Noa e la sconfitta della civiltà: davvero ci illudiamo che l’eutanasia non c’entri nulla?

In Olanda l’abominio ha assunto la forma più diabolica: la soppressione “legale” di una diciassettenne affetta da anoressia in seguito allo stupro subito da bambina.  Come in un “sabba demoniaco”, viene sacrificata una innocente sull’altare di un’algida e disumana tecnocrazia, senza Dio e senza un barlume di umanità. La “cultura dello scarto” sta progressivamente contaminando come un veleno l’opinione condivisa attorno ai temi cruciali della vita e della morte. 

Noa Pothoven ha davvero «vinto» la sua battaglia, come scrive Repubblica, lasciandosi morire di fame e di sete domenica, nel salotto di casa sua addobbato con palloncini colorati, ad Arnhem, in Olanda?!?  I giornali italiani continuano a illudersi che 17 anni di morte legalizzata e assistita dallo Stato non abbiano contribuito a questa tragedia.  

I genitori di Noa Pothoven volevano che «Noa scegliesse la strada della vita». Ma non sono riusciti a convincerla e nessuno li ha aiutati a salvarla! La diciassettenne si è lasciata morire “assistita dai medici”. 

“Troppe persone qua da noi si buttano sotto i treni e la gente si lamenta. Lo Stato ha preso in mano la vita delle persone. Non c’è famiglia, non c’è Dio”, una fonte olandese di In Terris ha descritto con queste parole il contesto in cui Noa Pothoven è morta. La ragazza era nata nel 2001 nella città di Arnhem: a 11 anni è stata molestata sessualmente a una festa e poi di nuovo l’anno successivo. A 14 anni, invece, due uomini l’hanno stuprata in strada; ha continuato a vivere con enormi disagi psichici, soffriva di stress post-traumatico e di anoressia. Domenica 2 giugno 2019 nel letto di ospedale allestito nel salotto della sua casa, la ragazza è morta di stenti, assistita da un’equipe di medici che sembra le abbia indotto una “dolce morte”.  Per questa ragione il ministero della Salute olandese ha avviato “un’ispezione sanitaria per verificare se è necessario aprire un’indagine”per accertare “il tipo di cure ricevute da Noa e se ci sia stato qualche errore”.

I SUOI SFOGHI SUI SOCIAL: UN DISPERATO GRIDO DI AIUTOImmagine

Noa era depressa, non aveva patologie incurabili, anzi, in uno straziante libro affidava i suoi pensieri ad un uditorio di cinica indifferenza. Nessuno chiede di morire, la morte sopraggiunge quando si smette di sentirsi amati.

“La ragazza era famosa in Olanda – racconta ad In Terris un cittadino olandese che parla italiano – da anni lottava per avere strutture dedicate al ricovero di minori che vivono la sua stessa situazione” a cui il governo di Amsterdam non fornisce l’assistenza necessaria. Per raccogliere fondi per questa causa, Noa aveva deciso di raccontare la sua terribile esperienza in un libro intitolato “Winning or Learning” (Vincendo o Imparando), pubblicato nel 2018. 

La stessa madre, come riporta l’agenzia Sir, aveva parlato più volte con la stampa, accusando il sistema sanitario olandese di “enormi liste di attesa” per ricevere le cure specialistiche e l’assistenza necessaria per gli adolescenti che soffrono degli stessi disturbi di Noa.  Non riuscendo a convivere con il trauma degli abusi, Noa Pothoven ha maturato il desiderio di morire. I genitori non ne hanno mai saputo nulla fino a quando la madre, Lisette, non ha scoperto in camera della figlia una busta di plastica piena di lettere di addio ai genitori e agli amici. «Sono rimasta scioccata», dichiarava la mamma l’anno scorso al giornale olandese De Gelderlander. «Non l’avevamo capito. Noa è dolce, bella, intelligente, gioiosa. Com’è possibile che voglia morire? Nessuno ci ha mai dato una risposta. Ci siamo solo sentiti dire che la sua vita non era più significativa. Solo da un anno e mezzo sappiamo quale segreto ha portato con sé nel corso degli anni».

L’addio su Instagram

I profili della giovane, dopo la pubblicazione del libro, erano diventati il suo mezzo principale di comunicazione, da lì la scelta di affidare ad Instagram il suo testamento: “Dopo anni di combattimenti la guerra è finita. Dopo molte conversazioni e valutazioni è stato deciso di lasciarmi andare perché la mia sofferenza è insopportabile. È finita. Non sono davvero viva da così tanto tempo, sopravvivo, e nemmeno quello. Respiro ma non vivo più”.

In Olanda nel 2017, oltre ai 6.585 casi di eutanasia, si sono suicidate 1.900 persone e altre 32mila sono arrivate alla morte con sedazione terminale molto anticipata. Come scritto in una inchiesta del The Guardian un quarto di tutte le morti nel Paese (150mila circa) sono state indotte dall’uomo stessoSu 6.126 casi nel 2018 quasi 70 persone hanno ottenuto l’eutanasia non solo pur non essendo malate terminali, ma anche non soffrendo di alcuna patologia che non fosse relativa a condizioni psichiatriche.

Le reazioni

La legge sull’eutanasia è entrata in vigore dal 2001, “fino ad oggi però almeno ufficialmente non si era verificato un caso come quello di Noa, caratterizzato da disturbi psichiatrici. Evidentemente la breccia apparentemente aperta solo per alcuni casi, ha trascinato con sé molto di più di quello che aveva stabilito” ha commentato a In Terris Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita. “Fa riflettere quanto scritto da Noa su Istagram: ‘non ero viva da troppo tempo, sopravvivevo e ora non faccio più neanche quello. Respiro ancora, ma non sono più viva’. Quanti potrebbero dire la stessa cosa, in momenti difficili della vita dove l’angoscia e il buio sembrano prendere il sopravvento? La risposta non dovrebbe assecondare la morte organizzandola, né in ospedale né a domicilio, ma ridare, per restare in tema, la vita a chi si trova nella sofferenza: cura e amore; amore e cura”. 

Parla di sconfitta la leader di Fratelli di Italia Giorgia Meloni, che in un post su Facebook si è detta sconvolta: “Noa Pothoven ha chiesto e ottenuto l’eutanasia. Noa aveva 17 anni. Era stata stuprata, e non si era mai ripresa. La sua morte è una sconfitta per tutti: è la sconfitta di un’intera civiltà che ha smesso di difendere la vita, è la sconfitta di un’Europa che non riesce a stare a fianco alle donne vittime di violenza. Con la morte di Noa il suo stupratore ha vinto due volte. E non è giusto”, ha concluso Giorgia Meloni. 

Papa Francesco ha espresso un pensiero sulla vicenda in un tweet: “L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza“.

Anche il tweet della Pontificia Accademia per la vita parla di una sconfitta: “La morte di Noa è una grande perdita per ogni società civile e per l’umanità. Noi dobbiamo sempre affermare le ragioni positive per la vita”.

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Antonio Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente del Congresso di Verona e di Pro Vita & Famiglia. “Non si parli di ‘civiltà’, perché piuttosto come dice il Papa l’umanità è chiamata a non abbandonare mai chi soffre. In Italia, a parte questo caso, sta per arrivare la legge sull’eutanasia e fa davvero rabbia, di fronte a questo straziante ‘spreco di vita’ e di sofferenza vedere come, in questi giorni, i soliti giornali fanno a gara a chi è più allineato col pensiero unico. Noi ci stiamo preparando a una campagna senza precedenti contro chi vuole una legge letale parlando di rispetto per la libertà. Statene certi: nessuno di noi sarà rispettato, saremo tutti inutili e soli appena ci sentiremo fragili o saremo depressi”.

Non è una ragazza afflitta da mali profondi che ci si permette di giudicare, bensì una società che stabilisce candidamente quando una vita è degna di essere vissuta e quando no. Lo ha dichiarato a Tempi la modella tetraplegica neozelandese Claire Freeman, che oggi si batte contro la legalizzazione dell’eutanasia, ma che in passato ha tentato più volte il suicidio e alla quale i medici arrivarono a proporre la “buona morte” in Svizzera per alleviare le sue sofferenze:

«È sconvolgente come si sono comportati. Avevo appena tentato di suicidarmi e loro, guardandomi, vedevano solo la mia disabilità. Non mi hanno chiesto come andava la mia vita, se lavoravo troppo, se provavo dolore, non hanno cercato di capire o approfondire la mia depressione. Hanno solo pensato: “Soffre, è su una sedia a rotelle: è ovvio che voglia morire”. Loro mi hanno dato la possibilità di scegliere, è vero, e nello stesso istante in cui mi hanno offerto questa possibilità hanno svalutato la mia vita. Ritenevano infatti una vita disabile non degna di essere vissuta. E allora lo pensavo anch’io, perché ero depressa, stufa e arrabbiata. Ma sbagliavo».

Con le leggi sulla cosiddetta “dolce fine” dei minori e con la sistematica violazione dei principi etici non negoziabili ( vita, famiglia, libertà educativa ) e con la strisciante intossicazione del relativismo etico e pratico la dittatura sulle libere coscienze diventa tirannia politica. 

Nella sedicente Patria del “pensiero moderno” l’Europa inizia a sgretolarsi per palese inadeguatezza morale. Dai Paesi Bassi l’epidemia della distruzione di vite fragili e innocenti minaccia di diffondersi, come la peste, nel resto del vecchio continente. Neppure l’Italia, terra d’elezione del cattolicesimo, è immune da questo cancro, se è vero che sul testamento biologico si stanno consumando degradanti mercanteggiamenti partitici. resize

La nuova Rupe Tarpea incombe sui nostri figli: in gestazione, anzi, persino prima ancora che diventino embrione, attraverso tecniche manipolatorie della vita ai suoi albori, si configurano come perfette vittime sacrificali. Secondo questa logica criminale, ciò che non ci piace, va eliminato. Millenni fa si buttavano dalla rupe i traditori della Patria, ora invece sono i traditori dell’umanità a spacciarsi per “Patria” e a trucidare innocenti come fossero pezzi inutili e difettosi in una catena di montaggio. E il prossimo passo verso il dirupo quale sarà?

Resta il dolore di una madre alla quale hanno detto che la vita di sua figlia «non era più significativa».

Don Aldo Buonaiuto- In Terris

Leone Grotti- Tempi

Il Papa: ” Quando non ci si aggrappa alla Parola di Gesù, ma si consultano oroscopi e cartomanti, si va a fondo”

Papa Francesco, Angelus 13 agosto 2017

Il  Santo Padre ancora una volta torna a puntare il dito su maghi, cartomanti e oroscopi che sempre più spesso fanno proseliti ed estimatori tra le persone più deboli. Papa Francesco, commentando l’episodio evangelico di Gesù (Mt 14,22-33) che cammina sulle acque del lago di Galilea e salva Pietro dall’ affondare tra i flutti, a causa della propria paura e poca fede, ha sottolineato:  “Quando non ci si aggrappa alla parola del Signore e per avere più sicurezza si consultano oroscopi e cartomanti, si comincia ad andare a fondo”.

Il Papa ha esortato «La Vergine Maria ci aiuti a perdurare ben saldi nella fede per resistere alle bufere della vita, a rimanere sulla barca della Chiesa rifuggendo la tentazione di salire sui battelli ammalianti ma insicuri delle ideologie, delle mode e degli slogan».

” Questo episodio è un’immagine stupenda della realtà della Chiesa di tutti i tempi: una barca che, lungo l’attraversata, deve affrontare anche venti contrari e tempeste, che minacciano di travolgerla. Ciò che la salva non sono il coraggio e le qualità dei suoi uomini: la garanzia contro il naufragio è la fede in Cristo e nella Sua Parola. Questa è la garanzia: la fede in Gesù e nella Sua parola. Su questa barca siamo al sicuro, nonostante le nostre miserie e debolezze, soprattutto quando ci mettiamo in ginocchio e adoriamo il Signore, come i discepoli che, alla fine, «si prostrarono davanti a lui, dicendo: “Davvero tu sei il Figlio di Dio!”» (v. 33).”

Non è la prima volta che papa Francesco tuona contro il mondo esoterico e la sua incompatibilità con la fede cristiana. L’argomento era già stato affrontato dal Papa neppure un mese dopo l’elezione. Nell’omelia del 5 aprile 2013 a Santa Marta, era partito dalla prima lettura dagli Atti degli apostoli, in una riflessione sul significato e sul valore di Gesù. «Solo il Suo Nome è la nostra salvezza. Solo Lui ci può salvare. E nessun altro. Tanto meno i moderni “maghi” con le improbabili profezie dei tarocchi che ammaliano e illudono l’uomo moderno». «Non è ricorrendo a maghi o tarocchi che si trova la salvezza: essa è nel Nome di Gesù. E dobbiamo dare testimonianza di questo! Lui è l’unico Salvatore».

Durante l’omelia della messa mattutina nella cappelletta di Casa Santa Marta, lo scorso 26 giugno 2017, Il Santo Padre ha ribadito «Il cristiano non ha l’oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante che ha la sfera di cristallo, vuole che gli legga la mano… No, no. Va guidato». 

Un argomento molto sentito, a tal punto che aveva ampiamente trattato anche nel suo libro-intervista Il nome di Dio è Misericordia (Edizioni Piemme). E di mondo esoterico il Santo Padre si era già occupato in un’altra omelia a Casa Santa Marta, lunedì 18 aprile 2017, partendo da un passo del Vangelo sul Buon Pastore. E aveva detto: «Gesù avverte che “chi non entra nel recinto delle pecore per la porta è un ladro o un brigante”. Lui è la porta non ce n’è un’altra. Chi segue Gesù non sbaglia!Eh, Padre, ma le cose sono difficili… Tante volte io non vedo chiaro cosa fare… Mi hanno detto che là c’era una veggente e sono andato là, sono andato dal cartomante, che mi ha girato le carte…”. Se fai questo, tu non segui Gesù! Segui un altro che ti dà un’altra strada, diversa. Lui davanti indica il cammino. Non c’è un altro che possa indicare il cammino». Il Santo Padre anche in questo campo non manca di consigliarci: «Gesù ci ha avvisato: “Verranno altri che diranno: il cammino del Messia è questo, questo… Non ascoltate! Non sentite loro. Il cammino sono Io!”. Gesù è porta e anche cammino. Se seguiamo Lui non sbaglieremo».

CHI SONO I NEGROMANTI: “contrabbandieri di verità”introduzione-liberazione

Con il termine “negromante”, utilizzato anche da papa Francesco nella sua omelia del 26 giugno 2017, si indica un mago o un indovino che evoca gli spiriti o i defunti a scopo divinatorio per ottenere informazioni da fonti soprannaturali. Questa attività prende il nome di negromanzia. La Bibbia contiene diversi riferimenti a questa forma di divinazione: nel primo dei libri di Samuele compare il nome della Strega di Endor: una negromante cui si era rivolto Saul, il re d’Israele, per evocare lo spirito del profeta deceduto da poco. Il quale non diede al re le risposte che cercava, anzi, predisse la caduta del suo regno. Nel Deuteronomio, il quinto libro della Bibbia, gli abitanti di Canaan svolgono la negromanzia e a questo proposito viene messo in guardia il popolo d’Israele. 

E’ miliardario il giro di affari generato da stregoni, fattucchieri e cartomanti. Solo in Italia, secondo l’Osservatorio antiplagio, è di oltre 4,5 miliardi di euro all’anno. La crisi economica favorisce questo preoccupante fenomeno. Gli italiani che almeno una volta all’anno si rivolgono a maghi e sensitivi sono circa 12 milioni, il 20% della popolazione. La televisione resta un canale privilegiato per promuovere le pratiche magiche. Ma ad alimentare questo business ci sono anche Internet e in particolare i social network, tra cui Facebook. Hanno un ruolo determinante anche nuovi strumenti come tablet e smartphone.

La condanna della magia nella Bibbia
Nella Bibbia, ci sono diversi passi in cui si condanna la magia. “Non si trovi in mezzo a te – si legge ad esempio nel Deuteronomio, cap 18, 10 – chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio e l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore”. Un altro avvertimento è impresso nel  Levitico: “Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro”.

Le pratiche di magia per il Catechismo
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, parte terza, sezione seconda, Capitolo I, paragrafo Divinazione e magia si sottolinea che

2116 Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che « svelino » l’avvenire. La consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium manifestano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo.

2117 Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo – fosse anche per procurargli la salute – sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancora più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all’intervento dei demoni. Anche portare amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l’invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui.

Il mondo della magia fabbrica catene, alimenta dipendenze e nuove forme di schiavitù. E’ quanto sottolinea il direttore del Laboratorio di comunicazione dell’Università Europea di Roma, il prof. Carlo Climati:

Nei momenti di crisi l’occultismo e l’esoterismo sono in crescita, perché la gente è smarrita e ha paura per il proprio futuro. E quindi è più facile attaccarsi a tutto, anche ad alcuni truffatori che propongono delle soluzioni immediate. Vendono i loro amuleti oppure leggono le carte. Credo che l’importante sia accorgersi della solitudine delle persone, cercare di scorgere nello sguardo di chi è accanto a noi un momento di difficoltà e di sofferenza. E se ci accorgiamo della sofferenza dell’altro, certamente tutti questi maghi, questi stregoni non avranno più terreno facile dove lavorare…

D. – Anche perché in realtà è facile smascherarli e far capire, come ha detto il Papa, che sono contrabbandieri di verità…

R. – Io credo sia molto semplice smascherare questi meccanismi. Storicamente, il cristianesimo è sempre stato l’opposto dell’occultismo e dell’esoterismo proprio perché lo spirito del cristianesimo è quello di essere gratuito: il messaggio di Gesù è un messaggio per tutti. Gesù dice: “Andate e portate a tutti gli esseri umani il mio messaggio”. E invece quello che fanno gli esoteristi non è gratuito: c’è sempre la richiesta di denaro, quella di creare un legame, una catena. C’è quindi uno sfruttamento. E quando ci accorgiamo che c’è questo sfruttamento, dovremmo essere molto attenti e non cadere nelle trappole. Se noi ci guardiamo attorno, vediamo quante pubblicità e quante situazioni commerciali girano intorno a questo mondo. Possiamo capire che certamente è un mondo che produce denaro e lo produce sulla sofferenza delle persone, sfruttando chi sta vivendo un momento difficile. Questo mondo purtroppo fa del male a tanta gente, perché nel momento in cui si privano le persone della libertà e si creano fenomeni di dipendenza, è evidente che l’uomo non è più padrone di sé stesso, ma diventa schiavo.

Fonti

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2017/documents/papa-francesco_angelus_20170813.html

http://it.radiovaticana.va/news/2016/04/19/maghi-indovini_prof_climati_fanno_soldi_e_creano_schiavit%C3%B9/1223940

http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c1a1_it.htm

Papa a Carpi: ” mai intrappolati dalle macerie della vita! la speranza che vince la morte e il male ha un Nome: si chiama GESU'”

Non restare intrappolati nelle macerie della vita, ma stare dalla parte di Gesù e farlo avvicinare ai nostri sepolcri. Così il Papa nell’omelia della Messa celebrata stamani in Piazza Martiri, a Carpi, alla presenza di circa 70 mila persone. Dopo la recita dell’Angelus, la benedizione delle prime 4 pietre di altrettanti edifici della diocesi, colpita dal terremoto del 2012 in Emilia. Dopo la Messa e l’Angelus a Carpi, Francesco ha chiuso il suo viaggio nelle terre emiliane a Mirandola, nel Duomo dell’Assunta. E ha deposto un mazzo di fiori in ricordo delle vittime del sisma sull’altare ancora scheggiato: ” Avete dato un esempio di coraggio a tutta l’umanità”.  Francesco sottolinea “lo spirito evangelico” con cui la gente ha affrontato la situazione, “accettando negli eventi dolorosi la misteriosa presenza di un Padre che è sempre amorevole anche nelle prove più dure”.

Le ferite sono guarite, afferma, ma rimangono le cicatrici: “E rimarranno tutta la vita le cicatrici, e guardando queste cicatrici voi abbiate il coraggio di crescere e di far crescere i vostri figli in quella dignità, in quella fortezza, in quello spirito di speranza, in quel coraggio che voi avete avuto nel momento delle ferite”.

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SANTA MESSA

OMELIA DEL SANTO PADRE

Piazza Martiri (Carpi)
V Domenica di Quaresima, 2 aprile 2017

Le Letture di oggi ci parlano del Dio della vita, che vince la morte. Soffermiamoci, in particolare, sull’ultimo dei segni miracolosi che Gesù compie prima della sua Pasqua, al sepolcro del suo amico Lazzaro.

tutto sembra finito: la tomba è chiusa da una grande pietra; intorno, solo pianto e desolazione. Anche Gesù è scosso dal mistero drammatico della perdita di una persona cara: «Si commosse profondamente» e fu «molto turbato» (Gv 11,33). Poi «scoppiò in pianto» (v. 35) e si recò al sepolcro, dice il Vangelo, «ancora una volta commosso profondamente» (v. 38). È questo il cuore di Dio: lontano dal male ma vicino a chi soffre; non fa scomparire il male magicamente, ma con-patisce la sofferenza, la fa propria e la trasforma abitandola.

Notiamo però che, in mezzo alla desolazione generale per la morte di Lazzaro, Gesù non si lascia trasportare dallo sconforto. Pur soffrendo Egli stesso, chiede che si creda fermamente; non si rinchiude nel pianto, ma, commosso, si mette in cammino verso il sepolcro. Non si fa catturare dall’ambiente emotivo rassegnato che lo circonda, ma prega con fiducia e dice: «Padre, ti rendo grazie» (v. 41). Così, nel mistero della sofferenza, di fronte al quale il pensiero e il progresso si infrangono come mosche sul vetro, Gesù ci offre l’esempio di come comportarci: non fugge la sofferenza, che appartiene a questa vita, ma non si fa imprigionare dal pessimismo.

Attorno a quel sepolcro, avviene così un grande incontro-scontro. Da una parte c’è la grande delusione, la precarietà della nostra vita mortale che, attraversata dall’angoscia per la morte, sperimenta spesso la disfatta, un’oscurità interiore che pare insormontabile. La nostra anima, creata per la vita, soffre sentendo che la sua sete di eterno bene è oppressa da un male antico e oscuro. Da una parte c’è questa disfatta del sepolcro. Ma dall’altra parte c’è la speranza che vince la morte e il male e che ha un nome: la speranza si chiama Gesù. Egli non porta un po’ di benessere o qualche rimedio per allungare la vita, ma proclama: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà» (v. 25). Per questo decisamente dice: «Togliete la pietra!» (v. 39) e a Lazzaro grida a gran voce: «Vieni fuori!» (v. 43).

Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo invitati a decidere da che parte stare. Si può stare dalla parte del sepolcro oppure dalla parte di Gesù. C’è chi si lascia chiudere nella tristezza e chi si apre alla speranza. C’è chi resta intrappolato nelle macerie della vita e chi, come voi, con l’aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con paziente speranza.

Di fronte ai grandi “perché” della vita abbiamo due vie: stare a guardare malinconicamente i sepolcri di ieri e di oggi, o far avvicinare Gesù ai nostri sepolcri. Sì, perché ciascuno di noi ha già un piccolo sepolcro, qualche zona un po’ morta dentro il cuore: una ferita, un torto subìto o fatto, un rancore che non dà tregua, un rimorso che torna e ritorna, un peccato che non si riesce a superare. Individuiamo oggi questi nostri piccoli sepolcri che abbiamo dentro e invitiamo Gesù. È strano, ma spesso preferiamo stare da soli nelle grotte oscure che abbiamo dentro, anziché invitarvi Gesù; siamo tentati di cercare sempre noi stessi, rimuginando e sprofondando nell’angoscia, leccandoci le piaghe, anziché andare da Lui, che dice: «Venite a me, voi che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). Non lasciamoci imprigionare dalla tentazione di rimanere soli e sfiduciati a piangerci addosso per quello che ci succede; non cediamo alla logica inutile e inconcludente della paura, al ripetere rassegnato che va tutto male e niente è più come una volta. Questa è l’atmosfera del sepolcro; il Signore desidera invece aprire la via della vita, quella dell’incontro con Lui, della fiducia in Lui, della risurrezione del cuore, la via dell’“Alzati! Alzati, vieni fuori!”. E’ questo che ci chiede il Signore, e Lui è accanto a noi per farlo.

Sentiamo allora rivolte a ciascuno di noi le parole di Gesù a Lazzaro: “Vieni fuori!”; vieni fuori dall’ingorgo della tristezza senza speranza; sciogli le bende della paura che ostacolano il cammino; ai lacci delle debolezze e delle inquietudini che ti bloccano, ripeti che Dio scioglie i nodi. Seguendo Gesù impariamo a non annodare le nostre vite attorno ai problemi che si aggrovigliano: sempre ci saranno problemi, sempre, e quando ne risolviamo uno, puntualmente ne arriva un altro. Possiamo però trovare una nuova stabilità, e questa stabilità è proprio Gesù, questa stabilità si chiama Gesù, che è la risurrezione e la vita: con lui la gioia abita il cuore, la speranza rinasce, il dolore si trasforma in pace, il timore in fiducia, la prova in offerta d’amore. E anche se i pesi non mancheranno, ci sarà sempre la sua mano che risolleva, la sua Parola che incoraggia e dice a tutti noi, a ognuno di noi: “Vieni fuori! Vieni a me!”. Dice a tutti noi: “Non abbiate paura”.

Anche a noi, oggi come allora, Gesù dice: “Togliete la pietra!”. Per quanto pesante sia il passato, grande il peccato, forte la vergogna, non sbarriamo mai l’ingresso al Signore. Togliamo davanti a Lui quella pietra che Gli impedisce di entrare: è questo il tempo favorevole per rimuovere il nostro peccato, il nostro attaccamento alle vanità mondane, l’orgoglio che ci blocca l’anima, tante inimicizie tra noi, nelle famiglie,… Questo è il momento favorevole per rimuovere tutte queste cose.

Visitati e liberati da Gesù, chiediamo la grazia di essere testimoni di vita in questo mondo che ne è assetato, testimoni che suscitano e risuscitano la speranza di Dio nei cuori affaticati e appesantiti dalla tristezza.

Il nostro annuncio è la gioia del Signore vivente, che ancora oggi dice, come a Ezechiele: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio» (Ez 37,12). Risultati immagini per PAPA FRANCESCO A CARPI

Fonti

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2017/documents/papa-francesco_20170402_omelia-visitapastorale-carpi.html

http://it.radiovaticana.va/news/2017/04/02/papa_a_carpi_mai_intrappolati_da_macerie,_ges%C3%B9_risolleva/1302927

http://it.radiovaticana.va/news/2017/04/02/il_discorso_del_papa_alla_popolazione_di_mirandola/1302980

 

Papa Francesco: “aprite i vostri cuori e la forza di Dio farà cose miracolose!”

Udienza generale 29.03.2017,  La speranza contro ogni speranza (cfr Rm 4,16-25)

Il passo della Lettera di san Paolo ai Romani che abbiamo appena ascoltato ci fa un grande dono. Infatti, siamo abituati a riconoscere in Abramo il nostro padre nella fede; oggi l’Apostolo ci fa comprendere che Abramo è per noi padre nella speranza; non solo padre della fede, ma padre nella speranza. E questo perché nella sua vicenda possiamo già cogliere un annuncio della Risurrezione, della vita nuova che vince il male e la stessa morte.

Nel testo si dice che Abramo credette nel Dio «che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono» (Rm 4,17); e poi si precisa: «Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo e morto il seno di Sara» (Rm 4,19). Ecco, questa è l’esperienza che siamo chiamati a vivere anche noi. Il Dio che si rivela ad Abramo è il Dio che salva, il Dio che fa uscire dalla disperazione e dalla morte, il Dio che chiama alla vita. Nella vicenda di Abramo tutto diventa un inno al Dio che libera e rigenera, tutto diventa profezia. E lo diventa per noi, per noi che ora riconosciamo e celebriamo il compimento di tutto questo nel mistero della Pasqua. Dio infatti «ha risuscitato dai morti Gesù» (Rm 4,24), perché anche noi possiamo passare in Lui dalla morte alla vita. E davvero allora Abramo può ben dirsi «padre di molti popoli», in quanto risplende come annuncio di un’umanità nuova – noi! -, riscattata da Cristo dal peccato e dalla morte e introdotta una volta per sempre nell’abbraccio dell’amore di Dio.

A questo punto, Paolo ci aiuta a mettere a fuoco il legame strettissimo tra la fede e la speranza. Egli infatti afferma che Abramo «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18). La nostra speranza non si regge su ragionamenti, previsioni e rassicurazioni umane; e si manifesta là dove non c’è più speranza, dove non c’è più niente in cui sperare, proprio come avvenne per Abramo, di fronte alla sua morte imminente e alla sterilità della moglie Sara. Si avvicinava la fine per loro, non potevano avere figli, e in quella situazione, Abramo credette e ha avuto speranza contro ogni speranza. E questo è grande! La grande speranza si radica nella fede, e proprio per questo è capace di andare oltre ogni speranza. Sì, perché non si fonda sulla nostra parola, ma sulla Parola di Dio. Anche in questo senso, allora, siamo chiamati a seguire l’esempio di Abramo, il quale, pur di fronte all’evidenza di una realtà che sembra votata alla morte, si fida di Dio, «pienamente convinto che quanto Egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento» (Rm 4,21).

Mi piacerebbe farvi una domanda: noi, tutti noi, siamo convinti di questo? Siamo convinti che Dio ci vuole bene e che tutto quello che ci ha promesso è disposto a portarlo a compimento? Ma padre quanto dobbiamo pagare per questo? C’è un solo prezzo: “aprire il cuore”. Aprite i vostri cuori e questa forza di Dio vi porterà avanti, farà cose miracolose e vi insegnerà cosa sia la speranza. Questo è l’unico prezzo: aprire il cuore alla fede e Lui farà il resto.

Questo è il paradosso e nel contempo l’elemento più forte, più alto della nostra speranza! Una speranza fondata su una promessa che dal punto di vista umano sembra incerta e imprevedibile, ma che non viene meno neppure di fronte alla morte, quando a promettere è il Dio della Risurrezione e della vita. Questo non lo promette uno qualunque!

Colui che promette è il Dio della Risurrezione e della vita.

Cari fratelli e sorelle, chiediamo oggi al Signore la grazia di rimanere fondati non tanto sulle nostre sicurezze, sulle nostre capacità, ma sulla speranza che scaturisce dalla promessa di Dio, come veri figli di Abramo. Quando Dio promette, porta a compimento quello che promette. Mai manca alla sua parola. E allora la nostra vita assumerà una luce nuova, nella consapevolezza che Colui che ha risuscitato il suo Figlio risusciterà anche noi e ci renderà davvero una cosa sola con Lui, insieme a tutti i nostri fratelli nella fede. Noi tutti crediamo. Oggi siamo tutti in piazza, lodiamo il Signore, canteremo il Padre Nostro, poi riceveremo la benedizione … Ma questo passa. Ma questa è anche una promessa di speranza. Se noi oggi abbiamo il cuore aperto, vi assicuro che tutti noi ci incontreremo nella piazza del Cielo che non passa mai per sempre. Questa è la promessa di Dio e questa è la nostra speranza, se noi apriamo i nostri cuori. Grazie.

APPELLO PER LA PACE IN IRAQ

Sono lieto di salutare la delegazione di sovraintendenze irachene composta da rappresentanti di diversi gruppi religiosi, accompagnata da Sua Eminenza il Cardinale Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. La ricchezza della cara nazione irachena sta proprio in questo mosaico che rappresenta l’unità nella diversità, la forza nell’unione, la prosperità nell’armonia. Cari fratelli, vi incoraggio ad andare avanti su questa strada e invito a pregare affinché l’Iraq trovi nella riconciliazione e nell’armonia tra le sue diverse componenti etniche e religiose, la pace, l’unità e la prosperità. Il mio pensiero va alle popolazioni civili intrappolate nei quartieri occidentali di Mosul e agli sfollati per causa della guerra, ai quali mi sento unito nella sofferenza, attraverso la preghiera e la vicinanza spirituale. Nell’esprimere profondo dolore per le vittime del sanguinoso conflitto, rinnovo a tutti l’appello ad impegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale obbligo imperativo ed urgente.

” LA SPERANZA NON E’ OTTIMISMO, LA SPERANZA MAI DELUDE E HA UN NOME: GESU’ “

speranza

Fonte http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170329_udienza-generale.html

Il Papa: “Gesù è la Luce del mondo! La Vergine Santa, che per prima accolse Gesù, ci ottenga la grazia di comportarci da figli della Luce”

Papa Francesco Angelus 26/03/ 2017.  Al centro del Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima si trovano Gesù e un uomo cieco dalla nascita (cfr Gv 9,1-41). Cristo gli restituisce la vista e opera questo miracolo con una specie di rito simbolico: prima mescola la terra alla saliva e la spalma sugli occhi del cieco; poi gli ordina di andare a lavarsi nella piscina di Siloe. Quell’uomo va, si lava, e riacquista la vista. Era un cieco dalla nascita.

Con questo miracolo Gesù si manifesta e si manifesta a noi come Luce del mondo; e il cieco dalla nascita rappresenta ognuno di noi, che siamo stati creati per conoscere Dio, ma a causa del peccato siamo come ciechi, abbiamo bisogno di una luce nuova; tutti abbiamo bisogno di una luce nuova: quella della fede, che Gesù ci ha donato. Infatti quel cieco del Vangelo riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo. Gesù gli domanda: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?» (v. 35). «E chi è, Signore, perché io creda in lui?», risponde il cieco guarito (v. 36). «Lo hai visto: è colui che parla con te» (v. 37). «Credo, Signore!» e si prostra dinanzi a Gesù.miracolo-cieco

Questo episodio ci induce a riflettere sulla nostra fede, la nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo, che è il primo Sacramento della fede: il Sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo; così come avvenne al cieco nato, al quale si aprirono gli occhi dopo essersi lavato nell’acqua della piscina di Siloe. Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è la luce, è «la luce del mondo», quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio. Il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia. Anche noi siamo stati “illuminati” da Cristo nel Battesimo, e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce. E comportarsi come figli della luce esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo un’altra scala di valori, che viene da Dio.

Il sacramento del Battesimo, infatti, esige la scelta di vivere come figli della luce e camminare nella luce. Se adesso vi chiedessi: “Credete che Gesù è il Figlio di Dio? Credete che può cambiarvi il cuore? Credete che può far vedere la realtà come la vede Lui, non come la vediamo noi? Credete che Lui è luce, ci dà la vera luce?” Cosa rispondereste? Ognuno risponda nel suo cuore.

Che cosa significa avere la vera luce, camminare nella luce? Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Questo è pane tutti i giorni! Quando si chiacchiera degli altri, non si cammina nella luce, si cammina nelle ombre.  Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. Se andiamo su questa strada del cercare solo l’interesse personale, camminiamo nelle ombre.stellamatutina-icona-russa-madre-di-dioLa Vergine Santa, che per prima accolse Gesù, Luce del mondo, ci ottenga la grazia di accogliere nuovamente in questa Quaresima la luce della fede, riscoprendo il dono inestimabile del Battesimo, che tutti noi abbiamo ricevuto. E questa nuova illuminazione ci trasformi negli atteggiamenti e nelle azioni, per essere anche noi, a partire dalla nostra povertà, dalle nostre pochezze, portatori di un raggio della luce di Cristo.

Preghiere di Sant’Agostino, Vescovo d’Ippona 

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Dio della vita,
ci sono giorni in cui il carico è troppo pesante per le nostre spalle, e ci sentiamo stanchi;
in cui la strada sembra monotona e infinita,
e il cielo grigio e minaccioso;
in cui la nostra vita è senza musica,
il nostro cuore è solo e la nostra anima ha perso il suo coraggio.
Riempi la strada con la Tua luce, ti preghiamo;
dirigi il nostro sguardo dove il cielo è pieno di promesse.

Tardi ti amai

Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Tu eri dentro di me ed io ero fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con Te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in Te. Mi chiamasti, e il Tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il Tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la Tua fragranza, e respirai e anelo verso di Te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della Tua pace (Confessioni).

 Quanto ci amasti, Padre buono

Quanto ci amasti, Padre buono, che non risparmiasti il tuo unico Figlio, consegnandolo agli empi per noi! Quanto amasti noi, per i quali Egli, non giudicando una usurpazione la Sua uguaglianza con Te, si fece suddito fino a morire in croce, ci rese, da servi, tuoi figli nascendo da Te e servendo a noi! A ragione è salda la mia speranza in Lui che guarirai tutte le mie debolezze. Senza di Lui dispererei. Le mie debolezze sono molte e grandi, ma più abbondante è la Tua medicina. (Confessioni ).

 DAI “DISCORSIDI SANT’AGOSTINO, VESCOVO  (Serm. 136/B, 2-3)

Accorriamo a Cristo per ricevere la luce

Cristo è venuto come Salvatore. In un certo passo afferma pure: Il Figlio dell’uomo non è venuto infatti per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv 3, 17). Di conseguenza, se è venuto per questo, per salvare, trova pieno consenso l’affermazione che sia venuto perché quelli che non vedono vedano. Quello invece che resiste al buon senso è il perché quelli che vedono diventino ciechi. Se giungiamo a comprendere, non è impenetrabile, è semplice. Ma perché intendiate come sia stato detto in tutta verità, tornate a guardare proprio quei due che pregavano nel tempio. Il Fariseo vedeva, il Pubblicano era cieco. Che significa: “vedeva”? Si riteneva uno con gli occhi aperti, si vantava della sua vista, cioè della giustizia. Quello, invece, era cieco perché confessava i suoi peccati. Quello vantò i suoi meriti, costui confessò i suoi peccati.

Perciò si affrettino i ciechi a ricorrere a Cristo per ricevere la luce. Cristo è infatti la luce del mondo, anche in mezzo agli uomini peggiori. Si sono compiuti miracoli divini e non c’è stato alcuno che ha fatto miracoli dall’inizio del genere umano se non Colui al quale si rivolge la Scrittura: Tu sei il solo che compi meraviglie (Sal 71, 18). Per quale ragione fu detto: Tu sei il solo che compi meraviglie, se non perché quando Egli vuole operare non ha bisogno dell’uomo? L’uomo, invece, quando opera, ha bisogno di Dio. Egli solo ha compiuto meraviglie. Perché? Perché il Figlio di Dio è nella Trinità con il Padre e lo Spirito Santo, assolutamente un solo Dio, il solo che compie meraviglie. Ma i discepoli di Cristo compiono anch’essi cose mirabili, nessuno da solo, però. Quali cose mirabili compirono anch’essi? Così com’è scritto negli Atti degli Apostoli: gli infermi bramavano toccare i lembi delle loro vesti e, al contatto, venivano risanati; gli infermi che erano a giacere desideravano di essere coperti dall’ombra di quelli quando s’incontravano a passare. Quali cose mirabili operarono, ma, da soli, nessuno di loro! Ascolta il loro Signore: Senza di me, nulla potete fare (Gv 15, 5). Pertanto, carissimi, amiamo il patriarca come patriarca, il profeta come profeta, l’apostolo come apostolo, il martire come martire; tuttavia, al di sopra di tutte le cose riserviamo a Dio la nostra predilezione e, senza esitazione alcuna, attendiamoci di essere salvati proprio da lui solo. Ci possono aiutare le preghiere dei santi che godono dei meriti per dono di Dio, tuttavia non dovuto ad alcun precedente effetto dei loro meriti, poiché i meriti di qualsiasi santo sono doni di Dio. È Dio che opera in luce manifesta, che opera in segreto, che opera nelle cose visibili, che opera nei cuori. Egli nel Suo tempio compie le Sue meraviglie quando opera negli uomini giusti. Tutti i santi, infatti, sono fusi in uno dal fuoco dell’amore e formano per Dio un unico tempio, e i singoli sono un tempio e tutti insieme un tempio solo.

Fonti

http://www.augustinus.it/varie/quaresima/settimana_4.htm

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2017/documents/papa-francesco_angelus_20170326.html

Il Papa chiede preghiere per il 4° anno della sua elezione: “Per favore, continuate a pregare per me”

“Per favore, continuate a pregare per me”. Papa Francesco affida ad Instagram questo invito rivolto ai fedeli nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario della sua elezione, 13 marzo 2017. Nella foto postata sull’account “Franciscus” lo si vede sulla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, inchinato, mentre i fedeli pregano per lui. E su Twitter scrive: “Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio”.

Preghiera per il Papa

Signore Gesù,

pastore eterno di tutti i fedeli,

tu che hai costruito la tua Chiesa

sulla roccia di Pietro,

assisti continuamente il Papa Francesco

perchè sia, secondo il tuo progetto,

il segno vivente e visibile,

e il promotore instancabile

dell’unità della tua Chiesa

nella verità e nell’amore.

Annunci al mondo con apostolico coraggio

tutto il tuo vangelo.

Ascolti le voci e le aspirazioni

che salgono dai fedeli e dal mondo,

non si stanchi mai di promuovere la pace.

Governi e diriga il popolo di Dio

avendo sempre dinanzi agli occhi

il tuo esempio, o Cristo buon Pastore,

che sei venuto non per essere servito,

ma per servire e dare a vita per le pecore.

A noi concedi, o Signore,

una forte volontà di comunione con lui

e la docilità ai suoi insegnamenti.

 

 Benedici, o Signore, il nostro Santo Padre, Papa Francesco;

assistilo nel suo ufficio di pastore universale;

sii la sua luce, la sua forza e la sua consolazione:

E a noi concedi di ascoltare, con docilità di cuore,

la sua voce come ascoltiamo la tua.

O Signore, Dio nostro, proteggi sempre la tua Chiesa,

sostienila in tutte le difficoltà che incontra nel suo cammino

terreno e fa’ che sia nel mondo un segno vivo della tua presenza.

Concedi a tutto il popolo cristiano il dono dell’unità e della pace,

perchè possa presto formare una sola famiglia,

stretta dalla stessa fede e dallo stesso amore.

Dona alla tua Chiesa santi vescovi e santi sacerdoti:

distacca il loro cuore dalle cose terrene e riempilo di zelo per il tuo regno.Risultati immagini per festa di san giuseppe

PREGHIERA A SAN GIUSEPPE PER IL PAPA E PER LA SANTA CHIESA

 A Te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, 

e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che Ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, 

e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, Te ne preghiamo, 

con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue,

 e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: 

allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; 

assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; 

e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, 

così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; 

estendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio 

e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, 

piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. 

Cosi sia

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/13/il_papa_chiede_preghiere_nel_4%C2%B0_anniversario_dellelezione/1298341

Il Papa: ” La croce è la porta della risurrezione. Chi lotta insieme a Cristo, con Lui trionferà”

Il dolore e la croce sono al centro della riflessione di Papa Francesco  sul Vangelo di questa seconda domenica di Quaresima, (12.03.2017), che ci aiuta a comprendere la Pasqua, momento del sacrificio e della salvezza allo stesso tempo. All’ Angelus, davanti alle 40mila persone presenti in piazza san Pietro, il Santo Padre Francesco ha commentato il Vangelo con queste parole.

Nella trasfigurazione Gesù illumina la sua persona e la sua vicenda
Il Papa lo spiega soffermandosi sul volto e le vesti di Gesù che, come narra oggi l’Evangelista Matteo (cfr Mt 17,1-9), al momento della Trasfigurazione davanti a tre apostoli, brillano “come il sole” e diventano candide “come la luce”, segno di quella “gloria divina” che con la fede si coglieva già nella “predicazione” e nei “gesti miracolosi”. E alla trasfigurazione si accompagna, sul monte, l’apparizione di Mosè e di Elia, «che conversavano con Lui» (v. 3):

“La ‘luminosità’ che caratterizza questo evento straordinario ne simboleggia lo scopo: illuminare le menti e i cuori dei discepoli affinché possano comprendere chiaramente chi sia il loro Maestro, il Figlio di Dio. È uno sprazzo di luce che si apre improvviso sul mistero di Gesù e illumina tutta la sua persona e tutta la sua vicenda”.

Gesù: un Messia diverso dalle attese, non un re ma un servo
Gesù si sta avviando verso Gerusalemme, osserva il Papa, e vuole preparare i suoi alla morte per crocifissione, uno “scandalo troppo forte per la loro fede” e, al tempo stesso, vuole “preannunciare la sua risurrezione, manifestandosi come il Messia, il Figlio di Dio”.  Ma un Messia “diverso rispetto alle attese” e la Croce ne è un segno:

“Non un re potente e glorioso, ma un servo umile e disarmato; non un signore di grande ricchezza, segno di benedizione, ma un uomo povero che non ha dove posare il capo; non un patriarca con numerosa discendenza, ma un celibe senza casa e senza nido. È davvero una rivelazione di Dio capovolta, e il segno più sconcertante di questo scandaloso capovolgimento è la croce. Ma proprio attraverso la croce Gesù giungerà alla gloriosa risurrezione, che sarà definitiva, non come questa trasfigurazione che è durata un momento, un istante”.

Lo scandalo della croce è la porta della resurrezione
Ma è proprio attraverso la croce che Gesù giungerà alla risurrezione: quindi Gesù “trasfigurato sul monte Tabor”, spiega il Papa, “ha voluto mostrare ai suoi discepoli la sua gloria non per evitare a loro di passare attraverso la croce, ma per indicare dove porta la croce”:

“Chi muore con Cristo, con Cristo risorgerà. E la croce è la porta della risurrezione. Chi lotta insieme a Lui, con Lui trionferà. Questo è il messaggio di speranza che la croce di Gesù contiene, esortando alla fortezza nella nostra esistenza. La Croce cristiana non è una suppellettile della casa o un ornamento da indossare, ma la croce cristiana è un richiamo all’amore con cui Gesù si è sacrificato per salvare l’umanità dal male e dal peccato”. 

La croce segni le tappe della Quaresima
“In questo tempo di Quaresima, contempliamo con devozione l’immagine del crocifisso: esso è il simbolo della fede cristiana, è l’emblema di Gesù, morto e risorto per noi. Facciamo in modo che la Croce segni le tappe del nostro itinerario quaresimale per comprendere sempre di più la gravità del peccato e il valore del sacrificio col quale il Redentore ci ha salvati”; ma anche seguire l’esempio di Maria che ha “contemplato la gloria di Gesù nascosta nella sua umanità”:  

” La Vergine Santa ha saputo contemplare la gloria di Gesù nascosta nella sua umanità. Ci aiuti lei a stare con Lui nella preghiera silenziosa, a lasciarci illuminare dalla sua presenza, per portare nel cuore, attraverso le notti più buie, un riflesso della sua gloria”.

Le violenze e i maltrattamenti dei quali sono vittime i ragazzi sono “una piaga, un urlo nascosto che deve essere ascoltato da tutti noi e che non possiamo continuare a far finta di non vedere e di non ascoltare”. E’ l’appello che papa Francesco ha lanciato oggi dopo la recita dell’Angelus, quando ha detto “prego e vi chiedo di pregare con me per tutte le ragazze e i ragazzi vittime di violenze, di maltrattamenti, di sfruttamento e delle guerre”.  

Un’altra preghiera il Papa l’ha dedicata al popolo del Guatemala, “che vive in lutto per il grave e triste incendio scoppiato all’interno della Casa Refugio Virgen de la Asunción causando vittime e ferite tra le ragazze che vi abitavano”. Espressa la propria “vicinanza” al Paese centramericano, Francesco ha invocato Dio perché “accolga le loro anime, guarisca i feriti, consoli le famiglie addolorate e tutta la nazione”.Papa Francesco all'Angelus

http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/12/papa_violenza_contro_i_giovani_urlo_nascosto_da_ascoltare/1298165

Adozioni gay. Cardinale Bagnasco (Cei): “I figli non sono necessariamente un diritto. Il bene dei bambini richiede il papà e la mamma”

Qualunque desiderio, pur legittimo, che ognuno può avere, non deve mai diventare necessariamente un diritto”. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, interviene sulla sentenza della Corte d’Appello di Trento che ha riconosciuto una coppia di uomini come padri di due gemelli nati in Canada con la maturità surrogata.

“Il bene dei bambini, secondo il buon senso universale – aggiunge –, richiede il papà e la mamma, quindi una famiglia nella quale il papà e la mamma si integrano con armonia ed efficacia per il bene e per l’amore dei propri bambini”. 

Dopo che  i giudici di Trento hanno legittimato l’utero in affitto riconoscendo con sentenza l’assurda doppia paternità a due gemelli, oggi il Tribunale dei minori di Firenze ha riconosciuto l’adozione di due bambini da parte di una coppia di gay. 

I due fratellini erano stati adottati in Inghilterra da due cittadini italiani. I giudici di Firenze hanno riconosciuto loro lo status di “figli di due padri” e la cittadinanza italiana. Chi fosse interessato può vedere sulle agenzie di stampa e sui giornali (per esempio La Stampa) le capriole giuridiche che hanno fatto i giudici di Firenze per addivenire a tale conclusione. Sappiamo bene come lavorano gliAzzeccagarbugli «perchè, vedete, a saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo, e nessuno è innocente» (Manzoni,I Promessi Sposi, cap. 3).

Anche l’Osservatore Romano titola nell’edizione di oggi: “A Trento una sentenza discutibile”. E nell’articolo riporta le parole della storica Lucetta Scaraffia al Corriere: “I figli nascono da un uomo e da una donna. Questi due gemelli della sentenza, invece, adesso risultano figli di due donne, per via della maternità”, e i bambini nati in questo modo “pagano un prezzo altissimo:non conosceranno mai la loro madre”.

Lo stesso Papa Francesco, rivolgendosi alla Rota Romana, avvertiva l’anno scorso chenon può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. In San Pietro, aprendo il convegno ecclesiale della sua diocesi, aveva spiegato che è proprio la “reciprocità e complementarietà nella differenza”  tra uomo e donna, padre e madre, a “far crescere” e “maturare” i figli. Più volte il Papa ha parlato delle “colonizzazioni ideologiche del gender” che sono una grave minaccia per la famiglia perchè negano “la prima e più fondamentale differenza, costitutiva dell’essere umano” e così “avvelenano l’anima” e “distruggono una società, un Paese, una famiglia”.

Nel pieno del dibattito parlamentare sulla Cirinnà, il cardinale Gualtiero Bassetti aveva spiegato al Corriere che le unioni civili andavano “riconosciute in quanto tali, omosessuali compresi”, ma senza equiparazioni col matrimonio e figli, “per le adozioni ci vogliono un uomo e una donna”. Lo stesso cardinale Bagnasco aveva detto l’anno scorso che “i figli non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre e i bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma perché la famiglia è un fatto antropologico, non ideologico”.

Ma ormai da tempo qui da noi i giudici fanno quello che vogliono. Impuniti – sostanzialmente – quando sbagliano,intoccabili nei loro privilegi di casta, hanno dimenticato di essere “soggetti alla legge”, in base all’art. 101, secondo comma, Cost.

Quelli di loro che incarnano la cultura della morte radical chic a colpi di sentenza fanno e disfano le leggi del Parlamento: alla faccia della sovranità popolare e della democrazia di cui hanno sempre la bocca piena. E la maggioranza del Parlamento in carica, oggi, si adegua.

Senza contare che con  l’adozione da parte di single o di coppie formate da persone dello stesso sesso si«mina un diritto fondamentale dei bambini, ossia quello di avere un padre e una madre. Sono tantissime le coppie eterosessuali che in Italia aspettano di poter adottare bambini, ma sono ostacolate da burocrazia e lungaggini. Il diritto di un bambino è quello di avere un padre e una madre, con il provvedimento del Tribunale di Firenze si privilegia invece l’egoismo da parte degli adulti», come dice il comunicato stampa che ci ha inviato l’on. Fontana, europarlamentare della Lega.

Ma dei diritti dei bambini, ovviamente, i giudici non si curano. Loro si sentono onnipotenti. Non credono (non sanno?) che c’è un Giudice dei giudici (nella foto) cui prima o poi dovranno rendere conto.

Fonti

https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/giudici-e-adozione-gay-la-dittatura-della-magistratura/

http://www.aibi.it/ita/adozioni-gay-cardinale-bagnasco-cei-i-figli-non-sono-necessariamente-un-diritto-il-bene-dei-bambini-richiede-il-papa-e-la-mamma/

Quaresima, tempo di Grazia e di Amore, “per non accontentarsi di una vita mediocre e per tornare a Dio con tutto il cuore”

Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2017, “La Parola è un dono, l’Altro è un dono: “la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono.  La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità”.

IL SIGNIFICATO BIBLICO DELLA QUARESIMA È QUELLO DI CONVERSIONE, IMPEGNO PER MIGLIORARE LA PROPRIA VITA ALLA LUCE DEL VANGELO. Ad alimentare un’ immagine della QUARESIMA unicamente come “periodo di tristezza e castigo” ha certamente contribuito una visione alquanto pessimistica del nostro corpo e della vita terrena. Visione che in passato ha fortemente caratterizzato una certa spiritualità (soprattutto gnostica), secondo cui il nostro corpo, la nostra vita sarebbero ‘opera del demonio’: in verità,  Dio Padre Creatore  ce li ha donati non come ostacoli sul nostro cammino, ma come strumenti per il compimento della nostra speranza.
TUTTA LA REALTÀ UMANA, anche quella che talvolta ci fa soffrire, ci è stata DONATA COME STRUMENTO, COME MONETA DA SPENDERE BENE, per giungere all’eternità beata, il traguardo per il quale noi siamo stati creati.

La QUARESIMA, infatti, si è strutturata NELLA VITA DELLA COMUNITÀ CRISTIANA FIN DAL IV SECOLO  IN PRIMO LUOGO COME GIOIOSA PREPARAZIONE DEI CATECUMENI CHE, DOPO UN PERIODO DI CATECHESI E DI “ALLENAMENTO ” ALLA VITA CRISTIANA, erano stati scelti per ricevere il BATTESIMO, LA CONFERMAZIONE E LA COMUNIONE nella prossima veglia PASQUALE. La QUARESIMA coinvolgeva anche coloro che erano già battezzati, i quali sostenevano i candidati al BATTESIMO, con la preghiera e il digiuno e coglievano L’OCCASIONE PER RINNOVARE LA PROPRIA FEDELTÀ A CRISTO E AL SUO VANGELO. Il comune impegno alla CONVERSIONE non era vissuto nella cupa tristezza, ma affrontato con la CONSAPEVOLEZZA DI CHI SA CHE SENZA FATICA, SENZA RINUNCIA, NON È POSSIBILE RAGGIUNGERE ALCUN TRAGUARDO ALTO E AMBITO.


LE CENERI: SEGNO DI VITA O DI MORTE ?Risultati immagini per IMPOSIZIONE CENERI MERCOLEDI' SANTO
MERCOLEDI’ DELLE CENERI: tradizionalmente ricavate dai rami d’ulivo benedetti in occasione della Domenica delle Palme dell’anno precedenti, le ceneri, e il rito della loro imposizione, hanno origini antichissime. 
Il significato biblico

Da Abramo a Giuditta, le ceneri, assumono un duplice significato nella storia dell’Antico Testamento. Sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere” (Gen 18,27). Noto, a tal proposito, il testo della conversione degli abitanti di Ninive dopo la predicazione di Giona: “I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere” (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: “Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore” (Gdt 4,11). Inoltre, Giuditta, prima di intraprendere l’ardua impresa di liberare Betulia, “cadde con la faccia a terra e sparse cenere sul capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era rivestita e, nell’ora in cui veniva offerto nel tempio di Dio in Gerusalemme l’incenso della sera, supplicò a gran voce il Signore” (Gdt 9, 1). Nel Nuovo Testamento, poi, Gesù stesso, parlando delle città di Corazin e Betsaida, afferma che avrebbero meritato la stessa fine di Tiro e Sidone se non avessero fatto penitenza con cenere e cilicio (Mt 11, 21).Risultati immagini per IMPOSIZIONE CENERI MERCOLEDI' SANTO

Il rito delle “CENERI”, che dà inizio alla QUARESIMA, NON INTENDE ESSERE UN MESSAGGIO “TERRORISTICO “, MA SEMPLICEMENTE RICORDARE LA NOSTRA IDENTITÀ. Cioè quell’ADAMO (fatto di terra), fragile e peccatore che è in ciascuno di noi. QUESTO RITO È SORTO NEL VII SECOLO SOLO PER I BATTEZZATI CHE AVEVANO COMMESSO PECCATI GRAVISSIMI E NOTORI, scandalizzando la COMUNITÀ, e che,pentiti, intendevano fare pubblica penitenza per essere riconciliati il GIOVEDÌ SANTO e potersi accostare alla MENSA EUCARISTICA in quella stessa veglia pasquale nella quale erano nati alla vita nuova in CRISTO.
Dall’ XI secolo, scomparsa quasi del tutto la penitenza pubblica, spontaneamente molti fedeli, sebbene non avessero peccato gravemente, desideravano sottoporsi a questo rito per manifestare la loro permanente conversione. Questa prassi è rimasta fino ai nostri giorni. L’ antica formula che accompagna l’imposizione delle CENERI ricorda le severe parole del SIGNORE ad ADAMO: “POLVERE TU SEI ED IN POLVERE RITORNERAI” (Genesi 3,19). Una dura verità che non dobbiamo dimenticare.
Tuttavia, non siamo stati creati per morire, ma per vivere.  Il MESSALE oggi propone anche una formula  che riprende le parole con le quali GESÙ inizia la sua predicazione: “CONVERTITEVI E CREDETE NEL VANGELO “(Marco 1,15). Se è vero che siamo polvere, non dobbiamo dimenticare che in questa polvere DIO ha “SOFFIATO ” la Sua vita e ne ha fatto un essere a SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA “.

