Mons Gallagher: convegno a Milano in difesa della libertà religiosa dei cristiani sempre più discriminati in Europa

Ormai “anche in Europa si nota una crescita inquietante di forme di intolleranza e di episodi di discriminazione nei confronti dei cristiani”. A ricordarlo è stato monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, che ha aperto alla Università Cattolica di Milano un convengo  sul tema: “Dalla Cristiada alle sfide dell’attualità. Il cammino della libertà religiosa” organizzato dall’Ateneo e dall’Universidad Panamericana.

Mons. Paul Richard Gallagher ha tenuto oggi all’Università Cattolica di Milano una relazione sul tema “La Santa Sede e la difesa del diritto alla libertà religiosa da Pio XI a Francesco”. 

Libertà religiosa sempre più compromessa nel mondo
Il presule ha osservato come “nell’ultimo periodo, su scala mondiale, senza eccezione per il continente europeo”, si sia testimoni “di come il rispetto per la libertà religiosa viene sovente compromesso, con un preoccupante peggioramento delle condizioni di tale libertà fondamentale, che in diversi casi ha raggiunto il grado di una persecuzione aperta, in cui sempre più spesso i cristiani sono le prime vittime, benché non le sole. Fattori determinanti di queste situazioni allarmanti sono certamente riconducibili al permanere di Stati autoritari e non democratici. A ciò si aggiunga la constatazione che anche in molti Paesi di antica tradizione democratica la dimensione religiosa tende ad essere vista con un certo sospetto, sia a causa delle problematiche inerenti al contesto multiculturale sia per l’affermarsi ideologico di una visione secolarista, secondo cui le religioni rappresenterebbero una forma di ‘sotto-cultura’, portatrici di un passato da superare”.

Merito del Cristianesimo separazione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio
E’ quanto mai necessario ricordare oggi – ha proseguito – che “è un merito storico e sofferto del Cristianesimo avere contribuito a creare, nella separazione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio, la possibilità di sviluppo di uno Stato laico, inteso non come uno Stato totalmente avulso dalla religione, o peggio ancora come uno Stato agnostico, ma come uno Stato che, consapevole del valore del riferimento religioso per i suoi cittadini, garantisce a ciascuno il diritto di vivere secondo la propria coscienza la dimensione religiosa”.

Anche in Europa cristiani discriminati
“Purtroppo, anche in Europa – ha rilevato mons. Gallagher – si nota una crescita inquietante di forme di intolleranza e di episodi di discriminazione nei confronti dei cristiani. A titolo informativo, solo nel biennio 2014-2015, l’Osservatorio per l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa ha ricevuto circa 1.700 segnalazioni di casi di intolleranza e di discriminazione contro i cristiani nel vecchio continente.  Si tratta di un fenomeno che sta attirando un’attenzione crescente anche in ambito internazionale”.

Si chiede libertà per tutti, ma si nega la libertà religiosa 
In proposito, ricorda che, già nel gennaio 2015, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato una Risoluzione, dal titolo “Combattere l’intolleranza e la discriminazione in Europa, in particolare verso i Cristiani”, nella quale, tra le altre cose, “si invitano gli Stati membri a prendere adeguate misure per assicurare che ad ogni persona in Europa sia accordata la protezione effettiva della libertà di religione. Nell’attuale contesto, appare perciò intrinsecamente contraddittorio chiedere la libertà per tutti e, in nome di quella stessa libertà, negarla ad alcuni gruppi, specialmente a quelli religiosi. Deve, dunque, essere un dovere delle istituzioni contrastare ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento religioso e, in prospettiva positiva, promuovere e proteggere la libertà religiosa allo stesso modo e con tutti gli strumenti impiegati per la difesa di ogni altro diritto fondamentale”.  

Ma la questione che resta aperta è comunque cosa si intenda effettivamente per libertà religiosa in una società, che non va confusa con “libertà di culto”.

Risulta così evidente che il concetto cattolico di libertà non collima affatto con quello liberale. Infatti, non a caso nel primo Concistoro di Leone XIII viene creato Cardinale il teologo e filosofo John Henry Newman, che si oppose già da anglicano alla società liberale: lotta al liberalismo quale principio antidogmatico. Si tratta di impostazione filosofica e teologica, in cui l’errore non è ammissibile, dove non è concepibile una equiparazione tra verità ed errore”.

Grave crisi internazionale
“Il mondo – ha detto il presule – sta attraversando un momento di grave crisi internazionale, come non si era più visto dalla fine del secondo conflitto mondiale. Sfide epocali si affacciano all’orizzonte della nostra società, mentre i valori portanti dell’umanesimo cristiano sembrano affievoliti nella coscienza di molti. Il rischio più grave che corriamo di fronte a fenomeni di tale portata – ha concluso – è quello di chiuderci in noi stessi, di cedere a quella ‘globalizzazione dell’indifferenza’ tante volte denunciata da Papa Francesco”.

L’effettivo riconoscimento della libertà religiosa quale primo e più importante fra i diritti umani fondamentali è la chiave per affrontare la crisi in cui è precipitato oggi il mondo, segnato da nuove persecuzioni religiose che vedono i cristiani tra le prime vittime. Così mons. Ivan Jurkovič, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, intervenuto il 7.03.2017 all’apertura di un incontro di alto livello sul tema “Rispetto reciproco e coesistenza pacifica condizione della pace interreligiosa e della stabilità: sostenere cristiani e altre comunità”

Difendere la dimensione pubblica della libertà religiosa
“Nonostante i numerosi sforzi per promuovere e rafforzare la libertà religiosa – ha detto l’arcivescovo – stiamo di fatto assistendo a un continuo peggioramento, se non a un vero e proprio attacco contro questo diritto inalienabile in diverse parti del mondo”. Una libertà – ha puntualizzato – che ha una rilevanza pubblica, perché la scelta di una fede incide “ad ogni livello della vita sociale e politica”, tanto più oggi che “la religione ha assunto una rinnovata importanza a causa dei complessi rapporti tra le scelte personali di fede di ciascuno e la loro espressione pubblica”.

Reagire alle violenze contro i cristiani e le altre comunità religiose
Proprio per queste implicazioni – ha rimarcato l’Osservatore permanente – tale scelta “deve essere libera da vincoli e costrizioni” e va tutelata dalle autorità pubbliche. In questo senso, la grande attenzione puntata oggi contro responsabili delle violazioni dei diritti umani fanno ben sperare che la comunità internazionale reagirà all’inaudita violenza contro i cristiani e le altre comunità religiose e che essa non sia caduta in quella “globalizzazione dell’indifferenza” tante volte denunciata da Papa Francesco.

Cristiani oggi perseguitati più che nei primi secoli del cristianesimo
Dopo essersi soffermato in particolare sulle persecuzioni dei cristiani in Medio Oriente, peggiori – ha detto – di quelle subite nei primi secoli del cristianesimo, mons. Jurkovič ha insistito sulla dimensione pubblica della libertà religiosa che non può essere ridotta a mero fatto individuale o al solo culto, perché per la sua stessa natura trascende “la sfera privata degli individui e delle famiglie”. Le varie tradizioni religiose, infatti,  “servono la società innanzitutto con il messaggio che proclamano”, con il loro invito alla conversione, alla riconciliazione, al sacrificio per il bene comune, alla compassione per i bisognosi.

Le religioni un alleato prezioso nella difesa della dignità umana
In un mondo “dove convinzioni deboli abbassano anche il livello etico” e sempre più soggetto alla “globalizzazione del paradigma tecnocratico”, che cerca di “eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una ricerca superficiale di unità”, ha detto in conclusione il rappresentante della Santa Sede, le religioni “hanno il diritto e il dovere di dire apertamente che è possibile costruire una società in cui un sano pluralismo che rispetta le differenze e le valorizza come tali è un alleato prezioso nell’impegno a difendere la dignità umana e una via per la pace nel nostro mondo”. 

 

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/30/mons_gallagher_cristiani_sempre_pi%C3%B9_discriminati_in_europa/1302280

http://www.acistampa.com/story/gallegher-la-liberta-religiosa-non-e-liberalismo-5739

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/08/intervento_di_mons_ivan_jurkovi%C4%8D_sulla_libert%C3%A0_religiosa/1297249

Papa Francesco: “aprite i vostri cuori e la forza di Dio farà cose miracolose!”

Udienza generale 29.03.2017,  La speranza contro ogni speranza (cfr Rm 4,16-25)

Il passo della Lettera di san Paolo ai Romani che abbiamo appena ascoltato ci fa un grande dono. Infatti, siamo abituati a riconoscere in Abramo il nostro padre nella fede; oggi l’Apostolo ci fa comprendere che Abramo è per noi padre nella speranza; non solo padre della fede, ma padre nella speranza. E questo perché nella sua vicenda possiamo già cogliere un annuncio della Risurrezione, della vita nuova che vince il male e la stessa morte.

Nel testo si dice che Abramo credette nel Dio «che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono» (Rm 4,17); e poi si precisa: «Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo e morto il seno di Sara» (Rm 4,19). Ecco, questa è l’esperienza che siamo chiamati a vivere anche noi. Il Dio che si rivela ad Abramo è il Dio che salva, il Dio che fa uscire dalla disperazione e dalla morte, il Dio che chiama alla vita. Nella vicenda di Abramo tutto diventa un inno al Dio che libera e rigenera, tutto diventa profezia. E lo diventa per noi, per noi che ora riconosciamo e celebriamo il compimento di tutto questo nel mistero della Pasqua. Dio infatti «ha risuscitato dai morti Gesù» (Rm 4,24), perché anche noi possiamo passare in Lui dalla morte alla vita. E davvero allora Abramo può ben dirsi «padre di molti popoli», in quanto risplende come annuncio di un’umanità nuova – noi! -, riscattata da Cristo dal peccato e dalla morte e introdotta una volta per sempre nell’abbraccio dell’amore di Dio.

A questo punto, Paolo ci aiuta a mettere a fuoco il legame strettissimo tra la fede e la speranza. Egli infatti afferma che Abramo «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18). La nostra speranza non si regge su ragionamenti, previsioni e rassicurazioni umane; e si manifesta là dove non c’è più speranza, dove non c’è più niente in cui sperare, proprio come avvenne per Abramo, di fronte alla sua morte imminente e alla sterilità della moglie Sara. Si avvicinava la fine per loro, non potevano avere figli, e in quella situazione, Abramo credette e ha avuto speranza contro ogni speranza. E questo è grande! La grande speranza si radica nella fede, e proprio per questo è capace di andare oltre ogni speranza. Sì, perché non si fonda sulla nostra parola, ma sulla Parola di Dio. Anche in questo senso, allora, siamo chiamati a seguire l’esempio di Abramo, il quale, pur di fronte all’evidenza di una realtà che sembra votata alla morte, si fida di Dio, «pienamente convinto che quanto Egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento» (Rm 4,21).

