Nepal: otto parlamentari comunisti arrestati per traffico di esseri umani

In Nepal, ogni anno, spariscono nel nulla migliaia di donne e bambini. Molti sono destinati al commercio illegale degli organi, altre/i vengono sfruttate e fatte prostituire. Questo è l’ultimo caso di una escalation di orrori, in cui appare evidente che la tratta parte proprio dalle èlite politiche e da sètte esoteriche e guru. I parlamentari comunisti avrebbero dato alle vittime le identità dei propri assistenti per farle viaggiare in Spagna. L’indagine è partita grazie all’ambasciata spagnola a Delhi, che ha riscontrato incongruenze nei documenti. Il Nepal sempre più centro internazionale di traffico umano e di droga.

Kathmandu (AsiaNews) 7.07.2016– Otto parlamentari nepalesi sono finiti agli arresti con l’accusa di traffico di esseri umani. I politici, tutti membri del partito maoista locale, avrebbero creato falsi documenti per otto persone, fatte passare come i propri assistenti e trasferite in modo illegale in Spagna.

Secondo il ministro degli Esteri, i parlamentari avrebbero compilato false richieste per passaporti diplomatici per i propri portaborse. L’ambasciata spagnola a Delhi (India) ha però condotto dei controlli in cui sono risultate delle irregolarità. Jagat Man Shrestha, dell’intelligence nepalese, ha affermato che “i documenti non combaciavano, e ora le indagini andranno avanti”.

Rupa Maharjan, una delle parlamentari arrestate, ha ammesso la propria colpa: “Il mio assistente è una persona diversa ma i suoi documenti sono stati registrati con una seconda identità per mandare un’altra persona in Spagna”. Altri politici hanno invece negato ogni responsabilità, dicendo di non sapere perché i nomi delle vittime del traffico fossero collegate a loro.

Una delle persone condotte in Spagna ha dichiarato che “i parlamentari comunisti ora hanno iniziato a trafficare cittadini innocenti. Questa è una notizia triste per i poveri nepalesi”. Pankaj Gurung ammette di essere stato vittima di un raggiro: “Non so come sia successo, ma io ho versato una quota per essere mandato all’estero a cercare lavoro”.

È il secondo scandalo che colpisce il Nepal in pochi giorni e ne mette in luce il business illegale della tratta di esseri umani. Il 26 giugno 2016 Punya Prasad Dangal, insegnante e indovino indù 75enne, è stato fermato con l’accusa di aver raggirato un gran numero di giovani che andavano da lui per chiedere consigli sul futuro. Il santone li convinceva a partire per l’estero (soprattutto verso Giappone, Stati Uniti e Canada) intascando una parcella e inserendoli nei gruppi delle vittime del terremoto.

Sitamaya Tamang, una ragazza, afferma che il santone Punya Prasad Dangal “aveva buoni contatti con Paesi arabi dove mandava persone anche per venderle ai miliziani islamisti. Molti ragazzi innocenti sono usati come scudi umani e molte ragazze come schiave del sesso”.

L’anno scorso, proprio a seguito della tragedia che ha colpito il Paese ad aprile, in Nepal sono scomparsi migliaia di bambini, che si sospetta siano caduti nelle mani dei trafficanti di esseri umani.

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