Card. Van Thuan, per tredici anni rinchiuso in isolamento, ci spiega l’Eucarestia in tempi difficili

In tempi gravosi di isolamento e di ristrettezze, ci fa molto bene rileggere gli scritti e la testimonianza di fede di un martire eroico dei nostri tempi: il Cardinale François Xavier Nguyen Van Thuan, vietnamita, che per tredici anni fu rinchiuso in un carcere di isolamento dal regime comunista a causa della sua fede cristiana. La sua vita in carcere equivale ad un vero e proprio assassinio, in odio alla fede. Eppure Van Thuan non ha mai mancato di portare testimonianza al Vangelo, nemmeno nelle situazioni più difficili.

Non potendo tenere con sè la Sacra Bibbia e tantomeno i Messali, (testi proibiti dalle autorità comuniste), il Cardinale riscrisse a memoria 300 frasi del Vangelo ed il breviario in piccoli fogli di carta essiccati; ogni giorno il Cardinale celebrava Messa con tre gocce di vino e una di acqua in una mano, e consacrava l’Eucarestia con il pane fatto in piccoli biscotti che riusciva anche, attraverso una ingegnosa rete, a far distribuire ai carcerati che nascondevano i pezzetti di Eucaristia nei pacchetti vuoti di sigarette… Il Cardinale conservava i frammenti consacrati residui  in un suo pacchetto, che fungeva da tabernacolo, pisside, teca per la comunione ai malati e addirittura da ostensorio, davanti al quale gruppetti di detenuti si radunavano per l’adorazione. Grazie a quella Eucaristia, distribuita alla meno peggio in tempi di prigionia, furono numerosissime le conversioni dei prigionieri, che non avevano più speranza e che ritrovarono nel Sacramento la Presenza del Dio vivente.

Ciò non significa che dobbiamo abituarci alle ristrettezze, ma significa che NON DOBBIAMO PRIVARCI DELLA SANTISSIMA EUCARISTIA anche se vissuta in condizioni di emergenza, perchè con la Grazia del Santissimo Sacramento potremo lottare spiritualmente e con Lui uscire dal tunnel della prigionia della paura.

La vita del Cardinale Van Thuan fu una vita di mille croci, veniva da una famiglia di martiri. Quando i Viet Cong conquistarono la capitale Saigon perse lo zio (che era il presidente del Vietnam) e il cugino. La famiglia del Cardinal Van Thuan era dunque una famiglia di alto livello. E lui stesso parlava correntemente sette lingue, aveva una educazione superiore che aveva affinato a Roma, dove aveva studiato diritto canonico.

Fu imprigionato nel 1975, quando i Vietcong entrarono a Saigon. Di fatto scomparve, tanto che gli amici credettero che fosse morto. Ma in realtà, faceva apostolato, anche dietro le sbarre. Le autorità lo temono, perché parla di amore e perdono e rischia di “contaminare” le guardie; arrivano al punto di sostituire il picchetto ogni due settimane, ma alla fine devono arrendersi, perché quest’uomo, disarmato e impotente, con la sua sola presenza e con la sua testimonianza, risulta estremamente contagioso.

Il suo racconto fà comprendere, al di là delle disquisizioni meramente teologiche, la portata di ciò che accade nell’ Eucarestia e con l’Eucarestia e di come il Signore GESU’ voglia essere sempre Presente nel Pane spezzato e nel Vino, consacrati dal Sacerdote, anche se con accorgimenti dettati dalle necessità:

