Sant’Agostino ci insegna a pregare con amore per i nostri defunti che “dormono in attesa della incorruttibilità eterna”

” Il beato Apostolo San Paolo – nella 2Lettera ai Tessalonicesi 4,12- ci esorta a non affliggerci per coloro che dormono, vale a dire per i nostri carissimi defunti, come in genere gli altri che non hanno speranza, s’intende la speranza della Risurrezione e della incorruttibilità eterna. Appunto per questo, l’uso costante e rispondente alla realtà della Scrittura li chiama anche ” coloro che dormono “, e così, quando sentiamo ” dormienti “, non dubitiamo che si sveglieranno, come si canta nel Salmo: Forse chi dorme non si leverà a RISORGERE? (Salmo 40). Così, per i morti, in coloro che li amano c’è una specie di tristezza, in certo modo naturale. Non si tratta di una credenza, ma è la natura che in realtà ha orrore della morte. All’uomo non sarebbe capitata la morte se non fosse stata per la pena di una colpa che l’aveva preceduta. Perciò se gli animali, creati così che muoiono ciascuno a suo tempo, sfuggono la morte e amano la vita, quanto più l’uomo che era stato creato tale da vivere sempre, se avesse voluto vivere senza peccato? Ne segue pertanto che inevitabilmente ci rattristiamo quando quelli che amiamo, morendo, ci lasciano. Benché infatti sappiamo che i defunti non lasciano per sempre noi che restiamo, ma che precedono alquanto noi che li seguiremo, pure quella morte, da cui la natura rifugge, quando colpisce la persona cara, affligge in noi il sentimento dell’amore stesso. Per questo l’Apostolo non ci consiglia di non rattristarci, ma che la nostra pena non sia come quella degli altri che non hanno speranza. Rattristiamoci dunque per i nostri defunti quando inevitabilmente subiamo la separazione, ma con la speranza di riaverli vicino. In un senso siamo angosciati, nell’altro consolati; da una parte è colpita la debolezza, dall’altra si fortifica la fede; di là è nel dolore la condizione umana, di qua offre il rimedio la promessa divina”.  (Sant’Agostino, Discorso 172). Sant_Agostino

Sant’Agostino (354-430) vescovo vicino al suo popolo, pensatore acutissimo, scrittore, teologo, esegeta, filosofo, i cui scritti sono un tesoro della Patrologia cristiana, è considerato uno dei padri della Chiesa d’Occidente, insieme ad Ambrogio, Gregorio Magno e Girolamo, nonché uno dei più grandi teologi e filosofi della Chiesa: in diverse sue opere, Agostino affronta il mistero della morte e la certezza cristiana della Risurrezione delle anime e l’incorruttibilità dei corpi.

Agostino in un  brano del capitolo 29 del suo “Encheiridion” scrive: Nel tempo fra la morte e l’ultima resurrezione, le anime si trovano in un luogo sconosciuto, a seconda che un’anima sia meritevole del riposo o del castigo, cioè a seconda di quanto essa ha compiuto nella sua vita terrena”.

QUINDI, i defunti sono in un “luogo di attesa” e sono ‘dormienti’, per cui non possono assolutamente ‘comunicare con noi’, come invece affermano indovini e medium: ecco L’ERRORE TERRIBILE DELLO SPIRITISMO, verso cui la Parola di Dio ci mette in guardia (Deuteronomio 18,10), perchè è un inganno del Maligno e dei demoni che lo seguono: sono essi che si manifestano nelle pratiche medianiche e spiritiche, per trarci in inganno e distruggerci, togliendoci la Pace che solo in Dio è possibile trovare, perchè Dio E’ LA PACE.anastasis-full

L’ AMORE DI CRISTO CI UNISCE AI NOSTRI CARI DEFUNTI, quindi le nostre preghiere per loro portano benefici sia alle nostre anime che a quelle dei cari estinti, che rimangono uniti per sempre a noi nell’Amore.

Per S. Agostino non si può negare che le anime dei defunti per merito della pietà dei loro parenti ed amici ancora vivi, possano trovare sollievo, se viene offerto per loro il Sacrificio Eucaristico (Sante Messe offerte per i defunti), oppure vengono fatte elemosine nella Chiesa, tuttavia potranno trovarne beneficio soltanto coloro che in vita hanno meritato che un giorno tali opere possano loro giovare in Purgatorio.

