S. Teresa Benedetta della Croce,(Edith Stein), Compatrona d’Europa, martire per la Verità

Dagli scritti spirituali di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein )avecrux

“Ave Crux, Spes unica”
“Ti salutiamo, Croce santa, nostra unica speranza!” Così la Chiesa ci fa dire nel tempo di passione dedicato alla contemplazione delle amare sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo.
Il mondo è in fiamme: la lotta tra Cristo e anticristo si è accanita apertamente, perciò se ti decidi per Cristo può esserti chiesto anche il sacrificio della vita.
Contempla il Signore che pende davanti a te sul legno, perché è stato obbediente fino alla morte di Croce. Egli venne nel mondo non per fare la sua volontà, ma quella del Padre. Se vuoi essere la sposa del Crocifisso devi rinunciare totalmente alla tua volontà e non avere altra aspirazione che quella di adempiere la volontà di Dio.
Di fronte a te il Redentore pende dalla Croce spogliato e nudo, perché ha scelto la povertà. Chi vuole seguirlo deve rinunciare ad ogni possesso terreno. Stai davanti al Signore che pende dalla Croce con il cuore squarciato: Egli ha versato il sangue del suo Cuore per guadagnare il tuo cuore. Per poterlo seguire in santa castità, il tuo cuore dev’essere libero da ogni aspirazione terrena; Gesù Crocifisso dev’essere l’oggetto di ogni tua brama, di ogni tuo desiderio, di ogni tuo pensiero.
Il mondo è in fiamme: l’incendio potrebbe appiccarsi anche alla nostra casa, ma al di sopra di tutte le fiamme si erge la Croce che non può essere bruciata.

La Croce è la via che dalla terra conduce al cielo. Chi l’abbraccia con fede, amore, speranza viene portato in alto, fino al seno della Trinità.
Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Contempla la Croce: dal Cuore aperto sgorga il Sangue del Redentore, Sangue capace di spegnere anche le fiamme dell’inferno. Attraverso la fedele osservanza dei voti rendi il tuo cuore libero e aperto; allora si potranno riversare in esso i flutti dell’amore divino, sì da farlo traboccare e renderlo fecondo fino ai confini della terra.
Attraverso la potenza della Croce puoi essere presente su tutti i luoghi del dolore, dovunque ti porta la tua compassionevole carità, quella carità che attingi dal Cuore divino e che ti rende capace di spargere ovunque il Suo preziosissimo Sangue per lenire, salvare, redimere.
Gli occhi del Crocifisso ti fissano interrogandoti, interpellandoti. Vuoi stringere di nuovo con ogni serietà l’alleanza con Lui? Quale sarà la tua risposta? “Signore, dove andare? Tu solo hai parole di vita”. Ave Crux, spes unica!
(Edith Stein, Vita, Dottrina, Testi inediti. Roma, pp. 127-130.)

Santa Teresa Benedetta della Croce-Edith Stein -Martire per la Verità (1891-1942)10609560_10202963057331507_4011481874517316022_n

Nacque a Breslavia il 12 ottobre 1891 da una famiglia ebrea. Appassionata ricercatrice della verità, attraverso approfonditi studi di filosofia, trovò la Verità mediante la lettura dell’autobiografia di Santa Teresa di Gesù (S.Teresa d’Avila).

Era il 1921, Edith era sola nella casa di campagna di alcuni amici, i coniugi Conrad-Martius, che si erano assentati brevemente lasciandole le chiavi della biblioteca. Era già notte inoltrata, ma lei non riusciva a dormire. Racconta: “Presi casualmente un libro dalla biblioteca; portava il titolo “Vita di santa Teresa narrata da lei stessa”. Cominciai a leggere e non potei più lasciarlo finché non ebbi finito. Quando lo richiusi, mi dissi: questa è la verità”.

Aveva cercato a lungo la verità e l’aveva trovata nel mistero della Croce; aveva 24879623_134347618443scoperto che la verità non è un’idea, un concetto, ma una persona, anzi la Persona per eccellenza. Così la giovane filosofa ebrea agnostica, la brillante assistente di Husserl, nel gennaio del 1922 riceveva il Battesimo nella Chiesa cattolica.

