San Domenico di Guzman e il Santo Rosario, la preghiera più forte per vincere i nemici della fede

La preghiera del beato Giordano di Sassonia a san Domenicosanto5227

O santissimo sacerdote di Dio, glorioso confessore ed eminente predicatore, beato Domenico, uomo eletto del Signore; al tuo tempo tu sei stato tra tutti l’oggetto delle sue compiacenze e delle sue predilezioni per la tua vita gloriosa nei miracoli e nella dottrina; ora noi godiamo di vederti presso il Signore Dio come nostro particolare intercessore.
Verso di te, che io venero al di sopra di tutti i santi e di tutti gli eletti di Dio, verso di te io grido dal fondo di questa valle di lacrime. Vieni in aiuto, o padre buono, vieni in aiuto, o clemente, te ne prego, alla mia anima peccatrice, priva di ogni grazia e virtù, carica di miserie, stretta nei legami del vizio e del peccato; soccorrila nella sua afflizione e nella sua infermità.
La grazia divina ha sparso sulla tua anima beata e benedetta la ricchezza delle sue benedizioni, con tale pienezza che non soltanto ha sollevato te alla dimora del riposo, al seggio della pace e alla gloria celeste; ma, per la forza trasportatrice della tua mirabile vita, lo stimolo delle tue dolci esortazioni, la luce della tua soave dottrina e gli appelli della tua ardente predicazione, ha anche condotto alla stessa beatitudine una folla innumerevole di altre anime.
Vieni, dunque, Domenico benedetto, e nel tuo affetto paterno porgi l’orecchio ai voti assidui della mia supplica. Cercando in te rifugio, la mia anima povera e mendicante si prostra ai tuoi piedi con tutta l’umiltà di cui è capace. Languente, essa si trascina penosamente davanti a te. Moribonda, si sforza come può di rivolgerti le sue suppliche. Per la potenza dei tuoi meriti e per l’efficacia delle tue buone preghiere, degnati di renderle la vita e la salute e di colmarla dell’abbondanza delle tue benedizioni. Lo so, sì, lo so e sono certo che tu lo puoi fare.
E ho fiducia che, nella tua grande carità, tu pure lo vuoi. Io spero nell’estrema familiarità che sempre hai avuto con Gesù Cristo, il tuo diletto scelto tra mille, che non te lo rifiuterà; io lo so che tu otterrai dal tuo Signore e amico quanto ti piacerà. Amato in tal modo, come potrebbe rifiutare qualcosa a colui che egli ama?
Tu, nel fiore della tua giovinezza, hai votato la tua verginità alla bellezza dello sposo delle vergini.
Hai consacrato la tua anima, rivestita del candore del santo battesimo e arricchita dello Spirito Santo, al castissimo amante delle vergini.
Hai offerto il tuo corpo come ostia viva, santa e gradita a Dio.
Plasmato da un’educazione divina, ti sei consacrato interamente a Dio.
Istruito per tempo nella disciplina regolare, hai disposto nel tuo cuore le strade dell’ascensione verso Dio.
Una volta entrato nel cammino della perfezione, hai abbandonato ogni cosa; e hai seguito nudo il Cristo nudo, preferendo accumulare tesori nel cielo. E con energia ancor maggiore, hai rinunciato a te stesso e, portando virilmente la croce, ti sei applicato a seguire le tracce dell’unica vera guida, il nostro redentore.
Infiammato dello zelo di Dio e di ardore soprannaturale, per la tua carità senza confini e il fervore dello spirito veemente ti sei consacrato tutt’intero col voto della povertà perpetua all’osservanza apostolica e alla predicazione evangelica; e, per questa grande opera, con alta ispirazione della Provvidenza, hai istituito l’Ordine dei Frati Predicatori.
In tutto l’universo hai fatto brillare sulla santa Chiesa la luce gloriosa dei tuoi meriti e dei tuoi esempi. E, liberato dalla prigione della carne, sei salito fino alla corte celeste. Così, nell’ornamento del tuo primo vestito di innocenza, sei arrivato vicino al Signore per essere il nostro avvocato.
Oh, vieni dunque in mio soccorso, te ne supplico, vieni in soccorso di tutti coloro che mi sono cari. Tu che hai desiderato così ardentemente la salvezza del genere umano, vieni in aiuto del clero e del popolo, delle vergini e delle donne devote. Dopo la beata Vergine nostra regina sei tu la mia dolce speranza, la mia consolazione, il mio particolare rifugio. Siimi propizio e soccorrimi. In te solo io mi rifugio; davanti a te solo oso sempre comparire: ecco, mi prostro ai tuoi piedi e supplice ti imploro, a te mi raccomando, a te interamente mi abbandono. Degnati di ricevermi con bontà, di custodirmi, di proteggermi, di aiutarmi e di farmi ritrovare col tuo intervento la grazia di Dio, oggetto dei miei desideri. Per mezzo tua mi sia fatta misericordia e meriti di ottenere il rimedio ai mali della vita presente e la salvezza dell’anima nella vita futura.
Sì, sì, mio ottimo maestro, così sia; io ti supplico, illustre guida, padre sostentatore, beato Domenico; sì, te prego, assistici in tutti i nostri bisogni; sii per noi veramente Domenico, vigile custode del gregge del Signore. Custodiscici sempre e non cessare di governare tutti quelli che ti sono stati affidati; rendici puri e purificati raccomandaci. E, dopo questo esilio, presentaci di nuovo con gioia al Signore di benedizione, al tuo diletto, all’onnipotente figlio di Dio Gesù Cristo e nostro salvatore, al quale solo appartiene l’onore, la lode, la gloria, in compagnia della gloriosa corte dei cittadini del cielo, nei secoli dei secoli e per l’eternità. Amen.

