Mons Gallagher: convegno a Milano in difesa della libertà religiosa dei cristiani sempre più discriminati in Europa

Ormai “anche in Europa si nota una crescita inquietante di forme di intolleranza e di episodi di discriminazione nei confronti dei cristiani”. A ricordarlo è stato monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, che ha aperto alla Università Cattolica di Milano un convengo  sul tema: “Dalla Cristiada alle sfide dell’attualità. Il cammino della libertà religiosa” organizzato dall’Ateneo e dall’Universidad Panamericana.

Mons. Paul Richard Gallagher ha tenuto oggi all’Università Cattolica di Milano una relazione sul tema “La Santa Sede e la difesa del diritto alla libertà religiosa da Pio XI a Francesco”. 

Libertà religiosa sempre più compromessa nel mondo
Il presule ha osservato come “nell’ultimo periodo, su scala mondiale, senza eccezione per il continente europeo”, si sia testimoni “di come il rispetto per la libertà religiosa viene sovente compromesso, con un preoccupante peggioramento delle condizioni di tale libertà fondamentale, che in diversi casi ha raggiunto il grado di una persecuzione aperta, in cui sempre più spesso i cristiani sono le prime vittime, benché non le sole. Fattori determinanti di queste situazioni allarmanti sono certamente riconducibili al permanere di Stati autoritari e non democratici. A ciò si aggiunga la constatazione che anche in molti Paesi di antica tradizione democratica la dimensione religiosa tende ad essere vista con un certo sospetto, sia a causa delle problematiche inerenti al contesto multiculturale sia per l’affermarsi ideologico di una visione secolarista, secondo cui le religioni rappresenterebbero una forma di ‘sotto-cultura’, portatrici di un passato da superare”.

Merito del Cristianesimo separazione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio
E’ quanto mai necessario ricordare oggi – ha proseguito – che “è un merito storico e sofferto del Cristianesimo avere contribuito a creare, nella separazione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio, la possibilità di sviluppo di uno Stato laico, inteso non come uno Stato totalmente avulso dalla religione, o peggio ancora come uno Stato agnostico, ma come uno Stato che, consapevole del valore del riferimento religioso per i suoi cittadini, garantisce a ciascuno il diritto di vivere secondo la propria coscienza la dimensione religiosa”.

Anche in Europa cristiani discriminati
“Purtroppo, anche in Europa – ha rilevato mons. Gallagher – si nota una crescita inquietante di forme di intolleranza e di episodi di discriminazione nei confronti dei cristiani. A titolo informativo, solo nel biennio 2014-2015, l’Osservatorio per l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa ha ricevuto circa 1.700 segnalazioni di casi di intolleranza e di discriminazione contro i cristiani nel vecchio continente.  Si tratta di un fenomeno che sta attirando un’attenzione crescente anche in ambito internazionale”.

Si chiede libertà per tutti, ma si nega la libertà religiosa 
In proposito, ricorda che, già nel gennaio 2015, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato una Risoluzione, dal titolo “Combattere l’intolleranza e la discriminazione in Europa, in particolare verso i Cristiani”, nella quale, tra le altre cose, “si invitano gli Stati membri a prendere adeguate misure per assicurare che ad ogni persona in Europa sia accordata la protezione effettiva della libertà di religione. Nell’attuale contesto, appare perciò intrinsecamente contraddittorio chiedere la libertà per tutti e, in nome di quella stessa libertà, negarla ad alcuni gruppi, specialmente a quelli religiosi. Deve, dunque, essere un dovere delle istituzioni contrastare ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento religioso e, in prospettiva positiva, promuovere e proteggere la libertà religiosa allo stesso modo e con tutti gli strumenti impiegati per la difesa di ogni altro diritto fondamentale”.  

Ma la questione che resta aperta è comunque cosa si intenda effettivamente per libertà religiosa in una società, che non va confusa con “libertà di culto”.

Risulta così evidente che il concetto cattolico di libertà non collima affatto con quello liberale. Infatti, non a caso nel primo Concistoro di Leone XIII viene creato Cardinale il teologo e filosofo John Henry Newman, che si oppose già da anglicano alla società liberale: lotta al liberalismo quale principio antidogmatico. Si tratta di impostazione filosofica e teologica, in cui l’errore non è ammissibile, dove non è concepibile una equiparazione tra verità ed errore”.

Grave crisi internazionale
“Il mondo – ha detto il presule – sta attraversando un momento di grave crisi internazionale, come non si era più visto dalla fine del secondo conflitto mondiale. Sfide epocali si affacciano all’orizzonte della nostra società, mentre i valori portanti dell’umanesimo cristiano sembrano affievoliti nella coscienza di molti. Il rischio più grave che corriamo di fronte a fenomeni di tale portata – ha concluso – è quello di chiuderci in noi stessi, di cedere a quella ‘globalizzazione dell’indifferenza’ tante volte denunciata da Papa Francesco”.

L’effettivo riconoscimento della libertà religiosa quale primo e più importante fra i diritti umani fondamentali è la chiave per affrontare la crisi in cui è precipitato oggi il mondo, segnato da nuove persecuzioni religiose che vedono i cristiani tra le prime vittime. Così mons. Ivan Jurkovič, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, intervenuto il 7.03.2017 all’apertura di un incontro di alto livello sul tema “Rispetto reciproco e coesistenza pacifica condizione della pace interreligiosa e della stabilità: sostenere cristiani e altre comunità”

Difendere la dimensione pubblica della libertà religiosa
“Nonostante i numerosi sforzi per promuovere e rafforzare la libertà religiosa – ha detto l’arcivescovo – stiamo di fatto assistendo a un continuo peggioramento, se non a un vero e proprio attacco contro questo diritto inalienabile in diverse parti del mondo”. Una libertà – ha puntualizzato – che ha una rilevanza pubblica, perché la scelta di una fede incide “ad ogni livello della vita sociale e politica”, tanto più oggi che “la religione ha assunto una rinnovata importanza a causa dei complessi rapporti tra le scelte personali di fede di ciascuno e la loro espressione pubblica”.

Reagire alle violenze contro i cristiani e le altre comunità religiose
Proprio per queste implicazioni – ha rimarcato l’Osservatore permanente – tale scelta “deve essere libera da vincoli e costrizioni” e va tutelata dalle autorità pubbliche. In questo senso, la grande attenzione puntata oggi contro responsabili delle violazioni dei diritti umani fanno ben sperare che la comunità internazionale reagirà all’inaudita violenza contro i cristiani e le altre comunità religiose e che essa non sia caduta in quella “globalizzazione dell’indifferenza” tante volte denunciata da Papa Francesco.

Cristiani oggi perseguitati più che nei primi secoli del cristianesimo
Dopo essersi soffermato in particolare sulle persecuzioni dei cristiani in Medio Oriente, peggiori – ha detto – di quelle subite nei primi secoli del cristianesimo, mons. Jurkovič ha insistito sulla dimensione pubblica della libertà religiosa che non può essere ridotta a mero fatto individuale o al solo culto, perché per la sua stessa natura trascende “la sfera privata degli individui e delle famiglie”. Le varie tradizioni religiose, infatti,  “servono la società innanzitutto con il messaggio che proclamano”, con il loro invito alla conversione, alla riconciliazione, al sacrificio per il bene comune, alla compassione per i bisognosi.

Le religioni un alleato prezioso nella difesa della dignità umana
In un mondo “dove convinzioni deboli abbassano anche il livello etico” e sempre più soggetto alla “globalizzazione del paradigma tecnocratico”, che cerca di “eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una ricerca superficiale di unità”, ha detto in conclusione il rappresentante della Santa Sede, le religioni “hanno il diritto e il dovere di dire apertamente che è possibile costruire una società in cui un sano pluralismo che rispetta le differenze e le valorizza come tali è un alleato prezioso nell’impegno a difendere la dignità umana e una via per la pace nel nostro mondo”. 

 

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/30/mons_gallagher_cristiani_sempre_pi%C3%B9_discriminati_in_europa/1302280

http://www.acistampa.com/story/gallegher-la-liberta-religiosa-non-e-liberalismo-5739

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/08/intervento_di_mons_ivan_jurkovi%C4%8D_sulla_libert%C3%A0_religiosa/1297249

Papa Francesco: “aprite i vostri cuori e la forza di Dio farà cose miracolose!”

Udienza generale 29.03.2017,  La speranza contro ogni speranza (cfr Rm 4,16-25)

Il passo della Lettera di san Paolo ai Romani che abbiamo appena ascoltato ci fa un grande dono. Infatti, siamo abituati a riconoscere in Abramo il nostro padre nella fede; oggi l’Apostolo ci fa comprendere che Abramo è per noi padre nella speranza; non solo padre della fede, ma padre nella speranza. E questo perché nella sua vicenda possiamo già cogliere un annuncio della Risurrezione, della vita nuova che vince il male e la stessa morte.

Nel testo si dice che Abramo credette nel Dio «che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono» (Rm 4,17); e poi si precisa: «Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo e morto il seno di Sara» (Rm 4,19). Ecco, questa è l’esperienza che siamo chiamati a vivere anche noi. Il Dio che si rivela ad Abramo è il Dio che salva, il Dio che fa uscire dalla disperazione e dalla morte, il Dio che chiama alla vita. Nella vicenda di Abramo tutto diventa un inno al Dio che libera e rigenera, tutto diventa profezia. E lo diventa per noi, per noi che ora riconosciamo e celebriamo il compimento di tutto questo nel mistero della Pasqua. Dio infatti «ha risuscitato dai morti Gesù» (Rm 4,24), perché anche noi possiamo passare in Lui dalla morte alla vita. E davvero allora Abramo può ben dirsi «padre di molti popoli», in quanto risplende come annuncio di un’umanità nuova – noi! -, riscattata da Cristo dal peccato e dalla morte e introdotta una volta per sempre nell’abbraccio dell’amore di Dio.

A questo punto, Paolo ci aiuta a mettere a fuoco il legame strettissimo tra la fede e la speranza. Egli infatti afferma che Abramo «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18). La nostra speranza non si regge su ragionamenti, previsioni e rassicurazioni umane; e si manifesta là dove non c’è più speranza, dove non c’è più niente in cui sperare, proprio come avvenne per Abramo, di fronte alla sua morte imminente e alla sterilità della moglie Sara. Si avvicinava la fine per loro, non potevano avere figli, e in quella situazione, Abramo credette e ha avuto speranza contro ogni speranza. E questo è grande! La grande speranza si radica nella fede, e proprio per questo è capace di andare oltre ogni speranza. Sì, perché non si fonda sulla nostra parola, ma sulla Parola di Dio. Anche in questo senso, allora, siamo chiamati a seguire l’esempio di Abramo, il quale, pur di fronte all’evidenza di una realtà che sembra votata alla morte, si fida di Dio, «pienamente convinto che quanto Egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento» (Rm 4,21).

Mi piacerebbe farvi una domanda: noi, tutti noi, siamo convinti di questo? Siamo convinti che Dio ci vuole bene e che tutto quello che ci ha promesso è disposto a portarlo a compimento? Ma padre quanto dobbiamo pagare per questo? C’è un solo prezzo: “aprire il cuore”. Aprite i vostri cuori e questa forza di Dio vi porterà avanti, farà cose miracolose e vi insegnerà cosa sia la speranza. Questo è l’unico prezzo: aprire il cuore alla fede e Lui farà il resto.

Questo è il paradosso e nel contempo l’elemento più forte, più alto della nostra speranza! Una speranza fondata su una promessa che dal punto di vista umano sembra incerta e imprevedibile, ma che non viene meno neppure di fronte alla morte, quando a promettere è il Dio della Risurrezione e della vita. Questo non lo promette uno qualunque!

Colui che promette è il Dio della Risurrezione e della vita.

Cari fratelli e sorelle, chiediamo oggi al Signore la grazia di rimanere fondati non tanto sulle nostre sicurezze, sulle nostre capacità, ma sulla speranza che scaturisce dalla promessa di Dio, come veri figli di Abramo. Quando Dio promette, porta a compimento quello che promette. Mai manca alla sua parola. E allora la nostra vita assumerà una luce nuova, nella consapevolezza che Colui che ha risuscitato il suo Figlio risusciterà anche noi e ci renderà davvero una cosa sola con Lui, insieme a tutti i nostri fratelli nella fede. Noi tutti crediamo. Oggi siamo tutti in piazza, lodiamo il Signore, canteremo il Padre Nostro, poi riceveremo la benedizione … Ma questo passa. Ma questa è anche una promessa di speranza. Se noi oggi abbiamo il cuore aperto, vi assicuro che tutti noi ci incontreremo nella piazza del Cielo che non passa mai per sempre. Questa è la promessa di Dio e questa è la nostra speranza, se noi apriamo i nostri cuori. Grazie.

APPELLO PER LA PACE IN IRAQ

Sono lieto di salutare la delegazione di sovraintendenze irachene composta da rappresentanti di diversi gruppi religiosi, accompagnata da Sua Eminenza il Cardinale Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. La ricchezza della cara nazione irachena sta proprio in questo mosaico che rappresenta l’unità nella diversità, la forza nell’unione, la prosperità nell’armonia. Cari fratelli, vi incoraggio ad andare avanti su questa strada e invito a pregare affinché l’Iraq trovi nella riconciliazione e nell’armonia tra le sue diverse componenti etniche e religiose, la pace, l’unità e la prosperità. Il mio pensiero va alle popolazioni civili intrappolate nei quartieri occidentali di Mosul e agli sfollati per causa della guerra, ai quali mi sento unito nella sofferenza, attraverso la preghiera e la vicinanza spirituale. Nell’esprimere profondo dolore per le vittime del sanguinoso conflitto, rinnovo a tutti l’appello ad impegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale obbligo imperativo ed urgente.

” LA SPERANZA NON E’ OTTIMISMO, LA SPERANZA MAI DELUDE E HA UN NOME: GESU’ “

speranza

Fonte http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170329_udienza-generale.html

Il Papa: “Custodire vita, dal concepimento alla fine, è prevenire ogni forma di violenza”. Messaggio all’ ONU: “imperativo morale eliminare armi nucleari”

Pubblicato il 27.03.2017 un nuovo tweet del Papa sull’account @Pontifex in nove lingue:“ Custodire il sacro tesoro di ogni vita umana, dal concepimento sino alla fine – scrive Francesco – è la via migliore per prevenire ogni forma di violenza”.

Come aveva già ribadito ai membri del Comitato nazionale di bioetica nel gennaio 2016:  No aborto No eutanasia No commercio di embrioni umani

Nella Evangelii Gaudium il Papa afferma con forza che la Chiesa è sempre dalla parte dei più deboli e tra questi “ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo” (213). “Non ci si deve attendere – scrive Francesco – che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Voglio essere del tutto onesto al riguardo. Questo non è un argomento soggetto a presunte riforme o a ‘modernizzazioni’. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie” (214). Da qui la riflessione a una Chiesa che deve tornare ad essere più vicina ai genitori, oltre che al nascituro.

MESSAGGIO ALL’ ONU 

“Un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori con lo spirito stesso delle Nazioni Unite”. Il Papa lo sottolinea nel suo messaggio citando il Preambolo e il primo articolo della carta dell’Onu che indicano le “fondamenta della costruzione giuridica internazionale” ovvero “la pace, la soluzione pacifica delle controversie e lo sviluppo delle relazioni amichevoli tra le nazioni”.

Lavoriamo per un mondo senza armi nucleari: applichiamo i Trattati
Da qui l’incoraggiamento a chi a New York sta lavorando in questi giorni: impegnarsi per un mondo senza armi nucleari, “applicando pienamente il Trattato di non proliferazione”, come disse lo stesso Papa all’Assemblea Generale della Nazioni Unite il 25 settembre di due anni fa.

Ma “perché porsi questo impegnativo e lungimirante obiettivo nell’attuale scenario internazionale” in cui prevale un clima di “conflittualità”, che è sia “causa che indicazione delle difficoltà che si riscontrano nel promuovere e rafforzare il processo di disarmo e di non proliferazione nucleari?”

Armamenti incapaci di rispondere alle sfide di oggi e pericolosi
Nel mondo “multipolare del XXI secolo”, fa notare il Papa, la deterrenza nucleare risulta non solo “inadeguata” a rispondere con efficacia alla principali minacce alla pace e alla sicurezza con le loro molteplici dimensioni “– il terrorismo, i conflitti asimmetrici, la sicurezza informatica, la povertà – ma ha anche “conseguenze umanitarie e ambientali catastrofiche”, “indiscriminate” e “incontrollabili”.

Il Papa esprime inoltre la preoccupazione per lo spreco di risorse per il nucleare a scopo militare che potrebbero essere utilizzate per “priorità più significative”, tra cui anche l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Ma c’è anche da chiedersi “quanto sia sostenibile un equilibrio basato sulla paura”. Da qui il cuore della riflessione del Pontefice.

Il fondamento della pace non è la paura nè la falsa sicurezza, ma la giustizia
“Pace” e “stabilità” non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento. La pace, sottolinea il Papa, “deve essere costruita sulla giustizia, sullo sviluppo umano integrale, sul rispetto dei diritti umani fondamentali, sulla custodia del creato, sulla partecipazione di tutti alla vita pubblica, sulla fiducia fra i popoli, sulla promozione di istituzioni pacifiche, sull’accesso all’educazione e alla salute, sul dialogo e sulla solidarietà”.

Servono strategie lungimiranti, dialogo condiviso, non isolazionismo
E’ per questo che “abbiamo bisogno di andare oltre la deterrenza nucleare”. Il Papa chiede alla comunità internazionale dunque l’adozione di “strategie lungimiranti” e il rifiuto di “approcci miopi” ai problemi di sicurezza nazionale e internazionale. Ma per il Pontefice la “sfida” e “l’imperativo morale e umanitario” di eliminare totalmente le armi nucleari, hanno bisogno anche di “una riflessione su un’etica della pace e della sicurezza cooperativa multilaterale che vada al di là della paura e dell’isolazionismo” prevalenti. Il “destino condiviso dell’umanità” richiede, afferma il Papa, di “rafforzare, con realismo il dialogo e costruire e consolidare meccanismi di fiducia e di cooperazione, capaci di creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari”.

Un mondo senza armi nucleari non è al di fuori della nostra portata
Fiducia reciproca dunque, dialogo orientato al bene comune e “non verso la tutela di interessi velati o particolari” è quanto ribadisce Francesco, un “dialogo inclusivo” tra Stati, società civile, Organizzazioni e comunità religiose, che sia privo di “polarizzazioni “ e di “recriminazioni”. L’umanità, scrive il Papa, ha la “capacità di lavorare insieme, la capacità di guidare e dirigere la tecnologia”, così come di “limitare il nostro potere”, e di “metterli al servizio di un altro tipo di progresso: più umano, più sociale e più integrale”.

Un mondo senza armi nucleari, conclude Francesco rivolto ancora ai partecipanti alla Conferenza dell’Onu su cui invoca la Benedizione dell’Onnipotente, è un “obiettivo di lungo periodo estremamente complesso”, ma “non è al di fuori della nostra portata”.

Fonte: Radio Vaticana 

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/28/papa_all%E2%80%99onu_impegnarsi_per_un_mondo_senza_armi_nucleari/1301687

 

«Le benedizioni pasquali a scuola sono legittime». Sconfitta l’assurda battaglia dei laicisti

Oggi il Consiglio di Stato ha finalmente messo la parola fine alla ennesima assurda battaglia dei laicisti contro i cattolici cominciata due anni fa a Bologna e alla quale Tempi ha dedicato un ampio servizio l’anno scorso.

IL CASO. Nel 2015 il Consiglio di istituto dell’Ic20 di Bologna, che raggruppa due scuole elementari e una media, in totale 1.100 alunni e relative famiglie, autorizza i sacerdoti del quartiere a entrare nei locali della struttura per impartire la benedizione pasquale. Il rito è destinato solo a chi lo desideri e si tiene al di fuori dell’orario di lezione, tuttavia la decisione infastidisce ugualmente un gruppo di una quindicina di genitori e insegnanti, i quali, non riuscendo a impedire l’indigeribile atto, pensano bene di fare ricorso al Tar dell’Emilia Romagna. La sentenza del tribunale amministrativo, che il 9 febbraio 2016, a benedizione ormai bell’e fatta, ha annullato la delibera contestata del Consiglio d’istituto, è stata poi impugnata dal ministero dell’Istruzione.

LE RAGIONI DEI GIUDICI. Ora il Consiglio di Stato scrive che sono più che legittime le benedizioni come quelle di Bologna, e cioè «facoltative e fuori dalle lezioni». In questo senso, sono assimilabili alle «altre attività parascolastiche». In particolare, le benedizioni «non possono minimamente ledere, neppure indirettamente, il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero».

DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA. Se la benedizione venisse impedita si tratterebbe di discriminazione religiosa: «Non può attribuirsi alla natura religiosa di un’attività una valenza negativa tale da renderla vietata o intollerabile unicamente perché espressione di una fede religiosa, mentre, se non avesse tale carattere, sarebbe ritenuta ammissibile e legittima». Tra l’altro i musulmani, circa il 20 per cento del totale degli alunni, erano d’accordo con il rito.

L’UNICA «IMPOSIZIONE». Si conferma dunque quanto scritto l’anno scorso da Tempi dopo aver parlato con Daniela Turci, dirigente scolastica dell’Ic20 e consigliere comunale in forza Pd. «I ricorrenti al Tar – ha sempre spiegato Turci – si sono attaccati a pretesti inesistenti e l’unico tentativo di “imposizione” in questa storia è stato proprio il loro, poiché invece “la maggioranza dei consiglieri non voleva opporre un divieto” alla domanda dei sacerdoti, non voleva precludere loro il perimetro della scuola “perché quel muro rappresenta l’esclusione. E l’esclusione fa male, fa male a chi crede che lasciar entrare un religioso non mini assolutamente la laicità dello Stato: non si obbliga nessuno a fare nulla, si offre solo un luogo per un rito che è segno di pace”. La famosa differenza fra alzare muri e aprire porte».

DOCUMENTO DEL CONSIGLIO DI STATO

Cons. St., sez. VI, 27 marzo 2017, n. 1388

Religione – Religione cattolica – Benedizione pasquale – Nelle scuole – Va fatta fuori l’orario delle lezioni.

         La “benedizione pasquale” nelle scuole deve essere effettuata fuori l’orario delle lezioni, non potendo in alcun modo incidere sullo svolgimento della didattica e della vita scolastica in generale, e ciò non diversamente dalle diverse attività “parascolastiche” che, oltretutto, possono essere programmate o autorizzate dagli organi di autonomia delle singole scuole anche senza una formale delibera (1).

(1) Ha chiarito il Consiglio di Stato che la benedizione pasquale è un rito religioso, rivolto all’incontro tra chi svolge il ministero pastorale e le famiglie o le altre comunità, nei luoghi in cui queste risiedono, caratterizzato dalla brevità e dalla semplicità, senza necessità di particolari preparativi. Il fine di tale rito è anche quello di ricordare la presenza di Dio nei luoghi dove si vive o si lavora, sottolineandone la stretta correlazione con le persone che a tale titolo li frequentano. Non avrebbe senso infatti la benedizione dei soli locali, senza la presenza degli appartenenti alle relative comunità di credenti, non potendo tale vicenda risolversi in una pratica di superstizione.

Tale rito dunque, per chi intende praticarlo, ha senso in quanto celebrato in un luogo determinato, mentre non avrebbe senso (o, comunque, il medesimo senso) se celebrato altrove; e ciò spiega il motivo per cui possa chiedersi che esso si svolga nelle scuole, alla presenza di chi vi acconsente e fuori dall’orario scolastico, senza che ciò possa minimamente ledere, neppure indirettamente, il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero e che dunque, non partecipando all’evento, non possa in alcun senso sentirsi leso da esso.

Ha aggiunto la Sezione che non può logicamente attribuirsi al rito delle benedizioni pasquali, con le limitazioni stabilite nelle prescrizioni annesse ai provvedimenti impugnati, un trattamento deteriore rispetto ad altre diverse attività “parascolastiche” non aventi alcun nesso con la religione, soprattutto ove si tenga conto della volontarietà e della facoltatività della partecipazione nella prima ipotesi, ma anche che nell’ordinamento non è rinvenibile alcun divieto di autorizzare lo svolgimento nell’edificio scolastico, ovviamente fuori dell’orario di lezione e con la più completa libertà di parteciparvi o meno, di attività (ivi inclusi gli atti di culto) di tipo religioso.

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/Approfondimenti/Regioni/Religionecattolica/ConsigliodiStato27marzo2017n.1388/index.html

Il Papa: “Gesù è la Luce del mondo! La Vergine Santa, che per prima accolse Gesù, ci ottenga la grazia di comportarci da figli della Luce”

Papa Francesco Angelus 26/03/ 2017.  Al centro del Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima si trovano Gesù e un uomo cieco dalla nascita (cfr Gv 9,1-41). Cristo gli restituisce la vista e opera questo miracolo con una specie di rito simbolico: prima mescola la terra alla saliva e la spalma sugli occhi del cieco; poi gli ordina di andare a lavarsi nella piscina di Siloe. Quell’uomo va, si lava, e riacquista la vista. Era un cieco dalla nascita.

Con questo miracolo Gesù si manifesta e si manifesta a noi come Luce del mondo; e il cieco dalla nascita rappresenta ognuno di noi, che siamo stati creati per conoscere Dio, ma a causa del peccato siamo come ciechi, abbiamo bisogno di una luce nuova; tutti abbiamo bisogno di una luce nuova: quella della fede, che Gesù ci ha donato. Infatti quel cieco del Vangelo riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo. Gesù gli domanda: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?» (v. 35). «E chi è, Signore, perché io creda in lui?», risponde il cieco guarito (v. 36). «Lo hai visto: è colui che parla con te» (v. 37). «Credo, Signore!» e si prostra dinanzi a Gesù.miracolo-cieco

Questo episodio ci induce a riflettere sulla nostra fede, la nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo, che è il primo Sacramento della fede: il Sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo; così come avvenne al cieco nato, al quale si aprirono gli occhi dopo essersi lavato nell’acqua della piscina di Siloe. Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è la luce, è «la luce del mondo», quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio. Il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia. Anche noi siamo stati “illuminati” da Cristo nel Battesimo, e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce. E comportarsi come figli della luce esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo un’altra scala di valori, che viene da Dio.

Il sacramento del Battesimo, infatti, esige la scelta di vivere come figli della luce e camminare nella luce. Se adesso vi chiedessi: “Credete che Gesù è il Figlio di Dio? Credete che può cambiarvi il cuore? Credete che può far vedere la realtà come la vede Lui, non come la vediamo noi? Credete che Lui è luce, ci dà la vera luce?” Cosa rispondereste? Ognuno risponda nel suo cuore.

Che cosa significa avere la vera luce, camminare nella luce? Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Questo è pane tutti i giorni! Quando si chiacchiera degli altri, non si cammina nella luce, si cammina nelle ombre.  Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. Se andiamo su questa strada del cercare solo l’interesse personale, camminiamo nelle ombre.stellamatutina-icona-russa-madre-di-dioLa Vergine Santa, che per prima accolse Gesù, Luce del mondo, ci ottenga la grazia di accogliere nuovamente in questa Quaresima la luce della fede, riscoprendo il dono inestimabile del Battesimo, che tutti noi abbiamo ricevuto. E questa nuova illuminazione ci trasformi negli atteggiamenti e nelle azioni, per essere anche noi, a partire dalla nostra povertà, dalle nostre pochezze, portatori di un raggio della luce di Cristo.

Preghiere di Sant’Agostino, Vescovo d’Ippona 

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Dio della vita,
ci sono giorni in cui il carico è troppo pesante per le nostre spalle, e ci sentiamo stanchi;
in cui la strada sembra monotona e infinita,
e il cielo grigio e minaccioso;
in cui la nostra vita è senza musica,
il nostro cuore è solo e la nostra anima ha perso il suo coraggio.
Riempi la strada con la Tua luce, ti preghiamo;
dirigi il nostro sguardo dove il cielo è pieno di promesse.

Tardi ti amai

Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Tu eri dentro di me ed io ero fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con Te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in Te. Mi chiamasti, e il Tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il Tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la Tua fragranza, e respirai e anelo verso di Te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della Tua pace (Confessioni).

 Quanto ci amasti, Padre buono

Quanto ci amasti, Padre buono, che non risparmiasti il tuo unico Figlio, consegnandolo agli empi per noi! Quanto amasti noi, per i quali Egli, non giudicando una usurpazione la Sua uguaglianza con Te, si fece suddito fino a morire in croce, ci rese, da servi, tuoi figli nascendo da Te e servendo a noi! A ragione è salda la mia speranza in Lui che guarirai tutte le mie debolezze. Senza di Lui dispererei. Le mie debolezze sono molte e grandi, ma più abbondante è la Tua medicina. (Confessioni ).

 DAI “DISCORSIDI SANT’AGOSTINO, VESCOVO  (Serm. 136/B, 2-3)

Accorriamo a Cristo per ricevere la luce

Cristo è venuto come Salvatore. In un certo passo afferma pure: Il Figlio dell’uomo non è venuto infatti per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv 3, 17). Di conseguenza, se è venuto per questo, per salvare, trova pieno consenso l’affermazione che sia venuto perché quelli che non vedono vedano. Quello invece che resiste al buon senso è il perché quelli che vedono diventino ciechi. Se giungiamo a comprendere, non è impenetrabile, è semplice. Ma perché intendiate come sia stato detto in tutta verità, tornate a guardare proprio quei due che pregavano nel tempio. Il Fariseo vedeva, il Pubblicano era cieco. Che significa: “vedeva”? Si riteneva uno con gli occhi aperti, si vantava della sua vista, cioè della giustizia. Quello, invece, era cieco perché confessava i suoi peccati. Quello vantò i suoi meriti, costui confessò i suoi peccati.

Perciò si affrettino i ciechi a ricorrere a Cristo per ricevere la luce. Cristo è infatti la luce del mondo, anche in mezzo agli uomini peggiori. Si sono compiuti miracoli divini e non c’è stato alcuno che ha fatto miracoli dall’inizio del genere umano se non Colui al quale si rivolge la Scrittura: Tu sei il solo che compi meraviglie (Sal 71, 18). Per quale ragione fu detto: Tu sei il solo che compi meraviglie, se non perché quando Egli vuole operare non ha bisogno dell’uomo? L’uomo, invece, quando opera, ha bisogno di Dio. Egli solo ha compiuto meraviglie. Perché? Perché il Figlio di Dio è nella Trinità con il Padre e lo Spirito Santo, assolutamente un solo Dio, il solo che compie meraviglie. Ma i discepoli di Cristo compiono anch’essi cose mirabili, nessuno da solo, però. Quali cose mirabili compirono anch’essi? Così com’è scritto negli Atti degli Apostoli: gli infermi bramavano toccare i lembi delle loro vesti e, al contatto, venivano risanati; gli infermi che erano a giacere desideravano di essere coperti dall’ombra di quelli quando s’incontravano a passare. Quali cose mirabili operarono, ma, da soli, nessuno di loro! Ascolta il loro Signore: Senza di me, nulla potete fare (Gv 15, 5). Pertanto, carissimi, amiamo il patriarca come patriarca, il profeta come profeta, l’apostolo come apostolo, il martire come martire; tuttavia, al di sopra di tutte le cose riserviamo a Dio la nostra predilezione e, senza esitazione alcuna, attendiamoci di essere salvati proprio da lui solo. Ci possono aiutare le preghiere dei santi che godono dei meriti per dono di Dio, tuttavia non dovuto ad alcun precedente effetto dei loro meriti, poiché i meriti di qualsiasi santo sono doni di Dio. È Dio che opera in luce manifesta, che opera in segreto, che opera nelle cose visibili, che opera nei cuori. Egli nel Suo tempio compie le Sue meraviglie quando opera negli uomini giusti. Tutti i santi, infatti, sono fusi in uno dal fuoco dell’amore e formano per Dio un unico tempio, e i singoli sono un tempio e tutti insieme un tempio solo.

Fonti

http://www.augustinus.it/varie/quaresima/settimana_4.htm

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2017/documents/papa-francesco_angelus_20170326.html

La bufala dello “scoop del Terzo Segreto di Fatima non rivelato”: tutte le incongruenze sul testo attribuito a Suor Lucia e diffuso dal giornalista Zavala

E’ uscito il 21 marzo 2017 in Spagna un libro di José Maria Zavala, intitolato “El secreto mejor guardado de Fatima”, il Segreto meglio custodito di Fatima. E’ un’opera piuttosto ampia, di 330 pagine, in cui si ripercorre la storia delle apparizioni del 1917, e del Terzo Segreto.

