Il Papa: “Nel confessionale non rubare un finto perdono: servono pentimento, vergogna dei propri peccati…Coscienza del dono del Battesimo: solo Gesù è l’ Acqua viva che ci dona la vita eterna”.

Essere perdonati e perdonare: un mistero difficile da capire. Servono preghiera, pentimento e vergogna. Vergognarsi dei propri peccati è la virtù dell’umile che prepara ad accogliere il perdono di Dio. E’ quanto affermato il 21/03/2017 da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha ribadito l’importanza di essere coscienti della meraviglia che Dio compie in noi con la sua misericordia, per poterla poi esercitare con gli altri e ha messo in guardia dall’ ipocrisia di “rubare un finto perdono” nel confessionale.

Commentando come di consueto le letture del giorno, il Pontefice si è dapprima soffermato sul brano tratto dal vangelo di Matteo (18, 21-35). Gesù, ha spiegato, parla «ai suoi discepoli sulla correzione fraterna, sulla pecora smarrita, della misericordia del pastore. E Pietro pensa di aver capito tutto e coraggioso com’era lui, anche generoso, dice: “Ma, adesso quante volte io devo perdonare, con questo che tu hai detto della correzione fraterna e della pecora smarrita? Sette volte va bene?”. E Gesù dice: “Sempre”, con quella forma “settanta volte sette”». 

La Chiesa «oggi ci fa entrare in questo mistero del perdono, che è la grande opera di misericordia di Dio». E lo fa anzitutto con la prima lettura, tratta dal libro del profeta Daniele (3, 25.34-43), attraverso la quale «ci porta alla preghiera di Azaria, momento molto triste della storia del popolo di Dio. Sono spogliati di tutto, hanno perso tutto e hanno la tentazione di credere che Dio li ha abbandonati». Descritta la scena, Francesco ha ripetuto le loro parole: «Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato. Potessimo trovare misericordia, tale sia oggi il cuore contrito, lo spirito umiliato e il nostro sacrificio davanti a te. Signore, non coprirci di vergogna, fa’ con noi secondo la tua clemenza, la tua grande misericordia. Salvaci con i tuoi prodigi».

In particolare il Pontefice ha ribadito: «Signore non coprirci di vergogna». Essi, ha commentato, «sentivano la vergogna dentro perché sono rimasti così, come dice prima: “A causa dei nostri peccati”…Azaria ha capito bene che quella situazione del popolo di Dio è per i peccati. E si vergogna. E dalla vergogna chiede perdono». Ecco dunque il “primo passo” da compiere: «la grazia della vergogna. Per entrare nel mistero del perdono dobbiamo vergognarci». Ma, ha precisato il Papa, «non possiamo da soli, la vergogna è una grazia: “Signore, che io abbia vergogna di quello che ho fatto”. E così la Chiesa si mette davanti a questo mistero del peccato e ci fa vedere l’uscita, la preghiera, il pentimento e la vergogna».

Successivamente, ha proseguito Francesco, «la Chiesa riprende il passo del Vangelo e spiega cosa significa quel “settanta volte sette”». Vuol dire, ha chiarito, «che sempre dobbiamo perdonare. E Gesù racconta questa parabola dei due servi: il primo è andato a regolare i conti col padrone e il padrone vuole fare giustizia e lui lo supplicava: “Abbi pazienza”, chiese perdono e poi il padrone ebbe compassione e lo perdonò». Ma poi, uscito, trovò l’altro, il cui debito «era molto piccolo, gli doveva cento denari, spiccioli». E invece di perdonarlo, «lo prende al collo e: “Pagami, pagami!”». Allora «il padrone, quando sa questo, si sdegna e chiama gli aguzzini e lo fa andare in carcere: “Così anche il Padre mio celeste farà con voi, se non perdonerete di cuore ciascuno al proprio fratello”».

La grazia della vergogna, primo passo verso il mistero del perdono

E il “primo passo”, spiega Francesco, è la “vergogna” dei propri peccati, una “grazia” che non possiamo “ottenere da soli”. E’ capace di provarla il “popolo di Dio” triste e umiliato dalle sue colpe, come narra nella prima Lettura il profeta Daniele; mentre il protagonista del Vangelo di oggi non riesce a farlo. Si tratta del servo che il padrone perdona nonostante i grandi debiti, ma che a sua volta poi è incapace di perdonare i suoi debitori. “Non ha capito il mistero del perdono”, sottolinea Francesco, riportando i fedeli alla quotidianità:

“Se io domando: ‘Ma tutti voi siete peccatori?’ – ‘Sì, padre, tutti’ –‘E per avere il perdono dei peccati?’- ‘Ci confessiamo’ – ‘E come vai a confessarti?’- ‘Ma, io vado, dico i miei peccati, il prete mi perdona, mi dà tre Ave Maria da pregare e poi torno in pace’. Tu non hai capito! Tu soltanto sei andato al confessionale a fare un’operazione bancaria, a fare una pratica di ufficio. Tu non sei andato vergognato lì di quello che hai fatto. Hai visto alcune macchie nella tua coscienza e hai sbagliato perché hai creduto che il confessionale fosse una tintoria per chiudere le macchie. Sei stato incapace di vergognarti dei tuoi peccati”.

Nel confessionale non rubare un perdono finto, ma essere coscienti della misericordia divina

Il perdono ricevuto da Dio, la “meraviglia che ha fatto nel tuo cuore”, sottolinea il Papa, deve poter “entrare nella coscienza”, altrimenti, spiega Francesco, “esci, trovi un amico, un’amica e incominci a sparlare di un altro, e continui a peccare”. “Soltanto io posso perdonare se mi sento perdonato”:

“Se tu non hai coscienza di essere perdonato mai potrai perdonare, mai. Sempre c’è quell’atteggiamento di voler fare i conti con gli altri. Il perdono è totale. Ma soltanto si può fare quando io sento il mio peccato, mi vergogno, ho vergogna e chiedo il perdono a Dio e mi sento perdonato dal Padre e così posso perdonare. Se no, non si può perdonare, ne siamo incapaci. Per questo il perdono è un mistero”.

Il servo, protagonista del Vangelo, sottolinea ancora il Papa, ha la sensazione di “essersela cavata”, di essere stato “furbo”, invece non ha capito la “generosità del padrone”. E quante volte, afferma Francesco, “uscendo dal confessionale sentiamo questo, sentiamo che ce la siamo cavata”, questo non è ricevere il perdono, rimarca, ma è “l’ipocrisia di rubare un perdono, un perdono finto”:

Perdonare sempre e con generosità
“Chiediamo oggi al Signore la grazia di capire questo ‘settanta volte sette’. Chiediamo la grazia della vergogna davanti a Dio. E’ una grande grazia! Vergognarsi dei propri peccati e così ricevere il perdono e la grazia della generosità di darlo agli altri perché se il Signore mi ha perdonato tanto, chi sono io per non perdonare?”.

