San Giovanni Maria Vianney, patrono dei sacerdoti, e la sua lotta contro il demonio

 Memoria liturgica 4 agosto    http://santibeati.it/dettaglio/23900 
ti a Dio.

San Giovanni Maria Vianney e il DemonioSan Giovanni Maria Vianney, per la gran mole di lavoro apostolico che realizzava per il bene delle anime, ovviamente non poteva non attirare le ire dell’Inferno, infatti fu spesso molestato dai diavoli senza dare loro il minimo appiglio.

“Il demonio lascia in pace i cattivi cristiani, nessuno se ne occupa. Contro quelli che fanno il bene,invece, suscita mille calunnie, mille offese. E’ un’occasione di grandi meriti”, affermava il Santo; i diavoli infatti facevano rumori spaventosi lanciando forti urla dall’interno della sua canonica. Talvolta i demoni lo picchiavano lasciando sul suo corpo delle lividure visibili; uno di questi demoni era da lui chiamato scherzosamente “le Grappin”. Nella stanza del santo , Gesù, la Madonna e gli angeli venivano ad assisterlo nelle sue lotte contro il “Grappino”.

San Giovanni Maria Vianney non risparmiava se stesso per salvare le anime della sua parrocchia e di chi chiedeva il suo aiuto. Il Curato d’Ars, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire l’amore misericordioso del Signore. Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormentata Rivoluzione francese aveva soffocato a lungo la pratica religiosa.
Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso.santo2bcurato2bd2527ars
Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all’ascolto e al perdono.

In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno. Si diceva allora che Ars era diventata “il grande ospedale delle anime”. “La grazia che egli otteneva [per la conversione dei peccatori] era sì forte che essa andava a cercarli senza lasciar loro un momento di tregua!”, dice il primo biografo. Il Santo Curato non la pensava diversamente, quando diceva: “Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui”. “Questo buon Salvatore è così colmo d’amore che ci cerca dappertutto(Benedetto XVI: Lettera ai Sacerdoti)

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090616_anno-sacerdotale.html

Il Curato d’Ars non nega l’azione del demonio. Non rimette in causa la sua presenza agente nelle nostre vite. Ma la pone al suo giusto posto.

Prima di tutto egli la ripone nella sua lotta contro Dio. In questa guerra, noi siamo il campo di battaglia e la posta in gioco. “Non bisogna credere che vi sia qualche luogo sulla terra dove noi possiamo sfuggire a questa guerra.  Noi troveremo il demonio ovunque, ed ovunque egli cercherà di rapirci il cielo. Ma ovunque e sempre noi possiamo essere vincitori”.  Il demonio è ovunque ma non come Dio, presente in tutte le cose per mantenerle nell’esistenza. La sua presenza è quella degli spiriti di cui si dice che sono presenti là dove essi agiscono. Egli rode cercando chi divorare (cfr 1 Pt 5, 8). Ovunque presente ma in quanto vinto. “Il demonio è ben sottile, ma non è forte: un segno di croce lo mette in fuga”. La sua presenza è relativa. Egli è l’eterno perdente perché l’uomo è salvato dalla morte e la Resurrezione di Cristo.

E’ sottile perché osserva, scruta, i movimenti del cuore umano senza poter penetrare quello che Dio solo, il Creatore, può fare. “Il demonio è sempre intorno a noi che esamina in quale maniera possa tentarci”.  E’ un grandissimo psicologo per spingere al peccato. Utilizza i nostri condizionamenti interiori ed esteriori per portarci a peccare. “Non agisce che all’esterno, sull’immaginazione e sui sentimenti dalle radici sensibili. La sua azione è d’altronde limitata dal permesso di Dio onnipotente” scrive il cardinale Cottier, anziano teologo della casa pontificia.

Al panico irrazionale che il demonio suscita nei cuori attribuendogli più potenza di quanto non ne abbia, il Curato d’Ars ha risposto con uno spirito di sapienza teologica. Le idee ben a posto, egli è potuto restare nella pace e corrispondere serenamente all’opera di Dio in questa prova.