“Quando fui arrestato, non mi lasciarono niente in mano, ma mi permisero di scrivere a casa per richiedere vestiti o medicine. Io chiesi che mi inviassero del vino come medicina per lo stomaco. L’indomani, il direttore della prigione mi chiamò per domandarmi se soffrissi di mal di stomaco, se avessi bisogno di medicina e, alle mie risposte affermative, mi diede un piccolo flacone di vino con l’etichetta: “medicina contro il male di stomaco”. Quello fu uno dei giorni più belli della mia vita! Così, ho potuto celebrare ogni giorno la Messa con tre gocce di vino e una goccia di acqua nel palmo della mano e con un po’ di ostia che mi davano contro l’umidità e che conservavo per la celebrazione. Poi, quando ero con altre persone di fede cattolica, venivo rifornito di vino e di pane dai familiari che andavano a trovarli. Sia pure in modi diversi, ho potuto celebrare quasi sempre la Messa, da solo o con altri. Lo facevo dopo le 21,30, perché a quell’ora non c’era più luce e potevo organizzarmi affinché sei cattolici fossero insieme. Tutto il gruppo dormiva su un letto comune, testa contro testa, piedi fuori, venticinque per parte. Ognuno aveva a disposizione cinquanta centimetri, eravamo come sardine…

Quando celebravo e davo la comunione, sciacquavamo la carta dei pacchetti di sigarette dei prigionieri e, con il riso, la incollavamo per farne un sacchetto dove mettervi il Santissimo.

Ogni venerdì, era prevista una sessione di indottrinamento sul marxismo e tutti i prigionieri dovevano parteciparvi. Seguiva, poi, una breve pausa durante la quale i cinque cattolici portavano il Santissimo ad altri gruppi. Anch’io lo portavo in un sacchettino nella mia tasca e la Presenza di Gesù mi aiutava ad essere coraggioso, generoso, gentile e a testimoniare la fede e l’amore agli altri.

La Presenza di Gesù operava meraviglie perché anche tra i cattolici alcuni erano meno fervidi, meno praticanti… Vi erano ministri, colonnelli, generali e, in prigione, ciascuno ogni sera faceva un’ora santa, un’ora di adorazione e di preghiera a Gesù nell’Eucaristia. Così, nella solitudine, nella fame, una fame terribile, era possibile sopravvivere. In tale modo siamo stati testimoni nella prigione. Il seme era andato sotto terra. Come germoglierebbe? Non lo sapevamo. Ma piano, piano, uno dopo l’altro, i buddisti, quelli di altre religioni che sono talvolta fondamentalisti, e molto ostili ai cattolici, esprimevano il desiderio di diventare cattolici. Allora, insieme, nei momenti liberi, si faceva catechismo e ho battezzato e sono diventato padrino.

La Presenza dell’Eucaristia ha cambiato la prigione, la prigione che è luogo di vendetta, di tristezza, di odio era diventata luogo di amicizia, di riconciliazione e scuola di catechismo. Il Governo, senza saperlo, aveva preparato una scuola di catechismo!

La Presenza dell’Eucaristia è fortissima, la Presenza di Gesù è irresistibile. L’ho visto io stesso e tutti i miei compagni di prigione lo hanno constatato”.

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Giovanni Paolo II e il Cardinale Van Thuan

François Xavier Van Thuân nacque a Phủ Cam in Vietnam, il 17 aprile 1928, da una famiglia cattolica. Entrato adolescente in Seminario, venne ordinato sacerdote nel 1953 e proseguì gli studi a Roma. Una volta tornato in patria, divenne docente in Seminario, poi vicario generale della diocesi di Huê e, nel 1967, vescovo titolare della diocesi di Nha Trang. Il 15 agosto 1975, poco dopo essere stato nominato da papa Paolo VI arcivescovo coadiutore di Saigon, venne convocato con un pretesto dalle autorità comuniste e accusato di essere una spia al servizio del Vaticano e delle potenze straniere. Iniziò cosi il suo travagliato percorso, durato tredici anni, tra domicili coatti, celle d’isolamento, campi di prigionia e torture di ogni sorta, costantemente illuminato da un’incrollabile speranza. Il 21 novembre 1988 venne finalmente liberato: espulso dal Paese, riparò a Roma, dove papa Giovanni Paolo II lo nominò Presidente della Commissione Giustizia e Pace della Santa Sede. Fu voluto dallo stesso Pontefice come predicatore degli Esercizi spirituali per la Curia Romana nella Quaresima del 2000 e venne creato cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001. Proprio mentre si preparava alla cerimonia, ricevette gli esiti di alcuni esami: aveva un cancro molto raro, che lo portò alla morte il 16 settembre 2002. La sua causa di beatificazione, ottenuto il nulla osta l’8 marzo 2010, si è svolta nel Vicariato di Roma dal 22 ottobre 2010 al 5 luglio 2013 ed è stata convalidata il 22 novembre dello stesso anno. Il 4 maggio 2017 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui è stato dichiarato Venerabile. I suoi resti mortali riposano dall’8 giugno 2012 nella chiesa di Santa Maria della Scala a Roma

