La bufala dello “scoop del Terzo Segreto di Fatima non rivelato”: tutte le incongruenze sul testo attribuito a Suor Lucia e diffuso dal giornalista Zavala

E’ uscito il 21 marzo 2017 in Spagna un libro di José Maria Zavala, intitolato “El secreto mejor guardado de Fatima”, il Segreto meglio custodito di Fatima. E’ un’opera piuttosto ampia, di 330 pagine, in cui si ripercorre la storia delle apparizioni del 1917, e del Terzo Segreto.

Secondo quanto riportato da la Nuova Bussola Quotidiano ( 13, 21 e 22 marzo 2017) in alcuni articoli del giornalista Marco Tosatti, quel libro sarebbe un clamoroso scoop, una nuova rivelazione sul segreto di Fatima! Invece è una megabufala…DA NOTARE che nell’ articolo del 13 marzo, subdolamente il giornalista accredita le dichiarazioni di  “Ingo Dollinger, un anziano sacerdote, professore di teologia, amico di lunghissima data del cardinale Joseph Ratzinger, poi Benedetto XVI”: secondo Dollinger, Ratzinger, quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, gli avrebbe confidato che “una parte del segreto di Fatima non era stata pubblicata dal Vaticano”…  vt-it-art-28071-papa_benedetto_xvi_scrittoreE’ LO STESSO RATZINGER A SMENTIRE LA BUFALA: il Papa emerito Benedetto XVI comunica – si legge nel Bollettino della Santa Sede in data 21.05.2016 – «di non aver mai parlato col prof. Dollinger circa Fatima», afferma chiaramente che le esternazioni attribuite al professor Dollinger su questo tema «sono pure invenzioni, assolutamente non vere» e conferma decisamente: «la pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima è completa», (è gravemente scorretto  ed oltraggioso che vengano insinuati dubbi sulle dichiarazioni scritte ben chiare da Benedetto XVI in persona) vedasi documento: 

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2016/05/21/0366/00855.html

MAIL ANONIMA

Racconta Zavala, riguardo al suo libro scoop sul “Terzo segreto di Fatima”, di aver ricevuto sulla posta del suo sito web una mail anonima. Non c’era né testo, né oggetto; solo un allegato. La mail era nella cartella spam. L’ha aperta per leggerla, e dopo un po’ di esitazioni ha scaricato l’allegato. Era una lettera manoscritta, in portoghese, intitolata JMJ. La lettera consta di 24 righe.

LA PERIZIA

Zavala l’ha fatta tradurre, e poi ha chiesto una perizia calligrafica a una professionista del settore, Begona Slocker de Arce, perito calligrafo dei tribunali di Giustizia, riconosciuta dalla Società Spagnola di Grafologia, diretta del professore Francisco Alvarez (ex capo della Jefatura di investigazione e criminalistica della Guardia Civile), professore “tutor” nei corsi di Madrid di perito calligrafo giudiziario. E con altri titoli ancora.

STESSA CALLIGRAFIA

La perizia, molto dettagliata (occupa venti pagine di libro) si conclude così: “Il documento ‘dubitado’ (cioè quello da studiare. N.D.R.) a cui ci si riferisce qui come Terza Parte non rivelata del Segreto di Fatima, è stato realizzato dalla stessa mano del documento ‘indubitado’ (il testo di riferimento, certamente autentico N.D.R.) corrispondente alla Prima e alla Seconda Parte del Segreto di Fatima redatto di proprio pugno da Suor Lucia dos Santosnella sua Terza Memoria del 31 agosto del 1941”.

IL TESTO DELLA LETTERA

Ecco il testo, tradotto dalla Nuova Bussola, che comincia con le sigle JMJ, e la data: “Tuy, 1/4/1944”:

Adesso vado a rivelare il terzo frammento del segreto; questa parte è l’apostasia nella Chiesa. Nostra Signora ci mostrò una visione di un individuo che io descrivo come ‘il “Santo Padre’, davanti a una moltitudine che stava lodandolo.

Però c’era una differenza con un vero Santo Padre, lo sguardo del demonio, questo aveva gli occhi del male.

Poi, alcuni momenti più tardi, vedemmo lo stesso Papa entrare in una Chiesa, però questa Chiesa era la Chiesa dell’inferno, non c’è modo di descrivere la bruttezza di questo luogo, sembrava come una fortezza fatta di cemento grigio, con gli angoli rotti e le finestre come occhi, aveva un picco sul tetto dell’edificio.

Subito alzammo lo sguardo verso Nostra Signora che ci disse avete visto l’apostasia nella Chiesa, questa lettera può essere aperta dal Santo Padre, però deve essere annunciata dopo Pio XII e prima del 1960.

Nel regno di Giovanni Paolo II la pietra angolare della tomba di Pietro deve essere rimossa e trasportata a Fatima.

Poiché il dogma della fede non è conservato a Roma, la sua autorità sarà rimossa e consegnata a Fatima.

?La cattedrale di Roma deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima.

Se 69 settimane dopo che questo ordine sia annunciato, Roma continua la sua abominazione, la città sarà distrutta.????????

Nostra Signora ci disse che questo è scritto, Daniele 9,24-25 e Matteo 21, 42-44”.

Così terminava il messaggio.

E’ UN TESTO DEL 2010

Un testo analogo a quello pubblicato da Zavala nel suo libro è apparso per la prima volta nel 2010, sempre in formato digitale (cioè nessuno ha mai visto o può dire di aver avuto nelle mani un originale cartaceo) sul sitoTradition in Action”, gestito da un brasiliano, Atila S. Guimarães, che sosteneva di averlo ricevuto il 27 aprile 2010, da uno dei suoi lettori.

MODIFICHE CON IL FOTORITOCCO

Se il testo pubblicato da Zavala e quello di Tradition in Action coincidono, come affermato nell’ articolo de la Nuova Bussola del 22 marzo, restano riserve sulla veridicità della tesi illustrata nel libro.

Anche perché, come ci fanno notare persone esperte del campo, avendo a disposizione dei testi originali di Suor Lucia, con un programma avanzato di photoshop sarebbe possibile costruire un nuovo documento, o modificarne uno esistente. E probabilmente, se l’operazione fosse condotta in maniera di alta qualità, potrebbe inficiare anche quello che è il maggior punto di interesse e di forza nella presentazione del documento di Zavala, e cioè la perizia calligrafica pur condotta con tutti i mezzi tecnici a disposizione da una professionista di grande esperienza.

GIA’ PUBBLICATO ON LINE NEL 2010

Il testo ricevuto nell’aprile del 2010 da Tradition in Action veniva dal Portogallo. E’ presumibile dunque che se si tratta di un documento creato a tavolino, o modificato in parte, venga da lì. Però forse non da un portoghese; infatti la data può essere interpretata come 1° aprile 1944, o 1° settembre 1944, se scritta come si usava in Europa e in Portogallo all’epoca. Ma sappiamo da altre fonti che Suor Lucia scrisse ciò che doveva scrivere in obbedienza al vescovo nei primi giorni – dal 2 al 9 – del gennaio 1944.

Quindi se l’“1”, la cifra iniziale della data, volesse significare gennaio, ciò vorrebbe dire che Suor Lucia – o qualcuno al posto suo – aveva utilizzato un sistema di datazione in vigore negli Usa. Il che appare certamente a dir poco problematico. A meno che non si volesse introdurre volutamente un errore nel testo; così come è problematico l’uso del termine “cattedrale di Roma”.

QUANTI DUBBI SULL’AUTENTICITA’

Saverio Gaeta, giornalista e scrittore con alle spalle diverse pubblicazioni sul “caso” Fatima, conferma ad ALETEIA.ORG la non originalità del documento: «Quella presentata nel libro su Fatima dello scrittore spagnolo José Maria Zavala è una fotografia che conosciamo sin dal 2010, quando venne pubblicata sul sito http://www.traditioninaction.org. Il vero nodo è proprio questo: si tratta di un file e non di un manoscritto cartaceo».

Perciò, prosegue Gaeta, «la perizia grafologica che viene citata come attestazione della veridicità del documento non ha molto senso, poiché non è certamente stato possibile valutare cose importantissime come la grandezza delle singole parti dello scritto, la pressione della penna sul foglio, la costanza del tratto e dell’inchiostro utilizzato…».

PAROLE RITAGLIATE: UN TESTO FARLOCCO

Non essendoci questa prova, sottolinea il giornalista, «risulta possibile qualsiasi altra ipotesi, compresa la realizzazione di un testo farlocco, attribuito a suor Lucia, mediante l’utilizzo di programmi software come Photoshop: basta ritagliare le parole da altri manoscritti della suora (disponibili anche su Internet) e omologare la grandezza dei caratteri, per confezionare un bel documento falso».

‘GLI OCCHI DEL DIAVOLO’

Anche il contenuto, del resto, «suscita enormi perplessità». Il linguaggio «non sembra proprio quello della Vergine, per esempio con il suo riferimento allo “sguardo demoniaco” del Santo Padre: fra l’altro, oggi questo viene attribuito a Francesco, ma nel 2010 era stato riferito a Benedetto XVI, persino mettendo il link a una sequenza di primi piani degli occhi di papa Ratzinger!».

“SAN PIETRO? ASSURDO”

Risulta inoltre «assurdo» il riferimento alla basilica di San Pietro «come “la cattedrale di Roma [che] deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima”. Chiunque sa che la cattedrale di Roma è San Giovanni in Laterano, mentre eventualmente in Vaticano c’è “la cattedra” di Pietro».

Uno «svarione» simile, osserva Gaeta, «non sembra proprio che possa venire compiuto a livello celeste, essendo la Madonna quella che avrebbe dettato tali frasi a suor Lucia».

“PESCE D’APRILE”?

Una serie di considerazioni, queste, che rivelano come totalmente falsa la “rivoluzionarietà” del documento. «Si potrebbe continuare a fare un’analisi precisa di ogni frase, ma non ne vale la pena. Basti dire che anche la data dell’ipotetica stesura, il 1° aprile 1944 (che potrebbe anche essere indizio di un “pesce d’aprile”), risulta completamente estranea alla cronologia che conosciamo riguardo alla stesura da parte di suor Lucia della terza parte del Segreto, che venne redatto il 3 gennaio di quell’anno. A meno che – conclude Gaeta – l’autore non sia di madrelingua americana e non abbia fatto un ulteriore errore, ponendo come prima cifra quella del mese e come seconda quella del giorno, come si usa negli Stati Uniti…».

Per tutto il secolo scorso, individui di ogni parte del mondo hanno sviluppato delle teorie per decifrare il messaggio nascosto dei tre “segreti” di Fatima, ma suor Lucia disse che l’interpretazione apparteneva non al veggente ma alla Chiesa. Spetta alla Chiesa interpretare i vari segni e simboli di Nostra Signora di Fatima per offrire ai fedeli una chiara guida nella comprensione di ciò che Dio vuole rivelarci.

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Suor Lucia e S. Giovanni Paolo II 

La Chiesa ha fatto esattamente questo nel 2000, quando l’allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scrisse un lungo commento-interpretazione a livello teologico del famoso “terzo segreto”. 

Nel commento teologico ufficiale del Terzo segreto di Fatima, da parte dell’allora card. Joseph Ratzinger, dopo aver puntualizzato già ai tempi che il Segreto è stato «pubblicato integralmente», vi si aggiunge: «Chi legge con attenzione il testo del cosiddetto terzo “segreto” di Fatima, resterà presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni che sono state fatte. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato».

Suor Lucia ha confermato che la visione avuta si è realizzata e conclusa con l’attentato a Giovanni Paolo II e ha interpretato la terza parte del “segreto” non in uno scritto   nascosto da Benedetto XVI e “colleghi”, ma in una lettera a Giovanni Paolo II del 12 maggio 1982, riferendosi agli errori dell’Unione Sovietica. Il card. Tarcisio Bertone, vice di Ratzinger alla Congregazione del Sant’Uffizio, dopo aver a lungo conversato con la veggente, ha replicato proprio ai sostenitori dello scritto di suor Lucia nel libro “L’ultimo segreto di Fatima” (edizione 2007 e 2010): «Quella parte del discorso in prima persona non è stato censurato perché non esiste. Non esiste quel testo. E non lo affermo per partito preso, ma perché la conferma che la terza parte del “Segreto” è quella pubblicata, è venuta direttamente da suor Lucia. La profezia non è aperta sul futuro, si è realizzata nel passato, nell’evento indicato (da suor Lucia e da tutti i pontefici, ndr). Non ci si vuole arrendere all’evidenza». E, come ha rilevato il vaticanista Andrea Tornielli: la prefazione delle due versioni del libro del card. Bertone è formata da una lettera di Benedetto XVI.

Fonti

http://www.uccronline.it/2016/05/28/benedetto-xvi-smentisce-ancora-antonio-socci-il-terzo-segreto-di-fatima-rivelato-per-intero/

CONGREGAZIONE
PER LA DOTTRINA DELLA FEDE   
IL MESSAGGIO DI FATIMA: 

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000626_message-fatima_it.html

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Epifania di Gesù: la vera storia di una grande festa cristiana

L’ EPIFANIA DI GESU’ è la “manifestazione” di Gesù, Verbo di Dio incarnato, a tutti i popoli.
Si ha notizia della celebrazione della Epifania, 6 gennaio, fin dal 215 d.C.
LA FESTA DELL’EPIFANIA NON HA ORIGINI PAGANE: in tutto l’Antico Testamento, infatti, che risale a secoli prima dell’era cristiana, i profeti già descrivevano la nascita di Cristo, Verbo di Dio fatto Uomo, la Sua manifestazione (Epifania, festa della Luce)
e la conversione a Cristo dei popoli pagani, rappresentati dai Re Magi.

«Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria Sua madre, e prostratisi Lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Vangelo di Matteo 2, 9-11).

Leggiamo da sant’Agostino:(354 –430 d.C.) 
«Da pochissimi giorni abbiamo celebrato il Natale del Signore, in questi giorni celebriamo con non minore solennità la Sua manifestazione, con la quale cominciò a farsi conoscere dai pagani… Era nato Colui che è la pietra angolare, la pace fra provenienti dalla circoncisione e dalla incirconcisione, perché si unissero in Lui che è la nostra pace e che ha fatto dei due un popolo solo. Tutto questo è stato prefigurato per i Giudei nei pastori, per i pagani nei Magi… I pastori giudei sono stati condotti a lui dall’annuncio di un angelo, i Magi pagani dall’apparizione di una stella» (Sermone 201,1; PL 38 1031).

Gesù è il punto centrale di uno slancio di attesa di 18-20 secoli, confermato da almeno 300 profezie e di uno slancio di adorazione che Lo segue; uno sviluppo di 40 secoli – unico! – contrario alle leggi che reggono i fenomeni storici. Così nei Magi si compie l’attesa dei popoli: “Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio” (Salmo 93), “Tutti i popoli che hai creato verranno e si prostreranno davanti a Te, o Signore, per dare gloria al Tuo Nome” (Salmo 85) e “Tutti i confini della terra si prostreranno davanti a Lui tutte le famiglie dei popoli” (Salmo 21). I “Re Magi” rappresentano i “Re Gentili” – cioè i Re dei popoli pagani di tutta la Terra – che vanno ad adorare il Bambino Gesù.

CHI ERANO I MAGId624a9c90255f303cad73f8548aa06ddErano ex esoteristi, che sfidano il relativismo pagano; dalla Persia viaggiano fino alla Giudea per adorare Cristo, in cui riconoscono Dio, IL RE MESSIA delle antiche profezie.
Lo storico Tertulliano (155 ca., 222 d. C. ), è il primo a dire che i Magi erano “Re”. Perché lo dice? Perché è detto in un Salmo: “Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi” (Salmo 71).
“I Magi non cercano i ‘doni di Dio’ ma il ‘Dio dei doni’ donando a Lui quanto hanno di più prezioso e rifiutando di consegnare Gesù al re Erode, di apostatare la fede in Cristo. Così dimostrano che sono Figli di Dio, figli della Luce non delle tenebre! Nell’Epifania (lett. “manifestazione” o “svelamento”) del Verbo incarnato al mondo – festa della Luce – i Magi, uomini in ricerca, puri di cuore, e vigilanti – sfidando la derisione del relativismo pagano vanno in cerca della Verità e hanno “l’umiltà di chinarsi davanti a quel Dio che si è reso così concreto e così semplice da contraddire il nostro stolto orgoglio, che non vuole vedere Dio così vicino e così piccolo” (papa Benedetto XVI, Epifania, 6 gennaio 2012).