DAL DISCORSO 172: “Le preghiere della Santa Chiesa, il sacrificio che dà la salvezza e le elemosine che si offrono a suffragio delle loro anime non si deve dubitare che aiutino i morti, perché da parte del Signore si usi loro una misericordia più grande di quella che meritarono i loro peccati. Tutta la Chiesa rispetta questa che è infatti la tradizione dei Padri: che si preghi per coloro che sono morti in comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, quando a suo tempo, proprio durante il sacrificio, vengono commemorati; e che si ricordi che il sacrificio viene offerto anche per loro. Pertanto, quando vengono compiute opere di misericordia per suffragarli, chi può dubitare che giovino a coloro per i quali non inutilmente vengono elevate preghiere a Dio? Non si deve affatto dubitare che questi suffragi tornino a vantaggio dei defunti, a quelli però che prima di morire vissero nella maniera per cui i suffragi possano essere loro utili dopo la morte. Infatti per quelli che hanno lasciato il corpo, senza la fede che opera per mezzo dell’amore, e senza i Sacramenti di essa, da parte dei parenti inutilmente si compiono i doveri di una simile pietà, del cui pegno, mentre vivevano quaggiù sono stati privi, o non accogliendo la grazia di Dio, o ricevendola senza frutto, e accumulando in sé ira, non misericordia. Non è che ai defunti si aggiungano nuovi meriti quando per loro i parenti compiono qualche opera buona, ma ricevano quanto meritano per le loro opere precedenti. Senza dubbio è limitato alla durata della vita terrena un operare tale che sia di qualche aiuto, una volta conclusa l’esistenza di quaggiù. In conseguenza, ciascuno, giungendo al termine di questa vita, potrà avere dopo di essa soltanto ciò che in essa ha meritato”.jesus-christ-as-incarnate-wisdom-athanasius-1-stained-glass-christ-and-angels

Nella sua opera “Sulla cura dovuta ai morti”Sant’Agostino spiega il significato delle apparizioni in sogno dei cari defunti: essendo “in un luogo di attesa”, i nostri cari defunti non possono nè apparire a noi nè comunicare con noi, ma gli Angeli di Dio su ordine del Signore possono inviarci sogni consolatori dei nostri cari estinti, per darci sante ispirazioni, per questo è molto importante pregare sempre i nostri Santi Angeli custodi e pregare gli Angeli per i nostri defunti: “Io sarei propenso a credere che questo può succedere per un intervento degli Angeli, permesso oppure voluto dall’Alto; così può sembrare che i morti dicano in sogno qualcosa, ma senza che coloro a cui appartengono quei corpi ne sappiano assolutamente nulla. Sono cose che avvengono talvolta con grande utilità, o perché arrecano un po’ di conforto ai vivi a cui appartengono quei morti che gli sono apparsi in sogno, oppure perché sono avvertimenti per la gente, affinché coltivi quel pio senso di umanità della sepoltura, la quale, anche se ai defunti non arreca alcun vantaggio, tuttavia il trascurarla sarebbe un’ingiustificabile mancanza di religiosità“. 

E’ evidente che incubi e apparizioni terrificanti dei defunti, nei nostri sogni, non vengono da Dio ma dalla nostra coscienza o dalla suggestione provocata dai demoni, ma anche da tutto ciò non dobbiamo temere nulla: LA PREGHIERA E LA FREQUENZA AI SACRAMENTI ALLONTANA OGNI “falsa visione” o SUGGESTIONE DIABOLICA.

Sant’Agostino, nella stessa opera,  aggiunge che Dio, attraverso le nostre preghiere, ci dona l’intercessione dei Santi e dei Martiri, sempre inviati da Lui in nostro aiuto, per questo viviamo nella Comunione dei Santi, che ci insegnano a “superare ogni affetto verso la materialità del corpo a favore di una fede suprema e splendida”.

“Le anime dei morti non conoscono quel che succede nel regno dei vivi: Se le anime dei morti si occupassero dei fatti dei vivi, e se, quando le vediamo nei sogni, fossero proprio esse a parlarci, per tacere di altre cose, la mia santa madre neanche una notte mi lascerebbe, lei che per terra e per mare mi è venuta sempre dietro per vivere con me….”

“Ciò che i defunti sanno riguardo ai vivi, possono averlo appreso da persone defunte dopo di loro, dagli Angeli o dallo Spirito di Dio:  Anche dagli Angeli, che sono presenti alle cose che avvengono quaggiù, i morti possono venire a sapere quanto Colui a cui tutto è soggetto, giudica che ciascuno debba sapere. Infatti se gli Angeli non avessero la possibilità di esser presenti nei luoghi dove si trovano sia i vivi che i morti, il Signore Gesù non avrebbe detto: Successe che il povero morì e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo – Luca 16, 22-29- Se essi portarono da qui a lassù quel poveretto come Dio volle, vuol dire che essi poterono trovarsi sia qui che lassù. Inoltre anche le stesse anime dei defunti possono venire a conoscenza, per rivelazione dello Spirito di Dio, di alcune cose che avvengono quaggiù e che è necessario che esse conoscano, e questo non solo nei riguardi di cose passate o presenti, ma anche future. Come non tutti gli uomini, ma solo i Profeti, mentre vivevano in questo mondo, conoscevano certe cose, e neanche essi conoscevano tutto, ma solo quello che la Provvidenza di Dio considerava di dover loro rivelare”.angel praying.jpg