La sua conversione, che rendendola cristiana la lascia comunque figlia di Israele, innamorata della sua santa progenie, la distacca però dolorosamente dalla famiglia e dall’amatissima madre (estate 1933). “Mia madre si oppone ancora con tutte le sue forze alla decisione che sto per prendere. È duro dover assistere al dolore e al conflitto di coscienza di una madre, senza poterla aiutare con mezzi umani” (26-1-1934).
Condizione della disponibilità all’esodo è l’abbandono a Dio. Edith, innamorata del Carmelo – “c’era solo il monte Carmelo in cima ai miei pensieri” (27-03-1934) -, affondata nel ringraziamento per essere carmelitana – “non mi resta che ringraziare continuamente Dio per l’immensa grazia, non meritata, della vocazione” (11-2-1935) – rimane però spalancata agli imprevisti di Dio:

Ho sempre presente che non abbiamo un posto durevole quaggiù. Non desidero altro che si compia la volontà di Dio in me e attraverso di me. Lui sa quanto tempo mi lascerà ancora qui e che cosa accadrà poi. In manibus tuis sortes meae… Non ho di che preoccuparmi” (16-10-1939).
Dio è dovunque perché abita il cuore umano, più grande di ogni spazio e di ogni luogo anche sacro: Dio è con noi con tutta la Trinità. Se nell’intimo del cuore abbiamo costruito una cella ben protetta in cui ci ritiriamo il più spesso possibile, non ci mancherà mai niente dovunque citroveremo” (22-10-1938).
Neppure nel lager di Auschwitz. A tre giorni dalla morte, Edith dirà: “Qualunque cosa avvenga, io sono preparata. Gesù è anche qui con noi” (6-08-1942).

Martire
Il martire è il più povero dei poveri e il più credibile degli evangelizzatori. Edith Stein passa dalla “lieta povertà” del Carmelo (26-1-1934) alla miseria amara, annientata, della camera a gas. Non per caso.

(Edith Stein, nell’arazzo esposto in Piazza S.Pietro il giorno della canonizzazione,  l’11 ottobre 1998)

Fin dal momento del battesimo si sente evangelizzatrice: “Sono solo uno strumento del Signore. Se uno viene a me, vorrei condurvelo” (14-12-1930). “Dio non chiama nessuno unicamente per se stesso” (15-10-1938). “Ogni giorno questa pace mi sembra una grazia immensa che non può esserci data per noi sole” (2-1-1934).
Un’autentica evangelizzazione non sopporta condizionamenti, è forte e libera testimonianza della verità: Il nostro agire in mezzo agli altri sarà efficace e benedetto da Dio solo se non cederemo nemmeno di un centimetro sul sicuro terreno della fede, e seguiremo la nostra coscienza senza lasciarci influenzare dal rispetto umano” (20-3-1934).
Nessuna remora nel testimoniare la verità, ma anche profonda consapevolezza che Dio è in ogni ricerca sincera, oltre la percezione di chi lo cerca:Non mi è mai piaciuto pensare che la misericordia di Dio si fermi ai confini della Chiesa visibile. Dio è la verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no” (23-3-1938).

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S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (EDITH STEIN) Vetrata nella chiesa delle Carmelitane di Parma

Il martire evangelizza perché il suo sacrificio è offerta a Dio per i fratelli. Edith Stein, che condivide coi fratelli ebrei il tragico destino che ne coinvolse sei milioni, che muore cristiana, ma “quale figlia del suo popolo martoriato” (Giovanni Paolo II, 1° maggio 1987), e – per sua esplicita e ripetuta ammissione – “per” questo popolo, ci ricorda che, se oggi dopo Auschwitz la fede è ancora possibile, è perché “Dio stesso è stato ad Auschwitz, soffrendo con i martirizzati e gli assassinati” (G.Dossetti, che richiama J.Moltmann).
Il suo sacrificio conduce i cristiani a “rinnovare la consapevolezza delle radici ebraiche della loro fede… [a] ricordare che Gesù era un discendente di Davide; che dal popolo ebraico nacquero la Vergine Maria e gli Apostoli; che la Chiesa trae sostentamento dalle radici di quel buon ulivo a cui sono stati innestati i rami dell’ulivo selvatico dei gentili (Rm 11,17-24).
Edith sospinge ebrei e cristiani a nutrirsi alle sorgenti della “santa radice” e a un “rispetto reciproco, condiviso, come conviene a coloro che adorano l’unico Creatore e Signore e hanno un comune padre della fede, Abramo”.

Dopo la “Notte dei cristalli”, Suor Teresa Benedetta della Croce viene trasferita in Olanda, Paese neutrale: nel Carmelo olandese di Echt mette per iscritto il desiderio di offrirsi “in sacrificio di espiazione per la vera pace e la sconfitta del regno dell’anticristo”.  

Alle cinque pomeridiane del 2 agosto 1942, due anni dopo l’invasione nazista dei Paesi Bassi avvenuta nel 1940, viene prelevata dal monastero carmelitano insieme ad altri 244 ebrei cattolici, come atto di rappresaglia contro l’episcopato olandese che si era opposto pubblicamente alle persecuzioni e portata ad Auschwitz. Con lei c’è la sorella Rosa,  pure convertitasi al cattolicesimo. Edith Stein viene prelevata insieme alla sorella Rosa dal monastero, e una testimone la sente dire alla sorella: “Vieni, andiamo per il nostro popolo”.