Si può anche menzionare una certa sobrietà, nota caratteristica delle parole del santo su questo problema. Presso di lui nessuna grande descrizione dell’inferno. Egli ha cercato di formare i suoi parrocchiani al combattimento spirituale e ad insegnare loro la fede della Chiesa. Parlare del demonio, secondo la grande tradizione teologica e spirituale della Chiesa, non è certamente fonte di oppressione, di destabilizzazione come si dice comunemente. Dare dei fondamenti solidi è uno dei mezzi di lotta contro l’azione del demonio. Poiché il “grappino” ama le false idee su Dio. Egli è il bugiardo.

Queste verità non fanno parte delle verità complicate della fede. A Monsignor Devie che gli chiedeva come aveva fatto per discernere l’azione del demonio egli rispose: “che aveva giudicato che fosse il demonio perché aveva paura e che il Buon Dio non fa paura”. Ecco una verità molto semplice! Ancora occorre saperla ed applicarla alla sua situazione.vianney

ALCUNI EPISODI DELLA VITA DI SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY E DELLA SUA LOTTA SPIRITUALE

Un maresciallo della gendarmeria, Napoly, venuto a cercare l’abate Vianney di notte, davanti alla porta della canonica udì voci minacciose. …

… Quando il curato apparve con la sua lanterna: “non è nulla, disse, è il grappino”, poi vedendo che il gendarme tremava dalla fifa, lo prese per mano e lo accompagnò fino dinnanzi la chiesa. Una sera, sulla piazza d’Ars, una donna che dicevano ossessa, denunciava le colpe di coloro che l’attorniavano. All’avvicinarsi del sacerdote, gridò furiosa: “Non ci sei che tu a cui non posso rimproverare nulla”, Ma subito ricredendosi affermò: “Eppure si. Nel tempo in cui lasciasti l’esercito, Vianney, quel giorno che faceva così caldo, sei passato davanti a una vigna, ci sei entrato per prendere l’uva. Hai rubato, Vianney”. “E’ vero, diss’egli, avevo così sete, ho preso un grappolo, ma prima di lasciare la vigna, me ne ricordo, per risarcire il proletario del danno, ho posato un soldo vicino al ceppo. Grappino nascosto nel corpo di questa infelice, tu non dici tutto!”.

Caterina Lasagne, una delle collaboratrici più vicine al sacerdote, scrive nei suoi ricordi: “[…] Lo stesso anno in cui il Signor Curato si disponeva a fondare una scuola per le ragazze, credo sia verso l’anno 1824, noi eravamo a quel tempo presso le religiose di San Giuseppe a Fareins con Benedetta Lardet, per la nostra istruzione. E quando sono ritornata il sabato, come facevamo sempre per passare la domenica ad Ars, mi hanno raccontato che il signor Curato provava molte noie a causa di rumori che sentiva alla canonica durante la notte. Si pensava che fossero dei ladri, o qualcuno che voleva fare del male al signor Curato. Allora molti giovani si sono armati di fucili per custodirlo, gli uni come sentinelle al campanile, altri al presbiterio. Un giovane chiamato Verchère (fabbro ad Ars) era nella stanza vicina a quella in cui era il Signor Curato, quando improvvisamente, durante la notte intese un rumore spaventoso. Sembrava che  facesse a pezzi un armadio che era nella stessa stanza. Il povero ragazzo spaventato corre in tutta fretta verso la stanza di Don Vianney e lo chiama. Ecco come lo raccontava il santo Curato: “Il mio caro Verchère non pensava più che aveva un fucile, si credeva perduto”. Una notte che era caduta della neve, non si videro le tracce di nessuno. Allora Don Vianney comprese che non erano dei ladri, rinviò le sue guardie e rimase solo nel combattimento.

