I jihadisti di Dhaka,”figli di papà” educati in college internazionali. Il terrorismo islamico è l’altra faccia di un occidente senza Dio

Gli autori della strage di Dhaka erano 22enni acculturati rampolli di “buona famiglia”e manipolati in internet dai reclutatori di ISIS, con gli stessi sistemi di lavaggio del cervello usati dalle sètte. Dopo anni di agi, divertimenti, selfies, amori – come dimostrano i loro profili su Facebook e Twitter – sono fuggiti dalle famiglie e scomparsi. Fagocitati da Isis, come moltissimi altri giovani come loro. La conoscenza della lingua inglese e la familiarità con le culture non islamiche attraverso i viaggi all’estero non li hanno immunizzati dal contagio con l’ideologia settaria di Isis che prevede sacrifici umani nella forma dell’omicidio rituale con sgozzamento e immolazione di sè stessi fino al suicidio…Questo orrore si sta diffondendo, perchè la società occidentale secolarizzata e senza Dio ha trasmesso solo nichilismo e disvalori.

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ITALIANI VITTIME DELLA STRAGE DI DHAKA

In Bangladesh e in Italia c’è ancora sgomento e incredulità per la strage compiuta a Dhaka il primo luglio 2016 all’Holey Artisan Café, nel quartiere esclusivo di Gulshan, dove sono stati uccisi (e prima ancora torturati) nove italiani (10 se si pensa che la signora Simona Monti era incinta), sette giapponesi, una statunitense, un’indiana e quattro bangladeshi. 

L’incredulità sorge dalla scoperta che i jihadisti erano giovani sui 22 anni di buona famiglia, educati nei college internazionali, che escono fuori dal solito “mito del musulmano oppresso dalla miseria e dalla povertà”, indottrinato dalle madrassah integraliste.

A quanto pare – secondo le indicazioni della polizia di Dhaka – solo uno degli assalitori, Khairul Islam, risponde a questo identikit. Gli altri – Rohan Imtiaz, figlio di un politico dell’Awami League, il partito (laico) al potere; Nibras Islam e Andaleeb Ahmed, con studi in un’università australiana a Kuala Lumpur; Meer Saameh Mubasheer e Raiyan Minhaj, studenti nelle migliori scuole della capitale – fanno parte del gruppo di “giovani fuori controllo”, come sono stati definiti dai poliziotti prima del blitz. I cinque terroristi (sette in tutto, compreso un terrorista attualmente ricoverato in ospedale e un altro non ancora identificato) che hanno assaltato il bar al grido di “Allah è grande” nel quartiere di Gulshan, nel cuore di Dhaka, la capitale del Bangladesh, sono stati identificati dalle foto diffuse dall’agenzia dello Stato islamico e poi riconosciuti dal gruppo di intelligence Site (che monitora le attività terroristiche in rete).

L’estremismo islamico si sta diffondendo anche nelle comunità e nei paesi dove per tradizione l’islam dovrebbe essere più tollerante, come in Bangladesh. Per l’ennesima volta, c’è lo zampino dei petrodollari del Golfo. Kushi Kabir, la più nota attivista dei diritti umani del paese, spiega questo radicamento: «Le cose sono cambiate con la diffusione in Bangladesh del wahhabismo, una forma intollerante dell’islam che viene dall’Arabia Saudita», dichiara al Corriere. «C’è un revival religioso che si vede nelle scuole, nella costruzione di enormi moschee con fondi provenienti dall’estero, nell’aumento del numero di madrasse non consentire, registrate o controllate ma assai ben finanziate»
La premier del Bangladesh Sheikh Hasina, denunciando il massacro – compiuto in uno dei maggiori giorni di festa del Ramadan, l’ultimo venerdì del mese di digiuno – ha subito detto: “Questo non è islam”. E lo ha fatto perché all’opposizione ha un partito che si ispira proprio all’islam integralista: criticare quel tipo di islam rischia di produrre più adesioni ai suoi nemici politici….Infatti il padre di uno dei terroristi identificati è stato il capo cittadino dell’Awami League, attuale partito di governo, ed è vicesegretario generale della Bangladesh Olympic Association… 

Eppure questi giovani “fuori controllo”, prima di uccidere, hanno chiesto di recitare versetti del Corano, proprio nello stile di Daesh (lo Stato islamico). Dire “questo non è islam” non basta. 

E’ tempo che nel mondo islamico  si condannino e denuncino quegli imam che spingono all’odio  verso le altre religioni, in particolar modo verso il Cristianesimo, verso l’occidente, verso gli “eretici” (musulmani sciiti o ahmadi) e che per “purificare la terra d’islam” sono disposti a distruggere tutti, anche se stessi.

GIOVANI RECLUTATI DA ISIS CON SISTEMI DI MANIPOLAZIONE MENTALE.

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I reclutatori dell’Isis preferiscono avvicinare i nuovi militanti on-line. La scarsa attenzione dei genitori, il nichilismo ed il consumismo dell’occidente, porta i giovani a trascorrere tante ore in casa davanti alla tv o al computer, dove ascoltano i sermoni di predicatori radicali. Secondo gli esperti cristiani e musulmani,  una società sempre più votata al successo economico (che porta madri e padri a trascorrere tanto tempo fuori casa), sono alla base dell’inaspettata deriva estremista di molti giovani – anche ricchi, senza preoccupazioni e disagi – che seguono le sirene di alcuni famosi predicatori del jihad in internet.