Mi piacerebbe farvi una domanda: noi, tutti noi, siamo convinti di questo? Siamo convinti che Dio ci vuole bene e che tutto quello che ci ha promesso è disposto a portarlo a compimento? Ma padre quanto dobbiamo pagare per questo? C’è un solo prezzo: “aprire il cuore”. Aprite i vostri cuori e questa forza di Dio vi porterà avanti, farà cose miracolose e vi insegnerà cosa sia la speranza. Questo è l’unico prezzo: aprire il cuore alla fede e Lui farà il resto.

Questo è il paradosso e nel contempo l’elemento più forte, più alto della nostra speranza! Una speranza fondata su una promessa che dal punto di vista umano sembra incerta e imprevedibile, ma che non viene meno neppure di fronte alla morte, quando a promettere è il Dio della Risurrezione e della vita. Questo non lo promette uno qualunque!

Colui che promette è il Dio della Risurrezione e della vita.

Cari fratelli e sorelle, chiediamo oggi al Signore la grazia di rimanere fondati non tanto sulle nostre sicurezze, sulle nostre capacità, ma sulla speranza che scaturisce dalla promessa di Dio, come veri figli di Abramo. Quando Dio promette, porta a compimento quello che promette. Mai manca alla sua parola. E allora la nostra vita assumerà una luce nuova, nella consapevolezza che Colui che ha risuscitato il suo Figlio risusciterà anche noi e ci renderà davvero una cosa sola con Lui, insieme a tutti i nostri fratelli nella fede. Noi tutti crediamo. Oggi siamo tutti in piazza, lodiamo il Signore, canteremo il Padre Nostro, poi riceveremo la benedizione … Ma questo passa. Ma questa è anche una promessa di speranza. Se noi oggi abbiamo il cuore aperto, vi assicuro che tutti noi ci incontreremo nella piazza del Cielo che non passa mai per sempre. Questa è la promessa di Dio e questa è la nostra speranza, se noi apriamo i nostri cuori. Grazie.

APPELLO PER LA PACE IN IRAQ

Sono lieto di salutare la delegazione di sovraintendenze irachene composta da rappresentanti di diversi gruppi religiosi, accompagnata da Sua Eminenza il Cardinale Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. La ricchezza della cara nazione irachena sta proprio in questo mosaico che rappresenta l’unità nella diversità, la forza nell’unione, la prosperità nell’armonia. Cari fratelli, vi incoraggio ad andare avanti su questa strada e invito a pregare affinché l’Iraq trovi nella riconciliazione e nell’armonia tra le sue diverse componenti etniche e religiose, la pace, l’unità e la prosperità. Il mio pensiero va alle popolazioni civili intrappolate nei quartieri occidentali di Mosul e agli sfollati per causa della guerra, ai quali mi sento unito nella sofferenza, attraverso la preghiera e la vicinanza spirituale. Nell’esprimere profondo dolore per le vittime del sanguinoso conflitto, rinnovo a tutti l’appello ad impegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale obbligo imperativo ed urgente.

” LA SPERANZA NON E’ OTTIMISMO, LA SPERANZA MAI DELUDE E HA UN NOME: GESU’ “

speranza

Fonte http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170329_udienza-generale.html

Il Papa: “Custodire vita, dal concepimento alla fine, è prevenire ogni forma di violenza”. Messaggio all’ ONU: “imperativo morale eliminare armi nucleari”

Pubblicato il 27.03.2017 un nuovo tweet del Papa sull’account @Pontifex in nove lingue:“ Custodire il sacro tesoro di ogni vita umana, dal concepimento sino alla fine – scrive Francesco – è la via migliore per prevenire ogni forma di violenza”.

Come aveva già ribadito ai membri del Comitato nazionale di bioetica nel gennaio 2016:  No aborto No eutanasia No commercio di embrioni umani

Nella Evangelii Gaudium il Papa afferma con forza che la Chiesa è sempre dalla parte dei più deboli e tra questi “ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo” (213). “Non ci si deve attendere – scrive Francesco – che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Voglio essere del tutto onesto al riguardo. Questo non è un argomento soggetto a presunte riforme o a ‘modernizzazioni’. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie” (214). Da qui la riflessione a una Chiesa che deve tornare ad essere più vicina ai genitori, oltre che al nascituro.

MESSAGGIO ALL’ ONU 

“Un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori con lo spirito stesso delle Nazioni Unite”. Il Papa lo sottolinea nel suo messaggio citando il Preambolo e il primo articolo della carta dell’Onu che indicano le “fondamenta della costruzione giuridica internazionale” ovvero “la pace, la soluzione pacifica delle controversie e lo sviluppo delle relazioni amichevoli tra le nazioni”.

Lavoriamo per un mondo senza armi nucleari: applichiamo i Trattati
Da qui l’incoraggiamento a chi a New York sta lavorando in questi giorni: impegnarsi per un mondo senza armi nucleari, “applicando pienamente il Trattato di non proliferazione”, come disse lo stesso Papa all’Assemblea Generale della Nazioni Unite il 25 settembre di due anni fa.

Ma “perché porsi questo impegnativo e lungimirante obiettivo nell’attuale scenario internazionale” in cui prevale un clima di “conflittualità”, che è sia “causa che indicazione delle difficoltà che si riscontrano nel promuovere e rafforzare il processo di disarmo e di non proliferazione nucleari?”

Armamenti incapaci di rispondere alle sfide di oggi e pericolosi
Nel mondo “multipolare del XXI secolo”, fa notare il Papa, la deterrenza nucleare risulta non solo “inadeguata” a rispondere con efficacia alla principali minacce alla pace e alla sicurezza con le loro molteplici dimensioni “– il terrorismo, i conflitti asimmetrici, la sicurezza informatica, la povertà – ma ha anche “conseguenze umanitarie e ambientali catastrofiche”, “indiscriminate” e “incontrollabili”.

Il Papa esprime inoltre la preoccupazione per lo spreco di risorse per il nucleare a scopo militare che potrebbero essere utilizzate per “priorità più significative”, tra cui anche l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Ma c’è anche da chiedersi “quanto sia sostenibile un equilibrio basato sulla paura”. Da qui il cuore della riflessione del Pontefice.

Il fondamento della pace non è la paura nè la falsa sicurezza, ma la giustizia
“Pace” e “stabilità” non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento. La pace, sottolinea il Papa, “deve essere costruita sulla giustizia, sullo sviluppo umano integrale, sul rispetto dei diritti umani fondamentali, sulla custodia del creato, sulla partecipazione di tutti alla vita pubblica, sulla fiducia fra i popoli, sulla promozione di istituzioni pacifiche, sull’accesso all’educazione e alla salute, sul dialogo e sulla solidarietà”.

Servono strategie lungimiranti, dialogo condiviso, non isolazionismo
E’ per questo che “abbiamo bisogno di andare oltre la deterrenza nucleare”. Il Papa chiede alla comunità internazionale dunque l’adozione di “strategie lungimiranti” e il rifiuto di “approcci miopi” ai problemi di sicurezza nazionale e internazionale. Ma per il Pontefice la “sfida” e “l’imperativo morale e umanitario” di eliminare totalmente le armi nucleari, hanno bisogno anche di “una riflessione su un’etica della pace e della sicurezza cooperativa multilaterale che vada al di là della paura e dell’isolazionismo” prevalenti. Il “destino condiviso dell’umanità” richiede, afferma il Papa, di “rafforzare, con realismo il dialogo e costruire e consolidare meccanismi di fiducia e di cooperazione, capaci di creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari”.

Un mondo senza armi nucleari non è al di fuori della nostra portata
Fiducia reciproca dunque, dialogo orientato al bene comune e “non verso la tutela di interessi velati o particolari” è quanto ribadisce Francesco, un “dialogo inclusivo” tra Stati, società civile, Organizzazioni e comunità religiose, che sia privo di “polarizzazioni “ e di “recriminazioni”. L’umanità, scrive il Papa, ha la “capacità di lavorare insieme, la capacità di guidare e dirigere la tecnologia”, così come di “limitare il nostro potere”, e di “metterli al servizio di un altro tipo di progresso: più umano, più sociale e più integrale”.

Un mondo senza armi nucleari, conclude Francesco rivolto ancora ai partecipanti alla Conferenza dell’Onu su cui invoca la Benedizione dell’Onnipotente, è un “obiettivo di lungo periodo estremamente complesso”, ma “non è al di fuori della nostra portata”.

Fonte: Radio Vaticana 

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/28/papa_all%E2%80%99onu_impegnarsi_per_un_mondo_senza_armi_nucleari/1301687

 

«Le benedizioni pasquali a scuola sono legittime». Sconfitta l’assurda battaglia dei laicisti

Oggi il Consiglio di Stato ha finalmente messo la parola fine alla ennesima assurda battaglia dei laicisti contro i cattolici cominciata due anni fa a Bologna e alla quale Tempi ha dedicato un ampio servizio l’anno scorso.

IL CASO. Nel 2015 il Consiglio di istituto dell’Ic20 di Bologna, che raggruppa due scuole elementari e una media, in totale 1.100 alunni e relative famiglie, autorizza i sacerdoti del quartiere a entrare nei locali della struttura per impartire la benedizione pasquale. Il rito è destinato solo a chi lo desideri e si tiene al di fuori dell’orario di lezione, tuttavia la decisione infastidisce ugualmente un gruppo di una quindicina di genitori e insegnanti, i quali, non riuscendo a impedire l’indigeribile atto, pensano bene di fare ricorso al Tar dell’Emilia Romagna. La sentenza del tribunale amministrativo, che il 9 febbraio 2016, a benedizione ormai bell’e fatta, ha annullato la delibera contestata del Consiglio d’istituto, è stata poi impugnata dal ministero dell’Istruzione.

LE RAGIONI DEI GIUDICI. Ora il Consiglio di Stato scrive che sono più che legittime le benedizioni come quelle di Bologna, e cioè «facoltative e fuori dalle lezioni». In questo senso, sono assimilabili alle «altre attività parascolastiche». In particolare, le benedizioni «non possono minimamente ledere, neppure indirettamente, il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero».

DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA. Se la benedizione venisse impedita si tratterebbe di discriminazione religiosa: «Non può attribuirsi alla natura religiosa di un’attività una valenza negativa tale da renderla vietata o intollerabile unicamente perché espressione di una fede religiosa, mentre, se non avesse tale carattere, sarebbe ritenuta ammissibile e legittima». Tra l’altro i musulmani, circa il 20 per cento del totale degli alunni, erano d’accordo con il rito.