E si sapevano da lui stesso, quando lo diceva, i differenti attacchi che provava da parte del demonio. Comunque egli si era armato prima con una forca in ferro che poneva a fianco del suo letto e diceva che talvolta sentiva strappare le tende del suo letto, credendo di trovarle in pezzi l’indomani. Si affrettava a prendere la sua forca, credeva che fossero dei ratti. Ma più egli scuoteva, più si strappava. E l’indomani, le tende non avevano male. Altre volte il demonio bussava alla porta della sua stanza e lo chiamava Vianney. Egli diceva che era una voce aspra. “Altre volte, egli diceva, Grappino ha colpito alla mia porta questa notte. Non gli ho detto di entrare. E’ entrato lo stesso. E’ venuto a sbattere la casseruola sul secchio d’acqua che è sul mio camino. L’ha battuta spesso”.

Un’altra volta, egli diceva: “Sembrava che fosse un grande cavallo che era nell’appartamento, al di sotto della mia stanza, che saltava fino al soffitto e ricadeva poi sulle sue quattro zampe sul pavimento”. Altre volte diceva che aveva sentito nel suo cortile come un esercito di Austriaci o di cosacchi che parlavano confusamente un linguaggio che non comprendeva.

Un giorno, mi disse: “Non mettete paglia nel mio letto, perché, se vene è molta, il demonio mi getterà a terra”.

Ho capito che se il materasso fosse un po’ più pieno, che non sarebbe in mezzo al suo letto, quasi su delle tavole, come d’abitudine, che sarebbe più facile farlo scivolare a terra.

Un’altra volta disse: “Grappino è venuto questa notte. Si è posto sotto la mia testa come un cuscino ben tenero e ben dolce. Spingeva delle grida lamentevoli come di un malato che è in agonia”.

Una volta, egli era impegnato nel leggere il suo breviario a fianco al fuoco. Sentiva soffiare forte un rumore al suo fianco, come se qualcuno vomitasse  del pietrame o dei grani di grano. Allora, pensando che fosse il demonio, egli disse: “Vado alla casa della Provvidenza. Dirò quello che fai per farti disprezzare. E subito ha smesso”. In effetti, egli è venuto all’istante a raccontarci ciò. Altre volte, sembrava che qualcuno salisse le scale della sua stanza di fronte con grossi stivali e non vedeva nessuno. Queste visite notturne erano molto frequenti. Egli notava che ciò accadeva soprattutto quando alcuni peccatori volevano convertirsi e che in effetti essi giungevano ad Ars presso di lui per porre ordine nella loro coscienza e menare una vita migliore, cosa che non piaceva al demonio.

Gli accadde una volta che essendo chiamato a San Trivier per un giubilato od una missione, vi fosse anche il missionario Don Chevalon, tra gli altri. (Erano i primi tempi; non venivano molte persone ad Ars, come più tardi). Il signor Curato parlava loro senza modo delle visite di Grappino, come lo chiamava. Una sera, questi signori si misero a scherzare su quei rumori ch’egli sentiva durante la notte. Uno di essi disse: “Il Curato d’Ars non mangia e la sua testa canta; egli crede di sentire quei rumori”. Il povero Curato d’Ars accetta l’umiliazione senza dir nulla. E la notte successiva si fece un tale rumore che sembrava che la casa crollasse. Era soprattutto alla porta vetrata, che era, credo, la porta della stanza dov’era il Curato d’Ars, che si credeva fosse tutta spezzata. Questi signori si levano in tutta fretta, corrono per la casa per vedere quello che accadeva. Si giunse alla porta della stanza del Curato d’Ars che era tranquillamente coricato. Non si osò più prenderlo in giro. Uno disse: “Il Curato d’Ars è un santo”. Ed egli era rispettato. Non si può sapere tutto quello che è passato in quelle visite del demonio. Non si sa che quello ch’egli ha voluto dire o che altri ne sono stati i testimoni. Mi si è anche detto che un gendarme, passando la notte sotto la finestra della stanza del santo Curato, intese delle urla terribili. Occorre che un’anima sia ben grande poiché il demonio fa tanto per prenderla!

