebre. Sia benedetta  quell’ora in cui hai iniziato ad adoperarti per la mia salvezza! Il Cuore di Gesù, riempito d’ Amore per i Suoi figli, ti ricompensi per quello che hai fatto per me. O Angelo mio tutelare, provo grande rimpianto per le mie resistenze alle tue ispirazioni, per la mia poca attenzione verso la tua santa presenza e per le numerose colpe con le quali ho rattristato te, mio migliore e più fedele amico. Perdonami: non smettere di illuminarmi, di guidarmi, di riprendermi. Non abbandonarmi, neppure un solo istante, fino a quello che sarà l’ultimo della mia vita. Che la mia anima, portata sulle tue ali, trovi allora misericordia presso il suo Giudice e pace eterna tra gli eletti”.angels-hymn2

Sfatare secoli di bugie anticattoliche che non fanno onore agli storici: il nuovo libro di Rodney Stark

Lo storico e sociologo della religione più riconosciuto a livello internazionale, Rodney Stark ha deciso di scrivere Bearing False Witness: Debunking Centuries of Anti-Catholic History (“Falsa testimonianza. Sfatare secoli di storia anticattolica”), un atto d’accusa contro gli «illustri bigotti» (gli storici che non fanno onore alla storia, perchè sono in realtà anticattolici militanti), che spacciano per storia certe menzogne sulla Chiesa.

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RODNEY STARK

Lo ha scritto non per un impulso partigiano a difendere una bandiera che non è mai stata sua, dato che Stark non è cattolico, si è sempre dichiarato agnostico, dopo essere cresciuto in una famiglia luterana  in cui veniva costantemente indottrinato “sulla perversione dei cattolici”. Piuttosto «ho scritto questo libro per difendere la storia».

Sociologo della religione e professore alla Baylor University, ateneo del Texas dove dirige l’Istituto di studi sulla religione, Stark è autore di decine di titoli di successo in molti paesi del mondo (apprezzati in Italia La vittoria della ragione e La vittoria dell’Occidente, dedicati alla «negletta storia» di come sia stato proprio il disprezzato cristianesimo a produrre la libertà, il progresso e la ricchezza della nostra civiltà). In Bearing False Witness ha raccolto i dieci «miti anticattolici» in cui si è imbattuto più spesso nel corso dei suoi innumerevoli studi. Dieci menzogne e false accuse che secondo Stark hanno avuto e hanno nel pensiero comune «conseguenze troppo pervasive per essere lasciate a confutazioni sparse».

Facendo nomi e cognomi e decine di citazioni, Stark massacra nel libro quelli che lui chiama «illustri bigotti», i colleghi studiosi che invece di comportarsi come tali «hanno abbracciato avidamente» le bufale anticattoliche, essendo «così convinti della depravazione e della stupidità della Chiesa cattolica romana da non aver bisogno di cercare conferme ulteriori», sebbene qualcuno di loro dovesse essersi accorto che tante di quelle storie erano «saltate fuori dal nulla». Vedi per esempio la leggenda che vuole che Cristoforo Colombo abbia scoperto l’America nel tentativo di dimostrare con la navigazione che “la Terra è tonda e non piatta, come invece ancora credevano i cardinali spagnoli avversari della sua impresa”. Una panzana pura e semplice inventata di sana pianta nel 1828 da uno scrittore, Washington Irving, noto più che altro per avere creato il cavaliere senza testa di Sleepy Hollow, eppure rimasta «nei libri di testo e nella cultura popolare per decenni anche dopo che gli studiosi erano risaliti alle sue origini fraudolente» (in Austria e Germania nel 2009 si insegnava ancora nelle scuole).

L’ostilità degli “illustri bigotti” alla Chiesa, spiega Stark, viene da lontano. «La Riforma e le successive guerre di religione generarono aspri odii e false accuse» che «hanno resistito» nei secoli. «Troppo ancora ne rimane nella cultura popolare delle nazioni protestanti», aggiunge. E se nell’antica Roma, secondo la tesi di E. Mary Smallwood ripresa nel libro, era «l’esclusività» degli ebrei e dei cristiani a generare impopolarità e persecuzione, negli ultimi secoli «l’antagonismo del politeismo rispetto al monoteismo che motivava l’antisemitismo e l’anticristianesimo è stato sostituito dall’antagonismo laicista verso tutte le religioni che comprendano insegnamenti tradizionali e pretese di verità».

Secondo Stark «furono Voltaire e i suoi colleghi a inventare i secoli bui, e lo fecero allo scopo di poter proclamare che stavano liberando la civiltà dall’arretratezza religiosa». Mentre nella realtà un Medioevo oscurantista non è mai esistito.

Al contrario, «la chiave più importante per l’ascesa della civiltà occidentale – si legge nel libro – è stata la dedizione di tante menti brillanti alla ricerca della conoscenza. Non di un’illuminazione. Non dell’illuminismo.  Della conoscenza! E la gran parte degli scienziati erano proprio cattolici ». Per Stark è assolutamente sensato il fatto che molte di queste “menti brillanti” fossero cristiani medievali, perché, ci spiega, «il cristianesimo è una religione teologica (basata sul ragionamento intorno a Dio) che non solo è coerente con gli sforzi scientifici di spiegare il mondo, ma che ha dato vita alla scienza: la scienza non è accaduta altrove, poiché le religioni che guardavano l’universo come un mistero impenetrabile rendevano assurdo ogni sforzo scientifico». Ma nel tempo le opinioni di Voltaire e degli illuministi «furono accreditate da alcuni intellettuali che si opponevano a tutte le religioni e da molti altri che credevano erroneamente che quei filosofi stessero solo rivelando i peccati del cattolicesimo», continua lo studioso.

rodney-stark-Bearing-False-Witness-copertinaComodi pregiudizi
C’è un motivo se «oggi ormai perfino le enciclopedie popolari riconoscono che i secoli bui del Medioevo erano un mito». Significa che almeno su questa leggenda lo studio della storia ha prevalso sull’ideologia. Succede continuamente, solo che nessuno se ne accorge. Per smontare le dieci bufale storiche anticattoliche Stark stesso si appoggia sulle «opinioni prevalenti fra gli esperti qualificati», peccato che, da una parte, questi ultimi «scrivono sempre l’uno per l’altro e non si impegnano a condividere il loro sapere con il pubblico di lettori generale»; mentre, dall’altra, gli “illustri bigotti” continuano a godere di una credibilità sorprendente, almeno a livello mediatico. Anche quando le loro tesi disoneste sono state già smentite e loro stessi hanno ammesso la propria ostilità alla Chiesa.

È il caso – ricostruito nel libro – di John Cornwell, celebre autore de Il Papa di Hitler, pietra miliare della propaganda anti-Pio XII, screditato abbondantemente e ripetutamente eppure ogni volta rilanciato dalla stampa o riciclato in altri testi, errori compresi. Il fatto è che, commenta amaramente Stark, «alla stampa piacciono sempre gli scandali e le notizie negative». E poi «i media sono davvero prevenuti nei confronti della religione».

Se è vero che gli “illustri bigotti” alimentano «molto anticattolicesimo “informato”», godendo di un’immeritata copertura mediatica, come può prevalere la verità nella battaglia delle idee? Stark non ha dubbi: «Perché fidarsi dei “miei” esperti piuttosto che di quelli che hanno opinioni anticattoliche? Perché le mie opinioni si basano sul consenso di storici autorevoli e qualificati, che io cito attentamente, mentre le sciocchezze anticattoliche non hanno sostenitori qualificati». E come sono considerati, nell’ambiente accademico e dal pubblico, gli studi di Stark? «I miei libri hanno raccolto buone recensioni da parte degli studiosi. Non che mi importi davvero. Quanto al pubblico, dia un’occhiata su Amazon alle recenti recensioni di Bearing False Witness scritte dai lettori: sono sorprendentemente positive».

Nel primo capitolo,  l’autore si esercita nello smontare l’idea che «per secoli la persecuzione degli ebrei è stata giustificata [dalla Chiesa] nel nome di Dio». Un pregiudizio talmente radicato nell’immaginario collettivo che metterlo in dubbio risulterebbe quasi improponibile perfino a certi cattolici disinformati… Invece il professore della Baylor University, sulla base dei documenti storici e non certo di posizioni “papiste” precostituite, dice a Tempi di aver scoperto già molto tempo fa che, in realtà, « l’odio verso gli ebrei non è affatto una “invenzione” cattolica. Al contrario, quello che ho appreso in seguito è la larga misura con cui la Chiesa aveva protetto gli ebrei dalla violenza».

INTERVISTA A RODNEY STARK tratto da Catholic World Report

CWR: Perché i vari storici, come ad esempio Gibbons, hanno presentato gli antichi pagani come benevoli e  tolleranti verso il cristianesimo, quando le prove storiche concrete dimostrano il contrario ? Qual è stato l’effettivo rapporto tra il cristianesimo e il paganesimo nei primi secoli di esistenza della Chiesa?

Dr. Stark:  Gibbons ed altri contemporanei hanno scritto con l’intento di attaccare il Cristianesimo manipolando la storia. La verità storica è che sorprendentemente, una volta che i pagani non furono più in grado di perseguitare i cristiani, vennero praticamente ignorati dalla Chiesa e dagli imperatori e sono lentamente scomparsi.

CWR:  Le Crociate e l’ Inquisizione continuano ad essere presentate come eventi che hanno coinvolto “la barbarie cristiana e l’uccisione di milioni di persone”. Perché  quei miti sono ancora così diffusi e popolari, soprattutto dopo che gli studiosi hanno trascorso decenni a correggere e chiarire queste menzogne?

Dr. Stark:  Storici competenti hanno rivelato che le Crociate furono legittime guerre difensive e che l’Inquisizione non fu così sanguinosa e violenta. Ho il sospetto che questi miti siano invenzioni troppo preziose per il movimento anti-cattolico che non vuole arrendersi alla rivelazione dei veri fatti storici.

CWR:  Nell’affrontare il tema”Protestantesimo e Modernità”, lei ha affermato categoricamente che la tesi di Max Weber secondo cui  il protestantesimo avrebbe fatto nascere il capitalismo e la modernità è “una sciocchezza”. Quali sono i principali problemi con la tesi di Weber?

Dr. Stark:  Il problema è semplicemente che il capitalismo era completamente sviluppato e fiorente in Europa molti secoli prima della Riforma protestante.

Polemica contro Obama
Anche quando si arriva a lambire l’attualità, Stark non si fa molti problemi a rovesciare le visioni mainstream. Nel volume scrive che le prime offensive della civiltà cristiana (non della Chiesa) contro le altre religioni e le eresie avvennero nel secolo XI, quando cioè la supremazia cristiana si vide minacciata dall’espansione dell’islam. Ma è sbagliato teorizzare che oggi in Occidente stia accadendo qualcosa di analogo. Lo “scontro di civiltà” non è un frutto marcio della nostra islamofobia. Dice Stark a Tempi: «Non credo che l’Occidente cristiano stia diventando intollerante. Credo che l’Occidente non-cristiano stia diventando intollerante: in alcuni paesi europei ci sono leggi contro il cosiddetto hate speech che vietano la lettura in pubblico di alcuni passaggi della Bibbia».

Nel libro c’è poi un accenno polemico a Barack Obama, che l’anno scorso ha contribuito a diffondere la lettura anticattolica delle crociate (autentico cavallo di battaglia per Stark) dichiarando che non tutta la violenza religiosa nella storia è venuta dall’islam, e che anche i cristiani «hanno compiuto azioni terribili nel nome di Cristo». Il commento di Stark è asciutto: «Se il terrorismo proseguirà, e lo farà – ci dice – le visioni come quella di Obama saranno screditate: io sono convinto che assisteremo a una rinascita del sostegno nei confronti dell’impegno giudeo-cristiano».

E Stark, non cattolico, non battista e non più luterano, in cosa crede? «Ho perso la fede luterana quando ero un ventenne e sono rimasto senza fede (ateo mai) fino alla sessantina, quando anni passati a scrivere sulla religione mi hanno portato a concludere che il cristianesimo offre la spiegazione della vita più plausibile».

Fonti

https://www.amazon.com/Bearing-False-Witness-Debunking-Anti-Catholic/dp/1599474999

http://www.catholicworldreport.com/Blog/4766/why_is_this_noncatholic_scholar_debunking_centuries_of_anticatholic_history.aspx

Intervista a Rodney Stark: le bugie anticattoliche | Tempi.it

Indonesia. Kamikaze tenta di uccidere sacerdote cattolico: “È stato ispirato dall’attentato a padre Jacques”

Strage evitata per un soffio in Indonesia. Un aspirante kamikaze dell’Isis non è riuscito a farsi esplodere in una chiesa piena di fedeli durante la messa domenicale, riuscendo solo a ferire il parroco. Il 17enne che ieri 28 agosto 2016 ha tentato di uccidere un sacerdote mentre celebrava la Messa nella chiesa di St. Joseph a Medan (nord Sumatra) è stato ispirato dall’attentato compiuto ai danni di p. Jacques Hamel a Saint-Etienne-du-Rouvray. Lo ha dichiarato Mardiaz Kusin Dwihananto, capo della polizia di Medan, che ha aggiunto: “Dopo aver visto l’attacco terroristico in Francia su internet, il sospettato ha provato a fare la stessa cosa qui”.reuters1683786_articolo

Domenica 28 agosto 2016. Ivan Armadi Hasugian era seduto tra i fedeli durante la messa celebrata dal sacerdote cappuccino Padre Albert Pandiangan di 60 anni. Dopo aver tentato di fare esplodere un ordigno artigianale nascosto nello zaino, il ragazzo armato di coltello e di ascia si è lanciato contro il sacerdote sull’altare. P. Albert, che aveva appena finito di proclamare il Vangelo, è riuscito a schivare il colpo, rimanendo ferito in modo lieve al braccio sinistro. A quel punto i fedeli hanno bloccato l’attentatore, consegnandolo alla polizia.

Ivan Armadi Hasugian ha ricevuto alcune ferite al volto e alla schiena a causa del cattivo funzionamento dell’ordigno.  La bomba che aveva nello zaino non è esplosa, ma ha solo preso fuoco.

Gli agenti hanno requisito tutti gli oggetti appartenenti all’attentatore, fra cui lo zaino, il coltello e un biglietto con il logo di ISIS con la scritta araba “La ilaha illalla”, che significa “non c’è altro Dio all’infuori di Allah”.bom-gereja-medan-senjata

La polizia di Medan ha aggiunto che il movente del gesto potrebbe essere la promessa di una ricompensa da 10 milioni di rupie fatta al ragazzo da due uomini non identificati.

Ivan Armadi Hasugian avrebbe incontrato queste persone alcuni giorni prima dell’attacco. Diversi testimoni presenti in chiesa riferiscono di aver visto due persone fuggire dal luogo sacro quando l’esplosione della bomba è fallita.

L’Indonesia è il più grande Paese musulmano al mondo per numero di credenti e la maggioranza della sua popolazione pratica un Islam moderato, ma negli ultimi anni ha visto l’emergere di gruppi fondamentalisti ed è stata obiettivo di una raffica di attacchi terroristici, il più grave dei quali è stata la strage di Bali nel 2002, in cui morirono 202 persone.

Fonti

http://www.asianews.it/notizie-it/Un-17enne-tenta-di-uccidere-un-sacerdote:-%E2%80%9C%C3%88-stato-ispirato-dall%E2%80%99attentato-a-p.-Jacques%E2%80%9D-38420.html

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/28/indonesia_attacco_ad_una_chiesa,_ferito_un_sacerdote/1254195

Il vero significato della frase “Ama e fa’ ciò che vuoi”: solo Cristo è Amore e Verità, non il relativismo.

28 agosto  Memoria liturgica di SANT’AGOSTINO, vescovo d’Ippona e Dottore della Chiesa.
http://www.santiebeati.it/dettaglio/24250

«Ama e fa’ ciò che vuoi»: è una delle frasi più famose e più citate di S.Agostino. Pochi però sanno in quale contesto essa si trovi e che cosa significasse nelle intenzioni dell’autore e la interpretano secondo il loro capriccio. Il contesto è l’interpretazione della Prima lettera di Giovanni, alla quale il vescovo d’Ippona dedicò un ciclo di dieci omelie, le prime otto predicate dal 14 aprile (domenica di Pasqua) al 21 aprile (ottava di Pasqua) del 407. Ecco allora l’invito:

«AMA E FA’ CIO’ CHE VUOI (Dilige et quod vis fac)»: NON UN’ ESALTAZIONE DEL SENTIMENTALISMO E DEL CAPRICCIO PERSONALE, BENSI’ UN’ESORTAZIONE ALLA RESPONSABILITA’ PER IL BENE DEL PROSSIMO.

“Ama e fa’ ciò che vuoi ” è il contrario del “Fa’ ciò che vuoi”, dogma dei satanisti e occultisti: volutamente, Aleister Crowley, considerato il padre del satanismo moderno, coniò questo dogma, eliminando dalla famosa frase di S.Agostino la parola più importante, “Ama”. GESU’ E’ IL VERO AMORE, Deus caritas est (1 Giovanni 4).

Qual’è la sintesi della dottrina di Crowley ? “Fa’ quello che vuoi!”:

è l’esatto opposto di quello che Gesù ci insegna con le Parole (sia fatta la Tua volontà, mio cibo è fare la volontà del Padre) e con la Vita (nel Getsemani: Non la mia ma la Tua volontà). E con la voglia di fare quello che vogliamo noi ci dobbiamo fare i conti tutti i giorni. La vera forza di Satana oggi è il relativismo, che ci porta a relativizzare tutto, non c’è più un confine fra bene e male, sono io che lo stabilisco. Il male ha alla base il peccato di orgoglio, di voler essere il dio della propria vita. S.Agostino ci esorta a non abbassare mai la guardia. E Benedetto XVI papa emerito disse in una famosa omelia : “Anche le possibilità del male sono aumentate e si pongono come tempeste minacciose sopra la storia. (…) Noi da soli siamo troppo deboli per sollevare il nostro cuore fino all’altezza di Dio. Non ne siamo in grado. Proprio la superbia di poterlo fare da soli ci tira verso il basso e ci allontana da Dio”. (Benedetto XVI, Omelia per la Domenica delle palme, 17 aprile 2011)san-agostino1
Quando faccio la mia volontà (e per quante volte abbia visto come sia fallimentare, sono sempre tentato di farla), finisco inesorabilmente nel rovente abbraccio del diavolo. Il “Fa’ quello che vuoi”, portato alle sue estreme conseguenze, conduce alla morte. Ecco il passo in cui il sinistro Aleister Crowley, nel suo Liber Legis lo spiega:

Non c’è altro dio che l’uomo.

1 – l’uomo ha diritto di vivere secondo la sua stessa legge – di vivere come vuole: di lavorare come vuole: di giocare come vuole: di riposare come vuole: di morire quando e come vuole

2 – l’uomo ha diritto di mangiare quello che vuole: di bere quello che vuole: di stare dove vuole: di muoversi come vuole sulla faccia della terra

3 – l’uomo ha diritto di pensare quello che vuole: di dire quello che vuole: di scrivere quello che vuole: di disegnare, dipingere, scolpire, e così via, modellare, costruire come vuole: di vestirsi come vuole

4 – l’uomo ha diritto di amare come vuole – “Prenditi tutto l’amore che vuoi, quando, dove e con chi vuoi”

5 – l’uomo ha diritto di uccidere coloro che volessero negargli questi diritti

Quest’ultima frase ci rivela il vero volto del satanismo e di chi abbocca al suo amo più efficace: “fai quello che vuoi”….. è LA PORTA DELLA MORTE. L’AMORE TOTALE DI CRISTO E’ LA PORTA DELLA VITA.

AMA E FA’ CIO’ CHE VUOI
La frase in questione si trova nell’omelia 7, predicata sabato 20 aprile del 407 d.C.

Agostino sta commentando i versetti 4-12 del capitolo 4 dell’epistola giovannea, un passaggio cruciale del testo sacro, lì dove Giovanni afferma solennemente che «DIO E’ AMORE » e che «in questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio […] come vittima di espiazione per i nostri peccati».

Nel consegnare suo Figlio al sacrificio della croce, Dio ha dunque rivelato ciò che Egli è, ossia Amore. Anche Giuda, potrebbe obiettare qualcuno, ha consegnato Gesù alla morte, ma il suo fu tradimento; forse che anche Dio ha tradito Suo Figlio? No, risponde Agostino, perché il medesimo atto cambia di valore a seconda dell’intenzione con cui viene compiuto: nel caso di Dio, si trattava di amore, nel caso di Giuda di tradimento.
Così, anche noi dobbiamo anzitutto porre alla base del nostro agire l’amore per il prossimo; in questo modo, ad esempio, sgridare potrà essere un atto d’amore (come succede tra padre e figlio), mentre al contrario essere gentili senza amore potrebbe essere solo un comportamento interessato (come tra mercante e cliente).

Riportiamo qui sotto parte del testo integrale della stupenda omelia agostiniana, RILEGGIAMOLA, FACCIAMO NOSTRE QUESTE SANTE PAROLE.

VOI, O MIEI FIGLIOLI, GIA’ SIETE DA DIO E L’AVETE VINTO (1 Gv 4, 4): chi avete vinto se non l’ANTICRISTO?
Poco prima Giovanni aveva affermato: Chiunque dissolve Gesù Cristo e afferma che Egli non è venuto nella carne, non proviene da Dio (1 Gv 4, 3). Vi abbiamo spiegato, se ricordate, come tutti coloro che violano la carità negano che Gesù Cristo sia venuto nella carne. Non c’era bisogno che Gesù arrivasse in terra se non a causa della carità.

Egli ci raccomanda quella carità di cui parla Lui stesso nel Vangelo: Nessuno può aver maggior amore di chi dà la vita per i suoi amici (Gv 15, 13). Il Figliuolo dell’uomo avrebbe mai potuto dare per noi la Sua vita, senza rivestirsi della carne, nella quale potesse morire? Chi dunque viola la carità, qualunque cosa dica con la lingua, nega con la sua vita che Cristo è venuto nella carne; ed egli è un anticristo, dovunque si trovi, in qualsiasi luogo sia entrato.

Che cosa dice Giovanni a quelli che sono cittadini della patria alla quale sospiriamo? Voi lo avete vinto. Come l’hanno vinto? Perché Colui che sta in voi è più grande di colui che è nel mondo (1 Gv 4, 4).

Perché costoro non attribuissero alle proprie forze la vittoria e non venissero vinti dall’arroganza che è frutto di superbia (il diavolo vince chi riesce a rendere superbo) ma conservassero, secondo il Suo volere, l’umiltà, che cosa dice loro? Lo avete vinto. Chiunque sente dire: avete vinto, alza la testa, si pavoneggia, e vuole essere lodato. Ma non esaltarti, considerando invece Chi in te ha vinto. Perché hai vinto?
Perché Colui che sta in voi è più grande di colui che è nel mondo. Sii umile !
È un bene per te che Lui ti diriga e Lui stesso guidi il cammino. Se non avessi Lui seduto in sella, potresti alzare la testa, potresti dar calci: ma guai a te, che resteresti senza un reggitore; perché questa libertà ti conduce alle belve per essere da loro divorato.

Dice l’apostolo Paolo:
L’amore di Dio è diffuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5, 5); e da qui comprendiamo che è lo Spirito Santo l’AMORE. È esso, infatti, quello Spirito Santo, che i cattivi non possono ricevere; è esso la fonte di cui la Scrittura dice: Abbi una sorgente d’acqua in tua esclusiva proprietà e nessun estraneo la usi con te (Prv 5, 16-17).

Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto:
AMA E FA’ CIO’ CHE VUOI; sia che tu taccia, taci per amore;
sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il Bene.

In questo sta l’Amore. In ciò si è manifestato l’Amore di Dio in noi: che Dio mandò il Figlio Suo Unigenito in questo mondo, affinché noi viviamo per mezzo Suo. In questo è l’Amore, non nel fatto che noi abbiamo amato, ma nel fatto che Lui stesso ci ha amati. Noi non abbiamo amato Lui per primi: infatti Egli per questo ci ha amati, perché Lo amassimo. E Dio mandò il Figlio Suo quale propiziatore per i nostri peccati: propiziatore, sacrificatore. Egli immolò la vittima per i nostri peccati. Dove trovò la vittima? Dove trovò quella vittima pura che voleva offrire? Non la trovò e offrì Se Stesso. Carissimi, se Dio così ci amò, dobbiamo anche noi amarci vicendevolmente (1 Gv 4, 9-11).

Verso la fine dell’omelia Agostino torna a ricordare ai suoi ascoltatori che l’Amore non è buonismo ed acquiescenza verso i propri capricci , ma espressione di una magnanimità che solo da Dio deriva e che solo a Lui possiamo chiedere. Un amore che ci rende veri, e veramente liberi: 92e0mhfSe volete conservare la carità, fratelli, innanzitutto non pensate che essa sia avvilente e noiosa; non pensate che essa si conservi in forza di una certa mansuetudine, anzi di remissività e di negligenza. Non così essa si conserva. Non credere allora di amare il tuo servo, per il fatto che non lo percuoti; oppure che ami tuo figlio, per il fatto che non lo castighi; o che ami il tuo vicino allorquando non lo rimproveri; questa non è carità, ma trascuratezza.

Sia fervida la carità nel correggere, nell’emendare… Non voler amare l’errore nell’uomo, ma l’uomo; Dio infatti fece l’uomo, l’uomo invece fece l’errore. Ama ciò che fece Dio, non amare ciò che fece l’uomo stesso…Anche se qualche volta ti mostri crudele, ciò avvenga per il desiderio di correggere. Ecco perché la carità è simboleggiata dalla colomba che venne sopra il Signore. Quella figura cioè di colomba, con cui venne lo Spirito Santo per infondere la carità in noi. Perché questo? Una colomba non ha fiele: tuttavia in difesa del nido combatte col becco e con le penne, colpisce senza amarezza. Anche un padre fa questo; quando castiga il figlio, lo castiga per correggerlo…ma è senza fiele. Tali siate anche voi verso tutti… Chi è quel padre che non dà castighi? E tuttavia sembra che egli infierisca. L’amore infierisce, la carità infierisce: ma infierisce, in certo qual modo, senza veleno, al modo delle colombe e non dei corvi”. 

http://www.augustinus.it/italiano/commento_lsg/omelia_07.htm

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“Abbiamo perso tutto ma non il coraggio della fede”: i miracoli d’amore ed il coraggio di “angeli del soccorso” nell’ora del dolore.

dercole-1Fin dalle prime ore dell’alba del 24 agosto 2016, il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni d’Ercole si è recato nelle zone colpite della sua diocesi. Appena sentita la scossa, ha preso la macchina in piena notte e si è recato subito nel luogo della sua diocesi più colpito dal terremoto: Pescara del Tronto. Arrivato lì, buio e grida. Poi con le luci dell’alba, la scena di un paese completamente raso al suolo come un “bombardamento che ha distrutto tutto”.

“La solidarietà è molta e per la verità anch’io mi sono messo ad aiutarli, perché ho visto uno di questi ragazzi sotto le macerie. Direi che c’è tanta tristezza, tanta disperazione e tanta solidarietà, tutte insieme. Questa è la vita…E’ importante che i pastori siano presenti fra la loro gente. C’è la collaborazione di tutti e insieme a me si sono messi a scavare anche alcuni sacerdoti. Ha scavato con me il direttore della Caritas e poi sono arrivati adesso anche alcuni frati, che abbiamo accolto e che stanno lavorando.

Oggi 27 agosto i funerali di Stato. Le foto dei bambini accanto alle loro bare sono l’immagine più commovente dei funerali di 35 delle quasi 300 vittime del terribile terremoto che ha ferito il cuore dell’Italia. Un dolore che, sottolinea anche il vescovo D’Ercole, non sembra aver risposta. Dolore, dunque, commozione, ma anche compostezza, una testimonianza di dignità che colpisce. Significativo il luogo dei funerali: la palestra di Ascoli, uno spazio che richiama immediatamente l’allegria di ragazzi che giocano e che, invece, oggi è il luogo del dolore, dell’ultimo commosso saluto ad una madre, un padre, un figlio.

D’Ercole: e adesso che si fa? La domanda che rivolgiamo anche a Dio
Dolore e sgomento. Anche un vescovo, ammette mons. D’Ercole durante l’omelia, si pone angosciato delle domande di fronte ad una tragedia simile, domande che non può non rivolgere al Signore:

“Questa notte, preparandomi a parlare a voi e a tutte le persone convenute, ho rivolto questa domanda a Dio: ‘E adesso che si fa?’. Gli ho presentato l’angoscia di tante persone, e gli ho detto: ‘Signore, ma queste persone che hanno perso tutto, che sono state strappate alla loro famiglia, che sono state sventrate dal terremoto, ora che fai? Che fai?”.

Abbiamo perso tutto, ma non il coraggio della fede
Anche Giobbe, prosegue il vescovo, richiamando la Prima Lettura, era un uomo giusto che sembra abbandonato da Dio, ma anche nel momento più duro non smette di rivolgersi a Lui:

“Se appena voi guardate oltre le lacrime, voi scorgerete qualcosa di più profondo. Anche voi con me oggi, potete testimoniare che il terremoto, con la sua violenza, può togliere tutto – tutto! – eccetto una cosa: il coraggio della fede”.

Nel corso dell’omelia per le vittime del sisma ad Ascoli il vescovo D’Ercole ha citato Guareschi e un episodio in cui don Camillo fa una predica dopo un’alluvione: i cittadini si rivolgevano a Dio e chiesero il perché di quella tragedia. D’Ercole ha ricordato quindi le parole di don Camillo: “Le acque escono tumultuose dal letto del fiume e tutto travolgono: ma un giorno esse torneranno placate nel loro alveo e ritornerà a splendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete perso la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa”.

Il vescovo, sottolinea, è un padre e per questo deve stare in mezzo alla gente, soprattutto quando soffre. Un’esperienza, ricorda, che ha già vissuto nel dopo terremoto dell’Aquila quando era vescovo ausiliare. Oggi anche mons. Petrocchi, pastore del capoluogo abruzzese, devastato dal terremoto del 2009 è presente come anche il sindaco della città, Cialente. La fede, sottolinea ancora mons. D’Ercole, è la scialuppa di salvataggio in un mare in tempesta.

Le nostre campane torneranno a suonare, Dio non ci abbandona
Racconta dunque del Crocifisso presente nella palestra, recuperato proprio da mons. D’Ercole in una chiesa distrutta ad Arquata. Proprio poco distante da quella chiesa, racconta commosso il vescovo, i vigili del fuoco ritrovano due bambine abbracciate tra loro, due sorelle: una ce l’ha fatta, l’altra è morta stringendo a sé la sorella, come a farle da scudo dalla morte che l’ha strappata via:

“Amici, le torri campanarie dei nostri paesi, che hanno dettato i ritmi dei giorni e delle stagioni, sono crollate, non suonano più. Ma un giorno, esse continueranno a suonare, riprenderanno a suonare; e sarà il giorno della Pasqua. ‘Al tuo Dio, don Giovanni, importa nulla se noi moriamo?’, mi ha detto un giorno. Dio – sì, è vero – pare tacere. Le nostre sembrano delle chiamate che non hanno risposta. Dio però – lo so, lo sento – è un padre; e un padre non può mai rinnegare la sua paternità”.

La fede ci aiuterà a superare il terremoto
Mons. D’Ercole si rivolge in particolare ai giovani, li esorta a non avere paura, ad avere speranza nella ricostruzione:

“I sismologi tentano in tutti i modi di prevedere il terremoto, ma solo la fede ci insegna come superarlo. La fede, la nostra difficile fede, ci indica come riprendere il cammino. E io ve lo indico con due immagini: con i piedi per terra e il volto rivolto verso il Cielo”.

Ora non abbandonateci, noi non perderemo il coraggio
Il vescovo di Ascoli ha quindi ringraziato il Papa, i vescovi,(La CEI ha stanziato un milione di euro per i terremotati)  le istituzioni, i volontari, tutti coloro che hanno stretto in un abbraccio le comunità sconvolte dal terremoto. Ha invitato le istituzioni a non abbandonare i terremotati. Un impegno che lui stesso prende come pastore del suo gregge:

“Diversi di voi mi hanno detto: ‘Non ci abbandonare’. Per quanto mi riguarda, finché vivrò, non vi abbandono. Non abbiate paura. Non abbiate paura di gridare la vostra sofferenza. Ne ho vista tanta, ma mi raccomando: non perdete il coraggio, perché solo insieme potremo ricostruire le nostre case e le nostre chiese!”

Sono ore di dolore, sono anche ore d’amore e di coraggio, che brillano di abbracci umanitari, di solidarietà fraterna, di aiuto autentico, nelle quali, ai demoni cattivi dell’inefficienza, della corruzione e dell’ingordigia, che sono i veri attori del recente disastro nel Lazio, nelle Marche e nell’Umbria, solo apparentemente naturale, si contrappongono gli angeli del soccorso e del bene, le migliaia di persone impegnate con straordinario e allo stesso tempo ordinario eroismo nelle operazioni di ricerca e di recupero dei fratelli e delle sorelle in umanità rimasti sepolti, vivi o senza più respiro, sotto le macerie del terremoto, che nella notte di mercoledi 24 agosto è arrivato improvviso a sconvolgere Amatrice, Accumuli e Pescara del Tronto, l’Italia tutta.

Sono i vigili del fuoco, i militari del’Esercito e dell’Aeronautica, gli operatori della Protezione civile, i volontari della Croce Rossa e del Soccorso Alpino, e non solo. Oltre 5400 persone, tra cui molti cittadini comuni, parenti di sangue o della famiglia umana, anche “stranieri, che non avevano mai vissuto gli effetti di un terremoto”, accorsi a donarsi senza risparmio, con eroismo di cuore e di fatica, ai limiti del martirio d’amore. Tra loro anche sei vigili del fuoco dello Stato più piccolo al mondo, la Citta del Vaticano, mandati da Papa Francesco per fare sentire l’abbraccio della Chiesa agli amatriciani, i più colpiti.

Sul web gira un video in queste ore, con il titolo appunto “Gli angeli del soccorso”: un doveroso riconoscimento a chi cammina “in cima a cumuli di macerie” per portare la luce della speranza, la forza della comunione fraterna, la gioia del non essere soli e abbandonati al buio dei rottami di edifici crollati e di vite ferite. “Si calano giù dall’elicottero”, “si arrampicano su edifici spezzati”, “spostano rovine in cerca di persone ancora in vita”, “scavano a mani nude”, dice il testo. Le loro mani sono le mani di Dio che s’intrecciano a quelle di chi è colpito dalle calamità naturali o da eventi traumatici esistenziali ed è tentato dalla disperazione o perfino di scagliarsi contro un Cielo che appare troppo lontano e indifferente. Grazie a loro, a questi angeli umani, umanissimi, si comprende il significato autentico dell’espressione biblica: “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò”. Il loro volto è il volto di Dio, il loro sorriso è il sorriso di Dio, la loro forza è la forza di Dio, il loro respiro affannato è il soffio d’amore del Padre, la loro ombra sulle macerie è il tocco gentile del Cielo sulla Terra scossa dal dolore.

Sono, questi eroi del quotidiano, l’orgoglio e il vanto di una umanità troppo spesso umiliata da ominicchi e quaquaraqua che agiscono soltanto per soddisfare interessi personalissimi, scialacquando il patrimonio spirituale che centinaia di migliaia di secoli di vita terrena avrebbero dovuto rendere ricco e solido. Ai dilapidatori di umanità in stili di vita egoistici, individualistici e materialistici, si contrappongono pacificamente, con l’energia eccezionale della testimonianza, gli angeli del soccorso, coloro che operano nel silenzio per dare la risposta di Dio, concreta, ai lamenti dolorosi degli esseri umani.

Così, in un miracolo d’amore, l’urlo ancestrale che si ripete dall’alba della storia umana lì dove accade il male: “Dov’è Dio?”, si trasforma nella domanda, più giusta e mite: “Io, dove sono?”. Angeli o demoni siamo anche noi, esseri umani, sulla Terra. Sta a noi scegliere da che parte stare.    

Fonti : In Terris

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/24/sisma_mons_dercole_disperazione_ma_anche_solidariet%C3%A0/1253353

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/27/funerali_sisma_d%E2%80%99ercole_con_l%E2%80%99aiuto_di_dio_ci_rialzeremo/1254033

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/08/27/sisma-vescovo-cita-guareschi-omelia-don-camillo-su-alluvione_bfbcb287-1714-478e-8ec3-261b63cead10.html

 

Isis e i bambini addestrati dal Male: settarismo e manipolazione mentale

Il video del bambino kamikaze a Kirkuk, fermato dalla polizia.Sotto la maglietta, una cintura esplosiva.

22 agosto 2016. Gli agenti curdi lo hanno scoperto e immobilizzato. Ha solo 12 anni. Indossa la maglia col numero 10 di Messi, il campione del Barcellona. Un paio di taglie più grandi della sua. Sotto la maglietta, la polizia di Kirkuk, capitale del Kurdistan iracheno, scopre una cintura esplosiva. Gli agenti riescono a fermare il giovanissimo kamikaze prima che si faccia saltare in aria all’interno di una moschea sciita.  Come mostrano le immagini diffuse dai media curdi, i due agenti tengono le braccia del ragazzo e aspettano per più di 20 minuti, fino a quando gli artificieri riescono a disinnescare il giubbotto. Secondo la polizia di Kirkuk, il giovane kamikaze ha confessato più tardi di essere stato addestrato e inviato in missione dal padre. Poco prima della sua cattura, un altro ragazzo si è fatto esplodere nel quartiere di Wasit. Era il fratello del dodicenne arrestato, che ha rivelato alla polizia di essere un rifugiato da Mosul. Sabato sera, un bambino più o meno della stessa età è stato l’autore della strage (più di 50 morti e 70 feriti) avvenuta in una festa di matrimonio curdo a Gaziantep, nella Turchia meridionale. Lo sposo è un esponente dell’ Hdp, il partito filo-curdo. Lo scrive la Bbc online. Lui e sua moglie erano arrivati a Gazantiep dal villaggio curdo di Siirt, più a est, per sfuggire agli scontri armati tra ribelli e militari. Il ritardo di molti ospiti al ricevimento ha impedito che il bilancio della strage fosse ancora più pesante, riferiscono i media locali. Gli sposi sono rimasti feriti, ma non sono in pericolo di vita.
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Kirkuk è una città multietnica, ricca di petrolio, sulla quale i peshmerga curdi hanno consolidato il controllo nella speranza di poterla integrare formalmente con il territorio amministrato dal governo autonomo del Kurdistan. Le milizie curde portano avanti contro i miliziani del ‘califfo’ una guerra senza quartiere e, ancora di recente, hanno avuto un ruolo determinante nella riconquista della strategica città siriana di Mambij.

Non è una fantasia cinematografica, ma una realtà quella dell’uso sempre più frequente di baby kamikaze già utilizzati negli attentati terroristici in Medio Oriente, ma anche in Nigeria dove il gruppo fondamentalista Boko Haram da sempre usa piccoli attentatori suicida, uno su cinque ha meno di 15 anni. Ora i bambini sono diventati anche un piccolo esercito del ‘Califfato’. Degli 89 attacchi suicidi compiuti da minorenni, almeno una decina di questi avevano tra gli otto e i nove anni.

Li chiamano i Leoncini di Abu Bakr Al Baghdadi, il Califfo di Isis : il loro giovane cervello è facilmente plasmabile così li si manipola mentalmente, vengono cresciuti a mitra e a ideologia della jihad dell’ISIS, per combattere chiunque non si sottometta al Califfato, contro gli ‘infedeli occidentali’ e all’occorrenza i bambini diventano  bombe umane, messi in mostra in centinaia di video di propaganda del terrore. Il più piccolo ha solo  quattro anni. Molti vengono reclutati in Europa insieme all’intera famiglia con la quale partono per la Siria: dove arrivano da ogni parte del mondo.

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Khaled Sharrouf e figli, il boia australiano di Isis

Dall’Australia con moglie e figli è arrivato Khaled Sharrouf, che ha mostrato i suoi bambini, da lui addestrati, che imbracciano il kalashnikov e le teste mozzate, in una serie di selfie pubblicati sui social. Crescono spietati come adulti ma sono pur sempre bambini e fa impressione vedere il 12enne fermato nel Kurdistan iracheno con indosso una cintura esplosivo maldestramente nascosta sotto la maglietta del calciatore Messi che gli viene tolta sotto il suo sguardo terrorizzato. E il bambino turco che ha ucciso 51 persone tra cui anche molti bambini e un neonato di tre mesi, forse non sapeva che quella cintura che gli avevano messo addosso avrebbe mietuto vittime tra cui suoi coetanei. Sembra infatti che il dispositivo fosse telecomandato a distanza e fatto esplodere all’insaputa di chi lo portava. Se non indottrinati, i bambini infatti non scelgono la guerra.

I terroristi “giocano” con l’anima dei bambini, peraltro spesso imbottiti di droghe oltre che di idee malsane di potere e nichilismo.

E il Male prende corpo nelle sue forme più terribili: odio, droga, denaro, sopraffazione, morte, disperazione che passano per mani innocenti. E’ questa la vera guerra che si sta combattendo, ed è la più difficile.

 

Lukas: autobiografia di un giovane ex satanista in Germania

Libro Testimonianza autobiografica di Lukas: Lukas, Quattro anni all’inferno, Ed TEA, 1999.

All’inizio e alla fine del libro è riportata la testimonianza del sacerdote cattolico don Jurgen Hauskeller, che ha conosciuto e seguito Lukas per aiutarlo nel cammino di  liberazione dalla setta satanista in cui era finito, e la testimonianza della responsabile di un gruppo antisette internazionale e che ha una sede anche in Germania, che conosce bene Lukas, pseudonimo di un ex satanista che oggi aiuta i fuoriusciti dalle sette, ma che per molto tempo è vissuto in anonimato e sotto scorta, perchè braccato dagli ex “confratelli”.

PREMESSA  da Il culto di Satana oggi, di don Jurgen Hauskeller: QUANDO SI SA, NON SI PUO’ PIU’ FAR FINTA DI NON SAPERE

“Il satanismo è un frutto deviato della nostra società occidentale, è il rovesciamento della mentalità biblica e dell’azione liturgica e sacramentale della Chiesa di Cristo una e santa e cattolica. 

La lettura riflessiva di questo libro potrà impressionare, ma è la realtà di centinaia di migliaia di persone, in prevalenza ADULTI in ogni nazione, mentre in tutto l’Occidente, cosiddetto civilizzato, siamo già a qualche milione di adepti.

Sottovalutare questo fenomeno sta già portando a terribili conseguenze.

Abbiamo oggi una sottocultura dell’ideologia del satanismo fatta di video, opere letterarie e musica, indirizzata soprattutto ad un pubblico di giovanissimi, che nel periodo dello sviluppo spirituale e intellettuale, essendo alla ricerca del senso della vita, possono facilmente essere plasmati per divenire strumenti perfetti dell’organizzazione segreta, tanto segreta all’esterno come all’interno della sua struttura gerarchica. Struttura tenuta unita dal ricatto, dall’odio e dalla paura e dal tornaconto personale (sesso, denaro, droga, potere e impunibilità senza limiti). Paura certissima e reale, della infallibile impunibilità dell’organizzazione e della impossibilità di sfuggirle. La quasi capillare presenza dei gruppi satanisti nella maggior parte dei nostri comuni è purtroppo dimostrata da alcuni fatti di cronaca nera legati al satanismo, dove gli/le omicidi/e improvvisati/e vengono catturati/e, ma nulla si riesce mai a sapere dei leader del gruppo, in nessun caso. La cronaca purtroppo, non ci può parlare dei riti collettivi con orge e sacrifici di animali, di cosa avviene durante la profanazione di chiese e cimiteri, e tutto quello che comporta. Purtroppo,  i crimini e gli omicidi sono presenti anche quando il satanismo è in una forma iniziale. Anche in questo stadio iniziale e poco professionistico, questi gruppi sono sempre potenzialmente pericolosi.

Da una ricerca condotta nel 1994 – dall’Istituto di psicologia dell’Università di Friedrich Schiller di Jena, risulta, in base ad un questionario che il 35,3% degli studenti ha avuto esperienze pratiche nel campo dell’occultismo (cartomanzia, pendolino, sedute spiritiche) mentre l’1% ha avuto esperienze con le messe nere. La situazione non dovrebbe essere molto diversa da altre parti della Germania e del mondo “civilizzato”. Il fascino della magia, la forza d’attrazione delle cattive azioni, un’ideologia che garantisce forza, esige durezza ed esalta la violenza come strumento che rappresenta una realtà eccitante e misteriosa, sono tutti fattori che esercitano su certi giovani un grande potere d’attrazione. In Germania esiste una forte organizzazione dedita al culto di Satana, che strutturata sotto forma di logge, simile a quelle massoniche, e gode di una fitta rete di collegamenti internazionali. Il livello di segretezza dei gruppi satanisti è assoluto, di solito chi decide di uscirne deve fare i conti con la quasi certezza di essere ucciso o di vedere uccisi i suoi più cari parenti per ritorsione. Lo stato di diritto avanza richieste molto esigenti in fatto d’elementi di prova, vittime e testimoni, ed è per questo che finora i tentativi di perseguirli sono falliti.  Disinformazione, indifferenza e impreparazione a confrontarsi con una realtà così terribile, vanno di pari passo. Certo vi sono singoli casi che suscitano scalpore, ma poi tutto cade nell’oblio. Solo in Inghilterra, dietro dibattito parlamentare si è avuta l’istituzione di una commissione speciale di Scotland Jard.   E’ necessario un personale specializzato sia di polizia, che di magistratura per arginare e contrastare questo che rappresenta uno dei più inquietanti fenomeni contemporanei.

Siamo di fronte ad una setta con ramificazioni mondiali ed il cui vertice piramidale è negli Stati Uniti di America, dove i satanisti hanno uno status giuridico e pagano le tasse.

L’indottrinamento e la propaganda mediatica, l’isolamento dal contesto sociale, il crimine, lo stupro, le orge, l’omicidio rituale sono realtà intrinseche. La distruzione del cristianesimo e dell’umanesimo è il conseguente obiettivo.

Dall’analisi di questo libro si evince come le comunità sataniste più fiorenti si trovino in Germania, Francia, Inghilterra e in America, dove gli adepti più zelanti, si recano per fare il tirocinio, Lukas fu predestinato o a diventare sacerdote o a morire.

E’ impressionante conoscere le statistiche delle persone che scompaiono nel nulla, non è assurdo ritenere – dalla testimonianza sconcertante di questo documento – che un numero impressionante di persone può essere stata vittima di questa potentissima, internazionale e ricchissima organizzazione segreta. Molti sono uccisi, solo perché venendo a conoscenza di un amico satanista hanno cercato di distoglierlo e hanno tentato di aiutarlo ad uscire dall’organizzazione.

La risoluzione di queste problematiche non può essere mai affrontata se non da potenti organizzazioni governative. Certi omicidi, inoltre, devono essere commessi per dimostrare d’essere degni di un avanzamento nell’organizzazione, che dispone di mezzi economici e di coperture a tutti i livelli della società civile, politica, militare così come tra l’altro è per la massoneria.”20101219_maghi

LA STORIA AUTOBIOGRAFICA DI LUKAS

Lukas è il finto nome, di copertura, con cui si fa chiamare nel libro un ragazzo di 19 anni che ha fatto parte in Germania di una setta satanista potente e violenta. Quando scrive il libro ha 21 anni. È un ragazzo che aveva scelto di vivere in un riformatorio quando ancora era minorenne per allontanarsi dal suo patrigno che lo picchiava. Aveva una sorella, che durante i giorni liberi andava a trovare. Aveva anche una fidanzata e una vecchia amica.