Serve riscoprire il valore del dono del Battesimo

All’Angelus di Domenica 19/03/2017, il Papa ha ricordato il Vangelo del giorno, col dialogo tra Gesù e la Samaritana (cfr Gv 4,5-42). L’incontro avvenne mentre Gesù attraversava la Samaria, regione tra la Giudea e la Galilea, abitata da gente che i Giudei disprezzavano, ritenendola eretica. Ma proprio questa popolazione sarà una delle prime ad aderire alla predicazione cristiana degli Apostoli. Mentre i discepoli vanno nel villaggio a procurarsi da mangiare, Gesù rimane presso un pozzo e chiede da bere a una donna, venuta lì ad attingere l’acqua. E da questa richiesta comincia un dialogo. “Come mai un giudeo si degna di chiedere qualcosa a una samaritana?”. Gesù risponde: se tu sapessi chi sono Io, e il dono che ho per te, saresti tu a chiedere e Io ti darei “acqua viva”, un’acqua che sazia ogni sete e diventa sorgente inesauribile nel cuore di chi la beve (vv. 10-14). Francesco dunque ha sottolineato che “l’acqua che dona la vita eterna è stata effusa nei nostri cuori nel giorno del nostro Battesimo; allora Dio ci ha trasformati e riempiti della sua grazia”:

“Ma può darsi che questo grande dono lo abbiamo dimenticato, o ridotto a un mero dato anagrafico; e forse andiamo in cerca di ‘pozzi’ le cui acque non ci dissetano. Quando dimentichiamo la vera Acqua, andiamo in cerca di pozzi che non hanno acque pulite”.

Dunque, il Vangelo di oggi è “proprio per noi! Non solo per la samaritana, per noi! – ha detto il Pontefice – Certo, noi già lo conosciamo, ma forse non lo abbiamo ancora incontrato personalmente. Sappiamo chi è Gesù, ma forse non l’ho incontrato personalmente, parlando con lui e non lo abbiamo ancora riconosciuto come il nostro Salvatore”:

“Questo tempo di Quaresima è l’occasione buona per avvicinarci a Lui, incontrarlo nella preghiera in un dialogo cuore a cuore, parlare con Lui, ascoltare Lui; è l’occasione buona per vedere il Suo volto anche nel volto di un fratello o di una sorelle sofferente. In questo modo possiamo rinnovare in noi la grazia del Battesimo, dissetarci alla fonte della Parola di Dio e del suo Santo Spirito; e così scoprire anche la gioia di diventare artefici di riconciliazione e strumenti di pace nella vita quotidiana.”.

Subito dopo l’Angelus, Francesco ha assicurato la sua  “vicinanza alla cara popolazione del Perù, duramente colpita da devastanti alluvioni. Prego per le vittime e per quanti sono impegnati nel prestare soccorso”. 

Poi, un pensiero per Josef Mayr-Nusser, proclamato Beato ieri a Bolzano. Un padre di famiglia, esponente dell’Azione Cattolica, morto martire perché si rifiutò di aderire al nazismo per fedeltà al Vangelo:

“Per la sua grande levatura morale e spirituale egli costituisce un modello per i fedeli laici, specialmente per i papà, che oggi ricordiamo con grande affetto”…

SAN GIUSEPPE CUSTODE DEL SOGNO DI DIOst-josephSan Giuseppe è custode delle debolezze perché divengano salde nella fede: questo compito lo ha ricevuto durante un sogno: è un uomo “capace di sognare”, nota Papa Francesco. E’ quindi anche “custode del sogno di Dio”: il sogno di Dio “di salvarci tutti”, della redenzione, viene confidato a lui. “Grande questo falegname!”, esclama quindi il Papa: silenzioso, lavora, custodisce, porta avanti le debolezze ed è capace di sognare. Una figura, dunque, che ha un messaggio per tutti:

“Io oggi vorrei chiedere, San Giuseppe ci dia a tutti noi la capacità di sognare perché quando sogniamo le cose grandi, le cose belle, ci avviciniamo al sogno di Dio, le cose che Dio sogna su di noi. Che ai giovani dia – perché lui era giovane – la capacità di sognare, di rischiare e prendere i compiti difficili che hanno visto nei sogni. E ci dia a tutti noi la fedeltà che generalmente cresce in un atteggiamento giusto, lui era giusto, cresce nel silenzio – poche parole – e cresce nella tenerezza che è capace di custodire le proprie debolezze e quelle degli altri”.Il Papa al'Angelus - REUTERS

Fonti

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170321_la-grazia-della-vergogna.html

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2017/documents/papa-francesco_angelus_20170319.html

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170320_giuseppe-il-sognatore.html

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Il Papa: “il Natale è Gesù che viene a crearci di nuovo, a guarire la nostra anima dalle ferite del peccato”.

Papa Francesco: “Dare” a Dio i nostri peccati, perché possa trasformarci, “ri-crearci”.

L’ha detto papa Francesco nell’omelia della messa celebrata stamattina a Casa santa Marta, nella quale ha incoraggiato ad andare al fondo dei nostri peccati e poi darli al Signore, perché Lui li cancelli e ci aiuti ad andare avanti con fede”. Il Signore “ci aiuti a prepararci al Natale con grande fede” perché “per la guarigione dell’anima, per la guarigione esistenziale la ri-creazione che porta Gesù ci vuole grande fede”.

Il deserto fiorirà, i ciechi vedranno, i sordi sentiranno. La Prima lettura, tratta dal Profeta Isaia “ci parla di rinnovamento”. Tutto verrà cambiato “dal brutto al bello, dal cattivo al buono”. “Un cambiamento in meglio”: questo era ciò che il Popolo di Israele si attendeva dal Messia. E Gesù, come mostra il Vangelo odierno, guariva, “faceva vedere una strada di cambiamento alla gente e per questo la gente lo seguiva”. Non lo seguiva, ha rilevato, “perché era di attualità: lo seguiva perché il messaggio di Gesù arrivava al cuore”. E poi “il popolo vedeva che Gesù guariva e lo seguiva” anche per questo. “Ma quello che faceva Gesù non era soltanto un cambiamento dal brutto al bello, dal cattivo al buono: Gesù ha fatto una trasformazione. Non è un problema di far bello, non è un problema di maquillage, di trucco: ha cambiato tutto da dentro! Ha cambiato con una ri-creazione: Dio aveva creato il mondo; l’uomo è caduto in peccato; viene Gesù a ri-creare il mondo. E questo è il messaggio, il messaggio del Vangelo, che si vede chiaro: prima di guarire quell’uomo, Gesù perdona i suoi peccati. Va lì, alla ri-creazione, ri-crea quell’uomo da peccatore in giusto: lo ri-crea come giusto. Lo fa nuovo, totalmente nuovo. E questo scandalizza: questo scandalizza!”

Per questo i dottori della Legge “incominciarono a discutere, a mormorare” perché non potevano accettare la sua autorità. Gesù “è capace di farci – noi peccatori – persone nuove”. E’ qualcosa che “intuì la Maddalena”, che era sana “ma aveva una piaga dentro: era una peccatrice”. Intuì dunque, che “quell’uomo poteva guarire non il corpo, ma la piaga dell’anima. Poteva ri-crearla! E per questo ci vuole tanta fede”.

Il Signore, ha detto ancora, “ci aiuti a prepararci al Natale con grande fede” perché “per la guarigione dell’anima, per la guarigione esistenziale la ri-creazione che porta Gesù ci vuole grande fede”. “Essere trasformati questa è la grazia della salute che porta Gesù”. E bisogna vincere la tentazione di dire “io non ce la faccio”, ma lasciarci invece “trasformare”, “ri-creare da Gesù”. “Coraggio” è la parola di Dio. “Tutti siamo peccatori, ma guarda la radice del tuo peccato e che il Signore vada laggiù e la ri-crei; e quella radice amara fiorirà, fiorirà con le opere di giustizia; e tu sarai un uomo nuovo, una donna nuova.