L’UNICA «IMPOSIZIONE». Si conferma dunque quanto scritto l’anno scorso da Tempi dopo aver parlato con Daniela Turci, dirigente scolastica dell’Ic20 e consigliere comunale in forza Pd. «I ricorrenti al Tar – ha sempre spiegato Turci – si sono attaccati a pretesti inesistenti e l’unico tentativo di “imposizione” in questa storia è stato proprio il loro, poiché invece “la maggioranza dei consiglieri non voleva opporre un divieto” alla domanda dei sacerdoti, non voleva precludere loro il perimetro della scuola “perché quel muro rappresenta l’esclusione. E l’esclusione fa male, fa male a chi crede che lasciar entrare un religioso non mini assolutamente la laicità dello Stato: non si obbliga nessuno a fare nulla, si offre solo un luogo per un rito che è segno di pace”. La famosa differenza fra alzare muri e aprire porte».

DOCUMENTO DEL CONSIGLIO DI STATO

Cons. St., sez. VI, 27 marzo 2017, n. 1388

Religione – Religione cattolica – Benedizione pasquale – Nelle scuole – Va fatta fuori l’orario delle lezioni.

         La “benedizione pasquale” nelle scuole deve essere effettuata fuori l’orario delle lezioni, non potendo in alcun modo incidere sullo svolgimento della didattica e della vita scolastica in generale, e ciò non diversamente dalle diverse attività “parascolastiche” che, oltretutto, possono essere programmate o autorizzate dagli organi di autonomia delle singole scuole anche senza una formale delibera (1).

(1) Ha chiarito il Consiglio di Stato che la benedizione pasquale è un rito religioso, rivolto all’incontro tra chi svolge il ministero pastorale e le famiglie o le altre comunità, nei luoghi in cui queste risiedono, caratterizzato dalla brevità e dalla semplicità, senza necessità di particolari preparativi. Il fine di tale rito è anche quello di ricordare la presenza di Dio nei luoghi dove si vive o si lavora, sottolineandone la stretta correlazione con le persone che a tale titolo li frequentano. Non avrebbe senso infatti la benedizione dei soli locali, senza la presenza degli appartenenti alle relative comunità di credenti, non potendo tale vicenda risolversi in una pratica di superstizione.

Tale rito dunque, per chi intende praticarlo, ha senso in quanto celebrato in un luogo determinato, mentre non avrebbe senso (o, comunque, il medesimo senso) se celebrato altrove; e ciò spiega il motivo per cui possa chiedersi che esso si svolga nelle scuole, alla presenza di chi vi acconsente e fuori dall’orario scolastico, senza che ciò possa minimamente ledere, neppure indirettamente, il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero e che dunque, non partecipando all’evento, non possa in alcun senso sentirsi leso da esso.

Ha aggiunto la Sezione che non può logicamente attribuirsi al rito delle benedizioni pasquali, con le limitazioni stabilite nelle prescrizioni annesse ai provvedimenti impugnati, un trattamento deteriore rispetto ad altre diverse attività “parascolastiche” non aventi alcun nesso con la religione, soprattutto ove si tenga conto della volontarietà e della facoltatività della partecipazione nella prima ipotesi, ma anche che nell’ordinamento non è rinvenibile alcun divieto di autorizzare lo svolgimento nell’edificio scolastico, ovviamente fuori dell’orario di lezione e con la più completa libertà di parteciparvi o meno, di attività (ivi inclusi gli atti di culto) di tipo religioso.

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/Approfondimenti/Regioni/Religionecattolica/ConsigliodiStato27marzo2017n.1388/index.html

Il Papa: “Gesù è la Luce del mondo! La Vergine Santa, che per prima accolse Gesù, ci ottenga la grazia di comportarci da figli della Luce”

Papa Francesco Angelus 26/03/ 2017.  Al centro del Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima si trovano Gesù e un uomo cieco dalla nascita (cfr Gv 9,1-41). Cristo gli restituisce la vista e opera questo miracolo con una specie di rito simbolico: prima mescola la terra alla saliva e la spalma sugli occhi del cieco; poi gli ordina di andare a lavarsi nella piscina di Siloe. Quell’uomo va, si lava, e riacquista la vista. Era un cieco dalla nascita.

Con questo miracolo Gesù si manifesta e si manifesta a noi come Luce del mondo; e il cieco dalla nascita rappresenta ognuno di noi, che siamo stati creati per conoscere Dio, ma a causa del peccato siamo come ciechi, abbiamo bisogno di una luce nuova; tutti abbiamo bisogno di una luce nuova: quella della fede, che Gesù ci ha donato. Infatti quel cieco del Vangelo riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo. Gesù gli domanda: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?» (v. 35). «E chi è, Signore, perché io creda in lui?», risponde il cieco guarito (v. 36). «Lo hai visto: è colui che parla con te» (v. 37). «Credo, Signore!» e si prostra dinanzi a Gesù.miracolo-cieco

Questo episodio ci induce a riflettere sulla nostra fede, la nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo, che è il primo Sacramento della fede: il Sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo; così come avvenne al cieco nato, al quale si aprirono gli occhi dopo essersi lavato nell’acqua della piscina di Siloe. Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è la luce, è «la luce del mondo», quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio. Il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia. Anche noi siamo stati “illuminati” da Cristo nel Battesimo, e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce. E comportarsi come figli della luce esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo un’altra scala di valori, che viene da Dio.

Il sacramento del Battesimo, infatti, esige la scelta di vivere come figli della luce e camminare nella luce. Se adesso vi chiedessi: “Credete che Gesù è il Figlio di Dio? Credete che può cambiarvi il cuore? Credete che può far vedere la realtà come la vede Lui, non come la vediamo noi? Credete che Lui è luce, ci dà la vera luce?” Cosa rispondereste? Ognuno risponda nel suo cuore.

Che cosa significa avere la vera luce, camminare nella luce? Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Questo è pane tutti i giorni! Quando si chiacchiera degli altri, non si cammina nella luce, si cammina nelle ombre.  Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. Se andiamo su questa strada del cercare solo l’interesse personale, camminiamo nelle ombre.stellamatutina-icona-russa-madre-di-dioLa Vergine Santa, che per prima accolse Gesù, Luce del mondo, ci ottenga la grazia di accogliere nuovamente in questa Quaresima la luce della fede, riscoprendo il dono inestimabile del Battesimo, che tutti noi abbiamo ricevuto. E questa nuova illuminazione ci trasformi negli atteggiamenti e nelle azioni, per essere anche noi, a partire dalla nostra povertà, dalle nostre pochezze, portatori di un raggio della luce di Cristo.

Preghiere di Sant’Agostino, Vescovo d’Ippona 

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Dio della vita,
ci sono giorni in cui il carico è troppo pesante per le nostre spalle, e ci sentiamo stanchi;
in cui la strada sembra monotona e infinita,
e il cielo grigio e minaccioso;
in cui la nostra vita è senza musica,
il nostro cuore è solo e la nostra anima ha perso il suo coraggio.
Riempi la strada con la Tua luce, ti preghiamo;
dirigi il nostro sguardo dove il cielo è pieno di promesse.

Tardi ti amai

Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Tu eri dentro di me ed io ero fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con Te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in Te. Mi chiamasti, e il Tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il Tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la Tua fragranza, e respirai e anelo verso di Te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della Tua pace (Confessioni).

 Quanto ci amasti, Padre buono

Quanto ci amasti, Padre buono, che non risparmiasti il tuo unico Figlio, consegnandolo agli empi per noi! Quanto amasti noi, per i quali Egli, non giudicando una usurpazione la Sua uguaglianza con Te, si fece suddito fino a morire in croce, ci rese, da servi, tuoi figli nascendo da Te e servendo a noi! A ragione è salda la mia speranza in Lui che guarirai tutte le mie debolezze. Senza di Lui dispererei. Le mie debolezze sono molte e grandi, ma più abbondante è la Tua medicina. (Confessioni ).

 DAI “DISCORSIDI SANT’AGOSTINO, VESCOVO  (Serm. 136/B, 2-3)

Accorriamo a Cristo per ricevere la luce

Cristo è venuto come Salvatore. In un certo passo afferma pure: Il Figlio dell’uomo non è venuto infatti per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv 3, 17). Di conseguenza, se è venuto per questo, per salvare, trova pieno consenso l’affermazione che sia venuto perché quelli che non vedono vedano. Quello invece che resiste al buon senso è il perché quelli che vedono diventino ciechi. Se giungiamo a comprendere, non è impenetrabile, è semplice. Ma perché intendiate come sia stato detto in tutta verità, tornate a guardare proprio quei due che pregavano nel tempio. Il Fariseo vedeva, il Pubblicano era cieco. Che significa: “vedeva”? Si riteneva uno con gli occhi aperti, si vantava della sua vista, cioè della giustizia. Quello, invece, era cieco perché confessava i suoi peccati. Quello vantò i suoi meriti, costui confessò i suoi peccati.

Perciò si affrettino i ciechi a ricorrere a Cristo per ricevere la luce. Cristo è infatti la luce del mondo, anche in mezzo agli uomini peggiori. Si sono compiuti miracoli divini e non c’è stato alcuno che ha fatto miracoli dall’inizio del genere umano se non Colui al quale si rivolge la Scrittura: Tu sei il solo che compi meraviglie (Sal 71, 18). Per quale ragione fu detto: Tu sei il solo che compi meraviglie, se non perché quando Egli vuole operare non ha bisogno dell’uomo? L’uomo, invece, quando opera, ha bisogno di Dio. Egli solo ha compiuto meraviglie. Perché? Perché il Figlio di Dio è nella Trinità con il Padre e lo Spirito Santo, assolutamente un solo Dio, il solo che compie meraviglie. Ma i discepoli di Cristo compiono anch’essi cose mirabili, nessuno da solo, però. Quali cose mirabili compirono anch’essi? Così com’è scritto negli Atti degli Apostoli: gli infermi bramavano toccare i lembi delle loro vesti e, al contatto, venivano risanati; gli infermi che erano a giacere desideravano di essere coperti dall’ombra di quelli quando s’incontravano a passare. Quali cose mirabili operarono, ma, da soli, nessuno di loro! Ascolta il loro Signore: Senza di me, nulla potete fare (Gv 15, 5). Pertanto, carissimi, amiamo il patriarca come patriarca, il profeta come profeta, l’apostolo come apostolo, il martire come martire; tuttavia, al di sopra di tutte le cose riserviamo a Dio la nostra predilezione e, senza esitazione alcuna, attendiamoci di essere salvati proprio da lui solo. Ci possono aiutare le preghiere dei santi che godono dei meriti per dono di Dio, tuttavia non dovuto ad alcun precedente effetto dei loro meriti, poiché i meriti di qualsiasi santo sono doni di Dio. È Dio che opera in luce manifesta, che opera in segreto, che opera nelle cose visibili, che opera nei cuori. Egli nel Suo tempio compie le Sue meraviglie quando opera negli uomini giusti. Tutti i santi, infatti, sono fusi in uno dal fuoco dell’amore e formano per Dio un unico tempio, e i singoli sono un tempio e tutti insieme un tempio solo.