La QUARESIMA è IL TEMPO FAVOREVOLE PER PERMETTERE ALLO SPIRITO SANTO DI PORTARE A COMPIMENTO IN NOI L’OPERA INIZIATA CON IL BATTESIMO, PER PLASMARCI AD IMMAGINE DI CRISTO, nuovo ADAMO. “Come argilla nelle mani del vasaio che la modella a suo piacimento, così gli uomini nelle mani di Colui che li ha creati”(SIRACIDE 33,13).


PERCHÉ QUARANTA GIORNI?
GIÀ nel IV secolo la grande festa di PASQUA è preceduta da una preparazione di 40 giorni, sia per i catecumeni che sono stati scelti per ricevere il BATTESIMO che per tutti i fedeli che intendono ribadire la loro adesione a CRISTO. SUL NUMERO 40 HA INFLUITO IL SIMBOLISMO BIBLICO: 40 sono i giorni del diluvio; 40 sono gli anni dell’ ESODO; 40 sono i giorni trascorsi da MOSÈ sul monte SINAI ;40 giorni durò la lotta di DAVIDE contro GOLIA; 40 sono i giorni del cammino di ELIA prima di incontrare il SIGNORE sul monte HOREB; per 40 giorni GIONA annuncia la parola di DIO a NINIVE; 40 sono i giorni del digiuno di GESÙ nel deserto prima di iniziare la sua missione; infine sono pure 40 i giorni durante i quali il SIGNORE RISORTO appare ai Suoi e li prepara alla loro missione…il numero 40 è chiaramente un simbolo PER INDICARE UN PERIODO DI LOTTA SPIRITUALE,  DI PURIFICAZIONE IN VISTA DI GRANDI EVENTI, DI IMPORTANTI SCELTE, di un nuovo capitolo nella storia della propria vita.

LA CHIESA OGNI ANNO SI UNISCE AL MISTERO DI GESÙ NEL DESERTO CON I 40 GIORNI DELLA QUARESIMA. (CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA N.450).


C’È DIGIUNO E DIGIUNO: il vero digiuno è UN ATTO D’AMORE.

Non si può comprendere il digiuno cristiano al di fuori della visione di fede. Non è mortificazione, non è esercizio di volontà, non è autodisciplina. O, meglio, non è solo queste cose. Lo scopo del digiuno cristiano è di distogliere il nostro sguardo dalle cose di questo mondo per affermare il primato di Dio. Nel digiuno si riafferma un rapporto diretto con il Signore. Un rapporto di relazione con l’Altro che ci precede e ci sovrasta. L’astensione dalle carni durante la Quaresima vuol dire attestare anche nell’aspetto più banale e quotidiano della  vita (l’alimentazione) che vi è Una Persona per la quale siamo pronti a rinunciare al cibo: Lui è fondamentale per la nostra esistenza, ancor più dell’alimento materiale lo è quindi quello spirituale del Suo amore. In questo senso digiunare ed astenersi da carne, uova e derivati degli animali, e da cibi prelibati, ricercati e costosi, significa attestare immediatamente, l’esistenza di un rapporto di amore con Cristo. Questi alimenti, infatti, non vengono proibiti per la loro presunta “purezza” o “impurità”, come accadeva nell’ebraismo, bensì semplicemente in quanto la rinuncia costituisce un metodo  nell’incremento dell’amore per Cristo. Dunque – lo ribadiamo – il digiuno non è un mero formalismo, ma un autentico atto d’amore. 

SOLO CHI SPERIMENTA LA MANCANZA È CAPACE DI ALZARE IL PROPRIO SGUARDO oltre gli angusti confini del proprio io. 

“NON È PIUTTOSTO IL DIGIUNO CHE VOGLIO: SCIOGLIERE LE CATENE INIQUE, TOGLIERE I LEGAMI DEL GIOGO, RIMANDARE LIBERI GLI OPPRESSI E SPEZZARE OGNI GIOGO?  NON CONSISTE FORSE NEL DIVIDERE IL PANE CON L’AFFAMATO, NELL’ INTRODURRE IN CASA I MISERI, SENZA TETTO, NEL VESTIRE UNO CHE VEDI NUDO, SENZA TRASCURARE I TUOI PARENTI?”(Isaia 58,6-7).


IL DIGIUNO. Il digiuno appartiene effettivamente alla Tradizione della CHIESA, ma la pratica attuale è stata fissata da PAOLO VI con la Costituzione Apostolica PAENITEMINI SULLA DISCIPLINA PENITENZIALE (17 FEBBRAIO 1966), secondo i seguenti criteri:
1) LA LEGGE DEL DIGIUNO OBBLIGA A FARE UN UNICO PASTO DURANTE LA GIORNATA, MA NON PROIBISCE DI PRENDERE UN PO’ DI CIBO AL MATTINO E ALLA SERA, ATTENENDOSI, PER LE QUANTITÀ E LE QUALITÀ, ALLE CONSUETUDINI LOCALI APPROVATE .
2) LA LEGGE DELL’ ASTINENZA PROIBISCE L’USO DELLE CARNI, COME PURE DEI CIBI E DELLE BEVANDE CHE, AD UN PRUDENTE GIUDIZIO, SONO DA CONSIDERARSI COME PARTICOLARMENTE RICERCATI E COSTOSI.
3) IL DIGIUNO E L’ASTINENZA, NEL SENSO SOPRA PRECISATO, DEVONO ESSERE OSSERVATI IL MERCOLEDÌ DELLE CENERI (o il primo Venerdì di QUARESIMA per il rito AMBROSIANO) e il Venerdì della PASSIONE E MORTE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO; SONO CONSIGLIATI IL SABATO SANTO SINO ALLA VEGLIA PASQUALE.
4) L’ASTINENZA DEVE ESSERE OSSERVATA IN TUTTI I VENERDÌ DI QUARESIMA, A MENO CHE COINCIDANO CON UN GIORNO ANNOVERATO TRA LE SOLENNITÀ (come il 19 o il 25 Marzo). In tutti gli altri Venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di Penitenza, di Preghiera, di Carità.
5) ALLA LEGGE DEL DIGIUNO SONO TENUTI TUTTI I MAGGIORENNI FINO AL SESSANTESIMO ANNO INIZIATO; ALLA LEGGE DELL’ ASTINENZA COLORO CHE HANNO COMPIUTO IL 14 ESIMO ANNO DI ETÀ.

6) DALL’ OSSERVANZA DELL’ OBBLIGO DELLA LEGGE DEL DIGIUNO E DELL’ ASTINENZA PUÒ SCUSARE UNA RAGIONE GIUSTA, COME AD ESEMPIO LA SALUTE. SONO REGOLE CHE A MIO MODESTO PARERE RENDONO LA PRATICA DEL DIGIUNO LARGAMENTE ACCESSIBILE A TUTTI I FEDELI.


(Riflessioni sulla Quaresima del catechista Marco Lucchesi)

‘Suicidio assistito’ Dj Fabo: è una grande sconfitta per tutti; la legge eutanasia è aberrante ‘cultura dello scarto’

Monsignor  Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita:  ” L’accostamento tra questo fatto e il dibattito legislativo svela delle strumentalizzazioni ed è vergognoso che questo accada”.  «Fabo è morto alle 11.40». L’annuncio viene dato il 27 febbraio 2017 su Twitterdal radicale Marco Cappato. Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, è morto in una clinica svizzera specializzata nell’eutanasia. L’annuncio di Cappato, dirigente dell’associazione Luca Coscioni che lo ha accompagnato, giunge a un giorno dal ricovero.

“SCONFITTA AMARA, LEGGE EUTANASIA E’ ABERRAZIONE”. Suscita dolorosi interrogativi la morte di Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo. Era cieco e tetraplegico da tre anni a seguito di un incidente stradale nel 2014. Ha scelto di porre fine alla sua vita in Svizzera attraverso il suicidio assistito all’età di 40 anni. Nelle sue ultime volontà, Fabo ha parlato di esistenza senza speranza e di sofferenza. Su questa vicenda, che ha innescato in Italia un dibattito sulla mancanza di una legge idonea, è intervenuto mons. Vincenzo Paglia:

«Tutto questo mi rattrista molto. Deve rattristarci tutti, e anche interrogarci…Ogni volta che si pone termine a una vita, o ci si propone di farlo, è sempre una sconfitta», ha dichiarato monsignor Paglia in un’intervista al Corriere della Sera (27 febbraio), «una sconfitta amara: sia per chi dice ‘non ce la faccio più’ sia per una società che si rassegna all’impotenza».

Per Mons Paglia «la legge non può per sua natura» regolamentare «situazioni così drammatiche» e «il rischio è di creare ‘la cultura dello scarto’ di cui parla il Papa...Quanti suicidi abbiamo nella nostra società, persino di ragazzi! E purtroppo, di fronte a questi esiti, non sappiamo trovare quelle ragioni che devono rendere capaci di cambiare la società, la sua cultura e il suo atteggiamento tra di noi. La solitudine porta al fatto che ciascuno sia lasciato solo con se stesso, non ci si sente corresponsabili, non ci si sente importanti gli uni per gli altri, non c’è un legame che scardina quell’indifferenza o quell’abbandono che porta – appunto – a  ritenere insopportabili determinate situazioni, che possono essere sia di dolore fisico che psicologico. In questo senso c’è bisogno di una rivoluzione culturale, di una rivoluzione del noi. L’”io” è un virus che ci sta distruggendo nella convivenza quotidiana e anche nei momenti difficili come quello della morte. Ed è oggi allora che avviene l’estensione dell’eutanasia anche a persone non malate, sane, ma che ritengono che sia chiuso il ciclo della loro possibile esistenza. Questa è un’aberrazione».

L’APPELLO (INASCOLTATO) DI MATTEO A DJ FABO

Avvenire (26 febbraio) aveva raccolto l’appello di Matteo Nassigh, ragazzo di 19 anni che non parla, non cammina, non fa nulla da solo a causa di un’asfissia alla nascita. Ma a dj Fabo che chiede l’eutanasia dice (sfiorando una tastiera): «Noi possiamo pensare e il pensiero cambia il mondo». «Voglio rispondergli perché io conosco bene la fatica di vivere in un corpo che non ti obbedisce in niente. Voglio dirgli che noi persone cosiddette disabili siamo portatori di messaggi molto importanti per gli altri, noi portiamo una luce. Anch’io a volte ho creduto di voler morire, perché spesso gli altri non ci trattano da persone pensanti ma da esseri inutili».

“NON SONO UN VEGETALE”

«Dopo vari tentativi, quando avevo 6 anni siamo arrivati alla lettoscrittura – riprende Matteo – e io ho imparato in fretta a leggere e scrivere perché avevo molto da dire ed ero stufo di non potermi esprimere ». Bisogna provare a restare chiusi nel proprio corpo per anni e dover sentire che gli altri ti credono un vegetale: «Appena ho potuto comunicare, la prima cosa che ho detto a mia mamma è stato di piantarla di vestirmi in quel modo. Ero sempre in grigio e io volevo il giallo, l’arancione».

“NOI SIAMO LIBERTA’”

Il problema di dj Fabo e dei tanti che la pensano come lui, asserisce, è che «vedono la disabilità come un’assenza di qualcosa, invece è una diversa presenza». Insomma, i disabili non sono persone che devono diventare il più possibile uguali agli altri, «cambiate lo sguardo e lasciateci la libertà di restare noi stessi, allora noi saremo liberi quanto voi…». Non è questione di leggi in Parlamento, ma proprio di sguardo: «Se le persone vengono misurate per ciò che fanno, è ovvio che uno come me o dj Fabo vuole solo morire. Ma se venissero capite per quello che sono, tutto cambierebbe. Ci vedete come mancanza di libertà, ma noi siamo libertà, se ci viene permesso di essere diversi».

ACCANIMENTO ED EUTANASIA

Il teologo Luigi Lorenzetti, su Famiglia Cristiana (27 febbraio) precisa: « «L’accanimento terapeutico indica trattamenti sanitari che, nella situazione concreta e in base all’attuale scienza medica, risultano inutili per la guarigione o per il miglioramento del malato; sono anche sproporzionati tra quello che si può fare tecnicamente e il risultato che si prevede di ottenere»

L’eutanasia, invece, «indica il procurare la morte, su richiesta del soggetto allo scopo di porre termine a un’esistenza che è (o si ritiene) irreversibilmente se­gnata dalla sofferenza. Si pratica con un’azione (ad esempio, iniezione letale) o con l’omissione delle cure ordinarie; o anche con l’aumentare appositamente le dosi antidolorifiche allo scopo di affrettare la morte».

IL CONFINE “OSCURO”

Accanimento terapeutico ed eutanasia «sono distinti e il confine che li separa è chiaro. Il confine si oscura quando si tende a far passare per accanimento quelle che sono cura e assistenza ordinarie. Può verificarsi che, nella situazione concreta, ci siano dubbi sull’utilità e proporzionalità di certi interventi medici e chirurgici (ad esempio, un trattamento di chemioterapia). L’alleanza medico-paziente è l’ideale per una decisione più giusta a favore del paziente».

Al contrario, «non ci sono dubbi su quali sono i trattamenti ordinari (proporzionati), così che non intraprenderli o sospenderli significa procurare la morte, vale a dire entrare nell’area dell’eutanasia».

TRATTAMENTI ORDINARI

La questione nuova riguarda l’idratazione e l’alimentazione artificiali: sono trattamenti ordinari e, quindi, in linea di principio obbligatori o, viceversa, straordinari e, quindi, da rifiutare?

«Ci so­no seri argomenti – ragiona il teologo – per concludere che sono trattamenti ordinari (utili e proporzionati). Non richiedono, infatti, l’impiego di sofisticati strumenti tecnologici; sono accessibili a strutture ospedaliere povere; sono praticabili anche a livello familiare. Anzi, non sono nemmeno atti medici («il nutrire si differenzia dal curare»), ma trattamenti di sostegno vitale e, in quanto tali, costituiscono il minimo che si possa prestare a chi non è in grado di nutrirsi autonomamente».

“NIENTE STRUMENTALIZZAZIONI”

«Rispettoso silenzio», ma no a «strumentalizzazioni ideologiche». Questo l’atteggiamento di Alberto Gambino, giurista e presidente dell’associazione “Scienza & Vita”, di fronte alla notizia della morte in Svizzera di dj Fabio. «Compassione e rispetto assoluti per una vicenda dolorosissima», ribadisce Gambino, ma anche un fermo no alla «strumentalizzazione ideologica del caso fatta dai radicali per tentare di accelerare l’approvazione del ddl sul fine vita pendente alla Camera» (Agensir, 27 febbraio).

“SOSPENSIONE NON ACCETTABILE”

Pur non aprendo in alcun modo al suicidio assistito, l’attuale testo presenta tuttavia diversi profili problematici, prosegue Gambino. Tra questi la possibilità di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali che, chiarisce, «non costituiscono atti terapeutici, bensì presidi vitali. Se una persona non può sostenersi autonomamente, la loro sospensione non è accettabile e si configura a tutti gli effetti come una forma di eutanasia passiva, anche se – ribadisce – non sarebbe stato questo il caso di dj Fabio».

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/28/caso_dj_fabo_il_commento_di_mons_paglia_grande_sconfitta/1295545

“Noi siamo libertà”. La campagna di Matteo contro l’eutanasia

Card Müller:”Non è Amoris Laetitia che provoca confusione, ma alcuni confusi interpreti di essa.”

Il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Gerhard Ludwig Müller torna a parlare dei temi contenuti nei “dubia” su Amoris Laetitia presentati da quattro porporati, senza mai citarli esplicitamente, e ripropone la sua lettura del documento papale rispondendo alle domande della rivista Il Timone, spesso critica verso il magistero dell’attuale Pontefice. Nell’intervista, peraltro, il Cardinale ribadisce concetti già espressi in sue precedenti interviste.

Per Müller, la «Amoris laetitia» va «chiaramente interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa. Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando “Amoris laetitia” secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica. Il magistero del papa è interpretato solo da lui stesso o tramite la Congregazione per la dottrina della fede. Il papa interpreta i vescovi, non sono i vescovi a interpretare il papa, questo costituirebbe un rovesciamento della struttura della Chiesa cattolica. A tutti questi che parlano troppo, raccomando di studiare prima la dottrina [dei concili] sul papato e sull’episcopato. Il vescovo, quale maestro della Parola, deve lui per primo essere ben formato per non cadere nel rischio che un cieco conduca per mano altri ciechi».

Poi dichiara essere sempre valido l’impegno contenuto nell’esortazione apostolica di papa san Giovanni Paolo II «Familiaris consortio», la quale prevede che le coppie di divorziati risposati che non possono separarsi, per poter accedere ai sacramenti devono impegnarsi a vivere in continenza: «Non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale cristiana e della teologia dei sacramenti. La confusione su questo punto riguarda anche la mancata accettazione dell’enciclica “Veritatis splendor” con la chiara dottrina dell’”intrinsece malum”. Per noi il matrimonio è l’espressione della partecipazione dell’unità tra Cristo sposo e la Chiesa sua sposa. Questa non è, come alcuni hanno detto durante il Sinodo, una semplice vaga analogia. No! Questa è la sostanza del sacramento, e nessun potere in cielo e in terra, né un angelo, né il papa, né un concilio, né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarlo».

Il Prefetto invita tutti a «riflettere, studiando prima la dottrina della Chiesa, a partire dalla Parola di Dio nella Sacra Scrittura che sul matrimonio è molto chiara. Consiglierei anche di non entrare in alcuna casuistica che può facilmente generare malintesi, soprattutto quello per cui se muore l’amore, allora è morto il vincolo del matrimonio. Questi sono sofismi: la Parola di Dio è molto chiara e la Chiesa non accetta di secolarizzare il matrimonio. Il compito di sacerdoti e vescovi non è quello di creare confusione, ma quello di fare chiarezza. Non ci si può riferire soltanto a piccoli passaggi presenti in “Amoris laetitia”, ma occorre leggere tutto nell’insieme, con lo scopo di rendere più attrattivo per le persone il Vangelo del matrimonio e della famiglia. Non è “Amoris laetitia” che ha provocato una confusa interpretazione, ma alcuni confusi interpreti di essa. Tutti dobbiamo comprendere ed accettare la dottrina di Cristo e della sua Chiesa e allo stesso tempo essere pronti ad aiutare gli altri a comprenderla e a metterla in pratica anche in situazioni difficili». 

Nella bella intervista il prefetto aggiunge altro, spiega che «non dobbiamo pretendere di scegliere un Papa, un vescovo o un parroco da una specie di catalogo, come se vi fosse un desiderio personale da soddisfare. Dobbiamo vivere la concretezza della realtà così come ci è stata data e accettare la contingenza della esistenza umana».

Ha anche spiegato che l’intento originale di Lutero non era sbagliato: «è necessario sbarazzarsi della “mondanizzazione” della Chiesa: tutto questo possiamo accettarlo dalle istanze della riforma protestante». Aggiungendo però che «ci sono errori dommatici tra i riformatori che non possiamo accettare» poiché si è andati ad «incidere sul nucleo del concetto cattolico di Rivelazione». Ovvero la Riforma e i riformatori hanno perso di vista l’intento originale, la purificazione della Chiesa, andando ben oltre. Non sembra così distante dalla lettura -necessariamente più “diplomatica”-, di Francesco, per il quale «l’intento di Martin Lutero, cinquecento anni fa, era quello di rinnovare la Chiesa, non di dividerla». Ed è chiaro che anche il Papa stesso trovi incompatibili i frutti della Riforma con la visione cattolica, infatti spera di«giungere a ulteriori convergenze sui contenuti della dottrina e dell’insegnamento morale della Chiesa per avvicinarsi sempre più all’unità piena e visibile».

Nell’intervista televisiva a Stanze vaticane, il card. Müller disse che «l’“Amoris Laetitia” è molto chiara nella sua dottrina e possiamo interpretare tutta la dottrina di Gesù sul matrimonio, tutta la dottrina della Chiesa in 2000 anni di storia». Nell’intervista pubblicata oggi, conferma la sua posizione, smentendo per la seconda volta coloro che ritengono che l’esortazione apostolica non sia in linea con il magistero cattolico: «Non è Amoris Laetitia che ha provocato una confusa interpretazione, ma alcuni confusi interpreti di essa».

Già precedentemente a Radio Vaticana, il card. Müller aveva affermato che Papa Francesco vuole aiutare tutti coloro il cui matrimonio e le cui famiglie si trovano in crisi, “a trovare una via che sia in corrispondenza con la volontà sempre misericordiosa di Dio” ed aveva respinto le teorie su presunte lotte intestine in Vaticano tra quanti premono per una riforma e quanti invece frenano: stiamo parlando “della vittoria della verità, non del trionfo del potere”.

Fonti

http://www.lastampa.it/2017/02/01/vaticaninsider/ita/vaticano/mller-cos-io-leggo-amoris-laetitia-miM0PAAksu2SOdbCRiCexI/pagina.html

http://www.uccronline.it/2017/02/01/il-card-muller-a-il-timone-non-e-amoris-laetitia-ad-aver-creato-confusione/

http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/02/intervista_al_card_m%C3%BCller_sulla_lettera_di_4_cardinali/1276440

Il Papa: “La Speranza, il nostro elmo di salvezza, è radicata nell’evento della Resurrezione di Cristo”

La Speranza cristiana – 9. L’elmo della speranza (1Ts 5,4-11)  

Catechesi Udienza generale di Papa Francesco 1 febbraio 2017

Nelle scorse catechesi abbiamo iniziato il nostro percorso sul tema della speranza rileggendo in questa prospettiva alcune pagine dell’Antico Testamento. Ora vogliamo passare a mettere in luce la portata straordinaria che questa virtù viene ad assumere nel Nuovo Testamento, quando incontra la novità rappresentata da Gesù Cristo e dall’evento pasquale: la speranza cristiana. Noi cristiani, siamo donne e uomini di speranza.

È quello che emerge in modo chiaro fin dal primo testo che è stato scritto, vale a dire la Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi. Nel passo che abbiamo ascoltato, si può percepire tutta la freschezza e la bellezza del primo annuncio cristiano. Quella di Tessalonica è una comunità giovane, fondata da poco; eppure, nonostante le difficoltà e le tante prove, è radicata nella fede e celebra con entusiasmo e con gioia la risurrezione del Signore Gesù. L’Apostolo allora si rallegra di cuore con tutti, in quanto coloro che rinascono nella Pasqua diventano davvero «figli della luce e figli del giorno» (5,5), in forza della piena comunione con Cristo.

Quando Paolo le scrive, la comunità di Tessalonica è appena stata fondata, e solo pochi anni la separano dalla Pasqua di Cristo. Per questo, l’Apostolo cerca di far comprendere tutti gli effetti e le conseguenze che questo evento unico e decisivo, cioè la risurrezione del Signore, comporta per la storia e per la vita di ciascuno. In particolare, la difficoltà della comunità non era tanto di riconoscere la risurrezione di Gesù, tutti ci credevano, ma di credere nella risurrezione dei morti. Sì, Gesù è risorto, ma la difficoltà era credere che i morti risorgono. In tal senso, questa lettera si rivela quanto mai attuale. Ogni volta che ci troviamo di fronte alla nostra morte, o a quella di una persona cara, sentiamo che la nostra fede viene messa alla prova. Emergono tutti i nostri dubbi, tutta la nostra fragilità, e ci chiediamo: «Ma davvero ci sarà la vita dopo la morte…? Potrò ancora vedere e riabbracciare le persone che ho amato…?». Questa domanda me l’ha fatta una signora pochi giorni fa in un’udienza, manifestando un dubbio: “Incontrerò i miei?”. Anche noi, nel contesto attuale, abbiamo bisogno di ritornare alla radice e alle fondamenta della nostra fede, così da prendere coscienza di quanto Dio ha operato per noi in Cristo Gesù e cosa significa la nostra morte. Tutti abbiamo un po’ di paura per questa incertezza della morte. Mi viene alla memoria un vecchietto, un anziano, bravo, che diceva: “Io non ho paura della morte. Ho un po’ di paura a vederla venire”. Aveva paura di questo.

Paolo, di fronte ai timori e alle perplessità della comunità, invita a tenere salda sul capo come un elmo, soprattutto nelle prove e nei momenti più difficili della nostra vita, «la speranza della salvezza». È un elmo. Ecco cos’è la speranza cristiana. Quando si parla di speranza, possiamo essere portati ad intenderla secondo l’accezione comune del termine, vale a dire in riferimento a qualcosa di bello che desideriamo, ma che può realizzarsi oppure no. Speriamo che succeda, è come un desiderio. Si dice per esempio: «Spero che domani faccia bel tempo!»; ma sappiamo che il giorno dopo può fare invece brutto tempo… La speranza cristiana non è così. La speranza cristiana è l’attesa di qualcosa che già è stato compiuto; c’è la porta lì, e io spero di arrivare alla porta. Che cosa devo fare? Camminare verso la porta! Sono sicuro che arriverò alla porta. Così è la speranza cristiana: avere la certezza che io sto in cammino verso qualcosa che è, non che io voglia che sia. Questa è la speranza cristiana. La speranza cristiana è l’attesa di una cosa che è già stata compiuta e che certamente si realizzerà per ciascuno di noi. Anche la nostra risurrezione e quella dei cari defunti, quindi, non è una cosa che potrà avvenire oppure no, ma è una realtà certa, in quanto radicata nell’evento della risurrezione di Cristo. Sperare quindi significa imparare a vivere nell’attesa. Imparare a vivere nell’attesa e trovare la vita. Quando una donna si accorge di essere incinta, ogni giorno impara a vivere nell’attesa di vedere lo sguardo di quel bambino che verrà. Così anche noi dobbiamo vivere e imparare da queste attese umane e vivere nell’attesa di guardare il Signore, di incontrare il Signore. Questo non è facile, ma si impara: vivere nell’attesa. Sperare significa e implica un cuore umile, un cuore povero. Solo un povero sa attendere. Chi è già pieno di sé e dei suoi averi, non sa riporre la propria fiducia in nessun altro se non in sé stesso.4374877_53c46

Scrive ancora san Paolo: «Egli [Gesù] è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui» (1 Ts5,10). Queste parole sono sempre motivo di grande consolazione e di pace. Anche per le persone amate che ci hanno lasciato siamo dunque chiamati a pregare perché vivano in Cristo e siano in piena comunione con noi. Una cosa che a me tocca tanto il cuore è un’espressione di san Paolo, sempre rivolta ai Tessalonicesi. A me riempie della sicurezza della speranza. Dice così:

«E così per sempre saremo con il Signore» (1 Ts 4,17). Una cosa bella: tutto passa ma, dopo la morte, saremo per sempre con il Signore. È la certezza totale della speranza, la stessa che, molto tempo prima, faceva esclamare a Giobbe: «Io so che il mio redentore è vivo […]. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno» (Gb 19,25.27). E così per sempre saremo con il Signore. Voi credete questo? Vi domando: credete questo? Per avere un po’ di forza vi invito a dirlo tre volte con me: “E così per sempre saremo con il Signore”. E là, con il Signore, ci incontreremo.

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170201_udienza-generale.html

«Se le società europee apriranno la porta all’estremismo islamico, richiuderla sarà difficilissimo» Intervista all’imam franco-algerino Hocine Drouiche

«Sono un imam e ho il dovere di lanciare un allarme: esiste un islam politico che rappresenta un pericolo prima di tutto per noi musulmani. Non possiamo più nasconderci e continuare a dire che il terrorismo non c’entra niente con la nostra religione. Se le società europee apriranno la porta all’estremismo, richiuderla sarà difficilissimo». È per affermazioni come questa che Hocine Drouiche è attaccato, insultato e addirittura minacciato da molti suoi correligionari. Il giovane imam nato in Algeria è la guida di una piccola comunità musulmana nella città francese meridionale di Nîmes, che si riunisce nel “Centro islamico della fraternità”.

Le sue prese di posizione contro il terrorismo, che non manca mai di definire «islamico», e a favore di una «riforma dell’islam» ne hanno fatto uno dei personaggi più controversi di Francia. Il suo nome è apparso su tutti i giornali, non solo d’Oltralpe, quando all’indomani della strage di Nizza ha annunciato le sue dimissioni da vicepresidente della Conferenza degli imam per «rifiuto di queste istituzioni [musulmane] incompetenti che non fanno nulla per la pace sociale e che non la smettono di ripetere che l’estremismo non esiste, che è prodotto dai mass media». Drouiche è poi tornato sui suoi passi a patto che la Conferenza tagliasse i ponti con il Consiglio francese del culto musulmano, consulta che rappresenta per legge i musulmani di Francia, accusato di non aver commemorato gli attentati di Nizza, salvo emettere un «comunicato striminzito».

Formatosi presso l’Université des Frères Mentouri a Costantina in Algeria, durante la guerra civile degli anni Novanta, poi in Siria e Arabia Saudita, Drouiche ha conseguito un dottorato a Marsiglia in teologia islamica e dialogo tra religioni e culture. Nonostante questo molte autorità musulmane in Francia lo accusano di essere un «impostore» e un «falso imam che non sa nulla di religione». Accuse alle quali ha più volte risposto mostrando attestati e diplomi, tra cui uno firmato dal Consiglio regionale del culto musulmano francese: «Il Crcm attesta che Hocine Drouiche esercita la funzione di imam in seno alla comunità musulmana e che è persona competente e positiva soprattutto nell’ambito del dialogo interreligioso», si legge. «Mi attaccano perché dico la verità, che tanti non vogliono vedere, e perché ho amici cristiani. Ma per me è un onore essere attaccato solo perché sono amico dei cristiani», dichiara Drouiche a Tempi.

Non sono tanti gli imam che in merito agli attentati dell’Isis in Europa osano parlare di terrorismo “islamico”.
Io sì, perché è la verità e perché sono un imam. Insegno religione e ho una grande responsabilità educativa: non posso nascondere come stanno davvero le cose. Anche perché tradirei la mia storia.

Cioè?
Vivevo ancora in Algeria durante la guerra civile degli anni Novanta. Ho visto con i miei occhi come l’estremismo trasforma giovani normali in terroristi che sgozzano e uccidono nel nome di Allah e dell’islam. Oggi gli attentati di Nizza, Bataclan, Hyper Cacher, Tolosa non sono una novità per me. Ecco perché continuo a lanciare un allarme.

Quale?
Se questi giovani che vengono plagiati vinceranno, non ci saranno più libertà né diritti umani in Europa. Anche la convivenza tra religioni sarà un miraggio. Un po’ come nel mondo arabo, dove si giustifica la persecuzione dei cristiani e l’uccisione degli ebrei.

Chi è che plagia i giovani?
L’islam politico, che è molto pericoloso per i paesi arabi, per i musulmani stessi e per il mondo intero. Questo islam non deve conquistare l’Europa, dove una religione che mortifica la libertà giustamente è inconcepibile. Perché la religione esalta la libertà dell’uomo e conferisce dignità a tutti. Non può essere il contrario.

La stragrande maggioranza degli attentati in Europa è stata compiuta da musulmani, veri o presunti tali. È una coincidenza?
Purtroppo no. In Francia gli imam amano ripetere che l’islam non c’entra niente. Ma non è vero. Queste cose bisogna dirle per costruire la pace e io sono lieto di prendermi qualche rischio per farlo.

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Perché crede che la sua religione offra un terreno fertile agli estremisti?
Il problema comincia dentro l’islam, nei suoi testi religiosi, quando essi vengono insegnati letteralmente e senza contestualizzazione storica. Ci sono testi e parole nel Corano, come quando si invita a combattere i miscredenti, che non vanno intesi in senso assoluto perché si riferiscono a un periodo storico in cui i musulmani erano in guerra e sotto attacco. Per questo il Corano chiedeva ai musulmani di difendersi: questo è logico e normale. Ma oggi…

Oggi?
Bisogna spiegare bene ai musulmani d’Europa, a Roma, Parigi, Londra, Bruxelles, che non si può più chiedere a qualcuno di combattere in base a queste parole del Corano, perché la situazione storica è cambiata. Ecco perché bisogna fornire un’educazione coranica più attinente alla cronologia della rivelazione islamica e alla storia dell’islam.

Questo discorso vale solo per il Corano?
No, anche per la sharia e gli hadith, che raccontano la vita, le opere e le parole del profeta Maometto. Alcuni messaggi violenti sono stati aggiunti dopo per scopi politici, altri sono stati annullati da hadith successivi e quindi non valgono più. Ci sono delle parole di odio che non possono appartenere ad Allah e al profeta Maometto, che era un uomo di tolleranza e pace, e non devono essere insegnate come autentiche.

L’islam ha bisogno di una riforma?
Sì, oggi bisogna insegnare il Corano nel suo vero contesto ma per farlo è necessario che, almeno in Europa, ci siano imam coraggiosi che dicano la verità. Non possiamo continuare a ripetere il discorso del razzismo e dell’islamofobia dell’Occidente, ai quali bisogna reagire con il jihad. Non è vero che il mondo è contro i musulmani. Questi discorsi vanno condannati, perché servono solo a traviare i giovani.

Perché questa riforma è così difficile e osteggiata?
C’è un problema storico, nell’islam ci sono sempre state lotte intestine, a partire dal tempo dei primi califfi. Nei secoli si è preferita una lettura molto rigida del Corano, che non lascia spazio alla ragione e al razionalismo. Ora è difficile cambiare rotta, ma se non lo faremo l’islam ne uscirà danneggiato e destabilizzato.

Perché ci sono stati così tanti attentati in Francia?
Qui abbiamo la più grande comunità musulmana d’Europa, che conta circa sei milioni di persone, attraversata da problemi storici, legati al colonialismo, e sociali. Tanti vivono ghettizzati nelle banlieue. L’islam politico approfitta di questo malessere sociale, aizzando i giovani e dicendo che l’Occidente è contro di loro.

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In dieci anni 40 mila ebrei hanno deciso di lasciare Parigi per Tel Aviv. È un fenomeno che la preoccupa?
Sì e anche qui in parte è colpa dell’islam politico, che disprezza gli ebrei e nega la Shoah. Io non so come sia possibile farlo, è inaccettabile.

Il percorso che propone come viene recepito in Francia?
Purtroppo abbiamo degli imam che chiedono ai musulmani di non augurare buon Natale e buon anno ai cristiani. È da questi comportamenti, che sembrano innocui, che nasce l’odio che poi sfocia nel terrorismo. Se auguri buon anno a questi imam ti guardano male, come se li avessi offesi. È un atteggiamento non solo anti-islamico, ma disumano. Come può una religione proibire di augurare la gioia a qualcuno? Ma l’islam non è questo e infatti la maggior parte degli imam si oppone a queste pratiche.

Eppure lei critica spesso i responsabili musulmani perché non fanno abbastanza per condannare il terrorismo.
Un anno dopo l’attentato al supermercato ebraico Hyper Cacher ero l’unico imam presente per commemorare le vittime. Questo immobilismo non aiuta a costruire un’opinione positiva dell’islam. La comunità deve reagire con forza e scendere in strada dopo gli attentati. C’è bisogno di una risposta vigorosa, altrimenti la nostra immagine ne esce danneggiata.

Un sondaggio di aprile realizzato da Ifop ha rivelato che i francesi sono molto sospettosi verso l’islam e ritengono che i musulmani non siano in grado di integrarsi. Come si può vincere questa diffidenza?
La gente ha paura perché dopo gli attentati non vede una risposta chiara e univoca dei musulmani. Teme che i musulmani vogliano conquistare l’Europa e imporre la sharia. Se ci sono alcuni imam che lo vogliono davvero, la maggioranza no. Ma deve dirlo pubblicamente. E questo ci porta al secondo problema.

Quale?
I francesi si accorgono che nel mondo musulmano c’è anarchia. Non ci sono portavoce, tutti possono parlare a nome dell’islam. Noi abbiamo bisogno di una struttura nazionale che riformi l’islam e se non lo faremo noi, prima o poi ci penserà lo Stato a farlo. E questo è un rischio per la nostra religione.

Come giudica il lavoro del governo in proposito?
In Francia non è facile, perché ci sono tante comunità diverse: algerini, marocchini, tunisini, turchi, africani. Ognuna di queste ha dietro uno Stato e il governo francese non può pensare di creare un islam di Francia parlando con persone pagate dai governi stranieri. Il Consiglio francese del culto musulmano strumentalizza l’islam e non è un partner affidabile.

Lei che cosa propone?
Noi non abbiamo bisogno di un islam in Francia, ma di un islam di Francia. Se non sarà così, sarà saudita o qatariota. Lo Stato non può intromettersi nei testi religiosi, ma deve aiutare i musulmani a trovare un islam locale, indipendente dall’estero e coerente con i valori europei. Basta con gli imam provenienti dall’estero, basta con le moschee costruite con finanziamenti stranieri.

Che cosa ne pensano i fedeli che la seguono?
Io cerco di educarli e di trasmettere il messaggio della convivenza possibile. Ci sono quelli che si arrabbiano, che si offendono ma anche quelli che sono d’accordo. E queste discussioni sono ben accette perché c’è bisogno di aprire un dibattito dentro la comunità.

Lo sa che cosa dicono di lei alcuni blog francesi?
Sì.

Dicono che è un impostore e un falso imam.
Lo so. È normale che questa cosa accada. Mi accusano perché sono amico di ebrei, cristiani e perfino di atei. Non vogliono sentire quello che dico. Ma per me è un onore essere calunniato per questo motivo. Io voglio diffondere una mentalità di pace e cambiamento.

Crede che ce la farà?
Ci sono tanti musulmani che mi seguono. Gli estremisti e i fanatici sono una piccola minoranza, ma parlano a nome di tutti. Abbiamo bisogno di responsabili che parlino davvero a nome di tutti i musulmani e ad alta voce.

Non teme le minacce?
Ho fede, dire queste cose è il mio dovere e credo sinceramente che l’incontro tra islam e valori europei possa essere fecondo. Penso che così svilupperebbe gli anticorpi per contrastare l’odio e la violenza che si vedono nel mondo arabo. E chissà, potrebbe anche cambiarlo

I media contro Trump non dicono il vero: sull’immigrazione, Trump sta facendo rispettare leggi già esistenti, che Obama e l’Europa hanno snobbato…

C’era da aspettarselo che un leader politico che taglia i fondi federali  proaborto e appoggia la Marcia per la Vita, venisse avversato in tutti i modi, come sta accadendo in questi giorni…trump-march-for-life-320x181I media internazionali, politicamente ideologizzati, non dicono la verità su ciò che realmente l’amministrazione Trump sta facendo: i leader europei, invece di criticare il neoeletto presidente americano ad ogni passo che sta facendo, dovrebbero farsi un bel MEA CULPA E RICORDARE che l’attentatore del mercatino di Natale di Berlino ha potuto circolare liberamente per l’Europa senza essere mai riconsegnato alla Tunisia, e uno degli attentatori di Parigi è rimasto tranquillo per quattro mesi a Molenbeek, dopo le stragi compiute…

IN EUROPA L’IMMIGRAZIONE E’ UN PROBLEMA, perchè E’ INCONTROLLATA, le leggi sono deboli, perciò il pulpito, dal quale i media ed i leader europei pronunciano la predica contro Trump, non è affatto credibile…

PER NOI IL SALVATORE E’ SOLO GESU’ CRISTO, non un leader politico, ma vogliamo chiarire i fatti in modo obiettivo, al di là del clamore mediatico contro Trump che, pur essendo un uomo con tutte le sue contraddizioni,  si è dimostrato finora un leader anti “dittatura del pensiero unico”.   Ricordiamo le parole di Papa Francesco sui limiti dell’ immigrazione (non solo sui “ponti”), che i media ideologizzati purtroppo anche cattolici non riportano mai (v.Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2241 ): Non siamo in grado di aprire le porte in modo irrazionaleL’accoglienza è dovere cristiano, a patto che sia regolamentata razionale e proporzionata”:

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/05/19/accoglienzadovere-cristianoa-patto-che-sia-proporzionata-regolamentata-e-razionale/

I VERI FATTI CHE I MEDIA PIU’ NOTI NON CI DICONO: Nelle stesse ore in cui firmava un ordine esecutivo finalizzato a limitare l’immigrazione in USA dei rifugiati provenienti da alcuni Paesi a maggioranza musulmana, il neo-Presidemte statunitense Donald Trump ha riconosciuto come una “priorità” la concessione dello status legale di rifugiato alla categoria dei “cristiani perseguitati”, facendo esplicito riferimento alla situazione siriana, e sostenendo che fino ad ora essi i cristiani in fuga dal conflitto siriano sono stati discriminati dalla politica di accoglienza praticata da Washington nei confronti dei profughi richiedenti asilo: 

http://www.news.va/it/news/asiamedio-oriente-trump-limita-lingresso-in-usa-di

Il presidente americano Trump ha fissato a 50 mila il limite dei rifugiati da ammettere negli States nel 2017; è un tetto, esattamente come quello fissato – e non rispettato – dall’Europa!  Ha sospeso gli ingressi da sette paesi a maggioranza musulmana, in attesa di ridefinire il sistema dei controlli; il blocco europeo dell’ingresso dei profughi dal “Paese sicuro” Turchia è invece a tempo indeterminato e riguarda tutte le nazionalità….Trump ha rilanciato la costruzione del muro al confine col Messico: in realtà  è un completamento, poiché un terzo dei 3.200 chilometri programmati è già realizzato, per iniziativa dei predecessori di Trump, (che nessuno ha mai criticato, come invece fanno oggi contro Trump), mentre ampie zone del confine sono così inaccessibili che non ne hanno bisogno. Trump intende rendere più efficienti i controlli biometrici negli aeroporti: quelli che la Commissione europea aveva deciso oltre dieci anni fa, e che il Parlamento europeo aveva poi fermato in nome della privacy…

Ci sono molte differenze fondamentali tra il nuovo presidente della Casa Bianca e il vecchio presidente Obama, anche quando si tratta di immigrazione, che in America è un problema percepito come pericolo incombente. Barack Obama ha ordinato alla sua amministrazione di non far rispettare una serie di leggi in materia di immigrazione, per il guadagno dei liberal progressisti; Donald Trump ha ordinato alla sua amministrazione di farle rispettare.sad-obama

Ciò che urta il comune sentire non è tanto l’immigrazione in sé e per sé, quanto piuttosto la sua illegalità. Un Governo che non sappia tutelare la legalità ha ben poche speranze di rielezione, almeno in un paese in cui si possa ancora andare a votare. Ed infatti Mrs Hillary Clinton ha subito la sua débâcle elettorale anche su questo argomento (oltre che sulla sua politica abortista infanticida)! 

Questo è il cuore della strategia di Trump in tema immigrazione“Non abbiamo bisogno di nuove leggi”, ha detto il presidente del Dipartimento per la Sicurezza della Patria (Department of Homeland Security ): “Lavoreremo all’interno del sistema e del quadro esistente, al fine di impiegare tutti i mezzi leciti per far rispettare le leggi sull’immigrazione degli Stati Uniti.”:14550162_583062978560963_6393584287869829120_n

Trump ha rilanciato la costruzione del muro al confine col Messico: in realtà sta facendo un completamento, perchè il muro era già stato cominciato dai predecessori di Trump che nessuno aveva criticato! E sappiamo che il Messico ha molti problemi con la legalità…

Negli anni di Obama, migliaia di persone, per lo più dall’America centrale, hanno attraversato il confine con il Messico illegalmente – e non hanno fatto alcuno sforzo per rispettare le leggi vigenti, cercando di ottenere un “permesso regolare” per rimanere – le autorità di frontiera li trattenevano brevemente, fissavano  una data per farli presentare in tribunale, e poi li lasciavano andare. La pratica era conosciuta come “catch and release”, cioè “prendi e rilascia”….e così entravano illegalmente gang di criminali e spacciatori di droga.

Non ci voleva un genio per prevedere che la maggior parte di quegli immigrati illegali, ora al sicuro all’interno degli Stati Uniti, non si sarebbe mai presentata in tribunale.  Le statistiche giudiziarie sull’ immigrazione,  raccolte dal Centro per gli Studi di immigrazione, rivelano che l’84 per cento di essi non si presenta in tribunale.

Con la nuova direttiva di Trump, il Department of Homeland Security farà ora detenere subito quegli immigrati illegali e farà gestire i loro casi sul posto: “Il Segretario [di DHS] adotta immediatamente tutte le azioni appropriate per assicurare la detenzione di stranieri fermati per le violazioni della legge di immigrazione, ” l’ordine sui controlli alle frontiere, dice, “in attesa dell’esito della rimozione del loro procedimento  o la loro espulsione dal paese, nella  misura consentita dalla legge “.

“Saranno allestite strutture di detenzione e  ufficiali di asilo e giudici di immigrazione a portata di mano per affrontare subito questi casi, invece di lasciare che scompaiano nel paese e rivendichino un permesso di lavoro”, osserva il portavoce del Centro di Studi sull’ Immigrazione Jessica Vaughan.

2) Fare pressione sulle “città santuario” che violano le leggi:

Per città santuario si intendono municipalità che non applicano od eludono le leggi federali, con la tolleranza del potere centrale. La stessa categoria è applicabile alle università americane, molte delle quali sono anche esse diventate ‘santuariSono diventati stati negli stati. Dovrebbe essere anche in questo caso evidente come uno stato che voglia assumere una posizione anche larvatamente legale non possa più continuare a patrocinare e tollerare zone di criminalità organizzata.

Trump ha parlato spesso durante la campagna elettorale delle città e contee che sfidano apertamente la legge federale di immigrazione:  ha citato spesso il caso di Kate Steinle, la giovane donna assassinata a San Francisco nel 2015 da un immigrato clandestino criminale che era stato condannato per molteplici reati e deportato più volte, ma era ancora protetto da parte dei funzionari locali del “santuario di San Francisco” .

L’ordine di Trump dice: “Le Giurisdizioni delle ‘città santuario’  attraverso gli Stati Uniti che volontariamente violano il diritto federale, nel tentativo di proteggere gli stranieri dalla rimozione dagli Stati Uniti, non sono idonee a ricevere sovvenzioni federali”  – un notevole cambiamento dagli anni confusionari del governo Obama!

3) Accelerare espulsione di clandestini che hanno commesso gravi crimini.

Sia l’amministrazione Obama e ora Trump hanno detto di voler rimuovere i clandestini che hanno commesso gravi crimini. Ma Obama ha aspettato tempi ed iter burocratici lunghissimi, anche su immigrati condannati per crimini, prima di iniziare quello che potrebbe essere un processo di espulsione. L’ordine di esecuzione di Trump permette l’espulsione veloce,  sul presupposto ragionevole che una persona che si trova negli Stati Uniti illegalmente e poi viene accusata di almeno un crimine addizionale, non ha il diritto di rimanere nel paese a tempo indeterminato.

4) Seguire la legge di espulsione di immigrati illegali “rimovibili”.

“Non possiamo eseguire fedelmente le leggi di immigrazione degli Stati Uniti, se esentiamo categorie di stranieri rimovibili dall’ applicazione potenziale”, afferma l’ordine sull’applicazione degli interni,  riferendosi agli immigrati clandestini che sono stati condannati per reati, e in alcuni casi espulsi molte volte, solo per ritornare a commettere  crimini più gravi e mettendo in pericolo le comunità locali. “Abbiamo agenzie presenti direttamente per impiegare tutti i mezzi leciti per assicurare la fedele esecuzione delle leggi sull’immigrazione degli Stati Uniti nei confronti di tutti gli stranieri rimovibili.”

“Penso che sia molto importante quello che stanno dicendo gli ufficiali del DHS (Dipartimento per la Sicurezza della Patria)  in tutte e tre le agenzie di applicazione che hanno la facoltà di far rispettare la legge come è scritta,” afferma il portavoce del Centro di Studi sull’ Immigrazione Jessica Vaughan, “affinchè non sia più limitata dalle arbitrarie priorità politiche che sono state così disastrose per la sicurezza pubblica e che hanno incoraggiato atti sempre più gravi di immigrazione illegale. “

Fonti

http://www.washingtonexaminer.com/article/2613124#!

http://www.tempi.it/migranti-europa-fa-laccogliente-con-i-muri-degli-altri#.WJA0ZdThCt9

Papa Francesco su Trump:”Bisogna dargli la possibilità di dimostrare il suo valore, non giudicarlo frettolosamente”

In un’intervista rilasciata il 22 gennaio 2017 a El Pais, giornale di punta della sinistra in Spagna, Papa Francesco ha messo in guardia dai giudizi temerari sul presidente Donald Trump, facendo notare che merita che gli sia data la possibilità di dimostrare il suo valore.

L’intervistatore del quotidiano spagnolo El País ha detto al Papa che “tutto il mondo è teso” sull’elezione del presidente Trump, lo “xenofobo che attira l’odio per gli stranieri.”

Il Papa ha detto che il nuovo presidente merita di essere giudicato dalle sue azioni, non dalle “profezie” di ciò che può o non può fare.

“Penso che dobbiamo aspettare e vedere”, ha detto Papa Francesco. “Non mi piace andare oltre me stesso, né giudicare le persone prematuramente. Vedremo come si comporta, quello che fa, e poi si potrà dare un parere. Sarebbe un errore voler prevedere, come fanno certi sedicenti profeti che prevedono calamità  inattese che non hanno luogo. Vedremo. Preferisco aspettare e vedere.”

L’intervistatore, Antonio Cano, ha fatto pressione sul  Papa ulteriormente, chiedendo se egli non era “preoccupato per le cose che avete sentito fino ad ora”:  “Sto aspettando. Dio ha aspettato me per tanto tempo, con tutti i miei peccati … “, ha  risposto Francesco.

In una recente intervista  all’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, anche lui ha sconsigliato di correre a giudizi negativi su Trump, paragonandolo a Ronald Reagan, che si è rivelato un grande presidente.

Alla domanda sulle sue impressioni circa l’elezione di Donald Trump, il Cardinale Schönborn ha osservato che, quando Ronald Reagan fu eletto nel 1980 “molti scossero la testa” e poi si è scoperto che si sbagliavano. “Buon Dio, un attore dalla California!”, dicevano.”E Reagan è stato sicuramente uno dei migliori presidenti che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. Quindi non bisogna avere fretta nel  giudicare “, ha consigliato.

Nella lunga intervista con El País , a Papa Francesco è stato chiesto anche se era preoccupato per la diffusione di un populismo che capitalizza “le paure della gente”, la predicazione di “un messaggio di odio.”

Francesco distingue tra un populismo di base buono, in cui  il popolo è il vero “protagonista”, e un culto della personalità, in cui una figura carismatica come Hitler sale al potere in momenti di crisi ed è accolto come una figura di ‘salvatore dell’identità di un popolo’ ma finisce col seminare odio verso altri popoli: quest’ultimo populismo può essere molto pericoloso (è lo stesso sistema di tutti i totalitarismi).

Parole molto sagge, che ci ricordano che L’UNICO VERO SALVATORE E’ SOLO GESU’ CRISTO, non un leader politico, questo ha voluto sottolineare Papa Francesco nell’intervista, in cui non ha assolutamente paragonato Trump a Hitler, come invece certi giornalisti (che si spacciano per teologi e vaticanisti ) lo hanno falsamente accusato; ma invece ha solo invitato alla prudenza e a non dare  giudizi affrettati o prematuri.

Purtroppo sia da parte dei modernisti sia da parte dei tradizionalisti sedevacantisti vari,  aggiungendo alle file di questi ultimi anche i seguaci della setta della falsa veggente Maria Divina Misericordia (MDM i falsi “Messaggi di Gesù all’umanità”) e quelli della setta “Chiesa della Nuova Gerusalemme” di Gallinaro & co., vi è in atto una precisa strategia mediatica, attraverso la quale manipolare le parole del Papa per farlo apparire come loro lo vorrebbero oppure per screditarlo, per creare divisioni e confusione tra i cattolici.

Ricordiamo anche che Papa Francesco non ha mai criticato personalmente Trump: quando gli venne chiesto di giudicare l’intenzione di creare “muri”, rispose: «cosa consiglierei, votare o non votare? Non mi immischio. Soltanto dico: se dice queste cose, quest’uomo non è cristiano. Bisogna vedere se lui ha detto queste cose. E per questo do il beneficio del dubbio».

«Tra i cattolici americani, l’affezione a Francesco è salita ancora più in alto», si legge su un popolare sito web cattolico americano. «Questo non è così sorprendente, se non fosse per il fatto che egli ha alcuni rumorosi critici proprio tra il suo gregge». Ma questi polemisti, ha spiegato l’intellettuale cattolico statunitense Tom Hoopes, ex editore del National Catholic Register, non andrebbero presi molto sul serio poiché vorrebbero convincere «il mondo che sono alcuni giornalisti cattolici, non i vescovi in comunione con il papa, il punto di riferimento a cui guardare per conoscere la verità cattolica».

Secondo un recente studio del Pew Research Center, più di otto su dieci cattolici americani (l’87%) vedono in modo favorevole la figura di Papa Francesco. Inoltre, secondo il prestigioso ente di ricerca, la sua popolarità non è mai scesa sotto al 79%, superando la preferenza ottenuta da Benedetto XVI, ma ottenendo un sostegno inferiore a quello riservato a Giovanni Paolo II. 

Quindi lo studio del Pew Research Center ha dimostrato che non è assolutamente vero quanto affermato dai vari opinionisti da show, e cioè che i cattolici americani avrebbero votato Trump “per opporsi a Papa Francesco”: questa ormai è la loro unica fissazione (e probabilmente la loro unica fonte di reddito: trovare ogni giorno un cavillo contro il Papa, su cui far discutere e vendere libri e riviste ed ossessionare la gente per vendere sempre di più).

Allo stesso tempo si è scoperto che, sempre la maggioranza dei cattolici americani -il 52%-, ha votato per Donald Trump nelle elezioni presidenziali. Tuttavia, secondo il principale vaticanista statunitense, John L. Allen, è stato «un voto di frustrazione, contro un governo e una burocrazia che fino a oggi non hanno per nulla soddisfatto». Non per vera convinzione in lui, quindi, almeno per quanto riguarda la maggioranza.

Forse la convinzione dei cattolici in Donald Trump sta nascendo ora, che il neoeletto presidente ha fatto i primi passi contro le leggi  liberticide di Obama, leggi che Papa Francesco ha da sempre condannato apertamente (aborto, gender, matrimoni gay), invitando sempre i cattolici alla coraggiosa obiezione di coscienza e ad andare controcorrente rispetto alla “dittatura del pensiero unico”, come il Papa definisce il relativismo imperante. 

Infatti proprio il 23 gennaio 2017, l’arcivescovo di New York, Timothy Dolan (cardinale creato da Benedetto XVI e grande ammiratore di Papa Francesco), ha fatto i complimenti a Trump a nome di tutti i Vescovi americani, per aver finalmente ripristinato il provvedimento “Mexico City Policy”, che vieta il versamento di fondi federali all’International Planned Parenthood Federation, la multinazionale degli infanticidi.    

Fonti

http://www.breitbart.com/big-government/2017/01/22/pope-francis-warns-judging-trump-hastily/

http://www.uccronline.it/2017/01/24/l87-dei-cattolici-usa-sostiene-francesco-e-il-52-vota-trump/

https://noalsatanismo.wordpress.com/2017/01/25/vescovi-cattolici-ringraziano-trump-per-divieto-sovvenzioni-a-planned-parenthood-che-sostiene-la-politica-cinese-dell-aborto-forzato/

Il Papa:”Gesù è venuto per distruggere Satana e il suo influsso sui nostri cuori”.

