Asia Bibi ha cominciato l’ottavo anno di carcere, solo perchè è CRISTIANA. In cella ha rifiutato di convertirsi all’islam.

«GESÙ MI DARÀ LIBERTÀ»

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Asia Bibi, donna di fede cattolica, sposata e madre di cinque figli , ha cominciato il suo ottavo anno di carcere in Pakistan: è stata infatti incarcerata in base a false accuse di blasfemia il 19 giugno del 2009, dopo essere stata aggredita da due colleghe musulmane, solo perchè aveva preso dell’acqua dal pozzo per ristorarsi durante il lavoro nei campi ed è stata accusata di aver infettato la fonte…

RIFIUTO DELLA CONVERSIONE. Il reato di blasfemia in Pakistan prevede pene che arrivano fino alla pena capitale e l’8 novembre 2010 il giudice Naveed Iqbal ha condannato Asia Bibi all’impiccagione. Prima di emanare il verdetto, le ha offerto la possibilità di salvarsi: assoluzione in cambio della conversione all’islam. Lei gli ha risposto: «Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui».

TAGLIA DA 50 MILIONI. Dopo quattro mesi e cinque rinvii, il 16 ottobre 2014 l’Alta corte di Lahore ha confermato la sentenza di morte nel processo di appello. Il 24 novembre gli avvocati della donna hanno depositato l’ultimo ricorso alla Corte suprema: se questa non revocherà la condanna, solo la grazia presidenziale di Mamnoon Hussain potrà salvarla.
Asia Bibi si trova nel carcere di Multan, cucina da sola i propri pasti perché si teme che qualcuno possa avvelenarla. È in cella da sola e le guardie responsabili della sua sicurezza sono state vagliate dall’intelligence per escludere estremisti. Estremisti islamici hanno posto sulla sua testa una taglia da 50 milioni di rupie (circa 430 mila euro) e a marzo l’imam Abdul Aziz, capo dell’ultra estremista Moschea rossa di Islamabad, ha lanciato questo appello alle autorità del paese: «Giustiziate al più presto la blasfemia Asia Bibi e non piegatevi alla pressione internazionale».

La lunga prigionia le ha causato più volte problemi psicologici e fisici. In uno degli ultimi messaggi, fatto pervenire al mondo dai suoi avvocati, ha scritto: «Presto sarò di nuovo in mezzo a voi, per la grazia del Signore (…). Dio Onnipotente è pronto a rispondere alle vostre preghiere e a tutti gli sforzi che state continuando a fare per me e per la mia famiglia».san_pietro_liberato

A Tempi ha dichiarato l’anno scorso: «credo nel nome di Gesù che la potenza della Sua mano mi darà la libertà, proprio come ha fatto con Pietro. Quando si trovava in carcere, lo Spirito Santo è venuto e ha aperto la porta della sua cella. Io mi aspetto un miracolo come questo».

Padre Cervellera: sul caso di Asia Bibi, Papa Francesco segue la linea della prudenza indicata dalla Chiesa pakistana, ma continua a lottare per lei attraverso vie diplomatiche.

Come scrive uccronline.it (29 aprile 2016), diversi polemisti mediatici di Papa Francesco, lo accusano di fregarsene della vita di questa donna, preoccupandosi di incontrare vip e personalità famose ma di non trovare il tempo per promuovere appelli pubblici di liberazione nei suoi confronti. In realtà le preoccupazioni del papa per Asia e i cristiani perseguitati nel mondo sono forti. E se non si è più espresso sul caso è perché ci sono direttive ben precise: la prudenza di Papa Francesco è la stessa utilizzata da Pio XII nei confronti degli ebrei, per non provocare mali peggiori, magari per vendetta.

Asia Bibi ha scritto proprio a Papa Francesco (non certo a chi lo critica), chiedendogli semplicemente di pregare per lei (e non di esprimersi pubblicamente), aggiungendo: «ti esprimo tutto il mio ringraziamento per la tua vicinanza». Evidentemente si tratta di una vicinanza che arriva alla donna tramite vie nascoste ai media, come ha spiegato l’esperto vaticanista John L. Allen: «papi e funzionari del Vaticano hanno sempre pesato le parole con attenzione, per paura che dire qualcosa di provocatorio possa peggiorare le cose. In questo contesto si apprezza il fatto che il Vaticano possa preferire operare dietro le quinte».

Lo ribadisce ad Aleteia Padre Bernardo Cervellera, missionario Pime e direttore di Asianews. ««Lei sa che tutti i cristiani del mondo, il Papa in prima persona, la sostengono. Ma ora dobbiamo solo attendere, per evitare che ci siano nuove manifestazioni e minacce verso i giudici. Purtroppo non si riesce a fissare il processo d’Appello, in primo luogo perché i giudici hanno bisogno di sentirsi liberi e ogni volta sono pronti per fissare la data, crescono puntualmente le manifestazioni dei fondamentalisti che minacciano di uccidere i giudici e assassinare la stessa Asia Bibi poiché in Pakistan sono già capitati episodi di omicidi di donne in carcere».

IL “SUGGERIMENTO”

Il direttore di AsiaNews sottolinea: «Il processo d’Appello dovrebbe portare alla scarcerazione di Asia perché l’accusa di blasfemia non regge ed è il frutto di un odio, un disprezzo anti-cristiano. Ecco perché anche alcune personalità della Chiesa pakistana ci hanno consigliato di tenere un profilo basso su questo caso, non cercare clamore, né altro». Ed è qui che si innesca la delicata posizione del pontefice.

SPECULAZIONI RISCHIOSE

«Lui vuole aiutare Asia – spiega Padre Bernardo – e sa che per aiutarla bisogna mantenere questa linea di cautela, di discrezione. Al contrario accendere i riflettori con interventi pubblici sulla donna pachistana può sortire l’effetto contrario. Per tutti noi, in primis conAsianews che segue da vicino quotidianamente le dinamiche dei cristiani nel sud-est asiatico, sarebbe semplice condannare, gridare contro questo o quello, lanciare sottoscrizioni di firme, ecc, ma è meglio non procedere in questa direzione».

IL RUOLO DEL GOVERNO

Padre Bernardo evidenzia anche un altro aspetto che giustifica la prudenza vaticana e occidentale sul caso Bibi. «Un problema serio è quello del governo pachistano che non garantisce efficaci misure di sicurezza, non supporta l’azione di polizia e militari e questo spiega perché i fondamentalisti fanno così paura e continuano nelle loro azioni intimidatorie nei confronti delle minoranze. Non è ancora ben chiaro se il governo sia inetto o colluso. Un motivo in più – chiosa il missionario e giornalista – per evitare sovraesposizioni distruttive e poco efficaci nella risoluzione del caso Bibi».

LA PRUDENZA DI BENEDETTO XVI

La prudenza di Papa Francesco nei confronti dei fondamentalisti, si legge ancora su uccronline.it, è ribadita dall’arcivescovo Jacques Behnan Hindo, capo dell’arcieparchia siro-cattolica di Hassakè-Nisibi in Siria – in prima linea a fianco dei cristiani perseguitati – secondo cui «il momento è delicato e ogni iniziativa o parola non calibrata e presa senza ponderazione può aumentare i rischi per tutti».

E’ la stessa prudenza di Benedetto XVI, che ha sempre condannato gli attentati e la persecuzione dei cristiani senza mai generalizzare sulla fede musulmana, piuttosto accusando la strumentalizzazione della religione (tanto che nel 2009 la Chiesa di Benedetto XVI fu accusata dal rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, di avere “reazioni ammiccanti all’islam”).

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