Si può correggere il papa? Ovvero: quando un cardinale, che si erge superiore al Papa, cade in errore

 Prof di Diritto Canonico, Università di Pisa http://people.unipi.it/pierluigi_consorti/si-puo-correggere-il-papa-ovvero-quando-un-cardinale-cade-in-errore/

“Un dubbioso ed autorevole cardinale canonista (Burke filolefebvriano) si è detto convinto che nel caso in cui il papa sbagli, va corretto (Vedi intervista). Qui ha ragione, perché Gesù stesso ha insegnato la pratica della correzione fraterna (Mt. 18, 15). Pertanto il principio è valido. Nemmeno il papa è esente dalla correzione evangelica. Pietro stesso è un gran peccatore, e poi gli Atti degli apostoli presentano frequenti dissidi e non poche correzioni evangeliche, che tuttavia non incidono sulla posizione coperta da ciascuno di loro. In altre parole: il papa può sbagliare e può essere corretto.

Ma la questione proposta non riguarda una fraterna correzione evangelica. Investe un giudizio più complesso. Sotto traccia serpeggia la domanda: e che cosa succede se il papa errante non accetta la correzione?

Il tema è stato molto frequentato e la canonistica più risalente si diceva convinta della necessità di distinguere fra l’obbligo di reverenza e l’obbligo di obbedienza al papa errante. Il quale resta papa anche se sbaglia. Perciò i fedeli possono non seguire il papa nell’eventuale indicazione erronea, ma giammai possono deporre il papa. Tanto meno possono farlo se egli cade in un errore che riguarda la fede. Per la verità, quest’ultima ipotesi è in genere affatto esclusa.

L’idea stessa di un papa eretico assomiglia ad un’eresia. Una simile supposizione contrasta persino con la fede nell’autorità petrina. Ad esempio Paolo accusò Pietro di sbagliare e non volle seguire le sue indicazioni, tuttavia non contestò la sua autorità e tantomeno lo accusò di eresia. E anche Pietro, pur pensando che Paolo sbagliasse, non lo considerò scismatico. Per non dire di Paolo e Barnaba …

La tradizione apostolica è piena di bivi, seguire strade diverse non significa necessariamente uscire dai binari.

Nella successiva storia ecclesiale emergono sfumature molto diverse, che raccontano un’evoluzione che non si può sintetizzare in poche righe. Non vorrei scandalizzare nessun cardinale, ma la storia racconta parecchi cambiamenti (evoluzioni ed involuzioni), perché si sa che il Regno dei cieli è simile ad uno scriba saggio, che dal suo tesoro estrae cose nuove e cose antiche. Ma non divaghiamo.

E’ noto che il magistero pontificio si costruisce sulla base di una significativa autorevolezza, tanto che si è ritenuto persino infallibile. Contestare il magistero perciò non equivale a correggere un errore, ma integra esattamente una fattispecie erronea. Più precisamente, se è lecito esprimere un dubbio e chiedere un chiarimento, molto meno lecito appare accusare il papa di essere in errore su questioni che riguardano il magistero (che integra il suo proprio munus docendi).

Il cardinal dubbioso nell’intervista citata minaccia di ricorrere ad un atto formale di correzione del romano pontefice nel caso in cui questi mancasse di rispondere ai suoi dubbi. Così dicendo assegna implicitamente al papa un dovere di risposta che, nella fattispecie, non esiste, se non altro perché i suoi dubbi si possono sciogliere attraverso la semplice lettura di Amoris laetitia. Per così dire, sono dubbi manifestamente infondati.

Il punto centrale è però chiaramente un altro. Il cardinale provocatore in realtà non vuole chiarire i suoi dubbi pretestuosi, vuole che il papa ammetta di essersi sbagliato. Di più, vuole che il papa ammetta che il Sinodo dei vescovi si è sbagliato insieme a lui. E ritiene che sia un suo dovere chiarire che il papa sbaglia, e quindi correggerlo. In altre parole egli si erge a giudice del papa.