Fonti

http://www.augustinus.it/varie/quaresima/settimana_4.htm

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2017/documents/papa-francesco_angelus_20170326.html

La bufala dello “scoop del Terzo Segreto di Fatima non rivelato”: tutte le incongruenze sul testo attribuito a Suor Lucia e diffuso dal giornalista Zavala

E’ uscito il 21 marzo 2017 in Spagna un libro di José Maria Zavala, intitolato “El secreto mejor guardado de Fatima”, il Segreto meglio custodito di Fatima. E’ un’opera piuttosto ampia, di 330 pagine, in cui si ripercorre la storia delle apparizioni del 1917, e del Terzo Segreto.

Secondo quanto riportato da la Nuova Bussola Quotidiano ( 13, 21 e 22 marzo 2017) in alcuni articoli del giornalista Marco Tosatti, quel libro sarebbe un clamoroso scoop, una nuova rivelazione sul segreto di Fatima! Invece è una megabufala…DA NOTARE che nell’ articolo del 13 marzo, subdolamente il giornalista accredita le dichiarazioni di  “Ingo Dollinger, un anziano sacerdote, professore di teologia, amico di lunghissima data del cardinale Joseph Ratzinger, poi Benedetto XVI”: secondo Dollinger, Ratzinger, quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, gli avrebbe confidato che “una parte del segreto di Fatima non era stata pubblicata dal Vaticano”…  vt-it-art-28071-papa_benedetto_xvi_scrittoreE’ LO STESSO RATZINGER A SMENTIRE LA BUFALA: il Papa emerito Benedetto XVI comunica – si legge nel Bollettino della Santa Sede in data 21.05.2016 – «di non aver mai parlato col prof. Dollinger circa Fatima», afferma chiaramente che le esternazioni attribuite al professor Dollinger su questo tema «sono pure invenzioni, assolutamente non vere» e conferma decisamente: «la pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima è completa», (è gravemente scorretto  ed oltraggioso che vengano insinuati dubbi sulle dichiarazioni scritte ben chiare da Benedetto XVI in persona) vedasi documento: 

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2016/05/21/0366/00855.html

MAIL ANONIMA

Racconta Zavala, riguardo al suo libro scoop sul “Terzo segreto di Fatima”, di aver ricevuto sulla posta del suo sito web una mail anonima. Non c’era né testo, né oggetto; solo un allegato. La mail era nella cartella spam. L’ha aperta per leggerla, e dopo un po’ di esitazioni ha scaricato l’allegato. Era una lettera manoscritta, in portoghese, intitolata JMJ. La lettera consta di 24 righe.

LA PERIZIA

Zavala l’ha fatta tradurre, e poi ha chiesto una perizia calligrafica a una professionista del settore, Begona Slocker de Arce, perito calligrafo dei tribunali di Giustizia, riconosciuta dalla Società Spagnola di Grafologia, diretta del professore Francisco Alvarez (ex capo della Jefatura di investigazione e criminalistica della Guardia Civile), professore “tutor” nei corsi di Madrid di perito calligrafo giudiziario. E con altri titoli ancora.

STESSA CALLIGRAFIA

La perizia, molto dettagliata (occupa venti pagine di libro) si conclude così: “Il documento ‘dubitado’ (cioè quello da studiare. N.D.R.) a cui ci si riferisce qui come Terza Parte non rivelata del Segreto di Fatima, è stato realizzato dalla stessa mano del documento ‘indubitado’ (il testo di riferimento, certamente autentico N.D.R.) corrispondente alla Prima e alla Seconda Parte del Segreto di Fatima redatto di proprio pugno da Suor Lucia dos Santosnella sua Terza Memoria del 31 agosto del 1941”.

IL TESTO DELLA LETTERA

Ecco il testo, tradotto dalla Nuova Bussola, che comincia con le sigle JMJ, e la data: “Tuy, 1/4/1944”:

Adesso vado a rivelare il terzo frammento del segreto; questa parte è l’apostasia nella Chiesa. Nostra Signora ci mostrò una visione di un individuo che io descrivo come ‘il “Santo Padre’, davanti a una moltitudine che stava lodandolo.

Però c’era una differenza con un vero Santo Padre, lo sguardo del demonio, questo aveva gli occhi del male.

Poi, alcuni momenti più tardi, vedemmo lo stesso Papa entrare in una Chiesa, però questa Chiesa era la Chiesa dell’inferno, non c’è modo di descrivere la bruttezza di questo luogo, sembrava come una fortezza fatta di cemento grigio, con gli angoli rotti e le finestre come occhi, aveva un picco sul tetto dell’edificio.

Subito alzammo lo sguardo verso Nostra Signora che ci disse avete visto l’apostasia nella Chiesa, questa lettera può essere aperta dal Santo Padre, però deve essere annunciata dopo Pio XII e prima del 1960.

Nel regno di Giovanni Paolo II la pietra angolare della tomba di Pietro deve essere rimossa e trasportata a Fatima.

Poiché il dogma della fede non è conservato a Roma, la sua autorità sarà rimossa e consegnata a Fatima.

?La cattedrale di Roma deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima.

Se 69 settimane dopo che questo ordine sia annunciato, Roma continua la sua abominazione, la città sarà distrutta.????????

Nostra Signora ci disse che questo è scritto, Daniele 9,24-25 e Matteo 21, 42-44”.

Così terminava il messaggio.

E’ UN TESTO DEL 2010

Un testo analogo a quello pubblicato da Zavala nel suo libro è apparso per la prima volta nel 2010, sempre in formato digitale (cioè nessuno ha mai visto o può dire di aver avuto nelle mani un originale cartaceo) sul sitoTradition in Action”, gestito da un brasiliano, Atila S. Guimarães, che sosteneva di averlo ricevuto il 27 aprile 2010, da uno dei suoi lettori.

MODIFICHE CON IL FOTORITOCCO

Se il testo pubblicato da Zavala e quello di Tradition in Action coincidono, come affermato nell’ articolo de la Nuova Bussola del 22 marzo, restano riserve sulla veridicità della tesi illustrata nel libro.

Anche perché, come ci fanno notare persone esperte del campo, avendo a disposizione dei testi originali di Suor Lucia, con un programma avanzato di photoshop sarebbe possibile costruire un nuovo documento, o modificarne uno esistente. E probabilmente, se l’operazione fosse condotta in maniera di alta qualità, potrebbe inficiare anche quello che è il maggior punto di interesse e di forza nella presentazione del documento di Zavala, e cioè la perizia calligrafica pur condotta con tutti i mezzi tecnici a disposizione da una professionista di grande esperienza.

GIA’ PUBBLICATO ON LINE NEL 2010

Il testo ricevuto nell’aprile del 2010 da Tradition in Action veniva dal Portogallo. E’ presumibile dunque che se si tratta di un documento creato a tavolino, o modificato in parte, venga da lì. Però forse non da un portoghese; infatti la data può essere interpretata come 1° aprile 1944, o 1° settembre 1944, se scritta come si usava in Europa e in Portogallo all’epoca. Ma sappiamo da altre fonti che Suor Lucia scrisse ciò che doveva scrivere in obbedienza al vescovo nei primi giorni – dal 2 al 9 – del gennaio 1944.

Quindi se l’“1”, la cifra iniziale della data, volesse significare gennaio, ciò vorrebbe dire che Suor Lucia – o qualcuno al posto suo – aveva utilizzato un sistema di datazione in vigore negli Usa. Il che appare certamente a dir poco problematico. A meno che non si volesse introdurre volutamente un errore nel testo; così come è problematico l’uso del termine “cattedrale di Roma”.

QUANTI DUBBI SULL’AUTENTICITA’

Saverio Gaeta, giornalista e scrittore con alle spalle diverse pubblicazioni sul “caso” Fatima, conferma ad ALETEIA.ORG la non originalità del documento: «Quella presentata nel libro su Fatima dello scrittore spagnolo José Maria Zavala è una fotografia che conosciamo sin dal 2010, quando venne pubblicata sul sito http://www.traditioninaction.org. Il vero nodo è proprio questo: si tratta di un file e non di un manoscritto cartaceo».

Perciò, prosegue Gaeta, «la perizia grafologica che viene citata come attestazione della veridicità del documento non ha molto senso, poiché non è certamente stato possibile valutare cose importantissime come la grandezza delle singole parti dello scritto, la pressione della penna sul foglio, la costanza del tratto e dell’inchiostro utilizzato…».

PAROLE RITAGLIATE: UN TESTO FARLOCCO

Non essendoci questa prova, sottolinea il giornalista, «risulta possibile qualsiasi altra ipotesi, compresa la realizzazione di un testo farlocco, attribuito a suor Lucia, mediante l’utilizzo di programmi software come Photoshop: basta ritagliare le parole da altri manoscritti della suora (disponibili anche su Internet) e omologare la grandezza dei caratteri, per confezionare un bel documento falso».

‘GLI OCCHI DEL DIAVOLO’

Anche il contenuto, del resto, «suscita enormi perplessità». Il linguaggio «non sembra proprio quello della Vergine, per esempio con il suo riferimento allo “sguardo demoniaco” del Santo Padre: fra l’altro, oggi questo viene attribuito a Francesco, ma nel 2010 era stato riferito a Benedetto XVI, persino mettendo il link a una sequenza di primi piani degli occhi di papa Ratzinger!».

“SAN PIETRO? ASSURDO”

Risulta inoltre «assurdo» il riferimento alla basilica di San Pietro «come “la cattedrale di Roma [che] deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima”. Chiunque sa che la cattedrale di Roma è San Giovanni in Laterano, mentre eventualmente in Vaticano c’è “la cattedra” di Pietro».

Uno «svarione» simile, osserva Gaeta, «non sembra proprio che possa venire compiuto a livello celeste, essendo la Madonna quella che avrebbe dettato tali frasi a suor Lucia».

“PESCE D’APRILE”?

Una serie di considerazioni, queste, che rivelano come totalmente falsa la “rivoluzionarietà” del documento. «Si potrebbe continuare a fare un’analisi precisa di ogni frase, ma non ne vale la pena. Basti dire che anche la data dell’ipotetica stesura, il 1° aprile 1944 (che potrebbe anche essere indizio di un “pesce d’aprile”), risulta completamente estranea alla cronologia che conosciamo riguardo alla stesura da parte di suor Lucia della terza parte del Segreto, che venne redatto il 3 gennaio di quell’anno. A meno che – conclude Gaeta – l’autore non sia di madrelingua americana e non abbia fatto un ulteriore errore, ponendo come prima cifra quella del mese e come seconda quella del giorno, come si usa negli Stati Uniti…».

Per tutto il secolo scorso, individui di ogni parte del mondo hanno sviluppato delle teorie per decifrare il messaggio nascosto dei tre “segreti” di Fatima, ma suor Lucia disse che l’interpretazione apparteneva non al veggente ma alla Chiesa. Spetta alla Chiesa interpretare i vari segni e simboli di Nostra Signora di Fatima per offrire ai fedeli una chiara guida nella comprensione di ciò che Dio vuole rivelarci.