“La nuova versione della Sacra Scrittura ha tradotto il termine “magoi”, “magi” con “astrologi”, ma quegli uomini non erano sicuramente né maghi intenzionati ad impossessarsi di Dio e del mondo, né astronomi nel significato che oggi la scienza dà a questo termine, né astrologi desiderosi di sondare i misteri del futuro e di vendere la conoscenza che ne avrebbero potuto trarre. Erano persone convinte che la firma di Dio è riportata nella creazione e che noi dobbiamo (e possiamo) tentare di decifrarla. Che a noi è dato di trovare le tracce di Dio e farci guidare da esse per arrivare alla vera vita.Erano persone che andavano alla ricerca di Dio e quindi andavano alla ricerca di se stesse … cercavano l’autentica saggezza che insegnasse loro come si deve vivere, come si fa ad essere uomini” (Joseph Ratzinger, Sul Natale, 2005, LINDAU, pp.87-88).Risultati immagini per santa epifaniaGli studiosi sono pressoché concordi nell’identificare questi personaggi come appartenenti ad una casta sacerdotale persiana, studiosi di astronomia e astrologia, ed intimi discepoli e custodi della dottrina di Zoroastro. C’è una buona concordia anche nell’attribuire la loro provenienza dalla Mesopotamia, Persia e Caldea.  Per ORIGENE, grande teologo-biblista del II secolo, nella sua opera “Contro Celso”, i Magi sono degli esoteristi convertiti che «quando vollero compiere le loro pratiche abituali non ci riuscirono, quelle pratiche che essi prima operavano con formule e sortilegi, ne cercarono la causa, ritenendo che dovesse essere straordinaria, e scorgendo quel segno divino nel cielo , vollero indagarne il significato. Ed a me pare che essi, avendo le stesse profezie di Balaàm, esperto pure lui nell’arte dei maghi, trovarono lì la profezia della stella (Nm.24,17): “io mostrerò a lui, ma non ora; io lo chiamo beato, ma egli non si accosterà. Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele”; quindi congetturarono che quest’Uomo ( Gesù), la cui nascita era stata predetta dall’apparizione della stella, doveva essere venuto nel mondo, e ritenendolo più potente di tutti i demoni, e degli esseri che di solito apparivano a loro ed avevano un certo potere magico, essi vollero adorarlo … Appar dunque naturale che alla nascita di Gesù, quando uno “stuolo della milizia celeste”, come scrisse Luca (Lc.2,13) , lodò e disse: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà” (Lc.2,14), la conseguenza di questo fu che i demoni perdettero il loro potere e la loro forza, dacchè il loro incantesimo fu rotto e distrutta la loro potenza».

Per San Giustino (100-165 d.C.) i Magi sono ex esoteristi: “Una stella lucente si levò, e un fiore germogliò dalla radice di Jesse, questi è il Cristo” (Apologia prima). “Che Egli poi dovesse sorgere come stella attraverso la stirpe di Abramo, Mosè l’ha rivelato con queste parole: ‘Sorgerà una stella da Giacobbe, un capo da Israele’. E in un altro passo la Scrittura dice: ‘Ecco un uomo, Oriente è il suo nome’. E’ scritto infatti nelle memorie dei suoi apostoli che alla sua nascita si levò nel cielo una stella: da questo lo riconobbero i magi giunti dall’Arabia e vennero ad adorarlo … Coloro che tramandano i misteri di Mitra sono spinti dal diavolo a dire che loro compiono i riti di iniziazione in un luogo che chiamano grotta … I magi che erano preda di tutte le cattive azioni messe in opera da quel demonio, una volta venuti ad adorare Cristo, mostrarono di essere liberati di quella potenza che li infestava … I magi giunti dall’Arabia lo adorarono passando prima da Erode” (Dialogo con Trifone).
Sicuramente i Magi che appartengono alla grande tradizione astronomica mesopotamica non hanno un approccio magico – ripiegarsi su di sé nel proprio delirio di onnipotenza per strumentalizzare con una tecnica la divinità – ma un approccio di fede, fare l’esodo dalla Persia in Giudea, per adorare con la “proskynesis” il gesto di massimo onore possibile con cui si riconosce la sovranità assoluta nel Bambino Gesù, presentandogli i doni regali, sacerdotali e nuziali – oro, incenso e mirra – e accettando di ritorno di “cambiare strada”, di convertirsi, rifiutando di passare da Erode.Immagine correlataI Magi hanno un cuore inquieto – come direbbe sant’Agostino – perché non si accontentano di niente che sia meno di Dio. Ma anche Dio ha un cuore inquieto “e per questo si è incamminato verso di noi, verso Betlemme, verso il Calvario, da Gerusalemme alla Galilea e fino ai confini del mondo” (papa Benedetto XVI, Epifania, 6 gennaio 2012). I Magi annunciano ad Erode che “è nato il re dei Giudei” (Mt.2,2) perché “abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. L’attesa del popolo ebraico del “dominatore del mondo” era febbrile, basta leggere la profezia biblica del profeta Michea: “E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti” (Mi.5,1). Infatti “sappiamo dell’esistenza, nel I sec. d.C., di una credenza (sorta in Oriente, e poi diffusasi altrove) secondo la quale uomini provenienti dalla Giudea avrebbero dominato il mondo: ce ne parlano Giuseppe Flavio, Tacito e Svetonio, ed una eco di queste voci è forse riscontrabile anche nella predizione, fatta da alcuni astrologi a Nerone, di una futura signoria di quest’ultimo sull’Oriente oppure proprio sul regno di Gerusalemme” (Svetonio, Nerone, 40.2). Pensiamo, ancora, alla IV egloga virgiliana e alla tradizione conservata da Zaratustra secondo cui “il principe del bene trionferebbe sul male grazie ad un alleato, verità incarnata, che doveva nascere da una vergine che nessun uomo aveva avvicinato” (Giuseppe Firpo, Il problema cronologico della nascita di Gesù, p.90).
Tutte le grandi profezie della Bibbia di Isaia, Michea, Geremia, Ezechiele e Daniele affermano di Gesù:
“Tutti i popoli, nazioni e lingue lo serviranno; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto” (Dn.7,14).

Lo storico romano Tacito (55-120 d.C.) scrive a proposito della “guerra giudaica” del 66-74 d.C.: “Nella maggioranza (degli ebrei) vi era la convinzione che negli antichi libri dei loro sacerdoti fosse contenuta la profezia che l’Oriente sarebbe diventato molto potente e dei condottieri provenienti dalla giudea erano destinati a conquistare il mondo” (Tacito, Historiae V, 13). Dice anche lo storico Svetonio (75-130 d.C.): “Cresceva per tutto l’Oriente l’antica e perdurante opinione secondo cui era destino che in quel tempo dalla Giudea dovessero arrivare i dominatori del mondo” (Svetonio, Vite dei dodici Cesari (Vespasiano IV, 5)).
Afferma la IV Egloga di Virgilio – che coglie molto bene l’attesa del tempo e si ispira agli “Oracoli Sibillini” – scritta pochi anni prima della nascita di Gesù: “Ormai torna anche la Vergine, tornano i segni di Saturno e col fanciullo ora nasce … cesserà la razza del ferro e sorgerà in tutto il mondo quella dell’oro … Egli riceverà la vita divina e reggerà il mondo pacificato … inizierà questa splendida età”. Un attesa febbrile del Messia – tra il 10 a.C. e il 2 a.C. – confermata dagli “oroscopi messianici” di Qumran negli studi di Wacholder e Beckwith.

Erode lo sapeva! Inoltre Erode conosceva la profezia della Genesi che dice: “Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli” (Gn.49,10). Ebbene Erode – re di Giuda dal 40 a.C. grazie alla cittadinanza romana – era straniero, idumeo figlio di Antipatro e non giudeo, che volendo accreditarsi come figlio di Davide distrusse gli archivi e tentò di falsificare il suo albero genealogico nel vano tentativo che questa profezia di Giacobbe non lo riguardasse. Pensava che la venuta del Messia nel riprendere il regno di Giuda dalle mani di uno straniero, sarebbe stata vanificata se fosse riuscito a dissimulare la sua origine idumea. Da qui la strage degli innocenti, l’uccisione dei bambini venuti alla luce a Betlemme negli ultimi due anni. Non ha alcun scrupolo neanche ad uccidere i suoi figli. Quindi Gesù, dopo la nascita a Betlemme subirà l’esilio forzato in Egitto per scampare alla strage dei “martiri innocenti” ordinata del re Erode il “Grande” malvagio re di Giuda dal 34 al 4 a.C. , detto il “Grande” per aver costruito molti palazzi in Gerusalemme compreso un nuovo Tempio.
Ebbene, Gesù andrà a vivere a Nazaret – dopo l’esilio egiziano – nella città del “germoglio” di Iesse, del clan della discendenza del re Davide(dal libro del profeta Isaia).

PERCHE’ I RE MAGI ADORANO GESU’: Risultati immagini per santa epifaniaEra la stessa cultura di quei popoli, dei sapienti persiani che attendeva quello che chiamavano un “soccorritore divino”, il “salvatore”. Per il teologo Giuseppe Ricciotti – nella sua “Vita di Gesù Cristo” del 1941 – i Magi non erano astrologi e fattucchieri, “pur studiando il corso degli astri, come tutte le persone colte a quei tempi”, perché nell’Avesta il libro sacro dei fedeli di Zarathushtra sono condannate le dottrine mantiche ed astrologiche dei Caldei e viene presentata la figura del “saushyant” o “soccorritore” che farà vincere il Bene (Ahura-Madzah o “Saggio Signore) sul Male (Angra-Mainyu o “spirito del male”). Al tempo, c’era la tendenza ad intrecciare concetti della Bibbia con idee persiane ed è pertanto del tutto verosimile che la conoscenza dell’aspettativa di un Re-Messia fosse identificata con l’aspettativa del “saushyant” o “soccorritore”.
Secondo Erodoto (V sec. a.C.) i “Magi” erano la casta sacerdotale dei Medi. Ovviamente San Matteo evangelista non conosceva nulla dell’Avesta e presenta i Magi come personaggi pagani di stirpe regale. Non ne conosciamo il numero.
Origene teologo di lingua greca della Scuola di Alessandria (185-253), ne fissa il numero in tre perché sono tre i doni portati: “oro, incenso e mirra”. Infine nel VI secolo d. C. Cesario di Arles parla di Re Magi chiamati Gaspare (lett. “Stimabile maestro”) che diede a Gesù l’incenso, Melchiorre (lett. “Il mio re è Luce”) che diede a Gesù la Mirra e Baldassarre (lett. “Dio protegge la sua vita”) l’Oro, nomi presenti anche nell’apocrifo molto tardivo che si chiama “Vangelo armeno dell’infanzia” che inoltre amplia molto la varietà dei doni portati dai Magi.

MARCO POLO E LA TOMBA DEI RE MAGI
Marco Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270: «In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente» (Il Milione, cap. 30).
Il beato Odorico da Pordenone, recatosi nel 1320 proprio in quella regione, confermerebbe quanto narrato da Marco Polo. Dopo la Natività i tre ricompaiono solamente “da morti”. Le testimonianze riferiscono che i corpi furono recuperati in India da Sant’Elena e portati a Costantinopoli, arrivati poi a Milano, nel periodo delle Crociate, vi rimasero fino al 1164, anno in cui furono trasferiti da Federico Barbarossa a Colonia in Germania e qui riposti all’interno della Cattedrale dove vengono tutt’ora custoditi e adorati da numerosi pellegrini. Milano cercò ripetutamente di riavere le reliquie: il 3 gennaio del 1904, l’Arcivescovo Ferrari fece collocare in Sant’Eustorgio alcuni frammenti ossei in un’urna di bronzo con la scritta «Sepulcrum Trium Magorum».

LA STELLARisultati immagini per EPIPHANY OF JESUS NATIVITYNei Vangeli la “stella” (Mt.2,2) diventa col tempo la “stella cometa”; potrebbe essere sia il fenomeno astrofisico della congiunzione di Giove e Saturno nei Pesci, rarissima, che nel 7 a.C. avvenne tre volte (29 maggio, 1 ottobre e 5 dicembre) e registrato nel “calendario stellare di Sipar” una antichissima tavoletta di terracotta contenente una scrittura cuneiforme e proveniente dall’area dell’Eufrate e confermato dalla “tavola planetaria” un antico papiro egiziano pubblicato nel 1902 che conferma il calcolo di Keplero del fenomeno celeste al 7 a.C. del vistosissimo fenomeno oppure anche un fenomeno soprannaturale. Nel primo caso spiegherebbe lo strano comportamento della “stella” dei Magi che nel Vangelo di Matteo, appare, scompare e poi riappare. Inoltre nell’Ottocento lo studioso danese Munter trova un commentario ebraico alla profezia delle “Settanta Settimane” di Daniele che certi altri dotti ebrei consideravano essere la congiunzione di Giove e Saturno nei Pesci come uno dei segni della nascita del Messia. Inoltre per gli astrologi babilonesi, Giove era “il pianeta dei dominatori del mondo”, Saturno “il pianeta protettore di Israele” e la costellazione dei Pesci era considerata il “segno della Fine dei Tempi o inizio dell’Era Messianica”. Per questo i Magi si chiedono: “Dove è nato il re dei giudei?”.

In quel momento con la Sacra Famiglia, i pastori e i Re Magi nasce la Chiesa Cattolica, cioè universale! Per alcuni i “Re Gentili” indicherebbero le tre razze umane, discendenti dai tre figli di Noè, ossia, Sem, Cam e Iafef. Il prof Cardini dice che i Magi sono il simbolo delle età dell’uomo e delle dimensioni del tempo cosmico, espressioni dunque del presente, passato e futuro rotanti attorno al Cristo Kosmokrator.

Dio disse ad Abramo “Ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo” (Gn.22,17) paragonando la Sua discendenza nella fede – non nella carne – alla “moltitudine delle stelle del cielo” per significarne il padre di tutte le genti si attendesse non una stirpe terrena ma celeste. Cristo è la “super nova” cioè una di quelle stelle inizialmente molto deboli – Bambino Gesù – in cui una esplosione interna sprigiona la Luce della cometa e il calore, “la luce dell’amore di Dio” e “alla fine i Re Magi stessi, così come generalmente i Santi “sono diventati a poco a poco loro stessi costellazioni di Dio, che ci indicano la strada” (Benedetto XVI, Epifania, 6 gennaio 2012).

Dice San Paolo: “[Gesù] ci ha messo in grado di partecipare alla sorte dei Santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto” (Col.1,12-13). Ai Magi rappresentanti de “il popolo che camminava nelle tenebre videro una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Isaia.9,1); dal paganesimo ordinariamente violento e idolatra a Cristo l’unica Luce del mondo e alla Sua unica Chiesa il lucerniere.
Come i Magi dobbiamo lasciare le nostre false sicurezze e metterci in discussione seguendo la “stella” – accogliendo le grazie – per giungere ad adorare Gesù Eucarestia in Chiesa per adorarLo per sempre in cielo.
I pastori e i Magi sono figura degli ebrei e dei pagani che Gesù, fin dalla Sua nascita, unisce universalmente alla Sua adorazione. Nessuno viene escluso dall’Amore di Dio, nè i pastori più poveri e reietti né i Magi pagani e idolatri considerati maledetti. Occorre però rispondere “ECCOMI” alla chiamata del nostro Salvatore! Egli infatti dice: “Ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv.10,16). Infatti solo Gesù è “il Nome sopra ogni altro Nome” e “nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sottoterra” (Fil.2,9-10).Risultati immagini per EPIPHANY OF JESUS NATIVITYCOSA RAPPRESENTANO I DONI CHE I MAGI PORGONO A GESU’ Dice Sant’Ireneo (130-202 d.C.): “Balaam profetizzò anche la sua stella in questi termini: ‘Spunterà una stella da Giacobbe e sorgerà un capo in Israele’ (Nm.24,17). Ora afferma che i Magi, provenienti dall’Oriente, dissero: ‘Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo’ (Mt.2,2) e che dalla stella furono condotti alla casa di Giacobbe (Lc.1,33), dall’Emmanuele e mostrarono, con i doni che gli offrirono (Mt.2,11), chi era Colui che adoravano: la mirra mostrava che Egli era Colui che per il genere umano, che è mortale, sarebbe morto e sarebbe stato sepolto; l’oro, che era il Re, ‘il cui regno non ha fine’ (Lc.1,33); l’incenso, che era Dio, il quale ‘si fece conoscere in Giudea’ (Sal.75,2) e si manifestò a coloro che non lo cercano (Is.65,1; Rm.10,20)” (Adversus Haereses). L’oro è il simbolo del potere regale – Gesù è il Re “per sempre” – l’incenso è il simbolo del potere sacerdotale – Gesù è il “Sommo sacerdote”, la vittima e il Tempio – e la mirra è il profumo della sposa, Gesù è lo Sposo, l’unico sacrificio profumato di santità agli occhi del Padre che riunisce la sua sposa ; non più solo gli ebrei ma anche i pagani. Allora il significato di questa festa dell’Epifania: la manifestazione dell’amore universale di Dio. Non c’è nessuno al mondo che possa sentirsi escluso dall’amore del Signore. Questa è la buona notizia che l’evangelista qui anticipa.