Morì martire per la fede cristiana ad Auschwitz, nei forni crematori, il 9 agosto 1942,EDITH STEIN durante la persecuzione nazista, offrendo il suo olocausto per amore di Gesù Verità incarnata e per il popolo d’Israele. Donna di singolare intelligenza e cultura, ha lasciato molti scritti di alta dottrina e di profonda spiritualità, è stata beatificata da S.Giovanni Paolo II a Colonia il l° maggio 1987, canonizzata a Roma da S.Giovanni Paolo II il 12 Ottobre 1998 e dichiarata Patrona di Europa – con Santa Brigida di Svezia e S.Caterina da Siena – il 3 ottobre 1999.

 “Dichiarare santa Edith Stein, compatrona d’Europa – ha detto San Giovanni Paolo II – significa porre sull’orizzonte del Vecchio continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza”,  ma – ha aggiunto – è necessario far leva  sui valori autentici, che hanno il loro fondamento nella legge morale universale: un’Europa che scambiasse il valore della tolleranza e del rispetto con l’indifferentismo etico sui valori irrinunciabili si aprirebbe alle più rischiose avventure e vedrebbe prima o poi riapparire sotto nuove forme gli spettri più paurosi della sua storia”.

edith11Quando nel 1933 entra nel Carmelo di Colonia, Edith Stein ha quarantadue anni e uno straordinario curriculum intellettuale: discepola di Husserl e successivamente sua assistente, docente universitaria, educatrice in un collegio femminile e conferenziera di fama internazionale.
Questo bagaglio di esperienze ha impresso in lei la caratteristica forma mentis dell’insegnante, la cui prima preoccupazione è quella di rendere accessibile la materia trattata, attraverso un discorso chiaro, articolato puntualizzato.
E quando in questa forma mentale irrompe la luce della fede, dalla penna di Edith escono pagine stupende come quella che stiamo per leggere, dove la logica più rigorosa e concatenata sboccia in un caldo e affettuoso misticismo.


Ascoltiamo la voce di Santa Teresa Benedetta1767_jesus_gives_communion
(dalle conferenze)

Vivere eucaristicamente significa lasciare che le verità eucaristiche divengano concretamente operanti.
Essenzialmente sono tre i semplici articoli di fede trattati:
1. Il Redentore è presente nel Santissimo Sacramento.
2. Egli rinnova ogni giorno il suo Sacrificio della Croce sull’altare.
3. Egli vuole, nella santa Comunione, legare a Sé, nel più profondo, ogni singola anima.

Ci chiediamo allora in primo luogo che cosa richiedono da noi le verità eucaristiche.
La delizia del Redentore è di essere fra i figli degli uomini, ed Egli ha promesso di essere fra noi fino alla fine del mondo. Egli ha reso vera questa promessa con la sua presenza sacramentale sugli altari. Qui ci attende; le persone dovrebbero quindi affollarsi nei luoghi consacrati.
Il più semplice significato di questa verità di fede esige che noi vi si abbia la nostra dimora, che ce ne allontaniamo solo quanto i nostri doveri lo richiedano, che questi stessi, quotidianamente, li si riceva dalle mani del Redentore eucaristico, e il lavoro quotidiano compiuto venga rimesso nelle sue mani.

Il Redentore è morto sul Calvario per noi. […] Egli vuole giungere a ciascuno: Egli ci nutre, come una madre nutre suo figlio, con la sua carne e il suo sangue, penetra in noi, perché noi tutti penetriamo in Lui, come membra del suo Corpo, cresciute in Lui. Quanto più spesso avviene l’unione, tanto più forte e profonda essa diviene. È concepibile che qualcuno rifiuti questa fortissima prova dell’amore divino, si accosti alla mensa del Signore anche solo una volta di meno di quanto, in concreto, gli è possibile? Ecco, quanto il corretto senso delle verità eucaristiche richiede da noi: visitare il Redentore nel tabernacolo quanto più spesso possiamo, prendere parte al Santo Sacrificio, quanto più spesso possiamo, ricevere la santa Comunione, quanto più spesso possiamo.

eb4c5f5658a84363b579e78de68fe618Concludiamo con l’orazione liturgica a Santa Teresa Benedetta della Croce:

Dio dei nostri padri, che hai guidato la santa martire Teresa Benedetta della Croce 
alla conoscenza del tuo Figlio crocifisso e a seguirlo fedelmente fino alla morte,
concedi, per sua intercessione,
che tutti gli uomini riconoscano Cristo Salvatore e giungano, per mezzo di lui,
a contemplare in eterno la luce del tuo volto. Per Cristo Nostro Signore.

http://www.carmelitanescalzeparma.it/pages/adorazione/2013.2014/eucaristia.edith.stein.htm

 

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