Il vero significato della frase “Ama e fa’ ciò che vuoi”: solo Cristo è Amore e Verità, non il relativismo.

28 agosto  Memoria liturgica di SANT’AGOSTINO, vescovo d’Ippona e Dottore della Chiesa.
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«Ama e fa’ ciò che vuoi»: è una delle frasi più famose e più citate di S.Agostino. Pochi però sanno in quale contesto essa si trovi e che cosa significasse nelle intenzioni dell’autore e la interpretano secondo il loro capriccio. Il contesto è l’interpretazione della Prima lettera di Giovanni, alla quale il vescovo d’Ippona dedicò un ciclo di dieci omelie, le prime otto predicate dal 14 aprile (domenica di Pasqua) al 21 aprile (ottava di Pasqua) del 407. Ecco allora l’invito:

«AMA E FA’ CIO’ CHE VUOI (Dilige et quod vis fac)»: NON UN’ ESALTAZIONE DEL SENTIMENTALISMO E DEL CAPRICCIO PERSONALE, BENSI’ UN’ESORTAZIONE ALLA RESPONSABILITA’ PER IL BENE DEL PROSSIMO.

“Ama e fa’ ciò che vuoi ” è il contrario del “Fa’ ciò che vuoi”, dogma dei satanisti e occultisti: volutamente, Aleister Crowley, considerato il padre del satanismo moderno, coniò questo dogma, eliminando dalla famosa frase di S.Agostino la parola più importante, “Ama”. GESU’ E’ IL VERO AMORE, Deus caritas est (1 Giovanni 4).

Qual’è la sintesi della dottrina di Crowley ? “Fa’ quello che vuoi!”:

è l’esatto opposto di quello che Gesù ci insegna con le Parole (sia fatta la Tua volontà, mio cibo è fare la volontà del Padre) e con la Vita (nel Getsemani: Non la mia ma la Tua volontà). E con la voglia di fare quello che vogliamo noi ci dobbiamo fare i conti tutti i giorni. La vera forza di Satana oggi è il relativismo, che ci porta a relativizzare tutto, non c’è più un confine fra bene e male, sono io che lo stabilisco. Il male ha alla base il peccato di orgoglio, di voler essere il dio della propria vita. S.Agostino ci esorta a non abbassare mai la guardia. E Benedetto XVI papa emerito disse in una famosa omelia : “Anche le possibilità del male sono aumentate e si pongono come tempeste minacciose sopra la storia. (…) Noi da soli siamo troppo deboli per sollevare il nostro cuore fino all’altezza di Dio. Non ne siamo in grado. Proprio la superbia di poterlo fare da soli ci tira verso il basso e ci allontana da Dio”. (Benedetto XVI, Omelia per la Domenica delle palme, 17 aprile 2011)san-agostino1
Quando faccio la mia volontà (e per quante volte abbia visto come sia fallimentare, sono sempre tentato di farla), finisco inesorabilmente nel rovente abbraccio del diavolo. Il “Fa’ quello che vuoi”, portato alle sue estreme conseguenze, conduce alla morte. Ecco il passo in cui il sinistro Aleister Crowley, nel suo Liber Legis lo spiega:

Non c’è altro dio che l’uomo.

1 – l’uomo ha diritto di vivere secondo la sua stessa legge – di vivere come vuole: di lavorare come vuole: di giocare come vuole: di riposare come vuole: di morire quando e come vuole

2 – l’uomo ha diritto di mangiare quello che vuole: di bere quello che vuole: di stare dove vuole: di muoversi come vuole sulla faccia della terra

3 – l’uomo ha diritto di pensare quello che vuole: di dire quello che vuole: di scrivere quello che vuole: di disegnare, dipingere, scolpire, e così via, modellare, costruire come vuole: di vestirsi come vuole

4 – l’uomo ha diritto di amare come vuole – “Prenditi tutto l’amore che vuoi, quando, dove e con chi vuoi”

5 – l’uomo ha diritto di uccidere coloro che volessero negargli questi diritti

Quest’ultima frase ci rivela il vero volto del satanismo e di chi abbocca al suo amo più efficace: “fai quello che vuoi”….. è LA PORTA DELLA MORTE. L’AMORE TOTALE DI CRISTO E’ LA PORTA DELLA VITA.

AMA E FA’ CIO’ CHE VUOI
La frase in questione si trova nell’omelia 7, predicata sabato 20 aprile del 407 d.C.

Agostino sta commentando i versetti 4-12 del capitolo 4 dell’epistola giovannea, un passaggio cruciale del testo sacro, lì dove Giovanni afferma solennemente che «DIO E’ AMORE » e che «in questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio […] come vittima di espiazione per i nostri peccati».

Nel consegnare suo Figlio al sacrificio della croce, Dio ha dunque rivelato ciò che Egli è, ossia Amore. Anche Giuda, potrebbe obiettare qualcuno, ha consegnato Gesù alla morte, ma il suo fu tradimento; forse che anche Dio ha tradito Suo Figlio? No, risponde Agostino, perché il medesimo atto cambia di valore a seconda dell’intenzione con cui viene compiuto: nel caso di Dio, si trattava di amore, nel caso di Giuda di tradimento.
Così, anche noi dobbiamo anzitutto porre alla base del nostro agire l’amore per il prossimo; in questo modo, ad esempio, sgridare potrà essere un atto d’amore (come succede tra padre e figlio), mentre al contrario essere gentili senza amore potrebbe essere solo un comportamento interessato (come tra mercante e cliente).

