«Le benedizioni pasquali a scuola sono legittime». Sconfitta l’assurda battaglia dei laicisti

Oggi il Consiglio di Stato ha finalmente messo la parola fine alla ennesima assurda battaglia dei laicisti contro i cattolici cominciata due anni fa a Bologna e alla quale Tempi ha dedicato un ampio servizio l’anno scorso.

IL CASO. Nel 2015 il Consiglio di istituto dell’Ic20 di Bologna, che raggruppa due scuole elementari e una media, in totale 1.100 alunni e relative famiglie, autorizza i sacerdoti del quartiere a entrare nei locali della struttura per impartire la benedizione pasquale. Il rito è destinato solo a chi lo desideri e si tiene al di fuori dell’orario di lezione, tuttavia la decisione infastidisce ugualmente un gruppo di una quindicina di genitori e insegnanti, i quali, non riuscendo a impedire l’indigeribile atto, pensano bene di fare ricorso al Tar dell’Emilia Romagna. La sentenza del tribunale amministrativo, che il 9 febbraio 2016, a benedizione ormai bell’e fatta, ha annullato la delibera contestata del Consiglio d’istituto, è stata poi impugnata dal ministero dell’Istruzione.

LE RAGIONI DEI GIUDICI. Ora il Consiglio di Stato scrive che sono più che legittime le benedizioni come quelle di Bologna, e cioè «facoltative e fuori dalle lezioni». In questo senso, sono assimilabili alle «altre attività parascolastiche». In particolare, le benedizioni «non possono minimamente ledere, neppure indirettamente, il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero».

DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA. Se la benedizione venisse impedita si tratterebbe di discriminazione religiosa: «Non può attribuirsi alla natura religiosa di un’attività una valenza negativa tale da renderla vietata o intollerabile unicamente perché espressione di una fede religiosa, mentre, se non avesse tale carattere, sarebbe ritenuta ammissibile e legittima». Tra l’altro i musulmani, circa il 20 per cento del totale degli alunni, erano d’accordo con il rito.

L’UNICA «IMPOSIZIONE». Si conferma dunque quanto scritto l’anno scorso da Tempi dopo aver parlato con Daniela Turci, dirigente scolastica dell’Ic20 e consigliere comunale in forza Pd. «I ricorrenti al Tar – ha sempre spiegato Turci – si sono attaccati a pretesti inesistenti e l’unico tentativo di “imposizione” in questa storia è stato proprio il loro, poiché invece “la maggioranza dei consiglieri non voleva opporre un divieto” alla domanda dei sacerdoti, non voleva precludere loro il perimetro della scuola “perché quel muro rappresenta l’esclusione. E l’esclusione fa male, fa male a chi crede che lasciar entrare un religioso non mini assolutamente la laicità dello Stato: non si obbliga nessuno a fare nulla, si offre solo un luogo per un rito che è segno di pace”. La famosa differenza fra alzare muri e aprire porte».

DOCUMENTO DEL CONSIGLIO DI STATO

Cons. St., sez. VI, 27 marzo 2017, n. 1388

Religione – Religione cattolica – Benedizione pasquale – Nelle scuole – Va fatta fuori l’orario delle lezioni.

         La “benedizione pasquale” nelle scuole deve essere effettuata fuori l’orario delle lezioni, non potendo in alcun modo incidere sullo svolgimento della didattica e della vita scolastica in generale, e ciò non diversamente dalle diverse attività “parascolastiche” che, oltretutto, possono essere programmate o autorizzate dagli organi di autonomia delle singole scuole anche senza una formale delibera (1).

(1) Ha chiarito il Consiglio di Stato che la benedizione pasquale è un rito religioso, rivolto all’incontro tra chi svolge il ministero pastorale e le famiglie o le altre comunità, nei luoghi in cui queste risiedono, caratterizzato dalla brevità e dalla semplicità, senza necessità di particolari preparativi. Il fine di tale rito è anche quello di ricordare la presenza di Dio nei luoghi dove si vive o si lavora, sottolineandone la stretta correlazione con le persone che a tale titolo li frequentano. Non avrebbe senso infatti la benedizione dei soli locali, senza la presenza degli appartenenti alle relative comunità di credenti, non potendo tale vicenda risolversi in una pratica di superstizione.

Tale rito dunque, per chi intende praticarlo, ha senso in quanto celebrato in un luogo determinato, mentre non avrebbe senso (o, comunque, il medesimo senso) se celebrato altrove; e ciò spiega il motivo per cui possa chiedersi che esso si svolga nelle scuole, alla presenza di chi vi acconsente e fuori dall’orario scolastico, senza che ciò possa minimamente ledere, neppure indirettamente, il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero e che dunque, non partecipando all’evento, non possa in alcun senso sentirsi leso da esso.

Ha aggiunto la Sezione che non può logicamente attribuirsi al rito delle benedizioni pasquali, con le limitazioni stabilite nelle prescrizioni annesse ai provvedimenti impugnati, un trattamento deteriore rispetto ad altre diverse attività “parascolastiche” non aventi alcun nesso con la religione, soprattutto ove si tenga conto della volontarietà e della facoltatività della partecipazione nella prima ipotesi, ma anche che nell’ordinamento non è rinvenibile alcun divieto di autorizzare lo svolgimento nell’edificio scolastico, ovviamente fuori dell’orario di lezione e con la più completa libertà di parteciparvi o meno, di attività (ivi inclusi gli atti di culto) di tipo religioso.

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/Approfondimenti/Regioni/Religionecattolica/ConsigliodiStato27marzo2017n.1388/index.html

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