In onore di Simona Monti, morta martire nella strage di Dacca, i familiari faranno opere di bene per i cristiani perseguitati

Famiglia di Simona Monti, uccisa a 33 anni assieme al bambino che portava in grembo: «Consideriamo martirio la morte di Simona. Faremo un’opera di bene in favore dei cristiani perseguitati in odio alla fede»

tratto da ACS, AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE– «Simona è stata uccisa in odio alla fede e per questo abbiamo voluto ricordarla anche sostenendo i cristiani perseguitati». Così don Luca Monti, fratello della vittima, spiega la decisione di fare una donazione ad Aiuto alla Chiesa che Soffre in onore di Simona, uccisa a 33 anni assieme al bambino che portava in grembo nel tragico attentato alla Holey Artisan Bakery di Dacca, avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 luglio 2016.

La famiglia Monti contribuirà, tramite ACS, alla costruzione della Chiesa di San Michele ad Harintana, piccola cittadina del Bangladesh meridionale appartenente alla diocesi di Khulna. «La nostra è una famiglia cristiana – afferma don Luca, parroco della Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Santa Lucia di Serino in provincia di Avellino – e consideriamo martirio la morte di Simona e di tutte le altre vittime di quel drammatico attacco. Abbiamo quindi preferito delle esequie semplici, per poter realizzare un’opera di bene in favore dei cristiani perseguitati. E lo abbiamo fatto attraverso Aiuto alla Chiesa che Soffre, perché è una fondazione pontificia e perché realizza splendidi progetti per i nostri fratelli perseguitati in odio alla fede».

Una risposta concreta all’orrore dell’estremismo per favorire, in un Paese colpito dal fondamentalismo come il Bangladesh, il dialogo interreligioso e sostenere le minoranze. La famiglia Monti contribuirà quindi a donare un luogo in cui pregare alla comunità cristiana di Harintana, finora costretta a percorrere alcuni chilometri ed attraversare un fiume per raggiungere la chiesa più vicina. «Abbiamo scelto questo progetto perché ci dà speranza sapere che la Chiesa di San Michele rappresenterà un incentivo per i cristiani del Bangladesh, affinché non abbiano paura e non si arrendano anche di fronte alla violenza. E poi lo abbiamo fatto per Simona, perché speriamo che la locale comunità abbia la bontà di pregare per la sua anima e per la nostra famiglia».

Di sua sorella don Luca ricorda in particolare la dedizione al lavoro e la «amorevole determinazione». Il sacerdote nota inoltre come al di là della grande sofferenza, la famiglia Monti tragga forza dalla consapevolezza che Simona sia stata uccisa in ragione della sua fede. «È stato molto toccante ascoltare mio padre dire: “Ho dato a Dio un figlio sacerdote ed una figlia martire”».

Dal gennaio 2015 ad oggi, ACS ha realizzato interventi in Bangladesh per oltre 750mila euro. 

http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/la-famiglia-monti-costruira-una-chiesa-in-bangladesh-con-aiuto-alla-chiesa-che-soffre-simona-e-una-martire-e-noi-sosterremo-i-cristiani-perseguitati/

«Avete trucidato mia sorella incinta. Vi rispondo col Perdono»

A suo fratello Don Luca Monti, Simona  aveva confidato la gravidanza e gli aveva detto che voleva partorire in Italia accantonando per almeno un anno i viaggi di lavoro che l’avevano portata prima in Cina e poi in Bangladesh, dove ha trovato una orribile morte. Simona è stata trucidata da un commando Isis che ha assaltato l’Holey Artesan Bakery, dove sono rimasti uccisi altri 8 italiani.

“Questa esperienza di martirio per la mia famiglia e il sangue di mia sorella Simona spero possano contribuire a costruire un mondo più giusto e fraterno” ha detto, da uomo di fede, il fratello Luca, parlando a nome di tutta la famiglia.

Simona Monti conosceva il cinese e altre lingue straniere, viveva da tempo in Bangladesh dove lavorava per una azienda di abbigliamento di Revello (la Mauli SpA) e prima di Dacca – dove, da circa un anno, si occupava di controllo qualità nelle ditte fornitrici locali  – aveva vissuto in Cina, sempre per la Mauli.

L’ultima volta che Simona Monti aveva sentito la famiglia era stato venerdì sera alle ore 20 di Dacca. Simona aveva comunicato alla mamma che sarebbe andata a cena con amici nel locale poi preso d’assalto dai terroristi dell’Isis.

La notizia ha sconvolto Magliano Sabina (Rieti) dove la famiglia di Simona Monti è molto conosciuta e stimata. Il destino, o più prosaicamente dei terroristi animati da folli propositi suicidi, l’hanno strappata alla vita troppo presto.

“Degli 11 italiani presenti nel ristorante durante l’attacco islamista 9 sono stati trucidati, uno è riuscito a fuggire e salvarsi, mentre l’altro era dato per disperso, rintracciato poi in serata. Alla vostra religione del terrore rispondo con il Vangelo del perdono, sperando che questo martirio familiare e il sangue di Simona contribuisca a creare un mondo più giusto e fraterno” – dice il fratello parroco di Santa Lucia di Serino in provincia di Avellino. Proprio nel paese irpino è stata organizzata una veglia di preghiera. E’ il grande abbraccio di amore e fede che l’Irpinia stringe intorno a don Luca.

http://www.ottopagine.it/av/cronaca/83758/avete-trucidato-mia-sorella-incinta-vi-rispondo-col-perdono.shtml

 

 

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