Mi meraviglio! Un canonista di tale statura non sa che il can. 1404 afferma che nessuno può giudicare il papa? Quale giudice avrebbe mai una simile competenza? Egli ne sa più del papa e del Sinodo? Non si accorge di cadere in errore più volte? Ad esempio, quando afferma che l’autorità nella Chiesa è funzionale al servizio della Tradizione, confonde quest’ultima col Vangelo. E quando il giornalista gli domanda chi potrebbe giudicare il papa eretico, invece di stracciarsi le vesti, risponde ammettendo la plausibilità dell’ipotesi e – guarda caso – assegnando tale compito proprio ai … cardinali.

Qui il cardinale si sbaglia. Non so a quale “atto formale di correzione” egli faccia riferimento. Dice che nella storia della Chiesa ci sono stati alcuni esempi: a me sfuggono. Ma io non sono né papa né cardinale, ma un semplice professore di diritto canonico, perciò posso sbagliare. Nel caso, mi corrigerete …”

Il Papa è disponibile con tutti, ma non con chi vuole solo provocare sfide e creare gossip mediatico, (i 4 cardinali dubbiosi potevano interpellarlo e chiarirsi privatamente): il Papa non presta il fianco e fa benissimo a non rispondere alle provocazioni. Diceva bene SANT’AGOSTINO nei suoi Sermones riguardo all’autorità petrina: “ROMA LOCUTA, CAUSA FINITA”, cioè Roma ha parlato, la causa è definitivamente chiusa, in riferimento alle questioni sottoposte dallo stesso pontefice: il Papa ha già parlato. Chissà perchè, certi “detentori della tradizione” ricordano solo quello che gli pare…

Non si può invocare contro il papa l’infallibilità del collegio episcopale, perché non c’è collegio episcopale se non con la presenza di Pietro e sotto Pietro (cum Petro et sub Petro): proprio perché il Papa non può sbagliare nel suo insegnamento San Giovanni Bosco diceva che preferiva tenere le sentenze del Papa anche quando questi parlava come teologo privato. Perché, essendo il medesimo soggetto colui che si esprime come maestro nella Chiesa e teologo privato, è il meno esposto all’errore anche nel pensiero personale di teologo privato.http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=2825

Altri esperti Pastori come, per dirne uno tra i tanti, Mons Luigi Negri, hanno affermato che nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia,  (VIDEO https://youtu.be/j9BmJMJ8SI4),

«la chiarezza c’è, non c’è obiezione alla tradizione magisteriale precedente. Bisogna stare alle cose che sono scritte non all’enorme fenomeno di manipolazione nel quale siamo incorsi. L’ottavo capitolo della Amoris laetitia è una sfida ad essere realmente pastori».

https://noalsatanismo.wordpress.com/2016/05/17/amoris-laetitiasenza-le-caricature-dei-giornalistinessuna-rottura-con-il-magistero/

LA SCOMUNICA LATAE SENTENTIAE PER CHI
ATTACCA INDISCRIMINATAMENTE PAPA FRANCESCO
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Codice di Diritto Canonico, Parte Seconda – le Pene per i singoli delitti.
Titolo 1 – Delitti contro la Chiesa e l’Unità dei Cristiani.
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<<Can. 1364 – §1. L’apostata, l’eretico e lo scismatico incorrono nella scomunica latae sententiae… >>
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La scomunica latae sententiae è una “sentenza emessa” e viene impartita “ipso facto”, cioé nell’istante stesso del peccato commesso. Trattandosi di una sentenza già “scritta” non ha bisogno di essere notificata da parte della Santa Sede.

COLORO che si MACCHIANO di Eresia o di Scisma NON POSSONO accostarsi ai Sacramenti, nè impartirne nel caso in cui il delitto di eresia o di scisma sia in capo ad un Religioso nei confronti del quale scatta l’immediata “Sospensione a Divinis”.
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Per la remissione del peccato di eresia o di scisma e la RIMOZIONE della Scomunica occorre una Severa confessione presso il Vescovo e la richiesta formale al Supremo Tribunale della Chiesa. Senza, si va all’inferno.
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Quindi attenzione: i reiterati attacchi contro il Papa Reggente, Vicario di Cristo e Legittimo Successore di Pietro sono severamente puniti dalla Chiesa. E, tanto per essere più chiari: giornalisti come Socci stanno lastricando la strada della propria vita di dannati pronti per l’inferno.

(tratto dal gruppo facebook  Padre Gabriele Amorth – nuovo gruppo antisatanista

https://www.facebook.com/groups/338543203016195/?fref=ts)

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