LA TRADIZIONE BENEDETTINA, GLI ANGELI E LE RADICI CRISTIANE D’EUROPA

Preghiera di filiale affidamento a San Benedetto da Norcia, Patrono d’Europa e Patrono degli esorcisti (festa 11 luglio e 21 marzo) 

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21200

O Santo Padre Benedetto, aiuto di coloro che a te ricorrono: accoglimi sotto la tua protezione; difendimi da tutto ciò che insidia la mia vita; ottienimi la grazia del pentimento del cuore e della vera conversione per riparare le colpe commesse, lodare e glorificare Dio tutti i giorni della mia vita. Uomo secondo il cuore di Dio ricordati di me presso l’Altissimo perché, perdonati i miei peccati, mi renda stabile nel bene; non permetta che mi separi da Lui, mi accolga nel coro degli eletti, insieme a te e alla schiera dei Santi che ti hanno seguito nell’eterna beatitudine. Dio onnipotente ed eterno, per i meriti e l’esempio di San Benedetto, della sorella, la vergine Scolastica e di tutti i santi monaci rinnova in me il tuo Santo Spirito; donami forza nel combattimento contro le seduzioni del maligno, pazienza nelle tribolazioni della vita, prudenza nei pericoli. Aumenta in me l’amore della castità, il desiderio della povertà, l’ardore nell’obbedienza, l’umile fedeltà nell’osservanza della vita cristiana. Confortato da te e sostenuto dalla carità dei fratelli, possa servirti gioiosamente e giungere vittorioso alla patria celeste insieme a tutti i santi. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

PREGHIERA DELLA MEDAGLIA DI SAN BENEDETTOar2331
(Attorno all’immagine di S.Benedetto, sono coniate queste parole: “EIUS IN OBITU NOSTRO PRESENTIA MUNIAMUR”, “Possiamo essere protetti dalla sua presenza nell’ora della nostra morte”). Sul rovescio della medaglia, figura la Croce di San Benedetto e le iniziali del testo di questa preghiera/esorcismo, che può essere praticato anche da un semplice laico, purché sia fatto SOLAMENTE come Preghiera Privata e non solenne. 


(segno di croce) Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Croce del Santo Padre Benedetto.
Croce santa, sii mia luce e non sia mai il demonio mio capo.
Va’ indietro, satana; non mi persuaderai mai di cose vane; sono mali le bevande che mi versi, bevi tu stesso il tuo veleno.

(segno di croce) Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

PREGHIERA PER OTTENERE GRAZIE DA SAN BENEDETTO

O buon Gesù, vero Figlio di Dio e di Maria Vergine, che con la tua Passione e Morte ci hai liberati dalla schiavitù del demonio, e mediante i prodigi della Croce hai glorificato il tuo servo Benedetto accordandogli un potere illimitato sulle potestà infernali, concedici, te ne supplichiamo, mediante l’intercessione di questo Santo, la vittoria nella lotta assidua che sosteniamo non solo contro il demonio, nostro principale nemico, ma anche contro le perverse dottrine e gli esempi di vita scandalosa, specialmente con il parlare osceno e con il vestire immodesto, con i quali gli uomini di cattiva volontà cercano di danneggiarci nell’anima e nel corpo.
San Benedetto, nostro speciale protettore, prega per noi ed impetraci da Gesù le grazie speciali necessarie alla nostra anima e al corpo.

Pater, Ave, Gloria

LA TRADIZIONE BENEDETTINA, GLI ANGELI E LE RADICI CRISTIANE D’EUROPAsan-benedetto-patrono-esorcisti

Riscoprire le radici cristiane significa anche far riferimento alla figura di questo grande Santo, ancora attuale

La storia di Benedetto da Norcia è rievocata in varie occasioni soprattutto nei momenti di crisi, quando si vuole fare memoria della magnifica opera compiuta da questo grande uomo. Benedetto ha avuto il merito di avviare, attraverso una adesione coerente alla vita cristiana, la rinascita del continente europeo che versava in condizioni di malessere, povertà ed incertezza dopo la caduta dell’impero romano.

Nel monastero di Monte Cassino Benedetto applicò lo stile di vita cenobbico, caratterizzato dalla lettura della Parola di Dio, dalla recita quotidiana della liturgia delle lodi e da momenti della giornata dedicati interamente al lavoro inteso come servizio amorevole verso il prossimo. L’amore a Dio manifestato nell’orazione e nella meditazione dei testi sacri trovava la sua applicazione più alta nel compimento generoso delle opere di misericordia. Questa alternarsi di preghiera e lavoro segnò l’inizio di una rinascita umana, culturale, economica e religioso per l’intera Europa.

Questa breve descrizione storica della situazione dell’Europa dopo la caduta dell’impero romano, ricorda per tanti aspetti la situazione attuale dell’antico continente e di molti Paesi del mondo, i quali sembrano essere stati contagiati dagli effetti di una globalizzazione che ha abbandonato ed impoverito la dignità dell’essere umano.

L’Europa ha smarrito quel senso di interesse per i bisogni dei cittadini, prestando molta attenzione ai dati tecnici dell’economia, piuttosto che assistere ai bisogni concreti delle persone: offrire un lavoro continuativo, una sanità accessibile a tutti e pensioni dignitose.

Il cambiamento radicale proposto da Benedetto è stato quello di aprire le porte dei monasteri per trasformali in luoghi di diffusione della cultura, in spazi di formazione per la vita lavorativa, in ambienti di solidarietà verso i più poveri, e soprattutto ha avuto il grande merito di invitare le persone ad uscire dalla loro solitudine e rassegnazione per fargli scoprire la bellezza, la ricchezza e la gioia del vivere insieme.

