La gloria di San Lorenzo, diacono e martire

10 AGOSTO SAN LORENZO, DIACONO E MARTIRE

La Chiesa romana, dice sant’Agostino, ci raccomanda questo giorno, veramente trionfale, in cui san Lorenzo schiacciò il mondo fremebondo. Roma intera è testimone di quella gloriosa e immensa moltitudine di virtù, varia come le stelle, di cui è cinta la corona di Lorenzo. Una celebre poesia di Giovanni Pascoli, interpreta la pioggia di stelle cadenti in questa notte come lacrime celesti, intitolata appunto, dal giorno dedicato al santo, X agosto: «San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla / arde e cade, perché si gran pianto / nel concavo cielo sfavilla…».

Agli odierni cristiani d’Europa, lontani nella mente, nel cuore e nei luoghi da dove centinaia e centinaia di seguaci di Cristo soffrono le persecuzioni del 2000, può essere utile l’esortazione che Sant’ Agostino di Ippona rivolse ai suoi fedeli, ricordando il martire Lorenzo: 

Come voi già sapete, egli apparteneva, in questa chiesa, all’ordine dei diaconi. È là che egli amministrò il sangue prezioso di Cristo, è là che versò il proprio sangue per il nome di Cristo. Amò Cristo nella sua vita e lo imitò con la sua morte” (Discorso 304, n. 1). Sant’Agostino ha riassunto in queste brevi parole l’essenziale della vita di san Lorenzo. A Roma, lui stesso aveva assistito per parecchie volte all’anniversario del santo Martire, celebrato sempre con splendore (Discorso 303, n. 1). Infatti, come i santi Apostoli, san Lorenzo aveva il privilegio di una Vigilia solenne, in ricordo di quella notte gloriosa in cui subì il martirio.  «Come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3, 16): Lorenzo ha compreso tutto questo. L’ha compreso e messo in pratica. E davvero contraccambiò quanto aveva ricevuto in tale mensa. Amò Cristo nella sua vita, lo imitò nella sua morte. Anche noi se davvero amiamo, imitiamo. Non potremmo, infatti, dare in cambio un frutto più squisito del nostro amore di quello consistente nell’imitazione del Cristo, che «patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme» (1 Pt 2, 21).” 

PREGHIERA A SAN LORENZO DIACONO E MARTIRE

1. O glorioso S. Lorenzo,
che sei onorato per la tua costante fedeltà nel servire la santa Chiesa in tempi di persecuzione, per la carità ardente nel soccorrere i bisognosi, per la fortezza invitta nel sostenere i tormenti del martirio, dal cielo volgi benigno il tuo sguardo su noi ancora pellegrini sulla terra. Difendici dalle insidie del nemico, impetraci la fermezza nella professione della fede, la costanza nella pratica della vita cristiana, l´ardore nell´esercizio della carità, affinchè ci sia concesso di conseguire la corona della vittoria.
Gloria al Padre…

2. O invitto martire S. Lorenzo,
chiamato ad essere il primo tra i sette diaconi della chiesa di Roma, hai chiesto ardentemente ed hai ottenuto di seguire il sommo pontefice San Sisto nella gloria del martirio. E quale martirio hai sostenuto! Con santa intrepidezza hai sopportato gli slogamenti delle membra, i laceramenti della carne ed infine il lento e penoso arrostimento di tutto il tuo corpo su una ferrea graticola. Ma davanti ai tanti tormenti non hai indietreggiato, perché sostenuto da viva fede e da ardentissimo amore per Gesù Cristo nostro Signore. Deh! O glorioso Santo, ottienici pure la grazia di mantenerci sempre saldi nella nostra fede, malgrado tutte le tentazioni del demonio e di vivere così conformi a Gesù, nostro salvatore e maestro, di giungere così alla beata eternità in paradiso.
Gloria al Padre…

3. O nostro protettore S. Lorenzo,
a te ricorriamo nelle nostre presenti necessità, fiduciosi di essere esauditi. Grandi pericoli ci sovrastano, molti mali ci affliggono nell´anima e nel corpo. Ottienici propizio da Signore la grazia della perseveranza sino a giungere al porto sicuro della salvezza eterna. Riconoscenti del tuo aiuto, noi canteremo le divine misericordie e benediremo il tuo nome oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.
Gloria al Padre…

Prega per noi San Lorenzo martire.
Affinché diventiamo degni delle promesse di Cristo.

 E possa finalmente, a sconfitta del principe di questo mondo, essere accolta la preghiera del martire Lorenzo, affinché questa nuova espressione della Roma pagana che è oggi l’Europa atea ed anticristiana, lavata dal sangue dei martiri si pieghi, ed innalzi il giogo soave ed il carico leggero della salvifica Croce di Cristo.

Durante l’Alto Medioevo, si celebrava, il 10 agosto, una messa sulla tomba e un’altra più solenne, nella basilica di S. Lorenzo fuori le Mura, costruita da Costantino. In detta basilica figurava già una iscrizione che può essere considerata come la più antica testimonianza storica su san Lorenzo:

Sferze, ugne, fiamme, tormenti, catene,
Solo la fede di Lorenzo ha potuto vincerle.
Damaso supplicante colma questi altari di doni
Ammirando i meriti del glorioso martire [1].