Tutto comincia quando, a 15 anni, in una discoteca gli si accosta un suo vecchio amico di infanzia,Peter, che non vedeva da tempo e che lo invita ad una seduta spiritica. Accetta, perché si stava annoiando. Ma non lo porterà a giocare con la tavoletta Ouija, ma in una riunione di una setta satanista. Era un capannone abbandonato nella periferia della sua città. C’era gente incappucciata, candele, un altare con simboli satanisti, una croce rovesciata e delle catene, per immobilizzare una persona. Ebbe paura, voleva fuggire. Ma quando il sacerdote-capo gli si accostò, gli ordinò di bere da un calice che conteneva sangue per liberarlo dal suo “essere cristiano”. Era circondato da 4 guardie del corpo, che lo costrinsero a bere. Restò lì per ore a seguire la “messa nera” in latino, come gli altri, e alla fine il sacerdote minacciò di morte lui e i suoi familiari e amici se il sabato dopo non si fosse ripresentato. Lukas comincia così il suo calvario nella setta. Non trovando una via di uscita, accetta di adattarsi alla setta, non sapendo quello che avrebbe dovuto fare. Sapendo che le donne dei membri della setta dovevano necessariamente farne parte, decise di tagliare con la sua fidanzata, per non farla entrare nella setta. La umiliò, la insultò. E non si fece più sentire da lei.

La setta voleva renderlo totalmente dipendente, e voleva far scomparire in lui ogni sentimento, ogni forma di compassione, ogni traccia di bene, per poter diventare vero discepolo di Satana. Questo avvicinamento a Satana per la setta comportava 6 prove da superare. Man mano che si superavano, si entrava a far parte di una cerchia più interna della setta.

La prima prova consistette nel picchiare a sangue uno sconosciuto. Lo fece. E durante la messa nera, in cui fu esaltato davanti agli altri membri, dovette staccare a morsi la testa ad un criceto vivo ed ingoiarla. Ogni volta doveva vincere la repulsione per ciò che gli veniva ordinato di fare, perché sentiva di non avere altra scelta. Alla fine della “messa” venne legato su dei binari. Restò lì circa un’ ora quando sentì i fischi del treno e vide in lontananza una luce avvicinarsi. Svenne. Al risveglio gli stavano tatuando del simboli satanici sul corpo e gli dicono che tutto era stato un trucco psicologico per provare la resistenza dei nuovi adepti. In quel periodo dovette continuare a bere sangue, che comprava da un macellaio.satanismo_calabria_627_x_430

Durante una messa nera, ricevettero la visita di un capo di una setta americana; alla fine della celebrazione, Lukas riuscì a “leggergli” nel pensiero la frase: “Io credo in Satana, sono un demonio”; in Lukas cominciò a farsi forte il desiderio di scappare, e l’uomo glielo lesse nel pensiero e gli disse: “Se te ne vai morirai, ma fino alla morte conoscerai un’infelicità senza fine”. È una frase che, dice Lukas, gli ritornerà da allora spesso in mente.

Neanche l’idea del suicidio era realizzabile, perché se l’avesse fatto, un suo familiare o un suo amico sarebbe finito sull’altare dei sacrifici.

Il solstizio d’estate (il 24 giugno) era una delle date più importanti. Ci fu una messa nera, durante la quale molti sacerdoti venuti da fuori si unirono ad una donna incatenata all’altare. Alla fine fu uccisa. Ma durante la celebrazione Lukas e un altro non resistettero. Lukas girò lo sguardo e l’altro svenne. Per questo furono puniti in modo orribile. Un giorno fu punito con la morte un membro della setta che più volte aveva avuto rapporti con donne estranee alla setta e frequentato dei cristiani.

La seconda prova consistette nel picchiare a sangue la sua più cara amica, l’unica rimastagli dopo che aveva lasciato la fidanzata. Sotto gli occhi delle guardie del sacerdote satanista, la picchiò ai fianchi e allo stomaco, fino a lasciarla per terra. Preso da fortissimi rimorsi, però, la cercò negli ospedali, ma lei spaventata non volle più vederlo. Era incinta ed aveva perso il bambino e non poteva più averne. È il rimorso più grande che oggi perseguita ancora Lukas.

Per un periodo, Lukas fu inviato insieme a Peter in America per seguire un corso di “istruzione” in un’altra setta. Per due settimane dovevano restare nell’albergo a studiare le regole del satanismo e partecipare la sera alla messa nera. In America, scrive Lukas, ogni messa nera si concludeva con un sacrificio umano, di gente senza tetto o sbandati attirati con qualche scusa o persone conosciute in giro. Aveva solo due ore di libertà. Lì fece esperienza di quale forza possono avere i capi sui membri. Un giorno ebbe la visita del capo americano. Lo fece stendere su un letto e cominciò a parlargli con calma, in inglese anche se lui non capiva. Erano passate alcune ore. Poi il leader satanista americano se ne andò. Quando Peter tornò, gli mostro una foto che lo ritraeva mentre faceva un rituale sessuale con due donne. Il leader satanista gli aveva tolto la capacità di ricordare e gli aveva fatto fare ciò che lui voleva.

Al ritorno in Germania dovette superare la terza prova: uccidere un agnello durante un rito, estraendogli il cuore. Il leader della setta gli insegnò come farlo.

Intanto aveva conosciuto in una discoteca due ragazzi, un fratello e una sorella; erano diventati amici e con loro per la prima volta si era confidato. I due volevano aiutarlo, ma lui si rifiutava e non diceva loro delle minacce di morte che gli aveva lanciato il leader della setta. Un giorno i due fratelli gli dissero che dovevano partire per l’America e che l’avrebbero portato con loro. Ma tre giorni prima uno dei due,il ragazzo, viene trovato morto. Lukas verrà a sapere che era stato eliminato dalla setta, perchè Lukas si era confidato con lui….ma alla sorella Lukas non lo dirà mai e non la rivedrà più, perché lei partirà da sola per l’America.

Il suo amico Peter gli confida che aveva tentato una volta di fuggire. Aveva cambiato città. Ma lo avevano trovato e lo avevano punito. Gli impressero dei segni sul corpo, simbolo del tradimento, ma non lo uccisero. Peter si era fermato alla terza prova perché non trovava il coraggio di uccidere una persona, il cognato, come il capo aveva ordinato.

Dopo alcuni mesi Lukas viene rimandato in America per seguire un nuovo corso, su come uccidere un essere umano e torturarlo durante un rito. Lì in spiaggia conosce una ragazza: si innamorano, ma per non rischiare che fosse uccisa, la tiene lontana e riparte senza darle modo di rintracciarlo. Prima di partire Lukas dovette assistere ad una messa nera in cui fu sacrificato un bambino.

Gli capiteranno molte altre volte gli episodi di vuoti di memoria come quello accaduto in America, dopo i quali non ricorderà che cosa aveva fatto per un paio di ore.

Non riusciva a dormire e per farlo doveva bere spesso. Si svegliava di soprassalto, con la paura addosso, dopo aver fatto un incubo ricorrente: vedeva attorno a sé sangue, cadaveri e un uomo con un coltello che si avvicinava ad una donna e glielo infila tra le costole. Poi si guardava intorno, lo notava e gli si avvicinava alzando il coltello. A quel punto si svegliava.

Durante un messa nera si era accorto che un altro lo stava tenendo d’occhio, perché avrebbe dovuto tenere lo sguardo fisso sul sacerdote. Lukas venne punito ed escluso per tre settimane dagli incontri. Dovrà però guardarsi tutte le videocassette delle messe nere a cui non aveva partecipato.

Un giorno vengono a prenderlo per prepararsi alla quarta prova: uccidere una ragazza di sedici anni durante una messa nera. Nei giorni seguenti decide di farla finita con la setta: non poteva uccidere una persona. Rimase nascosto in casa per due settimane, ma alla terza lo presero per strada. Si giustificò dicendo che era ubriaco, e, solo perché era stato fino ad allora un discepolo perfetto, il leader satanista gli credette. Ma doveva vedere le videocassette delle messe saltate. Il videoregistratore era stato però confiscato dal responsabile dell’istituto, in cui Lukas viveva. In quel caso le regole della setta prevedevano che bisognava infliggersi punizioni, qualora si fossero saltati i comandi del leader. E le guardie del capo satanista, che lo tenevano d’occhio intorno all’istituto, avrebbero dovuto vederlo. Per autopunirsi, si stese nudo su un letto di vetri rotti. Quando entrò il responsabile dell’istituto che aveva sentito i rumori e lo scoprì, Lukas  lo minacciò con una scheggia. Fu chiamata la polizia e per paura di finire in commissariato (dove la setta aveva un membro) Lukas cercò di mostrarsi di nuovo ragionevole. Lo rilasciarono.

Ma il giorno dopo i responsabili dell’istituto erano infuriati. Allora decise di confidarsi e di dire tutto. Fu difficile credergli, ma alla fine lo fecero e gli trovarono un’altra sistemazione, con la custodia di altri due assistenti. Gli imposero di liberarsi di tutto il materiale satanista che aveva in camera e frequentare un centro di consulenza per le vittime delle sette. All’inizio parlava molto poco con i consulenti, ma quando si tenne una riunione con altri ragazzi vittime di altre sette Lukas cominciò ad aprirsi.

Intanto quelli della setta avevano trovato la sua nuova casa. E per farglielo capire imbrattavano le pareti esterne con simboli satanici, o gli facevano recapitare un cuore o un topo morto.

I consulenti del centro vittime delle sette gli impiantarono in camera una linea telefonica per poter chiamare la polizia. Si misero d’accordo per vegliarlo di notte a turno. Alla fine Lukas riusciva a prendere sonno solo con un coltello in mano. Ma cominciava a sentirsi un problema per tutti. Decise di suicidarsi, ma fu scoperto. Allora in cucina prese due coltelli e si precipitò fuori dove si appostavano le guardie del sacerdote. Ma fu bloccato dai responsabili dell’istituto, che a quel punto gli proposero di farsi ricoverare in una clinica psichiatrica, anche per sfuggire alle ritorsioni della setta. Erano passati 5 mesi, ed altri 5 li trascorse in una clinica lontana. Lì conobbe una ragazza, la sua attuale compagna. Si trasferirono in un’altra città. Peter non l’ha più rivisto, ma ha voluto scoprire che fine avesse fatto. Si arrischiò a chiamare la sorella, che gli disse che se n’era andato senza lasciare traccia. Peter è considerato “uno scomparso”.

Per molto tempo, continuano a tormentarlo incubi e la paura di essere trovato. Non frequenta luoghi affollati, si è fatto cancellare i tatuaggi che la setta gli aveva fatto, ma moltissime cicatrici gli sono rimaste, perciò non frequenta piscine. In auto tiene una pistola e non esce mai senza un coltello, non per uccidere ma per uccidersi nel caso dovesse essere trovato. Nel sonno spesso cade in trance, parla in latino, si colpisce da solo, tenta di gettarsi dalla finestra, e nessuno riesce a svegliarlo. Il giorno dopo non ricorda niente. La ragazza dorme spesso per terra per non essere colpita. Ma soprattutto è perseguitato da senso di colpa per il male e le sofferenze che ha procurato.

Il libro si conclude con una nota di Lukas di alcune righe, intitolata “Avvertimento ai miei ex confratelli” e dice: “Per motivi di sicurezza ho depositato presso vari notai tutti i nomi che conosco, tanto di vivi quanto di morti, oltre alle indicazioni di località. Qualora a me, ai miei parenti o ai miei amici dovesse accadere qualcosa che possa sembrare una vendetta da parte dei seguaci di Satana, i notai hanno istruzioni di aprire le buste e di dare inizio alle indagini”. Nella postfazione parla la responsabile del centro di consulenza antisette, la quale spiega il graduale ma risolutivo percorso spirituale di Lukas che, grazie al sacerdote cattolico ed ai consulenti che lo hanno seguito per anni, è riuscito a liberarsi ed a guarire interiormente. Oggi Lukas fa da consulente lui stesso, testimoniando ad altre persone che è possibile venire fuori da una setta.

In Germania alcune grosse sette conosciute sono la Fraternitas Saturni e la Church of the Final Judgement che hanno sedi a Francoforte, Berlino, Amburgo, Monaco, Friburgo e Lubecca. La Church of the Final Judgement ha raccolto un grande numero di adepti soprattutto in California ed ha influenzato la setta del serial killer Charles Manson.st_michael_7902g

 

La devozione a Maria S. Madre di Cristo è sempre esistita dalle prime comunità cristiane

Testimonianze delle prime comunità cristiane sul culto mariano.

L’apologetica ha molte cose da dire riguardo la Vergine Maria. Sapete che la dottrina cattolica sulla Madonna, il culto che la Chiesa e i cattolici rendono alla Madre di Dio, le verità dogmatiche che La riguardano e che i cattolici sono tenuti a credere vengono contestate, tutte o in parte, dal mondo protestante e dai Testimoni di Geova.
 Secondo costoro, la Chiesa altera la verità del Vangelo quando afferma e insegna che ogni cristiano è chiamato a venerare la Madre di Dio, a pregarla, a crederLa mediatrice tra Dio e gli uomini di tutte le grazie.
 Per loro, la venerazione della Madre di Dio nasconde o diminuisce il vero culto che si deve prestare soltanto a Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo (per i protestanti), o che è solo Padre (per i Testimoni di Geova).
 Naturalmente, ogni cattolico, e ogni apologeta, trae spunto da queste contestazioni per approfondire le ragioni della sua fede e per rispondere punto per punto alle accuse.
 Ci serviremo, per questa esegesi, di un opuscolo di Padre Tornese dedicato alla “Madonna contestata” e integrerò quanto scrive Padre Tornese con informazioni e dati che traggo dalla preziosissima  Enciclopedia Cattolica, che ho esaminato alla voce “Maria”. Chiederemo alla storia di indicarci che cosa pensavano i primi cristiani della Madre di Dio. Vogliamo sapere se anch’essi veneravano Maria, come noi cattolici oggi. O se, al contrario, hanno “ragione” protestanti e Testimoni di Geova.
Sgomberiamo subito il campo da ogni confusione di carattere dottrinale e spieghiamo bene che cosa intende la dottrina cattolica per culto mariano, per culto prestato alla Vergine Maria.
Il culto di Maria viene definito “iperdulia”. È un termine che significa prestare un onore speciale, superiore all’onore che si deve ai santi.
 Perché un cattolico presta alla Vergine Maria un onore speciale? La risposta è semplice: a causa della sua singolare eccellenza, della sua eccezionale e singolare dignità, perché è la Madre di Dio ed è la Regina di tutti i santi.
 Chiarito che cosa si intende per venerazione di Maria, non possiamo più cadere nel tranello che ci tendono i Testimoni di Geova, quando accusano noi cattolici di “adorare” Maria. I cattolici non adorano Maria, adorano solo Dio. I cattolici venerano Maria, che è cosa ben diversa dall’adorare.
Protestanti e Testimoni di Geova contestano il culto a Maria, insegnato dalla Chiesa cattolica. Per la verità, va detto che molti di loro portano un certo rispetto per la Madre di Gesù, ma non comprendono come sia possibile prestarLe culto.
 Torniamo alla nostra domanda: per quale ragione noi cattolici prestiamo un culto a Maria, veneriamo la Vergine Madre di Dio. In primo luogo: la ragione per la quale i cattolici venerano Maria si trova nel Vangelo. Ivi è raccontato, in modo illuminante, che l’angelo Gabriele e santa Elisabetta hanno rivolto a Maria parole piene di venerazione profonda.
L’angelo Gabriele e santa Elisabetta hanno trattato Maria con autentica venerazione. Dunque noi cattolici – lo ricordino Protestanti o Testimoni di Geova – quando veneriamo Maria non facciamo altro che imitare l’angelo Gabriele e santa Elisabetta.maxresdefault2
 Conosciamo le parole che l’angelo rivolge a Maria, ricordate da san Luca: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” . Dunque, quando noi cattolici veneriamo la Madonna pregando l’Ave Maria, non facciamo altro che ripetere il saluto dell’angelo.
 Proseguiamo. Conosciamo le parole che santa Elisabetta rivolge a Maria quando la Madre di Gesù va a trovarla, parole anch’ esse riportate dal Vangelo di san Luca: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” (Lc 1 ,42). Vedete bene che quando veneriamo la Madonna pregando l’Ave Maria, noi cattolici altro non facciamo che aggiungere, al saluto angelico, le parole di santa Elisabetta.
 E se ci pensiamo bene! qui delle due; l’una: o queste parole, piene di venerazione, queste affermazioni dell’angelo e di santa Elisabetta erano sbagliate – e allora bisogna concludere che l’angelo inviato da Dio e santa Elisabetta hanno sbagliato, e ha sbagliato anche san Luca, perché non ha contestato quelle parole – oppure quelle parole erano appropriate, erano doverose e allora facciamo bene noi cattolici a ripeterle, a venerare la Madre di Dio pregando l’Ave Maria, imitando l’angelo Gabriele e santa Elisabetta.
In secondo luogo: i cattolici invocano Maria, la credono capace di intercedere presso Dio, le rivolgono preghiere chiedendole di intervenire presso suo Figlio per ottenete i favori di Dio.
Protestanti e Testimoni di Geova contestano questo potere di intercessione della Vergine Maria, contestano che Maria sia Mediatrice tra i cristiani e Dio. Per loro, questa sarebbe una invenzione della Chiesa cattolica e un allontanamento dal Vangelo.
 Quali ragioni, quali motivi abbiamo noi cattolici per sostenere, giustificare e difendere dalle contestazioni la verità del potere di intercessione di Maria?
 Rispondiamo semplicemente. La prima ragione, come sempre, sta nel Vangelo. Per chi lo sa leggere, l’episodio del primo miracolo di Gesù, compiuto a Cana di Galilea, riportato dal Vangelo di san Giovanni, è illuminante, esemplare e chiarissimo.
Durante il banchetto nuziale, al quale era stato invitato anche Gesù, viene a mancare il vino e Maria interviene, intercede, fa da mediatrice tra gli invitati a nozze e Gesù stesso.
 E che cosa succede? Succede che Gesù dice a sua Madre che non è ancora giunta la sua ora, quindi che non aveva in conto di manifestare il suo potere, ma, per l’intercessione di Maria, che si era rivolta a suo Figlio, Gesù rimedia: l’acqua viene trasformata in vino.
 Dunque, quando noi cattolici chiediamo l’intercessione di Maria non facciamo altro che chiedere alla Madre di Dio di fare ciò che ha fatto a Cana, è cioè di rivolgersi a suo Figlio per i nostri bisogni.
 Qui si potrebbe chiedere a Protestanti e a Testimoni di Geova di spiegarci dove sbagliamo noi cattolici, quando chiediamo a Maria di comportarsi come si è comportata a Cana, ottenendo da suo Figlio Gesù un vero miracolo.
Ma l’apologetica può ricordare anche altre ragioni per giustificare la verità cattolica. Infatti, se passiamo dalla Sacra Scrittura alla storia, vediamo che anche i cristiani dei primi secoli invocavano Maria, La pregavano, consapevoli del suo potere di intercedere presso Dio.
 La storia, dunque, conferma la verità cattolica sul culto a Maria.483x309
Pensate che la più antica e famosa preghiera rivolta a Maria, SUB TUUM PRAESIDIUM, è stata trovata in un papiro egiziano, copto, che secondo molti studiosi risale al 111 dopo Cristo, quindi in epoca antichissima. Ed è una preghiera, una richiesta di intercessione rivolta dai primi cristiani alla Vergine Maria.
Ascoltiamo questa preghiera antichissima:
“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”.
 Dunque, se noi cattolici invochiamo Maria e le chiediamo di intercedere presso Dio, di proteggerci e di liberarci dai pericoli, facciamo quello che hanno sempre fatto i veri cristiani, dalle origini e fino ai nostri giorni.
In terzo luogo, noi cattolici prestiamo culto a Maria cercando di imitarne le virtù. Questo culto è fondato sulla specialissima e singolare santità di Maria, che l’angelo ha chiamato “Piena di Grazia”.

La storia offre conferme. Se visitate le catacombe di Priscilla, a Roma, le catacombe dove si radunavano i primi cristiani, troverete una rappresentazione che risale al III secolo dove si vede bene la figura di un vescovo che, nell’atto di imporre il sacro velo ad una vergine cristiana, le addita come modello Maria, che è lì dipinta col bambino Gesù in braccio.

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CATACOMBE DI PRISCILLA, ROMA: LA PIU’ ANTICA IMMAGINE DI MADONNA CON GESU’ BAMBINO
 Come vedete, i primi cristiani erano convinti che la Vergine Maria fosse un esempio da imitare, specialmente da coloro che sceglievano la verginità consacrata come stile di vita al servizio di Dio.
La storia conferma che i cattolici, venerando Maria e cercando di imitarla non inventano niente di nuovo, ma ripetono ciò che i veri cristiani hanno sempre fatto.
 Proseguiamo nella nostra riflessione. Nella storia della Chiesa, il Concilio di Efeso dell’anno 431, ricopre una tappa importante. È il Concilio nel quale la Chiesa proclama solennemente Maria come “Madre di Dio”.
 Il Concilio era stato convocato per contrastare la tesi del Patriarca di Costantinopoli Nestorio, che non riconosceva questo titolo a Maria. Se tuttavia teniamo presente che il Concilio di Efeso venne celebrato in un edificio dedicato a Maria, risulta dimostrato che anche prima di quel Concilio il culto a Maria era praticato nella Chiesa.
Noi cattolici dobbiamo respingere come storicamente infondata la tesi che il culto di Maria sarebbe cominciato proprio con il Concilio di Efeso.
 Se torniamo nelle catacombe di Priscilla, sulla via Salaria a Roma, possiamo osservare un epitaffio, cioè un’iscrizione che generalmente si poneva sulla tomba di un defunto, posto davanti al loculo di un morto di nome Vericundus. Il nome di questo defunto è tracciato su due tegole tra loro unite, che chiudono il loculo.
Bene, fra queste due tegole, proprio sulla calce che le unisce, spicca, dipinta probabilmente dalla stessa mano che tracciò il nome del defunto, una “M” e secondo la nota studiosa Margherita Guarducci questa “M” rappresenta Maria.
 Il nome di Maria veniva così inserito nel nome di Vericundus per augurare al defunto la protezione della Vergine Maria nel mondo ultraterreno, nell’al di là.
 Ora, tenete presente che questo epitaffio risale al II secolo e ci dimostra come fin dai tempi della Chiesa antica i veri cristiani – come facciamo oggi noi cattolici – affidavano anche a Maria l’anima del defunto. Ma vedete bene, con questo esempio, che 300 anni prima del Concilio di Efeso si invocava Maria a protezione delle anime dei defunti. coemeterium-maius-orante-xp(FOTO: lunetta del Cimitero maggiore a Roma del sec. IV, dove Maria nell’atteggiamento dell’orante, tiene il piccolo Signore Gesù davanti a sé ed è fiancheggiata dai monogrammi cristologici che, solitamente affiancati all’alfa e omega, diventano simbolo della divinità di Gesù. E’ colei che secondo la profezia di Isaia presenta al mondo l’incarnazione del Verbo).
Ma andiamo avanti. Nel famoso “muro G”, che conteneva le ossa dell’ apostolo Pietro identificate da Margherita Guarducci, sono state trovate molte scritte, databili all’inizio del IV secolo, quindi antichissime.
 Ora, tra questi graffiti, che venivano incisi per impetrare ai cristiani defunti la felicità del Paradiso, si trova molte volte una acclamazione di vittoria di Cristo, di sua Madre Maria e dell’apostolo Pietro. Vi è persino un graffito in cui il nome di Maria appare per intero e non abbreviato, come si usava fare in antichità. Questo vuol dire che i Cristiani dei primi secoli associavano alla vittoria di Cristo la vittoria di Maria e del principe degli apostoli.
 Capite bene che attribuendo a Maria la vittoria sul demonio noi cattolici crediamo ciò che i primi cristiani hanno sempre creduto e che ci è testimoniato da preziosissimi documenti storici.
 Non solo. A dimostrazione che il culto di Maria è antichissimo nella Chiesa, si può dire che risulta ormai certo che prima del Concilio di Efeso, dell’anno 431, furono istituite varie feste in onore di Maria, a Betlemme, Gerusalemme e a Nazareth.
Una solennità mariana esisteva a Costantinopoli, prima del Concilio di Efeso: sembra autentico un discorso di san Proclo, patriarca di Costantinopoli nell’anno 429, nel quale si fa cenno chiarissimo ad una solennità della Vergine Maria. Dunque, prima del Concilio di Efeso, Maria veniva festeggiata anche liturgicamente.
Troviamo preghiere bellissime rivolte a Maria, di Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant’Ambrogio, san Gerolamo e di sant’Agostino.
Come si vede, la Vergine Maria era venerata, e a Lei si rivolgevano preghiere, fin dall’antichità.
 La devozione a Maria non nasce con il Concilio di Efeso dell’anno 431, ma è sempre stata presente nella Chiesa, fin dalle origini, fin dai primi secoli.
 Come possiamo dubitare che i cristiani non abbiano messo in pratica quelle parole così profonde, pronunciate da Maria e tramandate dal vangelo di san Luca: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”?
 Ecco, noi cattolici pregando e venerando Maria non facciamo altro che obbedire al Vangelo che ci dice di chiamare, di considerare, di credere “beata” Maria, la Madre di Gesù.
 Vorrei concludere questa conversazione dedicata alle ragioni e alle prove del culto mariano, praticato fin dai tempi della Chiesa primitiva, rivolgendo l’attenzione proprio a Nazareth, cioè alla località dove l’angelo Gabriele rivolse a Maria il famoso saluto: “Ave piena di Grazia”.
Perché rivolgiamo l’attenzione a Nazareth? Perché proprio in questo luogo santo, dove oggi sorge la famosa Basilica dell’Annunciazione, si sono trovate prove antichissime del fatto che i cristiani pregavano la Vergine Maria, proprio come facciamo oggi noi cattolici.
 In una colonna antichissima, forse del II, massimo del III secolo, è stata trovata un’iscrizione in lingua greca, che è stata scritta da una pellegrina la quale, in ginocchio (così scrive), “sotto il luogo sacro di Maria” ha inciso il proprio nome e quello dei suoi cari, per affidarli alla Madonna.
 Abbiamo così la prova che a Nazareth, già nel II, massimo nel III secolo, i cristiani affidavano alla protezione di Maria se stessi e i propri cari. In quella iscrizione, oltretutto, la pellegrina dice di avere eseguito i riti e le preghiere prescritte; o di avere ornato religiosamente l’immagine di Maria (qui il testo greco autorizza l’uno e l’altra interpretazione).
 Traggo questa informazione preziosissima, grazie alla quale sappiamo che in età antichissima, a Nazareth, i cristiani pregavano Maria con riti e preghiere, da un opuscolo, intitolato:
“La chiesa primitiva nei ricordi di Nazareth”, che ho comprato proprio a Nazareth in occasione del mio viaggio di nozze.
 E non solo. Contemporaneamente alla scoperta di questa importantissima e antichissima iscrizione, ne veniva trovata un’altra, sempre del II, massimo del III secolo, che porta la testimonianza sicura del culto mariano che i cristiani prestavano a Maria.
In questa iscrizione si può leggere chiaramente il saluto angelico:

“Ave Maria” (in greco antico Chaire Maria,”Rallegrati o Maria”). L’espressione ripete il saluto alla Vergine dell’angelo Gabriele; e afferma in sostanza la fede dei primi cristiani nella maternità divina di Maria. È senza dubbio la più antica invocazione alla Madonna, rinvenuta nella casa stessa dove secondo la tradizione visse la Vergine Maria. Questo antichissimo graffito, antecedente di qualche secolo al concilio di Efeso che renderà ufficiale il culto a Maria, smentisce le fantasiose costruzioni di alcuni studiosi i quali affermavano che esso sarebbe stato derivato da un culto a una divinità femminile pagana (vedi in merito Padre Bellarmino Bagatti, Nazaret nell’archeologia. Storia di Gesù, Rizzoli, vol. I, pag. 79ss.)

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Nel cerchio bianco, il celebre graffito greco XH MARIA: “Chaire Maria”, il saluto dell’Angelo Gabriele a Maria
La storia, i documenti, le prove, le testimonianze danno ragione ai cattolici che, venerando Maria, pregandola, chiedendole aiuto e intercessione presso Dio, fanno ciò che hanno sempre fatto tutti i veri cristiani, dalle origini ai nostri giorni.
Gianpaolo Barra, direttore de “il Timone”
IL TIMONE – Gennaio/Febbraio 2003 (pag.64-65-66)

Solennità Beata Maria Vergine Regina

22 agosto La festività di Maria Regina del Cielo e della terra, parallela a quella di Cristo Re, venne istituita da Papa Pio XII nel 1955. Dignità Regale della Santa Vergine Maria (Enciclica Pio XII Ad Caeli Reginam):

http://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_11101954_ad-caeli-reginam.html

Il popolo cristiano ha sempre creduto a ragione, anche nei secoli passati, che colei, dalla quale nacque il Figlio dell’Altissimo, che «regnerà eternamente nella casa di Giacobbe» (Lc 1, 32), (sarà) «Principe della pace» (Is 9, 6), «Re dei re e Signore dei signori» (Ap 19, 16), al di sopra di tutte le altre creature di Dio ricevette singolarissimi privilegi di grazia. Considerando poi gli intimi legami che uniscono la madre al figlio, attribuì facilmente alla Madre di Dio una regale preminenza su tutte le cose.

Si comprende quindi facilmente come già gli antichi scrittori della chiesa, avvalendosi delle parole dell’arcangelo san Gabriele, che predisse il regno eterno del Figlio di Maria (cf. Lc 1, 32-33), e di quelle di Elisabetta, che s’inchinò davanti a lei, chiamandola «madre del mio Signore» (Lc 1, 43), abbiano, denominando Maria «madre del Re» e «madre del Signore», voluto significare che dalla regalità del Figlio dovesse derivare alla Madre una certa elevatezza e preminenza.

Pertanto sant’Efrem,(V secolo), con fervida ispirazione poetica, così fa parlare Maria: «Il cielo mi sorregga con il suo braccio, perché io sono più onorata di esso. Il cielo, infatti, fu soltanto tuo trono, non tua madre. Ora quanto è più da onorarsi e da venerarsi la madre del Re del suo trono!».E altrove così egli prega Maria: «Vergine augusta e padrona, regina, signora, proteggimi sotto le tue ali, custodiscimi, affinché non esulti contro di me satana, che semina rovine, né trionfi contro di me l’iniquo avversario»”.

Preghiera a Maria Regina – Sant’Antonio da Padova120815

Ti preghiamo, o nostra Signora, inclita Madre di Dio, esaltata al di sopra dei cori degli angeli, di riempire il vaso del nostro cuore con la grazia celeste; di farci splendere dell’oro della sapienza; di sostenerci con la potenza della tua intercessione; di ornarci con le pietre preziose delle tue virtù; di effondere su di noi l’olio della tua misericordia, con il quale coprire la moltitudine dei nostri peccati, ed essere così trovati degni di venir innalzati alle altezze della gloria celeste e vivere felici in eterno con i beati comprensori.
Ce lo conceda Gesù Cristo, tuo Figlio, che ti ha esaltata al di sopra dei cori degli angeli, ti ha incoronata con il diadema del regno, e ti ha posta sul trono dell’eterno splendore. A Lui sia onore e gloria per i secoli eterni.
E tutta la chiesa risponda: Amen. Alleluia!

(S.Antonio da Padova, Assun. §5)

Preghiera a Maria Regina, di Sant’Alfonso Maria de’ Liguorisaints5-25

O Madre del mio Dio e mia Signora Maria,

mi presento a Te che sei la Regina del Cielo e della terra
come un povero piagato davanti ad una potente Regina.

Dall’alto trono dal quale tu siedi, non sdegnare,
Ti prego, di volgere gli occhi su di me, povero peccatore.

Dio Ti ha fatta così ricca per aiutare i poveri
e Ti ha costituita Madre di Misericordia
affinché Tu possa confortare i miserabili.
Guardami dunque e compatiscimi.

Guardami e non mi lasciare se non dopo avermi trasformato
da peccatore in Santo.

Mi rendo conto di non meritare niente, anzi, per la mia ingratitudine dovrei essere privato di tutte le grazie che per tuo mezzo ho ricevuto dal Signore; ma Tu che sei la Regina di Misericordia non cerchi i meriti, bensì le miserie per soccorrere i bisognosi. Chi è più povero e bisognoso di me?

O Vergine sublime, so che Tu, oltre ad essere la Regina dell’universo, sei anche la mia Regina. Voglio dedicarmi completamente ed in modo particolare al tuo servizio, affinché Tu possa disporre di me come Ti piace. Perciò Ti dico con San Bonaventura: “O Signora, mi voglio affidare al tuo potere discreto, perchè Tu mi sostenga e governi totalmente.
Non mi abbandonare”. Guidami Tu, Regina mia, e non lasciarmi solo. Comandami, utilizzami a Tuo piacere, castigami quando non Ti ubbidisco, poiché i castighi che mi verranno dalle Tue mani mi saranno salutari.

Ritengo più importante essere tuo servo piuttosto che signore di tutta la terra. “Io sono tuo: salvami”. O Maria, accoglimi come tuo e pensa a salvarmi. Non voglio più essere mio, mi dono a Te.
Se nel passato Ti ho servito male ed ho perduto tante belle occasioni per onorarti, in avvenire voglio unirmi ai tuoi servi più innamorati e fedeli.
No, non voglio che da oggi in poi qualcuno mi superi nell’onorarti e nell’amarti, mia amabilissima Regina. Prometto e spero di perseverare così, con il tuo aiuto. Amen.

(Sant’Alfonso Maria de Liguori)

SOLENNE CONSACRAZIONE ALL’IMMACOLATA REGINA DEL CIELO E DELLA TERRA (composta da san Massimiliano Kolbe )sept00f

O Immacolata,
Regina del cielo e della terra,
Rifugio dei peccatori
e Madre nostra amorosissima,
Cui Dio volle affidare
l’intera economia della misericordia,
io, indegno peccatore, mi prostro ai tuoi piedi,
supplicandoTi umilmente
di volermi accettare tutto e completamente
come cosa e proprietà Tua,
e di fare ciò che Ti piace di me
e di tutte le facoltà della mia anima
e del mio corpo,
di tutta la mia vita, morte ed eternità.
Disponi pure, se vuoi, di tutto me stesso,
senza alcuna riserva, per compiere
ciò che è stato detto di Te:
“Ella ti schiaccerà il capo” (Gn 3,15),
come pure: “Tu sola hai distrutto
tutte le eresie sul mondo intero” (Lit.),
affinché nelle Tue mani immacolate
e misericordiosissime
io divenga uno strumento utile
per innestare e incrementare
il più fortemente possibile la Tua gloria
in tante anime smarrite e indifferenti
e per estendere in tal modo,
quanto più è possibile,
il benedetto regno del SS. Cuore di Gesù.
Dove Tu entri, infatti, ottieni la grazia
della conversione e santificazione,
poichè ogni grazia scorre, attraverso le Tue mani,
dal Cuore dolcissimo di Gesù fino a noi.

V. Concedimi di lodarTi , o Vergine santissima.
R. Dammi forza contro i Tuoi nemici.

6241ad4f54715e5f07afba60533d15daATTO DI CONSACRAZIONE (quotidiano)

Vergine Immacolata, Madre mia, Maria,
io rinnovo a Te oggi e per sempre,
la consacrazione di tutto me stesso
perché tu disponga di me
per il bene delle anime.
Solo Ti chiedo,
o mia Regina e Madre della Chiesa,
di cooperare fedelmente alla Tua missione
per l’avvento del Regno di Gesù nel mondo.
Ti offro, pertanto,
o Cuore Immacolato di Maria, le preghiere,
le azioni e i sacrifici di questo giorno.

PENSIERI DEL SANTO CURATO D’ARS: MARIA REGINA DEL CIELO E DELLA TERRAqueenshiptitlepic

Se vediamo la Madonna abbassarsi, nella sua umiltà, al di sotto di ogni creatura, vediamo anche quest’umiltà innalzarla al di sopra di tutto ciò che non è Dio.

No, non sono i grandi della terra che l’hanno fatta salire a quel supremo grado di dignità nella quale abbiamo la gioia di contemplarla oggi.

Le Tre Persone della Santissima Trinità l’hanno posta su questo trono di gloria; l’hanno proclamata Regina del cielo e della terra, rendendola depositaria di tutti i tesori celesti. No, non capiremo mai abbastanza la grandezza di Maria, e il potere che Gesù Cristo, suo divin Figlio, le ha dato; non conosceremo mai bene il desiderio che ella ha di renderci felici.

Ella ci ama come figli suoi; si rallegra del potere che Dio le ha dato, per esserci utile. Sì, Maria è la nostra mediatrice; è lei che presenta al suo divin Figlio tutte le nostre preghiere, le nostre lacrime, i nostri gemiti; è lei che ci attira le grazie necessarie per la nostra salvezza.

Lo Spirito Santo ci dice che Maria, fra tutte le creature, è un prodigio di grandezza, un prodigio di santità e un prodigio d’amore.

L’Ave Maria è una preghiera che non stanca mai. Quando si parla delle cose della terra, del commercio, della politica, ci si stanca: ma quando si parla della Madonna, è sempre nuovo…

Tutti i santi hanno una grande devozione alla Madonna; nessuna grazia viene dal cielo senza passare per le sue mani. Quando si vuole offrire qualche cosa ad un grande personaggio, si fa presentare questo dono dalla persona che egli preferisce, affinché l’omaggio gli sia gradito.

Così, le nostre preghiere, presentate dalla Santa Vergine, hanno tutt’altro merito, perché la Santa Vergine è l’unica creatura che non abbia mai offeso Dio. Soltanto la Madonna ha compiuto il primo comandamento: un solo Dio adorerai e amerai perfettamente. Ella l’ha compiuto nella sua totalità… Tutto quello che il Figlio chiede al Padre gli è concesso. Tutto ciò che la Madre chiede al Figlio le è similmente concesso.

Quando le nostre mani hanno toccato degli aromi, profumano tutto ciò che toccano; facciamo passare le nostre preghiere per le mani della Madonna: lei le profumerà. Penso che alla fine del mondo, la Madonna sarà ben tranquilla, ma finché il mondo dura, è tirata da tutte le parti. La Madonna è come una madre che ha molti figli. È continuamente occupata ad andare dall’uno all’altro.

da: Importunate il buon DIO (pensieri e discorsi del curato d’Ars)
ed. Città Nuova

SAN PIO X il Papa dell’Eucaristia

21 agosto SAN PIO X Papa
“La devozione all’Eucaristia è la più nobile perché ha per oggetto Dio; è la più salutare perché ci dà l’Autore della grazia; è la più soave perché soave è il Signore… se gli Angeli potessero invidiare, ci invidierebbero la Santa Comunione”.
“Per vivere secondo Dio dobbiamo credere le verità rivelate da Lui e osservare i suoi Comandamenti con l’aiuto della sua grazia che si ottiene mediante i Sacramenti”. (Catechismo San Pio X)
PREGHIERA A MARIA SANTISSIMA REGINA DEGLI ANGELIreni
(Papa San Pio X)
Augusta Regina del Cielo e Sovrana degli Angeli,
Tu che hai ricevuto da Dio il potere e la missione di schiacciare la testa a Satana, Ti chiediamo umilmente di mandarci le Legioni Celesti perché al Tuo comando, inseguano i demoni, li combattano dappertutto, reprimano la loro audacia e li respingano nell’abisso .

O Eccelsa Madre di Dio, invia San Michele Arcangelo, l’invincibile capo degli eserciti del Signore, nella lotta contro gli emissari dell’Inferno tra gli uomini. Distruggi i piani degli empi e umilia tutti coloro che vogliono il male. Ottieni loro la grazia del ravvedimento e della conversione, affinché essi diano onore al Dio vivente Uno e Trino e a Te.
O nostra potente protettrice, per mezzo dei risplendenti Spiriti celesti, custodisci su tutta la terra le chiese, i luoghi sacri e specialmente il Santissimo Sacramento dell’altare. Impedisci ogni profanazione ed ogni distruzione. Gli Angeli sono ogni istante in attesa di un tuo cenno e bruciano dal desiderio di esaudirlo.

O Madre celeste, proteggi infine anche le nostre famiglie,le nostre cose e le nostre abitazioni dalle insidie dei nemici. Fa che i santi Angeli dimorino sempre in esse e vi portino la benedizione dell’Altissimo.
Chi è come Dio? Chi è come te, o Maria?
Tu che sei la Regina degli Angeli e la vincitrice di Satana!
O buona e tenera Madre, Tu sarai sempre il nostro amore e la nostra speranza.
O Madre divina, invia i Santi Angeli per difenderci e per respingere lungi da noi il crudele nemico infernale.
Santi Angeli ed Arcangeli difendeteci e custoditeci.
Amen.

Benedetto XVI papa emerito, ricorda San Pio X
Catechesi di Benedetto XVI a Castelgandolfo, 18 agosto 2010sdd20005
Giuseppe Sarto, così il suo nome, nato a Riese (Treviso) nel 1835 da famiglia contadina, dopo gli studi nel Seminario di Padova fu ordinato sacerdote a 23 anni. Dapprima fu vice parroco a Tombolo, quindi parroco a Salzano, poi canonico della cattedrale di Treviso con l’incarico di cancelliere vescovile e direttore spirituale del Seminario diocesano. In questi anni di ricca e generosa esperienza pastorale, il futuro Pontefice mostrò quel profondo amore a Cristo e alla Chiesa, quell’umiltà e semplicità e quella grande carità verso i più bisognosi, che furono caratteristiche di tutta la sua vita. Nel 1884 fu nominato Vescovo di Mantova e nel 1893 Patriarca di Venezia. Il 4 agosto 1903, venne eletto Papa, ministero che accettò con esitazione, perché non si riteneva all’altezza di un compito così alto.

Il Pontificato di san Pio X ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa e fu caratterizzato da un notevole sforzo di riforma, sintetizzata nel motto Instaurare omnia in Christo, “Rinnovare tutte le cose in Cristo”. I suoi interventi, infatti, coinvolsero i diversi ambiti ecclesiali. Fin dagli inizi si dedicò alla riorganizzazione della Curia Romana; poi diede avvio ai lavori per la redazione del Codice di Diritto Canonico, promulgato dal suo Successore Benedetto XV. Promosse, poi, la revisione degli studi e dell'”iter” di formazione dei futuri sacerdoti, fondando anche vari Seminari regionali, attrezzati con buone biblioteche e professori preparati. Un altro settore importante fu quello della formazione dottrinale del Popolo di Dio. Fin dagli anni in cui era parroco aveva redatto egli stesso un catechismo e durante l’Episcopato a Mantova aveva lavorato affinché si giungesse ad un catechismo unico, se non universale, almeno italiano. Da autentico pastore aveva compreso che la situazione dell’epoca, anche per il fenomeno dell’emigrazione, rendeva necessario un catechismo a cui ogni fedele potesse riferirsi indipendentemente dal luogo e dalle circostanze di vita. Da Pontefice approntò un testo di dottrina cristiana per la diocesi di Roma, che si diffuse poi in tutta Italia e nel mondo. Questo Catechismo chiamato “di Pio X” è stato per molti una guida sicura nell’apprendere le verità della fede per il linguaggio semplice, chiaro e preciso e per l’efficacia espositiva.

Notevole attenzione dedicò alla riforma della Liturgia, in particolare della musica sacra, per condurre i fedeli ad una più profonda vita di preghiera e ad una più piena partecipazione ai Sacramenti. Nel Motu Proprio Tra le sollecitudini (1903, primo anno del suo pontificato), egli afferma che il vero spirito cristiano ha la sua prima ed indispensabile fonte nella partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa (cfr ASS 36[1903], 531). Per questo raccomandò di accostarsi spesso ai Sacramenti, favorendo la frequenza quotidiana alla Santa Comunione, bene preparati, e anticipando opportunamente la Prima Comunione dei bambini verso i sette anni di età, “quando il fanciullo comincia a ragionare” (cfr S. Congr. de Sacramentis, Decretum Quam singulari : AAS 2[1910], 582).

Fedele al compito di confermare i fratelli nella fede, san Pio X, di fronte ad alcune tendenze che si manifestarono in ambito teologico alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX, intervenne con decisione, condannando il “Modernismo”, per difendere i fedeli da concezioni erronee e promuovere un approfondimento scientifico della Rivelazione in consonanza con la Tradizione della Chiesa. Il 7 maggio 1909, con la Lettera apostolica Vinea electa, fondò il Pontificio Istituto Biblico. Gli ultimi mesi della sua vita furono funestati dai bagliori della guerra. L’appello ai cattolici del mondo, lanciato il 2 agosto 1914 per esprimere «l’acerbo dolore» dell’ora presente, era il grido sofferente del padre che vede i figli schierarsi l’uno contro l’altro. Morì di lì a poco, il 20 agosto e la sua fama di santità iniziò a diffondersi subito presso il popolo cristiano.

Cari fratelli e sorelle, san Pio X insegna a noi tutti che alla base della nostra azione apostolica, nei vari campi in cui operiamo, ci deve essere sempre un’intima unione personale con Cristo, da coltivare e accrescere giorno dopo giorno. Questo è il nucleo di tutto il suo insegnamento, di tutto il suo impegno pastorale. Solo se siamo innamorati del Signore, saremo capaci di portare gli uomini a Dio ed aprirli al Suo amore misericordioso, e così aprire il mondo alla misericordia di Dio.

PREGHIERAsan2bpc3ado2bx

O Dio, che per difendere la fede cattolica 

e unificare ogni cosa in Cristo 

hai animato del tuo Spirito di sapienza e di fortezza 

il papa san Pio X, fa’ che, 

alla luce dei suoi insegnamenti e del suo esempio, 

giungiamo al premio della vita eterna. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, 

che è Dio, e vive e regna con te, 

nell’unità dello Spirito Santo,

 per tutti i secoli dei secoli. Amen.

L’Eucaristia nel Catechismo maggiore di San Pio X

Riti satanici e vandalismi nelle chiese nel periodo della festa dell’Assunta: il parere di sacerdoti esorcisti

Riti satanici a Roncovero di Bettola (Piacenza) nella notte del 14 agosto 2016. img_5892-0Tomba scoperchiata e simboli satanici nella chiesa dell’ex collegio dei Gesuiti a Roncovero di Bettola, frequentato da fotografi appassionati di luoghi abbandonati, ma anche da balordi. La chiesa, mai sconsacrata, sebbene sia chiusa al culto da una decina d’anni, già ferita dal tempo e dall’incuria, nei giorni scorsi ha subito uno sfregio intollerabile.

“Guardi, il diavolo c’è ma tenta di passare inosservato per far credere di non esistere. In realtà si scoprono diverse situazioni che sono segno della sua presenza. I riti satanici nella chiesa abbandonata a Roncovero di Bettola stanno qui a dimostrarlo”.

Per l’esorcista diocesano padre Achille Taborelli le pratiche sataniste non sono mai “ragazzate”: sono manifestazioni del demonio che possono poi sfociare in episodi più seri. «Ci sono stati anche dei morti, non dimentichiamolo» ricorda. Ottantacinque anni, scalabriniano, è esorcista diocesano da cinque anni.

http://www.liberta.it/2016/08/20/riti-satanici-a-roncovero-parla-lesorcista-il-diavolo-ce-vuole-passare-inosservato/

Profanata la chiesa di Grandate
Il parroco: «Segni di satanismo»

13 agosto 2016.  Alla statua della Vergine di Lourdes sono state spezzate le mani e il naso, l’ambone è stato distrutto in cento pezzi, il tabernacolo è stato divelto e forzato, il tutto a pochi giorni dall’Assunzione di Maria. Punti nevralgici e non casuali della chiesa che fanno ricondurre tali azioni ai satanisti: questo il desolante spettacolo scoperto sabato mattina nella piccola chiesa di San Bartolomeo a Grandate, in provincia di Como, come documentano le drammatiche immagini pubblicate sul proprio profilo Facebook dal periodico locale «La coccinella parlante». L’incursione dei vandali risale all’una, in piena notte. Alcuni residenti avrebbero sentito anche delle urla provenire dalla chiesa. Il parroco don Roberto Pandolfi, che tra l’altro ricopre in diocesi il ruolo di esorcista, ha denunciato il fatto ai carabinieri e con i giornalisti dell’emittente Etv ha parlato di «evidenti segni di satanismo».