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Suor Lucia e S. Giovanni Paolo II 

La Chiesa ha fatto esattamente questo nel 2000, quando l’allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scrisse un lungo commento-interpretazione a livello teologico del famoso “terzo segreto”. 

Nel commento teologico ufficiale del Terzo segreto di Fatima, da parte dell’allora card. Joseph Ratzinger, dopo aver puntualizzato già ai tempi che il Segreto è stato «pubblicato integralmente», vi si aggiunge: «Chi legge con attenzione il testo del cosiddetto terzo “segreto” di Fatima, resterà presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni che sono state fatte. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato».

Suor Lucia ha confermato che la visione avuta si è realizzata e conclusa con l’attentato a Giovanni Paolo II e ha interpretato la terza parte del “segreto” non in uno scritto   nascosto da Benedetto XVI e “colleghi”, ma in una lettera a Giovanni Paolo II del 12 maggio 1982, riferendosi agli errori dell’Unione Sovietica. Il card. Tarcisio Bertone, vice di Ratzinger alla Congregazione del Sant’Uffizio, dopo aver a lungo conversato con la veggente, ha replicato proprio ai sostenitori dello scritto di suor Lucia nel libro “L’ultimo segreto di Fatima” (edizione 2007 e 2010): «Quella parte del discorso in prima persona non è stato censurato perché non esiste. Non esiste quel testo. E non lo affermo per partito preso, ma perché la conferma che la terza parte del “Segreto” è quella pubblicata, è venuta direttamente da suor Lucia. La profezia non è aperta sul futuro, si è realizzata nel passato, nell’evento indicato (da suor Lucia e da tutti i pontefici, ndr). Non ci si vuole arrendere all’evidenza». E, come ha rilevato il vaticanista Andrea Tornielli: la prefazione delle due versioni del libro del card. Bertone è formata da una lettera di Benedetto XVI.

Fonti

http://www.uccronline.it/2016/05/28/benedetto-xvi-smentisce-ancora-antonio-socci-il-terzo-segreto-di-fatima-rivelato-per-intero/

CONGREGAZIONE
PER LA DOTTRINA DELLA FEDE   
IL MESSAGGIO DI FATIMA: 

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000626_message-fatima_it.html

L’Annunciazione del Signore e il sublime valore dell’ AVE MARIA

PREGHIERA A MARIA SANTISSIMA

O Vergine santa, che l’arcangelo Gabriele salutò “piena di grazia” e “benedetta tra tutte le donne”, noi adoriamo il mistero ineffabile dell’Incarnazione che Dio ha compiuto in te.

L’amore ineffabile che porti al frutto benedetto del tuo seno, 

ci è garanzia dell’affetto che nutri per noi, per i quali un giorno

 il Figlio tuo sarà vittima sulla Croce. 

La tua annunciazione è l’aurora della redenzione 

e della salvezza nostra.

Aiutaci ad aprire il cuore al Sole che sorge e allora il nostro tramonto terreno si  muterà in alba immortale. Amen.
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 PREGHIERA IN ONORE DELL’ANNUNCIAZIONE

 I. Sia benedetto, o Maria, quel saluto celeste, che vi diede nell’annunziarvi l’Angelo di Dio. Ave, Maria..
II. Sia benedetto, o Maria, quella grazia sublime di cui piena vi predicò l’Angelo di Dio. Ave, Maria..
III. Sia benedetto, o Maria, quell’annunzio felice, che dal cielo vi recò l’Angelo di Dio. Ave, Maria..
IV. Sia benedetta, o Maria, quella profonda umiltà, con cui vi dichiaraste Ancella di Dio. 
Ave, Maria..
V. Sia benedetta, o Maria, quella perfetta rassegnazione, con cui v’assoggettaste al volere di Dio. Ave, Maria..
VI. Sia benedetta, o Maria, quell’Angelica purità, con cui riceveste nel vostro seno il Verbo di Dio. Ave, Maria..

VII. Sia benedetto, o Maria, quel beato momento, in cui della vostra carne vestiste il Figliuolo di Dio. Ave, Maria..
VIII. Sia benedetto, o Maria, quel fortunato momento in cui diveniste madre del Figliuolo di Dio . Ave, Maria..
IX. Sia benedetto, o Maria, quel sospirato momento, in cui cominciò l’umana salute con l’Incarnazione del Figliuolo di Dio. Ave, Maria..

Il saluto e l’annuncio dell’arcangelo Gabriele “ave gratia plena Dominus tecum benedicta tu in mulieribus” hanno dato origine alla preghiera dell’Ave Maria. La sua ricorrenza è convenzionalmente fissata al 25 marzo, nove mesi esatti prima del Natale, in quanto la dottrina cristiana fa coincidere l’Annunciazione con il momento del concepimento miracoloso di Gesù. 

“Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi”, ha scritto Sant’Agostino in uno dei suoi sermoni, e l’Annunciazione lo dimostra.

L’Annunciazione del Signore è una delle principali feste mariane che la Chiesa ha inserito nel calendario Liturgico. L’episodio è descritto nel Vangelo di Luca (1, 26-38) : l’arcangelo Gabriele annuncia a Maria, vergine, sposa di Giuseppe, il concepimento del Figlio dell’Altissimo.

Come l’intenzione di Dio – la sua Parola d’assenso – era necessaria per la creazione e per l’espansione dell’universo, così il “Sì” (il Fiat) di Maria era necessario alla salvezza dell’universo stesso.

Dio ha detto “Sia…”(Fiat) , e da lì è derivata la luce. All’Annunciazione è stata la creatura creata a pronunciare la Parola. “Sì”, ha detto Maria, “Sia…”, e da lì è derivata la luce del mondo.

” Ecco l’ancella del Signore. Sia fatto di me secondo la tua parola”.

Nel giorno in cui ricordiamo l’Annunciazione in modo speciale, la Chiesa ci mette costantemente davanti questa grande verità e questo mistero sempre istruttivo raccomandando la recita quotidiana dell’Angelus, le cui parole ci riportano continuamente all’inizio, a quella prima lezione, per istruirci in modo permanente – il promemoria del fatto che ogni “Sì” ci mantiene su una via di cui Dio è la guida. E poi questo fa qualcos’altro. Ci immerge in un mistero imponderabile ma in cui è sempre bello affondare:

E il Verbo si fece carne. E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ricordare ogni giorno l’incarnazione è anche ricordare la passione e la morte di Gesù Cristo, ogni giorno, il che è anche ricordare che non c’è nulla che soffriamo nella vita a cui Dio non abbia acconsentito di soffrire per puro amore nei nostri confronti, nel Suo folle amore della Croce. È infine ricordare che questo amore, questo consenso, questo “Sì”, ha conquistato tutti, il che vuol dire che siamo – con ogni resa, con ogni nostro “Sì” – resi continuamente liberi, in Cristo.

Quelle parole dell’Annunciazione vengono ricordate  nei misteri gaudiosi del Rosario e ci riportano continuamente a ciò che è reale, vero e salvifico; la nostra prospettiva è rivolta a Cristo, e al paradiso.

Un’antifona nell’officio delle letture ci esorta dicendo: “Arrenditi a Dio, ed Egli farà qualsiasi cosa per te”. 

Nel caso di Dio, è vero; più ci arrendiamo ai Suoi obiettivi, più rinunciamo alla nostra volontà, più assistiamo alla propulsione della Sua volontà nella nostra vita, il che vuol dire cooperare con i Suoi obiettivi per il mondo intero.

” Ecco l’ancella del Signore. Sia fatto di me secondo la tua parola… E il Verbo si fece carne. E venne ad abitare in mezzo a noi…”

La preghiera dell’Angelus Domini (L’Angelo del Signore) del mattino, del mezzogiorno e della sera, ha una storia molto bella.

Fu cara a sommi Pontefici, in particolare al Papa Paolo VI, e “carissima” a Papa Giovanni Paolo II che l’ha costituita momento d’incontro con i fedeli di tutto il mondo, in piazza san Pietro, per le sue esortazioni paterne, per le sue conversazioni amichevoli, confidenziali. Paolo VI l’ha inclusa nel suo documento meraviglioso sulla devozione alla Madonna e che porta il titolo di: “Marialis cultus ” (la devozione alla Madonna). «Maria è il più grande dono che Dio abbia fatto all’umanità. Capolavoro del Creatore. Riflesso evidente di Dio. Miracolo di natura e di grazia. È colei a cui è toccato il prodigio unico di essere immacolata, perfettissima, purissima»
(Paolo VI).

La prima notizia dell’Angelus Domini risale al 1269, al tempo in cui era Generale dell’Ordine francescano san Bonaventura da Bagnoregio, detto il “dottore serafico”. Fu un Capitolo Generale dei Frati Minori tenutosi a Pisa in quell’anno che prescrisse ai religiosi di salutare la Madonna ogni sera con il suono della campana e la recita di qualche Ave Maria, ricordando il mistero dell’Incarnazione del Signore.

Il noto letterato fra Bonvesin de la Riva, milanese, vissuto dal 1240/50 al 1313, appartenente all’Ordine degli Umiliati, fece sua la disposizione dei frati francescani ordinando alla città di Milano e dintorni di suonare ogni sera l’Ave Maria. Da Milano la pia usanza si estese un po’ dovunque. La notizia giunse agli orecchi di Papa Giovanni XXII (1245-1334) il quale la incoraggiò e ordinò al suo Vicario Generale di Roma di far suonare la campana ogni giorno, perché la gente “si ricordi” di recitare tre Ave Maria in onore dell’Annunciazione di Maria, detta comunemente “il saluto dell’Angelo “.

Il cammino continuò sempre più spedito. Dalla sera si passò anche al mattino, a partire dal 1400 in poi. Nel 1456 il papa Callisto III prescrisse il suono delle campane dell’Angelus anche a mezzogiorno con la recita di tre Ave Maria. Il re Luigi Xl ordinò, in Francia, il suono delle campane invitando i suoi sudditi a ricordarsi della Vergine Madre di Dio, e lui stesso all’annuncio scendeva da cavallo e s’inginocchiava sulla nuda terra.

IL SUBLIME VALORE DELL’ AVE MARIA di Don Marcello StanzioneRisultati immagini per ave maria testo italiano preghiera

La salvezza del mondo cominciò con l’Ave Maria: da essa dipende anche quella di ognuno in particolare. L’Ave Maria è una rugiada celeste che bagna la terra dell’anima, perché porti frutto a suo tempo. E’ indizio probabile di dannazione il recitarla con avversione, tiepidezza e negligenza (Monfort). Seminiamo perciò le Ave Maria, ovunque ed in ogni tempo. Beate le azioni chiuse fra due Ave Maria.