Malgrado la sua brevità, questa iscrizione acquista un interesse particolare data la sua antichità: fu redatta da san Damaso un secolo circa dopo la morte di san Lorenzo. Ben presto una leggenda circondò questa morte straordinaria: sant’Ambrogio ne cita già alcuni episodi.

Il Diacono.

Al tempo di Papa Sisto II (m. 258), san Lorenzo era uno dei sette diaconi romani. A Roma, il numero dei diaconi restò per lungo tempo limitato a sette, uno per ogni regione ecclesiastica. Oltre al ministero dell’altare e dell’assistenza al Papa, i diaconi romani avevano la cura dell’amministrazione dei beni temporali della Chiesa romana. Tale funzione faceva di essi dei personaggi importanti e accadeva sovente che il Papa venisse scelto fra i diaconi, piuttosto che tra i sacerdoti.

Il Martire.
Poiché apparteneva alla gerarchia della Chiesa, san Lorenzo cadeva sotto il colpo del rescritto dell’imperatore Valeriano, datato nel 258. Questo atto ordinava l’esecuzione capitale di ogni vescovo, sacerdote o diacono su semplice costatazione della loro identità. L’imperatore Valeriano, fino ad allora favorevole ai cristiani, emise il primo decreto contro di essi. Probabilmente Valeriano fu consigliato dal suo ministro Macriano, che mirava a confiscare le ricche proprietà cristiane per sanare la situazione economica delll’impero. Papa San Sisto era stato colpito dalla persecuzione: nel corso di una cerimonia liturgica nel cimitero di Callisto era stato arrestato e decapitato. Più o meno nello stesso tempo erano stati uccisi sei diaconi.

San Lorenzo restò quindi solo. Ma anche lui non doveva tardare molto per rendere a Cristo la testimonianza del sangue.ottawatiara
(IN FOTO: Papa San Sisto II incontra S. Lorenzo, mentre è condotto al martirio, vetrata, Basilica di S. Patrizio, Ottawa)

I persecutori in questo caso avevano un motivo d’interesse: san Lorenzo infatti restava il solo depositario dei beni della Chiesa romana. Secondo sant’Ambrogio, fu intimato a san Lorenzo di consegnare i tesori della Chiesa. Dopo tre giorni di indugio, il diacono presentò al giudice, in oro e argento, i poveri soccorsi per le sue cure caritatevoli. E sant’Agostino concludeva: “Le grandi ricchezze dei cristiani sono i bisogni degli indigenti”.

Basterebbe questo episodio per spiegare che san Lorenzo fu torturato tre giorni dopo Papa san Sisto. Egli infatti fu consegnato ai carnefici nella notte dal 9 al 10 agosto. Con “grande ardore spirituale e un fermo coraggio” [2], san Lorenzo subì il terribile supplizio del fuoco. È vero che “il raffinamento della crudeltà consistente nel bruciare il paziente a fuoco lento su una graticola era contrario alla tradizione romana” [3]. Ma non c’è tradizione che tiene quando la passione delle ricchezze ha traviato la coscienza d’un giudice e non si saprebbe, in nome di un principio generale, rigettare un fatto particolarmente spiegabile con le circostanze riportate più in alto. Il supplizio del fuoco fu d’altronde adoperato a Lione nel 177. Noi abbiamo infine, per quanto riguarda san Lorenzo, la testimonianza di san Damaso riportata più sopra. Senza dubbio, si è minimizzata l’importanza di questo epigramma vedendovi “l’enumerazione delle torture classiche”. Tuttavia, un’altra iscrizione di san Lorenzo in Damaso, che si voleva scartare perché “impossibile a datare”, sarebbe, secondo un archeologo romano contemporaneo, antichissima e con molta probabilità dello stesso Papa Damaso [4].

È con la fede, dice il testo, che Lorenzo ha sormontato il tormento delle fiamme in mezzo alle quali passa la strada che conduce al cielo.

Sant’Agostino attribuisce la vittoria di san Lorenzo alla sua eminente carità: “Messo sulla graticola, egli fu bruciato in tutte le membra, fu tormentato dalle pene atrocissime delle fiamme, superando tuttavia tutte le sofferenze del corpo con la forza della carità”.

D’altra parte, il santo Dottore ci lascia intravedere, in termini ammirabili, quelli che dovettero essere gli ultimi istanti del martirio: “La vita del tempo si spegne, ma la vita eterna ne prende il posto. Quale grande dignità e quale sicurezza nel partire gioioso di quaggiù, per raggiungere la gloria in mezzo ai tormenti e alle torture; di chiudere per un istante quegli occhi con i quali vedevamo gli uomini e il mondo e riaprirli subito dopo per vedere Dio… ” (Discorso 303, n. 2). 

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[1] A. Ferrua, Epigrammata damasiana (Città del Vaticano, 1942), p. 167.

[2] Sacram. Leon., Mense Aug., XXI.

[3] Anal. Bolland. (1933), p. 50.

[4] A. Ferrua, Epigrammata damasiana, p. 168. L’apostrofe di san Lorenzo al suo carnefice: “Rivolta e mangia” sembra improntata agli atti dei santi di Dorostorum martirizzati nell’epoca in cui, precisamente, furono redatti gli Atti di san Lorenzo.

[5] Prudent. ubi supra.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 958-961

 

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