San Marco Evangelista- 25 Aprile

PREGHIERA

O Glorioso san Marco che foste sempre in onore specialissimo nella Chiesa, non solo per i popoli da voi santificati, per il Vangelo da voi scritto, per le virtù da voi praticate, e per il martirio da voi sostenuto, ma ancora per la cura speciale che mostrò Iddio per il vostro corpo portentosamente preservato sia dalle fiamme a cui lo destinarono gli idolatri nel giorno stesso della vostra morte, e sia dalla profanazione dei saraceni divenuti padroni del vostro sepolcro in Alessandria, fate che possiamo imitare tutte le vostre virtù.

O Dio, che hai glorificato il tuo evangelista Marco con il dono della predicazione apostolica, fa’ che alla scuola del Vangelo, impariamo anche noi a seguire fedelmente Cristo Signore. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.


Tzanes_Emmanuel_-_St_Mark_the_Evangelist_-_Google_Art_ProjectLa raffigurazione di san Marco compare sin dalla prima arte cristiana, assieme a quella degli altri Evangelisti. San Girolamo (IV secolo) argomentò come si possano associare i quattro Evangelisti con i simboli del “tetramorfo” che compaiono nelle profezie di Ezechiele, riprese poi nelle visioni dell’Apocalisse : ” Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola; i quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi”.

La figura dell’evangelista Marco, è conosciuta soltanto da quanto riferiscono gli Atti degli Apostoli e alcune lettere di s. Pietro e s. Paolomolti studiosi identificano Marco con il giovanetto che, come viene descritto solo nel Vangelo di Marco, seguì Gesù dopo l’arresto nell’orto del Getsemani, avvolto in un lenzuolo; i soldati cercarono di afferrarlo ed egli sfuggì nudo, lasciando il lenzuolo nelle loro mani:

“Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo (14,1.51.52)

Quel ragazzo era Marco, figlio della vedova benestante Maria, che metteva a disposizione del Maestro la sua casa in Gerusalemme e l’annesso Orto degli ulivi.

Conosciamo Marco come il probabile proprietario di quella grande casa al piano superiore dove si verificarono gli eventi più importanti della vita di Cristo: l’Ultima Cena, le apparizioni del Risorto, la Pentecoste. Gli scritti del Nuovo Testamento lo citano più volte. Dal libro degli Atti veniamo a sapere che Marco aveva due nomi, si chiamava anche Giovanni (nome ebraico): [Pietro] si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera (At 12,12)E che fu compagno in un viaggio missionario di Paolo e Barnaba, dai quali però poi si separò: “Giunti a Salamina [Barnaba e Paolo] cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con loro anche Giovanni come aiutante” (At 13,5).Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme “(At 13,13).
Nella lettera ai Colossesi, Paolo ci informa che Marco è cugino di Barnaba: “Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Barnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni – se verrà da voi, fategli buona accoglienza” – (Col 4,10).  Sempre Paolo, a Filemone, in un biglietto, manda i “saluti di Epafra, Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori “(Fm 24).
Dall’apostolo Pietro poi sappiamo che Marco si trova a Roma con lui: “Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia; e anche Marco, mio figlio” (1Pt 5,13).

Anche fonti extra bibliche ci confermano questo fatto: Marco fu al seguito di Pietro mettendo per iscritto almeno parte della predicazione del primo tra gli Apostoli. A testimoniarlo è uno tra i primi vescovi cristiani: Papia di Gerapoli. Nei suoi scritti egli ricorda gli insegnamenti di un tale “presbitero” di nome Giovanni: “Marco, divenuto interprete di Pietro, mise per iscritto tutto ciò che si ricordava, senz’ordine però, sia le parole, sia le opere del Signore”.marcos2_evg
Tale notizia se, da un lato ci ha offerto una preziosa testimonianza del rapporto fra Marco e Pietro, dall’altra ha alimentato la convinzione che Marco fosse semplicemente il segretario di Pietro, una sorta di copista, senza molto talento né originalità.
Oggi la critica moderna gli ha ridato il posto onorevole che gli spetta.

Marco è l’inventore del genere letterario del Vangelo, preceduto solo da una sorta di protoevangelo che non ci è pervenuto, ma che comunque Marco ha organizzato in modo del tutto autonomo. L’espressione di Papia: mise per iscritto tutto ciò che si ricordava, senz’ordine non corrisponde, infatti, a verità. Marco raccolse sì, tutto ciò che si ricordava delle parole e delle opere del Signore, ma non senz’ordine, bensì con una costruzione precisa e un’originalità propria.