Queste le lodi dell’Ave Maria, cantate da San Luigi Maria Grignon de Monfort (Trattato 252): avemaria_gq2d3fi8

E’ la più bella delle preghiere, dopo il Pater.
E’ il complimento più perfetto che si possa fare a Maria Santissima, poiché è quello che Dio stesso Le fece fare dall’Arcangelo Gabriele per guadagnarsene il Cuore. Con esso ce le guadagneremo infallibilmente anche noi, se lo diremo come si deve, cioè con: Attenzione – Devozione – Modestia.
E’ il nemico del diavolo, che pone in fuga.
E’ il martello che lo schiaccia.
E’ la santificazione delle anime.
E’ l’allegrezza degli Angeli.
E’ la melodia dei predestinati.
E’ il cantico del Nuovo Testamento.
E’ il diletto di Maria.
E’ la gioia della Santissima Trinità.
E’ un bacio casto ed affettuoso a Maria.
E’ una rosa vermiglia che Le si presenta.
E’ una perla preziosa che Le si offre.
E’ una coppa di miele che Le si porge.
In conclusione: Siamo perciò pregati vivamente, per l’amore che portiamo in Gesù e Maria, DI RECITARLA FREQUENTEMENTE, SPECIALMENTE DICENDO IL Santo Rosario. Nel momento della morte benediremo il giorno e l’ora in cui ci avremo creduto, perché, dopo avere seminato nelle benedizioni di Gesù e di Maria, raccoglieremo benedizioni eterne in Cielo.

ATTI DI FEDE CONTENUTI NELL’AVE MARIA

Ave
Fede nell’esistenza degli Angeli, messaggeri celesti agli uomini. Devozione all’Arcangelo Gabriele, messaggero dell’Incarnazione ed al nostro Angelo Custode.

Maria
Fede nella grandezza e potenza di questo Nome. Devozione verso di Esso, invocandolo con rispetto, amore e fiducia.

Gratia plena
Fede nel mistero della pienezza della grazia in Maria, fin dall’istante della Sua Immacolata Concezione. Devozione nel conservare gelosamente o nel prontamente riacquistare con la Confessione o con l’Atto di Contrizione o di Dolore, la grazia, senza la quale nulla possiamo fare, ma con la quale tutto ci è possibile.

Dominus tecum
Fede nell’unione di Dio con l’anima di Maria e con ogni anima, con la grazia, che è Dio in noi. Devozione di fare sempre la Volontà di Dio, affinché Egli sia sempre con noi.

Benedicta tu in mulieribus
Fede nell’eccellenza di Colei che è Vergine singolare, primogenita e prediletta fra tutte le creature. Benedetta da Dio, procura che lo sia pure da noi e da tutte le generazioni con una vera Devozione e con l’Apostolato Mariano.

Benedictus fructus ventris tui Jesu
Fede nel mistero dell’Incarnazione. Devozione al Nome di Gesù, davanti a cui piegano il ginocchio gli abitanti del Cielo, della Terra e degli Abissi. Non vi è altro Nome per cui possiamo essere salvi e ricevere l’eterna benedizione del Padre celeste.

Sancta Maria
Fede nella santità di Maria. La devozione a Maria è la via più breve, facile e sicura per raggiungere anche noi la santità a cui tutti siamo chiamati.

Mater Dei
Fede nella divina Maternità di Maria e nella Sua perpetua Verginità. Devozione all’Angelus, che ci ricorda ogni giorno che Maria, diventando Madre del Cristo, è diventata pure Madre nostra.

Ora pro nobis
Fede nella Mediazione di Maria. Devozione al Santo Rosario, con cui mettiamo in esercizio la Mediazione di Maria.

Peccatoribus
Fede nella misericordia di Maria e nella gravità del peccato. Devozione nel pregare per i peccatori Colei che la Chiesa invoca quale Avvocata e Rifugio dei peccatori.

Nunc
Fede nell’assoluto nostro bisogno della grazia e nella continua, amorosa ed efficace protezione di Maria, che Lei esercita elargendoci le grazie attuali. Devozione al pensiero della presenza di Maria ed invocazione alla Virgo Fidelis, per ottenere la corrispondenza alla grazia, con cui possiamo diventare tutti santi.

Et in hora mortis nostrae
Fede nei Novissimi e nella vita futura e nell’aiuto speciale che Maria Santissima, Nostra Signora della Buona Morte, concede ai Suoi devoti in morte. Devozione all’esercizio mensile della buona morte e nel mettersi, ogni sera, nello stato in cui vorremmo trovarci in quel momento.

Amen
Fede e speranza nella gloria che ci attende. Devozione nel ripetere l’Amen della sottomissione alla Volontà di Dio e dell’unione al Suo beneplacito in tutte le circostanze della vita, dolorose o liete.mb3

L’ARCANGELO DELL’ANNUNCIAZIONE, SAN GABRIELE “FORZA DI DIO “

PREGHIERE A SAN GABRIELE ARCANGELO

O Dio, che tra tutti gli Angeli hai scelto l’Arcangelo Gabriele per annunciare il mistero della tua Incarnazione, concedi, te ne preghiamo, che celebrando la sua festa sulla terra, noi sperimentiamo gli effetti del suo Patrocinio nel Cielo. Amen.

O glorioso arcangelo san Gabriele, mi unisco alla gioia che hai provato nel recarti come celeste messaggero a Maria: ti sei presentato a lei con rispetto, l’hai salutata con devozione e con amore, e primo fra gli angeli, hai adorato il Verbo incarnato nel suo seno. Ti prego di ottenermi di ripetere, con gli stessi tuoi sentimenti, il saluto che allora hai rivolto a Maria e di manifestare lo stesso amore con cui hai accolto il Verbo fatto Uomo. 

Fosti tu, o Gabriele, ad insegnarci la salutazione angelica da porgere a “Maria, piena di grazia”; tu a portarci dal cielo questa lode incomparabile; fosti il primo a pronunciarla, poi i figli della Chiesa, che da te l’appresero, la ripetono in tutta la terra, giorno e notte. Fa’ che la nostra grande Regina sempre l’ascolti sulle nostre labbra.Risultati immagini per saint gabriel archangel

O amico degli uomini, Arcangelo San Gabriele, continua il tuo ministero in nostro favore, circondati come siamo da nemici terribili, ancor più audaci quanto più noi siamo deboli; vieni in nostro aiuto e fortifica il nostro coraggio. Assisti i cristiani in questo tempo di conversione e di penitenza; fa’ che comprendiamo tutto ciò che dobbiamo a Dio, dopo avvenuto il mistero dell’Incarnazione di cui tu fosti il primo testimone. Abbiamo dimenticato i nostri doveri verso l’Uomo-Dio e lo abbiamo offeso: illuminaci, in modo che siamo d’ora in poi fedeli alle sue lezioni ed ai suoi esempi. Eleva la nostra mente alla tua gloriosa dimora; fa’ che meritiamo d’occupare fra i gradi della tua gerarchia i seggi lasciati vacanti dalla defezione degli angeli ribelli, e che sono destinati agli eletti della terra.

Intercedi, o Gabriele, per la Chiesa militante e difendila contro l’inferno. I tempi sono iniqui e si sono scatenati gli spiriti del male: non possiamo resistere loro, senza l’aiuto del Signore. Dai santi Angeli attende la sua Sposa la vittoria: mostrati in prima linea, o Arcangelo forza di Dio; sconfiggi l’eresia, contieni lo scisma, dissipa la falsa sapienza, confondi la vana politica, desta l’indifferenza, affinché Cristo da te annunciato regni sulla terra che ha redenta e possiamo venire a cantare con te e con tutta la milizia celeste: Gloria a Dio! pace agli uomini!

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 873-87

L’ARALDO DELLA RIVELAZIONE DIVINA, L’ARCANGELO GABRIELEIl nuovo calendario ha riunito in una sola celebrazione, quella del 29 settembre,  i tre santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, la cui festa cadeva rispettivamente il 29 settembre, il 24 marzo e il 24 ottobre. Noi vogliamo ricordare San Gabriele anche oggi, 24 marzo, il giorno precedente la Festa dell’Annunciazione del Signore.

IL NOME GABRIELE sembra essere composto dalle parole ebraiche gebher: uomo, e ‘el: Dio. Dunque significa Uomo di Dio, o Forza di Dio. Praticamente tutte le missioni e le manifestazioni di quest’Arcangelo sono strettamente connesse alla venuta del Messia. (Dan 8,16ss; 9,21 ss.)
La più accurata profezia riguardante il tempo della venuta di Cristo fu fatta da San Gabriele al profeta Daniele. Immediatamente prima della venuta di Cristo incontriamo l’Arcangelo Gabriele nel Tempio di Gerusalemme, che annuncia a Zaccaria la nascita di un figlio, Giovanni Battista, il precursore di Cristo: “Io sono Gabriele, che sto al cospetto di Dio, e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio.” (Lc 1,19).

"L'annunciazione", dipinto di Luca GiordanoIl più importante e sicuramente il più gioioso messaggio commissionato ad un Angelo fin dalle origini dei tempi, fu quello portato dall’Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria, in cui le annuncia l’incarnazione del Verbo di Dio e la nascita di Cristo, il Salvatore dell’umanità, chiedendo il suo consenso ai piani divini di salvezza.
La semplicità e la grandezza celestiale di questo messaggio, raccontato a noi da colei che era l’unica testimone della buona notizia di Gabriele, dovrebbe essere letto interamente per capire la sublime e delicata missione di Gabriele nell’opera della redenzione umana. È la prima volta che un Principe della corte del cielo si manifesta ad una creatura, una giovane donna, con una deferenza e un rispetto tale come un principe dovrebbe mostrare alla sua regina. La discesa dell’angelo sulla terra segnava l’alba di un nuovo giorno, l’inizio di un nuovo patto, il compimento delle promesse di Dio al suo popolo: “L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe, e la vergine si chiamava Maria.”

Saggezza celestiale, tatto ed abilità sono evidenti nella conversazione di Gabriele con la Vergine Maria: “L’angelo essendo entrato le disse: Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.” Gabriele deve dominare la reazione di sorpresa di Maria, dovuta sia alla sua apparizione sia al suo speciale “modo di salutare”. Egli deve preparare e disporre la sua pura mente verginale all’idea della maternità, e ottenere il suo consenso a diventare la madre del Figlio di Dio. Gabriele assolve nobilmente il suo compito: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.” Egli la chiama con il suo nome, proprio per infonderle fiducia e per mostrare affetto e sollecitudine nel suo turbamento. Il grande messaggio dell’Incarnazione le viene presentato come un decreto dell’Altissimo, predetto secoli prima dai profeti, e annunciato adesso a lei come un evento imminente che dipende dal suo consenso: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.258-1c3e265f-402a-4391-a8b7-23cfbac8eb8dA queste parole dell’Angelo, divenne chiaro a Maria che il suo bambino doveva essere il Messia promesso, il Figlio di Davide. Ma ella non comprendeva come conciliare il suo voto di verginità con la maternità promessa, allora chiese: “Come potrà accadere, io non conosco uomo.” La risposta di Gabriele mostra che Dio rispetta il voto di verginità di Maria e dunque vuole renderla madre senza un padre umano, ma in modo unico e miracoloso: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te scenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo.”

