Aiuto alla Chiesa che Soffre al Meeting di Rimini 2016: I volti della persecuzione anticristiana, gli interventi per non lasciarli soli

Ora che in Europa le chiese vengono colpite ed i sacerdoti trucidati esattamente come accade in Medio Oriente, non è più possibile distogliere lo sguardo dalla persecuzione anticristiana. Ora che la jihad bussa alle nostre porte, la mancata conoscenza del dramma vissuto dai nostri fratelli nella fede in tutto il mondo, non può essere più perdonata.

Sono tante le iniziative concrete di “Aiuto alla Chiesa che Soffre” in favore dei cristiani perseguitati. Aiuto alla Chiesa che soffre risponde al terrorismo con azioni concrete di aiuto speranza ed evangelizzazione.

Aiuto alla Chiesa che Soffre sarà dal 19 al 25 agosto al meeting di Rimini 2016 con una rassegna di 500 metri quadri sulla persecuzione anticristiana dal titolo: “La vostra resistenza è martirio, rugiada che feconda”. I volti della persecuzione anticristiana, gli interventi per non lasciarli soli.

Al termine del percorso espositivo vi sono tre diverse ambientazioni: l’area giochi del parco di Lahore dove è avvenuto l’attentato il 27 marzo scorso, l’aula del Garissa University College in cui il 2 aprile 2015 sono stati uccisi 148 studenti cristiani, il tavolo del caffè di Dacca teatro della strage del 1° luglio scorso.

Una scritta sulla parete dice «Può accadere ovunque e a chiunque per ragioni di fede». Sotto le tre ambientazioni: piccoli particolari che indicano una normalità spezzata dalla violenza. L’orsacchiotto di uno dei 30 bambini uccisi nell’attentato al parco Gulshan-e-Iqbal di Lahore. La tesi che Mary Muchire Shee, appena eletta Miss Garissa University, non scriverà mai perché la sua vita è stata spezzata assieme a quella di 147 suoi colleghi studenti che come lei non conoscevano i versetti del Corano o non hanno saputo rispondere a domande sul Profeta Maometto. Il menù della Holey Artisan Bakery di Dacca che le vittime hanno sfogliato appena pochi istanti prima di essere torturate e uccise per la stessa colpa: appartenere ad una fede diversa da quella islamica.

Nel muro di fronte si contrappongono altre tre ambientazioni che mostrano, come spiega lo slogan sulla parete, «La risposta concreta di Aiuto alla Chiesa che Soffre alla persecuzione». Tre esempi di progetti strettamente legati agli altrettanti attentati rappresentati. Di fronte a chi, come accaduto a Lahore, spezza vite innocenti, ACS semina la fede nel cuore dei bambini attraverso la Bibbia del Fanciullo, la bibbia illustrata che è stata tradotta in 180 lingue di diffusa in oltre 52 milioni di copie in tutto il mondo. Al Meeting di Rimini ACS ha portato una selezione di traduzioni in 137 diversi idiomi dei cinque continenti. Dall’urdu del Pakistan, al sango del Centrafrica, dal tigrè dell’Eritrea al quechua del Perù, dal pidgin della Papua Nuova Guinea all’armeno.

acs-meeting-mostraLa risposta agli studenti uccisi a Garissa sono gli oltre 11mila seminaristi formati ogni anno grazie al sostegno di ACS, molti dei quali (circa il 35%) sono africani. Migliaia di “soldati della fede” rappresentati da una scrivania ricoperta di testi sacri che la fondazione pontificia ha portato al Meeting.

E infine di fronte alla strage avvenuta a Dacca, ACS realizzerà un gesto concreto assieme alla famiglia di una delle vittime, Simona Monti. A chi uccide i cristiani la fondazione ACS risponde fortificando la comunità cristiana locale, con la costruzione di una chiesa in Bangladesh. La Chiesa di San Michele Arcangelo sorgerà presto ad Harintana, ma a Rimini ne è stato riprodotto l’altare. Calice e paramenti sacri raffigurano realmente il dono alla minoranza cristiana bengalese, nato dalla barbarie fondamentalista.

