Aumento di conversioni e vocazioni religiose cattoliche in Pakistan: “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”

Per padre Inayat Bernard, rettore del Seminario minore di Santa Maria, «il terrorismo rafforza la nostra fede, non la intacca».

Le vocazioni religiose crescono, anzi esplodono in Pakistan, dove i cattolici rappresentano appena l’1 per cento della popolazione e dove la persecuzione è costante. È infatti il paese di Asia Bibi, la donna cattolica detenuta da quasi sette anni per aver bevuto un bicchiere d’acqua ed essersi rifiutata di abiurare la propria fede, di Shahbaz Bhatti, ministro cattolico pakistano ucciso nel 2011, per la sua politica in difesa dei diritti dei cristiani

Shahbaz Bhatti: un uomo con un sognohs_shahbaz_bhatti_2011

 

Il Pakistan è il paese delle giovani rapite e costrette a convertirsi all’islam, dei due sposi cristiani bruciati vivi e nella cui capitale, Lahore, a Pasqua sono state uccise 75 persone cristiani e musulmani in un parco pubblico.

NUMERI ALTISSIMI. Solo a Lahore, fra il 2015 e il 2016, ci sono state ben 23 ordinazioni sacerdotali, mentre altri 15 uomini saranno ordinati diaconi quest’anno. Nel seminario maggiore di san Francesco ci sono in tutto ben 96 seminaristi, in quello minore di Santa Maria 26. Settantanove invece studiano presso l’Istituto nazionale di teologia di Karachi. «Sono numeri che preannunciano un futuro roseo per la Chiesa cattolica in Pakistan», ha spiegato a Fides padre Inayat Bernard, rettore del Seminario minore di Santa Maria.

Infatti, non solo i sacerdoti ma anche le religiose sono in aumento, «segno della benedizione di Dio, che è sempre vicino al suo popolo» e «segno di speranza che infonde fiducia e coraggio anche nelle difficoltà».

«FEDE RAFFORZATA». Secondo il sacerdote, sebbene «il terrorismo colpisca in modo indiscriminato obiettivi religiosi, civili e militari», queste persecuzioni «non intaccano la nostra libertà e la fede della popolazione, anzi la rafforzano e oggi ne stiamo apprezzando i frutti». Con la sofferenza, paradossalmente, cresce dunque in Pakistan l’amore per Dio che salva e dà senso ad ogni dolore. Tanto da far dire a padre Bernard che la persecuzione è un dono, perché «è proprio vero che il martirio, che a volte sperimentiamo, è di per sé seme di nuovi cristiani e resta un dono di Dio che solo con la fede si può comprendere e vivere».

(Benedetta Frigerio, Tempi, 08/05/2016)

Ci sono villaggi (tanti) in Pakistan dove i cristiani vengono minacciati di morte e dove gli imam incitano i musulmani a bruciarli vivi davanti alle chiese. Ma ce ne sono anche altri dove i due gruppi religiosi convivono da decenni, in pace. Come a Nazimabad.

UN MURO CONDIVISO. In questo quartiere di Faisalabad, grande metropoli del Punjab con sette milioni di abitanti, non si è mai registrato un episodio di violenza. Come riporta AsiaNews la chiesa cattolica e la moschea, entrambe situate nella strada 14, condividono addirittura lo stesso muro. La chiesa è stata costruita nel 1970, mentre la moschea nel 1994. Prima erano distanti un centinaio di metri, poi la moschea si è allargata, fino ad “appoggiarsi” al muro esterno della chiesa.

ALTOPARLANTI E ORARI. Cristiani e musulmani hanno dovuto adattarsi per convivere: «Entrambi i luoghi di culto hanno fissato i loro orari di preghiera in modo da non causare problemi», spiega l’imam Qari Zubair. «Noi abbiamo tolto gli altoparlanti dal tetto della moschea e li abbiamo messi dentro per non disturbare i nostri fratelli e sorelle cristiani durante la preghiera». I cristiani, invece, hanno permesso ai musulmani di costruire la moschea di fianco alla chiesa e hanno «modificato» gli orari di preghiera del mattino.

«PERSONE APERTE DI CUORE». «La vera umanità», spiega il sacerdote locale, padre Basheer, «è servire l’uomo: prima di essere musulmani e cristiani siamo tutti uomini e questo ci avvicina nel dire le nostre preghiere insieme». Il merito di questa prolungata convivenza, mentre tutt’attorno in Pakistan accadono ogni giorno episodi di feroce persecuzione, è secondo un musulmano di 70 anni interpellato da AsiaNews «delle persone della città, di entrambe le comunità, che sono aperte di cuore e vogliono stare lontane da ogni tipo di scontro e polemica».

Pakistan, un esempio di pace cristiani-musulmani | Tempi.it

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