Secondo quanto riportato da la Nuova Bussola Quotidiano ( 13, 21 e 22 marzo 2017) in alcuni articoli del giornalista Marco Tosatti, quel libro sarebbe un clamoroso scoop, una nuova rivelazione sul segreto di Fatima! Invece è una megabufala…DA NOTARE che nell’ articolo del 13 marzo, subdolamente il giornalista accredita le dichiarazioni di  “Ingo Dollinger, un anziano sacerdote, professore di teologia, amico di lunghissima data del cardinale Joseph Ratzinger, poi Benedetto XVI”: secondo Dollinger, Ratzinger, quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, gli avrebbe confidato che “una parte del segreto di Fatima non era stata pubblicata dal Vaticano”…  vt-it-art-28071-papa_benedetto_xvi_scrittoreE’ LO STESSO RATZINGER A SMENTIRE LA BUFALA: il Papa emerito Benedetto XVI comunica – si legge nel Bollettino della Santa Sede in data 21.05.2016 – «di non aver mai parlato col prof. Dollinger circa Fatima», afferma chiaramente che le esternazioni attribuite al professor Dollinger su questo tema «sono pure invenzioni, assolutamente non vere» e conferma decisamente: «la pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima è completa», (è gravemente scorretto  ed oltraggioso che vengano insinuati dubbi sulle dichiarazioni scritte ben chiare da Benedetto XVI in persona) vedasi documento: 

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2016/05/21/0366/00855.html

MAIL ANONIMA

Racconta Zavala, riguardo al suo libro scoop sul “Terzo segreto di Fatima”, di aver ricevuto sulla posta del suo sito web una mail anonima. Non c’era né testo, né oggetto; solo un allegato. La mail era nella cartella spam. L’ha aperta per leggerla, e dopo un po’ di esitazioni ha scaricato l’allegato. Era una lettera manoscritta, in portoghese, intitolata JMJ. La lettera consta di 24 righe.

LA PERIZIA

Zavala l’ha fatta tradurre, e poi ha chiesto una perizia calligrafica a una professionista del settore, Begona Slocker de Arce, perito calligrafo dei tribunali di Giustizia, riconosciuta dalla Società Spagnola di Grafologia, diretta del professore Francisco Alvarez (ex capo della Jefatura di investigazione e criminalistica della Guardia Civile), professore “tutor” nei corsi di Madrid di perito calligrafo giudiziario. E con altri titoli ancora.

STESSA CALLIGRAFIA

La perizia, molto dettagliata (occupa venti pagine di libro) si conclude così: “Il documento ‘dubitado’ (cioè quello da studiare. N.D.R.) a cui ci si riferisce qui come Terza Parte non rivelata del Segreto di Fatima, è stato realizzato dalla stessa mano del documento ‘indubitado’ (il testo di riferimento, certamente autentico N.D.R.) corrispondente alla Prima e alla Seconda Parte del Segreto di Fatima redatto di proprio pugno da Suor Lucia dos Santosnella sua Terza Memoria del 31 agosto del 1941”.

IL TESTO DELLA LETTERA

Ecco il testo, tradotto dalla Nuova Bussola, che comincia con le sigle JMJ, e la data: “Tuy, 1/4/1944”:

Adesso vado a rivelare il terzo frammento del segreto; questa parte è l’apostasia nella Chiesa. Nostra Signora ci mostrò una visione di un individuo che io descrivo come ‘il “Santo Padre’, davanti a una moltitudine che stava lodandolo.

Però c’era una differenza con un vero Santo Padre, lo sguardo del demonio, questo aveva gli occhi del male.

Poi, alcuni momenti più tardi, vedemmo lo stesso Papa entrare in una Chiesa, però questa Chiesa era la Chiesa dell’inferno, non c’è modo di descrivere la bruttezza di questo luogo, sembrava come una fortezza fatta di cemento grigio, con gli angoli rotti e le finestre come occhi, aveva un picco sul tetto dell’edificio.

Subito alzammo lo sguardo verso Nostra Signora che ci disse avete visto l’apostasia nella Chiesa, questa lettera può essere aperta dal Santo Padre, però deve essere annunciata dopo Pio XII e prima del 1960.

Nel regno di Giovanni Paolo II la pietra angolare della tomba di Pietro deve essere rimossa e trasportata a Fatima.

Poiché il dogma della fede non è conservato a Roma, la sua autorità sarà rimossa e consegnata a Fatima.

?La cattedrale di Roma deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima.

Se 69 settimane dopo che questo ordine sia annunciato, Roma continua la sua abominazione, la città sarà distrutta.????????

Nostra Signora ci disse che questo è scritto, Daniele 9,24-25 e Matteo 21, 42-44”.

Così terminava il messaggio.

E’ UN TESTO DEL 2010

Un testo analogo a quello pubblicato da Zavala nel suo libro è apparso per la prima volta nel 2010, sempre in formato digitale (cioè nessuno ha mai visto o può dire di aver avuto nelle mani un originale cartaceo) sul sitoTradition in Action”, gestito da un brasiliano, Atila S. Guimarães, che sosteneva di averlo ricevuto il 27 aprile 2010, da uno dei suoi lettori.

MODIFICHE CON IL FOTORITOCCO

Se il testo pubblicato da Zavala e quello di Tradition in Action coincidono, come affermato nell’ articolo de la Nuova Bussola del 22 marzo, restano riserve sulla veridicità della tesi illustrata nel libro.

Anche perché, come ci fanno notare persone esperte del campo, avendo a disposizione dei testi originali di Suor Lucia, con un programma avanzato di photoshop sarebbe possibile costruire un nuovo documento, o modificarne uno esistente. E probabilmente, se l’operazione fosse condotta in maniera di alta qualità, potrebbe inficiare anche quello che è il maggior punto di interesse e di forza nella presentazione del documento di Zavala, e cioè la perizia calligrafica pur condotta con tutti i mezzi tecnici a disposizione da una professionista di grande esperienza.

GIA’ PUBBLICATO ON LINE NEL 2010

Il testo ricevuto nell’aprile del 2010 da Tradition in Action veniva dal Portogallo. E’ presumibile dunque che se si tratta di un documento creato a tavolino, o modificato in parte, venga da lì. Però forse non da un portoghese; infatti la data può essere interpretata come 1° aprile 1944, o 1° settembre 1944, se scritta come si usava in Europa e in Portogallo all’epoca. Ma sappiamo da altre fonti che Suor Lucia scrisse ciò che doveva scrivere in obbedienza al vescovo nei primi giorni – dal 2 al 9 – del gennaio 1944.

Quindi se l’“1”, la cifra iniziale della data, volesse significare gennaio, ciò vorrebbe dire che Suor Lucia – o qualcuno al posto suo – aveva utilizzato un sistema di datazione in vigore negli Usa. Il che appare certamente a dir poco problematico. A meno che non si volesse introdurre volutamente un errore nel testo; così come è problematico l’uso del termine “cattedrale di Roma”.

QUANTI DUBBI SULL’AUTENTICITA’

Saverio Gaeta, giornalista e scrittore con alle spalle diverse pubblicazioni sul “caso” Fatima, conferma ad ALETEIA.ORG la non originalità del documento: «Quella presentata nel libro su Fatima dello scrittore spagnolo José Maria Zavala è una fotografia che conosciamo sin dal 2010, quando venne pubblicata sul sito http://www.traditioninaction.org. Il vero nodo è proprio questo: si tratta di un file e non di un manoscritto cartaceo».

Perciò, prosegue Gaeta, «la perizia grafologica che viene citata come attestazione della veridicità del documento non ha molto senso, poiché non è certamente stato possibile valutare cose importantissime come la grandezza delle singole parti dello scritto, la pressione della penna sul foglio, la costanza del tratto e dell’inchiostro utilizzato…».

PAROLE RITAGLIATE: UN TESTO FARLOCCO

Non essendoci questa prova, sottolinea il giornalista, «risulta possibile qualsiasi altra ipotesi, compresa la realizzazione di un testo farlocco, attribuito a suor Lucia, mediante l’utilizzo di programmi software come Photoshop: basta ritagliare le parole da altri manoscritti della suora (disponibili anche su Internet) e omologare la grandezza dei caratteri, per confezionare un bel documento falso».

‘GLI OCCHI DEL DIAVOLO’

Anche il contenuto, del resto, «suscita enormi perplessità». Il linguaggio «non sembra proprio quello della Vergine, per esempio con il suo riferimento allo “sguardo demoniaco” del Santo Padre: fra l’altro, oggi questo viene attribuito a Francesco, ma nel 2010 era stato riferito a Benedetto XVI, persino mettendo il link a una sequenza di primi piani degli occhi di papa Ratzinger!».

“SAN PIETRO? ASSURDO”

Risulta inoltre «assurdo» il riferimento alla basilica di San Pietro «come “la cattedrale di Roma [che] deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima”. Chiunque sa che la cattedrale di Roma è San Giovanni in Laterano, mentre eventualmente in Vaticano c’è “la cattedra” di Pietro».

Uno «svarione» simile, osserva Gaeta, «non sembra proprio che possa venire compiuto a livello celeste, essendo la Madonna quella che avrebbe dettato tali frasi a suor Lucia».

“PESCE D’APRILE”?

Una serie di considerazioni, queste, che rivelano come totalmente falsa la “rivoluzionarietà” del documento. «Si potrebbe continuare a fare un’analisi precisa di ogni frase, ma non ne vale la pena. Basti dire che anche la data dell’ipotetica stesura, il 1° aprile 1944 (che potrebbe anche essere indizio di un “pesce d’aprile”), risulta completamente estranea alla cronologia che conosciamo riguardo alla stesura da parte di suor Lucia della terza parte del Segreto, che venne redatto il 3 gennaio di quell’anno. A meno che – conclude Gaeta – l’autore non sia di madrelingua americana e non abbia fatto un ulteriore errore, ponendo come prima cifra quella del mese e come seconda quella del giorno, come si usa negli Stati Uniti…».

Per tutto il secolo scorso, individui di ogni parte del mondo hanno sviluppato delle teorie per decifrare il messaggio nascosto dei tre “segreti” di Fatima, ma suor Lucia disse che l’interpretazione apparteneva non al veggente ma alla Chiesa. Spetta alla Chiesa interpretare i vari segni e simboli di Nostra Signora di Fatima per offrire ai fedeli una chiara guida nella comprensione di ciò che Dio vuole rivelarci.

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Suor Lucia e S. Giovanni Paolo II 

La Chiesa ha fatto esattamente questo nel 2000, quando l’allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scrisse un lungo commento-interpretazione a livello teologico del famoso “terzo segreto”. 

Nel commento teologico ufficiale del Terzo segreto di Fatima, da parte dell’allora card. Joseph Ratzinger, dopo aver puntualizzato già ai tempi che il Segreto è stato «pubblicato integralmente», vi si aggiunge: «Chi legge con attenzione il testo del cosiddetto terzo “segreto” di Fatima, resterà presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni che sono state fatte. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato».

Suor Lucia ha confermato che la visione avuta si è realizzata e conclusa con l’attentato a Giovanni Paolo II e ha interpretato la terza parte del “segreto” non in uno scritto   nascosto da Benedetto XVI e “colleghi”, ma in una lettera a Giovanni Paolo II del 12 maggio 1982, riferendosi agli errori dell’Unione Sovietica. Il card. Tarcisio Bertone, vice di Ratzinger alla Congregazione del Sant’Uffizio, dopo aver a lungo conversato con la veggente, ha replicato proprio ai sostenitori dello scritto di suor Lucia nel libro “L’ultimo segreto di Fatima” (edizione 2007 e 2010): «Quella parte del discorso in prima persona non è stato censurato perché non esiste. Non esiste quel testo. E non lo affermo per partito preso, ma perché la conferma che la terza parte del “Segreto” è quella pubblicata, è venuta direttamente da suor Lucia. La profezia non è aperta sul futuro, si è realizzata nel passato, nell’evento indicato (da suor Lucia e da tutti i pontefici, ndr). Non ci si vuole arrendere all’evidenza». E, come ha rilevato il vaticanista Andrea Tornielli: la prefazione delle due versioni del libro del card. Bertone è formata da una lettera di Benedetto XVI.

Fonti

http://www.uccronline.it/2016/05/28/benedetto-xvi-smentisce-ancora-antonio-socci-il-terzo-segreto-di-fatima-rivelato-per-intero/

CONGREGAZIONE
PER LA DOTTRINA DELLA FEDE   
IL MESSAGGIO DI FATIMA: 

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000626_message-fatima_it.html

L’Annunciazione del Signore e il sublime valore dell’ AVE MARIA

PREGHIERA A MARIA SANTISSIMA

O Vergine santa, che l’arcangelo Gabriele salutò “piena di grazia” e “benedetta tra tutte le donne”, noi adoriamo il mistero ineffabile dell’Incarnazione che Dio ha compiuto in te.

L’amore ineffabile che porti al frutto benedetto del tuo seno, 

ci è garanzia dell’affetto che nutri per noi, per i quali un giorno

 il Figlio tuo sarà vittima sulla Croce. 

La tua annunciazione è l’aurora della redenzione 

e della salvezza nostra.

Aiutaci ad aprire il cuore al Sole che sorge e allora il nostro tramonto terreno si  muterà in alba immortale. Amen.
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 PREGHIERA IN ONORE DELL’ANNUNCIAZIONE

 I. Sia benedetto, o Maria, quel saluto celeste, che vi diede nell’annunziarvi l’Angelo di Dio. Ave, Maria..
II. Sia benedetto, o Maria, quella grazia sublime di cui piena vi predicò l’Angelo di Dio. Ave, Maria..
III. Sia benedetto, o Maria, quell’annunzio felice, che dal cielo vi recò l’Angelo di Dio. Ave, Maria..
IV. Sia benedetta, o Maria, quella profonda umiltà, con cui vi dichiaraste Ancella di Dio. 
Ave, Maria..
V. Sia benedetta, o Maria, quella perfetta rassegnazione, con cui v’assoggettaste al volere di Dio. Ave, Maria..
VI. Sia benedetta, o Maria, quell’Angelica purità, con cui riceveste nel vostro seno il Verbo di Dio. Ave, Maria..

VII. Sia benedetto, o Maria, quel beato momento, in cui della vostra carne vestiste il Figliuolo di Dio. Ave, Maria..
VIII. Sia benedetto, o Maria, quel fortunato momento in cui diveniste madre del Figliuolo di Dio . Ave, Maria..
IX. Sia benedetto, o Maria, quel sospirato momento, in cui cominciò l’umana salute con l’Incarnazione del Figliuolo di Dio. Ave, Maria..

Il saluto e l’annuncio dell’arcangelo Gabriele “ave gratia plena Dominus tecum benedicta tu in mulieribus” hanno dato origine alla preghiera dell’Ave Maria. La sua ricorrenza è convenzionalmente fissata al 25 marzo, nove mesi esatti prima del Natale, in quanto la dottrina cristiana fa coincidere l’Annunciazione con il momento del concepimento miracoloso di Gesù. 

“Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi”, ha scritto Sant’Agostino in uno dei suoi sermoni, e l’Annunciazione lo dimostra.

L’Annunciazione del Signore è una delle principali feste mariane che la Chiesa ha inserito nel calendario Liturgico. L’episodio è descritto nel Vangelo di Luca (1, 26-38) : l’arcangelo Gabriele annuncia a Maria, vergine, sposa di Giuseppe, il concepimento del Figlio dell’Altissimo.

Come l’intenzione di Dio – la sua Parola d’assenso – era necessaria per la creazione e per l’espansione dell’universo, così il “Sì” (il Fiat) di Maria era necessario alla salvezza dell’universo stesso.

Dio ha detto “Sia…”(Fiat) , e da lì è derivata la luce. All’Annunciazione è stata la creatura creata a pronunciare la Parola. “Sì”, ha detto Maria, “Sia…”, e da lì è derivata la luce del mondo.

” Ecco l’ancella del Signore. Sia fatto di me secondo la tua parola”.

Nel giorno in cui ricordiamo l’Annunciazione in modo speciale, la Chiesa ci mette costantemente davanti questa grande verità e questo mistero sempre istruttivo raccomandando la recita quotidiana dell’Angelus, le cui parole ci riportano continuamente all’inizio, a quella prima lezione, per istruirci in modo permanente – il promemoria del fatto che ogni “Sì” ci mantiene su una via di cui Dio è la guida. E poi questo fa qualcos’altro. Ci immerge in un mistero imponderabile ma in cui è sempre bello affondare:

E il Verbo si fece carne. E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ricordare ogni giorno l’incarnazione è anche ricordare la passione e la morte di Gesù Cristo, ogni giorno, il che è anche ricordare che non c’è nulla che soffriamo nella vita a cui Dio non abbia acconsentito di soffrire per puro amore nei nostri confronti, nel Suo folle amore della Croce. È infine ricordare che questo amore, questo consenso, questo “Sì”, ha conquistato tutti, il che vuol dire che siamo – con ogni resa, con ogni nostro “Sì” – resi continuamente liberi, in Cristo.

Quelle parole dell’Annunciazione vengono ricordate  nei misteri gaudiosi del Rosario e ci riportano continuamente a ciò che è reale, vero e salvifico; la nostra prospettiva è rivolta a Cristo, e al paradiso.

Un’antifona nell’officio delle letture ci esorta dicendo: “Arrenditi a Dio, ed Egli farà qualsiasi cosa per te”. 

Nel caso di Dio, è vero; più ci arrendiamo ai Suoi obiettivi, più rinunciamo alla nostra volontà, più assistiamo alla propulsione della Sua volontà nella nostra vita, il che vuol dire cooperare con i Suoi obiettivi per il mondo intero.

” Ecco l’ancella del Signore. Sia fatto di me secondo la tua parola… E il Verbo si fece carne. E venne ad abitare in mezzo a noi…”

La preghiera dell’Angelus Domini (L’Angelo del Signore) del mattino, del mezzogiorno e della sera, ha una storia molto bella.

Fu cara a sommi Pontefici, in particolare al Papa Paolo VI, e “carissima” a Papa Giovanni Paolo II che l’ha costituita momento d’incontro con i fedeli di tutto il mondo, in piazza san Pietro, per le sue esortazioni paterne, per le sue conversazioni amichevoli, confidenziali. Paolo VI l’ha inclusa nel suo documento meraviglioso sulla devozione alla Madonna e che porta il titolo di: “Marialis cultus ” (la devozione alla Madonna). «Maria è il più grande dono che Dio abbia fatto all’umanità. Capolavoro del Creatore. Riflesso evidente di Dio. Miracolo di natura e di grazia. È colei a cui è toccato il prodigio unico di essere immacolata, perfettissima, purissima»
(Paolo VI).

La prima notizia dell’Angelus Domini risale al 1269, al tempo in cui era Generale dell’Ordine francescano san Bonaventura da Bagnoregio, detto il “dottore serafico”. Fu un Capitolo Generale dei Frati Minori tenutosi a Pisa in quell’anno che prescrisse ai religiosi di salutare la Madonna ogni sera con il suono della campana e la recita di qualche Ave Maria, ricordando il mistero dell’Incarnazione del Signore.

Il noto letterato fra Bonvesin de la Riva, milanese, vissuto dal 1240/50 al 1313, appartenente all’Ordine degli Umiliati, fece sua la disposizione dei frati francescani ordinando alla città di Milano e dintorni di suonare ogni sera l’Ave Maria. Da Milano la pia usanza si estese un po’ dovunque. La notizia giunse agli orecchi di Papa Giovanni XXII (1245-1334) il quale la incoraggiò e ordinò al suo Vicario Generale di Roma di far suonare la campana ogni giorno, perché la gente “si ricordi” di recitare tre Ave Maria in onore dell’Annunciazione di Maria, detta comunemente “il saluto dell’Angelo “.

Il cammino continuò sempre più spedito. Dalla sera si passò anche al mattino, a partire dal 1400 in poi. Nel 1456 il papa Callisto III prescrisse il suono delle campane dell’Angelus anche a mezzogiorno con la recita di tre Ave Maria. Il re Luigi Xl ordinò, in Francia, il suono delle campane invitando i suoi sudditi a ricordarsi della Vergine Madre di Dio, e lui stesso all’annuncio scendeva da cavallo e s’inginocchiava sulla nuda terra.

IL SUBLIME VALORE DELL’ AVE MARIA di Don Marcello StanzioneRisultati immagini per ave maria testo italiano preghiera

La salvezza del mondo cominciò con l’Ave Maria: da essa dipende anche quella di ognuno in particolare. L’Ave Maria è una rugiada celeste che bagna la terra dell’anima, perché porti frutto a suo tempo. E’ indizio probabile di dannazione il recitarla con avversione, tiepidezza e negligenza (Monfort). Seminiamo perciò le Ave Maria, ovunque ed in ogni tempo. Beate le azioni chiuse fra due Ave Maria.

Queste le lodi dell’Ave Maria, cantate da San Luigi Maria Grignon de Monfort (Trattato 252): avemaria_gq2d3fi8

E’ la più bella delle preghiere, dopo il Pater.
E’ il complimento più perfetto che si possa fare a Maria Santissima, poiché è quello che Dio stesso Le fece fare dall’Arcangelo Gabriele per guadagnarsene il Cuore. Con esso ce le guadagneremo infallibilmente anche noi, se lo diremo come si deve, cioè con: Attenzione – Devozione – Modestia.
E’ il nemico del diavolo, che pone in fuga.
E’ il martello che lo schiaccia.
E’ la santificazione delle anime.
E’ l’allegrezza degli Angeli.
E’ la melodia dei predestinati.
E’ il cantico del Nuovo Testamento.
E’ il diletto di Maria.
E’ la gioia della Santissima Trinità.
E’ un bacio casto ed affettuoso a Maria.
E’ una rosa vermiglia che Le si presenta.
E’ una perla preziosa che Le si offre.
E’ una coppa di miele che Le si porge.
In conclusione: Siamo perciò pregati vivamente, per l’amore che portiamo in Gesù e Maria, DI RECITARLA FREQUENTEMENTE, SPECIALMENTE DICENDO IL Santo Rosario. Nel momento della morte benediremo il giorno e l’ora in cui ci avremo creduto, perché, dopo avere seminato nelle benedizioni di Gesù e di Maria, raccoglieremo benedizioni eterne in Cielo.

ATTI DI FEDE CONTENUTI NELL’AVE MARIA

Ave
Fede nell’esistenza degli Angeli, messaggeri celesti agli uomini. Devozione all’Arcangelo Gabriele, messaggero dell’Incarnazione ed al nostro Angelo Custode.

Maria
Fede nella grandezza e potenza di questo Nome. Devozione verso di Esso, invocandolo con rispetto, amore e fiducia.

Gratia plena
Fede nel mistero della pienezza della grazia in Maria, fin dall’istante della Sua Immacolata Concezione. Devozione nel conservare gelosamente o nel prontamente riacquistare con la Confessione o con l’Atto di Contrizione o di Dolore, la grazia, senza la quale nulla possiamo fare, ma con la quale tutto ci è possibile.

Dominus tecum
Fede nell’unione di Dio con l’anima di Maria e con ogni anima, con la grazia, che è Dio in noi. Devozione di fare sempre la Volontà di Dio, affinché Egli sia sempre con noi.

Benedicta tu in mulieribus
Fede nell’eccellenza di Colei che è Vergine singolare, primogenita e prediletta fra tutte le creature. Benedetta da Dio, procura che lo sia pure da noi e da tutte le generazioni con una vera Devozione e con l’Apostolato Mariano.

Benedictus fructus ventris tui Jesu
Fede nel mistero dell’Incarnazione. Devozione al Nome di Gesù, davanti a cui piegano il ginocchio gli abitanti del Cielo, della Terra e degli Abissi. Non vi è altro Nome per cui possiamo essere salvi e ricevere l’eterna benedizione del Padre celeste.

Sancta Maria
Fede nella santità di Maria. La devozione a Maria è la via più breve, facile e sicura per raggiungere anche noi la santità a cui tutti siamo chiamati.

Mater Dei
Fede nella divina Maternità di Maria e nella Sua perpetua Verginità. Devozione all’Angelus, che ci ricorda ogni giorno che Maria, diventando Madre del Cristo, è diventata pure Madre nostra.

Ora pro nobis
Fede nella Mediazione di Maria. Devozione al Santo Rosario, con cui mettiamo in esercizio la Mediazione di Maria.

Peccatoribus
Fede nella misericordia di Maria e nella gravità del peccato. Devozione nel pregare per i peccatori Colei che la Chiesa invoca quale Avvocata e Rifugio dei peccatori.

Nunc
Fede nell’assoluto nostro bisogno della grazia e nella continua, amorosa ed efficace protezione di Maria, che Lei esercita elargendoci le grazie attuali. Devozione al pensiero della presenza di Maria ed invocazione alla Virgo Fidelis, per ottenere la corrispondenza alla grazia, con cui possiamo diventare tutti santi.

Et in hora mortis nostrae
Fede nei Novissimi e nella vita futura e nell’aiuto speciale che Maria Santissima, Nostra Signora della Buona Morte, concede ai Suoi devoti in morte. Devozione all’esercizio mensile della buona morte e nel mettersi, ogni sera, nello stato in cui vorremmo trovarci in quel momento.

Amen
Fede e speranza nella gloria che ci attende. Devozione nel ripetere l’Amen della sottomissione alla Volontà di Dio e dell’unione al Suo beneplacito in tutte le circostanze della vita, dolorose o liete.mb3

L’ARCANGELO DELL’ANNUNCIAZIONE, SAN GABRIELE “FORZA DI DIO “

PREGHIERE A SAN GABRIELE ARCANGELO

O Dio, che tra tutti gli Angeli hai scelto l’Arcangelo Gabriele per annunciare il mistero della tua Incarnazione, concedi, te ne preghiamo, che celebrando la sua festa sulla terra, noi sperimentiamo gli effetti del suo Patrocinio nel Cielo. Amen.

O glorioso arcangelo san Gabriele, mi unisco alla gioia che hai provato nel recarti come celeste messaggero a Maria: ti sei presentato a lei con rispetto, l’hai salutata con devozione e con amore, e primo fra gli angeli, hai adorato il Verbo incarnato nel suo seno. Ti prego di ottenermi di ripetere, con gli stessi tuoi sentimenti, il saluto che allora hai rivolto a Maria e di manifestare lo stesso amore con cui hai accolto il Verbo fatto Uomo. 

Fosti tu, o Gabriele, ad insegnarci la salutazione angelica da porgere a “Maria, piena di grazia”; tu a portarci dal cielo questa lode incomparabile; fosti il primo a pronunciarla, poi i figli della Chiesa, che da te l’appresero, la ripetono in tutta la terra, giorno e notte. Fa’ che la nostra grande Regina sempre l’ascolti sulle nostre labbra.Risultati immagini per saint gabriel archangel

O amico degli uomini, Arcangelo San Gabriele, continua il tuo ministero in nostro favore, circondati come siamo da nemici terribili, ancor più audaci quanto più noi siamo deboli; vieni in nostro aiuto e fortifica il nostro coraggio. Assisti i cristiani in questo tempo di conversione e di penitenza; fa’ che comprendiamo tutto ciò che dobbiamo a Dio, dopo avvenuto il mistero dell’Incarnazione di cui tu fosti il primo testimone. Abbiamo dimenticato i nostri doveri verso l’Uomo-Dio e lo abbiamo offeso: illuminaci, in modo che siamo d’ora in poi fedeli alle sue lezioni ed ai suoi esempi. Eleva la nostra mente alla tua gloriosa dimora; fa’ che meritiamo d’occupare fra i gradi della tua gerarchia i seggi lasciati vacanti dalla defezione degli angeli ribelli, e che sono destinati agli eletti della terra.

Intercedi, o Gabriele, per la Chiesa militante e difendila contro l’inferno. I tempi sono iniqui e si sono scatenati gli spiriti del male: non possiamo resistere loro, senza l’aiuto del Signore. Dai santi Angeli attende la sua Sposa la vittoria: mostrati in prima linea, o Arcangelo forza di Dio; sconfiggi l’eresia, contieni lo scisma, dissipa la falsa sapienza, confondi la vana politica, desta l’indifferenza, affinché Cristo da te annunciato regni sulla terra che ha redenta e possiamo venire a cantare con te e con tutta la milizia celeste: Gloria a Dio! pace agli uomini!

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 873-87

L’ARALDO DELLA RIVELAZIONE DIVINA, L’ARCANGELO GABRIELEIl nuovo calendario ha riunito in una sola celebrazione, quella del 29 settembre,  i tre santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, la cui festa cadeva rispettivamente il 29 settembre, il 24 marzo e il 24 ottobre. Noi vogliamo ricordare San Gabriele anche oggi, 24 marzo, il giorno precedente la Festa dell’Annunciazione del Signore.

IL NOME GABRIELE sembra essere composto dalle parole ebraiche gebher: uomo, e ‘el: Dio. Dunque significa Uomo di Dio, o Forza di Dio. Praticamente tutte le missioni e le manifestazioni di quest’Arcangelo sono strettamente connesse alla venuta del Messia. (Dan 8,16ss; 9,21 ss.)
La più accurata profezia riguardante il tempo della venuta di Cristo fu fatta da San Gabriele al profeta Daniele. Immediatamente prima della venuta di Cristo incontriamo l’Arcangelo Gabriele nel Tempio di Gerusalemme, che annuncia a Zaccaria la nascita di un figlio, Giovanni Battista, il precursore di Cristo: “Io sono Gabriele, che sto al cospetto di Dio, e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio.” (Lc 1,19).

"L'annunciazione", dipinto di Luca GiordanoIl più importante e sicuramente il più gioioso messaggio commissionato ad un Angelo fin dalle origini dei tempi, fu quello portato dall’Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria, in cui le annuncia l’incarnazione del Verbo di Dio e la nascita di Cristo, il Salvatore dell’umanità, chiedendo il suo consenso ai piani divini di salvezza.
La semplicità e la grandezza celestiale di questo messaggio, raccontato a noi da colei che era l’unica testimone della buona notizia di Gabriele, dovrebbe essere letto interamente per capire la sublime e delicata missione di Gabriele nell’opera della redenzione umana. È la prima volta che un Principe della corte del cielo si manifesta ad una creatura, una giovane donna, con una deferenza e un rispetto tale come un principe dovrebbe mostrare alla sua regina. La discesa dell’angelo sulla terra segnava l’alba di un nuovo giorno, l’inizio di un nuovo patto, il compimento delle promesse di Dio al suo popolo: “L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe, e la vergine si chiamava Maria.”

Saggezza celestiale, tatto ed abilità sono evidenti nella conversazione di Gabriele con la Vergine Maria: “L’angelo essendo entrato le disse: Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.” Gabriele deve dominare la reazione di sorpresa di Maria, dovuta sia alla sua apparizione sia al suo speciale “modo di salutare”. Egli deve preparare e disporre la sua pura mente verginale all’idea della maternità, e ottenere il suo consenso a diventare la madre del Figlio di Dio. Gabriele assolve nobilmente il suo compito: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.” Egli la chiama con il suo nome, proprio per infonderle fiducia e per mostrare affetto e sollecitudine nel suo turbamento. Il grande messaggio dell’Incarnazione le viene presentato come un decreto dell’Altissimo, predetto secoli prima dai profeti, e annunciato adesso a lei come un evento imminente che dipende dal suo consenso: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.258-1c3e265f-402a-4391-a8b7-23cfbac8eb8dA queste parole dell’Angelo, divenne chiaro a Maria che il suo bambino doveva essere il Messia promesso, il Figlio di Davide. Ma ella non comprendeva come conciliare il suo voto di verginità con la maternità promessa, allora chiese: “Come potrà accadere, io non conosco uomo.” La risposta di Gabriele mostra che Dio rispetta il voto di verginità di Maria e dunque vuole renderla madre senza un padre umano, ma in modo unico e miracoloso: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te scenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo.”

Come ultima parola di incoraggiamento e, allo stesso tempo, un’informazione molto gratificante, l’Arcangelo Gabriele rivela a Maria che la sua anziana e sterile cugina Elisabetta è incinta ed è al suo sesto mese di gravidanza. Questo argomento finale viene affrontato per “provare che niente è impossibile a Dio.

Maria, ferma nella sua profonda umiltà, rispose: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto.” Questa risposta era il consenso di Maria, un consenso atteso per cieli e per terre. L’Arcangelo Gabriele partì da Maria per portare a tutti gli angeli la gloriosa notizia dell’Incarnazione del Verbo.