 L’unica muta testimone della furia che venerdì notte ha devastato la parrocchiale di San Bartolomeo è una statua della Vergine di Lourdes. Non ha più le mani, che si sono spezzate all’altezza dei polsi quando l’hanno gettata a terra e forse presa a calci, il naso si è scheggiato e una grande crepa l’attraversa all’altezza della vita, ma alla fine si è salvata e adesso di fronte a lei si inginocchiano i fedeli, che le dedicano preghiere e lacrime. «Abbiamo voluto rimetterla in piedi, nel posto in cui era, perché tutti la possano vedere – spiega il parroco, don Roberto Pandolfi -. Guardi il suo sguardo pieno di dolore e tenerezza, chi crede non può non provare un brivido osservandola».

Anche se in chiesa hanno cercato di rimettere a posto tutto è difficile cancellare i segni della devastazione: il tabernacolo divelto e forzato, per cercare di rubare le ostie consacrate, l’altare profanato e l’ambone di marmo distrutto. Per don Roberto non ci sono dubbi, il maligno è stato qui dentro la notte scorsa. Qualcuno dei vicini l’ha addirittura sentito gridare. «Urla disumane, come fossero ululati – prosegue il parroco -. Era l’una di notte e nessuno ha pensato che provenissero dalla chiesa. È estate e a quell’ora di notte ci sono in giro ancora i ragazzi, chi ha sentito non ci ha fatto caso».

Don Roberto Pandolfi oltre a essere il parroco del paese, neppure tremila anime alle porte di Como, ricopre anche l’incarico di esorcista per la diocesi:«Secondo me è stato un tentativo di profanazione dell’Eucarestia. Siamo vicini alla Festa dell’Assunta che insieme all’Immacolata è uno dei momenti in cui i satanisti fanno le loro celebrazioni, chiamiamole così. Penso che si sia trattato del tentativo di portare via le Ostie consacrate per i loro riti. Un tentativo andato male. Dio è più forte, la Fede è più forte. Gesù è vivo. Gesù è risorto».

«Il satanismo è molto diffuso grazie a internet – prosegue -, è un fenomeno stupido ma anche pericoloso. Ricordiamo che anni fa a Chiavenna delle ragazzine sataniste hanno ammazzato una suora. Purtroppo questo fenomeno si sta diffondendo sempre di più. Ci sono molti ragazzi che si fanno prendere da questa cosa. Per voglia di trasgressione e per riempire un vuoto. E questo è sempre legato all’uso di droghe. Si chiama in termine tecnico “satanismo acido”, proprio per l’uso di droghe sintetiche che portano allo sballo». Così ragazzi sempre più confusi tra realtà e virtualità arrivano a vendere l’anima al diavolo online. «Da esorcista ho incontrato diversi genitori che avevano scoperto che i loro figli adolescenti, attraverso la rete avevano fatto un patto con il demonio firmando questo impegno con il loro sangue. Basta qualcuno particolarmente squilibrato per combinare un disastro». Per fortuna a Grandate ci sono andati vicini, ma alle fine il Santissimo è rimasto al suo posto. «Contiamo nelle indagini dei carabinieri – prega don Roberto -. Chiunque sia stato ha bisogno di cure». http://www.parrocchiagrandate.it/intorno-a-noi/chiesa-s-bartolomeo-profanata-nella-notte/

La statua della Vergine sfregiata

MESSE NERE, SCRITTE SATANICHE E RITI ORGIASTICI NELLA CHIESA SCONSACRATA DI PIGNA

Un edificio in stile barocco e di grande pregio architettonico, oggi ridotto ad un rudere, che rischia di crollare come testimoniano le crepe sui muri. Ma l’aspetto più inquietante è quello legato alle messe nere…

MESSE NERE, SCRITTE SATANICHE E RITI ORGIASTICI NELLA CHIESA SCONSACRATA DI PIGNA 5

4 agosto 2016. Pigna, Imperia. Insulti e scritte sataniche sui muri e sull’ex altare, bestemmie, croci capovolte e disegni di impiccati. Sono soltanto alcune delle testimonianze di un’attività da parte di gruppi devoti al male, all’interno della Chiesa (sconsacrata) dell’Assunta, che sorge sulla provinciale della val Nervia, subito fuori Pigna, in direzione Castelvittorio. Un edificio in stile barocco e di grande pregio architettonico, oggi ridotto ad un rudere, che rischia di crollare come testimoniano le crepe sui muri. Ma l’aspetto più inquietante è quello legato alle messe nere: vi sono chiari segnali che nella chiesa sconsacrata e rovinata dai vandali, vi siano da tempo riunioni di satanisti per rituali estremi con sacrifici animali e peggio. Residenti hanno notato movimenti sospetti nelle notti scorse, ma anche da diversi anni.

Rubato Cristo all’oratorio: c’è l’ombra delle messe nere

Interno chiesa Beata Vergine Immacolata

VALLI DEL PASUBIO –Atto vandalico, episodio di satanismo o furto su commissione? Il dubbio è forte, in ogni caso è ritenuta ignobile dai valligiani la profanazione perpetrata in prossimità della festa dell’Assunta nella chiesa dell’oratorio Beata Vergine Immacolata, dove ignoti hanno staccato dalla croce e rubato il Cristo di 60 centimetri di lunghezza per 30 di larghezza: una scultura in legno dipinto in oro, realizzata nel XIX secolo da Bottega Veneta e catalogata dalla soprintendenza per i Beni culturali. Denunciato alla locale stazione di carabinieri, il furto nella chiesa della centrale via Pace Giordani è stato messo a segno giovedì 11 agosto 2016 tra le 7 e le 19. I carabinieri stanno indagando a tutto tondo, senza escludere la pista del satanismo: il Cristo  potrebbe essere stato trafugato per celebrare delle messe nere. L’ipotesi più accreditata al momento è quella del furto su commissione sul mercato clandestino dell’arte. C’è amarezza in don Evariano Fabris, da circa un anno parroco a Valli, che momentaneamente ha posto un fiore al posto del Cristo vilipeso e trafugato.

Argentina: profanano una chiesa e rubano le Ostie consacrate nel giorno della festa dell’Assuntaprofanacinargentina_aica_180816

Presso la chiesa di Nostra Signora della Mercede a Monte Vera, in Argentina, il 15 agosto 2016, festività dell’Assunta, l’edificio sacro è rimasto aperto, per consentire a quanti lo volessero di entrarvi a pregare, mentre per le vie cittadine si svolgeva la processione: approfittando di un momento, in cui all’interno non v’era alcuno, ignoti sono penetrati ed hanno rubato una pisside contenente Ostie consacrate, un calice e quattro colonnette di marmo di circa 40 centimetri d’altezza. Ad accorgersi dell’accaduto sono state ore dopo le donne del locale gruppo di preghiera, convenute sul posto per l’orazione quotidiana.

Padre Adalberto Lovato, amministratore parrocchiale, ha dichiarato che possa essersi trattato o di un furto su commissione oppure dell’opera di satanisti. Non è difficile intuire come la seconda ipotesi appaia la più probabile. Dell’episodio sono state informate le forze dell’ordine.

Subito mercoledì scorso si è tenuta una partecipatissima cerimonia in riparazione della profanazione subita, un’ora di adorazione eucaristica seguita da una S. Messa celebrata dall’arcivescovo di Santa Fe, mons. José María Arancedo. Grande il risalto avuto dalla notizia sui media di tutto il mondo, a partire dall’agenzia cattolica argentina, l’Aica, poi Aciprensa, L’Observatoire de la Christianophobie e molti altri ancora.

https://www.aciprensa.com/noticias/argentina-profanan-y-roban-eucaristia-en-fiesta-de-la-asuncion-de-maria-63204/

Iraq, nonostante l’Isis, la Chiesa festeggia la prima comunione di cento bambini, nella festa dell’Assunta

Alqosh, Iraq (AsiaNews) – 15 agosto 2016. Festa dell’Assunta. Un “momento storico” per una “cittadina di frontiera” a lungo minacciata dai miliziani dello Stato islamico (SI) che torna a “sperare nella pace e nella normalità” stringendosi attorno a “cento dei suoi figli”. È quanto racconta ad AsiaNews mons. Basilio Yaldo, ausiliare di Baghdad e stretto collaboratore del patriarca Louis Raphael Sako, che nel giorno dell’Assunta  ad Alqosh, nel nord dell’Iraq, ha impartito – in una cerimonia presieduta dal primate caldeo – la prima comunione a cento bambini. Alla funzione, aggiunge il presule, hanno partecipato “tutti i sacerdoti della città, le suore e oltre 700 persone. I fedeli erano entusiasti perché, per la prima volta, il patriarca ha celebrato le comunioni nella comunità”. 

Alqosh è una storica cittadina del governatorato di Ninive, nel Kurdistan irakeno; situata circa 50 km a nord di Mosul, roccaforte dei jihadisti, essa costituisce uno dei principali centri della tradizione cristiana assiro-caldea. A circa 3 km dal centro, sulle montagne che dominano la città, sorge il secolare monastero di Rabban Ormisda, sede dei patriarchi nestoriani dal 1551 al 1804.

Nel tempo la struttura originaria, troppo esposta ad attacchi dall’esterno, oltre che simbolo di un periodo travagliato della Chiesa locale, è stata sostituita dal nuovo monastero di Nostra Signora delle Messi, poco fuori la città. Oggi è abitato da un gruppo di monaci, che hanno aperto le porte a orfani e giovani profughi, rimasti senza famiglia a causa delle violenze islamiste.

Anche Alqosh, come molte altre cittadine del Kurdistan irakeno, ha accolto un numero consistente di rifugiati.

“La vita nell’area – racconta il vicario di Baghdad – è tornata quasi alla normalità. La speranza è che presto tutta la piana [di Ninive] possa essere liberata dalla presenza dei jihadisti e i profughi possano tornare ai loro villaggi”. Il lavoro per mettere in sicurezza la zona, aggiunge, è “già iniziato e da due giorni le truppe irakene hanno avviato la battaglia per liberare i villaggi che circondano Mosul”.

Rivolgendosi ai bambini e alle bambine che hanno ricevuto la prima comunione, il patriarca Sako li ha esortati a non abbandonare la loro terra, la città di Alqosh, ma di rimanere e contribuire all’opera di ricostruzione “perché c’è un patrimonio [cristiano] da preservare”. Il primate caldeo, aggiunge mons. Yaldo, ha inoltre invitato i giovani a “essere più forti, venire in chiesa e partecipare alla vita della comunità cristiana come si partecipa alla vita di una famiglia”. iraq_-_sako_assunta3

Al termine della funzione i bambini hanno rivolto alcune domande al patriarca Sako. Uno di loro, racconta mons. Yaldo, ha detto che “da grande vuole diventare sacerdote per servire la gente povera, i bisognosi”. Il patriarca, aggiunge, non ha potuto trattenere l’emozione dopo aver ascoltato queste parole e ha aggiunto che “è importante sostenere e condividere le sofferenze”.

Al termine della celebrazione, il patriarca caldeo e il suo vice, hanno raggiunto Kirkuk, dove mar Sako – per dieci anni arcivescovo della città – ha celebrato la messa dell’Assunta. Alla funzione che si è tenuta nella cattedrale del Sacro Cuore, racconta il prelato, “hanno partecipato un migliaio di fedeli”. A seguire, si è tenuta “l’inaugurazione di una grotta dedicata alla Santa Vergine Maria, in concomitanza con la giornata di festa”. iraq_-_sako_assunta4

Alla funzione (nella foto) erano presenti l’attuale arcivescovo di Kirkuk mons. Yousif Thoma Mirkis, le suore, il vice-governatore della città in rappresentanza delle istituzioni locali e alcuni membri del Consiglio della città, musulmani. Al termine si è svolto un incontro con le suore del Sacro Cuore, riunite oggi in capitolo per la scelta della superiora generale. “Dopo settimane di violenze, attentati, spargimenti di sangue – ha concluso mons. Yaldo – ora la situazione è più calma. Tuttavia, il patriarca Sako ha chiesto di pregare per la pace in tutte le celebrazioni che ha officiato. Bisogna pregare per la pace e per il futuro del Paese”.

http://www.asianews.it/notizie-it/Alqosh,-nonostante-l’Isis-la-Chiesa-festeggia-la-prima-comunione-di-cento-bambini-38316.html

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Colombia: i cattolici scendono in piazza con la Marcia di San Lorenzo e fermano “l’educazione gender” imposta nelle scuole.

La piazza funziona. Per chi avesse ancora qualche dubbio sull’utilità politica di Family Day e affini dovrebbe smettere di deprimersi guardando la situazione italiana dove nonostante i due eventi oceanici del 2015 e del gennaio 2016 la legge Cirinnà è stata comunque approvata. E magari trovare nuove motivazioni.

In Colombia l’hanno ribattezzata la “Marcia di San Lorenzo”perché si è svolta il 10 agosto 2016,  nella giornata dedicata solitamente alle stelle cadenti. A scendere in piazza sono stati cattolici di vari movimenti, ma anche insegnanti, scolaresche e famiglie con un obiettivo concreto: impedire l’approvazione di una legge sull’educazione gender obbligatoria a scuola su cui pesa un documento dell’Onu adottato dal ministero dell’Educazione.

“L’ideologia di genere distrugge la società”. Giunge dal card. Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotá, in Colombia, il nuovo grido d’allarme nei confronti di una teoria che vuole ridefinire la differenza sessuale su basi non più biologiche. Le sue parole fanno eco a quelle pronunciate in varie occasioni da PAPA FRANCESCO CONTRO IL GENDER, anche pochi giorni prima di quella manifestazione imponente in Colombia. Mentre era a Cracovia per la GMG, il 27 luglio 2016 il Papa ha ribadito il No al gender, “colonizzazione ideologica, peccato contro Dio creatore”

ma i giornali hanno censurato queste parole del Papa! 

http://www.tempi.it/muretti-censurati#.V7V47dSLSt8

Un altro richiamo contro il gender si trova nell’Esortazione apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia” in cui, al numero 56, il Papa scrive: “E’ inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini”. IL PAPA nel 2015 definì il No al gender con parole molto forti

“Noi respingiamo la promozione dell’ideologia di genere nell’educazione nazionale – ha spiegato il Cardinale colombiano in conferenza stampa – perché si tratta di un’ideologia che distrugge l’essere umano, privandolo del contenuto fondamentale della complementarietà tra maschio e femmina”.

La posizione della Chiesa – ha ribadito l’Arcivescovo – è di tolleranza verso gli omosessuali, tuttavia “i diritti individuali non possono andare contro i diritti della comunità. Si deve avere profondo rispetto per tutti, ma senza imporre alcuna ideologia”. Di qui, l’invito alla politica a sostenere maggiormente la famiglia, in quanto “cellula della vita sociale”.

Il risultato è stato ineccepibile: dopo l’adunata che si è svolta in decine di piazze della Colombia, dalla capitale Bogotà dove hanno sfilato in 20mila, a Medellin appena un migliaio, ma anche Barranquilla, Cali, Ibagué, Bucaramanga, Tunca, Palmira, Popayán e altre tra le principali città della Colombia, il governo è tornato sui suoi passi. Una mobilitazione di popolo che ha costretto l’esecutivo guidato da Juan Manuel Santos a emettere un comunicato il giorno dopo per dire che né il Governo né il Ministero promuoveranno l’educazione di genere nel Paese.

L’opposizione non si fida e lamentando la completa assenza di un presiedente pro family dice che in realtà è tutto un trucco. Ma l’opposizione fa il suo mestiere. Però resta comunque un impegno preciso preso dal Governo a seguito di una mobilitazione di questo tenore. Che per il momento fa tirare un sospiro di sollievo al popolo pro life e pro family colombiano e fa in incassare un risultato sorprendente ai vescovi della conferenza episcopale che quella marcha por la familia l’hanno promosso e guidato.

Il 12 agosto infatti i prelati colombiani hanno salutato con soddisfazione la presa di posizione del governo che ha ammesso come quel documento dell’Onu non fosse stato approvato dallo stesso esecutivo. Ma c’è di più: a riprova della sua buona fede, seppure ancora d’intenti, c’è l’incontro che il premier ha voluto fare con il cardinal Rubén Salazar Gómez.

Immaginate se dopo il Family Day di gennaio Renzi e la Cirinnà avessero fatto marcia indietro dopo aver visto la forza della piazza e aver incontrato il presidente della Cei Bagnasco per tranquillizzarlo e fare dietrofront. A noi sembra fanta politica, ma evidentemente in altre parti del mondo gira in maniera diversa.

Può essere uno stimolo per ringalluzzire il popolo del Family Day che proprio a settembre, come dichiarato alla Nuova BQ dal leader Massimo Gandolfini è impegnato nella ripresa dell’attività politica dove arriveranno al pettine tanti nodi: dall’educazione gender a scuola alla controversa e “funesta” ipotesi delle adozioni dei figli per coppie omosessuali fino all’eutanasia.

L’esperienza colombiana è un esempio di come la piazza, quando è unita con i suoi pastori, sia forte e possa mettere in crisi il potere.

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/17/il_governo_colombiano_blocca_lideologia_gender_/1251821

Colombia. Vescovi e laici uniti contro il gender

Satanisti furiosi: l’evento”messa nera” del 15 agosto è stato un completo flop. Migliaia di cristiani hanno partecipato alle processioni ed eventi di preghiera ad Oklahoma City

16 Agosto 2016. L’ultima bravata da parte del satanista Adam Daniels per attirare l’attenzione su di sè a Oklahoma City – la pubblica dissacrazione di una statua della Vergine Maria nel giorno della festa dell’Assunta – non ha ottenuto l’attenzione che i suoi oltraggi hanno ricevuto in passato. I satanisti della setta di Adam Daniels & accoliti (“chiesa satanista di Ahriman”) danno la colpa di ciò ai cattolici e si infuriano contro l’Arcivescovo Paul Coakley e contro Papa Francesco (accusato dai satanisti di aver incoraggiato i sacerdoti esorcisti con la sua personale approvazione dello statuto della Associazione Internazionale Esorcisti):
http://it.radiovaticana.va/news/2014/07/04/bamonte_riconoscimento_associazione_esorcisti/1102528
sia il Papa sia Mons Coakley  sarebbero, secondo il satanista Adam Daniels, (come ha scritto nel suo blog “church of Ahriman”) i responsabili del flop dell’evento satanista “messa nera e consumazione di Maria” del 15 agosto 2016: quest’anno i satanisti non sono riusciti a vendere neanche un biglietto per il teatro civico Music Hall di Oklahoma City, dove hanno preteso e vergognosamente ottenuto dal governo americano di poter tenere il loro ennesimo show anticristiano…che alla fine si è svolto alla presenza di una diecina di soliti fanatici invasati.
“Questa volta, i suoi sforzi hanno generato molto meno l’attenzione dei media, e questo lo ha frustrato”, scrive Mons Coakley. “In una recente dichiarazione, Adam Daniels mi ha accusato di coordinare un blackout dei media. Mi accredita, ovviamente, molta più influenza di quanto in realtà io abbia! “. Infatti l’Arcivescovo quest’anno ha scelto di ignorare a livello mediatico, per quanto possibile, queste attività dei satanisti che hanno lo scopo di attirare la gente a comprare i biglietti per i suoi “show”.

(IN FOTO: MONS PAUL COAKLEY, attaccato dal satanista Adam Daniels)

“Quando si ha tutta la legione romana là fuori, nessuno viene a comprare i nostri biglietti!”, ha detto con disappunto e malcelata rabbia il leader satanista Adam Daniels, che si è trovato davanti al teatro e per tutte le vie della città migliaia di cattolici e cristiani di altre denominazioni, riuniti in preghiera …Ecco qua cosa hanno fatto i satanisti di Adam Daniels nei loro “rituali innocui” di propaganda al satanismo, permessi dal governo americano nel teatro civico di Oklahoma…

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UNO DEI SEGUACI DEL SATANISTA ADAM DANIELS nei “rituali” anticristiani proposti in teatro…

Mentre fuori, per le strade di Oklahoma City, migliaia di cristiani, cattolici e protestanti insieme, hanno partecipato ad una processione in pacifica preghiera, tutti si sono radunati sia nelle chiese sia per le vie della città, per pregare in riparazione degli oltraggi contro il Sacratissimo Cuore di Gesù ed in onore della festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, molti pregando anche sul prato davanti al teatro civico Music Hall, dove all’interno alle ore 17:00 c’era lo “show” anticristiano.

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LA FEDE DEI CRISTIANI: 15 AGOSTO 2016, PROCESSIONI IN MASSA, CATTOLICI E PROTESTANTI UNITI PER LA PACE. SANTE MESSE CELEBRATE IN TUTTE LE CHIESE GREMITE, E PREGHIERE PER LE VIE DI OKLAHOMA CITY E DAVANTI AL TEATRO, dove all’interno si svolgeva la “messa nera”

Unity Prayer Service and WalkUnity Prayer Service and Walk

L’Arcivescovo ed il Papa vengono accusati dai satanisti di  “essere vigliacchi”, perchè non hanno reagito platealmente alle provocazioni dei satanisti, come era accaduto nel 2014, in cui anche Radio Vaticana aveva parlato degli oltraggi anticristiani del satanista Adam Daniels (basta dare un’occhiata al sito dei satanisti della chiesa di Ahriman, “Church of Ahriman”, con vignette e insulti contro il Papa e contro l’Arcivescovo  Mons Coakley, per rendersi conto di come le accuse ed insulti dei satanisti ricordano molto quelli di certi “sedicenti cattolici” che accusano continuamente il Papa, e si spacciano per “giornalisti/teologi” ma alla fine si comportano come i satanisti…).

ARCHBISHOP COAKLEY ELEVATES CHALICE DURING MASS AT BASILICA OF ST. PAUL OUTSIDE THE WALLS IN ROME
MONS PAUL COAKLEY

Secondo il blog che appare sul sito web dell’Arcidiocesi, Mons Coakley ha raccontato i passati episodi di comportamenti anti-cristiani di Adam Daniels, il capo della chiesa satanista di Ahriman che ha guidato lo svolgimento di una messa nera al Centro Civico della città di Oklahoma nel settembre del 2014, contro il quale l’Arcivescovo Paul Coakley aveva fatto tutto il possibile, scontrandosi anche con il governo americano, intentando una controversia legale contro i satanisti, che avevano rubato un’Ostia consacrata per dissacrarla nella “messa nera”: i satanisti furono costretti a restituire la Santa Ostia consacrata alla Chiesa cattolica e Mons Coakley ebbe ragione su di loro.

“Lo stesso individuo Adam Daniels ha sviluppato un modello di atti provocatori offensivi contro i cattolici “, scrive Coakley. “La vigilia di Natale del 2015 ha condotto un rituale di fronte al Duomo di San Giuseppe, un rituale che si faceva beffa di un’immagine della Beata Vergine Maria, ricoprendola di sangue, mentre all’interno della chiesa si celebrava la Santa Messa.”Poi il giorno della Domenica della Divina Misericordia lo stesso satanista aveva annunciato dai gradini del parlamento di Oklahoma City che intendeva condurre un altro rituale anti-cattolico nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, 15 agosto 2016, ancora più blasfemo e più cruento dei precedenti. 

L’evento si è svolto alle ore 17:00 del 15 agosto, prima con la “messa nera”, parodia dissacratoria della Messa cattolica, poi con accanimento contro una statua di gesso della S.Vergine Maria ricoperta di zolfo, sangue umano, ed anche le ceneri di pagine bruciate del Corano (in cui viene menzionata la Madre di Cristo, che nel Corano merita una certa venerazione…anche se Cristo per i musulmani è solo un profeta). Poi i satanisti hanno mangiato il cuore di un maiale (crudo), posto all’interno della statua, in un tentativo dissacratorio della Assunzione della Beata Vergine Maria. Altri riti blasfemi, un “battesimo al contrario” per respingere lo Spirito Santo..ma il rito GLI  SI E’ RITORTO CONTRO.rosary-decal-211x300

Mons Coakley ha scritto ai fedeli dell’ Arcidiocesi: “Come abbiamo fatto nel 2014 e alla vigilia di Natale 2015, in risposta a questi atti blasfemi satanisti ed a molti atti di odio anticristiano che stanno accadendo oggi nel mondoinvito i fedeli cattolici e gli altri cristiani a pregare per la conversione di questo uomo (il satanista Adam Daniels) e per tutti coloro (compresi i governanti) che permettono questi atti di odio e che non hanno ancora imparato a conoscere il Signore della Vita. Preghiamo che i nostri governanti mantengano il loro mandato di proteggere LA LIBERTA’ RELIGIOSA DEI CRISTIANI. Chiedo di pregare per intercessione di San Michele Arcangelo, della Beata Vergine Maria e di tutti gli angeli e i santi affinchè il Signore vegli sulla nostra comunità e ci preservi dal male e dalle sue manifestazioni distruttive e violente. Chiedo che la preghiera venga offerta nelle nostre chiese e nelle nostre case e nel corso di una processione per le vie della città di Oklahoma.  

E COSI E’ STATO. L’evento dissacratorio dei satanisti è stato un VERO FLOP.  Migliaia di cristiani, provenienti da vari Stati americani, hanno marciato pacificamente e pregato nelle chiese con Messe di riparazione e per le vie della città di Oklahoma, riunendosi tutti attorno alla statua intitolata JESUS WEPT (Gesù pianse). “Vogliamo mostrare ai nostri figli che la fede cristiana non è un atto passivo. Noi dobbiamo dare testimonianza alla ragione della nostra speranza, che si chiama Gesù Cristo. Questa è la nostra risposta all’attacco provocatorio dei satanisti, che vogliono distruggere la nostra Nazione e colpire al cuore la nostra comunità”, ha detto il cattolico Bryan Eastbrooke, che ha partecipato alla processione insieme alla moglie Lora ed ai loro tre figli. 

http://newsok.com/multimedia/video/5084246631001#gsc.tab=0Unity Prayer Service and Walk

Un’altra bella manifestazione di preghiera pubblica del Rosario, adorazione del Santissimo e riparazione degli oltraggi dei satanisti è stata organizzata dalla associazione cattolica TFP in Difesa della Tradizione, della Fede e della Nazione, davanti al teatro civico di Oklahoma City.
“Quello che i satanisti stanno facendo è un reato pubblico contro Dio e un reato pubblico richiede anche un atto pubblico di riparazione e di espiazione,” ha dichiarato il cattolico Brian McCall.
latinSan Massimiliano Kolbe aggiunge: ” C’è molto male nel mondo, ma non dimentichiamo che l’Immacolata è molto più potente , e che schiaccerà la testa del serpente infernale. Da sola l’Immacolata ha ricevuto da Dio la promessa di vittoria su Satana. Lei cerca anime che si consacrino interamente al Suo Cuore Immacolato e che diventeranno tra le Sue mani strumenti forti per la sconfitta di Satana e la diffusione del Regno di Dio “.San Bonaventura: ” Le potenze infernali temono il nome e la protezione di Maria Santissima, come gli uomini temono un potente esercito armato”. Santa Teresa di Lisieux: ” Negli affanni e nelle difficoltà ho sempre ricorso alla Nostra Madre Maria, il cui sguardo da solo è sufficiente a dissipare ogni timore. ”

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STATUA DELLA MADONNA DI FATIMA portata in processione davanti al teatro di Oklahoma City

Fonti

http://www.pressreader.com/usa/the-oklahoman/20160816/281479275817593

http://okcfox.com/news/local/satanic-black-mass-held-in-oklahoma-city

Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria Madre di Dio

Oggi 15 agosto è la festa più solenne della Vergine Madre di Dio, la “festa delle sue feste”, come dicono i Padri della Chiesa: perché oggi, “terminato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”. Questo crede e celebra la Chiesa; questo confessa e propone il suo magistero. Canta la Liturgia bizantina: “la tomba e la morte non prevalsero sulla Madre di Dio, che non si stanca di intercedere, né mai cessa di supplicare. Colui che dimorò in un grembo sempre vergine ha assunto alla vita la Madre della Vita”.

Oggi, infatti, Cristo, primizia e causa della nostra risurrezione, ha innalzato accanto a sé la Sua Madre purissima, trasfigurandola nella sua Luce, a immagine del Suo corpo glorioso. Con gioia dunque acclamiamo il Signore, Luce senza tramonto e Re della gloria e chiediamo l’intercessione di Sua Madre per tutte le nostre intenzioni e perché tanti cristiani, oggi perseguitati in molte nazioni, non si sentano abbandonati dall’indifferenza e dall’egoismo, e perché la violenza ceda il passo al rispetto e alla pace.

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PREGHIERE per la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria Madre di Dio

Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, noi Ti ringraziamo e Ti benediciamo perchè la Vergine Maria, Madre di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, è stata assunta nella Gloria del Cielo. In Lei primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza. Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro Colei che ha generato il Signore della vita. Amen. (Dal prefazio dell’Assunzione)

Preghiera a Maria Assunta di Papa Pio XIIdsc01135

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini,

noi crediamo nella tua Assunzione in anima e corpo al cielo,

ove sei acclamata da tutti i cori degli angeli e da tutte le schiere dei santi.

E noi ad essi ci uniamo per lodare

e benedire il Signore che ti ha esaltata sopra

tutte le creature e per offrirti l’anelito della nostra devozione

e del nostro amore.

Noi confidiamo che i tuoi occhi misericordiosivirgenbella_n

si abbassino sulle nostre miserie

e sulle nostre sofferenze; che le tue labbra sorridano alle nostre gioie

e alle nostre vittorie;

che tu senta la voce di Gesù ripeterti per ciascuno di noi:

Ecco tuo figlio.

E noi ti invochiamo nostra madre e ti prendiamo, come Giovanni, per guida,

forza e consolazione della nostra vita mortale.

Noi crediamo che nella gloria, dove regni vestita di sole e coronata di stelle,

sei la gioia e la letizia degli angeli e dei santi.

E noi in questa terra, ove passiamo pellegrini, guardiamo verso di te,

nostra speranza;

attiraci con la soavità della tua voce per mostrarci un giorno,

dopo il nostro esilio, Gesù, frutto benedetto del tuo seno, o clemente,

o pia, o dolce Vergine Maria.

Preghiera a Maria Assunta di Paolo VIlassomption_de_la_vierge_le_brun

O Maria Immacolata Assunta in cielo, tu che vivi beatissima nella visione di Dio: di Dio Padre che fece di te alta creatura, di Dio Figlio che volle da te essere generato uomo e averti sua madre, di Dio Spirito Santo che in te compì la concezione umana del Salvatore. O Maria purissima, o Maria dolcissima e bellissima, o Maria donna forte e pensosa, o Maria povera e dolorosa, o Maria vergine e madre, donna umanissima come Eva più di Eva. Vicina a Dio nella tua grazia nei tuoi privilegi nei tuoi misteri nella tua missione nella tua gloria. O Maria assunta nella gloria di Cristo nella perfezione completa e trasfigurata della nostra natura umana. O Maria porta del cielo specchio della luce divina santuario dell’Alleanza tra Dio e gli uomini, lascia che le nostre anime volino dietro a te, lascia che salgano dietro il tuo radioso cammino trasportate da una speranza che il mondo non ha, quella della beatitudine eterna. Confortaci dal cielo o Madre pietosa e per le tue vie della purezza e della speranza guidaci un giorno all’incontro beato con te e con il tuo divin Figlio il nostro Salvatore Gesù. Amen!

15 agosto: Assunzione Beata Vergine Maria

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La solennità dell’Assunzione di Maria deriva dalla liturgia locale di Gerusalemme; nel VI secolo era già diffusa in tutta la chiesa bizantina.

Nel corso del VII secolo viene accolta dalla liturgia romana sotto diversi nomi: Dormitio, Pausatio, Natalis.
Il 1° novembre 1950 Pio XII definì l’Assunzione di Maria dogma di fede e, per conseguenza, ristrutturò la liturgia del giorno. L’Assunzione è l’unica festa mariana dotata di una messa per la sera della vigilia.

Il senso e contenuto teologico di tale solennità è espresso nella bolla Munificentissimus Deus: “L’Augusta Madre di Dio…fu innalzata in anima e corpo alla celeste gloria”.
Maria è entrata, unica tra tutte le pure creature umane, in anima e corpo nella beatitudine del cielo.
La Lumen Gentium la presenta in questi termini: “L’Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo” (n. 59).

La liturgia vede in Maria la Donna di cui parla S. Giovanni. 

Donna misteriosa, al centro della lotta tra le potenze delle tenebre e il Messia. Anch’essa insidiata insieme al Figlio; anch’essa vincitrice con Lui perché sostenuta da Dio. Ci troviamo qui di fronte ai motivi centrali della festività: la vittoria di Maria sul peccato e sull’inferno; la partecipazione attiva ala lotta di Cristo e alla sua vittoria. La gioia di questa festa, pertanto, è la gioia della vittoria, del coronamento, la gioia dell’esultanza della Pasqua. E’ lo stesso mistero del mattino di Pasqua di risurrezione che si realizza in Maria. La stessa vittoria alla quale Lei ha dato la sua attiva, personale e piena collaborazione. 

Assunta perchè Immacolata
L’Assunzione è il coronamento e il maturarsi in Dio di una situazione in cui Maria si è stabilita con la sua Concezione Immacolata, progredita e giunta ad una pienezza singolare con la divina maternità. La divina maternità ha realizzato in Maria un perfezionamento di tutto il suo essere. Tutto ciò evidentemente ha conferito ancora bellezza e preziosità al corpo di Maria, reso capace di un’unica circolazione vitale col Figlio di Dio, fatto uomo. Tra Lei e il Verbo fatto carne, per nove mesi, c’è stato un interscambio vitale, che mentre formava il Figlio, perfezionava e arricchiva della sua santità la Madre.

Assunta perchè Madre di Dio pienamente conforme a Cristo
L’Assunzione è il coronamento e il maturarsi in Dio di una situazione in cui Maria si è stabilita con la sua Concezione Immacolata, progredita e giunta ad una pienezza singolare con la divina maternità. La divina maternità ha realizzato in Maria un perfezionamento di tutto il suo essere. Tutto ciò evidentemente ha conferito ancora bellezza e preziosità al corpo di Maria, reso capace di un’unica circolazione vitale col Figlio di Dio, fatto uomo. Tra Lei e il Verbo fatto carne, per nove mesi, c’è stato un interscambio vitale, che mentre formava il Figlio, perfezionava e arricchiva della sua santità la Madre.

L’Assunzione di Maria, speranza e ideale della Chiesa
In Maria si è rivelato il compimento del mistero della salvezza. Come infatti avrà compimento?
Nella risurrezione e glorificazione definitiva di tutta la persona umana. Sarà, questo compimento, la pasqua definitiva e perfetta della Chiesa, perché glorificazione anche del corpo. Gesù lo aveva affermato; ma con l’Assunzione di Maria le parole e il mistero di Cristo si evidenziano in una maniera che aiuta la fede e le certezze del popolo dei credenti. Sicchè, celebrando l’Assunzione, la speranza cristiana si fortifica e il cuore dei credenti si riempie di consolazione.
E’ in questo contesto spirituale che si capisce il linguaggio esultante che riempie e dà fisionomia alla celebrazione liturgica. La seconda antifona dei primi vespri afferma: “La porta del paradiso è stata chiusa a tutti a causa di Eva e per mezzo di Maria è stata di nuovo spalancata”.
Aggiunge ancora sicurezza alla nostra fede, perché si compie nell’ambito di una pura creatura.
Ci dice quale sia il nostro destino. Quella gloria che oggi esalta davanti al cielo e alla terra Maria Santissima, è quanto Dio ha preparato per i suoi figli. Di quella stessa gloria brillerà il corpo di ognuno.
Maria assunta in cielo è veramente la speranza e l’ideale della Chiesa.

Fonte: Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe


Santo e glorioso è il corpo della Vergine Maria890bb9f20e0fb502df04052e31dc0946

I santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi, rivolti al popolo in occasione della festa odierna, parlavano dell’Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina già viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata; ne spiegavano ampiamente il significato, ne precisavano e ne approfondivano il contenuto, ne mostravano le grandi ragioni teologiche. Essi mettevano particolarmente in evidenza che oggetto della festa non era unicamente il fatto che le spoglie mortali della beata Vergine Maria fossero state preservate dalla corruzione, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste glorificazione, perché la Madre ricopiasse il modello, imitasse cioè il suo Figlio unico, Cristo Gesù.

San Giovanni Damasceno, che si distingue fra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l’Assunzione corporea della grande Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Colei che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità doveva anche conservare senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo seno il Creatore, fatto bambino, doveva abitare nei tabernacoli divini. Colei, che fu data in sposa dal Padre, non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce, lei che, preservata dal dolore, quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre ed ancella di Dio».

San Germano di Costantinopoli pensava che l’incorruzione e l’assunzione al cielo del corpo della Vergine Madre di Dio non solo convenivano alla sua divina maternità, ma anche alla speciale santità del suo corpo verginale: «Tu, come fu scritto, sei tutta splendore (cfr. Sal 44, 14); e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto tempio di Dio. Per questo non poteva conoscere il disfacimento del sepolcro, ma, pur conservando le sue fattezze naturali, doveva trasfigurarsi in luce di incorruttibilità, entrare in una esistenza nuova e gloriosa, godere della piena liberazione e della vita perfetta».
Un altro scrittore antico afferma: «Cristo, nostro salvatore e Dio, donatore della vita e dell’immortalità, fu lui a restituire la vita alla Madre. Fu lui a rendere colei, che l’aveva generato, uguale a se stesso nell’incorruttibilità del corpo, e per sempre. Fu lui a risuscitarla dalla morte e ad accoglierla accanto a sé, attraverso una via che a lui solo è nota».
Tutte queste considerazioni e motivazioni dei santi padri, come pure quelle dei teologi sul medesimo tema, hanno come ultimo fondamento la Sacra Scrittura. Effettivamente la Bibbia ci presenta la santa Madre di Dio strettamente unita al suo Figlio divino e sempre a Lui solidale, e compartecipe della sua condizione.

Per quanto riguarda la Tradizione, poi, non va dimenticato che fin dal secondo secolo la Vergine Maria viene presentata dai santi padri come la novella Eva, intimamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta. Madre e Figlio appaiono sempre associati nella lotta contro il nemico infernale; lotta che, come era stato preannunziato nel protovangelo (cfr. Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, su quei nemici, cioè, che l’Apostolo delle genti presenta sempre congiunti (cfr. Rm capp. 5 e 6; 1 Cor 15, 21-26; 54-57). Come dunque la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e il segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la comune lotta si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale, secondo le affermazioni dell’Apostolo: «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria» (1 Cor 15, 54, cfr. Os 13, 14).

In tal modo l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione, immacolata nella sua concezione, vergine illibata nella sua divina maternità, generosa compagna del divino Redentore, vittorioso sul peccato e sulla morte, alla fine ottenne di coronare le sue grandezze, superando la corruzione del sepolcro. Vinse la morte, come già il suo Figlio, e fu innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli.

Dalla Costituzione Apostolica «Munificentissimus Deus» di Pio XII, papa
(AAS 42 [1950], 760-762. 767-769)st_marys_cathedral_basilica_of_the_assumption_-_covington_ky_-_great_stained_glass_window_crowning_of_bvm

Preghiere riparatrici degli oltraggi alla Beata Vergine Maria

PREGHIERA ALLA REGALITÀ DI MARIA518330307569f2c783fb7e59ed175483

O Maria, Immacolata Madre di Dio, con gli Angeli in luce, i Santi in letizia, noi Ti salutiamo Regina del Cielo e della terra e T’invochiamo a regnare su tutte le anime.

Per la grazia divina, di cui sei la generosa dispensatrice, fa che tutte le menti conoscano Dio nella verità, tutti i cuori Lo amino nella carità, tutte le volontà Gli siano soggette nell’umiltà.

E tu poni, maternamente, in ciascuno di noi il Tuo trono d’amore, così che da Te scaturisca ogni nostra gioia, in Te si queti ogni nostro affanno, per Te si elevi, confidente, ogni nostra preghiera.

Affrettati – o potentissima Signora ! – affrettati a conquistare il mondo nella pace della Tua carità, per lo splendore del Tuo diadema e per l’avvento glorioso del Regno universale di Gesù Cristo, Tuo Figlio divino, nostro Signore.

Preghiera alla Madonna della Medaglia Miracolosa

PREGHIERA

Maria Immacolata, Madonna della Medaglia Miracolosa, che hai promesso il tuo aiuto e la tua speciale protezione a chi Ti prega con fiducia, guarda ai nostri bisogni spirituali e materiali e abbi pietà di noi. Attraverso la tua Medaglia spargi ancora su di noi i te­sori delle tue grazie. In noi e in tutti vinca sempre l’amore e il perdono e re­gni la pace.
Te lo chiediamo, dolce Mamma nostra, per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

CORONCINA ALLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a pietà dalle nostre miserie, scendesti dal cielo per mostrarci quanta cura prendi alle nostre pene e quanto ti adoperi per allontanare da noi i castighi di Dio e ottenerci le sue grazie, soccorrici in questa presente nostra necessità e concedici le grazie che ti domandiamo.

Ave Maria.

O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

O Vergine Immacolata, che ci hai fatto dono della tua Medaglia, quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono, come difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.

Ave Maria.

O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

O Vergine Immacolata, che hai promesso grandi grazie ai devoti della tua Medaglia, se ti avessero invocato con la giaculatoria da Te insegnata, noi, pieni di fiducia nella Tua parola, ricorriamo a Te e Ti domandiamo, per a Tua Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.

Ave Maria.

O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te!

PREGHIERA

Vergine Immacolata, Madre nostra tenerissima, abbiate pietà degli increduli che non Vi vogliono conoscere, degli empi che oltraggiano il Vostro SS. Nome, dei peccatori che disprezzano la Vostra verginale purezza. Al grido delle loro bestemmie, rispondete con la stessa preghiera del Vostro divin Figlio Gesù, agonizzante sulla Croce: Padre! Perdonate loro perchè non sanno quel che si fanno; e dal Cuore dolcissimo di Lui ottenete che tutti i bestemmiatori si convertano, in modo che dalla terra s’innalzi sempre a Voi un inno di lode e di benedizione. Madre di misericordia! accettate benigna l’umile atto di riparazione e di amore che vi presentiamo, e siate propizia alle anime nostre, alle nostre famiglie, ai nostri parenti, amici e nemici adesso e nell’ora della morte. Così sia.

RIPARAZIONE518330307569f2c783fb7e59ed175483

O Maria, sorriso della creazione, armonia dei cuori, festa del Cielo e della terra, quanti uomini cattivi osano bestemmiare il Vostro nome dolcissimo, ed invece dovrebbero cantare a Voi, o Madre potente di Dio e degli uomini, le lodi più belle e più profonde del ringraziamento. Chi può numerare, o Vergine purissima, le grazie che Voi con la Vostra dolcissima voce, strappate ogni giorno, ogni ora, in ogni istante, alla divina Maestà di Dio?

Il grande devoto Vostro, S. Bernardo di Chiaravalle, diceva che Iddio, nella Sua infinita bontà e sapienza, non concede nulla alla terra, se non per mezzo Vostro.
Voi dunque siete l’arbitra amatissima tra il Cielo e la terra, tra il Creatore e la creatura, tra Dio e l’uomo! E noi siamo convinti che Voi, o Madre dolce e cara, v’interessate sempre e vivamente di noi che siamo in questa valle di pianto, pellegrini affannosi verso la terra dei viventi.
E, se il mondo non cade sotto il peso dei suoi delitti e delle sue malvagità, lo deve a Voi, che giustamente siete chiamata il celeste parafulmine contro i meritati castighi di Dio. Per tutte queste ragioni noi, esuli figli di Eva, dovremmo star sempre, e tutti, con la fronte nella polvere, e ringraziarvi, e mostrarci riconoscenti e grati, e vivere santamente e cristianamente. Ed invece quante anime sconoscenti, dimentiche completamente della Vostra pacifica, materna missione, ardiscono insultare al Vostro nome, bestemmiare la Vostra purezza immacolata, gittare il veleno infernale dell’insulto a Voi, che, come Gesù, Figlio di Dio e Vostro, siete passata sul mondo strappando al Cuore di Dio le più belle grazie e misericordie, e versando, sulla terra ingrata e ribelle, fiori di benedizioni e d’amore.
Madre buona, non ascoltate le bestemmie dei figli ingrati, ma le nostre umili e vibranti voci di lode e di osanna al Vostro nome, alla Vostra persona, alla Vostra missione di Madre e di Corredentrice…..
Sì, Vi ringraziamo per quanto avete fatto, per quanto fate, per quanto farete per noi. Convertite i poveri bestemmiatori… Che anch’essi, convertiti da Voi, dalla Vostra materna bontà, si uniscano a noi nel ripetere ora e sempre, da l’uno a l’altro lato del mondo
Sia lodata, benedetta, ringraziata in Cielo e in terra, sempre, da tutte le generazioni, la santa, la purissima, la dolcissima Madre di Gesù. Viva Maria!

ATTO DI CONSACRAZIONE E RIPARAZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIApregatemolto

Vergine santissima e Madre nostra, nel mostrare il tuo Cuore circondato di spine, simbolo delle bestemmie ed ingratitudini con cui gli uomini ripagano le finezze del tuo amore, hai chiesto di consolarti e ripararti.
Come figli Ti vogliamo amare e consolare sempre, ma, specialmente dopo i tuoi materni lamenti, vogliamo riparare il tuo Cuore Addolorato e Immacolato che la cattiveria degli uomini ferisce con le pungenti spine dei loro peccati.
In modo particolare vogliamo riparare le bestemmie proferite contro la tua Immacolata Concezione e la tua santa Verginità. Molti, purtroppo, negano che Tu sei Madre di Dio e non ti vogliono accettare come tenera Madre degli uomini.
Altri, non potendoti oltraggiare direttamente, scaricano la loro collera satanica profanando le tue sacre immagini. E non mancano coloro che cercano di infondere nei cuori, soprattutto dei bambini innocenti che ti sono tanto cari, l’indifferenza, il disprezzo ed anche l’odio contro di Te.
Vergine santissima, prostrati ai tuoi piedi, esprimiamo la nostra pena e promettiamo di riparare, con i nostri sacrifici, comunioni e preghiere, tanti peccati ed offese di questi tuoi figli ingrati.
Riconoscendo che anche noi non sempre corrispondiamo alle tue predilezioni, né Ti amiamo ed onoriamo sufficientemente come Madre nostra, supplichiamo il perdono misericordioso per le nostre colpe e freddezze.
Madre santa, vogliamo ancora chiederti compassione, protezione e benedizioni, riconduci tutti alla vera Chiesa, ovile di salvezza, come hai promesso nelle tue apparizioni a Fatima.
Per quanti sono tuoi figli e per noi in particolare che ci consacriamo interamente al tuo Cuore immacolato, sii rifugio nelle angustie e tentazioni della vita; sii cammino per giungere a Dio, unica fonte di pace e di gioia. Amen.

(Con approvazione ecclesiastica)

Salve Regina…

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Si usi una Corona del Santo Rosario.

Grani grossi:
Diamo gloria, omaggio, onore a Gesù, il Redentore!
Alla Vergine Maria e ai Santi lode sia!

Padre nostro

Grani piccoli:
Signore, vi benedico per quelli che vi maledicono!
O Vergine Immacolata, siate sempre benedetta!