La vita cristiana è una lotta contro le tentazioni.

Il cuore di ogni cristiano è teatro di una «lotta». Ogni volta che il Padre «ci attira» verso Gesù, c’è «qualcun altro che ci fa la guerra». Lo ha sottolineato Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta giovedì 19 gennaio 2017, durante la quale, commentando il vangelo del giorno (Marco, 3, 7-12) si è soffermato sulle ragioni che spingono l’uomo a seguire Gesù. E ad analizzare come questa sequela non sia mai priva di difficoltà, anzi se non si combattesse ogni giorno con una serie di «tentazioni», si rischierebbe una religiosità formale e ideologica.

La gente è attirata da Gesù, tanto che «Gesù ha dovuto chiedere una barca e andare un po’ lontano dalla riva, perché questa gente non lo schiacciasse». Nel vangelo si legge che «Gesù era commosso, perché vedeva questa gente come pecore senza pastore».

Quindi, ha spiegato il Pontefice, «il Padre, tramite lo Spirito Santo, attira la gente a Gesù».

E’ “curioso” che in questo passo del Vangelo di Marco in cui “si parla di Gesù, si parla della folla, dell’entusiasmo” e dell’amore del Signore, finisca con gli spiriti impuri che quando lo vedevano, gridavano: “Tu sei il Figlio di Dio!”:

“Questa è la verità; questa è la realtà che ognuno di noi sente quando si avvicina Gesù. Gli spiriti impuri cercano di impedirlo, ci fanno la guerra. Qualcuno potrebbe obbiettare: «Ma, padre, io sono molto cattolico; io vado sempre a messa… Ma mai, mai ho queste tentazioni. Grazie a Dio!». E invece no. La risposta è: «No! Prega, perché sei su una strada sbagliata!» poiché «una vita cristiana senza tentazioni non è cristiana: è ideologica, è gnostica, ma non è cristiana».

“Quando il Padre attira la gente a Gesù, c’è un altro che attira in modo contrario e ti fa la guerra dentro! E per questo Paolo parla della vita cristiana come di una lotta: una lotta di tutti i giorni. Una lotta, per vincere, per distruggere l’impero di satana, l’impero del male”. E per questo, ha detto, “è venuto Gesù, per distruggere satana! Per distruggere il suo influsso sui nostri cuori”. Il Padre, ha ripreso, “attira la gente a Gesù”, mentre lo spirito del male “cerca di distruggere, sempre!”.papa-francesco-gli-spiriti-impuri-ci-fanno-la-guerra

Interrogare il nostro cuore: stiamo lottando contro il male?
La vita cristiana, ha detto ancora, “è una lotta così: o tu ti lasci attirare da Gesù per mezzo del Padre o puoi dire ‘Io rimango tranquillo, in pace’, ma nelle mani di questa gente, di questi spiriti impuri». Però «se tu vuoi andare avanti devi lottare! Sentire il cuore che lotta, perché Gesù vinca»:

“Pensiamo com’è il nostro cuore: io sento questa lotta nel mio cuore? Fra la comodità o il servizio agli altri, fra divertirmi un po’ o fare preghiera e adorare il Padre, fra una cosa e l’altra, sento la lotta? la voglia di fare il bene o qualcosa che mi ferma, mi torna ascetico? Io credo che la mia vita commuova il cuore di Gesù? Se io non credo questo, devo pregare tanto per crederlo, perché mi sia data questa grazia. Ognuno di noi cerchi nel suo cuore come va la situazione lì. E chiediamo al Signore di essere cristiani che sappiano discernere cosa succede nel proprio cuore e scegliere bene la strada sulla quale il Padre ci attira a Gesù”.sacramenti_00

Fonte

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170119_lotta-quotidiana.html

http://it.radiovaticana.va/news/2017/01/19/papa_vita_cristiana_%C3%A8_lotta_quotidiana_contro_le_tentazioni/1286734

Papa Francesco: No alla “cremazione fai da te”, a vasetti in casa e gioielli fatti con le ceneri dei defunti

Basta con i ciondoli confezionati con le ceneri dei defunti, basta a vasi e vasetti in casa con le ceneri dei parenti cremati. Regole precise  a cui i cattolici dovranno attenersi sono state emanate oggi dal dicastero Vaticano per la Dottrina della fede dopo l’approvazione di Francesco sul che fare o non fare quando anziché la sepoltura tradizionale per i defunti si sceglie la cremazione. Papa Francesco ribadisce che la Chiesa raccomanda sempre l’inumazione e la sepoltura nel cimitero, perchè è innanzitutto la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale. Testo Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede “Ad resurgendum cum Christo” circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/10/25/testo_istruzione_%E2%80%9Cad_resurgendum_cum_christo%E2%80%9D_su_sepoltura/1267594

Ora che il ricorso alla cremazione si va diffondendo sempre di più, il Vaticano vuole impedire l’anarchia dei sentimenti che può diventare una mancanza del rispetto dovuto al corpo dei defunti che mantiene comunque la sua dignità in attesa della risurrezione promessa da Gesù. Pertanto si può ritenere che il documento presentato alla stampa internazionale il 28 ottobre 2016, mette fine a una gestione individualista e perfino capricciosa delle ceneri dei caro estinto che vanno trattate, invece, con grande rispetto e venerazione.

La cremazione verso la quale la fede cristiana non ha alcuna contrarietà, sebbene si preferisca la sepoltura tradizionale, può essere scelta liberamente  a condizione che non venga eseguita  come “negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa”. 

Infatti nel nuovo documento vaticano si afferma che “la Chiesa non può permettere atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta sia come l’annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la “Madre natura o con l’universo, sia come una tappa nel processo della reincarnazione, sia come liberazione definitiva della ‘prigione’ del corpo”.

“Mediante la sepoltura dei corpi nei cimiteri, nelle chiese e nelle aree ad esse adibite, la tradizione cristiana ha custodito la comunione tra i vivi e i defunti e si è opposta alla tendenza a occultare o privatizzare l’evento della morte e il significato che esso ha per i cristiani”.

In assenza di motivazioni contrarie alla dottrina cristiana, la Chiesa accompagna sepoltura e cremazione  con indicazioni liturgiche e pastorali  “avendo particolare cura di evitare ogni forma di scandalo o di indifferentismo religioso”.

Pertanto se si sceglie la cremazione del cadavere “le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente  dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica”. La conservazione delle ceneri in un luogo sacro  può ridurre il rischio “di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana” e si evita la possibilità di mancanza di rispetto, pratiche sconvenienti e superstiziose.

In base a queste considerazioni “la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita” tranne casi di circostanze gravi ed eccezionali dipendenti da condizioni culturali e locali e sempre in accordo con il vescovo. Le ceneri tuttavia “non possono essere divise tra i vari nuclei familiari e vanno sempre assicurati il rispetto e le adeguate condizioni di conservazione”.

Ma il documento vaticano, forse proprio allarmato da un uso giudicato distorto ma sempre più diffuso,  elenca  una serie di cose che si fanno ma che non potranno più essere fatte. “Per evitare  ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista – conclude il testo vaticano – non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte ragioni igieniche , sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione”.

Nel testo dell’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede “Ad resurgendum cum Christo”, viene sottolineato che:

“Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo. La liturgia della Chiesa prega: «Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo».  Con la morte, l’anima viene separata dal corpo, ma nella risurrezione Dio tornerà a dare la vita incorruttibile al nostro corpo trasformato, riunendolo alla nostra anima. Anche ai nostri giorni la Chiesa è chiamata ad annunciare la fede nella risurrezione: «La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani: credendo in essa siamo tali».

Seguendo l’antichissima tradizione cristiana, la Chiesa raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro.

Nel ricordo della morte, sepoltura e risurrezione del Signore, mistero alla luce del quale si manifesta il senso cristiano della morte,  l’inumazione è innanzitutto la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale.

La Chiesa, che come Madre ha accompagnato il cristiano durante il suo pellegrinaggio terreno, offre al Padre, in Cristo, il figlio della sua grazia e ne consegna alla terra le spoglie mortali nella speranza che risusciterà nella gloria.

Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne,  e intende mettere in rilievo l’alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia.” 

Il Papa: “Contempliamo il presepe: in Gesù, nostra unica speranza, noi siamo salvati”

UN NATALE DI SPERANZA Udienza 21.12.2016  

Abbiamo da poco iniziato un cammino di catechesi sul tema della speranza, quanto mai adatto al tempo di Avvento. A guidarci è stato finora il profeta Isaia. Oggi, a pochi giorni dal Natale, vorrei riflettere in modo più specifico sul momento in cui, per così dire, la speranza è entrata nel mondo, con l’incarnazione del Figlio di Dio.

Lo stesso Isaia aveva preannunciato la nascita del Messia in alcuni passi: «Ecco la Vergine concepirà e darà alla luce un figlio, a lui sarà dato il nome di Emmanuele» (7,14); e anche «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici» (11,1). In questi brani traspare il senso del Natale: Dio adempie la promessa facendosi uomo; non abbandona il suo popolo, si avvicina fino a spogliarsi della sua divinità. In tal modo Dio dimostra la sua fedeltà e inaugura un Regno nuovo, che dona una nuova speranza all’umanità. E qual è questa speranza? La vita eterna.

2e1021fc3eab0e163f1afc24bfa55c89Quando si parla di speranza, spesso ci si riferisce a ciò che non è in potere dell’uomo e che non è visibile. In effetti, ciò che speriamo va oltre le nostre forze e il nostro sguardo. Ma il Natale di Cristo, inaugurando la redenzione, ci parla di una speranza diversa, una speranza affidabile, visibile e comprensibile, perché fondata in Dio. Egli entra nel mondo e ci dona la forza di camminare con Lui: Dio cammina con noi in Gesù e camminare con Lui verso la pienezza della vita ci dà la forza di stare in maniera nuova nel presente, benché faticoso. Sperare allora per il cristiano significa la certezza di essere in cammino con Cristo verso il Padre che ci attende. La speranza mai è ferma, la speranza sempre è in cammino e ci fa camminare. Questa speranza, che il Bambino di Betlemme ci dona, offre una meta, un destino buono al presente, la salvezza all’umanità, la beatitudine a chi si affida a Dio misericordioso.

San Paolo riassume tutto questo con l’espressione: «Nella speranza siamo stati salvati» (Rm 8,24). Cioè, camminando in questo mondo, con speranza, siamo salvi. E qui possiamo farci la domanda, ognuno di noi: io cammino con speranza o la mia vita interiore è ferma, chiusa? Il mio cuore è un cassetto chiuso o è un cassetto aperto alla speranza che mi fa camminare non da solo, con Gesù?

Nelle case dei cristiani, durante il tempo di Avvento, viene preparato il presepe, secondo la tradizione che risale a san Francesco d’Assisi. Nella sua semplicità, il presepe trasmette speranza; ognuno dei personaggi è immerso in questa atmosfera di speranza.

Prima di tutto notiamo il luogo in cui nacque Gesù: Betlemme. Piccolo borgo della Giudea dove mille anni prima era nato Davide, il pastorello eletto da Dio come re d’Israele. Betlemme non è una capitale, e per questo è preferita dalla provvidenza divina, che ama agire attraverso i piccoli e gli umili. In quel luogo nasce il “figlio di Davide” tanto atteso, Gesù, nel quale la speranza di Dio e la speranza dell’uomo si incontrano.

Poi guardiamo Maria, Madre della speranza. Con il suo “sì” ha aperto a Dio la porta del nostro mondo: il suo cuore di ragazza era pieno di speranza, tutta animata dalla fede; e così Dio l’ha prescelta e lei ha creduto alla sua parola. Colei che per nove mesi è stata l’arca della nuova ed eterna Alleanza, nella grotta contempla il Bambino e vede in Lui l’amore di Dio, che viene a salvare il suo popolo e l’intera umanità. Accanto a Maria c’è Giuseppe, discendente di Iesse e di Davide; anche lui ha creduto alle parole dell’angelo, e guardando Gesù nella mangiatoia, medita che quel Bambino viene dallo Spirito Santo, e che Dio stesso gli ha ordinato di chiamarlo così, “Gesù”. In quel nome c’è la speranza per ogni uomo, perché mediante quel Figlio di donna, Dio salverà l’umanità dalla morte e dal peccato. Per questo è importante guardare il presepe!97797c46d4979f1f588963466ea5ea82E nel presepe ci sono anche i pastori, che rappresentano gli umili e i poveri che aspettavano il Messia, il «conforto di Israele» (Lc 2,25) e la «redenzione di Gerusalemme» (Lc 2,38). In quel Bambino vedono la realizzazione delle promesse e sperano che la salvezza di Dio giunga finalmente per ognuno di loro. Chi confida nelle proprie sicurezze, soprattutto materiali, non attende la salvezza da Dio. Mettiamoci questo in testa: le nostre sicurezze non ci salveranno; l’unica sicurezza che ci salva è quella della speranza in Dio. Ci salva perché è forte e ci fa camminare nella vita con gioia, con la voglia di fare il bene, con la voglia di diventare felici per l’eternità. I piccoli, i pastori, invece confidano in Dio, sperano in Lui e gioiscono quando riconoscono in quel Bambino il segno indicato dagli angeli (cfr Lc 2,12).

E proprio il coro degli angeli annuncia dall’alto il grande disegno che quel Bambino realizza: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che Egli ama» (Lc 2,14). La speranza cristiana si esprime nella lode e nel ringraziamento a Dio, che ha inaugurato il suo Regno di amore, di giustizia e di pace.

Cari fratelli e sorelle, in questi giorni, contemplando il presepe, ci prepariamo al Natale del Signore. Sarà veramente una festa se accoglieremo Gesù, seme di speranza che Dio depone nei solchi della nostra storia personale e comunitaria. Ogni “sì” a Gesù che viene è un germoglio di speranza. Abbiamo fiducia in questo germoglio di speranza, in questo sì: “Sì, Gesù, tu puoi salvarmi, tu puoi salvarmi”.

Buon Natale di speranza a tutti!

Papa Francesco

http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/21/udienza_generale_un_natale_di_speranza_/128058175edd7a61f73603dabd895e8c5ac874c

Il Papa: “NO a cartomanti maghi e presunti veggenti: solo seguendo GESU’ non si sbaglia strada nella vita”.

Solo seguendo Gesù non si sbaglia strada nella vita. Lo assicura papa Francesco, che sottolinea che il «Buon Pastore» è l’unica porta che può dare accesso all’esistenza eterna. Dunque, avverte il Pontefice, non bisogna fidarsi di presunti veggenti, di maghi cartomanti, perché conducono su un cammino ingannevole ed errato. 

Papa Francesco, come riferisce Radio Vaticana, basa la sua predicazione sul Vangelo  e si concentra su tre realtà fondamentali per la vita del cristiano. Eccole.

Innanzitutto, Cristo avverte che «chi non entra nel recinto delle pecore per la porta» ma da un’altra parte «è un ladro e un brigante». La porta è una sola, Lui, «non ce n’è un’altra».  ogodofchildhood252cjesus252cgoodshepherdgiveinnocencewhichmakeshappinesstcopyIl Figlio di Dio, «sempre parlava alla gente con immagini semplici: tutta quella gente conosceva com’era la vita di un pastore, perché la vedeva tutti i giorni»; così, le persone comprendono che «soltanto si entra per la porta del recinto delle pecore». Coloro che puntano a entrare da un’altra parte, invece, sono delinquenti: «Così chiaro parla il Signore. Non si può entrare nella vita eterna da un’altra parte che non sia la porta, cioè che non sia Gesù. È la porta della nostra vita e non solo della vita eterna, ma anche della nostra vita quotidiana. Questa decisione, per esempio, io la prendo in nome di Gesù, per la porta di Gesù, o la prendo un po’ – diciamolo in un linguaggio semplice – la prendo di contrabbando? Soltanto si entra nel recinto dalla porta, che è Gesù!». 

Il cammino è «seguire Gesù» nella «vita di tutti i giorni».9781943638192_1Bisogna non commettere errori: «Lui va davanti e ci indica il cammino. Chi segue Gesù non sbaglia!», garantisce il Papa, che poi osserva: «“Eh, Padre, sì, ma le cose sono difficili… Tante volte io non vedo chiaro cosa fare… Mi hanno detto che là c’era una veggente e sono andato là o sono andata là; sono andato dal tarotista [cartomante], che mi ha girato le carte…” – “Se fai questo, tu non segui Gesù! Segui un altro che ti dà un’altra strada, diversa. Lui davanti indica il cammino. Non c’è un altro che possa indicare il cammino”. Gesù ci ha avvisato: “Verranno altri che diranno: il cammino del Messia è questo, questo… Non ascoltate! Non sentire loro. Il cammino sono Io!”. Gesù è porta e anche cammino. Se seguiamo Lui non sbaglieremo».  

Papa Francesco pone poi l’accento sulla voce del Buon Pastore: «Le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce». Ma, si domanda Francesco, come si può conoscere la voce di Gesù, e anche difendersi «dalla voce di quelli che non sono Gesù, che entrano dalla finestra, che sono briganti, che distruggono, che ingannano?».

Ecco come: «”Io ti dirò la ricetta, semplice. Tu troverai la voce di Gesù nelle Beatitudini. Qualcuno che ti insegni una strada contraria alle Beatitudini, è uno che è entrato dalla finestra: non è Gesù!”. Secondo: “Tu conosci la voce di Gesù? Tu puoi conoscerla quando ci parla delle opere di misericordia. Per esempio nel capitolo 25 di San Matteo: ‘Se qualcuno ti dice quello che Gesù dice lì, è la voce di Gesù’”. E terzo: “Tu puoi conoscere la voce di Gesù quando ti insegna a dire ‘Padre’, cioè quando ti insegna a pregare il Padre Nostro”».

Per Papa Francesco è «così facile la vita cristiana», e Cristo ne «è la Porta; Lui ci guida nel cammino e noi conosciamo la sua voce nelle Beatitudini, nelle opere di misericordia e quando ci insegna a dire “Padre”».  

In conclusione esorta a ricordare i tre concetti chiave: «La porta, il cammino e la voce. Che il Signore ci faccia capire questa immagine di GESU’, questa icona: il Pastore, che è Porta, indica il cammino e insegna a noi ad ascoltare la sua voce».  

Il Papa in Amoris Laetitia: “No gender, nozze gay, utero in affitto, aborto, divorzio, eutanasia”, ma i grandi media occultano gli argomenti scomodi…

Ci teniamo a far conoscere I FONDAMENTALI ARGOMENTI DI AMORIS LAETITIA in difesa della sacralità del matrimonio e della famiglia,  che i grandi media non riportano perchè danno fastidio e non sono ‘politicamente corretti’.

Aldilà dei gossip mediatici che i militanti antiPapa Francesco hanno voluto scatenare, è necessario ribadire che AMORIS LAETITIA E’ MAGISTERO UNIVERSALE E ORDINARIO, come dice il Concilio Vaticano I: il magistero universale e ordinario viene esercitato dalla totalità dell’episcopato unito al Papa (Amoris Laetitia è Esortazione Apostolica postsinodale, quindi è FRUTTO maturo del lavoro e della concordanza di tutti i vescovi e cardinali di tutto il mondo, che hanno partecipato al Sinodo sulla famiglia) e, in quanto tale, costituisce un organo del magistero INFALLIBILE. L’infallibilità del magistero universale e ordinario è stata definita dal Concilio Vat I: “Perciò per fede divina e cattolica si devono credere tutte quelle cose, che sono contenute nella parola di Dio scritta o tramandata, e che vengono proposte a credere nella Chiesa o con solenne definizione o con ordinario e universale magistero come verità rivelate da Dio”.

I gruppi militanti antiPapa Francesco, (di vario genere, ma la loro comune strategia è sempre la disinformazione  ed il falso ‘zelo,’ sia da parte degli ultraprogressisti sia da parte degli ultratradizionalisti) forti del rumore mediatico che vogliono scatenare, con ogni mezzo, anche con l’insulto contro il Papa e contro chi segue il Papa con rispetto filiale, (come insegna la sana Dottrina cattolica di sempre!), diffondono solo le ‘opinioni’ dei vari “guru di turno” e si soffermano solo su un argomento che serve da gossip mediatico: il tema dei “divorziati risposati”, che è trattato solo marginalmente nell’Esortazione, in cui il Papa invita tutti i Pastori a non abbandonare queste persone a se stesse, guidandole se vogliono ad un graduale e pieno ritorno alla vita della Chiesa(conversione e Sacramento della Confessione), con un accurato discernimento CASO PER CASO, (come avviene per ognuno di noi, ognuno è peccatore ed è un caso a sè, non si nasce Santi purtroppo, quindi non si possono catalogare le persone ed escluderle), e come avevano già sottolineato  le precedenti Esortazioni apostoliche di S. Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Ne riparleremo in seguito.

Ecco i veri ed importanti argomenti “scomodi”, di cui i media più popolari non parlano, trattati da Papa Francesco e dai Pastori sinodali  in Amoris Laetitia (abbreviamo in AL):

NO a Gender “dittatura del pensiero unico”
AL 56. Un forte attacco contro la famiglia emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata “gender”, che “nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. È inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. D’altra parte, « la rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità di manipolare l’atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie ». Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà. Non cadiamo nel peccato di pretendere di sostituirci al Creatore. Siamo creature, non siamo onnipotenti. Il creato ci precede e dev’essere ricevuto come dono. Al tempo stesso, siamo chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata.

NO Nozze gay, NO alle lobby gay
AL251. Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che “circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”; ed è inaccettabile “che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il ‘matrimonio’ fra persone dello stesso sesso”.

NO ABORTO E UTERO IN AFFITTO, Diritto alla vita: obbligo morale dell’obiezione di coscienza.
AL 54 e 83. In questo contesto, non posso non affermare che, se la famiglia è il santuario della vita, il luogo dove la vita è generata e curata, costituisce una lacerante contraddizione il fatto che diventi il luogo dove la vita viene negata e distrutta. È così grande il valore di una vita umana, ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano. La famiglia protegge la vita in ogni sua fase e anche al suo tramonto. Perciò a coloro che operano nelle strutture sanitarie si rammenta l’obbligo morale dell’obiezione di coscienza. La violenza verbale, fisica e sessuale che si esercita contro le donne in alcune coppie di sposi contraddice la natura stessa dell’unione coniugale. Penso alla grave mutilazione genitale della donna in alcune culture… ma ricordiamo anche la pratica dell’“utero in affitto” o la “strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica”.

NO divorzio “il divorzio è un male”, “aiutare a sanare le ferite”: AL CAP 6

“Il divorzio è un male, ed è molto preoccupante la crescita del numero dei divorzi”. “Il nostro compito pastorale più importante riguardo alle famiglie, è rafforzare l’amore e aiutare a sanare le ferite, in modo che possiamo prevenire l’estendersi di questo dramma della nostra epoca”.

Prepararsi al matrimonio

Molta insistenza è posta sull’esigenza di preparare meglio i fidanzati al matrimonio, con «un maggiore coinvolgimento dell’intera comunità». Viene lasciato a ogni Chiesa locale scegliere come farlo. «Si tratta di una sorta di “iniziazione” al sacramento del matrimonio». Il percorso di preparazione deve anche dare la possibilità «di riconoscere incompatibilità e rischi» e dunque di non proseguire nel rapporto. 

No eutanasia e suicidio assistito, Sì all’«Humanae vitae»

Francesco chiede di riscoprire l’enciclica di Paolo VI e la «Familiaris consortio» di Papa Wojtyla, «al fine di ridestare la disponibilità a procreare in contrasto con una mentalità spesso ostile alla vita». Tra le «gravi minacce» per le famiglie in tutto il mondo si citano l’eutanasia e il suicidio assistito. Ci si sofferma poi sulla situazione «delle famiglie schiacciate dalla miseria, penalizzate in tanti modi, dove i limiti della vita si vivono in maniera lacerante». Si parla della «piaga» della tossicodipendenza «che fa soffrire molte famiglie, e non di rado finisce per distruggerle. Qualcosa di simile succede con l’alcolismo, il gioco e altre dipendenze».

Discernimento situazioni «irregolari» (divorziati risposati, convivenze, paragrafi 296-312 dell’ottavo capitolo di AL)

Non viene mai nominata l’ammissione all’Eucaristia nel testo, ma IL PAPA FA RIFERIMENTO ALLA NECESSITA’ DEL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE come discernimento.  Si spiega che non sono possibili regole canoniche generali, valide per tutti: la via da seguire è quella del discernimento caso per caso.

Esame di coscienza per i divorziati risposati

Il Papa suggerisce un esame di coscienza attraverso momenti «di riflessione e di pentimento». I divorziati risposati «dovrebbero chiedersi come si sono comportati verso i loro figli quando l’unione è entrata in crisi; se ci sono stati tentativi di riconciliazione; come è la situazione del partner abbandonato; quali conseguenze ha la nuova relazione sul resto della famiglia e la comunità dei fedeli». 

«Deve essere chiaro – osserva Francesco – che questo non è l’ideale che il Vangelo propone». Ma i singoli casi vanno esaminati e seguiti pastoralmente, se le persone desiderano convertirsi e rientrare in piena comunione con la Chiesa.

No a una doppia morale  

Il colloquio col sacerdote aiuta a un «giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa». Francesco chiarisce che questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità del Vangelo. Dunque «vanno garantite le necessarie condizioni di umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento». Atteggiamenti «fondamentali» per evitare il «grave rischio di messaggi sbagliati, come l’idea che qualche sacerdote possa concedere rapidamente “eccezioni”, o che esistano persone che possano ottenere privilegi sacramentali in cambio di favori».  

«Nessuno può essere condannato per sempre – scrive il Papa – perché questa non è la logica del Vangelo!». «Ovviamente – aggiunge Francesco – se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare, e in questo senso c’è qualcosa che lo separa dalla comunità». Non si tratta, insomma, di rivendicare diritti, né di auto-giustificazioni pubbliche.

C’è  il caso di quanti hanno fatto «grandi sforzi» per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto, o il caso di chi si è sposato nuovamente «in vista dell’educazione dei figli» e magari in coscienza è certo che il precedente matrimonio, «irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido». Un caso completamente diverso, invece, è una nuova unione che viene da un recente divorzio, con tutte le conseguenze di sofferenza e confusione che colpiscono i figli e le famiglie intere, o la situazione di chi ha ripetutamente «mancato ai suoi impegni familiari».

 Il Papa riprende le conclusioni dei Padri sinodali, afferma che il discernimento va fatto sempre «distinguendo adeguatamente» le situazioni, dato che non esistono «semplici ricette».

Fonti

http://www.clerus.org/clerus/dati/2000-02/26-2/CHIESA.html

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/05/17/amoris-laetitiasenza-le-caricature-dei-giornalistinessuna-rottura-con-il-magistero/

 

Il Papa: “No a sacerdoti che sostengono la cosiddetta cultura gay”..e poi non dite che il Papa non parla chiaro

La formazione dei sacerdoti deve essere “rilanciata, rinnovata e rimessa al centro”, ha detto Papa Francesco. Non c’è solo la conferma del “no” all’ammissione nei seminari di chi ha tendenze omosessuali  nel nuovo documento, voluto e firmato da Papa Francesco, promulgato nella solennità dell’Immacolata Concezione dalla Congregazione per il clero dal titolo “Il dono della vocazione presbiterale”: Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis

http://www.clerus.va/content/dam/clerus/Ratio%20Fundamentalis/Il%20Dono%20della%20vocazione%20presbiterale.pdf

documento che aggiorna le regole indicate nel 1985 dalla Santa Sede sulla formazione dei presbiteri e riprende le linee guida dell’esortazione apostolica del 1992 Pastores dabo vobis di San Giovanni Paolo II. Un documento – ha sottolineato  il cardinale prefetto Beniamino Stella – che vuole essere uno strumento efficace per la «formazione integrale» del sacerdote. 

Uno schiaffo ai detrattori del Papa ed a “sacerdoti e teologi relativisti”

In particolare, il documento approvato da Papa Francesco riporta quanto indicato da una precedente istruzione che risale al 2005 e che specifica chiaramente come «la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay». «La mancanza di una personalità ben strutturata ed equilibrata rappresenta un serio e oggettivo impedimento per il prosieguo della formazione».

La Ratio pubblicata nei giorni scorsi indica che le persone omosessuali «si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne». Inoltre, rileva che occorre tenere conto delle «conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate». Infine,  c’è il riferimento chiaro all’incompatibilità con il sacerdozio per coloro che “sostengono” la cosiddetta “cultura gay”, elemento che contrasta fortemente con una certa corrente di pensiero, diffusa da una parte di sacerdoti e teologi, che scadono nell’eresia del ‘modernismo’.

Cosa si intende per “cultura gay”? 

Negli ultimi anni si sono diffuse opinioni errate o ambigue secondo le quali l’omosessualità sarebbe una tendenza naturale, iscritta nella natura umana accanto alla tendenza eterosessuale. La diffusione di queste idee ha già provocato ripetuti interventi della Congregazione per la dottrina della fede. Si tratta infatti di opinioni che non trovano alcuna giustificazione nella dottrina della Chiesa: sono contrarie alla legge naturale, sono contrarie all’insegnamento della Sacra Scrittura e alla costante Tradizione della Chiesa.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica  al paragrafo 2357 dice chiaramente che gli atti omosessuali contrastano con la legge naturale e sono «oggettivamente disordinati». Come spiegava Benedetto XVI nel libro intervista Luce del mondo, «sarebbe un grande pericolo se il celibato divenisse motivo per avviare al sacerdozio persone che in ogni caso non desiderano sposarsi, perché in fin dei conti anche il loro atteggiamento nei confronti dell’uomo e della donna è in qualche modo alterato, disorientato, ed in ogni caso non è in quell’ordine della creazione del quale abbiamo parlato».

L’ammissione al sacerdozio infatti richiede una grande solidità psicologica e affettiva, che è per sua natura incompatibile con tendenze omosessuali «profondamente radicate», come indica il Catechismo. D’altronde, come si legge nelle regole appena rinnovate, «compete alla Chiesa – nella sua responsabilità di definire i requisiti necessari per la ricezione dei Sacramenti istituiti da Cristo – discernere l’idoneità di colui che desidera entrare nel Seminario». 

Diventare un sacerdote è un “cammino di discepolato”, che inizia con il battesimo, il documento spiega. Il sacerdozio è un dono di Dio alla Chiesa e al mondo.

I sacerdoti devono essere “discepoli missionari”. Essi devono essere “fedeli alla castità” e devono coltivare “la devozione autentica e filiale alla Vergine Maria”.

La “possibilità di un candidato con tendenze omosessuali” deve essere esaminata prima di essere ammesso in seminario. Il documento dice che alcune tendenze omosessuali, come quelle del periodo adolescenziale, potrebbero essere transitorie. Ma queste devono essere esaminate e superate per “almeno tre anni” prima di essere ordinato diacono.

Un uomo che pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali deve essere dissuaso dal suo confessore. Il documento dice che sarebbe “gravemente disonesto” per un uomo omosessuale, far finta di non essere gay al fine di procedere all’ordinazione.

Fonti

http://www.farodiroma.it/2016/12/10/documento-sui-seminari-ribadita-lesclusione-delle-persone-con-tendenze-omosessuali/

http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/08/documento_formazione_clero_al_centro_maturazione_umana/1277609

http://www.30giorni.it/articoli_id_9736_l1.htm

Il Papa: “La vera storia non è quella fatta dai potenti, ma quella fatta da Dio con i suoi piccoli. La speranza non delude mai!”

“Io spero perché Dio è accanto a me e questo possiamo dirlo tutti perché Dio cammina accanto a noi, Dio non ci lascia soli”. E’ il fondamento della speranza cristiana, alla quale da oggi papa Francesco ha annunciato un ciclo di catechesi. Speranza che non delude mai, a differenza dall’ottimismo, col quale a volte viene confusa.

Della speranza il Papa aveva parlato alle seimila persone presenti nell’aula Paolo VI dicendo che “ne abbiamo tanto bisogno, in questi tempi che appaiono oscuri, in cui a volte ci sentiamo smarriti davanti al male e alla violenza che ci circondano, davanti al dolore di tanti nostri fratelli. Ci sentiamo smarriti e anche un po’ scoraggiati, perché ci troviamo impotenti e ci sembra che questo buio non debba mai finire. Ma non bisogna lasciare che la speranza ci abbandoni, perché Dio con il suo amore cammina con noi, non ci lascia soli, io spero perché Dio è accanto a me e questo possiamo dirlo tutti perché Dio cammina accanto a noi, Dio non ci lascia soli e il Signore Gesù ha vinto il male e ci ha aperto la strada della vita”.

E allora, in particolare in questo tempo di Avvento, che è il tempo dell’attesa, in cui ci prepariamo ad accogliere ancora una volta il mistero consolante dell’Incarnazione e la luce del Natale, è importante riflettere sulla speranza. Lasciamoci insegnare dal Signore cosa vuol dire sperare. Ascoltiamo quindi le parole della Sacra Scrittura, iniziando con il profeta Isaia, il grande profeta dell’Avvento, il grande messaggero della speranza.

Nella seconda parte del suo libro, Isaia si rivolge al popolo con un annuncio di consolazione: «Consolate, consolate il mio popolo/ – dice il vostro Dio. / Parlate al cuore di Gerusalemme / e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, / la sua colpa è scontata […]»./ Una voce grida:/ «Nel deserto preparate la via al Signore,/spianate nella steppa la strada per il nostro Dio./ Ogni valle sia innalzata,ogni monte e ogni colle siano abbassati;/ il terreno accidentato si trasformi in piano / e quello scosceso in vallata./ Allora si rivelerà la gloria del Signore / e tutti gli uomini insieme la vedranno, / perché la bocca del Signore ha parlato» (40,1-2.3-5). Questo è quello che dice il profeta Isaia. Dio Padre consola suscitando consolatori, a cui chiede di rincuorare il popolo, i suoi figli, annunciando che è finita la tribolazione, è finito il dolore, e il peccato è stato perdonato. È questo che guarisce il cuore afflitto e spaventato. Perciò il profeta chiede di preparare la via al Signore, aprendosi ai suoi doni e alla sua salvezza”.

La consolazione, per il popolo, comincia con la possibilità di camminare sulla via di Dio, una via nuova, raddrizzata e percorribile, una via da approntare nel deserto, così da poterlo attraversare e ritornare in patria. Perché il popolo a cui il profeta si rivolge stava vivendo la tragedia dell’esilio a Babilonia, e adesso invece si sente dire che potrà tornare nella sua terra, attraverso una strada resa comoda e larga, senza valli e montagne che rendono faticoso il cammino, una strada spianata nel deserto. Preparare quella strada vuol dire dunque preparare un cammino di salvezza un cammino di liberazione da ogni ostacolo e inciampo. L’esilio era stato un momento drammatico nella storia di Israele, quando il popolo aveva perso tutto, la patria, la libertà, la dignità, e anche la fiducia in Dio. Si sentiva abbandonato e senza speranza. Invece, ecco l’appello del profeta che riapre il cuore alla fede. Il deserto è un luogo in cui è difficile vivere, ma proprio lì ora si potrà camminare per tornare non solo in patria, ma tornare a Dio, e tornare a sperare e sorridere. Quando siamo nel buio e nelle difficoltà non viene il sorriso ma c’è la speranza che ci insegna a sorridere in quella strada per trovare Dio. Una delle cose che capita a chi si stacca da Dio è l’assenza del sorriso, il sorriso della speranza di trovare Dio, magari sanno fare una grande risata, le battute, sì, ma hanno perso il sorriso che sa donare Dio”.

La vita è spesso un deserto, è difficile camminarci dentro, ma se ci affidiamo a Dio può diventare bella e larga come un’autostrada. Basta non perdere mai la speranza, basta continuare a credere, sempre, nonostante tutto. Quando ci troviamo davanti un bambino ci sorge spontaneo un sorriso perché un bambino è una speranza. Sorridiamo anche se è stata una giornata difficile, perché vediamo la speranza. Proprio queste parole di Isaia vengono poi usate da Giovanni il Battista nella sua predicazione che invitava alla conversione: «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore» (Mt 3,3). È una voce che grida dove sembra che nessuno possa ascoltare, e che grida nello smarrimento dovuto alla crisi di fede. Non possiamo negare che oggi il mondo è in crisi di fede. La religione è diventata solo una parola ‘io credo’ ma questa non è la vera via del cristianesimo, è la ricerca di Dio, preparare l’incontro con Gesù, questo bambino che ci ridarà il sorriso. Gli Israeliti, quando il Battista annuncia la venuta di Gesù, è come se fossero ancora in esilio, perché sono sotto la dominazione romana, che li rende stranieri nella loro stessa patria, governati da occupanti potenti che decidono delle loro vite.

Ma la vera storia non è quella fatta dai potenti, bensì quella fatta da Dio insieme con i suoi piccoli. Quella che resterà nell’eternità è quella che Dio farà con i suoi piccoli. Quei piccoli e semplici che troviamo intorno a Gesù che nasce: Zaccaria ed Elisabetta, anziani e segnati dalla sterilità, Maria, giovane ragazza vergine promessa sposa a Giuseppe, i pastori, che erano disprezzati e non contavano nulla. I grandi, i soddisfatti non conoscono la speranza; non sanno cosa sia. Sono i piccoli, resi grandi dalla loro fede, i piccoli che sanno continuare a sperare. Sono loro che trasformano il deserto dell’esilio, della solitudine disperata, della sofferenza, in una strada piana su cui camminare per andare incontro alla gloria del Signore. Lasciamoci dunque insegnare la speranza, attendiamo fiduciosi la venuta del Signore, e qualunque sia il deserto delle nostre vite, ognuno sa in quale deserto cammina diventerà un giardino fiorito. La speranza non delude! ”.

Fonti

http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-%E2%80%9Cio-spero-perch%C3%A9-Dio-%C3%A8-accanto-a-me%E2%80%9D,-cammina-accanto-a-me-39342.html

http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/07/il_papa_dedica_ludienza_generale_al_tema_della_speranza/1277335

 

Il Papa: “No a laicismo, sistema politico che non rispetta l’essenza della persona umana, la trascendenza verso Dio”

L’impostazione che vuole separare la religione dalla vita pubblica “è un’impostazione antiquata”. Papa Francesco esordisce così nella sua intervista con il settimanale cattolico belga Tertio. Richiamandosi alla distinzione tra laicità e laicismo, osserva dunque che uno Stato laico “è migliore di uno Stato confessionale”. Tuttavia, aggiunge, non va bene il laicismo che “chiude le porte alla trascendenza verso Dio”. Questa, afferma, è una “eredità che ci ha lasciato l’Illuminismo, per cui ogni fatto religioso è una sottocultura”. L’apertura alla trascendenza, sottolinea, “fa parte dell’essenza umana”, fa “parte dell’uomo”. Quindi, quando un “sistema politico non rispetta questo, taglia la persona umana”. Per questo, “demandare alla sacrestia qualunque atto di trascendenza verso Dio è tagliare alla natura umana buona parte della vita”.

Nessuna guerra in nome della religione

Il Papa risponde dunque ad una domanda sulle guerre e il fondamentalismo religioso. Innanzitutto, ne è convinto, “nessuna religione come tale può fomentare la guerra”, perché in questo caso “starebbe proclamando un dio di distruzione, un dio di odio”. Francesco ribadisce che “non si può fare la guerra in nome di Dio”, “in nome di nessuna religione”. Per questo, “il terrorismo, la guerra non sono in relazione con la religione”. Quello che succede è che si “usano deformazioni religiose per giustificarle”. Il Papa riconosce che “tutte le religioni hanno gruppi fondamentalisti. Tutte. Anche noi”. Questi piccoli gruppi, soggiunge, “hanno ammalato la propria religione” e fanno “la divisione nella comunità, che è una forma di guerra”.

L’Europa ha bisogno di leader

Francesco rivolge dunque l’attenzione al Continente Europeo e rileva, con rammarico, che anche cento anni dopo la Prima Guerra Mondiale siamo sempre in uno stato di conflitto mondiale, ma “a pezzetti”. Diciamo con la bocca “Mai più la guerra”, è il suo monito, “ma intanto fabbrichiamo armi e le vendiamo” agli stessi “che si combattono” per gli interessi dei fabbricanti d’armi. Si rimettono in equilibrio i bilanci, aggiunge con tristezza, con le guerre e “il prezzo è molto alto: il sangue”. Francesco annota così che oggi mancano veri leader all’Europa come Schumann, De Gasperi e Adenauer che si impegnarono contro la guerra. “L’Europa – riprende – ha bisogno di leader, leader che vadano avanti”.

Giubileo della Misericordia, un’idea ispirata dal Signore

Quanto al Giubileo della Misericordia, Francesco dice di credere che indirlo sia stata  un’idea “venuta dall’alto”, “credo che l’ha ispirata il Signore”. Un evento che “evidentemente è andato molto bene”, “ha creato tanto movimento in tutto il mondo” e molta gente si è “sentita chiamata a riconciliarsi con Dio”. Francesco sottolinea che l’idea non è arrivata “di colpo”, ma prende le mosse da quanto fatto in particolare dal Beato Paolo VI e da San Giovanni Paolo II. Quindi ricorda come l’indizione di un Anno Santo straordinario sia nato nella conversazione con mons. Rino Fisichella, presidente del dicastero per la Nuova Evangelizzazione.  La misericordia, evidenzia il Papa riprendendo Bonhoeffer, “è a caro prezzo e a buon mercato”. E’ “a buon mercato” perché “non c’è da pagare niente”: “non si devono comprare indulgenze”. Ed è a “caro prezzo” perché “è il dono più prezioso”. E’ preziosa, ripete ancora una volta, “perché il nome di Dio è misericordia”.

Sinodalità: Chiesa nasce dalla comunità

Ancora, Papa Francesco si sofferma sulla sinodalità. La Chiesa, afferma, “nasce dalla comunità”, nasce “dalla base”. Quindi, riprende, “o c’è una Chiesa piramidale, dove quello che dice Pietro si fa, o c’è una Chiesa sinodale, in cui Pietro è Pietro, ma accompagna la Chiesa.  L’esperienza “più ricca di tutto questo sono stati gli ultimi due Sinodi” sulla famiglia nei quali “tutti i vescovi del mondo sono stati ascoltati”, “tutte le Chiese del mondo, le diocesi hanno lavorato” . “E’ interessante la ricchezza della varietà di sfumature, che è propria della Chiesa. E’ unità nella diversità. Questa è la sinodalità. C’ è una esortazione post-sinodale, che è Amoris Laetitia, che è il risultato di due sinodi, dove ha lavorato tutta la Chiesa e il Papa ha approvato.  C’è una formula latina che dice che le Chiese sono sempre cum Petro e sub Petro (con Pietro e sotto Pietro). Pietro è il garante dell’unità della Chiesa, il garante. Quindi … questo è il punto. E dobbiamo fare progressi nella sinodalità. Questa è una delle cose che hanno conservato gli ortodossi. E anche le chiese cattoliche orientali. È una loro ricchezza”e “bisogna progredire nella sinodalità”, una delle cose che “gli ortodossi hanno conservato”. E ai giovani, ricordando l’esperienza della GMG di Cracovia, chiede di non avere paura, di non avere “vergogna della fede”, di “cercare strade nuove” e di “non andare in pensione a 20 anni”.

Media: no a calunnia, diffamazione e disinformazione

Il Papa offre quindi la sua riflessione sui mezzi di comunicazione che, sottolinea, “hanno una responsabilità molto grande” e in particolare possono formare “una buona o una cattiva opinione”; “possono costruire”, fare un bene “immenso”. E ribadisce che “i mezzi di comunicazione sono costruttori di una società”, “per far pensare, per educare”. In se stessi, “sono positivi”, ma “possono diventare dannosi” dato che tutti siamo peccatori. Francesco si sofferma su alcune tentazioni dei mezzi di comunicazione: la tentazione della calunnia, essere usati “per calunniare, per sporcare la gente, questo soprattutto nel mondo della politica”. Ancora, parla della tentazione dei mass media di diventare “mezzi di diffamazione” e così si “annulla la persona”. Quindi, mette in guardia dalla “disinformazione”, una cosa che “può fare molto danno nei mezzi di informazione”. La disinformazione, tiene a sottolineare, è “probabilmente il danno più grande che può fare” un mezzo di comunicazione, “perché orienta l’opinione in una direzione, tralasciando l’altra parte della verità”. Ancora chiede ai media di essere “molto limpidi, molto trasparenti”, senza cadere nella “malattia della coprofilia, che è voler comunicare lo scandalo e così fare molto danno”.

Sacerdoti non abbiano vergogna della tenerezza
L’ultimo pensiero del Papa è per i sacerdoti, ai quali chiede di amare sempre la Vergine Maria, di non sentirsi mai orfani, di lasciarsi guardare da Gesù e di “cercare la carne sofferente di Gesù nei fratelli”. Da qui, afferma, “viene tutto”. “I sacerdoti – è l’incoraggiamento di Francesco – non abbiano vergogna di avere tenerezza”. “Oggi – conclude – c’è bisogno di una rivoluzione della tenerezza in questo mondo che patisce la cardiosclerosi”maria

Fonti

http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-lo-Stato-laico-%C3%A8-una-cosa-buona,-ma-il-laicismo-%C3%A8-antiquato-39345.html

http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/07/settimanale_cattolico_belga_tertio_intervista_il_papa/1277307

Papa Francesco dice NO al referendum sulla riforma costituzionale “frutto della corruzione”, ma i grandi media occultano le sue parole…

PAPA FRANCESCO CON IL DOTT.MASSIMO GANDOLFINI, PROMOTORE DEL FAMILY DAY, IN DIFESA DELLA FAMIGLIA NATURALE E DEI DIRITTI DELLE FAMIGLIE

Per Papa Francesco la politica, la “grande politica”, è un “lavoro artigianale per costruire l’unità dei popoli e l’unità di un popolo in tutte le diversità che ci sono all’interno”. Ma il Papa sottolinea: “ In generale, l’opinione che sento è che i politici sono caduti in basso… mancano quei grandi politici che erano capaci di mettersi sul serio in gioco per i loro ideali e non temevano né il dialogo né la lotta, ma andavano avanti con intelligenza e con il carisma proprio della politica. La politica è una delle forme più alte della carità. La grande politica. E su questo credo che le polarizzazioni non aiutino: invece ciò che aiuta, nella politica, è il dialogo.”.

RIFORMARE LA COSTITUZIONE? “frutto della corruzione di chi vuole rimanere al potere”: il Papa lamenta il fenomeno per cui “quando si esauriscono i periodi costituzionali di mandato, subito si cerca di riformare la Costituzione per restare ancora… È un frutto della corruzione: un Paese non può crescere se non vengono rispettati i fondamenti legali che quello stesso Paese si era dato per la propria governabilità futura.” (24 ottobre 2016, Fonti: La Civiltà Cattolica, dialogo di Papa Francesco, paragrafi 418 e 423

http://www.laciviltacattolica.it/articoli_download/extra/DIALOGOPAPA_ITA.pdf

http://agensir.it/quotidiano/2016/11/24/papa-francesco-civilta-cattolica-oggi-mancano-grandi-politici/)

Quando il popolo è separato da chi comanda, quando si fanno scelte in forza del potere e non della condivisione popolare, quando chi comanda è più importante del popolo e le decisioni sono prese da pochi, o sono anonime, o sono dettate sempre da emergenze vere o presunte, allora l’armonia sociale è messa in pericolo”. (VI FESTIVAL DELLA DOTTRINA SOCIALE, 24 nov 2016, Fonte:

http://agensir.it/quotidiano/2016/11/24/papa-francesco-quando-il-popolo-e-separato-da-chi-comanda-larmonia-sociale-e-in-pericolo/ )

Papa Francesco ringrazia il : “Andate avanti così! voi avete retta coscienza cristiana”, al contrario di “certi politici”:  stop   stop utero in affitto,  “stepchild adoption”! quindi è evidente a CHI  il Papa si riferisce quando dice che “oggi mancano i grandi politici con veri ideali per il bene comune!”: la legge Cirinnà su unioni civili “matrimoni e adozioni gay” è stata fatta approvare senza il consenso popolare, ma con una specie di “raggiro di stato”…

Il Papa  ha SEMPRE usato parole molto forti contro l’ideologia gender, affermando che è un grande nemico del matrimonio. “Oggi – ha detto – c’è una guerra mondiale delle idee contro il matrimonio, si tratta di colonizzazioni ideologiche da cui bisogna difendersi”

Gandolfini, fondatore del FAMILY DAY: “efficacissimo” intervento del Papa contro il gender.

Quindi, ANCHE IL PAPA DICE NO ALLA LEGGE CIRINNA’ E NO AL REFERENDUM!

 Il Card Bagnasco (Presidente CEI) ha detto che i cattolici devono essere impegnati anche in politica ed informarsi ADEGUATAMENTE secondo la Dottrina Sociale della Chiesa e quindi al referendum del 4 dicembre 2016 IO VOTO NO!

Fonti

http://agensir.it/quotidiano/2016/10/31/cardinale-bagnasco-cattolici-in-politica-devono-avere-buona-preparazione-sulla-dottrina-sociale-della-chiesa/

http://it.radiovaticana.va/news/2016/04/29/il_papa_al_promotore_del_family_day_andate_avanti_cos%C3%AC/1226422

Il Papa: Dio rivela il Suo mistero agli umili, non ai dotti e ai sapienti. Le Litanie dell’umiltà

Dio rivela il suo mistero agli umili, non ai dotti e ai sapienti. A coloro che “camminano davanti al Signore”, guardati e custoditi da Dio, “non l’umiltà di quello che diceva: ‘Io sono umile, ma orgoglioso di esserlo’”. L’ha detto papa Francesco nell’omelia della messa celebrata  a Casa santa Marta il 29 novembre 2016, prendendo spunto dalla “Lode di Gesù al Padre”, di cui narra il Vangelo odierno di Luca.

Il Papa ha sottolineato la preferenza di Dio per chi sa capire i suoi misteri, non i dotti e i sapienti, ma il “cuore dei piccoli”. Anche la Prima Lettura, piena “di piccoli dettagli”, ha osservato Francesco, “va su questa strada”. Il profeta Isaia infatti parla di “un piccolo germoglio” che “spunterà dal tronco di Iesse”, e non di “un esercito” che porterà la liberazione.

E i piccoli sono i protagonisti anche del Natale. “Poi, a Natale vedremo questa piccolezza, questa cosa piccola: un bambino, una stalla, una mamma, un papà … Le cose piccole. Cuori grandi ma atteggiamento di piccoli. E su questo germoglio si poserà lo Spirito del Signore, lo Spirito Santo, e questo germoglio piccolo avrà quella virtù dei piccoli, e il timore del Signore. Camminerà nel timore del Signore. Timore del Signore che non è la paura: no. E’ fare vita il comandamento che Dio ha dato al nostro padre Abramo: ‘Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile’. Umile. Questa è umiltà. Il timore del Signore è l’umiltà”. E solo i piccoli “sono capaci di capire” pienamente “ il senso dell’umiltà”, il “senso del timore del Signore”, perché “camminano davanti al Signore”, guardati e custoditi, “sentono che il Signore dà loro la forza per andare avanti”. E’ questa la vera umiltà.

“Vivere l’umiltà, l’umiltà cristiana, è avere questo timore del Signore che – ripeto – non è paura, ma è: ‘Tu sei Dio, io sono una persona, io vado avanti così, con le piccole cose della vita, ma camminando nella Tua presenza e cercando di essere irreprensibile’. L’umiltà è la virtù dei piccoli, la vera umiltà, non l’umiltà un po’ di teatro: no, quella no. L’umiltà di quello che diceva: ‘Io sono umile, ma orgoglioso di esserlo’. No, quella non è la vera umiltà. L’umiltà del piccolo è quella che cammina alla presenza del Signore, non sparla degli altri, guarda soltanto il servizio, si sente il più piccolo … E’ lì, la forza”.

E’ “umile, molto umile” anche la ragazza che Dio “guarda” per “inviare Suo Figlio”, e che subito dopo va dalla cugina Elisabetta, e non dice nulla “di quello che era accaduto”. L’umiltà è così”, ha ripetuto Francesco, ”camminare nella presenza del Signore”, felici, gioiosi perché “guardati da Lui”, ”esultanti nella gioia perché umili”, proprio come si narra di Gesù nel Vangelo odierno. “Guardando Gesù che esulta nella gioia perché Dio rivela il suo mistero agli umili, possiamo chiedere per tutti noi la grazia dell’umiltà, la grazia del timore di Dio, del camminare nella sua presenza cercando di essere irreprensibili. E così, con questa umiltà, possiamo essere vigilanti nella preghiera, operosi nella carità fraterna ed esultanti di gioia nella lode”.

Litanie dell’umiltàgesù-e-maria-2

Da ogni odio e da ogni invidia; Liberaci o Signore

Da ogni risentimento e rancore; Liberaci o Signore

Da ogni rivalsa; Liberaci o Signore

Da ogni pregiudizio; Liberaci o Signore

Da ogni forma di egoismo; Liberaci o Signore

Da ogni ingiustizia e da ogni viltà; Liberaci o Signore

Da ogni tendenza a giudicare e condannare; Liberaci o Signore

Dalla mormorazione e dalla critica; Liberaci o Signore

Da ogni giudizio affrettato e da ogni calunnia; Liberaci o Signore

Dall’orgoglio e dall’ostentazione; Liberaci o Signore

Da ogni permalosità e impazienza; Liberaci o Signore

Dalla tendenza ad appartarci; Liberaci o Signore

Dal sospetto e dalla sfiducia; Liberaci o Signore

Da ogni cattiva disposizione; Liberaci o Signore

Da ogni forma d’indifferenza; Liberaci o Signore

Da ogni prepotenza; Liberaci o Signore

Da ogni scortesia e sospetto; Liberaci o Signore

Da ogni suggestione del demonio; Liberaci o Signore

Da ogni offuscamento delle passioni; Liberaci o Signore

Perchè vogliamo veramente bene ai nostri fratelli; Esaudiscici Signore

Perchè siamo tra noi un cuore solo e un’anima sola; Esaudiscici Signore

Perchè i nostri sentimenti siano come quelli del tuo cuore; Esaudiscici Signore

Perchè rimaniamo uniti nello spirito; Esaudiscici Signore

Perchè siamo concordi nell’azione; Esaudiscici Signore

Perchè sappiamo comprenderci; Esaudiscici Signore

Perchè sappiamo ammettere i torti; Esaudiscici Signore

Perchè sappiamo perdonarci reciprocamente; Esaudiscici Signore

Perchè diventiamo servi premurosi gli uni degli altri; Esaudiscici Signore

Perchè siamo sempre sinceri e aperti fra di noi; Esaudiscici Signore

Perchè nelle nostre case regni la gioia della carità; Esaudiscici Signore

Perchè nella nostra carità il mondo veda il Signore; Esaudiscici Signore

Gesù, che sei venuto sulla terra per servire gli uomini

Rendi il nostro cuore simile al tuo

Gesù, che hai amato i poveri; Rendi il nostro cuore simile al tuo

Gesù, che hai consolato i sofferenti; Rendi il nostro cuore simile al tuo

Gesù, che hai sofferto con i peccatori; Rendi il nostro cuore simile al tuo

Gesù, che hai parlato dolcemente a chi ti schiaffeggiava e ti tradiva;

Rendi il nostro cuore simile al tuo

Gesù, che hai raccolto l’invocazione del ladrone; Rendi il nostro cuore simile al tuo

Gesù, che hai lodato il buon samaritano; Rendi il nostro cuore simile al tuo

Gesù, che sei morto sulla croce; Rendi il nostro cuore simile al tuo

Gesù, che continui a rinnovare il tuo sacrificio d’amore per noi;

Rendi il nostro cuore simile al tuo

Gesù, che ti fai cibo per sostenerci nel nostro cammino;

Rendi il nostro cuore simile al tuo

Santa Maria, Vergine piccola ed umile; Prega per noi

Santa Maria, Vergine piena d’amore e di carità; Prega per noi

Agnello di Dio, che vivi nell’amore del Padre.Abbi pietà di noi.

Agnello di Dio, che hai portato agli uomini l’amore del Padre. Esaudiscici.

Agnello di Dio, che t’immoli per amore degli uomini. Convertici.