Sembra molto probabile che Gabriele, l’Arcangelo dell’Annunciazione, ricevette un compito speciale di custodia della Santa Famiglia di Nazareth. Egli fu probabilmente l’Angelo che portò “la buona notizia della grande gioia” ai pastori “che erano di guardia di notte al loro gregge,” la notte in cui nacque Cristo dalla Vergine Maria in Betlemme. Notiamo, in questa occasione, la stessa procedura utilizzata prima per calmare la paura e la sorpresa, come lo era stato nel caso dell’Annunciazione a Maria: “Non abbiate paura poiché io vi annuncio una buona novella di grande gioia… Oggi è nato per voi il Salvatore, il Cristo Signore, nella città di Davide.” Chi altri poteva essere il messaggero di una tale buona notizia, se non colui che lo aveva promesso per mezzo del profeta Daniele, e portato l’annuncio a Maria, l’Arcangelo Gabriele?

Dopo aver annunciato il gioioso messaggio, l’Arcangelo viene circondato immediatamente da una moltitudine di schiere celesti, che cantano, per la prima volta, il cantico della celeste Gerusalemme. Era opportuno che fosse l’Arcangelo della Redenzione ad intonare il cantico della redenzione umana: “Improvvisamente si formò attorno all’Angelo una moltitudine di schiere celesti, che lodavano Dio, e dicevano:”Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.” (Lc 2,12 ss.)41b846ad-bb1b-47ab-bab7-50c080a16260_largeI compiti di Gabriele verso il Messia non terminano con la sua nascita. Gabriele fu probabilmente l’Angelo che “apparve in sogno a Giuseppe”, dapprima a Betlemme quando lo avvisò dicendogli: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. (Mt 2,13) Dopo la morte di Erode, l’Angelo riapparve di nuovo a san Giuseppe in Egitto, per dirgli di riportare il bambino e sua madre nella terra d’Israele.

Gabriele che è la “Forza di Dio”deve essere stato l’angelo menzionato da San Luca, nel suo racconto dell’agonia di Cristo nell’Orto del Getsemani: “E gli apparve un angelo dal cielo a confortarlo”( Lc 22,43).Risultati immagini per angelo resurrezione Era giusto che l’Angelo che aveva assistito all’agonia del Signore, e che aveva annunciato la sua venuta, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, dovesse essere anche il primo ad annunciare al mondo la sua Resurrezione, il suo trionfo sul peccato e la morte il mattino di Pasqua: “Un angelo del Signore sceso dal cielo si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.” (Mt 28,2)

È molto probabile che San Paolo si riferisca all’Arcangelo Gabriele quando parla della seconda venuta di Cristo alla fine del mondo, quando la battaglia di San Michele contro Satana terminerà, e quando non ci sarà più bisogno di tutti i rimedi fisici e spirituali di San Raffaele. Sembra che dei tre Arcangeli a noi noti, San Gabriele sia l’unico che, con voce potente, chiamerà la morte alla vita e al giudizio: “Il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo; e i morti in Cristo risorgeranno.” (1Tess 4,15). La voce dell’Arcangelo e il suono della tromba di Dio sembrano essere la stessa cosa, avendo lo scopo di trasmettere il divino comando ai morti di risorgere di nuovo, con il potere dell’Onnipotente Dio. La resurrezione dei “morti che sono in Cristo” è la conseguenza, la raccolta dei frutti della Redenzione. Gabriele, che favoriva il lungo soggiorno della vita dell’uomo sulla terra, preparando l’uomo al lavoro della Redenzione per mezzo del Messia, sembrerebbe essere anche il primo tra gli angeli inviati per radunare gli eletti, dai quattro angoli della terra.Risultati immagini per angelo del giudizio universale

Il papa emerito Benedetto XVI il 29 settembre 2007 ha detto riguardo all’angelo dell’Annunciazione: “ Incontriamo l’Arcangelo Gabriele soprattutto nel prezioso racconto dell’annuncio a Maria dell’incarnazione di Dio, come ce lo riferisce san Luca (1,26-38). Gabriele è il messaggero dell’incarnazione di Dio. Egli bussa alla porta di Maria e, per suo tramite, Dio stesso chiede a Maria il suo “si” alla proposta di diventare la Madre del Redentore: di dare la sua carne umana al Verbo eterno di Dio, al Figlio di Dio. Ripetutamente il Signore bussa alle porte del cuore umano. Nell’Apocalisse dice all’ “angelo” della Chiesa di Laodicea e, attraverso di lui agli uomini di tutti i tempi: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (3,20).

Il Signore sta alla porta – alla porta del mondo e alla porta di ogni singolo cuore. Egli bussa per essere fatto entrare: l’incarnazione di Dio, il suo farsi carne deve continuare sino alla fine dei tempi. Tutti devono essere riuniti in Cristo in un solo corpo; […]. Cari amici, è vostro compito bussare in nome di Cristo ai cuori degli uomini. Entrando voi stessi in unione con Cristo, potrete anche assumere la funzione di Gabriele. Portare la chiamata di Cristo agli uomini”.

di Don Marcello Stanzione

PREGHIERA  a SAN GABRIELE – Protettore dell’infanzia.
O buonissimo, o fedelissimo e santo Arcangelo Gabriele,
tu che ricevesti da Dio la missione di custodire la Madonna
e quindi, standole accanto, di vegliare sulla Santa Infanzia di Gesù,
sii la guida di tutti i genitori, il protettore di tutti i bambini fin dal grembo materno.
Condividi con noi le tue luci, colmaci della Saggezza divina e dell’Amore celeste, perché possiamo comprendere ed accompagnare correttamente le anime che ci è dato di educare. Guida e proteggi gli orfani, i fanciulli e i giovani, specialmente quelli che soffrono. Amen.

PREGHIERA ALL’ARCANGELO GABRIELE, protettore delle tecniche audiovisive (Il 1° aprile 1951, il Papa Pio XII, con una breve apostolica, proclamò San Arcangelo Gabriele come patrono delle telecomunicazioni, motivo per il quale oggi lo si considera il diretto protettore di Radio Vaticana)scritta dal beato Don Giacomo Alberione, fondatore della società S. Paolo:

“O Padre celeste, ti ringrazio per aver scelto tra gli angeli San Gabriele a portare l’annuncio dell’Incarnazione e Redenzione dell’umanità. Maria accolse con fede l’annunzio, ed il Tuo figlio s’incarnò e, morendo sulla Croce, redense tutti gli uomini. La maggior parte di essi però non ha ancora ricevuto il messaggio della salvezza e vive nelle tenebre. San Gabriele, protettore delle tecniche audiovisive, cinema, radio e televisione, supplica il Maestro Gesù perché, con questi potenti mezzi, la Chiesa possa, al più presto, predicare la verità divina da credere e indicare la via da seguire. Che questi doni di Dio servano all’elevazione e alla salvezza di tutti. Che mai queste tecniche siano adoperate per l’errore e la rovina delle anime! Che ogni uomo accolga docilmente il messaggio di Gesù Cristo. San Gabriele, prega per noi e per l’apostolato delle tecniche audiovisive. Amen”

CORONCINA

IN ONORE DI

SAN GABRIELE ARCANGELO

 

Nel nome del Padre e del figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

 Gloria al Padre

Invocazione allo Spirito Santo

Credo

Glorioso arcangelo san Gabriele, Dio ti ha manifestato il suo amore scegliendoti tra tutti gli angeli per portare al mondo l’annuncio dell’incarnazione del Salvatore: aiutaci a vivere sempre alla presenza di Dio e a diventare testimoni veri della sua parola.

Padre nostro Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, sei tu il messaggero di Dio che annunciò a Zaccaria la nascita di suo figlio, san giovanni Battista, in quanto precursore del Messia fa’ che la potenza di Dio susciti una speranza di vita nuova nel cuore degli uomini più disperati.

Padre nostro Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, tu che hai provato una gioia infinita nell’annunciare l’incarnazione del figlio di Dio in una piccola Vergine di Nazaret, aiutaci ad accogliere Gesù, come la Vergine Maria, in un cuore pieno d’Amore.

 Padre nostro  Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, ambasciatore dell’Altissimo, hai provato una gioia indicibile nel contemplare la maternità della Beata Vergine Maria: la tua intercessione sostenga le madri di famiglia che hanno conosciuto la gioia di trasmettere il dono della vita.

Padre nostro Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, sei apparso alla Vergine Maria dicendo: “Ti saluto o piena di grazia, il signore è con te…Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio”. Ottienimi, ad imitazione della Vergine Maria, una profonda riconoscenza per le meraviglie che Dio compie in ciascuno di noi.

Padre nostro Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, tu che rassicuri Maria preannunciando che su di lei scenderà lo Spirito Santo e che diventerà madre senza perdere la sua verginità, donaci di conoscere e di annunciare a tutti la gioia di essere da Dio gratuitamente amati.

Padre nostro Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, che riveli a Maria che “nulla è impossibile a Dio”, parlando di Elisabetta che nella sua vecchiaia ha concepito un figlio, accompagna le coppie provate che non riescono a dar vita a un nuovo essere, affinchè scoprano la presenza della grazia di Dio che li ha uniti.

Padre nostro  Ave Maria Gloria al Padrecandelafiore

Don Filippo T. esorcista: «Io che combatto ogni giorno contro Satana, ho visto cose disumane, ma sono sereno, perchè sto dalla parte del Vincitore»

Papa Francesco ha esortato, in alcuni casi, a coinvolgere gli esorcisti per risolvere i problemi spirituali. Don Filippo, che è uno di loro, ci ha spiegato che il numero delle persone che si rivolgono a lui è in crescita: ogni giorno ne incontra almeno tre o quattro che temono di essere possedute dal diavolo

Quando Don Filippo T. viene chiamato per un esorcismo, comincia con una preghiera semplice. Con la lettura della Parola di Dio, le invocazioni, le benedizioni. Poi arriva il momento di intensificare il rito, per capire se l’esorcismo è davvero quello che serve: impone le mani sulla testa della persona da aiutare e recita la parte più profonda della preghiera, ma lo fa in silenzio. «Per non suggestionare – spiega -. Se alla preghiera silenziosa corrisponde una reazione viva, questo può essere il segno che c’è bisogno dell’esorcismo».

In ogni diocesi, il vescovo delega almeno un sacerdote a praticare gli esorcismi. Don Filippo è stato chiamato a occuparsene e, da allora, ogni giorno incontra almeno tre o quattro persone che temono di poter essere state«possedute»dal demonio.

E Papa Francesco l’ha detto chiaramente: i confessori devono essere attenti, perché se si rendono conto «della presenza di veri e propri disturbi spirituali – che possono anche essere in larga parte psichici, e ciò deve essere verificato attraverso una sana collaborazione con le scienze umane», non devono esitare «a fare riferimento a coloro che, nella diocesi, sono incaricati di questo delicato e necessario ministero, vale a dire gli esorcisti. Ma questi devono essere scelti con molta cura e molta prudenza».

Sono cinquecentomila gli italiani che ogni anno chiedono un esorcismo. E il loro numero aumenta. «E si capisce il perché – spiega il sacerdote -. Gli uomini sono assetati di spiritualità, ma non sempre la cercano nel posto adatto. Non c’è provincia che non abbia i suoi santoni, i cartomanti, gli esperti dell’occulto. E spesso arrivano da me persone che, prima, sono state dai cosiddetti “maghi”, che hanno promesso di liberarli da situazioni negative, da malefici. Nella “migliore” delle ipotesi sono cialtroni, che però spesso rubano un sacco di soldi, nella peggiore dei cultori dell’occulto. Per un po’ quelle persone sembrano stare meglio, poi ricadono».

Nei primi mesi da esorcista, Don Filippo era «stupito dal numero di persone disturbate a livello spirituale. Quando ho ricevuto l’incarico di esorcista diocesano, pensavo di non avere molto da fare, invece ho dovuto ricredermi. Poco fa ho ricevuto una coppia con un bambino. Ci sono famiglie, giovani, anziani».

Spesso si rivolgono a lui dopo avere chiesto aiuto a maghi e santoni per riuscire a elaborare un lutto, affrontare una malattia, una crisi famigliare o di coppia. «Cercano disperatamente una soluzione che possa dare sollievo e in fretta». E non lo fanno le persone più «ignoranti»: si cerca la magia soprattutto quando si è benestanti. «Si cerca una tecnica per raggiungere quello che si desidera, e la magia lo può diventare. Una illusoria via d’uscita veloce dai problemi».

Altri possono avere un disturbo psichiatrico, che viene confuso con un diverso tipo di problema. E bisogna fare il «discernimento», capire chi ha davvero bisogno di un esorcismo, fra tutti quelli che pensano sia necessario. «Quasi sempre consiglio solo di riavvicinarsi alla spiritualità cristiana e alla fede». Ma per tre o quattro persone al mese, su un bacino di circa 250 mila abitanti, comincia la preghiera di esorcismo.

La maggior parte delle persone che ne hanno bisogno sono giovani adulti, sui 30 anni. «Sono spesso loro stessi a chiedere aiuto, ma a volte rifiutano di incontrarmi, e allora, per loro, lo fanno i famigliari. È più efficace pregare con la persona interessata, ma la preghiera ha comunque, sempre, un effetto benefico. Spesso i parenti mi portano foto, indumenti. Non è importante averli, perché la fede non è magia, ma li accetto, per non urtare la loro sensibilità. È una forma di rispetto».

I familiari si allarmano, o ci si preoccupa per se stessi, quando il carattere cambia improvvisamente e inspiegabilmente, quando si prova un’avversione a tutto quello che è sacro, alla figura del Papa, o quando un’indole tranquilla lascia spazio a momenti di grande ira. «Possono essere dei segnali anche i sogni premonitori o la conoscenza di aspetti occulti di cui non ci si è mai interessati. Alcuni professionisti si sono rivolti a me perché non riuscivano a gestire un’aggressività che non riconoscevano, o perché si sentivano terribilmente stanchi, avevano sonno, stati d’animo che impedivano di continuare a lavorare».

Don Filippo ha anche assistito a manifestazioni impressionanti: ha visto persone che si caricavano di una forza impressionante, i cui tratti somatici cambiavano in modo evidente. Ha sentito parlare correttamente in lingue sconosciute persone che non potevano in nessun modo averle imparate.

L’esorcismo, per lui, è una prova dell’esistenza di Dio. «Se una preghiera semplice, una benedizione  provocano reazioni simili, sovrannaturali – ci spiega -, è segno che qualcosa di importante sta succedendo».

Lui vive solo, dorme solo. E non sarebbe così strano se avesse paura di tornare a casa, di sera. Se pensasse a qualcosa di sinistro ogni volta che sente un rumore che non riesce a spiegare. «Mi sono abituato a non ricondurre tutto quello che di brutto, di strano o di inspiegabile mi succede alla mia attività di esorcista: riconosco le cose umane. Quello che temo è di non pregare abbastanza, ma non il diavolo. Non so spiegarle perché, ma io non ho paura, e sono sereno anche dopo le giornate in cui assisto alle reazioni più violente. È che mi ritengo dalla parte del Vincitore».

Fonte

Vescovo di Norcia: “Politiche europee difendano famiglia e diritto dei bambini ad avere papà e mamma”

Un appello a difendere la famiglia e il diritto dei bambini ad una mamma e ad un papà; ma anche l’esortazione a guardare a san Benedetto come modello attuale per l’Europa e per la ricostruzione. 

Di fronte al pressing mediatico e giudiziario che rischia di diventare una dittatura minacciando seriamente la famiglia e il diritto dei bambini ad un papà e una mamma, non è possibile tacere. Così in sintesi l’arcivescovo di Spoleto Norcia, mons. Renato Boccardo, questa mattina 21/03/ 2017 a Norcia durante la Messa per la festa di San Benedetto, patrono d’Europa.  E’ stata la prima Eucarestia celebrata all’interno delle mura cittadine dopo il violento terremoto del 30 ottobre scorso, che ha distrutto gran parte dei centri abitati della Valnerina.

La prima messa nel centro di Norcia dopo il sisma
Numerosi i fedeli radunatisi attorno alla statua bianca di San Benedetto, miracolosamente integra, nella piazza centrale. Con loro, giunte da Trevi,  anche le monache benedettine di S. Antonio, il cui monastero è in gran parte da demolire.  Sullo sfondo la facciata “ingabbiata” di quella che era la basilica edificata sul luogo di nascita di Benedetto  e della sua gemella Scolastica. E’ stato un momento di grande speranza, dopo tanta paura  e desolazione.

Mons. Boccardo: anche noi come Benedetto dobbiamo ricostruire
“Benedetto è stato un grande ricostruttore – ha detto mons. Renato Boccardo – Anche noi dobbiamo ricostruire: le ferite del recente terremoto sono ancora sanguinanti e ci vorrà tempo perché si mutino in cicatrici. L’eredità benedettina, decisiva per la nascita dell’Europa e delle sue radici cristiane, è stata indicata dal presule  come riferimento attuale per il Vecchio Continente.

Politiche difendano famiglia e diritto bambini ad avere papà e mamma
L’auspicio espresso è stato che le politiche europee siano orientate alla promozione e difesa della famiglia  “costituita dall’unione stabile di un uomo e di una donna” e “ad assicurare ai bambini l’indispensabile presenza di un papà e di una mamma”. Anche in Italia – ha rilevato l’arcivescovo –  questi principi fondamentali del vivere comune sembrano essere seriamente minacciati, quando il desiderio di qualcuno pretende di essere riconosciuto come diritto garantito dalla legge e quando i tribunali si sostituiscono ai legislatori, esercitando un pressing giudiziario e mediatico che rischia di diventare – o forse è già diventata – una vera dittatura culturale”.

Non tacere di fronte a dittatura culturale
Non possiamo assistere in silenzio a queste aggressioni sistematiche agli ambiti in cui si forma, cresce e si sviluppa il nucleo più profondo dell’umano” ha aggiunto con l’auspicio che la società attuale non stia diventando decadente come quella contemporanea a Benedetto. “ Come cristiani, non vogliamo far mancare il nostro contributo responsabile nella promozione della giustizia e della pace, nella ricerca del bene di tutti, nell’accoglienza senza discriminazioni».

A Norcia tra pochi giorni le celebrazioni del 60.mo del Trattato di Roma
A Norcia, in segno di solidarietà con le popolazioni colpite dal sisma, il prossimo 24 marzo, nell’ambito delle celebrazioni del 60° anniversario del Trattato di Roma è in programma una riunione dei presidenti dei gruppi dell’Europarlamento e dei membri dell’ufficio di presidenza. «È un’occasione propizia – ha detto mons. Boccardo – affinché quanti eletti a Bruxelles e a Strasburgo confermino il sogno europeo e si domandino se il progetto che stanno realizzando rimane fedele all’intuizione dei padri fondatori”: un’Unione Europea fondata non su una base individualistica e materialista, ma  culturale e spirituale. Al termine della Messa la processione col reliquiario di S. Benedetto si è snodata lungo le vie del centro storico, dove poco prima aveva sfilato il corteo storico con i suoi colori accesi e il festoso rullo di tamburi.

CARDINALE BAGNASCO: NO ADOZIONE A COPPIE DELLO STESSO SESSO, NO EUTANASIA. LA FAMIGLIA, costituita da uomo e donna, va sostenuta e difesa.

Il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale, in occasione della prolusione del Consiglio Permanente della Cei, ha detto: “C’è ancora più bisogno d’Europa – afferma il cardinale – ma ad una condizione: che l’Europa non diventi altro rispetto a se stessa, alle sue origini giudaico-cristiane, alla sua storia, alla sua identità continentale, alla  sua pluralità di tradizioni e culture, ai suoi valori, alla sua missione”.  E questo vale anche per i migranti, verso i quali “l’Unione Europea deve uscire dai propri ambienti chiusi, e arrivare idealmente fino alle nostre coste; deve farsi più responsabile e meno giudicante”.

Tra i temi caldi in agenda c’è il testamento biologico. Per Bagnasco “la legge sul fine vita, è lontana da un’impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato. In realtà, la vita è un bene originario. Si rimane sconcertati – dice – anche vedendo il medico ridotto a un funzionario notarile”.

” No poi all’adozione di  bambini da parte di coppie dello stesso sesso. La famiglia costituita invece dall’unione tra un uomo e una donna va sostenuta anche perché è il primo e efficace ammortizzatore sociale”. 

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/21/mons_boccardo_impossibile_tacere_su_attacchi_a_famiglia/1300123

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/20/card_bagnasco_il_lavoro_sia_una_priorit%C3%A0_per_la_politica/1299990

Fedez e J-Ax, i nuovi bulletti del “droga libera, utero in affitto e lobby Lgbt”, al servizio della Massoneria

«Ho usato droghe sintetiche in modo spropositato, so di avere l’aspetto di un narcotrafficante». «Sono diventato un drogato di cocaina, mi devastavo». Il primo a parlare è Fedez, il secondo J-Ax. E’ certamente curioso che i nuovi profeti arcobaleno condividano lo stesso insano passato.

Verrebbe da chiedersi con quale autorità queste due banali soubrette, che fino a ieri avevano ben altre preoccupazioni, oggi pretendano insegnare al mondo cos’è la famiglia e facciano il dito medio a chiunque non la pensi in modo arcobaleno. Certo, le persone cambiano e il passato per fortuna non compromette il presente. Ma è oggi che Federico Leonardo Lucia viene accusato di istigare alla droga tramite i suoi “brani” sui lacci emostatici, mentre Alessandro Aleotti è noto attivista per la legalizzazione delle droghe e bazzica da sempre quel mondo. Certi “valori”rimangono gli stessi per entrambi, a quanto pare.

I comunisti col Rolex, titolo del loro ultimo album, hanno sfruttato la tv berlusconiana per insultare chi si oppone alle adozioni gay, riconducendoli genericamente ai partecipanti al Family Day. Il tutto recitando un copione scritto dalle Iene, bisognose di una marchetta all’associazionismo Lgbt dopo aver realizzato, poche settimane fa, un’inchiesta sull’Unar e sui vizietti dei circoli omosessuali, pagati tramite soldi pubblici.

Dopo le numerose proteste e una petizione con richiesta di scuse firmata da quasi 50mila persone in pochi giorni, J-Ax si è risentito e ha pubblicatoun video in cui ha ribadito il dito medio a chiunque aderisce alla Costituzione italiana, la quale sancisce -come dichiarato dalla Corte Costituzionale- la famiglia come l’unione tra uomo e donna. Scontata ignoranza a parte, stupisce che il rapper Aleotti sia dovuto ricorrere nuovamente all’imparare a memoria un copione con frasi ad effetto, protetto dai taglia e cuci del suo regista. Per lo meno, vista la banalità del testo, gli va dato atto che questa volta era certamente farina del suo sacco. Il bella zio e il non ci sto più dentro del cinquantenne Aleotti è forse ancora più rivelatore del tatuaggio vivente e bucato di piercing del suo giovane compagno Federico Lucia, che già da solo urla una infinita e irrisolta crisi adolescenziale.

La contraddizione più enorme, però, è che Fedez e J-Ax hanno voluto sostenere l’utero in affitto, l’adozione e le pretese del mondo arcobaleno mostrando il dito medio a chi difende il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà. Un gesto che, oltre ad essere un discutibile modo di comunicare le proprie idee, è ritenuto offensivo dagli stessi omosessuali: il suo significato, infatti, è quello di invitare qualcuno che si disprezza a venire sottomesso tramite sesso anale. Una pratica ritenuta dai due rapper, perciò, umiliante e delegittimante dell’umanità altrui.

Forse bisognerebbe pensarci due volte prima di eleggere tali artisti come nuovi paladini delle Famiglie Arcobaleno. A guardare le loro ultime performance verrebbe da dire che a volte è meglio continuare ad occuparsi delle proprie canzoncine e sembrare immaturi piuttosto che togliere ogni dubbio dedicandosi a questioni ben al di fuori dalla propria portata.

L’anticristo Fedez12189177_10153134234066128_7245111734098712401_n

di Annalisa Colzi

Mi appello alla libertà di espressione tanto invocata dai fan di Fedez e chiedo di non commentare con sproloqui che, immancabilmente, verranno cancellati.

Questa mattina, mi sono ritrovata a riflettere sulle parole di San Giovanni l’Evangelista: “Chiunque non riconosce Gesù come figlio di Dio è un anticristo”.

Ora, nel pensiero popolare, quando si parla di anticristo, si pensa subito al falso profeta che prima della fine dei tempi cercherà di ingannare molti. E questo accadrà, presumo, realmente. Ma, ci ricorda San Giovanni, che vi sono già gli anticristi e sono coloro che sono contro Cristo. Sono coloro che non riconoscono Gesù come figlio di Dio.

Anticristo = contro Cristo. Ce lo dice la parola stessa. E quindi non c’è da scandalizzarsi delle mie parole su Fedez, ma solo da prenderne atto. Fedez, infatti, rientra nella categoria degli anticristi. Non tanto perché si professa ateo. Vi sono molti atei che portano un gran rispetto a tutto ciò che i cristiani amano. No, non è per questo motivo. Il motivo è che Fedez va proprio contro Cristo e tutto ciò che fa parte del cattolicesimo.

Strano! Di solito, chi parla così male di Cristo e della Chiesa, sono i satanisti travestiti da atei. Non è una esagerazione. Basta guardare nei siti satanici per scoprire che tutti, o quasi, i satanisti si professano atei e sparano cacca sulla Chiesa e associati.

Il cantante rap Fedez fa la stessa cosa. Nel testo Blasfemia 2 canta:

La Madonna piange sangue prestatele un fazzoletto

ma come si fanno i figli ancora non gliel’hanno ancora detto

Immacolata concezione, ma è stata con un uomo a letto

come cazzo è uscito Gesù Cristo da un buco così stretto?!

Poi spera che il genere umano che crede in Dio possa finalmente togliersi di torno

Se ci fosse qualcosa nell’aldilà mi sarei già sparato un colpo in testa, bam bam! Fine del genere umano, non è poi la fine del mondo.

Ed infine, la cattiveria sul Papa, rappresentante di Cristo in terra, dove per “pippe” si intende “masturbazione” detta in maniera volgare.

Confessa al mondo che anche il Papa si ammazza di pippe!

Ancora dubbi su chi è veramente Fedez?

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La cosa che mi lascia assai perplessa, non è tanto lui, quanto la sua mamma. Colei che lo ha messo al mondo, forse lo ha battezzato e poi lo ha dato in pasto alla macchina stritolatutto. Certo che il potere è davvero una brutta bestia. Non ti lascia riflettere. Soldi, potere, notorietà fanno buttare a mare anche la dignità.

In una intervista, alla domanda: “Di Papa Francesco cosa ne pensi?”. Ha risposto: “Penso alla chiesa come a una multinazionale che ha le sue regole di marketing: rispetto la fede, ma non la multinazionale”.

Che bugiardo. Prima di tutto non rispetta affatto la fede e poi cosa vorrebbe farci credere che lui non fa parte di una multinazionale? (Massoneria= show business, ndr). 

Come sono vere le parole che San Padre Pio disse nel lontano 1960:

I nostri figli non avranno lacrime per piangere gli errori dei genitori… Non vorrei trovarmi nei panni dei vostri figli e dei vostri nipoti.

Federico Leonardo Lucia (classe 1989), in arte Fedez, attualmente si può considerare il rapper italiano di maggior successo. Nel 2014, riesce ad ottenere il posto di giudice nel talent show di Sky, XFactor, ruolo che gli verrà confermato anche nelle edizioni successive, e che lo farà conoscere anche al di fuori del mondo del rap. Questa partecipazione, oltre alle sue critiche riguardanti la politica e il mondo dello spettacolo, lo fanno diventare un personaggio richiestissimo in varie trasmissioni non strettamente musicali (Le Iene, Anno Uno, Le Invasioni Barbariche, ecc...). Ormai all’apice del successo, ecco che arrivano pure il film (Zeta) e la fiction (Un passo dal cielo 4). Ma in più di un’occasione Fedez ha fatto parlare di sé anche per l’esplicita simbologia massonica presente nei suoi video e nelle sue foto ufficiali. L’Occhio onniveggente raffigurato all’interno di un Triangolo, segno che contraddistingue non solo gli appartenenti agli Ordini massonici (come i famigeratiIlluminati), ma che caratterizza in generale gli iniziati all’esoterismo, nonostante sia nato originariamente in ambito cattolico (una rappresentazione della Trinità di Dio e della Sua onniveggenza). È noto che lo stesso simbolo è presente anche nella banconota da un dollaro statunitense.fedez - occhio onniveggenteL’Occhio onniveggente nella banconota da un dollaro e quello tatuato sul braccio di Fedez.

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SQUADRA E COMPASSO, simboli massonici come il Teschio e le ossa incrociate

fedez - illuminati

Il gesto delle dita poste a triangolo, con le braccia tese in avanti, ha invece un altro significato. Denominato Segno del Fuoco, venne introdotto dall’occultista inglese Aleister Crowley (1875-1947), durante i rituali della sua sètta, l’Ordine magico Argenteum Astrum. È divenuto molto popolare non solo tra i suoi seguaci, ma anche nel mondo della musica, grazie a personaggi coinvolti nell’esoterismo o a semplici emuli ignari della sua origine.

Tanto per fare un nome, il rapper americano JayZ, uno dei personaggi più potenti dell’industria musicale e massone egli stesso, si è spesso fatto fotografare mentre compie questo gesto. Per rigor di completezza, va detto che questo tipo di gesti trovano facilmente schiere di imitatori sicuramente inconsapevoli del loro reale significato. Non è il caso di Jay-Z, ovviamente.fedez - crowley - osiride risortoSopra: a destra, Aleister Crowley nella posa di Osiride risorto; a sinistra, Fedez è in questa postura usata nella Golden Dawn.

La voglia di provocare può essere stata la spinta iniziale di questo rapper per far colpo  e generare un sacco di pubblicità gratuita. Si sa che nel mondo dello spettacolo l’importante è far parlare di sé, bene o male non importa. Fedez, in effetti, ha iniziato molto presto con l’usare questi riferimenti quando ancora non era molto famoso, e il trucco parrebbe avere avuto notevoli risultati.

D’altro canto, però, viene da pensare che un conto è fare delle semplici foto, un conto farsi un tatuaggio, che rimane indelebile per sempre sulla propria pelle. Possiamo dunque affermare con una certa sicurezza che Fedez promuove molto principî della sètta della Massoneria. Nella realtà, se si analizzano i testi dei suoi brani e i suoi video, vediamo che il rapper usa spesso toni offensivi blasfemi e satanici contro Cristo,  per cui non è affatto vero, come asserisce nelle sue interviste, che lui rispetta la fede altrui… 

La blasfemia di Fedez non si limita ai testi delle canzoni e ai concerti. Tra i suoi numerosi tatuaggi, spicca la figura di un Gesù sopra la zona pubica, che guarda verso i genitali, pronunciando la frase «Oh My God!» cioè «Oh mio Dio!» (la prima «o» è l’ombelico). Sulla schiena invece un crocefisso a cui è inchiodato Topolino, con la scritta «No Godz»niente dèi»). 

In ben due video del 2011, diretti dallo stesso Fedez, compare lo stesso personaggio, un tipo con barba e capelli lunghi vestito in tunica che dovrebbe rappresentare Gesù e che viene ripetutamente sbeffeggiato e oltraggiato. NEL VIDEO “TUTTO IL CONTRARIO” alla base del brano è che Fedez ritenga vero «tutto il contrario» di quello che dice. Lo ribadisce anche in un messaggio rovesciato presente all’inizio del video (in cui si ripete il titolo al contrario, appunto). Nel testo Fedez canta: «Credo in Gesù Cristo e in Babbo Natale», per cui vuol dire che invece non crede affatto in Gesù Cristo. Ma un conto è semplicemente non crederci e avere un minimo di rispetto per la fede altrui, un conto è essere blasfemi ed incitare all’odio contro Cristo, come fa lui (e come fanno i satanisti).