Ad ogni diecina si reciti il Gloria al Padre…

In fine: DIO SIA BENEDETTO

Dio sia benedetto.
Benedetto il suo Santo Nome.
Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.
Benedetto il Nome di Gesù.
Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.
Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.
Benedetto Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare.
Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.
Benedetta la gran Madre di Dio Maria Santissima.
Benedetta la sua Santa e Immacolata Concezione.
Benedetta la sua gloriosa Assunzione.
Benedetto il Nome di Maria Vergine e Madre.
Benedetto San Giuseppe, suo castissimo sposo.
Benedetto Dio nei suoi Angeli e nei suoi Santi.

TRIDUO DI RIPARAZIONE DEGLI OLTRAGGI AL SANTISSIMO NOME DI MARIA48-nome-di-maria

1. O adorabile Trinità, per l’amore con cui scegliesti ed eternamente Ti compiacesti del Santissimo nome di Maria, per il potere che gli desti, per le grazie che riservasti ai suoi devoti, fa’ che esso sia anche per me fonte di grazia e di felicità.
–  Ave Maria…
– Benedetto sempre sia il Santo nome di Maria.
Lodato, onorato e invocato sempre sia,
l’amabile e potente nome di Maria.
O Santo, soave e potente nome di Maria,
possa sempre invocarti durante la vita e nell’agonia.

2. O amabile Gesù, per l’amore con cui pronunziasti tante volte il nome della tua cara Madre e per la consolazione che a Lei procuravi nel chiamarla per nome, raccomanda alle sue speciali cure questo povero tuo e suo servo.
–  Ave Maria…
– Benedetto sempre sia il Santo nome di Maria.
Lodato, onorato e invocato sempre sia,
l’amabile e potente nome di Maria.
O Santo, soave e potente nome di Maria,
possa sempre invocarti durante la vita e nell’agonia.

3. O Angeli Santi, per il gaudio che vi procurò la rivelazione del nome della vostra Regina, per le lodi con cui lo celebraste, svelatene anche a me tutta la bellezza, la potenza e la dolcezza e fate che io lo invochi in ogni mio bisogno specialmente in punto di morte.
–  Ave Maria…
– Benedetto sempre sia il Santo nome di Maria.
Lodato, onorato e invocato sempre sia,
l’amabile e potente nome di Maria.
O Santo, soave e potente nome di Maria,
possa sempre invocarti durante la vita e nell’agonia.

LA GRANDE PROMESSA DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

I PRIMI CINQUE SABATIrosary-decal-211x300
La Madonna apparendo a Fatima il 13 giugno 1917, tra l’altro, disse a Lucia:
“Gesu’ vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”.

Un confessore di Lucia le chiese il perché del numero cinque. Lei lo chiese a Gesù, il quale le rispose: “Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria.

1. le bestemmie contro l’Immacolata Concezione;
2. le bestemmie contro la sua Verginità;
3. le bestemmie contro la Maternità divina, rifiutando, allo stesso tempo, di riconoscerla come vera Madre degli uomini;
4. gli scandali di quanti cercano pubblicamente di infondere nel cuore dei bambini l’indifferenza, il disprezzo e perfino l’odio contro questa loro Madre Immacolata;
5. quanti la oltraggiano «direttamente» nelle sacre immagini.

Le condizioni necessarie per la grande promessa sono:
– per cinque mesi ricevere la santa Comunione il primo sabato;
– recitare la corona del Rosario;
– tenere compagnia alla Madonna per quindici minuti meditando sui misteri del Rosario;
– fare una confessione con la stessa intenzione; quest’ultima potrà essere fatta anche in altro giorno, purchè nel ricevere la santa Comunione si sia in grazia di Dio.

PREGHIERE DI SAN MASSIMILIANO KOLBE ALL’IMMACOLATA

PREGHIERA per L’INTERCESSIONE di San Massimiliano Maria Kolbekolbeimmacolata O Dio, che hai dato alla Chiesa e al mondo San Massimiliano Maria Kolbe, sacerdote e martire, ardente di amore per la Vergine Immacolata, interamente dedito alla missione apostolica e al servizio eroico del prossimo, per la sua intercessione concedi anche a noi, a gloria del Tuo Nome, di impegnarci senza riserve al bene dell’umanità per imitare, durante la nostra vita e nell’ora della morte, Cristo Tuo Figlio. Amen.

“Se in questo mondo non ci fossero le croci, non ci sarebbe di che meritarsi il paradiso. Le croci, sia interiori che esteriori, sono indispensabili. Rimaniamo certi che Dio permette ogni cosa in vista di un bene maggiore”. “L’odio non è una forza creativa, lo è solo l’amore. Se il bene consiste nell’amore di Dio ed in tutto ciò che scaturisce dall’amore, il male, nella sua essenza, è una negazione dell’amore”. San Massimiliano Kolbe (1894–1941)

SOLENNE CONSACRAZIONE ALL’IMMACOLATA DI SAN MASSIMILIANO KOLBEkolbeimmacolata

O Immacolata,
Regina del cielo e della terra,
Rifugio dei peccatori
e Madre nostra amorosissima,
Cui Dio volle affidare
l’intera economia della misericordia,
io, indegno peccatore, mi prostro ai tuoi piedi,
supplicandoTi umilmente
di volermi accettare tutto e completamente
come cosa e proprietà Tua,
e di fare ciò che Ti piace di me
e di tutte le facoltà della mia anima
e del mio corpo,
di tutta la mia vita, morte ed eternità.
Disponi pure, se vuoi, di tutto me stesso,
senza alcuna riserva, per compiere
ciò che è stato detto di Te:
“Ella ti schiaccerà il capo” (Gn 3,15),
come pure: “Tu sola hai distrutto
tutte le eresie sul mondo intero” (Lit.),
affinché nelle Tue mani immacolate
e misericordiosissime
io divenga uno strumento utile
per innestare e incrementare
il più fortemente possibile la Tua gloria
in tante anime smarrite e indifferenti
e per estendere in tal modo,
quanto più è possibile,
il benedetto regno del SS. Cuore di Gesù.
Dove Tu entri, infatti, ottieni la grazia
della conversione e santificazione,
poichè ogni grazia scorre, attraverso le Tue mani,
dal Cuore dolcissimo di Gesù fino a noi.

V. Concedimi di lodarTi , o Vergine santissima.
R. Dammi forza contro i Tuoi nemici.

LETTERA DI SAN MASSIMILIANO AI CONFRATELLI IN GIAPPONE inviata il 13 aprile del 1933, mentre ritornava in patria. 14

Carissimi Figli, nelle difficoltà, nelle tenebre, nelle debolezze, negli scoraggiamenti ricordiamoci che il Paradiso si sta avvicinando. Ogni giorno che passa è un intero giorno in meno di attesa.
Coraggio, dunque! Ella ci attende di là per stringerci al Cuore.
Inoltre, non date retta al diavolo, qualora volesse farvi credere che il paradiso non esiste, ma non per voi, perché, anche se aveste commesso tutti i peccati possibili, un solo atto di amore perfetto lava tutto al punto tale che non ci rimane neppure un’ombra.
Carissimi Figli, come desidererei dirvi, ripetervi quanto è buona l’Immacolata, per poter allontanare per sempre dai vostri piccoli cuori la tristezza, l’abbattimento interiore o lo scoraggiamento. La sola invocazione “Maria”, magari con l’anima immersa nelle tenebre, nelle aridità e perfino nella disgrazia del peccato, quale eco produce nel Suo Cuore che tanto ci ama! E quanto più l’anima è infelice, sprofondata nelle colpe, tanto più questo Rifugio di noi poveri peccatori la circonda di sollecita protezione.
Ma non affliggetevi mai se non sentite tale amore. Se volete amare, questo è già un segno sicuro che state amando; ma si tratta solo di un amore che procede dalla volontà.
Anche il sentimento esteriore è frutto della grazia, ma non sempre esso segue immediatamente la volontà. Vi potrà capitare, miei Cari, un pensiero, quasi una mesta nostalgia, una supplica, un lamento…: “Chissà se l’Immacolata mi ama ancora?”.
Figli amatissimi!
Lo dico a tutti insieme e a ciascuno in particolare nel Suo nome, notate bene, nel Suo nome: Ella ama ciascuno di voi, vi ama assai e in ogni momento senza alcuna eccezione.
Questo, carissimi Figli, ve lo ripeto nel Suo Nome.medaglia_miracolosa

San Massimiliano Kolbe: l’Apostolo della Medaglia Miracolosa

San Massimiliano Kolbe: l’Apostolo della Medaglia MiracolosaRaimondo, più tardi divenuto frate francescano conventuale col nome di fra Massimiliano fu beatificato dal Papa Paolo VI nel 1971 e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1982. San Massimiliano che morì  martire del lager nazista di Auschwitz, il 14 agosto 1941, fu un apostolo zelantissimo della Medaglia Miracolosa. Era nato in Polonia, presso Lodz, il 7 gennaio 1894. Entrato nella congregazione dei Frati Minori Conventuali, aveva studiato per sette anni a Roma, ove fu ordinato sacerdote il 28 aprile 1919. Volle celebrare la sua prima Messa nella cappella di S. Andrea delle Fratte, dove l’Immacolata era apparsa ed aveva convertito l’ebreo Alfonso Ratisbonne nel 1842. Nel 1917 in Russia vigeva il Comunismo, la Chiesa era perseguitata e i religiosi venivano rinchiusi nei gulag. In questo contesto padre Kolbe, che all’epoca aveva 23 anni, costituì la Milizia dell’Immacolata, che oggi conta milioni di adepti in tutto il mondo. Nel programma tracciato dal fondatore, ogni attività di santificazione propria e di apostolato per la conversione degli eretici e specialmente dei massoni, viene posta sotto il patrocinio dell’Immacolata della Medaglia Miracolosa. 

“Vorrei essere come polvere per viaggiare con il vento e raggiungere ogni parte del mondo e predicare la Buona Novella.” Mosso da un grande zelo si fece missionario in Oriente; il Vescovo Hajasaka in Giappone gli affidò il servizio di stampa, che svolgeva a Niepokalanow, la Cittadella dell’Immacolata, ma per il francescano era importante che tale compito fosse svolto sempre in spirito di preghiera. 

I membri della “Milizia” devono portare al collo la Medaglia: “Sul nostro petto – dice il regolamento – essa sarà come un segno della nostra consacrazione interiore”. Tutti inoltre debbono recitare almeno una volta al giorno la giaculatoria della Medaglia, così modificata: “O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi e per quelli che non ricorrono, specialmente per i nemici della Chiesa”. “Le Medaglie – soleva dire il p. Kolbe – sono le mie cartucce”.

Nel 1926, scriveva nel periodico “Il Cavaliere dell’Immacolata”. “Bisogna distribuire la Medaglia Miracolosa ovunque è possibile: ai fanciulli, perché la portino al collo, ai vecchi e soprattutto ai giovani, perché sotto la protezione  di Maria abbiano la forza sufficiente per esistere alle innumerevoli tentazioni e pericoli che oggi li insidiano. Anche a coloro che non entrano mai in chiesa, che hanno paura della confessione, si fanno beffe delle pratiche religiose, ridono della verità della fede, sono immersi nel fango dell’immoralità, oppure che se ne stanno al di fuori della Chiesa, nell’eresia: a tutti costoro bisogna assolutamente offrire la medaglia dell’Immacolata e sollecitarli affinché la portino volentieri e, contemporaneamente, pregare con fervore l’Immacolata per la loro conversione”.

Una delle più note conversioni operate dal P. Kolbe per mezzo della Medaglia Miracolosa, fu quella del massone polacco Stempowski, che nel 1927 era Gran Maestro della loggia massonica di Varsavia e della Polonia. Il p. Kolbe si recò a trovarlo nella sua abitazione ed ottenne che accettasse una Medaglia e promettesse di portarla con sé. Terminata la guerra e liberata Varsavia nel 1945, Stempowski fu commosso dalla notizia del martirio dell’umile fraticello nel campo di concentramento, fraticello che anch’egli aveva conosciuto. Fu questo caro ricordo che lo ricondusse in seno alla Chiesa Cattolica. Poco dopo morì con la Medaglia Miracolosa tra le mani ed ebbe sepoltura cattolica.

Quando nel 1939 i tedeschi occupano la Polonia, padre Kolbe si trova nella sua terra e non teme di prendere posizione contro i nazisti. Diventa ben presto una figura scomoda, e nel febbraio 1941 è internato nel lager di Auschwitz al blocco 14 con il numero 16.670.

Una calamita spirituale

Tutti coloro che lo hanno conosciuto affermarono che in lui era come “una calamita spirituale”: riusciva a guardare oltre quelle assurde barbarie. Lo avevano soprannominato anche “l’Angelo di Auschwitz, per la sua incredibile generosità”: voleva sempre essere l’ultimo a ricevere un po’ di cibo, che spesso preferiva offrire a un prigioniero più giovane di lui. In quel pane vedeva l’Eucarestia che non poteva celebrare. Per molti padre Kolbe è stato un dono di Dio, uno strumento di redenzione presso quella “fabbrica diabolica”, una fiamma consumata per amore che riscaldava i cuori afflitti. Nonostante quella realtà deturpata, assurda e inaccettabile, le sue parole erano come balsamo sulle paure e sulla rabbia, pregava a volte a voce alta e questo contagiava i presenti.

Padre Kolbe è ricordato da molti come il sacerdote che nel lager di Auschwitz offrì la propria vita per salvare un giovane padre di famiglia, un atto d’amore, volentieri avrebbe se solo avesse potuto, sostituirsi a tutti i sequestrati. “Fu uno shock per tutto il campo. Uno sconosciuto, uno come tutti, torturato e privato del nome e della condizione sociale, era morto per salvare qualcuno che non era neanche suo parente. Perciò non è vero, gridavamo, che l’umanità è schiacciata senza speranza. La sua morte fu la salvezza di migliaia di vite umane”, ha raccontato Giorgio Bieleki, testimone di quell’evento.

Nel luglio del 1941, per la fuga di un prigioniero dal campo di Auschwitz, il comandante tedesco Fritsch designò dieci detenuti per la cella della morte, al posto di quello fuggito.

Quando il dito del comandante si fermò sul vicino del p. Kolbe, il pover’uomo scoppiò in un pianto disperato, chiamando a gran voce i suoi bambini e la sua sposa.

Fu allora che il p. Kolbe fece un passo avanti, dicendo a Fritsch: “Vi prego di accettare la mia vita in cambio della vita di questo padre di famiglia. – Chi siete? – domandò il tedesco. – Un sacerdote cattolico. – Accetto!.

Così il p. Kolbe entrò nella cella della morte con gli altri nove. Abituato ad una vita ascetica ed alle rinunzie, egli poté vedere i suoi compagni morire di inedia ad uno ad uno, assistendoli amorosamente. Alla fine i nazisti, per affrettare la sua morte, gli iniettarono nelle vene un terribile veleno. Morì all’età di 47 anni il 14 agosto 1941, vigilia della festa mariana dell’Assunta, e dopo due settimane di indicibili sofferenze nel porgere il braccio per la puntura di acido fenico, Padre Massimiliano serenamente esclamò: “ Ave Maria”.

Il suo corpo fu subito bruciato dai tedeschi. Il bunker di Auschwitz è sempre pieno di fiori in sua memoria. Il 10 ottobre 1982 San Giovanni Paolo II, lo dichiarò santo. Alla celebrazione era presente F. Gajowniczek, l’uomo salvato dal frate. Papa Wojtyla definì padre Kolbe “il Santo di questo secolo, patrono speciale per i nostri difficili tempi”, vero modello per ogni sacerdote e per ogni cristiano.

Don Marcello Stanzionemassimiliano_kolbe

Chi finanzia ISIS: USA vende armi all’Arabia Saudita per 1,15 miliardi. Anche Francia e Gran Bretagna: l’Occidente si costruisce in casa il proprio nemico

12. 08. 2016 Washington approva la vendita di armi all’Arabia Saudita per 1,15 miliardi.

Arabia Saudita promette di combattere lo Stato islamico, ma usa le armi per colpire i rivali nella regione (i musulmani sciiti). 149843_600Solo 10 caccia sauditi nella coalizione anti-Daesh, ben cento in Yemen contro gli sciiti Houthi. Diplomatico francese: col traffico di denaro e armi l’Occidente si costruisce in casa il proprio nemico. 

Riyadh, Arabia Saudita (da AsiaNews) – A dispetto delle ripetute denunce di violazioni ai diritti umani nel conflitto in Yemen e gli intrecci con la galassia estremista islamica, il Dipartimento di Stato Usa sta per approvare la vendita di armi all’Arabia Saudita per un valore di 1,15 miliardi di dollari. Il contratto stipulato dalle parti prevede anche la consegna di 130 carri armati Abrams, una potente macchina per la guerra di terra, oltre ad armi e consulenze varie.

L’alleanza sul piano militare e bellico fra Riyadh e Washington è di lunga data. Solo lo scorso anno gli Stati Uniti hanno venduto equipaggiamento militare e armi alla controparte saudita per un valore complessivo pari a 20 miliardi di dollari.

La Camera Usa ha 30 giorni di tempo per bloccare la vendita, ma l’ipotesi di una opposizione da parte dei deputati appare assai improbabile, a fronte di alcuni malumori e proteste. Una parte dell’Assemblea ricorda infatti le vittime civili in Yemen causate dai raid aerei di Riyadh.

In molti casi, infatti, invece di combattere lo Stato islamico (SI) e la galassia jihadista, i sauditi attaccano gruppi ribelli sciiti vicini all’Iran, nemico storico nella regione mediorientale. 

Dall’inizio dell’intervento militare dell’Arabia Saudita in Yemen, nel marzo dello scorso anno, si sono registrate centinaia di vittime civili. Nel contesto dell’intervento, Riyadh avrebbe usato anche le cosiddette bombe a grappolo di fabbricazione statunitense, un’arma da guerra terribile e dagli effetti imprevedibili, messa al bando da 119 nazioni al mondo. Inoltre, l’Arabia Saudita ha fornito solo dieci caccia alla coalizione impegnata nella lotta contro Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico] in Siria e Iraq, mentre ne ha dispiegati almeno cento in Yemen contro gli Houthi.

Tuttavia, non vi sono solo gli Stati Uniti fra le grandi nazioni dell’Occidente a vendere armi a Stati che, a vario titolo, nutrono legami con movimenti estremisti o ne tollerano le gesta. Paesi come la Francia, la Gran Bretagna hanno trafficato e continuano ad alimentare la vendita di armi ad Arabia Saudita e Qatar, acuendo l’instabilità della regione.

In una lunga analisti pubblicata su Le Monde, l’ex diplomatico ed esperto di politica internazionale Laurent Bigot sottolinea gli intrecci fra le guerre in Medio oriente e l’escalation di eventi terroristici nel cuore dell’Europa. Lo studioso mostra come da almeno due decenni sia lo stesso Occidente a “costruirsi i propri nemici”, da Osama bin Laden sino ai miliziani dello Stato islamico (SI), una “risposta” alle persecuzioni dei sunniti promossa dal governo dello sciita Nouri al Maliki in Iraq, sostenuto da Washington.

Lo spauracchio della guerra allo Stato islamico o ISIS è un pretesto dietro il quale si celano “commerci” – che includono anche armi e mezzi – con Riyadh e Doha, considerati “fra i principali sponsor dell’oscurantismo religioso e del terrorismo”. Una guerra, quella ai jihadisti, che non si cura nemmeno di “tagliare le vie” utilizzate dai miliziani “per il contrabbando di petrolio”, fra le principali risorse economiche usate per finanziare la guerra e acquistare armi. 

E ancora, la decisione di limitare l’uso del contante a mille euro, quando vi sono flussi di milioni – se non miliardi di dollari – in banconote che transitano per i paradisi fiscali e il sistema bancario e alimentano gli affari dei signori della guerra. Oppure, denuncia Bigot, “il sostegno francese ad al Nusra, la cui ideologia non ha nulla da invidiare a Daesh” e la “consegna di armi ai [cosiddetti] ribelli in un’area del mondo già satura di armamenti”. 

L’esperto invita la comunità internazionale e l’Occidente in particolare “ad aprire gli occhi sulle proprie incoerenze”, perché “finiranno per costarci care”. 

“Gli Stati Uniti ci finanziano”. La rivelazione di un guerrigliero dell’Isis

Un comandante pakistano del Califfato, Yousaf al Salafi, racconta di ricevere soldi dall’America per reclutare giovani terroristi.

La rivelazione, portata alla luce dal The Express Tribune, è arrivata nel corso di un interrogatorio: lo jihadista è stato arrestato dalle forze di sicurezza pakistane – insieme ad altri due guerriglieri – in seguito a un’ operazione militare a Lahore contro i terroristi.

Si legge: “Nel corso delle indagini l’uomo ha ammesso di ricevere fondi attraverso l’America per far funzionare l’organizzazione e reclutare giovani pakistani da impiegare al fronte in Siria.

La fonte anonima della scioccante confessione racconta inoltre che sia il segretario di Stato americano John Kerry , sia il generale Lyod Austin (a capo del Centcom, Comando centrale delle forze armate a stelle e strisce), sono stati informati di quanto raccontato dal fondamentalista islamico nel corso della loro recente visita a Islamabad, capitale del Paese.

E ancora: “Gli Stati Uniti condannano l’Isis, ma purtroppo non sono in grado di fermare il finanziamento di cui gode il Califfato. Soldi che arrivano proprio dagli yankees. Gli Usa hanno dovuto fugare l’impressione di sostenere economicamente il gruppo per perseguire i propri interessi; per questo hanno lanciato un’offensiva in Iraq, ma non in Siria”.

Fonti

http://www.asianews.it/notizie-it/Washington-approva-la-vendita-di-armi-all%E2%80%99Arabia-Saudita-per-1,5-miliardi-38297.html

Dopo il sisma del 2012, la Regione Emilia Romagna versa 600mila euro per la moschea, già finanziata dal Qatar(fondamentalismo islamico); alle chiese cattoliche distrutte, niente.

IN FOTO: IL DUOMO DI MIRANDOLA, ANCORA IN MACERIE. Dal terribile sisma di maggio 2012 in tutta la diocesi di Carpi, Modena, sono appena 4 le chiese riaperte al culto. Le altre 50 sono ancora chiuse, alcune con i rinforzi di sostegno, altre completamente sbarrate.

A Mirandola infatti, di fatto la concattedrale della diocesi, l’edificio è lasciato come quella notte in cui la Bassa emiliana dovette svegliarsi di soprassalto e iniziare il lungo calvario chiamato terremoto. Don Carlo Truzzi, parroco di Mirandola, amareggiato ha detto alla Nuova Bussola Quotidiana: “La Moschea è stata riaperta e il nostro Duomo no – lo dice con disappunto, ma senza voler fare polemica alcuna con gli enti locali -. Però non so altro, perché non sono stato invitato all’inaugurazione della moschea”.

Il centro culturale islamico che sorge in via Serafina dove un tempo c’erano le scuole della frazione è stato completamente risistemato e messo in sicurezza. Con un costo di circa un milione di euro, donati per 600mila euro dalla Regione Emilia Romagna e per i restanti 400mila euro da una fondazione islamica con sede in Qatar.

Si tratta della Qatar Charity Foundation, che ha sborsato la cifra per i fedeli musulmani di Mirandola, ma non solo. Come ha riportato il Corriere nei giorni scorsi, questa primavera è arrivato lo sceicco in persona ad inaugurare diversi centri islamici tra Vicenza, Brescia e Piacenza. La Fondazione si occupa di finanziare, grazie alle ingenti disponibilità economiche degli stati arabi molte moschee in Occidente. Sempre il Corriere ricordava la vicinanza del Qatar alla Fratellanza musulmana, portatrice come noto di una visione politica e radicale dell’Islam. Più altri sospetti avanzati da Washington e dal governo israeliano sulle “amicizie” dell’organizzazione “no profit” del Qatar.

Nel frattempo la chiesa locale è ancora in ginocchio, a parte le donazioni della Caritas diocesana; la Regione Emilia Romagna ha usato i soldi dei contribuenti solo per finanziare la moschea.

Antonio Platis, consigliere comunale di Forza Italia ci spiega: “Proprio ieri il sindaco di Mirandola ha dichiarato che non è compito del Comune fare controlli e verifiche sui finanziamenti alla moschea”. Da qui l’interrogativo? Chi controlla i fondi che arrivano? “Nessuno, evidentemente, ecco perché con il capogruppo in Regione azzurro Enrico Aimi abbiamo presentato un’interpellanza e una richiesta di accesso agli atti per capire che tipo di controlli sono stati effettuati su quella ingente donazione dato che si tratta a tutti gli effetti di un cofinanziamento regionale. Tanto più che questa è una zona calda: l’anno scorso è stato espulso l’imam di Camposanto, un comune confinante con Mirandola”.

ESPULSO IMAM JIHADISTA residente a Reggio Emilia…CHE PARTECIPAVA ALLE PRIMARIE DEL PD. Quelle relazioni pericolose tra Pd e Islam radicale

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/07/27/terroristi-islamici-arrestati-nel-savonese-scoperto-profilo-whatsapp-donna-con-mitra-espulso-un-imam-jihadista/

Platis aggiunge che “il sindaco Maino Benatti è il primo responsabile della sicurezza dei cittadini. Cittadini tra l’altro che, ad esempio i commercianti, non possono spostare un euro senza che siano minimamente tracciati”. Alle osservazioni il sindaco ha risposto rispolverando il più classico degli slogan antiamericani: “Se i soldi arrivano dagli Usa vanno sempre bene?”. Una presa di posizione che ha lasciato sconcertati non pochi.

Ma da Platis si apprende anche un’altra chicca. Finalmente il Ministero dei Beni Culturali ha sbloccato oltre 50 milioni di euro per il restauro e la messa in sicurezza delle chiese della Bassa modenese, reggiana, mantovana e bolognese, che sono state colpite dal sisma.

“A Mirandola ne arriveranno appena tre – prosegue – ma non saranno destinati al Duomo, che è di proprietà della Diocesi, bensì alla chiesa di San Francesco, di proprietà del Comune”. Si tratta di un tempio dalla storia antica, la terza chiesa francescana dopo Assisi e Roma per “anzianità” e soprattutto il cosiddettoPantheon Mirandolese perché è al suo interno che sono conservate le spoglie mortali dei Pico, i signori che nel 500 dominavano in zona.

“Però, nonostante i cittadini avessero fatto una petizione per riaprire al culto la chiesa, il finanziamento sembra che sia destinato a restaurare sì la chiesa, ma a tenerla come museo del terremoto. Una sorta di museo a cielo aperto a futura memoria del sisma”.

Vallo a spiegare allo Stato che il miglior modo per ricordarsi di un terremoto è rimettere in sicurezza le chiese perché possano tornare ad ospitare fedeli. A Mirandola si sta pensando diversamente.

“Il fatto è che non riaprire al culto questa chiesa è un chiaro messaggio di come vogliamo far andare questo Paese”, conclude l’azzurro. Intanto gli islamici si godono la loro nuova moschea facendosi fotografare con le autorità al taglio del nastro. La Santa Messa invece è come tutti i giorni e per molto tempo ancora in un container.

I cittadini emiliani terremotati dal 2012 non hanno più le loro case e le loro chiese, ma i musulmani hanno tutti gli aiuti dalla Regione da sempre governata dal Pd…

Fonti

http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2016/05/25/news/apre-la-nuova-moschea-di-mirandola-sala-preghiere-e-scuola-1.13533684

Andrea Zambrano su La Nuova Bussola Quotidiana

“Mille euro di multa a chi offende e vilipende il Crocifisso. Rispettare le minoranze non vuol dire delegittimare la storia e la cultura del nostro Paese”

IN FOTO: San Francesco d’Assisi ed il Crocifisso di San Damiano.

Gli episodi di intolleranza verso Chiese e simboli sacri da parte di soggetti islamici e di vandali satanisti e atei militanti è in forte aumento nel mondo e non solo in Medio Oriente, negli ultimi tempi ne abbiamo segnalati moltissimi, tra cui il continuo furto di Ostie consacrate ed il vilipendio di Crocifissi ed immagini sacre in molte chiese e monumenti in aree pubbliche. L’odio anticristiano dei satanisti e degli atei militanti è molto simile all’odio dei fondamentalisti islamici, spesso è anche peggio. Basti pensare all’accanimento contro il crocifisso nei luoghi pubblici da parte di sindaci Pd ed esponenti del M5S…lo temono quanto i vampiri, incredibile ma vero! Tutto ciò è paradossale, non aiuta l’integrazione, ma favorisce il terrorismo islamista ed il dilagare della barbarie e dell’inciviltà.

http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2016/06/05/militante-m5s-via-crocifisso-da-seggio_0dddc0ea-5630-4f46-82a7-ac0085d368dd.html

crocefisso2b700(IN FOTO: A Venezia antico crocifisso devastato da un 24enne maghrebino

http://www.nocristianofobia.org/a-venezia-antico-crocifisso-devastato-da-un-24enne-maghrebino/)

La domanda è perchè chi dovrebbe integrarsi ad usi costumi e tradizioni, del paese che li ospita, invece tende a non rispettare neanche i simboli più sacri e intoccabili della nostra fede e della nostra tradizione cristiana.

La Lega Nord ha depositato un progetto di legge alla Camera per riportare la croce negli uffici pubblici e per punire con multe salate chi oltraggia i simboli cristiani, in particolare il Crocifisso, perché quale “emblema di valore universale della civiltà e della cultura cristiana” è riconosciuto come “elemento essenziale e costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia, indipendentemente da una specifica confessione religiosa”.100183_443547_2bf12d3910_8165826_new_rect_medium

Ricordiamo la SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO, 18 marzo 2011 Ricorso n. 30814/06 – Lautsi e altri c. Italia:” Si può quindi sostenere che, nell’attuale realtà sociale, il crocifisso debba essere considerato non solo come simbolo di un’evoluzione storica e culturale, e quindi dell’identità del nostro popolo, ma quale simbolo altresì di un sistema di valori di libertà, eguaglianza, dignità umana e tolleranza religiosa e quindi anche della laicità dello Stato, principi questi che innervano la nostra Carta costituzionale.

In altri termini, i principi costituzionali di libertà hanno molte radici, e una di queste indubbiamente è il cristianesimo, nella sua stessa essenza. Sarebbe quindi sottilmente paradossale escludere un segno cristiano da una struttura pubblica in nome di una laicità, che ha sicuramente una delle sue fonti proprio nella religione cristiana.

IL CROCIFISSO NON E’ L’EMBLEMA DI UN PARTITO O DI UNA IDEOLOGIA: E’ IL SIMBOLO DELL’AMORE SUPREMO CHE DONA SE STESSO PER IL PROSSIMO, (Gesù: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. Gv 15, 9-17), quindi  a livello storico culturale il Crocifisso compare in tutte le massime opere d’arte italiana (ed anche europea) che tutto il mondo ci invidia, è PATRIMONIO CULTURALE DELL’UMANITA’.

Questa proposta di legge nasce A SEGUITO DI RIPETUTI ATTI DI VANDALISMO E OLTRAGGIO CONTRO IL CROCIFISSO E CONTRO LE CHIESE, CONTRO OPERE D’ARTE SACRA E CONTRO OGGETTI DI CULTO, che fanno parte del nostro patrimonio storico culturale ed hanno tutto il diritto di essere esposti al pubblico: il terrorismo va combattuto a 360 gradi, chiedendo e difendendo il dovuto RISPETTO per i simboli di fede cristiani, specialmente nel nostro Paese. 

La proposta porta la firma di nove deputati, primo firmatario è Roberto Simonetti, con lui ci sono Paolo Grimoldi, Guido Guidesi, Barbara Saltamartini, Gianluca Pini, Stefano Allasia, Filippo Busin, Giuseppina Castiello e il capogruppo Massimiliano Fedriga.

Nel preambolo, i promotori della legge scrivono: “Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso; esso, al contrario, rimane per migliaia di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa da un intero popolo”. E infine aggiungono al testo:

“Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società. Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese”.

La legge proposta dai leghisti ha, all’articolo 4, il corollario delle sanzioni che prevede un’ammenda da 500 a mille euro per “chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce e del Crocifisso dal pubblico ufficio […] o lo vilipende”. Stesse pene per “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che rifiuti di esporre nel luogo d’ufficio l’emblema della Croce o del Crocifisso o chiunque, investito di responsabilità nella pubblica amministrazione, ometta di ottemperare all’obbligo di provvedere alla collocazione dell’emblema della Croce o del Crocifisso o all’obbligo di vigilare affinché il predetto emblema sia esposto nei luoghi d’ufficio dei suoi sottoposti, ai sensi della presente legge”.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/mille-euro-multa-chi-offende-crocifisso-1295332.html

slide_7“IL CROCIFISSO RAPPRESENTA TUTTI E FA PARTE DELLA STORIA DEL MONDO”, lo scrisse una giornalista agnostica, Natalia Ginzburg, in un articolo de L’Unità, 22 marzo 1988 : “E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.

La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo forse smettere di dire così?

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.

Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager?

Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo, cancella l’idea di Dio ma conserva l’idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine.

E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini.

E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola.

Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici.

Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto.”
chiara amirante

Aiuto alla Chiesa che Soffre al Meeting di Rimini 2016: I volti della persecuzione anticristiana, gli interventi per non lasciarli soli

Ora che in Europa le chiese vengono colpite ed i sacerdoti trucidati esattamente come accade in Medio Oriente, non è più possibile distogliere lo sguardo dalla persecuzione anticristiana. Ora che la jihad bussa alle nostre porte, la mancata conoscenza del dramma vissuto dai nostri fratelli nella fede in tutto il mondo, non può essere più perdonata.

Sono tante le iniziative concrete di “Aiuto alla Chiesa che Soffre” in favore dei cristiani perseguitati. Aiuto alla Chiesa che soffre risponde al terrorismo con azioni concrete di aiuto speranza ed evangelizzazione.

Aiuto alla Chiesa che Soffre sarà dal 19 al 25 agosto al meeting di Rimini 2016 con una rassegna di 500 metri quadri sulla persecuzione anticristiana dal titolo: “La vostra resistenza è martirio, rugiada che feconda”. I volti della persecuzione anticristiana, gli interventi per non lasciarli soli.

Al termine del percorso espositivo vi sono tre diverse ambientazioni: l’area giochi del parco di Lahore dove è avvenuto l’attentato il 27 marzo scorso, l’aula del Garissa University College in cui il 2 aprile 2015 sono stati uccisi 148 studenti cristiani, il tavolo del caffè di Dacca teatro della strage del 1° luglio scorso.

Una scritta sulla parete dice «Può accadere ovunque e a chiunque per ragioni di fede». Sotto le tre ambientazioni: piccoli particolari che indicano una normalità spezzata dalla violenza. L’orsacchiotto di uno dei 30 bambini uccisi nell’attentato al parco Gulshan-e-Iqbal di Lahore. La tesi che Mary Muchire Shee, appena eletta Miss Garissa University, non scriverà mai perché la sua vita è stata spezzata assieme a quella di 147 suoi colleghi studenti che come lei non conoscevano i versetti del Corano o non hanno saputo rispondere a domande sul Profeta Maometto. Il menù della Holey Artisan Bakery di Dacca che le vittime hanno sfogliato appena pochi istanti prima di essere torturate e uccise per la stessa colpa: appartenere ad una fede diversa da quella islamica.

Nel muro di fronte si contrappongono altre tre ambientazioni che mostrano, come spiega lo slogan sulla parete, «La risposta concreta di Aiuto alla Chiesa che Soffre alla persecuzione». Tre esempi di progetti strettamente legati agli altrettanti attentati rappresentati. Di fronte a chi, come accaduto a Lahore, spezza vite innocenti, ACS semina la fede nel cuore dei bambini attraverso la Bibbia del Fanciullo, la bibbia illustrata che è stata tradotta in 180 lingue di diffusa in oltre 52 milioni di copie in tutto il mondo. Al Meeting di Rimini ACS ha portato una selezione di traduzioni in 137 diversi idiomi dei cinque continenti. Dall’urdu del Pakistan, al sango del Centrafrica, dal tigrè dell’Eritrea al quechua del Perù, dal pidgin della Papua Nuova Guinea all’armeno.

acs-meeting-mostraLa risposta agli studenti uccisi a Garissa sono gli oltre 11mila seminaristi formati ogni anno grazie al sostegno di ACS, molti dei quali (circa il 35%) sono africani. Migliaia di “soldati della fede” rappresentati da una scrivania ricoperta di testi sacri che la fondazione pontificia ha portato al Meeting.

E infine di fronte alla strage avvenuta a Dacca, ACS realizzerà un gesto concreto assieme alla famiglia di una delle vittime, Simona Monti. A chi uccide i cristiani la fondazione ACS risponde fortificando la comunità cristiana locale, con la costruzione di una chiesa in Bangladesh. La Chiesa di San Michele Arcangelo sorgerà presto ad Harintana, ma a Rimini ne è stato riprodotto l’altare. Calice e paramenti sacri raffigurano realmente il dono alla minoranza cristiana bengalese, nato dalla barbarie fondamentalista.

Queste ambientazioni non sono tuttavia l’unico elemento esperienziale della rassegna di ACS. Lungo il percorso espositivo i visitatori si trovano ad attraversare un tunnel nel quale sono ricordati alcuni “martiri” cristiani assassinati in odio alla fede. Da padre Jacques Hamel a don Andrea Santoro, da Shahbaz Bhatti al piccolo Emmanuel Dike. Mentre la loro foto viene proiettata sulle pareti buie del tunnel, una voce ricorda i loro nomi accostati al motivo della loro morte: «ucciso perché cristiano».

Immagini e scene che intendono far riflettere i visitatori su quanto accade ancora oggi a milioni di cristiani nel mondo, e che indubbiamente suscitano numerosi interrogativi. Interrogativi cui risponderanno i sacerdoti testimoni della Chiesa sofferente e perseguitata che ogni giorno, durante tutto l’orario di apertura del meeting, condividono con i visitatori il loro vissuto personale e le sofferenze delle loro comunità.

Per saperne di più, il Giornale ha intervistato il direttore di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, il dottor Alessandro Monteduro.

Dottor Monteduro, come è nata questa mostra?

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” ha, tra gli altri, un compito essenziale: tenere alta la bandiera della testimonianza. La testimonianza che, assieme alla preghiera e alla raccolta di fondi per sostenere i Cristiani perseguitati, è la missione principale della Fondazione. Con questa mostra non solo abbiamo voluto raccontare, in un modo particolarmente coinvolgente, il dramma delle persecuzioni contro i Cristiani, ma abbiamo voluto raccontare anche la speranza che può nascere dalle persecuzioni.

Sui muri dell’esposizione avete deciso di posizionare una scritta molto forte: “Può accadere ovunque e a chiunque per ragioni di fede”. Quasi a voler dire che nel mirino degli islamisti finiscono pure gli islamici.

Innanzitutto rifiuto di attribuire la qualifica “religiosa” a una serie di atti criminali, che ne sono una tragica antitesi. Perché è esattamente ciò che vuole l’Isis. Quest’ultimo infatti propaganda di guidare la ricostruzione dell’antico Califfato, e per farlo individua un nemico, i “crociati”, inserendo in tale denominazione tutti gli occidentali. Assecondare tale contrapposizione è un errore da evitare assolutamente. Del resto l’aggressione terroristica di Isis affonda le sue radici, tra l’altro, nella divisione interna all’Islam, una guerra che si trascina da secoli tra sciiti e sunniti. Noi cosiddetti “crociati” siamo solamente l’ultimo tassello. Per questo possiamo parlare di persecuzioni di tutte le fedi.

Oltre all’esposizione, però, avete attuato una serie di iniziative concrete contro l’estremismo…

E questa è la speranza che nasce dalla persecuzione. Con questa mostra ricostruiamo i luoghi teatro dell’orrore, a Garissa, Lahore e Dacca. Ma ricostruiamo plasticamente anche la nostra idea di speranza. Abbiamo deciso dunque di portare, seppur simbolicamente, la tesi di laurea che Mary Muchire Shee, una ragazza uccisa dai jihadisti di Al Shabaab, non ha potuto discutere. L’abbiamo portata a termine noi pensando a lei. In Bangladesh, dove il mese scorso abbiamo vissuto la strage degli italiani, grazie anche alla iniziativa della famiglia di una delle vittime, Simona Monti, costruiremo una chiesa. E Acs al Meeting edificherà un altare che simbolicamente la rappresenterà. In Pakistan, davanti alla strage di bambini di Lahore, abbiamo deciso di diffondere le Bibbie del fanciullo. Ne porteremo a Rimini 137 copie, in altrettanti differenti idiomi. I terroristi uccidono le classi dirigenti del futuro, noi invece seminiamo la Fede nei loro cuori.

Ma i preti vengono uccisi anche in Europa, come è successo a padre Jacques…

E noi rispondiamo, grazie alla generosità di migliaia di benefattori, formando mille nuovi sacerdoti, in tutto il mondo. La speranza deve sempre prevalere sulla persecuzione.

Per saperne di più: acs-italia.org/mostrameeting2016

La denuncia del Card Bagnasco: “L’Europa vuole creare un ordine mondiale senza Dio. Decadenza dell’Europa laicista: cristiani perseguitati da leggi ingiuste”.

Anche oggi i cristiani sono martiri. Lo sono nelle forme sanguinose che vengono sperimentate. Ma lo sono anche in altre forme, “raffinate, ma non meno crudeli, legalizzate ma non meno ingiuste”. È la denuncia del Cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. Che, nella festa di San Lorenzo, cui è dedicato il Duomo di Genova, punta il dito contro l’Europa che “considera il cristianesimo divisivo”, e in un mondo che “in nome di valori come l’uguaglianza, la tolleranza e i diritti” pretende “di emarginare il cristianesimo” e di creare “un ordine mondiale senza Dio”.

Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana muove il suo ragionamento proprio dalla vita del martire Lorenzo. Lorenzo fu ucciso dall’imperatore Valeriano nel III secolo, eppure – osserva il Cardinale – “se osserviamo il mondo, di Valeriani ne troviamo moltitudini”.san lorenzo martire

La gloria di San Lorenzo diacono e martire 

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/08/10/la-gloria-di-san-lorenzo-diacono-e-martire/

“La persecuzione – argomenta – oggi ha assunto molte forme: mentre continuano quelle classiche, che conosciamo da una storia che si credeva lontana, oggi si aggiungono forme raffinate, ma non meno crudeli, legalizzate, ma non meno ingiuste”. Formule di cui l’Occidente “è esperto, malato come è delle proprie fallimentari ideologie”. E l’Europa, “il continente dei diritti”, sempre più “discrimina il cristianesimo, dimenticando che la razza umana è una razza religiosa”.

Per il Cardinale Bagnasco è evidente che la religione fa paura. Faceva paura all’imperatore Valeriano, fa paura alla classe politica. Ma “i vari imperatori del mondo possono spogliare la Chiesa da ogni risorsa, screditarla in ogni modo, ridurla a impotenza nel fare le opere del Vangelo, ma nessuno potrà toglierle il Vangelo, la gioia del suo Signore”.

Sottolinea il Cardinale: come Valeriano “illuso della sua potenza” fu sconfitto da “un uomo inerme”, “nessun potente della terra potrà possedere per sempre il cuore dell’uomo attraverso la propaganda delle menzogne, con promesse truccate, democrazie apparenti”. Certo, la coscienza “può rimanere stordita per molto tempo”, ma prima o poi “succede qualcosa che la risveglia e la rigenera”.

“Nessuno si illuda, il cristianesimo potrà essere ridotto in visibile minoranza, ma non potrà mai essere cancellato”, esclama l’arcivescovo di Genova. Che vede in questa “marginalizzazione del cristianesimo” dalla sfera pubblica il tentativo di “creare un ordine mondiale senza Dio, dove le diversità da una parte vengono esaltate e da un’altra vengono schiacciate”.

Vale per tutti, Europa e mondo. Ma è evidente che il Cardinale Bagnasco pensa all’Europa quando spiega che “la volontà prepotente di omologare, di voler condizionare le visioni profonde della vita e dei comportamenti, il sistematico azzeramento delle identità culturali, assomigliano non ad un cammino verso una Unione Europea armonica e solidale, certamente necessaria, ma piuttosto verso una dannosa rifondazione continentale che i popoli sentono pesante e arrogante, dove il cristianesimo viene considerato divisivo perché non si prostra agli imperatori di turno”.

Il giudizio del Cardinale Bagnasco è netto: “La storia attesta che quando i potenti si concentrano sulla propria sopravvivenza per ragioni per ambizioni personali, è l’ora della decadenza”. Perché emarginare il cristianesimo dalla sfera pubblica “è segno non di intelligenza, ma di paura; è non comprendere, offuscati dai pregiudizi, che la società non può che averne del bene”. In fondo, nota il presidente della CEI, è “la luce del Vangelo, e non le inaffidabili maggioranze” ad aver creato “la civiltà europea e il suo umanesimo”.

Di fronte a un continente che balbetta, il Cardinale si domanda se “una laicità che diventa laicismo” e “ottusa” possa portare da qualche parte, e si chiede quali siano i valori di cui si parla tanto. Nel giorno del martire Lorenzo, la preghiera di Bagnasco è un grido di speranza: “Il Signore ci aiuti a tornare saggi, di quella saggezza che non ha paura di Dio”. Perché “la crisi del mondo è innanzitutto una crisi spirituale”. Ma questo va compreso. “Dobbiamo tornare a pensare con la nostra testa!”, esclama il Cardinale.

Fonti

http://www.acistampa.com/story/la-denuncia-di-bagnasco-si-vuole-un-ordine-mondiale-senza-dio-3966#.V6siNOvESig.twitter

Quando Santa Chiara scacciò i saraceni con il Miracolo della Santa Eucaristia

Nella “Leggenda di Santa Chiara Vergine” di San Tommaso da Celano si raccontano vari miracoli operati da Santa Chiara d’ Assisi.
Si narrano episodi di moltiplicazione di pane, di bottiglie di olio comparse quando in convento era del tutto assente.

Ma il più famoso tra i miracoli da lei operati è quello accaduto nel 1240, un venerdì di settembre, in cui Chiara di fronte ad un assalto di soldati saraceni penetrati con la forza anche nel chiostro del suo convento di S. Damiano, riesce a metterli in fuga mostrando loro l’Ostia Santa.santachiarascacciaisaraceni_imagelarge
Questo Miracolo Eucaristico è citato nella “Leggenda di Santa Chiara Vergine”, scritta da Tommaso da Celano e descrive il Miracolo operato da Santa Chiara d’Assisi che con il Santissimo Sacramento riesce a respingere le truppe saracene al soldo dell’imperatore Federico II di Svevia.

«In quel periodo travagliato che la Chiesa attraversò in diverse parti del mondo sotto l’impero di Federico, la valle Spoletana beveva più spesso delle altre il calice dell’ira.
Erano stanziate lì, per ordine imperiale, schiere di soldati e nugoli di arcieri saraceni, fitti come api, per devastare gli accampamenti, per espugnare le città. E una volta, durante un assalto nemico contro Assisi, città particolare del Signore, e mentre ormai l’esercito si avvicina alle sue porte, i Saraceni, gente della peggiore specie, assetata di sangue cristiano e capace di ogni più inumana scelleratezza, irruppero nelle adiacenze di San Damiano, entro i confini del monastero, anzi fin dentro al chiostro stesso delle vergini.

Si smarriscono per il terrore i cuori delle Donne, le voci si fanno tremanti per la paura e recano alla Madre (Santa Chiara) i loro pianti.

Ella, con impavido cuore, comanda che la conducano, malata com’è, alla porta e che la pongano di fronte ai nemici, preceduta dalla cassetta d’argento racchiusa nell’avorio, nella quale era custodito con somma devozione il Corpo del Santo dei santi.

E tutta prostrata in preghiera al Signore, nelle lacrime parlò al suo Cristo: “Ecco, o mio Signore, vuoi tu forse consegnare nelle mani dei pagani le inermi tue serve, che ho allevato per il tuo amore? Proteggi, ti prego, Signore, queste tue serve, che io ora, da me sola, non posso salvare”.