VIDEO: Card Van Thuan spiega come è riuscito in prigione a fabbricarsi una croce in legno (la stessa che ha sempre portato al collo)  e…a convertire un carceriere comunista


Fonti
Cardinale Nguyen Van Thuan, “Testimoni della speranza”, edito da Città Nuova. Il libro raccoglie le prediche dettate dall´autore al Papa e alla curia romana negli esercizi spirituali della Quaresima del 2000.
http://www.santiebeati.it/dettaglio/88202

Novena di S. Rita da Cascia, Santa dei casi impossibili

Novena da pregare interamente per nove giorni consecutivi, a partire dal 13 maggio al 21 maggio- il 22 maggio è festa liturgica di Santa Rita da Cascia, giorno del suo ritorno alla Casa del Padre.  Negli ultimi quindici anni della sua vita, rimasta vedova, entrò nell’Ordine di Sant’Agostino a Cascia in Umbria:  nel 1432, mentre era in contemplazione davanti al Crocifisso, sentì una spina della corona di Cristo conficcarsi nella fronte, producendole una profonda piaga, segno della sua profonda unione mistica con Gesù crocifisso. Morì il 22 maggio 1457.
Invocata come taumaturga di grazie, il suo corpo si venera nel santuario di Cascia, meta di continui pellegrinaggi. Santa Rita è un modello di donna adatto per i tempi duri. I suoi furono giorni di un secolo tragico per le lotte fratricide, le pestilenze, le carestie, con gli eserciti di ventura che invadevano di continuo l’Italia e anche se nella bella Valnerina questi eserciti non passarono, nondimeno la fame era presente.
Poi la violenza delle faide locali aggredì l’esistenza di Rita Lottius, distruggendo quello che si era costruito; ma lei non si abbatté, non passò il resto dei suoi giorni a piangere, ma ebbe il coraggio di lottare, per fermare la vendetta e scegliere la pace. Venne circondata subito di una buona fama, la gente di Roccaporena la cercava come popolare giudice di pace, in quel covo di vipere che erano i Comuni medioevali. Esempio fulgido di un ruolo determinante ed attivo della donna, nel campo sociale, della pace, della giustizia.
Beatificata da Urbano VIII nel 1627, venne canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII.  E’ invocata come santa del perdono e paciera di Cristo. Rita ha il titolo di “santa dei casi impossibili”, cioè di quei casi clinici o di vita, per cui non ci sono più speranze e che con la sua intercessione, tante volte miracolosamente si sono risolti.SANTA RITA 2
NOVENA DI SANTA RITA

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

1. Ti onoriamo, o’ santa di Cascia, per la tua fedeltà alle promesse battesimali. Intercedi per noi presso il Signore perché viviamo con gioia e coerenza la nostra vocazione alla santità, vincendo il male con il bene.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

2. Ti onoriamo, o’ gloriosa Santa Rita, per la tua testimonianza di amore alla preghiera in tutte le età della vita. Aiutaci a rimanere uniti a Gesù perché senza di Lui non possiamo far nulla e solo invocando il Suo Nome possiamo essere salvati.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