Recentemente ha acquistato un attico extra lusso da due milioni di euro a Milano e si è fatto fotografare con al polso un orologio da 50 mila euro. Certo, con i suoi soldi Fedez è libero di fare quello che vuole, ma almeno non venga a fare il predicozzo pauperista contro la Chiesa!!! Ma si sa, al giorno d’oggi i Vips del mondo dello spettacolo sono adorati come nuovi profeti ed a loro tutto è concesso, anche la volgarità, il nichilismo, la vanità  e la totale incoerenza…. Fonti

http://www.uccronline.it/2017/03/21/fedez-e-j-ax-se-le-soubrette-diventano-i-nuovi-bulletti-lgbt/

http://www.annalisacolzi.it/lanticristo-fedez/

http://www.centrosangiorgio.com/rock_satanico/articoli/pagine_articoli/fedez_l_arte_di_accontentare_massoni_satanisti_e_anticlericali.htm

Il Papa: “Nel confessionale non rubare un finto perdono: servono pentimento, vergogna dei propri peccati…Coscienza del dono del Battesimo: solo Gesù è l’ Acqua viva che ci dona la vita eterna”.

Essere perdonati e perdonare: un mistero difficile da capire. Servono preghiera, pentimento e vergogna. Vergognarsi dei propri peccati è la virtù dell’umile che prepara ad accogliere il perdono di Dio. E’ quanto affermato il 21/03/2017 da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha ribadito l’importanza di essere coscienti della meraviglia che Dio compie in noi con la sua misericordia, per poterla poi esercitare con gli altri e ha messo in guardia dall’ ipocrisia di “rubare un finto perdono” nel confessionale.

Commentando come di consueto le letture del giorno, il Pontefice si è dapprima soffermato sul brano tratto dal vangelo di Matteo (18, 21-35). Gesù, ha spiegato, parla «ai suoi discepoli sulla correzione fraterna, sulla pecora smarrita, della misericordia del pastore. E Pietro pensa di aver capito tutto e coraggioso com’era lui, anche generoso, dice: “Ma, adesso quante volte io devo perdonare, con questo che tu hai detto della correzione fraterna e della pecora smarrita? Sette volte va bene?”. E Gesù dice: “Sempre”, con quella forma “settanta volte sette”». 

La Chiesa «oggi ci fa entrare in questo mistero del perdono, che è la grande opera di misericordia di Dio». E lo fa anzitutto con la prima lettura, tratta dal libro del profeta Daniele (3, 25.34-43), attraverso la quale «ci porta alla preghiera di Azaria, momento molto triste della storia del popolo di Dio. Sono spogliati di tutto, hanno perso tutto e hanno la tentazione di credere che Dio li ha abbandonati». Descritta la scena, Francesco ha ripetuto le loro parole: «Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato. Potessimo trovare misericordia, tale sia oggi il cuore contrito, lo spirito umiliato e il nostro sacrificio davanti a te. Signore, non coprirci di vergogna, fa’ con noi secondo la tua clemenza, la tua grande misericordia. Salvaci con i tuoi prodigi».

In particolare il Pontefice ha ribadito: «Signore non coprirci di vergogna». Essi, ha commentato, «sentivano la vergogna dentro perché sono rimasti così, come dice prima: “A causa dei nostri peccati”…Azaria ha capito bene che quella situazione del popolo di Dio è per i peccati. E si vergogna. E dalla vergogna chiede perdono». Ecco dunque il “primo passo” da compiere: «la grazia della vergogna. Per entrare nel mistero del perdono dobbiamo vergognarci». Ma, ha precisato il Papa, «non possiamo da soli, la vergogna è una grazia: “Signore, che io abbia vergogna di quello che ho fatto”. E così la Chiesa si mette davanti a questo mistero del peccato e ci fa vedere l’uscita, la preghiera, il pentimento e la vergogna».

Successivamente, ha proseguito Francesco, «la Chiesa riprende il passo del Vangelo e spiega cosa significa quel “settanta volte sette”». Vuol dire, ha chiarito, «che sempre dobbiamo perdonare. E Gesù racconta questa parabola dei due servi: il primo è andato a regolare i conti col padrone e il padrone vuole fare giustizia e lui lo supplicava: “Abbi pazienza”, chiese perdono e poi il padrone ebbe compassione e lo perdonò». Ma poi, uscito, trovò l’altro, il cui debito «era molto piccolo, gli doveva cento denari, spiccioli». E invece di perdonarlo, «lo prende al collo e: “Pagami, pagami!”». Allora «il padrone, quando sa questo, si sdegna e chiama gli aguzzini e lo fa andare in carcere: “Così anche il Padre mio celeste farà con voi, se non perdonerete di cuore ciascuno al proprio fratello”».

La grazia della vergogna, primo passo verso il mistero del perdono

E il “primo passo”, spiega Francesco, è la “vergogna” dei propri peccati, una “grazia” che non possiamo “ottenere da soli”. E’ capace di provarla il “popolo di Dio” triste e umiliato dalle sue colpe, come narra nella prima Lettura il profeta Daniele; mentre il protagonista del Vangelo di oggi non riesce a farlo. Si tratta del servo che il padrone perdona nonostante i grandi debiti, ma che a sua volta poi è incapace di perdonare i suoi debitori. “Non ha capito il mistero del perdono”, sottolinea Francesco, riportando i fedeli alla quotidianità:

“Se io domando: ‘Ma tutti voi siete peccatori?’ – ‘Sì, padre, tutti’ –‘E per avere il perdono dei peccati?’- ‘Ci confessiamo’ – ‘E come vai a confessarti?’- ‘Ma, io vado, dico i miei peccati, il prete mi perdona, mi dà tre Ave Maria da pregare e poi torno in pace’. Tu non hai capito! Tu soltanto sei andato al confessionale a fare un’operazione bancaria, a fare una pratica di ufficio. Tu non sei andato vergognato lì di quello che hai fatto. Hai visto alcune macchie nella tua coscienza e hai sbagliato perché hai creduto che il confessionale fosse una tintoria per chiudere le macchie. Sei stato incapace di vergognarti dei tuoi peccati”.

Nel confessionale non rubare un perdono finto, ma essere coscienti della misericordia divina

Il perdono ricevuto da Dio, la “meraviglia che ha fatto nel tuo cuore”, sottolinea il Papa, deve poter “entrare nella coscienza”, altrimenti, spiega Francesco, “esci, trovi un amico, un’amica e incominci a sparlare di un altro, e continui a peccare”. “Soltanto io posso perdonare se mi sento perdonato”:

“Se tu non hai coscienza di essere perdonato mai potrai perdonare, mai. Sempre c’è quell’atteggiamento di voler fare i conti con gli altri. Il perdono è totale. Ma soltanto si può fare quando io sento il mio peccato, mi vergogno, ho vergogna e chiedo il perdono a Dio e mi sento perdonato dal Padre e così posso perdonare. Se no, non si può perdonare, ne siamo incapaci. Per questo il perdono è un mistero”.

Il servo, protagonista del Vangelo, sottolinea ancora il Papa, ha la sensazione di “essersela cavata”, di essere stato “furbo”, invece non ha capito la “generosità del padrone”. E quante volte, afferma Francesco, “uscendo dal confessionale sentiamo questo, sentiamo che ce la siamo cavata”, questo non è ricevere il perdono, rimarca, ma è “l’ipocrisia di rubare un perdono, un perdono finto”:

Perdonare sempre e con generosità
“Chiediamo oggi al Signore la grazia di capire questo ‘settanta volte sette’. Chiediamo la grazia della vergogna davanti a Dio. E’ una grande grazia! Vergognarsi dei propri peccati e così ricevere il perdono e la grazia della generosità di darlo agli altri perché se il Signore mi ha perdonato tanto, chi sono io per non perdonare?”.

Serve riscoprire il valore del dono del Battesimo

All’Angelus di Domenica 19/03/2017, il Papa ha ricordato il Vangelo del giorno, col dialogo tra Gesù e la Samaritana (cfr Gv 4,5-42). L’incontro avvenne mentre Gesù attraversava la Samaria, regione tra la Giudea e la Galilea, abitata da gente che i Giudei disprezzavano, ritenendola eretica. Ma proprio questa popolazione sarà una delle prime ad aderire alla predicazione cristiana degli Apostoli. Mentre i discepoli vanno nel villaggio a procurarsi da mangiare, Gesù rimane presso un pozzo e chiede da bere a una donna, venuta lì ad attingere l’acqua. E da questa richiesta comincia un dialogo. “Come mai un giudeo si degna di chiedere qualcosa a una samaritana?”. Gesù risponde: se tu sapessi chi sono Io, e il dono che ho per te, saresti tu a chiedere e Io ti darei “acqua viva”, un’acqua che sazia ogni sete e diventa sorgente inesauribile nel cuore di chi la beve (vv. 10-14). Francesco dunque ha sottolineato che “l’acqua che dona la vita eterna è stata effusa nei nostri cuori nel giorno del nostro Battesimo; allora Dio ci ha trasformati e riempiti della sua grazia”:

“Ma può darsi che questo grande dono lo abbiamo dimenticato, o ridotto a un mero dato anagrafico; e forse andiamo in cerca di ‘pozzi’ le cui acque non ci dissetano. Quando dimentichiamo la vera Acqua, andiamo in cerca di pozzi che non hanno acque pulite”.

Dunque, il Vangelo di oggi è “proprio per noi! Non solo per la samaritana, per noi! – ha detto il Pontefice – Certo, noi già lo conosciamo, ma forse non lo abbiamo ancora incontrato personalmente. Sappiamo chi è Gesù, ma forse non l’ho incontrato personalmente, parlando con lui e non lo abbiamo ancora riconosciuto come il nostro Salvatore”:

“Questo tempo di Quaresima è l’occasione buona per avvicinarci a Lui, incontrarlo nella preghiera in un dialogo cuore a cuore, parlare con Lui, ascoltare Lui; è l’occasione buona per vedere il Suo volto anche nel volto di un fratello o di una sorelle sofferente. In questo modo possiamo rinnovare in noi la grazia del Battesimo, dissetarci alla fonte della Parola di Dio e del suo Santo Spirito; e così scoprire anche la gioia di diventare artefici di riconciliazione e strumenti di pace nella vita quotidiana.”.

Subito dopo l’Angelus, Francesco ha assicurato la sua  “vicinanza alla cara popolazione del Perù, duramente colpita da devastanti alluvioni. Prego per le vittime e per quanti sono impegnati nel prestare soccorso”. 

Poi, un pensiero per Josef Mayr-Nusser, proclamato Beato ieri a Bolzano. Un padre di famiglia, esponente dell’Azione Cattolica, morto martire perché si rifiutò di aderire al nazismo per fedeltà al Vangelo:

“Per la sua grande levatura morale e spirituale egli costituisce un modello per i fedeli laici, specialmente per i papà, che oggi ricordiamo con grande affetto”…

SAN GIUSEPPE CUSTODE DEL SOGNO DI DIOst-josephSan Giuseppe è custode delle debolezze perché divengano salde nella fede: questo compito lo ha ricevuto durante un sogno: è un uomo “capace di sognare”, nota Papa Francesco. E’ quindi anche “custode del sogno di Dio”: il sogno di Dio “di salvarci tutti”, della redenzione, viene confidato a lui. “Grande questo falegname!”, esclama quindi il Papa: silenzioso, lavora, custodisce, porta avanti le debolezze ed è capace di sognare. Una figura, dunque, che ha un messaggio per tutti:

“Io oggi vorrei chiedere, San Giuseppe ci dia a tutti noi la capacità di sognare perché quando sogniamo le cose grandi, le cose belle, ci avviciniamo al sogno di Dio, le cose che Dio sogna su di noi. Che ai giovani dia – perché lui era giovane – la capacità di sognare, di rischiare e prendere i compiti difficili che hanno visto nei sogni. E ci dia a tutti noi la fedeltà che generalmente cresce in un atteggiamento giusto, lui era giusto, cresce nel silenzio – poche parole – e cresce nella tenerezza che è capace di custodire le proprie debolezze e quelle degli altri”.Il Papa al'Angelus - REUTERS

Fonti

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170321_la-grazia-della-vergogna.html

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2017/documents/papa-francesco_angelus_20170319.html

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170320_giuseppe-il-sognatore.html

San Giuseppe, Patrono della Chiesa e protettore della famiglia

Per secoli i cristiani si sono rivolti a San Giuseppe come potente patrono e fedele custode, padre e amico. Il 19 marzo è la Solennità di san Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. Indicato come Gloria della Vita Domestica, Patrono dei Morenti e Terrore dei Demoni, San Giuseppe padre adottivo del Figlio di Dio è anche un padre per coloro che sono diventati figli e figlie di Dio attraverso il sacramento del Battesimo. Patrono della Chiesa universale per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste.
Sicuramente è il degno e potente protettore di ogni famiglia cristiana, come lo fu della Sacra Famiglia.

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Santi e papi nel corso dei secoli hanno sperimentato e lodato il grande potere di intercessione di San Giuseppe. “Vorrei poter persuadere tutti gli uomini ad essere devoti a questo santo glorioso”, ha scritto Santa Teresa d’Avila nella sua autobiografia, “perché so per lunga esperienza quali benedizioni possa ottenere per noi da Dio….Io non capisco come si possa pensare a Maria tutta occupata nelle sue cure al Bambino Gesù, senza ringraziare S. Giuseppe per tutti gli aiuti, che prestò in quel tempo alla Madre e al Figlio! S. Giuseppe è maestro d’orazione e di vita interiore: chi non ha chi gl’insegni a pregare, prenda per maestro questo glorioso Santo, e non fallirà la strada. Egli è il mio avvocato e protettore”.

S. Francesco di Sales ha scritto di lui:

” San Giuseppe non è solo patriarca, ma corifeo dei patriarchi; non è solo confessore, ma più che confessore, perché nella sua confessione sono racchiuse la dignità dei vescovi e la generosità dei martiri e di tutti gli altri Santi. Quale unione tra S. Giuseppe e Maria! Per questa unione Nostro Signore, come apparteneva a sua Madre, apparteneva anche a S. Giuseppe, non secondo la natura, ma secondo la grazia; perché questa unione lo faceva partecipe di tutto ciò che apparteneva alla sua Sposa: Maria, quasi specchio, riceveva nella sua anima i raggi del Sole eterno di giustizia, e l’anima di Giuseppe, quasi altro specchio, anch’essa di faccia a Maria ne raccoglieva perfettamente i raggi riflessi. Più perfetto degli Angeli nella verginità, eminentissimo in sapienza, compitissimo in ogni sorta di perfezione, anch’egli morì di amore, non altrimenti della Vergine sua Sposa, e, com’Essa, fu sollevato in anima e corpo al cielo”.

“Tutti i cristiani, di qualsivoglia condizione e stato, hanno ben motivo di affidarsi e abbandonarsi all’amorosa tutela di San Giuseppe”, ha scritto papa Leone XIII nella sua enciclica sulla devozione a San Giuseppe, la Quamquam pluries.

Papa Benedetto XVI ha incoraggiato in modo particolare le coppie sposate e i genitori a rivolgersi a San Giuseppe dicendo: “Solo Dio poteva dare a Giuseppe la forza di far credito all’angelo. Solo Dio vi darà, cari fratelli e sorelle che siete sposati, la forza di educare la vostra famiglia come Egli vuole. DomandateGlielo! Dio ama che gli si domandi quello che egli vuole donare. DomandateGli la grazia di un amore vero e sempre più fedele, ad immagine del Suo amore. Come dice magnificamente il Salmo: il suo ‘amore è edificato per sempre, [la sua] fedeltà è più stabile dei cieli’ (Sal 88, 3)”.

Papa San Giovanni Paolo II, con papa Benedetto e i loro predecessori, ci ha presentato San Giuseppe come modello di vita interiore, sottolineando il silenzio del santo, che parla più forte di quanto facciano le parole. “I Vangeli parlano esclusivamente di ciò che Giuseppe ‘fece’”, ha detto il pontefice polacco. “Tuttavia, consentono di scoprire nelle sue ‘azioni’, avvolte dal silenzio, un clima di profonda contemplazione. Giuseppe era in quotidiano contatto col mistero ‘nascosto da secoli’, che ‘prese dimora’ sotto il tetto di casa sua”.

Il Santo Padre Francesco ha deciso di far inserire nelle preghiere eucaristiche del Messale Romano II, III, e IV la menzione di san Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria, proprio come Papa Giovanni XXIII aveva fatto inserendo il nome del Custode del Redentore nel Canone Romano. Papa Francesco ha una grande devozione personale a san Giuseppe, tanto da averlo con il simbolo nel suo stemma (il fiore di nardo) e sentendo come un segno che l’inizio del suo ministero petrino coincidesse con la festa del 19 marzo.

” Nei Vangeli – dice Papa Francesco – san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Impariamo da San Giuseppe a Custodire Gesù con Maria, custodire l’intera creazione, custodire ogni persona, specie la più povera, la famiglia, e anche noi stessi, vigilando sui sentimenti e sul nostro cuore”.

Che cosa sappiamo di Giuseppe? (dagli scritti di San Josè Maria Escrivà, “È Gesù che passa”, 40)
Sappiamo che era un lavoratore come milioni di uomini in tutto il mondo; esercitava il mestiere faticoso e umile che Dio, prendendo la nostra carne e volendo vivere per trent’anni come uno qualunque tra di noi, aveva scelto per sé. La Sacra Scrittura dice che Giuseppe era artigiano. Immagine correlata

Una grande personalità

Dai racconti evangelici risalta la grande personalità umana di Giuseppe: in nessuna circostanza si dimostra un debole o un pavido dinanzi alla vita; al contrario, sa affrontare i problemi, supera le situazioni difficili, accetta con responsabilità e iniziativa i compiti che gli vengono affidati.

La purezza nasce dall’amore
Per praticare la virtù della castità non c’è bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore. La purezza nasce dall’amore, e non sono un ostacolo per l’amore puro la forza e la gioia della giovinezza. Erano giovani il cuore e il corpo di Giuseppe quando contrasse matrimonio con Maria, quando conobbe il mistero della sua Maternità divina, quando le visse accanto rispettando quell’integrità che Dio affidava al mondo come uno dei segni della sua venuta tra gli uomini. Chi non è capace di capire tale amore vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità.

Ogni giorno, il lavoro
Giuseppe, dunque, era un artigiano della Galilea, un uomo come tanti altri…
Ma, in ebraico, il nome Giuseppe significa Dio aggiungerà. Dio aggiunge alla vita santa di coloro che compiono la sua volontà una dimensione insospettata: quella veramente importante, quella che dà valore a tutte le cose, quella divina. Alla vita umile e santa di Giuseppe, Dio aggiunse — mi si permetta di parlare così — la vita della Vergine Maria e quella di Gesù, Nostro Signore. Dio non si fa battere in generosità. Giuseppe poteva far sue le parole di Maria, sua sposa: Quia fecit mihi magna qui potens est, grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, quia respexit humilitatem, perché ha guardato la mia piccolezza.

Un uomo comune su cui Dio fece affidamento
Giuseppe era infatti un uomo comune su cui Dio fece affidamento per operare cose grandi. Seppe vivere come voleva il Signore in tutti i singoli eventi che composero la sua vita. Per questo la Sacra Scrittura loda Giuseppe affermando che era giusto. E, nella lingua ebraica, giusto vuol dire servitore irreprensibile di Dio, esecutore della volontà divina; significa anche buono e caritatevole verso il prossimo. In una parola, il giusto è colui che ama Dio e dimostra questo amore osservando i comandamenti e orientando la vita intera al servizio degli uomini, propri fratelli.

PREGHIERE A SAN GIUSEPPE

Glorioso san Giuseppe Preghiera di San Francesco di Sales per una particolare necessità

Glorioso san Giuseppe,
la cui potenza si estende a tutte le nostre necessità,
e sai rendere possibili le cose più impossibili,
rivolgi i tuoi occhi di padre buono
sugli interessi dei tuoi figli.
Negli affanni e nelle pene che ci opprimono,
ricorriamo con fiducia a Te!
Degnati di prendere sotto la tua caritatevole protezione
questo affare importante e difficile,
causa delle nostre preoccupazioni.
Amen.

IL NOME TUO, O GIUSEPPE, E’ IL CONFORTO DEI MORTALI

Attraici a Te, amabilissimo Giuseppe: noi ti seguiremo!
Angeli del Cielo, Santi e Sante del Paradiso,
voi che gioite quando l’amabile nome di Giuseppe risuona nella Città Santa,
insegnateci la stima che dobbiamo nutrirne
ed il rispetto con cui dobbiamo pronunziarlo!
Il nome tuo, o Giuseppe, letizia del Cielo,
è l’onore della Terra, è il conforto dei mortali:
rinvigorisce gli stanchi, consola gli afflitti, risana gli infermi,
ammorbidisce i cuori induriti,
aiuta nelle tentazioni, libera delle insidie del demonio,
ottiene ogni sorta di beni a quelli che lo invocano
e partecipa della potenza dei santi nomi di Gesù e di Maria.
Possa un nome sì bello essere scritto a caratteri di stelle nelle volte del firmamento,
affinché sia veduto e pronunziato da tutto il mondo!
Possa essere scolpito dall’amore nostro, affinché tutti gli uomini lo amino e lo onorino!
Possa essere nella mia bocca e nel mio cuore!
Amen.

Beato Bartolo Longo

CONSACRAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA E DI SE STESSI A SAN GIUSEPPE, di Papa Leone XIIIRisultati immagini per san giuseppe patrono chiesa cattolica

O beato Giuseppe, che Dio ha scelto per portare il nome e svolgere il ruolo di padre agli occhi di Gesù, tu che sei stato dato da Lui come sposo purissimo a Maria sempre Vergine e come capo della Santa Famiglia sulla terra, tu che il Vicario di Cristo ha scelto come Patrono ed Avvocato della Chiesa universale, fondata da Cristo Signore stesso, con la fiducia più grande possibile io imploro il tuo aiuto potentissimo per questa stessa Chiesa che lotta sulla terra.

 Ti supplico, proteggi, con una sollecitudine particolare e con questo amore veramente paterno di cui ardi, il Pontefice romano, tutti i vescovi ed i preti uniti alla Santa Sede di Pietro.

Sii il difensore di tutti quelli che penano per salvare le anime che sono angosciate ed immerse nelle avversità di questa vita.

Fa’ in modo che le persone si sottomettano spontaneamente alla Chiesa che è il mezzo assolutamente necessario per ottenere la salvezza.

Degnati di accettare, santissimo Giuseppe, il dono che ti faccio. Mi voto completamente a te, affinche tu voglia essere, sempre, per me un padre, un protettore ed una guida lungo il cammino della salvezza. Dammi un cuore puro, un amore ardente per la vita interiore. Fa’ che io stesso segua le tue tracce e che rivolga tutte le mie azioni alla grande gloria di Dio, unendole agli affetti del Divino Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato della Vergine Madre.

Prega infine per me, affinché io possa partecipare alla pace ed alla gioia di cui tu hai goduto un tempo, morendo così santamente. Amen.

 Leone XIII – 1885

A TE, O BEATO GIUSEPPE Preghiera di Papa Leone XIII

 A Te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, 

e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che Ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, 
e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, Te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.

Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: 

allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; 

assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; 

estendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen.

CONSACRAZIONE DELLA FAMIGLIA AL GLORIOSO SAN GIUSEPPERisultati immagini per san giuseppe patrono della chiesa universaleGlorioso San Giuseppe, guarda a noi prostrati alla tua presenza, con il cuore pieno di gioia perché ci annoveriamo, sebbene indegni, nel numero dei tuoi devoti. Desideriamo oggi in un modo speciale, mostrarti la gratitudine che riempie le nostre anime per i favori e le grazie così segnalate che continuamente riceviamo da Te.

Grazie, amato San Giuseppe, per gli immensi benefici che ci hai dispensato e costantemente ci dispensi. Grazie per tutto il bene ricevuto e per la soddisfazione di questo giorno felice, poichè io sono il padre (o..madre-figlio-a) di questa famiglia che desidera essere consacrata a Te in modo particolare. Occupati, o glorioso Patriarca, di tutte le nostre necessità e delle responsabilità della famiglia.

Tutto, assolutamente tutto, noi affidiamo a Te. Animati dalle tantissime attenzioni ricevute, e pensando a quello che diceva la nostra Madre Santa Teresa di Gesù, che sempre mentre visse le ottenesti la grazia che in questo giorno ti supplicava, noi osiamo fiduciosamente pregarti, di trasformare i nostri cuori in vulcani ardenti di vero amore. Che tutto quanto ad essi si avvicina, o con essi in qualche modo si relaziona, rimanga infiammato da questo rogo immenso che è il Cuore Divino di Gesù. Ottienici la grazia immensa di vivere e morire d’amore.

Donaci la purezza, l’umiltà del cuore e la castità del corpo. Infine, Tu che conosci meglio di noi stessi le nostre necessità e le nostre responsabilità, occupati di esse e accoglile sotto il tuo patrocinio.

Aumenta il nostro amore e la nostra devozione alla Santissima Vergine e conducici per mezzo di Lei a Gesù, perchè così avanziamo sicuri per il cammino che ci porta alla felice eternità. Amen.

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http://www.preghiereperlafamiglia.it/San-Giuseppe.htm

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20200

Argentina: femministe e lobby LGBT tentano di bruciare la Cattedrale di Buenos Aires. Terroristi come Isis.

Altro che smutandate al Vittoriano delle femministe de noantri. In Argentina l’8 marzo è ancora peggio ai livelli del Satanismo e anche quest’anno migliaia di esaltate/i in occasione della Giornata internazionale della donna hanno cercato di bruciare la cattedrale di Buenos Aires.

Nel filmato che vi proponiamo si vede la cattedrale barricata dalle forze dell’ordine e difesa da un ragazzo che sventola una bandiera del Vaticano, mentre le femministe lo assalgono, strattonandolo e dandogli calci, pugni e spintoni. Invocando l’aborto libero, le femministe hanno rovinato coprendolo di graffiti il Cibalda, il museo che ospitava il governo 400 anni fa, e poi hanno cercato di bruciare la Cattedrale. Le estremiste sono state disperse dalla polizia, che ha dovuto usare proiettili di gomma e cannoni ad acqua. Venti sono state arrestate dalla polizia per atti vandalici.

Ogni anno in Argentina si ripete la stessa violenta e intollerante sceneggiata, con gruppi di femministe a seno nudo che sputano sui cattolici che creano dei cordoni umani a difesa delle nostre chiese. Quest’anno, nel nord del paese, a Tucuman, un gruppo di donne (parodiando una processione incappucciate) ha anche inscenato davanti a una chiesa l’aborto di una donna vestita come la Madonna. L’obiettivo era quello di «abortire Gesù dalla faccia della Terra». Esaltate che difendono  l’ideologia gender e l’aborto omicidio. 

L’Arcivescovo argentino Alfredo Horacio Zecca ha espresso in un comunicato il ripudio di tali manifestazioni di odio contro la fede cattolica: ” questi aggressivi atti blasfemi non solo offendono la fede di tutti i credenti cattolici ma offendono anche la dignità delle donne”.

Pochi giorni prima in Spagna, la Chiesa cattolica ha denunciato gli atti blasfemi contro la fede cattolica di uno spettacolo di Drag Queen nel Carnevale di Las Palmas alle Canarie:

https://noalsatanismo.wordpress.com/2017/03/04/vescovi-spagnoli-denunciano-atti-blasfemi-contro-la-fede-cristiana-nel-festival-di-carnevale-di-las-palmas-canarie/

Analoga denuncia della Arcidiocesi di Bologna contro gli atti blasfemi del circolo Arcigay di Bologna: per la Curia di Bologna, è INACCETTABILE la richiesta dei pm di chiudere il fascicolo, escludendo così l’offesa alla religione cattolica:

https://noalsatanismo.wordpress.com/2017/03/10/arcidiocesi-di-bologna-critica-duramente-la-procura-per-archiviazione-del-caso-di-foto-offensive-del-circolo-lgbt-contro-la-fede-cattolica/

Fonti: 

https://infovaticana.com/2017/03/08/feministas-radicales-aprovechan-dia-la-mujer-ofender-los-catolicos/

http://www.actuall.com/vida/el-obispo-de-tucuman-condena-la-parodia-del-aborto-de-la-virgen-maria/

Gli orrori della setta di Torino: sedute spiritiche con stupri di gruppo. Abusi su una 17enne, altre 20 vittime

Vittima una studentessa di 17 anni violentata per mesi, finché non ha trovato il coraggio di raccontare tutto ai genitori: “All’inizio mi fidavo, poi è diventato un inferno”. Una ventina di indagati, coinvolte altrettante donne.

Torino, 14/03/2017 arrestati il santone della setta e due complici. La polizia ha scoperto l’esistenza di una vera e propria setta strutturata gerarchicamente con a capo il mago nero, “affiancato da Apostolo, Vestale, Catalizzatori e Ancelle”.  Una vittima ha trovato il coraggio di denunciare: Angela, che all’epoca dei fatti (a partire dal settembre 2015) era ancora minorenne, ha deciso di raccontare tutto e denunciare lo stupratore e i suoi complici: il suo ex fidanzato di 19 anni e la mamma del ragazzo. Per oltre un anno e mezzo, Angela è diventata «una vestale», vittima sacrificale di riti di magia sessuale, “per purificarsi dalle negatività” in una soffitta di Torino – quartiere Crocetta, poco distante dalla stazione – il «tempio» della setta occultista, il cui leader era un professore in pensione, compositore neomelodico con due soli dischi incisi negli Anni 70. Dopo aver subito le violenze la ragazza è stata minacciata dai componenti del sodalizio che le hanno rinfacciato, se avesse parlato, di diffondere i filmati (rinvenuti dalle forze dell’ordine nell’abitazione dell’uomo), che la riprendevano durante i rapporti sessuali. Ora sono in cella in tre, su ordine di custodia cautelare, con l’accusa di violenza sessuale di gruppo su una minorenne: il «santone», il fidanzatino di Angela che aveva il ruolo di «apostolo» e il proprietario della mansarda, consapevole delle violenze e «catalizzatore» degli incontri. Indagata la madre del ragazzo, anche lei in fondo un po’ vittima.

Nel corso delle perquisizioni, la polizia ha sequestrato computer, cd e vhs: trovati filmini dove compaiono altre vittime e materiale pornografico.  E poi c’è il materiale esoterico: tarocchi, pozioni, amuleti. Libri: «Magia pratica» e il «Grande libro della magia», «L’oracolo di paracelso». Formule che presumibilmente venivano lette durante le sedute, evocazioni di “angeli”, incantesimi e sortilegi, manoscritti con testi di invocazioni: 

Lui IL MAESTRO dell’occulto, di pratiche esoteriche e di magia nera è Paolo Meraglia, 69 anni, originario di Gioia Del Colle. Il maestro chiamava i riti sessuali «scambi di forza»…Il complice, che forniva la mansarda per i rituali, Biagino Viotti, classe ’43, non avrebbe mai partecipato attivamente alle «sedute» con Angela. L’ex fidanzato di lei, oggi ha 21 anni. Malgrado la gravità dei fatti commessi, la sua posizione, che si inserisce in un quadro familiare difficile, è al vaglio degli investigatori.

Questa storia emerge nel settembre 2016, quando Angela conosce un nuovo ragazzo. Lei vive con il padre e la sua nuova compagna, perché con la mamma non ha buoni rapporti. Al nuovo fidanzato confida tutto. Lui ascolta e comprende la gravità. La convince a parlarne con il padre e la sua convivente. Insieme si rivolgono al centro Antiviolenze della zona e denunciano tutto alla polizia. Da qui l’indagine della squadra Mobile, coordinata dai pm Fabiola D’Errico e Marco Sanini. Interrogatori, intercettazioni e sequestri di materiale esoterico permettono di ricostruire gli orrori di questa setta. Una volta messa alle strette, anche la mamma «dell’apostolo» (ex fidanzato di Angela) confessa tutto, descrivendo le manipolazioni del Meraglia.

Torino, stupri di gruppo nelle sedute spiritiche: tre persone arrestate
L’occultista Paolo Meraglia in una foto non recente

La fama del ‘maestro’: tutto cominciava con una lettura dei Tarocchi

Lui non usava i social network e internet. La sua fama è affidata al passaparola. In questa sua trappola sarebbero cadute altre donne, forse più di una ventina. Alcune, stando alle indagini, sarebbero rimaste incinta nel corso dei riti sessuali. Prima le carte, la divinazione, poi la profezia della negatività, da “togliere” facendo riti di sesso di gruppo con stupro. Angela, al momento, sarebbe l’unica ragazza minorenne che ha denunciato. Anche lei, la prima volta, si era fatta leggere le carte. E Meraglia le aveva ripetuto dettagli, che aveva carpito dal suo fidanzatino. Per vincere la sue difesa, ai primi incontri, sarebbe stata drogata, con «pozioni magiche». Poi, le avevano detto che doveva essere lucida, mentre si sottoponeva agli «scambi di forza». Così, dagli abusi di gruppo, consumati anche alla presenza di più persone, si è passati alle minacce: «Se racconti quello che succede qui, facciamo vedere a tutti i tuoi video». Meraglia filmava gli incontri con un telefonino. Nei filmati, oltre alla giovane studentessa che lo ha denunciato, compaiono anche altre donne, molte in uno stato di evidente alterazione, che verranno ascoltate per stabilire se, al momento dei rapporti, erano consenzienti o meno.