Subito una voce, come di bimbo, risuonò alle sue orecchie dal Tabernacolo: “Io vi custodirò sempre!”.

“Mio Signore, aggiunse, proteggi anche, se ti piace, questa città, che per tuo amore ci sostenta”. E Cristo a lei: “Avrà da sostenere travagli, ma sarà difesa dalla mia protezione”.

Allora la vergine, sollevando il volto bagnato di lacrime, conforta le sorelle in pianto: “Vi do garanzia, figlie, che nulla soffrirete di male; soltanto abbiate fede in Cristo!”.

Né vi fu ritardo: subito l’audacia di quei cani, è presa da spavento; e abbandonando in tutta fretta quei muri che avevano scalato, furono sgominati dalla forza di colei che pregava.

E subito Chiara ammonisce quelle che avevano udito la voce di cui sopra ho parlato, dicendo loro severamente: “Guardatevi bene, in tutti i modi, dal manifestare a qualcuno quella voce finché io sono in vita, figlie carissime”».

Cit. Vita di Santa Chiara  (Legenda Sanctae Clarae Virginis) di  Tommaso da Celano

PREGHIERA PER OTTENERE LA BENEDIZIONE DI SANTA CHIARA.

pittatore_santa_chiara-635x493 La preghiera è formata da due parti e al termine di ognuna di esse bisogna recitare il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Gloria.

PRIMA PARTE PREGHIERA:

O Santa Chiara, Per quello spirito di penitenza che Vi indusse a far costantemente vostra particolare delizia il digiuno più severo, la povertà più rigorosa, le mortificazioni più penose, e quindi la privazione di tutti i beni, la sofferenza di tutti i mali, per consacrarvi interamente all’amore di Gesù Cristo nell’Ordine da Voi Istituito, dietro la direzione del vostro serafico Padre S. Francesco, di cui vestiste così bene lo spirito nell’abbracciarne l’abito e la regola, impetrate a noi tutti la grazia di preferire sempre l’abiezione alla gloria, la povertà alle ricchezze, la mortificazione ai piaceri, al fine di essere non solo di nome, ma anche di fatto, fedeli discepoli di Gesù Cristo.  Pater, Ave, Gloria

SECONDA PARTE DELLA PREGHIERA:

O Santa Chiara, Per quella specialissima divozione che aveste a Gesù Cristo in Sacramento, onde il trovarvi alla sua presenza e l’esser tosto rapita in estasi era la medesima cosa, e sebbene amatissima dell’estrema povertà, pur voleste sempre, che fosse magnifico ciò che servir dovea al santo Altare, e per questo con breve preghiera fatta insieme alle vostre consorelle innanzi all’Ostia Sacrosanta cacciaste in precipitosa fuga quei barbari Saraceni i quali già minacciavano dell’ultimo sterminio non solo il vostro monastero, ma eziandio tutta la città di Assisi; deh! impetrate a noi la grazia, o ammirabile Santa Chiara, di far nostra delizia la visita dei sacri templi, la frequenza dei sacramenti, l’assistenza ai santi misteri e la devozione più affettuosa alla santissima Eucaristia, affine di essere confortati da essa in tutto il tempo della vita e scortati con sicurezza alla beata eternità.  Pater, Ave, Gloria.

TRIDUO A SANTA CHIARA per ottenere Grazie  

O Serafica Santa Chiara, prima discepola del poverello d’Assisi, che abbandonasti ricchezze ed onori per una vita di sacrificio e di altissima povertà, ottienici da Dio con la grazia che imploriamo (….) di essere sempre sottomessi al divino volere e fiduciosi nella provvidenza del Padre. Pater, Ave, Gloria 

O Serafica Santa Chiara, che pur vivendo segregata dal mondo non dimenticasti i poveri e gli afflitti, ma ti facesti loro madre sacrificando per essi le tue ricchezze e compiendo molti miracoli in loro favore, ottienici da Dio, con la grazia che imploriamo (….), la carità cristiana verso i nostri fratelli bisognosi, in tutte le necessità spirituali e materiali. Pater, Ave, Gloria 

O Serafica Santa Chiara, luce della nostra patria, che liberasti la tua città dai barbari devastatori ottienici da Dio, con la grazia che imploriamo (….), di vincere le insidie del mondo contro la fede e la morale conservando nelle nostre famiglie la vera pace cristiana con il santo timore di Dio e la devozione al Santissimo Sacramento dell’altare. Pater, Ave, Gloria

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SANTA CHIARA, MARIA SANTISSIMA E SAN FRANCESCO D’ASSISI

Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d’Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall’esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S.Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l’Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà». Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/24000

La gloria di San Lorenzo, diacono e martire

10 AGOSTO SAN LORENZO, DIACONO E MARTIRE

La Chiesa romana, dice sant’Agostino, ci raccomanda questo giorno, veramente trionfale, in cui san Lorenzo schiacciò il mondo fremebondo. Roma intera è testimone di quella gloriosa e immensa moltitudine di virtù, varia come le stelle, di cui è cinta la corona di Lorenzo. Una celebre poesia di Giovanni Pascoli, interpreta la pioggia di stelle cadenti in questa notte come lacrime celesti, intitolata appunto, dal giorno dedicato al santo, X agosto: «San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla / arde e cade, perché si gran pianto / nel concavo cielo sfavilla…».

Agli odierni cristiani d’Europa, lontani nella mente, nel cuore e nei luoghi da dove centinaia e centinaia di seguaci di Cristo soffrono le persecuzioni del 2000, può essere utile l’esortazione che Sant’ Agostino di Ippona rivolse ai suoi fedeli, ricordando il martire Lorenzo: 

Come voi già sapete, egli apparteneva, in questa chiesa, all’ordine dei diaconi. È là che egli amministrò il sangue prezioso di Cristo, è là che versò il proprio sangue per il nome di Cristo. Amò Cristo nella sua vita e lo imitò con la sua morte” (Discorso 304, n. 1). Sant’Agostino ha riassunto in queste brevi parole l’essenziale della vita di san Lorenzo. A Roma, lui stesso aveva assistito per parecchie volte all’anniversario del santo Martire, celebrato sempre con splendore (Discorso 303, n. 1). Infatti, come i santi Apostoli, san Lorenzo aveva il privilegio di una Vigilia solenne, in ricordo di quella notte gloriosa in cui subì il martirio.  «Come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3, 16): Lorenzo ha compreso tutto questo. L’ha compreso e messo in pratica. E davvero contraccambiò quanto aveva ricevuto in tale mensa. Amò Cristo nella sua vita, lo imitò nella sua morte. Anche noi se davvero amiamo, imitiamo. Non potremmo, infatti, dare in cambio un frutto più squisito del nostro amore di quello consistente nell’imitazione del Cristo, che «patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme» (1 Pt 2, 21).” 

PREGHIERA A SAN LORENZO DIACONO E MARTIRE

1. O glorioso S. Lorenzo,
che sei onorato per la tua costante fedeltà nel servire la santa Chiesa in tempi di persecuzione, per la carità ardente nel soccorrere i bisognosi, per la fortezza invitta nel sostenere i tormenti del martirio, dal cielo volgi benigno il tuo sguardo su noi ancora pellegrini sulla terra. Difendici dalle insidie del nemico, impetraci la fermezza nella professione della fede, la costanza nella pratica della vita cristiana, l´ardore nell´esercizio della carità, affinchè ci sia concesso di conseguire la corona della vittoria.
Gloria al Padre…

2. O invitto martire S. Lorenzo,
chiamato ad essere il primo tra i sette diaconi della chiesa di Roma, hai chiesto ardentemente ed hai ottenuto di seguire il sommo pontefice San Sisto nella gloria del martirio. E quale martirio hai sostenuto! Con santa intrepidezza hai sopportato gli slogamenti delle membra, i laceramenti della carne ed infine il lento e penoso arrostimento di tutto il tuo corpo su una ferrea graticola. Ma davanti ai tanti tormenti non hai indietreggiato, perché sostenuto da viva fede e da ardentissimo amore per Gesù Cristo nostro Signore. Deh! O glorioso Santo, ottienici pure la grazia di mantenerci sempre saldi nella nostra fede, malgrado tutte le tentazioni del demonio e di vivere così conformi a Gesù, nostro salvatore e maestro, di giungere così alla beata eternità in paradiso.
Gloria al Padre…

3. O nostro protettore S. Lorenzo,
a te ricorriamo nelle nostre presenti necessità, fiduciosi di essere esauditi. Grandi pericoli ci sovrastano, molti mali ci affliggono nell´anima e nel corpo. Ottienici propizio da Signore la grazia della perseveranza sino a giungere al porto sicuro della salvezza eterna. Riconoscenti del tuo aiuto, noi canteremo le divine misericordie e benediremo il tuo nome oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.
Gloria al Padre…

Prega per noi San Lorenzo martire.
Affinché diventiamo degni delle promesse di Cristo.

 E possa finalmente, a sconfitta del principe di questo mondo, essere accolta la preghiera del martire Lorenzo, affinché questa nuova espressione della Roma pagana che è oggi l’Europa atea ed anticristiana, lavata dal sangue dei martiri si pieghi, ed innalzi il giogo soave ed il carico leggero della salvifica Croce di Cristo.

Durante l’Alto Medioevo, si celebrava, il 10 agosto, una messa sulla tomba e un’altra più solenne, nella basilica di S. Lorenzo fuori le Mura, costruita da Costantino. In detta basilica figurava già una iscrizione che può essere considerata come la più antica testimonianza storica su san Lorenzo:

Sferze, ugne, fiamme, tormenti, catene,
Solo la fede di Lorenzo ha potuto vincerle.
Damaso supplicante colma questi altari di doni
Ammirando i meriti del glorioso martire [1].

Malgrado la sua brevità, questa iscrizione acquista un interesse particolare data la sua antichità: fu redatta da san Damaso un secolo circa dopo la morte di san Lorenzo. Ben presto una leggenda circondò questa morte straordinaria: sant’Ambrogio ne cita già alcuni episodi.

Il Diacono.

Al tempo di Papa Sisto II (m. 258), san Lorenzo era uno dei sette diaconi romani. A Roma, il numero dei diaconi restò per lungo tempo limitato a sette, uno per ogni regione ecclesiastica. Oltre al ministero dell’altare e dell’assistenza al Papa, i diaconi romani avevano la cura dell’amministrazione dei beni temporali della Chiesa romana. Tale funzione faceva di essi dei personaggi importanti e accadeva sovente che il Papa venisse scelto fra i diaconi, piuttosto che tra i sacerdoti.

Il Martire.
Poiché apparteneva alla gerarchia della Chiesa, san Lorenzo cadeva sotto il colpo del rescritto dell’imperatore Valeriano, datato nel 258. Questo atto ordinava l’esecuzione capitale di ogni vescovo, sacerdote o diacono su semplice costatazione della loro identità. L’imperatore Valeriano, fino ad allora favorevole ai cristiani, emise il primo decreto contro di essi. Probabilmente Valeriano fu consigliato dal suo ministro Macriano, che mirava a confiscare le ricche proprietà cristiane per sanare la situazione economica delll’impero. Papa San Sisto era stato colpito dalla persecuzione: nel corso di una cerimonia liturgica nel cimitero di Callisto era stato arrestato e decapitato. Più o meno nello stesso tempo erano stati uccisi sei diaconi.

San Lorenzo restò quindi solo. Ma anche lui non doveva tardare molto per rendere a Cristo la testimonianza del sangue.ottawatiara
(IN FOTO: Papa San Sisto II incontra S. Lorenzo, mentre è condotto al martirio, vetrata, Basilica di S. Patrizio, Ottawa)

I persecutori in questo caso avevano un motivo d’interesse: san Lorenzo infatti restava il solo depositario dei beni della Chiesa romana. Secondo sant’Ambrogio, fu intimato a san Lorenzo di consegnare i tesori della Chiesa. Dopo tre giorni di indugio, il diacono presentò al giudice, in oro e argento, i poveri soccorsi per le sue cure caritatevoli. E sant’Agostino concludeva: “Le grandi ricchezze dei cristiani sono i bisogni degli indigenti”.

Basterebbe questo episodio per spiegare che san Lorenzo fu torturato tre giorni dopo Papa san Sisto. Egli infatti fu consegnato ai carnefici nella notte dal 9 al 10 agosto. Con “grande ardore spirituale e un fermo coraggio” [2], san Lorenzo subì il terribile supplizio del fuoco. È vero che “il raffinamento della crudeltà consistente nel bruciare il paziente a fuoco lento su una graticola era contrario alla tradizione romana” [3]. Ma non c’è tradizione che tiene quando la passione delle ricchezze ha traviato la coscienza d’un giudice e non si saprebbe, in nome di un principio generale, rigettare un fatto particolarmente spiegabile con le circostanze riportate più in alto. Il supplizio del fuoco fu d’altronde adoperato a Lione nel 177. Noi abbiamo infine, per quanto riguarda san Lorenzo, la testimonianza di san Damaso riportata più sopra. Senza dubbio, si è minimizzata l’importanza di questo epigramma vedendovi “l’enumerazione delle torture classiche”. Tuttavia, un’altra iscrizione di san Lorenzo in Damaso, che si voleva scartare perché “impossibile a datare”, sarebbe, secondo un archeologo romano contemporaneo, antichissima e con molta probabilità dello stesso Papa Damaso [4].

È con la fede, dice il testo, che Lorenzo ha sormontato il tormento delle fiamme in mezzo alle quali passa la strada che conduce al cielo.

Sant’Agostino attribuisce la vittoria di san Lorenzo alla sua eminente carità: “Messo sulla graticola, egli fu bruciato in tutte le membra, fu tormentato dalle pene atrocissime delle fiamme, superando tuttavia tutte le sofferenze del corpo con la forza della carità”.

D’altra parte, il santo Dottore ci lascia intravedere, in termini ammirabili, quelli che dovettero essere gli ultimi istanti del martirio: “La vita del tempo si spegne, ma la vita eterna ne prende il posto. Quale grande dignità e quale sicurezza nel partire gioioso di quaggiù, per raggiungere la gloria in mezzo ai tormenti e alle torture; di chiudere per un istante quegli occhi con i quali vedevamo gli uomini e il mondo e riaprirli subito dopo per vedere Dio… ” (Discorso 303, n. 2). 

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[1] A. Ferrua, Epigrammata damasiana (Città del Vaticano, 1942), p. 167.

[2] Sacram. Leon., Mense Aug., XXI.

[3] Anal. Bolland. (1933), p. 50.

[4] A. Ferrua, Epigrammata damasiana, p. 168. L’apostrofe di san Lorenzo al suo carnefice: “Rivolta e mangia” sembra improntata agli atti dei santi di Dorostorum martirizzati nell’epoca in cui, precisamente, furono redatti gli Atti di san Lorenzo.

[5] Prudent. ubi supra.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 958-961

 

S. Teresa Benedetta della Croce,(Edith Stein), Compatrona d’Europa, martire per la Verità

Dagli scritti spirituali di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein )avecrux

“Ave Crux, Spes unica”
“Ti salutiamo, Croce santa, nostra unica speranza!” Così la Chiesa ci fa dire nel tempo di passione dedicato alla contemplazione delle amare sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo.
Il mondo è in fiamme: la lotta tra Cristo e anticristo si è accanita apertamente, perciò se ti decidi per Cristo può esserti chiesto anche il sacrificio della vita.
Contempla il Signore che pende davanti a te sul legno, perché è stato obbediente fino alla morte di Croce. Egli venne nel mondo non per fare la sua volontà, ma quella del Padre. Se vuoi essere la sposa del Crocifisso devi rinunciare totalmente alla tua volontà e non avere altra aspirazione che quella di adempiere la volontà di Dio.
Di fronte a te il Redentore pende dalla Croce spogliato e nudo, perché ha scelto la povertà. Chi vuole seguirlo deve rinunciare ad ogni possesso terreno. Stai davanti al Signore che pende dalla Croce con il cuore squarciato: Egli ha versato il sangue del suo Cuore per guadagnare il tuo cuore. Per poterlo seguire in santa castità, il tuo cuore dev’essere libero da ogni aspirazione terrena; Gesù Crocifisso dev’essere l’oggetto di ogni tua brama, di ogni tuo desiderio, di ogni tuo pensiero.
Il mondo è in fiamme: l’incendio potrebbe appiccarsi anche alla nostra casa, ma al di sopra di tutte le fiamme si erge la Croce che non può essere bruciata.

La Croce è la via che dalla terra conduce al cielo. Chi l’abbraccia con fede, amore, speranza viene portato in alto, fino al seno della Trinità.
Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Contempla la Croce: dal Cuore aperto sgorga il Sangue del Redentore, Sangue capace di spegnere anche le fiamme dell’inferno. Attraverso la fedele osservanza dei voti rendi il tuo cuore libero e aperto; allora si potranno riversare in esso i flutti dell’amore divino, sì da farlo traboccare e renderlo fecondo fino ai confini della terra.
Attraverso la potenza della Croce puoi essere presente su tutti i luoghi del dolore, dovunque ti porta la tua compassionevole carità, quella carità che attingi dal Cuore divino e che ti rende capace di spargere ovunque il Suo preziosissimo Sangue per lenire, salvare, redimere.
Gli occhi del Crocifisso ti fissano interrogandoti, interpellandoti. Vuoi stringere di nuovo con ogni serietà l’alleanza con Lui? Quale sarà la tua risposta? “Signore, dove andare? Tu solo hai parole di vita”. Ave Crux, spes unica!
(Edith Stein, Vita, Dottrina, Testi inediti. Roma, pp. 127-130.)

Santa Teresa Benedetta della Croce-Edith Stein -Martire per la Verità (1891-1942)10609560_10202963057331507_4011481874517316022_n

Nacque a Breslavia il 12 ottobre 1891 da una famiglia ebrea. Appassionata ricercatrice della verità, attraverso approfonditi studi di filosofia, trovò la Verità mediante la lettura dell’autobiografia di Santa Teresa di Gesù (S.Teresa d’Avila).

Era il 1921, Edith era sola nella casa di campagna di alcuni amici, i coniugi Conrad-Martius, che si erano assentati brevemente lasciandole le chiavi della biblioteca. Era già notte inoltrata, ma lei non riusciva a dormire. Racconta: “Presi casualmente un libro dalla biblioteca; portava il titolo “Vita di santa Teresa narrata da lei stessa”. Cominciai a leggere e non potei più lasciarlo finché non ebbi finito. Quando lo richiusi, mi dissi: questa è la verità”.

Aveva cercato a lungo la verità e l’aveva trovata nel mistero della Croce; aveva 24879623_134347618443scoperto che la verità non è un’idea, un concetto, ma una persona, anzi la Persona per eccellenza. Così la giovane filosofa ebrea agnostica, la brillante assistente di Husserl, nel gennaio del 1922 riceveva il Battesimo nella Chiesa cattolica.

La sua conversione, che rendendola cristiana la lascia comunque figlia di Israele, innamorata della sua santa progenie, la distacca però dolorosamente dalla famiglia e dall’amatissima madre (estate 1933). “Mia madre si oppone ancora con tutte le sue forze alla decisione che sto per prendere. È duro dover assistere al dolore e al conflitto di coscienza di una madre, senza poterla aiutare con mezzi umani” (26-1-1934).
Condizione della disponibilità all’esodo è l’abbandono a Dio. Edith, innamorata del Carmelo – “c’era solo il monte Carmelo in cima ai miei pensieri” (27-03-1934) -, affondata nel ringraziamento per essere carmelitana – “non mi resta che ringraziare continuamente Dio per l’immensa grazia, non meritata, della vocazione” (11-2-1935) – rimane però spalancata agli imprevisti di Dio:

Ho sempre presente che non abbiamo un posto durevole quaggiù. Non desidero altro che si compia la volontà di Dio in me e attraverso di me. Lui sa quanto tempo mi lascerà ancora qui e che cosa accadrà poi. In manibus tuis sortes meae… Non ho di che preoccuparmi” (16-10-1939).
Dio è dovunque perché abita il cuore umano, più grande di ogni spazio e di ogni luogo anche sacro: Dio è con noi con tutta la Trinità. Se nell’intimo del cuore abbiamo costruito una cella ben protetta in cui ci ritiriamo il più spesso possibile, non ci mancherà mai niente dovunque citroveremo” (22-10-1938).
Neppure nel lager di Auschwitz. A tre giorni dalla morte, Edith dirà: “Qualunque cosa avvenga, io sono preparata. Gesù è anche qui con noi” (6-08-1942).

Martire
Il martire è il più povero dei poveri e il più credibile degli evangelizzatori. Edith Stein passa dalla “lieta povertà” del Carmelo (26-1-1934) alla miseria amara, annientata, della camera a gas. Non per caso.

(Edith Stein, nell’arazzo esposto in Piazza S.Pietro il giorno della canonizzazione,  l’11 ottobre 1998)

Fin dal momento del battesimo si sente evangelizzatrice: “Sono solo uno strumento del Signore. Se uno viene a me, vorrei condurvelo” (14-12-1930). “Dio non chiama nessuno unicamente per se stesso” (15-10-1938). “Ogni giorno questa pace mi sembra una grazia immensa che non può esserci data per noi sole” (2-1-1934).
Un’autentica evangelizzazione non sopporta condizionamenti, è forte e libera testimonianza della verità: Il nostro agire in mezzo agli altri sarà efficace e benedetto da Dio solo se non cederemo nemmeno di un centimetro sul sicuro terreno della fede, e seguiremo la nostra coscienza senza lasciarci influenzare dal rispetto umano” (20-3-1934).
Nessuna remora nel testimoniare la verità, ma anche profonda consapevolezza che Dio è in ogni ricerca sincera, oltre la percezione di chi lo cerca:Non mi è mai piaciuto pensare che la misericordia di Dio si fermi ai confini della Chiesa visibile. Dio è la verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no” (23-3-1938).

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S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (EDITH STEIN) Vetrata nella chiesa delle Carmelitane di Parma

Il martire evangelizza perché il suo sacrificio è offerta a Dio per i fratelli. Edith Stein, che condivide coi fratelli ebrei il tragico destino che ne coinvolse sei milioni, che muore cristiana, ma “quale figlia del suo popolo martoriato” (Giovanni Paolo II, 1° maggio 1987), e – per sua esplicita e ripetuta ammissione – “per” questo popolo, ci ricorda che, se oggi dopo Auschwitz la fede è ancora possibile, è perché “Dio stesso è stato ad Auschwitz, soffrendo con i martirizzati e gli assassinati” (G.Dossetti, che richiama J.Moltmann).
Il suo sacrificio conduce i cristiani a “rinnovare la consapevolezza delle radici ebraiche della loro fede… [a] ricordare che Gesù era un discendente di Davide; che dal popolo ebraico nacquero la Vergine Maria e gli Apostoli; che la Chiesa trae sostentamento dalle radici di quel buon ulivo a cui sono stati innestati i rami dell’ulivo selvatico dei gentili (Rm 11,17-24).
Edith sospinge ebrei e cristiani a nutrirsi alle sorgenti della “santa radice” e a un “rispetto reciproco, condiviso, come conviene a coloro che adorano l’unico Creatore e Signore e hanno un comune padre della fede, Abramo”.

Dopo la “Notte dei cristalli”, Suor Teresa Benedetta della Croce viene trasferita in Olanda, Paese neutrale: nel Carmelo olandese di Echt mette per iscritto il desiderio di offrirsi “in sacrificio di espiazione per la vera pace e la sconfitta del regno dell’anticristo”.  

Alle cinque pomeridiane del 2 agosto 1942, due anni dopo l’invasione nazista dei Paesi Bassi avvenuta nel 1940, viene prelevata dal monastero carmelitano insieme ad altri 244 ebrei cattolici, come atto di rappresaglia contro l’episcopato olandese che si era opposto pubblicamente alle persecuzioni e portata ad Auschwitz. Con lei c’è la sorella Rosa,  pure convertitasi al cattolicesimo. Edith Stein viene prelevata insieme alla sorella Rosa dal monastero, e una testimone la sente dire alla sorella: “Vieni, andiamo per il nostro popolo”.

Morì martire per la fede cristiana ad Auschwitz, nei forni crematori, il 9 agosto 1942,EDITH STEIN durante la persecuzione nazista, offrendo il suo olocausto per amore di Gesù Verità incarnata e per il popolo d’Israele. Donna di singolare intelligenza e cultura, ha lasciato molti scritti di alta dottrina e di profonda spiritualità, è stata beatificata da S.Giovanni Paolo II a Colonia il l° maggio 1987, canonizzata a Roma da S.Giovanni Paolo II il 12 Ottobre 1998 e dichiarata Patrona di Europa – con Santa Brigida di Svezia e S.Caterina da Siena – il 3 ottobre 1999.

 “Dichiarare santa Edith Stein, compatrona d’Europa – ha detto San Giovanni Paolo II – significa porre sull’orizzonte del Vecchio continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza”,  ma – ha aggiunto – è necessario far leva  sui valori autentici, che hanno il loro fondamento nella legge morale universale: un’Europa che scambiasse il valore della tolleranza e del rispetto con l’indifferentismo etico sui valori irrinunciabili si aprirebbe alle più rischiose avventure e vedrebbe prima o poi riapparire sotto nuove forme gli spettri più paurosi della sua storia”.

edith11Quando nel 1933 entra nel Carmelo di Colonia, Edith Stein ha quarantadue anni e uno straordinario curriculum intellettuale: discepola di Husserl e successivamente sua assistente, docente universitaria, educatrice in un collegio femminile e conferenziera di fama internazionale.
Questo bagaglio di esperienze ha impresso in lei la caratteristica forma mentis dell’insegnante, la cui prima preoccupazione è quella di rendere accessibile la materia trattata, attraverso un discorso chiaro, articolato puntualizzato.
E quando in questa forma mentale irrompe la luce della fede, dalla penna di Edith escono pagine stupende come quella che stiamo per leggere, dove la logica più rigorosa e concatenata sboccia in un caldo e affettuoso misticismo.


Ascoltiamo la voce di Santa Teresa Benedetta1767_jesus_gives_communion
(dalle conferenze)

Vivere eucaristicamente significa lasciare che le verità eucaristiche divengano concretamente operanti.
Essenzialmente sono tre i semplici articoli di fede trattati:
1. Il Redentore è presente nel Santissimo Sacramento.
2. Egli rinnova ogni giorno il suo Sacrificio della Croce sull’altare.
3. Egli vuole, nella santa Comunione, legare a Sé, nel più profondo, ogni singola anima.

Ci chiediamo allora in primo luogo che cosa richiedono da noi le verità eucaristiche.
La delizia del Redentore è di essere fra i figli degli uomini, ed Egli ha promesso di essere fra noi fino alla fine del mondo. Egli ha reso vera questa promessa con la sua presenza sacramentale sugli altari. Qui ci attende; le persone dovrebbero quindi affollarsi nei luoghi consacrati.
Il più semplice significato di questa verità di fede esige che noi vi si abbia la nostra dimora, che ce ne allontaniamo solo quanto i nostri doveri lo richiedano, che questi stessi, quotidianamente, li si riceva dalle mani del Redentore eucaristico, e il lavoro quotidiano compiuto venga rimesso nelle sue mani.

Il Redentore è morto sul Calvario per noi. […] Egli vuole giungere a ciascuno: Egli ci nutre, come una madre nutre suo figlio, con la sua carne e il suo sangue, penetra in noi, perché noi tutti penetriamo in Lui, come membra del suo Corpo, cresciute in Lui. Quanto più spesso avviene l’unione, tanto più forte e profonda essa diviene. È concepibile che qualcuno rifiuti questa fortissima prova dell’amore divino, si accosti alla mensa del Signore anche solo una volta di meno di quanto, in concreto, gli è possibile? Ecco, quanto il corretto senso delle verità eucaristiche richiede da noi: visitare il Redentore nel tabernacolo quanto più spesso possiamo, prendere parte al Santo Sacrificio, quanto più spesso possiamo, ricevere la santa Comunione, quanto più spesso possiamo.

eb4c5f5658a84363b579e78de68fe618Concludiamo con l’orazione liturgica a Santa Teresa Benedetta della Croce:

Dio dei nostri padri, che hai guidato la santa martire Teresa Benedetta della Croce 
alla conoscenza del tuo Figlio crocifisso e a seguirlo fedelmente fino alla morte,
concedi, per sua intercessione,
che tutti gli uomini riconoscano Cristo Salvatore e giungano, per mezzo di lui,
a contemplare in eterno la luce del tuo volto. Per Cristo Nostro Signore.

http://www.carmelitanescalzeparma.it/pages/adorazione/2013.2014/eucaristia.edith.stein.htm

 

San Domenico di Guzman e il Santo Rosario, la preghiera più forte per vincere i nemici della fede

La preghiera a San Domenico del beato Giordano di Sassonia santo5227

O santissimo sacerdote di Dio, glorioso confessore ed eminente predicatore, beato Domenico, uomo eletto del Signore; al tuo tempo tu sei stato tra tutti l’oggetto delle sue compiacenze e delle sue predilezioni per la tua vita gloriosa nei miracoli e nella dottrina; ora noi godiamo di vederti presso il Signore Dio come nostro particolare intercessore.
Verso di te, che io venero al di sopra di tutti i santi e di tutti gli eletti di Dio, verso di te io grido dal fondo di questa valle di lacrime. Vieni in aiuto, o padre buono, vieni in aiuto, o clemente, te ne prego, alla mia anima peccatrice, priva di ogni grazia e virtù, carica di miserie, stretta nei legami del vizio e del peccato; soccorrila nella sua afflizione e nella sua infermità.
La grazia divina ha sparso sulla tua anima beata e benedetta la ricchezza delle sue benedizioni, con tale pienezza che non soltanto ha sollevato te alla dimora del riposo, al seggio della pace e alla gloria celeste; ma, per la forza trasportatrice della tua mirabile vita, lo stimolo delle tue dolci esortazioni, la luce della tua soave dottrina e gli appelli della tua ardente predicazione, ha anche condotto alla stessa beatitudine una folla innumerevole di altre anime.
Vieni, dunque, Domenico benedetto, e nel tuo affetto paterno porgi l’orecchio ai voti assidui della mia supplica. Cercando in te rifugio, la mia anima povera e mendicante si prostra ai tuoi piedi con tutta l’umiltà di cui è capace. Languente, essa si trascina penosamente davanti a te. Moribonda, si sforza come può di rivolgerti le sue suppliche. Per la potenza dei tuoi meriti e per l’efficacia delle tue buone preghiere, degnati di renderle la vita e la salute e di colmarla dell’abbondanza delle tue benedizioni. Lo so, sì, lo so e sono certo che tu lo puoi fare.
E ho fiducia che, nella tua grande carità, tu pure lo vuoi. Io spero nell’estrema familiarità che sempre hai avuto con Gesù Cristo, il tuo diletto scelto tra mille, che non te lo rifiuterà; io lo so che tu otterrai dal tuo Signore e amico quanto ti piacerà. Amato in tal modo, come potrebbe rifiutare qualcosa a colui che egli ama?
Tu, nel fiore della tua giovinezza, hai votato la tua verginità alla bellezza dello sposo delle vergini.
Hai consacrato la tua anima, rivestita del candore del santo battesimo e arricchita dello Spirito Santo, al castissimo amante delle vergini.
Hai offerto il tuo corpo come ostia viva, santa e gradita a Dio.
Plasmato da un’educazione divina, ti sei consacrato interamente a Dio.
Istruito per tempo nella disciplina regolare, hai disposto nel tuo cuore le strade dell’ascensione verso Dio.
Una volta entrato nel cammino della perfezione, hai abbandonato ogni cosa; e hai seguito nudo il Cristo nudo, preferendo accumulare tesori nel cielo. E con energia ancor maggiore, hai rinunciato a te stesso e, portando virilmente la croce, ti sei applicato a seguire le tracce dell’unica vera guida, il nostro redentore.
Infiammato dello zelo di Dio e di ardore soprannaturale, per la tua carità senza confini e il fervore dello spirito veemente ti sei consacrato tutt’intero col voto della povertà perpetua all’osservanza apostolica e alla predicazione evangelica; e, per questa grande opera, con alta ispirazione della Provvidenza, hai istituito l’Ordine dei Frati Predicatori.
In tutto l’universo hai fatto brillare sulla santa Chiesa la luce gloriosa dei tuoi meriti e dei tuoi esempi. E, liberato dalla prigione della carne, sei salito fino alla corte celeste. Così, nell’ornamento del tuo primo vestito di innocenza, sei arrivato vicino al Signore per essere il nostro avvocato.
Oh, vieni dunque in mio soccorso, te ne supplico, vieni in soccorso di tutti coloro che mi sono cari. Tu che hai desiderato così ardentemente la salvezza del genere umano, vieni in aiuto del clero e del popolo, delle vergini e delle donne devote. Dopo la beata Vergine nostra regina sei tu la mia dolce speranza, la mia consolazione, il mio particolare rifugio. Siimi propizio e soccorrimi. In te solo io mi rifugio; davanti a te solo oso sempre comparire: ecco, mi prostro ai tuoi piedi e supplice ti imploro, a te mi raccomando, a te interamente mi abbandono. Degnati di ricevermi con bontà, di custodirmi, di proteggermi, di aiutarmi e di farmi ritrovare col tuo intervento la grazia di Dio, oggetto dei miei desideri. Per mezzo tuo mi sia fatta misericordia e meriti di ottenere il rimedio ai mali della vita presente e la salvezza dell’anima nella vita futura.
Sì, sì, mio ottimo maestro, così sia; io ti supplico, illustre guida, padre sostentatore, beato Domenico; sì, te prego, assistici in tutti i nostri bisogni; sii per noi veramente Domenico, vigile custode del gregge del Signore. Custodiscici sempre e non cessare di governare tutti quelli che ti sono stati affidati; rendici puri e purificati raccomandaci. E, dopo questo esilio, presentaci di nuovo con gioia al Signore di benedizione, al tuo diletto, all’onnipotente figlio di Dio Gesù Cristo e nostro salvatore, al quale solo appartiene l’onore, la lode, la gloria, in compagnia della gloriosa corte dei cittadini del cielo, nei secoli dei secoli e per l’eternità. Amen.

San Domenico ha promosso e divulgato la preghiera del Rosario, come lode alla Santissima Vergine Maria e come un invito a meditare i misteri di Cristo, in compagnia della Madonna, che è stata associata in modo  speciale all’Incarnazione, Passione e Resurrezione  del Suo Figlio.101

San Domenico, ispirato dallo Spirito Santo, istruito dalla Santa Vergine e dalla sua personale esperienza, fin che visse predicò il Santo Rosario con l’esempio e con la parola, nelle città e nelle campagne, ai grandi e ai piccoli, ai sapienti e agli ignoranti, ai cattolici ed agli eretici. Il Santo Rosario, ch’egli recitava ogni giorno, era la sua preparazione alla predica e il suo appuntamento dopo la predicazione.

Un giorno – ricorreva la festa di san Giovanni Evangelista – il santo stava in una cappella dietro l’altare maggiore della cattedrale di Notre-Dame a Parigi e recitava il Santo Rosario per prepararsi a predicare. La Santa Vergine gli apparve e disse: «Domenico, la predica che hai preparato è buona, ma migliore è questa che ti presento». San Domenico riceve dalle mani di Lei il libro in cui è scritto il discorso, lo legge lo apprezza, lo fa suo e ringrazia la Vergine Santa. All’ora della predica sale sul pulpito e, dopo avere detto in lode di san Giovanni Evangelista soltanto ch’egli aveva meritato di essere il custode della Regina del Cielo, dichiara all’illustre uditorio dei grandi e dei dottori abituati a discorsi singolari e forbiti, che avrebbe continuato non con le dotte parole della sapienza umana, ma con la semplicità e la forza dello Spirito Santo. E li intrattenne sul Rosario spiegando loro, parola per parola, come avrebbe fatto parlando ai fanciulli, il Saluto angelico, servendosi dei pensieri e degli argomenti molto semplici letti sul foglio che gli era stato consegnato dalla Madonna.

Il fatto è stato tolto, almeno in parte, dal libro del beato Alano della Rupe: De Dignitate Psalterii (Sulla dignità del Salterio ossia del Rosario.   Dal  tempo  in cui  San  Domenico  stabilì  questa  devozione  fino  all’anno  1460, quando  il  Beato  Alano  de  la  Roche  la  rinnovò  per  ordine  del  Cielo,  il Rosario  fu  chiamato  Salterio  di Gesù  e  della  Santissima  Vergine,  per  analogia  con il Salterio  di Davide  che  contiene  150  salmi –  lo  stesso  numero  delle  salutazioni  angeliche  che  compongono  il  Rosario (Cfr.  San  Luigi  Grignon  di  Montfort  op.  cit.  24 – 25), è   conforme  ad  una  solida  e  venerabile  tradizione  secondo  la  quale  la  predicazione del  Rosario  fu  raccomandata  personalmente  da  Nostra  Signora  a  San  Domenico) . 

Lo stesso beato Alano della Rupe racconta di parecchie altre apparizioni di Nostro Signore e della Vergine santa a san Domenico per stimolarlo ed infervorarlo sempre più a predicare il santo Rosario perché il peccato sia distrutto e i peccatori e gli eretici si convertano.297e9e13864fc1828ffd2152602071ad

Ad un certo punto il Cartagena scrive: «Il beato Alano racconta che la Madonna gli rivelò come suo Figlio Gesù Cristo era apparso a san Domenico, e gli aveva detto: «Domenico, io mi compiaccio nel constatare che non ti appoggi sulla tua personale sapienza, che lavori con umiltà alla salvezza delle anime e non cerchi di piacere agli uomini vani. Molti predicatori, invece, usano fin dal principio tuonare contro i peccati più gravi, ignorando che prima di somministrare un rimedio disgustoso bisogna disporre il malato a riceverlo e a profittarne. Per questo devono innanzitutto esortare gli uditori ad amare la preghiera e specialmente il salterio angelico. Se tutti incominceranno a pregare così, senza dubbio la divina clemenza sarà propizia a quanti persevereranno. Predica dunque il Santo Rosario».

San Domenico aveva scoperto in questa devozione del Santo Rosario un’arma per evangelizzare la gente di quel tempo. Aveva scoperto il mezzo con il quale pregare, meditare e contemplare. Infatti, recitando questa preghiera, lodava Gesù tramite e in unione con la sua santa Madre Maria.

Fin dagli inizi della vita domenicana la preghiera e la contemplazione furono parte integrante ed elementi indispensabili della vita dei frati.23950baFu il papa Pio V che istituì la festa della Madonna del Rosario dopo della battaglia di Lepanto (1571). Si racconta che il Pontefice si trovava a Roma e stava recitando il Rosario per ottenere la vittoria sull’armata turca, quando uscì dalla cappella e, guidato da una ispirazione, annunziò la vittoria da parte dell’armata cristiana e istituì la festa della Madonna delle Vittorie aggiungendo alle Litanie il titolo di “Aiuto dei cristiani”.

Lungo i secoli, i Papi hanno raccomandato la recita del Rosario e l’hanno arricchito di molte indulgenze. Gli ultimi Papi hanno sottolineato l’importanza di questa devozione, soprattutto il Rosario in famiglia, perché è un modo pratico di fortificare l’unità familiare.

Biografia di San Domenico di Guzman 

Domenico nacque nel 1170 a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia (Spagna) da Felice di Gusmán e da Giovanna d’Aza.

A 15 anni passò a Palencia per frequentare i corsi regolari (arti liberali e teologia) nelle celebri scuole di quella città. Qui viene a contatto con le miserie causate dalle continue guerre e dalla carestia: molta gente muore di fame e nessuno si muove! Allora vende le suppellettili della propria stanza e le preziose pergamene per costituire un fondo per i poveri. A chi gli esprime stupore per quel gesto risponde: “Come posso studiare su pelli morte, mentre tanti miei fratelli muoiono di fame?”

Terminati gli studi, a 24 anni, il giovane, assecondando la chiamata del Signore, entra tra i “canonici regolari” della cattedrale di Osma, dove viene consacrato sacerdote. Nel 1203 Diego, vescovo di Osma, dovendo compiere una delicata missione diplomatica in Danimarca per incarico di Alfonso VIII, re di Castiglia, si sceglie come compagno Domenico.

Il contatto vivo con le popolazioni della Francia meridionale in balìa degli eretici catari, e l’entusiasmo delle cristianità nordiche per le grandi imprese missionarie verso l’Est, costituiscono per Diego e Domenico una rivelazione: anch’essi saranno missionari. Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca scendono a Roma (1206) e chiedono al papa di potersi dedicare all‘evangelizzazione dei pagani.

s-domenico-o-parlava-con-dio-o-parlava-di-dioMa Innocenzo III orienta il loro zelo missionario verso quella predicazione nell’Albigese (Francia) da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203. Domenico accetta la nuova consegna e rimarrà eroicamente sulla breccia anche quando si dissolverà la Legazione pontificia, e l’improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207) lo lascerà solo. Pubblici e logoranti dibattiti, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza occupano questi anni di intensa attività; cosi fino al 1215 quando Folco, vescovo di Tolosa, che nel 1206 gli aveva concesso S. Maria di Prouille per raccogliere le donne che abbandonavano l’eresia e per farne un centro della predicazione, lo nomina predicatore della sua diocesi.

Intanto alcuni amici si stringono attorno a Domenico che sta maturando un ardito piano: dare alla Predicazione forma stabile e organizzata. Insieme Folco si reca nell’ottobre del 1215 a Roma per partecipare al Concilio Lateranense IV e anche per sottoporre il suo progetto a Innocenzo III che lo approva. L’anno successivo, il 22 dicembre, Onorio III darà l’approvazione ufficiale e definitiva. E il suo Ordine si chiamerà “Ordine dei Frati Predicatori”.

Il 15 agosto 1217 il santo Fondatore dissemina i suoi figli in Europa, inviandoli soprattutto a Parigi e a Bologna, principali centri universitari del tempo. Poi con un’attività meravigliosa e sorprendente prodiga tutte le energie alla diffusione della sua opera. Nel 1220 e nel 1221 presiede in Bologna ai primi due Capitoli Generali destinati a redigere la “magna carta” e a precisare gli elementi fondamentali dell’Ordine: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune, legislazione, distribuzione geografica, spedizioni missionarie.

Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221 muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il Fondatore, non l’aveva. Gregorio IX, a lui legato da una profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234. Il suo corpo dal 5 giugno 1267 è custodito in una preziosa Arca marmorea. I numerosi miracoli e le continue grazie ottenute per l’intercessione del Santo fanno accorrere al suo sepolcro fedeli da ogni parte d’Italia e d’Europa, mentre il popolo bolognese lo proclama “Patrono e difensore perpetuo della città”.

La fisionomia spirituale di San Domenico è inconfondibile; egli stesso, negli anni duri dell’apostolato nel Sud della Francia, si era definito “umile ministro della predicazione”. Nelle lunghe notti passate in chiesa in preghiera e dalla filiale devozione verso la B. V. Maria (che, secondo la tradizione, consegnò a lui e ai suoi figli spirituali la preghiera del Santo Rosario) aveva conosciuto la Misericordia di Dio e “a quale prezzo siamo stati redenti” in Cristo; per questo cercherà di testimoniare l’amore del Padre dinanzi ai fratelli: le biografie più antiche riportano che egli soleva “parlare o con Dio o di Dio”. A tal fine fonda un Ordine che si propone come scopo la salvezza delle anime, mediante una predicazione che scaturisca dalla contemplazione: “contemplata aliis tradere” (cioè comunicare agli altri ciò che si contempla, il frutto della propria contemplazione) sarà la felice formula con cui San Tommaso d’Aquino esprimerà l’intuizione di Domenico e il carisma sempre giovane ed attuale del suo Ordine. Per questo la vita domenicana si fonda sulla preghiera, sullo studio, sulla vita liturgica e comune, sulla povertà evangelica, ai fini della predicazione ad ogni uomo e donna del nostro tempo della Buona Novella che Cristo è venuto a portare tra noi perché ce ne facessimo “irradiatori” presso ogni fratello.

Ardito e prudente, risoluto ma rispettoso dell’altrui giudizio, geniale nelle iniziative e obbediente alle direttive della Chiesa, Domenico è l’apostolo che non conosce compromessi né irrigidimenti: secondo la celebre espressione del padre Lacordaire (grande domenicano francese della fine del 1800) egli è per i suoi figli un padre “tenero come una mamma, forte come un diamante”.

Sul letto di morte, infine, promette ai suoi figli spirituali di esser loro di aiuto dal Cielo più ancora di quanto non lo fosse stato sulla terra… . Dunque non ci resta che farne esperienza, ricorrendo fiduciosamente e filialmente alla sua paterna intercessione per tutti noi che ci richiamiamo, ciascuno secondo il proprio stato di vita, alla sua esperienza spirituale.

L’intercessione e la benedizione del Santo Padre Domenico illumini e sostenga, allora, il nostro cammino ed edifichi sempre più le nostre comunità nella fraternità, nella Carità, nella benevolenza, nella gioia del perdono e dell’amore vicendevole, e faccia realmente di noi “un cuor solo e un anima sola”!

di Fra Roberto M. Viglino o.p.s-domenico2

http://www.amicidomenicani.it/vedi_rubriche.php?sezione=domenicani&id=43

Il santo di Nagasaki che con il Santo Rosario vinse anche la bomba atomica

9 agosto 1945. Pochi secondi dopo le 11,02, il tempo impiegato da una bomba di 25 chilotoni per coprire la distanza tra l’aereo e la denotazione (pare circa 400-500 metri dal suolo), 40mila dei 240mila abitanti di Nagasaki, in Giappone, vengono vaporizzati all’istante lasciandosi dietro lo strascico di altri 50mila orrendamente mutilati e una pletora di fatto incalcolabile di rovinati nel fisico e nello spirito per anni e anni. Tra i sopravvissuti alla seconda bomba atomica sganciata su esseri umani della storia, un’ecatombe, un crimine orrendo, vi è Takasashi Paolo Nagai (1908-1951),  un medico giapponese, specializzato in radiologia, che si è convertito  al cattolicesimo ed è un superstite del bombardamento atomico di Nagasaki. La sua successiva vita di preghiera e di servizio gli ha fatto ottenere il soprannome di “Santo di Urakami”: a lui il regista e produttore statunitense Ian Higgins (già autore nel 2009 di The 13th Day sulle apparizioni di Fatima) ha dedicato All That Remains, un film in dvd edito dalla Ignatius Press di San Francisco.

Il film mescola sapientemente la presa diretta e le immagini, agghiaccianti, di archivio e ci restituisce una storia che il mondo ha tenuto sin troppo sotto traccia.

Takasashi discende da una famiglia di nobili samurai confuciani e scintoisti, ma non sono queste credenze a dominare la sua gioventù. Piuttosto lo è l’ateismo di cui sono intrisi gli ambienti scientifici che frequenta. Studia, infatti, Medicina, e si specializza in Radiologia. E arriva alla fatidica Nagasaki, lui che è originario di Matsue. Al letto di morte della madre, nel 1930, Takasashi comincia però un lungo, profondo viaggio alla ricerca del senso dell’esistenza non pago delle risposte preconfezionate e stolide del razionalismo.

Nel 1930, una lettera di suo padre gli annuncia la malattia di sua madre: vittima di un’emorragia cerebrale: è cosciente ma non parla più. Va al suo capezzale. La madre lo riguarda intensamente negli occhi e muore poco dopo (29 marzo). Takasashi ne resta sconvolto e comincia a credere nell’esistenza dell’anima; sua madre gli resterà presente per tutta la vita, portandolo ad approfondire la figura della Madre di Cristo specialmente nel momento in cui è ai piedi della Croce.

Uno dei suoi professori parla del filosofo e scientifico Blaise Pascal, citando questa frase estratta dai “Pensieri”: “L’uomo è solamente un giunco, più debole della natura; ma è un giunco pensante”, ne resta sorpreso, meravigliato e affascinato. Intraprende allora la lettura dei “Pensieri”, riflette sulla vita umana e cambia progressivamente. Diventa più sensibile. Così, nel suo 3° anno di medicina, è sorpreso dall’atteggiamento rigido dei professori quando vanno al capezzale dei malati.