3. Ti onoriamo, o’ santa del perdono, per la fortezza e il coraggio che hai dimostrato nei momenti più tragici della tua vita. Intercedi per noi presso il Signore perché superiamo ogni dubbio e paura, credendo nella vittoria dell’amore anche nelle situazioni più difficili.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

4. Ti onoriamo, o’ Santa Rita, esperta della vita familiare, per l’esempio di virtù che ci hai lasciato: come figlia, come sposa e madre, come vedova e suora. Aiutaci perché ciascuno di noi valorizzi i doni ricevuti da Dio, seminando speranza e pace attraverso il compimento dei doveri quotidiani.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

5. Ti onoriamo, o’ santa della spina e della rosa, per il tuo amore umile e vero a Gesù crocifisso. Aiutaci a pentirci dei nostri peccati e ad amarlo anche noi con i fatti e nella verità.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

PREGHIERA LITANICA

Il frutto dello Spirito è l’amore.
Tu, Rita, lo hai vissuto.

(tutti) Ottienilo per noi.

Il frutto dello Spirito è la pace.
Tu, Rita l’hai vissuta.

(tutti) Ottienila per noi.

Il frutto dello Spirito è la gioia.
Tu, Rita l’hai vissuta.

(tutti) Ottienila per noi.

Il frutto dello Spirito è la pazienza.
Tu, Rita l’hai vissuta.

(tutti) Ottienila per noi.

Il frutto dello Spirito è il perdono.
Tu, Rita lo hai vissuto.

(tutti) Ottienilo per noi.

Il frutto dello Spirito è la purezza.
Tu, Rita l’hai vissuta.

(tutti) Ottienila per noi.

Il frutto dello Spirito è la fedeltà.
Tu, Rita l’hai vissuta.

(tutti) Ottienila per noi.

Il frutto dello Spirito è il dominio di sé.
Tu, Rita lo hai vissuto.

(tutti) Ottienilo per noi.

Il frutto dello Spirito è la speranza.
Tu, Rita l’hai vissuta.

(tutti) Ottienila per noi.

Padre nostro, che sei nei cieli, 
sia santificato il tuo nome. 
Venga il tuo regno. 
Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano. 
Rimetti a noi i nostri debiti, 
come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 
e non ci indurre in tentazione 
ma liberaci dal male. Amen.  
PREGHIERA CONCLUSIVA
Signore Gesù, oggi, attraverso le mani di Santa Rita, noi ti presentiamo le nostre situazioni personali e il nostro immenso desiderio di bene per le nostre famiglie e le nostre comunità.
Manda su di noi, o’ Cristo Gesù, lo Spirito Santo, perché i nostri atteggiamenti e le nostre parole, come quelli di Santa Rita, siano ispirati al tuo Vangelo e guidati dalla tua grazia.
Tu sei Dio e vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen
Per intercessione di Santa Rita ci benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.
SANTA RITA GIFPREGHIERE A SANTA RITA
Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso di essere esaudito. Libera, ti prego, il mio povero cuore dalle angustie che l’opprimono e ridona la calma al mio spirito, ricolmo di affanni. Tu che fosti prescelta da Dio per avvocata dei casi più disperati, impetrami la grazia che ardentemente ti chiedo (si esprime la grazia che si desidera).
Se sono di ostacolo, al compimento dei miei desideri, le mie colpe, ottienimi da Dio la grazia del ravvedimento e del perdono mediante una sincera confessione.
Non permettere che più a lungo io sparga lacrime di amarezza. O’ santa della spina e della rosa, premia la mia grande speranza in te, e dovunque farò conoscere le grandi tue misericordie verso gli animi afflitti.
O’ Sposa di Gesù Crocifisso, aiutami a ben vivere e a ben morire. Amen.
Santa Rita da Cascia, modello delle spose, delle madri di famiglia e delle religiose, io ricorro alla tua intercessione nei momenti più difficili della mia vita. Tu sai come spesso la tristezza mi opprime, perché non so trovare la via di uscita in tante situazioni dolorose.
Ottienimi dal Signore le grazie di cui ho bisogno, e specialmente la serena fiducia in Dio e la calma interiore.
Fa’ che io possa imitare la tua dolce mansuetudine, la tua fortezza nelle prove e la tua eroica carità. Fa’ che le mie sofferenze possano giovare a tutti i miei cari e che tutti possiamo essere salvi per l’eternità. Amen.
Barra Cruz - Rosas y Manos

