San Giacomo apostolo, il «figlio del tuono»

Preghiera a san Giacomo il Maggiore, apostolo (festa 25 luglio)

O parente di Gesù Cristo secondo la carne,
e molto più secondo lo spirito, Apostolo favorito e famigliare del Signore,
dal quale fosti chiamato tra i primi e Tu seguisti lasciando
i Tuoi parenti, tutti i beni e le speranze della terra.
Per Lui, primo tra gli Apostoli Tu desti la vita, e col Tuo sangue confermasti
la dottrina del Vangelo che avevi predicato.

Quante volte, o Apostolo glorioso,
apparisti sui campi di battaglia ai cristiani,
lottando con essi contro i nemici di Cristo e della Sua Croce!
Quante volte li hai sbaragliati e vinti,
dando miracolosamente la vittoria a coloro che si
ritenevano già sconfitti!

O forza dei cristiani!
O rifugio di coloro che t’invocano e sperano in Te:
salvaci dai nostri pericoli!

Il Signore ci dia, per Sua intercessione,
il Suo santo amore e timore, giustizia, pace e vittoria
su tutti i nostri nemici visibili ed invisibili,
e soprattutto ci conceda di poterlo eternamente vedere
e possedere insieme agli Angeli del Paradiso.
Amen.

21250SAN GIACOMO Detto il Maggiore (per distinguerlo dall’omonimo apostolo detto il Minore), Giacomo, figlio di Zebedeo e Maria Sàlome e fratello dall’apostolo Giovanni Evangelista, nacque a Betsàida.

Fu presente ai principali miracoli del Signore (Mc 5,37), alla Trasfigurazione di Gesù sul Tabor (Mt 17,1.) e al Getsemani alla vigilia della Passione.

Pronto e impetuoso di carattere, come il fratello, con lui viene soprannominato da Gesù «Boànerghes», cioè“figlio del tuono” (Mc 3,17; Lc 9,52-56).

Primo tra gli apostoli, fu martirizzato con la decapitazione in Gerusalemme verso l’anno 43/44 per ordine di Erode Agrippa.

Il sepolcro contenente le sue spoglie, traslate da Gerusalemme dopo il martirio, sarebbe stato scoperto al tempo di Carlomagno, nel 814. La tomba divenne meta di grandi pellegrinaggi medioevali, tanto che il luogo prese il nome di Santiago (da Sancti Jacobi, in spagnolo Sant-Yago) e nel 1075 fu iniziata la costruzione della grandiosa basilica a lui dedicata. Nella Penisola Iberica è uno dei Santi più importanti, al punto che gli è stato dato l’epiteto di Matamoros, uccisore dei mori.
Fu la figura che polarizzò le forze degli spagnoli per la liberazione della loro patria dagli arabi “mori” invasori. La base di questo tema è la battaglia di Clavijo combattuta da Ramirez I delle Asturie contro i saraceni verso l’anno 844, liberando Calahorra, ponendo fine al tributo di 100 vergini da consegnare agli Emiri arabi. Le sorti per i cristiani stavano volgendo al peggio quando nella notte San Giacomo apparve al re incoraggiandolo a combattere e promettendogli la vittoria. L’indomani il Santo apparve sul campo di battaglia con le armi di cavaliere sopra un cavallo bianco e, postosi a capo delle schiere cristiane, le portò alla vittoria e da allora il grido di guerra dei combattenti spagnoli per la Reconquista della loro libertà fu Santiago!
Ed ecco che la spada sparisce ai piedi del Santo quale simbolo del suo martirio, sostituita nell’iconografia classica dal bastone simbolo del pellegrinaggio, per riapparire in quella spagnola nella mano destra in segno di incitamento alla battaglia. Nella basilica c’è la famosa statua di “Santiago Matamoros”, un’opera lignea del secolo XVIII che raffigura San Giacomo apostolo su un cavallo bianco, spada in mano e sovrastante un gruppo di terrorizzati arabi e berberi.immagine
Allo stesso modo Ferdinando I re di Castiglia e di Leon combatté i saraceni con l’aiuto del celeste cavaliere conquistando Coimbra nel 1065 entrandovi trionfalmente proprio il 25 luglio.

Il sepolcro dell’Apostolo restava da secoli sconosciuto e abbandonato quando Giacomo, apparendo a Carlo gli dà precise indicazioni per ritrovarlo in Galizia, lo conforta a liberarlo dagli invasori e rendendo sicure le strade che vi conducono, in modo che tutte le genti confluiscano da ogni parte del mondo e vi trovino perdono e salvezza. L’imperatore pone mano alla spedizione, la porta a compimento e fonda la Cattedrale di Santiago.

San Giacomo il Maggiore, 1° martire dei dodici apostoli

Catechesi di Benedetto XVI, papa emerito

sangiacomomaggiore
SAN GIACOMO IL PELLEGRINO 

Cari fratelli e sorelle,

proseguendo nella serie di ritratti degli Apostoli scelti direttamente da Gesù durante la sua vita terrena, (…) oggi incontriamo la figura di Giacomo.

