Lo Spirito Santo ,Dono di Gesù per la Sua Chiesa

ATTO DI CONSACRAZIONE ALLO SPIRITO SANTO

O Spirito Santo,
Amore che procede dal Padre e dal Figlio,
Fonte Inesauribile di Grazia e di Vita
a Te desidero consacrare la mia persona,
il mio passato, il mio presente, il mio futuro,
i miei desideri, le mie scelte, le mie decisioni, i miei pensieri, i miei affetti,
tutto quanto mi appartiene e tutto ciò che sono.
Tutti coloro che incontro,
che penso,
che conosco,
che amo
e tutto ciò con cui la mia vita verrà a contatto:
tutto sia beneficato dalla Potenza della Tua Luce, del Tuo Calore, della Tua Pace.
Tu sei Signore e dai la vita
e senza la Tua Forza nulla è senza colpa.
O Spirito dell’ Eterno Amore
vieni nel mio cuore, rinnovalo e rendilo sempre più come il Cuore di Maria,
affinché io possa diventare, ora e per sempre,
Tempio e Tabernacolo della Tua Divina Presenza
Amen!

https://youtu.be/33XotuYs-io  Veni Creator Spiritus, in italiano Vieni Spirito Creatore è un inno liturgico dedicato allo Spirito Santo ed attribuito a Rabano Mauro, arcivescovo di Magonza, del IX secolo.

Pentecoste ,50 giorni dopo la Pasqua: cosa accadde?

PentecosteGià nel nome è indicato il tempo: dal greco antico ‘penta’, cioè cinquantesimo giorno. La festa di Pentecoste ,che ha il grado liturgico nella Chiesa cattolica di solennità, cade cinquanta giorni dopo la Pasqua. Nel mondo ebraico è una festa di ringraziamento, in quello cristiano una festa che ricorda l’effusione dello Spirito Santo (terza Persona della Santissima Trinità) su Maria Santissima e sugli Apostoli e la nascita della Chiesa.(Atti 2, 1-13).

La Pentecoste nel Catechismo

Nella Pentecoste, lo Spirito Santo, promesso da Cristo, scendeva visibilmente sugli Apostoli e sulla Chiesa nascente, dalla quale non doveva dipartirsi, mai più.” [Catechismo san Pio X]

In questo giorno è pienamente rivelata la Santissima Trinità. Da questo giorno, il Regno annunziato da Cristo è aperto a coloro che credono in Lui: nell’umiltà della carne e nella fede, essi partecipano già alla comunione della Santissima Trinità. Con la sua venuta, che non ha fine, lo Spirito Santo introduce il mondo negli «ultimi tempi», il tempo della Chiesa, il Regno già ereditato, ma non ancora compiuto.” [Catechismo della Chiesa Cattolica, §732]

CHI E’ LO SPIRITO SANTO ?

Lo Spirito Santo è l’Amore di Dio. È la terza Persona della SS. Trinità.
Come il Figlio è il Pensiero e la Parola di Dio, così lo Spirito Santo è l’Amore di Dio.
Come il Pensiero di Dio è grande quanto è grande Dio, così anche il suo Amore.

Sant’Agostino dice che lo Spirito Santo è “l’amore che è di Dio ed è Dio, è lo stesso Spirito Santo da cui è gettata nei nostri cuori la carità di Dio, e che ci fa albergatori e templi della Trinità. Ed è per questo che lo Spirito Santo è chiamato Dono di Dio, senza il quale non potremmo arrivare a Dio” (Sant’Agostino, De Trinitate, l. 15, c. 32).

Questo amore che lega le Persone divine in perfetta unità, Gesù ha voluto comunicarlo anche a noi perché diventassimo partecipi della natura divina e dei beni del Paradiso.
San Bernardo dice che “il Salvatore lo comunicò ai suoi discepoli, in forma di un soffio che era come un bacio suo procedente dal Padre e dal Figlio” (S. Bernardo, In Cant., serm. 8, n. 2).Il bacio di cui parla San Bernardo è una manifestazione permanente di amore espresso nelle opere.