Perdonaci, o Signore tutti i nostri peccati.

Come noi perdoniamo a coloro che ci hanno offeso.

 PREGHIAMO

 O Dio, che resisti ai superbi e dai la grazia agli umili: concedici la virtù della vera umiltà, di cui l’Unigenito tuo Figlio s’è fatto esempio, affinché non provochiamo mai il tuo sdegno con l’orgoglio, ma otteniamo piuttosto il dono del tuo amore ubbidendo umilmente alla tua Parola. Per Cristo Nostro Signore. Amen.barracatolicactv_12a

http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-Dio-rivela-il-suo-mistero-agli-umili,-non-ai-dotti-e-ai-sapienti-39272.html

Papa Francesco in continuità con don Oreste Benzi: “salvare ed accogliere le donne che sono pentite del gravissimo peccato di aborto”. Ma i giornalisti diffondono idiozie:”non c’entra nulla dire ‘abortite, tanto il Papa vi perdona’!” spiega mons. Fisichella.

“Abortite, tanto il Papa vi perdona?”, come ha titolato Il Tempo? “Idiozie dei giornali che rimangono tali sia nei titoli sia nei contenuti”, commenta, a Tv2000, mons. Rino Fisichella, responsabile vaticano per il Giubileo.

“L’allargamento a tutti i sacerdoti della possibilità di assolvere dal peccato di aborto, voluto da Papa Francesco, è una bella notizia soprattutto per le tante donne che incontriamo e che non sanno darsi pace per aver abortito. Con questo messaggio – afferma Giovanni Paolo Ramonda, sottolineando la continuità di Papa Francesco con Don Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII- il Papa dice  a queste donne che Dio è sempre pronto ad abbracciarle e a riaccoglierle”. Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità di don Oreste Benzi, così ha commentato  l’annuncio dato dal Papa in occasione della presentazione della lettera apostolica “Misericordia et misera”.
Ramonda, riferisce il Sir, è intervenuto durante la preghiera pubblica per la vita nascente che si tiene tutti i giovedì, dal 2000, alle 6.50 al Policlinico di Modena. Le preghiere per la vita nascente sono momenti che la Comunità Papa Giovanni XXIII promuove di fronte agli ospedali in cui si praticano gli aborti. Don Benzi lancio l’idea negli anni ’90 di fronte all’ospedale di Rimini, come forma di vicinanza ai bimbi che stavano per essere abortiti, e come occasione di sensibilizzazione per la società. A Modena nel Policlinico cittadino vengono abortiti 12 bimbi ogni settimana, 650 in un anno.

Ma “non c’entra nulla dire ‘abortite perché il Papa vi perdona’! “spiega mons. Fisichella.

Il Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione prosegue: “Voglio dire una cosa nei confronti dei giornalisti, due giorni fa in Sala Stampa ne ho sentite di tutti i colori. C`è da parte di qualcuno la tentazione di leggere in fretta e quando si legge in fretta non si capisce. C`è la tentazione di trovare subito qualche cosa. E di tanti contenuti l`occhio è caduto solo sull`aborto. C`è poi la volontà di qualcuno di voler denigrare e trovare quello che non c`è”.

Il Papa, sottolinea Fisichella, “ha detto chiaramente e lo ha scritto: il peccato di aborto e uno dei peccati più gravi che esistano, perché si pone fine a una vita innocente. Questo peccato rimane tale e nel momento in cui si compie questo peccato, non solo da parte della donna, che porta il peso più grande di tutto questo, ma da parte di tutta una categoria che partecipa al peccato d`aborto, nel momento in cui si compie dunque, c`è la scomunica e si è fuori dalla comunione dalla Chiesa perché il peccato è gravissimo”. Il Papa, puntualizza Fisichella, “pur dicendo questo dice con altrettanta forza che non esiste un peccato che Dio non possa perdonare quando si ritrova con un cuore pentito. Il Papa dice che non deve esserci nessun ostacolo, nessun limite. Prima infatti solo il vescovo poteva assolvere il peccato di aborto. E` una  prassi che si è modificata – conclude Fisichella – la prassi con la quale ora il Papa dice: desidero che chi porta dentro di sé questo grande dolore ed è pentito, non abbia a trovare ostacoli ma qualsiasi sacerdote può accogliere, perdonare e aiutare a camminare per una vita nuova”.

“Proprio perché concedere il perdono significa un dialogo, una consapevolezza, una decisione di non ripetere più quello che si è fatto”, spiega, da parte sua, mons. Paglia ai microfoni di Radio vaticana. “In questo senso, allargare ai sacerdoti vuol dire dare maggiore possibilità a chi ha compiuto questo gesto terribile di comprendere la gravità di quello che ha fatto e quindi di poter cambiare vita e quindi di non farlo più. In questo senso, il Papa – consapevole della gravità – vuole offrire il modo migliore per impedire il ripetersi. Certamente, avere una maggiore possibilità di accedere a una medicina robusta aiuta chi è debole a cadere meno facilmente o comunque a non cadere. Quindi, proprio perché è un atto gravissimo è necessaria una straordinaria concessione della Misericordia“.

Oggi chi procura l`aborto incorre nella scomunica latae sententiae, cioè automatica. Cambia qualcosa, adesso?

“No. La scomunica latae sententiae resta così com`è nel Codice di Diritto Canonico. In questo senso, non c`è nessun cambiamento nella concezione della gravità del peccato, nessun attutimento: resta l`eliminazione colpevole di un innocente ed è gravissimo. Il senso del testo papale è appunto nella volontà di far comprendere che chi si pente, anche di questo gravissimo peccato, viene perdonato e abbracciato dal Signore. In questo senso, viene come dimenticata da Dio la scomunica che era comminata per questo atto drammatico. Certamente, poi, c`è in questo gesto del Papa una grande considerazione della debolezza o dei drammi di tante donne che, se lasciate a loro stesse, difficilmente riescono a uscirne e a trovare una strada non solo per non ripetere quanto hanno fatto, ma anche per sentirsi aiutate di fronte al dramma che sempre ogni aborto procura, anche nelle stesse donne”

 

Fonti

http://agensir.it/quotidiano/2016/11/24/aborto-ramonda-com-giovanni-xxiii-grazie-al-papa-a-nome-delle-donne-che-hanno-abortito/

http://it.radiovaticana.va/news/2016/11/23/mons_paglia_aborto_resta_peccato_gravissimo,_/1274216

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/vaticano-reagisce-su-aborto-resta-peccato-grave-idiozie-su-Papa-bdd95183-27eb-46c8-b67b-2c154381ff67.html

Il Presidente dei vescovi di Grecia scrive ai 4 cardinali “dubbiosi”: “Pentitevi del gravissimo peccato di scandalo che avete dato in tutto il mondo”

Risultati immagini per SismografoMonsignor F. Papamanolis, vescovo emerito di Syros, Santorini e Creta e presidente della Conferenza episcopale di Grecia, ha scritto una lettera aperta ai quattro cardinali (Burke, Brandmueller, Mesiner e Caffarra) che hanno criticato il Papa per l’esortazione apostolica Amoris laetitia – frutto di due sinodi dei vescovi – minacciando una “correzione” contro il Pontefice e dando il tutto in pasto ai giornali, come fosse una sfida mediatica in stile “Grande Fratello”…

MONS FRAGKISKOS PAPAMANOLIS*
Carissimi fratelli nell’episcopato,

la mia fede nel nostro Dio mi dice che egli non può non amarvi. Con la sincerità che esce dal mio cuore vi chiamo «fratelli carissimi». Anche in Grecia è arrivatoil documento che avete consegnato alla Congregazione per la dottrina della fede e che è stato pubblicato dal sito dell’Espresso.

Prima di pubblicare il documento e, più ancora, prima di redigerlo, dovevate presentarvi al santo padre Francesco e fare richiesta di cancellarvi dai componenti il Collegio cardinalizio. Inoltre, non dovevate fare uso del titolo di “cardinale” per dare prestigio a quello che avete scritto, e questo per coerenza con la vostra coscienza e per alleggerire lo scandalo che avete dato scrivendo da privati.

Scrivete che siete «profondamente preoccupati del vero bene delle anime» e, indirettamente, accusate il Santo Padre Francesco «di far progredire nella Chiesa una qualche forma di politica». Chiedete che «nessuno vi giudichi ingiustamente». Ingiustamente vi giudicherebbe chi dicesse il contrario di quello che esplicitamente voi scrivete. Le parole che usate hanno il loro significato. Il fatto che voi vi fregiate del titolo di cardinali non cambia il senso delle parole gravemente offensive per il vescovo di Roma.

Se voi siete «profondamente preoccupati del vero bene delle anime» e mossi «dalla appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli», io, fratelli carissimi, sono «profondamente preoccupato del vero bene delle vostre anime», per il doppio vostro gravissimo peccato: 

– il peccato di eresia (e di apostasia? Così, infatti, cominciano gli scismi nella Chiesa). Dal vostro documento appare chiaro che, in pratica, non credete alla suprema autorità magisteriale del papa, rafforzata da due Sinodi dei vescovi provenienti da tutto il mondo. Si vede che lo Spirito Santo ispira solo voi e non il vicario di Cristo e neppure i vescovi riuniti in Sinodo; 

– e ancora più grave il peccato dello scandalo, dato pubblicamente al popolo cristiano in tutto il mondo. A questo proposito Gesù ha detto: «Guai a quell’uomo dal quale proviene lo scandalo» (Mt 18,7). «È meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare» (Mt 18,6). 

Spinto dalla carità di Cristo, prego per voi. Chiedo al Signore di illuminarvi per accettare con semplicità di cuore l’insegnamento magisteriale del Santo Padre Francesco.

Temo che le vostre categorie mentali troveranno gli argomenti sofisticati per giustificare il vostro operato, così da non considerarlo neppure un peccato da sottoporre al sacramento della penitenza e che continuerete a celebrare ogni giorno la santa messa e a ricevere sacrilegamente il sacramento dell’eucaristia, mentre fate gli scandalizzati se, in casi specifici, un divorziato risposato riceve l’eucaristia e osate accusare di eresia il santo padre Francesco. 

Sappiate che io ho partecipato ai due Sinodi dei vescovi sulla famiglia e ho ascoltato i vostri interventi. Ho sentito pure i commenti che uno di voi faceva, durante la pausa, su un’affermazione contenuta nel mio intervento in aula sinodale, quando ho dichiarato: «peccare non è facile». Questo fratello (uno di voi quattro), parlando coi suoi interlocutori, modificava le mie affermazioni e metteva sulla mia bocca parole che non avevo pronunciato. Inoltre, dava alle mie dichiarazioni un’interpretazione che non poteva essere collegata in alcun modo con quanto avevo affermato. 

Fratelli carissimi, il Signore vi illumini a riconoscere prima possibile, il vostro peccato e a riparare lo scandalo che avete dato. 

Con la carità di Cristo, fraternamente vi saluto. 

* o.f.m.cap, vescovo emerito di Syros, Santorini e Creta, Presidente della Conferenza episcopale di Grecia  

Il link originale al testo della lettera del vescovo Fragkiskos Papamanolis

PAPA FRANCESCO, AVVERSATO DA CHI NON VUOLE RINUNCIARE AI PROPRI PRIVILEGI E DA CHI COPRE GLI SCANDALI DI SACERDOTI INDEGNI

Il capo cordata dei 4 cardinali dubbiosi (alcuni dei quali sono già in pensione!) è non a caso il Cardinal Burke ultratradizionalista  e filolefevriano e da sempre avversario del Papa: è noto che Papa Francesco ha istituito una Commissione antipedofilia  in collaborazione con le forze dell’ordine, per contrastare la piaga degli scandali di alcuni sacerdoti indegni, con il valido aiuto dell’ Associazione antipedofilia di Don Fortunato Di Noto (Meter Onlus), che da oltre 3o anni ha aiutato le forze dell’ordine nel contrastare la pedofilia e la pedopornografia nel mondo;   da quando Papa Francesco, in linea con il suo predecessore Benedetto XVI, ha dato vita a questa giusta iniziativa, sono cominciati gli attacchi contro il Papa da parte degli ultratradizionalisti, che si ergono a “vittime delle epurazioni del Papa” e che fomentano attacchi mediatici contro di lui per screditarlo sul web attraverso vari blog ultratradizionalisti (capitanati da personaggi ambigui che si spacciano per Arcivescovi…) e si ergono a teologi(come i giornalisti Antonio Socci e Blondet), inventando le teorie complottiste più assurde, degne del ciarlatano Dan Brown scrittore di gialli e notoriamente anticlericale e massone…

L’ultimo fatto tristemente noto alle cronache è quello della diocesi ligure di Albenga: Papa Francesco ordinò il commissariamento di questa diocesi, a seguito delle indagini. Nella diocesi ligure, infatti, le forze dell’ordine hanno perseguito preti indagati per pedofilia, sacerdoti scappati con la cassetta delle offerte, scoperti a posare nudi su Facebook: una ferita profonda per la Chiesa, uno scandalo di cui si è macchiato Monsignor Mario  Olivieri ultratradizionalista, che ha sempre coperto questi misfatti, e nonostante tutto difeso dal Card Burke

Tutti i nodi vengono al pettine

Papa Francesco, nel settembre 2016,  ha chiesto e ottenuto le dimissioni di Mons Olivieri, che ha sempre negato tutto anche di fronte all’evidenza della sua omertosa colpevolezza . Nella diocesi di Albenga, “stranamente”,  molti preti legati all’antico rito della messa tridentina in latino pregano ancora durante la consacrazione per “Papa Benedetto XVI” e non per Papa Francesco, considerando quest’ultimo un successore illegittimo di papa Ratzinger che sarebbe ancora l’unico Pontefice validamente eletto,(stesse “teorie” sostenute da sette occultiste e massoniche come quella della falsa veggente Maria Divina Misericordia, MDM, che si è rivelata una furba medium e truffatrice che ha creato una setta contro Papa Francesco sul web, ovviamente a scopo di lucro, setta analoga a quella di Gallinaro in provincia di Frosinone, che è stata recentemente scomunicata da Papa Francesco).

E’ evidente il vero motivo degli attacchi mediatici contro il Papa…

Tra le opere di misericordia una raccomanda di “istruire gli ignoranti”, per rispetto alla porpora, qui forse si dovrebbe dire “istruire i nescienti”(coloro che non sanno o fanno finta di non sapere!), perché davvero pare che i quattro cardinali, che sempre possono incontrare il Papa e chiedergli udienza se ritengono di doversi confrontare con lui, hanno preferito la piazza… Forse hanno dimenticato qualcosa a proposito del ministero petrino, del confermare i fratelli nella fede e di quanto hanno giurato “prometto e giuro di rimanere, da ora e per sempre…, fedele a Cristo e al suo Vangelo, costantemente obbediente alla Santa Apostolica Chiesa Romana, al Beato Pietro nella persona del Sommo Pontefice…; di conservare sempre con le parole e con le opere la comunione con la Chiesa cattolica…”.
Se ora potessero applicare a se stessi ciò che Amoris Laetitia asserisce dei condizionamenti e delle circostanze attenuanti (nn. 301ss), che in modo meschino rifiutano di ammettere per altri, eviteremmo cordialmente di parlare di un loro doppio gravissimo peccato, come ha fatto Mons Fragkiskos Papamanolis.

Diciamo allora: Padri, il Signore vi illumini a deporre l’arroganza e rammaricarvi dello scandalo,  che avete dato ai cristiani preti, diaconi e laici e religiosi, voi ai quali un giorno è stato detto: “Ricevi l’anello dalla mano di Pietro e sappi che con l’amore del Principe degli Apostoli si rafforza il tuo amore verso la Chiesa”.

chiesa cattolica sant'agostino

Fonte

https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2016/09/06/1096/

 

 

Si può correggere il papa? Ovvero: quando un cardinale, che si erge superiore al Papa, cade in errore

 Prof di Diritto Canonico, Università di Pisa http://people.unipi.it/pierluigi_consorti/si-puo-correggere-il-papa-ovvero-quando-un-cardinale-cade-in-errore/

“Un dubbioso ed autorevole cardinale canonista (Burke filolefebvriano) si è detto convinto che nel caso in cui il papa sbagli, va corretto (Vedi intervista). Qui ha ragione, perché Gesù stesso ha insegnato la pratica della correzione fraterna (Mt. 18, 15). Pertanto il principio è valido. Nemmeno il papa è esente dalla correzione evangelica. Pietro stesso è un gran peccatore, e poi gli Atti degli apostoli presentano frequenti dissidi e non poche correzioni evangeliche, che tuttavia non incidono sulla posizione coperta da ciascuno di loro. In altre parole: il papa può sbagliare e può essere corretto.

Ma la questione proposta non riguarda una fraterna correzione evangelica. Investe un giudizio più complesso. Sotto traccia serpeggia la domanda: e che cosa succede se il papa errante non accetta la correzione?

Il tema è stato molto frequentato e la canonistica più risalente si diceva convinta della necessità di distinguere fra l’obbligo di reverenza e l’obbligo di obbedienza al papa errante. Il quale resta papa anche se sbaglia. Perciò i fedeli possono non seguire il papa nell’eventuale indicazione erronea, ma giammai possono deporre il papa. Tanto meno possono farlo se egli cade in un errore che riguarda la fede. Per la verità, quest’ultima ipotesi è in genere affatto esclusa.

L’idea stessa di un papa eretico assomiglia ad un’eresia. Una simile supposizione contrasta persino con la fede nell’autorità petrina. Ad esempio Paolo accusò Pietro di sbagliare e non volle seguire le sue indicazioni, tuttavia non contestò la sua autorità e tantomeno lo accusò di eresia. E anche Pietro, pur pensando che Paolo sbagliasse, non lo considerò scismatico. Per non dire di Paolo e Barnaba …

La tradizione apostolica è piena di bivi, seguire strade diverse non significa necessariamente uscire dai binari.

Nella successiva storia ecclesiale emergono sfumature molto diverse, che raccontano un’evoluzione che non si può sintetizzare in poche righe. Non vorrei scandalizzare nessun cardinale, ma la storia racconta parecchi cambiamenti (evoluzioni ed involuzioni), perché si sa che il Regno dei cieli è simile ad uno scriba saggio, che dal suo tesoro estrae cose nuove e cose antiche. Ma non divaghiamo.

E’ noto che il magistero pontificio si costruisce sulla base di una significativa autorevolezza, tanto che si è ritenuto persino infallibile. Contestare il magistero perciò non equivale a correggere un errore, ma integra esattamente una fattispecie erronea. Più precisamente, se è lecito esprimere un dubbio e chiedere un chiarimento, molto meno lecito appare accusare il papa di essere in errore su questioni che riguardano il magistero (che integra il suo proprio munus docendi).

Il cardinal dubbioso nell’intervista citata minaccia di ricorrere ad un atto formale di correzione del romano pontefice nel caso in cui questi mancasse di rispondere ai suoi dubbi. Così dicendo assegna implicitamente al papa un dovere di risposta che, nella fattispecie, non esiste, se non altro perché i suoi dubbi si possono sciogliere attraverso la semplice lettura di Amoris laetitia. Per così dire, sono dubbi manifestamente infondati.

Il punto centrale è però chiaramente un altro. Il cardinale provocatore in realtà non vuole chiarire i suoi dubbi pretestuosi, vuole che il papa ammetta di essersi sbagliato. Di più, vuole che il papa ammetta che il Sinodo dei vescovi si è sbagliato insieme a lui. E ritiene che sia un suo dovere chiarire che il papa sbaglia, e quindi correggerlo. In altre parole egli si erge a giudice del papa.

Mi meraviglio! Un canonista di tale statura non sa che il can. 1404 afferma che nessuno può giudicare il papa? Quale giudice avrebbe mai una simile competenza? Egli ne sa più del papa e del Sinodo? Non si accorge di cadere in errore più volte? Ad esempio, quando afferma che l’autorità nella Chiesa è funzionale al servizio della Tradizione, confonde quest’ultima col Vangelo. E quando il giornalista gli domanda chi potrebbe giudicare il papa eretico, invece di stracciarsi le vesti, risponde ammettendo la plausibilità dell’ipotesi e – guarda caso – assegnando tale compito proprio ai … cardinali.

Qui il cardinale si sbaglia. Non so a quale “atto formale di correzione” egli faccia riferimento. Dice che nella storia della Chiesa ci sono stati alcuni esempi: a me sfuggono. Ma io non sono né papa né cardinale, ma un semplice professore di diritto canonico, perciò posso sbagliare. Nel caso, mi corrigerete …”

Il Papa è disponibile con tutti, ma non con chi vuole solo provocare sfide e creare gossip mediatico, (i 4 cardinali dubbiosi potevano interpellarlo e chiarirsi privatamente): il Papa non presta il fianco e fa benissimo a non rispondere alle provocazioni. Diceva bene SANT’AGOSTINO nei suoi Sermones riguardo all’autorità petrina: “ROMA LOCUTA, CAUSA FINITA”, cioè Roma ha parlato, la causa è definitivamente chiusa, in riferimento alle questioni sottoposte dallo stesso pontefice: il Papa ha già parlato. Chissà perchè, certi “detentori della tradizione” ricordano solo quello che gli pare…

Non si può invocare contro il papa l’infallibilità del collegio episcopale, perché non c’è collegio episcopale se non con la presenza di Pietro e sotto Pietro (cum Petro et sub Petro): proprio perché il Papa non può sbagliare nel suo insegnamento San Giovanni Bosco diceva che preferiva tenere le sentenze del Papa anche quando questi parlava come teologo privato. Perché, essendo il medesimo soggetto colui che si esprime come maestro nella Chiesa e teologo privato, è il meno esposto all’errore anche nel pensiero personale di teologo privato.http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=2825

Altri esperti Pastori come, per dirne uno tra i tanti, Mons Luigi Negri, hanno affermato che nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia,  (VIDEO https://youtu.be/j9BmJMJ8SI4),

«la chiarezza c’è, non c’è obiezione alla tradizione magisteriale precedente. Bisogna stare alle cose che sono scritte non all’enorme fenomeno di manipolazione nel quale siamo incorsi. L’ottavo capitolo della Amoris laetitia è una sfida ad essere realmente pastori».

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/05/17/amoris-laetitiasenza-le-caricature-dei-giornalistinessuna-rottura-con-il-magistero/

LA SCOMUNICA LATAE SENTENTIAE PER CHI
ATTACCA INDISCRIMINATAMENTE PAPA FRANCESCO
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Codice di Diritto Canonico, Parte Seconda – le Pene per i singoli delitti.
Titolo 1 – Delitti contro la Chiesa e l’Unità dei Cristiani.
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<<Can. 1364 – §1. L’apostata, l’eretico e lo scismatico incorrono nella scomunica latae sententiae… >>
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La scomunica latae sententiae è una “sentenza emessa” e viene impartita “ipso facto”, cioé nell’istante stesso del peccato commesso. Trattandosi di una sentenza già “scritta” non ha bisogno di essere notificata da parte della Santa Sede.

COLORO che si MACCHIANO di Eresia o di Scisma NON POSSONO accostarsi ai Sacramenti, nè impartirne nel caso in cui il delitto di eresia o di scisma sia in capo ad un Religioso nei confronti del quale scatta l’immediata “Sospensione a Divinis”.
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Per la remissione del peccato di eresia o di scisma e la RIMOZIONE della Scomunica occorre una Severa confessione presso il Vescovo e la richiesta formale al Supremo Tribunale della Chiesa. Senza, si va all’inferno.
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Quindi attenzione: i reiterati attacchi contro il Papa Reggente, Vicario di Cristo e Legittimo Successore di Pietro sono severamente puniti dalla Chiesa. E, tanto per essere più chiari: giornalisti come Socci stanno lastricando la strada della propria vita di dannati pronti per l’inferno.

(tratto dal gruppo facebook  Padre Gabriele Amorth – nuovo gruppo antisatanista

https://www.facebook.com/groups/338543203016195/?fref=ts)

Apertura della tomba di Cristo: team di studiosi sorpresi da “Dolce aroma e perturbazioni elettromagnetiche”

Dal 26 al 28 ottobre 2016, a Gerusalemme nella Chiesa del Santo Sepolcro, uno dei santuari più antichi e più importanti del Cristianesimo, la lastra di marmo che copre la tomba di Cristo è stata rimossa, nel tentativo di raggiungere ciò che si ritiene sia la superficie della roccia originale dove il Corpo di Gesù è stato deposto. La lapide di marmo, che copre la grotta, risale circa al 1555 se non prima. Il lavoro fa parte di un progetto storico di ristrutturazione per rafforzare e preservare l’Edicola, cioè la camera che ospita la grotta dove Gesù è stato sepolto ed è risorto, secondo i Vangeli e secondo i documenti storici. È stata la prima volta in quasi due millenni che gli scienziati sono riusciti a entrare a contatto con la pietra originale sulla quale venne deposto il Santissimo Corpo di Gesù Cristo avvolto nei panni mortuari, il più famoso dei quali è la Sacra Sindone. 

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Edicola del Santo Sepolcro all’interno del Santuario 

Molti storici hanno creduto a lungo che la grotta originaria, identificata un paio di secoli dopo la morte di Gesù come la sua tomba, sia stata cancellata secoli fa.

Ma l’archeologo del National Geographic Fredrik Hiebert, che accompagna la squadra di restauro, ha detto che il test del Ground Penetrating Radar ha stabilito che le pareti della grotta sono di fatto in piedi, dietro i pannelli in marmo della camera al centro della Chiesa di Gerusalemme del Santo Sepolcro. Sotto il marmo vi era uno strato di detriti. Dopo che i lavoratori avevano finito di rimuovere i detriti, hanno rivelato qualcosa di inaspettato: un’altra lastra di marmo.

Hiebert ha detto che la seconda lastra, che è grigia e presenta una piccola incisione di una croce, risale al 12 ° secolo. Si è rotta a metà, e sotto di essa vi è uno strato biancastro…la pietra su cui il Corpo di Gesù è stato deposto è lì sotto.

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Fedeli davanti alla tomba di Cristo, poco prima dei lavori di restauro

Non appena il gruppo di scienziati e religiosi ha avuto accesso al luogo, una gioia incontenibile ha pervaso gli animi: subito i presenti sono riusciti a percepire un “dolce aroma” che emanava dalla tomba, che ricordava le manifestazioni olfattive associate a certi santi. In secondo luogo, certi strumenti di misurazione impiegati dagli scienziati sono stati alterati dalle perturbazioni elettromagnetiche. Quando venivano collocati in verticale sulla pietra sulla quale ha riposato il Corpo di Cristo, gli apparecchi smettevano di funzionare o funzionavano male.

La direttrice dei lavori, la prof Antonia Moropoulou, architetto presso l’Università Tecnica Nazionale di Atene, ha affermato che è difficile immaginare che qualcuno abbia messo a rischio la propria reputazione per un “trucco pubblicitario”. 

“Le tecniche che stiamo usando per analizzare questo monumento unico al mondo permetteranno al mondo intero di seguire le nostre scoperte come se ciascuno di noi fosse lì, davanti alla tomba di Cristo”. 

Quello che abbiamo riscontrato è sorprendente”, ha spiegato all’agenzia di notizie Associated Press l’archeologo Fredrik Hiebert, della National Geographic Society. “Ho trascorso del tempo nella tomba del faraone egiziano Tutankhamon, ma questa scoperta è molto più importante”.

“Serviranno molte e lunghe analisi scientifiche [degli abbondanti dati raccolti], ma alla fine siamo riusciti a poter vedere la superficie originale della roccia sulla quale venne deposto il corpo di Cristo”, ha aggiunto.  Finora non esistevano immagini di questo letto di roccia calcarea, mai fotografato a fortiori. Esistevano solo riproduzioni artistiche, più o meno felici.

Il Santo Sepolcro è stato aperto dagli scienziati per 60 ore, e poi è stato nuovamente sigillato. Gli esperti hanno lasciato aperta una finestra rettangolare su una delle pareti rivestite di marmo dell’edicola, da dove i pellegrini potranno intravedere per la prima volta la parete di calcare della tomba di Gesù.

David Grenier, segretario di un gruppo che sovrintende la proprietà della Chiesa cattolica in Terra Santa, in piedi con pochi altri frati francescani, si è fermato a guardare la scoperta della squadra di restauro con trepidazione.“Quello che è successo qui 2.000 anni fa ha completamente cambiato la storia del mondo,” ha detto.” La scoperta di oggi è evento storico”.

La Chiesa del Santo Sepolcro (conosciuta anche come la Chiesa della Resurrezione) è attualmente sotto la custodia di sei gruppi cristiani. Tre gruppi principali: la Chiesa greco-ortodossa, la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa armena-mantengono il controllo primario nel sito, e le comunità copta, etiopica ortodossa e siriana hanno il diritto di custodia di queste che sono considerate le aree comuni di culto per i gruppi cristiani.

Thephilos III, patriarca greco di Gerusalemme, è rimasto a guardare lo svolgimento dei lavori di studio della tomba di Cristo con un sorriso sereno. “Sono contento che l’atmosfera è speciale, c’è una gioia nascosta”, ha detto il patriarca. “Qui abbiamo francescani, armeni, greci, guardie musulmane, e agenti di polizia ebraica. Speriamo e preghiamo che questo sarà un vero e proprio messaggio che l’impossibile può diventare possibile. Abbiamo tutti bisogno di pace e di rispetto reciproco”.

Qual è l’origine di questo tumulo?

Secondo i Vangeli, il corpo di Gesù venne deposto su un letto mortuario scavato nella pietra della collina vicina al luogo della crocifissione. In realtà la distanza dal luogo della crocifissione è minima, ed è per questo che i due siti si trovano sotto il tetto della stessa chiesa, separati solo da poche decine di metri.

Il tumulo esisteva già prima della Passione e apparteneva a San Giuseppe di Arimatea, che lo aveva fatto realizzare per sé ma lo cedette al Santissimo Redentore.

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S. Giuseppe di Arimatea trasporta il Corpo di Gesù nel sepolcro

Giuseppe di Arimatea era un uomo ricco, un grande commerciante padrone di una flotta di navi i cui interessi arrivavano fino all’attuale Gran Bretagna. Era anche senatore e membro del Sinedrio, il collegio dei più alti magistrati religiosi del popolo ebraico. Segretamente era discepolo di Gesù.

In segno di rappresaglia per questa generosità, il Sinedrio lo fece perseguitare e fece espropriare i suoi consistenti possedimenti. Giuseppe venne anche abbandonato da amici e familiari. Fu lui che ottenne da Pilato la liberazione del Corpo di Gesù e coprì le carissime spese della sua preparazione, offrendo anche il telo della Sacra Sindone.

Dopo aver trascorso 13 anni in carcere, San Giuseppe venne liberato dal nuovo governatore romano Tiberio Alessandro, ricostituì la sua grande fortuna e iniziò a usarla per la diffusione della fede. Morì nel pieno dell’attività missionaria.

La sua festa liturgica viene celebrata il 17 marzo in Occidente e il 31 luglio in Oriente. Contrariamente al “giovane ricco” del Vangelo che rifiutò la chiamata di Cristo per amore delle sue ricchezze, San Giuseppe d’Arimatea è l’esempio del ricco che usa i suoi capitali per servire meglio il Redentore e la sua opera.

San Marco scrisse di lui che era un “membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio” e “andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù” (Mc 15, 43).

San Matteo sottolinea nella sua descrizione che era un uomo ricco discepolo di Gesù: “Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò” (Mt 27, 57-60)

A sua volta, San Giovanni registra nel suo Vangelo: “Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di àloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino” (Gv 19, 39-42).

L’incolumità miracolosa del Sepolcro

Le descrizioni degli evangelisti ci permettono di avere un’idea del tumulo nel quale avvenne la Resurrezione, e precisano il luogo in cui si trova. La storia successiva, tuttavia, ha esposto questo sacro tumulo al rischio di scomparire, visto che il Santo Sepolcro è stato al centro di burrasche storiche i cui effetti durano ancora oggi.

Si può anche ritenere che la sua preservazione sia un miracolo storico. È anche una figura del Corpo Mistico di Cristo che è la Santa Chiesa cattolica, che nei secoli ha attraversato terribili tempeste che non sono riuscite ad avere la meglio su di lei.

La storia del Santo Sepolcro

Dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., l’imperatore romano Adriano ordinò di costruire sulle sue rovine una città pagana di nome Elia Capitolina, facendo immensi terrapieni.

La sepoltura di Gesù venne coperta dalla terra, e su di essa venne eretto un tempio dedicato a Venere, la dea dell’amore. Nel frattempo, i cristiani venivano perseguitati.

Sembrava che la Chiesa nascente potesse soccombere.

Nel 313 l’imperatore Costantino pose fine alle persecuzioni. Nel 326 sua madre Sant’Elena visitò Gerusalemme cercando le reliquie della Passione, e identificò il luogo della crocifissione (il Golgota) e la grotta chiamata Anastasis(resurrezione in greco).

L'imperatrice Sant'Elena fece costrfuire la prima chiesa del Santo Sepolcro. Basilica di Sant'Elena a Birkirkara, Malta.
L’imperatrice Sant’Elena fece costruire la prima chiesa del Santo Sepolcro. Basilica di Sant’Elena a Birkirkara, Malta.

L’imperatore cattolico approvò la costruzione di un santuario per sostituire il tempio di Venere dell’imperatore pagano Adriano. La nuova chiesa venne conosciuta da allora come Santo Sepolcro.

Eusebio (265-339), vescovo di Cesarea e padre della storia della Chiesa, ha lasciato una testimonianza di questi fatti nei suoi scritti.

Nel 614 la chiesa di Costantino venne gravemente danneggiata dai persiani sassanidi, pagani che conquistarono Gerusalemme e saccheggiarono i tesori della chiesa, lasciandone solo dei resti.

La basilica venne ricostruita quando Eraclio, imperatore di Costantinopoli, riconquistò Gerusalemme, ma la serie di invasioni, restauri, saccheggi e guerre era lungi dal terminare.

Stato attuale dell'esterno della chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme
Stato attuale dell’esterno della chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme

Nel 638, Gerusalemme e tutta la Palestina vennero invase dai musulmani. Nel 966 le porte e il tetto della chiesa andarono in fiamme.

Nel 1009 il califfo fatimide Al-Hakim ordinò di distruggere tutte le chiese di Gerusalemme, incluso il Santo Sepolcro. Solo i pilastri del tempio, che risalivano all’epoca di Costantino, sopravvissero alla distruzione, la cui notizia fu decisiva per ispirare il movimento delle Crociate.

Il successore di Al-Hakim, il califfo Ali az-Zahir, permise di ricostruire e ridecorare la chiesa. L’opera venne pagata dall’imperatore di Bisanzio Costantino IX Monomaco e da Niceforo, patriarca di Gerusalemme, e i lavori si conclusero nel 1048.

Fu quella chiesa che i crociati trovarono entrando nel 1099 a Gerusalemme. Il tempio restaurato dai crociati venne riconsacrato nel 1149, e nella sua essenza è quello che esiste attualmente.

Nel 1187 Saladino tornò a invadere la città, ma proibì la distruzione degli edifici religiosi cristiani.

Nel XIV secolo il luogo passò ad essere amministrato da monaci cattolici e monaci ortodossi greci. Nei secoli successivi vennero eseguiti diversi restauri. Importanti furono soprattutto quello del 1810 su iniziativa britannica dopo un grande incendio e quelli tra il 1863 e il 1868. Nel 1927 un terremoto provocò danni consistenti alla struttura della chiesa.

I lavori di restauro alla basilica del Santo Sepolcro si dovrebbero concludere entro la fine di marzo 2017, alla vigilia delle celebrazioni per la Pasqua. In ogni caso il luogo sacro resterà aperto ai visitatori e ai pellegrini per tutto il periodo, anche se parte dell’Edicola è coperta a causa delle impalcature. 

I restauri – resi possibili da un accordo fra le tre denominazioni cristiane – greco-ortodossi, latini e armeni – riguardano soprattutto la piccola struttura al centro della rotonda la cui stabilità era assicurata da rinforzi metallici che, secondo le ultime rilevazioni, non sarebbero più sufficienti. I lavori sono finanziati tanto da enti pubblici che da contribuenti privati.

Fonti

http://cienciaconfirmaigreja.blogspot.it/2016/11/o-santo-sepulcro-de-jesus-cristo-aberto.html

http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2016/10/27/foto/santo_sepolcro_gerusalemme_restauro-3287376/1/

http://bigstory.ap.org/article/d2e2977e8f0e4c3388fb4c0c7427811b/experts-uncover-hidden-layers-jesus-tomb-site

Se il mondo ancora esiste, nonostante i peccati dell’umanità intera, è grazie alla Misericordia infinita di Dio

Perchè, quando accade una catastrofe naturale o una tragedia come guerre e genocidi, l’umanità disperata ripete la domanda “Dio dov’era in tutto questo?” invece di chiedersi “Dov’era l’uomo?”. Perchè l’uomo, dotato da Dio di libero arbitrio, non si assume le sue responsabilità? Dobbiamo anche riflettere come in queste occasioni (terremoti, alluvioni etc…) la maggior parte delle vittime non è causata dai fenomeni naturali stessi, ma dalla cattiva opera dell’uomo che, per la smania di potere e guadagno personale, non si è preoccupato di salvaguardare il bene della comunità intera. Piuttosto che prendersela con Dio, piuttosto che istigare polemiche mediatiche, con frasi del tipo “Dio manda i castighi col terremoto per i nostri peccati”, sarebbe meglio prendersela con i veri colpevoli, i costruttori iniqui che seminano vittime inermi…

Sarebbe meglio pregare di più, aiutare di più e chiaccherare di meno.

Il Libro della Sapienza ci dice:  “Non provocate la morte con gli errori della vostra vita, non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.”.  (Sapienza 1, 12)

Quindi la Parola di Dio ci dice che NON E’ DIO CHE CASTIGA, ma è l’uomo che si autopunisce e attira la rovina su di sè, ogni volta che rinnega Dio e compie opere contrarie all’ equilibrio meraviglioso che Dio ha stabilito nel Suo progetto d’ Amore per ognuno di noi. L’immagine di un Dio castigatore e crudele non è affatto il Dio Padre che GESU’ ci ha rivelato nella Sua Divina Persona. L’uomo e la sua vocazione suprema si svelano in Cristo mediante la rivelazione del mistero del Padre e del Suo amore. Gesù: “Chi ha visto Me, ha visto il Padre”(Gv 14,8). Dio «Padre delle misericordie» (2 Cor 1, 3).

Sappiamo purtroppo che, a causa del peccato originale, “Tutto il mondo giace nel potere del Maligno” (1 Gv 5,19). Gesù ci ha detto che il Suo Regno non appartiene a questo mondo ( Gv 18, 36): LUI E’ RE DI ETERNO AMORE E LO E’ PER SEMPRE, ma fino alla fine del mondo “Tutta la creazione geme e soffre come nelle doglie del parto” (Rom 8, 22).christ-the-king-stained-glass

I castighi di Dio nella Bibbia vanno intesi in senso antropomorfico. Come anche il linguaggio di certe apparizioni o rivelazioni private è senza dubbio antropomorfico: gli uomini talvolta, per capire, hanno bisogno solo di questo.

Dio è Bene sommo, è misericordia infinita: «Dio è ricco di misericordia» (Ef 2,4).
Dunque nella Bibbia si dice che “Dio castiga” non nel senso che è Lui a “mandare” devastazione e morte, ma nel senso che permette che l’uomo si infligga del male, dato che ha dotato l’uomo di libera scelta,  e l’uomo purtroppo ha scelto di fare quello che vuole e di rinnegare il Suo Creatore, Dio Padre; oppure nel senso che non elargisce la Sua misericordia o la Sua grazia a quanti  la rifiutano.
In questo secondo caso, Dio permette che l’uomo sia in balìa del maligno o dei suoi nemici, i quali potrebbero colpire anche in maniera molto dura.
Ma questo Dio lo permette ancora per usare all’uomo misericordia: perché si ravveda e si converta, e perché sia un ammonimento per tutti.

Il peccato originale ha cambiato anche alcune regole della natura che, pur sempre bella, ha assunto anche lei la sofferenza del genere umano.

Adamo ha visto con i suoi occhi le conseguenze cosmiche del peccato.
E adesso bisogna dire: al peccato originale si aggiungono i peccati attuali.
Tutto questo ci ricorda che i peccati hanno effetti negativi non solo su chi li compie, ma sul cosmo intero.  
Sono i peccati che alterano direttamente l’ecosistema.
Ma ogni peccato vi influisce.
In Reconciliatio et Poenitentia Giovanni Paolo II aveva ricordato una bella affermazione di Elisabetta Leseur: “Quando un’anima prega, non eleva solo se stessa, ma eleva anche tutta la Chiesa, tutto il mondo”.
Purtroppo c’è anche il rovescio di questa affermazione: il peccato degrada non solo chi lo compie, ma anche tutto il mondo, degrada il cosmo.
Un Premio Nobel per la medicina, Alexis Carrell, convertito al cristianesimo dopo un miracolo di Lourdes, ha detto che la preghiera è in assoluto la più grande energia che si possa introdurre nel mondo.
All’inverso possiamo dire che il peccato ha ugualmente un grande potere distruttivo.

Attenzione bene: non è Dio che castiga. Ma è l’uomo che si autopunisce.

Desidero riportare qui anche le riflessioni del Presidente del GRIS di Acqui Terme, Avv. Giovanna Balestrino, una tra le poche riflessioni seriamente ponderate che ho letto su Facebook in questi giorni di assurda polemica mediatica sui “castighi divini”, polemica che serve solo ad istigare divisione:

“Ecco, ribadisco per chiarezza il mio misero pensiero. Personalmente credo che Dio non castiga nessuno, se avesse voluto farlo non avrebbe mandato Gesù a morire per noi, Lui che ha preso su di Sè il peso di tutti i nostri peccati. In questo modo ci ha dimostrato quanto Dio Padre ci ama. Egli spasima d’ amore per noi! Però con il peccato originale la malattia, la morte, con tutte le sue conseguenze è entrata nel mondo.
Quindi ciò che accade non lo ritengo un castigo di Dio ma una conseguenza del peccato. Se c’ è tanto male nel mondo,  c’ è anche tanto bene che sta crescendo.

Il demonio vuole fare credere che Dio è cattivo, crudele. Chi si avvicina ad una persona vendicativa e crudele?
Papa Francesco ha indetto il Giubileo della Misericordia proprio per farci comprendere quanto è grande l’ Amore di Dio.
Parliamo di un Dio che ci ama, ci cerca, ha sete di noi,  non ci abbandona,  ci dona la vita piena, ci attira con il Suo amore, piuttosto che di un ‘castigatore’, affinché le persone scelgano di seguirLo. W Cristo Re!”

Fonti

Risposte di Padre Angelo Bellon, Amici Domenicani

http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=564

http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=729

San Giovanni Paolo II, Enciclica Dives In Misericordia

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_30111980_dives-in-misericordia.html

 

“Seguire la fede eroica di Maria, che colpisce il diavolo sul naso.” Preghiere a Santa Maria del Soccorso.

I cattolici dovrebbero guardare a Maria Santissima come il faro di una religione che si batte per la Verità, piuttosto che adeguarsi alla cultura popolare, ha detto l’Arcivescovo Charles Chaput di Filadelfia.

“Se vogliamo recuperare ciò che siamo come Chiesa, dobbiamo cominciare, in noi stessi e nelle nostre parrocchie locali, a distaccare il cuore dall’ ipotesi di adeguarci alla cultura popolare, che non è più realmente ‘nostra’ “, ha detto l’Arcivescovo Chaput.

“Questo è il motivo per cui Maria – la giovane Vergine ebrea, la Madre amorevole e al contempo la Donna che colpisce il diavolo sul naso – è stata, è, e sempre sarà la nostra grande difesa e la grande Protettrice della Chiesa”, ha aggiunto.

L’Arcivescovo Chaput ha parlato alla Conferenza episcopale del 2016 presso l’Università di Notre Dame a Filadelfia, mercoledì scorso ed ha sottolineato che dobbiamo“ricordare chi siamo e la storia a cui apparteniamo”. Il suo discorso fa riferimento ad un esempio, raffigurato da un dipinto del XIII secolo, della Beata Vergine Maria che prende il diavolo a pugni sul naso. “Lei non lo rimprovera. Lei non entra in un dialogo con lui. Lei colpisce il diavolo sul naso “, ha detto.

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MADONNA DEL SOCCORSO (Montefalco)

L’illustrazione di questa icona  è perfettamente attinente alla nostra fede perché, secondo l’autore cristiano CS Lewis, “il cristianesimo è una ‘religione di combattimento’ – non nel senso di odio o violenza contro altre persone, ma piuttosto nella lotta spirituale contro il male, in noi stessi e nel mondo che ci circonda, in cui le nostre armi sono l’amore, la giustizia, il coraggio e il dono di sé. “

Il problema è che molti cattolici degli Stati Uniti hanno abbandonato questa “lotta spirituale” e si sono adeguati troppo alla cultura popolare “che annulla le forti convinzioni religiose nel nome della ‘tolleranza liberale’ e offusca il nostro anelito a Dio travolgendolo con un fiume di ateismo pratico sotto forma di beni di consumo”.

I politici cattolici hanno seguito le proprie “ambizioni e appetiti” piuttosto che essere fedeli alla Chiesa, ha osservato. Laici e membri del clero hanno fatto questo attraverso una “apostasia silenziosa” nel non levarsi in piedi per difendere la verità quando è necessario farlo….“per essere vigliacchi quando Gesù chiede loro di avere coraggio; si è vigliacchi quando non si sta dalla parte della verità nel momento in cui c’è bisogno di lavorare per essa e lottare per essa.”

Mons Chaput ha anche messo in guardia da una visione del mondo tecnocratica che vede tutte le soluzioni ai problemi come soluzioni pratiche e tecniche.

Un cattolico può essere facilmente ingannato a credere che la preghiera debba essere accantonata per trovare soluzioni pratiche ai problemi, ha osservato: “La tecnologia ottiene risultati pratici. La preghiera non li ottiene in modo immediato e così la nostra immaginazione gradualmente si piega verso l’orizzontale, e non tiene lo sguardo rivolto in alto, al Volto salvifico di Cristo.”

Così, quello che si sviluppa è una cultura in cui tutto è RELATIVO: “anche quando la nostra fede parla chiaramente di Paradiso ed Inferno” oggi sembra tutto irrilevante, si guarda solo ai propri egoismi.

“La Chiesa del nostro Battesimo è salvifica. La Chiesa, in cui molti americani ancora credono e adorano Cristo Dio, la Chiesa che noi consideriamo la nostra cultura, è veramente terapeutica “, non le ideologie del mondo.

L’ Arcivescovo Chaput ha esortato i suoi colleghi vescovi ad invitare i fedeli alla virtù eroica e a non accontentarsi di mediocrità – come Papa Francesco così ha esortato i cattolici nell’ Incontro Mondiale delle Famiglie a Filadelfia, nel 2015.

“Per recuperare la Chiesa nel sentimento cattolico, dovremmo iniziare rinnovando nella nostra gente la visione che l’eternità è reale, che insieme abbiamo una missione nel mondo, e che le nostre vite hanno conseguenze che trascendono il tempo”, ha insistito Mons Chaput. Mentre sono impegnati nella cultura odierna, i cattolici devono mantenere una distanza sana da essa, per non cadere nella tentazione di lasciarsi assimilare da essa. I leader non devono aver paura di predicare la verità nella carità, non importa le conseguenze.

“Ovviamente abbiamo bisogno di fare tutto il possibile per portare i cattolici tiepidi alla vita attiva nella Chiesa”, ha detto. “Ma non dovremmo mai avere paura di una chiesa più piccola,  se i suoi membri sono anche più fedeli, più zelanti, più missionari e più impegnati alla santità.” E, ha aggiunto, se difendere la verità dà fastidio a certi cattolici “fai da te” che non vivono la loro fede veramente, “sarebbe meglio che fossero onesti e non si dichiarassero cattolici”.

E’ questo, L’ONESTA’,  che è necessaria, per predicare la verità con amore “carità nella Verità”. Esempi di una mancanza di onestà oggi includono i casi in cui le parole vengono male interpretate – Come il termine “accompagnamento”,  ha sottolineato Mons Chaput.

Per quanto riguarda “l’accompagnamento, Papa Francesco giustamente ci insegna la necessità di incontrare le persone là dove sono, per camminare con loro con pazienza, fare amicizia con loro sulla strada della vita. Tuttavia, molti hanno interpretato questo a torto, come un tacito ‘adeguarsi’. Ma accompagnare significa guidare alla strada della Vita, è questo che fa la differenza, specialmente quando dobbiamo accompagnare qualcuno che sta in bilico su un burrone!” .

I tempi attuali possono essere difficili per i cristiani, l’arcivescovo ha ammesso: “Questo è il momento per il coraggio e per il candore della Verità, ma non è certo la prima volta nella storia del mondo che questo tempo accade”.

Preghiere a S. Maria del Soccorsomediatrixofallgraces 1. Davanti alla tua santa immagine, o Maria Santissima del Soccorso, devotamente ti saluto Regina, Signora e Protettrice mia. Pieno d’imperfezioni e di peccati io non posso sperare di ottenere da Dio perdono e misericordia se non ponendomi sotto le ali della tua potente protezione. Prega per me il tuo divino Figlio Gesù, e ottienimi da Lui la grazia di poter sfuggire alle insidie del mondo e vincere tutte le tentazioni del nemico infernale.

Oh, Madre Santa del Soccorso, io so che il tuo dominio è potente nel Cielo, sulla terra e nell’inferno: nel Cielo, perché vi risiedi adorata Regina insieme al tuo caro Gesù; sulla Terra, perché sei Madre del nostro Redentore e quindi Madre nostra carissima; nell’inferno, perché col tuo piede purissimo schiacci il capo del nemico serpente. Ti prego dunque, per quella ardentissima carità che hai sempre dimostrata verso i miseri peccatori, di accogliere anche me sotto la protezione del tuo Cuore dolcissimo!

Madre Santa del Soccorso, ogni mia fiducia, ogni mia speranza è posta in Te! vieni in mio aiuto! soccorrimi nei miei bisogni spirituali e materiali, in tutti i pericoli e le lotte di questa esistenza. Assistimi specialmente nell’ora della morte, affinché col tuo santo aiuto possa godere della gloria beata del Paradiso e benedire insieme a Te, in eterno, il dolcissimo Figlio tuo Gesù. A Lui ti prego di presentare il mio cuore, la mia anima, tutto me stesso, col pentimento sincero delle innumerevoli colpe della mia vita passata, e col fermo proposito di non peccare mai più! E così sia. Madre Santa del Soccorso, a Te mi affido e credo; in Te confido e spero.

2. O Madonna del Soccorso e Madre mia Maria! lo t’innalzo con tutta la fermezza della fede e con tutto l’entusiasmo del cuore la mia umile preghiera. Rinnova con me oggi quei soavi prodigi con cui la tua miracolosa manifestazione dette pegno di prediligere questa terra.

E come nelle passate età più volte le genti ottennero di essere, col tuo aiuto, preservate dalla grandine, dalla siccità, dalle inondazioni, dai morbi pestilenziali, e conseguirono ogni sorta di favori spirituali e temporali, concedi anche a me la grazia che imploro, affinché io possa promulgare la tua bontà annunziando a tutti che il Santuario del Soccorso è veramente il trono delle tue misericordie, il luogo da te prescelto per dispensare grazie ed elargire benedizioni. Amen

3. Ave, o Maria, pace e gioia del genere umano.

Ave, giardino di delizie.

Ave, canto dei Cherubini e lode degli Angeli.

Ave, tempio santissimo.

Ave, baluardo dei fedeli, e porto dei naufraghi.

Ave, rifugio degli afflitti.

Ave, fonte della grazia e dell’immortalità.

Ave, trono del Signore.

Ave, o Casta, che hai schiacciato la testa del drago antico.

Ave, soccorso dei miseri.

Ave, o Madre di Cristo, Figlio del Dio vivente:

a lui gloria, onore, adorazione e lode nei secoli. Amen.

FONTE

http://www.catholicnewsagency.com/news/archbishop-chaput-be-like-mary-punch-the-devil-in-the-nose-32890/

http://www.parrocchie.it/prato/mariadelsoccorso/pregsms.html

Papa Francesco:”una cosa è accogliere gli omosessuali per avvicinarli a Dio, altra l’indottrinamento gender, che è la cattiveria che si fa oggi”. La visita a sorpresa del Papa ai terremotati

Papa Francesco ha spiegato così, parlando con i giornalisti durante il volo di ritorno dall’Azerbaijan, l’affermazione fatta in Georgia sulla teoria gender(“è una guerra per distruggere il matrimonio”) e sulle persone omosessuali:

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/10/02/papa-in-georgia-ce-una-guerra-mondiale-per-distruggere-il-matrimonio-e-lideologia-gender-e-il-grande-nemico/

“Li ho accompagnati e avvicinati al Signore, alcuni non possono… Ma le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, lui sicuramente non dirà: ‘Vattene via che sei omosessuale!’. Quello di cui ho parlato è quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola stava parlando con i figli, e ha domandato al ragazzo di dieci anni: ‘Tu che cosa voi fare da grande?’. ‘La ragazza!’. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender, e questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza o questa opzione, o anche chi cambia il sesso. Un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo colonizzazioni ideologiche. L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia. Si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. Lo aveva raccontato alla mamma dicendo di voler fare l’intervento chirurgico. La mamma le ha chiesto di non farlo mentre lei era viva. Era anziana, è morta presto. Ha fatto l’intervento, ora è un impiegato di un ministero in Spagna. È andato dal vescovo e il vescovo lo ha accompagnato tanto. Un bravo vescovo questo, ‘perdeva’ tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato, ha cambiato questa identità civile e lui – che in precedenza era lei – mi ha scritto che sarebbe stato di consolazione venire da me. L’ho ricevuto. Mi ha raccontato che nel quartiere dove abitava c’era un vecchio sacerdote, il vecchio parroco, e c’era il nuovo. Quando questo lo vedeva, lo sgridava dal marciapiede: ‘Andrai all’inferno!’. Il vecchio sacerdote ottantenne, invece, gli diceva: ‘Da quanto tempo non ti confessi? Vieni, vieni…’. La vita è la vita, e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a dire che tutto è lo stesso: ogni caso bisogna accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. Per favore però adesso non dite: il Papa santificherà i trans! Già mi vedo le prime pagine dei giornali… È un problema umano, di morale. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, ma sempre col cuore aperto”.

E’ un atteggiamento che Francesco propone anche sul tema del divorzio, delle famiglie ferite e dell’attacco alla famiglia. “L’immagine di Dio non è l’uomo: è l’uomo con la donna. Insieme. Che sono una sola carne quando si uniscono in matrimonio. Questa è la verità. È vero che in questa cultura i conflitti e tanti problemi non ben gestiti e anche filosofie di oggi, faccio questo, quando mi stanco ne faccio un altro, poi ne faccio un terzo, poi ne faccio un quarto, è questa guerra mondiale che lei dice contro il matrimonio. Dobbiamo essere attenti a non lasciare entrare in noi queste idee”. Centrale è la misericordia. “Amoris laetitia parla di come trattare questi casi, le famiglie ferite, e c’entra la misericordia. Le debolezze umane esistono, i peccati esistono, l’ultima parola non ce l’ha la debolezza, non ce l’ha il peccato, ma la misericordia! Nel matrimonio ci sono i problemi, e come si risolvono? Con quattro criteri: accogliere le famiglie ferite, accompagnare, discernere ogni caso e integrare, rifare. Questo significa collaborare in questa ricreazione meravigliosa che ha fatto il Signore con la redenzione. L’Amoris Laetitia si deve leggere tutta, dall’inizio alla fine. C’è il peccato, la rottura, ma anche la cura, la misericordia, la redenzione”.

Altro tema è stato l’ecumenismo, che è pregare gli uni per gli altri, lavorare insieme per il bene comune, NON SINCRETISMO RELIGIOSO.  Francesco è stato toccato dal Patriarca Ilia II, “un uomo di Dio”  che lo ha “commosso”. La via dell’ecumenismo è “pregare gli uni per gli altri. Questo è importantissimo: la preghiera. E secondo, fare cose insieme: ci sono i poveri, lavoriamo insieme con i poveri; c’è questo e questo problema, possiamo farlo insieme? Lo facciamo insieme; ci sono i migranti? Facciamo insieme cose… Facciamo le cose del bene per gli altri. Insieme. Questo possiamo farlo. E questo è il cammino dell’ecumenismo”.