Tre le possibili risposte all’Amore di Dio:Risultati immagini per epiphany holy cardsErode: “l’amore di sé fino al disprezzo di Dio” (S.Agostino). Tra la volontà di Dio e la sua egli ha scelto la sua. CHIUSURA.
I sacerdoti: sanno che Gesù nascerà a Betlemme, sono in grado di indicarlo anche agli altri, ma essi non si muovono per adorarlo. APERTURA A PAROLE.
Magi: lasciano le loro sicurezze e “senza indugio” seguono la “stella” e vanno ad adorare Gesù “provando una grandissima gioia” per riconoscerne la sovranità assoluta. Non sono mossi da curiosità ma da autentica pietà. Non cercano di aumentare la loro gnosi ma di esprimere la loro devozione e sottomissione a Dio. Decidono di tornare nel loro paese – “avvertiti in sogno” – per un’altra strada, perché dopo aver incontrato Cristo non si può tornare indietro per la stessa strada. Siamo Magi anche noi se veniamo ad adorare Gesù nell’Eucarestia, di tutto cuore. APERTURA A FATTI.
Imitiamo i saggi Re Magi venuti dall’Oriente e con semplicità adoriamo Gesù Bambino con l’oro dei nostri sacrifici, l’incenso delle nostre preghiere, la mirra del nostro pentimento.

Dossier GRIS: L’Epifania di Gesù
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Come i pagani tentarono di cancellare la festa del Natale, che i cristiani festeggiavano il 25 dicembre fin dal I sec d.C.

COME I PAGANI TENTARONO DA SEMPRE DI CANCELLARE IL NATALE CRISTIANO:
La celebrazione del culto pagano del dio del sole Sol invictus  FU STABILITA DALL’IMPERATORE ROMANO AURELIANO nel 274 d.C., per celebrare le sue guerre vittoriose in Oriente e  PER TENTARE DI CANCELLARE IL NATALE CRISTIANO, CHE GIA’ ESISTEVA COME FESTIVITA’ NEL I SECOLO d.C.
Quindi furono i pagani – che per almeno IV secoli perseguitarono e uccisero i cristiani – a sovrapporre la festa pagana del “solstizio di inverno” alla festa del Natale cristiano già ampiamente consolidata.

L’imperatore Aureliano e il culto del dio sole

Dobbiamo ripeterlo, per i fondamentalisti atei, per  neopagani &c, che continuano ancora oggi a voler cancellare la tradizione del Natale cristiano, a sminuirne il vero valore e la grande portata di questo evento per la storia dell’umanità! Del resto, sappiamo bene che l’ateismo militante, di origine massonica illuminista,  è un culto ed anche molto distruttivo, a cui si è legato il satanismo: pensiamo ai genocidi che l’ateismo ha perpetrato nella recente storia, le ideologie totalitarie e assassine del XX secolo.

LE VERE FONTI STORICHE
I cristiani fin dal I secolo festeggiavano liturgicamente le date storiche della nascita di San Giovanni Battista (24 giugno), l’Annunciazione (25 marzo) e il Natale (25 dicembre).
Le fonti storiche dimostrano che furono i pagani a sovrapporre nel IV secolo la loro festa del “dies natalis solis invicti” che celebravano il 19 dicembre o anche nel periodo compreso tra il 19 e il 22 ottobre, al Natale cristiano che da subito veniva festeggiato il 25 dicembre.
Quali sono queste fonti?
IPPOLITO DI ROMA nel 204 – nel suo “Commento al libro di Daniele” – riferisce che esisteva la tradizione consolidata a Roma della festa cristiana del Natale il 25 dicembre. Nel IV secolo in occidente si pervenne ad una concordanza su questa data. Dall’altra, le prime notizie storiche accertate della invenzione della celebrazione pagana del Sol invictus o “culto del dio sole” in modo ufficiale è tardiva – del 274 d.C. – ad opera dell’imperatore Aureliano.
Quindi 70 anni dopo l’autorevole testimonianza di Ippolito da Roma. Addirittura solo nel 354 d.C. – ben 150 anni dopo la fonte storica di Ippolito di Roma – con il calendario romano “Chronographus” si attesta che la festa pagana del “dies solis invicti” è il 25 dicembre. 
QUINDI LA REPRESSIONE DEL NATALE CRISTIANO FACEVA PARTE DI UNA PRECISA STRATEGIA DEGLI IMPERATORI ROMANI, PER ELIMINARE IL CRISTIANESIMO ed imporre il culto divino dell’imperatore, assimilato appunto al dio sole. 
Come testimoniano gli scritti degli storici antichi Plinio, Svetonio e Dione Cassio, i pagani inventavano false accuse e utilizzavano tutti i mezzi possibili per uccidere i cristiani.
Scrive lo storico pagano Tacito della feroce persecuzione contro i cristiani perpetrata da Nerone del 64: “Nerone per farla cessare [la voce che lo vedeva colpevole dell’incendio di Roma] inventò i colpevoli e sottopose a raffinatissime pene quelli che il popolo chiamava Cristiani … così una moltitudine fu messa a morte … e a questi si aggiunse lo scherno, sicchè, rivestiti di pelli ferine, perivano sbranati da cani, o appesi alle croci e dati alle fiamme venivano bruciati vivi, al calar del sole, come torce di notte”.
Quindi i pagani “inventano” il modo di distruggere la festa del Natale il 25 dicembre ma non ci riescono. Tanto che nel IV secolo d.C. – dice Rodney Stark il più eminente sociologo delle religioni americano – “la conversione di Costantino fu la risposta alla massiccia crescita esponenziale del cristianesimo, non la sua causa”.natale-2
Clemente Alessandrino del II sec. d.C. scrive: “Il Signore è disceso per portare la pace del cielo a quelli che sono sulla Terra … per questo è sorto l’astro straniero e nuovo che distrugge la vecchia disposizione degli astri e risplenda di luce nuova, non di quella del mondo e traccia vie nuove e salutari … per trasferire quanti credono in Cristo dalla fatalità alla provvidenza” (Excerpta ex Theodoto). Infatti sia prima del 300 d.C. che dopo il 350 d.C. la percentuale di crescita del Cristianesimo si attesta sempre sul 56,5% della popolazione dell’Impero romano. 
Cristo che si presenta come “luce del mondo” e “sole che sorge”(il riferimento lo troviamo nella Bibbia sia nell’ Antico sia nel Nuovo Testamento, quindi secoli prima del culto solare imposto dall’imperatore Aureliano), ispira al martire San Giustino all’inizio del II sec. d.C. di impostare la teologia della Chiesa sul simbolo del sole. Egli afferma nella sua “Apologia prima”: “Una stella lucente si levò, e un fiore germogliò dalla radice di Jesse, questi è il Cristo … E nel giorno ‘detto del sole’ (25 dicembre ndr), riunendoci tutti in sol luogo dalla città e dalla campagna, si fa un’assemblea e si leggono le memorie degli apostoli e gli scritti dei profeti fino a quando vi è tempo… Tutti quanti insieme ci riuniamo nel giorno del sole, poiché è il primo giorno nel quale Dio creò il mondo avendo trasformato la tenebra e la materia, e Gesù Cristo, nostro salvatore, risuscitò nello stesso giorno dai morti”. Nelle catacombe del II-III sec. d.C. della necropoli vaticana – ad esempio – Cristo è presentato sul carro trainato da cavalli bianchi come si usava rappresentare il sole che sorge, Cristo che vince la morte (IN FOTO). Nelle catacombe di Priscilla, troviamo la prima immagine di Maria Santissima con in braccio Gesù Bambino, con dinanzi un profeta, forse Isaia, che indica la stella, in riferimento al Natale di Cristo.mariaandchildQuindi il Cristianesimo non ha adottato una festa pagana, ma ha sostituito l’interpretazione di alcuni simboli universali assumendoli, purificandoli ed elevandoli perché lo stesso Cristo li aveva già applicati a Sé.

Le fonti storiche di Porfirio di Tiro (233-305) riferiscono che nell’anno 35 d.C. l’imperatore Tiberio porta presso il Senato romano la proposta di riconoscere Gesù di Nazaret come un “dio” ed introdurlo con gli altri “dei” nel Pantheon pagano. Questo significa che: 1)Gesù fin dall’inizio è stato riconosciuto come divino e non vi è stata una divinizzazione successiva; 2)Gesù da subito era adorato come Dio dai cristiani contemporanei. Il Senato romano bocciò “provvidenzialmente” la proposta; infatti i cristiani non possono tollerare che Gesù sia considerato un “dio” tra altri “dèi”. Tanto che poco tempo dopo i falsi “dei” pagani furono sfrattati dal Pantheon (lett. “tempio di tutti gli dei”) romano fatto costruire dall’imperatore Agrippa nel 27-25 a.C. e quindi ricostruito poi diventò una chiesa nel 609 d.C., la sola dimora di Cristo-Re.

Lo stesso Tertulliano (II sec. d.C.) nella “Apologia” che riprende quella stessa notizia invita i detrattori della divinità di Gesù dicendo “consultate i vostri annali” (quelli del Senato) per vedere che l’imperatore Tiberio – precedente a Nerone – aveva comunque mantenuto la protezione dei cristiani mentre “Nerone fu il primo a infierire contro questo gruppo religioso che allora fioriva grandemente a Roma”.
Anche gli ebrei perseguitano i cristiani e come dice Giustino nel “Dialogo con Trifone”, “maledicono nelle sinagoghe coloro che credono in Cristo … con accuse amare, tenebrose e ingiuste contro l’unica luce perfetta e giusta inviata da Dio agli uomini”.

Alcuni si chiedono, come è possibile che gli Angeli abbiano incontrato in pieno inverno i pastori in campagna e di notte?
Per gli ebrei – secondo la legge della purità – c’erano tre tipi di gregge: 1)di “lana bianca” considerate pure che possono accedere negli ovili dei centri abitati; 2)di “lana in parte bianca e in parte nera” che possono essere ospitate negli ovili solo fuori dei centri abitate e solo entrando di sera; 3)di “lana nera” considerate impure che non possono entrare nelle città, non possono essere ospitate negli ovili anche fuori dalle città e che devono stare sempre all’aperto – giorno e notte, estate ed inverno – con i loro pastori. I pastori di Betlemme – città ubicata 800 metri sul livello del mare – che incontrano l’angelo che preannuncia sempre la volontà di Dio di porsi fortemente in relazione agli uomini che gli “annuncia una grande gioia”, il Natale di Gesù, sono pastori di pecore nere, impure! 
Gesù sceglie Betlemme che significa sia “casa del pane” e sia “casa della carne” per farsi Eucarestia di salvezza. È la città natale del re Davide dove svolgeva il mestiere di pastore – di re a Gerusalemme – ad indicare che Gesù sarà un re ma dai tratti preponderanti del Buon Pastore.Gesù si fa adorare prima dai “piccoli”, i pastori, che secondo il Talmud a quel tempo era la condizione più disprezzata e non potendo accedere alla sinagoga o al Tempio per purificarsi erano l’emblema del peccatore impuro senza possibilità di salvezza. Gesù come Buon Pastore viene per salvare come primizia coloro che vorrebbero ma non si ritengono degni di salvezza: i pastori.
“La gloria del Signore li avvolse di luce” – avvolse loro che sono peccatori – senza castigarli. Il timore avvolge i pastori per la paura del castigo di Dio, ma l’angelo di Dio ribadisce dolcemente “non temete”. Perché? Perché il “Vangelo” o letteralmente “Buona Notizia” è che nella città di Betlemme non è nato un giustiziere ma il Salvatore. Chi è questo Salvatore? Dice l’angelo ai pastori: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». Gesù la “pienezza della divinità” e Dio manifestato nella sua gloria tra gli uomini. Infatti apparve una moltitudine di angeli che lodavano Dio: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che Egli ama».
La gioia del Natale è che Gesù ci dice che non c’è nessuno che è escluso dall’amore di Dio.nativita-card-6
Il racconto storico della nascita di Gesù riportato dall’evangelista San Luca dice che “un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse un censimento su tutta la terra … quando era governatore della Siria, Quirinio”.
Ebbene lo storico Giuseppe Flavio ne “La guerra giudaica” (75 d.C.) ci parla di questo censimento e di come “molti giudei” si sottraessero al censimento “quando Quirinio era stato mandato nella Giudea come censore … viene mandato da Cesare nel territorio della Siria, Quirinio, ex console per censire sia i beni della Siria sia per dare in appalto la riscossione delle proprietà di Archelao”. Anche lo storico Eusebio di Cesarea del III secolo nella “Storia Ecclesiastica” parla del Natale avvenuto “nell’anno quarantaduesimo del regno di Augusto, ventotto anni dopo l’assoggettamento dell’Egitto e la morte di Antonio e Cleopatra, durante la quale si concluse la dominazione dei Tolomei sull’Egitto al tempo del primo censimento e mentre Quirinio era governatore della Siria, nacque a Betlemme di Giudea, conformemente alle profezie su di lui, il nostro Salvatore e Signore Gesù Cristo”.

Gli storici sono propensi a considerare la nascita di Gesù tra il 7 a.C. – data del censimento – e il 4 d.C., data della morte di Erode. Nel Natale la “notte del mondo senza Dio” viene vinta dalla “luce di Dio, Gesù”: “La divina Scrittura è solita chiamare notte il tempo prima della venuta di Cristo, nel quale ancora satana esercitava la sua tirannide e l’oscurità dell’ignoranza teneva soggetta la terra; mentre chiama giorno il tempo della venuta del Salvatore, perché ci illumina e noi riceviamo i raggi della retta conoscenza di Dio e con gli occhi del cuore contempliamo il sole di giustizia” (San Cirillo d’Alessandria IV-V sec. d.C., De adoratione in spiritu et veritate).christmas-1
FONTE: Dossier GRIS vere fonti storiche sul NATALE DI GESUhttp://www.gris-imola.it/ultime_notizie/IlNatalediGesu.php

Le catacombe cristiane

 

La vera origine dell’Albero di Natale, ideato da San Bonifacio vescovo

L’albero di Natale, con le sue luci e i suoi addobbi colorati, riesce ad immergere la gente nell’atmosfera gioiosa del Natale, mentre il presepe viene spesso snobbato per il suo essere “troppo cristiano”.
E se invece si scoprisse che l’“inventore” dell’albero di Natale fu proprio un cattolico? E che proprio l’albero di Natale, l’Abete, è parte importante della simbologia cristiana, contrariamente alla comune credenza che vuole l’albero di Natale “simbolo pagano”?