Gli elenchi biblici dei Dodici menzionano due persone con questo nome: Giacomo figlio di Zebedeo e Giacomo figlio di Alfeo (cfr Mc 3,17.18; Mt 10,2-3), che vengono comunemente distinti con gli appellativi di Giacomo il Maggiore e Giacomo il Minore. Queste designazioni non vogliono certo misurare la loro santità, ma soltanto prendere atto del diverso rilievo che essi ricevono negli scritti del Nuovo Testamento e, in particolare, nel quadro della vita terrena di Gesù. Oggi dedichiamo la nostra attenzione al primo di questi due personaggi omonimi.

Il nome Giacomo è la traduzione di Iákobos, forma grecizzata del nome del celebre patriarca Giacobbe. L’apostolo così chiamato è fratello di Giovanni, e negli elenchi suddetti occupa il secondo posto subito dopo Pietro, come in Marco (3,17), o il terzo posto dopo Pietro e Andrea nei Vangeli di Matteo (10,2) e di Luca (6,14), mentre negli Atti viene dopo Pietro e Giovanni (1,13). Questo Giacomo appartiene, insieme con Pietro e Giovanni, al gruppo dei tre discepoli privilegiati che sono stati ammessi da Gesù a momenti importanti della sua vita.

(…) Egli ha potuto partecipare, insieme con Pietro e Giovanni, al momento dell’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani e all’evento della Trasfigurazione di Gesù. Si tratta quindi di situazioni molto diverse l’una dall’altra: in un caso, Giacomo con gli altri due Apostoli sperimenta la gloria del Signore, lo vede nel colloquio con Mosé ed Elia, vede trasparire lo splendore divino in Gesù; nell’altro si trova di fronte alla sofferenza e all’umiliazione, vede con i propri occhi come il Figlio di Dio si umilia facendosi obbediente fino alla morte. Certamente la seconda esperienza costituì per lui l’occasione di una maturazione nella fede, per correggere l’interpretazione unilaterale, trionfalista della prima: egli dovette intravedere che il Messia, atteso dal popolo giudaico come un trionfatore, in realtà non era soltanto circonfuso di onore e di gloria, ma anche di patimenti e di debolezza. La gloria di Cristo si realizza proprio nella Croce, nella partecipazione alle nostre sofferenze.

Questa maturazione della fede fu portata a compimento dallo Spirito Santo nella Pentecoste, così che Giacomo, quando venne il momento della suprema testimonianza, non si tirò indietro. All’inizio degli anni 40 del I secolo il re Erode Agrippa, nipote di Erode il Grande, come ci informa Luca, “cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa, e fece uccidere di spada Giacomo fratello di Giovanni” (At 12,1-2). La stringatezza della notizia, priva di ogni dettaglio narrativo, rivela, da una parte, quanto fosse normale per i cristiani testimoniare il Signore con la propria vita e, dall’altra, quanto Giacomo avesse una posizione di spicco nella Chiesa di Gerusalemme, anche a motivo del ruolo svolto durante l’esistenza terrena di Gesù. Una tradizione successiva, risalente almeno a Isidoro di Siviglia, racconta di un suo soggiorno in Spagna per evangelizzare quella importante regione dell’impero romano. Secondo un’altra tradizione, sarebbe invece stato il suo corpo ad essere trasportato in Spagna, nella città di Santiago di Compostella. Come tutti sappiamo, quel luogo divenne oggetto di grande venerazione ed è tuttora mèta di numerosi pellegrinaggi, non solo dall’Europa ma da tutto il mondo. (Nel 1989 , S.Giovanni Paolo II, insieme a migliaia di giovani da tutto il mondo, ha fatto il «Cammino di Compostella»). È così che si spiega la rappresentazione iconografica di san Giacomo con in mano il bastone del pellegrino e il rotolo del Vangelo, caratteristiche dell’apostolo itinerante e dedito all’annuncio della “buona notizia”, caratteristiche del pellegrinaggio della vita cristiana.

Da san Giacomo, dunque, possiamo imparare molte cose: la prontezza ad accogliere la chiamata del Signore anche quando ci chiede di lasciare la “barca” delle nostre sicurezze umane, l’entusiasmo nel seguirlo sulle strade che Egli ci indica al di là di ogni nostra illusoria presunzione, la disponibilità a testimoniarlo con coraggio, se necessario, fino al sacrificio supremo della vita. Così Giacomo il Maggiore si pone davanti a noi come esempio eloquente di generosa adesione a Cristo. Egli, che inizialmente aveva chiesto, tramite sua madre, di sedere con il fratello accanto al Maestro nel suo Regno, fu proprio il primo a bere il calice della passione, a condividere con gli Apostoli il martirio.

E alla fine, riassumendo tutto, possiamo dire che il cammino non solo esteriore ma soprattutto interiore, dal monte della Trasfigurazione al monte dell’agonia, simbolizza tutto il pellegrinaggio della vita cristiana, fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, come dice il Concilio Vaticano II. Seguendo Gesù come san Giacomo, sappiamo, anche nelle difficoltà, che andiamo sulla strada giusta.

Significato del nome Giacomo : “che segue Dio” (ebraico).

[Fonte: vatican.va ]

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