Ma se noi: ‘Sì, si, io ho dei peccati; vado, mi confesso… due paroline, e poi continuo così…’, non mi lascio ri-creare dal Signore. Soltanto due pennellate di vernice e crediamo che con questo sia finita la storia! No! I miei peccati, con nome e cognome: io ho fatto questo, questo, questo e mi vergogno dentro il cuore! E apro il cuore: ‘Signore, l’unico che ho. Ricreami! Ricreami!’ E così avremo il coraggio di andare con vera fede – come abbiamo chiesto – verso il Natale”. Sempre, ha aggiunto, “cerchiamo di nascondere la gravità dei nostri peccati”. Per esempio quando sminuiamo l’invidia. Questa, invece, ha detto Francesco “è una cosa bruttissima! E’ come il veleno del serpente” che cerca “di distruggere l’altro!”.

Il Papa incoraggia, dunque, ad “andare al fondo dei nostri peccati e poi darli al Signore, perché Lui li cancelli e ci aiuti ad andare avanti con fede”. E ha sottolineato questo passaggio, raccontando un aneddoto di un Santo, “studioso della Bibbia” che aveva un carattere troppo forte, con tanti moti di ira e che chiedeva perdono al Signore, facendo tante rinunce e penitenze. “Il Santo, parlando col Signore diceva: ‘Sei contento, Signore?’ – ‘No!’ – ‘Ma ti ho dato tutto!’ – ‘No, manca qualcosa…’. E questo povero uomo faceva un’altra penitenza, un’altra preghiera, un’altra veglia: ‘Ti ho dato questo, Signore? Va bene?’ – ‘No! Manca qualcosa…’ – ‘Ma cosa manca, Signore?’ – ‘Mancano i tuoi peccati! Dammi i tuoi peccati!’. Questo è quello che, oggi, il Signore ci chiede a noi: ‘Coraggio! Dammi i tuoi peccati e io ti farò un uomo nuovo e una donna nuova’. Che il Signore ci dia fede, per credere a questo”.papa-francesco-e-gesu-bambino

Fonte

http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-%E2%80%9CDare%E2%80%9D-a-Dio-i-nostri-peccati,-perch%C3%A9-possa-trasformarci,-%E2%80%9Cri-crearci%E2%80%9D-39321.html

“Misericordia et misera”: l’aborto rimane peccato orribile, ma Dio va incontro a chi è sinceramente pentito e deciso a cambiare rotta.

“Misericordia et misera sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera (cfr Gv 8,1-11). Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: «Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia». Quanta pietà e giustizia divina in questo racconto! Il suo insegnamento viene a illuminare la conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, mentre indica il cammino che siamo chiamati a percorrere nel futuro.”

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/papa-francesco-lettera-ap_20161120_misericordia-et-misera.html

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Con queste parole, Papa Francesco ha introdotto  “Misericordia et misera”, la Lettera Apostolica che è stata scritta dal Papa e pubblicata il 21 novembre 2016, come riflessione e manifesto di intenti a conclusione del Giubileo della misericordia. “Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione”.

Papa Francesco spiega nella Lettera Apostolica  che la misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo, quindi :“Perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato d’aborto”. Una concessione che era stata prevista per il periodo del Giubileo e che ora il Papa rende permanente: non sarà più necessario, per i penitenti, rivolgersi al vescovo. Ma è sempre necessario il pentimento e che il penitente si impegni in un autentico cammino di conversione, altrimenti la Confessione non è valida e ne risponderemo personalmente nella nostra coscienza davanti a Dio…questa responsabilità personale è grave ed è uguale per tutti, ma è consolante sapere che la Grazia dei Sacramenti, che Cristo nella Chiesa ci dona, fortifica e può far rinascere la vita e la speranza in tante anime.  

N.B.Dopo le disposizioni contenute inMisericordia et Misera non viene modificata la legge canonica e quindi la scomunica legata all’aborto resta, ma se la persona è veramente pentita, il sacerdote, dopo aver fatto discernimento sul caso, può concedere l’assoluzione. Indubbiamente questa nuova prassi potrà facilitare, come ci auguriamo, l’avvicinamento al confessionale ed alla conversione di tutti coloro (medici abortisti e donne che sono state indotte a praticare aborto)  che si convertono dopo questo orribile peccato. misericordia2-e1479725162615Per questo il Papa ha deciso di prorogare “fino a nuova disposizione” il servizio dei circa mille Missionari della misericordia “come segno concreto che la grazia del Giubileo continua ad essere, nelle varie parti del mondo, viva ed efficace”. Il loro mandato, che sarebbe scaduto con la fine dell’Anno Santo, permette di assolvere anche i peccati più gravi riservati alla Sede Apostolica.  Un aspetto concreto è “una mano tesa, offerta” nei confronti della Fraternità sacerdotale di S. Pio X. Il Papa ha infatti deciso di prorogare, anche in questo caso, una decisione adottata all’inizio del Giubileo: quella di considerare valida laconfessione dei fedeli con i sacerdoti lefebvriani. “Per il bene pastorale di questi fedeli – afferma il Pontefice – e confidando nella buona volontà dei loro sacerdoti perché si possa recuperare, con l’aiuto di Dio, la piena comunione nella Chiesa Cattolica, stabilisco per mia propria decisione di estendere questa facoltà oltre il periodo giubilare, fino a nuove disposizioni”.

Tutti questi aspetti riguardano un pilastro fondamentale della misericordia: il Sacramento della Riconciliazione. Il Papa dedica tutta la prima parte della lettera a questo tema. Ad esempio, parlando della crisi della famiglia, conferma, nella linea della “Amoris Laetitia”, che “chiunque, nessuno escluso, qualunque situazione viva, possa sentirsi concretamente accolto da Dio, partecipare attivamente alla vita della comunità ed essere inserito in quel Popolo di Dio che, instancabilmente, cammina verso la pienezza del regno di Dio”.

“La celebrazione della misericordia avviene in modo del tutto particolare con il Sacramento della riconciliazione. È questo il momento in cui sentiamo l’abbraccio del Padre che viene incontro per restituirci la grazia di essere di nuovo suoi figli”. Lo ricorda il Papa nella “Misericordia et misera”, in cui rinnova l’invito ai sacerdoti “a prepararsi con grande cura al ministero della Confessione, che è una vera missione sacerdotale”.

“Il sacramento della riconciliazione ha bisogno di ritrovare il suo posto centrale nella vita cristiana”, afferma Francesco: “Per questo richiede sacerdoti che mettano la loro vita a servizio del ministero della riconciliazione”.cg0zse8wsaagw5v

“Un’occasione propizia”, per il Papa, “può essere la celebrazione dell’iniziativa 24 ore per il Signore in prossimità della IV domenica di Quaresima, che già trova molto consenso nelle diocesi e che rimane un richiamo pastorale forte per vivere intensamente il sacramento della confessione”. “Solo Dio perdona i peccati, ma chiede anche a noi di essere pronti al perdono verso gli altri, così come lui perdona i nostri”, ricorda Francesco: “Quanta tristezza quando rimaniamo chiusi in noi stessi e incapaci di perdonare! Prendono il sopravvento il rancore, la rabbia, la vendetta, rendendo la vita infelice e vanificando l’impegno gioioso per la misericordia”.