Guarita dal Covid 19 grazie all’ incontro con Gesù nella Chiesa cattolica: “GESU’ è la vera Vita”

Carla Vilallonga, responsabile degli studenti Erasmus dell’Università Francisco de Vitoria (Spagna) ha pubblicato sul portale spagnolo Alfa & Omega il suo resoconto di ciò che ha vissuto da quando le venne diagnosticato di essere stata contagiata dal virus Covid 19.

Per lei, questa prova è stato un “momento di grazia” : uno dei momenti più importanti è stato poter ricevere la Comunione durante il ricovero in ospedale. “Gesù è entrato nella radice delle mie infezioni e le ha guarite anche nella mia anima”, ha detto questa giovane donna spagnola.

Questa è la testimonianza di conversione, scritta da Carla Vilallonga Jesus_Good_Shepherd
Alla fine di febbraio mi è stato diagnosticato il COVID-19. Ero stata in Italia di recente ed è per questo che non appena ho avvertito pesanti mal di testa per diversi giorni di seguito, sono andata al centro sanitario. Immediatamente mi hanno chiesto di essere isolata per una settimana in ospedale, ed ho accettato, anche se non avevo bisogno di cure speciali, poiché le mie condizioni erano lievi, simili all’influenza. I sintomi principali che ho avuto sono stati alcuni giorni di febbre, ronzii nelle orecchie, mal di testa e dolori agli occhi e grande esaurimento fisico. A livello emotivo fu abbastanza scioccante quando tre ambulanze vennero a casa mia per portarmi in ospedale; ho dovuto indossare abiti monouso in modo che tutto il corpo e il viso fossero coperti, guanti, maschera …, con i vicini che guardavano.

È stato difficile per me quando ho iniziato a conoscere persone che avevano contratto il virus. Ho pensato “Sicuramente l’hanno preso per colpa mia “. E ripensavo a ciò che avevo fatto durante i giorni in cui avevo avuto i primi mal di testa e mi sentivo in colpa, anche se avevo telefonato più volte durante quella settimana al centro sanitario, ma mi avevano risposto ogni volta di continuare a fare vita normale….

Quando fui ricoverata in ospedale, mi misero in una stanza insieme ad una donna cristiana e questa fu la mia fortuna. Pregavamo insieme ogni giorno, sia la Liturgia delle Ore sia il Rosario. E pregavamo per le persone che avevano contratto infezione e che stavano aspettando i risultati dei test in quel momento. Soprattutto, i nostri cuori entravano nella Pace ogni volta che ci mettevano nelle mani di Dio.

Il male mi aveva attraversato 

La prima notte in ospedale mi ci è voluto molto tempo per addormentarmi. Ho sentito tutto quel peso. È l’opposto di ciò che desideriamo: ognuno di noi vorrebbe contribuire al bene del prossimo, nel mondo, ma questo virus non dipendeva nemmeno dalla mia volontà: il male mi aveva colpita e non ho potuto farci nulla.