San Domenico ha promosso e divulgato la preghiera del Rosario, come lode alla Santissima Vergine Maria e come un invito a meditare i misteri di Cristo, in compagnia della Madonna, che è stata associata in modo  speciale all’Incarnazione, Passione e Resurrezione  del Suo Figlio.101

San Domenico, ispirato dallo Spirito Santo, istruito dalla Santa Vergine e dalla sua personale esperienza, fin che visse predicò il Santo Rosario con l’esempio e con la parola, nelle città e nelle campagne, ai grandi e ai piccoli, ai sapienti e agli ignoranti, ai cattolici ed agli eretici. Il Santo Rosario, ch’egli recitava ogni giorno, era la sua preparazione alla predica e il suo appuntamento dopo la predicazione.

Un giorno – ricorreva la festa di san Giovanni Evangelista – il santo stava in una cappella dietro l’altare maggiore della cattedrale di Notre-Dame a Parigi e recitava il Santo Rosario per prepararsi a predicare. La Santa Vergine gli apparve e disse: «Domenico, la predica che hai preparato è buona, ma migliore è questa che ti presento». San Domenico riceve dalle mani di Lei il libro in cui è scritto il discorso, lo legge lo apprezza, lo fa suo e ringrazia la Vergine Santa. All’ora della predica sale sul pulpito e, dopo avere detto in lode di san Giovanni Evangelista soltanto ch’egli aveva meritato di essere il custode della Regina del Cielo, dichiara all’illustre uditorio dei grandi e dei dottori abituati a discorsi singolari e forbiti, che avrebbe continuato non con le dotte parole della sapienza umana, ma con la semplicità e la forza dello Spirito Santo. E li intrattenne sul Rosario spiegando loro, parola per parola, come avrebbe fatto parlando ai fanciulli, il Saluto angelico, servendosi dei pensieri e degli argomenti molto semplici letti sul foglio che gli era stato consegnato dalla Madonna.

Il fatto è stato tolto, almeno in parte, dal libro del beato Alano della Rupe: De Dignitate Psalterii (Sulla dignità del Salterio ossia del Rosario.   Dal  tempo  in cui  San  Domenico  stabilì  questa  devozione  fino  all’anno  1460, quando  il  Beato  Alano  de  la  Roche  la  rinnovò  per  ordine  del  Cielo,  il Rosario  fu  chiamato  Salterio  di Gesù  e  della  Santissima  Vergine,  per  analogia  con il Salterio  di Davide  che  contiene  150  salmi –  lo  stesso  numero  delle  salutazioni  angeliche  che  compongono  il  Rosario (Cfr.  San  Luigi  Grignon  di  Montfort  op.  cit.  24 – 25), è   conforme  ad  una  solida  e  venerabile  tradizione  secondo  la  quale  la  predicazione del  Rosario  fu  raccomandata  personalmente  da  Nostra  Signora  a  San  Domenico) . 