Nel 1931, leggendo sempre Blaise Pascal, comincia ad interrogarsi sulla vita dei cristiani e il senso della preghiera, soprattutto del loro modo di pregare e del culto all’Eucarestia.
Sempre leggendo Pascal rimase fulminato da un altro pensiero: “Non soltanto conosciamo Dio unicamente per mezzo di Gesù Cristo, ma conosciamo noi stessi unicamente per mezzo di Gesù Cristo…”.
La domanda su chi fosse Gesù rimase nel suo cuore fino all’incontro con una famiglia cattolica a cui, come era consuetudine tra gli studenti, nell’ultimo periodo della frequenza all’università, Takasashi chiese ospitalità.
La famiglia Moriyama discendeva dal gruppo di quei primi cristiani giapponesi convertitisi nel XVI secolo in seguito all’incontro con san Francesco Saverio recatosi allora in missione in Giappone; era una famiglia semplice, dedita al lavoro nei campi e fervente nella fede. Takasashi all’inizio non diede molta importanza al comportamento religioso della famiglia poiché era completamente preso dai suoi studi; infatti si laureò con il massimo dei voti ed ebbe molti riconoscimenti tanto che venne assunto come radiologo nel primo Istituto di radiologia dell’università di Nagasaki.

Scopre così la storia dei kakure kirishitan, i “cristiani nascosti” costretti per secoli alla clandestinità dopo la micidiale persecuzione subita tra Cinque e Seicento allorché, dopo un primo momento di favore, la fede cattolica “straniera” e “al servizio” delle potenze europee venne bandita con particolare efferatezza (clicca qui).  Un passato glorioso, questo, che trova proprio in Nagasaki un centro di rilancio, quando, nel momento in cui il Giappone cominciava timidamente a riaprirsi dopo essersi chiusi a riccio la città divenne il fulcro del cattolicesimo nipponico durante il periodo Meji (1869-1912).

Takasashi incontra qui la maestrina Maria Midori Moriyama, e lei e la sua famiglia (capi dei kakure kirishitan per sette generazioni) incominciano a insegnargli la sublimità inarrivabile della fece cattolica. Tutto succede la notte di Natale del 1932, alla Messa di mezzanotte cui Midori ha invitato Takasashi. Qualcosa di grande e grandioso accade, e di quella Santa Messa di Natale, scriverà: ” Non è possibile descrivere il culto della fede cattolica, è necessario viverlo, andarci e in un profondo silenzio scoprire che sei nell’anticamera della felicità eterna”.
Qualcuno gli chiede cosa ha avvertito, racconterà: “ho sentito Qualcuno vicino a me che non conoscevo ancora.”

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Takasashi e Midori nel film All that remains 

Il giorno dopo Takasashi salva la vita di Midori azzeccando una diagnosi di appendicite acuta e trasportandola a braccia nella neve al più vicino ospedale. Il nazionalismo nipponico però incombe e la guerra anche, la guerra sino-giapponese. Al fronte, in Manciuria, Takasashi ha tempo e modo di toccare con mano il dolore e la crudeltà, e di ripensare al cattolicesimo, ma anche a Midori. Finalmente riceve il battesimo il 9 giugno 1934 con il nome di Paolo. Lo fa in memoria di san Paolo Miki , il martire cristiano crocefisso con 25 compagni nel 1597 sulle colline attorno a Nagasaki.

Il dvd di All That Remains contiene anche un cortometraggio animato girato da Higgins nel 2015, 26 Martyrs (clicca qui), breve, toccante, opportuno, oltre a un secondo contributo del padre marinista statunitense Paul Glynn, già autore nel 2009 del libro A Song for Nagasaki per la Ignatius Press, premessa dello scrittore cattolico giapponese Shusaku Endo (1923-1996), e co-autore di due articoli sui “cristiani nascosti” del Giappone (clicca qui) e sui martiri cinquecenteschi di Nagasaki (clicca qui).

Fra Takasashi e Midori c’era del tenero da tempo, discreto, velato, ma potente. Nell’ agosto 1934, un mercoledì, alle 7 della mattina, durante la prima messa abituale nella cattedrale di Urakami, il loro matrimonio è celebrato in presenza del presbitero e di due testimoni. Maria Midori Moriyama e Paolo Takasashi Nagai impegnano la loro vita comune sulla strada dell’eternità. Midori intanto è presidentessa dell’associazione delle donne, cattoliche, del quartiere di Urakami. Takashi diventa membro della società San Vincenzo de’ Paoli, scopre così il suo fondatore ed i suoi scritti (Federico Ozanam) e sul suo esempio visita i malati e i più poveri ai quali porta aiuto, conforto e sostegno alimentare. Dalla loro unione nascono quattro bambini: un maschio, Makoto (3 aprile 1935 – 4 aprile 2001), e tre femmine, Ikuko (7 luglio 1937 – 1939), Sasano che muore poco dopo la sua nascita, e Kayano (nata nel 1941). Takashi  intanto riceve il sacramento della confermazione nel dicembre 1934.
Midori frequentava assiduamente la Grotta di Lourdes presso il convento francescano di Nagasaki.

Dal 1931 al 1936, c’è il frate Massimiliano Kolbe che risiede in un sobborgo di Nagasaki dove fonda un monastero. Takashi l’incontra diverse volte ricevendo da lui una perfezione nella fede. La felicità è però un attimo, e Takasashi scopre di avere la leucemia. Lo scopre nel 1945, dopo quattro anni che il Giappone è in guerra con gli Stati Uniti. Questa malattia è probabilmente dovuta alle esposizioni ai raggi X subite all’epoca degli esami radiologici praticati con osservazione diretta. Con il cuore afflitto Takashi trovò in Midori sostegno, forza e coraggio di vivere e lottare cristianamente. Lei gli disse: «“Prima di sposarci spesso dicevamo che la nostra vita l’avremmo spesa per la gloria di Dio: e la Gloria di Dio è la carità. Tu hai dato tutto per gli altri: con la tua vita hai seminato soltanto amore. Ti amo e ti amerò per questo”». Gli danno due o tre anni di vita, e prima di portarselo via quell’orrenda peste lo avrà ridotto a un paralitico costretto nel suo letto, da cui la dolce Midori non si stacca mai. Fino al sopraggiungere di quel terribile 9 agosto 1945.

Takasashi sopravvive a “Fat Man” (così fu chiamata in codice la bomba atomica che rase al suolo la capitale del cattolicesimo nipponico) ma Midori no; di lei resta solo un rosario bruciacchiato tra le rovine di quella che una volta era la loro casa. Takashi la ritrovò incenerita e, chinatosi su di lei, pianse e pregò: «Dio mio, grazie perché le hai concesso di morire pregando».. Il suo nome da ragazza era Maria Midori Moriyama. Paolo Takasashi Nagai ha voluto scrivere il suo nome da sposata sulla croce della sua tomba: “Marina Nagai Midori, deceduta il 9 agosto 1945, a 37 anni” (Marina è un diminutivo di Maria).
I figli, Makoto e Kayano (nata nel 1942) sopravvissero alla catastrofe atomica perché si trovavano a Koba, a qualche chilometro di distanza da Nagasaki, dalla nonna (la mamma di Midori).
Paolo raccolse in un secchio i resti della moglie e li portò al cimitero di Urakami dicendole: “Midori, quel che mi resta lo spenderò per fare ancora del bene: in ricordo di te, per amore di te che mi hai portato all’amore di Cristo”. Takasashi rimane solo ad allevare i figli (dopo il disastro di Hiroshima, Takasashi li aveva sfollati a sei chilometri dalla città) e davanti alla follia umana diviene segno di contraddizione.

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TAKASASHI PREGA IL ROSARIO COI SUOI FIGLI

È in questo contesto che il dottor Takasashi Nagai si guadagna, Rosario sempre in pugno, il soprannome con cui è noto, “santo di Urakama”. Nel mezzo del disastro più terribile egli è la testimonianza che la vita è comunque più forte, anzi la fede è sempre più forte. Prostrato e annichilito nel fisico come l’intero Giappone, mostra che nell’uomo c’è altro, che c’è ben altro nell’uomo che si affida a Dio. Sarebbe stato facile per lui chiedersi, davanti a Hiroshima e a Nagasaki, dove fosse Dio, ma il pensiero non lo ha mai sfiorato. Il 15 agosto 1945, giorno dell’Assunzione di Maria Vergine in cielo e data dello sbarco di San Francesco Saverio in Giappone, il Paese del Sol Levante pose fine alla guerra arrendendosi incondizionatamente. Nagai in uno schizzo riprodusse l’Assunzione di Maria Vergine su una nube comparandola a quella della cara Midori chiamata al cielo su una nuvola a forma di fungo atomico.

Per i cinquantotto giorni seguenti Nagai continua a curare le vittime della bomba atomica ed insegnare all’università di Nagasaki. Poi  la leucemia peggiora di colpo, l’ 8 settembre 1945, ed egli deve restare a letto per un mese, con la morte che sembra sempre più vicina, ma attribuì il suo improvviso e repentino miglioramento all’intercessione di Padre Kolbe (che lui stesso visitò quando era ammalato di tubercolosi nel 1936).

La vigilia di Natale del 1945 fu ritrovata, sotto le macerie della Cattedrale di Nagasaki, una campana miracolosamente intatta, che fu fatta suonare per l’Angelus. A tal proposito Nagai scrisse: «Nemmeno una bomba atomica può far tacere le campane di Dio».

Emblema della speranza, e della speranza cristiana, Takasashi Nagai è divenuto un simbolo per tutti, un simbolo cui persino l’imperatore Hirohito fa visita nel 1949. I suoi scritti sono diventati un monumento di fede, speranza e carità, e la sua abitazione un museo oggi diretto dal nipote. Lui, che era cattolicissimo, e per di più un convertito (cioè un “traditore”), è diventato il segno di un Paese, di un patriottismo autentico e mai becero cui persino il “divino” signore del Sol levante ha dovuto inchinarsi. Il film di Higgins s’immagina il suo ultimo istante come un sogno in cui la bella Midori lo chiama perché è l’ora di andare. Si spalancano le porte della cattedrale e la gente assiepata sui banchi si volta sorridente per accogliere l’ingresso degli sposi come nel giorno del matrimonio, sposi che stavolta salgono in Cielo.

Takasashi Nagai è Servo di Dio. Al momento della sua morte, lascia dietro di lui una voluminosa produzione di prove, di memorie, di disegni e di calligrafie su diversi temi, comprendendo Dio, la guerra, la morte, la medicina e la situazione degli orfani. Questi testi sono stati apprezzati da un gran numero di lettori, durante l’Occupazione del Giappone (1945-1952). Sono come le cronache spirituali dell’esperienza stessa della bomba atomica e di chi, provandola sulla propria pelle, è sopravvissuto.

Poco prima di morire egli scrisse: «Potrei guarire miracolosamente dalla mia leucemia e sarebbe una buona cosa. Ma anche non guarire è cosa buona… tutto ciò che m’interessa è la Sua Volontà su di me; l’unica vita che mi interessa è vivere per Lui, un giorno alla volta sostenuto dalla preghiera».

Takashi Nagai morì il 1 maggio 1951, il primo giorno del mese di Maria e le ultime sue parole furono: «Pregate, per favore, pregate». Il 3 maggio, ventimila persone assistono alle sue esequie davanti alla cattedrale. La città di Nagasaki osserva un minuto di silenzio nel momento in cui suonano per lui le campane di tutti gli edifici religiosi. Ha voluto porre come epitaffio sulla sua tomba la frase evangelica che forse sintetizza al meglio il suo atteggiamento nella vita: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quel che dovevamo fare» (Lc 17,10).

Fonti

la Nuova Bussola Quotidiana, articolo di Marco Respinti

Il libro “Un canto per Nagasaki” ad opera del padre Marista australiano Paul Glynn, uno dei più grandi conoscitori della vita e delle opere del medico cattolico giapponese.

Renzi vieta la benedizione di un’autostrada. Il Vescovo: “Non calpestare le radici cristiane del popolo!”

Il premier italiano Matteo Renzi ha esplicitamente vietato la celebrazione religiosa prevista per l’inaugurazione dell’autostrada Ss77 ‘Val di Chienti’ che collega Foligno a Civitanova.

A darne notizia, parlando all’emittente diocesana Radio Gente Umbra, è stato il vescovo di Foligno mons. Gualtiero Sigismondi che ha comunque preso parte al rito laico con “serena amarezza” dovendo recitare in segreto la preghiera preparata per quel giorno. Il Vescovo ha ricevuto l’ordine da parte dell’Anas che, 24 ore prima dell’inaugurazione prevista per il 28 Luglio, ha comunicato la volontà della Presidenza del Consiglio di vietare la celebrazione religiosa per sostituirla con una cerimonia laica, priva di riferimenti confessionali. Al Vescovo è stato dunque impedito di benedire l’opera e i lavoratori.

“Seppure con serena amarezza ho comunque voluto partecipare a quel momento, visto che negli anni ho celebrato più volte l’Eucaristia all’interno dei cantieri delle gallerie, insieme agli operai”.

Il Vescovo ha criticato il tentativo del governo di voler “calpestare, sradicare ed ignorare” le radici cristiane della regione:

“Nel silenzio ho comunque benedetto quella strada, già benedetta dai pellegrini che ne hanno tracciato il percorso e dal sudore della fronte di chi l’ha realizzata. Le radici cristiane della nostra terra non possono essere ignorate, calpestate o sradicate: soltanto un’identità spirituale, e dunque culturale, più chiara e serena, senza complessi, è la via maestra, l’autostrada, per continuare ad attraversare i giorni della storia”

Dopo otto anni di lavoro l’autostrada è stata inaugurata ed aperta il 28 luglio. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato il Premier Renzi col ministro Graziano del Rio due politici che si autodefiniscono “cattolici praticanti” ma che, a quanto pare, non hanno avuto problemi ad escludere dall’evento pubblico la fede e la religiosità del popolo che ha lavorato nella costruzione e che usufruirà di questa importante via di comunicazione. “Questa strada è il paradigma del rilancio del paese. Accade che imprese che sembravano impossibili a un certo punto si realizzano”, ha detto Renzi cavalcando l’onda di entusiasmo per la tanto attesa infrastruttura, in vista del referendum costituzionale.

Renzi non ha disdegnato di ricordare con nostalgia gli anni della sua formazione con gli scout quando a Nocera Umbra era in “In un campo scout per aiutare le popolazioni umbre colpite dal terremoto” e già sentiva parlare di questa strada. Un generosissimo e volenteroso “scout” diventatoPremier, che ora però mette da parte la Chiesa e zittisce il Vescovo per mostrarsi eroe nazionale e fautore di un’opera così tanto attesa e necessaria per l’Umbria e le Marche.

Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno dal 2008, ha affermato che gli sarebbe piaciuto chiamare quella strada “Freccia Lauretana” in onore all’antico cammino percorso dai pellegrini in viaggio verso la Vergine di Loreto. Ecco la preghiera preparata dal Vescovo per l’occasione:

“Dio di infinita Misericordia, che sei sempre vicino ai tuoi figli pellegrini nel tempo e nello spazio, benedici quanti hanno progettato e realizzato questa arteria stradale che, correndo lungo il tracciato dell’antica Via Lauretana, merita il nome di Freccia Lauretana. Accogli in Paradiso coloro che sono morti nei cantieri di questa grande opera e concedi ai loro familiari di fermarsi nell’area di servizio della speranza Pasquale. Accompagna quanti transiteranno per questa via che collega l’Appennino all’Adriatico, unendo l’altezza e la bellezza dei monti alla profondità e alla limpidezza del mare. Il tuo Angelo santo li preceda e li accompagni. Amen”.

Il triste episodio fa pensare – per opposizione – a ciò che è successo a giugno a Panamá, dove si sono da poco conclusi i lavori per l’ampliamento del Canale, una delle opere di ingegneria più maestose e impegnative che siano mai state affrontate. Il governo, guidato dal presidente cattolico Juan Carlos Varela, non ha disdegnato di organizzare una Messa di rendimento di grazie per l’ampliamento del Canale di Panamá: presente tutta la Conferenza Episcopale del paese e le più alte cariche dello Stato assieme al Presidente della vicina Costa Rica. Un evento solenne, presieduto dall’arcivescovo della Capitale mons. Ulloa, un evento di cui la Presidenza del Governo non si vergogna ma, al contrario, si inorgoglisce.

Questo esempio può aiutarci a riflettere. Rendere grazie a Dio per la buona riuscita dell’impresa delle proprie mani è forse cosa troppo bigotta per i nostri politici? Ringraziare Dio e chiedere di benedire e di proteggere il suo popolo, non dovrebbe rappresentare un motivo di vergogna o di fastidio per un Capo di Stato cattolico. Non si capisce se questa decisione sia frutto di pressioni esterne provenienti dall’Europa che conta (il solito ritornello “E’ l’Europa che ce lo chiede”) o se sia frutto di una personale radicalizzazione del Premier che in nome del laicismo ha deciso di nascondere, poco a poco, i cristiani e il cristianesimo dentro le sacrestie come garanzia di progresso e in nome di un’errata concezione di laicità dello stato. Può, un cristiano impegnato in politica, pensare di fare a meno di Dio nel suo impegno per la nazione e la società?

Ma Renzi, di cosa hai paura?

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù

PREGHIERA

E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce (Mt 17,2).
Gesù: vederti, parlarti! Rimanere così, a contemplarti, inabissato nell’immensità della tua bellezza, senza interrompere mai, mai questa contemplazione! O Gesù, magari ti vedessi! Magari ti vedessi per rimanere ferito d’amore per Te!
Ed ecco una voce che diceva: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo (Mt 17, 5).
Signore nostro, siamo qua, disposti ad ascoltare ciò che vuoi dirci. Parlaci; siamo attenti alla tua voce. Fa’ che la tua parola, cadendo nella nostra anima, infiammi la nostra volontà perché si lanci fervidamente a obbedirti.
Vultum tuum, Domine, requiram (Sal 26, 8), il tuo volto, Signore, io cerco. Mi riempie di speranza chiudere gli occhi e pensare che giungerà il momento, quando Dio vorrà, in cui potrò vederlo, non come in uno specchio, in maniera confusa… ma faccia a faccia (1 Cor 13, 12). Sì, l’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? (Sal 41, 3).

(San Josémaria Escrivà de Balaguer
Il Santo Rosario, Appendice, 4º mistero della Luce) 

O Dio, che nella gloriosa Trasfigurazione
del Cristo Signore,
hai confermato i misteri della fede
con la testimonianza della legge e dei profeti
e hai mirabilmente preannunziato
la nostra definitiva adozione a tuoi figli,
fa’ che ascoltiamo la parola del tuo amatissimo Figlio
per diventare coeredi della sua vita immortale. 

(Colletta anno A e B)

Ti rendiamo grazie, somma Trinità, 

ti rendiamo grazie, vera unità,
ti rendiamo grazie, bontà unica, 

ti rendiamo grazie, soavissima divinità.
Ti renda grazie l’uomo, tua umile creatura 

e tua sublime immagine.
Ti renda grazie, perché non lo abbandonasti alla morte, 

ma l’hai strappato dall’abisso della perdizione 

ed effondi a torrenti su di lui la tua misericordia.
Egli ti immoli il sacrificio di lode, 

ti offra l’incenso della sua dedizione, 

ti consacri olocausti di giubilo.
O Padre, ci hai mandato il Figlio;
o Figlio, ti sei incarnato nel mondo;
o Spirito Santo, eri presente nella
Vergine che concepiva, eri presente
al Giordano, nella colomba,
sei oggi sul Tabor, nella nube.
Trinità intera, Dio invisibile,
tu cooperi alla salvezza degli uomini
perché essi si riconoscano salvati
dalla tua divina potenza. 

(Dalle Prediche di san Tommaso da Villanova.)

Fu papa Callisto III nel 1457 a estendere questa festa alla Chiesa universale. La data del 6 agosto dipende dal fatto che secondo una tradizione l’episodio narrato dai Vangeli sarebbe avvenuto quaranta giorni prima della Crocifissione di Gesù la cui festa, già nella Chiesa d’Oriente e poi anche in quella d’Occidente si celebra il 14 settembre con l’Esaltazione della Santa Croce.

Il 6 agosto la Chiesa cattolica e quella ortodossa celebrano la Trasfigurazione di Nostro Signore. Gesù scelse di prendere con sé alcuni discepoli per salire sul Monte Tabor a pregare. Sei giorni prima aveva detto ai suoi discepoli: «Vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno» (Mt 16, 28) ed ecco che Pietro, Giacomo e Giovanni furono scelti per assistere all’ineffabile: Cristo apparve nel suo Corpo glorioso. Infatti, mentre pregava, «il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante» (Lc 9, 29) e due uomini, anch’essi apparsi nella loro gloria, parlavano con Lui del compimento in Gerusalemme del suo sacrificio: erano Mosè ed Elia che rappresentavano la Legge e i Profeti. L’episodio è raccontato dai vangeli di Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8 e Luca 9,28-36.

Giovanni Bellini, La Trasfigurazione, Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte.

Giovanni Bellini, La Trasfigurazione, Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte.

QUALE PAPA HA DECISO DI ESTENDERLA ALLA CHIESA UNIVERSALE?

La liturgia romana leggeva il brano evangelico riferito all’episodio della Trasfigurazione il sabato delle Quattro Tempora di Quaresima, mettendo così in relazione questo mistero con quello della Passione. Lo stesso evangelista Matteo inizia il racconto con le parole: «Sei giorni dopo» (cioè dopo la solenne confessione di Pietro e il primo annuncio della passione), «Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce».

C’è in questo episodio una netta contrapposizione all’agonia dell’orto del Getsemani. La Trasfigurazione, che fa parte del mistero della salvezza, è ben degna di una celebrazione liturgica che la Chiesa, sia in Occidente come in Oriente, ha comunque celebrato in vario modo e in date differenti, finché papa Callisto III nel 1457 elevò di grado la festa, estendendola alla Chiesa universale. Alla diffusione capillare della festa contribuì Pietro il Venerabile e Cluny.

QUAL È L’INTERPRETAZIONE DI SANT’AGOSTINO?

Sant’Agostino spiega, nel Discorso 78, che i suoi vestiti sono la sua Chiesa. «Se i vestiti non fossero tenuti ben stretti da colui che l’indossa, cadrebbero. Che c’è di strano se mediante il vestito bianchissimo viene simboleggiata la Chiesa, dal momento che sentite dire dal profeta Isaia: Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, lì farò diventare bianchi come neve (Is 1, 18)?». Dunque anche se i peccati commessi dagli uomini di Chiesa fossero di colore rosso scarlatto, la sua Sposa avrebbe comunque un abito candido e rilucente grazie al Sole, Cristo. A tale visione Pietro esprime sentimenti soltanto umani, senza pensieri soprannaturali: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia» e, a questo punto, l’evangelista Luca precisa: «Egli non sapeva quel che diceva»; Pietro, la pietra sulla quale Cristo avrebbe edificato la sua Chiesa, seppure di fronte alla bellezza della maestà del Salvatore, utilizza canoni di carattere terreno.

Spiega ancora sant’Agostino: «È bello per noi, o Signore – dice – stare qui. Era infastidito dalla folla, aveva trovato la solitudine sul monte; lì aveva Cristo come cibo dell’anima. Perché avrebbe dovuto scendere per tornare alle fatiche e ai dolori mentre lassù era pieno di sentimenti di santo amore verso Dio e che gl’ispiravano perciò una santa condotta? Voleva star bene».

 Di fronte a Cristo glorioso Pietro aveva trovato la felicità e non avrebbe più voluto muoversi da quel luogo. La risposta giunse mentre egli ancora parlava: arrivò una nube e li avvolse e da essa uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo», la stessa voce che si era udita quando San Giovanni Battista aveva battezzato Gesù sulle rive del Giordano: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,9-11).

Beato Angelico, Trasfigurazione di Gesù

Beato Angelico, Trasfigurazione di Gesù

QUAL È IL MONTE DELLA TRASFIGURAZIONE?

Una tradizione attestata già nel IV secolo da Cirillo di Gerusalemme e da Girolamo, identifica il luogo dove sarebbe avvenuta la Trasfigurazione con il monte Tabor, in arabo Gebel et-Tur (“la montagna”). Un colle rotondeggiante e isolato, alto circa 600 metri sul livello delle valli circostanti. È su questo colle che i bizantini costruiranno, poi, tre chiese di cui parla l’Anonimo Piacentino che le visiterà nel 570. Un secolo dopo Arculfo vi troverà un gran numero di monaci, e il Commemoratorium de Casis Dei (secolo IX) menzionerà il vescovado del Tabor con diciotto monaci al servizio di quattro chiese. Successivamente ci saranno i Benedettini che costruiranno anche un’abbazia, circondando gli edifici di una cinta fortificata.

PERCHÉ SI CELEBRA IL 6 AGOSTO?

 La festa della Trasfigurazione secondo alcuni storici della liturgia ricorda la dedicazione delle basiliche del monte Tabor. Era celebrata dalla Chiesa nestoriana già alla fine del V secolo ed è documentata nel VII secolo nella Siria occidentale. La fissazione della data della festa al 6 agosto dipende dal fatto che secondo una tradizione l’episodio della Trasfigurazione narrato dai Vangeli sarebbe avvenuto quaranta giorni prima della crocifissione di Gesù. In Oriente si celebrava già la festa dell’Esaltazione della Santa Croce il 14 settembre, quindi di conseguenza fu stabilita la data della Trasfigurazione. In Occidente le prime testimonianze della festa risalgono alla metà del IX secolo (Napoli, paesi germanici, Spagna). Successivamente nel X secolo in Francia e nei secoli XI e XII anche a Roma nella Basilica Vaticana.

I “doposcuola di satana” per bambini delle scuole elementari: attacco anticristiano in USA, permesso dal ‘politicamente corretto’

(IN FOTO: il leader della setta satanista Tempio satanico, Lucien Greaves, il cui vero nome è Doug Mesner, la setta è presente anche in Italia, appoggiata dalle Lobby LGBT e dalle Lobby abortiste). 

QUESTO E’ QUELLO  CHE SUCCEDE NELLA NOSTRA SOCIETA’ SECOLARIZZATA, dove in nome di una falsa laicità ed un falso progresso, si vuole imporre di togliere il Crocifisso ed il Presepe dai luoghi pubblici, simboli cristiani e simboli della nostra arte cultura e tradizione secolare; dove si vuole vietare la festa del Natale e i suoi tradizionali canti nelle scuole, impedendovi perfino la benedizione pasquale e ogni forma di preghiera che possa ricordarci il nostro essere creature e figli dell’Unico Dio che salva;  dove si vuole vietare la Santa Messa di Natale in un Municipio a Roma, nel quale si era sempre celebrata,  iniziative di M5S che appoggia le LOBBY LGBT:

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/11/30/no-m5s-la-raggi-impone-la-rieducazione-gender-nelle-scuole-finanziata-coi-soldi-dei-contribuenti/

ECCO PERCHE’ IN USA I CRISTIANI HANNO VOTATO  TRUMP ed ecco perchè anche in Italia ha vinto il NO del Family Day al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 (non solo il No degli slogan di qualche partito, ma il No dei cattolici che difendono LA FAMIGLIA E I VALORI CRISTIANI FONDANTI DELLA NOSTRA SOCIETA’ DEMOCRATICA).

Immagine correlata
IL LEADER DELLA SETTA SATANIC TEMPLE CON COPRICAPO CORNUTO, BENEDICE COPPIE GAY PROFANANDO UN CIMITERO CRISTIANO

I satanisti/atei massoni americani della setta Tempio satanico con una propaganda subdola, (la stessa setta esiste ANCHE IN ITALIA, guarda caso, sono collegati alle LOBBY LGBT

https://www.facebook.com/thesatanictempleitaly/)

vogliono eliminare il Cristianesimo dalla nazione per affermare una cultura relativista individualista e nichilista, dove un laicismo estremo viene spacciato per laicità. I satanisti ripropongono l’inconsistente contrapposizione tra fede e scienza inventata dall’Illuminismo in disprezzo della religione, ma ampiamente smentita da numerosi scienziati – premi Nobel compresi – che ricordano come il pensiero scientifico moderno nasca nel Medioevo, in un continuum che va dall’opera di san Benedetto e Gregorio Magno alla scolastica e al suo rigore logico.

Ora la setta sta pianificando di aprire il “doposcuola di Satana” (After School Satan) per bambini delle scuole elementari, per contrastare i dopo scuola cristiani denominati “Club Buona notizia” basati sull’insegnamento della Bibbia.xsatan-pagespeed-ic-vfhonrdbo9

Il 1 agosto 2016 KUTV.com ha riportato la notizia di quest’ultimo sforzo da parte della setta satanista, che si autodefinisce “un’organizzazione religiosa atea che utilizza il simbolo di Satana per ispirare giustizia civile,” (DA NOTARE la assurda contraddizione nella loro definizione: come può un’organizzazione definirsi “atea religiosa”? o è atea o è religiosa! la menzogna è già insita nella loro presentazione, evidentemente NON SONO ATEI, dato che si definiscono “religiosi” e “satana” è l’opposto della giustizia civile) per diffondere il loro “messaggio contro il Dio cristiano” nelle scuole elementari, per copiare al contrario ciò che da sempre fanno i gruppi cristiani che diffondono la Parola di Dio nei doposcuola, ovviamente sempre previa scelta educativa dei genitori.

“Siamo certi che i distretti scolastici che abbiamo avvicinati sono ben consapevoli del fatto che essi non sono liberi di negare l’utilizzo delle loro strutture”, ha dichiarato minacciosamente Lucien Greaves, il portavoce della setta satanista.

In particolare, la setta satanista pretende di avere le stesse strutture che sono state date alla Child Evangelism Fellowship, che è una organizzazione cristiana che organizza doposcuola per bambini, il cosiddetto “Buona Novella Club” nelle scuole. Questo club utilizza le strutture della scuola e della comunità  per insegnare ai bambini il Vangelo di Gesù Cristo, attraverso le canzoni ed i giochi che aiutano a conoscere le Sacre Scritture.

Il “Dopo Scuola di Satana” pretende di utilizzare un formato simile, ma con l’accento sul “razionalismo”, in parole povere insegnare ad odiare il Cristianesimo…e indottrinare i bambini al satanismo. Lo scopo principale di questa setta è MANIPOLARE MENTALMENTE I BAMBINI (come si vuole fare con l’ introduzione dell’insegnamento della TEORIA DEL GENDER nelle scuole; anche questa iniziativa dell’insegnamento del  GENDER è molto appoggiata dai satanisti, che hanno dichiarato che “il matrimonio gay è un sacramento satanico, come anche l’aborto”), far credere ai bambini che il male è bene, per portarli ad adorare satana, come si vede chiaramente NEL VIDEO DELLA LORO PROPAGANDA DEL “DOPOSCUOLA DI SATANA” che sembra un trailer di un film dell’orrore, con una colonna sonora inquietante, una sorta di litania satanica recitata al contrario, con bambini che camminano al contrario, come robot telecomandati, che adorano il caprone Baphomet, simbolo del satanismo, bimbi che ridono istericamente mentre insetti vari si insinuano nei loro occhi ….

La setta Tempio satanico si propone di fare affidamento sul precedente legale fissato da un caso che coinvolse i dopo scuola cristiani denominati Buona Novella Club nel 2001, quando l’organizzazione cristiana aveva combattuto e vinto contro una decisione da parte del Distretto della Scuola Centrale di Milford  di New York che non voleva concedere all’organizzazione cristiana l’affitto dei propri edifici scolastici, a causa della natura religiosa del club. I cristiani si appellarono al diritto di libera espressione della fede religiosa: i doposcuola cristiani sono accessibili ai bambini che hanno il permesso dei genitori, nessuno studente è vincolato.

Il Tempio satanico ora vuole utilizzare la stessa sentenza del tribunale per portare avanti i loro piani di indottrinamento dei bambini al satanismo, mascherato da “ateismo e libero pensiero”. Secondo il Washington Post, il club satanico includerà uno spuntino, una lezione di letteratura satanica, una lezione di scienze (ovviamente indottrinamento all’occultismo), di puzzle con immagini di demoni e simboli satanici vari, insomma come lo chiamano loro, sarebbe un “progetto artistico”. Ogni bambino riceverà una tessera e dovrà avere la firma dei genitori per poter partecipare.

La squadra del Dopo Scuola di Satana  sta attualmente pianificando di tenere attività nella scuola elementare di Taylorsville, Utah, in cui gli amministratori del distretto hanno già dato loro una mezza conferma, a denti stretti, ancora non approvata. Già altre scuole sono state costrette da una legge, totalmente antidemocratica, ad acconsentire alla “libera scelta” tra doposcuola cristiani e doposcuola satanici, per non incorrere in lunghe e costose cause legali (i satanisti godono dell’appoggio di forti Lobby politiche, Partito Democratico, amministrazione Obama). 

Ovviamente, CIO’ CHE CONTA PER IL MONDO E’ SEMPRE IL BUSINESS, non la vera salute mentale dei bambini: “Ogni organizzazione può noleggiare le nostre strutture dopo l’orario scolastico, purché paghino il canone e non facciano nulla di illegale”, ha detto il portavoce del Distretto scolastico Ben Horsley a KUTV.

Gli avvocati del Liberty Counsel, lo stesso studio legale che ha combattuto in difesa dei doposcuola cristiani denominati Club Buona notizia nel 2001, affermano che la setta del Tempio satanico ha il diritto di organizzare i propri club nelle scuole pubbliche.

“Vorrei sicuramente oppormi al doposcuola satanico, ma secondo il Primo Emendamento hanno diritto di riunirsi”, ha detto Mat Staver, fondatore e presidente del Liberty Counsel.”Sono certo che, in questo caso particolare, non ci saranno molti bambini a cui i genitori daranno il consenso di partecipare. I satanisti stanno solo cercando di sollevare un gran polverone, che rischia di svanire in un prossimo futuro per mancanza di interesse”.

LA VERITA’ E’ CHE IL SATANISMO NON E’ E MAI SARA’ “UNA RELIGIONE” perchè in qualsiasi salsa lo si riproponga, è NICHILISMO E DITTATURA LAICISTA. Per evitare queste derive del “politicamente corretto”, occorre recuperare con decisione LE NOSTRE RADICI CRISTIANE, informarsi adeguatamente sulla Dottrina sociale della Chiesa (perchè un cattolico deve essere informato anche in politica: Card Bagnasco) e continuare ad alzarsi in piedi e dire IL NOSTRO NO a tutte quelle forme dittatoriali di governo che vogliono discriminare i cristiani ed imporre ideologie di morte e di menzogna.ci-alzeremo-in-piedi-sentinelle-giovanni-paolo-secondo

Fonte

http://agensir.it/quotidiano/2016/10/31/cardinale-bagnasco-cattolici-in-politica-devono-avere-buona-preparazione-sulla-dottrina-sociale-della-chiesa/

http://www.womenofgrace.com/blog/?p=52332

Madonna della Neve

Il titolo di Madonna della Neve affonda le sue origini nei primi secoli della Chiesa ed è strettamente legato al sorgere della Basilica di S. Maria Maggiore in Roma.  Nel IV secolo, sotto il pontificato di Papa Liberio (352-366),  quando si era diffusa la eresia ariana, confondendo anche tanti ecclesiastici, la Madonna, Madre della Chiesa, vigilava allora sulla Chiesa, come vigila oggi sui Pastori. Maria Santissima si presentò in sogno ad un patrizio romano di nome Giovanni: era la notte del 4 agosto 352. La Vergine gli chiese di costruire una grande chiesa nel luogo dove la mattina seguente avrebbe nevicato. L’indomani il patrizio si recò da Liberio per narrargli il sogno,ed il Pontefice, a sua volta, rivelò di aver avuto la stessa visione.
Il prodigio nel frattempo si era avverato sul Colle Esquilino, in piena estate romana, e per ordine di Liberio si fece tracciare la pianta di una grandiosa Basilica esattamente dove cadde la neve e l’edificio sacro venne finanziato dal patrizio Giovanni e dalla consorte, prendendo il nome di Basilica Liberiana dal nome del Papa e detta popolarmente ad Nives, ma anche Basilica di Santa Maria della Neve e, in seguito, Basilica di Santa Maria Maggiore per indicare la sua prevalenza su tutte le chiese romane dedicate alla Madonna.

Una lunga e amabile Storia soprannaturale che intreccia le attenzioni e le cure di Maria Santissima alle terre cattoliche.
Benché gli studiosi modernisti abbiano fatto di tutto per smontare la tradizione dei sogni e del miracolo, il culto è rimasto radicato in tutta Italia: una miriade di celebrazioni locali che a tutt’oggi coinvolgono paesi e interi quartieri di città. Si contano 152 chiese, santuari, basiliche minori con il titolo di Madonna della Neve, ogni regione ne possiede, fra quelle dove ne abbondano di più: Piemonte (31), Lombardia (19), Campania (17). Ella è Patrona di 64 comuni italiani e di 58 frazioni. 

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A Roma il 5 agosto, nella Basilica di S. Maria Maggiore, “ il miracolo della nevicata” viene ricordato con una pioggia di petali di rose bianche, che discendono come fiocchi di neve, dalla cupola durante la solenne celebrazione liturgica. La Basilica di Santa Maria Maggiore è lì, con la sua maestosità, non soltanto per ricordare il drammatico periodo della Chiesa del IV secolo, ma anche per rassicurare i fedeli in Cristo, indicando a loro la via della Salvezza, che passa attraverso la conoscenza (la dottrina), i Sacramenti (la Grazia di Dio nel mondo), la preghiera (compreso il Santo Rosario), la Croce (la sofferenza), l’abbandono filiale a Colei che è trionfatrice su ogni genere di eresia.

Secondo quanto scrive Paolino di Nola, contemporaneo della fondazione della basilica, l’abitudine di cospargere i pavimenti delle chiese di fiori, o di farli cadere dall’alto in occasione di particolari cerimonie, era piuttosto comune anche prima del periodo in cui si sarebbe verificata la miracolosa nevicata. Nel “Liber Politicus”, del XII° secolo, si ricorda un’usanza “parallela” a quella di Santa Maria Maggiore: quella della “Domenica della rosa”: nell’ultima domenica di quaresima il Papa celebrava messa al Pantheon e gli veniva donata una rosa, mentre petali di fiori, a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo, venivano lasciati cadere sui fedeli dall’occhio centrale del monumento, come una nevicata (tutt’ora questo rito si svolge nell’ultima domenica di Quaresima).

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_academies/cult-martyrum/stazioni/descrizioni/vc_pa_martyrum_20030125_mariamaggiore_it.htm

Preghiera alla Madonna della Neve3_madonna

Vergine Immacolata bianca e pura più della neve,
stendi su tutta la terra un candido manto della tua neve:
della tua purezza, della tua innocenza, della tua bellezza;

rendi i nostri cuori bianchi e simili alla neve:
puri, innocenti, belli agli occhi di Dio.
La neve è il segno della Pace.

O Maria, donna delle altezze più sublimi,
insegnaci a scalare la santa montagna che è Cristo.
Guidaci sulla strada di Dio,
segnata dalle orme dei Tuoi passi materni.
Insegnaci la strada dell’amore,
per essere capaci di amare sempre.
Insegnaci la strada della gioia,
per poter rendere felici gli altri.
Insegnaci la strada della pazienza,
per poter accogliere tutti con generosità.
Insegnaci la strada della bontà,
per servire i fratelli che sono nel bisogno.
Insegnaci la strada della semplicità,
per godere delle bellezze del creato.
Insegnaci la strada della mitezza,
per portare nel mondo la pace.
Insegnaci la strada della fedeltà,
per non stancarci mai nel fare il bene.
Insegnaci a guardare in alto,
per non perdere di vista il traguardo finale della nostra vita:
la comunione eterna con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Amen!

«Vattene, Satana!»: le ultime parole di padre Jacques Hamel. In suo onore, l’iniziativa concreta di Aiuto alla Chiesa che soffre: il sostegno alla formazione di 1000 sacerdoti in tutto il mondo.

“Il Sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” Tertulliano.

Quella che segue è una rapida traduzione dell’omelia, riportata dal sito aleteia.org, pronunciata dall’arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun, durante la Messa funebre del 2 agosto 2016 in onore di padre Jacques Hamel, assassinato mentre celebrava la Messa nella sua chiesa di Saint Etienne du Rouvray, in Normandia.  L’Arcivescovo Lebrun si è rallegrato per la scelta della famiglia Hamel di leggere un passo delle Beatitudini del vangelo secondo Matteo noto come il “discorso della montagna”, in cui Gesù dice: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. All’interno della splendida cattedrale gotica di Rouen, una delle più importanti di Francia, per l’occasione sono arrivate oltre duemila persone.

“Dio è imparziale, dice l’apostolo Pietro. Accoglie qualsiasi Nazione che lo teme e le cui opere sono giuste”. Cari amici, il sacerdote Jacques Hamel non ha più di che temere Dio. Ora si presenta con le sue opere buone. Ovviamente non siamo i giudici del cuore del nostro fratello, ma tante testimonianze non possono essere sbagliate. Padre Jacques Hamel aveva un cuore semplice. Era lo stesso con la sua famiglia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, con le sue nipoti e i suoi nipoti, in città con i suoi vicini e nella sua comunità con i fedeli cristiani.

58 anni di sacerdozio! 58 anni al servizio di Gesù come sacerdote, ovvero servitore della sua Parola, della sua Eucaristia – la sua Eucaristia e la Sua carità. [Davanti a questo] mi sento molto piccolo. Di Gesù, Pietro ha detto “Ovunque andasse, faceva del bene”. Jacques, sei stato un discepolo fedele di Gesù. Ovunque tu sia andato, hai fatto del bene.

In occasione della Pasqua scorsa, Jacques, hai scritto ai tuoi parrocchiani: “Cristo è risorto, è un mistero, un segreto, un segreto che Dio ci dà da condividere”. Forse questo mistero, questo segreto, questa fiducia nel Cristo risorto, è radicata nell’esperienza di morte in Algeria che, ci ricorda la vostra famiglia, avete incontrato e conoscete tanto bene. Forse questo mistero, questo segreto, è quello che vinceva i cuori nella nostra assemblea: sì, Cristo è risorto. La morte non è l’ultima parola.

Per te, Jacques, la resurrezione di Cristo non è una lezione di catechismo, ma una realtà, una realtà per il nostro cuore, per il segreto del cuore, una realtà allo stesso tempo da condividere con gli altri, come una confidenza rivelata con fiducia. E Dio sa, [mentre ci troviamo] di fronte alla realtà della tua morte brutale, ingiusta e terribile, che ora devi entrare nei nostri cuori per aiutarci a trovare la luce.

Fratelli e sorelle, siamo onesti con noi stessi. Conoscete la storia di Gesù, che nessuno storico può ritenere una favola. Pietro ha detto l’essenziale: Gesù di Nazareth, giusto e buono, guariva quanti erano oppressi dal demonio, perché Dio era con lui; colui che è stato ucciso sul legno della croce, Dio lo ha risuscitato il terzo giorno. Fratelli e sorelle, siamo semplici e onesti. È nel nostro cuore, nelle profondità del nostro cuore che dobbiamo dire “Sì” o “No” a Gesù, “Sì” o “No” alla via di verità e pace, “Sì” o “No” alla vittoria dell’amore sull’odio, “Sì” o “No” alla sua resurrezione.

La morte di Jacques Hamel mi ha chiamato a pronunciare un franco “Sì” – no, non un “Sì” tiepido –, un “Sì” alla vita, come il “Sì” di Jacques alla sua ordinazione. E dobbiamo rispondere sempre “Sì”. Dio non ci forzerà mai. Dio è paziente, e Dio è misericordioso. Anche quando io, Dominique, ho resistito e ho detto “No” all’amore, anche quando ho detto a Dio “Ci penserò, ne riparliamo dopo”, anche quando ho dimenticato, Dio è paziente. Dio mi aspetta per via della sua infinita misericordia.

Ma oggi il mondo può aspettare per forgiare la catena dell’amore che sostituirà quella dell’odio? Ci saranno altri omicidi prima che ci convertiamo all’amore, e alla giustizia che costruisce l’amore – giustizia e amore tra individui e popoli, da qualsiasi lato del Mediterraneo si trovino? Troppe morti in Medio Oriente, troppe morti in Africa, troppe morti in America! Troppe morti violente! Basta! È abbastanza!

Il male è un mistero, e i suoi orrori trovano il loro culmine con il contributo umano. Non è quello che intendevi, Jacques, con le tue ultime parole? Sei caduto a terra dopo la prima coltellata; hai cercato di respingere il tuo assalitore con i piedi, e hai detto: “Vattene, Satana!” Hai detto ancora: “Lontano da me, Satana!” In questo hai espresso la tua fiducia nell’umanità, creata buona, ma alla mercé del demonio.

“Gesù sanava tutti quelli che erano oppressi dal diavolo”, dice il Vangelo. Non vogliamo scusare gli assassini – quelli che stringono un patto col diavolo! Ma sappiamo, perché lo dice la Scrittura, che con Gesù ogni uomo, ogni donna, ogni persona umana può cambiare il proprio cuore con la grazia di Dio. E allora dobbiamo ricordare le parole di Gesù, anche se possono sembrare al di là delle nostre forze: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. Di fronte alla violenza diabolica, a queste frenesie demoniache che portano alla morte, ricordiamo nel nostro cuore che Dio ci ha modellati per l’amore; lasciamo vincere l’amore. Ricordiamo che la Madonna chiede di pregare perché Dio li liberi dalle grinfie del demonio. Preghiamo per loro in questo modo; chiediamolo a Gesù, “che sanava tutti quelli che erano oppressi dal diavolo”.

Roselyne, Chantal, Gerald e le vostre famiglie, la vostra strada è difficile. Lasciatemi esprimere la mia ammirazione e quella di tanti altri per la vostra dignità. Vostro fratello, vostro zio, era un pilastro, e continua a esserlo. Non sta a me definire padre Jacques “martire”, ma come non riconoscere le fecondità del sacrificio che ha vissuto in unione con il sacrificio di Gesù, che celebrava fedelmente nell’Eucaristia? Le parole e i gesti di molti dei nostri amici musulmani, le loro visite, non vengono accolti a cuore leggero.

Mi rivolgo anche a voi, membri della comunità cattolica. Siamo feriti, costernati ma non distrutti. Mi rivolgo a voi, battezzati nella nostra Chiesa cattolica, soprattutto se non venite spesso in chiesa, se avete dimenticato la strada. Con il vescovo Georges Pontier, Presidente della Conferenza Episcopale Francese, al mio fianco, vi estendo un semplice appello a compiere un primo passo, semplice come la vita di padre Jacques Hamel:

In ricordo di Padre Hamel, vi invitiamo a visitare una chiesa nei giorni a venire,
per rendere ancora più evidente il vostro rifiuto della profanazione dei luoghi sacri,
per dichiarare che la violenza non prevarrà nel vostro cuore,
per chiedere a Dio la grazia,
per accendere una candela in chiesa con segno di risurrezione;
per radunarvi insieme lì e aprire il vostro cuore a ciò che è più profondo;
per pregare, se possibile, per implorare misericordia.
Il 15 agosto, Festa dell’Assunzione, sarà un giorno appropriato. La Vergine Maria vi accoglierà in tutta la sua tenerezza.
Ricordiamoci di nostra Madre e preghiamo,
Dio, non voltarti dall’altra parte quando i tuoi figli, che guardano a te, ti invocano!
Dio, porta a compimento nei nostri cuori ciò che tuo Figlio Gesù ha iniziato!

Se sei stato lontano dalla Chiesa da molto tempo, potresti accettare questo invito a tornare. Quale migliore risposta possiamo dare alla malvagità avvenuta durante la messa, se non quella di tornare, di essere nuovamente presenti e di dare testimonianza ancora una volta del più grande atto di sacrificio (attraverso il quale il mondo è salvato e la ristorazione è resa possibile).