In rete viene diffusa una Preghiera erroneamente attribuita a Sant’Agostino “Se mi ami non piangere”, che invece è stata scritta dal gesuita Padre Giacomo Perico (1911-2000) e si trova nella raccolta di preghiere e meditazioni Resta con noi, Signore, edita nel 2001 dalla San Paolo. Questa preghiera “Se mi ami non piangere”, rispecchia il pensiero di Sant’Agostino riguardo la morte e la Patria gloriosa che ci attende: Sant’Agostino scrisse infatti una LETTERA A SAPIDA PER LA MORTE DEL FRATELLO DIACONO (Lettera 263- scritta dopo il 395 d.C.), da cui traiamo alcuni passi sublimi:

“Egli (Gesù Cristo) si è degnato di morire per noi affinché vivessimo anche dopo morti, e affinché l’uomo non temesse la morte, come se questa fosse destinata a distruggere l’uomo, e affinché non venisse pianto nessuno dei morti come se avessero davvero perduto la vita, dal momento che per essi è morto Colui ch’è la Vita. Questi e altri simili a questi siano i tuoi divini conforti, in virtù dei quali arrossisca e sparisca l’umana tristezza.

Non deve farci adirare il dolore che provano i mortali per la perdita dei loro cari, è vero, ma il cordoglio dei Cristiani non dev’essere di lunga durata. Se dunque hai provato dolore, ormai deve bastare e non devi rattristarti alla maniera dei pagani che non hanno speranza. Così dicendo, l’Apostolo non ha inteso proibirci di rattristarci ma solo di rattristarci alla maniera dei pagani che non hanno speranza. Anche le pie e fedeli sorelle Marta e Maria piansero il proprio fratello Lazzaro, che pure un giorno sarebbe resuscitato, sebbene non sapessero che allora sarebbe tornato a questa vita; il medesimo Lazzaro lo pianse perfino Gesù che pure era sul punto di risuscitarlo, volendo così evidentemente farci intendere che, se non ce lo comanda con un precetto, ci permette col suo esempio di piangere anche noi i morti, che pure crediamo destinati a risorgere per la vera vita. E non per nulla la S. Scrittura dice nell’Ecclesiastico: Versa lacrime su chi muore e prorompi in lamenti, come se fossi stato colpito da una crudele sciagura; ma poco dopo soggiunge: Poi però consolati della tua tristezza, la tristezza infatti può causare la morte, e la tristezza del cuore abbatte le forze.angel heaven

Tuo fratello, cara figliuola, dorme nel corpo ma vive nello spirito; forse che uno che dorme non si ridesterà mai più? Dio, che ha accolto il suo spirito, gli restituirà il corpo che gli ha tolto non già perché andasse perduto ma perché è rinviato il tempo in cui gli sarà restituito. Non v’è quindi alcuna ragione d’affliggersi a lungo, ma piuttosto di rallegrarsi senza fine, dal momento che non perderai nemmeno la parte mortale di tuo fratello, che ora giace sotterra; quel corpo con cui ti si presentava, con cui ti rivolgeva la parola e conversava con te, con cui egli somministrava la voce tanto nota ai tuoi orecchi, quanto lo era la fisionomia che offriva ai tuoi occhi; sicché ovunque risonasse, solevi riconoscerlo anche senza vederlo. È appunto la privazione di queste cose per i sensi dei viventi la causa per cui ci rattrista l’assenza dei morti. Ma nemmeno i corpi verranno a mancarci per sempre, dato che non andrà perduto neppure un capello della testa e i corpi, sepolti per un certo tempo, verranno ripresi in modo che non saranno mai più sepolti, ma saranno trasfigurati e resi immutabili; per questo v’è maggior motivo di rallegrarsi nella speranza dell’inestimabile eternità che di rattristarsi per una perdita di brevissima durata. Questa speranza non l’hanno i pagani che ignorano la S. Scrittura e la potenza di Dio, il quale può rinnovare le cose andate in rovina e far tornare in vita quelle morte, restituire nella loro integrità quelle corrotte, riunire di nuovo quelle disgiunte e conservare senza fine quelle prima corrotte e arrivate alla fine. Questo ha promesso di fare Colui il quale ce ne dà la certezza in virtù delle promesse che ha già mantenute. Di queste verità spesso ragioni con te la tua fede, poiché la tua speranza non andrà delusa, anche se adesso la tua carità deve ancora aspettare”.

Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo; se tu potessi vedere e sentire
quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine
e in questa luce che tutto investe e penetra, tu non piangeresti se mi ami.
Qui si é ormai assorbiti dall’incanto di Dio e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo, quanto piccole e fuggevoli, al confronto!
Mi é rimasto un profondo affetto per te; una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te, é gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa, tu pensami così!
Nelle tue battaglie, nei tuoi momenti di sconforto e di stanchezza,
pensa a questa meravigliosa casa, dove non esiste la morte,
dove ci disseteremo insieme nel trasporto più intenso,
alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più se veramente mi ami!

Padre Giacomo Perico- Resta con noi, Signore! Preghiere e meditazioni, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2001.candelafiore

Fonti

http://www.augustinus.it/index2.htm

http://www.augustinus.it/italiano/cura_morti/cura_morti_libro.htm

http://www.augustinus.it/italiano/discorsi/discorso_223_testo.htm