Conversione di San Paolo Apostolo: preghiere e riflessioni dei Santi

25 gennaio, Conversione di San Paolo Apostolo http://www.santiebeati.it/dettaglio/2070

O Dio, che hai illuminato tutte le genti con la parola dell’apostolo Paolo, concedi anche a noi, che oggi ricordiamo la sua conversione, di essere testimoni della tua verità e di camminare sempre nella via del Vangelo, Per Cristo Nostro Signore.

“Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in Lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen”. (San Paolo, 1 Lettera a Timoteo, cap 1, 15).

Questa festa, istituita in Galilea nel secolo VIII in occasione della traslazione di alcune reliquie dell’apostolo, entrò nel calendario romano solo sul finire del secolo X. La «conversione» di san Paolo, fermato da Cristo sulla via di Damasco, sta alla base di molti e importanti elementi della sua dottrina, in particolare del tema della potenza della grazia divina, capace di trasformare il feroce Saulo persecutore della Chiesa nell’«Apostolo» per eccellenza. Questa conversione è certamente uno dei più importanti avvenimenti della storia della Chiesa, che è debitrice a Paolo dello slancio dell’ evangelizzazione tra i pagani, e della prima riflessione teologica sul messaggio cristiano.

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Statua di SAN PAOLO, in S. Giovanni in Laterano, Roma

Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorso 279

Il persecutore trasformato in predicatore

Dall’alto dei cieli la voce di Cristo ha travolto Saulo: egli ha ricevuto l’ordine di non continuare le persecuzioni, è caduto faccia a terra. Bisognava che fosse prima atterrato e poi rialzato; prima colpito, poi guarito. Poiché Cristo non sarebbe mai vissuto  con lui, se Saulo non fosse morto alla sua precedente vita di peccato. Caduto a terra, cosa sente? “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo” (At 26,14). E lui risponde: “Chi sei, o Signore?” Allora la voce dall’alto continua: “Io sono Gesù, che tu perseguiti”. Le membra sono ancora sulla terra, il capo grida dall’alto dei cieli; non dice: “Perché perseguiti i miei servi?”, ma “Perché mi perseguiti?”

      E Paolo, che aveva messo tutto il suo zelo nel perseguitare, si dispone a obbedire: “Cosa vuoi che io faccia?” Già  il persecutore è trasformato in predicatore, il lupo si trasforma in pecora, il nemico in difensore. Paolo comprende ciò che deve fare: se è diventato cieco, se la luce del mondo gli è stata tolta per un periodo, è per far brillare nel suo cuore la luce interiore. La luce è tolta al persecutore per essere ridata al predicatore; nel momento stesso in cui non vedeva più nulla di questo mondo, ha visto Gesù. E’ un simbolo per i credenti: chi crede in Cristo deve fissare su di Lui lo sguardo dell’anima, senza tener conto delle cose esteriori…

SANTA TERESA DI LISIEUX trova la sua vocazione, leggendo le LETTERE DI SAN PAOLO APOSTOLO

Therese de Lisieux

“Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarvi finalmente una risposta. Aprii le lettere di San Paolo per cercare qualche risposta. Mi caddero sotto gli occhi i capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi.
Nel primo lessi che non tutti possono essere apostoli, profeti, dottori ecc… che la Chiesa è composta da diverse membra e che l’occhio non potrebbe essere al tempo stesso la mano. La risposta era chiara ma non appagava i miei desideri, non mi dava pace. Come la Maddalena chinandosi continuamente sul sepolcro vuoto finì per trovare quello che cercava, così, abbassandomi fino alle profondità del mio nulla, mi elevai tanto in alto che riuscii a raggiungere il mio scopo…
Therese de LisieuxSenza scoraggiarmi continuai la lettura e questa frase mi rincuorò: «Cercate con ardore i doni più perfetti; ma io vi mostrerò una via ancora più eccellente».
E l’Apostolo spiega come tutti i doni più perfetti non sono niente senza l’Amore… che la Carità è la via eccellente che conduce sicuramente a Dio. Finalmente avevo trovato il riposo!… considerando il corpo mistico della
Chiesa, non mi ero riconosciuta in nessuno dei membri descritti da San Paolo: o meglio, volevo riconoscermi in tutti!