Riportiamo qui sotto parte del testo integrale della stupenda omelia agostiniana, RILEGGIAMOLA, FACCIAMO NOSTRE QUESTE SANTE PAROLE.

VOI, O MIEI FIGLIOLI, GIA’ SIETE DA DIO E L’AVETE VINTO (1 Gv 4, 4): chi avete vinto se non l’ANTICRISTO?
Poco prima Giovanni aveva affermato: Chiunque dissolve Gesù Cristo e afferma che Egli non è venuto nella carne, non proviene da Dio (1 Gv 4, 3). Vi abbiamo spiegato, se ricordate, come tutti coloro che violano la carità negano che Gesù Cristo sia venuto nella carne. Non c’era bisogno che Gesù arrivasse in terra se non a causa della carità.

Egli ci raccomanda quella carità di cui parla Lui stesso nel Vangelo: Nessuno può aver maggior amore di chi dà la vita per i suoi amici (Gv 15, 13). Il Figliuolo dell’uomo avrebbe mai potuto dare per noi la Sua vita, senza rivestirsi della carne, nella quale potesse morire? Chi dunque viola la carità, qualunque cosa dica con la lingua, nega con la sua vita che Cristo è venuto nella carne; ed egli è un anticristo, dovunque si trovi, in qualsiasi luogo sia entrato.

Che cosa dice Giovanni a quelli che sono cittadini della patria alla quale sospiriamo? Voi lo avete vinto. Come l’hanno vinto? Perché Colui che sta in voi è più grande di colui che è nel mondo (1 Gv 4, 4).

Perché costoro non attribuissero alle proprie forze la vittoria e non venissero vinti dall’arroganza che è frutto di superbia (il diavolo vince chi riesce a rendere superbo) ma conservassero, secondo il Suo volere, l’umiltà, che cosa dice loro? Lo avete vinto. Chiunque sente dire: avete vinto, alza la testa, si pavoneggia, e vuole essere lodato. Ma non esaltarti, considerando invece Chi in te ha vinto. Perché hai vinto?
Perché Colui che sta in voi è più grande di colui che è nel mondo. Sii umile !
È un bene per te che Lui ti diriga e Lui stesso guidi il cammino. Se non avessi Lui seduto in sella, potresti alzare la testa, potresti dar calci: ma guai a te, che resteresti senza un reggitore; perché questa libertà ti conduce alle belve per essere da loro divorato.

Dice l’apostolo Paolo:
L’amore di Dio è diffuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5, 5); e da qui comprendiamo che è lo Spirito Santo l’AMORE. È esso, infatti, quello Spirito Santo, che i cattivi non possono ricevere; è esso la fonte di cui la Scrittura dice: Abbi una sorgente d’acqua in tua esclusiva proprietà e nessun estraneo la usi con te (Prv 5, 16-17).

Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto:
AMA E FA’ CIO’ CHE VUOI; sia che tu taccia, taci per amore;
sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il Bene.

In questo sta l’Amore. In ciò si è manifestato l’Amore di Dio in noi: che Dio mandò il Figlio Suo Unigenito in questo mondo, affinché noi viviamo per mezzo Suo. In questo è l’Amore, non nel fatto che noi abbiamo amato, ma nel fatto che Lui stesso ci ha amati. Noi non abbiamo amato Lui per primi: infatti Egli per questo ci ha amati, perché Lo amassimo. E Dio mandò il Figlio Suo quale propiziatore per i nostri peccati: propiziatore, sacrificatore. Egli immolò la vittima per i nostri peccati. Dove trovò la vittima? Dove trovò quella vittima pura che voleva offrire? Non la trovò e offrì Se Stesso. Carissimi, se Dio così ci amò, dobbiamo anche noi amarci vicendevolmente (1 Gv 4, 9-11).

Verso la fine dell’omelia Agostino torna a ricordare ai suoi ascoltatori che l’Amore non è buonismo ed acquiescenza verso i propri capricci , ma espressione di una magnanimità che solo da Dio deriva e che solo a Lui possiamo chiedere. Un amore che ci rende veri, e veramente liberi: 92e0mhfSe volete conservare la carità, fratelli, innanzitutto non pensate che essa sia avvilente e noiosa; non pensate che essa si conservi in forza di una certa mansuetudine, anzi di remissività e di negligenza. Non così essa si conserva. Non credere allora di amare il tuo servo, per il fatto che non lo percuoti; oppure che ami tuo figlio, per il fatto che non lo castighi; o che ami il tuo vicino allorquando non lo rimproveri; questa non è carità, ma trascuratezza.

Sia fervida la carità nel correggere, nell’emendare… Non voler amare l’errore nell’uomo, ma l’uomo; Dio infatti fece l’uomo, l’uomo invece fece l’errore. Ama ciò che fece Dio, non amare ciò che fece l’uomo stesso…Anche se qualche volta ti mostri crudele, ciò avvenga per il desiderio di correggere. Ecco perché la carità è simboleggiata dalla colomba che venne sopra il Signore. Quella figura cioè di colomba, con cui venne lo Spirito Santo per infondere la carità in noi. Perché questo? Una colomba non ha fiele: tuttavia in difesa del nido combatte col becco e con le penne, colpisce senza amarezza. Anche un padre fa questo; quando castiga il figlio, lo castiga per correggerlo…ma è senza fiele. Tali siate anche voi verso tutti… Chi è quel padre che non dà castighi? E tuttavia sembra che egli infierisca. L’amore infierisce, la carità infierisce: ma infierisce, in certo qual modo, senza veleno, al modo delle colombe e non dei corvi”. 

http://www.augustinus.it/italiano/commento_lsg/omelia_07.htm

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