Milly Gualteroni,ex agnostica :risorta dall’inferno della depressione grazie all’Amore misericordioso di Cristo

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«STRAPPATA DALL’ABISSO.Dagli psicofarmaci alla fede », la storia di Milly Gualteroni.
Una prestigiosa giornalista agnostica, nella «Milano da bere», soffre di una tremenda depressione ,che si presenta a ogni anniversario dei suicidi del fratello e del padre. Un’esistenza libertina alla ricerca di un significato. Tre drammatici tentativi di togliersi la vita, grida mute di una donna che chiede disperatamente aiuto. Infine l’affacciarsi della domanda: «E se fosse una chiamata di Dio?», che la conduce alla fede attraverso personalissime esperienze. È la storia appassionatamente raccontata dalla giornalista Milly Gualteroni nel libro, «Strappata dall’abisso. Dagli psicofarmaci alla fede» (Edizioni Ares, pp. 210, 13 euro), che rilegge la depressione con gli occhi della conversione. Nell’abisso della malattia riscopre la fede in Cristo nella Chiesa cattolica ,l’Amore di Gesù la guarisce completamente e la salva .
Per richiedere il libro  http://ares.mi.it/products-strappata-allabisso-636.html
MILLY GUALTERONI SI RACCONTA IN UNA BELLISSIMA INTERVISTA A TV 2000

Milly è una ragazza di antica e solida famiglia lombarda: dopo una formazione culturale brillante e internazionale e dopo alcuni anni di insegnamento, diventa giornalista nelle riviste patinate alla moda della «Milano da bere». Sono anni vissuti tra un turbinio di attività e relazioni senza vincoli etici. Ma dietro al volto sicuro della donna in carriera si nasconde un dramma. Una depressione devastante che due volte all’anno la prostra completamente. Non sono date causali. Sono le ricorrenze di due gravi lutti in famiglia, due suicidi. Quello del fratello maggiore e poi quello dell’amatissimo padre, noto medico, che si toglie la vita quando è malato terminale di tumore. Una malattia, quella del padre, che Milly scopre all’improvviso, quando sbarcando dall’aereo di ritorno da un soggiorno di studio negli Usa lo rivede smagrito, sofferente e invecchiato.

La depressione non le dà scampo. Non ci sono medici, esperti, specialisti e farmaci che tengano. Il baratro in cui viene trascinata è sempre più oscuro. I medicinali diventano una schiavitù e non è un caso che Milly cercherà di togliersi la vita iniettandosi nelle vene una mega dose. A leggere le pagine dove vengono descritti questi tentati suicidi, particolarmente drammatico quello in cui si getta in un canale, se ne ricava l’impressione che ognuno di questi gesti disperati fosse in realtà un grido soffocato, una inespressa richiesta di aiuto.Il suicidio è un atto di disperazione,una malattia spirituale , ma anche un atto di supremo egoismo, giacché se ne frega se chi resta ne sarà segnato per sempre. La giornalista compie il gesto con determinazione ma c’è sempre qualcosa, un ultimo appiglio, un barlume di consapevolezza, che la trattiene dall’abbandonarsi totalmente al buio,le appaiono segni inspiegabili ….

Il ‘metodo’ di Dio,la paziente infinita Misericordia di Cristo che cerca le anime per salvarle, è quello di sussurrare, di arrivare come una brezza leggera, che sempre rispetta la sacralità del libero arbitrio.

Ogni volta che Milly tenta il suicidio, ecco un’esperienza straordinaria: un tau che le compare sulla fronte (poi legge che san Francesco di Assisi ne aveva uno uguale), una foto sul cellulare in cui spunta la sagoma della Madonna (identica a quella vista durante un reportage su una veggente), una teoria di figure demoniache che compaiono dal nulla…

L’autrice legge immediatamente la presenza del soprannaturale, che per tutta la vita aveva scartato . E Milly comincia a porsi le Domande, quelle che ognuno dovrebbe porsi ma i più non si pongono (ed è qui il grande mistero): «Perché tali e tante e continue frustrazioni al nostro bisogno di amore? Perché vogliamo amare e, invece, odiamo e siamo odiati? Perché ci sentiamo immortali e, invece, un giorno saremo sepolti nella terra e divorati dai vermi?». Milly, seguendo le famose briciole di fede, si converte ,si avvicina ad un sacerdote e inizia un percorso non facile (risalire dall’abisso non lo è mai), ma adesso la speranza ha preso il posto della disperazione tetra; ora ad aiutarla c’è una Luce inattesa che porta con sé la liberazione del corpo e dell’anima,la scoperta dell’Amore personale di Cristo per lei,quell’Amore vivo che guarisce e salva.

Il libro-confessione, nelle cui pagine l’autrice non rinuncia a raccontare il suo dramma e la sua intima Via Crucis, è un messaggio positivo per tutti. Per chi cerca e per chi soffre dello stesso male oscuro. Come per chi vuole confrontarsi con i drammi più profondi della vita che hanno a che fare con gli abissi dell’anima.

«Per un’intera vita – ha detto l’autrice presentando il libro – ho tentato di annullare la mia sofferenza nella pacificazione dei sensi, di fuggire al dolore rifugiandomi nella distrazione e nello stordimento del piacere sensuale. Finalmente, ho compreso che Dio ci vuole vivi nelle asprezze, nelle fatiche, nella nostra nudità. Ho sperimentato che più accetti la prova del dolore, più fai esperienza del Suo aiuto, del Suo soccorso, del Suo potente amore! È questa, nella mia esperienza, la Sua Misericordia, quel braccio teso che mi fatto uscire dal fiume dove stavo per annegare, quel balsamo profumato che ha lenito il dolore delle spine dei rovi PECORAAFFERRATAche, in quell’afoso quattro agosto 1990, mi sfregiarono il viso e il corpo. Non lo compresi subito… A lungo, il mio orgoglio intellettuale si è eretto a ostacolo tra me e il Signore. Ma quando, finalmente, mi sono arresa, quando ho ceduto, sono stata inondata dalla Sua gioia misericordiosa. Sostegno che non sottrae alle fatiche della vita, ma davvero rende il giogo leggero».

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli… Venite a Me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e Io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da Me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

GESU’ Vangelo di Matteo 11, 25-30
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