Proprio perché è il dono primordiale, che include tutti gli altri, la Chiesa primitiva soleva designarlo solo col nome di Dono: “Nella sua bontà Iddio ci ha fatto un Dono, e questo Dono, superiore a tutti i doni perchè li comprende tutti, è lo Spirito Santo” (Sant’Ireneo, Haer., 4, 33).

pigeoninbasilica-600px_-600pxGesù Cristo ha parlato espressamente dello Spirito Santo e ripetutamente lo ha promesso:

“Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Paràclito(Consolatore) perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi” (Gv 14,16-17);
“Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me” (Gv 15,26);
“Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,12-14).

Gesù, sia morendo sulla croce sia dopo la Sua risurrezione, ha donato alla Chiesa il Suo Spirito.
Un uomo quando muore, per quanto grande sia stato il suo spirito e per quanto profonda rimanga la sua influenza, è condannato ad entrare nel passato. La sua azione gli può sopravvivere, ma non gli appartiene più. Egli non può più nulla su di essa e la lascia nelle mani degli uomini.
Gesù, invece, quando muore e «rende il Suo Spirito» a Dio, lo trasmette nello stesso tempo alla Chiesa (Gv 19,30).

Dopo la Sua risurrezione, Gesù è esaltato alla destra del Padre e raduna l’umanità salvata: “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a Me» (Gv12, 32) ed effonde su di essa lo Spirito, secondo quanto aveva promesso: “Questo Egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in Lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato”  (Gv 7,39).

Lo Spirito Santo è lo Spirito di Gesù: fa ripetere gli atti di Gesù, fa annunziare la parola di Gesù, fa ridire la preghiera di Gesù, fa perpetuare nella frazione del Pane Eucaristico il ringraziamento di Gesù; conserva tra i fratelli l’unione che raggruppava i discepoli attorno a Gesù.

Lo Spirito Santo è la forza che spinge la Chiesa nascente fino alle estremità della terra.
Scende direttamente sui pagani: “Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo  (At 10,44-45).
Così si attua la profezia di Gioele: “Effonderò il mio Spirito su ogni carne” (cf. At 2,17).

È lo Spirito Santo che manda in missione, come avviene per Pietro: “Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; àlzati, scendi e va’ con loro senza esitare, perché sono Io che li ho mandati»” (At 10,19-20).
Non solo, ma è ancora lo Spirito che accompagna e guida l’azione degli apostoli: “Attraversarono quindi la Frìgia e la regione della Galazia, poiché lo Spirito Santo aveva impedito loro di proclamare la Parola nella provincia di Asia. Giunti verso la Mìsia, cercavano di passare in Bitìnia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro; così, lasciata da parte la Mìsia, scesero a Triade” (At 16.6-8).,

Che lo Spirito Santo sia una Persona è attestato dalle parole di Gesù, che ne parla come di una Persona e nei suoi riguardi usa il pronome personale: “Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel Mio Nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.” (Gv 14,2); “Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di Me” (Gv 15,26); “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la Verità” (Gv 16,13).

3994849_24424I 7 DONI DELLO SPIRITO SANTO

1)Dei doni dello Spirito Santo parla il profeta Isaia 11,2 quando dice: “Su di Lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore”.
Sono promessi direttamente per il Messia,PER GESU’: le parole di Isaia sono profetiche e riguardano l’avvento di Cristo .Va osservato che Isaia 11,1-3 menziona sei doni dello Spirito Santo, duplicando però il dono del timor di Dio. Manca la pietà.
Nella traduzione della Volgata e dei Settanta sono menzionati tutti e sette. Dopo il dono della scienza compaiono la pietà e il timore. La traduzione è corretta perché i due termini sono sinonimi, indicando ambedue l’obbedienza riverenziale alla volontà divina.

Poiché tutto quello che Cristo è per natura noi siamo chiamati a diventarlo per grazia, la Chiesa insegna che questi doni vengono conferiti anche ai singoli credenti.
Nella Scrittura si legge infatti che “dalla Sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia” (Gv 1,16), e che siamo “predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito di una moltitudine di fratelli” (Rm 8,29).

2. Come dice il nome stesso, sono dei benefici gratuiti che Dio comunica gratuitamente a chi è in grazia al fine di renderlo pieghevole e docile alle sue ispirazioni.
La S. Scrittura parla di spiriti (Is 11,2-3). E questo termine è senz’altro più appropriato perché mette in evidenza l’aspetto dinamico dei doni, anzi la mozione derivante dall’esterno. Il corrispettivo ebraico indica VENTO IMPETUOSO O LEGGERO , e cioè un impulso. San Pietro dice che i profeti hanno parlato perché ispirati dallo Spirito Santo (2 Pt 1,21). San Tommaso d’ Aquino dirà che sono abiti operativi e che sarebbe meglio chiamarli spiriti. Ma ,per motivi linguistici,è rimasto l’uso di chiamarli doni dello Spirito Santo.