San Bonifacio l’Apostolo del popolo germanico

Il primo albero di Natale, un abete sempre verde addobbato di candele accese (in onore della nascita di Cristo, vera Luce del mondo e Vita che non muore, ma dona nuova Vita),  fu allestito presso le popolazioni germaniche nel 724 da San Bonifacio,(680-754), vescovo e martire, inglese di nascita, noto nella storia della Chiesa come l’Apostolo della Germania.  Bonifacio è considerato “probabilmente il più grande missionario dopo San Paolo”, per i suoi numerosi viaggi e per il successo della sua grande opera di evangelizzazione dei popoli pagani in Germania, opera per cui donò tutta la sua vita. Nel 722 il Papa Gregorio II (r. 715-731) consacrò S. Bonifacio arcivescovo di tutta la Germania. Bonifacio sapeva che l’ impresa più grande era sradicare le superstizioni pagane che impedivano l’accettazione del Vangelo e la conversione dei popoli: avrebbe continuato a predicare il Vangelo fino al martirio avvenuto nel 754, anno in cui Bonifacio fu ucciso insieme ai suoi 50 missionari, in un feroce attacco di un gruppo pagano. 

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SAN BONIFACIO FERMA UN SACRIFICIO UMANO ABBATTENDO LA QUERCIA DEDICATA AL DIO THOR

Tra le molte disavventure del Santo, descritte nella sua biografia, viene spiegato che proprio nel periodo di Avvento dell’anno 724, San Bonifacio ebbe modo di fermare un sacrificio umano, consuetudine adottata dalle popolazioni pagane dell’epoca per propiziarsi gli dei. Bonifacio affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar”.
Tradizione voleva che i sacrifici avvenissero sotto una gigantesca quercia, che la popolazione venerava in quanto credeva possedesse lo spirito della loro divinità, il dio Thor. Mentre si stava per compiere un rito sacrificale di alcuni bambini, San Bonifacio gridò: «Questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure, cominciò a colpire la quercia. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti.
Dietro l’imponente quercia stava un giovane abete verde.

San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo Bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà»

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STATUA DI SAN BONIFACIO, GERMANIA

Dopodiché catechizzò la popolazione riassumendo la vita e le opere di Gesù di Nazareth, dalla nascita alla resurrezione, e annunciando la venuta di Cristo. Dietro la grande quercia abbattuta c’era un Abete e San Bonifacio, finita la sua catechesi, fece disporre sui rami dello stesso, durante tutto il periodo di Natale, delle candele accese a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo sulla terra con la venuta del “Bambin Gesù”.  Nel 724 , sul luogo in cui il santo abbattè con la scure la quercia di Geismer,(simbolo della divinità pagana Thor, o Donar, sotto la quale si stava per celebrare un sacrificio umano), S.Bonifacio fece costruire una cappella in onore di S.Pietro. E molti pagani chiesero di essere battezzati in quella chiesa, dopo aver assistito ai miracoli del Santo.Nei secoli che seguirono, la tradizione cattolica di usare un albero sempreverde per celebrare la nascita di Gesù si diffuse in tutta la Germania, e immigrati tedeschi nel XVIII secolo portarono questa usanza in America, fino a che  diventò una consuetudine natalizia globale; con il tempo però è andato perdendosi il vero significato di tale “gesto”. Non è un caso, infatti, che l’albero sia proprio un abete. L’abete, infatti, è un albero sempreverde. Quando le altre piante nel periodo invernale muoiono, perdono le foglie, si seccano i rami, l’abete rimane vivo, forte e bello. Il sempreverde nella simbologia cristiana rappresenta l’albero della vita, l’albero della salvezza. L’albero che dà riparo, protezione e speranza, ovvero, Cristo.
Con il tempo, poi, ai piedi dell’albero cominciò ad instaurarsi la tradizione di posare alcuni doni, che inizialmente erano dolci fatti con latte e miele (un richiamo alla terra promessa).

Le prime testimonianze storiche sull’albero di Natale risalgono al XVI secolo e, d’altro canto, non vi è prova storica della derivazione di quest’usanza natalizia dagli antichi culti germanici. La testimonianza più antica è costituita da una targa scritta in otto lingue, presente nella piazza della città di Riga, capitale della Lettonia, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510. Inoltre, l’etnologo Ingeborg Weber-Keller, ha identificato una cronaca di Brema del 1570, che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. L’usanza di avere un albero decorato durante il periodo natalizio si diffuse poi nel corso del XVII-XVIII secolo in tutte le principali città della Renania.

Scopriamo il significato di questa usanza nell’ambito della stessa religione cristiana e della tradizione biblica sottostante, in cui si trova sviluppata una ricchissima simbologia dell’albero. Risultati immagini per JESUS TREE OF LIFEGià nel secondo capitolo della Genesi troviamo, infatti, il riferimento a due alberi: l’albero della conoscenza del bene e del male (simbolo della tentazione dell’uomo di tutti i tempi di sostituirsi a Dio, ricercando in sé stesso, invece che nella legge di Dio, il fondamento di ciò che è bene e di ciò che è male) e l’albero della vita (simbolo della possibilità di vita immortale che Dio offre all’uomo disposto a compiere la Sua volontà), cui l’albero di Natale più verosimilmente si richiama. In numerosi passi dell’Antico Testamento, inoltre, l’albero è il simbolo del giusto, più volte identificato con il robusto cedro del Libano (per Prov 11, 30: “Il frutto del giusto è un albero di vita”), o della sapienza di Dio che sorregge il giusto (v. ad es. Prov 3,18: “E’ un albero di vita per chi ad essa [cioè alla sapienza] si attiene”). Nelle visioni degli antichi profeti biblici, l’albero indica, a seconda dei casi, il Messia nascente, che verrà a liberare il popolo di Israele (cfr. Isaia 11,1): “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” – passo che la tradizione cristiana e la stessa liturgia della Chiesa applicano a Gesù Cristo-, o lo stesso Israele riscattato da Dio (cfr. Os 14,6: “Israele fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano”). In Osea 14, 9 l’albero è addirittura indicato come l’emblema di Dio: “… io [il soggetto sottinteso è Dio] sono come un cipresso sempre verde; grazie a me tu porti frutto”.

La simbologia dell’albero è altresì presente nel Nuovo Testamento con riferimento innanzitutto a Cristo e alla sua Croce. San Giovanni, nel libro dell’Apocalisse, con sottile allusione al costato trafitto di Cristo, da cui sgorgò “sangue e acqua” (Gv 19, 34), riporta in visione: “In mezzo alla piazza della città [santa] e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22, 2). L’albero della vita qui è allegoria della Croce e le sue foglie simbolo della universalità della salvezza, recata da Cristo a tutti i popoli. Infine, nei Vangeli, l’albero è spesso presentato come il simbolo del regno dei cieli (così nella parabola del granello di senapa in Mt 13, 31-32: “Il regno dei cieli si può paragonare ad un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo si annidano tra i suoi rami”) nonché della stessa Chiesa, popolo eletto della nuova alleanza (cfr., ad es., la parabola dei vignaiuoli omicidi in Mt 33, 45 ss.).

article-2242798-16594f15000005dc-991_634x927A buon diritto l’albero può considerarsi un simbolo cristiano e la sua forza evocativa vale a spiegare la genesi della tradizione dell’albero di Natale, senza necessità di ricorrere a spiegazioni “paganeggianti” (peraltro mai suffragate storicamente). Un cristiano può dunque festeggiare il Natale anche facendo l’albero, senza timore alcuno di ripetere riti o di riprendere tradizioni pagane.

Non a caso San Giovanni Paolo II a partire dal 1982 volle che in occasione delle festività natalizie in piazza San Pietro, accanto al presepe, fosse collocato un alto e robusto abete, finemente decorato con palline color oro e argento e con luci bianche e gialle. “L’abete sempre verde – ricordava Giovanni Paolo II – esalta il valore della vita, perché nella stagione invernale diviene segno della vita che non muore”. Facilmente l’albero natalizio si presta ad essere associato a Gesù Cristo, fonte, per noi cristiani, della vita che non muore. Le luci e le palline colorate, a loro volta, richiamano Cristo, luce del mondo, venuto a diradare le tenebre del peccato e della morte in cui è avvinta l’umanità. L’albero ben si presta allora ad una lettura “cristiana” e così viene da sempre inteso nei Paesi in cui questa tradizione è nata.

Perché allora da parte di qualcuno si sostiene che l’albero di Natale sia una tradizione pagana, assimilata nei secoli dal Cristianesimo, o che l’albero sia in sé un simbolo pagano la cui presenza nel Vaticano, cuore del cattolicesimo mondiale, è a dir poco inopportuna?

In realtà, quanti pervengono a sì frettolose e categoriche conclusioni sembrano cadere in un equivoco di fondo, confondendo la tradizione, tipicamente cristiana, dell’Albero di Natale con il simbolo dell’albero, che in sé e per sé considerato è presente in tutte le culture, anche precristiane, pur con significati profondamente differenti; e per di più ignorano che l’albero, come simbolo, non è appannaggio esclusivo delle culture “pagane”, trovando molteplicità di riscontri anche all’interno della Bibbia, tanto nel Nuovo quanto nell’Antico Testamento. 11568767314_c8f6da753a_bFonti

John Vidmar, OP, la Chiesa cattolica attraverso i secoli (New York / Mahwah, NJ: Paulist Press, 2005), 83.

Benedetto XVI catechesi sul tema “San Bonifacio, l’apostolo dei tedeschi”,  11 marzo 2009

Padre William P. Saunders “L’albero di Natale”, risposte dirette articolo del’ Arlington Catholic Herald http://www.holyspiritinteractive.net/columns/williamsaunders/straightanswers/68.asp .

La favola della”brava Hillary Clinton”, la più grande sostenitrice di quelle guerre che hanno favorito l’avanzata di Isis

Hillary Clinton incarna la cultura della morte nel senso più ampio possibile. E, limitandoci solo alle questioni che ci stanno a cuore, la candidata democratica alla Casa Biancarappresenta il male. Senza ombra di dubbio. La Clinton è convintamente abortista, favorevole alla manipolazione degli embrioni, imbevuta di ideologia omosessualista, anti-cattolica,… Potremmo continuare a lungo, ma è già molto chiaro anche così.

Donald Trump è il suo antagonista del Partito repubblicano, uomo dalle tante contraddizioni, che non aveva mai preso a cuore temi etici prima di oggi, ma dobbiamo prendere atto che ha fatto un passo fondamentale per l’America:  su UsaToday leggiamo con piacere che ha lanciato una Pro-Life Coalition. In una lettera inviata a tutti i leader pro-life degli Stati Uniti, chiedendo il loro sostegno, ha promesso che, qualora venisse eletto presidente, combatterà radicalmente l’aborto. Il candidato del Partito Repubblicano si impegna a nominare giudici anti-abortisti alla Corte Suprema e a difendere il diritto all’obiezione di coscienza sui temi etici e morali.

DALL’ARTICOLO dello storico Prof. Francesco Agnoli: IL RISCHIO HILLARY CLINTON

Fonte http://www.lavocedeltrentino.it/2016/07/10/la-guerra-iraq-rischio-h-clinton/

Ero ancora al liceo quando scoppiò, nel 1991, la prima guerra del Golfo, proprio contro l‘Iraq, e ricordo che quello fu un fatto che segnò il mio modo di leggere giornali e notizie: mi era chiaro, già allora, grazie certamente alle spiegazioni di mio padre, ma anche ad un po’ di semplice buon senso, che ci stavano ingannando.

Ci raccontarono, allora, che un piccolo popolo di circa 15 milioni di abitanti, era una minaccia per il mondo intero, e che possedeva un esercito immenso e pericolosissimo. Saddam veniva continuamente paragonato ad un nuovo Adolf Hitler, per rendere quella guerra mediaticamente accettabile.

Il nostro governo di allora si mosse con prudenza, incapace di avere una propria politica estera autonoma. Allora, contro la guerra, ci fu soprattutto UNA VOCE: QUELLA PROFETICA DI S. GIOVANNI PAOLO II.

https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1991/february/documents/hf_jp-ii_spe_19910202_preghiera-pace.htmlf0yczo

Non una voce generica contro la guerra, ma una denuncia contro quella specifica guerra, che non aveva motivazioni plausibili, che andava ad incendiare una zona molto delicata del mondo, e che avrebbe segnato la fine di una delle più grandi comunità cristiane del Medio Oriente.

Ma Giovanni Paolo II, che era appena stato, in quanto polacco, uno dei protagonisti della caduta del comunismo, non fu ascoltato da nessuno. Sembrava che al mondo bipolare dovesse succedere il mondo con un’unica superpotenza: gli Usa.

Fu così che proprio dopo alcune manifestazioni pubbliche di vescovi cattolici americani contro la guerra, la lotta contro la pedofilia del clero cattolico divampò con una violenza mediatica senza precedenti. Certamente erano stati compiuti dei reati, ma fu proprio la posizione della Chiesa cattolica sulla guerra a far sì che se ne facesse un uso strumentale massiccio e pianificato. Analogamente a quanto avevano fatto i regimi nazisti e comunisti negli anni Trenta, quando avevano spesso cercato di distruggere la credibilità della Chiesa che si opponeva a loro, con campagne mediatiche anticlericali, quasi sempre esagerate o false, per nascondere i veri scandali ed i massacri perpetrati dai regimi, vedi: http://www.storiaechiesa.it/nazisti-accusano-preti-cattolici-pedofili/;http://www.storiaechiesa.it/cosa-pensava-adolf-hitler-della-chiesa-cattolica/)

Del resto la Chiesa cattolica, nel mondo WASP americano (wasp= sigla che sta per bianco, anglosassone, protestante), era ed è vista spesso come una società con complicità straniera (il Vaticano), e con legami troppo forti con il pontefice di Roma, che nell’immaginario protestante è pur sempre, dai tempi di Lutero ed Enrico VIII, un Anticristo, nemico degli interessi interni dei paesi non cattolici.

Quella guerra, la I contro l’Iraq, si risolse in un fiasco: innumerevoli morti, bombardamenti a tappeto su Bagdad, l’antica Babilonia, e Saddam lasciato lì, forse perchè Bush sr aveva capito che sarebbe stato difficile gestire il dopo.

In tv, in quei giorni, tutti ascoltammo una sola voce, quella di Peter Arnett, della CNN. Fu allora che alcuni capi di stato europei capirono che senza tv con diffusione globale, il monopolio dell’informazione rimane americano. Solo gli americani, infatti, hanno un sistema mediatico capillare e utilizzano una lingua, l’inglese, che è la più parlata del mondo. Gestire le informazioni è dunque, per loro, assai facile (almeno tanto quanto è difficile, per i russi, oggi, comunicare con il mondo extrarusso).

Dopo la guerra del 1991, ecco quella del 2003: anche allora si parlò di armi di distruzione di massa, e Tony Blair, idolo della sinistra italiana ed europea, raccontò che Saddam, quello che oltre dieci anni prima non era riuscito a lanciare i suoi missili a pochi kilometri di distanza, avrebbe potuto attaccare nientemeno che Londra.

Chi credette a quelle bugie? Nessuno dei politici inglesi, credo. Neppure quelli che oggi, nella commissione, denunciano a costo zero l’operato di Blair. Blair era forte, stava con gli Usa, allora unica superpotenza del mondo: bisognava appoggiarlo, qualsiasi balla dicesse (tanto che poi, finito il suo mandato, fu spedito a fare il paciere, proprio lui, in Medio Oriente, con un incarico pagato profumatamente, ma, come era evidente, inutile; il titolo con cui fu coperto ancora una volta di soldi e onori fu quello di “inviato speciale per il Quartetto per il Medio Oriente”).

Vorrei far notare una cosa: quella guerra, presentata come “umanitaria”, fu condotta da un governo repubblicano, negli Usa, e da un governo di sinistra, in Inghilterra. Tanto perchè sia chiaro quanto la contrapposizione destra-sinistra sia, spesso, una falsificazione.

Anche la seconda guerra in Iraq fu un disastro: inutili, ancora una volta, le denunce della Chiesa irakena, inascoltata in Occidente, ed analoghe alle denunce della Chiesa siriana, che da anni va dicendo che attaccare Assad significa rafforzare l’Isis (come i fatti hanno dimostrato).

E oggi, mentre discutiamo di ciò che è accaduto 13 anni fa? Oggi, credo, dovremmo ricordare che con la guerra in Libia del 2011 è successo lo stesso: tutti sapevamo che era una guerra folle, senza prospettive. Gheddafi lo aveva detto: “destabilizzate la Libia, e avrete il terrorismo, l’immigrazione di massa, la disperazione alle porte“.