4 ottobre 2016 Papa Francesco ha festeggiato il suo onomastico andando a trovare i terremotati dell’Italia centrale. Visita non annunciata per tenerla riservata e per depistare i giornalisti. Il suo contributo non è solo spirituale: Papa Francesco è stato il primo ad inviare ingenti donazioni, che non ha voluto pubblicizzare.

Il Papa è arrivato ad Amatrice, città simbolo del terremoto e centro maggiormente colpito alle 9.10, a bordo di una Golf con i vetri oscurati. Accompagnato dal vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, è andato nel container dipinto di rosso che ospita la scuola provvisoria. I bambini delle elementari lo hanno accolto con il canto dell’amicizia e a lui hanno regalato i disegni dei loro ricordi del terremoto. Poi all’esterno, circondato dalla gente, Francesco ha voluto esprimere vicinanza e incoraggiamento alle persone. “Ho pensato bene – ha detto – nei primi giorni di questi tanti dolori che la mia visita, forse, era più un ingombro che un aiuto, che un saluto, e non volevo dare fastidio e per questo ho lasciato passare un pochettino di tempo affinché si sistemassero alcune cose, come la scuola. Ma dal primo momento ho sentito che dovevo venire da voi! Semplicemente per dire che vi sono vicino, che vi sono vicino, niente di più, e che prego, prego per voi! Vicinanza e preghiera, questa è la mia offerta a voi. Che il Signore benedica tutti voi, che la Madonna vi custodisca in questo momento di tristezza e dolore e di prova”.

E dopo la benedizione e la recita di un’Ave Maria, “Andiamo avanti – ha detto ancora – sempre c’è un futuro. Ci sono tanti cari che ci hanno lasciato, che sono caduti qui, sotto le macerie. Preghiamo la Madonna per loro, lo facciamo tutti insieme. Guardare sempre avanti. Avanti, coraggio, e aiutarsi gli uni gli altri. Si cammina meglio insieme, da soli non si va. Avanti! Grazie”.papa_amatrice_1_009-1000x600

Fonti

http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-una-cosa-%C3%A8-accogliere-gli-omosessuali,-altra-l%E2%80%99indottrinamento-gender-a-scuola-38749.html

http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-onomastico-tra-i-terremotati,-%E2%80%9Cvi-sono-vicino-e-prego-per-voi-38762.html

Difesa del matrimonio dagli attacchi della polizia messicana del pensiero unico Lgbt e gender: un grande movimento di popolo in Messico.

E’ un piccolo miracolo. In pochi mesi il popolo messicano è riuscito a scendere in piazza ben due volte per protestare contro il matrimonio omosessuale e l’ideologia di genere nelle scuole. Merito di un vasto movimento di popolo che si è raggruppato attorno al Fronte Nazionale per la famiglia. I due Family day di settembre hanno mostrato al presidente Enrique Pena Nieto quanto sia grande e variegato il popolo che si batte per la famiglia naturale fondata sul matrimonio.

E il Frente adesso lancia una nuova sfida, forte del sostegno di piazza conquistato città dopo città: fermare la legge federale che introduce le nozze gay in tutto il Messico. Come fecero i Cristeros al grido di Que viva Cristo Rey, anche il Frente è caratterizzato da una forte motivazione cristiana, ma al suo interno trovano ospitalità molte confessioni, unite tra di loro dall’importanza della difesa della famiglia.

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/09/26/marcia-per-la-famiglia-in-messico-pieno-sostegno-del-papa-una-nuova-cristiada-contro-le-imposizioni-del-governo-che-vuole-distruggere-la-famiglia/

La Nuova BQ ha intervistato Fernando A. Guzman Pérez Pelaez. Avvocato, docente di Diritto, sposato e padre di famiglia, vive a Guadalajara. E’ stato professore universitario, articolista e autore di vari libri. Attualmente è vicepresidente nazionale del Frente Nacional por la Familia.

Signor Guzman quando è nata l’esperienza del Fronte?

Il Fronte nasce in risposta al pacchetto di iniziative contro il matrimonio e la famiglia naturale annunciato dal presidente Enrique Peña Nieto il 17 maggio 2016.

In che cosa consiste questo pacchetto di iniziative legislative?

Si tratta di leggi sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, divorzio veloce, cambio di sesso attraverso una semplice richiesta dell’interessato nell’atto di nascita o nel passaporto.

E di fronte a questa offensiva che cosa chiedete?

Fare in modo che venga riconosciuto il diritto dei padri di famiglia a educare i propri figli e uscire dalla pretesa dello Stato di sostituirsi a loro nell’educazione.

Quanto pesa l’ideologia di genere in tutto questo?

Molto. Lo Stato vuole introdurre l’indottrinamento di genere già dall’età di 4 anni. Il nostro obiettivo è impedire che il Messico resti nel gruppo di 19 Paesi che promuovono presso l’ONU la diversità sessuale attraverso l’ideologia di genere.

Come vi state muovendo dopo la marcha imponente del 24 settembre scorso che ha radunato oltre 500mila persone? 

Nel Frente rifiutiamo questo pacchetto di iniziative autoritarie e esigiamo che il presidente Enrique Peña Nieto le ritiri, anche perché come lui stesso ha detto le ha presentate sulla base delle sue convinzioni personali e senza consultare il popolo messicano.

Ma la battaglia si deve svolgere in Parlamento…

Infatti sosteniamo la prima iniziativa di riforma costituzionale nella storia del Messico presentata da ConFamiliaal Senato il 23 febbraio 2016 tre mesi prima di quella del presidente. Ha ricevuto il sostegno di più di 240mila firme in tutti e 32 gli stati federali.

Come vive la popolazione questa offensiva?

Il popolo messicano è stanco della situazione che si incontra nel Paese a causa dei problemi di corruzione, insicurezza, violenza, povertà, mancanza di educazione di qualità, difficoltà economiche e ha reagito di fronte all’attacco diretto contro la famiglia.

Che cosa chiedete alla politica?

Chiediamo ai legislatori di tutti i partiti di votare contro l’iniziativa presidenziale e approvare l’iniziativa di legge popolare che sosteniamo.

Che cosa prevede?

Proteggere il matrimonio naturale tra uomo e donna e la famiglia che nasce dallo stesso; riconoscere il diritto dei padri di famiglia di educare i propri figli conformemente ai loro valori e condizioni, riconoscere il diritto dei bambini in situazioni di abbandono o orfani a essere adottati da un papà e una mamma; promuovere politiche pubbliche per la protezione della famiglia naturale, base della società e scuola di buoni cittadini.

Quando avverrà lo scontro?

In questo mese di ottobre e il prossimo di novembre.

Come è strutturato il Frente?

Nel Frente partecipano associazioni di diversa estrazione, come ad esempio ConFamilia che raggruppa 95mila cittadini e che promuove l’iniziativa di legge popolare. E ancora: L’unione nazionale dei padri dei famiglia, che nel 2017 compirà 10 anni di vita, Red Familia, raggruppa più di 400 associazioni. In più movimenti e organizzazioni locali o nazionali.

Com’è la partecipazione dei vescovi cattolici messicani?

I vescovi cattolici non partecipano alla struttura del Frente, però hanno sostenuto pubblicamente le attività e la marcia, così come lo hanno fatto i gruppi e le associazioni di diverse confessioni.

Avete una struttura comunicativa molto incisiva.

La nostra comunicazione si realizza attraverso internet e le piattaforme delle oltre 1000 associazioni che partecipano alle attività del Frente. Attraverso queste associazioni avviene a che il finanziamento.

Molti pensano che a seguito del successo dei Family Day nazionali si debba costituire un partito politiche ad hoc. Che cosa pensate voi?

Non abbiamo intenzione di formare un nuovo partito politico, ma piuttosto che i politici di tutti i partiti ascoltino la voce della società e delle famiglie per sostenere e votare le iniziative e rafforzino presso le istituzioni, l’istituzione più importante che è la famiglia.

Quali ostacoli avete incontrato?

Abbiamo chiesto di essere ricevuti dal presidente e che cessino le azioni persecutorie del Conapred (National Council to Prevent Discrimination) che sta operando come una polizia che pretende di imporre un pensiero unico, l’ideologia di genere, violando l’articolo 3 della Costituzione che stabilisce che l’educazione debba essere su base scientifica non ideologica.

Fonte

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-cosi-sfidiamo-la-polizia-messicana-del-pensiero-unico-17582.htm

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Papa in Georgia: “c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio e l’ideologia gender è il grande nemico”

«Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio». E’ questa la frase che rimbomba dalla giornata di ieri 1 ottobre 2016 del viaggio papale in Georgia e Azerbajan. L’ha pronunciata Papa Francesco rispondendo alle sollecitazioni proposte da Irina, una giovane mamma intervenuta durante l’incontro con religiosi, religiose e seminaristi nella chiesa dell’Assunta di Tiblisi. L’ultima giornata georgiana di Papa Francesco, iniziata con la S.Messa presso lo Stadio M. Meskhi, era proseguita con l’incontro nella chiesa dell’Annunziata, quindi quello con gli assistiti e con gli operatori nel Centro di Assistenza dei Camilliani, infine si è conclusa con la visita alla Cattedrale Patriarcale di Svetitskhoveli di Mtskheta.

IL GENDER E’ UNA COLONIZZAZIONE IDEOLOGICA

«Assieme alle famiglie ortodosse – ha indicato la giovane mamma nel suo intervento a Tiblisi – incominciamo ad essere travolti dai problemi mondiali, quali la globalizzazione che non tiene conto dei valori locali, le nuove visioni della sessualità come la teoria del gender, (secondo la quale l’identità sessuale sarebbe di ordine culturale e non un dato naturale) e l’emarginazione della visione cristiana della vita, in particolare della nostra scelta di educare come cattolici i nostri figli». Inoltre, la giovane Irina ha ricordato l’importanza per le famiglie di «riscoprire la propria realtà sacramentale».

Rispondendo a questo intervento Papa Francesco ha fatto deflagrare un giudizio chiaro: ««Tu Irina hai menzionato un grande nemico del matrimonio, la teoria del gender.  Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio, non si distrugge con le armi, ma con le idee. Ci sono colonizzazioni ideologiche che lo distruggono».

In effetti si tratta di un concetto che il pontefice ha già espresso in altre occasioni, e che troppe volte è stato stranamente silenziato da media, invece, particolarmente solleciti nel riportare altri gesti e altre parole di papa Bergoglio. Questa volta il messaggio è arrivato forte e chiaro e nessuno potrà far finta di non averlo sentito, dentro e fuori i Sacri Palazzi. 

LA PIAGA DEL DIVORZIO

Nella risposta alla giovane Irina il Papa ha indicato che «il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato. La Bibbia ci dice che Dio ha creato l’uomo e la donna, li ha creati a Sua immagine (cfr Gen 1,27). Cioè, l’uomo e la donna che diventano una sola carne sono immagine di Dio.»

«Irina, tu sai chi paga le spese del divorzio?», ha proseguito il Papa rivolgendosi direttamente alla giovane donna. «Due persone, pagano. Chi paga? [Irina risponde: tutti e due] Tutti e due? Di più! Paga Dio, perché quando si divide “una sola carne”, si sporca l’immagine di Dio. E pagano i bambini, i figli. Voi non sapete, cari fratelli e sorelle, voi non sapete quanto soffrono i bambini, i figli piccoli, quando vedono le liti e la separazione dei genitori! Si deve fare di tutto per salvare il matrimonio.

Ma è normale che nel matrimonio si litighi: sì, è normale. E’ normale. Succede. Alle volte volano i piatti. Ma se è vero amore, lì, si fa la pace subito. Io consiglio alle coppie: litigate tutto quello che volete; litigate tutto quello che volete. Ma non finire la giornata senza fare la pace. Sapete perché? Perché la guerra fredda del giorno dopo è pericolosissima”.

“Quanti matrimoni – ha proseguito – si salvano se hanno il coraggio, alla fine della giornata, non di fare un discorso, ma una carezza, ed è fatta la pace. Ma è vero, ci sono situazioni più complesse, quando il diavolo si immischia e mette una donna davanti all’uomo che gli sembra più bella della sua o quando mette un uomo davanti ad una donna che sembra più bravo del suo. Chiedete aiuto subito. Quando viene questa tentazione, chiedete aiuto subito”.

“E come si aiutano le coppie? Si aiutano con l’accoglienza, la vicinanza, l’accompagnamento, il discernimento e l’integrazione nel corpo della Chiesa. Accogliere. Accompagnare. Discernere. Integrare. Nella comunità cattolica si deve aiutare a salvare i matrimoni”.

Quindi ribadisce le “tre parole d’oro nella vita del matrimonio”: permesso, scusa, grazie. “Quando c’è qualcosa che uno fa per l’altro, sapete dire grazie? E se uno dei due fa una diavoleria, sapete chiedere scusa? E se voi volete portare avanti un progetto, fare una giornata in campagna … sapete chiedere l’opinione dell’altro? Tre parole: Posso? Grazie! Scusa! Se nei matrimoni si usano queste parole – “Ma scusami, sono stato male”; “Ma posso fare questo?” o “Grazie di quel bel pasto che mi hai fatto” – “Posso?” “grazie”, “scusa”, se si utilizzano queste tre parole il matrimonio andrà bene, avanti”.

Il Papa ha poi parlato dei momenti bui della vita. Anche noi consacrati – ha detto – “abbiamo momenti bui. Quando sembra che la cosa non va avanti, quando ci sono difficoltà di convivenza nella comunità, nella diocesi … In quei momenti quello che si deve fare è fermarsi. Fare memoria. Memoria del momento in cui io sono stato toccato o toccata dallo Spirito Santo”. “La perseveranza nella vocazione è radicata nella memoria di quella carezza che il Signore ci ha fatto e ci ha detto: ‘Vieni. Vieni con me’. E questo è quello che io consiglio a tutti voi consacrati: non tornare indietro, quando ci sono le difficoltà. E se volete guardare indietro: la memoria di quel momento. L’unico. E così la fede rimane salda, la vocazione rimane salda … Ma con le nostre debolezze, con i nostri peccati … che tutti siamo peccatori e tutti abbiamo bisogno di confessarci … Ma la misericordia e l’amore di Gesù sono più grandi dei nostri peccati”.

Alla S.Messa celebrata nello stadio Meskhi, tra le delegazioni delle altre confessioni cristiane mancava quella della maggioritaria Chiesa ortodossa georgiana, nonostante lunedì scorso ne fosse stata annunciata la presenza. Una rinuncia provocata dalle polemiche interne sollevate dai gruppi oltranzisti che considerano «non benvenuto» il Papa e che avevano bollato la visita del Vescovo di Roma come un atto di «proselitismo». Ma il clima degli incontri tra Francesco e il Patriarca georgiano Ilia II è stato fraterno e si notano passi in avanti rispetto alla freddezza che qui, nel 1999, accolse Papa Wojtyla. Nell’incontro con i religiosi, Francesco è stato netto: «C’è un grosso peccato contro l’ecumenismo, il proselitismo! Mai si deve fare proselitismo con gli ortodossi. Sono fratelli e sorelle nostre, discepoli di Gesù Cristo». Dunque bisogna mostrare «amicizia e camminare insieme, pregare gli uni per gli altri, e fare opere di carità insieme quando si può».

Fonte http://www.asianews.it/notizie-it/Papa-in-Georgia:-c%E2%80%99%C3%A8-una-guerra-mondiale-contro-il-matrimonio-e-%E2%80%9Cgender%E2%80%9D-%C3%A8-%E2%80%9Cil-grande-nemico%E2%80%9D-38738.html

L’appello del Papa: “Seguiamo la ‘piccola via’ di Santa Teresina”. La particolare devozione del Papa per la Santa

“Ricevere e portare la consolazione di Dio: questa missione della Chiesa è urgente”. L’appello urbi et orbi di Papa Francesco, che sintetizza la linea del suo pontificato, giunge dallo stadio “Mikheil Meskhi” di Tbilisi.

Nel corso dell’attesa Messa della sua visita in Georgia, dove è stata attesa invano una delegazione della Chiesa Ortodossa, il Pontefice pronuncia un’omelia in cui esalta la gioia semplice dei bambini, quella a cui il Signore ci chiede di aderire. Spiega che occorre “la piccolezza del cuore” per “accogliere l’amore di Dio”. E lo sottolinea proprio nel giorno in cui si fa memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino, a cui il Papa è molto legato e la cui testimonianza di santità trabocca di tenerezza.

Il rapporto tra una madre e un figlio piccolo, del resto, è metafora del legame esistente tra l’uomo e Dio, il quale “ama farsi carico dei nostri peccati e delle nostre inquietudini” così come una madre “prende su di sé i pesi e le fatiche dei suoi figli”.

Francesco ricorda che l’impegno di Dio è “asciugare le nostre lacrime”, giacché “al di là del male di cui siamo capaci, siamo sempre i suoi figli” e “desidera prenderci in braccio, proteggerci, liberarci dai pericoli e dal male”.

L’invito del Papa è allora ad accogliere le parole della lettura odierna: “Come una madre, io vi consolerò”. Ad accoglierle facendo posto al Signore nella nostra vita. In che modo? Leggendo il Vangelo ogni giorno e portandolo sempre con noi, pregando in modo silenzioso ed adorante, accostandoci al sacramento della Confessione e dell’Eucarestia. “Attraverso queste porte il Signore entra e dà un sapore nuovo alle cose”, chiosa il Santo Padre.

Che rileva altresì che chiudere “queste porte” conduce al pessimismo, alla tristezza, all’angoscia. “Ma Dio – prosegue il Papa – non ci consola solo nel cuore; tramite il profeta Isaia infatti aggiunge: ‘a Gerusalemme sarete consolati’”.

Gerusalemme corrisponde alla comunità. Di qui l’appello del Papa a rimanere uniti alla Chiesa, perché è qui che “Dio desidera consolare”. Il Vescovo di Roma ricorda che “tanti soffrono, sperimentano prove e ingiustizie, vivono nell’inquietudine”. Per questo aggiunge: “Ricevere e portare la consolazione di Dio: questa missione della Chiesa è urgente”.

Il Papa argentino chiede allora ai fedeli di “non fossilizzarci in ciò che non va attorno a noi o a rattristarci per qualche disarmonia che vediamo tra di noi”. Questo atteggiamento crea “un microclima ecclesiale chiuso”, a cui dobbiamo contrapporre gli “orizzonti ampi e aperti di speranza, vivendo il coraggio umile di aprire le porte e uscire da noi stessi”.

La condizione necessaria per svolgere questa missione – rimarca il Santo Padre – è “diventare piccoli come bambini”. Perché “solo da piccoli si può essere tenuti in braccio dalla mamma”.

Per spiegare il concetto, Bergoglio fa un esempio molto concreto: “Dio non si conosce con pensieri alti e tanto studio, ma con la piccolezza di un cuore umile e fiducioso. Per essere grandi davanti all’Altissimo non bisogna accumulare onori e prestigio, beni e successi terreni, ma svuotarsi di sé”.

Considerando che il bambino “è fragile” e “dipende dal papà e dalla mamma”, “chi si fa piccolo come un bimbo diventa povero di sé, ma ricco di Dio”. Tale ricchezza i piccoli la esprimono insegnandoci che il Signore “compie grandi cose con chi non gli fa resistenza, con chi è semplice e sincero, privo di doppiezze”.

“Grandi cose” che si compiono nei confronti di chi “ama le sorprese”, consapevole di essere “non padrone della vita, ma figlio del Padre”. Sospira quindi il Papa: “Beate le comunità cristiane che vivono questa genuina semplicità evangelica! Povere di mezzi, sono ricche di Dio. Beati i Pastori che non cavalcano la logica del successo mondano, ma seguono la legge dell’amore: l’accoglienza, l’ascolto, il servizio. Beata la Chiesa che non si affida ai criteri del funzionalismo e dell’efficienza organizzativa e non bada al ritorno di immagine”.

Il pensiero del Pontefice, alla fine dell’omelia, torna allora a Santa Teresa di Gesù Bambino. E cita la sua “piccola via” verso Dio, che è “l’abbandono del piccolo bambino, che si addormenta senza timore tra le braccia di suo padre”, perché – come scrive la carmelitana di Lisieux nei suoi Scritti autobiografici – “Gesù non domanda grandi gesti, ma solo l’abbandono e la riconoscenza”.

Di qui la sua invocazione finale: “Chiediamo oggi, tutti insieme, la grazia di un cuore semplice, che crede e vive nella forza mite dell’amore; chiediamo di vivere con la serena e totale fiducia nella misericordia di Dio”.

PAPA FRANCESCO, SANTA TERESINA E LA ROSA BIANCA

C’è una bella storia – anzi, più storie – su papa Francesco e santa Teresa di Lisieux al confine fra naturale e soprannaturale, raccontate da Austen Ivereigh nel suo libro “Tempo di misericordia” e che hanno per protagonista sempre una rosa bianca.

Di questa santa papa Bergoglio è devoto (nella famosa borsa che portò in viaggio c’era oltre al breviario e al diario, un libro su Teresa); quando divenne arcivescovo a Buenos Aires pose sulla scrivania insieme a immagini di San Giuseppe e della Vergine, una della santa. Scrive Ivereigh: “Bergoglio aveva un’intensa devozione per la santa carmelitana Teresa, ed era intimo delle suore carmelitane di Buenos Aires, nel potere della cui preghiera aveva grande fiducia”.

Nei suoi viaggi a Roma l’arcivescovo si fermava spesso a pregare in una chiesetta francescana vicino al Vaticano, chiamata “la Nunziatina” davanti alla statua di santa Teresa. “Quando ho un problema – Ivereigh cita la biografia di Rubin e Ambrogetti – chiedo alla santa non di risolverlo, ma di prenderlo in mano e di aiutarmi ad accettarlo, e come segnale ricevo quasi sempre una rosa bianca”. Racconta Ivereigh che una volta sulla soglia della sacrestia una donna sconosciuta gli aveva consegnato tre rose bianche, dopo che aveva affidato un problema alla santa.

“I suoi collaboratori dicono che questo accadeva spesso. Bergoglio trovava sovente una rosa bianca sulla scrivania, che era stata lasciata sulla porta per lui da una persona sconosciuta, e diceva: Ah, vedo che santa Teresita è stata qui”. Un giorno, in cui doveva compiere qualche cosa di molto faticoso fisicamente, alla festa di San Cayetano, e non riusciva quasi a camminare, a un certo punto del percorso stava per cedere, quando apparve davanti a lui un uomo molto alto, che teneva la mano nell’impermeabile come Napoleone. Poi con mossa rapidissima estrasse la mano e offrì una rosa bianca a Bergoglio, che lo benedisse. “Stavo per accompagnare Bergoglio all’auto – racconta il suo collaboratore – quando mi disse: No, no, non capisci? Questo è il messaggio che aspettavo. Adesso andrà tutto bene. Mi diede la rosa e in quel momento alzai gli occhi a guardare l’omone, ma era sparito”. Il cardinale aggiunse: “E’ la presenza di santa Teresita. Di’ alla nostra macchina di aspettare al campo di calcio del Vélez. Ce la faremo”.

Una presenza che secondo Ivereigh è continuata a Santa Marta, il “residence” dei cardinali riuniti in Conclave. Il 12 marzo 2013, quando tutti gli elettori presero possesso nelle loro stanze, il cardinale Bergoglio entrò nella sua, la 207, e trovò sul letto una rosa bianca. Ivereigh afferma che “Francesco parlò della rosa a un amico argentino”.

La Stampa

Fonte https://it.zenit.org/articles/lappello-del-papa-seguiamo-la-piccola-via-di-santa-teresina/

Marcia per la Famiglia in Messico: pieno sostegno del Papa. Una nuova Cristiada contro le imposizioni del governo che vuole distruggere la famiglia

É stato da subito chiaro ai messicani che l’ideologia di genere è favorita dalle istituzioni che fanno sistema con le Nazioni Unite e con l’agenda globale per la diffusione del gender.

CITTA ‘DEL VATICANO, 25 SET 2016 (ACI ) .- Papa Francesco ha espresso il suo pieno sostegno alla Marcia per la Famiglia tenutasi in Messico Sabato 24 settembre 2016, così come la difesa della vita nella nazione, e ha chiesto la fine della violenza in tutto il Messico, dove i sacerdoti sono a continuo rischio per la loro vita.angeluscatfranciscofamilia_lor_111115

Così, prima della recita dell’Angelus, ha dichiarato: “Mi unisco volentieri ai Vescovi del Messico per sostenere l’impegno della Chiesa e della società civile per la famiglia e la vita, che in questo momento richiede una particolare attenzione pastorale e culturale in tutto il mondo. Assicuro la mia preghiera per l’amato popolo messicano, affinchè cessi la violenza che in questi giorni ha colpito anche alcuni sacerdoti”, ha detto il Papa.

Ricordiamo che Papa Francesco ha da sempre sostenuto anche il Family Day in Italia: “Vi ringrazio per quello che state facendo. Andate avanti così, voi avete retta coscienza cristiana” 

http://it.radiovaticana.va/news/2016/04/29/il_papa_al_promotore_del_family_day_andate_avanti_cos%C3%AC/1226422

Le marce in difesa della famiglia, alle quali hanno partecipato quasi un milione e duecentomila persone, per lo più di religione cattolica, sono state una risposta pubblica della società pressoché senza precedenti in Messico.

Da mezzogiorno di Sabato 24 settembre 2016, più di 400 mila persone provenienti da tutto il paese hanno partecipato alla imponente Marcia per la Famiglia svoltasi a Città del Messico. Senza contare poi il milione di persone che solo due settimane fa era sceso in piazza per difendere la famiglia in tutti gli Stati della Federazione messicana.

Il bianco è stato il colore che ha monopolizzato l’ingente manifestazione. Un lungo fiume tinto con la sfumatura della purezza ha attraversato festosamente le strade della capitale messicana. Il corteo, partito dall’Auditorio Nacional, ha raggiunto la piazza in cui è situato l’Ángel de la Independencia. Sotto la statua che raffigura il cherubino, è stato letto un manifesto in dieci punti da sottoporre alla presidenza della Repubblica. https://it.zenit.org/articles/messico-nuova-marcia-contro-il-gender-e-pro-famiglia/

Tra i principali obiettivi del Fronte Nazionale per la Famiglia, organizzatore della marcia, vi è la tutela della famiglia fondata sul matrimonio, costituita da un uomo e una donna, il diritto dei genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni, e il rifiuto della imposizione dell’ ideologia di genere da parte del governo.

Parlando alla stampa, Consuelo Mendoza, dell’Unione Nazionale dei Genitori, che fa parte del Fronte per la Famiglia, ha detto che i messicani vogliono un Messico migliore, dove le autorità ben rappresentino i reali interessi del popolo. Ha aggiunto che nutre il massimo rispetto per le persone LGBT, per la loro dignità, e per la loro libertà di scelta. Ma da loro si aspetta  il rispetto per la famiglia naturale.

Da parte sua, Juan Dabdoub Giacoman, Presidente del Consiglio messicano per la Famiglia, ha ricordato che nel febbraio di quest’anno è stata presentata una petizione a favore della famiglia con più di 200mila firme che è stata completamente ignorata dal Presidente. Di contro, l’istituzione che dovrebbe garantire la non discriminazione in Messico, il CONAPRED, “sembra un’appendice della comunità gay“, e caldeggia esso stesso le discriminazioni, quelle contro la famiglia. “Questa lobby fa pressioni sul presidente”.

Fernando Guzman Perez Pelaez, vice presidente di Confamilia, ha detto che il Presidente Peña Nieto porta avanti le  sue convinzioni personali, senza curarsi delle istanze del popolo messicano. In testa al corteo contro il matrimonio gay hanno sfilato le insegne con l’immagine della Vergine di Guadalupe. Alcuni cartelli proclamavano: “La mia famiglia è come quella di Nazareth”.

“I cittadini stanno vivendo un risveglio nazionale. Il Messico si è sempre contraddistinto per la difesa del  valore della famiglia. Lo abbiamo dimostrato il 10 settembre e torniamo a dimostrarlo ora. Siamo qui a sottolineare che la società e lo Stato hanno il dovere di garantire la protezione e la promozione dell’istituzione familiare”, ha aggiunto.  Guzman ha spiegato che “non si fa nessuna discriminazione quando si dice che il matrimonio è tra un uomo e una donna. La Corte di Strasburgo, il più importante parlamento dei diritti umani nel mondo, lo ha messo in evidenza nelle sue sentenze”. 

Guzman ha descritto quella di sabato scorso come “una giornata allegra, intensa, propositiva”, durante la quale il popolo messicano ha potuto ribadire la richiesta al presidente Peña Nieto di aprire un dialogo con il Frente National por la Familia.

“Una cosa – ha aggiunto Guzman – è il rispetto pieno delle persone omosessuali, altra cosa è insegnare ai bambini che non sono maschi o femmine, ma che sono ciò che vogliono essere”. Il rappresentante delle associazioni familiari ha affermato che “questo non è giusto, va contro il terzo articolo della Costituzione e contro il diritto dei genitori ad educare i propri figli”.

UNA NUOVA CRISTIADA CONTRO IL GENDER: la rivolta del popolo messicano contro le imposizioni del governo.MEXICO-DEMO-ANTI-GAY

Nel 2011 il legislatore costituzionale messicano riformò l’Art. 1 della Costituzione introducendo l’”orientamento sessuale” tra i diritti umani. Nel 2015 la Corte costituzionale dichiarò illegittima la formula dell’art. 146 del Codice civile che definiva il matrimonio “un’unione libera tra un uomo e una donna … con la possibilità di creare figli”. Nel 2016 il Presidente messicano Enrique Peña Nieto ha presentato un’iniziativa legislativa per l’introduzione del “matrimonio egualitario”. Durante questi ultimi cinque anni è sorto in Messico un vastissimo movimento di resistenza cattolica contro il tentativo di sovvertire l’ordine naturale del matrimonio e della famiglia, un movimento tanto vasto e tanto avversato con gli strumenti del diritto penale e dell’oppressione legale dalle autorità governative che alcuni commentatori locali non hanno esitato a parlare di una nuova “cristiada”.

Da quando i mass media e i membri del governo hanno iniziato a sostenere che dietro all’associazione dei  fondatori di Confamilia c’è la Chiesa, si è iniziato a minacciare sacerdoti, vescovi e cardinali di azioni legali in applicazione dell’art. 130 della Costituzione che proibisce a qualsiasi ministro del culto di interferire negli affari dello Stato. A partire da quel momento è stata scatenata una campagna di aggressioni contro la Chiesa cattolica.

Fino a oggi sono riusciti portare di fronte ai giudici membri della Chiesa come per esempio i Cardinali Norberto Rivera Carrera, Juan Sandoval Íñiguez, Francisco Javier Chavolla, Francisco Moreno Barron. Secondo la comunità LGBT a queste azioni se ne aggiungeranno altre dopo le marce del 10 e del 24 settembre in modo tale da colpire ogni ecclesiastico che appoggia il Frente Nacional por la Familia con l’accusa di violazione dei diritti fondamentali e di incitazione all’odio e all’omofobia.

Ancor prima della prima marcia era apparsa nella rete la lettera (vedi qui) che Monsignor Daniel Alberto Medina Pech, già denunciato di omofobia dalla comunità LGBT, aveva indirizzato al Presidente della Repubblica. I fedeli messicani e molti sacerdoti ne trassero gran forza spirituale.

Le marce, alle quali hanno partecipato quasi un milione e duecentomila persone, per lo più di religione cattolica, sono state una risposta pubblica della società pressoché senza precedenti in Messico.

Gli omosessuali non hanno mai subito in Messico particolari discriminazioni, perché gran parte della società è contraria ad atti di sopraffazione nei loro confronti.

Tra gli obiettivi difesi dal Frente Nacional por la Familia non ve n’è uno che attenti alla dignità di singole persone o gruppi. Tutti hanno un contenuto positivo, non lesivo di posizioni altrui, affermativo di diritti che si considerano essere stati violati. Ciò che si chiede al governo è la loro piena restaurazione: la conservazione del matrimonio tale e quale esso è stato per secoli.

Alla completa assenza di odio e di volontà di discriminare nelle rivendicazioni del Frente Nacional por la Familia la comunità LGBT risponde impegnandosi a evitare a ogni costo che le manifestazioni pubbliche a favore della famiglia possano avere luogo.

Non sfugge il fatto che non soltanto la società messicana ma, in generale, le società di tutto il mondo soffrono una profonda crisi morale e di identità, e che ciò ha causato uno sfaldamento molto grave dei corpi sociali fino al nucleo stesso della famiglia. Di qui la necessità di recuperare i fondamenti della famiglia tradizionale che negli ultimi decenni sono stati erosi e smarriti.

Il risultato di questo grido di disapprovazione della società messicana, cattolica nella sua maggioranza, di fronte alle mire del Presidente Nieto è incerto. Non v’è dubbio tuttavia che la Chiesa e la società messicana si sono ridestate e che non cadranno più nel sonno. In qualunque caso, sia o meno approvata l’iniziativa sulla recezione legislativa dell’ideologia di genere in Messico, esse saranno sentinelle dell’integrità del matrimonio e dell’infanzia.

Fonti

http://vigiliaealexandrinae.blogspot.it/2016/09/una-nuova-cristiada-contro-il-gender-la.html

https://www.aciprensa.com/noticias/videos-y-fotos-mas-de-400-mil-en-marcha-por-la-familia-en-mexico-17977/

Pellegrinaggio nazionale delle famiglie “Famiglia ed Eucaristia, sacramenti d’amore per il mondo”. Card. Bagnasco: “Difendete la famiglia, non arrendetevi al ‘pensiero unico’”

“La famiglia è viva, evviva la famiglia!”. È questo lo slogan del “pellegrinaggio nazionale delle famiglie per la famiglia”, di sabato 17 settembre 2016 a Genova nell’ambito del XXVI Congresso Eucaristico Nazionale. Il tema di quest’anno: “Famiglia ed Eucaristia, sacramenti d’amore per il mondo”. Un corteo di varie migliaia di persone ha percorso le vie del centro, recitando il Rosario, dalla stazione Brignole, fino al Porto Antico.  “Siamo giunti alla IX edizione del Pellegrinaggio nazionale delle famiglie per la famiglia, che sorge all’indomani del “Family Day”: era il 2007. Sono migliaia di famiglie che ci hanno raggiunto da tutta Italia, quest’anno a Genova in occasione del Congresso Eucaristico, in collaborazione con il Forum delle associazioni familiari e l’Ufficio nazionale di pastorale della famiglia, per ridire la bellezza del matrimonio cristiano. Quest’anno del Sacramento del matrimonio alla luce dell’Eucaristia: Eucaristia e matrimonio sono entrambi ostensione e incarnazione dell’amore di Dio. E dunque siamo particolarmente felici di aver voluto sottolineare la gioia di essere famiglie cristiane all’interno di questo importante evento, che è il Congresso Eucaristico Nazionale.” (Salvatore Martinez)

«Voi siete un po’ di sale e un po’ di lievito di gioia e di fede nelle comunità cristiane delle nostre diocesi. La famiglia, che continua e sarà sempre il primo nucleo, indispensabile della società, voi la rappresentate, voi la cantate. Testimoniatela con la convinzione e la gioia che vi contraddistinguono. Noi vescovi vi chiediamo di continuare a essere questo sorriso, questo canto di gioia nelle nostre comunità». Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha accolto con queste parole gli 8 mila pellegrini del Rinnovamento nello Spirito giunti a Genova da tutta Italia per il 9̊ Pellegrinaggio nazionale delle famiglie per la famiglia, promosso dal RnS e dall’Arcidiocesi di Genova in collaborazione con l’Ufficio nazionale per la Pastorale familiare Cei e il Forum delle Associazioni familiari.Layout 1

Il pellegrinaggio si era aperto con una serie di testimonianze di vita familiare, tra cui quella eccezionale di Patrizia, di Pescara del Tronto, che nel recente terremoto ha perso i genitori, il marito, un figlio e un cognato. La donna, accompagnata da un cognato e una sorella, ha raccontato le speranze del pre-terremoto, e poi «la tremenda sensazione di aver perso tutto, quando il mondo crolla e ti risvegli tra le macerie».

Patrizia ha raccontato che il vescovo di Ascoli, monsignor Giovanni D’Ercole, il suo segretario e i frati «mi hanno accolto, senza abbandonarmi un attimo. In quelle ore la tua famiglia si allarga. Ho cercato negli occhi di chi mi ha sostenuto gli affetti e l’amore che avevo perso, e li ho trovati. Non mi sono chiesta perché. La rabbia non mi ha penetrato, perché l’amore non può essere annientato, neanche da un terremoto. So che mi sarà consentito generare da questa tragedia amore. Amore per chi mi ha accolto, ma anche per chi era assente, incapace di darmi affetto. L’amore vince, c’è e ci sarà sempre. La salvezza è solo in quella zattera che dobbiamo chiamare fraternità, che ci insegna come ricominciare a vivere».

Varie altre famiglie si sono alternate sul palco – introdotte dal vescovo D’Ercole -, tratteggiando una quotidianità caratterizzata da una generosità multiforme, aperta alla vita e all’accoglienza senza distinzioni, anche di chi viene da lontano e non ha niente. Perché il senso del vivere è nel dare più che nel ricevere. Leggendo il saluto di monsignor Farrell, neo presidente del dicastero per i laici, la famiglia e la vita, D’Ercole ha sottolineato le parole di “Amoris Laetitia”, in cui papa Francesco ringrazia e incoraggia le famiglie per la testimonianza che rende «credibile la bellezza del matrimonio indissolubile e fedele per sempre».

Sulle sfide del tempo presente ha parlato – con particolare efficacia – anche l’arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Angelo Bagnasco, concludendo in serata la festa dei giovani, in una piazza Matteotti gremita di adolescenti. «Nel clima di menzogna in cui viviamo, bisogna aguzzare l’intelligenza, senza credere alle fandonie degli imbonitori. Voi potete farlo, perché la vostra età è ancora limpida, senza le incrostazioni degli adulti. Se non vi fate ingannare dall’aria che mette l’apparenza davanti a tutto, starete nella verità, e quindi nella libertà. È faticoso andare contro quello che fanno o pensano tutti. Ma voi non dovete tradire il desiderio che sentite. Rimanete in piedi nella verità e nella libertà. Non arrendetevi all’opinione generale. Così potrete costruire un mondo nuovo».

«Siate esigenti con gli adulti, pretendete la verità e dite “no” alla scaltrezza del mondo. Se cercherete la verità delle cose, sarete felici. Ma dovrete andare controcorrente rispetto al “pensiero unico”. Bisogna diventare dissidenti e dire il re è nudo». Parlando ai microfoni Rai al termine della Messa conclusiva, il cardinale Bagnasco ha proposto la partecipazione ai consultori come opera di misericordia preziosa, proprio per consigliare i dubbiosi riguardo a scelte drammatiche relative alla famiglia e alla vita.

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/18/congresso_eucaristico_pellegrinaggio_nazionale_famiglie/1258857
La famiglia è viva, evviva la famiglia! | Tempi.it

“Padre Jacques è beato adesso, dobbiamo pregarlo” –Papa Francesco aprirà processo di beatificazione per Padre J. Hamel–

073951057-186a9ac9-41da-4e2b-89b2-dfdddd4fc748Papa Francesco ha celebrato la Messa alle 7 di questa mattina 14  settembre 2016, nella cappella di Casa Santa Marta, in suffragio di Padre Jacques Hamel ucciso il 26 luglio nella piccola Chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray , mentre celebrava la Messa, da due giovani terroristi islamisti.  Un omaggio in segno di vicinanza ai familiari di padre Jacques Hamel e di tutta la comunità di Rouen. Un gruppo di 80 pellegrini della diocesi di Rouen, insieme al loro vescovo, mons. Dominique Lebrun hanno assistito alla Messa di suffragio per il sacerdote ucciso.

Di seguito il testo dell’omelia che il Papa ha pronunciato a braccio

Nella Croce di Gesù Cristo – oggi la Chiesa celebra la festa della Croce di Gesù Cristo – capiamo pienamente il mistero di Cristo. Questo mistero di annientamento, di vicinanza a noi, Lui essendo nella condizione di Dio – dice Paolo – non ritiene un privilegio di essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, a una morte di Croce”. Questo è il mistero di Cristo. Questo è un mistero che si fa martirio per la salvezza degli uomini. Gesù Cristo, il primo martire, il primo che dà la vita per noi, e da questo mistero di Cristo incomincia tutta, tutta la storia del martirio cristiano, dai primi secoli fino a oggi.

I primi cristiani hanno fatto la confessione di Gesù Cristo pagando con la loro vita; ai primi cristiani era proposta l’apostasia, cioè: “Dite che il nostro dio è il vero, non il tuo [vostro]. Fate un sacrificio al nostro dio o ai nostri dei”, e quando non facevano questo, quando rifiutavano l’apostasia venivano uccisi. Questa storia si ripete fino a oggi e oggi nella Chiesa ci sono più martiri cristiani dei primi tempi. Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo. In questa storia, arriviamo al nostro père Jacques: lui fa parte di questa catena di martiri. I cristiani che oggi soffrono – sia nel carcere o con la morte o con le torture – per non rinnegare Gesù Cristo, fanno vedere proprio la crudeltà di questa persecuzione. E questa crudeltà che chiede l’apostasia, diciamo la parola: è satanica. E quanto piacerebbe che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”.

Padre Jacques Hamel è stato sgozzato nella Croce, proprio mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo. Uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace è stato assassinato come se fosse un criminale. Questo è il filo satanico della persecuzione. Ma c’è una cosa, in quest’uomo, che ha accettato il suo martirio lì, con il martirio di Cristo, all’altare, una cosa che mi fa pensare tanto: in mezzo al momento difficile che viveva, in mezzo anche a questa tragedia che lui vedeva venire, un uomo mite, un uomo buono, un uomo che faceva fratellanza, non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente il nome dell’assassino. E ha detto chiaramente: “Vattene, Satana!”. Ha dato la vita per noi, ha dato la vita per non rinnegare Gesù. Ha dato la vita nello stesso sacrificio di Gesù sull’altare e da lì ha accusato l’autore della persecuzione: “Vattene, Satana!”.

E questo esempio di coraggio, ma anche il martirio della propria vita, di svuotare se stesso per aiutare gli altri, di fare fratellanza tra gli uomini, ci aiuti, tutti noi, ad andare avanti senza paura. Che noi – che lui dal Cielo, perché dobbiamo pregarlo, eh?: è un martire! E i martiri sono beati – dobbiamo pregarlo, che ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, anche il coraggio di dire la verità: uccidere in nome di Dio è satanico.

Messa Papa Francesco per padre Hamel: vescovo di Rouen, “il Papa mi ha detto: è beato”padre-jacques-755x491

Padre Jacques “è beato adesso”. Lo ha detto papa Francesco questa mattina al vescovo di Rouen, Dominique Lebrun, al termine della Messa celebrata a Santa Marta in suffragio del sacerdote ucciso in odio alla fede cristiana.

Il vescovo – che subito dopo la messa ha incontrato un gruppo di giornalisti – aveva portato una foto di padre Jacques a Roma con l’idea di farla firmare dal Papa per portarla come ricordo alle tre suore che hanno assistito quella tragica mattina all’assassinio del prete e non sono potute venire in pellegrinaggio a Roma con la diocesi. “Ho fatto vedere la foto al Papa – racconta il vescovo Lebrun – e volevo chiedere al Papa che la firmasse per portarla alle suore e invece lui subito mi ha detto: ‘La mettiamo sull’altare’ e questo mi ha colpito. Poi un particolare: alla fine della messa, dopo che ha salutato tutti, stava firmando la foto e mi dice: ‘Tu puoi mettere nella chiesa questa foto perché lui è beato adesso e se qualcuno ti dice che non hai il diritto, tu gli dici che il Papa ti ha dato il permesso’”. È chiaro quindi – ha detto senza dubbi in merito il vescovo di Lebrun – che su padre Jacques Hamel, la diocesi aprirà il processo di beatificazione. Intanto nel piccolo cimitero dei sacerdoti della diocesi dove riposa padre Jacques, la sua tomba è divenuta meta di pellegrinaggio di molte persone che vanno lì a pregare.

Nell’omelia di questa mattina, il Papa ha detto che “uccidere in nome di Dio è satanico!”. Riguardo al rischio che queste parole possano essere confuse come un esplicito riferimento all’Islam, il vescovo di Rouen ha subito precisato: “Penso che gli assassini hanno accettato l’influenza del diavolo, di Satana. Gli assassini. È solo questo. Il Papa stamattina ha detto che padre Jacques ha avuto la lucidità” di dare un nome all’assassino dicendo “vattene Satana”. “Quando ha pronunciato queste parole – ha quindi commentato mons. Lebrun – aveva già ricevuto coltellate, era già a terra. L’interpretazione giusta me l’ha data la sorella. Padre Jacques non poteva pensare che questi giovani potessero essere all’origine di questo male. Non sono loro all’origine di questo male”. Al vescovo è stato chiesto se tra i fedeli della sua diocesi c’è un certo timore ora di andare in Chiesa. “Sì – ha risposto -, c’è paura. Senz’altro. Una settimana fa ho avuto una riunione con i vicari della diocesi e mi hanno tutti detto che ricevono telefonate di persone che ancora chiedono se c’è la messa, se si può andare, se c’è qualche rischio. Però c’è più gente adesso e questo mi fa molto riflettere sulle parole di Gesù che Giovanni Paolo II ha ribadito spesso: ‘Non abbiate paura’. Non credo che Gesù disse ‘è stupido aver paura’, o ‘non c’è ragione di avere paura’. No, lui dice: ‘abbiate il coraggio di avere paura’. E quello che il Papa ci ha insegnato questa mattina sul martirio e ha pronunciato questa parola del coraggio. Quindi sì, direi che a livello psicologico c’è paura ma a livello più profondo dell’anima c’è più fortezza”.

Papa Francesco: “la Croce di Gesù è la risposta di Dio al male…magari tutti i leader del mondo potessero dire quello che ha detto Gesù”

La Chiesa celebra la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce

All’udienza generale, durante i saluti ai pellegrini, il Papa ha più volte sottolineato che oggi la Chiesa celebra la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, auspicando “che tutti possano trovare vita nuova” proprio a partire dalla Croce di Gesù:

“Guardiamo ad essa, sulla quale il Figlio di Dio è morto per la nostra salvezza. Essa è la risposta di Dio al male e al peccato dell’uomo. È una risposta di amore, di misericordia e di perdono. Mostriamo questa Croce al mondo e glorifichiamola nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità”.

 I tre imperativi di Gesù al centro della catechesi dell’udienza generale di oggi: “Venite a me, prendete il mio gioco e imparate da me”.

“Durante questo Giubileo – ha esordito Francesco – abbiamo riflettuto più volte sul fatto che Gesù si esprime con una tenerezza unica, segno della presenza e della bontà di Dio. Oggi ci soffermiamo su un passo commovente del Vangelo, nel quale Gesù dice, lo abbiamo sentito: ‘Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita’”. “L’invito del Signore – ha commentato Francesco – è sorprendente: chiama a seguirlo persone semplici e gravate da una vita difficile, persone che hanno tanti bisogni e promette che in lui troveranno riposo e sollievo. L’invito è rivolto in forma imperativa: ‘venite a me’, ‘prendete il mio giogo e ‘imparate da me’. Cerchiamo di cogliere il significato di queste espressioni”. “Magari tutti i leader del mondo potessero dire questo!”, l’aggiunta fuori testo.

“A volte la nostra stanchezza è causata dall’aver posto fiducia in cose che non sono l’essenziale, perché ci siamo allontanati da ciò che vale realmente nella vita” e non ci preoccupiamo di coloro che sono sfiduciati, afflitti, e ammalati.

Papa Francesco vorrebbe che i leader del mondo aiutassero davvero i poveri offrendo loro ristoro come ha fatto Gesù.  “Rivolgendosi a coloro che sono stanchi e oppressi, Gesù – ha ricordato Francesco – si presenta come il Servo del Signore descritto nel libro del profeta Isaia e cosi’ dice: ‘Il Signore mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato’”. “A questi sfiduciati della vita, il Vangelo – ha sottolineato il Papa – affianca spesso anche i poveri e i piccoli. Si tratta di quanti non possono contare su mezzi propri, ne’ su amicizie importanti”. “Magari – ha ripetuto il Papa improvvisando – tutti i leader del mondo potessero dire questo!” distaccandosi da ‘amicizie importanti’ e dedicandosi totalmente a chi ha davvero bisogno senza dare valore a “leggi e prescrizioni fredde che Gesù stesso condanna”.

Accogliendo l’invito a celebrare questo anno di grazia del Giubileo, ha dunque spiegato il Papa, in tutto il mondo i pellegrini varcano la Porta della Misericordia aperta nelle cattedrali e nei santuari, in tante chiese del mondo, negli ospedali nelle carceri, “tutto questo – ha dunque precisato – per trovare Gesù, la sua amicizia, il ristoro che solo Gesù sa dare. Questo cammino esprime la conversione di ogni discepolo che si pone alla sequela di Gesù. E la conversione consiste sempre nello scoprire la misericordia del Signore, infinita e inesauribile. Attraversando la Porta Santa, quindi, professiamo ‘che l’amore è presente nel mondo e che questo amore è più potente di ogni genere di male, in cui l’uomo, l’umanità, il mondo sono coinvolti’”.

Si tratta, pertanto, di un amore che nasce direttamente dall’incoraggiamento del figlio di Dio che non si pone come un maestro severo che “impone ad altri dei pesi che lui non porta”: “questa – ha precisato il Papa – è l’accusa che lui faceva ai dottori della legge. “Egli si rivolge agli umili e ai piccoli perché Lui stesso si è fatto piccolo e umile. Comprende i poveri e i sofferenti perché Lui stesso è povero e provato dai dolori”, per tale ragione Francesco ha incoraggiato i fedeli e pellegrini presenti a “vivere di misericordia per essere strumenti di misericordia” poiché “vivere di misericordia vuol dire essere bisognosi di Gesù e impariamo quindi a essere misericordiosi con gli altri”. “Non lasciamoci togliere la gioia – ha dunque chiesto in conclusione il Pontefice – di essere discepoli del Signore  ‘Ma padre io sono un peccatore’, lasciati andare in Gesù, senti su di te la sua misericordia e il tuo cuore sarà colmato di gioia e perdono”.

FONTI http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/14/papa_a_messa_padre_hamel_uccidere_in_nome_di_dio_%C3%A8_satanico/1257888

http://agensir.it/quotidiano/2016/9/14/messa-papa-francesco-per-padre-hamel-vescovo-di-rouen-il-papa-mi-ha-detto-e-beato/

 

Messico: più di un milione in Marcia per difendere la Famiglia dall’imposizione di gender e “matrimoni gay”

Sabato 10 settembre 2016, in Messico oltre un milione di persone sono scese per le strade a difendere la famiglia naturale ed il matrimonio tra uomo e donna. In 124 città della Confederazione messicana si sono tenute marce che hanno visto la partecipazione di decine di migliaia di cittadini, di religione e opinioni politiche differenti, ma tutti uniti contro il presidente Enrique Peña Nieto, che nei mesi scorsi ha espresso la volontà di introdurre nel Paese l’ideologia gender e lo pseudo-matrimonio omosessuale con annesso diritto di adozione per le coppie gay. Messico_famiglia

Il Frente Nacional por la Familia, che raccoglie varie realtà associative ed è il promotore ed organizzatore delle marce di due giorni fa, ha ottenuto l’appoggio ed il sostegno della Conferenza episcopale messicana e ha chiesto che venga riconosciuta esplicitamente e senza ambiguità la verità sul matrimonio, inteso come unione tra un uomo e una donna (una petizione in tal senso, dopo aver ottenuto 200mila firme a favore, è stata presentata al Senato); che venga protetto e affermato il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre; e che vengano nettamente respinte tutte quelle proposte di legge volte a riconoscere l’identità di genere e la ridefinizione del concetto di matrimonio. 

Dopo le manifestazioni a favore della famiglia, si sta verificando un risveglio nazionale ed è chiaro che la Chiesa lo appoggia, ha osservato mons. Sigifredo Noriega Barceló, vescovo di Zacatecas. L’agenzia Fides riferisce che il vescovo, parlando ieri dopo la Messa domenicale, ha spiegato che parlare del tema della famiglia non vuole discriminare nessuno: “non è un ritorno al passato, alla famiglia tradizionale, ma difendere l’unione tra uomo e donna, come base per una famiglia”.

I vescovi chiedono di non distruggere il matrimonio tra uomo e donna

“Non si tratta di andare contro qualcuno, tanto meno contro le persone omosessuali, si riconoscono i loro diritti, ma senza negare, né distruggere ciò che è il matrimonio” ha aggiunto. “La Chiesa, i vescovi, vedono di buon occhio questo risveglio della popolazione e lo sostengono, ma non ne siamo i promotori” ha sottolineato il vescovo.

In Messico il primo valore è la famiglia

Più di un leader cattolico ha ripetuto quanto detto alla stampa da mons. Pedro Pablo Elizondo, vescovo della Prelatura di Cancún-Chetumal: “in Messico, per il 75 % dei messicani, il primo valore è la famiglia. Vedere più di un milione di persone scendere in piazza per difenderla, è un messaggio chiaro e forte”. 

Alle ultime elezioni amministrative, gli uomini del Partito Nazionale Istituzionale (cui appartiene Peña Nieto), hanno subito una brusca caduta in termini di voti proprio a causa delle politiche governative in tema di famiglia. La voce del popolo, quindi, non si può ignorare troppo facilmente.

Eventi del genere sono incoraggianti e ci dicono che non tutto il mondo ha perso la ragione ed il buon senso. Anzi, la maggioranza degli Stati, come ripetiamo sempre, continua convintamente, nonostante le pressioni degli organismi internazionali fautori del mondialismo, a resistere e a difendere vita e famiglia.

Il prossimo appuntamento in Messico sarà la Marcia Nazionale per la Famiglia di sabato 24 settembre, nella capitale Città del Messico, dove sono attesi partecipanti da tutto il Paese.

FOTO E VIDEO QUI

https://www.aciprensa.com/noticias/fotos-y-video-mas-de-un-millon-marcharon-en-mexico-contra-matrimonio-gay-93639/

http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/12/messico_pi%C3%B9_di_1_milione_in_piazza_in_difesa_della_famiglia/1257461

 

“Abbiamo perso tutto ma non il coraggio della fede”: i miracoli d’amore ed il coraggio di “angeli del soccorso” nell’ora del dolore.

dercole-1Fin dalle prime ore dell’alba del 24 agosto 2016, il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni d’Ercole si è recato nelle zone colpite della sua diocesi. Appena sentita la scossa, ha preso la macchina in piena notte e si è recato subito nel luogo della sua diocesi più colpito dal terremoto: Pescara del Tronto. Arrivato lì, buio e grida. Poi con le luci dell’alba, la scena di un paese completamente raso al suolo come un “bombardamento che ha distrutto tutto”.

“La solidarietà è molta e per la verità anch’io mi sono messo ad aiutarli, perché ho visto uno di questi ragazzi sotto le macerie. Direi che c’è tanta tristezza, tanta disperazione e tanta solidarietà, tutte insieme. Questa è la vita…E’ importante che i pastori siano presenti fra la loro gente. C’è la collaborazione di tutti e insieme a me si sono messi a scavare anche alcuni sacerdoti. Ha scavato con me il direttore della Caritas e poi sono arrivati adesso anche alcuni frati, che abbiamo accolto e che stanno lavorando.

Oggi 27 agosto i funerali di Stato. Le foto dei bambini accanto alle loro bare sono l’immagine più commovente dei funerali di 35 delle quasi 300 vittime del terribile terremoto che ha ferito il cuore dell’Italia. Un dolore che, sottolinea anche il vescovo D’Ercole, non sembra aver risposta. Dolore, dunque, commozione, ma anche compostezza, una testimonianza di dignità che colpisce. Significativo il luogo dei funerali: la palestra di Ascoli, uno spazio che richiama immediatamente l’allegria di ragazzi che giocano e che, invece, oggi è il luogo del dolore, dell’ultimo commosso saluto ad una madre, un padre, un figlio.