I media tendono a minimizzare questi fatti orrendi, parlando di “presunto mago” e di “setta casalinga”, ma è sbagliato: che sia casalinga o meno, I METODI USATI DA QUESTA SETTA SONO GLI STESSI USATI DALLE SETTE IN GENERE, SPECIALMENTE DA MAGHI, SETTE SATANICHE ED OCCULTISTE. I MAGHI NON SCACCIANO MAI LE “NEGATIVITA’ “, LE ATTIRANO! 

VEDI FATTI ANALOGHI: UNA FAMIGLIA DISTRUTTA A CAUSA DI MAGA MEDIUM CHE DICEVA DI “SCACCIARE LE NEGATIVITA’ “: 

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/05/09/veri-e-falsi-esorcisti-una-famiglia-distrutta-da-una-maga-esorcista/

Fonti

http://www.agi.it/cronaca/2017/03/14/news/suprata_per_liberarla_dal_male_arrestato_santone_a_torino-1582774/

http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/03/14/news/torino_stupri_di_gruppo_alle_sedute_curative_in_cella_il_santone_e_i_suoi_amici-160525604/

http://www.lastampa.it/2017/03/14/cronaca/orrore-a-torino-dalle-sedute-spiritiche-allo-stupro-di-gruppo-tre-arresti-JFWmOBYFyYMSGalUC3BJmI/pagina.html

La bufala della “profezia di Pio XII”: questo grande Papa scriveva contro la ‘chiesa gnostica’ nazista

Smania tipica di certe persone è quella, come abbiamo già visto, della ricerca spasmodica delle “profezie” (spesso create ad arte per confermare le proprie ideologie).

Sta circolando da tempo su siti tradizionalisti una frase, estrapolata (sembra, ma non è affatto sicuro!) da una lettera che Papa Pio XII, quando era ancora Cardinale Pacelli, avrebbe scritto nel 1936 al Conte Enrico Pietro Galeazzi, quindi nel momento cruciale in cui l’anticristo Hitler andò al potere (la Polonia venne invasa da Hitler nel 1939 e gli effetti devastanti di una seconda guerra mondiale si stavano già preparando): questa frase viene spacciata come “profetica” dei tempi attuali della Chiesa (quindi i soliti vorrebbero dimostrare che è una critica contro Papa Francesco…guarda caso!), quando in realtà E’ UNA CHIARA VISIONE DEI TEMPI FUNESTI CHE IL CARDINALE PACELLI STAVA VIVENDO; INFATTI da lì a poco milioni di cristiani (anche sacerdoti) vennero uccisi, insieme agli ebrei; il testo riporta questa frase ” stiamo assistendo all’invasione di tutto ciò che è spirituale, la filosofia, la scienza, il diritto, l’insegnamento, le arti, la stampa, la letteratura, il teatro e la religione…” evidente il riferimento all’invasione dell’ideologia nazista; se messo in corrispondenza con le Encicliche di questo grande Papa, è un discorso riferito proprio contro la chiesa gnostica che Hitler stava predicando, facendo credere che l’uomo è diventato Dio, mescolando un falso cristianesimo “rexista” con l’ideologia esoterica nazionalsocialista della razza ariana e facendo adorare se stesso e “il culto della razza” al posto di Dio!

Il brano citato dai siti tradizionalisti come appartenente al Cardinale Pacelli (si suppone ma ribadiamo: non è stato appurato dagli storici), futuro Papa Pio XII, è stata pubblicata in francese sul libro “Pie XII devant l’histoire”, (Laffont, Paris, 1972, pp. 52-53), scritto da Mgr. Georges Roche e da Père Philippe St.Germain :

Supponete, caro amico, che il comunismo non sia che il più visibile degli strumenti di sovversione contro la Chiesa e contro la tradizione della Rivelazione divina, allora noi stiamo per assistere all’invasione di tutto ciò che è spirituale, la filosofia, la scienza, il diritto, l’insegnamento, le arti, la stampa, la letteratura, il teatro e la religione. Io sono assillato dalle confidenza della Vergine alla piccola Lucia di Fatima.
Questa ostinazione della Buona Signora davanti al pericolo che minaccia la Chiesa è un avvertimento divino contro il suicidio che rappresenterebbe l’alterazione della fede, nella sua liturgia, la sua teologia e la sua anima.
Io sento intorno a me dei novatori che vogliono smantellare la Cappella sacra, distruggere la fiamma universale della Chiesa, rifiutare i suoi ornamenti, darle rimorso per il suo passato storico. Ebbene, mio caro amico, ho la convinzione che la Chiesa di Pietro deve rivendicare il suo passato – altrimenti si scaverà la fossa. Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato rinnegherà il suo Dio, in cui la Chiesa dubiterà come Pietro ha dubitato. Essa sarà tentata di credere che l’uomo è diventato Dio, che il Suo Figlio non è che un simbolo, una filosofia come tante altre, e nelle chiese i cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Dio li aspetta
.”

ATTENZIONE: Che questa lettera sia vera oppure no, non fa altro che confermare la visione del tempo che Pio XII stava attraversando. Pio XII ha sempre pensato (sin dalla sua prima enciclica, scritta proprio nell’ottobre 1939, quando la seconda guerra mondiale era già scoppiata) che non era la Chiesa ad avere nemici, ma che, piuttosto, vi erano nemici dell’uomo (evidente il richiamo del Papa contro entrambe le ideologie nazista e comunista), i quali si servivano dello Stato per perpetrare continuamente atti contrari alla persona e alla società. Il documento illuminante – e non è il solo – è la sua prima enciclica, la Summi Pontificatus, sconosciuta tuttora anche dal punto di vista profetico-sociale. Occorrerebbe rileggerla.

Questo è ciò che Pio XII scriveva a quel tempo:  “Una presa di posizione dottrinale completa contro gli errori dei tempi presenti può essere rinviata, se occorrerà, ad altro momento meno sconvolto dalle sciagure degli eventi esterni; ora Ci limitiamo ad alcune fondamentali osservazioni (…) Il primo di tali perniciosi errori, oggi largamente diffuso, è la dimenticanza di quella legge di umana solidarietà e carità, che viene dettata e imposta sia dalla comunanza di origine e dalla eguaglianza della natura razionale in tutti gli uomini, a qualsiasi popolo appartengano”. 

E poco più avanti, così ammoniva:  “Fonte di gravissimi mali per la convivenza pacifica dei popoli (…) si dimostra l’errore contenuto in quelle concezioni, le quali non dubitano di sciogliere l’autorità civile da qualsiasi dipendenza dall’Ente supremo (…) e le concedono una facoltà illimitata di azione, abbandonata all’onda mutevole dell’arbitrio o ai soli dettami di esigenze storiche contingenti e di interessi relativi… Il mondo e tutti coloro che sono colpiti dalla calamità della guerra devono sapere che il dovere dell’amore cristiano, cardine fondamentale del Regno di Cristo, non è una parola vuota, ma viva realtà. Un vastissimo campo si apre alla carità cristiana in tutte le sue forme. Abbiamo piena fiducia che tutti i Nostri figli, specialmente coloro che non sono provati dal flagello della guerra, si ricordino, imitando il divino Samaritano, di tutti coloro, che essendo vittime della guerra, hanno diritto alla pietà e al soccorso”.

Sembra di leggere un brano scritto da Papa Francesco sulla Misericordia di Dio contro la “cultura dello scarto”, invece è l’Enciclica di Papa Pio XII! La continuità dello Spirito Santo che guida la Santa Chiesa.

E non dimentichiamo che Papa Pio XII salvò milioni di ebrei, che considerava Hitler un indemoniato e che Hitler lo odiava come proprio nemico personale e tramò per cercare di invadere il Vaticano e rapirlo, tutto storicamente documentato.

Fonti:

“L’OPERAZIONE RABAT”, per rapire Pio XII (nota in tedesco anche come Aktion Papst) MESSA A PUNTO NEL 1944 DAL NAZISTA BELGA LÉON DEGRELLE

https://noalsatanismo.wordpress.com/2017/01/27/pio-xii-e-lesorcismo-di-hitler-la-fallita-operazione-nazista-del-rapimento-del-papa/

Fonti: Enciclica Summi Pontificatus di Pio XII 

http://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_20101939_summi-pontificatus.html

Il Papa chiede preghiere per il 4° anno della sua elezione: “Per favore, continuate a pregare per me”

“Per favore, continuate a pregare per me”. Papa Francesco affida ad Instagram questo invito rivolto ai fedeli nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario della sua elezione, 13 marzo 2017. Nella foto postata sull’account “Franciscus” lo si vede sulla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, inchinato, mentre i fedeli pregano per lui. E su Twitter scrive: “Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio”.

Preghiera per il Papa

Signore Gesù,

pastore eterno di tutti i fedeli,

tu che hai costruito la tua Chiesa

sulla roccia di Pietro,

assisti continuamente il Papa Francesco

perchè sia, secondo il tuo progetto,

il segno vivente e visibile,

e il promotore instancabile

dell’unità della tua Chiesa

nella verità e nell’amore.

Annunci al mondo con apostolico coraggio

tutto il tuo vangelo.

Ascolti le voci e le aspirazioni

che salgono dai fedeli e dal mondo,

non si stanchi mai di promuovere la pace.

Governi e diriga il popolo di Dio

avendo sempre dinanzi agli occhi

il tuo esempio, o Cristo buon Pastore,

che sei venuto non per essere servito,

ma per servire e dare a vita per le pecore.

A noi concedi, o Signore,

una forte volontà di comunione con lui

e la docilità ai suoi insegnamenti.

 

 Benedici, o Signore, il nostro Santo Padre, Papa Francesco;

assistilo nel suo ufficio di pastore universale;

sii la sua luce, la sua forza e la sua consolazione:

E a noi concedi di ascoltare, con docilità di cuore,

la sua voce come ascoltiamo la tua.

O Signore, Dio nostro, proteggi sempre la tua Chiesa,

sostienila in tutte le difficoltà che incontra nel suo cammino

terreno e fa’ che sia nel mondo un segno vivo della tua presenza.

Concedi a tutto il popolo cristiano il dono dell’unità e della pace,

perchè possa presto formare una sola famiglia,

stretta dalla stessa fede e dallo stesso amore.

Dona alla tua Chiesa santi vescovi e santi sacerdoti:

distacca il loro cuore dalle cose terrene e riempilo di zelo per il tuo regno.Risultati immagini per festa di san giuseppe

PREGHIERA A SAN GIUSEPPE PER IL PAPA E PER LA SANTA CHIESA

 A Te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, 

e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che Ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, 

e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, Te ne preghiamo, 

con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue,

 e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: 

allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; 

assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; 

e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, 

così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; 

estendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio 

e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, 

piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. 

Cosi sia

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/13/il_papa_chiede_preghiere_nel_4%C2%B0_anniversario_dellelezione/1298341

MASSONI & TRIDENTINI SI RIUNISCONO ALLA SORBONA per discutere ‘come eliminare Papa Francesco’

MASSONERIA TRIDENTINA ALLA SORBONA
Abbiamo appreso la notizia, dopo aver letto la pubblicazione di questo “Convegno sulla deposizione del Papa” alla Università della Sorbona di Parigi, che si terrà IN PIENO PERIODO QUARESIMALE (30 e 31 marzo 2017), pubblicizzato da un noto blog sedevacantista (Chiesa e post concilio)link ripubblicato nel gruppo Facebook dei seguaci del ‘santone Padre Manelli’ di cui vi mostriamo prova in immagine, qui sotto. (Manelli è il religioso esautorato da Papa Francesco in seguito alle accuse riguardanti numerosi e gravissimi abusi, confermando una decisione già approvata da Benedetto XVI prima delle dimissioni; Manelli è attualmente indagato e accusato di vari reati gravi documentati: Falsa la notizia sulla chiusura del caso. Tramite il suo legale, Manelli ha invocato la “prescrizione dei reati” per il decorso del tempo in cui alcuni reati sono avvenuti, per evitare il processo! Ma il processo continua e Manelli non è stato affatto scagionato dalle accuse; dalla dittatura del Manelli si è dissociata la maggioranza dei frati e suore dei Francescani dell’Immacolata) 

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Il Tridentino sta lentamente ma inesorabilmente svelandosi per quello che è, cioé una MASSONERIA, se un noto blog filo tridentino che ha INNEGGIATO alle MINACCE DI BURKE contro il Papa, può pubblicare una recensione di cotale “Colloquio internazionale scientifico sulla deposizione del Papa” alla Sorbona,  che conclude in questi termini: ” L’iniziativa viene dall’ambiente accademico francese… Ci siamo anche noi…il Convegno è sicuramente un importante momento di reciproco studio e approfondimento per mettere a punto in modo concreto la possibilità di iniziare la procedura di deposizione dell’attuale Pontefice”. [firmato Paolo Pasqualucci, 20/02/2017 blog Chiesa e post concilio].

E’ evidente che cotal convegno in un’università notoriamente FILO MASSONICA come la Sorbona, abbia lo scopo di inventare il modo di negare il dogma dell’infallibilità Papale! È una speculazione impossibile ed antievangelica, dato che la COSTITUZIONE DOGMATICA PASTOR AETERNUS ha già affrontato questo tema e ha sancito il dogma dell’infallibilità papale sia nel suo Magistero Ordinario sia in quello straordinario: 

“…per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, il Papa gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa. Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema”:

https://w2.vatican.va/content/pius-ix/it/documents/constitutio-dogmatica-pastor-aeternus-18-iulii-1870.html

Ormai dimenticati i fasti intellettuali della “Disputa dell’Immacolata” sostenuta alla Sorbona dal beato Giovanni Duns Scoto nel 1305, l’attuale Sorbona e le università parigine ad essa collegate mendicano culturale attenzione con temi graditi alla massa, ovvero le calunnie contro Papa Francesco, diffuse da varie sètte di impronta massonica e falsamente ‘cristiane’, (vedasi la setta di MDM, i cui seguaci sono in gran parte iscritti proprio alla pagina Facebook suddetta “In favore dei francescani dell’Immacolata” !), assicurandosi che gli atti del convegno saranno acquistati per i prossimi 30 anni almeno dai massoni aspiranti al 33mo grado scozzese.180px-Questo_il_secolo_che_egli_divin%C3%B2%3F.jpgRICORDIAMO CHE FU PROPRIO ALLA UNIVERSITA’ DELLA SORBONA CHE L’ERETICO MAGO NERO GIORDANO BRUNO, paladino anticlericale e simbolo della Massoneria e del cosiddetto “libero pensiero”,  dal 1549 insegnò come lettore di filosofia con grande successo e fu notato da re Enrico III, che lo nominò “lecteur royal”. Questo fatto rimarca come di fatto l’attuale università della Sorbona sia da tempo, ed in modo particolare dopo le ‘proteste studentesche del 1968’, guidata dalla Massoneria del GRANDE ORIENTE DI FRANCIA. 

Il rito praticato è il cosiddetto Rito Scozzese Antico e Accettato (ma che sia scozzese è un puro falso), e si tratta proprio di quel rito che prevede 33 gradi iniziatici, che si concludono con la mimica simbolica rituale di un regicidio e dell’efferato assassinio del Papa. Il postulante con il duplice assassinio acquisisce l’eterna gioventù e potrà dichiarare di avere 33 anni (gli anni di Cristo), per tutta la vita. Queste logge, circa 1000 in Francia per una popolazione di 30.000 unità, si riuniscono “Alla gloria del Grande Architetto dell’Universo” (A.G.D.G.A.D.U. – familiarmente “gadu”) e recano a caratteri cubitali il motto della rivoluzione francese “libertè egalitè fraternitè”.Nessun testo alternativo automatico disponibile.NON A CASO, NEL 2001, ALLA SORBONA E’ ENTRATA, COME MATERIA DI STUDIO DEL PARANORMALE, L’ASTROLOGIA (tanto cara al mago nero Giordano Bruno…): UNA MAGA DOCENTE ALLA SORBONA! “Elizabeth Teissier, dottore in sociologia, ascendente astrologia”, così il quotidiano francese Le Monde ha commentato il conferimento del dottorato in sociologia con menzione d’onore che l’Università Sorbona di Parigi ha assegnato il 7 aprile 2001 alla più nota astrologa di Francia. La Teissier viene spesso presentata come l’astrologa di Mitterrand e ha pubblicato, dopo la morte del presidente francese, un libro su questo suo ruolo che ne ha aumentato ulteriormente la fama: la Teissier ha auspicato un’ epoca in cui la scienza possederà gli strumenti per misurare le “aure” e le “vibrazioni”, stesse farloccherie del mago Bruno… vedi fonte:

http://www.lemonde.fr/une-abonnes/article/2001/04/09/elizabeth-teissier-docteur-en-sociologie-ascendant-astrologie_170557_3207.html

Ci scommettiamo che, tra i vari docenti della Sorbona, sarà presente anche la maga magò al convegno contro il Papa…magari dietro le quinte, a preparare qualche rituale… 

FONTI: 

RIBADIAMO CHE L’UNICO BLOG E CORRISPONDENTE GRUPPO FACEBOOK, APPROVATO DALLA SANTA SEDE SUL CASO DI PADRE MANELLI E DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA, E’ SOLO QUESTO

https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/

Un dossier critico sulla maga Teissier docente della Sorbona:

http://www.zetetique.ldh.org/et_index.html

Locandina del Convegno alla Sorbona contro Papa Francesco:

http://www.internetica.it/La-deposition-du-pape.pdf

https://www.facebook.com/OpFFI/

Il Papa: ” La croce è la porta della risurrezione. Chi lotta insieme a Cristo, con Lui trionferà”

Il dolore e la croce sono al centro della riflessione di Papa Francesco  sul Vangelo di questa seconda domenica di Quaresima, (12.03.2017), che ci aiuta a comprendere la Pasqua, momento del sacrificio e della salvezza allo stesso tempo. All’ Angelus, davanti alle 40mila persone presenti in piazza san Pietro, il Santo Padre Francesco ha commentato il Vangelo con queste parole.

Nella trasfigurazione Gesù illumina la sua persona e la sua vicenda
Il Papa lo spiega soffermandosi sul volto e le vesti di Gesù che, come narra oggi l’Evangelista Matteo (cfr Mt 17,1-9), al momento della Trasfigurazione davanti a tre apostoli, brillano “come il sole” e diventano candide “come la luce”, segno di quella “gloria divina” che con la fede si coglieva già nella “predicazione” e nei “gesti miracolosi”. E alla trasfigurazione si accompagna, sul monte, l’apparizione di Mosè e di Elia, «che conversavano con Lui» (v. 3):

“La ‘luminosità’ che caratterizza questo evento straordinario ne simboleggia lo scopo: illuminare le menti e i cuori dei discepoli affinché possano comprendere chiaramente chi sia il loro Maestro, il Figlio di Dio. È uno sprazzo di luce che si apre improvviso sul mistero di Gesù e illumina tutta la sua persona e tutta la sua vicenda”.

Gesù: un Messia diverso dalle attese, non un re ma un servo
Gesù si sta avviando verso Gerusalemme, osserva il Papa, e vuole preparare i suoi alla morte per crocifissione, uno “scandalo troppo forte per la loro fede” e, al tempo stesso, vuole “preannunciare la sua risurrezione, manifestandosi come il Messia, il Figlio di Dio”.  Ma un Messia “diverso rispetto alle attese” e la Croce ne è un segno:

“Non un re potente e glorioso, ma un servo umile e disarmato; non un signore di grande ricchezza, segno di benedizione, ma un uomo povero che non ha dove posare il capo; non un patriarca con numerosa discendenza, ma un celibe senza casa e senza nido. È davvero una rivelazione di Dio capovolta, e il segno più sconcertante di questo scandaloso capovolgimento è la croce. Ma proprio attraverso la croce Gesù giungerà alla gloriosa risurrezione, che sarà definitiva, non come questa trasfigurazione che è durata un momento, un istante”.

Lo scandalo della croce è la porta della resurrezione
Ma è proprio attraverso la croce che Gesù giungerà alla risurrezione: quindi Gesù “trasfigurato sul monte Tabor”, spiega il Papa, “ha voluto mostrare ai suoi discepoli la sua gloria non per evitare a loro di passare attraverso la croce, ma per indicare dove porta la croce”:

“Chi muore con Cristo, con Cristo risorgerà. E la croce è la porta della risurrezione. Chi lotta insieme a Lui, con Lui trionferà. Questo è il messaggio di speranza che la croce di Gesù contiene, esortando alla fortezza nella nostra esistenza. La Croce cristiana non è una suppellettile della casa o un ornamento da indossare, ma la croce cristiana è un richiamo all’amore con cui Gesù si è sacrificato per salvare l’umanità dal male e dal peccato”. 

La croce segni le tappe della Quaresima
“In questo tempo di Quaresima, contempliamo con devozione l’immagine del crocifisso: esso è il simbolo della fede cristiana, è l’emblema di Gesù, morto e risorto per noi. Facciamo in modo che la Croce segni le tappe del nostro itinerario quaresimale per comprendere sempre di più la gravità del peccato e il valore del sacrificio col quale il Redentore ci ha salvati”; ma anche seguire l’esempio di Maria che ha “contemplato la gloria di Gesù nascosta nella sua umanità”:  

” La Vergine Santa ha saputo contemplare la gloria di Gesù nascosta nella sua umanità. Ci aiuti lei a stare con Lui nella preghiera silenziosa, a lasciarci illuminare dalla sua presenza, per portare nel cuore, attraverso le notti più buie, un riflesso della sua gloria”.

Le violenze e i maltrattamenti dei quali sono vittime i ragazzi sono “una piaga, un urlo nascosto che deve essere ascoltato da tutti noi e che non possiamo continuare a far finta di non vedere e di non ascoltare”. E’ l’appello che papa Francesco ha lanciato oggi dopo la recita dell’Angelus, quando ha detto “prego e vi chiedo di pregare con me per tutte le ragazze e i ragazzi vittime di violenze, di maltrattamenti, di sfruttamento e delle guerre”.  

Un’altra preghiera il Papa l’ha dedicata al popolo del Guatemala, “che vive in lutto per il grave e triste incendio scoppiato all’interno della Casa Refugio Virgen de la Asunción causando vittime e ferite tra le ragazze che vi abitavano”. Espressa la propria “vicinanza” al Paese centramericano, Francesco ha invocato Dio perché “accolga le loro anime, guarisca i feriti, consoli le famiglie addolorate e tutta la nazione”.Papa Francesco all'Angelus

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/12/papa_violenza_contro_i_giovani_urlo_nascosto_da_ascoltare/1298165

Adozioni gay. Cardinale Bagnasco (Cei): “I figli non sono necessariamente un diritto. Il bene dei bambini richiede il papà e la mamma”

Qualunque desiderio, pur legittimo, che ognuno può avere, non deve mai diventare necessariamente un diritto”. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, interviene sulla sentenza della Corte d’Appello di Trento che ha riconosciuto una coppia di uomini come padri di due gemelli nati in Canada con la maturità surrogata.

“Il bene dei bambini, secondo il buon senso universale – aggiunge –, richiede il papà e la mamma, quindi una famiglia nella quale il papà e la mamma si integrano con armonia ed efficacia per il bene e per l’amore dei propri bambini”. 

Dopo che  i giudici di Trento hanno legittimato l’utero in affitto riconoscendo con sentenza l’assurda doppia paternità a due gemelli, oggi il Tribunale dei minori di Firenze ha riconosciuto l’adozione di due bambini da parte di una coppia di gay. 

I due fratellini erano stati adottati in Inghilterra da due cittadini italiani. I giudici di Firenze hanno riconosciuto loro lo status di “figli di due padri” e la cittadinanza italiana. Chi fosse interessato può vedere sulle agenzie di stampa e sui giornali (per esempio La Stampa) le capriole giuridiche che hanno fatto i giudici di Firenze per addivenire a tale conclusione. Sappiamo bene come lavorano gliAzzeccagarbugli «perchè, vedete, a saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo, e nessuno è innocente» (Manzoni,I Promessi Sposi, cap. 3).

Anche l’Osservatore Romano titola nell’edizione di oggi: “A Trento una sentenza discutibile”. E nell’articolo riporta le parole della storica Lucetta Scaraffia al Corriere: “I figli nascono da un uomo e da una donna. Questi due gemelli della sentenza, invece, adesso risultano figli di due donne, per via della maternità”, e i bambini nati in questo modo “pagano un prezzo altissimo:non conosceranno mai la loro madre”.

Lo stesso Papa Francesco, rivolgendosi alla Rota Romana, avvertiva l’anno scorso chenon può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. In San Pietro, aprendo il convegno ecclesiale della sua diocesi, aveva spiegato che è proprio la “reciprocità e complementarietà nella differenza”  tra uomo e donna, padre e madre, a “far crescere” e “maturare” i figli. Più volte il Papa ha parlato delle “colonizzazioni ideologiche del gender” che sono una grave minaccia per la famiglia perchè negano “la prima e più fondamentale differenza, costitutiva dell’essere umano” e così “avvelenano l’anima” e “distruggono una società, un Paese, una famiglia”.

Nel pieno del dibattito parlamentare sulla Cirinnà, il cardinale Gualtiero Bassetti aveva spiegato al Corriere che le unioni civili andavano “riconosciute in quanto tali, omosessuali compresi”, ma senza equiparazioni col matrimonio e figli, “per le adozioni ci vogliono un uomo e una donna”. Lo stesso cardinale Bagnasco aveva detto l’anno scorso che “i figli non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre e i bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma perché la famiglia è un fatto antropologico, non ideologico”.

Ma ormai da tempo qui da noi i giudici fanno quello che vogliono. Impuniti – sostanzialmente – quando sbagliano,intoccabili nei loro privilegi di casta, hanno dimenticato di essere “soggetti alla legge”, in base all’art. 101, secondo comma, Cost.

Quelli di loro che incarnano la cultura della morte radical chic a colpi di sentenza fanno e disfano le leggi del Parlamento: alla faccia della sovranità popolare e della democrazia di cui hanno sempre la bocca piena. E la maggioranza del Parlamento in carica, oggi, si adegua.

Senza contare che con  l’adozione da parte di single o di coppie formate da persone dello stesso sesso si«mina un diritto fondamentale dei bambini, ossia quello di avere un padre e una madre. Sono tantissime le coppie eterosessuali che in Italia aspettano di poter adottare bambini, ma sono ostacolate da burocrazia e lungaggini. Il diritto di un bambino è quello di avere un padre e una madre, con il provvedimento del Tribunale di Firenze si privilegia invece l’egoismo da parte degli adulti», come dice il comunicato stampa che ci ha inviato l’on. Fontana, europarlamentare della Lega.

Ma dei diritti dei bambini, ovviamente, i giudici non si curano. Loro si sentono onnipotenti. Non credono (non sanno?) che c’è un Giudice dei giudici (nella foto) cui prima o poi dovranno rendere conto.

Fonti

https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/giudici-e-adozione-gay-la-dittatura-della-magistratura/

http://www.aibi.it/ita/adozioni-gay-cardinale-bagnasco-cei-i-figli-non-sono-necessariamente-un-diritto-il-bene-dei-bambini-richiede-il-papa-e-la-mamma/

Arcidiocesi di Bologna critica duramente la Procura per archiviazione del caso di foto offensive del circolo Lgbt contro la fede cattolica

“E se in quelle foto si fossero rappresentati dei giudici, in toga e tocco, o simboli della religione ebraica o islamica, sarebbe stata analoga la reazione della Procura?”Risultati immagini per cassero bologna

L’Arcidiocesi di Bologna, guidata da mons.Matteo Zuppi, critica duramente la Procura della Repubblica che ha chiesto l’archiviazione del fascicolo, a carico di ignoti, per le foto blasfeme ed oscene contro la fede cattolica, pubblicate due anni fa sulla pagina Facebook del Cassero (Il Cassero LGBT center è sede del comitato provinciale Arcigay), relativo alle immagini della festa «Venerdì credici» organizzata nel marzo 2015 al circolo Arcigay il Cassero: blasfemìa contro Cristo nel momento in cui la Diocesi celebra la Quaresima e la Passione di Cristo. Un editoriale pubblicato il 5 marzo 2017 sul settimanale della diocesi Avvenire – Bologna Sette critica duramente la richiesta dei pm di chiudere il fascicolo, escludendo così l’offesa alla religione cattolica. È la motivazione della Procura che risulta inaccettabile alla Curia di Bologna: l’idea cioè che le immagini pubblicate sulla pagina Facebook del Cassero, tra cui una che ritraeva tre uomini travestiti da Gesù e da ladroni mimare pratiche sessuali, non fossero «rivolte a manifestare spregio e vilipendio del credo cristiano-cattolico».

«Lascia perplessi — si legge nell’editoriale del settimanale diocesano — che la Procura arrivi a sostenere che l’offesa gratuita e vilipendiosa arrecata ai simboli della religione cristiana, nella quale si riconoscono milioni di cittadini (non solo cattolici), perché di questo si tratta al di là di ogni dubbio, possa costituire l’oggetto del tutto lecito di un’associazione, per di più sostenuta con denaro pubblico». Per l’Arcidiocesi «viene da chiedersi cosa distingua una simile rappresentazione da un’azione denigratoria: se al posto di Gesù e dei ladroni si fossero rappresentati dei giudici, in toga e tocco, o simboli della religione ebraica o islamica, sarebbe stata analoga la reazione della Procura? In realtà anche la satira, così utile quando stimola con intelligenza la riflessione, incontra dei limiti, che derivano dalla salvaguardia di un clima di pacifica convivenza fondata sul rispetto reciproco e sul buon gusto”.

A due anni di distanza, insomma, la polemica sulle controverse foto del Cassero non si è ancora spenta. All’epoca sul tema era intervenuto l’allora arcivescovo Carlo Caffarra, che aveva definito le immagini «un insulto di inarrivata bassezza e di diabolica perfidia a Cristo in Croce». Da più parti era arrivata la richiesta al Comune di interrompere i rapporti con il circolo. Palazzo d’Accursio, dal canto suo, aveva invitato il Cassero ad assumersi «la responsabilità di una grave offesa». Anche prima della richiesta di archiviazione della Procura, a cui si opporranno gli autori della denuncia da cui è stato aperto il fascicolo (l’ex consigliera comunale di Ncd Valentina Castaldini e i consiglieri di Forza Italia Marco Lisei e Galeazzo Bignami), le polemiche sul Cassero non si sono mai sopite. Nei mesi scorso il centrodestra bolognese si era opposto all’assegnazione diretta dell’ex Salara ad Arcigay. 

L’OFFESA E L’INSULTO  CONTRO IL SENTIMENTO RELIGIOSO NON SONO MAI LIBERTA’ DI ESPRESSIONE, checcè ne dica il circolo Lgbt Cassero, che ha replicato con un comunicato, in cui protesta contro l’ Arcidiocesi di Bologna, guidata dal vescovo Zuppi, per la veemenza del suo pubblico intervento di pochi giorni fa contro il circolo e contro la Procura; in questo comunicato, il circolo Arcigay afferma “quelle foto sono state rimosse dai canali dell’associazione e non volevano essere offensive”… Strano: è noto infatti che il circolo Arcigay Cassero fa da tempo propaganda allo ‘sbattezzo’ dalla Chiesa cattolica, (analogamente al circolo satanista bolognese dei Bambini di satana), quindi dire che quelle foto non “volevano essere offensive” è davvero un’ipocrisia… E poi, continua affermando che quelle foto blasfeme erano una protesta in difesa della libertà di espressione, analoga alle vignette del giornale satirico Charlie Ebdo, che proprio nel 2015 venne colpito dalla strage islamista….Sappiamo bene che Charlie Ebdo con le sue vignette (spesso blasfeme contro la fede cattolica) non ha risparmiato denigrazione nemmeno per la disgrazia ed il dolore dei terremotati italiani! I vignettisti Charlie Ebdo sono stati denunciati dal comune di Amatrice per il vilipendio delle vittime del sisma e per diffamazione aggravata.