Lo stesso beato Alano della Rupe racconta di parecchie altre apparizioni di Nostro Signore e della Vergine santa a san Domenico per stimolarlo ed infervorarlo sempre più a predicare il santo Rosario perché il peccato sia distrutto e i peccatori e gli eretici si convertano.297e9e13864fc1828ffd2152602071ad

Ad un certo punto il Cartagena scrive: «Il beato Alano racconta che la Madonna gli rivelò come suo Figlio Gesù Cristo era apparso a san Domenico, e gli aveva detto: «Domenico, io mi compiaccio nel constatare che non ti appoggi sulla tua personale sapienza, che lavori con umiltà alla salvezza delle anime e non cerchi di piacere agli uomini vani. Molti predicatori, invece, usano fin dal principio tuonare contro i peccati più gravi, ignorando che prima di somministrare un rimedio disgustoso bisogna disporre il malato a riceverlo e a profittarne. Per questo devono innanzitutto esortare gli uditori ad amare la preghiera e specialmente il salterio angelico. Se tutti incominceranno a pregare così, senza dubbio la divina clemenza sarà propizia a quanti persevereranno. Predica dunque il Santo Rosario».

San Domenico aveva scoperto in questa devozione del Santo Rosario un’arma per evangelizzare la gente di quel tempo. Aveva scoperto il mezzo con il quale pregare, meditare e contemplare. Infatti, recitando questa preghiera, lodava Gesù tramite e in unione con la sua santa Madre Maria.

Fin dagli inizi della vita domenicana la preghiera e la contemplazione furono parte integrante ed elementi indispensabili della vita dei frati.23950ba Fu il papa Pio V che istituì la festa della Madonna del Rosario dopo della battaglia di Lepanto (1571). Si racconta che il Pontefice si trovava a Roma e stava recitando il Rosario per ottenere la vittoria sull’armata turca, quando uscì dalla cappella e, guidato da una ispirazione, annunziò la vittoria da parte dell’armata cristiana e istituì la festa della Madonna delle Vittorie aggiungendo alle Litanie il titolo di “Aiuto dei cristiani”.

Lungo i secoli, i Papi hanno raccomandato la recita del Rosario e l’hanno arricchito di molte indulgenze. Gli ultimi Papi hanno sottolineato l’importanza di questa devozione, soprattutto il Rosario in famiglia, perché è un modo pratico di fortificare l’unità familiare.

Biografia di San Domenico di Guzman a cura di fra Roberto M. Viglino op

Domenico nacque nel 1170 a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia (Spagna) da Felice di Gusmán e da Giovanna d’Aza.

A 15 anni passò a Palencia per frequentare i corsi regolari (arti liberali e teologia) nelle celebri scuole di quella città. Qui viene a contatto con le miserie causate dalle continue guerre e dalla carestia: molta gente muore di fame e nessuno si muove! Allora vende le suppellettili della propria stanza e le preziose pergamene per costituire un fondo per i poveri. A chi gli esprime stupore per quel gesto risponde: “Come posso studiare su pelli morte, mentre tanti miei fratelli muoiono di fame?”

Terminati gli studi, a 24 anni, il giovane, assecondando la chiamata del Signore, entra tra i “canonici regolari” della cattedrale di Osma, dove viene consacrato sacerdote. Nel 1203 Diego, vescovo di Osma, dovendo compiere una delicata missione diplomatica in Danimarca per incarico di Alfonso VIII, re di Castiglia, si sceglie come compagno Domenico.

Il contatto vivo con le popolazioni della Francia meridionale in balìa degli eretici catari, e l’entusiasmo delle cristianità nordiche per le grandi imprese missionarie verso l’Est, costituiscono per Diego e Domenico una rivelazione: anch’essi saranno missionari. Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca scendono a Roma (1206) e chiedono al papa di potersi dedicare all‘evangelizzazione dei pagani.

s-domenico-o-parlava-con-dio-o-parlava-di-dioMa Innocenzo III orienta il loro zelo missionario verso quella predicazione nell’Albigese (Francia) da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203. Domenico accetta la nuova consegna e rimarrà eroicamente sulla breccia anche quando si dissolverà la Legazione pontificia, e l’improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207) lo lascerà solo. Pubblici e logoranti dibattiti, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza occupano questi anni di intensa attività; cosi fino al 1215 quando Folco, vescovo di Tolosa, che nel 1206 gli aveva concesso S. Maria di Prouille per raccogliere le donne che abbandonavano l’eresia e per farne un centro della predicazione, lo nomina predicatore della sua diocesi.