La migliore risposta alla morte di Jacques Hamel è che tante persone tornino, di nuovo, a partecipare alla Messa.

Il 15 agosto, festa dell’Assunzione, è un giorno favorevole. La Vergine Maria verrà da voi nelle chiese con tutta la sua tenerezza. Andate, pregate con tutto il vostro cuore il 15 agosto. Ricordiamo nostra madre e preghiamo: O Maria, Dio non è insensibile alla supplica dei tuoi figli che si rivolgono a te! Dio, porta a compimento nel nostro cuore quello che tuo Figlio Gesù ha iniziato! Dio, grazie per il tuo figlio Jacques: consola la sua famiglia e fai sorgere tra di noi, tra i partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù, nuovi profeti del tuo amore! Amen!

Dominique Lebrun, arcivescovo di Rouen

Azione straordinaria di Aiuto alla Chiesa che soffre: in memoria di Padre Jacques, formiamo mille soldati della fede

 Aiuto alla Chiesa che Soffre ha deciso di onorare la memoria di Padre Jacques Hamel, barbaramente sgozzato il 26 luglio 2016, con un’azione concreta: il sostegno alla formazione di 1000 sacerdoti in tutto il mondo.

Tutto il mondo ha conosciuto il parroco francese soltanto la mattina in cui è stato ucciso, nel momento in cui celebrava la Messa nella Chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino Rouen. «Noi di Aiuto alla Chiesa che Soffre – aggiunge Monteduro – siamo convinti che, esattamente come ogni altro ministro di Dio, desiderasse vedere la propria vocazione rinnovata nelle migliaia di giovani che in tutto il mondo rispondono “sì” alla chiamata del Signore. È il nostro modo, come sempre concreto, di reagire alla barbarie».

Mille sacerdoti in ricordo di padre Jacques Hamel. Per onorare la memoria del parroco francese brutalmente ucciso il 26 luglio scorso, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha lanciato una campagna straordinaria che sosterrà negli studi mille seminaristi in tutto il mondo. Dalla Colombia alla Bosnia-Erzegovina, da Cuba alla Nigeria, dall’India alla Romania, dall’Angola al Madagascar, sono in totale 21 le diocesi che beneficeranno di questo aiuto.

In molte delle aree più povere e delle terre di persecuzione, nonostante le gravi difficoltà, vi è un alto numero di giovani che desidera diventare sacerdote. Spesso però in questi stessi paesi, i seminari non possono accogliere tutti gli studenti perché non hanno strutture adeguate. «Abbiamo scelto i seminari che avevano maggiormente bisogno di aiuto – sottolinea il direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro – per permettere loro di accogliere molti più studenti e di formare quelli che noi riteniamo essere i nuovi “soldati della fede”».

Ancora una volta una reazione concreta della fondazione pontificia agli attacchi che purtroppo si sono susseguiti nelle ultime settimane. ACS costruirà infatti anche una chiesa in Bangladesh, con il sostegno della famiglia di Simona Monti, una delle vittime italiane della strage di Dacca.

«Anche il supporto alla formazione dei nuovi sacerdoti – aggiunge Monteduro – è una risposta concreta al fondamentalismo perché, soprattutto nei paesi in cui la minaccia estremista è maggiormente presente, i ministri di Dio devono possedere gli strumenti adeguati per promuovere il dialogo e contribuire ad una coesistenza pacifica fra tutti i gruppi religiosi, ponendo un freno a conflitti e pregiudizi che possono favorire il diffondersi di gruppi oltranzisti».

In tutto il mondo la Chiesa è in prima linea nella promozione del dialogo religioso, e al tempo stesso offre ai giovani valori alternativi a quelli della violenza. Il contributo delle scuole cattoliche è determinante nella diffusione, anche al di fuori della comunità cristiana, di valori quali la pace e il rispetto reciproco. «Ecco perché formare sacerdoti ben preparati è una potente arma contro il fondamentalismo. Ed è inoltre fondamentale che la presenza cristiana sia visibile e radicata, specie in quelle società sotto attacco da parte degli estremisti».

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/acs-1000-nuovi-soldati-della-fede-per-padre-jacques-anche-questa-e-una-risposta-allestremismo/

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In onore di Padre Jacques, il dipinto dell’artista musulmano Moubine

Fonti

http://www.normandie-actu.fr/va-t-en-satan-les-derniers-mots-de-jacques-hamel-pretre-tue-pres-de-rouen_222757/

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/rouen-in-migliaia-al-funerale-di-padre-jacques-%7C-l-arcivescovo-tutti-voi-siete-la-sua-famiglia-_3023801-201602a.shtml

Una strega wicca arrestata per vandalismo in una chiesa cattolica e profanazione del Santissimo Sacramento

La chiesa cattolica di San Clemente in una piccola città del Missouri, USA, è stata vandalizzata  con feci umane sparse ovunque nella chiesa. L’atto orribile è stato scoperto la mattina del 24 luglio 2016.

La donna che ha commesso il reato ha 54 anni, è Linda Howard, una strega wicca, che ha ammesso di averlo fatto “in odio verso Dio”.

Le feci coprivano le statue nella chiesa, il Santissimo Sacramento, i vasi sacri e la Bibbia. La donna ha versato oli sacri sul pavimento e bagnato i paramenti sacri con il vino.

Un sacerdote ha scoperto il vandalismo mentre si preparava per celebrare la Messa, la domenica del 24 luglio di primo mattino. La chiesa era stata tenuta aperta durante la notte in modo che la gente potesse accedere e pregare davanti al Santissimo. E’ una comunità tranquilla e non c’erano mai stati atti vandalici contro la chiesa.

Linda Howard è stata arrestata, quando la polizia locale è riuscita a risalire a lei per il raccapricciante atto di vandalismo, a seguito di segnalazioni della sua auto vista nel parcheggio della chiesa la sera del delitto. Linda Howard è stata interrogata: inizialmente aveva sostenuto di essere entrata in chiesa per accendere candele, ha detto di essere “una parrocchiana”, ma dopo un ulteriore esame, è crollata ed ha finalmente ammesso il crimine, che era premeditato.

Linda Howard ha dichiarato di essere una Wiccan, una seguace e praticante della stregoneria: ha detto che è entrata in chiesa a mezzanotte circa e, dopo aver commesso gli atti vandalici contro alcuni simboli religiosi, ha profanato il Santissimo Sacramento seguendo una “visione”, che la spingeva a fare questo “rito”…in odio verso Dio.

Il prete della parrocchia, P. Bill Peckman, ha chiesto alla comunità dei fedeli   di rimanere forte nella testimonianza cristiana e ha chiesto loro di pregare in riparazione del sacrilegio e di pregare per la conversione della colpevole del delitto.

portrait-of-our-lordLo scorso fine settimana, il Vescovo Mons John Gaydos, ha eseguito un rito speciale di purificazione per la Chiesa: “Dobbiamo pregare per coloro che hanno perpetrato questo attacco. Non possiamo cedere alla rabbia o alla paura, come un attacco del genere può istigare. Non possiamo rispondere al peccato con il peccato. Noi mostreremo che la nostra comunità è non solo più grande di questo delitto, ma è più grande del nemico che ci ha attaccato e mostreremo che la pienezza della misericordia di Dio può essere trovata nella comunità di San Clemente”.

Dopo che il vescovo ha celebrato la “Preghiera Pubblica Dopo la profanazione di una Chiesa”, il Santissimo Sacramento è stato riportato in chiesa ed è stata celebrata la S. Messa, che è stata seguita da una processione eucaristica guidata da Padre Peckman.

“L’omelia del vescovo è una sfida forte per il perdono e la guarigione”, ha detto padre Peckman. “La processione eucaristica  e la benedizione …hanno fatto sentire quella forte presenza che speravo”.

“Questa è la via di Cristo”, ha aggiunto. “Nessuna vendetta. Nessuna paura. Nessuna reazione eccessiva. La misericordia e il perdono sono più forti di tutto.”

La donna è agli arresti e verrà perseguita per  violazione di proprietà privata e vandalismo, per cui dovrà scontare una pena da uno a cinque anni di reclusione più il risarcimento danni.

Fonti

http://www.churchmilitant.com/news/article/witch-desecrates-church-with-feces

Parigi, “profanazione di Stato”: cattolici si oppongono alla demolizione della chiesa di Santa Rita. La polizia irrompe durante la celebrazione della S. Messa

Nella capitale francese, già sconvolta da attentati terroristici e persino dallo sgozzamento di un prete, la ruspa laicista procede a larghe falcate verso la scristianizzazione del paese e non si ferma di fronte alla pietà, alla fede, al sacro, al divino che vengono cacciati a suon di manganello. Sembrano scene del terrore jihadista, invece è il terrore giacobino a colpire, e il laicismo francese dimostra di essere molto simile ai “metodi di Isis”.

Le scene che si sono consumate la mattina del 3 agosto 2016 a Parigi, nella chiesa di Santa Rita, sembrano raccontare l’ennesimo sgombero di un palazzo occupato da parte di attivisti per il diritto alla casa. Ma sono sacerdoti e fedeli cattolici pestati e strattonati dalla polizia francese! 

In questo modo è stato disonorato anche un martire come padre Jacques Hamel, che per celebrare la messa nella sua chiesa ha dato la vita, solo una settimana fa. Numerosi cittadini francesi, anche attraverso i Social network, hanno protestato perché l’operazione si «è svolta in un momento in cui tutta la comunità cristiana è in lutto» per l’uccisione di padre Jacques Hamel.

Pare proprio che questi cattolici parigini abbiano raccolto l’invito lanciato da Papa Francesco da Cracovia, qualche giorno fa, a “scendere dal divano”. Lo hanno fatto per difendere le mura della loro chiesa, dedicata a Santa Rita, da una decisione che è segno evidente di un’Europa che lascia seccare le sue radici cristiane: essere abbattuta per far posto a un parcheggio per auto.

Quella che la questura pensava fosse una formalità, si è trasformata stamattina in un lavoro impervio. Freddo e lapidario il comunicato emanato dalla Polizia una volta tornata la calma presso la chiesa di Santa Rita: “Trenta persone si sono radunate all’interno dell’edificio per opporsi alla presa di possesso del luogo. La loro evacuazione è stata completata senza incidenti”. Ma le documentazioni video e fotografiche dimostrano il contrario! 

Tanto più che l’irruzione all’interno dell’edificio sacro è avvenuta mentre si stava celebrando una Messa. Lo ha raccontato su Twitter Frédéric Lefebvre, politico di centro-destra, già ministro del Commercio ai tempi della presidenza Sarkozy. Anche lui era presente stamattina, mischiato tra i fedeli insieme ad esponenti del Front National e deputati dell’Ump (maggior partito di centro-destra) come Philippe Goujon, sindaco del distretto di Parigi in cui si trova la chiesa. 

Il subbuglio intorno al destino di questo luogo sacro va avanti da tempo. L’associazione titolare della chiesa (la belga Les Chapelles Catholiques et Apostoliques) ha messo in vendita la struttura nel lontano 2000. Ma soltanto dieci anni dopo la Commissione francese che si occupa di questi casi ha dato l’autorizzazione per la cessione, ritenendo che non ci fossero motivi artistici o urbanistici tali da impedire che ciò avvenisse. È così che l’associazione titolare ha ceduto l’edificio alla società immobiliare Garibaldi, che ne ha stabilita la demolizione per costruire sul posto un parcheggio.

A seguito della transazione, si è formato tuttavia un ampio fronte di oppositori, che va dal mondo politico a quello intellettuale e che comprende anche la celebre Brigitte Bardot. La decisione della Commissione fu contestata nel 2014 anche da un gruppo di architetti, che evidenziò la singolarità degli archi di stile neo-gotico della chiesa, costruita agli inizi del ‘900.

Tutto inutile. Il potere dei soldi ha prevalso sul senso del sacro e pure sulle considerazioni artistiche. Il 5 ottobre 2015 sarebbe dovuta avvenire la demolizione, se non fosse che l’energia di un gruppo di fedeli si è messa di traverso.

Fin dalla cessione dell’edificio, infatti, i cattolici parigini (guidati dal clero dell’Istituto del Buon Pastore) hanno ricominciato ad animare Santa Rita. Messe quotidiane, rosari di gruppo, battesimi e finanche la benedizione degli animali, che avviene ogni anno ad inizio novembre, da qualche anno sono tornati ad essere tratti distintivi di questa chiesa. Pertanto la demolizione prevista in autunno è slittata a data da destinarsi.

Venditori ed acquirenti si sono allora rivolti alla giustizia francese. Lo scorso 6 gennaio (curiosa coincidenza con l’Epifania) il Tribunale amministrativo di Parigi ha ordinato una data definitiva per la demolizione. Di qui l’intervento di stamattina della polizia, per dare esecuzione alla sentenza dei giudici.

Si prevede pertanto che tra poche ore quest’ennesimo simbolo della civiltà cristiana in Europa cadrà sotto i colpi delle ruspe. Tra pochi mesi, al suo posto, sorgerà un grigio parcheggio. Gli automobilisti parigini avranno un servizio in più nella loro città, ma rinunceranno a un patrimonio di bellezza nonché a una fonte di spiritualità e a un pezzo delle proprie radici.

Il destino che attende Santa Rita è lo stesso che è spettato a tantissime altre chiese in Francia e in altri Paesi al di sopra delle Alpi. Dal 2000 al 2013 sono state rase al suolo 20 chiese in Francia e, secondo un rapporto del Senato francese, altre 250 si apprestavano alla stessa sorte. La società dei consumi spazza via ogni luogo che non genera profitto. Ciò che non potrà spazzare via è però la fede indomita di uomini e donne come quelli che stamattina hanno opposto resistenza all’interno di Santa Rita. 

D’altra parte non c’è da stupirci se Parigi è la stessa città che pochi giorni fa ha chiuso la bocca al cardinale arcivescovo André Vingt-Trois che dal pulpito, mentre ricordava il povero confratello primo martire cattolico della violenza jihadista, denunciava il terribile vuoto di valori e di prospettive della nostra società. Un vuoto animato dal silenzio dei genitori davanti ai loro figli e il fallimento della trasmissione di valori comuni, il silenzio delle élite davanti alle devianze dei costumi e la legalizzazione di queste devianze. Per quelle parole Vingt-Trois è stato accusato dalla gauche al potere di “omofobia”. E nessuno si è affrettato a riconoscere il diritto calpestato di un pastore d’anime di dire e denunciare il male che sta avanzando.

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/08/02/arcivescovo-di-parigi-insultato-perche-ha-denunciato-il-laicismo-occidentale-che-ha-permesso-il-dilagare-della-minaccia-jihadista-una-giornalista-musulmana-denuncia-le-stesse-cose-anche-lei-accusa/

C’è un avvertimento di un grande uomo di Francia, IL SANTO CURATO D’ARS, che queste scene di violenza le aveva prefigurate: “Togliete le messe dalle chiese e i diavoli balleranno sugli altari”. San Giovanni Maria Vianney, patrono dei sacerdoti, sapeva che il diavolo non vede l’ora di distruggere la fede. Così sul futuro parcheggio di rue François Bonvin, in assenza di altari, i diavoli balleranno sui tetti delle auto cariche di borse della spesa…La Francia giacobina e laicista, invasa dal terrorismo, pianga se stessa.

Fonti

Parigi. Cattolici sulle barricate per difendere una chiesa dalla demolizione

San Giovanni Maria Vianney, patrono dei sacerdoti, e la sua lotta contro il demonio

 Memoria liturgica 4 agosto    
ti a Dio.

San Giovanni Maria Vianney e il DemonioSan Giovanni Maria Vianney, per la gran mole di lavoro apostolico che realizzava per il bene delle anime, ovviamente non poteva non attirare le ire dell’Inferno, infatti fu spesso molestato dai diavoli senza dare loro il minimo appiglio.

“Il demonio lascia in pace i cattivi cristiani, nessuno se ne occupa. Contro quelli che fanno il bene, invece, suscita mille calunnie, mille offese. E’ un’occasione di grandi meriti”, affermava il Santo; i diavoli infatti facevano rumori spaventosi lanciando forti urla dall’interno della sua canonica. Talvolta i demoni lo picchiavano lasciando sul suo corpo delle lividure visibili; uno di questi demoni era da lui chiamato scherzosamente “le Grappin”. Nella stanza del santo,  Gesù, la Madonna e gli angeli venivano ad assisterlo nelle sue lotte contro il “Grappino”.

San Giovanni Maria Vianney non risparmiava se stesso per salvare le anime della sua parrocchia e di chi chiedeva il suo aiuto. Il Curato d’Ars, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire l’amore misericordioso del Signore. Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormentata Rivoluzione francese aveva soffocato a lungo la pratica religiosa.
Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso.santo2bcurato2bd2527ars
Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all’ascolto e al perdono.

In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno. Si diceva allora che Ars era diventata “il grande ospedale delle anime”. “La grazia che egli otteneva [per la conversione dei peccatori] era sì forte che essa andava a cercarli senza lasciar loro un momento di tregua!”, dice il primo biografo. Il Santo Curato non la pensava diversamente, quando diceva: “Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui”. “Questo buon Salvatore è così colmo d’amore che ci cerca dappertutto.

(Benedetto XVI: Lettera ai Sacerdoti)

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090616_anno-sacerdotale.html

Il Curato d’Ars non nega l’azione del demonio. Non rimette in causa la sua presenza agente nelle nostre vite. Ma la pone al suo giusto posto.

Prima di tutto egli la ripone nella sua lotta contro Dio. In questa guerra, noi siamo il campo di battaglia e la posta in gioco. “Non bisogna credere che vi sia qualche luogo sulla terra dove noi possiamo sfuggire a questa guerra.  Noi troveremo il demonio ovunque, ed ovunque egli cercherà di rapirci il cielo. Ma ovunque e sempre noi possiamo essere vincitori”.  Il demonio è ovunque ma non come Dio, presente in tutte le cose per mantenerle nell’esistenza. La sua presenza è quella degli spiriti di cui si dice che sono presenti là dove essi agiscono. Egli rode cercando chi divorare (cfr 1 Pt 5, 8). Ovunque presente ma in quanto vinto. “Il demonio è ben sottile, ma non è forte: un segno di croce lo mette in fuga”. La sua presenza è relativa. Egli è l’eterno perdente perché l’uomo è salvato dalla morte e la Resurrezione di Cristo.

E’ sottile perché osserva, scruta, i movimenti del cuore umano senza poter penetrare quello che Dio solo, il Creatore, può fare. “Il demonio è sempre intorno a noi che esamina in quale maniera possa tentarci”.  E’ un grandissimo psicologo per spingere al peccato. Utilizza i nostri condizionamenti interiori ed esteriori per portarci a peccare. “Non agisce che all’esterno, sull’immaginazione e sui sentimenti dalle radici sensibili. La sua azione è d’altronde limitata dal permesso di Dio onnipotente” scrive il cardinale Cottier, anziano teologo della casa pontificia.

Al panico irrazionale che il demonio suscita nei cuori attribuendogli più potenza di quanto non ne abbia, il Curato d’Ars ha risposto con uno spirito di sapienza teologica. Le idee ben a posto, egli è potuto restare nella pace e corrispondere serenamente all’opera di Dio in questa prova.

Si può anche menzionare una certa sobrietà, nota caratteristica delle parole del santo su questo problema. Presso di lui nessuna grande descrizione dell’inferno. Egli ha cercato di formare i suoi parrocchiani al combattimento spirituale e ad insegnare loro la fede della Chiesa. Parlare del demonio, secondo la grande tradizione teologica e spirituale della Chiesa, non è certamente fonte di oppressione, di destabilizzazione come si dice comunemente. Dare dei fondamenti solidi è uno dei mezzi di lotta contro l’azione del demonio. Poiché il “grappino” ama le false idee su Dio. Egli è il bugiardo.

Queste verità non fanno parte delle verità complicate della fede. A Monsignor Devie che gli chiedeva come aveva fatto per discernere l’azione del demonio egli rispose: “che aveva giudicato che fosse il demonio perché aveva paura e che il Buon Dio non fa paura”. Ecco una verità molto semplice! Ancora occorre saperla ed applicarla alla sua situazione.vianney

PREGHIERA DEL CURATO D´ARS

Parole con cui il Santo Curato d’Ars, Giovanni M.Vianney, soleva rivolgersi a Dio:

 “Ti amo, o mio Dio, e il mio solo desiderio

è di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita. 

Ti amo, o Dio infinitamente amabile,

e preferisco morire amandoti

piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.

Ti amo, Signore, e l’unica grazia che ti chiedo è di amarti eternamente.

Mio Dio se la mia lingua non può dirti ad ogni istante che ti amo,

voglio che il mio cuore te lo ripeta tante volte quante volte respiro.

Ti amo, o mio Dio salvatore, perchè sei stato crocifisso con me,

e mi tieni quaggiù crocifisso con te.

Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti e sapendo che ti amo.”

+ Amen

   

ALCUNI EPISODI DELLA VITA DI SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY E DELLA SUA LOTTA SPIRITUALEfile_35326_topo-italia

Un maresciallo della gendarmeria, Napoly, venuto a cercare l’abate Vianney di notte, davanti alla porta della canonica udì voci minacciose. …

… Quando il curato apparve con la sua lanterna: “non è nulla, disse, è il grappino”, poi vedendo che il gendarme tremava dalla fifa, lo prese per mano e lo accompagnò fino dinnanzi la chiesa. Una sera, sulla piazza d’Ars, una donna che dicevano ossessa, denunciava le colpe di coloro che l’attorniavano. All’avvicinarsi del sacerdote, gridò furiosa: “Non ci sei che tu a cui non posso rimproverare nulla”, Ma subito ricredendosi affermò: “Eppure si. Nel tempo in cui lasciasti l’esercito, Vianney, quel giorno che faceva così caldo, sei passato davanti a una vigna, ci sei entrato per prendere l’uva. Hai rubato, Vianney”. “E’ vero, diss’egli, avevo così sete, ho preso un grappolo, ma prima di lasciare la vigna, me ne ricordo, per risarcire il proletario del danno, ho posato un soldo vicino al ceppo. Grappino nascosto nel corpo di questa infelice, tu non dici tutto!”.

Caterina Lasagne, una delle collaboratrici più vicine al sacerdote, scrive nei suoi ricordi: “[…] Lo stesso anno in cui il Signor Curato si disponeva a fondare una scuola per le ragazze, credo sia verso l’anno 1824, noi eravamo a quel tempo presso le religiose di San Giuseppe a Fareins con Benedetta Lardet, per la nostra istruzione. E quando sono ritornata il sabato, come facevamo sempre per passare la domenica ad Ars, mi hanno raccontato che il signor Curato provava molte noie a causa di rumori che sentiva alla canonica durante la notte. Si pensava che fossero dei ladri, o qualcuno che voleva fare del male al signor Curato. Allora molti giovani si sono armati di fucili per custodirlo, gli uni come sentinelle al campanile, altri al presbiterio. Un giovane chiamato Verchère (fabbro ad Ars) era nella stanza vicina a quella in cui era il Signor Curato, quando improvvisamente, durante la notte intese un rumore spaventoso. Sembrava che  facesse a pezzi un armadio che era nella stessa stanza. Il povero ragazzo spaventato corre in tutta fretta verso la stanza di Don Vianney e lo chiama. Ecco come lo raccontava il santo Curato: “Il mio caro Verchère non pensava più che aveva un fucile, si credeva perduto”. Una notte che era caduta della neve, non si videro le tracce di nessuno. Allora Don Vianney comprese che non erano dei ladri, rinviò le sue guardie e rimase solo nel combattimento.

E si sapevano da lui stesso, quando lo diceva, i differenti attacchi che provava da parte del demonio. Comunque egli si era armato prima con una forca in ferro che poneva a fianco del suo letto e diceva che talvolta sentiva strappare le tende del suo letto, credendo di trovarle in pezzi l’indomani. Si affrettava a prendere la sua forca, credeva che fossero dei ratti. Ma più egli scuoteva, più si strappava. E l’indomani, le tende non avevano male. Altre volte il demonio bussava alla porta della sua stanza e lo chiamava Vianney. Egli diceva che era una voce aspra. “Altre volte, egli diceva, Grappino ha colpito alla mia porta questa notte. Non gli ho detto di entrare. E’ entrato lo stesso. E’ venuto a sbattere la casseruola sul secchio d’acqua che è sul mio camino. L’ha battuta spesso”.

Un’altra volta, egli diceva: “Sembrava che fosse un grande cavallo che era nell’appartamento, al di sotto della mia stanza, che saltava fino al soffitto e ricadeva poi sulle sue quattro zampe sul pavimento”. Altre volte diceva che aveva sentito nel suo cortile come un esercito di Austriaci o di cosacchi che parlavano confusamente un linguaggio che non comprendeva.

Un giorno, mi disse: “Non mettete paglia nel mio letto, perché, se vene è molta, il demonio mi getterà a terra”.

Ho capito che se il materasso fosse un po’ più pieno, che non sarebbe in mezzo al suo letto, quasi su delle tavole, come d’abitudine, che sarebbe più facile farlo scivolare a terra.

Un’altra volta disse: “Grappino è venuto questa notte. Si è posto sotto la mia testa come un cuscino ben tenero e ben dolce. Spingeva delle grida lamentevoli come di un malato che è in agonia”.

Una volta, egli era impegnato nel leggere il suo breviario a fianco al fuoco. Sentiva soffiare forte un rumore al suo fianco, come se qualcuno vomitasse  del pietrame o dei grani di grano. Allora, pensando che fosse il demonio, egli disse: “Vado alla casa della Provvidenza. Dirò quello che fai per farti disprezzare. E subito ha smesso”. In effetti, egli è venuto all’istante a raccontarci ciò. Altre volte, sembrava che qualcuno salisse le scale della sua stanza di fronte con grossi stivali e non vedeva nessuno. Queste visite notturne erano molto frequenti. Egli notava che ciò accadeva soprattutto quando alcuni peccatori volevano convertirsi e che in effetti essi giungevano ad Ars presso di lui per porre ordine nella loro coscienza e menare una vita migliore, cosa che non piaceva al demonio.

Gli accadde una volta che essendo chiamato a San Trivier per un giubilato od una missione, vi fosse anche il missionario Don Chevalon, tra gli altri. (Erano i primi tempi; non venivano molte persone ad Ars, come più tardi). Il signor Curato parlava loro senza modo delle visite di Grappino, come lo chiamava. Una sera, questi signori si misero a scherzare su quei rumori ch’egli sentiva durante la notte. Uno di essi disse: “Il Curato d’Ars non mangia e la sua testa canta; egli crede di sentire quei rumori”. Il povero Curato d’Ars accetta l’umiliazione senza dir nulla. E la notte successiva si fece un tale rumore che sembrava che la casa crollasse. Era soprattutto alla porta vetrata, che era, credo, la porta della stanza dov’era il Curato d’Ars, che si credeva fosse tutta spezzata. Questi signori si levano in tutta fretta, corrono per la casa per vedere quello che accadeva. Si giunse alla porta della stanza del Curato d’Ars che era tranquillamente coricato. Non si osò più prenderlo in giro. Uno disse: “Il Curato d’Ars è un santo”. Ed egli era rispettato. Non si può sapere tutto quello che è passato in quelle visite del demonio. Non si sa che quello ch’egli ha voluto dire o che altri ne sono stati i testimoni. Mi si è anche detto che un gendarme, passando la notte sotto la finestra della stanza del santo Curato, intese delle urla terribili. Occorre che un’anima sia ben grande poiché il demonio fa tanto per prenderla!

Un giorno, un’altra posseduta, che aveva ogni tanto crisi di possessione – che oltre a ciò era perfettamente calma – si avvicina al confessionale del signor Curato per confessarsi; e quando giunse il suo turno, il signor Curato la pressava ad iniziare. Subito il demonio, parlando attraverso la bocca della posseduta, disse a voce alta (poiché tutti quelli che erano intorno al confessionale sentirono la conversazione): “Io non ho fatto che un peccato e faccio parte di questo bel frutto a tutti quelli che vogliono il demonio. Leva la mano, assolvimi! Tu la levi tante volte per me; io sono ben sovente con te nel confessionale. – Il signor Curato gli chiese in latino: chi sei? – Egli rispose: magister caput (il demonio). Rospo nero, quanto mi fai soffrire! (Il demonio lo chiama spesso rospo nero). Tu dici sempre che vuoi andartene. Perché non te ne vai?  Perché non te ne vai ai grandi pranzi? – Non ne ho il tempo. – Gli altri lo hanno sempre. Perché predichi così semplicemente? Passi per un ignorante. La tua veste viola ti ha scritto. Gli ho fatto dimenticare una cosa che voleva dirti”. In effetti, il signor Curato ha detto dopo che aveva ricevuto una lettera dal suo vescovo, che non si poteva saperlo, che non l’aveva detto a nessuno.

Il signor Curato: “Scriverò a Monsignore per farti uscire. Il Demonio: Io ti farò tremare la mano così che tu non possa scrivere. Ti avrò bene, ne ho vinti di ben più forti di te. Tu non sei ancora morto. Se non fosse la B. che è lassù – nominando la Santa Vergine con un nome grossolano – noi ti avremmo bene; ma Ella ti protegge troppo. E quel grande dragone che è alla porta della chiesa (la cappella di san Michele e dei santi Angeli, che è alla porta della chiesa)…”. Non mi ricordo ora tutto quel dialogo, ma credo che ciò sia il principale.

Un’altra posseduta essendo giunta ad Ars non poteva sopportare la presenza del santo Curato. Egli fu pregato di venire nella casa dove lei alloggiava. Siccome lei era assente, egli si è nascosto passando ad una stanza a fianco. Si è andata a cercare la posseduta e, subito come si avvicina alla casa, senza che le si avesse detto nulla, ella gridava, non volendo avvicinarsi. “Non è lontano quel calottino”, ella diceva.

Un ultimo punto attrarrà la nostra attenzione. Il curato d’Ars ha vissuto queste vessazioni diaboliche in uno sguardo di fede.

L’abate Toccanier testimonia che il santo Curato l’ha “assicurato che non aveva nessuna paura, a causa della grande fiducia che aveva in Dio”. La sua vita ha un centro. Questo è Dio di cui è certo. I simulacri del demonio si scontrano con un muro: la sua fiducia in Dio, ossia la sua speranza impregnata d’amore (è per questo che fu tanto attaccato sulla virtù teologale della speranza!). A quelli che gridano: “il demonio! Il demonio!”; i santi rispondono: “Gesù! Gesù!”.scdars23

E’ questo sguardo di fede che conduce il santo Curato a porre in relazione queste diavolerie col suo ministero pastorale. “Oh, mi ci abituo. Non può nulla senza il permesso di Dio” affermava. Il permesso divino significa che quegli avvenimenti servono per la Sua gloria. Il Signore può trarre il bene da un male, Lui che fa tutto contribuire al bene dei Suoi amici (cfr Rm 8, 28). Don Vianney interpreta quest’azione del demonio come un indizio del buon cammino dell’evangelizzazione della sua parrocchia. “E’ in collera, è buon segno. Il demonio è ben cattivo, ma è ben bestia, poiché mi fa conoscere tutto il bene che si fa ad Ars”. Queste contrarietà del demonio sono un incoraggiamento! Don Vianney sa volgere la situazione a suo vantaggio ed annientare così gli artifizi del demonio.

Visto l’insieme di queste osservazioni è difficile concludere che il curato d’Ars fosse la vittima degli “effetti naturali di un cervello stanco”! il suo equilibrio sia spirituale che umano, la sua lettura riflessiva dei fenomeni, la sua prudenza,  la sua pace, la sua dottrina illuminata sono tanti segni d’una buona salute ed anche d’una grande santità.

di Don Marcello Stanzione

Preghiera per intercessione di san Giovanni Maria Vianney

Signore Gesù, guida e pastore del tuo popolo,
Tu hai chiamato nella Chiesa san Giovanni Maria Vianney, curato d’Ars, come tuo servo.

Sii benedetto per la santità della sua vita e l’ammirabile fecondità del suo ministero. Con la sua perseveranza egli ha superato tutti gli ostacoli nel cammino del sacerdozio.

Prete autentico, attingeva dalla Celebrazione Eucaristica e dall’adorazione silenziosa l’ardore della sua carità pastorale e la vitalità del suo zelo apostolico.

Per sua intercessione, tocca il cuore dei giovani perché trovino nel suo esempio di vita lo slancio per seguirti con lo stesso coraggio, senza guardare indietro.

Rinnova il cuore dei preti perché si donino con fervore e profondità e sappiano fondare l’unità delle loro comunità sull’Eucaristia, il perdono e l’amore reciproco.

Fortifica le famiglie cristiane, perché sostengano quei figli che Tu hai chiamato. Anche oggi, Signore, manda operai alla tua messe, perché sia accolta la sfida evangelica del nostro tempo. Siano numerosi i giovani che sanno fare della loro vita un “ti amo” a servizio dei fratelli, proprio come san Giovanni Maria Vianney.

Ascoltaci, o Signore, Pastore per l’eternità.

+ Amen.

Mons. Guy Bagnard, vescovo di Belley-Ars

 

 

Novena per l’Assunzione della Beata Vergine Maria

Ripetere la preghiera iniziale a Maria Santissima Assunta di Papa Pio XII con le dodici benedizioni successive ogni giorno, per nove giorni consecutivi, ossia dal 6 al 14 Agosto:

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e degli uomini, noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede nella tua As­sunzione trionfale in anima e corpo al Cielo, dove sei accla­mata Regina da tutti i cori degli Angeli e da tutte le schiere dei Santi; ad essi ci uniamo per lodare e benedire il Signore che Ti ha esaltata sopra tutte le creature e offrirti il nostro omaggio ed il nostro amore.

Ave Maria…

O Maria assunta in Cielo in corpo ed anima, prega per noi.

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e degli uomini, noi sappiamo che il tuo sguardo, che maternamente accarezzava l’umanità umile e sofferente di Gesù in terra, si sazia ora in Cielo alla vista dell’umanità gloriosa della Sapienza increata, e che la letizia dell’anima tua, nel contemplare faccia a faccia l’adorabile Trinità, fa sussultare il tuo cuore di beatificante tenerezza; noi, poveri peccatori a cui il corpo appesantisce il volo dell’anima, Ti supplichiamo di purificare i nostri sensi, affinché apprendiamo fin da questa nostra vita terrena a gu­stare Iddio, Iddio solo, nell’incanto delle creature.

Ave Maria…

O Maria assunta in Cielo in corpo ed anima, prega per noi.

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e degli uomini, noi confidiamo che le tue pupille misericordiose si abbassino sulle nostre miserie e sulle nostre angosce, sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze; che le tue labbra sorridano alle nostre gioie e alle nostre vittorie; che tu senta la voce di Gesù dirti di ognuno di noi, come già del suo discepolo amato: «Ecco il tuo figlio»; noi, che Ti invochiamo nostra Madre, Ti prendiamo come Giovanni, per guida, forza e consolazione della nostra vita mortale.

Ave Maria…

O Maria assunta in Cielo in corpo ed anima, prega per noi.

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e degli uomini, noi abbiamo la vivificante certezza che i tuoi occhi, i quali hanno pianto sulla terra irrigata dal sangue di Gesù, si volgano ancora verso questo mondo in preda alle guerre, alle persecuzioni, all’oppressione dei giusti e dei deboli; noi, fra le tene­bre di questa valle di lacrime, attendiamo dal tuo celeste lume e dalla tua dolce pietà, sollievo alle pene dei nostri cuori, alle prove della Chiesa e della nostra Patria.

Ave Maria…

O Maria assunta in Cielo in corpo ed anima, prega per noi.

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e degli uomini, noi crediamo infine che nella gloria dove regni vestita di sole e coronata di stelle Tu sia, dopo Gesù, la gioia e la letizia di tutti gli Angeli e di tutti i Santi; da questa terra dove passiamo pellegrini, confortati dalla fede nella futura risurrezione, guar­diamo verso di Te, nostra vita, nostra dolcezza, nostra speran­za. Attiraci con la soavità della tua voce per mostrarci un giorno, dopo il nostro esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.

O Maria assunta in Cielo in corpo ed anima, prega per noi.

Salve, o Regina…

In questa sacra Novena, figurandoci d’esser presenti alla gloriosa Assunzio­ne di Maria santissima, ne accompagne­remo con devozione il trionfo; e in me­moria di quella misteriosa corona di do­dici stelle, con la quale fu coronata in cielo, le offriremo questa piccola coro­na di dodici salutazioni angeliche ed al­trettante benedizioni, dicendo:

* 1. Sia benedetta, o Maria, l’ora nella qua­leAssumption_016

foste invitata dal vostro Signore al cielo.

Ave Maria…

* 2. Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale

foste assunta dagli Angeli santi in cielo.

Ave Maria…

* 3. Sia benedetta, o Maria, l’ora in cui

tutta la corte celeste vi venne incontro.

Ave Maria…assumption

* 4. Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale

foste ricevuta con tanto onore in cielo.

Ave Maria…

* 5. Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale

sedeste alla destra del vostro Figlio in cielo.

Ave Maria…

* 6. Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale

foste coronata con tanta gloria in cielo.

Ave Maria…maria-assunta-in-cielo

* 7. Sia benedetta, o Maria, l’ora in cui

vi fu dato il titolo di Figlia, Madre e Sposa del Re del cielo.

Ave Maria…

* 8. Sia benedetta, Maria, l’ora nella quale

foste riconosciuta Regina suprema di tutto il cielo.

Ave Maria…

* 9. Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale

tutti gli Spiriti e Beati del cielo vi acclamarono.

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* 10. Sia benedetta, o Maria,

l’ora nella quale foste costituita Avvocata nostra in cielo.

Ave Maria…

* 11. Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale cominciaste

a intercedere per noi in cielo.

Ave Maria…

* 12. Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale vi degnereteimmacolata2

di ricevere tutti in cielo.

Ave Maria…

Preghiamo

O Dio, che volgendo lo sguardo all’umiltà della Vergine Maria l’hai innalzata alla su­blime dignità di madre del tuo unico Figlio fatto uomo e oggi l’hai coronata di gloria incomparabile, fa’ che, inseriti nel mistero di salvezza, anche noi possiamo per sua intercessione giungere fino a Te nella gloria del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen. 

Eccomi, Signore, perché mi hai chiamato.

O Maria assunta in Cielo in corpo ed anima, prega per noi.

Salve, o Regina…ASSUMPTION OF  MARY

 

 

“La Polonia oggi ricorda a tutta l’Europa che non può esserci futuro per il continente senza i suoi valori fondanti, che hanno al centro la visione cristiana dell’uomo. Il mondo è crudele, ma la misericordia di Dio è più forte.” Papa Francesco.

PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE  mercoledì 3 Agosto 2016

Viaggio in Polonia, 31a Giornata Mondiale della Gioventù

(IN FOTO, il Papa a Cracovia_ Czestochowa)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Oggi vorrei riflettere brevemente sul Viaggio Apostolico che ho compiuto nei giorni scorsi in Polonia.

L’occasione del Viaggio è stata la Giornata Mondiale della Gioventù, a 25 anni da quella storica celebrata a Chestochova poco dopo la caduta della “cortina di ferro”. In questi 25 anni è cambiata la Polonia, è cambiata l’Europa ed è cambiato il mondo, e questa GMG è diventata un segno profetico per la Polonia, per l’Europa e per il mondo. La nuova generazione di giovani, eredi e continuatori del pellegrinaggio iniziato da san Giovanni Paolo II, hanno dato la risposta alla sfida dell’oggi, hanno dato il segno di speranza, e questo segno si chiama fraternità. Perché, proprio in questo mondo in guerra, ci vuole fraternità, ci vuole vicinanza, ci vuole dialogo, ci vuole amicizia. E questo è il segno della speranza: quando c’è fraternità.

Partiamo proprio dai giovani, che sono stati il primo motivo del Viaggio. Ancora una volta hanno risposto all’appello: sono venuti da tutto il mondo – alcuni di loro ancora sono qui! – una festa di colori, di volti diversi, di lingue, di storie diverse. Io non so come fanno: parlano lingue diverse, ma riescono a capirsi! E perché? Perché hanno questa volontà di andare insieme, di fare ponti, di fraternità. Sono venuti anche con le loro ferite, con i loro interrogativi, ma soprattutto con la gioia di incontrarsi; e ancora una volta hanno formato un mosaico di fraternità. Si può parlare di un mosaico di fraternità. Un’immagine emblematica delle Giornate Mondiali della Gioventù è la distesa multicolore di bandiere sventolate dai giovani: in effetti, alla GMG, le bandiere delle nazioni diventano più belle, per così dire “si purificano”, e anche bandiere di nazioni in conflitto tra loro sventolano vicine. E questo è bello! Anche qui ci sono le bandiere… fatele vedere!

Così, in questo loro grande incontro giubilare, i giovani del mondo hanno accolto il messaggio della Misericordia, per portarlo dappertutto nelle opere spirituali e corporali. Ringrazio tutti i giovani che sono venuti a Cracovia! E ringrazio quelli che si sono uniti a noi da ogni parte della Terra! Perché in tanti Paesi sono state fatte piccole Giornate della Gioventù in collegamento con quella di Cracovia. Il dono che avete ricevuto diventi risposta quotidiana alla chiamata del Signore. Un ricordo pieno di affetto va a Susanna, la ragazza romana di questa Diocesi, che è deceduta subito dopo aver partecipato alla GMG, a Vienna. Il Signore, che certamente l’ha accolta in Cielo, conforti i suoi familiari ed amici.

In questo Viaggio ho visitato anche il Santuario di Czestochowa.blog_import_53c15cac94939 Davanti all’icona della Madonna, ho ricevuto il dono dello sguardo della Madre, che è in modo particolare Madre del popolo polacco, di quella nobile nazione che ha tanto sofferto e, con la forza della fede e la sua mano materna, si è sempre rialzata. Ho salutato alcuni polacchi qui. Siete bravi, siete bravi voi! Lì, sotto quello sguardo, si capisce il senso spirituale del cammino di questo popolo, la cui storia è legata in modo indissolubile alla Croce di Cristo. Lì si tocca con mano la fede del santo popolo fedele di Dio, che custodisce la speranza attraverso le prove; e custodisce anche quella saggezza che è equilibrio fra tradizione e innovazione, fra memoria e futuro.

E la Polonia oggi ricorda a tutta l’Europa che non può esserci futuro per il continente senza i suoi valori fondanti, i quali a loro volta hanno al centro la visione cristiana dell’uomo. Tra questi valori c’è la misericordia, di cui sono stati speciali apostoli due grandi figli della terra polacca: santa Faustina Kowalska e san Giovanni Paolo II.

E, infine, anche questo Viaggio aveva l’orizzonte del mondo, un mondo chiamato a rispondere alla sfida di una guerra “a pezzi” che lo sta minacciando.

E qui il grande silenzio della visita ad Auschwitz-Birkenau è stato più eloquente di ogni parola.

(IN FOTO: Papa Francesco in visita al lager di Auschwitz; a fianco, la cella del blocco 21, dove era imprigionato il frate francescano San Massimiliano Kolbe, che sacrificò la sua vita per salvare un padre di famiglia).

In quel silenzio ho ascoltato, ho sentito la presenza di tutte le anime che sono passate di là; ho sentito la compassione, la misericordia di Dio, che alcune anime sante hanno saputo portare anche in quell’abisso. In quel grande silenzio ho pregato per tutte le vittime della violenza e della guerra. E lì, in quel luogo, ho compreso più che mai il valore della memoria, non solo come ricordo di eventi passati, ma come monito e responsabilità per l’oggi e il domani, perché il seme dell’odio e della violenza non attecchisca nei solchi della storia. E in questa memoria delle guerre e delle tante ferite, di tanti dolori vissuti, ci sono anche tanti uomini e donne di oggi, che soffrono le guerre, tanti fratelli e sorelle nostri. Guardando quella crudeltà, in quel campo di concentramento, ho pensato subito alle crudeltà di oggi, che sono simili: non così concentrate come in quel posto, ma dappertutto nel mondo; questo mondo che è malato di crudeltà, di dolore, di guerra, di odio, di tristezza. E per questo sempre vi chiedo lo preghiera: che il Signore ci dia la pace!

Per tutto questo, ringrazio il Signore e la Vergine Maria. Ed esprimo nuovamente la mia gratitudine al presidente della Polonia e alle altre Autorità, al Cardinale Arcivescovo di Cracovia e all’intero Episcopato polacco, e a tutti coloro che, in mille modi, hanno reso possibile questo evento, che ha offerto un segno di fraternità e di pace alla Polonia, all’Europa e al mondo. Vorrei ringraziare anche i giovani volontari, che durante più di un anno hanno lavorato per portare avanti questo evento; e anche i media, quelli che lavorano nei media: grazie tante per aver fatto sì che questa Giornata si vedesse in tutto il mondo. E qui non posso dimenticare Anna Maria Jacobini, una giornalista italiana che ha perso la vita lì, improvvisamente. Preghiamo anche per lei: lei se n’è andata nello svolgimento del suo servizio.

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2016/documents/papa-francesco_20160803_udienza-generale.html

I discorsi del Papa in Polonia,dimenticati dalla stampa: contro il gender, contro quelle ideologie corrotte dall’idolatria del denaro che provocano guerra, immigrazione e scristianizzazione

Il tassello mancante delle recenti giornate polacche di Papa Francesco: le parole rivolte ai vescovi nell’incontro a porte chiuse avvenuto lo scorso 27 luglio nella Cattedrale di Cracovia. Ieri il Vaticano ha diffuso il resoconto del dialogo tra il Papa e i presuli polacchi, avvenuto a partire da quattro domande che gli sono state rivolte dai vescovi.

CONTRO L’IDEOLOGIA GENDER 

Proprio in Polonia, dove il governo e i vescovi sono particolarmente attivi nella difesa della vita e della famiglia naturale, il Papa, riferendosi al gender, ha sottolineato che stiamo «vivendo l’epoca del peccato contro Dio creatore!». Questo richiamo lo ha fatto specificando anche un dialogo tra lui e il papa emerito, Benedetto XVI, che nel 2012 a proposito di ideologia gender disse che «dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso». «Oggi ai bambini – ai bambini! – a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. – ha detto Papa Francesco – E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti. E questo è terribile.» Si tratta di concetti già espressi dal pontefice, che sono di stretta attualità anche in Italia visto che questa ideologia vuole essere introdotta nelle scuole sotto varie forme.

IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA

Anche sull’immigrazione, altro tema caldo per le note posizioni critiche del governo polacco alla politiche di accoglienza messe in campo dalla Ue, il Papa ha risposto ai vescovi. A proposito di accoglienza ha detto che «non si può dare una risposta universale, perché l’accoglienza dipende dalla situazione di ogni Paese e anche dalla cultura». «Abbiamo Paesi», ha aggiunto il Papa, «che hanno saputo integrare bene i migranti, da anni! Hanno saputo integrarli bene. In altri, purtroppo, si sono formati come dei ghetti. C’è tutta una riforma che si deve fare, a livello mondiale, su questo impegno, sull’accoglienza. Ma è comunque un aspetto relativo: assoluto è il cuore aperto ad accogliere. Questo è l’assoluto! Con la preghiera, l’intercessione, fare quello che io posso. Relativo è il modo in cui posso farlo: non tutti possono farlo nella stessa maniera».

