La falsa profezia di Malachia & altre sui ‘due papi’

Immancabile in tante persone la smania di correre dietro alle “profezie”, tanto più gettonate quanto più possono far pensare a una prossima fine del mondo. Come se il 21 dicembre 2012 non avesse insegnato niente!
Gruppi estremisti tradizionalisti, o ai margini della Chiesa (come la setta di MDM e la setta di Gallinaro) e altri seguaci di false o non approvate  rivelazioni private cattoliche, fanno un gran polverone con la presunta “profezia dei due papi“.
La più gettonata è la falsa “profezia dell’ultimo papa o profezia sui Sovrani Pontefici” falsamente attribuita a San Malachia, perchè non appartiene affatto al vero SAN MALACHIA, vissuto dal 1094 al 1148 , ma è un testo inventato e scritto di sana pianta nel 1595!
La spieghiamo meglio in seguito.
Prima ci soffermiamo su una tra le più diffuse, che viene spesso abbinata a quella di Malachia:  è quella tratta dagli scritti della Beata Anna Caterina Emmerick.
Molti tradizionalisti ed anche la stessa falsa veggente Maria Divina Misericordia MDM, sostengono che la “profezia” riguarda la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II  e in particolare il rapporto tra Papa Francesco e Benedetto XVI papa emerito. Il testo dimostra chiaramente che questo è del tutto falso.
Le parole trascritte della Emmerick non sono una profezia, ma una visione. Bisogna andare molto cauti con il fare parallelismi pericolosi nell’ambito di un discernimento che spetta soltanto al Magistero della Chiesa!  
Tra l’altro, sappiamo che LA EMMERICK DETTO’ I SUOI SCRITTI AD UN’ALTRA PERSONA. Dal 1819 fino al giorno del suo trapasso, nel 1824, le visioni della Emmerick furono dettate da lei stessa al poeta romanticista Clemens Brentano, che sedette al capezzale della Emmerick  per trascrivere quanto lei diceva: ciò quindi ci mette ulteriormente in guardia dall’ interpretare come ci pare le rivelazioni private!
La visione della Emmerick riguarda la situazione della Chiesa nel 19 ° secolo, e sono identificati i due papi: Bonifacio IV regnò nel 608-615; Pio VII regnò nel 1800-1823. I passaggi rilevanti sono citati qui di seguito:

“Poi ho avuto una visione meravigliosa.

“Roma mi è apparsa improvvisamente nei primi tempi … ho visto un Papa (Bonifacio IV), e un imperatore il cui nome non conoscevo. Non riuscivo a trovare la mia strada nella città, anche le cerimonie sacre; eppure le ho riconosciute come cattoliche …

Papa Bonifacio IV

“Quando avevo assistito a questa visione, anche nei più piccoli dettagli, ho visto ancora una volta l’attuale Papa (Pio VII) e la chiesa buia del tempo a Roma. Sembrava essere una grande, vecchia casa come un municipio con colonne di fronte … [questa descrizione  si adatta ad un tempio massonico di quel tempo].

Poi ho visto la connessione tra i due papi e i due templi … Il quadro era favorevole ai primi tempi, perché in loro l’idolatria era in calo, mentre AI NOSTRI GIORNI è proprio il contrario.

Papa Pio VII
( La vita e le rivelazioni di Anna Caterina Emmerick completi”, pagina 277 e segg.)

Card José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi: non autentici gli scritti attribuiti alla Emmerick

«La beata ( Anna Katharina Emmerick, 1774-1824 ) ci ha lasciato di sicuro solo tre lettere.
Gli altri scritti, che le vengono erroneamente attribuiti, hanno diversa origine:
Le “visioni’” della Passione di Cristo furono annotate, rielaborate con grande libertà e senza alcun controllo, dallo scrittore tedesco Clemens Brentano ( 1778-1842 ) e vennero pubblicate nel 1833 con il titolo:
L’acerba passione di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Pertanto, le opere in discussione non possono considerarsi né scritte né dettate dalla Emmerick e neppure autentiche trascrizioni delle sue affermazioni e delle sue narrazioni,
ma un’opera letteraria del Brentano e con tali ampliamenti e manipolazioni
che è impossibile stabilire quale sia il nucleo vero e proprio da potersi attribuire alla beata.