Un giorno, un’altra posseduta, che aveva ogni tanto crisi di possessione – che oltre a ciò era perfettamente calma – si avvicina al confessionale del signor Curato per confessarsi; e quando giunse il suo turno, il signor Curato la pressava ad iniziare. Subito il demonio, parlando attraverso la bocca della posseduta, disse a voce alta (poiché tutti quelli che erano intorno al confessionale sentirono la conversazione): “Io non ho fatto che un peccato e faccio parte di questo bel frutto a tutti quelli che vogliono il demonio. Leva la mano, assolvimi! Tu la levi tante volte per me; io sono ben sovente con te nel confessionale. – Il signor Curato gli chiese in latino: chi sei? – Egli rispose: magister caput (il demonio). Rospo nero, quanto mi fai soffrire! (Il demonio lo chiama spesso rospo nero). Tu dici sempre che vuoi andartene. Perché non te ne vai?  Perché non te ne vai ai grandi pranzi? – Non ne ho il tempo. – Gli altri lo hanno sempre. Perché predichi così semplicemente? Passi per un ignorante. La tua veste viola ti ha scritto. Gli ho fatto dimenticare una cosa che voleva dirti”. In effetti, il signor Curato ha detto dopo che aveva ricevuto una lettera dal suo vescovo, che non si poteva saperlo, che non l’aveva detto a nessuno.

Il signor Curato: “Scriverò a Monsignore per farti uscire. Il Demonio: Io ti farò tremare la mano così che tu non possa scrivere. Ti avrò bene, ne ho vinti di ben più forti di te. Tu non sei ancora morto. Se non fosse la B. che è lassù – nominando la Santa Vergine con un nome grossolano – noi ti avremmo bene; ma ella ti protegge troppo. E quel grande dragone che è alla porta della chiesa (la cappella san Michele e dei santi Angeli, che è alla porta della chiesa)…”. Non mi ricordo ora tutto quel dialogo, ma credo che ciò sia il principale.

Un’altra posseduta essendo giunta ad Ars non poteva sopportare la presenza del santo Curato. Egli fu pregato di venire nella casa dove lei alloggiava. Siccome lei era assente, egli si è nascosto passando ad una stanza a fianco. Si è andata a cercare la posseduta e, subito come si avvicina alla casa, senza che le si avesse detto nulla, ella gridava, non volendo avvicinarsi. “Non è lontano quel calottino”, ella diceva.

Un ultimo punto attrarrà la nostra attenzione. Il curato d’Ars ha vissuto queste vessazioni diaboliche in uno sguardo di fede.

L’abate Toccanier testimonia che il santo Curato l’ha “assicurato che non aveva nessuna paura, a causa della grande fiducia che aveva in Dio”. La sua vita ha un centro. Questo è Dio di cui è certo. I simulacri del demonio si scontrano con un muro: la sua fiducia in Dio, ossia la sua speranza impregnata d’amore (è per questo che fu tanto attaccato sulla virtù teologale della speranza!). a quelli che gridano: “il demonio! Il demonio!”; i santi rispondono: “Gesù! Gesù!”.scdars23

E’ questo sguardo di fede che conduce il santo Curato a porre in relazione queste diavolerie col suo ministero pastorale. “Oh, mi ci abituo. Non può nulla senza il permesso di Dio” affermava. Il permesso divino significa che quegli avvenimenti servono per la Sua gloria. Il Signore può trarre il bene da un male, lui che fa tutto contribuire al bene dei suoi amici (cfr Rm 8, 28). Don Vianney interpreta quest’azione del demonio come un indizio del buon cammino dell’evangelizzazione della sua parrocchia. “E’ in collera, è buon segno. Il demonio è ben cattivo, ma è ben bestia, poiché mi fa conoscere tutto il bene che si fa ad Ars”. Queste contrarietà del demonio sono un incoraggiamento! Don Vianney sa volgere la situazione a suo vantaggio ed annientare così gli artifizi del demonio!

Visto l’insieme di queste osservazioni è difficile concludere che il curato d’Ars fosse la vittima degli “effetti naturali di un cervello stanco”! il suo equilibrio sia spirituale che umano, la sua lettura riflessiva dei fenomeni, la sua prudenza,  la sua pace, la sua dottrina illuminata sono tanti segni d’una buona salute ed anche d’una grande santità.

di Don Marcello Stanzione

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