Intanto alcuni amici si stringono attorno a Domenico che sta maturando un ardito piano: dare alla Predicazione forma stabile e organizzata. Insieme Folco si reca nell’ottobre del 1215 a Roma per partecipare al Concilio Lateranense IV e anche per sottoporre il suo progetto a Innocenzo III che lo approva. L’anno successivo, il 22 dicembre, Onorio III darà l’approvazione ufficiale e definitiva. E il suo Ordine si chiamerà “Ordine dei Frati Predicatori”.

Il 15 agosto 1217 il santo Fondatore dissemina i suoi figli in Europa, inviandoli soprattutto a Parigi e a Bologna, principali centri universitari del tempo. Poi con un’attività meravigliosa e sorprendente prodiga tutte le energie alla diffusione della sua opera. Nel 1220 e nel 1221 presiede in Bologna ai primi due Capitoli Generali destinati a redigere la “magna carta” e a precisare gli elementi fondamentali dell’Ordine: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune, legislazione, distribuzione geografica, spedizioni missionarie.

Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221 muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il Fondatore, non l’aveva. Gregorio IX, a lui legato da una profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234. Il suo corpo dal 5 giugno 1267 è custodito in una preziosa Arca marmorea. I numerosi miracoli e le continue grazie ottenute per l’intercessione del Santo fanno accorrere al suo sepolcro fedeli da ogni parte d’Italia e d’Europa, mentre il popolo bolognese lo proclama “Patrono e difensore perpetuo della città”.

La fisionomia spirituale di San Domenico è inconfondibile; egli stesso, negli anni duri dell’apostolato nel Sud della Francia, si era definito “umile ministro della predicazione”. Nelle lunghe notti passate in chiesa in preghiera e dalla filiale devozione verso la B. V. Maria (che, secondo la tradizione, consegnò a lui e ai suoi figli spirituali la preghiera del Santo Rosario) aveva conosciuto la Misericordia di Dio e “a quale prezzo siamo stati redenti” in Cristo; per questo cercherà di testimoniare l’amore del Padre dinanzi ai fratelli: le biografie più antiche riportano che egli soleva “parlare o con Dio o di Dio”. A tal fine fonda un Ordine che si propone come scopo la salvezza delle anime, mediante una predicazione che scaturisca dalla contemplazione: “contemplata aliis tradere” (cioè comunicare agli altri ciò che si contempla, il frutto della propria contemplazione) sarà la felice formula con cui San Tommaso d’Aquino esprimerà l’intuizione di Domenico e il carisma sempre giovane ed attuale del suo Ordine. Per questo la vita domenicana si fonda sulla preghiera, sullo studio, sulla vita liturgica e comune, sulla povertà evangelica, ai fini della predicazione ad ogni uomo e donna del nostro tempo della Buona Novella che Cristo è venuto a portare tra noi perché ce ne facessimo “irradiatori” presso ogni fratello.

Ardito e prudente, risoluto ma rispettoso dell’altrui giudizio, geniale nelle iniziative e obbediente alle direttive della Chiesa, Domenico è l’apostolo che non conosce compromessi né irrigidimenti: secondo la celebre espressione del padre Lacordaire (grande domenicano francese della fine del 1800) egli è per i suoi figli un padre “tenero come una mamma, forte come un diamante”.

Sul letto di morte, infine, promette ai suoi figli spirituali di esser loro di aiuto dal Cielo più ancora di quanto non lo fosse stato sulla terra… . Dunque non ci resta che farne esperienza, ricorrendo fiduciosamente e filialmente alla sua paterna intercessione per tutti noi che ci richiamiamo, ciascuno secondo il proprio stato di vita, alla sua esperienza spirituale.

L’intercessione e la benedizione del Santo Padre Domenico illumini e sostenga, allora, il nostro cammino ed edifichi sempre più le nostre comunità nella fraternità, nella Carità, nella benevolenza, nella gioia del perdono e dell’amore vicendevole, e faccia realmente di noi “un cuor solo e un anima sola”!

di Fra Roberto M. Viglino o.p.s-domenico2

http://www.amicidomenicani.it/vedi_rubriche.php?sezione=domenicani&id=43

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