Ma il governo Cameron, questa volta la destra inglese, la Francia di Sarkozy, e Hillary Clinton, negli Usa, vollero la guerra, con il beneplacito di Obama.

I risultati li abbiamo visti. Tra un po’ di anni una inutilissima commissione ci dirà quello che tutti sapevamo, e che i giornali ci hanno nascosto. Perchè, ricordiamolo, durante la guerra in Libia i giornaloni si schierarono per il conflitto, e il presidente Napolitano, approfittando della sua forza, costrinse Berlusconi e la Lega, recalcitranti, ad accettare la distruzione della Libiama anche la morte della nostra politica estera.

Balziamo qualche anno più avanti: gli Usa di Obama e Clinton vogliono un’altra guerra folle, quella in Siria. A fermarla, in extremis, l’azione congiunta di papa Francesco e di Vladimir Putin (settembre 2013):dgepdfg PAPA FRANCESCO SCRIVE UNA LETTERA A PUTIN, pregandolo di aiutarlo a fermare la guerra. Putin costringe Obama, mediaticamente debole anche in patria, a sostituire l’azione militare con la distruzione delle armi chimiche di Assad (armi chimiche, per la verità, anche questa volta molto raccontate e favoleggiate, ma mai viste).

http://www.tempi.it/siria-papa-francesco-putin-inutile-massacro#.V_wXu9SLSt9

Così l’uomo che in Occidente viene sempre presentato come l’incarnazione del male, aveva visto giusto sia in Libia (se Putin fosse stato presidente della Russia nel 2011, forse quella guerra non si sarebbe fatta), e in Siria. Ed oggi è il vero nemico dell’Isis.

Ma da noi, in un’Italia che con Renzi non ha politica estera, che si muove tra proclami altisonanti e nessun fatto, tutti raccontano la favola della brava Hillary Clinton, esattamente come si raccontava la favola del mitico e buon Blair pochi anni orsono. Eppure la Clinton ha votato e sostenuto le guerre in Iraq, la guerra in Libia, e ha fortemente voluto, senza successo, la guerra in Siria. Mentre oggi è appoggiata da coloro che vogliono lo scontro con Iran e Russia, per paura che gli Usa perdano definitivamente parte del loro prestigio mondiale.

Per intenderci, la Clinton è stata la più grande sostenitrice della «disastrosa» guerra in Libia del 2011, le cui conseguenze paghiamo ancora oggi, e non è stata in grado di evitare (eufemismo) nel 2012 l’assassinio da parte dei jihadisti dell’ambasciatore americano a Bengasi John Christopher Stevens. Lei era anche quella che voleva intervenire in modo più energico in Siria a favore dei “ribelli”, per quanto alleati dei jihadisti, pur di abbattere il governo di Bashar al Assad….

LA BUFALA MEDIATICA DELLO SCONTRO PAPA FRANCESCO/ DONALD TRUMP

Intervistato da Radio vaticana, padre Federico Lombardi ha specificato che la risposta del pontefice durante il volo di ritorno dal Messico nel febbraio 2016 (”Chi pensa soltanto a fare i muri e non i ponti, non è cristiano”) non può essere intesa come una sorta di scomunica nei confronti del candidato repubblicano alla corsa alla Casa Bianca, Donald Trump, antagonista della Clinton.

“Il Papa – ha osservato Lombardi – ha detto quello che ben sappiamo, quando seguiamo il suo magistero e le sue posizioni: che non bisogna costruire muri, ma ponti. E’ un suo atteggiamento generale, molto coerente con quello che è un seguire con coraggio le indicazioni del Vangelo di accoglienza e di solidarietà. Naturalmente, questo poi è stato molto rilanciato, ma non è che volesse essere, in nessun modo, un attacco personale né un indicazione di voto.” IL PAPA NON LO HA DETTO SOLO IN RIFERIMENTO AI MIGRANTI, su cui il Papa ha specificato ciò che afferma il Magistero della Chiesa cattolica, e cioè che l’accoglienza dei migranti può essere fatta solo in modo razionale e controllato per non ledere il benessere del popolo del Paese ospitante. E che il problema delle migrazioni va sanato nei paesi d’origine!  Ma queste parole di Papa Francesco non vengono riportate dai media di regime : « LA CORRUZIONE E’ ALL’ORIGINE DELLA MIGRAZIONE. Oggi perché c’è tanta migrazione? (…) perchè quelle terre e quei popoli vengono sfruttati! Parlo di quelli che vengono da noi: fuggono dalle guerre…Il problema è là. C’è la guerra delle tribù, alcune guerre ideologiche o alcune guerre artificiali, preparate dai trafficanti di armi che vivono di questo: danno le armi a te che sei contro quelli, e a quelli che sono contro di te. E così vivono loro! Davvero la corruzione è all’origine della migrazione». QUELLA CORRUZIONE A CUI HILLARY CLINTON HA DATO E STA DANDO IL SUO NOTEVOLE CONTRIBUTO.

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/08/04/i-discorsi-del-papa-in-poloniadimenticati-dalla-stampa-contro-il-gender-contro-quelle-ideologie-corrotte-dallidolatria-del-denaro-che-provocano-guerra-immigrazione-e-scristianizzazione/

Chi sostiene la vittoria della Clinton alla elezioni presidenziali in USA: l’Arabia Saudita, visto che gli sceicchi hanno finanziato circa il 25 per cento della campagna elettorale di Hillary Clinton, come dichiarato dal figlio di re Salman in persona..prince-salman

Spiega Mattia Ferraresi, corrispondente da New York per il Foglio. «La Clinton è come Obama, ha le stesse idee e porterebbe avanti la stessa politica, che si fonda sulla convinzione di essere “dalla parte giusta della storia”. Solo è più aggressiva, muscolare e decisa». Se sul fronte interno continuerebbe a essere propagandato tutto ciò che il verbo del progresso arcobaleno e del loveislove prevede (non è un caso che gran parte della sua campagna sia stata finanziata anche dal colosso abortivo Planned Parenthood), su quello internazionale dobbiamo aspettarci «un’America più spavalda rispetto ad Obama». Tutte “cosucce” che i media ufficiali nascondono sulla “politicamente corretta” Clinton, che predica infanticidio/aborto imposto e vuole negare il diritto all’obiezione di coscienza.

HILLARY CLINTON ANTICATTOLICA E ABORTISTA

http://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/aborto-senza-credo-religioso-sarebbe-piu-praticabile-dice-la-clinton/

http://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/aborto-nel-mondo-per-hillary-clinton-e-una-priorita/

DONALD TRUMP  SI SCHIERA PER IL DIRITTO ALLA VITA E PER LA DIFESA DEL DIRITTO ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA SU TEMI ETICI E MORALI

http://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/aborto-donald-trump-si-schiera-per-il-diritto-alla-vita/

IL VERO SAN FRANCESCO, LIBERATO DALLE STRUMENTALIZZAZIONI

Altissimo e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta, speranza certa, 
carità perfetta e umiltà profonda. Dammi, Signore, senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà.
Amen. (Preghiera di San Francesco davanti al Crocifisso di San Damiano, Fonti Francescane 276)san2bfrancesco2bdavanti2bcrocifisso

San Francesco d’Assisi ha vissuto il Cristianesimo in tutta la sua totalità, grandezza e drammaticità: arrivando al dolore della crocifissione e alla compiutezza dell’obbedienza alla volontà del Padre nostro che sta nei cieli. Sono passati quasi otto secoli da quando papa  Gregorio IX iscrisse frate Francesco d’Assisi nel catalogo dei Santi. Il 18 giugno 1939, papa Pio XII lo proclamava, insieme a santa Caterina da Siena, patrono d’Italia. San Francesco dunque va conosciuto ed incontrato nella sua perfetta imitazione di Cristo: non è un “paravento” da utilizzare per “farsi belli e giusti”, anche se nel passato e nel presente non pochi hanno fatto e fanno questa operazione bassamente strumentale. Non è la prima volta che nella Storia i santi ma anche la stessa figura di Nostro Signore Gesù Cristo vengono spogliati della vera luce e gloria della santità. Vengono usati come pretesto  per insegnare un altro “Vangelo” e magari per favorire un progetto anticristiano. Peraltro, “la dottrina cristiana c’insegna che lo ‘spirito del mondo’ non ama la vera Religione, anzi la odia e la teme al tempo stesso; se non riesce a eliminarla, cerca almeno di neutralizzarne l’influenza, adattandola alle proprie esigenze e coinvolgendola nelle proprie strategie”.

ImageL’impegno comune dovrebbe essere di opporsi alle strumentalizzazioni nei confronti di san Francesco. Pertanto serve un’opera apologetica per smascherare, confutare e condannare questa pericolosa manovra, l’agile e sintetico volumetto del prof. Guido Vignelli “San Francesco antimoderno, difesa del Serafico dalle falsificazioni progressiste”,  si propone questo scopo, del resto fare opera apologetica è lo scopo anche della giovane Casa Editrice Fede & Cultura (www.fedecultura.com). 

Il caso più grave di falsificazione è senz’altro toccato a S. Francesco di Assisi, figlio di Pietro di Bernardone e di Pica di Bourlemont. Una falsificazione che ha una lunga storia, cominciarono gli umanisti, poi i protestanti, “libertini”, gli illuministi, fino al pastore calvinista-liberale Paul Sabatier, che seguendo le orme di Ernest Renan che aveva demitizzato la figura di Cristo ora si doveva “demitizzare” anche quella del suo più popolare discepolo. Un processo falsificatorio perseguito poi in campo cattolico, dai modernisti e infine oggi dai cosiddetti progressisti. Per Vignelli è importante capire la metodologia usata per questa falsificazione. In pratica si cerca di applicare alla “questione francescana”, “la modernistica contrapposizione tra il ‘Cristo della Storia’ e il ‘Cristo della fede’ e tra la ‘Chiesa primitiva’ e la ‘Chiesa istituzionale’”. Secondo questa tesi il “Francesco della Storia” fu un personaggio che tentò di creare una fraternità di  “spiriti liberi” che doveva  permettere alla comunità cristiana di liberarsi dalle istituzioni ecclesiastiche, bisognava tornare al primitivo comunismo e realizzare una fratellanza globale e cosmica. 

In pratica scrive Vignelli, “lungo tutto il XX secolo, molti biografi o apologeti del santo l’hanno trasformato in un precursore delle ultime mode culturali:  ossia del‘buonismo’ insulso, del pacifismo arrendista, dell’ecumenismo relativista, dell’ecologismo animalista, della ‘teologia della liberazione’ e del tribalismo anarcoide”. E’ una manovra che ormai è pienamente riuscita , così una falsità, se ripetuta in continuazione senza essere adeguatamente contrastata, finisce spesso con l’essere creduta come vera, almeno per pigrizia e conformismo. 

Ma basta informarsi andare alle fonti storiche francescane e tutte le falsità spudorate saranno smentite. Nel 1921 il Papa Benedetto XV già ammoniva:“Quel personaggio di Assisi, d’invenzione prettamente modernista, che recentemente alcuni ci presentano come poco rispettoso della Sede apostolica e come campione di un vago e vuoto ascetismo, non può essere identificato con Francesco né considerato come un santo”. E più avanti ammoniva: “Chi apprezza il valore del santo, deve apprezzarne anche l’ossequio e il culto dati a Dio; perciò o inizi ad imitare quello che loda, o smetta di lodare quello che non vuole imitare; chi ammira i meriti dei santi, deve anche segnalarsi per santità di vita”.

San Francesco non fu “buonista”. E’ la principale deformazione alla quale il santo è stato sottoposto. S. Francesco avrebbe inventato un nuovo modello di apostolato, quello di “mera ‘testimonianza’ propositiva, rifiutandosi di ricorrere non solo ad ogni tipo di polemica o condanna, ma anche d’imposizione o divieto (…)”

Il santo rifuggiva ogni compromesso e denunciava il male in concreto, predicava il timore di Dio e minacciava castighi infernali. Era molto severo nei confronti dei suoi stessi frati, intransigente nella disciplina religiosa.

San Francesco non fu pacifista arrendista. Per il mondo progressista cattolico, S. Francesco è il precursore del moderno pacifismo, promotore del disarmo unilaterale.  Ma la pace che auspicava e predicava il Serafico era quella spirituale assicurata dalla conversione della creatura al Creatore. La pace francescana non è la pace che l’uomo trova in sé stesso, ma la pace che l’uomo trova in Dio. Secondo Vignelli, non risulta che Francesco abbia mai contestato il servizio militare. Egli ben sapeva che combattere una guerra giusta non contraddice lo spirito caritatevole e pacifico del Cristianesimo(…) Il santo amava presentarsi come un “soldato di Cristo” e un “araldo del gran Re”. La regola francescana intendeva proibire non la guerra come tale, ma solamente le guerre ingiuste. S. Francesco non può essere arruolato al vile ed opportunistico arrendismo tipico degli odierni pacifisti fanatici, anche sedicenti cattolici, che si proclamano ‘adoratori della pace’ e promuovono marce a senso unico inalberando una multicolore ‘bandiera della pace’.gjyv0wll

San Francesco non fu contro le Crociate. Non essendo pacifista, il Serafico non fu nemmeno contrario alle Crociate. Risulta invece che Francesco provasse un sincero entusiasmo per le Crociate ed ammirazione per le cavalleresche imprese riferite dalla letteratura dell’epoca. S. Francesco partecipò alla quinta Crociata, quella proclamata nel 1213 da Papa Innocenzo III, per poter predicare ai musulmani ed assistere caritatevolmente i crociati nei pericoli fisici e soprattutto spirituali cui andavano incontro. Francesco la chiamava “la santa impresa”, considerandola pienamente lecita, valutandola come un intervento di legittima difesa militare di quei luoghi sacri e di quei popoli del vicino oriente un tempo cristianizzati dal sangue dei martiri e dal sudore dei confessori della fede”. Del resto Francesco giustificò la Crociata proprio in faccia al sultano musulmano dell’Egitto. Ed è falsa quella tesi che sostengono alcuni che S. Francesco fece una scelta missionaria in opposizione a quella crociata. Era inconcepibile una contrapposizione tra Missione e Crociata. “La vocazione del missionario e quella del crociato erano anzi considerate come apparentate, in quanto derivavano entrambe dalla comune prospettiva della cristiana testimonianza mediante il pellegrinaggio e la disposizione al martirio”.

San Francesco non fu ecumenista in senso relativista. Nel suo Testamento, egli esige che i frati sospettati di eresia o scisma vengano imprigionati e consegnati al cardinale protettore dell’Ordine per essere inquisiti. I Papi del XIII secolo, per promuovere la Santa Romana Inquisizione contro l’eresia, ricorsero non solo all’Ordine domenicano, ma talvolta anche a quello francescano. La frase consacrata dalla Tradizione: “Fuori della Chiesa non c’è salvezza”, era ben presente in Francesco. A questo proposito è attuale l’ammonizione di Pio XI: “ah quanto male fanno e quanto si allontanano dalla conoscenza dell’Assisiate coloro che, per accondiscendere alle proprie fantasie ed errori, s’immaginano e s’inventano – incredibile a dirsi! – un Francesco insofferente della disciplina della Chiesa, noncurante degli stessi dogmi della dottrina della fede, anzi precursore ed araldo di quella pluralistica e falsa libertà che si è cominciato ad esaltare agli albori dell’età moderna, e che tanto danno ha causato alla Chiesa ed alla società civile”.

 San Francesco non fu filo-islamico (in senso relativista). Giacomo da Vitry, amico del Serafico e testimone dei fatti, ha scritto che Francesco di fronte al sultano d’Egitto ha avuto un atteggiamento di perfezione apostolica. La sua predica riassume e riunisce “i tre elementi- chiave necessari per il trionfo del cristianesimo: rinnovamento morale e spirituale attraverso una vita di ascesi, di semplicità e di umiltà; (…)la predicazione, la propagazione della parola efficace, parola che infiamma le folle e le porta alla conversione; (…) il confronto (militare) con i saraceni, mirante a soccorrere la Chiesa orientale desolata che cerca la sua liberazione”.

San Francesco non fu ecologista animalista.  In pratica esagerando l’amore per le creature di S. Francesco, viene presentato come un profeta del moderno ecologismo come un vegetariano o animalista.