Ai sacerdoti, il Papa chiede, nel confessionale, “di essere accoglienti con tutti; testimoni della tenerezza paterna nonostante la gravità del peccato; solleciti nell’aiutare a riflettere sul male commesso; chiari nel presentare i principi morali; disponibili ad accompagnare i fedeli nel percorso penitenziale, mantenendo il loro passo con pazienza; lungimiranti nel discernimento di ogni singolo caso; generosi nel dispensare il perdono di Dio. Come Gesù davanti alla donna adultera scelse di rimanere in silenzio per salvarla dalla condanna a morte, così anche il sacerdote nel confessionale sia magnanimo di cuore, sapendo che ogni penitente lo richiama alla sua stessa condizione personale: peccatore, ma ministro di misericordia”.

“Non c’è legge né precetto che possa impedire a Dio di riabbracciare il figlio che torna da lui riconoscendo di avere sbagliato, ma deciso a ricominciare da capo”, ammonisce Francesco: “Fermarsi soltanto alla legge equivale a vanificare la fede e la misericordia divina. Anche nei casi più complessi, dove si è tentati di far prevalere una giustizia che deriva solo dalle norme, si deve credere nella forza che scaturisce dalla grazia divina”.

”Noi confessori abbiamo esperienza di tante conversioni che si manifestano sotto i nostri occhi”, scrive il Papa: “Sentiamo, quindi, la responsabilità di gesti e parole che possano giungere nel profondo del cuore del penitente, perché scopra la vicinanza e la tenerezza del Padre che perdona. Non vanifichiamo questi momenti con comportamenti che possano contraddire l’esperienza della misericordia che viene ricercata. Aiutiamo, piuttosto, a illuminare lo spazio della coscienza personale con l’amore infinito di Dio”.

Un’autentica catechesi sul Sacramento della Riconciliazione,  che nel corso del Giubileo, come ha detto mons. Fisichella, ha visto “in alcune zone un incremento delle confessioni anche del 30%”.

La lettera contiene altre due indicazioni molto concrete. La prima riguarda “l’ascolto della parola di Dio”. Il Papa suggerisce che ogni comunità, in una domenica dell’Anno liturgico, rinnovi “l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo”. E lascia spazio alla creatività delle singole diocesi riguardo al modo di mettere in pratica questo suggerimento. Infine, con la chiusura dell’Anno della Misericordia siamo entrati nel “tempo della Misericordia”, che “rinnova e redime”. Ma c’è anche un aspetto “sociale” che va riscoperto e valorizzato, dando spazio alla fantasia per trovare nuovi modi di realizzare quelle opere di misericordia di cui ha bisogno la nostra epoca. Per questo il Papa ha deciso di istituire la Giornata mondiale dei poveri come un impegno per tutta la Chiesa per “riflettere su come la povertà stia al cuore del Vangelo e sul fatto che, fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa, non potrà esserci giustizia né pace sociale”.

Nella lettera c’è anche un riferimento ai “Venerdì della Misericordia”, segno tangibile del modo in cui il Papa ha voluto vivere questo Anno dando l’esempio nel rimboccarsi le maniche. Tanti i momenti commoventi. Ma mons. Fisichella ne ha indicati due tra quelli “più coinvolgenti”. Il primo è stato quello di agosto, quando il Papa è andato a trovare una ventina di ragazze vittime della tratta. “La pelle ancora mi si accappona – ha raccontato – Il Papa ha voluto sentire la storia di ciascuna di loro, una storia di torture, di inganni, di tormenti, risolta con una storia di liberazione grazie ai volontari dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi. Il Papa, lo disse anche mentre tornavamo a Casa S. Marta, rimase fortemente colpito dalle drammatiche storie di quelle ragazze giovanissime”.

Papa Francesco con don Aldo Buonaiuto e vittime salvate dalla tratta di esseri umani

L’altra visita è stata quella al reparto di neonatologia del S. Giovanni”. Mons. Fisichella ha raccontato anche un aneddoto su quella visita: “Nessuno ne sapeva niente, come negli altri casi, perché erano private, non preparate. Io sono arrivato venti minuti prima. La dottoressa che mi ha accolto mi conosceva perché c’ero stato prima di Natale, visto che l’opera è stata realizzata dalla Regione con i fondi del Giubileo. Mi ha chiesto come mai ero di nuovo lì e quando le ho detto che un quarto d’ora dopo sarebbe arrivato il Papa prima ha chiesto se scherzassi, poi è sbiancata…”. Pochi minuti dopo “è arrivato il S. Padre. Ha indossato il camice verde, i copriscarpe… L’ho visto asciugare le lacrime di una mamma che aveva appena visto morire uno dei suoi tre gemellini e temeva per gli altri due, poi la sua sorpresa di fronte a due sposini che lo hanno invitato a prendere in braccio la loro creatura appena tirata fuori dall’incubatrice. “Non so se sono capace” ha detto il Papa: aveva paura di fargli male! E’ stata una tenerezza strappalacrime”.

“La Chiesa – scrive il Pontefice nella “Misericordia et misera” – ha bisogno di raccontare oggi quei «molti altri segni» che Gesù ha compiuto e che «non sono stati scritti» affinché siano espressione eloquente della fecondità dell’amore di Cristo e della comunità che vive di Lui. Sono passati più di duemila anni, eppure le opere di misericordia continuano a rendere visibile la bontà di Dio”.

Papa Francesco ha voluto indicare con i suoi atti la strada da seguire.

Fonti  http://www.interris.it/2016/11/22/107219/posizione-in-primo-piano/schiaffog/ecco-le-novita-della-misericordia-et-misera.html

http://agensir.it/quotidiano/2016/11/21/embargo-4-papa-francesco-misericordia-et-misera-il-sacramento-della-riconciliazione-ha-bisogno-di-ritrovare-il-suo-posto-centrale-nella-vita-cristiana/

 

Papa Francesco: “MAI COMPROMESSI COL PECCATO, se vogliamo la Misericordia di Dio”

“Sta venendo giù tutto”, “Bergoglio legittima il peccato”, “la Chiesa è alla deriva”. Sono alcune delle quotidiane catastrofiche ‘riflessioni’ del tradizionalismo cattolico, l’eresia che Papa Francesco ha avuto il merito di scoperchiare, speculare all’eresia progressista, contro la quale avevano a lungo parlato i suoi predecessori, Ratzinger e Wojtyla.

Papa Francesco: “Chiamare peccato il peccato, e non chiamatelo liberazione e progresso”: lo ha ripetuto anche oggi 22/03/ 2017 il Pontefice nell’Udienza generale, riportando le parole di San Giovanni Paolo II: ” La Quaresima ci chiama alla conversione e alla penitenza: ci indica il digiuno, la preghiera e l’elemosina come via di trasformazione; ci incoraggia all’esame di coscienza con l’umile ammissione delle colpe e la confessione dei peccati. Imparate – come ha detto san Giovanni Paolo II – a chiamare bianco il bianco, e nero il nero, male il male, e bene il bene. Imparate a chiamare peccato il peccato, e non chiamatelo liberazione e progresso. Pieni di fiducia nella potenza della Parola di Dio apriamo i nostri cuori al dono della Sua misericordia e del Suo perdono. Sia lodato Gesù Cristo”. Fonte:
Quella sulla “legittimazione del peccato” è diventata IL TORMENTONE  in certi ambienti, abituati a ragionare sul bianco e nero, impauriti che l’accento che Francesco ha dato sulla misericordia sostituisca l’aspetto della giustizia o si trasformi in un relativistico buonismo in cui tutti fanno ciò che vogliono ‘tanto Dio perdona sempre’.