Ne consegue che gli scritti in questione non sono lo specchio verace del pensiero e delle esperienze mistiche della monaca agostiniana.
Le singole affermazioni, sia quelle che esprimono una sana religiosità, sia quelle che presentano stranezze e sentimenti antisemiti, sono scaturite dalla creatività e dalla fantasia artistica del Brentano».

Lo ha ribadito il cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in un articolo pubblicato dall’Osservatore Romano del 7 ottobre 2004.

fonte: 30Giorni – mensile internazionale cattolico (http://www.30giorni.it/in_breve_id_n…g_32125_l1.htm )

CHI ERA DAVVERO SAN MALACHIA?
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SAN MALACHIA

Malachia O’Morgair era un monaco irlandese cistercense, arcivescovo di Armagh, vissuto tra il 1094 e il 1148, oggi noto per la Profetia Summis Pontifices che, però, venne alla luce soltanto 450 anni dopo la sua morte, inserita in un’opera in lingua latina del monaco benedettino Arnoldo Wion, Lignum Vitae (1595), il quale la introduce soltanto con queste parole: “San Malachia morì il 2 novembre 1148. Noi possediamo tre lettere di San Bernardo a lui indirizzate, le epistole CCCXIII, CCCXVI e CCCXVII. ‘Si crede’ (quindi non è sicuro) che egli abbia scritto pure qualche opuscolo. Ma di lui non conosco che una certa profezia sui Sovrani Pontefici. Siccome questo scritto è breve e a quanto pare non è stato ancora stampato, lo riproduco qui per rispondere al desiderio di parecchi”.

La profezia in realtà è un elenco di 111 papi, a partire da Celestino II (1143-1144) ognuno dei quali definito da un breve motto in latino che dovrebbe metterne in evidenza il nome, il simbolo, il luogo di provenienza o comunque un elemento che lo contraddistingue. Dopo l’elenco dei 111 papi, nel manoscritto si trova un’intera frase che recita così: “Nella persecuzione estrema, il trono della Santa Romana Chiesa verrà occupato da Pietro il Romano, che pascerà il suo gregge fra molte sofferenze, finite le quali la città dei sette colli verrà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il proprio popolo. Fine (o Amen)”.

La profezia era già tornata di grande attualità dopo la morte di Giovanni Paolo II, che era il 110mo nell’elenco e ovviamente lo è ancora di più da quando Benedetto XVI ha rinunciato al ministero di vescovo di Roma.

L’autenticità della profezia è stata però ripetutamente smentita da una seria ricerca storica. San Malachia non è anonimo monaco, al contrario è stato una figura molto importante della Chiesa irlandese e del monachesimo cistercense. Non per niente San Bernardo ne ha scritto la biografia citando tutti gli aspetti possibili, personali e di governo della Chiesa, senza mai menzionare presunte profezie o rivelazioni personali riguardo al succedersi dei Papi. Il che sarebbe davvero strano se ci fosse stato un manoscritto del genere. Il quale è pubblicato invece per la prima volta, come detto, nel 1595.

In secondo luogo, il riferimento ai Papi precedenti il 1590 è abbastanza preciso, con motti che richiamano lo stemma o il casato, mentre per i Papi successivi il riferimento è molto più vago e diventa possibile solo andando alla ricerca di elementi eterogenei cosa che, tra l’altro, renderebbe possibile la compatibilità con qualsiasi personaggio. Ad esempio, il primo papa della lista, Celestino II, è definito Ex castro Tiberi, con allusione al luogo di origine del Papa, che nacque a Città di Castello, sul fiume Tevere. Eugenio III (1145-1153) è definito Ex magnitudo montis, e anche qui il riferimento è al luogo di nascita: Montemagno, in provincia di Pisa.