La Carità mi diede la chiave della mia vocazione.
Capii che se la Chiesa aveva un corpo, composto da diverse membra, il più necessario, il più nobile di tutti non le mancava: capii che la Chiesa aveva un cuore e che questo cuore era acceso d’Amore.
Capii che solo l’Amore faceva agire le membra della Chiesa: che se l’Amore si dovesse spegnere, gli Apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i Martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue… capii che l’Amore racchiudeva tutte le Vocazioni, che l’Amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi!… Insomma che è Eterno!… allora, nell’eccesso della mia gioia delirante ho esclamato: O Gesù mio Amore… la mia vocazione l’ho trovata finalmente! La mia vocazione è l’Amore!… si, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei Tu che me l’hai dato: nel Cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l’Amore!”

Preghiera per la conversione

GESÙ, SULLA VIA DI DAMASCO SEI APPARSO A SAN PAOLO
IN UNA LUCE SFOLGORANTE E HAI FATTO SENTIRE LA TUA VOCE
PORTANDO ALLA CONVERSIONE CHI PRIMA TI PERSEGUITAVA.

COME SAN PAOLO, MI AFFIDO OGGI ALLA POTENZA DEL TUO PERDONO,
LASCIANDOMI PRENDERE PER MANO DA TE,
AFFINCHÈ IO POSSA USCIRE DALLE SABBIE MOBILI
DELL’ORGOGLIO E DEL PECCATO,
DELLA MENZOGNA E DELLA TRISTEZZA,
DELL’EGOISMO E DI OGNI FALSA SICUREZZA,
PER CONOSCERE E VIVERE LA RICCHEZZA DEL TUO AMORE.

MARIA MADRE DELLA CHIESA,
MI OTTENGA IL DONO DELLA VERA CONVERSIONE
PERCHÈ QUANTO PRIMA SI REALIZZI L’ANELITO DI CRISTO
“UT UNUM SINT” (AFFINCHÈ SIANO UNA COSA SOLA)

SAN PAOLO, INTERCEDI PER NOI.

Paolo sopportò ogni cosa per amore di Cristo

Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo20400e
Che cosa sia l’uomo e quanta la nobiltà della nostra natura, di quanta forza sia capace questo essere pensante, lo mostra in un modo del tutto particolare Paolo. Ogni giorno saliva più in alto, ogni giorno sorgeva più ardente e combatteva con sempre maggior coraggio contro le difficoltà che incontrava. Alludendo a questo diceva: Dimentico il passato e sono proteso verso il futuro (cfr. Fil 3, 13). Vedendo che la morte era ormai imminente, invita tutti alla comunione di quella sua gioia dicendo: «
Gioite e rallegratevi con me» (Fil 2, 18). Esulta ugualmente anche di fronte ai pericoli incombenti, alle offese e a qualsiasi ingiuria e, scrivendo ai Corinzi, dice: Sono contento delle mie infermità, degli affronti e delle persecuzioni (cfr. 2 Cor 12, 10). Aggiunge che queste sono le armi della giustizia e mostra come proprio di qui gli venga il maggior frutto, e sia vittorioso dei nemici. Battuto ovunque con verghe, colpito da ingiurie e insulti, si comporta come se celebrasse trionfi gloriosi o elevasse in alto trofei. Si vanta e ringrazia Dio, dicendo: Siano rese grazie a Dio che trionfa sempre in noi (cfr. 2 Cor 2, 14). Per questo, animato dal suo zelo di apostolo, gradiva di più l’altrui freddezza e le ingiurie che l’onore, di cui invece noi siamo così avidi. Preferiva la morte alla vita, la povertà alla ricchezza e desiderava assai di più la fatica che non il riposo. Una cosa detestava e rigettava: l’offesa a Dio, al quale per parte sua voleva piacere in ogni cosa.
Godere dell’amore di Cristo era il culmine delle sue aspirazioni e, godendo di questo suo tesoro, si sentiva più felice di tutti. Senza di esso al contrario nulla per lui significava l’amicizia dei potenti e dei principi. Preferiva essere l’ultimo di tutti, anzi un condannato, però con l’amore di Cristo, piuttosto che trovarsi fra i più grandi e i più potenti del mondo, ma privo di quel tesoro. Il più grande ed unico tormento per lui sarebbe stato perdere questo amore.

 

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