LO SFRUTTAMENTO PER DENARO

Trasversale a tutte le risposte del Papa, è la lettura che ha dato sulla causa che provoca le guerre, il terrorismo, l’emigrazione, perfino il gender.  «Ideologie, sì, ma qual è l’ideologia di oggi, che è proprio al centro e che è la madre delle corruzioni, delle guerre? L’idolatria del denaro. L’uomo e la donna non sono più al culmine della Creazione, lì è posto l’idolo denaro, e tutto si compra e si vende per denaro. Al centro il denaro. Si sfrutta la gente.» Il concetto lo ha specificato anche rispondendo sul tema degli immigrati; una lettura, quella di Bergoglio, che sopratutto in tema di terrorismo di matrice islamica, non sempre trova d’accordo commentatori ed esperti. «Oggi, si è chiesto Francesco, perché c’è tanta migrazione? (…) Parlo di quelli che vengono da noi: fuggono dalle guerre, dalla fame. Il problema è là. E perché il problema è là? Perché in quella terra c’è uno sfruttamento della gente, c’è uno sfruttamento della terra, c’è uno sfruttamento per guadagnare più soldi. Parlando con economisti mondiali, che vedono questo problema, dicono: noi dobbiamo fare investimenti in quei Paesi; facendo investimenti avranno lavoro e non avranno bisogno di migrare. Ma c’è la guerra! C’è la guerra delle tribù, alcune guerre ideologiche o alcune guerre artificiali, preparate dai trafficanti di armi che vivono di questo: danno le armi a te che sei contro quelli, e a quelli che sono contro di te. E così vivono loro! Davvero la corruzione è all’origine della migrazione».

LA SECOLARIZZAZIONE

Il Papa ha avvertito i vescovi che la forte secolarizzazione del mondo moderno ha un pericolo in una certa “spiritualizzazione gnostica”, ossia «una spiritualità soggettiva, senza Cristo. Il problema più grave, per me, di questa secolarizzazione è la scristianizzazione: togliere Cristo, togliere il Figlio. Io prego, sento… e niente più. Questo è gnosticismo.». La soluzione proposta da papa Bergoglio è quella della «vicinanza. Oggi noi, servitori del Signore – vescovi, sacerdoti, consacrati, laici convinti –, dobbiamo essere vicini al popolo di Dio. Senza vicinanza c’è soltanto parola senza carne». Ribadendo così un concetto a lui molto caro, quello del pastore che deve avere l’odore delle pecore. In questo senso va interpretata anche la risposta data a proposito della centralità della parrocchia. «Una struttura che non dobbiamo buttare dalla finestra.  La parrocchia è proprio la casa del Popolo di Dio, quella in cui vive. Il problema è come imposto la parrocchia! Ci sono parrocchie con segretarie parrocchiali che sembrano “discepole di satana”, che spaventano la gente! Parrocchie con le porte chiuse. Ma ci sono anche parrocchie con le porte aperte, parrocchie dove, quando viene qualcuno a domandare, si dice: “Sì, sì… Si accomodi. Qual è il problema?…” ».

LEGGI QUI IL DISCORSO INTEGRALE

2 agosto Solennità di MARIA REGINA DEGLI ANGELI

Il 2 agosto è la Solennità di Maria Regina degli Angeli ed è la Festa della Porziuncola del Perdono di Assisi. 

PREGHIERA A MARIA SANTISSIMA REGINA DEGLI ANGELI
(Papa Pio X)

Augusta Regina del Cielo e Sovrana degli Angeli,
Tu che hai ricevuto da Dio il potere e la missione di schiacciare la testa a Satana, Ti chiediamo umilmente di mandarci le Legioni Celesti perché al Tuo comando, inseguano i demoni, li combattano dappertutto, reprimano la loro audacia e li respingano nell’abisso .

O Eccelsa Madre di Dio, invia San Michele Arcangelo, l’invincibile capo degli eserciti del Signore, nella lotta contro gli emissari dell’Inferno tra gli uomini. Distruggi i piani degli empi e umilia tutti coloro che vogliono il male. Ottieni loro la grazia del ravvedimento e della conversione, affinché essi diano onore al Dio vivente Uno e Trino e a Te.

O nostra potente protettrice, per mezzo dei risplendenti Spiriti celesti, custodisci su tutta la terra le chiese, i luoghi sacri e specialmente il Santissimo Sacramento dell’altare. Impedisci ogni profanazione ed ogni distruzione. Gli Angeli sono ogni istante in attesa di un tuo cenno e bruciano dal desiderio di esaudirlo.

O Madre celeste, proteggi infine anche le nostre famiglie,le nostre cose e le nostre abitazioni dalle insidie dei nemici. Fa che i santi Angeli dimorino sempre in esse e vi portino la benedizione dell’Altissimo.
Chi è come Dio? Chi è come te, o Maria?
Tu che sei la Regina degli Angeli e la vincitrice di Satana!
O buona e tenera Madre, Tu sarai sempre il nostro amore e la nostra speranza.
O Madre divina, invia i Santi Angeli per difenderci e per respingere lungi da noi il crudele nemico infernale.
Santi Angeli ed Arcangeli difendeteci e custoditeci.
Amen.

SUPPLICA ALLA MADONNA DEGLI ANGELI

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MADONNA DEGLI ANGELI E SAN FRANCESCO D’ASSISI

Vergine degli Angeli, che da tanti secoli
avete posto il vostro trono di misericordia alla Porziuncola,
ascoltate la preghiera dei figli vostri
che fiduciosi ricorrono a voi.
Da questo luogo veramente santo e abitazione di Dio,
particolarmente caro al cuore di San Francesco,
avete sempre richiamato tutti gli uomini all’Amore.
I vostri occhi, colmi di tenerezza,
ci assicurano una continua materna assistenza
e promettono aiuto divino a quanti
si prostrano ai piedi del vostro trono
o da lontano si rivolgono a voi,
chiamandovi in loro soccorso.
Voi siete veramente la nostra dolce Regina
e la nostra speranza.
O Madonna degli Angeli,
otteneteci per la preghiera del beato Francesco,
il perdono delle nostre colpe,
aiutate la nostra volontà a tenerci lontani dal peccato
e dalla indifferenza per essere degni di chiamarvi sempre nostra Madre.
Benedite le nostre case,
il nostro lavoro,
il nostro riposo,
dandoci quella pace serena
che si gusta tra le mura vetuste della Porziuncola
dove l’odio, la colpa, il pianto,
per il ritrovato Amore si tramutano in canto di letizia,
come il canto dei Vostri Angeli e del serafico Francesco.
Aiutate chi non ha sostegno e chi non ha pane,
coloro che si trovano in pericolo o in tentazione,
nella tristezza o nello scoraggiamento,
in malattia o in punto di morte.
Benediteci come vostri figli prediletti
e con noi vi preghiamo di benedire,
con uno stesso gesto materno,
gli innocenti e i colpevoli,
i fedeli e gli smarriti,
i redenti e i dubbiosi.
Benedite l’intera umanità,
affinché gli uomini
riconoscendosi figli di Dio e figli vostri
ritrovino nell’Amore la vera Pace ed il vero Bene.
Amen.

2 AGOSTO, MARIA REGINA DEGLI ANGELImaxresdefault Nelle litanie Lauretane che si recitano alla fine del S. Rosario, la Madonna viene salutata con l’appellativo di “Regina degli Angeli”e tale festività si celebra il 2 agosto. Maria, proprio perché profondamente inserita nel mistero trinitario del Verbo, si eleva al di sopra di tutte le creature non solo terrestri, dai profeti agli Apostoli, dalle vergini ai martiri, ma delle stesse creature angeliche. Cristo Gesù non solo come Dio è Signore e Padrone dell’universo, ma anche come Uomo-Dio è re di tutti gli uomini e di tutte le creature, compresi gli Spiriti celesti che sono i “suoi angeli”. L’Evangelista Marco, parlando della seconda venuta di Cristo, profetizza: “Si vedrà allora il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e grande gloria, e allora manderà i suoi angeli a riunire i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo” (Mc. 13, 26).

Gesù il Cristo è infatti Figlio di Dio non per adozione ma per natura, mentre gli angeli non sono che servi e figli adottivi di Dio. Maria come Madre di Dio fatto uomo, partecipa alla dignità del Figlio, perché la persona di Cristo è il termine stesso della divina maternità. Ella partecipa, dunque, connaturalmente, nella propria qualità di Madre di Dio, alla regalità universale del Figlio. La Madonna come Madre di Dio, di cui gli angeli non sono che servi, si trova tanto innalzata al di sopra degli angeli quanto è la differenza esistente tra il nome di Madre e quello di servo. Maria sola, insieme a Dio Padre, può dire a Gesù: “Tu sei mio Figlio, io, Ti ho generato”.

Il papa Pio XII nel prologo dell’enciclica “Ad caeli Reginam”, così scrive: “Il popolo cristiano ha sempre creduto, a ragione, anche in secoli passati, che colei dalla quale nacque il Figlio dell’Altissimo, che `regnerà eternamente sulla casa di Giacobbe’ (Le. 1, 32), sarà `Principe della Pace’ (IS 9, 6), `Re dei re e Signore dei signori’ (Ap. 19, 16), al di sopra di tutte le altre creature di Dio ricevette singolarissimi privilegi di grazia. Considerando poi gli intimi legami che uniscono la Madre al Figlio, attribuì facilmente alla Madre di Dio, una regale preminenza su tutte le cose. Si comprende quindi facilmente come già gli antichi scrittori della Chiesa, avvalendosi delle parole dell’Arcangelo S. Gabriele, che predisse il Regno eterno del Figlio di Maria (cfr. Le. l, 32-33) e di quelle di Elisabetta, che si inchinò davanti a Lei, chiamandola `madre del mio Signore’ (Le. 1, 43) abbiano denominato Maria ‘Madre del Re e Madre dei Signore’, volendo intendere che, data la regalità del Figlio, dovesse derivare alla Madre una elevatezza e preminenza”.

È importante sottolineare che la superiorità della Madonna sugli angeli è collegata alla supremazia di Cristo sugli angeli; essa non riguarda solo la sua verità che è scontata, ma la sua umanità che ha ricevuto da sua Madre Maria. Il fondamento teologico della divina maternità di Maria si applica anche alla questione specifica di Maria come Regina degli angeli, perché in forza di quella maternità essa divenne nello stesso momento madre fisica di Gesù e Madre spirituale di tutto il corpo mistico del Cristo. S. Paolo nella lettera ai Colossesi ha scritto riguardo a Cristo: “.: . per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui.

Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato in tutte le cose. Perché piacque a Dio di far abitare in Lui ogni pienezza” (Col. 1, 16-19). Il grande esperto Mariano padre Gabriele Roschini, nel dizionario di Mariologia, commentati tali brani delle letture ai Colossesi scrisse: “Effettivamente il primato assoluto di Cristo (e in un certo senso di Maria, a Lui indissolubilmente congiunta) proclamato da S. Paolo (Col. 1, 13-20) e dalla stessa ragione illuminata dalla fede, nonché l’unità e l’armonia del piano divino ideato ed attuato da Dio, si salvano soltanto se si ammette che Cristo e Maria sono la causa finale, la ragione di essere di tutta la creazione (Angeli ed uomini), nonché la causa efficiente meritoria di tutta la grazia concessa da Dio sia agli uomini che agli angeli.

Qualsiasi grazia, quindi, preparata da Dio “ab aeterno” e da lui concessa nel tempo a qualsiasi creatura (sia umana che angelica) è stata meritata da Cristo e da Maria in vista di loro e a gloria di loro. Anche la grazia, quindi, mediante la quale gli angeli han superato la prova ed hanno ottenuto la gloria, è dovuta a Cristo e a Maria”.

Nella spiritualità cristiana il titolo di Regina è attribuito a Maria dalla tradizione cristiana almeno a partire dal IV secolo e nell’inno Mariologico Akatistos, scritto nel 626 e recitato ancora nella liturgia bizantina alla Madonna in quanto Theotokos (Madre di Dio) le vengono attribuite qualità sovrangeliche. Nel 1830 la Vergine Santissima appariva a santa Caterina Labouré come Regina del mondo e fu proprio da questa celebre apparizione che nacque il movimento per la consacrazione del mondo a Maria come Regina dell’universo. Il papa Pio IX con la bolla “Ineffabilis Deus” del 1854, dichiarò che la Madonna possedeva grazie e carismi superiori a tutti gli spiriti angelici e ai santi. Ecco le testuali parole del pontefice: “(Maria) costituita dal Signore Regina del cielo e della terra, con le sue materne preghiere impetra in maniera validissima, e trova ciò che cerca e non può rimanere inascoltata”. Vi è quindi a tal riguardo una costante tradizione nella Chiesa cattolica che è stata ribadita dal Concilio Ecumenico Vaticano Secondo che afferma la superiorità di Maria rispetto agli angeli: “Maria perché Madre santissima di Dio, presente nei misteri di Cristo, per grazia di Dio esaltata, al di sotto del Figlio, sopra tutti gli angeli e gli uomini viene dalla Chiesa giustamente onorata con un culto speciale” (Lumen Gentium n. 66).

Fonte

http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org/content/view/1823/93/lang,it/5e88819fee4a146ef28d0f1f8462630f

Arcivescovo di Parigi insultato perchè ha denunciato il laicismo occidentale, che ha permesso il dilagare della minaccia jihadista. Una giornalista musulmana denuncia le stesse cose: anche lei accusata di “razzismo”.

ECCO PERCHE’ IL TERRORISMO ISLAMISTA DILAGA IN FRANCIA. È dal primo attentato dell’Isis in Francia contro la redazione di Charlie Hebdo e il supermercato ebraico Hyper Cacher, compiuto non da stranieri ma da francesi nati e cresciuti all’ombra della Tour Eiffel, che il paese si interroga su come mai ci siano così tanti francesi che odiano il proprio paese. La Francia, che dovrebbe essere il “paradiso della libertà e dei diritti”, vive nel vuoto e nel terrore.

LAICISMO. Chiunque abbia parlato di un problema interno all’islam è stato messo a tacere e accusato di islamofobia.  E’ innegabile che l’islam sia diviso e che al suo interno vi siano ideologie politiche totalitarie e violente, che ora, a causa di una scellerata politica occidentale, stanno prendendo il sopravvento anche in Europa, istigate da predicatori di odio senza controlli e diventati “cittadini francesi”: il buonismo opportunista di certo “progressismo laicista”, non fa altro che favorire il dilagare del terrorismo islamista. Chiunque abbia parlato di una perdita di identità della Francia, sostituita da un vuoto laicismo e da un feroce nichilismo, è stato denunciato e deriso come “estremista nostalgico delle crociate”. Ma il problema insito nell’islam è un problema che nasce dalla politica di conquista da quelle nazioni che finanziano i miliziani di Isis per i propri obiettivi di potere. Le gloriose Crociate salvarono l’Europa unita contro l’invasione islamica, ed il revisionismo storico moderno lo ha dimostrato ampiamente.

Uno dei commenti più lucidi sul male che affligge l’Europa è arrivato proprio da una musulmana, Hind Fraihi, che prima di tutti denunciò l’islam radicale che serpeggiava nel quartiere di Bruxelles Molenbeek.3719046-9788817089784

«BRUXELLES E’ RIFUGIO PER I JIHADISTI. ». A Tempi Hind Fraihi dichiarò all’indomani degli attentati nella capitale belga: «La responsabilità è della politica. Se certi politici hanno permesso tutto questo è per avere voti. Volevano accattivarsi la comunità musulmana per motivi elettorali. Siccome non hanno una visione seria sull’immigrazione, non accettano critiche al principio della tolleranza. Qualunque aspetto negativo viene censurato ma così, purtroppo, non li si può neanche correggere. 

Io denunciavo estremismo e radicalizzazione, che erano visibili e tangibili. Le mie conclusioni erano politicamente scorrette e sono stata accusata di razzismo.

L’EUROPA NON SA COSA OFFRIRE.
L’Europa dovrebbe offrire a questi giovani [che diventano terroristi] un’alternativa. Il problema è che non ce l’ha. Non ha più un’ideologia dominante, non ha più un’identità precisa: c’è solo l’individualismo, ma questo separa le persone, non le unisce. L’Europa deve cambiare. Finché ci saranno solo materialismo, capitalismo e individualismo difficilmente la situazione migliorerà. Così, infatti, non si aiutano i giovani, li si divide, al massimo si creano tra di loro connessioni economiche, ma nessun rapporto umano».

L’ARCIVESCOVO DI PARIGI MESSO IN CROCE. Ancora oggi, all’indomani dell’ennesimo attentato, nel quale un sacerdote è stato sgozzato in Normandia di fianco all’altare in chiesa mentre diceva la messa, è vietato denunciare questo grande male della Francia.

Ci ha provato, con un’omelia coraggiosa pronunciata durante la funzione a Notre Dame in suffragio di padre Jacques Hamel, il cardinale arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois. Ed è stato per questo messo in croce e insultato.

L’OMELIA. Mercoledì il cardinale ha detto dal pulpito: «La crisi che attraversa oggi la nostra società ci spinge in modo inesorabile a riconsiderare quali sono per noi i beni più preziosi. Si invocano spesso i valori, come una sorta di talismano, per i quali dovremmo resistere costi quel che costi. Ma siamo meno prolissi sul loro contenuto, e questo è il problema. (…) Per quali valori siamo pronti a vendere tutto ciò che possediamo per acquistarli e proteggerli? Forse che, finalmente, i nostri aggressori ci hanno resi attenti a identificare l’oggetto della nostra resistenza?».

«LEGALIZZAZIONE DELLE DEVIANZE». Mai, continua il cardinale, «abbiamo conosciuto più prosperità, comodità di vita e sicurezza come oggi in Francia. Tanti beni prodotti e condivisi, per quanto in modo ineguale, non ci impediscono di essere avvinghiati dall’angoscia. È perché abbiamo così tanto da perdere che abbiamo così paura?». A questo punto, monsignor Vingt-Trois, denuncia il vuoto, il «silenzio» nel quale si inserisce la minaccia jihadista che paralizza il paese: «Silenzio dei genitori davanti ai loro figli e fallimento della trasmissione di valori comuni. Silenzio delle élite davanti alle devianze dei costumi e legalizzazione di queste devianze. Silenzio del voto attraverso l’astensione. Silenzio al lavoro, silenzio a casa, silenzio in città. A quale scopo parlare? Le tante paure costruiscono la paura collettiva e la paura ci blocca. La paura ci spinge a nascondere e a nasconderci. (…) Dove troveremo la forza di affrontare questi pericoli? Per noi che crediamo in Gesù Cristo, la speranza è confidare nella Sua Parola».

«OMOFOBO E VIOLENTO». Il riferimento alle «devianze dei costumi» e alla «legalizzazione delle devianze» non è passato inosservato. Esther Benbassa, senatrice dei Verdi, ha subito accusato il cardinale di aver pronunciato «frasi indegne». Corinne Narassiguin, portavoce del partito socialista, si è detta «indignata» dal modo in cui il prelato ha «denunciato il matrimonio gay in un’omelia sulla speranza davanti al terrorismo». L’ex ministro di centrodestra Roselyne Bachelot ha infine denunciato la «violenza inaudita» delle parole del monsignore promettendo di «continuare la battaglia contro tutte le discriminazioni».

COME VOLEVASI DIMOSTRARE. L’entourage di Vingt-Trois ha fatto notare che il cardinale non si riferiva tanto al matrimonio gay in particolare, quanto a «una serie di misure relative alla bioetica, all’inizio e alla fine della vita, alla famiglia».

In particolare i socialisti guidati dal presidente François Hollande, in pochi anni, hanno legalizzato il matrimonio e l’adozione gay, la fecondazione eterologa per coppie di lesbiche, l’utero in affitto (chiedendo ai giudici di non condannare chi lo pratica all’estero), la sedazione terminale (versione neanche tanto light dell’eutanasia), hanno aperto le stanze del buco dove drogarsi in modo legale, hanno reso l’aborto un diritto universale (nel 2015 sono state 218.100 le interruzioni di gravidanza) e hanno reso obbligatorio l’insegnamento della teoria gender in tutte le scuole. Teoria che Papa Francesco definisce continuamente “colonizzazione ideologica simile ai totalitarismi del XX secolo”.

L’arcivescovo di Parigi ha denunciato questa offensiva laicista ed è stato additato come «violento» e «omofobo». Vincent Neymon, portavoce della Conferenza episcopale francese, ha commentato l’accaduto con le parole giuste: «Vingt-Trois ha avuto il coraggio di affermare ciò in cui crede. Questa polemica è la perfetta illustrazione di ciò che ha voluto dire il cardinale».

In Francia (e NON SOLO) c’è una sinergia evidente fra islamismo e laicismo. Uniti nel criminalizzare soprattutto la religione cattolica. Chiaro che poi si arriva alla uccisione dei sacerdoti. Chi semina arroganza raccoglie omicidi. Il laicismo francese è arrivato al punto di vietare l’ esibizione dei simboli religiosi nelle scuole (alla faccia della libertà) , mandare in galera chi si metteva le magliette della Manif pour Tous, assolvere le Femen che entravano seminude nelle cattedrali vandalizzando gli arredi sacri (condannando invece i sagrestani che cercavano di impedirlo), e anche distruggere delle statue dedicate a Giovanni Paolo II (https://it.zenit.org/…/francia-tribunale-ordina…/), perchè avevano delle croci “troppo grandi”. Senza parlare delle sparate di certi ministri massoni di Hollande che dichiaravano apertamente la loro intenzione di promuovere la “religione repubblicana” al posto della Cattolica. Vedi ad esempio qui: http://www.tempi.it/francia-peillon-carta-laicita…
Uno dei principali sostenitori dei “diritti gay” (Pierre Bergé) voleva abolire tutte le feste religiose, per instaurare il loro “regime totalitario” di repressione dei diritti altrui http://www.tempi.it/francia-berge-feste-cristiane…

Purtroppo le conseguenze del caos generato dal laicismo sono così palesi e lo sono sempre state nel corso della storia recente (vedi totalitarismi atei assassini del XX secolo) che solo un ottuso non le vuole riconoscere.

PER VINCERE IL TERRORISMO ISLAMISTA, L’EUROPA DEVE RIAPPROPRIARSI DELLA SUA VERA IDENTITA’ CULTURALE CRISTIANA.

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SANTI PATRONI E PATRONE DELL’EUROPA

Bene che i musulmani siano venuti in chiesa il 31 luglio 2016 e che mostrino il loro rispetto e la loro solidarietà coi cristiani nel condannare il settarismo omicida islamista e dei criminali che lo finanziano. Ma dai bei gesti si deve passare ai fatti: questo incontro non deve essere strumentalizzato dal sincretismo religioso, che non può e non potrà mai sussistere.  Il Cristianesimo ha una Sua grandiosa Identità: la Parola di Dio, il Verbo di Dio, Nostro Signore Gesù Cristo e solo la Sua Parola non passerà mai. 

Il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha commentato questo evento di incontro tra cattolici e musulmani con la speranza che “sia l’inizio di un percorso nuovo”. L’islam deve uscire dall’ipocrisia e dai legami con il radicalismo islamico, come deve farlo l’Occidente con il laicismo dilagante e con la sua tacita connivenza con i finanziatori di Isis.. Dove si esalta l’odio e si istiga al suicidio ed allo sterminio, alla schiavitù ed alla sete di potere e conquista, c’è settarismo, non vera religione.

Per noi cattolici questo momento deve essere un incentivo a difendere ancora di più i nostri valori e tradizioni cristiane, che i musulmani che vivono nel nostro paese devono imparare a conoscere e rispettare. Una lezione di civiltà religiosa per chi, invece, in Italia, in occasione delle principali festività religiose cattoliche, ha proposto di non celebrarle pubblicamente, nelle scuole o addirittura nelle chiese, per non “turbare” la sensibilità dei musulmani. Tutto ciò va condannato, come ha dimostrato la giornalista musulmana coraggiosa Hind Fraihi, che ha messo a repentaglio la sua vita per condannare il radicalismo islamista.

«Vingt-trois omofobo». Perché vince il terrorismo | Tempi.it

Sako, primate della chiesa cattolica in Iraq: “E’ blasfemia strumentalizzare il martirio di Padre Hamel per fomentare odio, che è ciò che Isis vuole”. “All’Occidente chiedo: smettetela di armare i nostri carnefici”. Patriarca siro-ortodosso Ephrem II

Riportiamo due interviste a due personaggi autorevoli che stanno vivendo in prima persona la tragedia in Medio Oriente e vedono con i loro occhi cosa è Isis:  una ideologia settaria strutturata politicamente, che l’Occidente ha contribuito ad armare e fomentare.  Nei giorni del martirio di Padre Jacques Hamel, sacerdote ucciso in Europa da auto-eletti jihadisti, il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako I, Primate della Chiesa più ferita dalle convulsioni mediorientali degli ultimi lustri, invita i cristiani d’Oriente e d’Occidente a non liquidare tutto in una gara a chi assume pose più indignate. In Europa, le agenzie del terrore fanno presa su giovani carichi di cieco indottrinamento. louis-raphael-i-sako-patriarca-babilonia-dei-caldei Da Patriarca di una Chiesa d’Oriente, come guarda al barbaro sgozzamento di padre Hamel?

«E’ un’orribile umiliazione per l’umanità intera, non solo per i cristiani. Non trova nessuna giustificazione plausibile, è il sintomo di un delirio globalizzato che ormai non ha più nemmeno bisogno di organizzare troppo le sue strategie. Ci sono fasce intere di popolazione psicolabile, giovani carichi di un rancore muto, che si arruolano nelle agenzie del terrore attraverso canali e dinamismi misteriosi. Loro hanno perso la loro lotta per il controllo del territorio, provano a vincere quella sul terreno ideologico». 

C’è chi soffia sul fuoco, e ne approfitta per alimentare risentimento contro gli immigrati o l’islam, in maniera indistinta.

«Riguardo all’immigrazione, avevo suggerito da tempo di seguire con attenzione i flussi di chi giungeva in Europa, per evitare che i jihadisti si infiltrassero nelle moltitudini che arrivano, pronti poi a colpire. Un lavoro che chiamava in causa soprattutto le reti dell’intelligence, e non è stato fatto troppo bene. Ma alcuni dei nuovi terroristi sono ragazzi cresciuti in Europa. E allora, il problema che evidenziano questi casi è una mancata politica di integrazione. Problemi e processi trascurati da decenni. Anche tanti cristiani d’Oriente, soprattutto giovani, si trovano confusi e cadono in processi di straniamento quando si trasferiscono in Occidente. Diventano sradicati, crescono in una situazione di vuoto. Partono da un contesto segnato da un forte spirito comunitario, e approdano nel regno dell’individualismo, della competizione che emargina chi non riesce a prevalere. Anche le Chiese devono trovare degli approcci pastorali adeguati per queste situazioni». 

Cosa mostra, a tutta la Chiesa, la vicenda di padre Jacques?

«In padre Jacques, sgozzato davanti all’altare dove celebrava l’Eucaristia, si vede in maniera eclatante la piena configurazione a Cristo. Come accadde a tanti martiri della Chiesa, all’arcivescovo Romero e anche ai due preti uccisi nel 2010 nella chiesa di Baghdad, durante la messa, da un assalto quaidista. Il loro sangue si è mescolato con il Sangue di Cristo». 

Cosa succede, se si strumentalizzano vicende così per affermare posizioni riguardo alle politiche d’immigrazione o per criminalizzare l’islam?

«Chi fa questa scelta, profana il martirio cristiano. Ridurre tutto a appelli e iniziative per fomentare l’indignazione mi sembra una blasfemia sacrilega, davanti al martirio di padre Jacques e di tutti gli altri. Questi rinnegano e oltraggiano padre Jacques più di quanto fanno gli ispiratori dei loro carnefici». 

In che senso?

«La vittoria del martirio, come quella ricevuta da padre Jacques, non conosce tramonto. E’ la vittoria stessa di Cristo, che vince nella fragilità di poveri uomini deboli e inermi, come era l’anziano prete francese. Resi forti e senza paura non per sforzo proprio o capacità propria, ma perchè lo Spirito li rende forti, per vivere e riattualizzare nella loro carne la stessa passione redentrice di Cristo». 

Ci sono quelli che dicono: adesso anche in Occidente sanno cosa è il martirio…

«Tutta la storia della Chiesa, dovunque e in ogni tempo, è intessuta con il filo rosso del sangue dei martiri. Quello che accade oggi, con i martiri di Francia che si uniscono ai martiri dell’Iraq, della Siria e ai copti trucidati in Libia, è solo un segno grande di cosa nutre la comunione nella Chiesa di Cristo. 

Padre Jacques e gli altri sono un segno che chiama tutti alla conversione. Tutti i cristiani, ma anche i musulmani, e tutti gli altri. E per i cristiani, è un richiamo a non aver paura di confessare apertamente la propria fede. Nessuno si deve nascondere. Nessuno deve temere di “disturbare” gli altri, se confessa il nome di Cristo. In Iraq, nonostante le difficoltà, per grazia di Dio rimaniamo saldi nella nostra fede».

Patriarca siro-ortodosso Ephrem II: «All’Occidente chiedo: smettetela di armare i nostri carnefici»35980101

Intervista al Patriarca siro-ortodosso Ephrem II: “Il martirio non è un sacrificio umano offerto a Dio per acquistare il suo favore. Per questo è blasfemo definire «martiri» i kamikaze suicidi”.

«Quando guardiamo i martiri, vediamo che la Chiesa non è soltanto una, santa, cattolica e apostolica. Nel suo cammino nella storia, la Chiesa è anche sofferente». Per Moran Mor Ignatius Ephrem II, Patriarca di Antiochia dei siro-ortodossi, nel martirio si rivela un tratto essenziale della natura della Chiesa. Una connotazione che si potrebbe aggiungere a quelle confessate nel Credo, e che accompagna sempre coloro che vivono nelle vicende del mondo a  imitazione di Cristo, come suoi discepoli. Un tratto distintivo che adesso riaffiora con nettezza in tante vicende dei cristiani e delle Chiese del Medio Oriente.

Il Patriarca Ephrem – che il 19 giugno 2015 aveva incontrato a Roma Papa Francesco – si è trovato coinvolto nelle nuove tribolazioni che affliggono il suo popolo.

Santità, quale è la connotazione propria del martirio cristiano?
«Gesù ha sofferto senza motivo, gratuitamente. A noi, che seguiamo Lui, può accadere lo stesso. E quando accade, i cristiani non organizzano rivendicazioni per protestare “contro” il martirio. Anche perché Gesù ha promesso che non ci lascia soli, non ci fa mancare il soccorso della sua grazia, come testimoniano i racconti dei primi martiri e anche dei martiri di oggi, che vanno incontro al martirio con il volto lieto e la pace nel cuore. Lo ha detto Cristo stesso: beati voi, quando vi perseguiteranno a causa mia. I martiri non sono persone sconfitte, non sono discriminati che devono emanciparsi dalla discriminazione. Il martirio è un mistero di amore gratuito».

Eppure tanti continuano a parlare del martirio come un’anomalia da cancellare, o un fenomeno sociale da denunciare, contro cui mobilitarsi e alzare la voce. 
«Il martirio non è un sacrificio offerto a Dio, come quelli che si offrivano agli dèi pagani. I martiri cristiani non cercano il martirio per dimostrare la loro fede. E non spargono volontariamente il proprio sangue per acquistare il favore di Dio, o acquisire qualche altro guadagno, fosse pure quello del Paradiso. Per questo la cosa più blasfema è quella di definire come “martiri” i kamikaze suicidi».

«All’Occidente, per difendere i cristiani e tutti gli altri, non chiediamo interventi militari. Ma che piuttosto la smettano di armare e appoggiare i gruppi terroristi che stanno distruggendo i nostri Paesi e massacrando i nostri popoli. Se vogliono aiutare, sostengano i governi locali a cui servono eserciti e forze sufficienti per mantenere la sicurezza e difendere i rispettivi popoli da chi li attacca. Occorre rafforzare le istituzioni statali e renderle stabili. E invece, vediamo che in tanti modi si fomenta dall’esterno la loro dissoluzione forzata.»

Prima del suo viaggio recente in Europa, Lei con i vescovi della Chiesa siro-ortodossa avete incontrato il Presidente Assad. Cosa vi ha detto?

«Il presidente Assad ci ha esortato a fare il possibile affinché i cristiani non vadano via dalla Siria. “So che soffrite” ha detto “ma per favore non lasciate questa terra, che è la vostra terra da millenni, da prima che arrivasse l’Islam”. Ci ha detto che serviranno anche i cristiani, quando si tratterà di ricostruire il Paese devastato».

Assad vi ha chiesto di portare qualche messaggio al Papa?
«Ci ha detto di chiedere che il Papa e la Santa Sede, con la sua diplomazia e la sua rete di rapporti, aiutino i governi a comprendere quello che sta davvero accadendo in Siria. Li aiutino a prendere atto di come stanno davvero le cose».

Alcuni circoli occidentali accusano i cristiani d’Oriente di essere sottomessi ai regimi autoritari.
«Noi non siamo sottomessi ad Assad e ai cosiddetti governi autoritari. Noi, semplicemente, riconosciamo i governi legittimi. I cittadini siriani in larga maggioranza appoggiano il governo di Assad, e lo hanno sempre appoggiato. Noi riconosciamo i legittimi governanti, e preghiamo per loro, come ci insegna a fare anche il Nuovo Testamento. E poi vediamo che dall’altra parte non c’è una opposizione democratica, ma solo gruppi estremisti. Soprattutto, vediamo che questi gruppi negli ultimi anni usano una ideologia venuta da fuori, portata da predicatori dell’odio venuti e sostenuti dall’Arabia Saudita, dal Qatar o dall’Egitto. Sono gruppi che ricevono armi anche attraverso la Turchia, come abbiamo visto anche dai media».

Ma cosa è davvero lo Stato Islamico? È il vero volto dell’Islam, o un’entità artificiale utilizzata per giochi di potere?
«Lo Stato Islamico (Daesh) non è certo l’Islam che abbiamo conosciuto e con cui abbiamo convissuto per centinaia di anni. Ci sono forze che lo alimentano con armi e denaro, perché serve utilizzarlo in quella che Papa Francesco ha definito la “guerra a pezzi”. Ma tutto questo si serve anche di un’ideologia religiosa aberrante che dice di richiamarsi al Corano. E può farlo perché nell’islam non esiste una struttura d’autorità che abbia la forza di fornire un’interpretazione autentica del Corano e sconfessare con autorevolezza questi predicatori di odio. Ogni predicatore può dare la sua interpretazione letterale anche dei singoli versetti che appaiono giustificare la violenza, e in base a questo emanare le fatwa senza essere smentito da qualche autorità superiore».

Fonti

S. Alfonso Maria De Liguori: “Bisogna vincere l’odio con l’amore e la persecuzione con la dolcezza”. Difendere sempre la nostra fede, “infiammando i cuori del Santo Amore di Cristo”

VINCI IL MALE CON IL BENE (Rm 12,21). Bisogna vincere l’odio con l’amore e la persecuzione con la dolcezza. Così hanno fatto i santi, che sono riusciti a conquistarsi l’affetto dei loro nemici più ostinati.

♥ Quanto si guadagna con la dolcezza, anziché con l’asprezza! Come diceva san Francesco di Sales, la noce è uno dei frutti più amari ma, se si toglie il mallo e si condisce l’interno, diventa dolce e gradevole. Così le correzioni: anche se dispiacciono, quando sono fatte con amore e dolcezza diventano gradevoli e ottengono buoni risultati.
Parlando della sua esperienza, san Vincenzo de’ Paoli diceva che, durante il governo della sua Congregazione, solo tre volte egli aveva corretto qualcuno con asprezza, credendo di averne il motivo, ma ogni volta se n’era pentito, perché non erano servite a nulla, mentre le correzioni fatte con dolcezza erano sempre state utili.

Dobbiamo avere benignità con tutti e in ogni circostanza. Quando ci capita di dover rispondere a chi ci maltratta, stiamo attenti a farlo sempre con dolcezza, perché una risposta gentile calma la collera (Pr 15,1). E quando siamo turbati, è meglio tacere, perché in quel momento ci sembra giusto dire quel che ci viene sulle labbra; ma poi, calmata la collera, ci accorgeremo che le nostre parole erano ingiuste…
San Luigi Gonzaga diceva che il demonio pesca nell’acqua torbida, dove non si vede bene. E quando si ha l’animo turbato, non si vede bene né Dio né quel che si deve fare..

(S. Alfonso, Pratica di amare Gesù Cristo, Cap. VI)Un link all’opera

Nel Foglietto, in cui Sant’Alfonso sintetizza «le cose più necessarie al comun profitto», che devono caratterizzare la predicazione missionaria, Alfonso scrive:

«Oh l’amore e la tenerezza con cui Dio abbraccia un peccatore che a Lui ritorna!  

Bisogna persuadersi che le conversioni fatte per lo solo timore de’ castighi divini son di poca durata; durano solamente per quanto dura la forza di quel timore conceputo; ma allorché il timore manca all’anima rimasta debole per li peccati commessi, ad ogni nuovo urto di tentazione facilmente ritornerà a cadere… L’impegno principale del predicatore nella missione ha da esser questo, di lasciare in ogni predica che fa i suoi uditori infiammati del Santo Amore»  (Selva di materie predicabili. Appendice, punto I, n. 1, in Opere, vol. III, Torino 1847, 288). misericordiaalfonso

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, presentato da Benedetto XVI papa emerito

[all’Udienza generale del 30.03.2011]

Oggi vorrei presentarvi la figura di un santo Dottore della Chiesa a cui siamo molto debitori, perché è stato un insigne teologo moralista e un maestro di vita spirituale per tutti, soprattutto per la gente semplice. è l’autore delle parole e della musica di uno dei canti natalizi più popolari in Italia e non solo: Tu scendi dalle stelle.

Appartenente a una nobile e ricca famiglia napoletana, Alfonso Maria de’ Liguori nacque nel 1696. Dotato di spiccate qualità intellettuali, a soli 16 anni conseguì la laurea in diritto civile e canonico. Era l’avvocato più brillante del foro di Napoli: per otto anni vinse tutte le cause che difese. Tuttavia, nella sua anima assetata di Dio e desiderosa di perfezione, il Signore lo conduceva a comprendere che un’altra era la vocazione a cui lo chiamava. Infatti, nel 1723, indignato per la corruzione e l’ingiustizia che viziavano l’ambiente forense, abbandonò la sua professione – e con essa la ricchezza e il successo – e decise di diventare sacerdote, nonostante l’opposizione del padre. Ebbe degli ottimi maestri, che lo introdussero allo studio della Sacra Scrittura, della Storia della Chiesa e della mistica. Acquisì una vasta cultura teologica, che mise a frutto quando, dopo qualche anno, intraprese la sua opera di scrittore. Fu ordinato sacerdote nel 1726 e si legò, per l’esercizio del ministero, alla Congregazione diocesana delle Missioni Apostoliche.

Alfonso iniziò un’azione di evangelizzazione e di catechesi tra gli strati più umili della società napoletana, a cui amava predicare, e che istruiva sulle verità basilari della fede. Non poche di queste persone, povere e modeste, a cui egli si rivolgeva, molto spesso erano dedite ai vizi e compivano azioni criminali. Con pazienza insegnava loro a pregare, incoraggiandole a migliorare il loro modo di vivere. Alfonso ottenne ottimi risultati: nei quartieri più miseri della città si moltiplicavano gruppi di persone che, alla sera, si riunivano nelle case private e nelle botteghe, per pregare e per meditare la Parola di Dio, sotto la guida di alcuni catechisti formati da Alfonso e da altri sacerdoti, che visitavano regolarmente questi gruppi di fedeli. Quando, per desiderio dell’arcivescovo di Napoli, queste riunioni vennero tenute nelle cappelle della città, presero il nome di “cappelle serotine”. Esse furono una vera e propria fonte di educazione morale, di risanamento sociale, di aiuto reciproco tra i poveri: furti, duelli, prostituzione finirono quasi per scomparire.

Anche se il contesto sociale e religioso dell’epoca di sant’Alfonso era ben diverso dal nostro, le “cappelle serotine” appaiono un modello di azione missionaria a cui possiamo ispirarci anche oggi per una “nuova evangelizzazione”, particolarmente dei più poveri, e per costruire una convivenza umana più giusta, fraterna e solidale. Ai sacerdoti è affidato un compito di ministero spirituale, mentre laici ben formati possono essere efficaci animatori cristiani, autentico lievito evangelico in seno alla società.

Dopo aver pensato di partire per evangelizzare i popoli pagani, Alfonso, all’età di 35 anni, entrò in contatto con i contadini e i pastori delle regioni interne del Regno di Napoli e, colpito dalla loro ignoranza religiosa e dallo stato di abbandono in cui versavano, decise di lasciare la capitale e di dedicarsi a queste persone, che erano povere spiritualmente e materialmente. Nel 1732 fondò la Congregazione religiosa del Santissimo Redentore, che pose sotto la tutela del vescovo Tommaso Falcoia, e di cui successivamente egli stesso divenne il superiore. Questi religiosi, guidati da Alfonso, furono degli autentici missionari itineranti, che raggiungevano anche i villaggi più remoti esortando alla conversione e alla perseveranza nella vita cristiana soprattutto per mezzo della preghiera. Ancor oggi i Redentoristi, sparsi in tanti Paesi del mondo, con nuove forme di apostolato, continuano questa missione di evangelizzazione. A loro penso con riconoscenza, esortandoli ad essere sempre fedeli all’esempio del loro santo Fondatore.

Stimato per la sua bontà e per il suo zelo pastorale, nel 1762 Alfonso fu nominato Vescovo di Sant’Agata dei Goti, ministero che, in seguito alle malattie da cui era afflitto, lasciò nel 1775, per concessione del Papa Pio VI. Lo stesso Pontefice, nel 1787, apprendendo la notizia della sua morte, avvenuta dopo molte sofferenze, esclamò: “Era un santo!”. E non si sbagliava: Alfonso fu canonizzato nel 1839, e nel 1871 venne dichiarato Dottore della Chiesa. Questo titolo gli si addice per molteplici ragioni. Anzitutto, perché ha proposto un ricco insegnamento di teologia morale, che esprime adeguatamente la dottrina cattolica, al punto che fu proclamato dal Papa Pio XII “Patrono di tutti i confessori e i moralisti”.1z3nz4h

Ai suoi tempi, si era diffusa un’interpretazione molto rigorista della vita morale anche a motivo della mentalità giansenista che, anziché alimentare la fiducia e la speranza nella misericordia di Dio, fomentava la paura e presentava un volto di Dio arcigno e severo, ben lontano da quello rivelatoci da Gesù.

Sant’Alfonso, soprattutto nella sua opera principale intitolata Teologia Morale, propone una sintesi equilibrata e convincente tra le esigenze della legge di Dio, scolpita nei nostri cuori, rivelata pienamente da Cristo e interpretata autorevolmente dalla Chiesa, e i dinamismi della coscienza e della libertà dell’uomo, che proprio nell’adesione alla verità e al bene permettono la maturazione e la realizzazione della persona. Ai pastori d’anime e ai confessori Alfonso raccomandava di essere fedeli alla dottrina morale cattolica, assumendo, nel contempo, un atteggiamento caritatevole, comprensivo, dolce perché i penitenti potessero sentirsi accompagnati, sostenuti, incoraggiati nel loro cammino di fede e di vita cristiana. Sant’Alfonso non si stancava mai di ripetere che i sacerdoti sono un segno visibile dell’infinita misericordia di Dio, che perdona e illumina la mente e il cuore del peccatore affinché si converta e cambi vita.Nella nostra epoca, in cui vi sono chiari segni di smarrimento della coscienza morale e – occorre riconoscerlo – di una certa mancanza di stima verso il Sacramento della Confessione, l’insegnamento di sant’Alfonso è ancora di grande attualità.

Insieme alle opere di teologia, sant’Alfonso compose moltissimi altri scritti, destinati allaformazione religiosa del popolo. Lo stile è semplice e piacevole. Lette e tradotte in numerose lingue, le opere di sant’Alfonso hanno contribuito a plasmare la spiritualità popolare degli ultimi due secoli. Alcune di esse sono testi da leggere con grande profitto ancor oggi, come Le Massime eterne, Le glorie di Maria, La pratica d’amare Gesù Cristo, opera – quest’ultima – che rappresenta la sintesi del suo pensiero e il suo capolavoro.

Egli insiste molto sulla necessità della preghiera, che consente di aprirsi alla Grazia divina per compiere quotidianamente la volontà di Dio e conseguire la propria santificazione. Riguardo alla preghiera egli scrive: “Dio non nega ad alcuno la grazia della preghiera, con la quale si ottiene l’aiuto a vincere ogni concupiscenza e ogni tentazione. E dico, e replico e replicherò sempre, sino a che avrò vita, che tutta la nostra salvezza sta nel pregare”. Di qui il suo famoso assioma: “Chi prega si salva” (Del gran mezzo della preghiera e opuscoli affini. Opere ascetiche II, Roma 1962, p. 171). Mi torna in mente, a questo proposito, l’esortazione del mio predecessore, il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II: “Le nostre comunità cristiane devono diventare «scuole di preghiera»… Occorre allora che l’educazione alla preghiera diventi un punto qualificante di ogni programmazione pastorale” (Lett. ap. Novo Millennio ineunte, 33,34).

salfonsoeucawTra le forme di preghiera consigliate fervidamente da sant’Alfonso spicca la visita al Santissimo Sacramento o, come diremmo oggi, l’adorazione, breve o prolungata, personale o comunitaria, dinanzi all’Eucaristia. “Certamente – scrive Alfonso – fra tutte le devozioni questa di adorare Gesù sacramentato è la prima dopo i sacramenti, la più cara a Dio e la più utile a noi… Oh, che bella delizia starsene avanti ad un altare con fede… e presentargli i propri bisogni, come fa un amico a un altro amico con cui si abbia tutta la confidenza!” (Visite al SS. Sacramento ed a Maria SS. per ciascun giorno del mese. Introduzione).

La spiritualità alfonsiana è infatti eminentemente cristologica, centrata su Cristo e il Suo Vangelo. La meditazione del mistero dell’Incarnazione e della Passione del Signore sono frequentemente oggetto della sua predicazione. In questi eventi, infatti, la Redenzione viene offerta a tutti gli uomini “copiosamente”. E proprio perché cristologica, la pietà alfonsiana è anche squisitamente mariana.1424172288_glorie20mariae

Devotissimo di Maria, egli ne illustra il ruolo nella storia della salvezza: socia della Redenzione e Mediatrice di grazia, Madre, Avvocata e Regina. Inoltre, sant’Alfonso afferma che la devozione a Maria ci sarà di grande conforto nel momento della nostra morte. Egli era convinto che la meditazione sul nostro destino eterno, sulla nostra chiamata a partecipare per sempre alla beatitudine di Dio, come pure sulla tragica possibilità della dannazione, contribuisce a vivere con serenità ed impegno, e ad affrontare la realtà della morte conservando sempre piena fiducia nella bontà di Dio.

Sant’Alfonso è un esempio di pastore zelante, che ha conquistato le anime predicando il Vangelo e amministrando i Sacramenti, unito ad un modo di agire improntato a una soave e mite bontà, che nasceva dall’intenso rapporto con Dio, che è la Bontà infinita. Ha avuto una visione realisticamente ottimista delle risorse di bene che il Signore dona ad ogni uomo e ha dato importanza agli affetti e ai sentimenti del cuore, oltre che alla mente, per poter amare Dio e il prossimo.

In conclusione, vorrei ricordare che il nostro Santo insiste nel dire che la santità è accessibile ad ogni cristiano: “Il religioso da religioso, il secolare da secolare, il sacerdote da sacerdote, il maritato da maritato, il mercante da mercante, il soldato da soldato, e così parlando d’ogni altro stato” (Pratica di amare Gesù Cristo. Opere ascetiche I, Roma 1933, p. 79).

Ringraziamo il Signore che, con la sua Provvidenza, suscita santi e dottori in luoghi e tempi diversi, che parlano lo stesso linguaggio per invitarci a crescere nella fede e a vivere con amore e con gioia il nostro essere cristiani nelle semplici azioni di ogni giorno, per camminare sulla strada della santità, sulla strada verso Dio e verso la vera gioia.

PREGHIERA A MARIA REGINA, SANT’ALFONSO MARIA DE LIGUORIbergognone-madonnaconfiglio

 

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