Fazlul Bari, noto giornalista musulmano, spiega che i “militanti dello Stato islamico prediligono il reclutamento su internet, perchè online trovano giovani ben istruiti che comprendono le loro motivazioni”. Il riferimento è a tre famosi predicatori islamici divenuti vere e proprie star nel Paese: Anjem Choudary, Shami Witness e Zakir Nayek. Gli investigatori hanno scoperto che almeno due dei cinque attentatori di Dhaka erano loro seguaci e condividevano su Facebook e altri social media i sermoni dei tre cosiddetti “reclutatori dell’Isis”.   “I genitori mandano i figli a scuola nelle moschee. Qui molti imam insegnano ad odiare le persone di fede diversa e i musulmani non fondamentalisti. Essi promettono molte mogli in Paradiso, se i ragazzi abbracciano il terrorismo”.

Su Facebook è stato trovato un “esame di coscienza” di un musulmano che accusa di “ipocrisia” la posizione di tanti correligionari che appoggiano la sharia e nello stesso tempo dicono che “Daesh non ci rappresenta”. “O noi raggiungiamo e facciamo alleanza con Daesh, e cessiamo la commedia, oppure spolveriamo l’islam di tutte le vecchiezze, cioè la sharia e la giurisprudenza inventata dagli ulema (i dottori coranici)”. E un altro commento afferma: “Gli imam, la cui gran parte non ha alcuna cultura generale, non hanno mai avuto la cura di insegnare la tolleranza ai fedeli”. E citando poi “i teorici dell’islamismo”, che usano libri e canali televisivi, li accusa di “insegnare l’odio, il disprezzo e il rifiuto dell’altro”. Speriamo davvero che questa lucidità si diffonda fra i musulmani e che anche i nostri governi siano guardinghi nel loro liberalismo che lascia predicare chiunque e permette che Paesi fondamentalisti finanzino questo tipo di imam, condannato sopra.

L’ISLAM FONDAMENTALISTA E’ L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA DI UN OCCIDENTE senza Dio, che irride la religione.

Il cercare di venire a capo del binomio islam-violenza riporta alla mente la magistrale pope-benedictlezione di papa Benedetto XVI a Regensburg, quando suggeriva al mondo musulmano che la violenza non è degna di Dio, che è ragione. In questi giorni molti commentatori ufficiali e non ufficiali hanno citato quel discorso anche se forse capito solo a metà. Molti infatti citano il papa emerito Ratzinger solo per quella pagina in cui si fa riferimento all’islam (con la dotta citazione di Manuele II il Paleologo), ma si dimenticano delle altre (almeno 12) dedicate all’occidente e al suo disprezzo per la religione come “irrazionale”.

In effetti, se c’è bisogno di un esame di coscienza nel mondo islamico, vi è anche necessità di un simile esame di coscienza nel mondo occidentale.

Che giovani bangladeshi ben educati e esposti alla modernità globalizzata decidano di sacrificarsi per l’islam mette infatti in crisi il nostro modello che vede nelle capacità, nel successo, nel benessere il suo ideale, senza alcun riferimento a Dio. I giovani “fuori controllo” di Dhaka sono molto simili a quei giovani che hanno colpito a Parigi, Bruxelles, Londra, …. E sono simili a quei ragazzi occidentali che dopo un’adolescenza nella bambagia, decidono di andare a combattere in Siria o in Iraq a fianco di Daesh.

Una francese musulmana, studiosa di questo fenomeno, Dunia Bouzard, raccontando il sottofondo familiare dei giovani fuggitivi, mostra con chiarezza, forse anche senza volerlo, come queste famiglie fossero secolarizzate, senza alcun riferimento religioso esplicito e convincente. Così, quando la domanda di senso nella loro vita diventa urgente, essi cadono preda del primo predicatore on-line, non avendo alcun criterio per distinguere il vero e il falso dal discorso religioso, non avendo mai avuto l’occasione di incontrare testimoni di fede.

Non stiamo parlando delle povere vittime di Dhaka. Anzi, alcuni di loro anche musulmani erano noti per la loro fede e per la loro carità. Parliamo di un occidente nella società e negli Stati che disprezza la religione, che la reputa “irrazionale” e per questo non degna dell’uomo, da emarginare, privatizzare e magari soffocare perché non faccia danni alla società che funzionerebbe tanto meglio senza di essa.

Secondo alcuni studiosi, l’Islam fondamentalista e violento è l’altra faccia della medaglia di un occidente senza Dio, che irride la religione.

Se vogliamo rileggere in modo completo il discorso di Regensburg, è importante che i musulmani si separino dalla violenza, ma anche che l’occidente ritorni a un’idea di ragione che abbracci anche la dimensione religiosa. Senza di ciò – come ha avvertito Benedetto XVI – anche l’occidente (proprio come l’islam fondamentalista) provocherà la violenza, che ci sembrerà sempre più irrazionale. E invece non lo è.

Fonti: articoli di  Asianews

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