Eppure, in ospedale ho vissuto giorni molto luminosi. L’unica cosa che riuscivo a fare era disegnare e soprattutto il mio cibo era la PREGHIERA quotidiana. Siamo stati trattati così bene in ospedale che per me è stato facile identificarmi con i Salmi che parlano della cura di Dio per la Sua creatura. Venivo curata come una creatura preziosa: ogni mattina ci portavano pigiami nuovi, asciugamani, lenzuola, spugne, pulivano la nostra camera; Ci hanno dato tre pasti e, inoltre, due spuntini … Tutto sembrava un regalo.GESU' EUCARISTIA1

Dalla stanza potevamo vedere le montagne e molto cielo, che, inoltre, in quei giorni era molto azzurro. Mi identificai completamente con il Salmo 8, nella parte in cui dice: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, 
il figlio dell’uomo perché te ne curi? 
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, 
di gloria e di onore lo hai coronato”.  Sono rimasta colpita, perché era vero che io, che non sono niente, stavo ricevendo da Dio premure e cure in mille modi che mi hanno riempito di stupore.

Pane quotidiano

I primi giorni non facevo altro che piangere, perchè tra i sintomi della malattia avevo pochissimo appetito, riuscivo a malapena a mangiare un terzo di quello che veniva portato nei vassoi e non volevo buttare via il cibo.
Anche in ospedale ho sentito di aver capito, per la prima volta, il significato della frase: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, dalla preghiera del Padre nostro di GESU’. Prima, non avevo mai prestato attenzione a quelle parole. Invece, adesso le sentivo nel cuore: ad ogni pasto ci elargivano il pane. E il pane era l’unica cosa che riuscivo a mangiare.  Non sapevo cosa mi sarebbe successo quando mi sarei alzata, ma ho iniziato a capire che mi sarebbe stato dato ciò di cui avevo bisogno. Il pane ne era un simbolo. E quando andai a letto, ero grata, perché mi erano stati dati segni che il Signore, che è il vero cibo, mi era stato dato quel giorno.

I SACRAMENTI IN OSPEDALEeucaristia
Vi furono tre giorni molto speciali: quelli in cui, attraverso il vetro della porta, un sacerdote venne a farci visita. Non lo conoscevamo affatto, ed eccolo lì, con un cuore semplice e disponibile, disposto a servire come strumento tra Dio e i suoi fedeli. Uno di quei giorni cadde di domenica, e quale fu la nostra gioia quando disse che poteva darci la Santissima Eucaristia, dopo averci confessato! Piena di stupore, mi chiedo ancora oggi: che cos’è la Chiesa, che raggiunge i più emarginati? Un ospedale da campo e Gesù vi ​​era entrato per raggiungere le Sue creature.

In quei mesi stavo lavorando ad alcuni testi di Etty Hillesum, una giovane donna ebrea che fu deportata ad Auschwitz nel 1943 e che fece un affascinante viaggio spirituale. etty hillesumStavo preparando un monologo teatrale per raccontare la sua storia e portai il testo in ospedale. Sono riuscita a provare solo mezz’ora alla settimana, a causa della debilitazione fisica, facevo le prove in bagno per non disturbare la mia compagna di stanza. Ma le frasi di quella giovane ebrea mi accompagnarono molto in quelle settimane di degenza. In particolare, compresi meglio quando lei affermava che: «La possibilità della morte è stata perfettamente integrata nella mia vita. È un paradosso: se la morte è esclusa, non si avrà mai una vita completa. Se la morte viene accettata, la vita si arricchisce ». Qualcosa di simile mi stava succedendo, in termini di scoperta: amici e parenti desideravano vedermi guarita, è normale e giusto- ed è per questo che abbiamo pregato per tutti – Ma la mia felicità più profonda, la mia realizzazione, non dipende esclusivamente dal mio essere fisicamente sana.

La morte è un dato di fatto: deve esserci qualcosa in questa vita che sfida la morte; c’è qualcosa di più grande e più forte della morte. In effetti, in alcuni momenti mi apparve chiaro quale sia il punto chiave dell’esistenza: “Nè la vita nè la morte possono separarci dall’ amore di DIO”, dice San Paolo nella Lettera ai Romani 8,35-39. Fu quella la mia scoperta.

