“Non ricorriamo agli stregoni, agli indovini, a rimedi inutili…Gesù dimora nell’Eucaristia per renderci davvero felici” Sant’Agostino

S. Agostino, Vescovo di Ippona ( 354 – 430 d. C.):
“Il Verbo Incarnato dimora in Cielo per rendere felici gli Angeli e i Santi, dimora nell’Eucaristia per rendere felici noi! Non cercate dunque il Cristo in altro luogo, se non dove il Cristo ha voluto essere a voi annunziato; e proprio come ha voluto essere a voi annunziato, così ritenetelo e così incidetelo nel vostro cuore.
E’ questo un muro che resiste a tutti gli assalti e a tutte le insidie del nemico. Non temete: non prenderà il sopravvento, se non gli sarà permesso; è certo che egli non può niente, se non quando ottiene il permesso o è inviato.
Egli è inviato come angelo cattivo da parte del potere delle tenebre; ottiene il permesso quando chiede qualcosa; e ciò, fratelli, non avviene se non per provare i giusti e per punire gli iniqui.
Che cosa temi dunque?
Cammina nel Signore Dio tuo, e sta’ sicuro; non soffrirai se non ciò che Dio vuole che tu soffra.
Ciò che permetterà che tu soffra è la verga di uno che corregge, non la pena di uno che condanna. Veniamo ammaestrati in vista dell’eredità eterna, e vorremmo ci fosse risparmiata la verga!Fratelli miei, se un fanciullo si ribellasse alle percosse del padre, non sarebbe da considerare superbo, irrecuperabile, e refrattario alla correzione paterna?
A che scopo un uomo, che è padre, riprende il figlio? Perché non abbia a perdere i beni temporali che gli ha acquistato e accumulato; perché non vuole che dissipi quei beni che lui non potrebbe conservare in eterno.
Il figlio che egli educa non possiede con lui i suoi beni, ma li erediterà alla sua morte.
Fratelli miei, se il padre riprende il figlio che dovrà succedergli e che dovrà passare attraverso quelle stesse vicende per le quali è passato egli stesso che va ammonendo il figlio, come volete che non ci educhi il Padre nostro, al quale non dovremo succedere, ma al quale un giorno ci presenteremo e con lui dovremo godere in eterno una eredità incorruttibile, immortale, al sicuro d’ogni rischio? Anzi, egli stesso è la nostra eredità, egli che è il nostro Padre.
E’ lui che un giorno possederemo, e non dovremmo essere ammaestrati? Accettiamo, dunque, le lezioni del Padre.

Non ricorriamo agli stregoni, agli indovini, a rimedi inutili, quando abbiamo mal di testa. Come volete, o miei fratelli, che non pianga per voi? Ogni giorno vedo queste cose; e che devo fare? Non sono dunque ancora riuscito a convincere i cristiani che bisogna riporre in Cristo ogni speranza? E se poi uno, al quale è stato applicato un rimedio superstizioso, muore (quanti, infatti, nonostante questi rimedi, son morti, e quanti, senza di essi, son rimasti in vita!), con quale coraggio si presenterà la sua anima davanti a Dio?

Ha perduto il sigillo di Cristo, ha ricevuto il sigillo del diavolo.
Potrà dire che non ha perduto il sigillo di Cristo?
Credi perciò di aver conservato il sigillo di Cristo insieme a quello del diavolo? Cristo non accetta questa compartecipazione, vuol possedere da solo ciò che ha comprato.
Ha pagato un prezzo così alto che Lui solo vuol essere il padrone; e tu vorresti renderlo socio del diavolo, al quale ti eri venduto per mezzo del peccato?
Guai a chi ha il cuore doppio (Sir 2, 14), e divide il suo cuore dandone una parte a Dio e un’altra al diavolo!
Irritato perché si dà una parte al diavolo, Dio se ne va, e il diavolo prende possesso di tutto.

Non per nulla l’Apostolo ammonisce:

‘Non date appiglio al diavolo’ (Ef 4, 27). Riconosciamo dunque l’Agnello, o fratelli, e rendiamoci conto del prezzo che ha pagato per noi.”


(Sant’ Agostino)
Commento al Vangelo di San Giovanni, Omelia 7, 7offerta_del_giorno_sacro_cuore

 

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