CHI E’ GESU’  è la domanda fondamentale del Vangelo di Marco che si apre con queste parole: Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Il titolo bene si sposa con l’intento dell’opera che praticamente si chiude con la confessione di fede del Centurione: “veramente quest’uomo era Figlio di Dio”.
«Chi è il vero discepolo» è l’altra domanda fondamentale del vangelo marciano, che viene per questo definito il Vangelo dei catecumeni. Clemente Alessandrino, attorno al 200, afferma che Marco scrisse il suo Vangelo a Roma per i convertiti al Cristianesimo di quella città, non a caso, allora, è un romano – e un soldato romano – il perfetto credente che alla fine del Vangelo riconosce l’identità di Gesù.stmark

Marco, come abbiamo visto dai passi sopra riportati, fu legato a Barnaba non solo da vincoli di parentela, ma anche da ideali. Per un certo tempo, infatti, gli fu compagno di missione insieme con l’apostolo Paolo, intorno al 44 d.C. Per motivi a noi ignoti Marco fu all’origine di un litigio tra Barnaba e Paolo, forse uno dei motivi fu proprio il temperamento di Marco, piuttosto timoroso e poco incline alle “fatiche” missionarie. Il dissenso, comunque, si ricompose e ritroviamo Marco al seguito degli apostoli e in particolare di Pietro per il quale, grazie alla sua conoscenza del greco, funse da interprete. 

Secondo il doge Andrea Dandolo, nell’ampia Cronica redatta nel 1350, fu lo stesso Pietro che lo inviò ad Aquileia quale organizzatore di un clero preesistente. Qui scelse il primo vescovo di Aquileia: Ermagora (unico dato certo della tradizione).  Secondo un’antichissima tradizione, Pietro lo mandò poi ad evangelizzare Alessandria d’Egitto, qui Marco fondò la Chiesa locale diventandone il primo vescovo.
Nella zona di Alessandria subì il martirio: fu torturato, legato con funi e trascinato per le vie del villaggio di Bucoli, luogo pieno di rocce e asperità; lacerato dalle pietre, il suo corpo era tutta una ferita sanguinante.
Dopo una notte in carcere, dove venne confortato da un angelo, Marco fu trascinato di nuovo per le strade, finché morì il 25 aprile verso l’anno 72, secondo gli “Atti di Marco” all’età di 57 anni; ebrei e pagani volevano bruciarne il corpo, ma un violento uragano li fece disperdere, permettendo così ad alcuni cristiani, di recuperare il corpo e seppellirlo a Bucoli in una grotta; da lì nel V secolo fu traslato nella zona del Canopo.

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Martirio di San Marco Evangelista- Beato Angelico

La chiesa costruita al Canopo di Alessandria, che custodiva le sue reliquie, fu incendiata nel 644 dagli arabi e ricostruita in seguito dai patriarchi di Alessandria, Agatone (662-680), e Giovanni di Samanhud (680-689).
E in questo luogo nell’828, approdarono i due mercanti veneziani Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, che s’impadronirono delle reliquie dell’Evangelista minacciate dagli arabi, trasferendole a Venezia, dove giunsero il 31 gennaio 828, superando il controllo degli arabi, una tempesta e l’arenarsi su una secca.
Le reliquie furono accolte con grande onore dal doge Giustiniano Partecipazio, figlio e successore del primo doge delle Isole di Rialto, Agnello; e riposte provvisoriamente in una piccola cappella, luogo oggi identificato dove si trova il Tesoro di San Marco.
Iniziò la costruzione di una basilica, che fu portata a termine nell’832 dal fratello Giovanni suo successore; Dante nel suo memorabile poema scrisse. “Cielo e mare vi posero mano”, ed effettivamente la Basilica di San Marco è un prodigio di marmi e d’oro al confine dell’arte.

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SAN MARCO EVANGELISTA PATRONO DI VENEZIA

La cerimonia della dedicazione e consacrazione della Basilica, avvenuta il 25 aprile 1094, fu preceduta da un triduo di penitenza, digiuno e preghiere, per ottenere il ritrovamento delle reliquie dell’Evangelista, delle quali non si conosceva più l’ubicazione, dato che un grave incendio nel 967 aveva in parte distrutto la Basilica.
Dopo la Messa celebrata dal vescovo, nel giorno della dedicazione, improvvisamente si spezzò il marmo di rivestimento di un pilastro della navata destra, a lato dell’ambone e comparve la cassetta contenente le reliquie di San Marco, mentre un profumo dolcissimo si spargeva per la Basilica.
Venezia restò indissolubilmente legata al suo Santo patrono, il cui simbolo di evangelista, il leone alato che artiglia un libro con la scritta: “Pax tibi Marce evangelista meus”, divenne lo stemma della Serenissima, che per secoli fu posto in ogni angolo della città ed elevato in ogni luogo dove portò il suo dominio.

STATUA DI SAN MARCO- facciata della BASILICA, VENEZIA

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Fonti

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20850

https://www.culturacattolica.it/cultura/arte-e-catechesi/il-vangelo-di-marco/l-evangelista-marco-tra-storia-e-leggenda