Il Messico respinge il matrimonio gay, grazie al Family Day

A fronte di una élite politica massonica e anti-cristiana, in Messico c’è un popolo profondamente radicato nel cattolicesimo e nel buon senso, degno erede dei Cristeros degli anni Venti e Trenta.

Per chi pensa che i Family Day non abbiano alcun potere di interferire con l’attività di governi e parlamenti, circa la legiferazione sul matrimonio gay, ecco una smentita a portata di mano. In Messico contro il cosiddetto gaymonio e l’educazione gender nelle scuole erano scesi in piazza oltre due milioni di persone lo scorso settembre in due distinte manifestazioniLa pagina Twitter del Frente Nacional por la Familia

Il presidente messicano Enrique Peña Nieto da mesi va ribadendo la sua ferma volontà di introdurre il cosiddettomatrimonio gay, con annesso diritto di adozione per le coppie omosessuali. La gente però si è ribellata e, raccolta sotto le bandiere del Frente Nacional por la Familia, è scesa massivamente in piazza a difendere la famiglia naturale.

Ciò nonostante, Peña Nieto ha scelto di andare avanti per la sua strada, ignorando la volontà popolare. Il tutto, ovviamente, in nome dell’uguaglianza, della lotta alla discriminazione e dei “diritti umani”. Messico_famiglia_buona-notizia

Nei giorni scorsi però il suo disegno di legge è stato clamorosamente bloccato dallaCommissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati. Con 19 voti contrari, 8 a favore e 1 astensione, il tentativo del governo (con l’appoggio della Corte Suprema) di distruggere il concetto stesso di matrimonio è stato fermato. I motivi, in realtà, non sembrano essere così nobili, in quanto i parlamentari che hanno respinto il progetto di legge si sono giustificati ricordando che dovrebbero essere i singoli Stati federati a occuparsi del tema e non il Governo centrale.

Quel che è certo è che i parlamentari hanno sancito come l’iniziativa presidenziale presentasse delle “inconsistenze giuridiche”. La palla dunque ora passerà ai singoli stati, ma tornerà indietro depotenziata del carico ideologico che Enrique Peña Nieto gli aveva voluto dare. Un’occasione da parte del nuovo nunzio apostolico in Messico, l’italiano Franco Coppola, per dirsi soddisfatto, anche se ha invitato tutti gli attori della contesa a “mettersi attorno a un tavolo per riprendere il dialogo e mettere da parte gli insulti”.

Un riferimento, quello di Coppola, all’Arcivescovo di Città del Messico Norberto Rivera che recentemente si è dovuto ‘scusare’ per alcune parole giudicate offensive da parte delle comunità omosessuale: gli attacchi contro la Chiesa cattolica da parte del governo e delle lobby, spesso hanno messo alla gogna molti sacerdoti, già duramente provati in queste aree dalla violenza delle gang dei Narcos…quindi il richiamo al dialogo da parte del nunzio apostolico è comprensibile, anche se sappiamo che gli impedimenti provengono dalla controparte…

In ogni caso il Frente Nacional por la Familia ha celebrato questa importante vittoria. È il segno – hanno scritto in un comunicato – che i politici hanno ascoltato la voce dei cittadini e dei vescovi messicani, che in gran parte si sono schierati a favore del Frente Nacional por la familia, che  contemporaneamente rilancia la proposta di legge di iniziativa popolare per inserire nella Carta il riconoscimento del matrimonio come unione stabile di un uomo e una donna. Un’iniziativa che è arrivata alla Camera forte di oltre 250mila firme raccolte in poche settimane in tutto il Messico.  

Manifestare è stato dunque utilissimo e pertanto si continuerà a farlo, congiuntamente ad interventi sui politici  affinché la famiglia e il diritto dei genitori di educare i figli in base ai propri valori siano tutelati dall’azione governativa.

Fonte: El Universal

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