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/terremoto-il-comune-di-amatrice-querela-charlie-hebdo-per-la-vignetta-sul-sisma-diffamazione-aggravata-_3030683-201602a.shtml

C’è da chiedersi quanta ignoranza alberghi nella mente di certe persone che volutamente “ignorano” che Isis perseguita soprattutto i cristiani, proprio come fanno loro, che  per “difendere i loro millantati diritti” calpestano quelli degli altri  e vilipendono il sentimento religioso di milioni di persone; c’è da chiedersi  quali poteri occulti proteggano certe “associazioni” che per affermare se stessi hanno bisogno (come i satanisti) di denigrare LA CROCE E LA PASSIONE DI CRISTO, massimo simbolo di pace e sacrificio di sè per amore del prossimo e di difesa del valore di ogni essere umano. 

 

Fonte

http://www.bolognatoday.it/cronaca/zuppi-critica-procura-archiviazione-foto-blasfeme-cassero.html

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/03/04/news/bologna_foto_blasfeme_in_circolo_arcigay_la_chiesa_contro_i_pm_che_archiviano_l_inchiesta-159776295/

“Maria Santissima è il prototipo della genuina femminilità…è l’archetipo della personale dignità della donna” (S. Giovanni Paolo II, S. Teresa Benedetta della Croce)

” Fallace è la grazia e vana è la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare. “
(Proverbi 31,30)

San Giovanni Paolo II, LETTERA ALLE DONNE:

” La Chiesa – scrivevo nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem – « desidera ringraziare la santissima Trinità per il “mistero della donna”, e, per ogni donna, per ciò che costituisce l’eterna misura della sua dignità femminile, per le “grandi opere di Dio” che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei » (n. 31).

 Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell’umanità.

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani”.

https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/1995/documents/hf_jp-ii_let_29061995_women.html

MARIA SANTISSIMA, PROTOTIPO DELLA GENUINA FEMMINILITA’ E DELLA DONNA VERAMENTE REALIZZATA MARIA SANTISSIMA CON GESU' SCHIACCIANO SHa scritto una delle grandi donne di questo nostro secolo, Edith Stein (morta martire per la fede ad Auschwitz, nel 1944, e dichiarata santa l’11 ottobre del 1998, si era consacrata con il nome di Suor Teresa Benedetta della Croce): “Maria è il prototipo della genuina femminilità”. È questa un’affermazione importante, fatta non da una donna culturalmente sprovveduta, ma da una filosofa, assistente universitaria di E. Husserl, poi convertita. Lei stessa impegnata, con varie conferenze, sul versante del movimento femminista del tempo…Ma Edith Stein si distaccò da quel movimento quando ne comprese gli errori: la futura santa è arrivata a questa affermazione su Maria Santissima, analizzando l’intero vissuto di Maria di Nazaret. Nel suo essere vergine, madre, sposa, nel suo impegno a sostenere, pur tra sofferenze, la causa del suo Figlio fino all’Ora della croce, nel suo modo di credere a Dio e di accettare liberamente il suo progetto sulla sua vita, Maria ha posto le basi della grandezza della DIGNITA’ DELLA VERA DONNA e della sua fama che ha sfidato e superato l’usura di venti secoli di storia.

L’8 marzo è una festa civile, ma nello stesso mese, e precisamente il 25 se ne celebra un’altra, di natura religiosa, molto bella e molto importante. Che può essere un ottimo complemento alla prima. Parliamo della Festa dell’Annunciazione a Maria di Nazaret. In essa si celebra una donna come protagonista. Una figura centrale nel cuore stesso del Cristianesimo cioè nell’Incarnazione di Cristo. Per la fede cristiana Maria è la più importante donna della storia e la più grande di tutte. S. Giovanni Paolo II nell’Enciclica Mulieris Dignitatem ha scritto che “Maria è l’archetipo della personale dignità della donna” (n. 5). Maria cioè è il modello primo, lo stampo originale, il “tipo primo” su cui modellare o “stampare” la dignità della donna.  picmix.com_4506986Dio non ha strumentalizzato Maria nell’opera della Redenzione chiedendole tutto di se stessa solo perché Lui era Dio, ma l’ha sommamente rispettata, ascoltata e valorizzata. Maria ha poi detto il suo “fiat” libero, cosciente e indiviso. Lei credeva fermamente che quel Dio che le chiedeva tutto non opprimeva la sua libertà né minacciava la sua identità di donna libera; che Dio con il suo progetto su di lei non paralizzava la maturazione della propria femminilità e della sua personalità ma l’aiutava a essere se stessa in pienezza. Era convinta che se Dio le chiedeva il sacrificio di qualcosa lo faceva per aprirle orizzonti più grandi.

Maria, “nuova Eva” come amavano chiamarla i Padri della Chiesa, non è caduta nella trappola del sospetto in cui sono caduti la prima Eva (e Adamo) e di cui è vittima anche l’uomo moderno: vedere Dio come un concorrente e come rischio per la propria autonomia e maturazione. A Dio che le chiedeva tutto, Maria nella fede ha donato tutto, e proprio lei stessa canterà nel Magnificat “Tutte le generazioni mi diranno beata” cioè nella gioia piena, felice, perché realizzata pienamente come donna e come credente.

L’Annunciazione (25 marzo) è una grande festa di Maria di Nazaret (ed in lei della donna stessa in genere), che vince su tutti gli stereotipi culturali del tempo, per diventare in prima fila un soggetto di salvezza per l’uomo e per tutta l’umanità.
Dall’8 marzo Festa della Donna al 25 marzo Festa di Maria, la Donna che la chiesa prega ogni giorno come “benedetta tra le donne”.  Tutti i cristiani, ma non solo questi, dovrebbero ricordare queste due Feste con serietà riflessiva, cogliendone la reciproca ricchezza di comprensione. Maria è stata definita “il sorriso di Dio all’umanità”. Dio continua a sorridere all’umanità attraverso il ricordo e la preghiera alla Madre del Figlio suo, e anche attraverso la presenza di tante donne che, come Maria di Nazaret, nelle più svariate professioni lo rendono presente con santo coraggio, con enorme dedizione e con un sorriso di speranza.

La vera origine dell’8 marzo

L’incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York il 25 marzo 1911,
causò la morte di 146 persone, per la maggior parte giovani operaie.
L’evento che ebbe una forte eco sociale e politica, a seguito della quale vennero varate nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro, è uno degli eventi commemorati dalla Giornata internazionale della donna ma non è da questo, come erroneamente riportato da alcune fonti, che trae origine la Festa della donna.
In realtà, l’istituzione dell’8 marzo come Festa della donna risale alla III Internazionale comunista, svoltasi a Mosca nel 1921, dove fu lanciata da Lenin come ” Festa internazionale dell’ operaia “, in onore della prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo…Le proteste continuarono per vari giorni fintanto che lo Zar fu costretto ad abdicare ed il governo dovette concedere il diritto al voto anche alle donne- Secondo il calendario giuliano vigente allora in Russia il 23 febbraio corrispondeva in Occidente all’ 8 marzo-, diritto più che giusto, ma attenzione: la donna non è una macchina da lavoro per lo Stato: a questo livello infatti sono ridotte le donne nei REGIMI COMUNISTI ATEI, come macchine e non hanno diritto ad avere più di un figlio se lo desiderano, perchè devono essere “strumenti dello  Stato”(vedi legge del figlio unico in Cina, aborti forzati….) 

La festa delle donne ha assunto nel corso degli anni una valenza ideologica sempre più forte, al punto da essere espressione di una cultura radicale che identifica la figura femminile come ribelle contro le caratteristiche naturali di madre e moglie.
Le donne devono stare in guardia dal rischio di favorire la creazione di una società
dove le condizioni dell’umanità, e quindi della donna stessa, possono essere molto peggiori di adesso: L’ABORTO NON E’ UN DIRITTO, E’ OMICIDIO, e l’utero in affitto è strumentalizzazione del corpo della donna, non è “vera libertà di scelta”, è mercificazione del corpo della donna e del bambino! Tutto ciò è una grave minaccia per la famiglia vera quella naturale, creata da Dio!

Dopo decenni in cui ha prevalso questa ideologia , sembra ora emergere una cultura nuova che fa riferimento all’insegnamento ed alla concezione antropologica cristiana. Dobbiamo tutti insieme lavorare e pregare perchè il ruolo delle donne sia più apprezzato e valorizzato in ogni nazione del mondo.


DONNA, VUOI VINCERE ?
preghiera di don Dolindo Ruotolo
http://www.dolindo.org/

Sii calma e mansueta, perché la pace vale più del mobile elegante di una casa sfarzosa.
Sono più belli i volti sorridenti nella pace che le pareti arabescate di fiori senza profumo.
La tua vittoria non sta nel prevalere, ma nel cedere rimanendo tranquilla.
L’essere padrona non sta nel comandare, ma nel condiscendere.
Il tuo giudizio non vale quando lo imponi, ma quando lo cedi per amore di pace.
Il tuo ordine non sta nel rimproverare, ma nell’ordine della carità.
Una cosa che ti sembra storta è nulla di fronte all’armonia dell’amore che tutto intona.
Uno squarcio d’azzurro. Un raggio di amorosa misericordia sia su di te e sulla tua famiglia.
Perché la tempesta si dilegui, figlia mia, occorre un vento forte che la dissipi.
Vento serenatore nelle tribolazioni è la preghiera fatta con fiducia.
La fiducia è come uno squarcio di azzurro in un cielo fosco di nubi,
è come un sostegno nelle vie ripide e scoscese.
Sta in pace! Un po’ di pazienza… La pazienza è la virtù che porta la pace.
Nella propria giornata c’è sempre da sopportare qualche contrarietà, ma la pazienza l’addolcisce.
Se si sopporta subendo ciò che non si può fare a meno di sopportare, l’amarezza si fa più profonda.
Se, invece, si sopporta con pazienza, per amor Mio,
allora l’amarezza prende la dolcezza di un dono fatto a Me….Arricchisci l’anima tua di questi doni di amore.Risultati immagini per maria santissima festa della donna

Testimone: membri della gang criminale MS-13 commettono sacrifici rituali satanici di adolescenti sequestrate in USA

Due membri della gang criminale MS-13, immigrati illegali  da El Salvador, che avevano un tempio satanico nel loro appartamento di Houston (Texas), sono accusati dell’omicidio  di un’ adolescente e del rapimento di un’ altra: questo hanno detto le autorità  dei pubblici ministeri e della polizia. Gli investigatori italiani ricordano che, come per l’Fbi,  MS-13 sia la più pericolosa banda di strada, con cinquantamila membri nel Centro America, diecimila negli Usa e centomila nel mondo.

Il capobanda Miguel Angel Alvarez-Flores, 22 anni, che si fa chiamare ‘Diabolico’ e il 18enne Diego Alexan Hernandez-Rivera sono stati arrestati e sono comparsi davanti al tribunale di Houston Mercoledì 1 marzo 2017 con l’accusa di sequestro aggravato di persona e omicidio. I due accusati, membri della gang MS-13,  ridevano e salutavano in tribunale, per nulla pentiti degli omicidi e stupri commessi. 

I procuratori hanno affermato che i due hanno rapito una ragazza di 14 anni, all’uscita di scuola, il 2 febbraio 2017, tenendola prigioniera in un appartamento dove è stata violentata da un membro della banda. La ragazza ha testimoniato che, dopo 4 giorni,  è stata portata in un appartamento diverso, dove sei membri della banda convivevano: in questo appartamento Flores detto Diabolico tiene un tempio con altare dedicato a Satana.

Le autorità affermano che l’adolescente è stata trattenuta contro la sua volontà per due settimane, costretta a bere alcol ed essere drogata, l’hanno stordita per abusare sessualmente di lei in gruppo. Flores l’ha torturata facendole un enorme tatuaggio di un demone, dal ginocchio al piede, come riferisce Houston Chronicle.

Insieme alla giovane che è riuscita poi a fuggire e denunciare i suoi rapitori, c’era anche un’altra  ragazza tenuta prigioniera nello stesso appartamento, il cui soprannome era Genesis: anche lei è stata violentata  e poi uccisa dai membri della gang;  la giovane testimone, che si è salvata, di lei conosceva solo il soprannome e ha detto che l’ha vista scagliarsi contro i loro rapitori, cercando di distruggere il tempio con altare satanico che si ergeva nella camera.

Flores ha risposto all’attacco dicendo che la ‘Bestia’ richiede un sacrificio umano: il giorno dopo, la ragazza di nome Genesis era sparita, la testimone non la vide mai più.

Quella ragazza è stata trovata uccisa il 16 febbraio, e non è stata ancora identificata.

La polizia ha detto che Rivera ha confessato di averle sparato: Rivera  le ha sparato alla testa, uccidendola, e il membro della gang, più vecchio di Flores, ha preso la pistola e le ha sparato un secondo colpo nel petto, secondo la ricostruzione degli investigatori della polizia.

Le autorità hanno rilasciato l’immagine della ricostruzione facciale di Genesis, una delle vittime dei due membri della gang, nel tentativo di identificarla. Authorities released the facial reconstruction image of one of the pair's alleged victims in a bid to identify herLa ragazza di origine ispanica- età compresa tra i 15 e i 25 anni – è stata trovata morta la mattina del 16 febbraio 2017. E’ stata colpita al collo e al petto. L’immagine è stata ricostruita dal Centro nazionale in difesa dei bambini scomparsi e sfruttati, dai funzionari della Contea di Harris. Una precedente foto della donna, scattata dopo la sua morte, è stata rilasciata dall’Istituto di Scienze Forensi della Contea di Harris, il 21 febbraio 2017.

La polizia, diffondendo questa foto, chiede, a chiunque abbia informazioni sulla giovane, di chiamare il Centro nazionale in difesa dei bambini scomparsi e sfruttati a 1-800-THE-LOST (1-800-843-5678).

Le autorità federali hanno posto una stretta sui clandestini, nel senso che saranno tenuti sotto custodia federale se rilasciati su pagamento della cauzione. I due membri della gang hanno chiesto un avvocato d’ufficio. Compariranno di nuovo in tribunale il 18 aprile 2017.

La banda che sta terrorizzando l’America: 13 membri di MS-13, tutti immigrati illegali,  arrestati a New York per aver ucciso tre studenti delle scuole superioriRisultati immagini per cartel gang

Tredici membri della stessa gang criminale sono stati arrestati giovedì 2 marzo 2017 a New York con l’accusa di aver ucciso tre studenti delle scuole superiori.

I tre giovani studenti sono stati attaccati con un machete e mazze da baseball mentre camminavano attraverso il loro quartiere di periferia.

La polizia ha dichiarato che tredici membri di bande locali della gang MS-13  sono stati accusati di un gran numero di crimini violenti e sette omicidi nel corso di un periodo di cinque anni.

Tra i morti: studenti della scuola superiore di Brentwood,  Nisa Mickens, 15 anni, Kayla Cuevas, 16 anni, che sono stati assaliti il 13 settembre 2016, e il loro ex compagno di scuola Jose Pena-Hernandez, 18 anni, il cui cadavere è stato trovato nei bassifondi di un ospedale abbandonato, in seguito alla sua scomparsa nel mese di giugno 2016. 

Gli omicidi sono avvenuti in un periodo in cui negli USA è sorto un dibattito nazionale sull’ immigrazione clandestina: i pubblici ministeri hanno rivelato in una conferenza stampa che 10 delle 13 persone incriminate erano cittadini di El Salvador o Honduras che erano negli Stati Uniti illegalmente, tra cui la maggior parte delle persone direttamente coinvolte negli omicidi.

Lo scorso dicembre 2016, Donald Trump ha fatto riferimento agli omicidi degli studenti di Brentwood, assassinati dalla gang MS-13, in un’intervista rilasciata a Time, dopo essere stato eletto presidente. Una delle priorità di Trump è un giro di vite sugli immigrati che sono illegalmente nel paese e hanno commesso crimini.

La violenza di queste bande è sempre più frequente e gli omicidi di adolescenti hanno provocato sempre più indignazione: ‘Mentre la violenza e la brutalità sono marchi dei membri della gang MS-13, gli omicidi di questi adolescenti sono particolarmente preoccupanti’, ha detto il procuratore Robert Capperi.

Alcune persone si sono lamentate che la polizia, i funzionari della scuola e gli altri non stavano facendo abbastanza per arginare la violenza. Da allora, la polizia ha arrestato più di 125 sospetti membri della gang MS-13 a Brentwood e altrove.

MS-13: La brutale gang armata di machete che è diventata la prima organizzazione ad essere dichiarata un gruppo criminale internazionale. Una delle bande di strada più violente e sofisticate, secondo l’agente speciale Jason Shatarsky dell’Ufficio Immigrazione.

IL VIDEO-REPORTAGE A MILANO SULLA GANG SATANISTA MS-13 https://www.youtube.com/watch?v=jTVe5BsWZaY
MS-13: VIOLENZA E SATANISMO http://www.revistavariopinto.com/nota.php?id=256#&panel1-1

La gang, chiamata anche Mara Salvatrucha, “MS 13 “: il significato è M= movimento (organizzazione criminale narcotraffico, prostituzione, spaccio di armi e droga, furti e rapine); S = Satana;  13 è il numero della strada di Los Angeles dove ebbe origine la gang. Così come 13 è il numero di secondi di pestaggio che deve ricevere colui che vuole entrare a far parte della gang.  MS significa anche Mara Salvatrucha, cioè esercito del Salvador. Ciò che distingue di più i MAREROS , cioè gli appartenenti a questa sètta criminale, sono i tatuaggi che li ricoprono dalla testa ai piedi, compresa la faccia. Tali tatuaggi comprendono le lettere MS e il numero 13 scritti in caratteri gotici, le lettere SUR che significano sureño o southerner (cioè provenienti dal Sud ) , le corna del diavolo, il nome della propria banda e altri simboli satanici. Si ritiene sia stata fondata come una banda di strada nel quartiere di Los Angeles a metà degli anni 1980 da immigrati in fuga dalla guerra civile in El Salvador.  Si è sviluppata dopo che alcuni membri furono deportati in El Salvador, contribuendo a trasformare il paese in uno dei luoghi più violenti del mondo. Ora è una grande impresa criminale internazionale con decine di migliaia di membri in diversi paesi dell’America centrale e molti stati degli Stati Uniti. Ed anche in Italia ed in Europa.

Con ben 10.000 membri in 46 stati, la banda si è espansa ben oltre le sue radici iniziali. I membri sono accusati di gravi reati, tra cui omicidio, sequestro di persona, prostituzione, il traffico di droga e la tratta di esseri umani. La banda, che è alleata con molti cartelli della droga del Messico, ha una forte presenza nel sud della California, Washington e Virginia del Nord, tutte aree di immigrazione di popolazioni salvadoregne.

Tra gli omicidi più efferati attribuiti a MS-13 in Virginia è stata l’uccisione di un’ adolescente incinta, che era diventata una loro informatrice nel 2003. Brenda Paz, 17 anni, è stata accoltellata a morte e il suo corpo è stato lasciato lungo le rive del fiume Shenandoah.

Fonti:

http://www.khou.com/news/crime/2-alleged-members-of-ms-13-gang-charged-in-teens-murder-kidnapping/418343605

http://www.dailymail.co.uk/news/article-4276336/MS-13-gang-members-accused-Satanic-rape-murder.html#ixzz4af0GImpX

Vescovi spagnoli denunciano atti blasfemi contro la fede cristiana nel festival di carnevale di Las Palmas, Canarie

Lunedi 27 febbraio 2017 il festival di carnevale di Las Palmas, Isole Canarie (Spagna), si è rivelato uno degli eventi più blasfemi contro i cristiani, (molto simile ad una sorta di messa nera satanica), una ripugnante manifestazione di odio contro Cristo, contro la S. Vergine Maria e contro la Chiesa cattolica, violando il sentimento religioso di tutti i cristiani. Il primo premio di questo “gran galà” di carnevale è stato vinto dalla “performance” del Drag queen denominato  Sethlas, che ha messo in scena un numero osceno per deridere la S. Vergine Maria e la crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Il numero consisteva nello strip del drag queen travestito da Vergine Maria. Successivamente, egli ha rappresentato Cristo crocifisso che scende dalla croce mentre intona versi blasfemi e provocatori, il tutto circondato da un balletto in cui venivano derisi sacerdoti e suore, simulando una processione religiosa.

L’irriverenza, la provocazione e la mancanza di rispetto caratterizzano le prestazioni di chi è stato scelto come “vincitore del carnevale”. L’indignazione contro questo “spettacolo” si è levata unanime dai social network, dove molti hanno scritto che questa è una violazione dei diritti dei cristiani; molti hanno domandato perchè gli spettacoli di Drag queen non deridono l’Islam o altre credenze… 

In questa situazione, il vescovo delle isole Canarie, Mons Francisco Cases, ha scritto una lettera aperta  “a chi vorrà leggermi” in cui egli  desolato afferma di vivere “il giorno più triste della mia permanenza alle isole Canarie” dove trionfa “la frivolezza blasfema di drag queen, attraverso i voti e gli applausi di una folla inferocita“. Questa ‘performance’ infatti, che non ha nulla di artistico ma più che altro ha molti richiami  al satanismo, è stata votata anche attraverso i telefonini dei telespettatori… 

“La prima cosa che mi sento di dire con il cuore spezzato è chiedere perdono al nostro Salvatore e alla Sua e nostra Madre benedetta. Perdona il mio popolo, Signore. Perdona i tuoi figli, Madre, e perdona me che devo rispondere davanti a Te per tutti loro. Perdona a tanti nella comunità cristiana che non danno una testimonianza concreta”, ha detto il vescovo Mons Francisco nella lettera resa pubblica dal vescovado delle isole Canarie.

E dopo aver chiesto se non ci sono limiti alla libertà di espressione in offese così gravi contro il sentimento religioso di tutti i cattolici, il vescovo ha invitato i fedeli alla Messa di riparazione e di lode a Dio e alla S.Vergine e per chiedere perdono per questi atti blasfemi, celebrazione che si è tenuta il primo venerdì di Quaresima, venerdì 3 marzo alle 19.30 nella cattedrale.

Il Presidente della Conferenza Episcopale spagnola il Cardinale Ricardo Blázquez ha respinto e denunciato questo “spettacolo” come una grave violazione del rispetto del sentimento religioso dei cristiani.

Il Presidente del Consiglio di governo dell’isola di Tenerife, Carlos Alonso, ha affermato nel suo profilo Facebook che “questo spettacolo di drag queen è un’offesa, non è vera libertà nè festa di carnevale, dal momento che offende i valori di tante persone: questo è un reato nel codice penale”.

Assurdità ancora più grande è che il drag queen suddetto, il cui vero nome è Borja Castillas, è un educatore di bambini, si dichiara ateo e vuole essere professore di religione: è evidente quale “culto” vuole insegnare ai bambini… 

In sole 24 ore, più di 27 mila persone hanno firmato una petizione per denunciare  l’atto blasfemo di drag queen nel festival di Carnevale di Las Palmas.

La richiesta è stata aperta dalla Asociación Enraizados (Una voce cattolica nella vita pubblica) che, come specificato in una nota, ha ottenuto che la televisione spagnola provvedesse subito alla rimozione dal suo sito della registrazione dello spettacolo blasfemo. Nel suo comunicato, la Asociación Enraizados chiede le dimissioni dei responsabili pubblici della giunta che ha patrocinato il festival di Carnevale di Las Palmas, in quanto hanno permesso che tale “spettacolo” blasfemo avesse luogo e sono responsabili di violazione del codice penale (offesa al sentimento religioso della maggioranza dei cittadini che appartengono alla fede cattolica). Si chiede inoltre che gli sponsor di questo spettacolo oltraggioso si dissocino da tale manifestazione: si invita i cattolici a boicottare acquisti da tali sponsor. 

http://enraizados.org/alertas/el-carnaval-de-las-palmas-falta-el-respeto-a-los-cristianos-pide-responsabilidades/

Il Presidente dell’Asociación Enraizados, chiede preghiere di riparazione a tutti i cattolici, specialmente in questo periodo di Quaresima.  

nowenna20fatima2020200x100PREGHIERA DELL’ANGELO DELLA PACE A FATIMA:

“Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze, con cui Egli  è continuamente offeso. Per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e per intercessione del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori. Amen. “

 

 

 

 

Fonti

https://infovaticana.com/2017/02/28/carnaval-canarias-blasfema-la-santisima-virgen-cristo-crucificado/

https://www.aciprensa.com/noticias/video-carnaval-de-canarias-premia-a-drag-queen-que-se-disfrazo-de-virgen-maria-87722/

http://www.religionenlibertad.com/desolado-obispo-canarias-denuncia-una-carta-frivolidad-55179.htm

Preghiere davanti alla Croce di GESU’- Via Crucis con riflessioni di Padre Gilles, sacerdote esorcista

Si concede l’indulgenza plenaria ai fedeli che, nei venerdì del tempo di Quaresima, davanti all’immagine di Gesù Crocifisso, dopo la S. Comunione, avranno recitato questa preghiera:

Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che prostrato alla tua santissima Presenza ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non offenderti più, mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o mio Gesù, il santo profeta Davide: “Hanno forato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa”. (Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre).

ANIMA DI CRISTO 

Anima di Cristo, santificami. Corpo di Cristo, salvami. Sangue di Cristo, inebriami. Acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, confortami. O buon Gesù, esaudiscimi. Dentro le tue piaghe nascondimi. Non permettere che io mi separi da te. Dal nemico maligno difendimi. Nell’ora della mia morte chiamami: e comanda che io venga a te, affinché ti lodi con i tuoi santi, nei secoli dei secoli. Amen.

A Gesù Crocifisso

In Cristo abbiamo tutto. Ognuno si avvicini a Lui:

chi languisce nell’infermità a causa dei peccati, chi è come inchiodato per la sua concupiscenza,  chi è imperfetto ma desideroso di progredire, con intensa contemplazione, chi è già ricco di molte virtù.

Siamo tutti del Signore e Cristo è tutto per noi: se desideri risanare le tue ferite, Egli è medico; se sei angustiato dall’arsura della febbre, Egli è fonte; se ti trovi oppresso dalla colpa, Egli è giustizia; se hai bisogno di aiuto, Egli è potenza; se hai paura della morte, Egli è vita; se desideri il paradiso, Egli è via; se sei in cerca di cibo. Egli è nutrimento.

sant’Ambrogio 

Accompagniamo Gesù sulla Via della croce,  con preghiere e riflessioni di Padre Gilles Jeanguenin, sacerdote esorcista

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La Via Crucis, nel senso attuale del termine, risale al Medio Evo inoltrato. San Bernardo di Chiaravalle (+ 1153), san Francesco d’Assisi (+ 1226) e san Bonaventura da Bagnoregio (+ 1274), per la loro devozione, affettuosa e partecipe, prepararono il terreno su cui sorgerà questo pio esercizio. La Via Crucis, nella sua forma attuale, con le stesse stazioni disposte nello stesso ordine, è attestata in Spagna nella prima metà del secolo XVII, soprattutto in ambienti francescani.

Rappresentiamoci la scena del Calvario: Gesù crocefisso, vicino a spirare e Maria che contempla il divin Figlio e pensa a ciascuno di noi e prega per tutti.

Chiediamo a san Paolo la grazia di compiere bene questa Via Crucis. Egli è il grande predicatore di Gesù crocefisso. Scrive nella lettera ai Corinti: “Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e Cristo crocefisso” (1Cor 2,2). Invochiamo anche l’aiuto di Maria addolorata: ella ci faccia sentire il dolore dei peccati e soprattutto ci ispiri il proposito di una vita santa.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

I  Stazione

Gesù innocentissimo accetta per la gloria di Dio e la pace degli uomini la ingiusta sentenza di morte pronunciata contro di lui da Pilato.Gesù è condannato a morteAmorosissimo Gesù, per tuo amore e in riparazione dei miei peccati, accetto la mia morte con tutti i dolori, le pene e gli affanni che l’accompagneranno.

Sia fatta non la mia, ma la tua volontà, o Signore.

Abbi pietà di me, Signore.

II. Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Gesù riceve sulle spalle la croce. Gesù Maestro ci invita: «Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (cfr. Mt 16, 24; Lc 9,23).Gesù porta la croceSì, voglio venire dietro a te, o Gesù, mortificando le mie passioni e accettando la mia croce quotidiana.

Attirami a te, o Signore. Stretta è la via, ma conduce al paradiso. Nel cammino mi appoggerò a te, mia guida e mio conforto.

Abbi pietà di me, Signore.

III. Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Gesù, affranto dall’agonia del Getsemani, martoriato dalla flagellazione e incoronato di spine, sfinito dal digiuno, cade per la prima volta sotto l’enorme peso della croce.Gesù cade la prima voltaGesù è caduto per sostenere coloro che stanno per cadere. Molte sono le tentazioni del demonio.

Non permettere che cadiamo in tentazione, o Signore, e liberaci da ogni male passato, presente e futuro.

Abbi pietà di me, Signore.

IV Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Gesù, che porta la croce, incontra sua Madre trafitta nell’anima da una spada di dolore. Il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria sono uniti anche nella stessa passione.Gesù incontra sua Madre SantissimaEcco i due Cuori che tanto hanno amato gli uomini e nulla hanno risparmiato per essi.

O Cuori sacratissimi di Gesù e di Maria, concedetemi la grazia di meglio conoscervi, amarvi, imitarvi. Vi offro il mio cuore, perché sia sempre vostro.

Abbi pietà di me, Signore.

V Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Con finta compassione, i carnefici «fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù» (Lc 23,26).Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la CroceSono anch’io tenuto a cooperare alla redenzione, completando con le mie sofferenze la tua passione, o Gesù.

O buon Maestro, fa’ che io possa accogliere nella fede e per amor tuo tutte le situazioni di dolore che incontro nella mia vita e possa essere di aiuto alle persone che soffrono.

Abbi pietà di me, Signore.

VI. Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

La Veronica, spinta da intensa compassione, asciuga con un lino il volto di Gesù e Gesù la ricompensa imprimendo il suo volto su quel lino.Sixth Station of the Cross.  Veronica Wipes the Face of Jesus: Riconosco in questa pia discepola il modello delle anime riparatrici.

O Gesù, imprimi in me le virtù del tuo cuore santissimo, mite e umile, compassionevole e generoso.

Abbi pietà di me, Signore.

VII. Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Una seconda volta vengono meno le forze a Gesù, ed egli, «disprezzato e reietto dagli uomini» (Is 53, 3), cade nuovamente sotto la croce.Gesù cade per la seconda voltaO buon Maestro, tu prendi su di te il peso dei miei peccati fatti per malizia, o per essermi messo nell’occasione.

Gesù mio, detesto tutto ciò che in me ti offende e mi propongo di cercare con tutte le mie forze di vivere nel tuo amore.

Abbi pietà di me, Signore.

VIII. Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Seguivano Gesù una grande folla e molte donne che piangevano sopra di lui. Egli disse loro: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli» (Lc 23, 28)Gesù parla alle donne di GerusalemmeMi umilio per le molte mie colpe personali e per quelle che altri hanno commesso per il mio cattivo esempio e le negligenze ai miei doveri.

Gesù mio, dammi la grazia di impedire per quanto potrò il peccato altrui con le opere, l’esempio, la parola, la preghiera.

Abbi pietà di me, Signore.

IX: Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Per la terza volta Gesù cade sotto la croce perché la nostra ostinazione ci fa ripetere gli stessi sbagli.Gesù cade per la terza voltaL’ostinazione acceca la mente e indurisce il cuore.

Dammi, o Signore, la grazia di vigilare sopra di me, di essere fedele all’esame di coscienza e di confessarmi spesso con sincerità e impegno.

Abbi pietà di me, Signore.

X Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Gesù, arrivato sul calvario, viene spogliato dei suoi abiti e gli danno da bere una bevanda di fiele e mirra.Gesù è spogliato delle vestiEcco quanto sono costati a Gesù i nostri peccati di ambizione e di golosità.

Signore, concedimi la grazia di distaccare sempre più il mio cuore da ogni vanità e soddisfazione mondana, per cercare unicamente te, somma ed eterna felicità.

Abbi pietà di me, Signore.

XI. Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

I carnefici inchiodano sulla croce Gesù che soffre con spasimo indicibile, sotto gli sguardi di sua Madre afflittissima.Gesù è inchiodato alla CroceAppartengono a Gesù coloro che mortificano le loro cupidigie e passioni.

Io voglio essere di Gesù durante la mia vita, al momento della mia morte e nell’eternità. Non permettere, o Gesù, che mi separi da te.

Abbi pietà di me, Signore.

