San Francesco d’Assisi, il “regista” del primo Presepe

IL PRESEPE: FEDE, STORIA E TRADIZIONE
La nostra società, detta “società dei consumi” perché, a nostro parere, si sta rapidamente consumando, ha fatto di tutto per insegnarci che il Natale è un orrendo guazzabuglio che serve principalmente ad incrementare il commercio nei più diversi settori e ad elevare il tasso di colesterolo. E che non è il caso di fare il presepe per non turbare la pace sociale, sconvolgendo atei o islamici…Ma non dimentichiamo che l’Italia è la patria del presepe e il paese in cui questa tradizione si è di più radicata, per ricordarci che il Natale è la festa della nascita di Gesù, è l’annuncio di quel paradosso che vede il Salvatore del mondo adagiato in una mangiatoia, e dei miseri pastori scelti come primi testimoni dell’evento che ha riscritto la storia degli uomini.

Il termine latino “praesepium” (da “prae”: innanzi e “saepes”: recinto) vorrebbe propriamente indicare la stalla e anche la mangiatoia che di solito si pone nella stalla, e ancor più particolarmente la greppia nella grotta di Betlemme dove, secondo la tradizione evangelica, fu adagiato Gesù Bambino. Con il tempo, il significato della parola italiana “presepio” si è esteso anche all’apparato che si dispone nelle chiese e nelle case per ricordare simbolicamente la nascita del Redentore.

Tale raffigurazione plastica costituisce la nota più gentile e più cara del rito cristiano e specialmente cattolico. A San Francesco d’Assisi è attribuita la pia consuetudine di costruire a Natale la scena dell’evento mistico.Il grande santo italiano ebbe sempre una devozione particolare per Gesù Bambino.
A Greccio, in Umbria, San Francesco per la prima volta arricchì la Messa di Natale con la presenza di un presepio vivente, episodio poi magistralmente dipinto da Giotto nell’affresco della Basilica Superiore di Assisi.
GRECCIO, LA BETLEMME FRANCESCANA

Come narra Tommaso da Celano, il frate che raccontò la vita del santo, Francesco, nel Natale del 1222 si trovava a Betlemme dove assisté alle funzioni liturgiche della nascita di Gesù. Ne rimase talmente colpito che, tornato in Italia, chiese a Papa Onorio III di poterle ripetere per il Natale successivo, 1223. Ma il Papa, essendo vietati dalla chiesa i drammi sacri, gli permise solo di celebrare la messa in una grotta naturale invece che in chiesa. Ottenuto questo permesso dal Papa, S.Francesco, rattristato perché gli pareva che il popolo intendesse il Natale solo come occasione di feste e banchetti e non come ricorrenza religiosa, volle “rappresentare” col maggior verismo possibile l’avvenimento del Natale, ricordando anche l’origine umilissima di nostro Signore.

5b1a17d0156e98098206c2c76480c2cfQuando giunse la notte santa, accorsero dai dintorni contadini di Greccio e alcuni Frati che illuminarono la notte con le fiaccole. Ora, proprio nelle campagne di Greccio vi era una grotta usata da alcuni contadini come ricovero temporaneo per le bestie, e Francesco chiese di poterla utilizzare “A Gloria di Nostro Signore, per rappresentarvi la Sua nascita e la Sua Santa Famiglia”. Egli stesso intagliò nel legno la figura di un bimbo che pose in una mangiatoia; portati poi nella grotta un asino e un bue veri, chiese ad alcuni popolani di voler interpretare i personaggi di Maria, di Giuseppe e dei Pastori che per primi videro il Salvatore.
Ardente di fede, innalzò un’orazione chiedendo a Dio la grazia che potesse scendere dal Cielo il Divino fanciullo. La sua preghiera fu esaudita: nel medesimo istante, Gesù Cristo, sotto l’aspetto di un grazioso bambino, comparve a riposare su quelle paglie, che divennero subito portentose per il risanamento di ogni male su cui venivano applicate.20683_565737610109402_1204131994_n

Diffusasi la notizia del gran prodigio, si universalizzò allora il costume di rappresentare con il presepio la nascita del Redentore. Quella che doveva essere una “sacra rappresentazione” limitata alla Notte di Natale si ripeté invece per giorni e giorni, perché la voce di quanto aveva realizzato San Francesco si era sparsa con eccezionale rapidità, e dai paesi vicini si mosse una moltitudine di persone che voleva vedere il “presepe”. E questo fu l’inizio di una tradizione italiana portata poi per il mondo dai frati.

santuario_greccio_2_0
SANTUARIO DI GRECCIO: sotto la mensa dell’altare, LA ROCCIA VIVA SULLA QUALE S.FRANCESCO COLLOCO’ IL SIMULACRO DI GESU’ BAMBINO

Quando San Francesco ideò il primo presepe era già in fama di grande santità: sarebbe morto tre anni dopo, e dopo soli due anni dalla morte (caso unico nella storia della Chiesa) proclamato Santo. Ogni suo gesto, ogni sua parola erano tenuti in grandissimo conto da tutta la cristianità e la rappresentazione della nascita di Cristo fu subito imitata. Naturalmente il presepe vivente, di grande suggestione, non era però sempre di facile realizzabilità e soprattutto era vivo il desiderio di portare il presepe in ogni casa.