D’Ercole: e adesso che si fa? La domanda che rivolgiamo anche a Dio
Dolore e sgomento. Anche un vescovo, ammette mons. D’Ercole durante l’omelia, si pone angosciato delle domande di fronte ad una tragedia simile, domande che non può non rivolgere al Signore:

“Questa notte, preparandomi a parlare a voi e a tutte le persone convenute, ho rivolto questa domanda a Dio: ‘E adesso che si fa?’. Gli ho presentato l’angoscia di tante persone, e gli ho detto: ‘Signore, ma queste persone che hanno perso tutto, che sono state strappate alla loro famiglia, che sono state sventrate dal terremoto, ora che fai? Che fai?”.

Abbiamo perso tutto, ma non il coraggio della fede
Anche Giobbe, prosegue il vescovo, richiamando la Prima Lettura, era un uomo giusto che sembra abbandonato da Dio, ma anche nel momento più duro non smette di rivolgersi a Lui:

“Se appena voi guardate oltre le lacrime, voi scorgerete qualcosa di più profondo. Anche voi con me oggi, potete testimoniare che il terremoto, con la sua violenza, può togliere tutto – tutto! – eccetto una cosa: il coraggio della fede”.

Nel corso dell’omelia per le vittime del sisma ad Ascoli il vescovo D’Ercole ha citato Guareschi e un episodio in cui don Camillo fa una predica dopo un’alluvione: i cittadini si rivolgevano a Dio e chiesero il perché di quella tragedia. D’Ercole ha ricordato quindi le parole di don Camillo: “Le acque escono tumultuose dal letto del fiume e tutto travolgono: ma un giorno esse torneranno placate nel loro alveo e ritornerà a splendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete perso la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa”.

Il vescovo, sottolinea, è un padre e per questo deve stare in mezzo alla gente, soprattutto quando soffre. Un’esperienza, ricorda, che ha già vissuto nel dopo terremoto dell’Aquila quando era vescovo ausiliare. Oggi anche mons. Petrocchi, pastore del capoluogo abruzzese, devastato dal terremoto del 2009 è presente come anche il sindaco della città, Cialente. La fede, sottolinea ancora mons. D’Ercole, è la scialuppa di salvataggio in un mare in tempesta.

Le nostre campane torneranno a suonare, Dio non ci abbandona
Racconta dunque del Crocifisso presente nella palestra, recuperato proprio da mons. D’Ercole in una chiesa distrutta ad Arquata. Proprio poco distante da quella chiesa, racconta commosso il vescovo, i vigili del fuoco ritrovano due bambine abbracciate tra loro, due sorelle: una ce l’ha fatta, l’altra è morta stringendo a sé la sorella, come a farle da scudo dalla morte che l’ha strappata via:

“Amici, le torri campanarie dei nostri paesi, che hanno dettato i ritmi dei giorni e delle stagioni, sono crollate, non suonano più. Ma un giorno, esse continueranno a suonare, riprenderanno a suonare; e sarà il giorno della Pasqua. ‘Al tuo Dio, don Giovanni, importa nulla se noi moriamo?’, mi ha detto un giorno. Dio – sì, è vero – pare tacere. Le nostre sembrano delle chiamate che non hanno risposta. Dio però – lo so, lo sento – è un padre; e un padre non può mai rinnegare la sua paternità”.

La fede ci aiuterà a superare il terremoto
Mons. D’Ercole si rivolge in particolare ai giovani, li esorta a non avere paura, ad avere speranza nella ricostruzione:

“I sismologi tentano in tutti i modi di prevedere il terremoto, ma solo la fede ci insegna come superarlo. La fede, la nostra difficile fede, ci indica come riprendere il cammino. E io ve lo indico con due immagini: con i piedi per terra e il volto rivolto verso il Cielo”.

Ora non abbandonateci, noi non perderemo il coraggio
Il vescovo di Ascoli ha quindi ringraziato il Papa, i vescovi,(La CEI ha stanziato un milione di euro per i terremotati)  le istituzioni, i volontari, tutti coloro che hanno stretto in un abbraccio le comunità sconvolte dal terremoto. Ha invitato le istituzioni a non abbandonare i terremotati. Un impegno che lui stesso prende come pastore del suo gregge:

“Diversi di voi mi hanno detto: ‘Non ci abbandonare’. Per quanto mi riguarda, finché vivrò, non vi abbandono. Non abbiate paura. Non abbiate paura di gridare la vostra sofferenza. Ne ho vista tanta, ma mi raccomando: non perdete il coraggio, perché solo insieme potremo ricostruire le nostre case e le nostre chiese!”

Sono ore di dolore, sono anche ore d’amore e di coraggio, che brillano di abbracci umanitari, di solidarietà fraterna, di aiuto autentico, nelle quali, ai demoni cattivi dell’inefficienza, della corruzione e dell’ingordigia, che sono i veri attori del recente disastro nel Lazio, nelle Marche e nell’Umbria, solo apparentemente naturale, si contrappongono gli angeli del soccorso e del bene, le migliaia di persone impegnate con straordinario e allo stesso tempo ordinario eroismo nelle operazioni di ricerca e di recupero dei fratelli e delle sorelle in umanità rimasti sepolti, vivi o senza più respiro, sotto le macerie del terremoto, che nella notte di mercoledi 24 agosto è arrivato improvviso a sconvolgere Amatrice, Accumuli e Pescara del Tronto, l’Italia tutta.

Sono i vigili del fuoco, i militari del’Esercito e dell’Aeronautica, gli operatori della Protezione civile, i volontari della Croce Rossa e del Soccorso Alpino, e non solo. Oltre 5400 persone, tra cui molti cittadini comuni, parenti di sangue o della famiglia umana, anche “stranieri, che non avevano mai vissuto gli effetti di un terremoto”, accorsi a donarsi senza risparmio, con eroismo di cuore e di fatica, ai limiti del martirio d’amore. Tra loro anche sei vigili del fuoco dello Stato più piccolo al mondo, la Citta del Vaticano, mandati da Papa Francesco per fare sentire l’abbraccio della Chiesa agli amatriciani, i più colpiti.

Sul web gira un video in queste ore, con il titolo appunto “Gli angeli del soccorso”: un doveroso riconoscimento a chi cammina “in cima a cumuli di macerie” per portare la luce della speranza, la forza della comunione fraterna, la gioia del non essere soli e abbandonati al buio dei rottami di edifici crollati e di vite ferite. “Si calano giù dall’elicottero”, “si arrampicano su edifici spezzati”, “spostano rovine in cerca di persone ancora in vita”, “scavano a mani nude”, dice il testo. Le loro mani sono le mani di Dio che s’intrecciano a quelle di chi è colpito dalle calamità naturali o da eventi traumatici esistenziali ed è tentato dalla disperazione o perfino di scagliarsi contro un Cielo che appare troppo lontano e indifferente. Grazie a loro, a questi angeli umani, umanissimi, si comprende il significato autentico dell’espressione biblica: “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò”. Il loro volto è il volto di Dio, il loro sorriso è il sorriso di Dio, la loro forza è la forza di Dio, il loro respiro affannato è il soffio d’amore del Padre, la loro ombra sulle macerie è il tocco gentile del Cielo sulla Terra scossa dal dolore.

Sono, questi eroi del quotidiano, l’orgoglio e il vanto di una umanità troppo spesso umiliata da ominicchi e quaquaraqua che agiscono soltanto per soddisfare interessi personalissimi, scialacquando il patrimonio spirituale che centinaia di migliaia di secoli di vita terrena avrebbero dovuto rendere ricco e solido. Ai dilapidatori di umanità in stili di vita egoistici, individualistici e materialistici, si contrappongono pacificamente, con l’energia eccezionale della testimonianza, gli angeli del soccorso, coloro che operano nel silenzio per dare la risposta di Dio, concreta, ai lamenti dolorosi degli esseri umani.

Così, in un miracolo d’amore, l’urlo ancestrale che si ripete dall’alba della storia umana lì dove accade il male: “Dov’è Dio?”, si trasforma nella domanda, più giusta e mite: “Io, dove sono?”. Angeli o demoni siamo anche noi, esseri umani, sulla Terra. Sta a noi scegliere da che parte stare.    

Fonti : In Terris

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/24/sisma_mons_dercole_disperazione_ma_anche_solidariet%C3%A0/1253353

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/27/funerali_sisma_d%E2%80%99ercole_con_l%E2%80%99aiuto_di_dio_ci_rialzeremo/1254033

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/08/27/sisma-vescovo-cita-guareschi-omelia-don-camillo-su-alluvione_bfbcb287-1714-478e-8ec3-261b63cead10.html

 

Iraq, nonostante l’Isis, la Chiesa festeggia la prima comunione di cento bambini, nella festa dell’Assunta

Alqosh, Iraq (AsiaNews) – 15 agosto 2016. Festa dell’Assunta. Un “momento storico” per una “cittadina di frontiera” a lungo minacciata dai miliziani dello Stato islamico (SI) che torna a “sperare nella pace e nella normalità” stringendosi attorno a “cento dei suoi figli”. È quanto racconta ad AsiaNews mons. Basilio Yaldo, ausiliare di Baghdad e stretto collaboratore del patriarca Louis Raphael Sako, che nel giorno dell’Assunta  ad Alqosh, nel nord dell’Iraq, ha impartito – in una cerimonia presieduta dal primate caldeo – la prima comunione a cento bambini. Alla funzione, aggiunge il presule, hanno partecipato “tutti i sacerdoti della città, le suore e oltre 700 persone. I fedeli erano entusiasti perché, per la prima volta, il patriarca ha celebrato le comunioni nella comunità”. 

Alqosh è una storica cittadina del governatorato di Ninive, nel Kurdistan irakeno; situata circa 50 km a nord di Mosul, roccaforte dei jihadisti, essa costituisce uno dei principali centri della tradizione cristiana assiro-caldea. A circa 3 km dal centro, sulle montagne che dominano la città, sorge il secolare monastero di Rabban Ormisda, sede dei patriarchi nestoriani dal 1551 al 1804.

Nel tempo la struttura originaria, troppo esposta ad attacchi dall’esterno, oltre che simbolo di un periodo travagliato della Chiesa locale, è stata sostituita dal nuovo monastero di Nostra Signora delle Messi, poco fuori la città. Oggi è abitato da un gruppo di monaci, che hanno aperto le porte a orfani e giovani profughi, rimasti senza famiglia a causa delle violenze islamiste.

Anche Alqosh, come molte altre cittadine del Kurdistan irakeno, ha accolto un numero consistente di rifugiati.

“La vita nell’area – racconta il vicario di Baghdad – è tornata quasi alla normalità. La speranza è che presto tutta la piana [di Ninive] possa essere liberata dalla presenza dei jihadisti e i profughi possano tornare ai loro villaggi”. Il lavoro per mettere in sicurezza la zona, aggiunge, è “già iniziato e da due giorni le truppe irakene hanno avviato la battaglia per liberare i villaggi che circondano Mosul”.

Rivolgendosi ai bambini e alle bambine che hanno ricevuto la prima comunione, il patriarca Sako li ha esortati a non abbandonare la loro terra, la città di Alqosh, ma di rimanere e contribuire all’opera di ricostruzione “perché c’è un patrimonio [cristiano] da preservare”. Il primate caldeo, aggiunge mons. Yaldo, ha inoltre invitato i giovani a “essere più forti, venire in chiesa e partecipare alla vita della comunità cristiana come si partecipa alla vita di una famiglia”. iraq_-_sako_assunta3

Al termine della funzione i bambini hanno rivolto alcune domande al patriarca Sako. Uno di loro, racconta mons. Yaldo, ha detto che “da grande vuole diventare sacerdote per servire la gente povera, i bisognosi”. Il patriarca, aggiunge, non ha potuto trattenere l’emozione dopo aver ascoltato queste parole e ha aggiunto che “è importante sostenere e condividere le sofferenze”.

Al termine della celebrazione, il patriarca caldeo e il suo vice, hanno raggiunto Kirkuk, dove mar Sako – per dieci anni arcivescovo della città – ha celebrato la messa dell’Assunta. Alla funzione che si è tenuta nella cattedrale del Sacro Cuore, racconta il prelato, “hanno partecipato un migliaio di fedeli”. A seguire, si è tenuta “l’inaugurazione di una grotta dedicata alla Santa Vergine Maria, in concomitanza con la giornata di festa”. iraq_-_sako_assunta4

Alla funzione (nella foto) erano presenti l’attuale arcivescovo di Kirkuk mons. Yousif Thoma Mirkis, le suore, il vice-governatore della città in rappresentanza delle istituzioni locali e alcuni membri del Consiglio della città, musulmani. Al termine si è svolto un incontro con le suore del Sacro Cuore, riunite oggi in capitolo per la scelta della superiora generale. “Dopo settimane di violenze, attentati, spargimenti di sangue – ha concluso mons. Yaldo – ora la situazione è più calma. Tuttavia, il patriarca Sako ha chiesto di pregare per la pace in tutte le celebrazioni che ha officiato. Bisogna pregare per la pace e per il futuro del Paese”.

http://www.asianews.it/notizie-it/Alqosh,-nonostante-l’Isis-la-Chiesa-festeggia-la-prima-comunione-di-cento-bambini-38316.html

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Colombia: i cattolici scendono in piazza con la Marcia di San Lorenzo e fermano “l’educazione gender” imposta nelle scuole.

La piazza funziona. Per chi avesse ancora qualche dubbio sull’utilità politica di Family Day e affini dovrebbe smettere di deprimersi guardando la situazione italiana dove nonostante i due eventi oceanici del 2015 e del gennaio 2016 la legge Cirinnà è stata comunque approvata. E magari trovare nuove motivazioni.

In Colombia l’hanno ribattezzata la “Marcia di San Lorenzo”perché si è svolta il 10 agosto 2016,  nella giornata dedicata solitamente alle stelle cadenti. A scendere in piazza sono stati cattolici di vari movimenti, ma anche insegnanti, scolaresche e famiglie con un obiettivo concreto: impedire l’approvazione di una legge sull’educazione gender obbligatoria a scuola su cui pesa un documento dell’Onu adottato dal ministero dell’Educazione.

“L’ideologia di genere distrugge la società”. Giunge dal card. Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotá, in Colombia, il nuovo grido d’allarme nei confronti di una teoria che vuole ridefinire la differenza sessuale su basi non più biologiche. Le sue parole fanno eco a quelle pronunciate in varie occasioni da PAPA FRANCESCO CONTRO IL GENDER, anche pochi giorni prima di quella manifestazione imponente in Colombia. Mentre era a Cracovia per la GMG, il 27 luglio 2016 il Papa ha ribadito il No al gender, “colonizzazione ideologica, peccato contro Dio creatore”

ma i giornali hanno censurato queste parole del Papa! 

http://www.tempi.it/muretti-censurati#.V7V47dSLSt8

Un altro richiamo contro il gender si trova nell’Esortazione apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia” in cui, al numero 56, il Papa scrive: “E’ inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini”. IL PAPA nel 2015 definì il No al gender con parole molto forti

“Noi respingiamo la promozione dell’ideologia di genere nell’educazione nazionale – ha spiegato il Cardinale colombiano in conferenza stampa – perché si tratta di un’ideologia che distrugge l’essere umano, privandolo del contenuto fondamentale della complementarietà tra maschio e femmina”.

La posizione della Chiesa – ha ribadito l’Arcivescovo – è di tolleranza verso gli omosessuali, tuttavia “i diritti individuali non possono andare contro i diritti della comunità. Si deve avere profondo rispetto per tutti, ma senza imporre alcuna ideologia”. Di qui, l’invito alla politica a sostenere maggiormente la famiglia, in quanto “cellula della vita sociale”.

Il risultato è stato ineccepibile: dopo l’adunata che si è svolta in decine di piazze della Colombia, dalla capitale Bogotà dove hanno sfilato in 20mila, a Medellin appena un migliaio, ma anche Barranquilla, Cali, Ibagué, Bucaramanga, Tunca, Palmira, Popayán e altre tra le principali città della Colombia, il governo è tornato sui suoi passi. Una mobilitazione di popolo che ha costretto l’esecutivo guidato da Juan Manuel Santos a emettere un comunicato il giorno dopo per dire che né il Governo né il Ministero promuoveranno l’educazione di genere nel Paese.

L’opposizione non si fida e lamentando la completa assenza di un presiedente pro family dice che in realtà è tutto un trucco. Ma l’opposizione fa il suo mestiere. Però resta comunque un impegno preciso preso dal Governo a seguito di una mobilitazione di questo tenore. Che per il momento fa tirare un sospiro di sollievo al popolo pro life e pro family colombiano e fa in incassare un risultato sorprendente ai vescovi della conferenza episcopale che quella marcha por la familia l’hanno promosso e guidato.

Il 12 agosto infatti i prelati colombiani hanno salutato con soddisfazione la presa di posizione del governo che ha ammesso come quel documento dell’Onu non fosse stato approvato dallo stesso esecutivo. Ma c’è di più: a riprova della sua buona fede, seppure ancora d’intenti, c’è l’incontro che il premier ha voluto fare con il cardinal Rubén Salazar Gómez.

Immaginate se dopo il Family Day di gennaio Renzi e la Cirinnà avessero fatto marcia indietro dopo aver visto la forza della piazza e aver incontrato il presidente della Cei Bagnasco per tranquillizzarlo e fare dietrofront. A noi sembra fanta politica, ma evidentemente in altre parti del mondo gira in maniera diversa.

Può essere uno stimolo per ringalluzzire il popolo del Family Day che proprio a settembre, come dichiarato alla Nuova BQ dal leader Massimo Gandolfini è impegnato nella ripresa dell’attività politica dove arriveranno al pettine tanti nodi: dall’educazione gender a scuola alla controversa e “funesta” ipotesi delle adozioni dei figli per coppie omosessuali fino all’eutanasia.

L’esperienza colombiana è un esempio di come la piazza, quando è unita con i suoi pastori, sia forte e possa mettere in crisi il potere.

Fonti

http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/17/il_governo_colombiano_blocca_lideologia_gender_/1251821

Colombia. Vescovi e laici uniti contro il gender

“Mille euro di multa a chi offende e vilipende il Crocifisso. Rispettare le minoranze non vuol dire delegittimare la storia e la cultura del nostro Paese”

IN FOTO: San Francesco d’Assisi ed il Crocifisso di San Damiano.

Gli episodi di intolleranza verso Chiese e simboli sacri da parte di soggetti islamici e di vandali satanisti e atei militanti è in forte aumento nel mondo e non solo in Medio Oriente, negli ultimi tempi ne abbiamo segnalati moltissimi, tra cui il continuo furto di Ostie consacrate ed il vilipendio di Crocifissi ed immagini sacre in molte chiese e monumenti in aree pubbliche. L’odio anticristiano dei satanisti e degli atei militanti è molto simile all’odio dei fondamentalisti islamici, spesso è anche peggio. Basti pensare all’accanimento contro il crocifisso nei luoghi pubblici da parte di sindaci Pd ed esponenti del M5S…lo temono quanto i vampiri, incredibile ma vero! Tutto ciò è paradossale, non aiuta l’integrazione, ma favorisce il terrorismo islamista ed il dilagare della barbarie e dell’inciviltà.

http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2016/06/05/militante-m5s-via-crocifisso-da-seggio_0dddc0ea-5630-4f46-82a7-ac0085d368dd.html

crocefisso2b700(IN FOTO: A Venezia antico crocifisso devastato da un 24enne maghrebino

http://www.nocristianofobia.org/a-venezia-antico-crocifisso-devastato-da-un-24enne-maghrebino/)

La domanda è perchè chi dovrebbe integrarsi ad usi costumi e tradizioni, del paese che li ospita, invece tende a non rispettare neanche i simboli più sacri e intoccabili della nostra fede e della nostra tradizione cristiana.

La Lega Nord ha depositato un progetto di legge alla Camera per riportare la croce negli uffici pubblici e per punire con multe salate chi oltraggia i simboli cristiani, in particolare il Crocifisso, perché quale “emblema di valore universale della civiltà e della cultura cristiana” è riconosciuto come “elemento essenziale e costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia, indipendentemente da una specifica confessione religiosa”.100183_443547_2bf12d3910_8165826_new_rect_medium

Ricordiamo la SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO, 18 marzo 2011 Ricorso n. 30814/06 – Lautsi e altri c. Italia:” Si può quindi sostenere che, nell’attuale realtà sociale, il crocifisso debba essere considerato non solo come simbolo di un’evoluzione storica e culturale, e quindi dell’identità del nostro popolo, ma quale simbolo altresì di un sistema di valori di libertà, eguaglianza, dignità umana e tolleranza religiosa e quindi anche della laicità dello Stato, principi questi che innervano la nostra Carta costituzionale.

In altri termini, i principi costituzionali di libertà hanno molte radici, e una di queste indubbiamente è il cristianesimo, nella sua stessa essenza. Sarebbe quindi sottilmente paradossale escludere un segno cristiano da una struttura pubblica in nome di una laicità, che ha sicuramente una delle sue fonti proprio nella religione cristiana.

IL CROCIFISSO NON E’ L’EMBLEMA DI UN PARTITO O DI UNA IDEOLOGIA: E’ IL SIMBOLO DELL’AMORE SUPREMO CHE DONA SE STESSO PER IL PROSSIMO, (Gesù: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. Gv 15, 9-17), quindi  a livello storico culturale il Crocifisso compare in tutte le massime opere d’arte italiana (ed anche europea) che tutto il mondo ci invidia, è PATRIMONIO CULTURALE DELL’UMANITA’.

Questa proposta di legge nasce A SEGUITO DI RIPETUTI ATTI DI VANDALISMO E OLTRAGGIO CONTRO IL CROCIFISSO E CONTRO LE CHIESE, CONTRO OPERE D’ARTE SACRA E CONTRO OGGETTI DI CULTO, che fanno parte del nostro patrimonio storico culturale ed hanno tutto il diritto di essere esposti al pubblico: il terrorismo va combattuto a 360 gradi, chiedendo e difendendo il dovuto RISPETTO per i simboli di fede cristiani, specialmente nel nostro Paese. 

La proposta porta la firma di nove deputati, primo firmatario è Roberto Simonetti, con lui ci sono Paolo Grimoldi, Guido Guidesi, Barbara Saltamartini, Gianluca Pini, Stefano Allasia, Filippo Busin, Giuseppina Castiello e il capogruppo Massimiliano Fedriga.

Nel preambolo, i promotori della legge scrivono: “Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso; esso, al contrario, rimane per migliaia di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa da un intero popolo”. E infine aggiungono al testo:

“Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società. Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese”.

La legge proposta dai leghisti ha, all’articolo 4, il corollario delle sanzioni che prevede un’ammenda da 500 a mille euro per “chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce e del Crocifisso dal pubblico ufficio […] o lo vilipende”. Stesse pene per “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che rifiuti di esporre nel luogo d’ufficio l’emblema della Croce o del Crocifisso o chiunque, investito di responsabilità nella pubblica amministrazione, ometta di ottemperare all’obbligo di provvedere alla collocazione dell’emblema della Croce o del Crocifisso o all’obbligo di vigilare affinché il predetto emblema sia esposto nei luoghi d’ufficio dei suoi sottoposti, ai sensi della presente legge”.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/mille-euro-multa-chi-offende-crocifisso-1295332.html

slide_7“IL CROCIFISSO RAPPRESENTA TUTTI E FA PARTE DELLA STORIA DEL MONDO”, lo scrisse una giornalista agnostica, Natalia Ginzburg, in un articolo de L’Unità, 22 marzo 1988 : “E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.

La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo forse smettere di dire così?

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.

Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager?

Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo, cancella l’idea di Dio ma conserva l’idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine.

E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini.

E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola.

Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici.

Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto.”
chiara amirante

Il santo di Nagasaki che con il Santo Rosario vinse anche la bomba atomica

9 agosto 1945. Pochi secondi dopo le 11,02, il tempo impiegato da una bomba di 25 chilotoni per coprire la distanza tra l’aereo e la denotazione (pare circa 400-500 metri dal suolo), 40mila dei 240mila abitanti di Nagasaki, in Giappone, vengono vaporizzati all’istante lasciandosi dietro lo strascico di altri 50mila orrendamente mutilati e una pletora di fatto incalcolabile di rovinati nel fisico e nello spirito per anni e anni. Tra i sopravvissuti alla seconda bomba atomica sganciata su esseri umani della storia, un’ecatombe, un crimine orrendo, vi è Takasashi Paolo Nagai (1908-1951),  un medico giapponese, specializzato in radiologia, che si è convertito  al cattolicesimo ed è un superstite del bombardamento atomico di Nagasaki. La sua successiva vita di preghiera e di servizio gli ha fatto ottenere il soprannome di “Santo di Urakami”: a lui il regista e produttore statunitense Ian Higgins (già autore nel 2009 di The 13th Day sulle apparizioni di Fatima) ha dedicato All That Remains, un film in dvd edito dalla Ignatius Press di San Francisco.

Il film mescola sapientemente la presa diretta e le immagini, agghiaccianti, di archivio e ci restituisce una storia che il mondo ha tenuto sin troppo sotto traccia.

Takasashi discende da una famiglia di nobili samurai confuciani e scintoisti, ma non sono queste credenze a dominare la sua gioventù. Piuttosto lo è l’ateismo di cui sono intrisi gli ambienti scientifici che frequenta. Studia, infatti, Medicina, e si specializza in Radiologia. E arriva alla fatidica Nagasaki, lui che è originario di Matsue. Al letto di morte della madre, nel 1930, Takasashi comincia però un lungo, profondo viaggio alla ricerca del senso dell’esistenza non pago delle risposte preconfezionate e stolide del razionalismo.

Nel 1930, una lettera di suo padre gli annuncia la malattia di sua madre: vittima di un’emorragia cerebrale: è cosciente ma non parla più. Va al suo capezzale. La madre lo riguarda intensamente negli occhi e muore poco dopo (29 marzo). Takasashi ne resta sconvolto e comincia a credere nell’esistenza dell’anima; sua madre gli resterà presente per tutta la vita, portandolo ad approfondire la figura della Madre di Cristo specialmente nel momento in cui è ai piedi della Croce.

Uno dei suoi professori parla del filosofo e scientifico Blaise Pascal, citando questa frase estratta dai “Pensieri”: “L’uomo è solamente un giunco, più debole della natura; ma è un giunco pensante”, ne resta sorpreso, meravigliato e affascinato. Intraprende allora la lettura dei “Pensieri”, riflette sulla vita umana e cambia progressivamente. Diventa più sensibile. Così, nel suo 3° anno di medicina, è sorpreso dall’atteggiamento rigido dei professori quando vanno al capezzale dei malati.

Nel 1931, leggendo sempre Blaise Pascal, comincia ad interrogarsi sulla vita dei cristiani e il senso della preghiera, soprattutto del loro modo di pregare e del culto all’Eucarestia.
Sempre leggendo Pascal rimase fulminato da un altro pensiero: “Non soltanto conosciamo Dio unicamente per mezzo di Gesù Cristo, ma conosciamo noi stessi unicamente per mezzo di Gesù Cristo…”.
La domanda su chi fosse Gesù rimase nel suo cuore fino all’incontro con una famiglia cattolica a cui, come era consuetudine tra gli studenti, nell’ultimo periodo della frequenza all’università, Takasashi chiese ospitalità.
La famiglia Moriyama discendeva dal gruppo di quei primi cristiani giapponesi convertitisi nel XVI secolo in seguito all’incontro con san Francesco Saverio recatosi allora in missione in Giappone; era una famiglia semplice, dedita al lavoro nei campi e fervente nella fede. Takasashi all’inizio non diede molta importanza al comportamento religioso della famiglia poiché era completamente preso dai suoi studi; infatti si laureò con il massimo dei voti ed ebbe molti riconoscimenti tanto che venne assunto come radiologo nel primo Istituto di radiologia dell’università di Nagasaki.

Scopre così la storia dei kakure kirishitan, i “cristiani nascosti” costretti per secoli alla clandestinità dopo la micidiale persecuzione subita tra Cinque e Seicento allorché, dopo un primo momento di favore, la fede cattolica “straniera” e “al servizio” delle potenze europee venne bandita con particolare efferatezza (clicca qui).  Un passato glorioso, questo, che trova proprio in Nagasaki un centro di rilancio, quando, nel momento in cui il Giappone cominciava timidamente a riaprirsi dopo essersi chiusi a riccio la città divenne il fulcro del cattolicesimo nipponico durante il periodo Meji (1869-1912).

Takasashi incontra qui la maestrina Maria Midori Moriyama, e lei e la sua famiglia (capi dei kakure kirishitan per sette generazioni) incominciano a insegnargli la sublimità inarrivabile della fece cattolica. Tutto succede la notte di Natale del 1932, alla Messa di mezzanotte cui Midori ha invitato Takasashi. Qualcosa di grande e grandioso accade, e di quella Santa Messa di Natale, scriverà: ” Non è possibile descrivere il culto della fede cattolica, è necessario viverlo, andarci e in un profondo silenzio scoprire che sei nell’anticamera della felicità eterna”.
Qualcuno gli chiede cosa ha avvertito, racconterà: “ho sentito Qualcuno vicino a me che non conoscevo ancora.”

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Takasashi e Midori nel film All that remains 

Il giorno dopo Takasashi salva la vita di Midori azzeccando una diagnosi di appendicite acuta e trasportandola a braccia nella neve al più vicino ospedale. Il nazionalismo nipponico però incombe e la guerra anche, la guerra sino-giapponese. Al fronte, in Manciuria, Takasashi ha tempo e modo di toccare con mano il dolore e la crudeltà, e di ripensare al cattolicesimo, ma anche a Midori. Finalmente riceve il battesimo il 9 giugno 1934 con il nome di Paolo. Lo fa in memoria di san Paolo Miki , il martire cristiano crocefisso con 25 compagni nel 1597 sulle colline attorno a Nagasaki.

Il dvd di All That Remains contiene anche un cortometraggio animato girato da Higgins nel 2015, 26 Martyrs (clicca qui), breve, toccante, opportuno, oltre a un secondo contributo del padre marinista statunitense Paul Glynn, già autore nel 2009 del libro A Song for Nagasaki per la Ignatius Press, premessa dello scrittore cattolico giapponese Shusaku Endo (1923-1996), e co-autore di due articoli sui “cristiani nascosti” del Giappone (clicca qui) e sui martiri cinquecenteschi di Nagasaki (clicca qui).

Fra Takasashi e Midori c’era del tenero da tempo, discreto, velato, ma potente. Nell’ agosto 1934, un mercoledì, alle 7 della mattina, durante la prima messa abituale nella cattedrale di Urakami, il loro matrimonio è celebrato in presenza del presbitero e di due testimoni. Maria Midori Moriyama e Paolo Takasashi Nagai impegnano la loro vita comune sulla strada dell’eternità. Midori intanto è presidentessa dell’associazione delle donne, cattoliche, del quartiere di Urakami. Takashi diventa membro della società San Vincenzo de’ Paoli, scopre così il suo fondatore ed i suoi scritti (Federico Ozanam) e sul suo esempio visita i malati e i più poveri ai quali porta aiuto, conforto e sostegno alimentare. Dalla loro unione nascono quattro bambini: un maschio, Makoto (3 aprile 1935 – 4 aprile 2001), e tre femmine, Ikuko (7 luglio 1937 – 1939), Sasano che muore poco dopo la sua nascita, e Kayano (nata nel 1941). Takashi  intanto riceve il sacramento della confermazione nel dicembre 1934.
Midori frequentava assiduamente la Grotta di Lourdes presso il convento francescano di Nagasaki.

Dal 1931 al 1936, c’è il frate Massimiliano Kolbe che risiede in un sobborgo di Nagasaki dove fonda un monastero. Takashi l’incontra diverse volte ricevendo da lui una perfezione nella fede. La felicità è però un attimo, e Takasashi scopre di avere la leucemia. Lo scopre nel 1945, dopo quattro anni che il Giappone è in guerra con gli Stati Uniti. Questa malattia è probabilmente dovuta alle esposizioni ai raggi X subite all’epoca degli esami radiologici praticati con osservazione diretta. Con il cuore afflitto Takashi trovò in Midori sostegno, forza e coraggio di vivere e lottare cristianamente. Lei gli disse: «“Prima di sposarci spesso dicevamo che la nostra vita l’avremmo spesa per la gloria di Dio: e la Gloria di Dio è la carità. Tu hai dato tutto per gli altri: con la tua vita hai seminato soltanto amore. Ti amo e ti amerò per questo”». Gli danno due o tre anni di vita, e prima di portarselo via quell’orrenda peste lo avrà ridotto a un paralitico costretto nel suo letto, da cui la dolce Midori non si stacca mai. Fino al sopraggiungere di quel terribile 9 agosto 1945.

Takasashi sopravvive a “Fat Man” (così fu chiamata in codice la bomba atomica che rase al suolo la capitale del cattolicesimo nipponico) ma Midori no; di lei resta solo un rosario bruciacchiato tra le rovine di quella che una volta era la loro casa. Takashi la ritrovò incenerita e, chinatosi su di lei, pianse e pregò: «Dio mio, grazie perché le hai concesso di morire pregando».. Il suo nome da ragazza era Maria Midori Moriyama. Paolo Takasashi Nagai ha voluto scrivere il suo nome da sposata sulla croce della sua tomba: “Marina Nagai Midori, deceduta il 9 agosto 1945, a 37 anni” (Marina è un diminutivo di Maria).
I figli, Makoto e Kayano (nata nel 1942) sopravvissero alla catastrofe atomica perché si trovavano a Koba, a qualche chilometro di distanza da Nagasaki, dalla nonna (la mamma di Midori).
Paolo raccolse in un secchio i resti della moglie e li portò al cimitero di Urakami dicendole: “Midori, quel che mi resta lo spenderò per fare ancora del bene: in ricordo di te, per amore di te che mi hai portato all’amore di Cristo”. Takasashi rimane solo ad allevare i figli (dopo il disastro di Hiroshima, Takasashi li aveva sfollati a sei chilometri dalla città) e davanti alla follia umana diviene segno di contraddizione.

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TAKASASHI PREGA IL ROSARIO COI SUOI FIGLI

È in questo contesto che il dottor Takasashi Nagai si guadagna, Rosario sempre in pugno, il soprannome con cui è noto, “santo di Urakama”. Nel mezzo del disastro più terribile egli è la testimonianza che la vita è comunque più forte, anzi la fede è sempre più forte. Prostrato e annichilito nel fisico come l’intero Giappone, mostra che nell’uomo c’è altro, che c’è ben altro nell’uomo che si affida a Dio. Sarebbe stato facile per lui chiedersi, davanti a Hiroshima e a Nagasaki, dove fosse Dio, ma il pensiero non lo ha mai sfiorato. Il 15 agosto 1945, giorno dell’Assunzione di Maria Vergine in cielo e data dello sbarco di San Francesco Saverio in Giappone, il Paese del Sol Levante pose fine alla guerra arrendendosi incondizionatamente. Nagai in uno schizzo riprodusse l’Assunzione di Maria Vergine su una nube comparandola a quella della cara Midori chiamata al cielo su una nuvola a forma di fungo atomico.

Per i cinquantotto giorni seguenti Nagai continua a curare le vittime della bomba atomica ed insegnare all’università di Nagasaki. Poi  la leucemia peggiora di colpo, l’ 8 settembre 1945, ed egli deve restare a letto per un mese, con la morte che sembra sempre più vicina, ma attribuì il suo improvviso e repentino miglioramento all’intercessione di Padre Kolbe (che lui stesso visitò quando era ammalato di tubercolosi nel 1936).

La vigilia di Natale del 1945 fu ritrovata, sotto le macerie della Cattedrale di Nagasaki, una campana miracolosamente intatta, che fu fatta suonare per l’Angelus. A tal proposito Nagai scrisse: «Nemmeno una bomba atomica può far tacere le campane di Dio».

Emblema della speranza, e della speranza cristiana, Takasashi Nagai è divenuto un simbolo per tutti, un simbolo cui persino l’imperatore Hirohito fa visita nel 1949. I suoi scritti sono diventati un monumento di fede, speranza e carità, e la sua abitazione un museo oggi diretto dal nipote. Lui, che era cattolicissimo, e per di più un convertito (cioè un “traditore”), è diventato il segno di un Paese, di un patriottismo autentico e mai becero cui persino il “divino” signore del Sol levante ha dovuto inchinarsi. Il film di Higgins s’immagina il suo ultimo istante come un sogno in cui la bella Midori lo chiama perché è l’ora di andare. Si spalancano le porte della cattedrale e la gente assiepata sui banchi si volta sorridente per accogliere l’ingresso degli sposi come nel giorno del matrimonio, sposi che stavolta salgono in Cielo.

Takasashi Nagai è Servo di Dio. Al momento della sua morte, lascia dietro di lui una voluminosa produzione di prove, di memorie, di disegni e di calligrafie su diversi temi, comprendendo Dio, la guerra, la morte, la medicina e la situazione degli orfani. Questi testi sono stati apprezzati da un gran numero di lettori, durante l’Occupazione del Giappone (1945-1952). Sono come le cronache spirituali dell’esperienza stessa della bomba atomica e di chi, provandola sulla propria pelle, è sopravvissuto.

Poco prima di morire egli scrisse: «Potrei guarire miracolosamente dalla mia leucemia e sarebbe una buona cosa. Ma anche non guarire è cosa buona… tutto ciò che m’interessa è la Sua Volontà su di me; l’unica vita che mi interessa è vivere per Lui, un giorno alla volta sostenuto dalla preghiera».

Takashi Nagai morì il 1 maggio 1951, il primo giorno del mese di Maria e le ultime sue parole furono: «Pregate, per favore, pregate». Il 3 maggio, ventimila persone assistono alle sue esequie davanti alla cattedrale. La città di Nagasaki osserva un minuto di silenzio nel momento in cui suonano per lui le campane di tutti gli edifici religiosi. Ha voluto porre come epitaffio sulla sua tomba la frase evangelica che forse sintetizza al meglio il suo atteggiamento nella vita: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quel che dovevamo fare» (Lc 17,10).

Fonti

la Nuova Bussola Quotidiana, articolo di Marco Respinti

Il libro “Un canto per Nagasaki” ad opera del padre Marista australiano Paul Glynn, uno dei più grandi conoscitori della vita e delle opere del medico cattolico giapponese.

«Vattene, Satana!»: le ultime parole di padre Jacques Hamel. In suo onore, l’iniziativa concreta di Aiuto alla Chiesa che soffre: il sostegno alla formazione di 1000 sacerdoti in tutto il mondo.

“Il Sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” Tertulliano.

Quella che segue è una rapida traduzione dell’omelia, riportata dal sito aleteia.org, pronunciata dall’arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun, durante la Messa funebre del 2 agosto 2016 in onore di padre Jacques Hamel, assassinato mentre celebrava la Messa nella sua chiesa di Saint Etienne du Rouvray, in Normandia.  L’Arcivescovo Lebrun si è rallegrato per la scelta della famiglia Hamel di leggere un passo delle Beatitudini del vangelo secondo Matteo noto come il “discorso della montagna”, in cui Gesù dice: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. All’interno della splendida cattedrale gotica di Rouen, una delle più importanti di Francia, per l’occasione sono arrivate oltre duemila persone.

“Dio è imparziale, dice l’apostolo Pietro. Accoglie qualsiasi Nazione che lo teme e le cui opere sono giuste”. Cari amici, il sacerdote Jacques Hamel non ha più di che temere Dio. Ora si presenta con le sue opere buone. Ovviamente non siamo i giudici del cuore del nostro fratello, ma tante testimonianze non possono essere sbagliate. Padre Jacques Hamel aveva un cuore semplice. Era lo stesso con la sua famiglia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, con le sue nipoti e i suoi nipoti, in città con i suoi vicini e nella sua comunità con i fedeli cristiani.

58 anni di sacerdozio! 58 anni al servizio di Gesù come sacerdote, ovvero servitore della sua Parola, della sua Eucaristia – la sua Eucaristia e la Sua carità. [Davanti a questo] mi sento molto piccolo. Di Gesù, Pietro ha detto “Ovunque andasse, faceva del bene”. Jacques, sei stato un discepolo fedele di Gesù. Ovunque tu sia andato, hai fatto del bene.

In occasione della Pasqua scorsa, Jacques, hai scritto ai tuoi parrocchiani: “Cristo è risorto, è un mistero, un segreto, un segreto che Dio ci dà da condividere”. Forse questo mistero, questo segreto, questa fiducia nel Cristo risorto, è radicata nell’esperienza di morte in Algeria che, ci ricorda la vostra famiglia, avete incontrato e conoscete tanto bene. Forse questo mistero, questo segreto, è quello che vinceva i cuori nella nostra assemblea: sì, Cristo è risorto. La morte non è l’ultima parola.

Per te, Jacques, la resurrezione di Cristo non è una lezione di catechismo, ma una realtà, una realtà per il nostro cuore, per il segreto del cuore, una realtà allo stesso tempo da condividere con gli altri, come una confidenza rivelata con fiducia. E Dio sa, [mentre ci troviamo] di fronte alla realtà della tua morte brutale, ingiusta e terribile, che ora devi entrare nei nostri cuori per aiutarci a trovare la luce.

Fratelli e sorelle, siamo onesti con noi stessi. Conoscete la storia di Gesù, che nessuno storico può ritenere una favola. Pietro ha detto l’essenziale: Gesù di Nazareth, giusto e buono, guariva quanti erano oppressi dal demonio, perché Dio era con lui; colui che è stato ucciso sul legno della croce, Dio lo ha risuscitato il terzo giorno. Fratelli e sorelle, siamo semplici e onesti. È nel nostro cuore, nelle profondità del nostro cuore che dobbiamo dire “Sì” o “No” a Gesù, “Sì” o “No” alla via di verità e pace, “Sì” o “No” alla vittoria dell’amore sull’odio, “Sì” o “No” alla sua resurrezione.

La morte di Jacques Hamel mi ha chiamato a pronunciare un franco “Sì” – no, non un “Sì” tiepido –, un “Sì” alla vita, come il “Sì” di Jacques alla sua ordinazione. E dobbiamo rispondere sempre “Sì”. Dio non ci forzerà mai. Dio è paziente, e Dio è misericordioso. Anche quando io, Dominique, ho resistito e ho detto “No” all’amore, anche quando ho detto a Dio “Ci penserò, ne riparliamo dopo”, anche quando ho dimenticato, Dio è paziente. Dio mi aspetta per via della sua infinita misericordia.

Ma oggi il mondo può aspettare per forgiare la catena dell’amore che sostituirà quella dell’odio? Ci saranno altri omicidi prima che ci convertiamo all’amore, e alla giustizia che costruisce l’amore – giustizia e amore tra individui e popoli, da qualsiasi lato del Mediterraneo si trovino? Troppe morti in Medio Oriente, troppe morti in Africa, troppe morti in America! Troppe morti violente! Basta! È abbastanza!

Il male è un mistero, e i suoi orrori trovano il loro culmine con il contributo umano. Non è quello che intendevi, Jacques, con le tue ultime parole? Sei caduto a terra dopo la prima coltellata; hai cercato di respingere il tuo assalitore con i piedi, e hai detto: “Vattene, Satana!” Hai detto ancora: “Lontano da me, Satana!” In questo hai espresso la tua fiducia nell’umanità, creata buona, ma alla mercé del demonio.

“Gesù sanava tutti quelli che erano oppressi dal diavolo”, dice il Vangelo. Non vogliamo scusare gli assassini – quelli che stringono un patto col diavolo! Ma sappiamo, perché lo dice la Scrittura, che con Gesù ogni uomo, ogni donna, ogni persona umana può cambiare il proprio cuore con la grazia di Dio. E allora dobbiamo ricordare le parole di Gesù, anche se possono sembrare al di là delle nostre forze: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. Di fronte alla violenza diabolica, a queste frenesie demoniache che portano alla morte, ricordiamo nel nostro cuore che Dio ci ha modellati per l’amore; lasciamo vincere l’amore. Ricordiamo che la Madonna chiede di pregare perché Dio li liberi dalle grinfie del demonio. Preghiamo per loro in questo modo; chiediamolo a Gesù, “che sanava tutti quelli che erano oppressi dal diavolo”.

Roselyne, Chantal, Gerald e le vostre famiglie, la vostra strada è difficile. Lasciatemi esprimere la mia ammirazione e quella di tanti altri per la vostra dignità. Vostro fratello, vostro zio, era un pilastro, e continua a esserlo. Non sta a me definire padre Jacques “martire”, ma come non riconoscere le fecondità del sacrificio che ha vissuto in unione con il sacrificio di Gesù, che celebrava fedelmente nell’Eucaristia? Le parole e i gesti di molti dei nostri amici musulmani, le loro visite, non vengono accolti a cuore leggero.

Mi rivolgo anche a voi, membri della comunità cattolica. Siamo feriti, costernati ma non distrutti. Mi rivolgo a voi, battezzati nella nostra Chiesa cattolica, soprattutto se non venite spesso in chiesa, se avete dimenticato la strada. Con il vescovo Georges Pontier, Presidente della Conferenza Episcopale Francese, al mio fianco, vi estendo un semplice appello a compiere un primo passo, semplice come la vita di padre Jacques Hamel:

In ricordo di Padre Hamel, vi invitiamo a visitare una chiesa nei giorni a venire,
per rendere ancora più evidente il vostro rifiuto della profanazione dei luoghi sacri,
per dichiarare che la violenza non prevarrà nel vostro cuore,
per chiedere a Dio la grazia,
per accendere una candela in chiesa con segno di risurrezione;
per radunarvi insieme lì e aprire il vostro cuore a ciò che è più profondo;
per pregare, se possibile, per implorare misericordia.
Il 15 agosto, Festa dell’Assunzione, sarà un giorno appropriato. La Vergine Maria vi accoglierà in tutta la sua tenerezza.
Ricordiamoci di nostra Madre e preghiamo,
Dio, non voltarti dall’altra parte quando i tuoi figli, che guardano a te, ti invocano!
Dio, porta a compimento nei nostri cuori ciò che tuo Figlio Gesù ha iniziato!

Se sei stato lontano dalla Chiesa da molto tempo, potresti accettare questo invito a tornare. Quale migliore risposta possiamo dare alla malvagità avvenuta durante la messa, se non quella di tornare, di essere nuovamente presenti e di dare testimonianza ancora una volta del più grande atto di sacrificio (attraverso il quale il mondo è salvato e la ristorazione è resa possibile).

La migliore risposta alla morte di Jacques Hamel è che tante persone tornino, di nuovo, a partecipare alla Messa.

Il 15 agosto, festa dell’Assunzione, è un giorno favorevole. La Vergine Maria verrà da voi nelle chiese con tutta la sua tenerezza. Andate, pregate con tutto il vostro cuore il 15 agosto. Ricordiamo nostra madre e preghiamo: O Maria, Dio non è insensibile alla supplica dei tuoi figli che si rivolgono a te! Dio, porta a compimento nel nostro cuore quello che tuo Figlio Gesù ha iniziato! Dio, grazie per il tuo figlio Jacques: consola la sua famiglia e fai sorgere tra di noi, tra i partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù, nuovi profeti del tuo amore! Amen!

Dominique Lebrun, arcivescovo di Rouen

Azione straordinaria di Aiuto alla Chiesa che soffre: in memoria di Padre Jacques, formiamo mille soldati della fede

 Aiuto alla Chiesa che Soffre ha deciso di onorare la memoria di Padre Jacques Hamel, barbaramente sgozzato il 26 luglio 2016, con un’azione concreta: il sostegno alla formazione di 1000 sacerdoti in tutto il mondo.

Tutto il mondo ha conosciuto il parroco francese soltanto la mattina in cui è stato ucciso, nel momento in cui celebrava la Messa nella Chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino Rouen. «Noi di Aiuto alla Chiesa che Soffre – aggiunge Monteduro – siamo convinti che, esattamente come ogni altro ministro di Dio, desiderasse vedere la propria vocazione rinnovata nelle migliaia di giovani che in tutto il mondo rispondono “sì” alla chiamata del Signore. È il nostro modo, come sempre concreto, di reagire alla barbarie».

Mille sacerdoti in ricordo di padre Jacques Hamel. Per onorare la memoria del parroco francese brutalmente ucciso il 26 luglio scorso, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha lanciato una campagna straordinaria che sosterrà negli studi mille seminaristi in tutto il mondo. Dalla Colombia alla Bosnia-Erzegovina, da Cuba alla Nigeria, dall’India alla Romania, dall’Angola al Madagascar, sono in totale 21 le diocesi che beneficeranno di questo aiuto.

In molte delle aree più povere e delle terre di persecuzione, nonostante le gravi difficoltà, vi è un alto numero di giovani che desidera diventare sacerdote. Spesso però in questi stessi paesi, i seminari non possono accogliere tutti gli studenti perché non hanno strutture adeguate. «Abbiamo scelto i seminari che avevano maggiormente bisogno di aiuto – sottolinea il direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro – per permettere loro di accogliere molti più studenti e di formare quelli che noi riteniamo essere i nuovi “soldati della fede”».

Ancora una volta una reazione concreta della fondazione pontificia agli attacchi che purtroppo si sono susseguiti nelle ultime settimane. ACS costruirà infatti anche una chiesa in Bangladesh, con il sostegno della famiglia di Simona Monti, una delle vittime italiane della strage di Dacca.

«Anche il supporto alla formazione dei nuovi sacerdoti – aggiunge Monteduro – è una risposta concreta al fondamentalismo perché, soprattutto nei paesi in cui la minaccia estremista è maggiormente presente, i ministri di Dio devono possedere gli strumenti adeguati per promuovere il dialogo e contribuire ad una coesistenza pacifica fra tutti i gruppi religiosi, ponendo un freno a conflitti e pregiudizi che possono favorire il diffondersi di gruppi oltranzisti».

In tutto il mondo la Chiesa è in prima linea nella promozione del dialogo religioso, e al tempo stesso offre ai giovani valori alternativi a quelli della violenza. Il contributo delle scuole cattoliche è determinante nella diffusione, anche al di fuori della comunità cristiana, di valori quali la pace e il rispetto reciproco. «Ecco perché formare sacerdoti ben preparati è una potente arma contro il fondamentalismo. Ed è inoltre fondamentale che la presenza cristiana sia visibile e radicata, specie in quelle società sotto attacco da parte degli estremisti».

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/acs-1000-nuovi-soldati-della-fede-per-padre-jacques-anche-questa-e-una-risposta-allestremismo/

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In onore di Padre Jacques, il dipinto dell’artista musulmano Moubine

Fonti

http://www.normandie-actu.fr/va-t-en-satan-les-derniers-mots-de-jacques-hamel-pretre-tue-pres-de-rouen_222757/

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/rouen-in-migliaia-al-funerale-di-padre-jacques-%7C-l-arcivescovo-tutti-voi-siete-la-sua-famiglia-_3023801-201602a.shtml

I discorsi del Papa in Polonia,dimenticati dalla stampa: contro il gender, contro quelle ideologie corrotte dall’idolatria del denaro che provocano guerra, immigrazione e scristianizzazione

Il tassello mancante delle recenti giornate polacche di Papa Francesco: le parole rivolte ai vescovi nell’incontro a porte chiuse avvenuto lo scorso 27 luglio nella Cattedrale di Cracovia. Ieri il Vaticano ha diffuso il resoconto del dialogo tra il Papa e i presuli polacchi, avvenuto a partire da quattro domande che gli sono state rivolte dai vescovi.

CONTRO L’IDEOLOGIA GENDER 

Proprio in Polonia, dove il governo e i vescovi sono particolarmente attivi nella difesa della vita e della famiglia naturale, il Papa, riferendosi al gender, ha sottolineato che stiamo «vivendo l’epoca del peccato contro Dio creatore!». Questo richiamo lo ha fatto specificando anche un dialogo tra lui e il papa emerito, Benedetto XVI, che nel 2012 a proposito di ideologia gender disse che «dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso». «Oggi ai bambini – ai bambini! – a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. – ha detto Papa Francesco – E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti. E questo è terribile.» Si tratta di concetti già espressi dal pontefice, che sono di stretta attualità anche in Italia visto che questa ideologia vuole essere introdotta nelle scuole sotto varie forme.

IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA

Anche sull’immigrazione, altro tema caldo per le note posizioni critiche del governo polacco alla politiche di accoglienza messe in campo dalla Ue, il Papa ha risposto ai vescovi. A proposito di accoglienza ha detto che «non si può dare una risposta universale, perché l’accoglienza dipende dalla situazione di ogni Paese e anche dalla cultura». «Abbiamo Paesi», ha aggiunto il Papa, «che hanno saputo integrare bene i migranti, da anni! Hanno saputo integrarli bene. In altri, purtroppo, si sono formati come dei ghetti. C’è tutta una riforma che si deve fare, a livello mondiale, su questo impegno, sull’accoglienza. Ma è comunque un aspetto relativo: assoluto è il cuore aperto ad accogliere. Questo è l’assoluto! Con la preghiera, l’intercessione, fare quello che io posso. Relativo è il modo in cui posso farlo: non tutti possono farlo nella stessa maniera».

LO SFRUTTAMENTO PER DENARO

Trasversale a tutte le risposte del Papa, è la lettura che ha dato sulla causa che provoca le guerre, il terrorismo, l’emigrazione, perfino il gender.  «Ideologie, sì, ma qual è l’ideologia di oggi, che è proprio al centro e che è la madre delle corruzioni, delle guerre? L’idolatria del denaro. L’uomo e la donna non sono più al culmine della Creazione, lì è posto l’idolo denaro, e tutto si compra e si vende per denaro. Al centro il denaro. Si sfrutta la gente.» Il concetto lo ha specificato anche rispondendo sul tema degli immigrati; una lettura, quella di Bergoglio, che sopratutto in tema di terrorismo di matrice islamica, non sempre trova d’accordo commentatori ed esperti. «Oggi, si è chiesto Francesco, perché c’è tanta migrazione? (…) Parlo di quelli che vengono da noi: fuggono dalle guerre, dalla fame. Il problema è là. E perché il problema è là? Perché in quella terra c’è uno sfruttamento della gente, c’è uno sfruttamento della terra, c’è uno sfruttamento per guadagnare più soldi. Parlando con economisti mondiali, che vedono questo problema, dicono: noi dobbiamo fare investimenti in quei Paesi; facendo investimenti avranno lavoro e non avranno bisogno di migrare. Ma c’è la guerra! C’è la guerra delle tribù, alcune guerre ideologiche o alcune guerre artificiali, preparate dai trafficanti di armi che vivono di questo: danno le armi a te che sei contro quelli, e a quelli che sono contro di te. E così vivono loro! Davvero la corruzione è all’origine della migrazione».

LA SECOLARIZZAZIONE

Il Papa ha avvertito i vescovi che la forte secolarizzazione del mondo moderno ha un pericolo in una certa “spiritualizzazione gnostica”, ossia «una spiritualità soggettiva, senza Cristo. Il problema più grave, per me, di questa secolarizzazione è la scristianizzazione: togliere Cristo, togliere il Figlio. Io prego, sento… e niente più. Questo è gnosticismo.». La soluzione proposta da papa Bergoglio è quella della «vicinanza. Oggi noi, servitori del Signore – vescovi, sacerdoti, consacrati, laici convinti –, dobbiamo essere vicini al popolo di Dio. Senza vicinanza c’è soltanto parola senza carne». Ribadendo così un concetto a lui molto caro, quello del pastore che deve avere l’odore delle pecore. In questo senso va interpretata anche la risposta data a proposito della centralità della parrocchia. «Una struttura che non dobbiamo buttare dalla finestra.  La parrocchia è proprio la casa del Popolo di Dio, quella in cui vive. Il problema è come imposto la parrocchia! Ci sono parrocchie con segretarie parrocchiali che sembrano “discepole di satana”, che spaventano la gente! Parrocchie con le porte chiuse. Ma ci sono anche parrocchie con le porte aperte, parrocchie dove, quando viene qualcuno a domandare, si dice: “Sì, sì… Si accomodi. Qual è il problema?…” ».