Alcuni addirittura  lo dipingono come una sorta di naturista, cioè uno che rinuncia ai beni materiali, alla civiltà, compresi i vestiti, fino ad arrivare a presentarlo come un contestatore hippy, in un promotore del tribalismo e magari anche del nudismo.

Il misticismo di S. Francesco non si può per nulla accostare alla perversa idolatria della natura tipica di chi venera Gea (o Gaia) al posto di Dio. Al contrario egli considerava la terra come una dimora provvisoria, per poi raggiungere la vera Patria celeste. Scrive il beato Tommaso da Celano, fin dalla sua conversione, “la bellezza dei campi e l’amenità dei vigneti, e tutte le altre cose che comunemente saziano gli occhi degli uomini, avevano perduto ogni attrattiva per lui. Non senza stupore egli si rese conto dell’improvviso cambiamento avvenuto in se stesso e cominciò a ritenere sommamente stolto chi si perde dietro simili cose”.006l14906_7kdb6_in_frame_corr

Anche nel celebre Cantico delle creature, poema tanto frainteso quanto celebrato,  la bellezza delle creature sono viste in corrispondenza della bellezza suprema cioè di Dio. Scrive don Divo Barsotti: “(…)le creature sono poste al servizio dell’uomo;(…) se Dio è lodato con tutte le sue creature, è anche lodato per il dono di ogni creatura all’uomo(…). E’ il peccato dell’uomo che ha diviso e opposto Dio e la creazione”.

In pratica S. Francesco considerava gli animali, i vegetali e i minerali non come idoli, “ma semplicemente come creature che, con la loro bellezza e col loro simbolismo naturale e soprannaturale, possono facilmente avviarci alla conoscenza e all’amore di Dio in Cristo”.

Gli animalisti non possono rivendicare S. Francesco come loro patrono, quasi ch’egli fosse come gli indù che considerano gli animali sacri e intoccabili. Non considerò mai gli animali suoi pari, ma volle esercitare su di loro una vera e propria autorità. Non possiamo nemmeno arruolarlo tra i vegetariani, S. Francesco non ha mai condannato il consumo delle carni o la caccia o l’impiego degli animali per aiutare l’uomo.

San Francesco non fu un agitatore libertario, non fu un ribelle, un anarchico, un tribale, precursore di quell’irrazionale rifiuto della (vera) civiltà che si è recentemente espresso in fenomeni di patologia sociale sessantottina o post-sessantottina, come i ‘figli dei fiori’, gli hippy, i freak, i punk, gli ‘indiani metropolitani’ e i no-global. Certamente le fonti storiche rivelano che se i frati minori avevano rinunciato ai beni terreni, non avevano per niente rifiutato quelli spirituali, i valori morali e sociali, tantomeno le conquiste della Civiltà cristiana.

La “libertà e la letizia francescane sono il risultato – scrive Vignelli – di chi ha messo ordine nella propria anima e nella propria vita, con una rigorosa ed aspra ascesi, con una lotta contro gl’istinti che ci seducono, disorientano e schiavizzano, con una disciplina interiore ed esteriore capace di dominare le idee, tendenze e passioni disordinate”.

San Francesco non fu rivoluzionario.

Sicuramente San Francesco non fu un antesignano della “teologia della liberazione”, non fu il precursore del pacifismo o il paladino della violenta rivolta degli “oppressi” contro il capitalismo.  Non è un pauperista rivoluzionario, “come quei movimenti che contestano l’”ordine costituito” e combattono la proprietà privata e le conseguenti disuguaglianze sociali e gerarchiche politiche, sia ecclesiastiche che civili, nel tentativo d’imporre il collettivismo egualitario sognato dalle “comunità di base” latino-americane o afro-asiatiche”.

Certamente S. Francesco non istigò mai alla ribellione ecclesiale, “non volle mai contrapporre la propria confraternita alla gerarchia o al semplice clero, come se fosse una setta di puri ed eletti destinata ad animare una Ecclesia spiritualis destinata a sostituirsi alla Ecclesia carnalis”. Egli piuttosto volle inserirsi nella Chiesa istituzionale con un ruolo di servizio e di collaborazione e soprattutto di supplenza riformatrice: noi siamo mandati – diceva – in aiuto al clero, per la salvezza delle anime, in modo da supplire alle sue mancanze”.

 Vignelli scrive che egli era pienamente consapevole che “se una scelta ideale come la sua non doveva rimanere una utopia, aveva bisogno d’incarnarsi in una forma istituzionale che le permettesse di radicarsi e prendere consistenza”. Del resto questa  è la sorte di tutti i movimenti o della chiesa stessa che non possono vivere nelle “nuvole”, ma hanno bisogno di strutturarsi nelle società dove operano.

Non può essere definito rivoluzionario chi inizia la sua missione obbedendo al celebre comando del Crocifisso: “Va’ e restaura la mia casa!”. Francesco non istigò mai i poveri alla rivolta. A differenza dei pauperisti eretici o eretizzanti come Valdo, egli non era ossessionato dal problema della povertà economica ma semmai da quello della povertà spirituale, tanto da ripetere spesso che bisogna preoccuparsi non della condizione terrena bensì del destino ultraterreno.

Egli non predicò nessun tipo di lotta di classe, anzi cercò sempre di garantire la concordia e l’armoniosa collaborazione fra signori e sudditi. S. Francesco non ha mai messo in discussione l’autorità dei governanti, li esortava a giudicare i sudditi con onestà, prudenza e soprattutto con misericordia. Mentre sulla povertà, “lo spirito francescano non pretendeva d’imporre la povertà come regola sociale a chi non può o non vuole accettarla, ma esortava a dare l’esempio di un assoluto distacco dalle ricchezze per ispirare in tutti, ricchi e poveri, un soprannaturale disprezzo delle vanità terrene”. Inoltre c’era in Francesco uno stretto legame tra elemosina e proprietà, non si può donare se non esiste la proprietà.

San Francesco voleva i paramenti sacri ed i calici più preziosi per celebrare la Santa Messa ed adorare la Santa Eucaristia:

SAN FRANCESCO D’ASSISI, PRIMA LETTERA AI CUSTODI: FF 241.

2 Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici che debbano venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di Lui scritte che consacrano il corpo. 3 I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, debbano averli di materia preziosa. 

M TOMMASO DA CELANO,MEMORIALE (COMUNEMENTE DETTO VITA SECONDA), 201: FF 789. Un giorno volle mandare i frati per il mondo con pissidi preziose, perché riponessero nel luogo più degno possibile il prezzo della Redenzione, ovunque lo vedessero conservato con poco decoro.

 San Francesco non fu egualitario, non aveva un animo invidioso, ribelle, anarchico. Il suo legame con la classe nobiliare può meravigliare chi è vittima del pregiudizio progressista, secondo il quale a seguire Francesco sarebbero stati  poveracci, emarginati, ignoranti. Vignelli affidandosi alle testimonianze di Tommaso da Celano e Giacomo da Vitry, fa un lungo elenco dei primi seguaci dell’Ordine dove spiccano rampolli di nobili e illustri famiglie italiane.

 Ricorda Pio XI: “non solo pontefici, cardinali e vescovi (hanno ricevuto) le insegne del Terz’ordine, ma anche re e principi, alcuni dei quali elevati alla gloria della santità, che dallo spirito francescano vennero nutriti di divina sapienza; ne derivò che le più elette virtù tornarono ad essere stimate e vissute nella società civile, insomma rinnovando la faccia della terra”.

Infine San Francesco non rifiutò la cultura. E’ un ultimo pregiudizio, “il quale Francesco sarebbe stato un tipo bizzarro che avrebbe voluto raccogliere nella sua fraternitas solo uomini sempliciotti e ignoranti, se non proprio idioti e sciocchi…”. E’ una falsità grossolana, perché anche qui basta considerare come l’Ordine, fin dal suo inizio, accolse o formò alcune fra le migliori menti dell’epoca, naturalmente non c’è lo spazio per fare un elenco dettagliato. Molti erano docenti universitari, che per gli studenti dell’epoca, scrive Vignelli, “(…)doveva essere uno spettacolo edificante vedere quei loro docenti insegnare dalle cattedre delle prestigiose università di Oxford o della Sorbona, vestiti con un misero saio e a piedi nudi, per poi andare a svolgere umili lavori o a mendicare per la città…”

L’Italia, la stessa Europa, deve molto a S. Francesco, dal suo Ordine e Terz’Ordine germogliarono la pace domestica e la tranquillità pubblica, l’integrità dei costumi e la mansuetudine, lo studio e la cultura, il retto uso e tutela della proprietà, fattori tutti di civiltà e di benessere.

http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/religione/merlo-san-francesco-non-paravento-per-farsi-giusti–39112#.V_MlcdSLSt8

Perchè il mondo odia Madre Teresa: per la sua lotta contro l’aborto e perchè nei poveri lei serviva Gesù.

Madre Teresa ha scandalizzato il mondo mettendo paradossalmente al centro Dio e non l’uomo. E il mondo non gliel’ha perdonato, costruendo castelli di accuse assurde contro di lei.

Madre Teresa canonizzata il 4 settembre 2016 in una gremita piazza San Pietro, non è mai stata una donna da santino. La sua fede profonda, le sue azioni clamorose, il suo esempio luminoso hanno sempre diviso, fin dal principio, attirando e cambiando la vita a decine di migliaia di persone da una parte, scatenando odi e gelosie dall’altra. Il mondo, che pur l’ha sempre lodata per la sua attività caritatevole, non le ha mai perdonato il motivo per cui si chinava a ripulire corpi immondi dai vermi: lei non serviva l’uomo, ma Gesù. Per dirla con Giovanni Paolo II: «Era a Gesù stesso, nascosto sotto le vesti angoscianti dei più poveri tra i poveri, che era diretto il suo servizio».

Così, in questi giorni, tra le centinaia di articoli che glorificano Madre Teresa, ne sono usciti altrettanti che la demonizzano. Le critiche sono sempre le stesse e sono state ben riassunte da MicroMega, che pochi giorni fa ha titolato così un articolo: “Madre Teresa NON era una santa”. L’ingerenza del giornale laicista negli affari della Chiesa mira a criticare la «beatificazione a tempo di record [arrivata] dal Vaticano» e la canonizzazione.

LE SEI ACCUSE. Viene riassunta la ricerca di Serge Larivie e Genevieve Chenard, che «hanno studiato più di 300 documenti», arrivando alle seguenti conclusioni: 1) I moribondi raccolti per le strade da Madre Teresa, e lì abbandonati dai loro stessi familiari, non venivano curati nel modo che la scienza moderna ritiene più adeguato. 2) Con tutti i soldi che riceveva, la santa avrebbe potuto aprire una clinica d’eccellenza, dove prestare le migliori cure, e invece non l’ha fatto. 3) Invece che aiutare economicamente le vittime dei disastri naturali che hanno colpito l’India, ha solo fornito «sostegno religioso», preferendo trasferire i fondi su conti segreti (quest’ultima accusa è preceduta dal verbo «pare che»). 4) Era amica dei dittatori di tutto il mondo. 5) Condannava l’aborto in modo «particolarmente dogmatico». 6) Approfittava degli ultimi momenti di vita dei poveri per battezzarli senza il loro consenso.

«NON SIAMO ASSISTENTI SOCIALI». Perché, dal New York Times al Washington Post, dalla Cnn al Daily Mail, fino a MicroMega, tutti ci tengono a ripetere le stesse identiche accuse, la stessa identica solfa? Per un motivo semplicissimo, che Madre Teresa una volta spiegò così: «Noi non siamo assistenti sociali, non siamo insegnanti, né infermiere, né dottori: noi siamo suore religiose. Noi serviamo Gesù nei poveri. La nostra vita non ha ragioni o motivazioni diverse da questa. E questo è proprio il punto che tante persone non capiscono».

LO SCANDALO. Il paradosso per cui servire Dio è il modo migliore per beneficiare l’uomo o che per esaltare l’uomo bisogna mettere al centro Dio, è per questi giornali insopportabile. Aiutare «i più poveri fra i poveri», e occuparsi di quelle persone che nessuno vuole neanche guardare, è considerato un bellissimo gesto umanitario, ma se lo si fa per servire Dio diventa uno scandalo. Madre Teresa ha scandalizzato il mondo e il mondo non gliel’ha perdonato, ricoprendola di accuse assurde. La carità va lodata finché nasce da uno sforzo volontaristico che esalti l’uomo, va condannata invece quando nasce dalla fede che esalta Dio.

L’INTERVISTA DI TERZANI. Madre Teresa ha sempre cercato di nascondersi, di mettersi in secondo piano, di non farsi vedere. Ma era impossibile. Addirittura scrisse: «Se mai diventerò una santa, sarò sempre assente dal Paradiso per accendere la luce di chi è nell’oscurità sulla Terra». Parole insopportabili per chi identifica la salvezza con il benessere materiale. Per quanto riguarda le accuse, così ben formulate e ragionate, si può rispondere con un racconto fatto da Madre Teresa a Tiziano Terzani: «Una volta mi capitò di prendere un uomo coperto di vermi — mi racconta —. Mi ci vollero delle ore per lavarlo e togliergli uno ad uno tutti i vermi dalla carne. Alla fine disse: “Son vissuto come un animale per le strade, ma ora muoio come un angelo” e morendo mi fece un bellissimo sorriso. Tutto qui. Questo è il nostro lavoro: amore in azione. Semplice».

P.S.: Uno dei più grandi accusatori di Madre Tersa, Christopher Hitchens, è stato chiamato a testimoniare durante il processo per la causa di beatificazione. Lì, come affermato a tempi.it dal postulatore della causa, Brian Kolodiejchuk, disse che «la sua antipatia per madre Teresa è nata quando, nella seconda parte della sua visita alle opere delle missionarie della Carità a Calcutta, caduto il discorso sulla questione dell’aborto lei gli disse che la soluzione per le donne che volevano abortire era che partorissero e dessero il figlio in adozione»pictures1241
Perché il mondo odia Madre Teresa | Tempi.it

Sfatare secoli di bugie anticattoliche che non fanno onore agli storici: il nuovo libro di Rodney Stark

Lo storico e sociologo della religione più riconosciuto a livello internazionale, Rodney Stark ha deciso di scrivere Bearing False Witness: Debunking Centuries of Anti-Catholic History (“Falsa testimonianza. Sfatare secoli di storia anticattolica”), un atto d’accusa contro gli «illustri bigotti» (gli storici che non fanno onore alla storia, perchè sono in realtà anticattolici militanti), che spacciano per storia certe menzogne sulla Chiesa.

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RODNEY STARK

Lo ha scritto non per un impulso partigiano a difendere una bandiera che non è mai stata sua, dato che Stark non è cattolico, si è sempre dichiarato agnostico, dopo essere cresciuto in una famiglia luterana  in cui veniva costantemente indottrinato “sulla perversione dei cattolici”. Piuttosto «ho scritto questo libro per difendere la storia».

Sociologo della religione e professore alla Baylor University, ateneo del Texas dove dirige l’Istituto di studi sulla religione, Stark è autore di decine di titoli di successo in molti paesi del mondo (apprezzati in Italia La vittoria della ragione e La vittoria dell’Occidente, dedicati alla «negletta storia» di come sia stato proprio il disprezzato cristianesimo a produrre la libertà, il progresso e la ricchezza della nostra civiltà). In Bearing False Witness ha raccolto i dieci «miti anticattolici» in cui si è imbattuto più spesso nel corso dei suoi innumerevoli studi. Dieci menzogne e false accuse che secondo Stark hanno avuto e hanno nel pensiero comune «conseguenze troppo pervasive per essere lasciate a confutazioni sparse».

Facendo nomi e cognomi e decine di citazioni, Stark massacra nel libro quelli che lui chiama «illustri bigotti», i colleghi studiosi che invece di comportarsi come tali «hanno abbracciato avidamente» le bufale anticattoliche, essendo «così convinti della depravazione e della stupidità della Chiesa cattolica romana da non aver bisogno di cercare conferme ulteriori», sebbene qualcuno di loro dovesse essersi accorto che tante di quelle storie erano «saltate fuori dal nulla». Vedi per esempio la leggenda che vuole che Cristoforo Colombo abbia scoperto l’America nel tentativo di dimostrare con la navigazione che “la Terra è tonda e non piatta, come invece ancora credevano i cardinali spagnoli avversari della sua impresa”. Una panzana pura e semplice inventata di sana pianta nel 1828 da uno scrittore, Washington Irving, noto più che altro per avere creato il cavaliere senza testa di Sleepy Hollow, eppure rimasta «nei libri di testo e nella cultura popolare per decenni anche dopo che gli studiosi erano risaliti alle sue origini fraudolente» (in Austria e Germania nel 2009 si insegnava ancora nelle scuole).