Come ultima parola di incoraggiamento e, allo stesso tempo, un’informazione molto gratificante, l’Arcangelo Gabriele rivela a Maria che la sua anziana e sterile cugina Elisabetta è incinta ed è al suo sesto mese di gravidanza. Questo argomento finale viene affrontato per “provare che niente è impossibile a Dio.

Maria, ferma nella sua profonda umiltà, rispose: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto.” Questa risposta era il consenso di Maria, un consenso atteso per cieli e per terre. L’Arcangelo Gabriele partì da Maria per portare a tutti gli angeli la gloriosa notizia dell’Incarnazione del Verbo.

Sembra molto probabile che Gabriele, l’Arcangelo dell’Annunciazione, ricevette un compito speciale di custodia della Santa Famiglia di Nazareth. Egli fu probabilmente l’Angelo che portò “la buona notizia della grande gioia” ai pastori “che erano di guardia di notte al loro gregge,” la notte in cui nacque Cristo dalla Vergine Maria in Betlemme. Notiamo, in questa occasione, la stessa procedura utilizzata prima per calmare la paura e la sorpresa, come lo era stato nel caso dell’Annunciazione a Maria: “Non abbiate paura poiché io vi annuncio una buona novella di grande gioia… Oggi è nato per voi il Salvatore, il Cristo Signore, nella città di Davide.” Chi altri poteva essere il messaggero di una tale buona notizia, se non colui che lo aveva promesso per mezzo del profeta Daniele, e portato l’annuncio a Maria, l’Arcangelo Gabriele?

Dopo aver annunciato il gioioso messaggio, l’Arcangelo viene circondato immediatamente da una moltitudine di schiere celesti, che cantano, per la prima volta, il cantico della celeste Gerusalemme. Era opportuno che fosse l’Arcangelo della Redenzione ad intonare il cantico della redenzione umana: “Improvvisamente si formò attorno all’Angelo una moltitudine di schiere celesti, che lodavano Dio, e dicevano:”Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.” (Lc 2,12 ss.)41b846ad-bb1b-47ab-bab7-50c080a16260_largeI compiti di Gabriele verso il Messia non terminano con la sua nascita. Gabriele fu probabilmente l’Angelo che “apparve in sogno a Giuseppe”, dapprima a Betlemme quando lo avvisò dicendogli: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. (Mt 2,13) Dopo la morte di Erode, l’Angelo riapparve di nuovo a san Giuseppe in Egitto, per dirgli di riportare il bambino e sua madre nella terra d’Israele.

Gabriele che è la “Forza di Dio”deve essere stato l’angelo menzionato da San Luca, nel suo racconto dell’agonia di Cristo nell’Orto del Getsemani: “E gli apparve un angelo dal cielo a confortarlo”( Lc 22,43).Risultati immagini per angelo resurrezione Era giusto che l’Angelo che aveva assistito all’agonia del Signore, e che aveva annunciato la sua venuta, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, dovesse essere anche il primo ad annunciare al mondo la sua Resurrezione, il suo trionfo sul peccato e la morte il mattino di Pasqua: “Un angelo del Signore sceso dal cielo si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.” (Mt 28,2)

È molto probabile che San Paolo si riferisca all’Arcangelo Gabriele quando parla della seconda venuta di Cristo alla fine del mondo, quando la battaglia di San Michele contro Satana terminerà, e quando non ci sarà più bisogno di tutti i rimedi fisici e spirituali di San Raffaele. Sembra che dei tre Arcangeli a noi noti, San Gabriele sia l’unico che, con voce potente, chiamerà la morte alla vita e al giudizio: “Il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo; e i morti in Cristo risorgeranno.” (1Tess 4,15). La voce dell’Arcangelo e il suono della tromba di Dio sembrano essere la stessa cosa, avendo lo scopo di trasmettere il divino comando ai morti di risorgere di nuovo, con il potere dell’Onnipotente Dio. La resurrezione dei “morti che sono in Cristo” è la conseguenza, la raccolta dei frutti della Redenzione. Gabriele, che favoriva il lungo soggiorno della vita dell’uomo sulla terra, preparando l’uomo al lavoro della Redenzione per mezzo del Messia, sembrerebbe essere anche il primo tra gli angeli inviati per radunare gli eletti, dai quattro angoli della terra.Risultati immagini per angelo del giudizio universale

Il papa emerito Benedetto XVI il 29 settembre 2007 ha detto riguardo all’angelo dell’Annunciazione: “ Incontriamo l’Arcangelo Gabriele soprattutto nel prezioso racconto dell’annuncio a Maria dell’incarnazione di Dio, come ce lo riferisce san Luca (1,26-38). Gabriele è il messaggero dell’incarnazione di Dio. Egli bussa alla porta di Maria e, per suo tramite, Dio stesso chiede a Maria il suo “si” alla proposta di diventare la Madre del Redentore: di dare la sua carne umana al Verbo eterno di Dio, al Figlio di Dio. Ripetutamente il Signore bussa alle porte del cuore umano. Nell’Apocalisse dice all’ “angelo” della Chiesa di Laodicea e, attraverso di lui agli uomini di tutti i tempi: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (3,20).

Il Signore sta alla porta – alla porta del mondo e alla porta di ogni singolo cuore. Egli bussa per essere fatto entrare: l’incarnazione di Dio, il suo farsi carne deve continuare sino alla fine dei tempi. Tutti devono essere riuniti in Cristo in un solo corpo; […]. Cari amici, è vostro compito bussare in nome di Cristo ai cuori degli uomini. Entrando voi stessi in unione con Cristo, potrete anche assumere la funzione di Gabriele. Portare la chiamata di Cristo agli uomini”.

di Don Marcello Stanzione

PREGHIERA  a SAN GABRIELE – Protettore dell’infanzia.
O buonissimo, o fedelissimo e santo Arcangelo Gabriele,
tu che ricevesti da Dio la missione di custodire la Madonna
e quindi, standole accanto, di vegliare sulla Santa Infanzia di Gesù,
sii la guida di tutti i genitori, il protettore di tutti i bambini fin dal grembo materno.
Condividi con noi le tue luci, colmaci della Saggezza divina e dell’Amore celeste, perché possiamo comprendere ed accompagnare correttamente le anime che ci è dato di educare. Guida e proteggi gli orfani, i fanciulli e i giovani, specialmente quelli che soffrono. Amen.

PREGHIERA ALL’ARCANGELO GABRIELE, protettore delle tecniche audiovisive (Il 1° aprile 1951, il Papa Pio XII, con una breve apostolica, proclamò San Arcangelo Gabriele come patrono delle telecomunicazioni, motivo per il quale oggi lo si considera il diretto protettore di Radio Vaticana)scritta dal beato Don Giacomo Alberione, fondatore della società S. Paolo:

“O Padre celeste, ti ringrazio per aver scelto tra gli angeli San Gabriele a portare l’annuncio dell’Incarnazione e Redenzione dell’umanità. Maria accolse con fede l’annunzio, ed il Tuo figlio s’incarnò e, morendo sulla Croce, redense tutti gli uomini. La maggior parte di essi però non ha ancora ricevuto il messaggio della salvezza e vive nelle tenebre. San Gabriele, protettore delle tecniche audiovisive, cinema, radio e televisione, supplica il Maestro Gesù perché, con questi potenti mezzi, la Chiesa possa, al più presto, predicare la verità divina da credere e indicare la via da seguire. Che questi doni di Dio servano all’elevazione e alla salvezza di tutti. Che mai queste tecniche siano adoperate per l’errore e la rovina delle anime! Che ogni uomo accolga docilmente il messaggio di Gesù Cristo. San Gabriele, prega per noi e per l’apostolato delle tecniche audiovisive. Amen”

CORONCINA

IN ONORE DI

SAN GABRIELE ARCANGELO

 

Nel nome del Padre e del figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

 Gloria al Padre

Invocazione allo Spirito Santo

Credo

Glorioso arcangelo san Gabriele, Dio ti ha manifestato il suo amore scegliendoti tra tutti gli angeli per portare al mondo l’annuncio dell’incarnazione del Salvatore: aiutaci a vivere sempre alla presenza di Dio e a diventare testimoni veri della sua parola.

Padre nostro Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, sei tu il messaggero di Dio che annunciò a Zaccaria la nascita di suo figlio, san giovanni Battista, in quanto precursore del Messia fa’ che la potenza di Dio susciti una speranza di vita nuova nel cuore degli uomini più disperati.

Padre nostro Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, tu che hai provato una gioia infinita nell’annunciare l’incarnazione del figlio di Dio in una piccola Vergine di Nazaret, aiutaci ad accogliere Gesù, come la Vergine Maria, in un cuore pieno d’Amore.

 Padre nostro  Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, ambasciatore dell’Altissimo, hai provato una gioia indicibile nel contemplare la maternità della Beata Vergine Maria: la tua intercessione sostenga le madri di famiglia che hanno conosciuto la gioia di trasmettere il dono della vita.

Padre nostro Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, sei apparso alla Vergine Maria dicendo: “Ti saluto o piena di grazia, il signore è con te…Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio”. Ottienimi, ad imitazione della Vergine Maria, una profonda riconoscenza per le meraviglie che Dio compie in ciascuno di noi.

Padre nostro Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, tu che rassicuri Maria preannunciando che su di lei scenderà lo Spirito Santo e che diventerà madre senza perdere la sua verginità, donaci di conoscere e di annunciare a tutti la gioia di essere da Dio gratuitamente amati.

Padre nostro Ave Maria Gloria al Padre

San Gabriele, che riveli a Maria che “nulla è impossibile a Dio”, parlando di Elisabetta che nella sua vecchiaia ha concepito un figlio, accompagna le coppie provate che non riescono a dar vita a un nuovo essere, affinchè scoprano la presenza della grazia di Dio che li ha uniti.

Padre nostro  Ave Maria Gloria al Padrecandelafiore

Don Filippo T. esorcista: «Io che combatto ogni giorno contro Satana, ho visto cose disumane, ma sono sereno, perchè sto dalla parte del Vincitore»

Papa Francesco ha esortato, in alcuni casi, a coinvolgere gli esorcisti per risolvere i problemi spirituali. Don Filippo, che è uno di loro, ci ha spiegato che il numero delle persone che si rivolgono a lui è in crescita: ogni giorno ne incontra almeno tre o quattro che temono di essere possedute dal diavolo

Quando Don Filippo T. viene chiamato per un esorcismo, comincia con una preghiera semplice. Con la lettura della Parola di Dio, le invocazioni, le benedizioni. Poi arriva il momento di intensificare il rito, per capire se l’esorcismo è davvero quello che serve: impone le mani sulla testa della persona da aiutare e recita la parte più profonda della preghiera, ma lo fa in silenzio. «Per non suggestionare – spiega -. Se alla preghiera silenziosa corrisponde una reazione viva, questo può essere il segno che c’è bisogno dell’esorcismo».