XII. Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Gesù soffre ineffabili pene per tre ore; poi muore sulla croce per i nostri peccati.Gesù muore sulla croceLa morte di Gesù si rinnova ogni giorno sugli altari con la santa Messa.

Gesù amorosissimo, concedimi di partecipare spesso alla santa Messa e con le disposizioni che ebbe tua Madre ai piedi della croce.

Abbi pietà di me, Signore.

XIII. Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Maria, la madre del dolore, riceve tra le braccia il corpo del Figlio deposto dalla croce.Gesù è deposto dalla croceMaria contempla nelle piaghe del Figlio l’amore infinito di Gesù per gli uomini.

La devozione a Maria è un’ancora di salvezza. O Maria, accettami come figlio, accompagnami in vita; assistimi ogni giorno e specialmente nell’ora della morte.

Abbi pietà di me, Signore.

XIV. Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Il corpo di Gesù, unto con gli aromi, è portato al sepolcro. Gesù aveva predetto la sua passione: «Ecco, andiamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà tradito e messo a morte» (Mt 20, 18-19).Gesù è deposto nel sepolcroSignore Gesù, sei all’ultimo atto della tua umiliazione, quella del sepolcro. Quanto siamo preziosi per te, o Signore, se tu hai dato la vita per noi.

Grazie, o Gesù. Voglio seguirti e amarti con tutto me stesso.

Abbi pietà di me, Signore.

XV. Stazione

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

Perché con la Tua santa croce hai redento il mondo

Maria attende con viva fede la risurrezione del Figlio, secondo quanto Egli aveva predetto: «Il terzo giorno risorgerò» (Cfr.Mt 20,19).Immagine correlataCredo fermamente la risurrezione di Gesù Cristo, come credo alla nostra risurrezione.

Ogni giorno voglio risorgere a vita nuova per meritare di risorgere nella gloria dell’ultimo giorno.

Abbi pietà di me, Signore.

Preghiera finale

O Padre, che hai voluto salvarci con la morte in croce del Cristo tuo Figlio, accresci la nostra fede, rafforza la nostra speranza, purifica la nostra carità.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

Preghiera davanti alla Croce di Gesù

Tu ci hai amati abbastanza, o mio Dio, che per amore verso di noi, per dimostrarci, per dichiararci il tuo amore e per indurci in questo modo a contraccambiartelo (unico mezzo, per noi, per essere perfetti e felici sia in questa vita che nell’altra) hai voluto soffrire ed essere vilipeso fino a tal punto!  

Soffrire ed essere vilipeso senza misura per qualcuno, ecco il mezzo per provare a quella persona che la si ama senza misura… Ecco ciò che Tu c’insegni, ecco la lezione che Tu ci dai sul Calvario… E nello stesso tempo ci dici: “Vi ho amati fino a questo punto e ve l’ho così provato, dichiarato … Amate me fino a questo punto, e provatemelo, dichiaratemelo, così come lo ho fatto per voi”.

Ascoltiamo quest’invito, il più dolce, il più soave che possa venire fatto e che ci viene lanciato dall’essere infinitamente amabile, da Dio, bellezza suprema. E mettiamo a profitto la lezione che ci viene data dalla sapienza infinita, da Colui che unico può amare infinitamente, che unico sa ciò che il perfetto amore richiede….
Soffriamo e lasciamoci vilipendere per Lui, accogliamo, accettiamo, desideriamo, ricerchiamo, abbracciamo qualsiasi sofferenza e qualsiasi disprezzo nella maggior misura possibile, senz’altro limite che quello della santa obbedienza a Dio e a coloro che lo rappresentano presso di noi, per dimostrare, per dichiarare a Gesù il nostro amore, per rendergli amore in cambio di amore …

Oh! mio Signore Gesù, fammi vedere sempre più chiaramente questa verità essenziale e così necessaria che il demonio cerca continuamente di oscurare ai nostri occhi. Falla splendere dinanzi al mio sguardo, questa dottrina della croce, e fa’ ch’io l’abbracci, così come Tu vuoi da me … Fa’ che anch’io possa dire di non sapere che una cosa sola: Gesù e Gesù crocifisso… Oh!, mio Dio, fa’ che io veda, fa’ che queste verità sfavillino sempre dinanzi ai miei occhi, e fa’ che io conformi ad esse la mia vita, in Te, per mezzo di Te e per Te! Amen. E concedi le stesse grazie a tutti quanti gli uomini, in vista di Te. 

Charles de Foucault, Lettere spirituali, n.253.

Fonti: IL BLOG DI PADRE GILLES

https://padregilles.blogspot.it/2011/04/via-crucis.html?m=0

 L’indulgenza plenaria dei Venerdì di Quaresima: ecco la preghiera in italiano http://www.cantualeantonianum.com/2012/02/lindulgenza-plenaria-dei-venerdi-di.html#ixzz4aFeIxPIX

Approfondire indulgenze:

http://www.festadelladivinamisericordia.com/indulgenza-plenaria.asp

LA BUFALA DELLE ‘PROFEZIE DI PAPA GIOVANNI XXIII’ sulla distruzione della Chiesa, sui “due papi”, chi le ha scritte? UN OCCULTISTA MASSONE…

Proprio vero che viviamo nel tempo della post-verità, cioè un tempo dove l’emozione da produrre è più importante della verità, dove lo scoop deve esserci ad oltranza, dove l’esercizio della persuasione è più importante della documentazione. Infatti, navigando nel web mi sono trovato di fronte alle profezie di papa Giovanni XXIII, così presentate da alcuni siti cattolici. Mi sono avventurato con interesse, per saperne di più.
Un po’ di ricerca ed ecco che spunta fuori il libro “Le profezie di Papa Giovanni XXIII”, edizioni Mediterranee, 1976, collezione: esoterismo, medianità, parapsicologia. Chiaro, lo avrei trovato tra i 10.000 libri collezionati dal GRIS, e infatti c’era. Esaminandolo, ecco un’ulteriore conferma che siamo nell’epoca della post-verità.
L’autore del libro è Pier Carpi, un giornalista morto il 26 giugno 2000, originario di Arceto di Scandiano. Questi presenta un curriculum esoterico, che culmina negli anni novanta con la fondazione di un gruppo Teosofico a Reggio Emilia. Fu autore di parecchi libri di versante esoterico, occultista, tra i molti libri scritti il libro “Cagliostro il Taumaturgo (1972)”, dal quale fu tratto il film omonimo (1974).
Nell’introduzione al libro “Le profezie di Papa Giovanni XXIII”, l’autore spiega che una sera, accanto ai bastioni della fortezza di San Leo, mentre ormai stavano chiudendo le porte, vide un vecchio con un cane. Pier Carpi cominciò a parlare con il vecchio. Il tema di Cagliostro, che fu prigioniero nella fortezza, li unì. Il vecchio era un iniziato a un alto livello in una società segreta…
L’incontro proseguì in un’abitazione incognita per tutta la notte. Il vecchio narrò di Angelo Roncalli quando era nunzio in Turchia (Il vecchio non diede nessuna data. La data 1935, che viene riportate nel testo, è un’aggiunta successiva per dare un’ambientazione storica. Tale data segna solo l’inizio della presenza di Roncalli in Turchia, che durò ancora per dieci anni fino al 1944. Esauriente è il libro di Rinaldo Marmara sulla presenza di Roncalli in Turchia: “Istanbul incontro di due mondi”, Istanbul, 2011. L’ambientazione su Angelo Roncalli, presentata dal testo, è precisa: “Arcivescovo di Mesembria (Tracia), delegato apostolico in Turchia [ndr. anche Grecia] (…).
Iniziò in quel tempo, appunto, il suo contatto con un “mondo sconosciuto”. (Questa ambientazione non è di Pier Carpi, e dovette far parte dei fogli consegnatigli dal vecchio di San Leo). Angelo Roncalli secondo l’innominato anziano (l’autore non da nome né località dell’abitazione del vecchio di San Leo), ebbe per sei notti il sogno, oppure non in sogno, cosa che il vecchio narratore non precisò, di un vecchio dai lunghi capelli bianchi. Alla settima volta Angelo Roncalli lo vide e incominciò con lui un percorso iniziatico. Uscito dalla sua abitazione Roncalli venne condotto dal misterioso vecchio in un tempio iniziatico (non è identificabile) con vano pentagonale. Poi il vecchio dai capelli lunghi lo illuminò con la scienza occulta di due libri, che furono solo presentati, ma che ebbero effetto iniziatico completo, non per gradi come nella massoneria. Poi Angelo Roncalli, iniziato a questa società segreta, (non ci sono indicazioni su quale fosse) cominciò a profetare, e quanto diceva veniva scritto dal cancelliere. Il vecchio di San Leo consegnò i fogli scritti dal cancelliere a Pier Carpi (non tutti disse, per ragioni occulte, ma in realtà per legare meglio a sé il signor Pier Carpi). Pier Carpi nell’introduzione garantisce di aver fatto ricorso a più persone qualificate per verificare l’autenticità del plico, delle quali persone non dice i nomi perché dovevano rimanere incognite (ma vanno viste quali persone iniziate all’occultismo), e dopo essersi convinto nel giro di alcuni anni decise di scrivere il libro. L’incontro a San Leo col vecchio esoterico deve risalire poco prima del 1972, data della pubblicazione del libro su Cagliostro. Basterebbe questo quadro per non dare il minimo credito al libro.
Il giornalista Pier Carpi, partendo dalle sue posizioni esoteriste, che vogliono che nella Chiesa – addirittura – ci siano collusioni con l’esoterismo e anche adozioni esoteriche, e dall’essere stato ammaliato dal “vecchio della fortezza di San Leo”, ha fatto tutto quello che poteva in chiave di decifrazione storica, fallendo il fatto evidente che Giovanni XXIII non c’entra per nulla in quelle pseudo profezie.
Il genere letterario del documento è quello profetico apocalittico, ma nel senso che i fatti storici vengono presentati con un velo misterico, che però non impedisce di cogliere una strutturazione globale.


Il momento storico della composizione

Il testo risulta storicamente ambientato nell’epoca fascista con Pio XI e Pio XII. Ci si aspetterebbe una ambientazione storica cominciando dal tema dell’Islam, trattandosi di una profezia fatta in terra turca, ma ciò non è. Dopo Pio XII, il testo procede poi con Giovanni XXIII. Dopo Giovanni XXIII, viene presentato Paolo VI, ma successivamente non si hanno più elementi per identificare Giovanni Paolo I, e Giovanni Paolo II, né per individuare Benedetto XVI: tutto diventa vago per presentare l’approdo a una religione universale, a una Chiesa di soli fratelli, senza Papi: “E tanti Padri avrà la Madre, tutti fratelli”. Chiesa segnata da nuove parole di Cristo, da scoperte di cose occulte sotto il tesoro del Vaticano, da testi occulti dell’Amazzonia, e interventi vari come l’uomo di Boston che farà si che le armi nucleari non verranno usate, o i segreti di Wherner von Braun ancora nascosti, secondo la pseudo profezia, nei sotterranei posti nelle montagne dello Harz, in Turingia, dove lo scienziato esperto in missilistica aveva stabilito i suoi laboratori.
Il testo è un excursus storico fino all’acclamazione “benedetto, benedetto, benedetto”, con le quali inizia la fantasia..
Si parla di eventi storici avvenuti anche molto prima di Paolo VI (pontefice dal 21 giugno 1963 al 6 agosto 1978), ma la profezia trova la sua collocazione redazionale durante il suo pontificato. Si parla del processo di Norimberga (novembre 1945 – ottobre 1946), dell’esplosione atomica a Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945), del muro di Berlino (agosto 1961). Si parla dell’allunaggio (luglio 1969)
Si parla di Wherner von Braun (1912 – 1977) e dei suoi laboratori sotterranei, blindati; un sistema di gallerie risalenti all’epoca della prima guerra mondiale e utilizzate in passato per produrre esplosivi e concimi. Lo scienziato fu il costruttore delle V2. Passato dopo la guerra collaborò al progetto Apollo che portò all’allunaggio. Dal 1950 fece continue conferenze presentando la conquista dello spazio. ”Nelle carte del sotterraneo di ferro di Wherner, segrete sempre”. Gli ufologi hanno favoleggiato che Wherner avesse avuto indicazioni sulla spazio dagli extraterrestri.
Si parla della guerra civile in Cina (1927 – 1950) parteggiando per Mao-tse Tung, al contrario circa Stalin. “La terra celeste è divisa, invasa. Ma qui agisce il più grande di tutti, un giorno sarà chiamato padre e darà amore al suo grande popolo. Ha tre nemici: li abbatterà uno ad uno. Il primo nemico giallo (Giapponesi) ha colpito i figli di Lutero (Americani; battaglia navale di Pearl Harbour). Il secondo (Ciang-Kai Shec) è nella sua terra e ha potenti amici. Il terzo è il nuovo Czar (Stalin. Il fatto non si ritrova nella storia, ma si sa che Mao-tze Tung attaccò la politica economica stalinista) che ha ordinato di ucciderlo”.
Si parla di un Uomo di Boston, nipote di poeta, grazie a te e al tuo sogno deriso in questi anni, l’arma terribile sarà inoffensiva. E i mali curerà l’energia”. Sapere chi è questo “uomo di Boston, nipote di poeta” è impossibile e Pier Carpi rimane muto. Boston è stata la culla di molti poeti del 900. L’uomo di Boston è presentato con una espressione propria dell’evoluzionismo. Con ciò si può pensare però ad un appartenente alla “Chiesa Scientista” (Non è Scientology. Non è neppure che inneggi alla scienza, poiché legge la parola nel senso di scienza cristiana, di conoscenza di Dio), che venne fondata a Boston nel 1879 da Mary Baker Eddy, con profondissima differenziazione dal protestantesimo, cioè dai “figli di Lutero”, come ama dire il testo, senza fare elogio.
La dottrina della Chiesa Scientista (CHRISTIAN SCIENCE, SOCIETA’ TEOSOFICA= MASSONERIA), Risultati immagini per CHRISTIAN SCIENCE MARY BAKER EDDY MASSONERIAafferma che il male non esiste, l’inferno non esiste, Satana non esiste, il peccato non può essere, così la malattia e la morte. Lo Spirito divino è tutto, negando la sua trascendenza assoluta sul cosmo, il quale, fatto coincidere con lo Spirito (panteismo), è spirituale. Gesù è figlio di Dio, ma solo in quanto incarna la natura cosmica perfetta, cioè Cristo non è Dio, lui stesso. La Chiesa scientista ha programmi di guarigione mentale e di ritorno alle origini del Cristianesimo, sulla base di scritti che giudicava superiori alla Bibbia. I guaritori non escludono l’energia pranica, ma escludono che ci sia il magnetismo animale, la guarigione viene direttamente dalla divinità.
La pseudo profezia, attribuita a Giovanni XXIII, nega anch’essa la divinità di Cristo.Alessandria è la terra del Concilio del mondo e qui si abbraccia chi crede nell’uomo. Cristo è uomo perché Dio”. Si noti Concilio non della Chiesa. Si guarda ad Alessandria poiché alla fine dell’800 era un modello di città multietnica, multiculturale, nonché multireligiosa.


I PAPI

All’inizio della pseudo profezia un cenno a Pio X identificato come “il Santo che già cammina agli alti altari”. La canonizzazione di Pio X avvenne per opera di Pio XII il 29 maggio 1954, ma va notata l’espressione “cammina agli alti altari”, gli altari sono già alti, ma qui si intende un cammino di perfezionamento e liberazione dai restanti involucri – fantasticati dalle dottrine esoteriche – dopo la liberazione dal corpo fisico: involucro astrale ecc., fino allo spirito, emanazione della divinità.
Poi si passa al successore, Pio XI, definito “Padre esitante”, che “si aprirà al mondo”, e che farà grande la Chiesa, dopo che piccola, cioè ridotta ai confini del Vaticano, sottoscriverà i patti Lateranensi (11 febbraio 1929). Tuttavia, i Patti Lateranensi sono visti come una piccola catena “uscirà dallo stagno accettando una breve catena”. Il discorso è falso perché Pio XI non intese con il concordato farsi legare dal governo italiano. Le posizioni di Pio XI e unitamente al Card. Pacelli, suo segretario di stato dal 1930, contro le leggi razziste, sono note. Segue il concordato di Pio XI con Berlino (1933) che la “la catena sarà più grande”, Un concordato che fu una scelta con molte riserve, e fatto nel periodo iniziale del nazismo definito dagli storici “periodo dell’illusione”. Sembrò a Pio XI che il trattato di Berlino fosse di un qualche vantaggio di fronte al dilagare in Europa dell’ideologia bolscevica.
Il successore è Pio XII definito con “dodicesimo pio”, ed è detto “colomba eletta”: colomba della pace. “Tra le nubi, le più tristi, si alzerà la colomba eletta, il dodicesimo pio dal profilo di metallo”. “Le più tristi nubi” sono le nuvole di fumo delle esplosioni. Pio XII parlò di pace. Il testo però tende a distruggerne l’immagine dicendolo “dal profilo di metallo”. Il giudizio su Pio XII è sostanzialmente positivo anche se rivela che fu capace di salvare solo il suo gregge e non gli ebrei. Tuttavia il testo annota che “Ingiuste accuse avrà il vicario, per la sua dignità di tacere, per il suo coraggio alla prudenza che salvò il mondo”. Il silenzio di Pio XII è detto “carico di azione”, per l’opera di aiuto agli ebrei. Di Pio XII si fa un elogio: “sarà santo e santi più di lui mai ne verranno”.
Con Pio XII, “La Madre raccoglierà i greggi e non saprà difendere gli altri ovili, chiusi nei recinti, divorati dai lupi della croce usurpata”. La croce è quella uncinata. La Chiesa non sarà capace che di difendere se stessa, il che non è vero se si considerano le rappresaglie naziste contro i cristiani nei Paesi Bassi.
Il testo insinua una distinzione tra il Padre (Papa) e la Madre (Chiesa); una distinzione erronea perché il Papa è una realtà della e nella Chiesa. I fedeli sono così “I figli del Padre e della Madre”.
Combatterà il Padre e rossa sarà la sua veste bianca, fratello tra i fratelli”. La veste di Pio XII si bagnò di sangue durante la visita al quartiere san Lorenzo, bombardato dagli alleati.
Lo scritto riconosce a Pio XII la scomunica (1949) del comunismo ateo. “Il male aveva tre teste, cadde la prima (Nazismo- fascismo). Venne la seconda (Comunismo, che chiama “il male rosso”) e il Padre la colpì con la Parola più forte della spada. La terza era nel seno della Madre da sempre, nemica della Madre e del Padre”. La terza testa è la volontà di dominio terreno presente nella Chiesa, ma va detto che mai la Chiesa ha avuto mire imperialistiche, anche se storicamente ebbe il potere temporale dello Stato Pontificio. Il dialogo che la Chiesa ha con i governi del mondo non rappresenta una volontà di dominio terreno, ma la volontà di contribuire al bene comune, e alla libertà di evangelizzazione.
La ragione dell’elogio a Pio XII  sta nella lontananza politica nei confronti del fascismo, del nazismo e del comunismo, neutralità sostenuta tuttavia da appelli di pace e da azione caritativa. L’autore vede in ciò una distanza della Chiesa dal volere trarre vantaggio dai potenti e che si collude con loro. Ma non è che abbia entusiasmo per Pio XII, presentato dal “profilo di metallo”.
Triste giorno quando il pazzo sarà santo. Errore nei secoli, segreto”. L’occulto autore ritorna a Pio XI. Si allude all’uomo della provvidenza. In realtà Pio XI, circa i Patti Lateranensi, disse: “Un uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare” (non” l’uomo della provvidenza”!) . Sarà “errore nei secoli”, cioè nella continuità dei secoli che comincia con l’editto di Costantino. “Segreto”, cioè la nascosta volontà di imperialismo della Chiesa. Di Mussolini il testo dice: “Non conoscerà altari, perché santo tra i santi è chi in umiltà agisce, in silenzio prega”. “Di lui il mondo tacerà sempre”.
Lo scritto vede nell’editto di Milano (Costantino, febbraio 313) il passo di origine della volontà imperialista della Chiesa, per cui “I veri santi sono giovani, nascono a Milano”. “Nascono a Milano”; è il gruppo che si riuniva nella casa dell’industriale Falck, che diede origine alla Democrazia Cristiana, che avrà come alleati elettorali il Psdi, il Pri, il Pli.. Questo fatto è visto positivamente per l’occulto autore, perché si maturava un’autonomia operativa dalla gerarchia, da parte delle masse laiche. Tale autonomia venne giustamente riconosciuta dal Vaticano II (G.S. n° 41), nella precisazione che essa sia legittima, giusta, aderente con il Vangelo, poiché diversamente sarebbe falsa autonomia. A Milano finì il fascismo con il triste ludibrio del cadavere di Mussolini appeso per i piedi a piazzale Loreto: “La maschera sarà appesa per i piedi nella città dell’editto. Ma nessuno saprà mai come fu uccisa”.


A Pio XII seguì, papa Angelo Roncalli, Giovanni XXIII.
Poi sarà Padre l’inatteso, figlio dei campi e delle acque”. Giovanni XXIII venne eletto veramente in modo inatteso quando era patriarca di Venezia, cioè della diocesi veneziana (campi e acque).
L’occulto autore ha subito un esordio negativo su Giovanni XXIII: “Io non lo vedo”, cioè all’altezza del suo compito. “Temo per lui”, perché finirà male. “Per il suo tempo. Per la Madre”, perché non adatto alle situazioni “Camminerà tra genti divise, decise a mettere e a strappare la tunica al Redentore”.
Griderà molto nel suo cuore, parlerà dolce. Gli crederanno. Dura sarà la lotta”. Ci sarà resistenza alla sua volontà di indire il Concilio Vaticano II, quale prolungamento del Vaticano I, da parte di alcuni. L’autore dipinge come ipocrita Giovanni XXIII. Le sue parole dolci, nascondono altro nel cuore. “E nelle carte del Padre morto troverà il disegno per chiamare a raccolta i pastori e parlare al gregge”. La verità è che Giovanni XXIII nell’indire il Concilio Vaticano II, ebbe una sua personale ispirazione.
Oserà l’inosato”, cioè avrà il coraggio di indire il Concilio Vaticano II, continuazione del Vaticano I..
Sbaglierà ma sarà un bene”. Lo sbaglio sarà un bene perché, secondo l’autore occulto, affretterà il declino della cattolicità. Tutto è il contrario, infatti sarà un bene immenso, per chi vuole leggere correttamente i testi conciliari.
Morirà allontanati i pastori prima di richiamarli”. Papa Giovanni XXIII morirà dopo aver chiusa la prima sessione del Concilio. La seconda la aprirà Paolo VI.
Le sue carte saranno nascoste. Le sue carte saranno rubate. Di lui poco sarà detto”. Le carte di Giovanni XXIII nessuno le ha nascoste, ma l’autore occulto, ama creare aloni di mistero, di complotto. Tuttavia il testo
dice che i documenti del suo magistero resteranno “Le sue lettere resteranno”.
Ma il giorno in cui il Padre che verrà dopo di lui dalle nebbie sarà colpito, anche la sua voce si udrà dalla tomba. Il Padre morto aprirà il settimo sigillo”. Il successore di Giovanni XXIII verrà dalle nebbie, sarà papa Montini, Paolo VI, le nebbie indicano Milano. “La sua voce si udrà dalla tomba”, è un’immagine tetra, da necromante. “Aprirà il settimo sigillo”. Sarebbe quello dell’Apocalisse (8,1) ma poiché chi lo apre è l’Agnello, lo scritto segue un significato traslato, esoterico. L’interpretazione è stata insormontabile anche per Pier Carpi, molto dedito all’esoterismo. Tuttavia, vista la richiesta di perdono che viene fatta per Angelo Roncalli, il settimo sigillo potrebbe indicare l’accesso, nell’aldilà, al più alto livello di conoscenza delle sorti mondo, tale da essere schiacciante per chi ne ha avuto responsabilità tanto grandi.
Per lui chiedo perdono”. Bisogna soffermarsi su questo punto. Infatti non può essere che papa Giovanni XXIII chieda perdono per se stesso nella profezia, perché non può sapere quanto farà liberamente. E’ invece l’autore dello scritto che chiede a Dio perdono per Roncalli, a sottolineare i suoi errori. Ma san Giovanni XXIII non ha fatto errori, ed è stato un uomo sincerissimo, come si vede dai dieci volumi del suo diario.
Pensare che le propagandate “Profezie di Giovanni XXIII” derivino da papa Giovanni XXIII, è un assurdo formidabile.


O tormentato eletto nei tormenti, Padre vedovo di cui Maria sa il segreto. Tacerà per fede”. Si tratta di Paolo VI. “Vedovo” perché la Sposa Chiesa sarà lontana da lui, e lo ha lasciato solo, come vedovo bianco, ma ciò non è assolutamente stato. Il Papa tace la realtà dei suoi tormenti, per fede e contro la fede, in una ipocrisia inconcepibile.
Ancora paghi il soldo di Parigi”. Il prezzo della storia della dipendenza della Santa Sede dallo Stato Francese (Avignone, Napoleone).
Non accettare la tentazione del Panteon, dei suoi morti e dei suoi vivi”. La tentazione di essere tra i grandi, omologato ai re d’Italia, sepolti nel Panteon, e dei vivi che ancora guardano con nostalgia a da quei morti, Paolo VI proprio non l’ebbe. “Viaggiando lascerai te stesso in trono”. Paolo VI fece vari viaggi apostolici, che, dopo quello di Giovanni XXIII a Loreto, rivoluzionarono il contatto dei pontefici con i fedeli, e gli viene rimproverato che ancora usò la sedia gestatoria, che, secondo l’occulto autore, era segno di volontà di dominio.
NoN potrai più alzarti, affronterai le genti. Non ti capiranno, esse ti affronteranno. E tu tacerai. Pascoli interi sono riarsi, taci se uccidono i tuoi pastori”. “Non potrai più alzarti”, significa che sarà bloccato dalla regalità del passato. A dire il vero Paolo VI si liberò ben presto della tiara, e se usò la sedia gestatoria lo fece per praticità pastorale. Giovanni Paolo II introdusse la papamobile.
Babilonia ha troppe lingue. Hai spezzato la catena che incatenava Satana, lo sai, lo saprai sino alla morte. Lingue diverse per il sacramento, lingue diverse per la Parola. Oggi è smarrita. Hai tolto l’esorcismo al sacramento e di satana hai visto il volto. Parlare non basta”. L’occulto autore, che finge di essere un profeta, dimostra di essere attaccato al latino… Sembra un Lefreviano, ma non lo è minimamente. Il suo è un falso zelo per gettare zizzania.Di satana hai visto il volto”, l’occulto autore dice che le parole di Paolo VI sui fumi di Satana entrati nella Chiesa, sono la conseguenza delle sue decisioni, che hanno spezzato le catene a Satana. Che l’autore creda a Satana è da mettere in dubbio, ma è certissimo che l’autore occulto sia un denigratore radicalizzato, visto che la Chiesa è Chiamata Babilonia perché aperta alle varie lingue in campo liturgico.
Avrai un giorno di pace, uno solo. Poi dovrai consegnarti al patto. Le nebbie”. Paolo VI sarà colpito dal dissenso, e avrà per questo “Un solo giorno di pace”. “Il patto” sarebbe l’alleanza con i poteri della terra, che per l’oscuro autore sono i concordati. Paolo VI ne firmò 30, ma di completi, cioè riguardanti tutte le materie, solo sette. Ma per l’oscuro autore i concordati riportano all’editto di Costantino, e quindi a Milano, alle “nebbie”.
Benedetto, benedetto, benedetto. Saranno i giovani ad acclamarti, nuovo Padre di una Madre che sorride. I figli dei santi di Milano. Sedici ti conteranno. Ti terranno alte le mani. Vergine Maria vicina. Vergine Maria che fu sacrificata. Nelle sue parole troverai la strada, benedetto, benedetto, benedetto. Sarai Padre di tutti”. Come si vede il “benedetto, benedetto, benedetto”, non può intendersi come il nome di Benedetto XVI, perché mancano nella sequenza due papi: Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Si tratta dunque, come è palese dal contesto stesso di una acclamazione da parte dei giovani “figli dei santi di Milano”. L’oscuro autore, ma non troppo per non potersi fare un’idea di lui, è a questo punto che comincia a profetizzare, che non è altro che un augurarsi che avvenga quello che vuole lui.


Sedici ti conteranno”, cioè ti saranno presentati. Il numero che porta a due ali di giovani attorno al nuovo Papa, lascia intendere la devozione verso il papa nuovo. “Ti terranno alte le mani”, come vennero tenute alte a Mosè, che vinse per la preghiera.
Vergine Maria, che fu sacrificata”, indica come il culto alla Madonna venne usato per avere potere terreno. “Nelle sue parole troverai la strada”. La Madonna detterà al nuovo Papa le linee guida. Ma la guida è il Vangelo, Cristo e il carisma di Pietro è guida. Il Papa non ha bisogno di essere guidato da ‘rivelazioni guida della Madonna’. Le ispirazioni, ovviamente sì.
Sarà difficile l’inizio della strada, camminare per Roma in giorni di sangue. Diradare le nebbie e i loro sepolcri”. Il nuovo Papa avrà da rimuovere le nebbie, cioè i pontefici del passato, posti nei sepolcri del Vaticano. Saranno “giorni di sangue”, perché di persecuzione contro di lui.
Nella tua casa riceverai un santo a piedi nudi. E farai attendere i potenti, le mani disarmate a pregarti”. Ma sarà la vittoria perché verrà in aiuto un santo “a piedi nudi”, cioè povero, lontano dal mondo. I potenti andranno dal nuovo Papa per legarlo a loro, ma dovranno attendere, perché non avrà la premura di andare incontro a loro. Ciò da una parte è evangelico, perché è distacco dai potenti, ma da un’altra parte, quella apostolica, non è evangelico, si veda san Francesco con il Sultano.
A chi ti manderà soldati, opporrai legioni”, cioè legioni di angeli.
E ti farai scalzo, e camminerai con il santo scalzo”. Il pontefice giungerà ad abbracciare la condizione di vita del “santo scalzo”. Vedere qui Papa Bergoglio è pura fantasia e disattenzione allo scritto.
Quando di Maria Santissima divulgherai la parola si chiuderà la tua unica ferita”. La Madonna con rivelazioni – già detto – guiderà il Papa che diventerà il portavoce della Madonna. Con ciò cade il magistero proprio del successore di Pietro.
La Madre della Chiesa sarà Madre del mondo”. La Madre della Chiesa, la Madonna, per mezzo del Pontefice evangelizzerà il mondo, e sarà ‘Madre del Mondo’. Ma il titolo ‘madre del mondo’ è privo di senso teologico, invece è vero che è madre degli uomini. Madre della Chiesa e madre degli uomini, sono corretti, ma con significato di pienezza in Cristo nel caso di Madre della Chiesa, e di non pienezza come madre degli uomini: la differenza la fa il Battesimo.
Angelo sarai detto, benedetto”. Ancora un’acclamazione, resa più intensa dalla vita angelica del nuovo Papa: “Angelo sarai”.
Due fratelli e nessuno sarà Padre vero. La Madre sarà vedova”. Drammatico scontro nella Chiesa, il Papa nuovo verrà oscurato. Le due chiese, Occidente e Oriente, sono definite “le due Babilonie”.
Allora scenderà dal monte il santo scalzo e scuoterà il regno, d’innanzi alla tomba dello scalzo, benedetto dalla Vergine Santissima”. Di nuovo entra in campo il santo scalzo.
Maria Santissima, figlia e madre di Dio, Signora del tempo futuro, chiama a raccolta i tuoi figli dalle campagne, affinché abbattano le due Babilonie”.
Che una sia la Madre come una sei tu”. L’oscuro autore si augura una nuova Chiesa, che sarà “di terra”, cioè lontana dal cemento, segno di un radicarsi sulla terra.
Sarà grande e breve il tuo regno, Padre, sarà breve ma ti porterà lontano nella lontana terra dove sei nato e dove sarai sepolto. A Roma non ti vorranno dare”. Il Papa avrà una presenza breve a Roma, dove non avrà sepoltura.
E ci sarà un altro Padre prima della tua sepoltura, a pregare lontano per te, per le ferite della Madre. Mikael e Giovanni scenderanno in terra” (…).
Prima dell’ultima Luce, i pastori avranno riconosciuto il segno. E tanti Padri avrà la Madre, tutti fratelli. Dalle zolle e dall’acqua sbocceranno cattedrali e templi per santi antichi e santi nuovi, dal nome eterno. Ma è Già tempo di santi”. (…).
E’ fatta la tua volontà, in Cielo e in terra. Sono venti secoli più l’età del Salvatore. Amen”.
Quindi al 2033.