L’ostilità degli “illustri bigotti” alla Chiesa, spiega Stark, viene da lontano. «La Riforma e le successive guerre di religione generarono aspri odii e false accuse» che «hanno resistito» nei secoli. «Troppo ancora ne rimane nella cultura popolare delle nazioni protestanti», aggiunge. E se nell’antica Roma, secondo la tesi di E. Mary Smallwood ripresa nel libro, era «l’esclusività» degli ebrei e dei cristiani a generare impopolarità e persecuzione, negli ultimi secoli «l’antagonismo del politeismo rispetto al monoteismo che motivava l’antisemitismo e l’anticristianesimo è stato sostituito dall’antagonismo laicista verso tutte le religioni che comprendano insegnamenti tradizionali e pretese di verità».

Secondo Stark «furono Voltaire e i suoi colleghi a inventare i secoli bui, e lo fecero allo scopo di poter proclamare che stavano liberando la civiltà dall’arretratezza religiosa». Mentre nella realtà un Medioevo oscurantista non è mai esistito.

Al contrario, «la chiave più importante per l’ascesa della civiltà occidentale – si legge nel libro – è stata la dedizione di tante menti brillanti alla ricerca della conoscenza. Non di un’illuminazione. Non dell’illuminismo.  Della conoscenza! E la gran parte degli scienziati erano proprio cattolici ». Per Stark è assolutamente sensato il fatto che molte di queste “menti brillanti” fossero cristiani medievali, perché, ci spiega, «il cristianesimo è una religione teologica (basata sul ragionamento intorno a Dio) che non solo è coerente con gli sforzi scientifici di spiegare il mondo, ma che ha dato vita alla scienza: la scienza non è accaduta altrove, poiché le religioni che guardavano l’universo come un mistero impenetrabile rendevano assurdo ogni sforzo scientifico». Ma nel tempo le opinioni di Voltaire e degli illuministi «furono accreditate da alcuni intellettuali che si opponevano a tutte le religioni e da molti altri che credevano erroneamente che quei filosofi stessero solo rivelando i peccati del cattolicesimo», continua lo studioso.

rodney-stark-Bearing-False-Witness-copertinaComodi pregiudizi
C’è un motivo se «oggi ormai perfino le enciclopedie popolari riconoscono che i secoli bui del Medioevo erano un mito». Significa che almeno su questa leggenda lo studio della storia ha prevalso sull’ideologia. Succede continuamente, solo che nessuno se ne accorge. Per smontare le dieci bufale storiche anticattoliche Stark stesso si appoggia sulle «opinioni prevalenti fra gli esperti qualificati», peccato che, da una parte, questi ultimi «scrivono sempre l’uno per l’altro e non si impegnano a condividere il loro sapere con il pubblico di lettori generale»; mentre, dall’altra, gli “illustri bigotti” continuano a godere di una credibilità sorprendente, almeno a livello mediatico. Anche quando le loro tesi disoneste sono state già smentite e loro stessi hanno ammesso la propria ostilità alla Chiesa.

È il caso – ricostruito nel libro – di John Cornwell, celebre autore de Il Papa di Hitler, pietra miliare della propaganda anti-Pio XII, screditato abbondantemente e ripetutamente eppure ogni volta rilanciato dalla stampa o riciclato in altri testi, errori compresi. Il fatto è che, commenta amaramente Stark, «alla stampa piacciono sempre gli scandali e le notizie negative». E poi «i media sono davvero prevenuti nei confronti della religione».

Se è vero che gli “illustri bigotti” alimentano «molto anticattolicesimo “informato”», godendo di un’immeritata copertura mediatica, come può prevalere la verità nella battaglia delle idee? Stark non ha dubbi: «Perché fidarsi dei “miei” esperti piuttosto che di quelli che hanno opinioni anticattoliche? Perché le mie opinioni si basano sul consenso di storici autorevoli e qualificati, che io cito attentamente, mentre le sciocchezze anticattoliche non hanno sostenitori qualificati». E come sono considerati, nell’ambiente accademico e dal pubblico, gli studi di Stark? «I miei libri hanno raccolto buone recensioni da parte degli studiosi. Non che mi importi davvero. Quanto al pubblico, dia un’occhiata su Amazon alle recenti recensioni di Bearing False Witness scritte dai lettori: sono sorprendentemente positive».

Nel primo capitolo,  l’autore si esercita nello smontare l’idea che «per secoli la persecuzione degli ebrei è stata giustificata [dalla Chiesa] nel nome di Dio». Un pregiudizio talmente radicato nell’immaginario collettivo che metterlo in dubbio risulterebbe quasi improponibile perfino a certi cattolici disinformati… Invece il professore della Baylor University, sulla base dei documenti storici e non certo di posizioni “papiste” precostituite, dice a Tempi di aver scoperto già molto tempo fa che, in realtà, « l’odio verso gli ebrei non è affatto una “invenzione” cattolica. Al contrario, quello che ho appreso in seguito è la larga misura con cui la Chiesa aveva protetto gli ebrei dalla violenza».

INTERVISTA A RODNEY STARK tratto da Catholic World Report

CWR: Perché i vari storici, come ad esempio Gibbons, hanno presentato gli antichi pagani come benevoli e  tolleranti verso il cristianesimo, quando le prove storiche concrete dimostrano il contrario ? Qual è stato l’effettivo rapporto tra il cristianesimo e il paganesimo nei primi secoli di esistenza della Chiesa?

Dr. Stark:  Gibbons ed altri contemporanei hanno scritto con l’intento di attaccare il Cristianesimo manipolando la storia. La verità storica è che sorprendentemente, una volta che i pagani non furono più in grado di perseguitare i cristiani, vennero praticamente ignorati dalla Chiesa e dagli imperatori e sono lentamente scomparsi.

CWR:  Le Crociate e l’ Inquisizione continuano ad essere presentate come eventi che hanno coinvolto “la barbarie cristiana e l’uccisione di milioni di persone”. Perché  quei miti sono ancora così diffusi e popolari, soprattutto dopo che gli studiosi hanno trascorso decenni a correggere e chiarire queste menzogne?

Dr. Stark:  Storici competenti hanno rivelato che le Crociate furono legittime guerre difensive e che l’Inquisizione non fu così sanguinosa e violenta. Ho il sospetto che questi miti siano invenzioni troppo preziose per il movimento anti-cattolico che non vuole arrendersi alla rivelazione dei veri fatti storici.

CWR:  Nell’affrontare il tema”Protestantesimo e Modernità”, lei ha affermato categoricamente che la tesi di Max Weber secondo cui  il protestantesimo avrebbe fatto nascere il capitalismo e la modernità è “una sciocchezza”. Quali sono i principali problemi con la tesi di Weber?

Dr. Stark:  Il problema è semplicemente che il capitalismo era completamente sviluppato e fiorente in Europa molti secoli prima della Riforma protestante.

Polemica contro Obama
Anche quando si arriva a lambire l’attualità, Stark non si fa molti problemi a rovesciare le visioni mainstream. Nel volume scrive che le prime offensive della civiltà cristiana (non della Chiesa) contro le altre religioni e le eresie avvennero nel secolo XI, quando cioè la supremazia cristiana si vide minacciata dall’espansione dell’islam. Ma è sbagliato teorizzare che oggi in Occidente stia accadendo qualcosa di analogo. Lo “scontro di civiltà” non è un frutto marcio della nostra islamofobia. Dice Stark a Tempi: «Non credo che l’Occidente cristiano stia diventando intollerante. Credo che l’Occidente non-cristiano stia diventando intollerante: in alcuni paesi europei ci sono leggi contro il cosiddetto hate speech che vietano la lettura in pubblico di alcuni passaggi della Bibbia».

Nel libro c’è poi un accenno polemico a Barack Obama, che l’anno scorso ha contribuito a diffondere la lettura anticattolica delle crociate (autentico cavallo di battaglia per Stark) dichiarando che non tutta la violenza religiosa nella storia è venuta dall’islam, e che anche i cristiani «hanno compiuto azioni terribili nel nome di Cristo». Il commento di Stark è asciutto: «Se il terrorismo proseguirà, e lo farà – ci dice – le visioni come quella di Obama saranno screditate: io sono convinto che assisteremo a una rinascita del sostegno nei confronti dell’impegno giudeo-cristiano».

E Stark, non cattolico, non battista e non più luterano, in cosa crede? «Ho perso la fede luterana quando ero un ventenne e sono rimasto senza fede (ateo mai) fino alla sessantina, quando anni passati a scrivere sulla religione mi hanno portato a concludere che il cristianesimo offre la spiegazione della vita più plausibile».

Fonti

https://www.amazon.com/Bearing-False-Witness-Debunking-Anti-Catholic/dp/1599474999

http://www.catholicworldreport.com/Blog/4766/why_is_this_noncatholic_scholar_debunking_centuries_of_anticatholic_history.aspx

Intervista a Rodney Stark: le bugie anticattoliche | Tempi.it

La vera S. Maria Maddalena, oltre le leggende eretiche

Oggi, 22 luglio, è la Festa liturgica di santa Maria Maddalena, la prima in assoluto.

Nel Calendario Romano generale era memoria obbligatoria, e per espressa e tenace volontà di Papa Francesco è stata elevata appunto al rango di Festa con decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti in data 3 giugno 2016.

PREGHIERA A SANTA MARIA MADDALENAstained-glass6

O Gloriosa Santa Maddalena, modello di penitente,
fammi ottenere la grazia della perseveranza
nel praticare l’autonegazione, conforme con i miei giuramenti;

prega Dio per me
che possa apparire davanti a Gesù nostro Signore e Maestro;
al momento della mia morte, con la lampada piena dell’olio 
della speranza e ardente della pura fiamma della carità, cosicchè sia meritevole di essere ricevuto
nel Regno Eterno di Dio. Amen.

È una festa importantissima e la stragrande maggioranza delle persone non ricorda nemmeno che Maria di Magdala (questo il significato dell’aggettivo-soprannome “Maddalena”), che Gesù liberò dai demoni, sia santa, santa prima di molti altri santi importantissimi, persino degli Apostoli, di cui come brillantemente dice il teologo Ippolito Romano (170 ca.-235) fu l’apostola. Per di più viene erroneamente identificata con l’adultera che, convertita, segue Gesù nel Vangelo, anzi le due adultere di cui parla il testo sacro: la donna che nella casa Simone il Fariseo lava i piedi del Signore con le lacrime asciugandoli poi con i capelli (Vangelo di Luca) e la donna salvata dalla lapidazione (Vangelo di Giovanni). In nessun passo evangelico una di queste donne è identificata con la Maddalena e l’equivoco nasce dal fatto che della santa seguace del Maestro assieme agli Apostoli si parla nel capitolo subito successivo all’episodio accaduto nella casa di Simone.

Un qui pro quo pio, questo, diffuso nella storia della Chiesa da santi, papi e dottori, ma nel nostro mondo disposto a credere in qualsiasi cosa pur di non credere al Vangelo anche l’«apostola degli apostoli» (questo, espressamente, è il titolo di maggior merito riconosciutole) è una contraffazione.

Mille caricature traboccanti di eresie e di scempiaggini ne hanno fatto la “moglie” di Gesù e il vero Santo Graal (il “sang real”, la discendenza del Nazareno), la rivincita clandestina dell’eterno femminino conculcato dalla Chiesa costantiniana “maschilista” e “imperialista”, la sacerdotessa della “dea madre”, l’archetipo della strega odiata dagl’Inquisitori, il sigillo del matriarcato primigenio tra sesso e potere.

Mario Arturo Iannaccone illustra e analizza questa vera e propria devianza lungo gl’itinerari letterari e psicologici della modernità con il denso Maria Maddalena e la dea dell’ombra. Il sacro femminile, la spiritualità della dea e l’immaginario contemporaneo (Sugarco, Milano 2006), ma l’antidoto immediato ed efficace per i credenti, e per tutte le persone di buona volontà, lo fornisce il padre domenicano Giorgio Carbone con Maria Maddalena. Il Codice da Vinci o i Vangeli? (Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2005). Un testimonial eccezionale, visto che in Occidente il culto di santa Maddalena è stato diffuso soprattutto dai domenicani.

Alla base di tutto sta la manipolazione che della santa operano i “vangeli” apocrifi rigettati dalla Chiesa e i testi gnostici incompatibili con il cristianesimo. Nel sovrastimato Il Codice da Vinci, la fantasia di Dan Brown predilige il Vangelo di Filippo (la Maddalena spuria compare anche in altri apocrifi), ovvero uno scritto gnostico in lingua copta composto probabilmente all’inizio del secolo III che s’incentra sul «mistero della camera nuziale» consumato mediante il «rito del bacio» con cui l’anima prigioniera del corpo può finalmente ricongiungersi al principio divino e la Maddalena farsi così «compagna» o persino «coniuge» di Gesù, il quale addirittura la bacerebbe. Ma si tratta appunto di dottrine eterodosse che la Chiesa Cattolica in ciò seguita perfettamente anche da tutto il protestantesimo ha da sempre ricusato proprio perché completamente infondate sul piano storico. Del resto, questo tipo di letteratura gnostica ha più il passo del fervorino spirituale (eretico) carico di valenze simboliche e non fattuali che il piglio del testo mirante a presentarsi come storico.

Né è vero, come molti ripetono (riecheggiando consciamente o meno Dan Brown), il “complotto” con cui la Chiesa Cattolica avrebbe cercato di nascondere il ritrovamento di questi testi ritrovati nel 1945 a Nag Hammâdi in Egitto: sono comunemente pubblicati anche da case editrici cattoliche, il loro contenuto è noto sin dai primi secoli attraverso autori cattolici (che pure ne conoscevano versioni parziali) e il messaggio autentico del Vangelo è stato trasmesso inalterato dall’inizio a oggi senza né bisogno né influsso delle versioni eretiche.

Il cattolicesimo, insomma, non ha bisogno di correzioni gnostiche o pop per mostrare al mondo il mistero della sua sublime bellezza, e c’è da scommetterci che anche questo il Pontefice ha avuto in mente nel richiedere con forza l’istituzione della festa di santa Maria Maddalena in un tempo come il nostro devastato dalla confusione, plagiato dal relativismo, incapace di distinguere un maschio da una femmina (gender, LGBT) ma solo di manipolare una volta in più la figura femminile snaturata della sua preziosità (femminismo).

Se vuole, infatti, il cattolicesimo sa essere più meraviglioso di chiunque altro. Nella Legenda aurea si racconta per esempio che per sfuggire alle persecuzioni in Palestina la Maddalena sia approdata fortunosamente (si dice nel 48) con i fratelli e altri discepoli (tra cui santa Marta e persino san Lazzaro) sulla costa della selvaggia Camargue, precisamente a Saintes-Maries-de-la-Mer (Giotto, nella Basilica inferiore di Assisi, dice poco distante, a Marsiglia). Quella che oggi è una ridente località turistica deve cioè il nome proprio alla santa di Magdala, le cui reliquie sono poi state venerate a Saint-Maximin-la-Sainte-Baume, in Provenza, finché la Rivoluzione Francese non le ha profanate e disperse (ma non la testa, custodita nella caverna-santuario di La Sainte-Baume dove la santa avrebbe vissuto i suoi ultimi giorni, e un suo piede, venerato per secoli a Roma).

E ancora ci sono le uova colorate come simbolo della Pasqua di Cristo: sono rosse nel cristianesimo orientale dove una pia leggenda racconta che a un banchetto dell’imperatore romano Tiberio la Maddalena si presentasse con un uovo, simbolo di nascita e dunque risurrezione, esclamando: «Cristo è risorto!». L’imperatore beffardo rispose che era tanto probabile quanto che quell’uovo divenisse rosso, cosa che puntualmente accadde.