Queste ambientazioni non sono tuttavia l’unico elemento esperienziale della rassegna di ACS. Lungo il percorso espositivo i visitatori si trovano ad attraversare un tunnel nel quale sono ricordati alcuni “martiri” cristiani assassinati in odio alla fede. Da padre Jacques Hamel a don Andrea Santoro, da Shahbaz Bhatti al piccolo Emmanuel Dike. Mentre la loro foto viene proiettata sulle pareti buie del tunnel, una voce ricorda i loro nomi accostati al motivo della loro morte: «ucciso perché cristiano».

Immagini e scene che intendono far riflettere i visitatori su quanto accade ancora oggi a milioni di cristiani nel mondo, e che indubbiamente suscitano numerosi interrogativi. Interrogativi cui risponderanno i sacerdoti testimoni della Chiesa sofferente e perseguitata che ogni giorno, durante tutto l’orario di apertura del meeting, condividono con i visitatori il loro vissuto personale e le sofferenze delle loro comunità.

Per saperne di più, il Giornale ha intervistato il direttore di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, il dottor Alessandro Monteduro.

Dottor Monteduro, come è nata questa mostra?

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” ha, tra gli altri, un compito essenziale: tenere alta la bandiera della testimonianza. La testimonianza che, assieme alla preghiera e alla raccolta di fondi per sostenere i Cristiani perseguitati, è la missione principale della Fondazione. Con questa mostra non solo abbiamo voluto raccontare, in un modo particolarmente coinvolgente, il dramma delle persecuzioni contro i Cristiani, ma abbiamo voluto raccontare anche la speranza che può nascere dalle persecuzioni.

Sui muri dell’esposizione avete deciso di posizionare una scritta molto forte: “Può accadere ovunque e a chiunque per ragioni di fede”. Quasi a voler dire che nel mirino degli islamisti finiscono pure gli islamici.

Innanzitutto rifiuto di attribuire la qualifica “religiosa” a una serie di atti criminali, che ne sono una tragica antitesi. Perché è esattamente ciò che vuole l’Isis. Quest’ultimo infatti propaganda di guidare la ricostruzione dell’antico Califfato, e per farlo individua un nemico, i “crociati”, inserendo in tale denominazione tutti gli occidentali. Assecondare tale contrapposizione è un errore da evitare assolutamente. Del resto l’aggressione terroristica di Isis affonda le sue radici, tra l’altro, nella divisione interna all’Islam, una guerra che si trascina da secoli tra sciiti e sunniti. Noi cosiddetti “crociati” siamo solamente l’ultimo tassello. Per questo possiamo parlare di persecuzioni di tutte le fedi.

Oltre all’esposizione, però, avete attuato una serie di iniziative concrete contro l’estremismo…

E questa è la speranza che nasce dalla persecuzione. Con questa mostra ricostruiamo i luoghi teatro dell’orrore, a Garissa, Lahore e Dacca. Ma ricostruiamo plasticamente anche la nostra idea di speranza. Abbiamo deciso dunque di portare, seppur simbolicamente, la tesi di laurea che Mary Muchire Shee, una ragazza uccisa dai jihadisti di Al Shabaab, non ha potuto discutere. L’abbiamo portata a termine noi pensando a lei. In Bangladesh, dove il mese scorso abbiamo vissuto la strage degli italiani, grazie anche alla iniziativa della famiglia di una delle vittime, Simona Monti, costruiremo una chiesa. E Acs al Meeting edificherà un altare che simbolicamente la rappresenterà. In Pakistan, davanti alla strage di bambini di Lahore, abbiamo deciso di diffondere le Bibbie del fanciullo. Ne porteremo a Rimini 137 copie, in altrettanti differenti idiomi. I terroristi uccidono le classi dirigenti del futuro, noi invece seminiamo la Fede nei loro cuori.

Ma i preti vengono uccisi anche in Europa, come è successo a padre Jacques…

E noi rispondiamo, grazie alla generosità di migliaia di benefattori, formando mille nuovi sacerdoti, in tutto il mondo. La speranza deve sempre prevalere sulla persecuzione.

Per saperne di più: acs-italia.org/mostrameeting2016

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