Se invece guardiamo ai papi della nostra epoca, le interpretazioni date ai rispettivi motti sono a dir poco forzate. Giovanni XXIII sarebbe Pastor et Nauta (pastore e marinaio) con riferimento al suo mandato di Patriarca di Venezia (antica repubblica marinara) o al ruolo di “traghettatore della Chiesa nel mare della modernità” attraverso il Concilio Vaticano II. Paolo VI è indicato dal motto Flos Forum, fiore dei fiori, definizione che alcuni attribuiscono al giglio: nello stemma di Paolo VI compaiono tre gigli. Giovanni Paolo I èDe Medietate lunae, che molti hanno riferito al fatto che il suo pontificato – 33 giorni – è durato “il tempo di una luna” con riferimento al mese lunare; in realtà il mese lunare è di 28 giorni e mezzo mese lunare, come indica il motto, è quindi di 14 giorni. Giovanni Paolo II sarebbe De labore solis, che alcuni vedono come riferimento alla provenienza da un Paese dell’Est (dove sorge il sole). Benedetto XVI sarebbe poi De gloria olivae, motto che fa faticare non poco gli esegeti di Malachia: l’interpretazione che va per la maggiore fa riferimento al nome Benedetto sostenendo che i benedettini sono chiamati anche olivetani, il che però non è vero in quanto gli Olivetani sono soltanto un ramo riformato del monachesimo benedettino; più recentemente ci si è riferiti al fatto che Benedetto XVI ha canonizzato il fondatore degli Olivetani, san Bernardo Tolomei, ma si vede che per poter rendere credibile la profezia bisogna fare un notevole sforzo di fantasia.

Del resto come non notare che un motto del genere è così vago da potersi adattare a chiunque? A un papa italiano (terra degli ulivi) come a un papa mediorientale o nordafricano (di carnagione olivastra) o anche a un papa impegnato per la pace (l’ulivo è simbolo di pace). Qualcuno prima del conclave che ha poi portato all’elezione del cardinal Ratzinger, aveva visto nella profezia di Malachia un rafforzamento della candidatura al papato del cardinal Martini, ma era sicuramente qualcuno esperto di cocktail, visto che aveva associato l’oliva al Martini.

Un altro elemento sottolineato dai critici è il fatto che nell’interpretazione classica, nell’elenco dei Papi sono considerati anche dieci anti-papa, il che è quantomeno curioso. Per la Chiesa gli anti-papa non possono essere certo inclusi nella successione di Pietro (tanto è vero che l’esistenza di un anti-papa Giovanni XXIII all’inizio del XV secolo non ha impedito che papa Roncalli assumesse quel nome nel 1958) né nella profezia si fa menzione di eventuali anti-papa, come ci si aspetterebbe. Se dovessimo perciò togliere gli anti-papa dall’elenco troveremmo che Benedetto XVI non sarebbe più il 111esimo Papa della lista ma soltanto il 101mo, con tanti auguri agli esegeti per trovare un nuovo aggancio tra persona e motto.

Un ultimo problema riguarda il 112esimo della lista, Petrus Romanus. Secondo alcuni storici si tratterebbe di un’aggiunta al testo inserita nel XIX secolo, ma a parte questo, la profezia non parla di un 112esimo papa. La cosa ha dato adito a due interpretazioni. La prima è che ci possano essere altri papi dopo il numero 111 e prima di Petrus Romanus, che poi nella tradizione è diventato Pietro II: in questo caso la fine della Chiesa e del mondo sarebbe rimandata a data da destinarsi. La seconda è che dopo Benedetto XVI non ci sia un altro Papa, ma un “reggente” che guidi la Chiesa senza che ci siano tempo e condizioni per la convocazione o la conclusione di un conclave.

In questo caso la fine sarebbe davvero prossima: al venir meno di un papa (per morte o, come in questo caso, per rinuncia) la reggenza della Chiesa spetta infatti, fino all’elezione del papa successivo, al cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa. Quindi, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, ci sarebbe dovuto essere come reggente il Camerlengo, che in quel momento era il cardinale Tarcisio Bertone, che era anche segretario di Stato vaticano. Ebbene, il nome completo del cardinale Bertone è Tarcisio Pietro Evasio, nato a Romano Canavese: ed ecco fatto Petrus Romanus, a patto di non farsi domande sul perché Malachia avrebbe indicato il secondo nome e non il primo, e usato come aggettivo (Romanus) il nome della città che in questo caso è sostantivo.

Ma, del resto, quando si è fermamente intenzionati a credere al catastrofismo apocalittico, si prende per buono tutto ed il contrario di tutto….

Fonti: Libro «2012 – Catastrofismo e fine dei tempi», Piemme

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