Il Papa: “No a laicismo, sistema politico che non rispetta l’essenza della persona umana, la trascendenza verso Dio”

L’impostazione che vuole separare la religione dalla vita pubblica “è un’impostazione antiquata”. Papa Francesco esordisce così nella sua intervista con il settimanale cattolico belga Tertio. Richiamandosi alla distinzione tra laicità e laicismo, osserva dunque che uno Stato laico “è migliore di uno Stato confessionale”. Tuttavia, aggiunge, non va bene il laicismo che “chiude le porte alla trascendenza verso Dio”. Questa, afferma, è una “eredità che ci ha lasciato l’Illuminismo, per cui ogni fatto religioso è una sottocultura”. L’apertura alla trascendenza, sottolinea, “fa parte dell’essenza umana”, fa “parte dell’uomo”. Quindi, quando un “sistema politico non rispetta questo, taglia la persona umana”. Per questo, “demandare alla sacrestia qualunque atto di trascendenza verso Dio è tagliare alla natura umana buona parte della vita”.

Nessuna guerra in nome della religione

Il Papa risponde dunque ad una domanda sulle guerre e il fondamentalismo religioso. Innanzitutto, ne è convinto, “nessuna religione come tale può fomentare la guerra”, perché in questo caso “starebbe proclamando un dio di distruzione, un dio di odio”. Francesco ribadisce che “non si può fare la guerra in nome di Dio”, “in nome di nessuna religione”. Per questo, “il terrorismo, la guerra non sono in relazione con la religione”. Quello che succede è che si “usano deformazioni religiose per giustificarle”. Il Papa riconosce che “tutte le religioni hanno gruppi fondamentalisti. Tutte. Anche noi”. Questi piccoli gruppi, soggiunge, “hanno ammalato la propria religione” e fanno “la divisione nella comunità, che è una forma di guerra”.

L’Europa ha bisogno di leader

Francesco rivolge dunque l’attenzione al Continente Europeo e rileva, con rammarico, che anche cento anni dopo la Prima Guerra Mondiale siamo sempre in uno stato di conflitto mondiale, ma “a pezzetti”. Diciamo con la bocca “Mai più la guerra”, è il suo monito, “ma intanto fabbrichiamo armi e le vendiamo” agli stessi “che si combattono” per gli interessi dei fabbricanti d’armi. Si rimettono in equilibrio i bilanci, aggiunge con tristezza, con le guerre e “il prezzo è molto alto: il sangue”. Francesco annota così che oggi mancano veri leader all’Europa come Schumann, De Gasperi e Adenauer che si impegnarono contro la guerra. “L’Europa – riprende – ha bisogno di leader, leader che vadano avanti”.

Giubileo della Misericordia, un’idea ispirata dal Signore

Quanto al Giubileo della Misericordia, Francesco dice di credere che indirlo sia stata  un’idea “venuta dall’alto”, “credo che l’ha ispirata il Signore”. Un evento che “evidentemente è andato molto bene”, “ha creato tanto movimento in tutto il mondo” e molta gente si è “sentita chiamata a riconciliarsi con Dio”. Francesco sottolinea che l’idea non è arrivata “di colpo”, ma prende le mosse da quanto fatto in particolare dal Beato Paolo VI e da San Giovanni Paolo II. Quindi ricorda come l’indizione di un Anno Santo straordinario sia nato nella conversazione con mons. Rino Fisichella, presidente del dicastero per la Nuova Evangelizzazione.  La misericordia, evidenzia il Papa riprendendo Bonhoeffer, “è a caro prezzo e a buon mercato”. E’ “a buon mercato” perché “non c’è da pagare niente”: “non si devono comprare indulgenze”. Ed è a “caro prezzo” perché “è il dono più prezioso”. E’ preziosa, ripete ancora una volta, “perché il nome di Dio è misericordia”.

Sinodalità: Chiesa nasce dalla comunità

Ancora, Papa Francesco si sofferma sulla sinodalità. La Chiesa, afferma, “nasce dalla comunità”, nasce “dalla base”. Quindi, riprende, “o c’è una Chiesa piramidale, dove quello che dice Pietro si fa, o c’è una Chiesa sinodale, in cui Pietro è Pietro, ma accompagna la Chiesa.  L’esperienza “più ricca di tutto questo sono stati gli ultimi due Sinodi” sulla famiglia nei quali “tutti i vescovi del mondo sono stati ascoltati”, “tutte le Chiese del mondo, le diocesi hanno lavorato” . “E’ interessante la ricchezza della varietà di sfumature, che è propria della Chiesa. E’ unità nella diversità. Questa è la sinodalità. C’ è una esortazione post-sinodale, che è Amoris Laetitia, che è il risultato di due sinodi, dove ha lavorato tutta la Chiesa e il Papa ha approvato.  C’è una formula latina che dice che le Chiese sono sempre cum Petro e sub Petro (con Pietro e sotto Pietro). Pietro è il garante dell’unità della Chiesa, il garante. Quindi … questo è il punto. E dobbiamo fare progressi nella sinodalità. Questa è una delle cose che hanno conservato gli ortodossi. E anche le chiese cattoliche orientali. È una loro ricchezza”e “bisogna progredire nella sinodalità”, una delle cose che “gli ortodossi hanno conservato”. E ai giovani, ricordando l’esperienza della GMG di Cracovia, chiede di non avere paura, di non avere “vergogna della fede”, di “cercare strade nuove” e di “non andare in pensione a 20 anni”.

Media: no a calunnia, diffamazione e disinformazione

Il Papa offre quindi la sua riflessione sui mezzi di comunicazione che, sottolinea, “hanno una responsabilità molto grande” e in particolare possono formare “una buona o una cattiva opinione”; “possono costruire”, fare un bene “immenso”. E ribadisce che “i mezzi di comunicazione sono costruttori di una società”, “per far pensare, per educare”. In se stessi, “sono positivi”, ma “possono diventare dannosi” dato che tutti siamo peccatori. Francesco si sofferma su alcune tentazioni dei mezzi di comunicazione: la tentazione della calunnia, essere usati “per calunniare, per sporcare la gente, questo soprattutto nel mondo della politica”. Ancora, parla della tentazione dei mass media di diventare “mezzi di diffamazione” e così si “annulla la persona”. Quindi, mette in guardia dalla “disinformazione”, una cosa che “può fare molto danno nei mezzi di informazione”. La disinformazione, tiene a sottolineare, è “probabilmente il danno più grande che può fare” un mezzo di comunicazione, “perché orienta l’opinione in una direzione, tralasciando l’altra parte della verità”. Ancora chiede ai media di essere “molto limpidi, molto trasparenti”, senza cadere nella “malattia della coprofilia, che è voler comunicare lo scandalo e così fare molto danno”.

Sacerdoti non abbiano vergogna della tenerezza
L’ultimo pensiero del Papa è per i sacerdoti, ai quali chiede di amare sempre la Vergine Maria, di non sentirsi mai orfani, di lasciarsi guardare da Gesù e di “cercare la carne sofferente di Gesù nei fratelli”. Da qui, afferma, “viene tutto”. “I sacerdoti – è l’incoraggiamento di Francesco – non abbiano vergogna di avere tenerezza”. “Oggi – conclude – c’è bisogno di una rivoluzione della tenerezza in questo mondo che patisce la cardiosclerosi”maria

Fonti

http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-lo-Stato-laico-%C3%A8-una-cosa-buona,-ma-il-laicismo-%C3%A8-antiquato-39345.html

http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/07/settimanale_cattolico_belga_tertio_intervista_il_papa/1277307

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