LEGGI QUI IL DISCORSO INTEGRALE

Sako, primate della chiesa cattolica in Iraq: “E’ blasfemia strumentalizzare il martirio di Padre Hamel per fomentare odio, che è ciò che Isis vuole”. “All’Occidente chiedo: smettetela di armare i nostri carnefici”. Patriarca siro-ortodosso Ephrem II

Riportiamo due interviste a due personaggi autorevoli che stanno vivendo in prima persona la tragedia in Medio Oriente e vedono con i loro occhi cosa è Isis:  una ideologia settaria strutturata politicamente, che l’Occidente ha contribuito ad armare e fomentare.  Nei giorni del martirio di Padre Jacques Hamel, sacerdote ucciso in Europa da auto-eletti jihadisti, il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako I, Primate della Chiesa più ferita dalle convulsioni mediorientali degli ultimi lustri, invita i cristiani d’Oriente e d’Occidente a non liquidare tutto in una gara a chi assume pose più indignate. In Europa, le agenzie del terrore fanno presa su giovani carichi di cieco indottrinamento. louis-raphael-i-sako-patriarca-babilonia-dei-caldei Da Patriarca di una Chiesa d’Oriente, come guarda al barbaro sgozzamento di padre Hamel?

«E’ un’orribile umiliazione per l’umanità intera, non solo per i cristiani. Non trova nessuna giustificazione plausibile, è il sintomo di un delirio globalizzato che ormai non ha più nemmeno bisogno di organizzare troppo le sue strategie. Ci sono fasce intere di popolazione psicolabile, giovani carichi di un rancore muto, che si arruolano nelle agenzie del terrore attraverso canali e dinamismi misteriosi. Loro hanno perso la loro lotta per il controllo del territorio, provano a vincere quella sul terreno ideologico». 

C’è chi soffia sul fuoco, e ne approfitta per alimentare risentimento contro gli immigrati o l’islam, in maniera indistinta.

«Riguardo all’immigrazione, avevo suggerito da tempo di seguire con attenzione i flussi di chi giungeva in Europa, per evitare che i jihadisti si infiltrassero nelle moltitudini che arrivano, pronti poi a colpire. Un lavoro che chiamava in causa soprattutto le reti dell’intelligence, e non è stato fatto troppo bene. Ma alcuni dei nuovi terroristi sono ragazzi cresciuti in Europa. E allora, il problema che evidenziano questi casi è una mancata politica di integrazione. Problemi e processi trascurati da decenni. Anche tanti cristiani d’Oriente, soprattutto giovani, si trovano confusi e cadono in processi di straniamento quando si trasferiscono in Occidente. Diventano sradicati, crescono in una situazione di vuoto. Partono da un contesto segnato da un forte spirito comunitario, e approdano nel regno dell’individualismo, della competizione che emargina chi non riesce a prevalere. Anche le Chiese devono trovare degli approcci pastorali adeguati per queste situazioni». 

Cosa mostra, a tutta la Chiesa, la vicenda di padre Jacques?

«In padre Jacques, sgozzato davanti all’altare dove celebrava l’Eucaristia, si vede in maniera eclatante la piena configurazione a Cristo. Come accadde a tanti martiri della Chiesa, all’arcivescovo Romero e anche ai due preti uccisi nel 2010 nella chiesa di Baghdad, durante la messa, da un assalto quaidista. Il loro sangue si è mescolato con il Sangue di Cristo». 

Cosa succede, se si strumentalizzano vicende così per affermare posizioni riguardo alle politiche d’immigrazione o per criminalizzare l’islam?

«Chi fa questa scelta, profana il martirio cristiano. Ridurre tutto a appelli e iniziative per fomentare l’indignazione mi sembra una blasfemia sacrilega, davanti al martirio di padre Jacques e di tutti gli altri. Questi rinnegano e oltraggiano padre Jacques più di quanto fanno gli ispiratori dei loro carnefici». 

In che senso?

«La vittoria del martirio, come quella ricevuta da padre Jacques, non conosce tramonto. E’ la vittoria stessa di Cristo, che vince nella fragilità di poveri uomini deboli e inermi, come era l’anziano prete francese. Resi forti e senza paura non per sforzo proprio o capacità propria, ma perchè lo Spirito li rende forti, per vivere e riattualizzare nella loro carne la stessa passione redentrice di Cristo». 

Ci sono quelli che dicono: adesso anche in Occidente sanno cosa è il martirio…

«Tutta la storia della Chiesa, dovunque e in ogni tempo, è intessuta con il filo rosso del sangue dei martiri. Quello che accade oggi, con i martiri di Francia che si uniscono ai martiri dell’Iraq, della Siria e ai copti trucidati in Libia, è solo un segno grande di cosa nutre la comunione nella Chiesa di Cristo. 

Padre Jacques e gli altri sono un segno che chiama tutti alla conversione. Tutti i cristiani, ma anche i musulmani, e tutti gli altri. E per i cristiani, è un richiamo a non aver paura di confessare apertamente la propria fede. Nessuno si deve nascondere. Nessuno deve temere di “disturbare” gli altri, se confessa il nome di Cristo. In Iraq, nonostante le difficoltà, per grazia di Dio rimaniamo saldi nella nostra fede».

Patriarca siro-ortodosso Ephrem II: «All’Occidente chiedo: smettetela di armare i nostri carnefici»35980101

Intervista al Patriarca siro-ortodosso Ephrem II: “Il martirio non è un sacrificio umano offerto a Dio per acquistare il suo favore. Per questo è blasfemo definire «martiri» i kamikaze suicidi”.

«Quando guardiamo i martiri, vediamo che la Chiesa non è soltanto una, santa, cattolica e apostolica. Nel suo cammino nella storia, la Chiesa è anche sofferente». Per Moran Mor Ignatius Ephrem II, Patriarca di Antiochia dei siro-ortodossi, nel martirio si rivela un tratto essenziale della natura della Chiesa. Una connotazione che si potrebbe aggiungere a quelle confessate nel Credo, e che accompagna sempre coloro che vivono nelle vicende del mondo a  imitazione di Cristo, come suoi discepoli. Un tratto distintivo che adesso riaffiora con nettezza in tante vicende dei cristiani e delle Chiese del Medio Oriente.

Il Patriarca Ephrem – che il 19 giugno 2015 aveva incontrato a Roma Papa Francesco – si è trovato coinvolto nelle nuove tribolazioni che affliggono il suo popolo.

Santità, quale è la connotazione propria del martirio cristiano?
«Gesù ha sofferto senza motivo, gratuitamente. A noi, che seguiamo Lui, può accadere lo stesso. E quando accade, i cristiani non organizzano rivendicazioni per protestare “contro” il martirio. Anche perché Gesù ha promesso che non ci lascia soli, non ci fa mancare il soccorso della sua grazia, come testimoniano i racconti dei primi martiri e anche dei martiri di oggi, che vanno incontro al martirio con il volto lieto e la pace nel cuore. Lo ha detto Cristo stesso: beati voi, quando vi perseguiteranno a causa mia. I martiri non sono persone sconfitte, non sono discriminati che devono emanciparsi dalla discriminazione. Il martirio è un mistero di amore gratuito».

Eppure tanti continuano a parlare del martirio come un’anomalia da cancellare, o un fenomeno sociale da denunciare, contro cui mobilitarsi e alzare la voce. 
«Il martirio non è un sacrificio offerto a Dio, come quelli che si offrivano agli dèi pagani. I martiri cristiani non cercano il martirio per dimostrare la loro fede. E non spargono volontariamente il proprio sangue per acquistare il favore di Dio, o acquisire qualche altro guadagno, fosse pure quello del Paradiso. Per questo la cosa più blasfema è quella di definire come “martiri” i kamikaze suicidi».

«All’Occidente, per difendere i cristiani e tutti gli altri, non chiediamo interventi militari. Ma che piuttosto la smettano di armare e appoggiare i gruppi terroristi che stanno distruggendo i nostri Paesi e massacrando i nostri popoli. Se vogliono aiutare, sostengano i governi locali a cui servono eserciti e forze sufficienti per mantenere la sicurezza e difendere i rispettivi popoli da chi li attacca. Occorre rafforzare le istituzioni statali e renderle stabili. E invece, vediamo che in tanti modi si fomenta dall’esterno la loro dissoluzione forzata.»

Prima del suo viaggio recente in Europa, Lei con i vescovi della Chiesa siro-ortodossa avete incontrato il Presidente Assad. Cosa vi ha detto?

«Il presidente Assad ci ha esortato a fare il possibile affinché i cristiani non vadano via dalla Siria. “So che soffrite” ha detto “ma per favore non lasciate questa terra, che è la vostra terra da millenni, da prima che arrivasse l’Islam”. Ci ha detto che serviranno anche i cristiani, quando si tratterà di ricostruire il Paese devastato».

Assad vi ha chiesto di portare qualche messaggio al Papa?
«Ci ha detto di chiedere che il Papa e la Santa Sede, con la sua diplomazia e la sua rete di rapporti, aiutino i governi a comprendere quello che sta davvero accadendo in Siria. Li aiutino a prendere atto di come stanno davvero le cose».

Alcuni circoli occidentali accusano i cristiani d’Oriente di essere sottomessi ai regimi autoritari.
«Noi non siamo sottomessi ad Assad e ai cosiddetti governi autoritari. Noi, semplicemente, riconosciamo i governi legittimi. I cittadini siriani in larga maggioranza appoggiano il governo di Assad, e lo hanno sempre appoggiato. Noi riconosciamo i legittimi governanti, e preghiamo per loro, come ci insegna a fare anche il Nuovo Testamento. E poi vediamo che dall’altra parte non c’è una opposizione democratica, ma solo gruppi estremisti. Soprattutto, vediamo che questi gruppi negli ultimi anni usano una ideologia venuta da fuori, portata da predicatori dell’odio venuti e sostenuti dall’Arabia Saudita, dal Qatar o dall’Egitto. Sono gruppi che ricevono armi anche attraverso la Turchia, come abbiamo visto anche dai media».

Ma cosa è davvero lo Stato Islamico? È il vero volto dell’Islam, o un’entità artificiale utilizzata per giochi di potere?
«Lo Stato Islamico (Daesh) non è certo l’Islam che abbiamo conosciuto e con cui abbiamo convissuto per centinaia di anni. Ci sono forze che lo alimentano con armi e denaro, perché serve utilizzarlo in quella che Papa Francesco ha definito la “guerra a pezzi”. Ma tutto questo si serve anche di un’ideologia religiosa aberrante che dice di richiamarsi al Corano. E può farlo perché nell’islam non esiste una struttura d’autorità che abbia la forza di fornire un’interpretazione autentica del Corano e sconfessare con autorevolezza questi predicatori di odio. Ogni predicatore può dare la sua interpretazione letterale anche dei singoli versetti che appaiono giustificare la violenza, e in base a questo emanare le fatwa senza essere smentito da qualche autorità superiore».

Fonti

Beato Piergiorgio Frassati e la meglio gioventù che illumina la GMG di Cracovia

5372_foto1-325x217In occasione della 31esima Giornata Mondiale della Gioventù che si apre a Cracovia il 26 luglio fino a domenica 31 luglio 2016, riscopriamo la figura del Beato Pier Giorgio Frassati, che assieme a San Giovanni Paolo II Papa e a Santa Faustina Kowalska, è uno dei protettori dell’evento che radunerà attorno a Papa Francesco quasi 2 milioni di giovani provenienti da tutto il mondo. Frassati è stato scelto da Papa Francesco come modello per i giovani, perché ha saputo interpretare la pienezza del Vangelo nella sua vita di giovane ardente nella fede e nella carità.               

Riportiamo un’ intervista a don Primo Soldi, autore del libro “Pier Giorgio Frassati. L’amico degli ultimi”,blogger-image-673656296 per conoscere meglio un luminoso esempio di giovane santo, che sarà proposto in questi giorni.

“Sei un bigotto?”, chiesero a Pier Giorgio Frassati, un giorno in Università, così come venivano scherniti i cattolici dai massonico-liberali, dai social-comunisti e dai fascisti. La sua risposta fu netta: “No. Sono rimasto cristiano”. 

“Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare… Anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordare che siamo gli unici che possediamo la Verità”.

“Non chi subisce deve temere, ma chi usa la prepotenza. Quando Dio è con noi, non si deve aver paura di nulla e di nessuno… C’è Dio che ci difende e ci dà forza”.

“Ci trattarono male, ma noi abbiamo risposto recitando il S. Rosario… Il mio testamento (il S. Rosario) lo porto sempre con me”.

“Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la fede mi darà la forza sarò sempre allegro. Ogni cattolico non può non essere allegro; la tristezza deve essere bandita dagli animi dei cattolici”.frassati

Frassati (1901-1925) è stato un giovane torinese, appassionato di alpinismo e sci, studente d’ingegneria. È probabilmente visitando i poveri nelle loro abitazioni che Pier Giorgio contrasse una poliomielite fulminante che lo portò repentinamente alla morte in meno di una settimana, dal 29 giugno al 4 luglio, giorno in cui spirò. Le reliquie di Pier Giorgio Frassati, che normalmente riposano nel duomo di Torino, hanno viaggiato a Cracovia, alla Chiesa della Santa Trinità dei Domenicani (Stolarska 12), perché i giovani possano raccogliersi intorno a lui in preghiera. Pier Giorgio fu beatificato da S. Giovanni Paolo II, che lo chiamava “l’uomo delle beatitudini”.

Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù, indirizzato ai ragazzi che incontrerà a Cracovia, Papa Francesco spiega: “Piergiorgio era un giovane che aveva capito che cosa vuol dire avere un cuore misericordioso, sensibile ai più bisognosi. A loro dava molto più che cose materiali; dava sé stesso, spendeva tempo, parole, capacità di ascolto. Serviva i poveri con grande discrezione, non mettendosi mai in mostra”.

“Pensate che un giorno prima della sua morte, gravemente ammalato, dava disposizioni su come aiutare i suoi amici disagiati —aggiunge il Pontefice—. Ai suoi funerali, i famigliari e gli amici rimasero sbalorditi per la presenza di tanti poveri a loro sconosciuti, che erano stati seguiti e aiutati dal giovane Piergiorgio”.cmiqj2nw8aaqvw5

E’ impressionante leggere la vita del beato Pier Giorgio Frassati e scoprire che la santità non solo non ha nulla di bigotto, ma è un turbinio di vita che non può essere negato a nessuno. Basta sceglierla: «Pier Giorgio aveva un spiritualità cattolica, pregava, si nutriva dell’Eucarestia, viveva intensamente l’amicizia cristiana, si impegnava nella vita politica e sociale, dandosi nello stesso tempo a tutto e tutti, specialmente agli ultimi». Sì, Frassati aveva proprio scelto questa strada, ritenendola migliore di altre che pure erano spianate davanti a lui: «Aveva tutto, intelligenza, simpatia, bellezza e la fama proveniente da una famiglia aristocratica fra le più note di Torino». Ma la sua figura, tratteggiata così da don Primo Soldi, autore della terza edizione integrata di “Pier Giorgio Frassati. L’amico degli ultimi” (edizioni Elledici, pp. 214, euro 9,90), ha «sfaccettature sempre nuove che non finiscono mai di attrarre».

Don Primo, lei ha scritto questo libro innanzitutto per i giovani. Perché?

Sono un sacerdote della diocesi di Torino che anni fa aprì un pensionato universitario dove mi venne a trovare la sorella di Frassati consegnandomi alcuni libri sul fratello. Leggendoli rimasi molto colpito e li proposi agli universitari che seguivo. Da quel momento ho continuato ad approfondire la spiritualità di Pier Giorgio e a scrivere di lui. La prima edizione del mio libro uscì con la prefazione di Giovanni Testori all’inizio degli anni Ottanta, poi la riaggiornai e le scoperte nuove fatte sulla sua vita e la sua anima mi hanno portato a questa nuova edizione. Speriamo sia l’ultima in vista della tanto attesa canonizzazione, dopo la beatificazione avvenuta il 20 maggio 1990.

Questa edizione, però, è particolare: non solo è integrata, ma aiuta i giovani a riflettere. 

L’anno scorso, l’arcivescovo di Torino ha deciso di indire un anno “frassatiano”, in cui tutti avrebbero dovuto lavorare sulla biografia di Pier Giorgio. Questo richiamo mi ha colpito e mi ha fatto pensare, fino alla decisione di porre delle domande di riflessione alla fine ogni capitolo. Faccio un esempio con la prima domanda che mi viene in mente: «Da cosa è alimentata ogni giorno la fede di Pier Giorgio?». Credo che oggi sia fondamentale aiutare i giovani a giudicare quanto leggono o ascoltano, altrimenti anche la vita più bella rischia di scivolarti addosso senza che nulla cambi e senza che si comprenda la strada che ci viene proposta.

Pier Giorgio non si risparmiava mai. Come una vita del genere può affascinare i giovani, spesso in difensiva e convinti che dare sia sinonimo di perdere?

I giovani hanno paura ma più ancora hanno bisogno di essere affascinati da una fede gioiosa, da uomini che sanno amare e sfidare tutti. Da persone coerenti con un ideale. Pier Giorgio è uno così, che al Politecnico di Torino, dove si iscrisse nel 1917 alla facoltà di ingegneria, generò intorno a sé una compagnia di amici bellissima, dalla fede radicale, entusiasta. Incentrata sulla preghiera e l’Eucarestia (che riceveva ogni giorno), coinvolgeva tutti e tutto: dai ricchi ai poveri, dallo sport alla politica. Nacque così la “compagnia dei tipi loschi”. Un nome ironico come Pier Giorgio, che non smise mai di fare scherzi di ogni tipo, di prendersi e prendere in giro, tanto che quando arrivava si diceva: “Ecco fracassati”. Virile e carismatico, ripeteva sempre che il cristiano non può che essere gioioso. E pur aristocratico, era anche di un’umiltà impressionante.

Perché l’amicizia per lui era così importante?

Pier Giorgio con i suoi amici andava in montagna, in canoa, studiava, faceva festa e andava a visitare i poveri di Torino. Fra loro i ragazzi scherzavamo e si davano nomignoli (il suo era Robespierre l’incorruttibile). Ma più il tempo passava, più Frassati si accorgeva di desiderare una unione con i suoi amici quasi sponsale: parlava addirittura di un vincolo di amicizia indissolubile. E comprese che questo vincolo era la preghiera che alimentava la comunione fra giovani, spalancandoli al mondo e rendendoli operativi. E non si sbagliava, quel vincolo era così eterno che dura anche oggi. Negli anni ho scoperto che a San Benedetto del Tronto esiste ancora una compagnia che si chiama appunto “compagnia dei tipi loschi“, fondata con il desiderio di imitare la fede di Pier Giorgio, una fede non astratta ma legata alle opere appunto.

Ci parli delle opere di Pier Giorgio allora.

Faccio parlare lui che diceva: «Al mattino Gesù mi fa visita nell’Eucarestia e io lo restituisco come posso visitando i suoi poveri». E con i suoi amici attraversava Torino carico di vestiti e di viveri. Questa fede incarnata, lui che era un aristocratico (figlio del direttore della Stampa, poi ambasciatore a Berlino), la ricevette da piccolo presso le scuole dei gesuiti, dove l’opera di San Vincenzo educava all’aiuto agli ultimi. Ma non solo, Frassati imparò anche a combattere per la verità contro il fascismo e il comunismo entrando nel Partito Popolare di don Sturzo. E a chi gli dava del bigotto rispondeva, prendendolo sul serio e sfidandolo, che lui non era un bigotto, ma era semplicemente rimasto un vero cristiano.

Nulla a che vedere con il buonismo che si attribuisce spesso ai santi.

Cito una sua frase: «Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità non è vivere, ma vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare…dobbiamo ricordarci che siamo gli unici che possediamo la Verità, abbiamo una fede da sostenere, una speranza da raggiungere». Pier Giorgio era dell’Azione Cattolica, ma la sua spiritualità era eclettica. Oltre all’Opera San Vincenzo era legato alle congregazioni mariane, perché non c’è vero cristianesimo che non sia fondato su una vera devozione alla Madonna, spiega il trattato di san Luigi Maria Grignon de Montfort all’epoca molto conosciuto. Come tutte le persone semplici, Frassati andava a Gesù attraverso Maria. Sua sorella, infatti, raccontò che non lo vide mai coricarsi senza aver recitato il rosario in ginocchio. Non solo, divenne anche terziario domenicano e si legò agli adoratori notturni. Insomma, tutto quello che la Chiesa di allora viveva di bello lui lo seguiva. Quindi si può dire che la spiritualità di Pier Giorgio era davvero cattolica: questo è il percorso che lo ha portato alla santità. Seguire il suo desiderio di verità e bellezza, senza accontentarsi mai e senza schemi.

(tratto da articolo di Benedetta Frigerio)

 

La sindachessa pro crocifisso, il prete “don Camillo”e il “prete Peppone”

cepLe contraddizioni del nostro povero, malgovernato ma bellissimo Paese non finiscono di sorprenderci. Specialmente quando un prete alla “Peppone” si fa sponsor di una ideologia politica e mette i bastoni tra le ruote ad un prete don Camillo che mette in pratica la vera dottrina sociale della Chiesa cattolica.

Esponente della Lega, Susanna Ceccardi ha condotto una campagna elettorale in modo molto dinamico, riuscendo a portare il segretario Salvini per ben due volte in città ad appoggiarla. Cascina è uno di quei Comuni dove per 70 anni chi avrebbe vinto lo si sapeva già prima delle elezioni, tanto era incontrastato il dominio della sinistra. Susanna Ceccardi non solo ha costretto il sindaco uscente del Pd al ballottaggio, ma è riuscita a sconfiggerlo, impresa che ha dell’incredibile e mai riuscita ad altri.

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Il parroco don Paolo Paoletti con il sindaco Susanna Ceccardi

Al prefetto il sindaco Ceccardi ha detto chiaro e tondo che la sua amministrazione, su mandato del popolo che l’ha eletta, non aveva alcuna intenzione di ricevere altri immigrati sul proprio territorio, né che avrebbe dato alcuna collaborazione. Il parroco di Cascina si chiama don Paolo Paoletti, lo riconosci da un chilometro per il fatto che gira sempre in talare. Nei giorni scorsi ha fatto visita in comune al neo sindaco portandole in dono un crocifisso, subito appeso nella propria stanza dalla Ceccardi che ha dichiarato che avrebbe controllato la presenza del crocifisso in tutte le aule e in tutti gli edifici di pertinenza del comune. Apriti cielo.

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don Armando “Peppone”

Ad accendere le polveri contro il sindaco appena eletto ha provveduto don Armando Zappolini, prete nella confinante diocesi di San Miniato che se Checco Zalone lo incontra, non lo riconosce manco da un metro. 

È vero che l’abito non fa il monaco, ma da uno che sta a discettare a destra e manca di legalità, ci si attenderebbe che almeno desse l’esempio osservando quella legge canonica che lo riguarda e che gli prescrive d’indossare l’abito ecclesiastico.

don-camillo-e-peppone_r439_thumb400x275Don Zappolini ha bacchettato il sindaco dichiarando al quotidiano locale che «È strano attaccare il simbolo e poi comportarsi all’opposto. É un cazzotto nell’occhio dire non voglio immigrati e poi attaccare il crocifisso al muro». Zappolini, quanto a stranezze farebbe bene a pensare alle sue. In una trasmissione televisiva a cui ero stato invitato me lo sono trovato a difendere la legge sulle unioni gay.

È strano essere prete della Chiesa cattolica e poi sostenere l’opposto del suo insegnamento, tanto strano che al conduttore ho domandato in diretta se per caso fossimo su “scherzi a parte”. 

Don Zappolini è anche il presidente onorario dell’associazione e il parroco della parrocchia che hanno organizzato la “festa di fine ramadan” alla presenza del nuovo vescovo di San Miniato (clicca qui). Chissà se nel suo intervento Zappolini ha spiegato agli ospiti islamici la sua visione su quanto sia giusto riconoscere le unioni dello stesso sesso. Dopo Zappolini è stata la volta del professor Giulio Fabbri. «Gesù si identifica col povero, il malato, il carcerato e… lo straniero […] La presenza del crocifisso deve essere accompagnata da una politica dell’accoglienza, altrimenti la croce potrebbe diventare segno identitario di una nostra chiusura e di un diffuso egoismo”, ha dichiarato l’esponente diocesano dell’Uciim (Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori e Formatori).

A questi la Ceccardi ha risposto, per nulla intimidita, con un comunicato in cui ha citato integralmente un passaggio del n. 2241 del Catechismo della Chiesa cattolica: «Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri». Come si dice, chi di dottrina ferisce, di dottrina perisce e rilevare tanta autoreferenzialità circa la dottrina sociale della Chiesa da parte di esponenti del clero e del laicato impegnato è un sintomo dello sbando totale a cui ci ha ridotto la pastorale sin qui seguita.

L’importanza di questa piccola storia è che da essa ho tratto alcune considerazioni. La prima riguarda il fatto che l’abbandono della prospettiva dei principi non negoziabili, da un lato porta a considerare negoziabile ciò che non lo è – la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio monogamico eterosessuale indissolubile ed aperto alla vita -, dall’altro fa apparire come non negoziabile ciò che invece lo è  – la gestione del problema migratorio -. Nel passaggio del Catechismo citato dalla Ceccardi, si esprime infatti con chiarezza la possibilità di subordinare il bene dell’accoglienza ad un bene più grande, francesco-la-croixidentificato col bene comune. Ma cos’è il bene comune? Ce lo dice di nuovo il Catechismo al n. 1906: «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente». E LO HA CITATO PAPA FRANCESCO, CHE HA RIBADITO IN UN SUA RECENTE INTERVISTA A LA CROIX: 

“L’accoglienza è un dovere cristiano, a patto che sia equilibrata, proporzionata e regolamentata. Non siamo in grado di aprire le porte in modo irrazionale”.

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/05/19/accoglienzadovere-cristianoa-patto-che-sia-proporzionata-regolamentata-e-razionale/

Nel Catechismo della Chiesa cattolica, IL BENE COMUNE «comporta tre elementi essenziali». 

Per scoprire quali siano non si deve fare una gran fatica, basta proseguire la lettura dei numeri 1907-1909: rispetto della persona, benessere sociale e pace. Riguardo quest’ultima si precisa che «Suppone quindi che l’autorità garantisca, con mezzi onesti, la sicurezza della società e quella dei suoi membri» (CCC n. 1909). Giunti a questo punto, il bravo amministratore che ha a cuore il bene comune potrebbe, o forse dovrebbe, leggere le statistiche, che qualche cosa col bene comune e la sicurezza hanno a che fare.

A fronte di una presenza di stranieri pari all’8,2%, il dato aggiornato al 30 giugno 2016 ci dice che gli stranieri in carcere sono 18.166 su un totale di 54.072 detenuti (33,6%) (clicca qui). Questo significa che uno straniero ha una probabilità del 400% più alta di finire in galera, dato che, al netto di ogni garantismo, ha una qualche relazione con comportamenti delinquenziali. I motivi sono diversi e non è qui la sede per discuterne; non è una questione etnica ma non è neanche vero ciò che ascoltai una volta da quel raffinato intellettuale che è Vittorio Zucconi, secondo cui il fenomeno si spiega con il fatto che in carcere ci finiscono solo i poveracci e non i delinquenti ricchi che possono pagarsi fior fiore di avvocati. Infatti se così fosse dovremmo rilevare una percentuale assai più bassa di stranieri tra i denunciati rispetto agli incarcerati.

Invece il rapporto del Ministero dell’Interno sui “dati statistici sull’immigrazione in Italia dal 2008 al 2013 e aggiornamento 2014″ (clicca qui). Ci dice (da pagina 77 a pagina 100 nel quadro su “Stranieri e criminalità”) che nel 2013, ultimo anno disponibile, la percentuale di stranieri sul totale dei segnalati all’autorità è stata pari al 31,36%, dunque ancora una volta quadruplo rispetto alle presenze straniere (che nel 2013 era il 7,4% della popolazione). In 26 province italiane la percentuale si situa oltre il 40%. Riguardo alle varie tipologie di reato abbiamo che gli stranieri sono coinvolti nel 32,01% dei tentati omicidi (70% a Pisa, nella provincia del sindaco Ceccardi), nel 38,93% delle violenze sessuali (il 24,82% su minori di 14 anni), nel 49,96% dei furti (54,16% per i furti nelle abitazioni, dove le persone si sentono violate nella loro intimità), nel 38,47% delle rapine (47,85% nelle abitazioni, spesso esperienze di terrore), nel 38,55% dei sequestri di persona, nel 37,15% dei reati legati alla produzione, traffico e spaccio di droga, nel 60,26% dei reati legati alla prostituzione e alla pornografia minorile.

Possiamo concludere che la legge dei numeri sta ad indicare che gli stranieri hanno una probabilità di essere coinvolti nei reati più gravi 4-8 volte maggiore rispetto ai nativi e che dunque riempire il proprio comune di stranieri non corrisponde esattamente ad aumentare la probabilità che i propri cittadini s’imbattano nel Lupo De’ Lupis, “il lupo tanto bonino” del cartone animato di Hanna-Barbera. Il razzismo qui non c’entra una cippa.

Un assassino è un assassino e una vittima è una vittima indipendentemente dal colore della pelle e dalla nazionalità. Non sappiamo la dinamica che a Fermo ha portato alla morte di Emmanuel Chidi Namdi, nigeriano cristiano rifugiatosi in Italia dopo essere scampato a Boko Haram. I fatti saranno esaminati al processo, ma la solidarietà a chi è vittima e la condanna dei violenti deve essere sempre chiara e netta, a prescindere dal colore della pelle, dalla nazionalità e da qualsiasi altra circostanza. Non assassinare, cioè non uccidere un innocente, è un assoluto morale sempre proibito. Ed è proprio perché non ci sono vittime di serie A e vittime di serie B che un governante deve pensare al bene comune. 

Ospitare o meno quelli che sono immigrati clandestini, solo una minoranza dei quali verrà in seguito riconosciuta dalle autorità come rifugiato (nel 2015 i dati ufficiali indicano che sono sbarcate in Italia 153.842 persone, le richieste di asilo sono state 83.970 e quelle accolte sono state soltanto 29.548, ovvero il 41% delle 71.117 domande esaminate. Dunque solo il 19% degli sbarcati nel 2015 sono effettivamente rifugiati riconosciuti), è un atto che implica dunque l’esercizio della virtù della prudenza, ovvero di un uso eccellente della ragione. 

Il rifiuto non può essere considerato sic et simpliciter una violazione del comandamento cristiano all’amore fraterno, perché questo implica l’amore anche per le donne stuprate e sfruttate sul marciapiede e la pace dei propri cittadini e perché accogliere l’immigrato clandestino non è un assoluto morale, o almeno non lo è per la Chiesa cattolica; forse lo è per la dottrina di Zappolini e Fabbri, forse lo è per la loro coscienza che non sta certo a me giudicare, ma per lo stesso principio Zappolini & Co. dovrebbero astenersi dal giudicare la coscienza altrui. A cominciare da quella del sindaco della Lega Susanna Ceccardi.483x3091

 

tratto da articolo di Renzo Puccetti per la Nuova Bussola Quotidiana18.07.2016

L’orrore di Nizza, solo una Presenza potrà salvarci

LE PAROLE DI MONSIGNOR LUIGI NEGRI arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa

Intervengo brevemente su questa orrenda vicenda di Nizza per dire, insieme alla mia più grande vicinanza a tutte le vittime e ai loro famigliari, alcune parole che sento profondamente. Mi rendo conto che tanto sarà detto in queste ore e in questi giorni, molti discorsi di circostanza da parte di chi custodisce questo sistema sociale che si sta disfacendo sotto l’urto di pressioni che sembrano davvero irresistibili.

Da parte mia vorrei semplicemente e brevemente rivolgermi alla gente, alla gente vera, quella che ha i volti che ho visto nelle trasmissioni televisive, la gente che si sente profondamente smarrita e abbandonata.

Per secoli, in effetti, era stato detto alle varie generazioni che c’era una Presenza nella nostra  vita, una Presenza che non sarebbe mai venuta meno, quella amorevole del Signore nostro Gesù Cristo, alla luce del quale tutte le circostanze – anche quelle più terribili che hanno caratterizzato la vita dei nostri popoli negli ultimi secoli – hanno potuto essere vissute con esemplare dignità, una dignità che ha reso grandi le generazioni passate anche nella tragedia.

Oggi però, avendo negato tale Presenza per affermare l’uomo come assoluto, e avendo negato la Chiesa per affermare l’autonomia della ragione umana e del progresso scientifico – che culmina nelle orrende manipolazioni genetiche che sono costantemente sotto i nostri occhi – non resta che constatare che l’uomo è rimasto solo, che non c’è veramente più nessuno accanto a lui, e all’incommensurabile dolore per le perdite umane e famigliari non rimane che la compagnia della solitudine e del silenzio.

Ma allora cosa dobbiamo fare? Personalmente non posso parlare se non per quelli che credono in Dio o quelli che quantomeno lo attendono. A costoro dico che bisogna ritornare a quello che ha affermato in un lucido studio sulla chiesa delle origini il beato card. J. H. Newman, e ribadito dall’allora cardinale Ratzinger: bisogna semplicemente fare il Cristianesimo. In questo mondo dove tutto si dissolve e la solitudine domina la vita dei singoli e della società, condannandola a un processo segnato dalle diverse patologie – la più tremenda delle quali è la violenza – bisogna decidersi a non puntellare l’impero. I primi cristiani non puntellarono l’impero ma fecero semplicemente un’altra cosa: fecero il Cristianesimo. 

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SAN PIETRO LIBERATO DALL’ANGELO

Affermarono che Cristo, vivente tra loro nel mistero della Chiesa, era l’unica vera risposta sulla vita dell’uomo e del mondo. Forti di questa certezza la testimoniarono con la loro vita, quindi non semplicemente parlando di Dio, perché di Dio parlano anche gli atei, e neppure genericamente parlando del trascendente, ma del Dio di Gesù Cristo, che in Gesù Cristo si è fatto carne e storia. 

Ricostruiamo dunque le nostre comunità attorno a Gesù Cristo, facciamo nascere dalla sua Presenza quella socialità nuova a cui fa riferimento la “Lettera a Diogneto”, e investiamo il mondo di una tale presenza, che è forte e mite. Forte perché certa che Dio ha vinto, ha già vinto in Cristo – e questa vittoria non sarà eliminata da nessuna forza diabolica – ma anche mite, perché questa nostra vita nuova è una proposta di libertà che rivolgiamo alla libertà di ogni uomo e donna che vive accanto a noi. Non so cosa succederà in futuro ma so che quanto più si dilaterà l’esperienza autentica della chiesa nella sua natura più propria, tanto più aumenterà, in tanti uomini e donne, la speranza e il sorriso, poiché avranno riconosciuto quella Presenza che non viene mai meno.     Mons Luigi Negri.

Nizza, la speranza durante la strage: bambina nasce sulla spiaggia. Una donna ha partorito nel ristorante che affaccia sul mare, dove aveva trovato rifugio durante l’attacco terroristico 

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Se esiste la luce in fondo al tunnel, nella galleria del terrorismo che il 14 luglio 2016 ha oscurato il cielo di Nizza, quel faro di speranza ha un nome e un cognome. Quelli della bimba che è nata proprio mentre Mohamed Lahouaiej Bouhlel, il franco tunisino di 31 anni, toglieva la vita a 84 persone con il suo camion…aveva detto che “doveva portare gelati” ma era già noto per episodi di violenza e traffico di armi, e nessuno lo ha controllato: ha portato il terrore, e solo oggi che Isis ha rivendicato l’attentato ufficialmente, definendolo orgogliosamente un loro “soldato”, il governo francese non parla più di “uno psicopatico”, di un “lupo solitario”; ma il primo ministro francese Valls tenta ancora di arrampicarsi sugli specchi, dichiarando che “il tunisino si era radicalizzato da poco”: un tentativo per giustificare i servizi segreti francesi, che non avrebbero avuto tempo di individuarlo quale minaccia terroristica. Eppure “qualcuno” gli ha fornito le armi, gli ha ordinato come agire! La pista del terrorismo islamico, dello Stato Islamico in particolare, era abbastanza chiara sin dai primi momenti dell’attentato del 14 luglio, per una serie di elementi che apparivano come la “firma” dell’Isis. Stessa “strategia del silenzio” sulla recente strage di Orlando, in Florida : anche lì, si dava la colpa all’ omofobia, “all’omosessualità repressa”, ma anche in quel caso lo stragista aveva prestato giuramento al Califfo e lo aveva dichiarato apertamente in una telefonata, prima di morire sotto i colpi dei poliziotti, arrivati a strage compiuta…Stesse modalità, stessi orrori, stessa debolezza di un Occidente che ha rinnegato Cristo e non ha anticorpi spirituali e strutture sociali solide per difendersi, perchè ha rinnegato la Verità.

La dittatura del RELATIVISMO e dell’indifferentismo: ecco cosa ci sta uccidendo. Ecco la vera causa di tante stragi di innocenti.

Il parto in spiaggia a Nizza

gesc3b9-bambino-3Nella notte di quel tragico 14 luglio, una bambina ha aperto gli occhi mentre tanti altri bambini li chiudevano. Mentre neonati iniziavano la loro drammatica lotta contro la vita e la morte in ospedale. E se è lecito pensare che ogni fatto d’odio possa conservare anche un briciolo di amore, ecco allora che questa bambina ce l’ha dimostrato.

Sua mamma, infatti, per la paura ha cominciato a sentire le contrazioni del parto. Era al 9 mese. Insieme al marito si stava nascondendo in un ristorante che affaccia sul mare all’inizio della Promenade des Anglais. Dalla spiaggia, la donna è stata portata dai camerieri in cucina, dove è stata sostenuta nel parto. Tra le tante persone che si erano riparate nel ristorante, era presente anche un medico. Che ha aiutato la donna fino all’arrivo dei soccorsi.

“Nonostante tutto ci siamo commossi tanto”, ha detto il proprietario del ristorante. Giusto. Ma ora è tempo che quando quella bimba crescerà il cancro del terrorismo sia estirpato. 

(tratto dal Il Giornale e La Nuova Bussola Quotidiana)

L’anima è rinchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono detenuti nel mondo come in una prigione, ma sono loro a sostenere il mondo. L’anima immortale risiede in un corpo mortale; anche i cristiani sono come dei pellegrini che viaggiano tra cose corruttibili, ma attendono l’incorruttibilità celeste. L’anima, maltrattata nelle bevande e nei cibi, diventa migliore; anche i cristiani, sottoposti ai supplizi, aumentano di numero ogni giorno più. Dio li ha posti in un luogo tanto elevato, che non è loro permesso di abbandonarlo.

Dall’Epistola a Diogneto (Cap. 5-6)

 Preghiera 

O Dio, che recuperi i peccatori e li fai tuoi amici, orienta a Te i nostri cuori: Tu che ci hai liberato dalle tenebre con il dono della fede, non permettere che ci separiamo da Te, Luce di verità. Per Cristo nostro Signore. Amen. 

http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20010522_diogneto_it.htm

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Le battaglie spirituali dei Santi e le vittorie sull’antico Nemico

I SANTI SONO NOSTRI ALLEATI NELLA LOTTA SPIRITUALE

La Scrittura, l’insegnamento della Chiesa e gli scritti dei Padri e dei Dottori della Chiesa affermano l’esistenza del Diavolo e di altri demoni. Lo stesso fanno le vite dei Santi, e un untitled-1_1nuovo bellissimo libro del Prof Paul Thigpen, intitolato Saints Who Battled Satan,(Santi che hanno combattuto Satana, 17 Santi guerrieri che hanno combattuto la buona battaglia e possono insegnarti come sconfiggere il tuo antico Nemico), si concentra su alcuni di loro – 17 uomini e donne Santi le cui battaglie con le forze demoniache offrono lezioni e incoraggiamento per i cristiani di oggi.DISPONIBILE IN FORMATO PDF

http://elibrospdf.com/verdemo/saints-who-battled-satan:-seventeen-holy-warriors-who-can-teach-you-how-to-fight-the-good-fight-and-vanquish-your-ancient-enemy/hOS6KrdcbKLhbZLo/

Thigpen, editore di TAN Books, ha pubblicato più di 40 libri e centinaia di articoli per giornali e riviste. Laureato all’Università di Yale, ha conseguito un dottorato presso la Emory University e ha lavorato in vari college e università.

Da pastore protestante, Thigpen si è convertito alla Chiesa cattolica nel 1993, affermando che Dio lo ha aiutato a fare “ritorno a Casa”, riconoscendo nella Tradizione della Chiesa cattolica la vera Chiesa fondata da Gesù Cristo. Di recente ha scritto Saints Who Battled Satan, che è il seguito del suo libro Manual for Spiritual Warfare(Manuale per il combattimento spirituale).

INTERVISTA al PROF. THIGPEN per America Catholic Reviewmaxresdefault1 

“Siate temperanti, vigilate! Perchè il vostro nemico, il diavolo, come un leone ruggente, va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede “(1 Pietro 5, 8-9). L’esistenza di Satana e degli altri spiriti maligni, e la loro attività in corso per allontanarci da Dio, viene ripetutamente affermata dalla Scrittura, nella liturgia, nell’insegnamento magisteriale della Chiesa, negli scritti dei Padri della Chiesa e nelle vite dei Santi. La mia esperienza personale ha anche confermato questa realtà.

Papa Francesco ha parlato molte volte riguardo al diavolo come entità spirituale malvagia ed ha messo in risalto il nostro bisogno di stare attenti agli ostacoli che pone davanti a noi. Penso che anche questo sia un aspetto della insistenza del Papa sulla Misericordia: dopo tutto, si tratta di un atto di misericordia per mettere in guardia coloro che sono in pericolo.

Che cosa si intende nella frase del titolo del libro “Santi che combatterono Satana”?

Il consiglio e le esperienze dei Santi ci offrono un ricco tesoro di saggezza per la vita, in questa materia come in tanti altri. Questi nostri 17 fratelli e sorelle nella fede sapevano come “combattere la buona battaglia della fede” (1 Tm 6,12) contro Satana (letteralmente, “l’avversario”; vedi Giobbe 1: 6; Mt 4,10). Quindi ci servono come modelli e consiglieri, e possiamo anche chiedere loro di venire in nostro aiuto nella lotta. (Ecco perché le Litanie dei Santi sono parte del rito di esorcismo.)

beato_angelico_predella_della_pala_di_fiesole_021Ho scelto 17 Santi provenienti da tutta la storia della Chiesa le cui storie di combattimento spirituale illustrano vividamente le tattiche comuni del nemico e dei suoi alleati , armi e armature che hanno permesso a questi “guerrieri santi” di resistergli e di sconfiggerlo . Inoltre, ho creato altre due sezioni: una, “brevi scene di Santi in battaglia,” fornisce brevi aneddoti della vita di molti altri santi. L’altro, “Sapienza dei Santi per la battaglia”, comprende brani rilevanti tratti dagli scritti dei Santi.

Come ci insegnano questi santi  a “combattere la buona battaglia” nella nostra vita?

Ci insegnano diverse lezioni inestimabili. In primo luogo, essi mostrano l’importanza di sviluppare una consapevolezza della battaglia e discernimento per riconoscere le tattiche del nemico. In secondo luogo, essi illustrano la necessità di avere una fiducia assoluta in Gesù Cristo, come Colui che ha vinto il peccato, la morte e il diavolo.

In terzo luogo, essi forniscono esempi di come chiamare in nostro aiuto i nostri compagni di eterna assistenza (la Madonna, tutti i Santi, gli Angeli e altri credenti). In quarto luogo, ci mostrano come maneggiare le armi della nostra guerra (preghiera e il digiuno, i Sacramenti, la Scrittura, i Sacramentali e più). Infine, ci insegnano che le virtù sono la migliore corazza difensiva contro le tentazioni del nemico.

Che cosa significa “sconfiggere il tuo antico nemico” ?

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San Michele Arcangelo sconfigge Satana e gli angeli ribelli

Mi piace parlare del nostro  antico nemico, perché ci ricorda che le sue tattiche non sono nuove o sconosciute; ha combattuto la razza umana in questo modo fin dall’inizio. Quindi non siamo soli nella lotta, e possiamo imparare lezioni importanti dalle vittorie duramente conquistate da coloro che ci hanno preceduto.

Leggendo le battaglie dei santi, impariamo il significato delle parole di san Paolo: “Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla.”(1 Cor 10,13).

Papa Francesco parla spesso sulla realtà del diavolo nel nostro mondo, in particolare nel contesto delle tentazioni dell’egoismo e lo sfruttamento, le dipendenze e la violenza. Nella tua esperienza, in che modo Satana si manifesta oggi nella vita delle persone?

Negli ultimi tempi Satana ha dimostrato più di una strategia di “attacco”, dato che così tante persone negano la sua esistenza. Tale rifiuto gli lascia ampio spazio per operare inosservato.

Di tanto in tanto mostra la sua mano abbastanza chiaramente. Un esempio orribile è la brutalità diabolica di ISIS. Come potrebbe non essere ispirata dal demonio la decapitazione dei bambini mentre i loro genitori sono costretti a guardare?

Il più delle volte, però, il nemico si aggira subdolamente, impegnandosi in attività più ordinaria, che di solito può essere riassunta in una parola:  la tentazione. Possiamo osservare certi schemi nel suo approccio nei racconti biblici della caduta di Adamo ed Eva, la sperimentazione delle sue strategie e la tentazione di Cristo nel deserto. Satana in genere cerca di influenzare attraverso l’inganno, l’accusa, i dubbi (soprattutto su Dio o il Suo amore per noi), seduzione e provocazione (per orgoglio, l’ira, la lussuria, la disperazione e più). Ho scritto molto di più su questo argomento nel  Manuale per la guerra spirituale .

Forse ai nostri giorni, dato il ritmo frenetico della vita di tutti i giorni e il carattere ubiquitario della tecnologia delle comunicazioni, potremmo aggiungere a quella lista la tentazione di distrazione. Nella nostra cultura, almeno, troppo spesso ci lasciamo sedurre a pensare a tutto tranne a Dio e alla Sua volontà per la nostra vita e per il mondo. Rimaniamo sulla superficie delle cose, raramente dedichiamo il nostro tempo a scandagliare le profondità. Il risultato è essere assorbiti solo da se stessi, con indifferenza verso i bisogni degli altri. Questo dà grande soddisfazione al nemico perchè così siamo disarmati davanti ai suoi attacchi. 

I tuoi libri contengono termini come  il  “combattimento spirituale” che potrebbero essere fraintesi come atteggiamenti fondamentalisti e militaristi. Cosa diresti ai critici che trovano questo tipo di linguaggio religioso inutile in un panorama culturale degli Stati Uniti sempre più globalizzato e pluralista?

Sto semplicemente facendo eco al linguaggio eterno della Sacra Scrittura e della Tradizione. La realtà è che la nostra vita in questo mondo effettivamente comporta, inevitabilmente, un combattimento con il male-male dentro di noi, così come il male che ci circonda. Eppure, dobbiamo tenere a mente (e questo è essenziale) le parole di San Paolo: “La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.”(Ef 6,12).

Il nemico che dobbiamo vincere è il diavolo. Anche quando chiaramente bisogna lavorare attraverso agenti umani, in ultima analisi, la nostra battaglia è contro di lui, non contro quelli che lui può utilizzare. Anche se dobbiamo cercare di impedire che il male venga commesso, non dobbiamo mai dimenticare che Cristo è morto anche per i malfattori. E noi stessi siamo annoverati tra i malfattori.

Parole come “battaglia”, “guerriero”, “lotta”, “nemico” e “vincere” suggeriscono un elemento di violenza nella vita spirituale dei Santi in questo libro. Come si concilia la violenza spirituale che questi Santi hanno sperimentato con la gioia e la pace che sono doni  dell’autentica vita cristiana?

Se vi trovate in un campo di battaglia, nel bel mezzo di una gara violenta a cui non si può sfuggire, l’unica via che conduce alla vera pace è quella di vincere la battaglia. Piaccia o no, ci troviamo su un tale campo di battaglia, in un tale conflitto, proprio come hanno fatto i Santi. Ogni volta che si riesce a superare il male che è dentro di noi e intorno a noi, troviamo pace con Dio, con noi stessi e con gli altri.

Nel frattempo, la gioia non è incompatibile con la lotta, o il dolore, o le avversità. Queste situazioni possono impedirci la felicità immediata-la soddisfazione nella nostra condizione attuale. Ma non hanno alcun potere di derubarci della vera  gioia,  che, proporrei, è la dolcezza d’animo derivante dal nostro incontro con una Persona che amiamo. “Nella tua presenza”, il salmista disse a Dio, “c’è la pienezza della gioia” (Sal 16,11).

Se Dio è Colui che amiamo, allora Egli è con noi nel bel mezzo della lotta, e siamo in grado di essere accolti alla Sua presenza e di vedere concretamente la Sua promessa che si realizza nella nostra vita, nonostante l’intensità della battaglia. “Il Signore darà forza al suo popolo, benedirà il suo popolo con la pace.”(Sal 28: 7).

Una volta che la battaglia è vinta, naturalmente, la nostra gioia è completa. Come in tutte le cose, Gesù Cristo è il nostro modello a questo proposito: “tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio.” (Eb 12: 2).

Quali sono le virtù più importanti per tenere a bada il male, e come le usiamo, in modi pratici, per proteggerci?

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Fin dai tempi antichi, una serie di saggi consiglieri spirituali cristiani ha affermato che l’umiltà è alla base delle virtù. È il terreno su cui crescono tutte le altre virtù, e quindi sottolineerei questa al di sopra di tutte le altre.

Come esempio pratico di come l’umiltà possa proteggerci dalle insidie del Diavolo, prendete la storia raccontata tra gli antichi Padri e Madri del deserto su un umile monaco che una volta stava pregando nella sua cella. Il Diavolo gli apparve camuffato da angelo della luce per tentarlo all’orgoglio. Annunciò: “Sono l’angelo Gabriele, e sono stato mandato da te!” Ma l’umile monaco non si lasciò ingannare, e replicò semplicemente: “Sarebbe meglio controllare: devi essere stato mandato da qualcun altro. Io non sono degno che un angelo venga inviato a me”. E così il Diavolo svanì – sconfitto dall’umiltà del monaco.

Perché Satana sembra importunare alcune persone più di altre?

Una tendenza che ho notato nella vita dei santi è questa: se il Diavolo teme che qualcuno possa fare un grande danno al suo regno infernale, perseguita furiosamente quella persona. Quando Sant’Antonio ha dimostrato la sua risoluzione a vivere come un santo eremita nel deserto, quando Santa Caterina si è consacrata a Cristo da bambina, quando Padre Pio è entrato nell’Ordine cappuccino – è allora che il Nemico delle loro anime ha fatto del suo meglio per fermarlo. Sapeva di poter ostacolare questi uomini e queste donne, di poter compromettere le grandi opere che Dio aveva affidato loro.

Penso che sapere questo dovrebbe confortarci. Se il Diavolo si oppone fieramente a noi, forse significa che Dio ha in serbo grandi progetti per noi. Dall’altro lato, dovremmo tenere a mente l’avvertimento di San Giovanni Maria Vianney: “Il più grande di tutti i mali non è essere tentati, perché allora ci sono motivi per credere che il Diavolo ci consideri sua proprietà”.

Come possiamo sapere cosa deriva da Satana e cosa no? Come possiamo evitare di diventare paranoici e di concentrarci troppo sul male?

La Scrittura parla di battaglie in atto con il mondo, la carne e il Diavolo (cfr. Gc 4, 1-7). È vero che a volte le nostre battaglie con la carne e il mondo possono non essere provocate direttamente dall’interferenza del Diavolo, ma questi approfitta di tali lotte e cerca di stabilire una presenza più forte nella nostra vita attraverso di loro. Per questo, dobbiamo fare molta attenzione ai suoi movimenti.

Eucharistie3Penso che se possiamo stabilire l’abitudine di riconoscere la fonte dei nostri pensieri, la parte più importante della battaglia sarà vinta. Quel tipo di discernimento si coltiva attraverso le discipline spirituali usuali raccomandate dalla Chiesa: preghiera frequente, assistere alla Messa e all’Adorazione Eucaristica; ricezione regolare dei Sacramenti (soprattutto l’Eucaristia e la Riconciliazione); studio (e anche memorizzazione) della Scrittura e saggi consigli da persone di fiducia.

Un altro trend che ho notato nella vita dei santi è il loro notevole rifiuto di diventare paranoici circa il Nemico. Riuscivano a mantenere fiducia e coraggio perché erano convinti, come ci dice San Giovanni, che il Dio dentro di noi è più grande del Maligno che è nel mondo (cfr. 1 Gv 4, 4). Anche se prendevano sul serio il Diavolo, mostravano anche una sorta di santo disprezzo nei suoi confronti, perché sapevano che alla fin fine è un antagonista sconfitto.

Per questo motivo, nonostante alcuni combattimenti intensi e fisicamente violenti, alcuni santi avevano ideato dei soprannomi scherzosi per lo spirito maligno che li tormentava. Santa Caterina lo chiamava “il ladro” (perché cercava di rubare le anime), San Pio l’“orco”. Santa Gemma Galgani lo chiamava “chiappino” (scassinatore), San Giovanni Maria Vianney “grappin” (lottatore). “Oh, il lottatore ed io?”, scherzò una volta. “Siamo quasi amici!”

Quale pensa che sia il modo migliore per convincere qualcuno che Satana esiste ed è “operativo”?

Quando si parla con le persone secolarizzate, farei loro considerare in primo luogo le tante prove rappresentate da testimonianze confermate. Nel corso della storia, persone di culture ampiamente diverse in tutto il mondo hanno affermato la realtà degli spiriti maligni – anche quando non erano d’accordo sulla maggior parte delle altre realtà spirituali. Anche molti dei nostri contemporanei, che in base a ogni standard ragionevole sono intelligenti e nel pieno delle loro facoltà, hanno testimoniato di aver avuto incontri con forze demoniache. È una sorta di testimonianza universale.

Gli scettici possono chiedere prove “scientifiche”, ma che tipo di prove rilevanti potrebbero misurare gli scienziati? Le scienze naturali misurano il tempo, la materia,l’energia e il moto; le scienze sociali analizzano il comportamento umano. I demoni non hanno corpi fisici, e non sono umani. Non possiamo metterli in provetta e sottoporli a psicanalisi.

Il massimo che possono fare gli scienziati è osservare gli effetti dei demoni sul mondo fisico o sul comportamento umano, ma la mentalità prevalente tra gli scienziati li esorterà a cercare altre spiegazioni a tali fenomeni, anche quando queste spiegazioni sono del tutto inadeguate.

Cristo si è riferito ai demoni in una serie di occasioni, e cacciare gli spiriti maligni da coloro che erano posseduti era un aspetto indispensabile della sua missione. Ovviamente, alcuni interpreti hanno affermato che quando Cristo cacciava gli spiriti stava semplicemente guardando un disordine fisico o mentale frainteso come possessione demoniaca. Ma dobbiamo solo replicare che almeno in un’occasione, su ordine di Cristo, i demoni hanno lasciato il loro “ospite” umano per prendere possesso degli animali. Non si può passare un disordine medico da un uomo a un maiale.

La realtà dei poteri demoniaci è stata una dottrina costante della Chiesa cattolica da quando è stata fondata da Cristo attraverso i suoi apostoli. Loro e i loro successori hanno ripetutamente parlato e scritto di Satana. Nel corso dei secoli, i grandi maestri della Chiesa hanno affermato che è reale.

L’esistenza di Satana è stata anche affermata in dichiarazioni autorevoli di papi e concili ecclesiali, e ci si riferisce ad essa nella liturgia della Chiesa. E come dimostra questo libro, nel corso dei secoli numerosi Santi, la cui integrità morale e salute mentale potrebbero essere difficilmente discusse, hanno testimoniato battaglie personali con aggressori demoniaci.

b29df75378eb147721f6d5da2b193dafNella “Vita” S. Teresa d’Avila ricorda che, in un periodo di dubbi interiori nel timore di non essere nella volontà di Dio, di non camminare nella verità “prendevo per protettori alcuni Santi, perché mi liberassero dal demonio; facevo novene, mi raccomandavo a S. Ilarione (un eremita del Monte Carmelo, sec. IV) e a San Michele Arcangelo, che invocavo con rinnovata devozione”.

Riguardo alla paura che possono incutere gli angeli delle tenebre, Santa Teresa d’Avila scrive: “Se il Signore è così potente, come io vedo e so, se i demoni sono i suoi schiavi – e di ciò non si può dubitare, perché è verità di fede – essendo i servi di questo Re e Signore, che male possono essi farmi? Perché io non debbo aver forza di combattere contro tutto l’inferno?… (Ho ora) un tale dominio su di essi, dono certamente del Signore, da non dar loro ormai più importanza che se fossero mosche. Mi sembra che siano così codardi che, vedendosi disprezzati, restano senza forza… Piacesse a Dio che può venirci maggior danno da un peccato veniale che da tutto l’inferno messo insieme, perché è proprio così”.