3. Ma oltre a renderci pronti e docili a captare le divine ispirazioni, i doni hanno un secondo scopo ed è precisamente quello di conferire un modo divino di agire. San Tommaso dice che “lo specifico proprio dei doni è questo, che per loro mezzo uno può agire in modo sovraumano”. Su questo motivo si fonda la loro superiorità sulle virtù.
Per spiegare la differenza tra il modo umano e quello ultraumano di agire, S. Tommaso mette a confronto la virtù della fede e il dono dell’intelletto, che è il suo corrispondente, e mostra la divergenza del loro procedimento.
“La fede, dunque, è sguardo sulle realtà divine come attraverso uno specchio o per enigma. Compito dell’intelletto invece è apprendere le cose spirituali quasi nella loro pura verità, ed è cosa che va oltre il modo umano” (Ib.).
Di qui la perspicacia che possiedono alcune persone, magari anche illetterate e senza cultura umana, e perfino bambini, nello scorgere la profondità di una verità o la presenza di un errore. Incapaci forse di confutare, sanno ciò che si deve credere e ciò che si deve rifiutare.

4. Sono necessari perché per mezzo di essi il giusto viene reso in grado di raggiungere con certezza il suo obiettivo. “Lo Spirito Santo con la sua mozione ci rende immuni da ogni stoltezza, ottusità, durezza e da tanti altri difetti” (Somma teologica, I-II, 68, 2, ad 3).
“Nessuno, infatti, può conseguire l’eredità della terra dei beati senza la mozione e la guida dello Spirito Santo. Del resto S. Paolo afferma che ‘quanti sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio… e se figli anche eredi’ (Rm 8,14.17) e il Salmista dice: ‘Il tuo spirito buono mi guiderà verso la terra dei giusti’ (Sal 142,10). Perciò per conseguire quel fine è necessario che l’uomo abbia i doni dello Spirito Santo” (Ib.).

5. Sulla loro natura ed eccellenza papa Leone XIII, nella Divinum illud munus (9.5.1897) ha scritto una pagina molto bella: “Il giusto che vive già la vita di grazia e opera con l’aiuto delle virtù, come l’anima con le sue potenze, ha bisogno di questi sette doni, che si dicono propri dello Spirito Santo. Per mezzo di questi, l’uomo si rende più pieghevole e forte a seguire con maggiore facilità e prontezza il divino istinto; essi sono di tanta efficacia da spingerlo alle più alte cime della santità; sono di tanta eccellenza da rimanere intatti, benché più perfetti nel modo, anche in cielo. Con questi doni lo Spirito Santo ci eccita e ci solleva all’acquisto delle beatitudini evangeliche che sono quasi fiori sbocciati in primavera, preannunzianti la beatitudine sempiterna. Infine sono soavissimi quei frutti elencati dall’Apostolo (Gal 5,22) che lo Spirito Santo produce e dona ai giusti anche in questa vita mortale, frutti pieni di dolcezza e di gusto, quali s’addicono allo Spirito Santo “che nella Trinità è la soavità del Padre e del Figlio e riempie d’infinita dolcezza tutte le creature” (EE 3, 1318.1325).

6. I doni sono infusi con la grazia e crescono con la grazia.
Il loro dinamismo si manifesta soprattutto man mano che le virtù crescono.
J. Arintero, mutuando l’immagine da S. Teresa d’Avila, scrive sulla metamorfosi prodotta in un’anima per l’utilizzo dei doni dello Spirito Santo: “Questa mistica metamorfosi è una trasformazione tanto prodigiosa che tutto rinnova, avanzando fino nell’intimo” e dice che è simile a quella del bruco strisciante, che prima avanzava tanto lentamente e penosamente e che si nutriva di cose terrene, ma poi si converte in agile farfalla splendida e aerea, la quale subito si trova animata da altri istinti del tutto celestiali” (J. Arintero, Evoluciòn mìstica, pp. 143-144).