Un’amica che era a rischio a causa della sua delicata salute mi ha scritto la prima notte, dicendo che stava facendo i test perché non si sentiva bene. Questo fatto mi ha indotto a pensare che non può essere possibile che tutto finisca con la morte fisica, comprendente una sconfitta per l’anima, che avrebbe anche dovuto scomparire con il corpo (grazie a Dio, la mia amica è risultata negativa al test e sta bene). Da questa esperienza di malattia, e poi continuando a coltivare la mia relazione con il Signore GESU’, ho tratto elementi sufficienti per vedere e sentire che la morte non è l’ultima parola sulla nostra esistenza. È impossibile che l’amore che Dio professa per le Sue creature finisca ad un certo punto. Un padre è un padre per sempre: quanto più DIO sarà il Padre di tutti!

La mia domanda sulla morte

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SANTA CATERINA DA SIENA

Dopo sette giorni abbiamo dovuto lasciare l’ospedale perché stavano esaurendo la disponibilità dei letti e potevamo continuare la terapia a casa. Sono stato rinchiusa nella mia stanza per due settimane. A quel tempo la mia domanda sulla morte trovò la risposta che cercavo. In quei giorni lessi una preziosa biografia di Santa Caterina da Siena… E ho potuto capire, o ricordare – come qualcuno che sapeva qualcosa che aveva dimenticato molto tempo prima – che la morte significhi un passo in questa direzione: la vita che lascia il posto alla vera Vita, dove Gesù ci sta aspettando e dove finalmente diventerà pienezza del desiderio dei nostri cuori. La Gioia ultima. Poi ho capito che tutti quelli che stanno morendo stanno davvero andando verso una vita migliore. 

Una volta ritornata a casa, ho continuato a riscoprire la Chiesa: mi sono collegata ogni giorno alle 12 con il Vaticano per pregare l’Angelus e il Rosario, mi sono iscritta alle messe dell’Arcivescovo di Madrid … Più tardi mi sono unita alle Messe del Papa, ogni mattina in TV, non avrei mai immaginato fosse possibile e quanto bene mi stesse facendo. Conoscerlo semplicemente attraverso i suoi movimenti fisici (il suo camminare, la sua benedizione con la croce) le sue omelie è stata una rivoluzione per me. Per me, prima di allora il Papa era un personaggio rispettabile, ma lontano da me, ero del tutto ignara di chi fosse questo Francesco, delle diverse forme concrete della sua paternità. Mentre seguivo le Sante Messe in TV, stavo anche pregando al telefono con un amico che aveva preso il virus e stava passando la quarantena da solo a casa. Le parole delle preghiere diventano molto più forti quando ci sono due “che si radunano nel Mio Nome”. Tutto è stato pura grazia.

SOLO DIO ED IO 
GESU' BUON PASTORE

Avere una casa in cui tornare è qualcosa che non ho dato per scontato;  una casa in cui mi avrebbero fornito cure che richiedevano regole igieniche molto rigide in modo che i miei coinquilini non venissero contagiati. Vivendo al primo piano, guardavo fuori dalla finestra e parlavo coi vicini. Vedere i volti divenne una vera festa; anche quando mi sono imbattuta, da lontano, con un compagno di studi, è stata una benedizione poter vedere i suoi occhi, il suo sorriso …

Questa esperienza di malattia è stata molto ricca per me perché è come se il Signore mi avesse restituito la verità su chi sono: un’anima piccola e peccaminosa, che per grazia del Battesimo è figlia di Dio. Mi ha aiutato a tornare alla Sorgente di tutto e a rendermi conto della facilità con cui prendo il controllo delle cose, lasciando Dio da parte, solo come ornamento nella mia vita. Il COVID-19 mi ha costretto a vivere nel presente – non potevo lavorare, non potevo fare piani, nemmeno per il futuro. Quindi, potevo solo vivere l’istante in cui ero….Ero nella mia stanza e c’eravamo solo io e Dio (“Siamo stati lasciati soli, Dio ed io”, dice Etty Hillesum nei suoi diari). È come se il Signore avesse tolto tutte le distrazioni in modo che, alla fine, mi decidessi a guardare SOLO LUI, e quindi recuperare la mia vita.