In ogni diocesi, il vescovo delega almeno un sacerdote a praticare gli esorcismi. Don Filippo è stato chiamato a occuparsene e, da allora, ogni giorno incontra almeno tre o quattro persone che temono di poter essere state«possedute»dal demonio.

E Papa Francesco l’ha detto chiaramente: i confessori devono essere attenti, perché se si rendono conto «della presenza di veri e propri disturbi spirituali – che possono anche essere in larga parte psichici, e ciò deve essere verificato attraverso una sana collaborazione con le scienze umane», non devono esitare «a fare riferimento a coloro che, nella diocesi, sono incaricati di questo delicato e necessario ministero, vale a dire gli esorcisti. Ma questi devono essere scelti con molta cura e molta prudenza».

Sono cinquecentomila gli italiani che ogni anno chiedono un esorcismo. E il loro numero aumenta. «E si capisce il perché – spiega il sacerdote -. Gli uomini sono assetati di spiritualità, ma non sempre la cercano nel posto adatto. Non c’è provincia che non abbia i suoi santoni, i cartomanti, gli esperti dell’occulto. E spesso arrivano da me persone che, prima, sono state dai cosiddetti “maghi”, che hanno promesso di liberarli da situazioni negative, da malefici. Nella “migliore” delle ipotesi sono cialtroni, che però spesso rubano un sacco di soldi, nella peggiore dei cultori dell’occulto. Per un po’ quelle persone sembrano stare meglio, poi ricadono».

Nei primi mesi da esorcista, Don Filippo era «stupito dal numero di persone disturbate a livello spirituale. Quando ho ricevuto l’incarico di esorcista diocesano, pensavo di non avere molto da fare, invece ho dovuto ricredermi. Poco fa ho ricevuto una coppia con un bambino. Ci sono famiglie, giovani, anziani».

Spesso si rivolgono a lui dopo avere chiesto aiuto a maghi e santoni per riuscire a elaborare un lutto, affrontare una malattia, una crisi famigliare o di coppia. «Cercano disperatamente una soluzione che possa dare sollievo e in fretta». E non lo fanno le persone più «ignoranti»: si cerca la magia soprattutto quando si è benestanti. «Si cerca una tecnica per raggiungere quello che si desidera, e la magia lo può diventare. Una illusoria via d’uscita veloce dai problemi».

Altri possono avere un disturbo psichiatrico, che viene confuso con un diverso tipo di problema. E bisogna fare il «discernimento», capire chi ha davvero bisogno di un esorcismo, fra tutti quelli che pensano sia necessario. «Quasi sempre consiglio solo di riavvicinarsi alla spiritualità cristiana e alla fede». Ma per tre o quattro persone al mese, su un bacino di circa 250 mila abitanti, comincia la preghiera di esorcismo.

La maggior parte delle persone che ne hanno bisogno sono giovani adulti, sui 30 anni. «Sono spesso loro stessi a chiedere aiuto, ma a volte rifiutano di incontrarmi, e allora, per loro, lo fanno i famigliari. È più efficace pregare con la persona interessata, ma la preghiera ha comunque, sempre, un effetto benefico. Spesso i parenti mi portano foto, indumenti. Non è importante averli, perché la fede non è magia, ma li accetto, per non urtare la loro sensibilità. È una forma di rispetto».

I familiari si allarmano, o ci si preoccupa per se stessi, quando il carattere cambia improvvisamente e inspiegabilmente, quando si prova un’avversione a tutto quello che è sacro, alla figura del Papa, o quando un’indole tranquilla lascia spazio a momenti di grande ira. «Possono essere dei segnali anche i sogni premonitori o la conoscenza di aspetti occulti di cui non ci si è mai interessati. Alcuni professionisti si sono rivolti a me perché non riuscivano a gestire un’aggressività che non riconoscevano, o perché si sentivano terribilmente stanchi, avevano sonno, stati d’animo che impedivano di continuare a lavorare».

Don Filippo ha anche assistito a manifestazioni impressionanti: ha visto persone che si caricavano di una forza impressionante, i cui tratti somatici cambiavano in modo evidente. Ha sentito parlare correttamente in lingue sconosciute persone che non potevano in nessun modo averle imparate.

L’esorcismo, per lui, è una prova dell’esistenza di Dio. «Se una preghiera semplice, una benedizione  provocano reazioni simili, sovrannaturali – ci spiega -, è segno che qualcosa di importante sta succedendo».

Lui vive solo, dorme solo. E non sarebbe così strano se avesse paura di tornare a casa, di sera. Se pensasse a qualcosa di sinistro ogni volta che sente un rumore che non riesce a spiegare. «Mi sono abituato a non ricondurre tutto quello che di brutto, di strano o di inspiegabile mi succede alla mia attività di esorcista: riconosco le cose umane. Quello che temo è di non pregare abbastanza, ma non il diavolo. Non so spiegarle perché, ma io non ho paura, e sono sereno anche dopo le giornate in cui assisto alle reazioni più violente. È che mi ritengo dalla parte del Vincitore».

Fonte

Vescovo di Norcia: “Politiche europee difendano famiglia e diritto dei bambini ad avere papà e mamma”

Un appello a difendere la famiglia e il diritto dei bambini ad una mamma e ad un papà; ma anche l’esortazione a guardare a san Benedetto come modello attuale per l’Europa e per la ricostruzione. 

Di fronte al pressing mediatico e giudiziario che rischia di diventare una dittatura minacciando seriamente la famiglia e il diritto dei bambini ad un papà e una mamma, non è possibile tacere. Così in sintesi l’arcivescovo di Spoleto Norcia, mons. Renato Boccardo, questa mattina 21/03/ 2017 a Norcia durante la Messa per la festa di San Benedetto, patrono d’Europa.  E’ stata la prima Eucarestia celebrata all’interno delle mura cittadine dopo il violento terremoto del 30 ottobre scorso, che ha distrutto gran parte dei centri abitati della Valnerina.

La prima messa nel centro di Norcia dopo il sisma
Numerosi i fedeli radunatisi attorno alla statua bianca di San Benedetto, miracolosamente integra, nella piazza centrale. Con loro, giunte da Trevi,  anche le monache benedettine di S. Antonio, il cui monastero è in gran parte da demolire.  Sullo sfondo la facciata “ingabbiata” di quella che era la basilica edificata sul luogo di nascita di Benedetto  e della sua gemella Scolastica. E’ stato un momento di grande speranza, dopo tanta paura  e desolazione.

Mons. Boccardo: anche noi come Benedetto dobbiamo ricostruire
“Benedetto è stato un grande ricostruttore – ha detto mons. Renato Boccardo – Anche noi dobbiamo ricostruire: le ferite del recente terremoto sono ancora sanguinanti e ci vorrà tempo perché si mutino in cicatrici. L’eredità benedettina, decisiva per la nascita dell’Europa e delle sue radici cristiane, è stata indicata dal presule  come riferimento attuale per il Vecchio Continente.

Politiche difendano famiglia e diritto bambini ad avere papà e mamma
L’auspicio espresso è stato che le politiche europee siano orientate alla promozione e difesa della famiglia  “costituita dall’unione stabile di un uomo e di una donna” e “ad assicurare ai bambini l’indispensabile presenza di un papà e di una mamma”. Anche in Italia – ha rilevato l’arcivescovo –  questi principi fondamentali del vivere comune sembrano essere seriamente minacciati, quando il desiderio di qualcuno pretende di essere riconosciuto come diritto garantito dalla legge e quando i tribunali si sostituiscono ai legislatori, esercitando un pressing giudiziario e mediatico che rischia di diventare – o forse è già diventata – una vera dittatura culturale”.

Non tacere di fronte a dittatura culturale
Non possiamo assistere in silenzio a queste aggressioni sistematiche agli ambiti in cui si forma, cresce e si sviluppa il nucleo più profondo dell’umano” ha aggiunto con l’auspicio che la società attuale non stia diventando decadente come quella contemporanea a Benedetto. “ Come cristiani, non vogliamo far mancare il nostro contributo responsabile nella promozione della giustizia e della pace, nella ricerca del bene di tutti, nell’accoglienza senza discriminazioni».

A Norcia tra pochi giorni le celebrazioni del 60.mo del Trattato di Roma
A Norcia, in segno di solidarietà con le popolazioni colpite dal sisma, il prossimo 24 marzo, nell’ambito delle celebrazioni del 60° anniversario del Trattato di Roma è in programma una riunione dei presidenti dei gruppi dell’Europarlamento e dei membri dell’ufficio di presidenza. «È un’occasione propizia – ha detto mons. Boccardo – affinché quanti eletti a Bruxelles e a Strasburgo confermino il sogno europeo e si domandino se il progetto che stanno realizzando rimane fedele all’intuizione dei padri fondatori”: un’Unione Europea fondata non su una base individualistica e materialista, ma  culturale e spirituale. Al termine della Messa la processione col reliquiario di S. Benedetto si è snodata lungo le vie del centro storico, dove poco prima aveva sfilato il corteo storico con i suoi colori accesi e il festoso rullo di tamburi.

CARDINALE BAGNASCO: NO ADOZIONE A COPPIE DELLO STESSO SESSO, NO EUTANASIA. LA FAMIGLIA, costituita da uomo e donna, va sostenuta e difesa.

Il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale, in occasione della prolusione del Consiglio Permanente della Cei, ha detto: “C’è ancora più bisogno d’Europa – afferma il cardinale – ma ad una condizione: che l’Europa non diventi altro rispetto a se stessa, alle sue origini giudaico-cristiane, alla sua storia, alla sua identità continentale, alla  sua pluralità di tradizioni e culture, ai suoi valori, alla sua missione”.  E questo vale anche per i migranti, verso i quali “l’Unione Europea deve uscire dai propri ambienti chiusi, e arrivare idealmente fino alle nostre coste; deve farsi più responsabile e meno giudicante”.

Tra i temi caldi in agenda c’è il testamento biologico. Per Bagnasco “la legge sul fine vita, è lontana da un’impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato. In realtà, la vita è un bene originario. Si rimane sconcertati – dice – anche vedendo il medico ridotto a un funzionario notarile”.

” No poi all’adozione di  bambini da parte di coppie dello stesso sesso. La famiglia costituita invece dall’unione tra un uomo e una donna va sostenuta anche perché è il primo e efficace ammortizzatore sociale”. 

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/21/mons_boccardo_impossibile_tacere_su_attacchi_a_famiglia/1300123

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/20/card_bagnasco_il_lavoro_sia_una_priorit%C3%A0_per_la_politica/1299990