La tradizione vuole che San Francesco, gravemente sofferente di malattie agli occhi, affidò l’anno successivo (siamo dunque nel 1224) ad un suo zelante frate il compito di scolpire alcune statuine in legno di Gesù Bambino, per portarle nei numerosi paesi che le chiedevano, volendo realizzare delle “sacre rappresentazioni” con una statuina proveniente dal convento di colui che per il popolo era già un Santo. Le statuine di Gesù Bambino furono così ben realizzate da indurre San Francesco a invitare il frate, che si era rivelato un così abile intagliatore, a scolpire anche gli altri personaggi, affinché il presepe potesse anche entrare nelle case a confortare ogni famiglia.

LA NATIVITA’: CRISTIANESIMO E STORICITA’ presepeSono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività.
Nei loro brani c’è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Si narra infatti della umile nascita di Gesù, come riporta Luca, “in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo” dell’annunzio dato ai pastori; dei magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re. Questo avvenimento così familiare e umano se da un lato colpisce la fantasia dei paleocristiani rendendo loro meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo, dall’altro li sollecita a rimarcare gli aspetti trascendenti quali la divinità dell’infante e la verginità di Maria. Così si spiegano le effigi parietali del III secolo nel cimitero di S. Agnese e nelle catacombe di Pietro e Marcellino e di Domitilla in Roma che ci mostrano una Natività e l’adorazione dei Magi, ai quali il vangelo apocrifo armeno assegna i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma soprattutto si caricano di significati allegorici i personaggi dei quali si va arricchendo l’originale iconografia.
RITROVAMENTO ARCHEOLOGICO, una delle prime immagini del PRESEPE: su un sarcofago del IV secolo, in Sicilia, appaiono i Re Magi che portano i doni a Gesù Bambino in braccio a Maria Santissima
http://rarika-radice.blogspot.it/2008/12/su-un-sarcofago-del-iv-secolo-in.html

Il bue e l’asino, aggiunti da Origene, interprete delle profezie di Abacuc e Isaia, divengono simboli del popolo ebreo e dei pagani; i Magi il cui numero di tre, fissato da S. Leone Magno, ne permette una duplice interpretazione, quali rappresentanti delle tre età dell’uomo: gioventù, maturità e vecchiaia e delle tre razze in cui si divide l’umanità: la semita, la giapetica e la camita secondo il racconto biblico; gli angeli, esempi di creature superiori; i pastori come l’umanità da redimere e infine Maria e Giuseppe rappresentati, a partire dal XIII secolo, in atteggiamento di adorazione proprio per sottolineare la regalità dell’infante.
Anche i doni dei Magi sono interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità: l’incenso, per la sua Divinità, la mirra, per il suo essere uomo, l’oro perché dono riservato ai re.

A partire dal IV secolo la Natività diviene uno dei temi dominanti dell’arte religiosa.

Risultati immagini per nativita' giotto
Natività, Giotto

In questa produzione spiccano per valore artistico: la Natività e l’adorazione dei Magi del dittico a cinque parti in avorio e pietre preziose del V secolo che si ammira nel Duomo di Milano e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia, e a Roma quelli delle Basiliche di S. Maria in Trastevere e della Basilica di Santa Maria Maggiore. Dal secolo XIV la Natività è affidata all’estro figurativo degli artisti più famosi che si cimentano in affreschi, pitture, sculture, ceramiche, argenti, avori e vetrate che impreziosiscono le chiese e le dimore della nobiltà o di facoltosi committenti dell’intera Europa, valgano per tutti i nomi di Giotto, Filippo Lippi, Piero della Francesca, il Perugino, Dürer, Rembrandt, Poussin, Zurbaran, Murillo, Correggio, Rubens e tanti altri.

I PRIMI PRESEPI
Il primo presepe con personaggi a tutto tondo risalirebbe al 1283, e fu opera di Arnolfo di Cambio che scolpì otto statue rappresentanti i personaggi della Natività ed i Magi. Tale presepe si trova ancora nella basilica romana di S. Maria Maggiore.