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Eppure, Papa Francesco dice proprio l’opposto. Francesco non cade affatto nel prevedibile errore del relativismo, della liquidità della fede, del proporre il perdono totale cancellando la colpa. Non c’è peccato che Dio non perdona e «la Chiesa non è al mondo per condannare, ma per permettere l’incontro con quell’amore viscerale che è la misericordia di Dio», ripete spesso il Papa. Aggiungendo anche: «la Chiesa è chiamata a effondere la sua misericordia su tutti coloro che si riconoscono peccatori, responsabili del male compiuto, che si sentono bisognosi di perdono». Nell’Udienza generale di mercoledì 20 aprile 2016, ha ribadito il concetto: «Il fariseo non concepisce che Gesù si lasci “contaminare” dai peccatori. Ma la Parola di Dio ci insegna a distinguere tra il peccato e il peccatore: con il peccato non bisogna scendere a compromessi, mentre i peccatori – cioè tutti noi! – siamo come dei malati, che vanno curati, e per curarli bisogna che il medico li avvicini, li visiti, li tocchi. E naturalmente il malato, per essere guarito, deve riconoscere di avere bisogno del medico!».

Nessun compromesso con il peccato e la misericordia di Dio è possibile soltanto se ci si riconosce peccatori. Esattamente ciò che ha detto nell’intervista pubblicata nel libro “Il nome di Dio è Misericordia” (Piemme 2016): «La Chiesa condanna il peccato perché deve dire la verità: questo è un peccato. Ma allo stesso tempo abbraccia il peccatore che si riconosce tale, lo avvicina, gli parla della misericordia infinita di Dio».

Il teologo domenicano padre Angelo Bellon ha recentemente scritto: «la misericordia predicata da Papa Francesco è la misericordia predicata e insegnata da sempre. È la misericordia che vuole vincere il male, non quella che lascia nel male. È la misericordia che vuole vincere il peccato, non quella che lascia nel peccato».

image descriptionNon c’entra nulla l’arrendevolezza, il lassismo del “sbagliato giudicare”. Misericordia, ha scritto sempre Papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo, è anche «consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti». La correzione fraterna è più che necessaria, ha ribadito in un’altra occasione, certo, «quando ti dicono la verità non è bello sentirla, ma se è detta con carità e con amore è più facile accettarla». Dunque,«si deve parlare dei difetti agli altri», ma con carità. «Tante volte si confonde la misericordia con l’essere confessore “di manica larga”», ha spiegato infine nel marzo 2015. «Né un confessore di manica larga, né un confessore rigido è misericordioso. Nessuno dei due. Il primo, perché dice: “Vai avanti, questo non è peccato, vai, vai!”. L’altro, perché dice: “No, la legge dice…”. Ma nessuno dei due tratta il penitente come fratello, lo prende per mano e lo accompagna nel suo percorso di conversione! Misericordia significa prendersi carico del fratello o della sorella e aiutarli a camminare. Non dire “ah, no, vai, vai!”, o la rigidità».

Il primo passo per vedere all’opera la misericordia di Dio, ha spiegato proprio ieri mattina Papa Francesco, è «la vergogna dei propri peccati, una grazia che non possiamo ottenere da soli». E non basta andare «a confessarti, dire i miei peccati, il prete mi perdona, mi dà tre Ave Maria da pregare e poi torno in pace». Altrimenti si ritorna sempre al moralismo, «sei andato al confessionale a fare un’operazione bancaria a fare una pratica di ufficio, hai creduto che il confessionale fosse una tintoria per coprire le macchie. Sei stato incapace di vergognarti dei tuoi peccati. E’ l’ipocrisia di rubare un perdono, un perdono finto».

La vita rifiorisce solo quando l’uomo sperimenta il calore di un Dio vicino, pronto a curare le ferite che ci siamo inflitti da soli. «Posso perdonare soltanto se mi sento perdonato. Se tu non hai coscienza di essere perdonato mai potrai perdonare, mai», ha ricordato Francesco nella sua omelia mattutina. Ha quindi concluso e sintetizzato: «Il perdono è totale. Ma soltanto si può fare quando io sento il mio peccato, mi vergogno, ho vergogna e chiedo il perdono a Dio e mi sento perdonato dal Padre e così posso perdonare. Se no, non si può perdonare, ne siamo incapaci. Per questo il perdono è un mistero».

E’ un mistero anche come sia possibile che tanta gente interpreti male -certamente condizionata da certi opinionisti- la visione della misericordia di Papa Bergoglio, identica a ciò che è sempre stato insegnato dalla Chiesa. Tanto che Benedetto XVI, un anno fa, è voluto intervenire dicendo: «la misericordia è l’unica vera e ultima reazione efficace contro la potenza del male. Solo là dove c’è misericordia finisce la crudeltà, finiscono il male e la violenza. Papa Francesco si trova del tutto in accordo con questa linea».

A proposito di false accuse, da un’intervista odierna de La Stampa al segretario di Stato, Pietro Parolin, si certifica l’errore anche di chi accusa le attuali gerarchie vaticane di aver rinunciato a richiamare l’importanza delle radici cristiane europee. Ha infatti detto il più stretto collaboratore di Papa Francesco: «Le radici cristiane sono la linfa vitale dell’Europa. Basti rileggere i discorsi che i protagonisti del 25 marzo 1957 tennero in Campidoglio, per scoprire come essi vedessero nel comune patrimonio cristiano un elemento fondamentale sul quale costruire la Comunità economica europea. Poi è subentrato un lento processo che ha cercato di relegare sempre più il cristianesimo all’ambito privato […]. L’anima del progetto europeo, secondo l’idea dei Padri fondatori trovava la sua consistenza nel patrimonio culturale, religioso, giuridico, politico e umano su cui l’Europa si è edificata nei secoli. Roma fu scelta come sede della firma dei Trattati proprio per questo motivo. Essa è il simbolo di questo patrimonio comune, che certamente ha anche nel cristianesimo un suo elemento fondamentale».

Bisogna diffidare seriamente degli apocalittici, dei giornalisti “opinionisti” improvvisati teologi (o peggio, improvvisati  “papi”!) che vivono ormai nella delirante polemica contro il Pontefice:  polemica che incrementa solamente il BUSINESS DELLE SETTE APOCALITTICHE e sataniste ( arrivando anche a convincere i disinformati e sprovveduti, che le bastonate quotidiane al successore di Pietro siano “amore alla verità”)…Sappiamo bene infatti quanti di questi “pseudo-cattolici”, oggi, stiano fomentando la crescita di  sètte apocalittiche antipapiste  guidate dal ‘culto del leader ‘, che apparentemente si ammanta della “difesa dell’ortodossia della Chiesa”, ma guarda caso si scopre sempre che, alla guida di queste sètte antipapiste, ci sono abili manipolatori , che mirano a creare la loro aurea di ‘santità’ o meglio di business, seminando calunnie per fare scoop ed attirare seguaci, incassare ingenti donazioni ‘per la causa’ e creare il proprio piccolo impero ..o peggio ancora, si scopre come nel caso di tanti falsi veggenti sul web come MDM (Maria Divina Misericordia) che sono MEDIUM che praticano channeling (spiritismo in versione New Age) e lanciano sul web messaggi contro Papa Francesco, si spacciano per ‘illuminati con le stigmate invisibili’ o contraffatte alla meno peggio… Infatti attraverso  lo spiritismo, sappiamo bene chi parla: il padre della menzogna, il Nemico di Cristo, della Chiesa e dell’umanità …

Su_questa_pietra_b2Papa Francesco ci ha insegnato a fare memoria della nostra appartenenza filiale alla Santa Madre Chiesa, Santa perchè Cristo ha dato Tutto Se stesso per lei  e sempre la custodisce e la custodirà fino alla fine dei tempi: «Fa bene al cuore cristiano fare memoria della sua strada, della propria strada: come il Signore mi ha condotto fino a qui, come mi ha portato per mano?». Chi non fa memoria si perde e fa perdere chi lo segue, si nega come figlio e pretende di essere padre!