Chi cammina nel timore e nell’amore del Signore non può temere nulla dai demoni. E conclude: “Non capisco la paura di chi grida: Demonio ! demonio ! mentre potremmo dire: Dio ! Dio ! e far tremare tutti gli spiriti maligni.”

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Cristo vittorioso tra gli Angeli ed i Santi (Beato angelico)

 

Fonte

http://americamagazine.org/content/all-things/saints-who-battled-satan-author-qa-paul-thigpen

 

Il sorriso di Dio che oscura la morte e porta la gioia di Gesù risorto anche sui social

 Fino alla settimana scorsa nessuno conosceva suor Cecilia Maria. Sul letto d’ospedale di Santa Fè in Argentina dove lottava contro un cancro alla lingua, la religiosa, appartenente alle carmelitane scalze della cittadina sulle rive del Paranà ha ricevuto le visite delle consorelle e dei parenti. Come un qualunque malato. Come un qualunque essere umano in cerca di affetto e comprensione nel momento più drammatico della propria esistenza: la malattia terminale.

Ma per suor Cecilia Maria c’era un disegno della Provvidenza preciso che è letteralmente esploso secondo vie imperscrutabili, quando la fotografia di lei sorridente sul letto d’ospedale è stata scattata e divulgata. Niente di particolarmente artistico, ma a modo suo rivoluzionario. Cecilia Maria è bellissima, di volto, di sguardi, bella la dentatura, belli gli occhi. Ma soprattutto bellissimo il suo sorriso: non di rassegnazione, ma di speranza, non di tetro addio ma di gioia. Niente in lei fa presagire allo spegnimento del corpo che si apparecchia alla morte. Eppure sarebbe deceduta poche ore dopo quella foto il 23 giugno 2016.

Su un pezzo di carta  ha scritto il suo ultimo desiderio: “Stavo pensando a come volevo  il mio funerale. Prima tanta preghiera forte, e poi una grande festa per tutti. Non dimenticate di pregare, ma anche di festeggiare! ” .

“Sono molto contenta”, ha scritto a maggio suor Cecilia, “stupita dall’opera compiuta da Dio attraverso la sofferenza e dalle tante persone che pregano per me”.

Anche papa Francesco da Roma le aveva assicurato le proprie preghiere in un messaggio vocale in cui le ha detto che sapeva della sua situazione e che le voleva molto bene.

Non era la prima volta che il Vicario di Cristo rivolgeva la sua attenzione a suor Cecilia. Prima di prendere l’abito, la religiosa era infatti riuscita a parlare personalmente con papa Giovanni Paolo II della sua vocazione.

Qualche ora prima di morire, la carmelitana ha ricevuto la Comunione, bagnandosi le labbra con il Preziosissimo Sangue di Nostro Signore. La malattia l’aveva già da tempo privata dell’uso della lingua, “la patena più sacra per ricevere il suo Corpo e il suo Sangue”, come l’ha descritta.

Aveva appena 42 anni. Entrò nella clausura carmelitana a 26 anni, poco dopo il conseguimento del diploma di infermiera nel 2003. Nulla sappiamo della sua vita dietro le grate del monastero di Santa Teresa e San Giuseppe se non che suonasse il violino e fosse sempre allegra, sorridente con tutti e sempre pronta ad aiutare tutti!  Oggi di lei ora basta conoscere solo quel sorriso per poterla proclamare “santa subito” secondo una vox populi spontanea che si è diffusa alla velocità della luce attraverso il social network più famoso, Facebook.

Quando il sito Aci Prensa ha diffuso la fotografia di Cecilia Maria sorridente poco prima di morire, la notizia è diventata virale. Letteralmente.

Le carmelitane hanno diffuso la foto del biglietto con il quale chiedeva un funerale di preghiera e di festa. E soprattutto quella foto, di lei intubata, con i capelli raccolti da un velo bianco e quel sorriso di abbandono fiducioso ad un Dio che in quel momento si è manifestato consolatore nel suo volto. Cecilia Maria si era preparata così all’Incontro decisivo con Gesù e le foto del pietoso capezzale sono diventate immagini di canti e gioia.

Ma ciò che più di straordinario ha questa foto è la catena di devozione che ha generato nella rete.

Con numeri che fanno impallidire gli analisti del marketing digitale. Solo sul profilo di Aci Prensa la gallery con alcune delle foto scattate di Cecilia Maria sul letto d’ospedale ha ottenuto quasi un milione di visualizzazioni, 14mila “mi piace” e 20mila condivisioni. A queste vanno aggiunte tutte le condivisioni su tutti gli altri siti che via via, anche in Italia, hanno ripreso la notizia.

Un fiume di commozione, che la rete, per sua natura emotiva, è in grado di catturare e incanalare, certo a volte con sentimentalismo. Ma anche la dimostrazione che il cuore dell’uomo ha bisogno di dissetarsi con immagini che sappiamo parlare dell’incontro con Dio in maniera diretta e inconfutabile.

Nei tantissimi commenti, a migliaia, che i lettori hanno fatto si intravede un bisogno di eternità e di salvezza che la foto ha catalizzato. Una biblia pauperum moderna in cui la bacheca Facebook diventa un immenso santuario in grado di raccogliere voti e preghiere, da esaudire con promessa di ex voto. Eppure di questa suora non conosciamo alcuno scritto, non sappiamo come vivesse nel Carmelo né quali fossero i suoi gusti. Non sappiamo neanche il suo cognome. Sappiamo solo come è morta e questo basta al cuore dell’uomo per accordarsi armoniosamente con il destino ultimo.

C’è Ana Veronica che chiede a Cecilia Maria di intercedere per i suoi problemi al colon e alla tiroide e per la salute della madre. E c’è Carolina che chiede aiuto per il figlio che è in crisi. Maria Flores mentre la chiama hermanita linda la considera già santa: “Con questa foto la mia anima ha ancora più fame e sete di Dio”, mentre la signora Lopez chiede preghiere per il marito Humberto. Lidia la proclama protettrice dei malati di tumore.

E ancora: Idalia, Laura, Ricardo, Maurilia, Gisela, Patricia…una litania infinita di nomi, che si sono radunati improvvisamente sulle bacheche come ai piedi di un altare. Tutti a chiedere grazie, tutti a chiedere preghiere. Senza conoscere nulla di lei. Perché in fondo nulla bisogna conoscere di fronte a chi affronta la morte con fede cristiana. Per il popolo di Facebook Cecilia Maria è già santa. E se mai la Chiesa un giorno dovesse aprire per lei una causa di canonizzazione avrebbe una positio già scritta con la fama di santità, che pure è uno dei criteri indispensabili per gli altari, a portata di clic.

In fondo in un mondo, quello dei social, dove tutto è virtuale, quel sorriso che parla di Dio è riuscito a trasformare anche il non luogo per eccellenza, dove spesso l’uomo si dà appuntamento per dare sfogo agli istinti. Rendendo sicuramente più umana una bacheca e più vero il profilo di ognuno di noi. Il post di Dio, all’improvviso.

“Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti….eucharistic-adoration

Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
La morte è stata ingoiata per la vittoria.
Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione
?

Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge.  

Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.”

San Paolo, I Corinzi 15

(liberamente tratto da un articolo de La Nuova Bussola Quotidiana e da Aleteia)

Costanza Miriano:”scuse ai gay? Ma il Papa ha appena fatto una dichiarazione comune con la chiesa armena IN DIFESA DELLA FAMIGLIA NATURALE ed invece i giornalisti riportano solo quello che gli fa comodo”

Papa Francesco, di ritorno dal viaggio apostolico in Armenia, ha rilasciato un’intervista in aereo ai giornalisti…e subito si è scatenato il bombardamento mediatico ed i giornali hanno mostrato i titoloni “La Chiesa chiede perdono ai gay”…ma il Papa ha detto ben altro: ha invitato tutti, anche i gay, alla conversione, perchè anche stavolta il Papa ha citato il Catechismo della Chiesa cattolica in merito all’omosessualità, ai paragrafi 2357, 2358, 2359

« gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm

Inoltre afferma che le persone omosessuali non vanno discriminate, ma con gentilezza “vanno accompagnate”, cioè guidate alla conversione, perché si rendano conto del loro peccato e siano salvate in virtù della Misericordia concessa da Dio a chi si pente e cambia vita in conformità al Vangelo di Cristo. 

COSTANZA MIRIANO“Il Papa ha parlato di genocidio armeno e ha fatto una dichiarazione comune in difesa della famiglia naturale eppure i giornalisti riportano solo le frasi dette in aereo sui gay”. Sentita da IntelligoNews, il 27 giugno 2016 la giornalista e scrittrice Costanza Miriano ha affermato che le parole del Papa sono state strumentalizzate:

sposati-e-sii-sottomessa-2-e1317137813660“Bisognerebbe ascoltare il Papa con il cuore di un fedele, solo così si capisce che questo Papa non sta cambiando niente ma sta cercando di convertirci, è un invito alla conversione ogni volta che manchiamo verso qualcuno e ognuno di noi è mancato verso i bambini i poveri e tante categorie. Sicuramente in passato le persone con tendenze omosessuali hanno sofferto. Il problema è che tutto quello che lui dice viene usato contro la dottrina e magistero. I giornalisti mostrano una dottrina “cattiva” e un Papa “buono” ma non è così. Se noi ascoltiamo con cuore leale e da discepoli non c’è niente di ambiguo, se ascoltiamo con cuore malizioso che vuole far apparire una Chiesa retrograda troviamo mille modi per leggere così le sue dichiarazioni”.

Quindi le cose non stanno come riportano i giornali oggi dopo il colloquio in aereo con il Pontefice? 
 
firma20congiunta-kkbg-u1080967531367q1f-1024x576lastampa-itI giornalisti riportano solo quello che fa comodo alla linea del loro giornale. Perché i media laici non hanno dato alcun risalto alla dichiarazione congiunta sulla famiglia di Papa Francesco e del capo della Chiesa Armena, Catholicos Karekin II?
In questa dichiarazione si esprime preoccupazione “per la crisi della famiglia in molti Paesi”.
La Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica – ricorda ancora il testo comune – condividono “la medesima visione della famiglia, basata sul matrimonio, atto di gratuità e di amore fedele tra un uomo e una donna”. Sono parole chiarissime! Secondo me dovremmo ascoltare meno alcune notizie, non è che ogni giorno c’è una novità sul piano dottrinale. La vera notizia è che il Papa è andato in Armenia, ha abbracciato i cristiani armeni e ha ammesso che c’è stato un genocidio. Tutto il resto sono parole, non è che ogni giorno cambia la dottrina e il magistero”. 
 
Lei sostiene che i discorsi in aereo non siano magistero? 
 
“Ma anche se lo fossero non ha detto nulla di nuovo.  È vero che spesso in passato la Chiesa è stata concentrata più sulla sessualità che su altre questioni. Ma a me pare che il deposito della fede sia chiarissimo, senza sbavature. Questa cosa di cercare sempre la notizia in modo malizioso lo trovo poco intelligente, il problema è che ai giornali non gliene frega niente di capire i cammini di fede. Io mi sento una fedele non una giornalista nei confronti del Papa e non mi sembra che abbia mai detto niente contrario alla dottrina”. 
 
Intanto Vendola e Tobia tornano a Terlizzi con il loro bambino ottenuto con l’utero in affitto… dobbiamo chiedere scusa anche a loro o su questo c’è una visione chiarissima della Chiesa? 
 
Su tutti punti c’è una visione chiara, io non ho nessun diritto di ricevere le scuse di Vendola. MA quel bambino un giorno avrà il diritto di avere delle scuse, magari dalla madre che ha venduto il suo patrimonio genetico e dalla donna che ha ceduto il suo utero per portare avanti la gestazione. Tobia avrà diritto a ricevere le scuse di due donne e di due uomini o no? Questo perché l’adozione è un atto che va a sanare una ferita che si è creata a causa di situazioni drammatiche (come ad esempio la morte dei genitori o l’abbandono del neonato), qui invece si tratta di un atto programmato per creare un bambino che sarà orfano di madre”.
Secondo molte ricerche internazionali, risulta che l’Italia è uno dei Paesi più gay-friendly del Mondo.  Forse non è un caso che sia anche il Paese più cattolico del mondo…
 
“Ma perché i cattolici sono friendly con tutti. Tutto questo risentimento (contro i gay) è solo immaginato ed è stato accentuato in modo pretestuoso per chiedere diritti e fare propaganda rispetto alla quale io posso essere contraria senza per forza essere tacciata di omofobia. Io penso che oggi, nel 2016, il problema non esiste. Basta pensare che l’Italia è stato uno dei primi paesi al mondo che ha depenalizzato l’omosessualità alla fine del 1800.  Mio padre che è del 1936 mi ha raccontato che aveva amici omosessuali e che questi non avevano alcuno tipo di derisione da parte della comunità. Ci sono omossessuali santi, altri cretini e altri ancora geniali, insomma come tutto il resto dell’umanità. Mi ricordo un reportage di ‘Repubblica’ in cui il giornalista cercava a tutti costi un gay maltrattato, il massimo che ha trovato era il titolare di un bar che diceva di sentirsi gli sguardi della gente addosso. Allora che dovrebbe dire Mario Adinolfi che lo insultano continuamente per il suo aspetto fisico?”
 A proposito di “gender”, Papa Francesco ha appena dichiarato ufficialmente (e lo ha ripetuto centinaia di volte) che l’ideologia gender è “una colonizzazione ideologica”, è una “ideologia demoniaca” ed “è al di fuori del progetto di Dio”. Parole chiarissime.

 Poi, ognuno è libero di farsi piacere quello che gli pare… Ma BASTA strumentalizzare e storpiare le parole del Papa, per fargli dire quello che fa comodo alle lobby, capito cari giornalisti di Repubblica & c. ?

Fonti

Dichiarazione congiunta di Papa Francesco e Chiesa armena: La Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica – si ricorda nel testo – condividono “la medesima visione della famiglia, basata sul matrimonio, atto di gratuità e di amore fedele tra un uomo e una donna”.

http://it.radiovaticana.va/news/2016/06/26/dichiarazione_congiunta_del_papa_e_del_catholicos/1240202

PER UN SANO TRADIZIONALISMO

I lefebvriani confondono col modernismo, che pure è presente nel cattolicesimo di oggi, quel sano progressismo nella dottrina e nella vita cristiana, che è stato promosso dal Concilio, che può farci parlare di un sano progressismo. Un cattivo tradizionalismo ferma il cammino della storia, non comprende il valore del nuovo, mummifica il perenne, confonde l’immutabile con l’immobilismo, la saldezza con la rigidezza, il solido col pietrificato, il conservare col conservatorismo, la fedeltà con l’arretratezza, il progresso col sovvertimento e, per esser fermo nel passato, non è capace di cogliere i valori e i problemi del presente e le speranze del futuro. Autore Giovanni Cavalcoli OPAutore Padre Giovanni Cavalcoli

 

 

 

Pio X  1
il Santo Pontefice Pio X

È rimasta famosa la frase di San Pio X, il quale disse, seppur in un colloquio privato e non in un documento ufficiale, che il cattolico non può che essere un tradizionalista. Se la confrontiamo con l’attacco ai “tradizionalisti” fatto da Papa Bergoglio nel suo discorso al recente sinodo dei vescovi sulla famiglia, ci pare che molta acqua sia passata sotto i ponti nel Magistero pontificio. E invece, a parte le legittime o discutibili preferenze od opinioni personali dei due Papi, dobbiamo fare alcune precisazioni, al termine delle quali, spero, ci accorgeremo che la distanza per non dire opposizione non è così grande quanto a tutta prima potrebbe sembrare.

Chiediamoci infatti che cosa i due Papi hanno inteso qui per “amore alla tradizione”. Quale tradizione? Tradizione in che senso? “Amore” come e quanto? Dovrebbe subito apparire evidente, per il cattolico istruito ed attento ai fatti ecclesiali di oggi, che il termine “tradizione” è inteso in due sensi diversi, tanto che, chiarendo i rispettivi significati del medesimo termine, potremmo esser sicuri che i due Papi si sarebbero dati ragione a vicenda. Infatti, mentre Pio X si riferiva chiaramente alla Sacra Tradizione, la quale, insieme con la Scrittura, è fonte della divina Rivelazione custodita e interpretata infallibilmente dal Magistero della Chiesa, Papa Francesco ha evidentemente condannato un certo “tradizionalismo”, che, male interpretando la Sacra Tradizione o prendendola a pretesto, nega l’infallibilità o la verità, ovvero osa accusare di errore o di possibilità di errore il Magistero dottrinale del Concilio Vaticano II e, di conseguenza, il Magistero che ad esso si rifà, dei Papi successivi, fino al presente felicemente regnante.

Se pensiamo alla Sacra Tradizione, è ovvio che il cattolico non può essere che tradizionetradizionalista.Infatti, si può dire in certo modo che tutto il contenuto della dottrina della fede è oggetto della tradizione apostolica, secondo il Nuovo Testamento, intesa ad un tempo come atto del trasmettere o del predicare a voce, tradere [Rm 6,17; I Cor 11,23; 15, 3; II Tm 2,2; Gd 3], e contenuto della predicazione, traditum [I Cor 11,2; II Ts 2,15; I Tm 6,20]. Infatti Cristo non ha detto agli apostoli “scrivete” o, come farebbe un maestro di scuola: “prendete appunti”, ma: “predicate”, e per giunta a viva voce, fino alla fine dei secoli, giacchè allora non a esistevano i moderni mezzi tecnici di comunicazione orale. Tuttavia l’annuncio della Parola di Dio a viva voce, nonostante l’esistenza oggi di raffinati e potentissimi mezzi di comunicazione, resta sempre di primaria importanza, che vorremmo dire quasi sacramentale.

omelia
il Santo Padre durante un’omelia

Si pensi all’omelia del sacerdote nella Santa Messa o alle parola del confessore nel corso della confessione. Esse trasmettono una speciale grazia di luce legata al sacramento, si trattasse anche di un sacerdote senza titoli accademici, come un San Giovanni Maria Vianney o un San Pio da Pietrelcina. Per questo la Chiesa ci dice che la Messa ascoltata in TV, quasi fosse un semplice spettacolo, non ha lo stesso valore spirituale di quella ascoltata alla presenza fisica del celebrante e neppure è possibile confessarsi per telefono, così come telefoniamo al medico per chiedergli un parere o un aiuto.

apostoli
Gesù insegna agli Apostoli

È del tutto comprensibile peraltro che gli stessi apostoli, per conservare una migliore memoria, abbiano poi pensato di mettere o far mettere per iscritto le parole del Signore. E così è nato il Nuovo Testamento, ovvero la Scrittura, che si aggiunse a quella dell’Antico Testamento, nata allo stesso modo, benchè non manchino circostanze, nelle quali Dio stesso comanda di scrivere [per es. Dt 6,9; 11,20]. Anche nell’Apocalisse il Signore comanda di scrivere [19,9: 21,5].
Eppure l’ordine di Cristo di predicare e quindi di trasmettere a voce, resta sempre valido. Ed anzi è il Magistero divinamente assistito dallo Spirito Santo, Magistero che, per ordine di Cristo, ha il compito di conservare, di interpretare ed esplicitare infallibilmente i dati sia della Tradizione che della Scrittura: “Chi ascolta voi, ascolta me” [Lc 10,16]. Sbagliò dunque Lutero a voler interpretare la Scrittura senza tener conto della mediazione della Chiesa e sbaglio Monsignor Marcel Lefèbvre a voler interpretare la Tradizione senza tener conto di quegli sviluppi che furono apportati dal Concilio Vaticano II.

È certamente a questo tipo di tradizionalismo che il Papa si è riferito nel suo discorso al sinodo. Tuttavia, dobbiamo dire che non ogni tradizionalismo è sbagliato. Infatti nulla e nessuno impedisce di concepire un sano tradizionalismo, il quale, senza per nulla respingere le dottrine nuove del Concilio rettamente interpretate, provi uno speciale interesse per tradizioni preconciliari tuttora valide, soprattutto se legate all’immutabilità del dogma, le quali potrebbero essere riprese e rivalorizzate con utilità per la Chiesa del nostro tempo.

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il Servo di Dio domenicano Tomas Tyn

I lefevriani confondono col modernismo — che pure è presente nel cattolicesimo di oggi — quel sano progressismo nella dottrina e nella vita cristiana, che è stato promosso dal Concilio, che può farci parlare di un sano progressismo, come per esempio quello di un Maritain, di uno Spiazzi, di un Ratzinger e di un Congar, accanto a un sano tradizionalismo, come è stato quello del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, al quale ho dedicato una biografia, pubblicata nel 2007 da Fede&Cultura: “Padre Tomas Tyn. Un tradizionalista postconciliare” [vedere qui], un titolo apparentemente strano, che non è stato compreso da tutti, che avevo studiato con la massima attenzione e del quale non mi sono affatto pentito.Esso significa che un sano tradizionalismo non si trova affatto a disagio nella Chiesa del postconcilio, ma, ricordando e conservando ciò che non può perire o mutare, dà un contributo valido ed indispensabile al bene della Chiesa, in reciprocità con un sano progressismo, che scaturisce da ciò che non passa; mentre viceversa un cattivo tradizionalismo ferma il cammino della storia, non comprende il valore del nuovo, mummifica il perenne, confonde l’immutabile con l’immobilismo, la saldezza con la rigidezza, il solido col pietrificato, il conservare col conservatorismo, la fedeltà con l’arretratezza, il progresso col sovvertimento e, per esser fermo nel passato, non è capace di cogliere i valori e i problemi del presente e le speranze del futuro.

fune
il tiro alla fune

Auguriamo al Santo Padre, che si trova in mezzo all’aspro conflitto di modernisti e lefevriani, di poter operare efficacemente, con l’intercessione di Maria Regina Pacis, per la conciliazione tra questi due partiti avversi, che stanno lacerando la Chiesa, affinchè la tradizione e il progresso possano doverosamente lavorare assieme per un sano rinnovamento e una sana modernità espandendo la Chiesa verso sempre più ampli orizzonti di giustizia e di pace.

“Comprensione per i peccatori,ma mai negoziare la Verità”

Nell’Omelia a santa Marta del 20 maggio 2016, il santo Padre Francesco ha espresso parole forti che riteniamo doverose riportare e meditare, dal momento che si sono sollevati alcuni scudi, come una sorta di difesa a ciò che si pensa di questo pontefice, mentre invece ciò che ha espresso, è pienamente corretto e silenziato dai Media.

La scena che domina spesso molte pagine dei Vangeli è quella in cui, farisei e dottori della legge, cercano di far cadere Gesù per prenderlo in contropiede, minarne l’autorità e il credito di cui gode fra la gente. Una delle tante, riportata dal Vangelo del giorno, è quella che i farisei gli tendono domandandogli se sia lecito ripudiare la propria moglie.

Gesù esprime la Sua “compassione”: “vide una grande folla, ebbe compassione di loro… e si mise ad insegnare loro molte cose” (Mc 6,34). Discendendo dal seno del Padre, e incarnatosi nel grembo della Vergine Maria, Gesù non si fa semplicemente Uomo, ma incontra l’umanità, un’umanità fortemente sofferente a causa del Peccato Originale, e la vede: come pecore che non hanno pastore, gregge non più gregge, sbandato, destinato a passanti affamati e a lupi rapaci. “Ebbe compassione di loro”, scrive l’evangelista S.Marco.

La com-passione non significa sentimentalismo, è un termine composto che significa com-patire che a sua volta significa “partecipare dell’altrui patimento”. Gesù è Colui che, vero uomo e vero Dio, entra nel tempo per portare fuori gli uomini da questo patimento, viene a portarci fuori dalle logiche del mondo e dal mondo stesso. Ricordiamo: «Il mio regno non è di questo mondo… il mio regno non è di quaggiù» (Gv.18,36).

Infine va compreso che all’epoca dei fatti l’insegnamento non era certo come quello che intendeva il Cristo, ossia arrivare a toccare il cuore dell’uomo, entrare dentro i nostri cuori per commuoverli e dunque istruirli e dimorarvi dentro. L’insegnamento era imposizione della Legge e non c’era contraddittorio tra il popolo e i “maestri”, le discussioni le facevano i maestri fra di loro, mentre il popolo subiva in silenzio. Con l’avvento del Messia Gesù lo scenario cambia. La rivoluzione che Gesù porta non è a livello terreno, ma nelle anime, nelle coscienze, in questo rapporto con Dio che diventa un “Tu per tu”.

E per portarci fuori da questo mondo e dalla sua logica, Gesù si espone in prima Persona, offre Se stesso fino allo scandalo della morte di Croce, ma non solo, nel vedere queste folle, non si limita a consolarle, ma comprende bene, sa bene, che non conoscendo ancora il Messia, non sanno la Verità, non conoscono la Via da prendere, non sanno nulla della Vita vera, non lo hanno ancora incontrato. Ecco perché Gesù “si mise ad insegnare molte cose”. Prima ancora di compiere i miracoli, Gesù insegna.

Ma perchè questa insistenza? Ecco che ritorniamo alle parole del Papa nell’omelia.

La Legge di Mosè, a causa della “durezza dei cuori”, aveva modificato la Legge originale di Dio e Dio lo aveva permesso perchè eravamo ancora immaturi di comprendere, e perchè nessuno avrebbe potuto insegnare con l’autorità di Dio come dimostrò Gesù quando scandalizzò perché arrivò a rimettere i peccati: «Ti sono rimessi i tuoi peccati!» (Mc 2,5).

Combattere la fame, la miseria, le malattie è molto importante, è bello ed è cristiano, anche i non cristiani possono riuscirci con la buona ed onestà volontà, ma significa combattere soltanto le conseguenze e non ancora la causa del male. Lottare contro le conseguenze del peccato, che è il male, è come amministrare un anestetico che toglie un poco il dolore, ma non cancella la malattia, la quale, presto o tardi, riapparirà più devastante, come sta accadendo in questo nostro tempo. Il cancro di tutte le società, l’origine di ogni male è il peccato. Gesù viene a sradicarlo e, nel farlo offrendo Se stesso, non vuole che rimaniamo nell’ignoranza la quale è anche una delle cause delle bruttezze che avvengono nelle società.

La Legge di Mosè, dunque, prevedeva la pena di morte a coloro che non osservavano i Comandamenti divini e il ripudio alla donna (non al marito) che commetteva adulterio, spesso anche con la lapidazione. La Vergine Santissima, Maria, rischiò anch’Essa di essere ripudiata: Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.  Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.  Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt.1,18-21)

Giuseppe, uomo giusto, corretto nella coscienza, sapeva che Maria le era stata fedele, ma il dubbio lo mosse non verso la Sposa, ma a cosa avrebbe detto la gente, come avrebbero reagito i dottori della Legge di Mosè. Ripudiarla “in segreto” significava appunto di non farlo sapere a nessuno proprio per evitare che Maria potesse correre il rischio di venire ripudiata e  pure lapidata. Questo è lo scenario in cui si muovono i farisei, anzi, la tensione e la paura che essi avevano seminato usando, a torto o a ragione, la Legge. In questo scenario e sull’insegnamento di Gesù, Papa Francesco non sta ribaltando la priorità fra conversione, peccato e misericordia, ma sta sottolineando le mosse di Gesù.

Alla base del suo discorso c’è, appunto, la Legge di Mosè che puniva con la morte chi non osservava i Comandamenti. I Farisei volevano mantenere la Legge di Mosè perchè gli faceva comodo e potevano spadroneggiare, e l’uso di questa legge così interpretata alla lettera dai dottori della legge, penalizzava soprattutto le donne e i più poveri; non puniva, quasi mai, gli uomini, ossia non li puniva per questione di sesso o tradimenti, gli uomini venivano lapidati se bestemmiavano Dio, le donne solitamente per questioni di adulterio.

Gesù non s’immischia nelle diatribe umane, e quando cercano di incastrarlo, ha sempre una risposta che urta certi ascoltatori. Lo accusano di voler cambiare la Legge di Mosè, ma Egli risponde: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento..“(Mt.7,17-20). E il compimento era Lui, l’avvento del Messia.

Cercano di incastrarlo sulla questione del matrimonio, la Legge prevedeva il ripudio, ma Gesù dà loro una risposta che non si aspettavano, non pone la questione “uomo sì, e donna no” ma davanti a Dio li mette sulla stessa dignità, la donna ha lo stesso diritto del marito non per ripudiare, ma per amare e conservare l’indissolubilità del matrimonio (Mt.19,1-30), la sua carne è una carne sola con il marito legittimo e perciò, il marito non ha più alcun diritto di ripudiare la moglie, subentra la logica del perdono e del perdonare. Il Matrimonio esce così  fuori da ogni discussione arbitraria, da quel contesto della “legge” del ripudio, per ritornare a quella unione indissolubile  creata da Dio all’origine, ecc.. ecc…

Ecco l’indissolubilità, non più oggetto di ricatto o discussioni, o lapidazioni, ma un fatto concreto che insito nelle coscienze rette degli uomini è portato a compimento da Gesù e lo fa lui stesso “sposando la Chiesa”, l’unione indissolubile è portata allo scoperto ma non come un peso, bensì come sviluppo naturale coniugale dell’uomo e della donna: la vera felicità è la stabilità dell’unica unione originale  benedetta da Dio. Per questo Gesù la insegna e invia la Chiesa, Sua Sposa, ad istruire sul compimento della Legge.

Infine, nelle parole del Papa, sulla questione dell’adultera, si sottolinea che Gesù non ha mai condannato nessuno, e Lui stesso dice che non è venuto a condannare, ma per salvare…. «Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno…..» (Gv.12,47-48), la strategia di Gesù è semplice: la compassione, l’accogliere i peccatori, il perdonare, il coinvolgere – dopo – il perdonato alla comprensione della grazia ricevuta.

In questo senso e non altro il Papa sta sottolineando come, invece, i farisei tentavano di patteggiare la verità con Cristo: comprensione per i peccatori sì, Gesù conosce le nostre debolezze, per questo è venuto nel mondo, ma non per negoziare la verità o per giustificare il peccato. La stessa conclusione di quella parte del discorso riporta integrale la scena dell’adultera con le parole: va e non peccare più

Ora, se io peccatore, comprendo la misericordia Dio, quanto maggiormente comprenderò che non devo peccare più? Questa è la lezione dell’adultera convertita…. ciò che la muove è quella compassione e misericordia che Gesù le dimostra, quella parola che invece di condannarla come diceva la Legge di Mosè, la fa sentire perdonata. Questi sono i soggetti degni della compassione di Gesù, coloro che come l’adultera che ha compreso il suo stato di peccatrice, attende la sua fine, non ha più speranza perché sa di aver sbagliato. Ed ecco allora l’incontro con la Speranza incarnata che perdona, risana.

Gesù non solo non la giudica, ma vedendola e sapendola pentita e pure umiliata e mortificata, la tira fuori da quella situazione senza farle alcun processo, una novità unica per quel tempo, ma il discorso si chiude con un quel monito chiaro ed incisivo: “va e non peccare più” (Gv.8,11), e sappiamo poi dalla Tradizione che quella Donna entrò nel gruppo delle Donne alla sequela di Gesù, con Maria, la Madre. Il vero pentito che sa e sente di essere stato perdonato, si incammina nel discepolato del suo Salvatore Gesù Cristo.

Così come accade lo stesso per un paralitico guarito, un episodio un poco trascurato, al quale Gesù dice: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio» (Gv.5,14)

E’ questa la barriera più grande che Gesù è venuto ad abbattere, il muro dell’omertà verso il peccato, dal quale dipende tutto il resto, dipendono i nostri rapporti sia familiari quanto sociali e culturali.

“Ma Gesù è tanto misericordioso, è tanto grande, che mai, mai, mai chiude la porta ai peccatori”. Dunque, sottolinea il santo Padre Francesco, queste sono le “due cose che Gesù ci insegna: la verità e la comprensione”, ciò che i “teologi illuminati” non riescono a fare, perché chiusi nella trappola “dell’equazione matematica” del “Si può? Non si può?” e quindi “incapaci sia di orizzonti grandi sia di amore” per la debolezza umana. Basti guardare, conclude il Papa, la “delicatezza” con cui Gesù tratta l’adultera sul punto di essere lapidata:“Neanch’io ti condanno; va e d’ora in poi non peccare più”.

Perché… se pecchi ancora e non ti penti, o arrivi a giustificare il tuo peccare, non sarò io a condannarti, ci ricorda Gesù nelle parole che abbiamo riportato nelle nostre riflessioni, ma sarai tu stesso ad escluderti dalla salvezza. Anche per questo ha istituito il Sacramento della Riconciliazione, o Penitenza: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv.20,23).

Ma in quel rimettere non c’è, appunto, la gestione arbitraria del Sacramento, la rimessione non è lasciata al libero arbitrio del sacerdote, ma tutto rientra in quella scala di valori portata dal Cristo di cui parla il Papa: Gesù distingue sempre tra la verità e la “debolezza umana”, “senza giri di parole”… qualcosa si può fare: il perdono, la comprensione (della debolezza del peccatore, non del peccato), l’accompagnamento, l’integrazione, il discernimento di questi casi… (chi è recidivo nel peccare e vuole giustificare il proprio peccato, da chi non comprende e non sa di vivere in peccato) sempre… ma la verità non si vende mai!

Sia lodato Gesù Cristo

Fonte : tratto da articolo sul  sito Cooperatores Veritatis

http://www.cooperatoresveritatis.net/it/il-perdono-di-cristo-i-farisei-e-le-parole-del-papa

Accoglienza:”dovere cristiano, a patto che sia proporzionata, regolamentata e razionale”

Papa Francesco : «Non siamo in grado di aprire le porte in modo irrazionale. La domanda fondamentale da porsi è perché ci sono così tanti migranti oggi e il problema sono le guerre in Medio Oriente e Africa e il sottosviluppo del continente africano. Se c’è la guerra è perché ci sono produttori di armi -produzione giustificata in caso di difesa-, in particolare i trafficanti di armi. Se c’è così tanta disoccupazione, è per mancanza di investimenti capaci di portare il lavoro di cui l’Africa ha così tanto bisogno». Queste le dichiarazioni di Papa Francesco, che ha rilasciato  in una intervista al giornale La Croix, pubblicata il 16 maggio 2016.

IMMIGRAZIONE E MAGISTERO DELLA CHIESA CATTOLICA: tenere presente “non solo l’interesse dell’immigrato, ma anche il BENESSERE DELLA NAZIONE”.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che le autorità delle nazioni hanno il diritto e il dovere di limitare il numero delle nuove entrate in vista del bene comune  (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2241 ), ma lascia alle autorità civili il compito “loro proprio” di valutare le capacità concrete di accoglienza e di integrazione della nazione e, in base a ciò, di studiare i mezzi legislativi adeguati e proporzionati, a seconda delle situazioni concrete, per regolare i flussi migratori e tutelare la comunità anche da fenomeni di criminalità che possono approfittare dei flussi migratori stessi. Le nazioni sono le famiglie dei popoli e, come nelle famiglie degli individui, l’accoglienza e l’ospitalità può avvenire solo nella misura del possibile e nella salvaguardia dell’autonomia, dell’identità e dell’esistenza della famiglia stessa. 

1046254552687PAPA PIO XII molto ha fatto, negli anni del secondo conflitto mondiale in cui imperversava la furia delle persecuzioni razziali, politiche e religiose, per offrire ai perseguitati il caloroso soccorso paterno della Chiesa. «Vorremmo poter liberare tutti da ogni timore, per donare a tutti la pace, per riempire tutti di gaudio», recita l’Intenzione di preghiera composta in occasione della Pasqua del 1957 da Papa Pacelli.
Nel marzo del 1946 Pio XII trattava la questione dell’immigrazione rivolgendo un breve discorso al sign. Ugo Carusi, del Dipartimento della giustizia degli Stati Uniti, Commissario per l’immigrazione, e al sign. Howard R. Travers, del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, nel quale Sua Santità precisava che in un momento storico come quello che si viveva negli anni difficili del primo ‘900, in cui l’America aveva offerto un generoso ed ospitale asilo a genti di altre terre, oppresse dalla tirannia o forzata dalla povertà o persecuzione religiosa a cercare la salvezza nell’esilio, era necessario tenere presente “non solo l’interesse dell’immigrato, ma anche il BENESSERE DELLA NAZIONE”.

Pio XII è stato autore del primo documento pontificio sulla cura degli immigrati: si tratta del costituzione apostolica Exsul familia, del 1952, con cui si davano istruzioni in materia di assistenza spirituale dei migranti. Gran parte del documento riguarda l’emigrazione italiana che era un fenomeno piuttosto rilevante in quel tempo (secondo i dati statistici che si conservano nel 1952 c’erano circa 20 milioni di italiani emigrati all’estero).

Le parole di PAPA FRANCESCO oggi, rilasciate al quotidiano cattolico La Croix , riprendono quelle di PIO XII, ma i media più noti non le hanno riportate: arrivano in un altrettanto delicato momento storico, come quello attuale, in cui il problema dell’immigrazione è sentito da chiunque. E’ giusto opporsi ad una incontrollata apertura dei confini, temere per la sicurezza interna e la già scarsa mancanza di lavoro. L’accoglienza è un dovere cristiano, a patto che sia equilibrata, proporzionata e regolamentata, questo ha detto Francesco: «Non siamo in grado di aprire le porte in modo irrazionale». E ha proseguito:«L’ACCOGLIENZA PEGGIORE E’ GHETTIZZARE I MIGRANTI , invece di integrarli. A Bruxelles, i terroristi erano belgi, figli di migranti, ma erano in un ghetto. A Londra, il nuovo sindaco (musulmano, ndr) ha prestato giuramento in una cattedrale e probabilmente verrà ricevuto dalla regina. Questo dimostra l’importanza per l’Europa di ritrovare la sua capacità di integrare: PAPA GREGORIO MAGNO  ha trattato con i cosiddetti barbari, che poi sono stati integrati. Integrazione ancora più necessaria oggi che l’Europa sta vivendo un grave problema del basso tasso di natalità a causa della ricerca egoistica del benessere».

ISLAM E CONVIVENZA CON I CRISTIANI.
Francesco viene spesso accusato di non voler condannare l’Islam come causa del terrorismo, ed invece, come ha spiegato Vittorio Messori, è un giusto approccio di distinzione tra musulmani e terroristi islamisti.

arabia-300x194ISIS infatti perseguita anche i musulmani che non si adeguano alla DOTTRINA DEL WAHHABISMO che è l’interpretazione fondamentalista del Corano, seguita soprattutto in Arabia Saudita che, come il Qatar ed il Kuwait, hanno spesso rifornito e sostenuto i miliziani di ISIS.  L’apposita Commissione del Congresso Usa, nel rapporto di 28 pagine redatto a proposito dell’11 settembre, ha puntato sempre di più il dito contro l’Arabia Saudita, considerandola senza mezzi termini il «principale finanziatore» dei dirottatori. Tra gli autori di tale documento v’è l’ex-senatore della Florida, Bob Graham, che è stato estremamente esplicito: «L’Arabia Saudita non si è fermata nella propria opera di diffusione del wahhabismo. E l’Isis è un prodotto proprio degli ideali sauditi, del denaro saudita e del supporto organizzativo saudita, sebbene ora l’Arabia abbia la pretesa di presentarsi come anti-Isis per eccellenza».

VIDEO DOCUMENTARIO ARABIA SAUDITA SVELATA Saudi Arabia Uncovered  http://www.pbs.org/wgbh/frontline/film/saudi-arabia-uncovered/
Un video denuncia, filmato da attivisti contro il regime saudita, che per la prima volta rivela gli orrori che l’impero del petrolio, l’ Arabia Saudita, tiene da sempre nascosto,un regime islamista tra i più repressivi al mondo, il wahhabismo da cui deriva Isis o Califfato Islamico….

Il Wahhabismo è una versione ultraconservatrice dell’islam sunnita. Il regime, che gode di proventi immensi dalla vendita del petrolio, ha speso circa 70 miliardi di dollari nella promozione del wahhabismo. Non è un caso se 15 delle 19 persone coinvolte nell’attentato dell’11/9 erano saudite.

Il Pontefice sa benissimo che l’origine del terrorismo è sia politica che religiosa, lo ha dimostrato in questa intervista a La Croix, affermando: «Io non credo che vi sia una paura dell’Islam in quanto tale, ma paura di Daech (il Califfato islamico) e della sua guerra di conquista, guidata in parte dall’Islam. E’ vero, l’idea di conquista è inerente l’anima dell’Islam, ma potrebbe essere interpretato allo stesso modo anche il finale del Vangelo di Matteo, dove Gesù manda i suoi discepoli in tutte le nazioni». Il paragone del Papa è riferito alle frasi  in cui Gesù invoca la spada e la divisione nel Vangelo di Matteo (Mt 10,34) e nel Vangelo di Luca (Lc 12,51), frasi che vanno interpretate nel contesto in cui GESU’ stava tenendo il Suo discorso : GESU’ usa una metafora forte ma il suo obiettivo era di riportare la vita degli uomini all’obbedienza della volontà divina. Un fine che si poteva raggiungere solo con un cambiamento radicale di se stessi , creando anche un conflitto con la mentalità del mondo. Gesù non parlava di violenza gratuita e di conquista, ma se le Sue parole vengono estrapolate da tutto il contesto del Vangelo (il cui cuore sono le BEATITUDINI, la Magna Charta del Cristianesimo) potrebbero essere interpretate erroneamente, come  i diversi inni di conquista armata presenti nell’Antico Testamento. In ogni caso, Papa Francesco ha perfettamente ragione: il problema è l’interpretazione del Corano (del Nuovo e dell’Antico Testamento), che non è necessariamente fondamentalista.

«Di fronte all’attuale TERRORISMO ISLAMICO », ha proseguito Papa Francesco, «dovremmo mettere in discussione il modo in cui un modello di democrazia troppo occidentale è stato esportato nei paesi in cui vi era un potere forte, come in Iraq. O in Libia, dove la struttura è tribale. Non possiamo andare avanti senza considerare la cultura di quei luoghi. La convivenza tra cristiani e musulmani è possibile, i musulmani venerano la Vergine Maria e San Giorgio. Mi è stato segnalato che in un paese africano, in occasione del Giubileo della misericordia, c’è una lunga coda di musulmani che desiderano passare dalla porta santa della Cattedrale per pregare la Vergine Maria. Nella Repubblica Centrafricana, prima della guerra, cristiani e musulmani vivevano insieme e dobbiamo imparare a farlo nuovamente, anche l’esperienza del Libano mostra che è possibile».

Punjab, musulmani finanziano la costruzione di una chiesa cattolica:”Questo è il dialogo per la vita, ma il Pakistan diventa famoso solo per gli episodi di violenza”. Padre Paul, che per nove anni ha guidato la commissione della diocesi di Faisalabad per il dialogo interreligioso, afferma che non è la prima volta in cui i musulmani aiutano la costruzione di un luogo di culto cattolico.

http://www.asianews.it/notizie-it/Punjab,-musulmani-finanziano-la-costruzione-di-una-chiesa-cattolica-37381.html

RADICI CRISTIANE DELL’EUROPA.
Ha fatto discutere il mancato riferimento del Papa alle radici cristiane durante il recente conferimento del Premio Carlo Magno, Francesco ha spiegato il motivo: «Dobbiamo parlare di radici al plurale perché ce ne sono diverse. In questo senso, quando sento parlare di radici cristiane dell’Europa, a volte temo il tono, che potrebbe essere trionfalistico o vendicativo, diventando “COLONIALISMO”. Giovanni Paolo II ne ha parlato, ma con un tono tranquillo. L’EUROPA, CERTO, HA RADICI CRISTIANE . Ma il Cristianesimo ha il dovere di irrigare in uno spirito di servizio, il dovere del Cristianesimo per l’Europa è il servizio. Erich Przywara, gran maestro di Romano Guardini, e Hans Urs von Balthasar, ci insegnano che il contributo del Cristianesimo alla cultura è quella di Cristo con la lavanda dei piedi, vale a dire il SERVIZIO E IL DONO DELLA VITA. Non un apporto coloniale».

LAICITA’ NON  LAICISMO
Francesco ha mostrato più volte di avere a cuore, come Benedetto XVI, una sana laicità,non laicismo, che «garantisca la libertà di religione. Tutti dovrebbero avere la libertà di esternare la propria fede, se una donna musulmana vuole indossare il velo, lei dovrebbe essere in grado di farlo. Allo stesso modo, se un cattolico vuole indossare una croce. La critica che rivolgo alla Francia è di aver esagerato con la laicità. Questo deriva da un modo di considerare le religioni come una subcultura e non una cultura intera, questo approccio, che deriva dal patrimonio dei Lumi, è ancora oggi presente. La Francia dovrebbe fare un passo avanti su questo tema ed accettare che l’apertura alla trascendenza sia un diritto di tutti». La Francia, ha aggiunto, è oggi «una periferia da evangelizzare».

OBIEZIONE DI COSCIENZA: DIRITTO UMANO 
Anche in Italia, a seguito della legge sulle unioni civili, è esploso il tema dell’obiezione di coscienza. «E’ il Parlamento che dobbiamo discutere, argomentare, spiegare, ragionare. Così cresce una società, una volta che la legge è passata lo Stato deve rispettare le coscienze. In ogni struttura giuridica, L’ OBIEZIONE DI COSCIENZA deve essere presente perché è un DIRITTO UMANO. Compresa quella di un funzionario del governo, che è una persona umana. Questa è vera laicità. Non possiamo spazzare via gli argomenti dei cattolici, dicendo: “Tu parli come un prete”. No, egli si basa sul pensiero cristiano che la Francia ha così notevolmente sviluppato».

Altre sono le tematiche toccate dal Papa nell’intervista a La Croix, come la necessità di evangelizzare i popoli, il cui compito non è soltanto affidato ai preti, ma anche ai laici.«E’ lo Spirito Santo il protagonista di ciò che fa la Chiesa, il suo motore. Troppi cristiani lo ignorano. E’ il Battesimo che dà la forza per evangelizzare!».

La crisi dei migranti,  la “peggiore emergenza umanitaria dalla II Guerra mondiale”: dichiarazione di Papa Francesco, del Patriarca Ecumenico Bartolomeo e dell’Arcivescovo di Atene e di Tutta la Grecia Ieronymos

vaticano_-_0416_-_papa_a_lesbo1“… Come capi delle nostre rispettive Chiese, siamo uniti nel desiderio della pace e nella sollecitudine per promuovere la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo e la riconciliazione. Mentre riconosciamo gli sforzi già compiuti per fornire aiuto e assistenza ai rifugiati, ai migranti e a quanti cercano asilo, ci appelliamo a tutti i responsabili politici affinché sia impiegato ogni mezzo per assicurare che gli individui e le comunità, compresi i cristiani, possano rimanere nelle loro terre natie e godano del diritto fondamentale di vivere in pace e sicurezza. Sono urgentemente necessari un più ampio consenso internazionale e un programma di assistenza per affermare lo stato di diritto, difendere i diritti umani fondamentali in questa situazione divenuta insostenibile, proteggere le minoranze, combattere il traffico e il contrabbando di esseri umani, eliminare le rotte di viaggio pericolose che attraversano l’Egeo e tutto il Mediterraneo, e provvedere procedure sicure di reinsediamento.”

Testo integrale della dichiarazione

http://www.asianews.it/notizie-it/La-crisi-dei-migranti,-la-%E2%80%9Cpeggiore-emergenza-umanitaria-dalla-II-Guerra-mondiale%E2%80%9D-37244.html

Fonti: Radio Vaticana, Zenit, UCCR, Asianews 

http://it.radiovaticana.va/news/2016/05/16/intervista_del_papa_al_quotidiano_cattolico_la_croix/1230301

Quando l’amore per gli animali diventa idolatrìa:IL DISTINGUO DEL PAPA E’ UN RICHIAMO ALLA COERENZA EVANGELICA

Lettera del giornalista Vittorio Feltri al collega direttore del giornale “L’Eco di Bergamo”: LE PAROLE DEL PAPA IN UN MONDO EGOISTA.

Queste parole di Papa Francesco,giorni fa hanno scatenato le critiche di animalisti e vegani sui media:

«No a chi ama cani e gatti e lascia senza aiuto il vicino che ha fame»

«Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti ai cani, e poi lasciano senza aiuto la fame del vicino e della vicina, no per favore no, d’accordo eh?». Lo ha rimarcato il Papa nella udienza giubilare in piazza San Pietro, nella quale ha invitato a «stare attenti a non identificare la pietà con quel pietismo piuttosto diffuso – ha detto – che è solo una emozione superficiale che offende l’ altro».«La pietà – ha aggiunto il Papa- non va confusa con la compassione per gli animali che vivono con noi, accade infatti che a volte si provi verso animali e si rimanga indifferenti di fronte alle sofferenze dei fratelli».
Spirito Santo Papa Francesco LA PIETA’, ha spiegato papa Francesco, «è uno dei sette doni dello Spirito Santo che il Signore offre ai discepoli per renderli docili alle ispirazioni divine…Oggi, invece, dobbiamo stare attenti a non identificare la pietà con quel pietismo, piuttosto diffuso, che è solo un’emozione superficiale e offende la dignità dell’altro». Papa Francesco torna su un tema già affrontato in passato. L’anno scorso aveva ammonito le giovani coppie sposate esortandole ad evitare di scegliere di avere un cane o un gatto invece di un figlio. Nel quotidiano argentino La Voz del Pueblo, il Papa in un’ intervista aveva risposto così su una domanda sui principali mali del mondo : «Povertà, corruzione, traffico di esseri umani. Posso sbagliare nella statistica, ma ditemi: quali sono i settori che vengono dopo alimenti, vestiti e medicina tra le spese del mondo? Al quarto posto ci sono i cosmetici, al quinto le mascotte ,gli animali da compagnia. Questo è grave, eh. La cura degli animali domestici è come l’amore un po’ programmato, come dire, posso programmare la risposta d’amore di un cane o di un gatto, e non ho più bisogno di sperimentare l’esperienza dell’amore reciproco come avviene tra gli uomini».

IL COMMENTO DI VITTORIO FELTRI: “Caro direttore, ti importuno perché ho bisogno di sfogarmi. Sono stanco di leggere sui giornali e di ascoltare in tivù aspre critiche al Papa per esternazioni su vari temi di sua pertinenza. Le ultime riguardano gli animali.

Francesco ha detto che molta gente ama gli animali e trascura gli uomini, ed è vero. Il significato della sua frase è trasparente: egli non ha dichiarato che bisogna sfrattare dalle nostre case cani e gatti, maltrattarli e magari abbandonarli. Nulla di tutto ciò. Si è limitato a ricordarci che oltre alle bestie conviene amare anche il prossimo, cioè i nostri simili. Il che mi sembra in perfetta sintonia con gli insegnamenti evangelici. Dove è lo scandalo? Ci mancherebbe che il Pontefice predicasse in contraddizione con il pensiero di Gesù.

Egli evidentemente è stato frainteso da molti media che, in malafede, hanno ravvisato nelle sue parole un tentativo di indurre l’umanità a privare gli animali di sostentamento per soccorrere le persone in difficoltà di sopravvivenza. E questo è intollerabile.
Giustamente il Papa ha fatto viceversa notare a tutti noi che è assurdo coccolare un cucciolo, pur meritevole di tenerezze, e poi trascurare le persone indigenti la cui miseria è sotto i nostri occhi, negando loro soccorso, un piccolo aiuto. Difficile dargli torto. Proprio ieri il tuo quotidiano ha pubblicato i risultati di una inchiesta sconvolgente: sei bergamaschi su dieci sono indifferenti all’esistenza dei loro vicini. Il dato è allarmante, dimostra che trionfa l’egoismo e supera la generosità e la fratellanza ossia sentimenti che dovrebbero improntare il comportamento di ogni cristiano.
Ognuno è padrone di agire secondo le proprie idee, ma non può pretendere che il capo della Chiesa non richiami i fedeli affinché rammentino i principi del cattolicesimo. Assurdo pensare che Francesco non si attenga al Verbo che recita: ama il prossimo tuo come te stesso. E il prossimo non è solo un animale domestico, rispettabile che sia, ma lo è anche l’extracomunitario privo di mezzi indispensabili per campare decentemente. Ce lo vogliamo mettere in testa che il Pontefice è cattolico e che da lui ci si devono aspettare solo esortazioni coerenti con la fede?

CHI NON CREDE IN DIO E’ LIBERO DI AVERE OPINIONI CONTRASTANTI CON QUELLE DELLA CHIESA,MA CHI INVECE E’ CRISTIANO DIVENTA RIDICOLO SE CONTESTA LE RACCOMANDAZIONI DEL SUCCESSORE DI PIETRO. Il quale per altro se sostiene la necessità di dare una mano a chi sta male, di non respingerlo ma di accoglierlo, non è un “comunista”: semplicemente è cattolico sul serio e agisce ispirandosi alle Sacre Scritture.

Polemizzare col Papa perché fa il Papa è un esercizio illogico e stupido. Non è obbligatorio per un ateo condividerne le tesi, ovvio. Però attenzione: chi fa parte della Chiesa sappia che Bergoglio non apre la bocca per dare aria ai denti, bensì ricorda al gregge che il cristianesimo ha una dottrina sulla quale non è lecito sorvolare. In ultima analisi, criticare Francesco perché ribadisce con forza certi principi è una operazione scorretta se compiuta dai credenti. Chi credente non è, si arrangi. Fatti suoi. Ma almeno rifletta.

(Vittorio Feltri, L’Eco di Bergamo, 16 maggio 2016).

http://www.ecodibergamo.it/stories/Editoriale/le-parole-del-papain-un-mondo-egoista_1182949_11/

ANIMALI PARADISO 1CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:la visione cristiana a proposito del rapporto tra l’uomo e gli animali.

La Scrittura, nel libro della Genesi, ci rivela che Dio è il Creatore di tutto ciò che esiste, ma, ripetendo per ognuna delle opere dei sei giorni «e Dio vide che era cosa buona», ci dice anche che «le varie creature riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell’infinita sapienza e bontà di Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica 339). Dio ama tutte le sue creature e si prende cura di ciascuna di esse (guardate i corvi: non seminano e non mietono… e Dio li nutre Lc 12,24) e, a loro volta, le creature, con la loro semplice esistenza, rendono lode e gloria al suo Nome.
Non bisogna, però, dimenticare che l’uomo è il vertice dell’opera della creazione perché egli è a immagine di Dio e tra tutte le creature visibili è il solo capace di conoscere e amare il proprio Creatore. Il racconto della Genesi esprime questo distinguendo nettamente la creazione dell’uomo da quella delle altre creature; e Gesù stesso dirà: quanto più degli uccelli voi valete! (Lc 12,24).

Giustamente allora il Catechismo : «Dio ha consegnato gli animali a colui che Egli ha creato a Sua immagine… la signoria sugli esseri inanimati e sugli altri viventi accordata dal Creatore all’uomo non è assoluta; esige un religioso rispetto dell’integrità della creazione.… Gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorderà con quale delicatezza i santi, come San Francesco d’Assisi o San Filippo Neri, trattassero gli animali». Dunque, se da una parte «è contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita», dall’altra con chiarezza il Catechismo dichiara che «è pure indegno dell’uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini». E così conclude: «si possono amare gli animali; ma non si devono far oggetto di quell’affetto che è dovuto soltanto alle persone» (CCC 2415-2418).

ANIMALI E PARADISO:gli animali esistono eternamente nella Mente di Dio

Benedetto XVI, che ha una predilezione per i gatti,aveva ribadito che per gli animali la morte significa la fine dell’esistenza.«Un giorno rivedremo i nostri animali nell’eternità di Cristo»: alcuni attribuiscono questa frase a Papa Francesco MA NON ESISTONO FONTI UFFICIALI CHE CONFERMINO ,infatti la notizia sarebbe riferita all’Udienza del 26 novembre 2014 – vedi qui il testo integrale ed ufficiale – e, leggendo il testo,  Papa Francesco non solo non ha mai pronunciato quelle parole, ma neppure “l’apostolo Paolo” ha mai discusso con un bambino a cui era morto un cane, che è frase attribuita invece a Paolo VI ma anche qui non esiste alcuna fonte ufficiale.

Non ci sarà un’altra vita per gli animali perché non hanno un’anima spirituale e immortale. Essi hanno un’anima (sono detti animali proprio per questo!), ma solo vegetativa e sensitiva.

ANIMALI PARADISO 2Tuttavia l’affermazione di San Giovanni