Si tratta della prima rappresentazione scultorea della Natività della storia.  Fu commissionata da Papa Niccolò IV (tra il 1290 e il 1291 circa), il primo frate francescano ad essere divenuto papa che, oltre a essere affezionato al presepe di fatto “inventato” da Francesco d’Assisi,  con la sacra rappresentazione della Natività di Gesù desiderava rendere onore alle reliquie ospitate appunto nella Basilica di Santa Maria Maggiore, nella cui cripta sotto l’altare principale sono tuttora conservate: si tratta di assi di legno che la tradizione ha perpetrato come resti della mangiatoia in cui Gesù Bambino fu deposto la notte della sua nascita. Per questo la basilica posta sulla sommità del colle Esquilino è conosciuta anche come “Sancta Maria ad Praesepem”. E molti cristiani si recavano a visitarla con la stessa devozione con la quale i pellegrini confluivano a Betlemme, in Giudea, alla grotta considerata luogo di nascita di Gesù e dove per desiderio di sant’Elena (madre dell’imperatore Costantino) sorse, nel 326, la Basilica della Natività.

Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti modellano statue di legno o terracotta che sistemano davanti a un fondale pitturato riproducente un paesaggio che fa da sfondo alla scena della Natività; il presepe è esposto all’interno delle chiese nel periodo natalizio. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani.
Nel ’600 e ’700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un’impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo rappresentati nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago: nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate. Risultati immagini per presepe napoletano 700Ulteriore novità è la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare l’impressione del movimento, abbigliati con indumenti propri dell’epoca e muniti degli strumenti di svago o di lavoro tipici dei mestieri esercitati e tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi particolari. Questo per dare verosimiglianza alla scena delimitata da costruzioni riproducenti luoghi tipici del paesaggio cittadino o campestre: mercati, taverne, abitazioni, casali, rovine di antichi templi pagani. 

La diffusione a livello popolare si realizza pienamente nel ’800 quando ogni famiglia in occasione del Natale costruisce un presepe in casa riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali – statuine in gesso o terracotta, carta pesta e altro – forniti da un fiorente artigianato. In questo secolo si caratterizza l’arte presepiale della Puglia, specialmente a Lecce, per l’uso innovativo della cartapesta, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di fil di ferro e stoppa.
A Roma le famiglie importanti per censo e ricchezza gareggiavano tra loro nel farsi costruire i presepi più imponenti, ambientati nella stessa città o nella campagna romana, che permettevano di visitare ai concittadini e ai turisti. Famosi quello della famiglia Forti posto sulla sommità della Torre degli Anguillara, o della famiglia Buttarelli in via De’ Genovesi riproducente Greccio e il presepe di S. Francesco o quello di Padre Bonelli nel Portico della Chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente meccanico con la ricostruzione del lago di Tiberiade solcato dalle barche e delle città di Gerusalemme e Betlemme.

PRESEPIO MECCANICO DI STEYR, AUSTRIA

E volendo dare un’occhiata fuori dai nostri confini, non possiamo non citare la città austriaca di Steyr, in cui la tradizione del presepe viene fatta risalire al 1695 quando un giovane di nome Ferdinand Sertl, epilettico, si affidò a Nostro Signore per guarire dalla malattia che lo affliggeva. Pose all’interno di un albero cavo una statuina in cera di Gesù Bambino e vi pregò dinanzi quotidianamente per lungo tempo, finché non ottenne la grazia della guarigione. Attorno alla statuina miracolosa venne costruita in un primo tempo una cappella e poi, nel 1708, l’attuale santuario, affollatissimo durante la messa natalizia di mezzanotte. A Steyr il periodo dell’Avvento vede fiorire moltissime iniziative, tutte incentrate sul presepe, e in particolare sui presepi meccanici. Proprio a pochi passi dal Santuario che abbiamo citato si può ammirare il presepe permanente denominato “Karl Klauda”, in cui ogni figura è in movimento, con un complesso sistema di trasmissioni a catene ed ingranaggi, realizzato in ben quaranta anni di lavoro. Steyr vanta anche il primato del presepe più grande del mondo, il “Pottmesser”, che viene montato ogni anno su un’area di 60 metri quadrati, ed è formato da 778 statue di legno di 20 – 30 centimetri di altezza.Oggi dopo l’affievolirsi della tradizione negli anni ’60 e ’70, causata anche dall’introduzione dell’albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all’impegno di religiosi e privati che con associazioni come quelle degli Amici del Presepe, Musei tipo il Brembo di Dalmine di Bergamo, mostre, tipica quella dei 100 Presepi nelle Sale del Bramante di Roma; dell’Arena di Verona, rappresentazioni dal vivo come quelle della rievocazione del primo presepio di S. Francesco a Greccio e i presepi viventi di Rivisondoli in Abruzzo o Revine nel Veneto e soprattutto la produzione di artigiani presepisti, napoletani e siciliani in special modo, eredi delle scuole presepiali del passato, hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d’Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana del presepe.

http://www.visitgreccio.com/attrazione/il-santuario-di-greccio

Annunci