Grazie a questo momento, ed anche al libro di Santa Caterina da Siena, ho recuperato il significato della preghiera … Quella lettura mi ha aiutato a capire, ancora una volta, che Gesù ci ascolta e intercede; che la preghiera è un dialogo tra me e Qualcuno che vive; e quanto è rispettoso il Signore verso di noi. Un pomeriggio ho pensato: “Tu, Signore, mi hai aspettato per tutto questo tempo, e l’hai fatto in silenzio, non mi hai costretto a ritornare dalla Tua parte”. Mi sembrava di essere stata in viaggio verso destinazioni che alla fine non avevano mai appagato la mia sete. GESU’ ERA LA SCOPERTA DEL MIO VIAGGIO, LA RISPOSTA A TUTTO. 

E’ facile rimettere GESU’ in un angolo

Potendo lavorare e avere l’energia per fare altre cose, è facile lasciare di nuovo il nostro Gesù silenzioso in un angolo, come un mendicante che aspetta il Suo turno e non osa chiedere nulla. Quello che devo fare ora è chiedere che questa coscienza che è durata alcuni giorni molto particolari della mia vita mi venga concessa per vivere il resto dei miei giorni su questa terra. In breve: ora sento di aver capito alcune cose, ma il gioco sarà aperto fino a quando non ci troveremo faccia a faccia con Lui. La mia responsabilità per la mia realizzazione e per il bene del mio prossimo è di supplicare il Signore di imparare da ciò che è accaduto: prendermi sempre cura della preghiera personale; prendermi cura di quel rapporto tra Lui e me, che è insostituibile, e ci rende pietre vive nella vita della Chiesa.

“Beato l’uomo che è sempre timoroso! Ma chi indurisce il suo cuore cadrà nella sfortuna” (Proverbi 28:14) Avere vissuto il COVID-19 sin dall’inizio mi ha fatto sentire come tutti i malati. Ora corro il rischio di dimenticarli, corro il rischio di indurire il mio cuore,  di nuovo coinvolta in mille cose. Affinché ciò non accada a me, cerco di continuare a pregare ogni giorno per le persone con nomi e cognomi specifici, che siano noti a me o ai miei amici; sapendo, forse come non sapevo da molto tempo, che c’è Qualcuno che ascolta dall’altra parte. Ora che ho riconosciuto Gesù come il senso della mia vita, chiedo non solo la guarigione dei malati, ma soprattutto la conversione di tutti, perché perché vivere senza di Lui? Voglio anche continuare a leggere la vita dei Santi, per il grande bene che Santa Caterina da Siena mi ha fatto.

Tempo di conversione

A Pasqua si intuisce che è possibile essere trattati con gloria e dignità perché c’è Uno che ha donato la propria vita affinché sia ​​così. Grazie al sacrificio di Gesù posso percepire l’amore del mio Creatore per me senza aver versato una goccia di sangue. Penso che questo momento di COVID-19, se siamo disponibili nel cuore, può essere un momento di grazia, di conversione (entro il quale nessuno di noi vuole il virus); riscoprire la nostra natura di uomini feriti, amati e quindi salvati. Perché non chiedere allo Spirito Santo la conversione per tutti? Per Lui non ci sono barriere che valgono in tempi di pandemia: può muoversi liberamente, può abbracciarci, può toccarci il cuore … Può sedersi accanto a noi e soffrire con noi, ascoltarci e rispondere a noi. Lui è la Risposta.

Carla Vilallonga

Fonte

https://www.portaluz.org/la-conversion-de-una-joven-infectada-por-el-covid-19-estabamos-3737.htm