(tratto da articoli di UCCR)

Come riconoscere e combattere l’inganno degli scrupoli: “GLI SCRUPOLI SONO SUGGESTIONI DELL’AVVERSARIO”(S.Ignazio di Loyola)

COME RICONOSCERE GLI SCRUPOLI E LE SUGGESTIONI DEL NOSTRO AVVERSARIO:

angels-90aS. Ignazio di Loyola“È proprio di Dio e dei Suoi Angeli dare con le loro ispirazioni vera letizia e gioia spirituale, togliendo tutta la tristezza e l’agitazione che il demonio procura; è invece proprio di costui combattere contro questa letizia e consolazione spirituale, presentando false ragioni, cavilli e continue menzogne…..A coloro che procedono di bene in meglio, l’Angelo buono si insinua nell’anima in modo dolce, delicato e soave, come una goccia d’acqua che entra in una spugna; al contrario, l’angelo cattivo si insinua in modo pungente, con strepito e agitazione, come quando la goccia d’acqua cade sulla pietra. Invece, in coloro che procedono di male in peggio, questi due spiriti si insinuano in modo opposto. La causa di questo è la disposizione dell’anima, contraria o simile a quegli angeli: infatti, quando è contraria, entrano con strepito e facendosi sentire; quando invece la disposizione è simile, l’Angelo entra in silenzio, come in casa propria che gli è aperta.”

Una Confessione accurata è una confessione preceduta da meditato esame di coscienza, si traduce in rimorso e pentimento sincero ed in proponimento di cambiare vita, per amare Dio sempre di più ,confidando pienamente nell’eterno Amore di Cristo, che ci conosce bene e sempre ci accoglie, ci consola e, attraverso i Sacramenti, ci libera e ci guida. Controllo e delicatezza di coscienza sono qualità morali sane: invece, lo SCRUPOLO  è un’idea fissa, una fobia che, come ben evidenzia Sant’Ignazio di Loyola, è un inganno diabolico, perchè è dettata dalla SFIDUCIA NELLA MISERICORDIA DI DIO…

QUALI SONO LE CAUSE DEGLI SCRUPOLI (tratto da La confessione oggi: confessori e penitenti / Antonio Dal Covolo.Ed Città Nuova)
A) Cause Naturali e psicologiche => lo scrupolo può diventare una malattia: si traduce nel vivere continuamente nell’ansia della colpa, torturandosi per gli errori del passato, come se Dio non li avesse ancora perdonati, ossessionandosi con l’orgoglio spirituale del perfezionismo, non confidando nell’Amore di Dio e nei Sacramenti  e quindi di fatto ostacolando e bloccando il proprio cammino di crescita interiore. Come dice bene il Salmo 118 / 119 : ” dall’orgoglio libera il tuo servo”.
Ma vi sono anche cause contingenti come un carattere di per sé tendente all’ansia ed alla mania del controllo. Gli scrupoli sono assai simili agli stati psichici di nevrosi (depressioni, malinconia, tristezza, incubi, tenebre, apparente perdita della fede e della speranza, angoscia, pigrizia spirituale o l’eccesso opposto, il perfezionismo e l’affannosità).

B) Cause Spirituali  e morali => Il demonio può approfittare dello stato di debolezza psicofisica d’una persona, per giocare le sue carte con la tentazione degli  scrupoli, inducendo la persona allo scoraggiamento, disturbando le sue azioni più sante, come la preghiera, la pratica dei S. Esercizi Spirituali, la partecipazione alla Messa ed ai Sacramenti. Il demonio cerca di spingere l’anima quanto più distante possibile dalla fiducia in Dio, dalla preghiera frequente e confidente e dunque da Gesù.  Si vede il peccato anche dove non c’è; lo si vede grave anche dove non può esser che lieve. Il soggetto opera una erronea maggiorazione. Ed anche quando la materia è lieve, egli teme di avere una interiore disposizione ed intenzione viziata da grave malizia…Quindi,un tormento continuo, che allontana l’anima da Dio a poco a poco…Vi sono anche cause morali: errata educazione spirituale, atmosfera opprimente prodotta da ambiente e compagnie.
Alla coscienza scrupolosa s’accoppia facilmente la coscienza perplessa. Si vede peccato sia nel porre un’azione, sia nel non porla: non soddisfa una decisione né quella contraria. Ciò provoca un esasperante esame ed una debilitante altalena.  Esaurite, in questo lavorìo interiore, tutte le sue energie psichiche, il soggetto potrà trovarsi come bloccato.

S. Ignazio di Loyola   REGOLE PER RICONOSCERE GLI SCRUPOLI E DISCERNERE GLI SPIRITI

[346] Prima nota. Si chiama comunemente scrupolo quello che procede dal nostro giudizio e dalla nostra libertà, cioè il credere spontaneamente che sia peccato quello che peccato non è, come quando uno calpesta inavvertitamente una croce di paglia e crede, a suo giudizio, di avere peccato; ma questo, propriamente, è un giudizio erroneo e non uno scrupolo.

[347] Seconda nota. È invece propriamente uno scrupolo e una tentazione del demonio quando, dopo aver calpestato quella croce, o dopo aver pensato o detto o fatto qualche cosa del genere, mi viene dal di fuori il pensiero di aver peccato, mentre d’altra parte mi sembra di non aver peccato, e intanto in questo dubitare e non dubitare mi sento turbato.

[348] Terza nota. Il primo scrupolo, cioè quello della prima nota, dev’essere assolutamente respinto, perché non è altro che un errore; invece il secondo, cioè quello della seconda nota, per un po’ di tempo giova non poco a colui che fa gli esercizi spirituali; anzi purifica grandemente e rende limpida la sua anima, allontanandola molto da ogni ombra di peccato, come dice san Gregorio: “È proprio delle coscienze delicate vedere peccato dove peccato non c’è”.

[349] Quarta nota. Il demonio osserva bene se un’anima è grossolana o delicata. Se è delicata, cerca di renderla ancor più delicata fino all’eccesso, per turbarla e confonderla maggiormente; per esempio, se vede che uno non consente né a peccato mortale né a veniale, né ad alcuna ombra di peccato volontario, allora il demonio, quando non può farlo cadere in qualche cosa che sembri peccato, cerca di fargli credere peccato quello che peccato non è, come una parola o un pensiero senza importanza. Se invece l’anima è grossolana, il demonio cerca di renderla ancor più grossolana; per esempio, se prima non faceva conto dei peccati veniali, cercherà che faccia poco conto dei mortali; e, se prima ne faceva un po’ conto, cercherà che ora ne faccia molto meno o niente.

