Papa Francesco: No alla “cremazione fai da te”, a vasetti in casa e gioielli fatti con le ceneri dei defunti

Basta con i ciondoli confezionati con le ceneri dei defunti, basta a vasi e vasetti in casa con le ceneri dei parenti cremati. Regole precise  a cui i cattolici dovranno attenersi sono state emanate oggi dal dicastero Vaticano per la Dottrina della fede dopo l’approvazione di Francesco sul che fare o non fare quando anziché la sepoltura tradizionale per i defunti si sceglie la cremazione. Papa Francesco ribadisce che la Chiesa raccomanda sempre l’inumazione e la sepoltura nel cimitero, perchè è innanzitutto la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale. Testo Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede “Ad resurgendum cum Christo” circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/10/25/testo_istruzione_%E2%80%9Cad_resurgendum_cum_christo%E2%80%9D_su_sepoltura/1267594

Ora che il ricorso alla cremazione si va diffondendo sempre di più, il Vaticano vuole impedire l’anarchia dei sentimenti che può diventare una mancanza del rispetto dovuto al corpo dei defunti che mantiene comunque la sua dignità in attesa della risurrezione promessa da Gesù. Pertanto si può ritenere che il documento presentato alla stampa internazionale il 28 ottobre 2016, mette fine a una gestione individualista e perfino capricciosa delle ceneri dei caro estinto che vanno trattate, invece, con grande rispetto e venerazione.

La cremazione verso la quale la fede cristiana non ha alcuna contrarietà, sebbene si preferisca la sepoltura tradizionale, può essere scelta liberamente  a condizione che non venga eseguita  come “negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa”. 

Infatti nel nuovo documento vaticano si afferma che “la Chiesa non può permettere atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta sia come l’annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la “Madre natura o con l’universo, sia come una tappa nel processo della reincarnazione, sia come liberazione definitiva della ‘prigione’ del corpo”.

“Mediante la sepoltura dei corpi nei cimiteri, nelle chiese e nelle aree ad esse adibite, la tradizione cristiana ha custodito la comunione tra i vivi e i defunti e si è opposta alla tendenza a occultare o privatizzare l’evento della morte e il significato che esso ha per i cristiani”.

In assenza di motivazioni contrarie alla dottrina cristiana, la Chiesa accompagna sepoltura e cremazione  con indicazioni liturgiche e pastorali  “avendo particolare cura di evitare ogni forma di scandalo o di indifferentismo religioso”.

Pertanto se si sceglie la cremazione del cadavere “le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente  dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica”. La conservazione delle ceneri in un luogo sacro  può ridurre il rischio “di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana” e si evita la possibilità di mancanza di rispetto, pratiche sconvenienti e superstiziose.

In base a queste considerazioni “la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita” tranne casi di circostanze gravi ed eccezionali dipendenti da condizioni culturali e locali e sempre in accordo con il vescovo. Le ceneri tuttavia “non possono essere divise tra i vari nuclei familiari e vanno sempre assicurati il rispetto e le adeguate condizioni di conservazione”.

Ma il documento vaticano, forse proprio allarmato da un uso giudicato distorto ma sempre più diffuso,  elenca  una serie di cose che si fanno ma che non potranno più essere fatte. “Per evitare  ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista – conclude il testo vaticano – non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte ragioni igieniche , sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione”.

Nel testo dell’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede “Ad resurgendum cum Christo”, viene sottolineato che:

“Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo. La liturgia della Chiesa prega: «Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo».  Con la morte, l’anima viene separata dal corpo, ma nella risurrezione Dio tornerà a dare la vita incorruttibile al nostro corpo trasformato, riunendolo alla nostra anima. Anche ai nostri giorni la Chiesa è chiamata ad annunciare la fede nella risurrezione: «La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani: credendo in essa siamo tali».

Seguendo l’antichissima tradizione cristiana, la Chiesa raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro.

Nel ricordo della morte, sepoltura e risurrezione del Signore, mistero alla luce del quale si manifesta il senso cristiano della morte,  l’inumazione è innanzitutto la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale.

La Chiesa, che come Madre ha accompagnato il cristiano durante il suo pellegrinaggio terreno, offre al Padre, in Cristo, il figlio della sua grazia e ne consegna alla terra le spoglie mortali nella speranza che risusciterà nella gloria.

Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne,  e intende mettere in rilievo l’alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia.” 

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