7. Sono accompagnati da dolcezza e proprio questa esperienza di dolcezza costituisce uno dei segni attraverso i quali si può congetturare il proprio stato di grazia. È vero che il concilio di Trento ha affermato che “nessuno sa con certezza di fede, incompatibile con ogni errore, se sia in stato di grazia” (DS 1534). Tuttavia, come ricorda S. Paolo, “lo Spirito attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rm 8,16). Non lo si percepisce dall’esterno, ma “mediante l’EFFETTO DELL’AMORE FILIALE CHE PRODUCE IN NOI ” (S. Tommaso, Commento alla lettera ai Romani, VIII, 8).
Il Catechismo Romano scrive: “Questi doni dello Spirito Santo sono per noi come una sorgente divina da cui attingiamo la cognizione viva dei precetti della vita cristiana, e per mezzo di essi possiamo conoscere se lo Spirito Santo abita in noi” (I, IX, 3).

41cs1afld4l-_ac_ul320_sr240320_8. Ecco i singoli contenuti dei doni dello Spirito Santo.

La Sapienza è un dono permanente, inseparabile dalla carità, per la quale giudichiamo e gustiamo rettamente di Dio e delle cose divine come le giudica e le gusta Dio stesso.
In altre parole è la mozione che ci dà la possibilità di conoscere Dio sperimentalmente e non solo intellettualmente, permettendoci di possederlo così come Egli è e di godere di lui. Questo dono realizza l’unione mistica dell’anima con Dio e fa sentire il gusto della sua dolcezza ineffabile. Porta al grado eroico la carità.

L’Intelletto ci fa penetrare in modo profondo e intuitivo le verità divine, mentre la fede le fa conoscere secondo i ragionamenti. Il dono dell’Intelletto rende partecipi del modo stesso di conoscere di Dio. Fa conoscere nel tempo, sebbene fugacemente e in un istante, secondo il modo proprio di conoscere dell’eternità. Perfeziona la fede.

Il Consiglio è un istinto soprannaturale per cui l’anima in grazia, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, giudica rettamente, nei casi particolari, quello che conviene fare in ordine a Dio. Sotto la guida del Consiglio l’anima comanda come mossa da Dio stesso, e per motivi a volte da lei stessa ignorati. Porta al grado eroico la virtù cardinale della prudenza.

La Fortezza è un abito soprannaturale che irrobustisce l’anima affinché pratichi, per istinto dello Spirito Santo, ogni specie di virtù eroiche con l’invincibile fiducia di superare i maggiori pericoli o le maggiori difficoltà che possono sorgere. Sotto l’azione di questo dono l’anima non discorre né ragiona, ma opera istintivamente per un impulso interno che procede dallo Spirito Santo.
Questo dono viene effuso in modo particolare nel Sacramento della Confermazione (Cresima). Suo compito principale è di sostenere in tutte le difficoltà provenienti dalle passioni, dai vizi, dal maligno e dai nemici di Dio. Gesù Cristo, quando promise agli apostoli lo Spirito Santo, disse che da lui avrebbero ricevuto forza e gli sarebbero stati testimoni fino agli estremi confini della terra (At 1,8). Ed essi, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, “con grande forza rendevano testimonianza della risurrezione del Signore” (At 4,33). Porta alla massima espansione la virtù cardinale omonima.

La Scienza è un abito soprannaturale infuso con la grazia mediante il quale l’intelligenza dell’uomo, sotto l’azione illuminatrice dello Spirito Santo, giudica rettamente delle cose create in ordine a Dio, creando così una mentalità di fede. Porta a perfezione la virtù della fede.

La Pietà è un abito soprannaturale infuso con la grazia santificante per suscitare nella volontà, sotto la mozione dello Spirito Santo, un affetto filiale verso Dio considerato come Padre e un sentimento di fraternità universale verso tutti gli uomini in quanto nostri fratelli in Cristo e figli dello stesso Padre. Porta a perfezione la virtù cardinale della giustizia.

Il Timore di Dio è quell’abito soprannaturale per cui il giusto, sotto l’influsso dello Spirito Santo, acquista una speciale docilità per sottomettersi totalmente alla volontà divina a motivo della riverenza dovuta alla Maestà di Dio. Come amore riverenziale rimane anche in Paradiso. Porta alla massima espansione la speranza teologale e la virtù cardinale della temperanza.

Invochiamo incessantemente questi doni dallo Spirito Santo perché li effonda con sempre maggiore abbondanza nelle nostre anime.

dal sito Amici Domenicani ,Padre Angelo

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