[350] Quinta nota. Chi desidera progredire nella vita spirituale, deve sempre procedere in senso contrario al demonio; cioè, se il demonio vuole rendere la sua anima più grossolana, cerchi di renderla più delicata; così pure, se il demonio fa in modo di affinarla per condurla all’eccesso, procuri di fissarla nel giusto mezzo per essere del tutto tranquillo.

blessed_sacramentE’ proprio dello spirito cattivo rimordere, rattristare, porre difficoltà e turbare con false ragioni, per impedire di andare avanti; invece è proprio dello Spirito Buono dare coraggio ed energie, consolazioni e lacrime, ispirazioni e serenità, diminuendo e rimuovendo ogni difficoltà, per andare avanti nella via del Bene.

 

 

La Confessione Sacramento di guarigione: un atto creativo dell’Amore di Dio

confessioneIl peccato è tutto ciò che tiene la nostra vita bloccata in una palude spirituale e spesso anche fisica…Il significato della parola ‘peccato’ è “mancare il Segno, perdere la mira  della nostra vita”: il Segno è la piena realizzazione della nostra vita, cioè la Pace e la guarigione interiore, stabilita da Dio e donata a noi in Gesù Cristo Figlio di Dio. Quando sentiamo nominare il Sacramento della Confessione, il nostro cuore deve battere più forte, perchè la Confessione l’’ha inventata il Sacerdote dei Sacerdoti: Cristo Dio.  

Se c’è il pentimento sincero in un’anima, la Chiesa e tutti i Pastori e sacerdoti hanno il ministero, ricevuto dall’Autorità di Cristo, di aiutare le anime a cambiare vita, PORTANDOLE ALLA CONFESSIONE, ognuno ci arriva gradualmente, ma le anime vanno accompagnate nel cammino di conversione, non escluse. 

PAPA FRANCESCO SUL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE: Uno dei segni importanti dell’Anno Santo – ha detto il Pontefice durante un’udienza generale – è la Confessione:
“Dio ci comprende anche nei nostri limiti, ci comprende anche nelle nostre contraddizioni. Non solo, Egli con il suo amore ci dice che proprio quando riconosciamo i nostri peccati ci è ancora più vicino e ci sprona a guardare avanti. Dice di più: che quando riconosciamo i nostri peccati e chiediamo perdono, c’è festa nel Cielo. Gesù fa festa: questa è la Sua misericordia” (Udienza generale, 16 dicembre 2015). Fonte:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/12/29/la_confessione_nelle_parole_di_papa_francesco/1197545

PADRE AMORTH GIUSTAMENTE DICEVA CHE LA CONFESSIONE, FATTA BENE, E’ PIU’POTENTE DI UN ESORCISMO e dona guarigione spirituale e spesso anche fisica!confessione1LA CONFESSIONE È:

  • Un atto creativo dell’Amore di Dio, con il quale sono rimessi tutti i nostri peccati,se confessati con sincero pentimento
  • Incontrarsi personalmente con Gesù, Unico capace di liberarci dalle catene delle colpe e di consigliarci e guidarci per il nostro vero Bene
  • Ricevere da Gesù grazia e forza divina
  • Garanzia di segreto

NON È: fare brutta figura o perdere la stima

La Confessione e il pensiero di San Giovanni Bosco:
  • “I due sostegni più forti per fare la volontà di Dio sono i Sacramenti della Comunione e della Confessione”.
  • “Chi ha la luce della coscienza ha tutto”.
  • “Tutti hanno bisogno della Confessione e Comunione: i buoni per mantenersi buoni, i cattivi per farsi buoni”.
  • “Non cercate di discolparvi dai difetti, cercate invece di correggerli”.
  • “Il peccato, lasciato nella coscienza, pian piano la corrode”.
  • “Dio preferisce le nostre debolezze riconosciute e confessate, più che la nostra presunzione di non sbagliare mai”.
  • “La confessione senza proposito è sacrilega”
  • “Il proposito sia sempre: uno, pratico, possibile”.

“ANDATE A PRESENTARVI AI SACERDOTI”

Dieci lebbrosi ,che volevano essere guariti, andarono incontro a Gesù gridando: “Maestro, abbi pietà di noi!” Gesù disse: “Andate a presentarvi ai Sacerdoti”. “E mentre essi andavano, furono sanati”.Quindi la Confessione guarisce spiritualmente e spesso anche fisicamente! (VANGELO DI LUCA,11.17-19)sacramentopenitenzaSpiritualmente siamo tutti poveri lebbrosi, poveri peccatori: il peccato è la lebbra, è il cancro dell’’anima. Gesù, nella Sua bontà e misericordia senza limiti, ci vuol guarire, perciò ripete pure a noi: “Presentatevi ai Sacerdoti!” Anche la Madonna, vedendo noi, suoi figli, spiritualmente lebbrosi, ci ripete, con il linguaggio usato a Fatima e con le lacrime versate a Siracusa e altrove: andate dai Sacerdoti! La voce delle tue passioni ti inganna con questa scusa: Non voglio andare dai Sacerdoti che sono uomini come me; non voglio degli intermediari: mi confesso direttamente a Dio. Vuoi fare la fine del Bertoldo della favola? Egli, caduto in un lago, rifiutò i soccorsi dicendo: io mi salvo da solo, e per salvarsi, incominciò a tirarsi su per i capelli; ma annegò. La voce dello Spirito ti dice: credi di portare una scusa moderna invece è tanto vecchia che S. AGOSTINO già nel V° secolo scriveva: “Nessuno dica: ho peccato in segreto, mi confesso direttamente a Dio! Allora senza ragione è stato detto (agli apostoli, ai Sacerdoti): Ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in Cielo? Senza ragione sono state affidate le chiavi alla Chiesa di Dio? Vogliamo annullare il Vangelo, le parole di Cristo?”.

AI SACERDOTI GESU’’ HA DATO IL POTERE DI PERDONARE LE COLPE16407838611_bf85984dc1_b

Il poeta e scrittore francese, Francesco Coppè, narra che, educato cristianamente, da ragazzo troncò ogni pratica religiosa. Lui stesso ce ne rivela il motivo: “Avevo ceduto alla tentazione ed ebbi vergogna a dover confessare certe cose. Allora decisi di non confessarmi mai più, e, per uccidere i rimorsi, gettai via la fede e gridai forte che la Confessione era una invenzione dei Preti”. Molti nemici della Confessione, se fossero sinceri, dovrebbero riconoscersi in queste parole del Coppè. La Confessione l’’ha inventata il Sacerdote dei Sacerdoti: Cristo Dio. Noi conosciamo perfino il giorno preciso e l’’ora approssimativa della istituzione: nel giorno della sua Risurrezione, verso sera, quando, apparendo, a porte chiuse e a finestre serrate nel cenacolo disse agli apostoli e ai loro successori nel Sacerdozio: “Come il Padre ha mandato me, così Io mando voi… Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati, a chi non li perdonerete non saranno perdonati”. S. Pietro davanti alla porta del tempio scorge un paralitico che chiede l’’elemosina. Gli dice: “Non possiedo né oro, né argento, ma quello che ho te lo do: Nel nome di Gesù Cristo il Nazzareno, cammina. Balzato in piedi camminava ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio”. Ogni Sacerdote, davanti al povero peccatore, è un po’’ come Pietro di fronte al paralitico; e ha la gioia di potergli dire: io non ho nulla: non ho denaro, non ho gioielli, non ho virtù, non ho santità, ma possiedo quello che ti occorre in questo momento: il potere di rialzarti dall’’abisso del peccato che ti avvilisce e ti degrada, il potere di cancellare ogni tua colpa: ti perdono, ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: riacquista la vita divina che avevi perduto, alzati e cammina nello Spirito! Ti ripeterò con S. Agostino: “Canta e cammina!” Canta di gioia e cammina per la strada del Cielo!