È infatti la Maddalena la testimone del Risorto, la prima, colei che dal sepolcro vuoto trasmette la Buona Novella a Maria di Nazareth e agli Apostoli: cioè alla Chiesa. Oggi è la Festa rotonda di santa madre Chiesa.      (articolo di Marco Respinti )

INTERVISTA A PADRE GIORGIO MARIA CARBONE SULLA VERITA’ STORICA DI S. MARIA MADDALENAcarbone-maria-maddalenaPadre Carbone, che ruolo ha Maria Maddalena nella Chiesa?

Santa Maria Maddalena è una figura davvero rappresentativa della cristianità, tant’è che noi domenicani, riconoscendone l’importanza, già ne celebravamo la festa. Perché è colei che il teologo Ippolito Romano (170-235 d.C.) ha definito “l’Apostola degli Apostoli”. È infatti la prima che ha visto Gesù una volta risorto, secondo quanto descritto nel Vangelo di Giovanni. L’ha visto, dapprima non l’ha riconosciuto, ma poi è corsa a dirlo a gran voce agli undici, ancora sconvolti per quello che avevano visto al Golgota e dell’essere rimasti senza guida. È in questo episodio che si capisce la centralità della figura femminile di Maria Maddalena.

Una donna al centro della storia. E c’è chi dice che il cattolicesimo sia maschilista.
Cerchiamo di immedesimarci nella società ebraica di quel tempo. Le parole di una donna non valevano niente, in qualsiasi contesto, ma Cristo ancora una volta ha capovolto le regole della società ebraica, delle leggi mosaiche. E ha scelto di apparire, per la prima volta da risorto, proprio a una donna. Già durante il periodo delle sue predicazioni, nel vangelo di Luca, si narra che andasse in giro con il seguito dei dodici e un gruppo di donne. Proprio in una di queste occasioni si cita Maria di Magdala, come prima del seguito femminile, una donna che era stata liberata da sette demoni, tramite esorcismo praticato da Gesù stesso. Non viene però detto che tipo di vita Maria Maddalena conducesse prima di questo episodio, pertanto non possiamo sapere di quali peccati si fosse macchiata. Scopriamo però che è una donna di Magdala, un villaggio di pescatori in prossimità del lago di Tiberiade. E la ritroviamo poi ai piedi della croce, con Maria la madre di Gesù e sua sorella, secondo quanto dice l’evangelista Giovanni. Questo non è un dettaglio da poco, anzi, è una figura retorica tipica della narrazione sacra, detta “dell’inclusione”. Citando Maria di Magdala all’inizio delle predicazioni di Cristo per i villaggi e alla fine della sua vita terrena, sul Calvario, gli evangelisti ci stanno dicendo che la Maddalena è sempre stata vicino a Cristo.

Questo è insolito per la società dell’epoca.
Gesù ha voluto fin da subito controvertire le tradizioni che esistevano prima della sua venuta. Si è proposto lui stesso come guida, e ha scelto gli uomini e le donne che ha voluto accanto a sé nel cammino di predicazione, al contrario di quanto facevano i rabbini, che venivano nominati dai fedeli. E ha scelto di fare messaggero del suo messaggio di resurrezione Maria di Magdala, rendendo così una donna portatrice di una missione superiore. Ancora oggi, molto spesso accade che siano le figure femminili a fare da tramite per la trasmissione della fede. L’ha recentemente dimostrato anche una ricerca compiuta dalla professoressa universitaria di Bologna, Maria Teresa Moscato, che ha registrato che il 70 per cento dei ragazzi ha insegnamenti cattolici da una donna, magari una nonna o una catechista. Donne che portano avanti il messaggio di Cristo senza bisogno di essere portatrici di un sacramento, come accade ai sacerdoti, ma ugualmente centrali.

C’è un po’ di confusione relativamente alla figura storica di Maria di Magdala. Ed è a questo che si è attaccato per esempio Dan Brown, che ha dato alla Maddalena un ruolo ambiguo.
La confusione può derivare innanzi tutto da una lettura forzata dei Vangeli. Sono tanti gli episodi in cui vengono citate figure femminili, molto spesso senza che si dia loro un nome proprio. Nel Vangelo di Luca, mentre Gesù si trova a casa di Simone il Fariseo arriva una donna, una nota peccatrice della città, che gli bagna i piedi con le lacrime e glieli asciuga con i capelli. Nel capitolo immediatamente successivo, si nomina Maria di Magdala, come donna a seguito di Gesù con gli apostoli. Ed ecco quindi il primo equivoco: pensare che si tratti dello stesso personaggio. Altri la collegano alla figura dell’adultera salvata dalla lapidazione, nel vangelo di Giovanni, anche in questo caso senza nome, quindi non è dimostrabile che sia proprio lei. Lo scrittore Dan Brown, invece, si è ricollegato a un vangelo apocrifo, quello di Filippo, nel quale si dice che Gesù aveva sempre accanto a sé Maria di Magdala, facendo intendere che fossero uniti da qualche vincolo. Ma appunto è apocrifo, dobbiamo rimanere ai lavori dei quattro evangelisti e alla loro ricchezza. La Maddalena è “l’Apostola degli Apostoli”, secondo quanto detto da Ippolito Romano, un epiteto che riassume bene il destino di questa Santa, a partire dalla rivelazione del Cristo risorto.   Santa Maria Maddalena, l’Apostola degli Apostoli | Tempi.it

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GIOTTO, ASSISI: S.MARIA MADDALENA ELEVATA

 

Pokémon Go, allarme incidenti: ACI lancia nuova campagna sicurezza. Negli USA molti feriti gravi ed anche morti a causa della ossessione per il “videogioco”Pokémon

Decine di milioni di utenti sono divenuti in breve tempo ossessionati dalla ricerca dei Pokémon, a causa della diffusione in massa del videogioco Pokémon Go; ma è già allarme sicurezza: la distrazione causata dall’attenzione necessaria a seguire i demoni Pokemon, è già stata causa di incidenti gravissimi. Ad Auburn, negli Stati Uniti, per esempio, dove il gioco ha letteralmente rapito milioni di cittadini (già virale il video girato a New York dove centinaia di persone impegnate nel gioco hanno iniziato a correre con i telefoni in mano verso un demone Pokemon), un 28enne è andato a sbattere contro un albero, distruggendo la propria auto e mettendo a repentaglio la propria vita (IN FOTO IN ALTO). 

In California, due uomini sono finiti in ospedale per le ferite riportate cadendo da una scogliera: con gli occhi incollati sullo schermo dello smartphone, per SEGUIRE IL DEMONE POKEMON, stavano per morire cadendo dal burrone.

campagna-sicurezza-aciProprio a pochi giorni dal lancio del video gioco Pokémon Go, nuova fonte di distrazione degli automobilisti, arriva la campagna dell’ACI #GUARDALASTRADA” e “#MOLLASTOTELEFONO”, appena lanciata dall’Automobile Club d’Italia, proprio in seguito all’aumento di incidenti gravi causati dalla dipendenza dal video gioco. 

ALLARME POKEMON GO: FERITI GRAVI, ACCOLTELLAMENTI, FURTI, INCIDENTI STRADALI IN AUMENTO E CI SCAPPA ANCHE  QUALCHE MORTO….(“MA NOOO…è solo un gioco innocuo!” continuano a ripetere i plagiati da questo gioco satanico che crea DIPENDENZA PATOLOGICA…e molto peggio). POKEMON GO è la nuova follia globale.

“Pokèmon Go come la droga e l’alcool: è una minaccia al sistema della mobilità perché distrae i conducenti ed è un pericolo per pedoni e ciclisti, vittime dei guidatori distratti e vittime loro stessi come utilizzatori del gioco”. Biserni presidente dell’Asaps, Associazione amici sostenitori polizia stradale, chiede «ai vertici delle forze di polizia e ai sindaci di intervenire con misure che intensifichino i controlli, e al governo un provvedimento che vieti in modo più severo l’utilizzo di questo gioco quando si è alla guida, prevedendo il sequestro del cellulare per almeno un mese con estensione del divieto di utilizzo della app anche agli accompagnatori e ai pedoni durante gli attraversamenti stradali anche sulle strisce». 

http://www.asaps.it/55714-_pokemon_go_una_nuova_minaccia_per_la_sicurezza_stradale_asaps__intervenga_il_go.html

ALLARME Telefono Azzurro: POKEMON GO rischia di essere una grossa fonte di pericoli per i minori, che si ritrovano soli e senza difese, esposti alle mire di malintenzionati e abusatori 

http://www.mainfatti.it/Pokemon/Con-Pokemon-Go-bambini-a-rischio-adescamento-e-pedofilia-avverte-Telefono-Azzurro_0151080033.htm

Il 13 luglio 2016 Autumn Deiseroth, una adolescente di Pittsburgh in Pennsylvania, era talmente assorta nell’inseguire il suo demone Pokemon, che è stata travolta dal traffico e si è ritrovata in ospedale quasi in fin di vita. La madre, Tracy Nolan, ha detto in un’intervista al Canale 11 News: “Mi rivolgo ai genitori, non lasciate che i vostri bambini giochino al Pokemon Go,  se non volete passare quello che ho passato io la notte scorsa. Ho davvero pensato che stavo perdendo mia figlia”.

pericoli Pokemon Go 1
LA GIOVANE AUTUMN DEISEROTH IN OSPEDALE

L’11 luglio 2016, in Oregon, Michael Baker 21 anni mentre inseguiva il suo demone, è stato raggiunto da un malvivente che lo ha accoltellato, per derubarlo, ma lui non è voluto andare in ospedale perchè “doveva seguire il Pokemon”…Alla fine, ha ricevuto otto punti di sutura alla spalla…FUORI DI TESTA PER POKEMON, e non sono casi isolati ma coinvolgono anche adulti.

Il motto del Pokemon Go è “catturali tutti”,in inglese CATCH’EM ALL, riferito alla cattura di mostriciattoli, ma alla fine quello che è successo è che… i giocatori sono stati catturati da criminali veri…Nel Missouri un gruppo di rapinatori armati ha attirato otto giocatori ad uno dei punti Pockestop del gioco, che è un luogo nel mondo reale che si presenta sul GPS sui cellulari dei giocatori per guidare alla cattura dei demoni. SOLO CHE I DEMONI ERANO VERI. “Utilizzando la funzione di geolocalizzazione del ‘Pokemon Go’ app, i ladri sono stati in grado di anticipare la posizione e il livello di isolamento delle vittime inconsapevoli,” ha detto il Sergente Bill Stringer del Dipartimento di Polizia di O’Fallon  in una dichiarazione alla Buzzfeed

Il Dipartimento di Polizia di O’Fallon, Missouri, ha sollecitato i genitori a tenere lontani i loro figli dall’uso di  POKEMON GO, poichè sono accaduti altri gravi episodi di violenza e rapina, legati al “videogioco”:  “abbiamo risposto alle chiamate per varie rapine a mano armata, vicino all’incrocio dell’ autostrada K e Feise Road. Siamo stati in grado di localizzare quattro sospetti che occupavano una bmw nera, e abbiamo recuperato una pistola. I sospettati sono noti criminali artefici di molteplici rapine a mano armata: hanno colpito a St. Louis e a Charles Contee. Questi criminali prendono di mira le loro vittime attraverso l’app Pokemon Go sugli smartphone.”

Un utente Reddit ha notato che c’era un gruppo di Pokéstops in un cimitero locale.“Tutte le tombe e i cimiteri sono Pokestops”, l’utente TheBatInTheBirdcage ha scritto sul subreddit Pokémon Go.  Ci ritroveremo i cimiteri pieni di invasati alla ricerca di demoni Pokemon, non bastavano i vandali, satanisti & co… A BERNA c’è chi vuole sporgere denuncia alla Nintendo, perchè un cimitero è stato letteralmente preso di mira dai malati di  Pokemania :”ORA con quei giocatori di demoni pokemon, si vuole violare anche la pace e la dignità  dei nostri defunti!”

http://www.tio.ch/News/Svizzera/Attualita/1096952/-I-cacciatori-di-Pokemon-rispettino-i-nostri-defunti-/

POKEMON GO RIVENDICA I PRIMI MORTI….LA POKEMANIA MIETE VITTIME.

Era solo una questione di tempo prima che Pokemon Go diventasse responsabile della morte di qualcuno. Riportiamo alcuni casi recenti. La Polizia in Usa raccomanda ai genitori che non lascino i loro figli in balìa di questo videogioco pericolosissimo per la loro incolumità.extra-large_071416053437

Nella notte tra il 20 ed il 21 luglio 2016, due adolescenti in Guatemala, mentre erano a caccia di Pokemon, sono stati colpiti a sangue freddo, mentre “giocavano” con il videogioco più popolare del momento. Jerson Lopez de Leon, 18 anni, è stato ucciso, mentre suo cugino Daniel Moises Piceno, 17 anni , è stato gravemente ferito ed è ancora in prognosi riservata.

I due erano a piedi lungo una ferrovia in cerca di demoni Pokemon in una strada di Chiquimula, 200 km da Città del Guatemala.

Non è chiaro che cosa abbia scatenato l’attacco violento, ma la Polizia ha affermato che le funzioni di localizzazione del gioco Pokemon Go li hanno portati in una zona pericolosa. E sono stati sicuramente attaccati da criminali che li stavano seguendo tramite l’app Pokemon Go. Quasi 20 bossoli sono stati trovati sulla scena del delitto. La Polizia è ora alla ricerca di un furgone bianco che è stato visto fuggire dalla scena.

Un adolescente di Mariondale NC, Stati Uniti è stato tragicamente ucciso,  durante il tentativo di catturare un Pokemon nel nuovo gioco Pokemon Go. Aveva solo 15 anni! Arthur Digsby  con un suo amico stava inseguendo un raro demone Pokemon e, seguendo sullo smartphone la mappa del Pokestop, si è avventurato di sera nella proprietà di una anziana signora di 67 anni e ha cercato di aprire la finestra dell’abitazione! La signora Ellen Jones, che viveva da sola, è stata svegliata dal rumore della finestra aperta con forza…La vedova in preda al panico, pensando fossero ladri, ha  sparato con un’arma appartenuta al marito ed ha colpito l’adolescente per due volte..

L’adolescente è stato trasportato in un ospedale di zona con due colpi di pistola al petto, dove successivamente è morto per le ferite. Il dipartimento di polizia di Mariondale ha dichiarato che nessuna spesa ed accusa  sarà presentata contro il proprietario della casa, perchè ha agito per legittima difesa. Poi il dipartimento di polizia ha rilasciato una dichiarazione che raccomanda ai genitori di non permettere l’uso di questo gioco molto pericoloso per i loro figli.  

Niantic, la società che ha creato Pokemon Go, non ha commentato le tragiche morti di giovani e altri continui incidenti,  legati al suo gioco…La Niantic se ne frega, detto come va detto. L’importante è il business.

http://nationalreport.net/teen-killed-trespassing-while-playing-pokemon-go/

A Baltimora sono accaduti molti fatti analoghi nei giorni scorsi, incidenti gravissimi, feriti e “giocatori” rintracciati da criminali tramite l’app Pokemon Go.  Giorni fa un uomo a bordo di un SUV si è schiantato contro un’ auto della Polizia di Baltimora mentre inseguiva un demone Pokemon…Mentre l’auto si schiantava, l’uomo a bordo CONTINUAVA A TENERE GLI OCCHI INCOLLATI AL SUO SMARTPHONE…per seguire il Pokemon! Ora verrà accusato per danni a causa di guida distratta e pericolosa.

“Questo è ciò che ho ottenuto per giocare a questo gioco per fottuti asini”, ha detto il pilota senza nome alla Polizia.

PER APPROFONDIMENTI sulla pericolosità del falso gioco Pokemon :

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/07/20/pokemon-go-indottrinamento-alloccultismo-e-al-satanismo-altro-che-gioco/

Fonti

http://www.motorionline.com/2016/07/18/pokemon-go-allarme-incidenti-laci-lancia-nuova-campagna-sicurezza/?refresh_ce

http://nypost.com/2016/07/10/pokemon-go-is-getting-creepy/

http://www.news.com.au/technology/home-entertainment/gaming/apps/pokemon-gos-first-death-as-warning-issued-about-landmines/news-story/e29caec2a2170721b657bae6a671b118