Al termine di questo lavoro, utile per vedere i desideri articolati del mondo su di un collasso della Chiesa, è superfluo dire di discernere bene per non bere in cisterne avvelenate. Va notato che il buio autore finge zelo per la Chiesa, ma in realtà la odia. Ma, allora, chi ha scritto questa bufala nera? Starò sbagliando, ma l’autore è proprio lui, il misterioso esoterico, l’abile affabulatore, il vecchio della fortezza di San Leo, che per meglio far passare lo scritto a parecchi malcapitati l’ha attribuito a Giovanni XXIII, in una ambientazione esotica capace di sfuggire ad ogni ricerca. Poi vedendo un giornalista come Pier Carpi non si è lasciato sfuggire l’occasione di una larga divulgazione.

Video appello del Papa: aiutare i cristiani perseguitati. Impegno Quaresima: “in Paradiso non si va in carrozza, ma uscendo dalla schiavitù del peccato”

 

Papa Francesco invita ad “aiutare i cristiani perseguitati”, cattolici, ortodossi, protestanti. Nel videomessaggio per l’intenzione di preghiera del mese di marzo ricorda che sono tante le persone “perseguitate a motivo della loro fede, costrette ad abbandonare le loro case, i loro luoghi di culto, le loro terre, i loro affetti”. “Vengono perseguitate e uccise perché cristiani, senza fare distinzione, da parte dei persecutori, tra le confessioni a cui appartengono”.

Quindi, fa una domanda: “Quanti di voi pregano per i cristiani che sono perseguitati?”. E incoraggia a farlo con lui, “perché sperimentino il sostegno di tutte le Chiese e comunità nella preghiera e attraverso l’aiuto materiale”. Il videomessaggio mostra cristiani delle varie confessioni, chiese distrutte, fedeli di tutte le razze in preghiera e finisce con l’immagine di persone che aiutano in modo concreto chi è vessato per la sua fede. 

Quaresima, cammino verso la Luce del Signore Risorto

La Quaresima, che inizia con il Mercoledì delle Ceneri, è tempo di penitenza ma anche di speranza, un tempo che accompagna alla Pasqua, alla Resurrezione del Signore che ha salvato l’uomo dalla schiavitù del peccato. Lo ha detto Papa Francesco all’udienza generale, in un’assolata Piazza San Pietro, davanti a 10mila fedeli, spiegando anche ai fedeli che, come era solito dire Don Bosco, “in Paradiso non si va in carrozza”.La Quaresima è un “cammino di speranza”, quaranta giorni che prendono “luce dal mistero pasquale”, il periodo verso il quale sono orientati. Papa Francesco presenta questo tempo di preparazione alla Pasqua come il cammino verso il Signore Risorto, “che è la Luce”,  che chiama “ad uscire” dalle tenebre:

“La Quaresima è un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a sé stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente ‘dall’alto’, dall’amore di Dio (cfr Gv 3,3). Ecco perché la Quaresima è, per sua natura, tempo di speranza”.

L’Esodo, l’uscita dalla schiavitù verso la libertà e la salvezza
Il Papa richiama il Libro dell’Esodo, che racconta l’uscita degli Israeliti dall’Egitto, la loro condizione di schiavitù, di popolo oppresso costretto ai lavori forzati. L’esodo verso la Terra della libertà che gli ebrei vivranno attraverso il deserto guidati da Mosé, incaricato dal Signore, durerà simbolicamente 40 anni, durante i quali il Signore dà loro la legge, per educarli ad amare Lui e ad amarsi tra loro come fratelli. 40 anni, spiega il Papa, è “il tempo di vita di una generazione” la quale, nonostante la tentazione del ritorno in Egitto, giunge alla Terra promessa:

“Tutto questo cammino è compiuto nella speranza: la speranza di raggiungere la Terra, e proprio in questo senso è un “esodo”, un’uscita dalla schiavitù alla libertà. E questi 40 giorni sono anche per tutti noi un’uscita dalla schiavitù, dal peccato, alla libertà, all’incontro con il Cristo Risorto. Ogni passo, ogni fatica, ogni prova, ogni caduta e ogni ripresa, tutto ha senso solo all’interno del disegno di salvezza di Dio, che vuole per il suo popolo la vita e non la morte, la gioia e non il dolore”.

Non si va in paradiso in carrozza

“La Pasqua di Gesù è il suo esodo”, continua il Papa, un esodo con il quale Lui apre la via “per giungere alla vita piena, eterna e beata” e la apre arrivando fino “alla morte di croce”, è il Suo Sangue a salvare gli uomini “dalla schiavitù del peccato”:

“Ma questo non vuol dire che Lui ha fatto tutto e noi non dobbiamo fare nulla, che Lui è passato attraverso la croce e noi “andiamo in paradiso in carrozza”. Non è così. La nostra salvezza è certamente dono Suo, ma, poiché è una storia d’amore, richiede il nostro “sì” e la nostra partecipazione al Suo amore, come ci dimostra la nostra Madre Maria e dopo di lei tutti i santi”. 

La conversione è un cammino da rinnovare sempre

E’ questa la dinamica del tempo di Quaresima, l’esodo di Cristo che apre agli uomini la strada del deserto dietro di Lui:

“Lui è tentato per noi, e ha vinto il Tentatore per noi, ma anche noi dobbiamo con Lui affrontare le tentazioni e superarle. Lui ci dona l’acqua viva del suo Spirito, e a noi spetta attingere alla sua fonte e bere, nei Sacramenti, nella preghiera, nell’adorazione; Lui è la luce che vince le tenebre, e a noi è chiesto di alimentare la piccola fiamma che ci è stata affidata nel giorno del nostro Battesimo”.

La Quaresima è dunque «segno sacramentale della nostra conversione», del cammino “dalla schiavitù alla libertà”, un cammino da rinnovare sempre – conclude il Papa – in cui si forma la speranza che, forgiata dalle prove, dalle tentazioni, dalle illusioni, dai miraggi, è forte e salda ”sul modello di quella della Vergine Maria, che in mezzo alle tenebre della passione e della morte del suo Figlio continuò a credere e a sperare nella sua risurrezione, nella vittoria dell’amore di Dio”.

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/02/videomessaggio_del_papa_per_i_cristiani_perseguitati/1296016

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/01/papa_quaresima_%C3%A8_speranza,in_paradiso_non_si_va_in_carrozza/1295735

Quaresima, tempo di Grazia e di Amore, “per non accontentarsi di una vita mediocre e per tornare a Dio con tutto il cuore”

Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2017, “La Parola è un dono, l’Altro è un dono: “la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono.  La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità”.

IL SIGNIFICATO BIBLICO DELLA QUARESIMA È QUELLO DI CONVERSIONE, IMPEGNO PER MIGLIORARE LA PROPRIA VITA ALLA LUCE DEL VANGELO. Ad alimentare un’ immagine della QUARESIMA unicamente come “periodo di tristezza e castigo” ha certamente contribuito una visione alquanto pessimistica del nostro corpo e della vita terrena. Visione che in passato ha fortemente caratterizzato una certa spiritualità (soprattutto gnostica), secondo cui il nostro corpo, la nostra vita sarebbero ‘opera del demonio’: in verità,  Dio Padre Creatore  ce li ha donati non come ostacoli sul nostro cammino, ma come strumenti per il compimento della nostra speranza.
TUTTA LA REALTÀ UMANA, anche quella che talvolta ci fa soffrire, ci è stata DONATA COME STRUMENTO, COME MONETA DA SPENDERE BENE, per giungere all’eternità beata, il traguardo per il quale noi siamo stati creati.

La QUARESIMA, infatti, si è strutturata NELLA VITA DELLA COMUNITÀ CRISTIANA FIN DAL IV SECOLO  IN PRIMO LUOGO COME GIOIOSA PREPARAZIONE DEI CATECUMENI CHE, DOPO UN PERIODO DI CATECHESI E DI “ALLENAMENTO ” ALLA VITA CRISTIANA, erano stati scelti per ricevere il BATTESIMO, LA CONFERMAZIONE E LA COMUNIONE nella prossima veglia PASQUALE. La QUARESIMA coinvolgeva anche coloro che erano già battezzati, i quali sostenevano i candidati al BATTESIMO, con la preghiera e il digiuno e coglievano L’OCCASIONE PER RINNOVARE LA PROPRIA FEDELTÀ A CRISTO E AL SUO VANGELO. Il comune impegno alla CONVERSIONE non era vissuto nella cupa tristezza, ma affrontato con la CONSAPEVOLEZZA DI CHI SA CHE SENZA FATICA, SENZA RINUNCIA, NON È POSSIBILE RAGGIUNGERE ALCUN TRAGUARDO ALTO E AMBITO.


LE CENERI: SEGNO DI VITA O DI MORTE ?Risultati immagini per IMPOSIZIONE CENERI MERCOLEDI' SANTO
MERCOLEDI’ DELLE CENERI: tradizionalmente ricavate dai rami d’ulivo benedetti in occasione della Domenica delle Palme dell’anno precedenti, le ceneri, e il rito della loro imposizione, hanno origini antichissime. 
Il significato biblico

Da Abramo a Giuditta, le ceneri, assumono un duplice significato nella storia dell’Antico Testamento. Sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere” (Gen 18,27). Noto, a tal proposito, il testo della conversione degli abitanti di Ninive dopo la predicazione di Giona: “I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere” (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: “Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore” (Gdt 4,11). Inoltre, Giuditta, prima di intraprendere l’ardua impresa di liberare Betulia, “cadde con la faccia a terra e sparse cenere sul capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era rivestita e, nell’ora in cui veniva offerto nel tempio di Dio in Gerusalemme l’incenso della sera, supplicò a gran voce il Signore” (Gdt 9, 1). Nel Nuovo Testamento, poi, Gesù stesso, parlando delle città di Corazin e Betsaida, afferma che avrebbero meritato la stessa fine di Tiro e Sidone se non avessero fatto penitenza con cenere e cilicio (Mt 11, 21).Risultati immagini per IMPOSIZIONE CENERI MERCOLEDI' SANTO

Il rito delle “CENERI”, che dà inizio alla QUARESIMA, NON INTENDE ESSERE UN MESSAGGIO “TERRORISTICO “, MA SEMPLICEMENTE RICORDARE LA NOSTRA IDENTITÀ. Cioè quell’ADAMO (fatto di terra), fragile e peccatore che è in ciascuno di noi. QUESTO RITO È SORTO NEL VII SECOLO SOLO PER I BATTEZZATI CHE AVEVANO COMMESSO PECCATI GRAVISSIMI E NOTORI, scandalizzando la COMUNITÀ, e che,pentiti, intendevano fare pubblica penitenza per essere riconciliati il GIOVEDÌ SANTO e potersi accostare alla MENSA EUCARISTICA in quella stessa veglia pasquale nella quale erano nati alla vita nuova in CRISTO.
Dall’ XI secolo, scomparsa quasi del tutto la penitenza pubblica, spontaneamente molti fedeli, sebbene non avessero peccato gravemente, desideravano sottoporsi a questo rito per manifestare la loro permanente conversione. Questa prassi è rimasta fino ai nostri giorni. L’ antica formula che accompagna l’imposizione delle CENERI ricorda le severe parole del SIGNORE ad ADAMO: “POLVERE TU SEI ED IN POLVERE RITORNERAI” (Genesi 3,19). Una dura verità che non dobbiamo dimenticare.
Tuttavia, non siamo stati creati per morire, ma per vivere.  Il MESSALE oggi propone anche una formula  che riprende le parole con le quali GESÙ inizia la sua predicazione: “CONVERTITEVI E CREDETE NEL VANGELO “(Marco 1,15). Se è vero che siamo polvere, non dobbiamo dimenticare che in questa polvere DIO ha “SOFFIATO ” la Sua vita e ne ha fatto un essere a SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA “.

La QUARESIMA è IL TEMPO FAVOREVOLE PER PERMETTERE ALLO SPIRITO SANTO DI PORTARE A COMPIMENTO IN NOI L’OPERA INIZIATA CON IL BATTESIMO, PER PLASMARCI AD IMMAGINE DI CRISTO, nuovo ADAMO. “Come argilla nelle mani del vasaio che la modella a suo piacimento, così gli uomini nelle mani di Colui che li ha creati”(SIRACIDE 33,13).


PERCHÉ QUARANTA GIORNI?
GIÀ nel IV secolo la grande festa di PASQUA è preceduta da una preparazione di 40 giorni, sia per i catecumeni che sono stati scelti per ricevere il BATTESIMO che per tutti i fedeli che intendono ribadire la loro adesione a CRISTO. SUL NUMERO 40 HA INFLUITO IL SIMBOLISMO BIBLICO: 40 sono i giorni del diluvio; 40 sono gli anni dell’ ESODO; 40 sono i giorni trascorsi da MOSÈ sul monte SINAI ;40 giorni durò la lotta di DAVIDE contro GOLIA; 40 sono i giorni del cammino di ELIA prima di incontrare il SIGNORE sul monte HOREB; per 40 giorni GIONA annuncia la parola di DIO a NINIVE; 40 sono i giorni del digiuno di GESÙ nel deserto prima di iniziare la sua missione; infine sono pure 40 i giorni durante i quali il SIGNORE RISORTO appare ai Suoi e li prepara alla loro missione…il numero 40 è chiaramente un simbolo PER INDICARE UN PERIODO DI LOTTA SPIRITUALE,  DI PURIFICAZIONE IN VISTA DI GRANDI EVENTI, DI IMPORTANTI SCELTE, di un nuovo capitolo nella storia della propria vita.

LA CHIESA OGNI ANNO SI UNISCE AL MISTERO DI GESÙ NEL DESERTO CON I 40 GIORNI DELLA QUARESIMA. (CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA N.450).


C’È DIGIUNO E DIGIUNO: il vero digiuno è UN ATTO D’AMORE.

Non si può comprendere il digiuno cristiano al di fuori della visione di fede. Non è mortificazione, non è esercizio di volontà, non è autodisciplina. O, meglio, non è solo queste cose. Lo scopo del digiuno cristiano è di distogliere il nostro sguardo dalle cose di questo mondo per affermare il primato di Dio. Nel digiuno si riafferma un rapporto diretto con il Signore. Un rapporto di relazione con l’Altro che ci precede e ci sovrasta. L’astensione dalle carni durante la Quaresima vuol dire attestare anche nell’aspetto più banale e quotidiano della  vita (l’alimentazione) che vi è Una Persona per la quale siamo pronti a rinunciare al cibo: Lui è fondamentale per la nostra esistenza, ancor più dell’alimento materiale lo è quindi quello spirituale del Suo amore. In questo senso digiunare ed astenersi da carne, uova e derivati degli animali, e da cibi prelibati, ricercati e costosi, significa attestare immediatamente, l’esistenza di un rapporto di amore con Cristo. Questi alimenti, infatti, non vengono proibiti per la loro presunta “purezza” o “impurità”, come accadeva nell’ebraismo, bensì semplicemente in quanto la rinuncia costituisce un metodo  nell’incremento dell’amore per Cristo. Dunque – lo ribadiamo – il digiuno non è un mero formalismo, ma un autentico atto d’amore. 

SOLO CHI SPERIMENTA LA MANCANZA È CAPACE DI ALZARE IL PROPRIO SGUARDO oltre gli angusti confini del proprio io. 

“NON È PIUTTOSTO IL DIGIUNO CHE VOGLIO: SCIOGLIERE LE CATENE INIQUE, TOGLIERE I LEGAMI DEL GIOGO, RIMANDARE LIBERI GLI OPPRESSI E SPEZZARE OGNI GIOGO?  NON CONSISTE FORSE NEL DIVIDERE IL PANE CON L’AFFAMATO, NELL’ INTRODURRE IN CASA I MISERI, SENZA TETTO, NEL VESTIRE UNO CHE VEDI NUDO, SENZA TRASCURARE I TUOI PARENTI?”(Isaia 58,6-7).


IL DIGIUNO. Il digiuno appartiene effettivamente alla Tradizione della CHIESA, ma la pratica attuale è stata fissata da PAOLO VI con la Costituzione Apostolica PAENITEMINI SULLA DISCIPLINA PENITENZIALE (17 FEBBRAIO 1966), secondo i seguenti criteri:
1) LA LEGGE DEL DIGIUNO OBBLIGA A FARE UN UNICO PASTO DURANTE LA GIORNATA, MA NON PROIBISCE DI PRENDERE UN PO’ DI CIBO AL MATTINO E ALLA SERA, ATTENENDOSI, PER LE QUANTITÀ E LE QUALITÀ, ALLE CONSUETUDINI LOCALI APPROVATE .
2) LA LEGGE DELL’ ASTINENZA PROIBISCE L’USO DELLE CARNI, COME PURE DEI CIBI E DELLE BEVANDE CHE, AD UN PRUDENTE GIUDIZIO, SONO DA CONSIDERARSI COME PARTICOLARMENTE RICERCATI E COSTOSI.
3) IL DIGIUNO E L’ASTINENZA, NEL SENSO SOPRA PRECISATO, DEVONO ESSERE OSSERVATI IL MERCOLEDÌ DELLE CENERI (o il primo Venerdì di QUARESIMA per il rito AMBROSIANO) e il Venerdì della PASSIONE E MORTE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO; SONO CONSIGLIATI IL SABATO SANTO SINO ALLA VEGLIA PASQUALE.
4) L’ASTINENZA DEVE ESSERE OSSERVATA IN TUTTI I VENERDÌ DI QUARESIMA, A MENO CHE COINCIDANO CON UN GIORNO ANNOVERATO TRA LE SOLENNITÀ (come il 19 o il 25 Marzo). In tutti gli altri Venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di Penitenza, di Preghiera, di Carità.
5) ALLA LEGGE DEL DIGIUNO SONO TENUTI TUTTI I MAGGIORENNI FINO AL SESSANTESIMO ANNO INIZIATO; ALLA LEGGE DELL’ ASTINENZA COLORO CHE HANNO COMPIUTO IL 14 ESIMO ANNO DI ETÀ.

6) DALL’ OSSERVANZA DELL’ OBBLIGO DELLA LEGGE DEL DIGIUNO E DELL’ ASTINENZA PUÒ SCUSARE UNA RAGIONE GIUSTA, COME AD ESEMPIO LA SALUTE. SONO REGOLE CHE A MIO MODESTO PARERE RENDONO LA PRATICA DEL DIGIUNO LARGAMENTE ACCESSIBILE A TUTTI I FEDELI.


(Riflessioni sulla Quaresima del catechista Marco Lucchesi)

Don Aldo Buonaiuto: Perchè l’eutanasia è sempre una sconfitta

Il suicidio assistito di Fabiano Dj Fabo ci scuote interiormente. Prima di lui altri italiani, circa una cinquantina, sono stati portati a compiere il gesto così estremo del togliersi la vita. E’ comunque un errore accanirsi in queste ore sullo strazio di una precisa persona e dei suoi familiari, sconvolti dal dramma della malattia e della morte. Non dovremmo vedere nessuno compiacersi né utilizzare per scopi politici il dolore umano al fine di issare la propria bandiera. Di fatto nessuno dovrebbe infrangere questo spazio così sacro né approfittare dello stato di grande debolezza che una persona sta affrontando. Togliersi la vita non può mai essere la risposta ad un bisogno di pace, alla legittima e disperata richiesta di non soffrire.

Il suicidio assistito, in qualsiasi forma lo si voglia addolcire con le parole, resta una terribile sconfitta per una società civile che dovrebbe essere in grado di sostenere i pazienti e i familiari, duramente provati, con quel l’amore più grande di ogni paura di vivere. Ho constatato direttamente nelle nostre tante case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, dove condividiamo la vita con tanti malati terminali, che se hanno accanto amici pieni di fede e di amore, di fiducia e di speranza, trovano una forza incredibile per lottare e benedire l’esistenza, nonostante tutto.

Noi cristiani abbiamo una risposta alternativa a chi vorrebbe legalizzare in Italia il suicidio assistito e l’eutanasia; una posizione chiara che non dovrebbe essere solo rispettata ma anche ascoltata, al fine di aiutare realmente i malati a comprendere il vero senso dell’esistenza, a combattere per la vita respirando con gli affetti più cari. Una società che si accanisce contro la vita, favorendone la sua soppressione, rischia di perdere la sensibilità al valore assoluto dell’accoglienza, da quel primo zigote fino al momento in cui soltanto il fautore delle creature dovrebbe decidere e nessun altro. C’è un concetto profondo di ecologia umana, affrontato dagli ultimi Pontefici, che non può essere dimenticato né perduto dalle nostre coscienze: la persona possiede una propria natura che non può manipolare perché l’uomo non si è auto fabbricato; mi fa impressione vedere tanti cattolici confusi e dimentichi dei propri principi quando invece servirebbe più coraggio nel difenderli senza troppe timidezze.

L’individualismo imperante legato al relativismo pratico ha spinto questa umanità a non rispettare più l’esistenza specialmente quando essa è fragile e al limite delle sue forze. Noi dovremmo promuovere in Italia un’assistenza più attenta verso i malati più gravi, alzare la qualità delle attenzioni mediche, garantire un supporto psicologico e umano molto più attento e incisivo, non lasciando mai soli i familiari, anch’essi tanto bisognosi di sostegno.

Forse quello Stato assente, interpellato da Dj Fabo, dovrebbe sentirsi più richiamato a come migliorare la qualità della vita anche negli istanti finali piuttosto che risolvere tutto con la via breve della sua soppressione.

DISAGIO GIOVANILE 

Di seguito viene riportata l’intervista integrale a don Aldo pubblicata sul sito di Radio Vaticana.

In questi giorni, diversi drammatici fatti di cronaca, hanno riportato in primo piano il disagio giovanile. Ha scosso in particolare l’opinione pubblica il suicidio di un ragazzo trovato in possesso di hashish, durante una perquisizione antidroga della Guardia di Finanza, su richiesta della madre del giovane. Sulle radici di questo disagio, Alessandro Gisotti ha intervistato don Aldo Buonaiuto che, per la Comunità Giovanni XXIII, si occupa da anni di giovani in situazioni di difficoltà:droga-giovani640x250

R. – Noi abbiamo tantissimi giovani che hanno scelto di fare un percorso. Don Benzi, il nostro fondatore, iniziò negli anni ’80 proprio per dare speranza e dignità a questi giovani, giovanissimi, che avevano accettato più il percorso della morte che quello della vita. Questi ragazzi che non hanno riferimenti interiori, molto spesso non riescono più neanche a distinguere il bene dal male, non hanno un’identità precisa, si sentono in balia di un ambiente sociale che offre più il piacere che la felicità, che il senso della vita.

D. – Su questo disagio giovanile c’è poi l’impatto della diffusione delle droghe, definite a volte “leggere”, ma le cui conseguenze non sono mai leggere, vero?

R. – Non esistono le droghe leggere o le droghe pesanti. Sono tutte pesanti perché producono dipendenza, perdita del senso della realtà, annullamento della coscienza morale. Per non parlare delle droghe chiamate “sintetiche”, che prese per un periodo, possono arrivare addirittura a distruggere il cervello. Quindi noi abbiamo tanti ragazzi; li vediamo davanti ai nostri occhi e immaginiamo le famiglie quanto possano soffrire nel vedere questi ragazzi distrutti a causa di queste sostanze. Davanti ai nostri giovani che cercano le sostanze, c’è tutto un mondo criminale che le fabbrica, che le produce proprio per offrire questa morte, questa distruzione ai nostri ragazzi.

D. – Una cosa che colpisce, e che davvero è agghiacciante, è come alcuni giovani arrivano anche a compiere il suicidio e i genitori, o comunque gli educatori, non si erano accorti del loro disagio. Sembrava che tutto fosse normale …

R. – I gesti estremi, certo, che rivelano sempre uno stato interiore di grande disperazione; una disperazione che però a volte proprio le persone più care, sono le ultime a comprendere o magari i figli fanno del tutto per non far percepire loro lo stato di grande disagio, di grande frustrazione o di grande vuoto che stanno vivendo. Quindi molto spesso le persone che i giovani amano di più sono quelle a cui nascondono meglio il proprio stato emotivo, di solitudine e di isolamento. In una società super-tecnologizzata, dove chiamiamo tutti “amici” anche persone perfettamente sconosciute, vediamo i ragazzi sempre più soli, più isolati. Nessuno li aiuta più a riflettere a pensare; manca il dialogo che è sempre più carente – diciamolo – anche nelle famiglie; prevale la fretta nel fare, nel correre, nel realizzare, ma manca il midollo del senso della vita che è la relazione. Qui c’è una crisi spaventosa di relazione nelle famiglie, nella società, dove le persone non si parlano più. Non basta mandare delle faccine via sms per comunicare qualcosa e non guardarsi più negli occhi, non abbracciarsi, non rivelarsi, non confidarsi e non parlarsi più.

Fonti

http://www.interris.it/2017/02/28/114116/editoriale/perche-leutanasia-e-sempre-una-sconfitta.html

http://www.donaldobuonaiuto.it/?p=882

Testimonianze: l’Adorazione Eucaristica salva anime e vite umane, perchè è “abitare nel Cuore di Gesù”

In un’intervista a Radio Maria Argentina, il sacerdote messicano padre Patricio Hileman ha riferito un fatto sconvolgente avvenuto nel 2013 nella violenta città Ciudad Juárez, situata alla frontiera tra Messico e Stati Uniti.

“QUANDO IN UNA PARROCCHIA SI ADORA DIO GIORNO E NOTTE, LA CITTA’ SI TRASFORMA”, ha detto Padre Hileman.

La città era in stato d’assedio per via della lotta sanguinosa tra le fazioni del narcotraffico, in particolare i cartelli di Juárez e Sinaloa, quest’ultimo guidato dal famigerato Joaquín “el Chapo” Guzmán Loera. Padre Hileman ricorda che i parroci della città si lamentavano che anche molti membri della Polizia si erano venduti ai narcotrafficanti e li aiutavano a portare la droga negli USA: vi era continua lotta per la supremazia sulla città tra le due fazioni, uccidendo persone innocenti e privandole delle loro case. 

In uno scenario di estrema violenza, con un tasso di almeno 40 omicidi quotidiani, uno dei parroci, disperato, disse “SOLO GESU’ può salvarci da tutto questo, solo Gesù può darci sicurezza”: fu così che il parroco chiese con urgenza che venisse aperta una cappella di Adorazione Perpetua. Sono stati sufficienti tre giorni per mettere in pratica l’iniziativa.

In quello stesso anno, avvenne questo episodio: una donna si dirigeva alla cappella alle tre del mattino per il suo turno di Ora Santa quando sei soldati l’hanno fermata, hanno messo in discussione la sua presenza in strada a quell’ora e hanno dubitato che si stesse davvero recando in una chiesa,  vista l’ora.

La donna li ha invitati ad accompagnarla. Quando sono arrivati alla cappella, i soldati sono rimasti a bocca aperta trovando altre sei donne impegnate nell’Adorazione Eucaristica alle tre del mattino, e si sono stupiti ancor di più quando hanno sentito una di loro dire: “Pensate di proteggerci? Noi preghiamo per voi 24 ore al giorno”.

Uno dei soldati, tenendo in mano l’arma, ha iniziato a piangere e si è inginocchiato davanti al Santissimo Sacramento. Alle tre del giorno seguente, lo stesso soldato, vestito in borghese, era in ginocchio nella cappella a fare la sua Ora Santa davanti al Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, “versando fiumi di lacrime”.

Ciudad Juárez sta sperimentando una notevole diminuzione dei tassi di omicidio. Fino al 2010 la città appariva spesso nella lista delle 10 città più violente del mondo, mentre negli ultimi anni è uscita da quell’elenco e occupa posizioni migliori di varie città del cosiddetto “Primo Mondo”, come le statunitensi Baltimora e New Orleans. Il numero di omicidi a Ciudad Juárez è ancora elevato e continua a richiedere gli sforzi del Governo e molte preghiere da parte dei cristiani, ma è passato dai 3.766 del 2010 ai 256 del 2015.

Dio ci chiede sempre di fare la nostra parte, e tra le varie misure adottate per superare la violenza in questa città del nord del Messico, l’Adorazione Eucaristica Perpetua si è dimostrata un’arma potentissima nella lotta per il bene e per la pace.

LA FEDE DI UN BAMBINO IN GESU’ EUCARISTIA CAMBIA LA VITA DEI GENITORIc24aw3bwgauk4rb

Padre Patricio Hileman, incaricato di formare gruppi di Adorazione Eucaristica Perpetua in America latina, ha condiviso anche la testimonianza di Diego, un bambino di 8 anni, la cui fede ha trasformato la realtà della sua famiglia, segnata da problemi di povertà, violenza e alcolismo. 

Il fatto è accaduto a Merida, capitale dello Stato dello Yucatan in Messico, nella prima settimana di Adorazione Eucaristica stabilita dai Missionari di Nostra Signora del Santissimo Sacramento. Padre Hileman spiegò nelle sue omelie che Gesù chiama i Suoi amici alla Ora Santa e che chi sta sveglio per adorare il Signore, viene ricompensato 10 volte di più: “Gesù nella notte della Sua Passione, chiese ai Suoi discepoli di vegliare in preghiera con Lui e lo chiese per tre volte”.preghiera-croce4

Le parole del sacerdote risvegliarono in Diego, il bimbo di otto anni, il desiderio di andare in chiesa ad adorare Gesù Sacramento nell’Ora Santa e spiegò a sua madre: “Lo faccio perchè papà smetta di bere e di picchiarti e perchè Dio ci liberi dalla miseria”. Durante la prima settimana, la madre lo accompagnò, poi li accompagnò anche il padre.

“Grazie alla fede di un bambino di otto anni, tutta la famiglia guarì: il padre venne liberato dall’alcolismo, la pace ritornò in famiglia e arrivò anche il lavoro. L’Amore di Gesù attraverso l’Adorazione Eucaristica guarisce le anime e sana i cuori, perchè solo Gesù può donare l’abbraccio  delle anime. L’Adorazione Eucaristica è ABITARE NEL CUORE DI GESU'”. 

L’iniziativa dell’Adorazione Eucaristica perpetua nelle parrocchie in Messico è nata nel 1993 dall’incoraggiamento di S. Giovanni Paolo II, che faceva sei ore di Adorazione Eucaristica al giorno e una volta alla settimana vegliava in preghiera tutta la notte davanti al Santissimo. San Giovanni Paolo II manifestò il suo desiderio che “ogni parrocchia del mondo possa avere una cappella per l’Adorazione Eucaristica perpetua, in cui Gesù è esposto nel Santissimo Sacramento e possa essere solennemente adorato giorno e notte senza interruzione”.

“Viviamo spesso nell’agitazione, giorno e notte: decidere di dedicare tempo per andare ad adorare il Signore e stare in silenzio davanti a Lui, è un dono che migliora se stessi e la qualità della nostra vita, ci dà modo di riflettere e di mettere tutte le cose in mano a Dio. Questo è il segreto dei Santi, la forza della Chiesa: mettere Cristo al centro di tutto e restare uniti a Lui“.

Un’ora alla settimana davanti al Santissimo Sacramento rappresenta un momento prezioso da trascorrere con il Signore, che ci ha detto: “Restate qui e vegliate con Me”. Questo momento di contemplazione eucaristica, che si chiama “L’Ora di Gesù”, ha lo scopo di raccogliere dinanzi al SS. Sacramento il marito e la moglie insieme, perché la famiglia sia veramente “Chiesa domestica”. Non tralasciare questo appuntamento così importante. Rimanendo davanti a Lui in silenzio, scopri il calore della Sua presenza e lo adori con tutto il cuore.
Questo rapporto intimo con Cristo, nel silenzio della contemplazione, riempie il cuore di un amore da donare a tutta l’umanità; è proprio attraverso la adorazione che senti lo slancio di essere strumento di evangelizzazione, affinché tutti gli uomini conoscano e amino Gesù, che ha promesso di restare con noi tutti i giorni, sino alla fine del mondo.

Fonti

https://www.aciprensa.com/noticias/mexico-la-sorprendente-transformacion-de-ciudad-juarez-gracias-a-la-oracion-al-santisimo-51005/

https://www.aciprensa.com/noticias/video-lo-que-logro-un-nino-de-8-anos-que-rezaba-de-madrugada-al-santisimo-te-sorprendera-12722/