LE CONDIZIONI PER FAR BENE LA CONFESSIONE:

Sono cinque:

  • Esame di coscienza, che consiste nel richiamare alla mente i peccati commessi dopo l’’ultima confessione ben fatta (perché le confessioni fatte male è necessario rifarle).
  • Dolore o pentimento: è la condizione più importante (unitamente al proposito) perchè la Confessione sia efficace e santificante. I Teologi, pur oggi, distinguono: “Il dolore imperfetto o attrizione (che è dato da un motivo soprannaturale non perfetto, come il timore dei castighi nell’’al di là), non giustifica fuori della Confessione, ma è sufficiente per ottenere il perdono nella Confessione. Il dolore perfetto o contrizione (che scaturisce dall’’amore verso Dio con l’’intenzione almeno implicita di confessarsi) libera dal peccato ancor prima della Confessione, pur rimanendo l’’obbligo di accostarsi alla Penitenza. Quanto più perfetto sarà il dolore nel motivo e nell’’intensità, tanto più efficace sarà la Confessione”. Questi stessi pensieri del Teologo Gesuita De Bernardi sono condivisi, oggi dalla Conferenza Episcopale italiana, e da altri Teologi, come Carlo Molari che afferma: “È comune la dottrina secondo cui la contrizione è sufficiente per la giustificazione anche prima di ricevere il sacramento, mentre l’’attrizione è sufficiente per la giustificazione o il perdono dei peccati solo attraverso il sacramento della Riconciliazione”. Attenzione: È di estrema importanza che i Sacerdoti (e i genitori) istruiscano i fedeli sul dolore perfetto o contrizione: per moltissimi Cattolici, nella impossibilità della Confessione – (si pensi a tanti casi di morte improvvisa) – costituisce l’’unico mezzo di giustificazione e di salvezza. Il Ven Card. Newman ripeteva: “Molti vanno dannati perchè i Sacerdoti non insegnano il valore del dolore perfetto”.
  • Il proposito: Deve essere sincero e fermo, e deve estendersi a tutti i peccati gravi e alle rispettive occasioni prossime. La confessione senza forte proposito è una burla e un sacrilegio. S. Alfonso afferma: “Dio non perdonerà mai la volontà di peccare” ossia la mancanza di proposito.
  • Accusa dei peccati: è consigliabile confessare i peccati veniali; è obbligatorio accusare tutti i peccati mortali commessi dopo l’’ultima confessione ben fatta. In molte parrocchie di tutta Italia (lo so per esperienza) non ci si preoccupa affatto dell’’integrità dell’’accusa. Perciò Giovanni Paolo II ha raccomandato vivamente: “Desidero dire ai Padri penitenzieri e altresì a tutti i Sacerdoti che vige ancora e vigerà per sempre nella Chiesa l’’insegnamento del Concilio Tridentino circa la necessità della confessione integra – nella specie e nel numero – dei peccati mortali”. Il nuovo Codice di Diritto Canonico conferma: “Il fedele è tenuto all’’obbligo di confessare secondo la specie e il numero tutti i peccati gravi” (can. 988). Quando non si ricorda il numero preciso, si dice il numero più approssimativo.
  • Soddisfazione o penitenza: è la preghiera o l’’opera buona che il confessore prescrive, la quale – dice Paolo VI – “viene resa partecipe in modo speciale dell’’infinita espiazione di Cristo. Il penitente poi, per una disposizione generale della chiesa, può intimamente unire alla soddisfazione sacramentale tutto ciò che fa e che soffre e sopporta”. Confessiamoci frequentemente! Confessiamoci bene! “È urgente la Confessione dopo la caduta in peccato grave perchè questo spinge a nuove cadute: il peccato che non è subito tolto dalla Confessione ,– dice S. Gregorio Magno, – con lo stesso suo peso trascina ad altri peccati. È vero che il peccato si può togliere subito con un atto di dolore perfetto, ma questo non dà la grazia sacramentale propria della Confessione” per evitare altri peccati. Gesù, con la Confessione compie un miracolo più grande che se risuscitasse tutti i morti di un cimitero o se creasse un altro universo! Gesù, con la Confessione ci ridona la fanciullezza e la giovinezza dello spirito: il celebre Chesterton dice: “Io dall’’Anglicanesimo mi sono convertito al Cattolicesimo per liberarmi dai miei peccati; perchè non vi è altra religione che sostenga con verità di rimettere i peccati degli uomini. Un Cattolico che va alla Confessione, rientra, nel vero senso della parola, nel chiaro mattino della sua giovinezza”. La Confessione inonda il nostro cuore della più grande gioia possibile sulla terra, e procura la più grande festa nel paradiso, come dice Gesù: “Si fa più festa in Cielo per un solo peccatore che si converte”. (Vangelo di Luca 15, 1-10)a-cn24tn-lc15_1-10-3

IL MIRACOLO DI UNA CONFESSIONE BEN FATTA :

Nella vita del Santo Padre Pio, un miracolo strabiliante a conferma della Confessione come istituzione di Cristo Dio: prodigio clamoroso, avvenuto durante la Confessione, nel 1948, del miracolato Giuseppe Canaponi di Sarteano (Siena). Egli racconta: “In un incidente automobilistico la mia gamba sinistra fu tutta fratturata al ginocchio. Per tre anni fui ricoverato in cinque attrezzatissimi ospedali, ma invano. Era impossibile che il ginocchio si piegasse: si trattava di una anchilosi fibrosa che bloccava per sempre il ginocchio. Mi trascinavo a stento con un bastone e una stampella e spesso cadevo a terra. Ero un gran bestemmiatore, un marxista acceso e un ateo pratico. Mia moglie, molto religiosa, tanto insisteva per condurmi da Padre Pio a S. Giovanni Rotondo, che mi lasciai convincere. Andai. Mio figlio mi accompagnò al confessionale. Padre Pio mi disse tutti i miei peccati, dei quali io ero molto pentito. Ricevetti l’’assoluzione. All’’inizio della confessione – cosa incredibile! – Senza che me ne accorgessi, mi ero inginocchiato piegando perfettamente il ginocchio sinistro anchilosato! Da quel momento l’’ho sempre piegato alla perfezione, camminando speditamente, senza zoppicare (ancorché la gamba sinistra fosse più corta dell’’altra di due centimetri e mezzo). Qui si tratta di un miracolo eccezionale, permanente, continuo. La causa che mi impediva di piegare il ginocchio, prima di quella benedetta confessione presso P. Pio, è rimasta e rimane nella sua assoluta totalità, come è accertato da 25 radiografie e da molti esami di celebri scienziati medici e di un intero Congresso mondiale di 800 medici tenuto a Siena. La causa rimane; secondo la scienza non potrei piegare il ginocchio. Eppure lo piego normalmente. C’’è la certezza assoluta, senza il minimo dubbio, che si tratta di un enorme miracolo che si compie continuamente”. Il miracolo si è rinnovato, giorno dopo giorno, passo dopo passo, per quasi 30 anni, fino al giorno del pio transito del sig. Canaponi (1984). Con questo miracolo stupefacente Gesù vuol confermare, di fronte al cieco laicismo e al folle materialismo del mondo di oggi, che c’’è davvero un Sacramento, il Sacramento della misericordia, a disposizione di tutte le anime per risuscitarle, per risanarle, per santificarle, donando grazia, pace, gioia, salvezza.

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