San Benedetto nacque nel 480 a Norcia in provincia di Perugia da una nobile famiglia romana. Appena adolescente fuggi dal rumore della folla e si rifugiò nel silenzio di Subiaco dove il monaco Romano lo rivestì dell’abito religioso accompagnando i suoi primi passi verso la via dell’ascesi che non avrebbe mai più abbandonato. Il sogno di Benedetto era quello di una vita religiosa completa, attiva e contemplativa, che raccogliesse chi voleva dedicarsi a Dio in piccole comunità regolate come centri sociali e civili. Come un abile uomo politico, egli aveva capito che una comunità religiosa per essere veramente tale doveva contare su una propria regola scritta costituita da un insieme di regole che ne scandissero i tempi. Cominciò per Benedetto la faticosa ricerca di una casa che potesse offrire protezione, riparo e lavoro al gruppo di monaci che sempre più numeroso lo seguiva. A Montecassino, dove morirà nel 545, egli realizzò la casa tanto desiderata dove insieme ad un gruppo di seguaci cominciò a dedicarsi alla preghiera, alla coltivazione della terra, all’esercizio delle arti. Benedetto che è considerato il fondatore del monachesimo occidentale espose la sua Regola in 73 capitoli scritti in latino volgare in cui il lavoro del monaco acquista nuova nobiltà, tanto da essere equiparato alla preghiera, di qui il famosissimo motto dei benedettini: “Ora et Labora”.

s__michele_10
S. MICHELE ARCANGELO, MONASTERO BENEDETTINO DI MONTESCAGLIOSO, 1099

Benedetto invitava i suoi figli a pensare che è in presenza degli Angeli che essi celebrano il Santo Ufficio (Reg. c. 19), ed a mai dimenticare che, testimoni della nostra vita, “essi riportano a Dio tutte le nostre azioni” (Reg. c. 7). E’ nello stesso senso che tutta la tradizione spirituale benedettina si svilupperà, infatti che Alcuino scrive “che il monaco che canta Dio, imita la vita degli Angeli” .

Il biografo di Benedetto da Clusa (+ 1091) ci dice del suo eroe : “Quando i suoi fratelli erano riuniti per l’Ufficio, si sarebbe detto che si trovava nel Coro degli Angeli, in presenza della divina Maestà”.

Nell’Abbazia di Saint-Riquier, l’abate Gervin e molti monaci sentono gli Angeli mischiare, al canto delle loro salmodie, delle cantilene di una soavità celeste, allorché il santuario era imbalsamato dai più soavi profumi .

San Giovanni Gualberto aveva una devozione particolare agli Spiriti celesti. Compose preghiere in loro onore. San Cutiberto di Melrose visse in una deliziosa familiarità con gli Angeli; Sant’Ugo, abate di Cluny, vede spesso il suo Angelo custode. L’abate di Gervin (+ 1075) di Sant-Riquier, recita, tutti i giorni, l’Ufficio degli Angeli “oltre a quelli della Santissima Trinità, dello Spirito Santo, della Resurrezione del Signore, della Vergine, di San Pietro, e di tutti gli Apostoli o di tutti i Santi”. Opinioni simili a quelle che abbiamo colte negli scritti di San Bernardo, le incontriamo presso i suoi contemporanei. Gugliemo di Saint-Thierry, in un passo della sua lettera ai Certosini di Mont-Dieu, paragona la cella del monaco al Cielo. “Che vi fate ? Ci si occupa di Dio, si gioisce di Dio. Così quando gli Angeli vi vedevano al solito, occupati in questi pii esercizi, essi trovano (nella cella) le loro delizie, come se fossero in Cielo”. Un altro contemporaneo di San Bernardo, Pietro di Celle (+ 1180), ci parla degli Angeli come delle nostre guide, i nostri consolatori, nostri difensori e ci invita ad onorarli come fratelli ed amici. Goffredo d’Admont (+ 1165) non è meno espressivo quando chiama gli Angeli nostri vicini, nostri parenti, nostri fratelli, nostre sorelle, che vigilano su di noi, si rallegrano dei nostri progressi, ci assistono nei nostri ultimi momenti e ci conducono al Cielo, dove ci assegnano il rango che dobbiamo occupare tra le Gerarchie.

Verso la stessa epoca, il vescovo Erberto di Losinga (+ 1119) pronunciava un sermone per la festa di San Michele e di tutti gli Angeli “che ci amano, che sono nostri difensori, nostri illuminatori, nostri custodi, nostri consiglieri, nostri collaboratori nelle buone opere.”

Il legame tra comunità benedettina e culto micaelico è molto forte e l’Arcangelo compare in molte rappresentazioni interne ed esterne alle abbazie. La devozione dell’Ordine benedettino dona un posto di rilievo  a San Michele. E’ in suo onore che più di un monastero è fondato ; spesso ha il suo altare in una torre della chiesa dei monasteri. San Benedetto d’Amiano erige, in suo onore, un altare ad Amiano ed a Gellone.

A Clusa, l’altare di San Michele è senza simili nel mondo; a Saint-Riquier, Sant’Angilberto ne dedica uno agli Angeli Michele, Gabriele e Raffaele. Quando, a proposito della Festa di San Michele, San Bernardo parla così magnificamente degli Angeli, egli non faceva, dunque, che continuare la tradizione inaugurata da San Benedetto, e che, sembra, si era affermata e manifestata sempre più nell’Ordine benedettino a partire dalla fine del regno di Carlo Magno.

di Don Marcello Stanzione

galleriaaccademia-d1
S.Vergine Maria assunta in Cielo con S.Benedetto e San Michele Arcangelo a sinistra, dipinto del Perugino
Annunci